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Eroica Fenice

Nerd zone

Plugin WordPress, la top dei cinque più scaricati

Plugin WordPress, quali sono i migliori?  Il plugin in campo informatico è un programma non autonomo che interagisce con un altro programma per ampliarne o estenderne le funzionalità originarie. Ad esempio, un plugin per un software di grafica permette l’utilizzo di nuove funzioni non presenti nel software principale. Dunque, in sintesi, il plugin è una integrazione che permette un miglior funzionamento o estende le potenzialità del programma in questione. Sono sempre più numerose le persone che utilizzano il web, per diversi scopi; navigando in rete, si ha spesso a che fare, pur non accorgendosene, con i sopracitati plugin, che aiutano i vari siti a funzionare nel migliore dei modi. Creare una vera e propria classifica dei plugin WordPress più utilizzati, è piuttosto complicato, essendo  essi molto numerosi, ma è possibile, citare quelli più famosi. La classifica dei cinque plugin WordPress più famosi WordPress è il CMS più affidabile sul mercato dato che garantisce prestazioni elevate e di qualità; nello specifico, esso è una piattaforma software utilizzata per la creazione e la gestione facilitata di un sito web, che permette anche a chi non è programmatore di modificare a proprio piacimento un sito web. Attraverso una semplice installazione, ad esempio, è possibile scaricare un nuovo “tema”, ossia una nuova veste grafica per un blog, o per un determinato sito. WordPress offre inoltre la possibilità agli utenti di scaricare numerosi plugin in grado di sensibilmente, non solo l’interfaccia, ma anche l’esperienza d’uso. Dunque, è possibile stilare una classifica, dei cinque più importanti plugin che WordPress offre, in relazione alla frequenta con la quale essi vengono scaricati. Al primo posto troviamo WordPress SEO by Yoast; è di fondamentale importanza per ottimizzare i contenuti per i motori di ricerca. Posizionarsi su di essi, soprattutto nelle prime posizioni, può decretare o meno il successo di un sito, incrementando le probabilità di conversione di eventuali prodotti in vendita. Al secondo posto, troviamo We3 Total cache, plugin veloce ed intuitivo che consente di velocizzare – attraverso la creazione di una copia cache – l’intero sito web, migliorando la user experience, uno dei parametri più importanti per Google. Al terzo posto annoveriamo Google Analytics counter, un plugin WordPress che offre un widget per la visualizzazione dei contatori degli utenti che visitano una pagina, o un blog, realizzato tramite i dispositivi di statistica offerti da Google Analytics. Un plugin estremamente efficiente, basilare nell’utilizzo e molto conosciuto; esso rappresenta il sistema di statistica più recensito e nonostante quasi obsoleto (attualmente sostituito con una versione più avanzata) continua ad essere uno dei più graditi dal pubblico del web. Al quarto posto, si posiziona Query Monitor, un ottimo strumento per monitorare i processi del sito e scovare eventuali errori – associati a query, ad esempio – e bug che ne penalizzano le prestazioni Plugin WordPress, il troppo stroppia! Prima della quarta posizione è bene far presente una cosa. Per un sito, è importante non installare più di quindici plugin poiché c’è un’altissima probabilità che entrino in conflitto tra di loro, compromettendo la velocità […]

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Libri

“Palermo Connection” di Petra Reski: un libro tra giallo e thriller politico

Palermo Connection è il nuovo romanzo di Petra Reski pubblicato da Fazi Editore. Leggi la nostra recensione! “Palermo Connection” di Petra Reski: la trama Palermo, oggi. La procuratrice antimafia Serena Vitale, italo-tedesca di bell’aspetto, appassionata e battagliera, conosce bene i rischi cui si espone, quando decide di trascinare in tribunale per collusione mafiosa un politico di chiara fama. Il modello di riferimento di Serena, un famoso giudice antimafia, è stato ucciso. E lei ricorda bene la sua infanzia di figlia di un italiano emigrato in Germania, nel bacino della Ruhr, per sfuggire ai tentacoli della cosca siciliana. È decisa a combattere fino in fondo questa battaglia, costi quel che costi. Dall’interrogatorio di un riottoso testimone risulta chiaro che la rete di interessi criminosi è molto più estesa del previsto e che Serena stessa si trova in grave pericolo. Nel frattempo, un giornalista tedesco volato a Palermo alla ricerca di uno scoop per il suo giornale si lascia coinvolgere in un gioco pericoloso di cui non comprende le regole. E il coraggioso poliziotto che Serena ha sempre considerato suo alleato sembra trasformarsi di colpo in una minaccia… Palermo Connection è un libro ad alto tasso adrenalinico, grazie ad una scrittura che coinvolge il lettore sin dal prologo, mantenendo alta l’attenzione fino all’ultima riga: è un libro che riesce a smuovere le coscienze, in cui predomina un fitto senso di legalità e giustizia, che va oltre tutto e tutti, fino a smascherare i conflitti più nascosti. I personaggi che si muovono in questo scenario densamente concreto, sono assolutamente reali, dalla personalità analiticamente riconoscibile. Sin dal principio della narrazione, si distinguono in realtà due gruppi di personaggi, quelli buoni e affidabili, e quelli del tutto inaffidabili, definibili a tratti oscuri, dai quali bisogna guardarsi le spalle. Tuttavia, nonostante una sommaria distinzione, nessun personaggio predomina, togliendo spazio, sugli altri. Ognuno ha il proprio posto all’interno della narrazione, così come nella quotidianità. L’autrice di questo avvincente romanzo, la giornalista e scrittrice tedesca Petra Reski, fra l’altro, è particolarmente famosa per la denuncia alla criminalità organizzata. La Reski, in realtà ha scritto diversi saggi al riguardo, con forte consapevolezza, senza mai indietreggiare, nonostante il tema e le argomentazioni “scomode”. “Palermo Connection” di Petra Reski si caratterizza e si distingue, dunque, per una forte identità cronologica e storica che arriva e scuote le menti. Un libro estremamente vero,  che descrive i connotati di una criminalità organizzata sempre meglio, ogni giorno più aggressiva e difficile da smascherare, alla quale però la procuratrice antimafia Serena Vitale, estremamente ribelle, non si piega. Il libro racconta, quindi, la trattativa Stato-Mafia come un romanzo, con nomi e cognomi ovviamente inventati, ma che permettono sin da subito, di capire chi si nasconda dietro di essi. Infatti in Palermo Connection tutti possono riconoscersi, dalla persona comune, al politico, dall’umile operaio al professionista in un intreccio, quello siciliano, che dimostra quanto la mafia in realtà sia ovunque.

