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Eroica Fenice

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Tre mogli: il nuovo romanzo di Tarryn Fisher

Tre mogli è il nuovo romanzo di Tarryn Fisher, edito da Newton Compton editore. Trama: dettagli e personaggi “Il marito di Thursday, Seth, ha altre due mogli. Lei lo sa ma non le conosce, non sa nulla di loro e non sembra provare interesse per questo aspetto. L’unica cosa che sembrerebbe interessarle è l’amore per suo marito. In realtà tra loro c’è un patto: Thursday non tenterà mai di avvicinarsi alle altre due e in cambio avrà Seth tutto per sé una volta alla settimana. Un sacrificio che la donna accetta. Eppure, la curiosità sa essere più forte di qualsiasi promessa e quando Thursday trova tra i vestiti del marito una ricevuta con su scritto il nome di una di loro, decide di provare a mettersi in contatto con la fantomatica “Hannah”. Tre mogli è un thriller avvincente e coinvolgente, che lascia col fiato sospeso. La suspense accompagnerà il lettore sin dalle prime pagine, costellando il romanzo di sentimenti vari. Un mix di paranoie e manie, che non daranno tregua, come dei fulmini a ciel sereno. Tre mogli: un thriller che lascerà col fiato sospeso Probabilmente ciò che più colpirà il lettore è quel costante desiderio di verità. Sin da subito si freme per giungere ad una conclusione che possa in qualche modo spiegare cosa succede, perché e come. Apparentemente sembrerà tutto normale ma in realtà presto si scoprirà che così non è. Così come nella vita reale, nella quotidianità, dietro ad una finta apparenza, improvvisamente verranno alla luce aneddoti, situazioni, avvenimenti che stravolgeranno tutto. Ed è così che quell’equilibrio finto si perde. La protagonista, Thursday, è un personaggio piuttosto complicato, a tratti subdolo, che probabilmente si nasconde dietro ad un finto buonismo. Il fermento è tanto, l’andamento della narrazione è veloce, incalzante, fortemente ritmico. Tutto ammalia per poi stravolgere tremendamente, come il migliore dei thriller psicologici. Il romanzo è caratterizzato da vari elementi che man mano delimitano accuratamente il genere cui esso appartiene. Sembra quasi un’indagine, il cui finale e la risoluzione sono tutti da scoprire, tra stravolgimenti e ipotesi concatenate. Ricordiamo che i thriller sono sempre molto vicini alla realtà, anche se spesso si configurano come l’opposto: una volta terminati, non lasciano sussistere alcun dubbio sull’assenza di avvenimenti vari. Tre mogli è tutto questo ed altro ancora; rappresenta un viaggio nella psicologia (probabilmente malata) della protagonista; provare a ricostruire i tasselli di un puzzle non è facile, provare a farlo in modo razionale e logico risulta particolarmente difficile; bisogna fare particolare attenzione a tutti i dettagli, anche i più piccoli ed insignificanti, e al contempo alle tante sfumature presenti nel romanzo. Si tratta di una storia fantastica, sebbene inventata, ma che permette di riflettere su quanto possa essere complicata la sfera psicologica delle persone. La complessa psicologia di un romanzo Il “tessuto narrativo” si basa su una serie di filamenti testuali, linguistici ma anche argomentativi, differenti. Il concetto principale è quello dell’amore, di quanto possa far male un sentimento apparentemente bello e di come la sua mancanza si […]

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Libri

Mozart deve morire: il nuovo libro dei fratelli Morini

Mozart deve morire è un romanzo dei fratelli Francesco e Max Morini, edito da Newton Compton. Trama “Vienna, 1811. L’Austria, come tutta l’Europa, è schiacciata dal peso del potere napoleonico. Cherubino Hofner, un uomo giovane ma fortemente irrequieto e ribelle, è un giornalista presso la gazzetta della sua città, assiste a una replica delle Nozze di Figaro di Mozart. Mentre sta per scrivere un articolo proprio sullo spettacolo, si rende conto che quel giorno in realtà, cade un anniversario importantissimo… tutto ciò lo spinge a svolgere una serie di attività volte ad investigare su quell’episodio, per provare a capirne le cause, ma anche la successione di eventi che lo hanno preceduto. La verità sarà dura da raggiungere, ma si rivelerà sorprendente”. In Mozart deve morire si “rincorrono” oscurità e mistero, delineati da una narrazione fitta, ben tessuta, che sin dalle prime pagine incuriosisce il lettore. L’evento scatenante causerà una fitta serie di sotterfugi, amabili misteri, tragiche scoperte e tanto altro ancora. Lo stile è diretto, e crea subito un interessante “gioco” di domande e risposte, tra vita vissuta, e un passato tutto da scoprire. Si scoprirà tanto di Mozart, il celebre musicista particolarmente amato da tutti, ma si assaporeranno anche i caratteri propri della sua esistenza turbolenta. Quelle parti oscure e nascoste che spesso si celano dietro all’immagine del musicista perfetto. Vizi, esistenza scombussolata, depressione, alcool, sono alcuni dei tasselli che caratterizzeranno la visione complessiva del corpus narrativo. Mozart fu un musicista d’altri tempi, che come ogni essere umano spesso viveva soggiogato ad un’esistenza fuori dal comune. Contraddizioni e vizi note stonate di un musicista che non conosce tempo. Mozart deve morire: tra indagini e amare consapevolezze Un romanzo multisensoriale, che trasporta in una dimensione storica perfettamente delineata, tanto che leggendo sembrerà quasi di sentire le carrozze che percorrevano all’epoca le strade di Vienna. Tutto ciò si rifà ad una ricerca storica accurata e dettagliata, quasi analitica, che, in Mozart deve morire procede di pari passo con una narrazione dettagliata, ricca di avvenimenti curiosi ed intriganti. Un romanzo che sa stupire, che ammalia con una trama densa, che non lascia nulla al caso. Il protagonista del libro, Cherubino Hofner, giornalista depresso, scaverà nel passato e incontrerà molte persone, seguirà molte piste, mentre tantissime ipotesi si faranno spazio nella sua mente. L’articolo – inchiesta con il quale indagherà sulla morte di Mozart (che sembrerebbe esser morto a causa di un’epidemia, mai confermata) – sarà una vera e propria occasione di riscatto per il giornalista. Da tempo, infatti, Hofner non riesce a scrivere nulla di avvincente, e quando propone l’articolo con il quale indagherà sulla morte del musicista, la redazione del giornale per cui lavora, non è entusiasta. Una serie di documenti, indagini, faccia a faccia, si rivelerà fondamentale per capire cosa sia realmente successo. Si metterà un punto? Si farà luce sulla spinosa questione o si arriverà ad un nonnulla? Leggendo Mozart deve morire verrà alla luce tutta la cura e l’accurata ricerca di fonti storiche che i fratelli Morini, impiegano nella stesura del […]

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Quando il mondo era giovane: il nuovo libro di Carmen Korn

