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Eroica Fenice

Culturalmente

San Biagio dei librai: una cultura tra passato e presente

San Biagio dei librai: un viaggio alla scoperta di questa strada così caratteristica a Napoli | Opinioni San Biagio dei librai è il nome con il quale si fa riferimento ad una delle strade più antiche di Napoli, meglio nota come Spaccanapoli, in quanto essa divide, essendo perfettamente lineare, la parte antica della città tra Nord e Sud. Via San Biagio dei librai è la parte centrale di un antico decumano inferiore (con tale termine si indica una delle tre antiche strade dell’impianto urbanistico, elaborato nel VI secolo a.C. e quindi collegato all’epoca greca, che costituisce il fulcro storico di Napoli), il quale deve il suo nome alla Corporazione dei Librai che lì nasceva; inoltre, uno dei più famosi librai appartenenti alla Corporazione fu il padre di Giambattista Vico, famoso filosofo e storico napoletano. Molto probabilmente, l’accezione San Biagio dei librai si collega anche alla presenza di una piccola chiesetta del XVII secolo dedicata appunto a San Biagio, ormai chiusa da tempo. San Biagio è il santo protettore della gola. Gli appassionati di libri non possono non visitare San Biagio dei librai. Gli stessi napoletani ammettono di visitare più volte, durante l’anno, la famosa strada, particolarmente amata soprattutto dagli studenti, per la presenza di bancarelle e di piccole ma caratteristiche librerie, con, esposti, libri di tutti i generi. Immergendosi tra scaffali colmi di libri (anche edizioni rare), si possono trovare e consultare tantissime librerie o le sedi di alcune tra le più importanti case editrici locali, la cui attività è amplificata dalla presenza di molte istituzioni formative superiori e universitarie. Poco distante, infatti, si trova la sede dell’Università Orientale di Napoli, la Facoltà di Architettura dell’ateneo Federico II, ma anche il Conservatorio di San Pietro a Majella, l’Accademia di Belle Arti e alcuni punti di riferimento dal notevole valore storico, come il Liceo Classico Genovesi, situato nell’antico Palazzo delle Congregazioni e all’interno del quale studiarono noti protagonisti della cultura del ‘900, come il filosofo Benedetto Croce, e il Convitto Nazionale Vittorio Emanuele II, il cui ingresso fronteggia una grande statua di Dante Alighieri, poeta, padre della lingua italiana, riprodotto da Tito Angelini; opera lì posizionata il 13 luglio 1871. Ovviamente, oltre che per i fattori di notevole rilievo culturale, San Biagio dei librai è famosa anche per un altro motivo, di natura filosofica: in un palazzo al numero 112 di Via San Biagio dei librai nacque Giambattista Vico.  Visitando la zona, si può infatti notare che, proprio in corrispondenza della stanza dove Vico, mente illustre di Napoli, trascorse infanzia e adolescenza, c’è una targa che recita: “In questa camerata nacque il XXIII giugno MDCLXVIII Giambattista Vico. Qui dimorò fino ai diciassette anni e nella sottoposta piccola bottega del padre libraio usò passare le notti nello studio. Vigilia giovanile della sua opera sublime. La città di Napoli pose”. Devozione a San Biagio, cultura e religione La devozione a San Biagio si amplificò soprattutto grazie alle monache armene, che arrivarono a Napoli durante la guerra iconoclasta, ossia contro le immagini, portando le reliquie del […]

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Culturalmente

Monumenti famosi: un viaggio dall’Italia alla Cina

I monumenti famosi, architettonici o artistici, sono delle opere create dall’uomo, nel corso del tempo, dal profondo significato storico e culturale. L’importanza di un monumento può essere di natura architettonico-artistica, tecnico-artigianale e storico-scientifica. Sono diversi i monumenti famosi, che rappresentano il fulcro dell’identità storica e artistica di una determinata località Monumenti famosi e Italia: un connubio cantato dai poeti civili della nostra Penisola in tutti i secoli, infervorati dalla vastità del patrimonio artistico e culturale che l’Italia mette a disposizione. Italia, custode di capolavori ammirati da tutto il mondo, irriducibile giacimento di monumenti e simboli culturali che ne hanno fatto la fama come Patria dell’arte, è squisito serbatoio di edifici storici e meraviglie intramontabili. Per omaggiare la grandezza artistica italiana, ripercorriamo  la storia dei suoi monumenti famosi ubicati lungo lo stivale più invidiato del mondo per l’unicità dei suoi tesori! Monumenti famosi in Italia Palazzo Ducale di Venezia Antica sede del Doge e delle magistrature della Serenissima, è situato a piazza San Marco, contigua all’omonima basilica, ed è considerato uno dei simboli di maggior fama della città di Venezia. Dagli affascinanti tratti bizantini e orientaleggianti, il Palazzo Ducale appartiene al gusto gotico veneziano. Segue tutte le vicissitudini storiche della città di Venezia. Il corpo principale, robusto, si regge su esili colonne in una squisita antitesi architettonica. Tra gli interni, una pinacoteca aperta al pubblico, e distribuito tra le facciate e le stanze del Palazzo Ducale un cospicuo numero di opere d’arte, alcune delle quali perdute durante gli incendi che hanno devastato il monumento negli anni. Cattedrale di Santa Maria del Fiore a Firenze La terza Chiesa europea in ordine di grandezza, simbolo della città di Firenze. La sua costruzione fu voluta dalla Signoria di Firenze e i lavori per l’edificazione furono interrotti e ripresi varie volte da personalità artistiche di rilievo quali Giotto o Brunelleschi, autore della celeberrima cupola. Conosciuta anche come Duomo di Firenze, la cattedrale attrae immediatamente per le sue dimensioni monumentali e per il fatto di presentarsi come un blocco unitario: le differenze stilistiche tra le parti emergono da un’analisi più approfondita. Duomo di Milano Terza chiesa cattolica al mondo, è tra i monumenti famosi che più meritano di essere visitati e ammirati. Cattedrale dell’arcidiocesi di Milano, è dedicata a Santa Maria Nascente ed è frutto della volontà di Gian Galeazzo Visconti, signore di Milano, il quale fu il primo a volerlo coperto interamente di marmo bianco. La vicenda edilizia legata al duomo è assai articolato: fu ultimato solo a distanza di cinquecento anni dall’inizio della sua costruzione. Colosseo Conosciuto anche come Anfiteatro Flavio, è il più grande anfiteatro del mondo e come tale annoverato tra i Patrimoni dell’umanità dall’UNESCO. Inaugurato da Tito nell’80 d.C., in piena epoca Flavia, divenne ben presto emblema della città imperiale che proponeva svaghi e intrattenimenti al popolo. Infatti il Colosseo era adibito agli spettacoli dei gladiatori e a manifestazioni pubbliche di diverso genere. Cessa di essere utilizzato dopo il VI secolo; in seguito, infatti, svolse prevalentemente la funzione di cava da […]