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Cucina & Salute

Mammografia: quando farla, costi e convenzioni

Prevenire grazie alla mammografia, eventuali malattie al seno è di fondamentale importanza, dunque, ogni donna dovrebbe sottoporvisi, indipendentemente dai fattori di rischio che vedono alcune persone più esposte rispetto ad altre. Se c’è una parte del corpo femminile ricca di simbolismo, è senz’altro il seno. Per questo parlare di cura del corpo e soprattutto di salute, dunque prevenzione, soprattutto in ambito senologico, per una donna, significa toccare tasti profondi, una vera e propria intimità. La mammella, organo fulcro della femminilità e simbolo della sensualità e seduzione è una ghiandola esocrina, la cui funzione è quella di produrre il latte nel periodo post-partum. Che cos’è una mammografia e quando farla La mammografia è un’indagine radiologica che permette di analizzare in maniera approfondita ed accurata le mammelle, ma, soprattutto è un esame in grado di evidenziare eventuali modificazioni del tessuto mammario anche di dimensioni millimetriche, in stadi così iniziali da non essere ancora palpabili. Prevenzione e screening sono il primo passo per stare bene e in salute. Mammografie, ecografie mammarie e pap test sono esami onsigliati a tutte le donne per prevenire patologie oncologiche, che possono rivelarsi mortali. Di solito i medici consigliano di sottoporsi a mammografia nella prima metà del ciclo mestruale perché è il periodo in cui il seno è meno teso, i tessuti più dilatati, ed è quindi più agevole effettuare la necessaria compressione. Nelle donne in menopausa, è possibile eseguire l’indagine in qualunque momento. In cosa consiste la mammografia e chi può sottoporvisi Per effettuare una mammografia è utilizzata un’apparecchiatura radiologica specifica: il mammografo (utilizzato da tecnici di radiologia). Le apparecchiature moderne utilizzano bassi dosaggi di raggi X, consentendo la ripetizione routinaria dell’esame senza rischi. La radiografia viene eseguita su entrambi i seni; la durata dell’esame è di circa 15 minuti. Per ottenere un’immagine che sia nitida e quindi accurata, la mammella viene compressa delicatamente con l’ausilio di un apposito strumento; operazione che non causa dolore, ma solo un leggero disagio. In Italia ogni anno si ammalano 50.000 donne e ne muoiono circa 11.000. L’incidenza è in forte aumento, le stile contano moltissime vittime di tumore al seno, anche se la mortalità è leggermente in calo. Dopo i 40 anni aumenta il rischio di contrarre la neoplasia mammaria ed è quindi notevolmente importante, prevenire il rischio di insorgenza di tumori al seno, eseguendo una mammografia. Ovviamente, è risaputo che esistano dei fattori di rischio che espongono delle donne al rischio tumorale; tra questi sicuramente il fattore ereditario, ma anche uno stile di vita poco sano, poca attività fisica, l’età avanzata. L’attività fisica regolare, l’alimentazione mediterranea povera di grassi e ricca di verdure, le gravidanze in giovane età, l’allattamento dei figli e uno stile di vita sano possono ridurre il rischio di ammalarsi di tumore al seno. Dove è possibile eseguire una mammografia e quanto costa La mammografia si può eseguire presso gli ospedali che dispongono di attrezzature adeguate, il mammografo, o anche presso centri sanitari attrezzati Dunque, prevenire è importante, soprattutto per evitare che la malattia si sviluppi […]

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Viaggi e Miraggi

Viaggiare nel mondo, come visitarlo tutto (o quasi): consigli e curiosità

Ogni uomo va alla ricerca della propria felicità: c’è chi la cerca nella stabilità di una casa, chi nelle soddisfazioni di un lavoro, chi in un credo; e c’è chi viaggia alla scoperta di tutto (o quasi) il mondo. Viaggiare nel mondo è importante, soprattutto quando esso offre una serie innumerevole di posti da visitare e grazie ai quali l’uomo può vivere esperienze e suggestioni uniche. Il ruolo educativo del viaggio La consapevolezza di una funzione educativa e formativa del viaggio è ben consolidata fin dai tempi antichi, e quella della sua ricchezza come esperienza umana, ad esempio, era già citata nel pensiero di Rousseau. Il viaggio educa a nuove esperienze, a nuove culture, educa all’empatia, ma anche all’adattamento, soprattutto in determinate situazioni o circostanze. Chi viaggia, vuole in realtà scoprire il mondo, conoscere tante e diverse destinazioni, vicine, lontane, grandi, piccole, fredde o temperate, che esse siano. Nella situazione moderna il mondo si presenta come un complesso di mete disponibili alle compatibilità del soggetto viaggiatore. In questo senso l’estrema variabilità delle proposte e delle possibilità si associa alla regolarità delle scelte condizionate dalla presenza di agenzie specializzate. Ambedue le serie sono subordinate all’economia generale del viaggio, potente fattore di selezione, catalogazione e ordinamento complessivo della domanda. L’uomo viaggia nel mondo con lo scopo inconscio di volerlo visitare tutto. Ovviamente, per poter visitare tutto (o quasi) il mondo, è necessario, o almeno consigliabile, rispettare delle “norme” basilari per i viaggi più belli, che permettono di organizzare al meglio ogni spostamento. Viaggiare nel mondo: consigli utili e curiosità Il viaggio deve essere “intelligente”, ossia ben strutturato, senza perdite di tempo inutili, programmato con razionalità. Nel programmare un viaggio nel mondo si fa i conti con una serie di dati, che possono essere conoscitivi, motivazionali, razionali, emotivi, incluse le preoccupazioni del viaggio stesso. Secondo aspetto molto rilevante è la “consapevolezza del viaggio”, prendere atto di ciò che si desidera visitare, e dell’intensità del soggiorno in una determinata meta. Ricordare che il mondo è grande, e visitarlo tutto, è complicato, quasi impossibile, ma in compenso, si possono vedere dei luoghi che racchiudono in sé tutto (o quasi) il mondo. Di certo un altro aspetto importante è quello di progettare bene gli spostamenti, data la vastità e le innumerevoli location da visitare. Un consiglio che potrebbe sembrare banale è quello di portare con sè il minimo indispensabile; uno zaino è la soluzione migliore, poiché è importante avere poco peso da portare in spalla. Un piccolo suggerimento che consigliano tutti i viaggiatori è quello di mettere un gancio all’astuccio (con all’interno le cose personali) per poterlo appendere ovunque anziché poggiarlo, perché spesso si finisce in posti veramente poco puliti e non si pensa a questo genere di dettagli che potrebbero causare seri problemi. Il viaggio nel mondo, con lo scopo di visitarlo tutto (o quasi) rappresenta una sorta di parentesi incantata, qualcosa di incontaminato che cambia radicalmente l’esistenza. Il mondo è ricchissimo di luoghi spettacolari, ma saperli apprezzare nel giusto modo, non è semplice. Bisogna […]