Quando il mondo era giovane è il nuovo romanzo dell’autrice Carmen Korn, edito da Fazi. Trama “Primo gennaio 1950: a Colonia, Amburgo e Sanremo si festeggia l’arrivo del nuovo decennio. Quello appena concluso ha lasciato delle enormi ferite, dentro e fuori. La casa di Gerda e Heinrich Aldenhoven a Colonia è stata distrutta e la galleria d’arte di Heinrich non è sufficiente per sfamare tutti. Ad Amburgo, invece, l’amica di Gerda, Elisabeth, e suo marito Kurt, nonostante non abbiano problemi di natura economica, sono preoccupati per il genero Joachim che non è ancora tornato dalla guerra. E infine Margareth, nata Aldenhoven, si è trasferita da Colonia a Sanremo. La vita al fianco del marito italiano sembra spensierata ma la presenza della suocera è piuttosto ingombrante… Ognuno festeggia il Capodanno ma, trascorso il giorno di festa, tutti sono afflitti dalla stessa domanda: cosa riserverà il futuro?”. L’ambito storico del romanzo è quello della Seconda guerra mondiale, epoca durante la quale si respirava una forte voglia di ricominciare, mista però ad un radicato senso di paura e preoccupazione. I protagonisti guardano al futuro, così come farebbe chiunque, ma con timore che quanto è precedentemente accaduto possa ripresentarsi. Allo stesso tempo però c’è voglia di riscatto, di rialzarsi in un’epoca non solo metaforicamente nuova ma che possa essere oggettivamente tale. Ciò che più colpisce del romanzo è la fitta ricostruzione storica che quasi accompagna i protagonisti del romanzo, con uno sguardo volto alla Germania post-bellica e uno alla situazione dell’Italia. In questo ambito ben definito, s’inseriscono due dei personaggi principali, Heirich, forte e tenace, e Margareth, figura psicologicamente complessa. Quando il mondo era giovane Tre famiglie tra Amburgo, Colonia e Sanremo, unite da un filo rosso tra casa ed amicizia, paure e timori, si muovono abilmente, incuriosendo il lettore, grazie alla penna della scrittrice Carmen Korn, soprannominata la Elena Ferrante tedesca. Un romanzo scorrevole e con una trama estremamente coinvolgente; la scrittura semplice dell’autrice coinvolge il lettore sin dalle prime pagine. Un mondo vero, la cui realtà è quasi tangibile, sembra catturare i lettori. Quei problemi, quelle ferite che spesso attanagliano il cuore e la mente, quella serie di preoccupazioni che frequentemente scombussolano la vita sono un pò di tutti. Sembrano appartenere a chiunque. Proprio in questa prospettiva familiare, tutto può mutare ed evolversi e quindi cambiare, in un “nuovo mondo” che si spera possa essere migliore di quello concluso.  Quando il mondo era giovane può essere considerato un vero e proprio romanzo storico, degno di nota e sorprendentemente vero. L’autrice abilmente sottolinea il carattere proprio del genere, con un intreccio narrativo che spesso sposta l’attenzione sull’identità familiare. Tutto ciò s’inserisce in un confluire di vicende ed avvenimenti, tra i quali matrimoni, amori, dissapori,  preoccupazioni, che danno ritmo al romanzo. Un carattere sicuramente innovativo e al contempo molto acuto, simbolo dell’esperienza della celebre scrittrice in questo campo, sono i colpi di scena di cui Quando il mondo era giovane è costellato. Scene di vita quotidiana, frammenti di realtà, all’interno e nel corso dei quali […]

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Libri

Glynis Peters, il suo nuovo romanzo: Il ladro di orfani

Il ladro di orfani è il nuovo romanzo dell’autrice Glynis Peters, un vero e proprio bestseller, edito da Newton Compton. Trama «Mentre i bombardamenti decisi da Hitler devastano l’Inghilterra provata dalla guerra e assediata dal nemico, Ruby Shadwell subisce una perdita devastante: tutta la sua famiglia viene uccisa durante il blitz di Coventry. Terribilmente sola e lacerata dal dolore, nel caos della città che però sembra metterle in subbuglio anche l’animo, Ruby è però determinata a sopravvivere. Un incontro fortunato, rappresenta per lei l’occasione giusta per ricominciare a vivere, una seconda possibilità. Non solo, sembrerà trovare anche l’amore, seppur non ancora pronta ad aprire il proprio cuore, terribilmente spaventata dalle macerie taglienti che la feriscono. Annientata da quella perdita che brucia dentro lei, e forse non le permette di vivere del tutto la propria vita.» Una storia appassionante quella raccontata ds Glynis Peters, ricca di colpi di scena, nella quale s’intrecciano vicende ed avvenimenti, caso e realtà. Un forte dolore che inizialmente sembrerà non lasciare scampo alla protagonista, ma che probabilmente si tramuterà in occasione di rivalsa; come un terreno arido in cui dopo la pioggia nasce un fiore, così il cuore di Ruby, che forse riuscirà a concedersi una nuova possibilità. La trama è fitta, ma semplice al tempo stesso, non tralascia niente, descrivendo oggetti, luoghi, personaggi, e contornando persino i sentimenti, belli o brutti che siano, in un confluire di parole che ammalierà il lettore. Il ladro di orfani di Glynis Peters: narrazione tra storia e realtà La protagonista ha, come si suol dire, ”le spalle forti”: a quattordici anni ha già imparato cosa significa affrontare il dramma della guerra. Aveva perso la sua famiglia, il suo tutto, ma come nelle migliori delle trame, non perde il proprio coraggio. La seconda Guerra mondiale, la distruzione delle bombe, tutto sembra quasi uscire dalle pagine e tramutarsi in qualcosa di concreto. Quella mole incommensurabile di dolore che traspare grazie alla bravura dell’autrice, che delinea sia la componente storica del romanzo, sia un personaggio che non smette di sorprendere. Le emozioni che si provano leggendo Il ladro di orfani sono tante, tutte diverse tra loro. Proprio come avviene all’interno dei romanzi “scottiani”, in cui si rappresentano «tipi medi», i due protagonisti, compresa la famiglia di Ruby (onnipresente grazie ai suoi ricordi), Il ladro di orfani assume una dimensione morale di notevole spessore. Proprio la trasversalità del romanzo gli confluisce fascino, nella cornice storica e tragica della Seconda Guerra mondiale, che riesce sicuramente a catturare l’attenzione di innumerevoli lettori, pronti ad abbracciare la dolce e tenace protagonista. Il finale sarà tutto da assaporare e non lascerà indifferenti; personaggi principali, ambientazione, intrecci, caratterizzazione storica coincidono con una conclusione degna di nota.   Immagine in evidenza: www.newtoncompton.com