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Food

Tenuta Bianca, vince il Premio Italia Cheese Awards 2018

La Tenuta Bianca nasce a metà dell’Ottocento fra i boschi della Cascina Reale Borbonica di Persano, residenza di caccia di Re Carlo III di Borbone. L’azienda situata nel cuore della Piana del Sele è specializzata nell’allevamento della Bufala Mediterranea Italiana. La passione e il costante impegno di tutto lo staff ha fatto sì che essa rientrasse tra le prime 30 aziende italiane del settore. Oggi la rinomata Tenuta Bianca è guidata dal capofamiglia Giovanni, ma è sempre suo figlio Salvatore, agronomo, zootecnico ed esperto di formaggi, a gestire le attività di comando, con la collaborazione della sorella Annalisa, producendo formaggi di eccellenza e consolidando l’antica tradizione di famiglia. Il complesso comprende 350 animali, tutti alimentati in modo naturale, grazie al foraggio prodotto sul territorio dell’azienda stessa, con grano, avena, e mais, e tanto altro, che permettono di ottenere un latte gustoso, ma soprattutto genuino, apprezzato dai consumatori e premiato dalla critica specializzata. Infatti, è proprio grazie ai prodotti d’eccellenza che la Tenuta Bianca si è posizionata sul podio come vincitrice del primo premio Italian Cheese Awards 2018. La Tenuta Bianca, ha vinto con il suo Annutolo, un freschissimo fagottino di mozzarella di latte crudo di bufala, ripieno di ricotta sempre di bufala; una vera e propria leccornia, grazie alla quale, l’azienda campana ha vinto, lo scorso 13 ottobre, il primo premio della categoria Freschissimo. Il Direttore Di Masi ha rilasciato un’intervista ad Eroica Fenice, rispondendo in modo gentile e cortese alle domande poste. Come prima cosa preme chiederLe cosa si prova a vincere un premio così importante? Ad esserle sincero fin quando non ho ricevuto il premio tra le mani, ancora non ci credevo. Sicuramente è una bellissima soddisfazione arrivare ad un traguardo simile, sia personale, sia per la mia famiglia che per la mia azienda. Al tempo stesso per la Campania visto che sono stato l’unico campano a vincere il premio dell’Italian Cheese Awards 2018 e ad esser definito il miglior produttore di formaggi in Italia nella mia categoria. Dal punto di vista professionale è un raggiungimento di un obiettivo, ma allo stesso tempo un punto di partenza. La mia idea è stata sempre quella di produrre i migliori formaggi di Bufala del mondo e dare la massima trasparenza possibile al consumatore; per quello abbiamo scelto la ”Filiera Corta”. In questo modo tutto ciò che arriva in tavola, dalla scelte delle essenze in pieno campo di cui si nutrono i nostri animali fino al prodotto finito viene controllato da noi. I prodotti artigianali rappresentano il fiore all’occhiello del nostro Paese, ma, produrre un formaggio che sia al 100% artigianale, quanto costa in termini di impegno e tempo? Fare formaggio è un’arte, perché ogni giorno in caseificio si lavora un qualcosa di vivo e di diverso… cioè il “Latte”. Farlo in maniera artigianale, ovvero completamente a mano oppure per alcuni formaggi nel rispetto di vecchie tradizioni è molto difficile ma soprattutto richiede molto più tempo rispetto alle lavorazioni industriali. Ciò che permette di migliorarti sempre di più e di raggiungere ottimi […]

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Notizie curiose

Cartelli stradali divertenti, i più strani in giro per il mondo

I segnali stradali rappresentano una indicazione circa le cose da fare o da non fare, per quanto concerne la circolazione stradale, di autovetture, ciclomotori e o pedoni. Ciò non toglie che gli utenti della strada devono comunque rispettare le prescrizioni rese note a mezzo della segnaletica stradale, ancorché in difformità con le altre regole di circolazione. Cartelli stradali divertenti, forme inconsuete, colori strani, ma anche toponimi sfacciati, vie incomprensibili, sensi unici dal “doppio senso”. Quando si procede per le strade di una determinata località, può accadere di imbattersi in cartelli stradali curiosi e divertenti, definibili strani o addirittura assurdi. Classificare tutti i segnali stradali divertenti, sarebbe impossibile, poiché la lista è sempre in aggiornamento e il numero cresce progressivamente. Ma tra questi ci sono sicuramente: “Attraversamento rospi, procedere adagio”. La simpatica didascalia che accompagna la foto di un rospo, è apparsa sotto un cartello stradale (anzi due per la verità) installati lungo via Pietra a Padule a Massaciuccoli, nel Comune di Massarosa. Il segnale, per quanto divertente ed ironico, ha fatto sorridere i tanti automobilisti che lo hanno notato, ma in realtà, oltre al significato simpatico, esso rappresenta il tentativo di portare alla luce un problema che gli animalisti hanno a cuore, volto a preservare un animale quale è il rospo. Non è infatti uno scherzo che su quella strada, spesso, passino rospi e che molto spesso terminano la loro corsa sulla carreggiata schiacciati da una automobile o da un mezzo pesante; dunque, un segnale strano ma anche significativo, che fa sorridere e riflettere al tempo stesso. Un altro esempio di cartelli stradali divertenti, appartenente alla categoria dei cartelli segnalatori, i quali dovrebbero aiutare le persone a comprendere divieti, indicazioni o informazioni importanti, è “Bagnato quando piove”, il quale potrebbe sembrare uno scherzo, ma che in realtà esiste veramente. Il messaggio è sorprendentemente assurdo, oltre ad essere pienamente scontato, che però mette in guardia da qualcosa che potrebbe sfuggire e arrecare danno, qualora non si fosse del tutto attenti. Esistono poi i cartelli strani, davvero esilaranti, e sono quelli realizzati con l’intento di far sorridere le persone e, perché no, di scattare una foto: è il caso del “divieto di parcheggio per gli ufo”; un segnale certamente ironico e strambo al contempo, che si colora di positività, dando un notevole input alla funzione morale del segnale stesso. L’ufo potrebbe essere il cittadino stesso che, ignaro delle norme, incurante del segnale stradale, parcheggia dove e come vuole. E dunque il paradosso di un segnale stradale divertente, che però si configura come un vero e proprio messaggio rivolto al cittadino, il quale porrà la propria attenzione su qualcosa che si presenta come divertente. Cartelli stradali divertenti, errori e non solo La sorpresa iniziale del notare un segnale strano, viene poi accantonata, per lasciare spazio, alla riflessione, con una sorta di contraccolpo che si configura in una vera e propria reazione o ancora in un comportamento etico e giusto, come nel caso dell’utente della strada, ossia il cittadino. Naturalmente la lista dei segnali stradali […]

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Attualità

Web influencer: può essere considerato un lavoro?