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Food

Stigghiola: storia, cultura e tradizione culinaria siciliana

La Stigghiola è la pietanza per eccellenza dello street food siciliano. Il celebre piatto tipico, chiamato il dialetto ‘u stigghiolaru”, è simbolo della cucina povera d’un tempo, e rappresenta oggi un apprezzatissimo piatto della tradizione siciliana. La Stigghiola è stata inserita dal Ministero delle Politiche Agricole e Alimentari nella lista dei prodotti italiani agro alimentari tradizionali (PAT). La preparazione Sicuramente per un piatto degno di nota è importante scegliere la migliore materia prima per un’eccellente riuscita della pietanza in questione. L’ingrediente base per preparare la Stigghiola è dato dalle interiora dell’agnello o capretto, in alcuni casi anche il pollo. La ricetta tradizionale è piuttosto semplice e prevede: budella lavate con acqua e sale, condite con prezzemolo e limone ed infilzate in uno spiedino oppure arrotolate intorno ad un piccolo cipollotto. Una volta eseguita questa semplice operazione, lo spedino si cuocerà alla brace. In realtà più che uno spiedino, le interiora utilizzate per questo secondo piatto, consumato soprattutto a Palermo, vanno a formare una sorta di lungo torciglione; è come se la carne si arrotolasse su se stessa. Stigghiola: etimologia e tradizione culinaria  Il nome stigghiola deriva dal latino “Extilia”, o meglio, per esser precisi dal diminutivo “Extiliola” (intestino, budella). La scelta del diminutivo, secondo alcuni, è paragonabile a un vezzeggiativo per la donna di cui si è innamorati. Le origini del piatto che, come abbiamo detto inizialmente discende dalla tradizione povera, sono molto antiche e risalgono ai Greci. La Stigghiola odierna infatti nasce da un piatto greco chiamato Kokoretsi, una sorta di grossa Stigghiola di agnello cotta alla brace, tipica del periodo pasquale. La Stigghiola infatti veniva già cucinata nelle città greche dell’isola siciliana da coloro che non potevano permettersi di acquistare carne e pesce. Una pietra miliare della cucina siciliana, per la cui preparazione occorrono tempo e pazienza. Alcuni macellai palermitani, affermano che, per realizzare le Stigghiole la sveglia al mattino suona molto presto, sia per pulire accuratamente la carne, ma anche se si sceglie di sostituire lo spiedino in legno con una costa di sedano o un cipollotto, intorno al quale avvolgere le interiora. Lo step successivo riguarda la preparazione della brace, che deve ardere ma non troppo, in modo che le Stigghiole non si brucino. La cottura è lunga, la carne dovrà avere una consistenza piuttosto elastica, ma non gommosa; una volta ultimata, si sposteranno gli “spiedini” su una parte della brace non troppo ardente, per far sì che non si raffreddi la carne e quindi non indurisca. Oltre alla versione domestica del piatto, la Stigghiola discende dalla tradizione propria dello street food, infatti, passeggiando per le stradine palermitane, di certo non passeranno inosservate le bancarelle degli stigghiolari, veri e propri maestri dell’arte culinaria; la brace, si prepara con molto anticipo rispetto alla cottura, e i turisti ma anche i tanti palermitani, non possono fare altro che lasciarsi inebriare dal profumo che tale leccornia sprigiona. D’altronde a Palermo, come in tutte le città del Sud, non mancano i sapori forti, frutto delle varie contaminazioni di origine greca, romana, araba, […]

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Libri

L’ invenzione dei corpi, il nuovo romanzo di Pierre Ducrozet

L’ invenzione dei corpi è il nuovo romanzo di Pierre Ducrozet, edito da Fazi L’invenzione dei corpi: uno sguardo alla trama Siamo ad Iguala, Messico, 2014. Un giovane professore di informatica, Álvaro Beltrán, sfugge ad uno dei più feroci massacri perpetrati dalla polizia collusa coi narcos. L’orrore negli occhi, nella mente nitidi quegli attimi di terrore; un trauma che non svanisce. Beltrán percorre la strada della sopravvivenza, a fatica, sperando di raggiungere la tanto agognata giustizia. Ma la violenza che credeva di essersi lasciato alle spalle ha solamente cambiato sembianze e Beltrán cade nelle mani di un magnate del web ossessionato dalla ricerca dell’immortalità, diventando cavia di una serie di esperimenti condotti sull’uomo, che mirano a creare un automa, immortale. Tutto ciò diventa un vero e proprio calvario dal quale non riuscirà facilmente a liberarsi, fino a quando… qualcosa o qualcuno arriverà a salvarlo. In questo struggente quanto appassionante romanzo, la vendetta si fa spazio tra baracche abbandonate, deserto, sterpaglie, aridità, sentieri stretti e tortuosi, che creano una sorta di insieme eterogeneo dal quale lasciarsi trasportare. “Passa sulle costole, sullo stomaco, scende verso i fianchi, la pelle si ritrae e s’incava…” è quanto si legge in un importante e quasi inquietante passaggio del romanzo ed è proprio ciò che accade. Le parole, intrise di rabbia, “trafiggono” la mente, attirando l’attenzione del lettore. Un romanzo che trasporta in una dimensione onirica: in una “rete” di mistero. L’invenzione dei corpi è un libro intenso, che cattura l’attenzione sin dalle prime pagine, con una scrittura analitica e scorrevole, semplice e affascinante al tempo stesso. La narrazione si articola in modo tale da scatenare un forte senso di appartenenza al testo. Ciò significa che nulla è lasciato al caso. Il lettore diverrà parte integrante delle vicende del protagonista che potrebbero rappresentare le vicende di tutti. Sicuramente ciò che colpisce maggiormente è lo stile dell’autore francese Pierre Ducrozet, che riesce a mescolare bene le parole, scegliendo temi moderni ed attuali, creando una forte iper-testualità, che conferisce dinamismo al testo. Elementi eterogenei da una parte e del tutto opposti dall’altra; leggendo infatti si scorgeranno una serie di evidenze diacroniche che permettono al lettore di raggruppare tutti quegli elementi fondamentali alla comprensione della trama. “Le sfumature non aiutano la narrazione”, si legge, ma in questo caso non è così. Nella vita reale succede che siano proprio le diverse sfumature di significato a dare senso a qualcosa, così come nella narrazione. L’invenzione dei corpi è tutto ciò; si concretizza in una serie di passaggi quasi obbligati, che tra follia e forte raziocinio portano il lettore in una dimensione talvolta spaventosa ed inverosimile.  Un intenso viaggio attraverso le parole, faccia a faccia con una enorme mole di interrogativi di natura etica, morale, sociale, tutto permeato dalla massiccia presenza della tecnologia, imponente sulla vita odierna. Una rete, non solo web, ma costellata da tasselli di spicco, variegati, che preme sull’attenzione del lettore e nella quale confluisce il progetto finale sul quale si fonda il senso dell’affascinante romanzo. L’invenzione dei corpi […]

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Cinema e Serie tv

Alberto Angela racconta le Meraviglie di Ischia

Alberto Angela, il noto paleontologo e divulgatore scientifico, al timone di Ulisse, riparte per la nuova stagione di Meraviglie, da Ischia, dal Castello Aragonese, l’antico e suggestivo maniero dell’isola. La prima tappa dopo il Covid-19, una vera e propria ripartenza. Si torna sul set, con una puntata, che secondo le prime indiscrezioni, sarà carica di bellezze. La penisola dei tesori andrà in onda il prossimo autunno partendo dalle bellezze di Ischia. Alberto Angela, con Meraviglie, accompagna i telespettatori in un viaggio alla scoperta delle “Meraviglie” italiane. Un itinerario fra arte e bellezze naturali nei siti riconosciuti dall’Unesco come patrimonio dell’umanità. Le bellezze d’Italia, i tantissimi musei, luoghi d’arte, cultura, i siti archeologici, ma anche le tante meraviglie naturali ed ambientali, architettoniche ed artistiche, non smettono di stupire; il noto ed amatissimo divulgatore, Alberto Angela, lo ha più volte sottolineato, durante i programmi condotti, ed infatti, anche ai giornalisti dell’isola d’Ischia, ha dichiarato: «Sono contento di ripartire, dopo un anno di stop, terribile, proprio dalle perle del Golfo di Napoli; tra queste appunto Ischia: un posto che fa sognare e dà anche molta voglia di buttarsi in mare anche se noi siamo qui per lavorare.» Alberto Angela e l’amore per la Campania Ricordiamo che il noto divulgatore, figlio dell’altrettanto celebre Piero Angela, ha sempre dichiarato il proprio amore per Napoli e la Campania, raccontandone le bellezze e la storia con intensità e bravura. Non è un caso, infatti, che lo stesso Alberto Angela, su proposta del sindaco Luigi de Magistris, abbia ricevuto la cittadinanza onoraria. Durante le scorse settimane, la tappa ad Ischia; sul Pontile aragonese, che conduce poi al Castello, ad Ischia Ponte, Alberto Angela, non si è sottratto all’abbraccio dei tanti, tantissimi fans. Con gentilezza e profonda umiltà, ha accettato di farsi fotografare, in una splendida location, all’ombra del Castello Aragonese e con le onde del mare in sottofondo. Il celebre presentatore televisivo, ma anche scrittore, paleontologo, da sempre affascina milioni di telespettatori, regalando perle di saggezza e storia, in un unicum che non smette mai di ammaliare. Alberto Angela è ritenuto un vero e proprio “simbolo” del palinsesto culturale Rai, volto noto sin dal 1993. Diffondere analiticamente e al contempo in modo semplice la cultura scientifica vuol dire garantire consapevolezza in chi guarda o ascolta. Sicuramente nel corso del tempo, il ruolo della tecnologia e delle cosiddette forme di comunicazione di massa ha influito, condizionandola, la diffusione scientifica, divenuta più minuziosa, attenta e ricca di particolari. Oltre alla bellezza, oggettivamente visibile, di un determinato luogo, ciò che importa è scoprirne gli aspetti culturali, le fondamenta storiche e le radici su cui esso si fonda. È così anche per Ischia, dove Alberto Angela, ha girato la puntata che i telespettatori vedranno in autunno. Non sarà solo la bellezza del Castello Aragonese ad affascinare, ma quanto quelle immagini, quelle riprese, grazie alla magistrale bravura di Angela, riusciranno sicuramente ad evocare. Meraviglie non mostrerà soltanto dei luoghi belli, ma quegli elementi che rappresentano la nostra identità; è un po’ come mettere una […]

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Libri

La lunga notte di Parigi: il nuovo romanzo di Ruth Druart

La lunga notte di Parigi è un romanzo dell’autrice Ruth Druart edito da Garzanti. Trama e aspetti generali “Nulla può opporsi o spezzare l’amore di una madre verso il proprio figlio. È una lunga notte a Parigi; il silenzio regna sovrano, quando si ode improvvisamente un labile sussulto d’addio. La fine di una storia o l’inizio? Jean-Luc stringe tra le braccia il piccolo Sam, che la madre, con immenso dolore, gli affida ancora neonato per salvarlo da un destino avverso. Siamo nel 1944 e Jean-Luc, che lavora per le ferrovie francesi, è perfettamente consapevole che i treni in partenza da Parigi sono diretti ai campi di sterminio tedeschi. Egli prende con sé Sam e scapperà lontano con la moglie e il piccolo”. Un romanzo intenso ed atroce al tempo stesso, ambientato in una parentesi storica dalla quale non si può sfuggire. Nonostante la narrazione si interfacci con varie vicende, l’ombra di eventi negativi e di ciò che purtroppo storicamente è stato causa molti turbamenti nel lettore.  Seppur con malinconia La lunga notte di Parigi insegnerà una verità senza tempo, che va oltre ogni pagina storica. L’amore tutto può e riesce a colmare i cuori, non solo dei personaggi del romanzo ma anche del lettore che vivrà le loro storie dense di sentimenti diversi. I protagonisti, Jean-Luc ma anche Charlotte, che lavora in un ospedale, costantemente a contatto con i tedeschi che hanno bisogno di cure, sono accomunati da un obiettivo comune: la voglia di ribellarsi contro i soprusi e le piaghe della storia. Sono due personaggi dinamici, il cui carattere è ben chiaro sin dall’inizio e i cui comportamenti entrano da subito nel tessuto narrativo del romanzo, designandone l’identità. La lunga notte di Parigi: tra storia narrativa e storia mondiale L’autrice riesce a mettere in luce gli orrori della Seconda Guerra mondiale; la reclusione nei campi di sterminio, non solo di ebrei ma anche di tante… troppe, altre persone. Ingiustizie sociali, cancro di un’epoca storica che non avrebbe mai dovuto avere luogo, si esprimono al massimo. Parlare di tale contesto storico non è semplice, soprattutto farlo con razionalità e senza lasciarsi coinvolgere troppo emotivamente, usando dunque quello che si configura come il cosiddetto stile impersonale, senza digressioni. Ma Ruth Druart riesce nel suo intento, creando un romanzo coinvolgente, vero e commovente. Ne La lunga notte di Parigi s’intrecciano storie di gente comune, emozioni, pulsioni, suggestioni ma anche smarrimento, disperazione, non solo all’interno dei campi di concentramento, anche fuori. Una madre privata del figlio, unica scelta per far sì che il piccolo sopravviva; un bambino oramai cresciuto alla ricerca delle proprie radici; una madre biologica che rivendica il proprio ruolo e una madre adottiva a confronto. Tutto si mescola in un romanzo ricco di colpi di scena, dove nulla è lasciato al caso, all’interno del quale ogni elemento è messo al proprio posto. Il romanzo stimola a riflettere il lettore e mette in discussione i personaggi della storia, in un insieme continuo di interrogativi. Cosa avremmo fatto al posto dei protagonisti? Che […]

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Libri

La chimera di Praga, il nuovo romanzo di Laini Taylor

La chimera di Praga è un romanzo dell’autrice Laini Taylor edito da Fazi editore. Trama e ambientazione del romanzo “Karou è una studentessa d’arte, ha diciassette anni e di certo non passa inosservata lungo le strade di Praga. Ad attirare l’attenzione i suoi lunghi capelli blu, la sua pelle ricoperta da un’intricata filigrana di tatuaggi e parla tante lingue. Spesso scompare per giorni e nessuno sospetta che durante quelle assenze vada in giro per il mondo a compiere missioni per Sulphurus, il demone chimera che l’ha adottata quando è nata. La giovane Karou non sa praticamente nulla delle proprie origini e non ha ricordi dei genitori. Ecco quindi che tutti si chiedono chi sia quella giovane un po’ strana che si aggira per le strade di Praga. Da quale famiglia provenga, l’avventuriera diciassettenne”. La chimera di Praga è un romanzo molto coinvolgente, dove spesso il lettore è attanagliato da una serie di fitte domande. Il ritmo della narrazione è incalzante e non lascia nulla al caso. Grazie alla protagonista, alle vicende che la riguardano, al suo presente così vuoto di dettagli relativi al passato ma anche di una serie di ricordi, il romanzo assume velocità, diventando dinamico ed affascinante al tempo stesso. La chimera di Praga: un romanzo tra mistero e suggestione L’autrice configura i dettagli di uno scenario mozzafiato: i vicoli di Praga, così affascinanti e ricchi di storia ed antichità incontaminata. Proprio lì, in quello spazio tra passato e presente, si muove la protagonista, avvolta da una profonda solitudine, che smuove il cuore del lettore, creando una sorta di “attaccamento morboso” al romanzo. Un mondo vero ma al tempo stesso fantastico, grazie alla natura di Karou che improvvisamente sparisce per compiere non si sa bene che genere di “commissioni”. Avventura, sogno, fantasia, sconfinati poteri magici sono solo alcuni dei tanti tasselli ipnotici e notevolmente interessanti che costellano La chimera di Praga. Tutto ha un suo senso, al momento giusto tutto, man mano, tutto trova la sua rivelazione. Una storia e dei personaggi atipici si fanno spazio all’interno del romanzo, tra magia e bellezza, tra sogno e realtà. Chimere e serafini accompagneranno il lettore in una storia senza tempo, dove tutto è possibile, all’interno della quale ogni personaggio rivela una parte di sè, ma con un pizzico di mistero, grazie ad un alone di fantasia che manterrà viva l’attenzione. La chimera di Praga è un romanzo dall’andatura abbastanza scorrevole, pur essendo un po’ complesso in alcuni passaggi. Grazie allo stile relativamente accessibile utilizzato dall’autrice, si leggerà in un arco temporale relativamente breve ma non bisognerà escludere dalla propria attenzione nulla. Ogni cosa, seppur apparentemente insignificante, potrà rivelarsi importante per la comprensione delle vicende e degli avvenimenti. Il genere è simile a quello di uno Young adult ma è molto vicino ad un fantasy. Una cosa è certa: non mancano colpi di scena e molteplici misteri, non tutti rivelati. Probabilmente è proprio questo il fattore principale che dona consistenza a tutto; ogni parola, personaggio, avvenimento, sentimento è perfettamente identificabile ma […]