Il ruolo dei web influencer, è sempre stato molto discusso, soprattutto in questi ultimi anni, da quando il fenomeno si è ampiamente diffuso e viene definito un vero e proprio lavoro. Quando si parla di influencer, si fa riferimento a quelle persone che hanno il “potere” di influenzare delle altre persone, nel momento di un determinato acquisto, che sia esso un alimento biologico, un accessorio, oppure un cosmetico. È risaputo che il web rappresenti uno strumento di crescita molto potente, attraverso il quale, con la diffusione dei cosiddetti “influencer”, una impresa è in grado di creare diverse relazioni con i propri consumatori di natura differente. Prima di effettuare l’acquisto, i consumatori sono sempre alla ricerca di informazioni relative al prodotto che cercano. Diversi sono i fenomeni che si manifestano sul web come risultante della facilità di comunicazione da parte dei consumatori. I cosiddetti feedback positivi, la pubblicità o la semplice opinione di un personaggio del web, chiamato appunto influencer, daranno la giusta direzione all’acquisto, semplificandolo e rendendo tutto molto rapido. Il web come strumento di crescita e marketing Nell’ambito del web e degli acquisti effettuati tramite esso, si distinguono “marketing influencer”, persone che hanno influenza sui potenziali acquirenti in un dato settore; e “fashion influencer”, ossia colui che lavora nel settore della moda, quindi un personaggio molto seguito sul web e che è in grado di influenzare le persone. Queste due conosciutissime figure, sono onnipresenti nella quotidianità delle persone, così come lo è il web stesso; con un’attività costante e un uso professionale dei social network (e tra questi spicca di sicuro Instagram) è possibile raggiungere cifre elevate, sia in termini di seguaci che di guadagni veri e propri. Si può quindi innestare un circolo virtuoso per cui buoni guadagni e numerosi seguaci sul proprio profilo generano sempre più fama e visibilità e, di conseguenza, guadagni ancora maggiori. Il web influencer può essere considerato un lavoro vero e proprio? O è semplicemente un’occupazione temporanea? In rete impazzano spesso numerose polemiche sul reale ruolo degli influencer: una “lotta” tra chi lo definisce lavoro e chi invece solo un (remunerativo) hobby, non classificandolo come lavoro vero e proprio, ma soltanto un’occupazione che porta profitti. Sicuramente un web influencer deve lavorare molto in termini di strategie, per ottenere visibilità e soprattutto credibilità. Bisogna creare una strada da percorrere, in modo che quante più persone, in questo caso utenti, possano raggiungere un determinato contenuto. Di certo il ruolo degli influencer non è ben visto da parecchi utenti, soprattutto in riferimento alle fotografie e ai video che molti personaggi “famosi”, o presunti tali, postano ogni giorno in rete, nelle quali spesso si nascondono prodotti con i quali si ottiene una monetizzazione. Comunque sia, nella nuova era del web, riuscire ad avere un seguito, un pubblico, qualcuno che guarda con ammirazione, influenzare positivamente una scelta, non è semplice. La società si basa su questa vacuità, su fattori che molto probabilmente rischiano di finire e smaterializzarsi, ma che al contempo piacciono e permettono di scoprire nuove possibilità occupazionali, diverse […]

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Culturalmente

Eruzione Pompei, un’iscrizione ne varia la data

Eruzione Pompei, e se Plinio avesse avuto torto?  Un’iscrizione realizzata con un carboncino, l’ultima scoperta degli archeologi a Pompei, consente di dare una nuova data all’eruzione del Vesuvio, che a partire dalla scoperta, avvenuta due giorni fa, verrebbe fatta risalire ad ottobre e non ad agosto del 79 d.C. Datata sedicesimo secolo prima delle Calende di novembre, 17 ottobre, la scritta è stata ritrovata in una Domus in corso di ristrutturazione, mentre le stanze adiacenti erano già state oggetto di restauri. A scoprire l’iscrizione sarebbe stato un operaio addetto ai lavori; scoperta poi confermata dal direttore del Parco Archeologico Massimo Osanna. Eruzione Pompei, I dubbi degli studiosi sulla data  In realtà negli ultimi mesi, sarebbero stati vari i segnali che esprimevano dubbi sulla data dell’eruzione; tra questi, il rinvenimento di melograni, che come ha spiegato il ministro dei beni culturali Alberto Bonisoli, non sono un frutto propriamente estivo e che puntualmente si ritrovavano in quell’area del Parco archeologico di Pompei. Il ministro Bonisoli, a tal proposito ha dichiarato: “Il melograno è un frutto che non matura in estate, ma leggermente più avanti, ciò sorprendeva, ma continuavamo imperterriti a fare riferimento alla datazione che si legge nella lettera di Plinio, che datava l’eruzione il 24 agosto. Alla luce della iscrizione venuta alla luce due giorni fa, si presume, che qualche amanuense, nel corso del medioevo abbia fatto una trascrizione non fedele, e quindi l’eruzione del Vesuvio è sempre stata datata (erroneamente) ad agosto”. Si tratta di un’iscrizione a carboncino venuta alla luce negli scavi nella Regio V di Pompei. “E’ un pezzo straordinario di Pompei datare finalmente in maniera sicura l’eruzione. Già nell’800 un calco di un ramo che fa bacche in autunno aveva fatto riflettere, oltre al rinvenimento di melograni e dei bracieri”. Dichiara soddisfatto il direttore generale del Parco archeologico, Massimo Osanna. Una scoperta importante, che darà sicuramente una inclinazione differente ai libri di storia, sottolineando la grandezza culturale di un parco archeologico quale Pompei. I codici di Plinio e il giorno effettivo dell’eruzione del Vesuvio I codici di Plinio riportano tutti «nonum kalendas semptember», ossia «nove giorni prima delle calende di settembre», tranne uno che riporta «nonum kalendas november»: nove giorni prima delle calende di novembre. I filologi e gli studiosi, nel corso del tempo, hanno sempre optato per settembre. «Calenda» era il primo giorno del mese. Il conto va fatto al contrario. Dunque nove giorni prima dell’uno settembre cade il 24 agosto. Stesso ragionamento per la frase successiva e cioè «nove giorni prima delle calende di novembre» e quindi il 24 ottobre. La scritta scoperta recita «sedici giorni prima delle calende di novembre» e dunque il «17 di ottobre». Pompei continua a regalare delle splendide sorprese, a dispensare emozioni nuove, reperti storici, frammenti di un’umanità che sembra essere ancora viva nel ricordo di chi ancora oggi ne ripercorre la quotidianità. Studiosi, storici, o semplicemente cittadini, tutti ammaliati dallo splendido Parco Archeologico, che nel tempo, non smette di sorprendere. Eruzione Pompei, fonti