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Libri

Il circo dei piccoli miracoli: il nuovo romanzo di Carly Schabowski

Il circo dei piccoli miracoli è un romanzo dell’autrice Carly Schabowski edito da Newton Compton editori. Accenni alla trama: Il circo dei piccoli miracoli “Parigi, 1940. Michel Bonnet ha venti anni e vive grazie a piccoli lavoretti presso alcune fiere ippiche nella periferia della città. Quando Parigi viene invasa dai nazisti, diventandone “preda”, Michel sale clandestinamente sul primo treno diretto verso sud. Non sarà un viaggio qualsiasi il suo, ma qualcosa che gli cambierà l’esistenza…” Si tratta di un romanzo intriso di amore, ma al contempo la narrazione si tinge di mistero, enigmi nascosti in occhi pieni di lacrime, comportamenti non del tutto definiti, atteggiamenti strambi. È un fluire di parole che una accanto all’altra trasportano il lettore in una dimensione che si illumina di suggestione e caratterizzazione, grazie all’abile penna di Carly Schabowski. Il circo dei piccoli miracoli: uno stile “antico” ma estremamente moderno Un romanzo intenso e coinvolgente, caratterizzato da un linguaggio piuttosto semplice, che rende la trama ancor più bella e fluida. Ne Il circo dei piccoli miracoli i personaggi sopravvivono in un ambiente ostile, all’interno di quella che è la Francia occupata dai nazisti, dove soprusi e ostentazione del potere sono all’ordine del giorno ma nonostante quest’andamento prettamente storico, il lettore riesce a farsi trasportare dalla storia. Il procedere degli avvenimenti assume un andamento dinamico e mai scontato. Tutto avviene in modo naturale e l’amore diventa una costante in una società devastata. Sicuramente ciò che colpisce, oltre alla narrazione notevolmente dettagliata, sono le descrizioni di luoghi e personaggi, che non smettono mai di stupire. Leggendo Il circo dei piccoli miracoli il lettore intraprenderà un vero e proprio viaggio, proprio come quello del protagonista Michel Bonnet, grazie al quale il suo destino si unirà a quello di un’altra persona, Frida, anch’ella in fuga. Il giovane deciderà di seguire la ragazza in una compagnia circense della quale fa parte, ignaro che Frida in realtà gli nasconde qualcosa. Un segreto che ha giurato di non rivelare a nessuno e che potrebbe mettere Michel in serio pericolo. Il circo dei piccoli miracoli è un romanzo molto piacevole, che si legge in pochissimo tempo e sarà difficile lasciarlo andare una volta terminato. Dal punto di vista prettamente stilistico, si potrebbe dire che la celebre autrice, Carly Schabowski, famosa in tutto il mondo, segua una regola che probabilmente affonda le proprie radici un po’ nell’Umanesimo e un po’ nel Rinascimento. Costruisce una storia coinvolgente ed interessante, divisa in tre “atti”. Presenta luoghi, personaggi, contraddizioni e misteri, avvenimenti ed identità frammentate, per poi mescolare tutto e arrivare ad una conclusione tutta da scoprire. In questo modo, la tensione data dal gioco combinatorio della storia ne crea il movimento e quindi la capacità di catturare l’attenzione di chi legge. Tutto confluirà in un finale imprevedibile, che sorprenderà con amore e qualche dissapore.   Immagine in evidenza: www.newtoncompton.com

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Libri

L’impero. La vittoria impossibile: il nuovo libro di Anthony Riches

L’impero. La vittoria impossibile è il decimo romanzo della saga storica dell’autore Anthony Riches, edito da Newton Compton Editori. Perennemente in cerca di vendetta, Marco Valerio Aquila si trova di nuovo al centro del caos che scuote la città di Roma. 186 d.C. : dopo essere sfuggiti per un soffio al tradimento imperiale nelle foreste della Germania, Marco Valerio Aquila e i Tungri vengono inviati in Gallia, dove un fuorilegge di nome Maturno sta seminando il caos. Un gran numero di disertori e schiavi liberati, però, si unisce alla causa, e quello di Maturno potrebbe diventare qualcosa di più di un semplice brigantaggio: per la prima volta da una generazione, nell’aria c’è odore di ribellione. Lasciarsi alle spalle i ricordi di Roma è un sollievo, ma il protagonista scoprirà presto il pericolo insito nel suo viaggio verso occidente. L’impero. La vittoria impossibile: un romanzo storico “senza tempo” Un romanzo fortemente avvincente, all’interno del quale niente è lasciato al caso. Sin dalle prime pagine, un incipit perfettamente delineato solletica l’attenzione del lettore, catapultandolo nel passato. L’impero. La vittoria impossibile è perfettamente coeso e la trama si “misura” con una serie di elementi e fattori di notevole spessore. Catturare l’attenzione con un romanzo storico non è facile, qualcuno nel tempo ha sottolineato quanto i romanzi appartenenti a questo genere, in realtà piacciano esclusivamente agli appassionati, ma L’impero. La vittoria impossibile è diverso. Tutto si evolve, cresce, diventa difforme, si frammenta per poi ricongiungersi, con elementi eterogenei, posti in un costante intreccio che miscela passato e presente. La lettura è piuttosto semplice e molto avvincente: si concentra in una miscela perfetta di storicità ed identità. Ogni personaggio è dettagliatamente descritto, così come l’ambientazione all’interno del quale si muove. Centauri, soldati, centurioni, ciambellani, esperti militari, storie vissute e vicende dolorose, questi sono i punti cardine al cospetto di un romanzo che lascerà senza fiato. Così come “Sicuramente, alcuni degli uomini si dimostreranno all’altezza del compito, quando scenderanno in campo”, allo stesso modo l’autore Anthony Riches dopo aver conservato in un cassetto il proprio romanzo (come ha più volte affermato) non delude le aspettative di chi legge, coinvolgendo e trasportando in una dimensione scandita da funzioni narrative e testuali fortemente avvincenti. In tal senso nasce un vero e proprio confronto, sottolineato ancora oggi dai letterati e critici del nostro tempo. Il confronto canonico fra epos e romanzo o, meglio, la netta distinzione tra romanzo drammatico e romanzo neorealista (e quindi anche storico). L’impero. La vittoria impossibile non è un semplice romanzo storico, bensì l’identificazione di ciò che un libro appartenente a tale genere debba rappresentare. Il titolo fa riferimento ad una vittoria impossibile (e questo è un passaggio che si scoprirà solo leggendo il romanzo), ma una cosa è certa: questo libro rappresenta il trionfo del genere storico come identità prettamente tale. L’impero. La vendetta impossibile non fa storia: è storia vera e propria. La narrazione è intervallata da discorsi diretti tra i personaggi che riportano il lettore in quella precisa epoca storica, agli albori di una […]

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Riflessioni culturali

Perché iscriversi al Liceo classico: motivi e falsi miti

Iscriversi al Liceo classico è una scelta che riguarda sempre più studenti; infatti, secondo alcuni studi recentemente realizzati, tra i ragazzi intervistati, una percentuale piuttosto alta rivela di aver scelto tale indirizzo di studio o di averlo frequentato. Si tratta di una scuola superiore di secondo grado che, grazie allo studio di materie umanistiche e scientifiche, rappresenta un connubio perfetto per riscoprire la storia, rintracciando i segni del passato nel presente. Ma perché iscriversi al Liceo classico?  In questo momento, sembrerebbe che proprio tale indirizzo di studio sia quello che meglio aiuti i ragazzi a prepararsi alle sfide che li attendono. Grazie all’insegnamento della filosofia, ma anche le tantissime ore dedicate allo studio dell’italiano, gli studenti che scelgono il liceo classico riescono ad ottenere una preparazione ad ampio spettro. Inoltre, sono tanti gli insegnanti che sottolineano quanto lo studio delle materie classiche aiuti a ridimensionare la propria visione del mondo, aprendo a nuovi orizzonti. La scuola costituisce un immenso patrimonio culturale e pedagogico, di notevole spessore e quindi la scelta, soprattutto della scuola secondaria, è di particolare importanza. Indipendentemente dalla scelta, un istituto superiore di secondo grado dev’essere in grado di coinvolgere ed invogliare gli studenti ad apprezzare l’enorme rilevanza della cultura, dal linguaggio alla lettura, dalla matematica alla fisica, all’italiano, dalle materie artistiche all’educazione fisica. Ovviamente, va da sé che ogni scuola possa presentare dei livelli di complessità differenti, come nel caso del suddetto liceo classico. Una volta iscritti, il liceo (in questo caso classico) diventerà una sorta di “seconda casa”, in un percorso sicuramente dinamico ed impegnativo. Inoltre, sarà possibile svolgere una serie di materie extra-scolastiche, che daranno vita ad un percorso di studio ancor più interessante e stimolante. Liceo classico: tra falsi miti e modernità Uno dei luoghi comuni più diffusi è la convinzione che al Liceo classico non si studi la matematica. Nulla di più errato: l’insegnamento di tale materia è ovviamente previsto, anche se si affianca alle materie tradizionali, quindi a quelle di indirizzo: latino e greco antico. Il Liceo Classico è sicuramente la scelta migliore per chi ama le materie umanistiche, ma durante il percorso di studi sono presenti anche scienze, matematica e fisica, oltre alle lingue straniere come l’inglese. Tante materie, molte discipline mnemoniche che però diventeranno sempre più apprezzate. Iscrivendosi al Liceo classico, ovviamente, la mole di studio aumenterà rispetto ad un altro istituto superiore, ma si raggiungeranno degli obiettivi sorprendenti; esercitando molto la mente, infatti, tutto diventerà ponderato, ragionato e qualsiasi situazione o scelta che si paleserà ai nostri occhi potrà apparire più semplice. Comprovato è che studiando il greco e il latino, e in particolare traducendo le cosiddette versioni, si abitua il cervello all’attenzione al dettaglio e alla risoluzione di problemi complessi. Dunque, grazie allo studio approfondito ed analitico del latino e del greco (verso i quali spesso converge la maggior parte dei dubbi circa la scelta di questo indirizzo di studio), delle materie letterarie e della storia si scoprirà la vera identità dell’essere umano, lontano da come lo si vede […]

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Riflessioni culturali

Anabattisti: storia del movimento religioso

Gli Anabattisti furono i componenti di un movimento religioso nato nell’ambito della Riforma Protestante; il nome dei membri del movimento nasce dall’uso di ribattezzare gli adepti. Storia dell’anabattismo: elementi cardine e caratteristiche  In Italia, l’Anabattismo si diffuse a partire dal 1549, espandendosi rapidamente soprattutto nei territori del centro Italia. Ciò accadde soprattutto perché dal punto di vista prettamente religioso, proprio nel nostro Paese, la Riforma Protestante giunse molto precocemente; già dagli anni Venti del Cinquecento, infatti, circolavano i libri dei riformatori.  La predicazione di Martin Lutero non rimase circoscritta esclusivamente alla Germania ma si estese a tutta l’Europa ed ebbe due conseguenze principali: la nascita di nuove dottrine e l’adozione di quest’ultime in diversi Stati. Tra le nuove dottrine, spicca l’Anabattismo, diffuso inizialmente soprattutto in Svizzera e anche in Germania, con un andamento diverso.  I primi anabattisti, furono guidati a Zurigo da Conrad Grebel e si opposero fortemente alle idee del riformatore Ulrich Zwingli. Una serie di questioni, di cui almeno quattro rintracciabili, riguardano vari fattori. La prima si concentrava sul rifiuto del battesimo dei bambini, ritenuto “sbagliato” poiché un bambino non ne comprende il significato vero e proprio e quindi in un certo senso è “costretto” a riceverlo. La seconda opposizione, invece, riguardava la netta separazione tra l’autorità dello Stato e quella della chiesa; la terza sosteneva un più rapido e radicale processo di de-cattolicizzazione, rispetto ai tempi proposti da Zwingli e dai suoi collaboratori. Infine, la quarta questione riguardava la non violenza, e il rifiuto di qualsiasi azione armata. Si trattava certamente di persone colte, intellettuali, per quanto concerne i gruppi formatisi in alcune città; nelle campagne invece, andò concretizzandosi un profondissimo settarismo che condusse poi ad una vera e propria riforma sociale. Ovviamente questo dualismo tra cosiddetti colti e popolo, giustifica le diverse e tante contraddizioni che caratterizzano il movimento Anabattista. In modo molto simile a quello dei luterani, gli Anabattisti sottolineavano l’importanza della fede personale in Dio opponendosi a ogni ritualismo; si organizzarono in comunità di convertiti dal nuovo battesimo con connotazioni fortemente egualitarie e antigerarchiche. Forti della loro condizione di veri credenti, puri e incontaminati, gli anabattisti rifiutavano di riconoscersi cittadini d’uno Stato e di riconoscere a esso un qualsiasi potere in materia religiosa. Anabattisti: diffusione rapida ma “a macchia d’olio” Mentre si diffondeva velocemente in questi territori, alcuni anabattisti abbandonarono gradualmente il concetto della non-violenza, impadronendosi con la forza della città di Münster dove fu imposto il battesimo a tutti i cittadini adulti. Coloro che rifiutavano il sacramento vennero cacciati dalla città. Ricordiamo che il movimento anabattista fu duramente perseguitato dalle classi aristocratiche e dai primi riformatori; Lutero e Zwingli utilizzarono la stessa parola “Anabattista” come termine spregiativo per indicare ogni gruppo protestante radicale di tendenza eterodossa (ossia riguardanti gruppi di persone che professano dottrine ma anche opinioni, diverse da quelle accolte come vere e quindi giuste). La parola Anabattista col tempo perse il reale significato, e da esso nacquero altre chiese come quella degli Amish, dei Mennoniti. La posizione degli anabattisti comportava una frattura […]