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Attualità

Tartufi, etichetta chiara per una maggiore trasparenza

Breve storia dei tartufi Il tartufo è conosciuto sin da un’età remotissima, citato da Plinio il Vecchio nella Naturalis Historia, il quale sosteneva che il tubero fosse un prodotto definibile miracoloso, in quanto nasce e cresce senza radici. Nel tempo, anche altri filosofi ed eruditi, famiglie reali, sottolinearono la propria simpatia nei confronti di questo tubero particolarmente pregiato; tra questi citiamo Plutarco di Cherone, ma anche i Savoia, che apprezzarono le proprietà organolettiche ed olfattive del tartufo piemontese. Nel corso degli anni poi, il tartufo ha assunto una fama internazionale, grazie all’imprenditore albese Giacomo Morra. Col passare del tempo, il tartufo ha acquisito sempre maggiore importanza, diventando un prodotto pregiato, ricercato e dal carattere inconfondibile, semplice e genuino al tempo stesso. Naturalmente, esso e la relativa coltivazione, rientrano in un vero e proprio tessuto di natura agricola, in quello che è definibile un “agromosaico”, il quale è dato da una mappatura delle zone di coltivazione, che devono avere determinati requisiti. Esistono una serie di mappe o tessere che indicano la tipologia di tartufo coltivato in quella determinata area, ma anche gli arbusti e il tessuto naturale tipico di quella zona, il clima, che contribuiscono a creare una vera e propria classificazione del tartufo, la quale semplifica e dà valore economico alla commercializzazione del pregiato tubero. Classificazione dei tartufi e norme vigenti per l’etichettatura Anche i prodotti ortofrutticoli freschi, sui quali non gravano le norme di commercializzazione Ue, come funghi e tartufi spontanei raccolti in natura, devono essere obbligatoriamente etichettati con il luogo di raccolta. L’Italia dispone di oltre 10 milioni di ettari di bosco, un terzo del territorio, che forniscono tartufi, la cui raccolta coinvolge circa 200.000 raccoglitori ufficiali che riforniscono negozi e ristoranti. L’obbligo di etichettatura di origine anche per questi prodotti, così come precisato dalla DGAgri dell’Ue a un preciso quesito posto dall’Italia, fa chiarezza in un settore in cui, ogni anno, vengono importati oltre 7 milioni di chilogrammi tra funghi e tartufi freschi (di cui 167.000 kg sono tartufi). Per quanto concerne la classificazione dei tartufi, essi si distinguono essenzialmente in: nero e bianco. Il tartufo nero è ampiamente diffuso nell’Appennino Centrale, in Piemonte e in Veneto. Può essere coltivato in terreni idonei appositamente rimboschiti con specie arboree particolari. Il tartufo bianco, invece, si differenzia dal precedente per il profumo particolarmente forte di formaggio e aglio; il sapore, è leggermente piccante; è diffuso soprattutto in Umbria, in Piemonte, in Toscana e nelle Marche. Esistono anche altre varianti, che però risultano essere un sottoinsieme del tartufo bianco e di quello nero, poco conosciute se non dai veri intenditori. Dunque, essendo i tartufi soprattutto i tartufi piemontesi, un prodotto estremamente pregiato, la Coldiretti, ha pressato l’Ue, affinchè si stabilissero delle norme severe per la commercializzazione di questo tubero, al fine di evitare truffe o inganni. Le indicazioni obbligatorie devono esser presenti sui documenti relativi alla tracciabilità del prodotto, cioè quelli che lo accompagnano in tutte le fasi della commercializzazione. Un’attenzione particolare all’ecosistema e alla trasparenza dell’etichetta Di fondamentale importanza, ricordare […]

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Attualità

Pompei, gli scavi riportano alla luce “Il Giardino incantato”

Un’altra splendida quanto interessante scoperta a Pompei, dove nel corso degli scavi condotti all’interno del Parco archeologico, degli operai hanno riportato alla luce il Giardino incantato. Pompei, il Parco archeologico tra i più visitati e apprezzati, continua a regalare sorprese: oggi è riemerso il meraviglioso “Giardino incantato”, una grande edicola per il culto dei Lari, custodita da una coppia di sinuosi e benauguranti serpenti, un pavone solitario che fa capolino nel verde, fiere dorate in lotta con un cinghiale nero. Ma anche cieli luminosi dove prendono il volo dei graziosi quanti piccoli uccelli, un pozzo, una grande vasca colorata, il ritratto di un uomo con la testa di cane. Il ritrovamento dello splendido Giardino Incantato Lo splendido “Giardino incantato” è riemerso intatto e in tutta la sua bellezza, dal fitto strato di lapilli e pomici che lo aveva ricoperto, regalando un nuovo pezzo di storia, ricco di colori, dettagli perfetti e immagini fortemente evocative, in un viaggio e proprio viaggio tra illusione e realtà che permette di rivivere i momenti di quella quotidianità, a distanza di quasi duemila anni. Il maestoso larario è tra i più grandi finora ritrovati a Pompei, e sottolinea che quella stanza fosse un luogo domestico, dedicato al culto dei Lari (i lari sono delle divinità, appartenenti alla religione romana che rappresentano gli spiriti protettori degli antenati defunti che, secondo le tradizioni romane, vegliavano sul buon andamento della famiglia, della proprietà o delle attività in generale). La conferma è data dall’arula in terracotta che è ancora poggiata lì, proprio come duemila anni fa ai piedi di quell’edicola, con i resti distrutti delle offerte bruciate. Gli scavi archeologici di Pompei continuano a regalare emozioni Una scoperta che si aggiunge alle altre dei mesi precedenti e che regala delle forti emozioni, anche a chi continua a scavare: ricordiamo infatti che l’area in cui si trova il Giardino incantato è un vero e proprio cantiere, si continua a scavare alla ricerca di nuovi reperti. Ma ciò che colpisce di più, sono gli operai stessi, i quali sottolineano la forte emozione dinnanzi a quella magnificenza, a quel tesoro nascosto, che piano piano è riemerso, con colori stupefacenti, regalando ancora una volta delle sensazioni uniche e rare. Esprime soddisfazione anche il direttore del Parco, Massimo Osanna “Una stanza meravigliosa ed enigmatica che ora dovrà essere studiata a fondo”, sottolinea appassionato il direttore del Parco Archeologico, Massimo Osanna. Per quanto riguarda il proprietario della stanza, è ancora misterioso, ma non è detto che i lavori di scavo che saranno condotti nei prossimi mesi non portino alla luce qualche dettaglio in più che possa svelare il mistero. Tutt’intorno Pompei oggi è un grande cantiere per mettere in sicurezza la millenaria città. La scoperta della casa del giardino incantato “è un tesoro inaspettato che viene da qui”, continua soddisfatto il direttore Osanna. Il binomio “Pompei scavi” o “Scavi Pompei”, che dir si voglia, a quanto pare non smetterà mai di stupire!

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Libri

Libri famosi, 5 (+1) da non perdere per nessun motivo!