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Riflessioni culturali

Riforma goldoniana: la rivoluzione del Teatro

La Riforma goldoniana è un importantissimo progetto teatrale promosso da Carlo Goldoni, uno degli autori più fecondi della letteratura italiana –oltre centosessanta titoli- mossi dall’intento di rivoluzionare la commedia tradizionale. I tratti più significativi della Riforma goldoniana Innanzitutto la Riforma goldoniana si oppone alla cosiddetta Commedia dell’arte, rivolta ad un pubblico ampio e finalizzata esclusivamente al divertimento; tale Commedia si basava su schemi fissi, predefiniti, spesso ritenuti banali, con forme di comicità volgari e grossolane. L’intento principale di Carlo Goldoni e della Riforma da egli promossa, fu quello di correggere i caratteri errati della Commedia dell’arte. Superare quella standardizzazione era di fondamentale importanza, soprattutto per dare valore ed identità al teatro, rivoluzionandolo. Ovviamente il cambiamento proposto da Goldoni avanzò in modo graduale, per far sì che il popolo, gli spettatori si abituassero a qualcosa di nuovo, sconosciuto. Quali furono le principali novità? Goldoni innanzitutto abbandonò il canovaccio, un breve riassunto della trama, partendo dal quale poi, gli attori si trovavano ad improvvisare la trama. A sostituirlo il copione, un testo scritto, in cui erano riportate integralmente le battute che l’attore doveva imparare a memoria. Altra novità importante riguardò le maschere tipiche della Commedia dell’arte, sostituite da personaggi veri, psicologicamente definiti, nati grazie alla reale osservazione della società. Sparirono i ben conosciuti personaggi stereotipati, che il pubblico era abituato a vedere in scena; tra questi Pulcinella, Arlecchino. Un altro aspetto profondamente rivoluzionato, nell’ambito della Riforma goldoniana, riguarda il linguaggio. Anch’esso infatti, si basò sull’esigenza di realismo propinata da Goldoni, ossia all’intento di rendere quanto avviene sulla scena, quanto più collimante con la realtà e dunque con la vita reale. Una lingua chiara e semplice, senza mai scadere nella volgarità, e nel gergo. “Il teatro deve essere apprezzato da tutti”, e quindi non solo dai ceti bassi, ma anche dai borghesi. Man mano prenderà piede sempre più il dialetto veneziano, lingua d’arte, usato soprattutto nell’ultima fase della produzione goldoniana. In tal senso, si spiega anche la scelta dei personaggi; essi derivano direttamente dalla realtà nella quale Goldoni vive, la realtà storica della Serenissima, governata dall’aristocrazia, fortemente osteggiata. La classe sociale che l’autore sceglie nell’ambito della propria Riforma è la borghesia, ritenuta valida, l’unica in grado di governare Venezia e nei confronti della quale Goldoni nutre una profonda stima. Ricordiamo che a Venezia il teatro era molto radicato, sia per la presenza di sale sia per le compagnie che vi lavoravano. La Riforma goldoniana infatti, non intende solo modificare un genere letterario ma piuttosto “rivoluzionare” seppur gradualmente, lo spettacolo, intervenendo direttamente su esso e sui rapporti con il mondo esterno, con la società. Per Goldoni, il teatro è una sorta di impresa commerciale che deve obbedire a determinate “leggi di mercato”, provando a soddisfare i gusti e le richieste del pubblico. Per quanto concerne i contenuti, profondamente collegati al linguaggio scelto, Goldoni costruisce dialoghi non fondati su battute autosufficienti, ma basati sull’interazione comunicativa, proprio come avviene nei reali. La Riforma goldoniana prese il via con la celebre opera intitolata “Momolo cortesan”, una commedia […]

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Libri

Pausa caffè con gatti: il nuovo romanzo di Charlie Jonas

Pausa caffè con gatti è il nuovo romanzo di Charlie Jonas edito da Garzanti. L’autore tedesco Charlie Jonas, nella stesura del suo amabile romanzo, si è ispirato a qualcosa che realmente esiste; in una libreria del Canada, è infatti possibile comprare libri e adottare gatti. Qualcosa di estremamente dolce e tenero al tempo stesso; cultura e amore insieme. Trama e curiosità “Si aggirano furtivi tra i tavolini, dormono sugli scaffali, usurpano le sedie più comode. Sono loro i veri padroni della caffetteria più famosa della città: i gatti, come la dolce Mimi. Sarà forse per questo che proprio lì, in quel luogo, si susseguono avvenimenti straordinari. Ascoltando il suono delle fusa, dolce melodia, tutto sembra più facile, ogni scelta meno difficile, ogni errore meno irrimediabile. Perché tutti hanno ostacoli da superare e scuse da fare, ma i gatti possono aiutare a trovare il coraggio di cambiare”. La narrazione inizia con la vicenda di Susan, una signora che ha sempre vissuto in Germania e che dopo la morte del marito ha preferito non viaggiare più. Un delicato intervento chirurgico al quale dovrà sottoporsi si tramuta in occasione di viaggio. La donna sceglie Ischia, isola del Golfo di Napoli, come destinazione della propria vacanza. La ben nota “ isola verde “è descritta con qualche stereotipo che probabilmente non tutti condivideranno, possiamo dire che l’autore ne sottolinea le sembianze “all’italiana”, ma ciò è solo un dettaglio e non influirà sulla storia vera e propria. Tuttavia, la digressione sul viaggio di una delle protagoniste, permetterà evadere dall’immagine standardizzata dell’ambientazione unica che spesso contraddistingue tanti romanzi, e si configura come una nota di freschezza per Pausa caffè con gatti. La Signora Susan decide dunque di viaggiare, inizialmente per poco tempo, e poi dilatando sempre più i giorni di vacanza. Decisa più che mai, l’unico “problema” è Mimì, il suo gatto, dalla quale non si è mai allontanata. Il gatto, che diventerà il fulcro dello splendido romanzo, sarà affidato alle amorevoli cure di Leonie, proprietaria di una caffetteria. Grazie alla presenza di Mimì, alle fusa che dispensa a tutti, senza pensarci troppo, alla tenerezza del suo sguardo, alla morbidezza del manto che avvolge il suo corpo, la caffetteria diventerà un luogo magico, amato e ben voluto da tutti. Un luogo dove nell’aria si respira amore, all’interno del quale ogni cosa si tinge di semplicità. Mimì diventa, pagina dopo pagina, il gatto di tutti, e la sua presenza stravolgerà la vita delle tre protagoniste del romanzo. Pausa caffè con gatti: amare incondizionatamente il proprio amico a quattro zampe Charlie Jonas sottolinea l’importanza di avere con sé un animale, in questo caso un gatto, che dona amore incondizionatamente. Convivere con un animale non è semplice, occorre assumersi delle responsabilità, che saranno poi ripagate incommensurabilmente, grazie al rapporto speciale che si crea con i propri amici a quattro zampe. Proprio su ciò verte il romanzo intitolato Pausa caffè con gatti. Le protagoniste, grazie ad uno stile scorrevole e semplice, senza artefatti, vivono la quotidianità con tutto ciò che essa […]