Libri famosi e belli, i nostri consigli! Leggere un libro è un piacere assoluto, un’azione che si dilata nel tempo, portando l’immaginazione ad estendersi notevolmente, creando immagini e sensazioni che trasportano in una dimensione spazio-temporale lontana dalla quotidianità. Sono sicuramente numerosi gli interrogativi circa i libri più letti di sempre, saranno classici? Libri d’amore? D’avventura? Gialli? O quali altri? In rete spesso si trovano diverse classifiche, a volte anche distinte in base al tema e alla categoria di appartenenza del libro in questione, che sottolineano quali siano i volumi maggiormente scelti dai lettori. Certamente selezionare e quindi creare una classifica con i libri più letti, non è cosa da poco. Bisogna tener conto di diversi fattori, quali ad esempio, la fama dell’autore: è infatti possibile che lo scrittore di quel determinato libro, abbia sì scritto diversi testi, ma può darsi che sia diventato celebre, grazie a quell’unico volume che gli ha dato visibilità e successo. È il caso del libro intitolato “La fine dell’eternità” di Isaac Asimov. Libro poco citato nelle varie classifiche “libresche”. Pubblicato nel 1996 da Mondadori, ha ottenuto nel corso degli anni un grande successo, raggiungendo un cospicuo numero di recensioni web. Altri parametri da tenere in considerazione nello stilare una classifica dei libri più letti, sono la fama complessiva dell’opera e i gusti personali dei lettori, che mutano frequentemente e di difficile analisi. Don Chisciotte (Miguel De Cervantes) Tra i libri famosi, e quindi di conseguenza più letti, spicca il Don Chisciotte della Mancia, di Miguel De Cervantes. Conosciuto anche con il nome di Cavaliere dalla Triste Figura e Cavaliere dei Leoni, è considerato uno dei personaggi più amati e citati della letteratura mondiale. L’hidalgo spagnolo nato dalla scrittura di Miguel de Cervantes Saavedra ha condizionato come pochi altri l’immaginario collettivo di intere generazioni di lettori. Creato come parodia dei libri di genere cavalleresco, racconta le imprese di un irrazionale quanto folle idealista e del suo fedele scudiero Sancho Panza. Il riferimento è alla letteratura mondiale della quale il libro citato si fa protagonista; dunque, si può dire che la lettura non ha confini, essa è allora quel supplemento di senso di un testo che non esiste mai, da solo. Ed è così che il lettore rappresenta colui che in un libro si trova davanti un infinito, che colma attraverso la ricerca di uno spazio senza confini, in cui ritrovare se stesso, le proprie radici, la propria identità. La luna e i falò di Cesare Pavese Ecco dunque che la classifica dei cinque libri più letti si arricchisce di un nuovo libro, e in seconda posizione c’è un libro considerato il più bello e il più significativo tra quelli scritti dall’autore in questione. Parliamo de La luna e i falò di Cesare Pavese, l’ultimo romanzo dello scrittore. La luna e i falò è tra i libri più letti e apprezzati dai lettori italiani, carico di un fitto neorealismo, privo di compromessi e divagazioni surreali. Numerosi all’interno della narrazione i parallelismi tra personaggi e autore, designati in un […]

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Attualità

India e omosessualità: non è più un reato

India e omosessualità ora non sono più un binomio contrastante: l’omosessualità non è più un reato. Una decisione storica da parte della Corte Suprema indiana, che ha depenalizzato l’omosessualità con una sentenza arrivata dopo anni di battaglie. D’ora in poi, in India, essere omosessuali non sarà più un crimine. La Corte Suprema ha infatti abolito l’articolo del codice penale che prevedeva il carcere per le persone che avessero relazioni omosessuali. Prima della Nuova legge costituzionale, la legge prevedeva fino a dieci anni di carcere per chi commettesse atti definiti “innaturali”, come recitava la sezione 377 del Codice penale, ora abolita. Si trattava di una pena introdotta dai colonialisti britannici in epoca vittoriana, rimasta in vigore fino ad ora, nonostante la società indiana sia molto cambiata nel corso del tempo. India e omosessualità: la parola a un collegio Il collegio, composto da cinque giudici, era presieduto da Dipak Misra. “Criminalizzare l’omosessualità è irrazionale e indifendibile”, ha dichiarato convinto il presidente, illustrando quanto stabilito. Anche l’Unione europea apprende con soddisfazione la decisione della Corte Suprema indiana, sottolineando l’importanza dell’uguaglianza e la dignità di tutti gli esseri umani, indipendentemente dal proprio orientamento sessuale. Dunque una decisione storica, arrivata dopo settimane di discussione, in riferimento ad una legge che da ben 157 anni puniva come offese contro natura, i rapporti tra persone dello stesso sesso. Nel verdetto emesso dalla Corte Suprema è stabilito che «il sesso consenziente tra adulti in uno spazio privato, che non sia dannoso per i minori, non può essere negato poiché oggetto di una scelta individuale. La Sezione 377 è discriminatoria e viola i principi costituzionali». Una sentenza che arriva dopo decenni di discussioni e battaglie. Nel 2009 l’Alta Corte di Delhi aveva preso decisione definibile analoga, poi cancellata però nel 2013 dalla Corte Suprema. Ritornata in agenda nel 2017, la Sezione 377 del Codice penale è stata ora definita «arbitraria e manifestamente indifendibile». Secondo delle stime non ufficiali, ma in riferimento ad una stima provvisoria effettuata dal governo indiano nel 2012, gli omosessuali nel Paese dovrebbero essere più di due milioni e mezzo. Una grossa fetta di popolazione, in uno dei paesi con la più alta densità demografica al mondo. Ed è con questa depenalizzazione, che l’India diventa il 124esimo paese al mondo dove i rapporti omosessuali non sono più considerati reati penali.

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Napoli & Dintorni

Notte della Tammorra Napoli tanti ospiti e non solo musica

Torna l’atteso appuntamento con la Notte della Tammorra a Napoli, sabato 8 settembre in Piazza del Plebiscito alle ore 21. Tradizionalmente la notte della Tammorra si svolge a Ferragosto, ma quest’anno per motivi legati al crollo del ponte di Genova, si è preferito rimandare l’evento. Tanti gli ospiti che parteciperanno alla famosa Notte della Tammorra: Carlo Faiello Ensemble con Saverio Coletta, Fulvio Gombos, Francesco Manna, Gianluca Mercurio, Pasquale Nocerino e Francesco Sicignano. A seguire, Marcello Colasurdo, Antonella Morea, Patrizia Spinosi e Fiorenza Calogero. In occasione della sua partecipazione alla Notte della Tammorra, Fiorenza Calogero, ha risposto ad alcune domande circa l’importanza della musica folkloristica e sulle caratteristiche proprie della tradizione musicale napoletana, alla quale rivela di essere emotivamente legata. Notte della Tammorra, intervista a Fiorenza Calogero Sicuramente è risaputo che il folk è una delle tradizioni più antiche di Napoli, cosa rappresenta per te e quanto conta nel tuo repertorio? Il repertorio folk  mi è appartenuto, sin da quando ho iniziato a lavorare da professionista con il maestro Roberto De Simone; la mia è stata una scelta,  seguire un unico ramo che fosse quello della tradizione, della musica folk appunto e del cantare nella mia lingua. Ho scelto di seguire un’unica strada, costruendo poi una sorta di percorso di ricerca, di rivalorizzazione della musica della mia città e della lingua della mia terra. Personalmente ho scelto di seguire una coerenza per uno stile che amo tanto e che mi intriga da sempre. Nonostante lo faccia da 25 anni, non passa un giorno che io non scopra nuove cose, nuovi repertori, brani, e artisti. Dunque, si può dire che io stessa mi ritenga “fedele nei secoli” per quanto riguarda la musica napoletana e quindi la musica folk. La musica Folk, è un’espressione musicale che metonimicamente “significa” e rappresenta una città. La musica tradizionale è il fulcro della Notte della Tammorra, durante la quale ogni artista può esprimersi con canti, balli, deliziando sinfonicamente i presenti, dando sfogo alla propria voce interiore. La canzone napoletana può essere considerata un bene culturale, in quanto “testimonianza di civiltà”, una vera e propria incursione di suoni, ritmi, canti e danze in riva al mare, un raduno di tamburi, percossi per scacciare via i demoni che giornalmente possono tormentare, una serie di canti che spaziano tra amore e poesia, dediche e metafore devozionali, ma anche danze dinamiche, portatrici di bellezze celate e spesso dimenticate: tutto questo caratterizzerà la Notte della Tammorra di Napoli. La notte della Tammorra sarà una grande notte di festa con tanta musica e tanti artisti, cosa si prova a prendere parte ad un evento di tale portata e così tanto coinvolgente? La notte della Tammorra è un evento a cui sono molto legata, non è la prima volta che partecipo; l’evento nasce dall’intelligenza e dalla grande passione di Rachele Cimmino, quindi dall’Associazione Il Canto di Virgilio, Carlo Faiello, perché è giusto che a Napoli come in Puglia si possa inneggiare la taranta. È giusto che a Napoli si possa dare spazio a quello che […]

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Culturalmente

I più famosi e importanti luoghi letterari italiani

La letteratura ha sempre affascinato molte persone nel corso del tempo, donando un’impronta culturale notevole all’Italia e ai luoghi in cui, ancora oggi, è possibile riconoscere le tracce di un passato letterario Ogni poeta ha ritagliato nel corso del tempo e delle proprie opere, un vero e proprio percorso, creando una società nella quale ogni lettore possa riscontrare una o più tracce di ciò che legge. Il lettore in molti casi è uno spettatore, egli si aspetta che la propria immaginazione possa in qualche modo concretizzarsi, diventare un contenuto visibile non solo nella propria mente. E questo è quello che accade con il riscontro letterario di numerosi siti di interesse, che rimandano ad autori della letteratura italiana. La letteratura, un tempo un insieme di concetti funzionali di base semiotica-linguistica, è diventata nel corso del tempo un vero e proprio approccio ermeneutico di natura culturale, di impronta filosofica e anche sociale, oltre che ambientale. I cosiddetti luoghi di interesse letterario sono notevolmente cresciuti, sviluppandosi nel complesso delle location da visitare per carpire l’identità dell’autore cui ancora oggi si legge l’impronta letteraria. Si può certamente affermare che in molti casi il legame tra testo letterario e un luogo specifico non si limita ad una semplice descrizione, ma si intreccia in una serie di questioni di natura diversa, tra loro concatenate. In molti casi si parla di una vera e propria “geografia del racconto”, poetico o letterario che esso sia, come nel caso di Giorgio Caproni, il quale sottolineò l’importanza (quasi necessaria) di proporre un’indagine di natura ambientale, attraverso la descrizione di luoghi, spazi, aree significative della letteratura italiana. Luoghi letterari, Vallecorsa e Fondi In Italia sono numerosi i luoghi d’interesse riconducibili ad autori famosi, poeti, scrittori che, nel corso del tempo, hanno lasciato in eredità una fitta rete di scritti, suggestioni, emozioni. Tra i luoghi letterari di maggior interesse e fruizione turistica in Italia ricordiamo Vallecorsa e Fondi: due comuni nel Lazio (il primo in provincia di Frosinone, il secondo in provincia di Latina) che hanno fatto da sfondo al capolavoro di Alberto Moravia, “La Ciociara”; rappresentano due dei comuni più visitati negli ultimi due anni, per la bellezza dei luoghi e le suggestioni che essi sprigionano. Luoghi letterari, Verona e la Chiesa di Santa Margherita de’ Cerchi a Firenze Uno dei siti più conosciuti e sicuramente tra i più visitati, è la casa di Giulietta: la storia d’amore più famosa di tutti i tempi ha i suoi luoghi a Verona; proprio in quell’area si trova la casa di Giulietta Capuleti, eroina resa immortale dall’opera di William Shakespeare, e il famoso balcone dal quale invocava il suo Romeo. Una menzione speciale va alla Chiesa di Santa Margherita de’ Cerchi: la chiesa di Firenze che, secondo quanto si apprende dalla leggenda, fece da sfondo al primo incontro tra Dante e Beatrice e dove il sommo poeta sposò Gemma Donati. Si dice anche che lì sia sepolta la stessa Beatrice, anche se gli storici restano molto scettici. È un luogo molto suggestivo grazie al quale […]

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Riflessioni culturali

Vedi Napoli e poi muori, storia e significato del famoso detto

Tutti hanno sentito almeno una volta il famoso aforisma «Vedi Napoli e poi muori», che pronunciò il rinomato scrittore tedesco Goethe, rimasto estasiato dalla bellezza, dalla posizione della città e dalle meraviglie spesso decantate di Napoli. Napoli è un insieme di cose, cultura, gastronomia, storia, arte, musica, folklore, tradizioni popolari, ma è soprattutto una città che ha tanto da offrire e tanti tabù da sfatare. Spesso, la frase «Vedi Napoli e poi muori», è utilizzata con accezione negativa, in riferimento alla morte, all’annullamento della vita terrena, ma in realtà essa racchiude in sé molti significati ricchi di spunti d’interpretazione. Il famoso aforisma può essere infatti, metafora di bellezza, di convivialità, ma anche di accoglienza, e soprattutto di rinascita. Una visita a Napoli può regalare una rinascita, una nuova visione del mondo. Vedi Napoli e poi muori, una citazione conosciuta in tutto il mondo «Vedi Napoli e poi muori» è un detto popolare, oltre ad essere una citazione conosciuta in tutto il mondo, nell’ambito della letteratura straniera e naturalmente anche italiana. Sono numerosi i turisti che ogni anno scelgono di trascorrere qualche giorno a Napoli, visitando le sue innumerevoli bellezze, lasciandosi inebriare dal calore che caratterizza la città. Goethe giunse a Napoli nel febbraio del 1787, egli volle conoscere l’Italia, e in particolar modo Napoli, della quale si innamorò scrivendo versi meravigliosi, decantando peculiarità artistiche, storiche e culturali. Scrisse «Vedi Napoli e poi muori», passata alla storia come una delle sue citazioni più importanti, dichiarando di esser profondamente ammaliato dal clima che si respirava in città e dalla “napoletanità”, un refuso che significava e significa ancora oggi, tante cose. Infatti, si può affermare che gli abitanti di Napoli vivono filosofeggiando, dispensando musicalità, oltre che cantata, anche nel modo di esprimersi (infatti il dialetto  napoletano è definito ufficialmente una lingua) accompagnando con il proprio sguardo caloroso, ed il proprio abbraccio festoso, quanti giungono in visita da ogni parte del mondo. Quel diverso modo di vivere, colpì anche Goethe, il quale parlò di una vera e propria attitudine all’esistenza, un modo diverso di intendere la vita, che continua a manifestarsi ancora oggi, definendo unici i napoletani, che guardava con profonda ammirazione, come dichiarò più volte. Dunque, oggigiorno si può dire che Napoli è facile bersaglio di chi spesso la prende di mira, denigrandola, sottolineando i difetti, le mancanze, trascurandone però i pregi. Probabilmente ciò avviene perché conoscere a fondo una metropoli non è un’impresa semplice, ci saranno sempre dei fattori, delle peculiarità che rimarranno sconosciute. Ricordiamo che la denominazione Napoli, deriva dal greco antico Nea polis, ossia città nuova; accezione perfettamente adattabile ad una grande metropoli quale essa è e da utilizzare come aggettivo. Napoli è nuova per tante cose, è nuova per le sorprese che continua a regalare, è nuova per le numerose proprietà linguistiche che acquisisce nel corso del tempo, è nuova perché arricchisce di elementi essenziali prima sconosciuti. Ecco perché, prima di morire, bisognerebbe visitare almeno una volta Napoli, splendida città, vivendo la complessità e anche i difetti della città, con […]