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Culturalmente

Guerra e pace di Lev Tolstoj: la storia che si affianca alla realtà

Guerra e pace è un romanzo di Lev Tolstoj, scritto tra il 1863 e il 1869, considerato da molti il più grande romanzo storico dell’Ottocento. Lev Tolstoj è uno dei più grandi autori di tutti i tempi, sicuramente tra i più celebri scrittori russi. L’autore, sul quale ancora oggi si dibatte, provò a convincere nelle ultime pagine di Guerra e Pace, uno dei suoi capolavori, che i cosiddetti “grandi uomini, in realtà non contano niente”. Guerra e pace: un romanzo che oltrepassò i confini Lev Tolstoj iniziò a scrivere il suo romanzo molto presto, a trentacinque anni. La personalità, già perfettamente delineata, e quell’ideologia che ammaliò i lettori dell’illustre romanzo, nascono dalla capacità dello scrittore di infondere nel proprio romanzo una forte maturità, accostata ad una altrettanto forte capacità d’introspezione psicologica. Guerra e Pace s’inserisce in un contesto storico importantissimo, tant’è che l’opera diventò una vera e propria epopea caratterizzata da due concetti chiave (utili a comprendere meglio il fitto tessuto narrativo del romanzo). Uno degli aspetti primari, notevolmente importante, è basato sulla convinzione che “La storia non è fatta dai grandi condottieri (tra i quali Napoleone, descritto con parole non propriamente floride) ma da gruppi di individui, ossia il popolo, ma anche i ricchi, i nobili, gli umili, i generosi, i sognatori“. Le prime edizioni di Guerra e pace, furono pubblicate a partire dal 1865, sulla rivista Il Messaggero russo, ma due anni dopo, l’opera, immensa in bellezza e testo, aveva già rotto gli argini, oltrepassando i confini letterari, diventando qualcosa di grande ed ambizioso. Sicuramente con Guerra e Pace si delinea la grandezza di Lev Tolstoj, che si contrappone per certi versi alla grandezza ideologica che lo caratterizzava, sulla quale ancora oggi gli storici si soffermano. L’intento dello scrittore russo apparve subito chiaro: sconfessare l’ideologia romantica della guerra, stravolgendo le gerarchie ideali esistenti, fornendo una versione caricaturata dei personaggi. Napoleone Bonaparte: secondo Tolstoj un condottiero vanitoso e stratega Tra i vari personaggi storici presenti nell’opera, grande rilievo (non propriamente in chiave positiva) fu data a Napoleone Bonaparte, colpevole di credere d’essere l’artefice del proprio destino, descritto come un bambino che sopra ad una carrozza si crede il conducente. Ricordiamo che il condottiero venne ritratto sul campo di battaglia di Borodino, in Russia. In quell’occasione, nonostante la vittoria, l’esercito francese subì gravissime perdite. Nel romanzo, ogni aspetto di relativo a Napoleone Bonaparte, è annotato da commenti di vari autori: tra questi Nikolaevich che sottolineò il contrasto tra la nullità dell’imperatore e la sua autostima sopravvalutata. All’interno del romanzo, si configura l’immagine del popolo russo, ben distinto dalle personalità storiche, che si muove all’unisono, senza pianificazione, strategie, con una visione funzionale che gli consente di trasformare la guerra in un evento glorioso. Il popolo russo e Napoleone Bonaparte, sono due aspetti rilevanti del romanzo, poiché permettono di distinguere tra personaggi storici e personaggi umani, ben delineati da Tolstoj. Il mondo storico permette di dare una configurazione storica alla trama, mentre il popolo sottolinea l’agire umano, la verità, senza artefatti, e dunque la morale. […]

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Musica

Giacomo EVA presenta il suo primo Ep: Sincero

Giacomo EVA, cantautore italiano, presenta il suo primo Ep intitolato “Sincero”, già disponibile in tutti gli store digitali. L’ artista ha partecipato a programmi di fama nazionale come XFactor e AMICI, è autore, tra gli altri, di Dear Jack e per Francesco Renga nel 2019 firma “Aspetto che torni” in gara al Festival di Sanremo. Tra i brani che compongono l’Ep, “Azzurro scontato”, in cui suoni melodiosi accompagnano la canzone, mentre la voce dell’artista, quasi come se stesse sussurrano, dà forma concreta a tutto, armonicamente. Voce e pianoforte si alternano in un “abbraccio forte e stretto” così come canta Giacomo EVA; un abbraccio musicale che arriva dritto al cuore con semplicità, grazie a parole che lasciano il segno e teneramente parlano d’amore. Un amore sognato, che si palesa attraverso le parole che compongono il testo di “Azzurro scontato”. Squarci di realtà, parole brevi e perfettamente collimanti, brandelli di vita, esistenza, pezzi di sè, dolore, paura, invincibile voglia di cure e silenzi: tutto converge verso un amore sognato. L’ amore sopra tutto e tutti; al di là di ogni possibile insufficienza quotidiana, lontano da tutte le tessere di un’esistenza a tratti difficili, logorante ma al contempo bella per altri aspetti. A chi non capita di vivere un momento di ansia, anche solo per una banalità che causa preoccupazione in noi? L’ansia, purtroppo oggigiorno è una costante e riguarda un po’ tutti. “Cara ansia”, altro singolo contenuto nell’Ep, è un brano che emoziona ad ogni nota. Giacomo EVA canta l’irrefrenabile voglia di vivere semplicemente, senza ricordi inquinati dall’ansia, che a volte toglie il fiato. Uno stato d’animo, una lettera rivolta a sé stesso. L’autore e cantate Giacomo EVA rivela di non aver timore a parlare del modo in cui combatte contro quel mostro chiamato “ansia” attraverso le proprie canzoni. “Solo che vorrei un pò di giorni senza che poi tu ritorni” riassume l’essenza del brano, meravigliosamente vero e tristemente realistico, che sembra accomunare tante… tantissime persone.  “I miei regali” è un brano che rappresenta un vero e proprio atto di sincerità da parte del celebre artista. Una canzone intrisa di sinfonie perfettamente accordate tra loro; nota dopo nota tutto si trasforma in emozione, scuotendo l’anima di chi ascolta. Giacomo EVA, autore che si identifica e che si contraddistingue per le varie sfaccettature che caratterizzano la sua musica, ha scritto un testo all’interno del quale un amore precario si fa spazio contro ogni uragano, trionfando grazie alla bellezza dei sentimenti. Sicuramente il timbro e la voce soave del cantautore aiutano a lasciarsi travolgere dalla melodia dei suoi brani. Due elementi fortemente caratterizzanti, che confluiscono in canzoni nelle quali è possibile riconoscersi. “Sincero”, oltre ad essere il titolo dell’Ep, è anche un brano ivi contenuto; ascoltando la canzone, ci si accorge che voce e pianoforte si alternano in una commistione perfetta. Il brano, dal sapore retorico e metaforico, così come gli altri, è un modo attraverso il quale Giacomo EVA racconta come un amore potrebbe guarire una malattia d’amore. Non è un gioco di parole, può sembrarlo, ma in realtà […]

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