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Libri

Michael Dobbs, “Il giorno dei Lord” edito da Fazi (Recensione)

Michael Dobbs torna con Il giorno dei Lord. Lo abbiamo recensito! Michael Dobbs nasce nel 1948, ed è uno scrittore e politico britannico; dal 2010 è membro della Camera dei Lord. È autore di una trilogia a sfondo politico incentrata intorno a Francis Urquhart (House of Cards, To Play the King e The Final Cut), da cui è stata tratta una serie televisiva della Bbc e, successivamente, di Netflix. Il giorno dei Lord è il suo ultimo capolavoro, pubblicato il 7 giugno scorso, edito da Fazi Editore. Il libro è definibile un vero e proprio thriller politico, con protagonisti umani e quindi perfettamente credibili. Il giorno dei Lord, la trama del romanzo di Michael Dobbs Una volta all’anno, le persone più importanti d’Inghilterra si riuniscono tutte insieme in una stanza. La regina Elisabetta e il principe ereditario Carlo, il Primo Ministro, giudici, vescovi, leader spirituali e temporali. Vi sono anche le prime generazioni, tra queste abbiamo il figlio del primo ministro britannico e il figlio della presidente USA. L’occasione è data dalla cerimonia d’apertura del Parlamento, l’evento-cerimonia di Stato più rilevante dell’anno, un accadimento che affonda le sue radici nella storia dell’Inghilterra; infatti, quattrocento anni prima, nella stessa occasione, Guy Fawkes aveva cercato di far saltare in aria tutti i presenti. Ora è il turno di un nuovo gruppo di congiurati, stranieri, i quali decidono di prendere d’assalto la Camera dei Lord. Per un giorno intero, ben ventiquattr’ore di accesa tensione, le congiunture di carattere politico-diplomatiche si intrecciano a quelle di natura personale e verranno tutti presi in ostaggio: i terroristi terranno sotto scacco una nazione e il mondo intero, il tutto in diretta tv. Ma dovranno fare i conti con Harry Jones, parlamentare ed ex militare pluridecorato in crisi matrimoniale, noto sia per il suo innato coraggio sia per la sua capacità di indispettire i superiori per eccesso di intraprendenza. Tutto ciò si svolge in uno scenario sconcertante e verosimile al tempo stesso, che si conclude con un sorprendente colpo di scena. Il giorno dei Lord, temi e stile La narrazione è coinvolgente e avvincente al tempo stesso; i personaggi sono ben delineati, infatti grazie anche al tessuto narrativo ben compatto, e al contempo semplice, si riesce dopo poche pagine quasi a prevenire quanto accade, sempre però con una forte tensione, che non smette mai di sorprendere. C’è una forte uniformità espressiva, infatti si ha la sensazione che dietro all’autore vi sia un intero mondo, in un “gioco” di incubo e premonizione. Lo sfondo in cui si snoda l’intera vicenda è quello di una società che annebbia positivamente tutto ciò che possa esistere, persone, cose, strutture, strade. La non chiarezza, il non sapere cosa stia per accadere e la forte tensione sono tutte caratteristiche proprie della letteratura horror, genere al quale appartiene il romanzo. Esiste un pensiero spaventoso che genera minaccia o paura, intese come rottura degli schemi nei quali si vive quotidianamente. Dunque, la letteratura horror o dell’orrore si veste di una bidimensionalità che causa ribrezzo, paura, ma non […]

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Libri

Sergio Mari l’ex calciatore diventato scrittore

Sergio Mari è un ex calciatore diventato attore e scrittore. Ho avuto la possibilità di intervistarlo, dopo aver letto uno dei suoi libri,  Racconti,  una raccolta nella quale è sempre forte l’attenzione al mondo del pallone. Il calcio ma anche altri temi quali la musica, la radio, i concerti con gli amici. Tutto scritto in veste di racconto, in cui passato e presente coincidono, l’uno nelle rimembranze dell’altro. Dopo quindici anni di carriera calcistica si è reso conto di aver  vissuto in una sorta di “gabbia”. Più che un’intervista è stata una chiacchierata piacevole con una persona dotata di forte simpatia. Sergio Mari, l’intervista Come hai scritto nella Prefazione del tuo libri “Racconti”, “il futuro che ti era davanti, quando in punta di piedi hai dato le spalle a pallone, ti prometteva altre stelle, tra cui un mare dove nuotare tutti i giorni”, questa affermazione è sicuramente metafora di nuova vita, di una nuova esistenza. Cosa hai voluto affermare già nelle prime pagine del tuo libro, affidandoti a una metafora così evocativa? Era il mare sereno del futuro a cui facevo riferimento, quello che immaginavo di vedere dopo aver preso la decisione di lasciare il mondo del calcio. Era un’immagine ottimistica: chissà, ancora, cosa mi accadrà di bello? Quando si è giovani non si sta molto sul presente, si viaggia con la fantasia, troppo forse; amiamo il domani, l’anno prossimo, il futuro ce lo prospettiamo molto più bello dei giorni che stiamo attraversando. Con gli anni, invece, mi sono reso conto che l’armadio, dove avevo riposto i ricordi del calcio e che avevo messo solo in un angolo del mio cervello, l’ho dovuto riaprire. Erano là dentro le cose migliori, le gioie, le persone belle che avevo conosciuto. Il futuro che avevo atteso non mi aveva regalato, nell’attraversarlo, le stesse gioie che mi aveva riservato il passato. Non è stato un gesto nostalgico il mio, ma solo un recupero oggettivo, un giusto riconoscimento a un mondo, quello del pallone, che mi aveva permesso di crescere e a cui avevo dato un’importanza limitata. La mia introduzione al libro suona come un: “Scusate, mi sono sbagliato, riparliamo dei miei anni di calcio.” Certo, poi, per parlarne lo faccio a modo mio, senza santificarmi per il calciatore che sono stato, ma cercando di mettere in evidenza aspetti psicologici che il pubblico sportivo non può conoscere e parlando di personaggi finiti troppo presto nel dimenticatoio. Che tipo di autore è Sergio Mari? Mi spiego meglio, leggendo si possono notare le varie caratteristiche degli autori, vi sono quelli molto selettivi, quelli metodici, quelli fantasiosi, quelli critici. In che categoria ti poni? Sono ipercritico di me stesso, mai contento di quello che scrivo, almeno nelle prime tre stesure di un libro o di un racconto. Di solito alla quarta mi piaccio. Ho una mia tecnica, ma non un metodo, nel senso che posso stare giorni senza scrivere, perché sto elaborando i temi, le scene, l’ambientazione, i dialoghi, per poi mettere il fiume di idee su carta. […]

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