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Cucina e Salute

Cene vegane, alcuni consigli: gusti diversi ma stessa bontà

Le persone che scelgono uno stile di vita vegano, sono in crescita e preparare delle cene che quindi accontentano i gusti di tutti i commensali, spesso non è semplice. Il menù da realizzare per delle cene vegane, va studiato in tutti i dettagli, con largo anticipo, soprattutto per riuscire a reperire tutti gli ingredienti, spesso non facili da trovare. Durante le cene vegane, uno dei consigli più semplici da seguire, è quello di preparare un primo piatto a base di riso, da condire poi con verdure, latte di cocco e curry. È una ricetta facile da preparare, gustosa e carina da presentare. Inoltre, in questo caso, anche l’apporto calorico, è giusto, e quindi non si avranno problemi dal punto di vista nutrizionale. Un altro consiglio per organizzare cene vegane di qualità, è quello di preparare un ricco aperitivo, con tante piccole leccornie, quali, polpettine di pane (ovviamente senza latticini e senza uova) insalate a base di avocado e semi vari, condite con spezie, frutta secca e noce moscata e degli spiedini, con pomodorini e formaggi senza lattosio. Quelle elencate sono una serie di preparazioni veloci, ma buone, che contribuiranno a donare gusto e colore ai propri aperitivi, senza impiegare troppo tempo. Chi sono i vegani Chi sceglie di adottare un’alimentazione vegana, rifiuta ogni cibo di derivazione animale. I vegani sono nati nel 1944 quando due animalisti britannici, D. e E. Shrigley crearono la Vegan Society britannica, lasciando la Vegetarian Society (la più antica organizzazione vegetariana mondiale) poiché dissentivano sullo sfruttamento animale nella produzione di latticini. Consigli pratici e adatti ad ogni occasione Naturalmente, i semplici consigli cui si faceva riferimento in precedenza, sono applicabili nell’ambito delle cene vegane preparate in casa. Per quanto riguarda le cene fuori, un vegano è perfettamente consapevole che potrà frequentare solo determinati ristoranti, pub, pizzerie, nella maggior parte dei casi, luoghi conosciuti, che propongono, oltre ai piatti tradizionali, anche preparazioni vegane. Spesso, può essere utile scegliere un ristorante giapponese; solitamente il menù giapponese piace a tutti, e un vegano avrà ampia scelta, tra hosomaki o uramaki con riso, alga nori e avocado, ma anche cetrioli/daikon, zuppa di miso, the verde o gelsomino. Un altro consiglio per delle cene vegane preparate in casa, è quello di evitare i cosiddetti piatti pronti, da riscaldare e servire; tali alimenti, infatti, potrebbero contenere tracce di panna, burro, o comunque, derivati animali spesso nascosti. Quando si struttura un menù per cene vegane, è opportuno non modificare delle ricette tradizionali, che prevedono l’utilizzo di derivati animali. In questo caso, il risultato sarebbe quello di portare in tavola dei “piatti modificati” ai quali mancheranno troppi ingredienti, che risulterebbero poco appetibili. Il consiglio che sembra in realtà il più banale, è quello di essere creativi e semplici al tempo stesso. Spesso si pensa che le verdure, onnipresenti nelle cene vegane, siano poco appetibili, in realtà non è così. Le verdure, se cucinate in modo saporito, e quindi non esclusivamente al vapore o alla griglia, risulteranno appetibili e di forte eco. Oltre ai piatti da preparare […]

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Fun e Tech

Youtuber italiani, chi sono e cosa li rende famosi

Scopriamo insieme chi sono gli youtuber italiani più famosi! YouTube è la piattaforma web che consente la condivisione e visualizzazione in rete di video per eccellenza; negli ultimi tempi è utilizzata soprattutto per seguire una figura che negli ultimi anni ha avuto sempre più sviluppo e spazio nell’ambito del web: lo youtuber. Gli youtuber italiani sono tantissimi, sia coloro che registrano molti iscritti, sia quelli che, pur avendone pochi, riescono comunque a raggiungere un determinato pubblico. Esistono diversi canali YouTube che offrono contenuti vari, dalle rubriche di cucina, ai consigli make-up, dai suggerimenti o influenze di tipo commerciale, al mondo dei libri. Insomma, un vero e proprio mondo cui attingere e ispirarsi. YouTube, dopo Google, è la piattaforma web più visitata, con oltre un miliardo di utenti al mese che accedono ad oltre 4 miliardi di video al giorno. Gli utenti del web guardano i video principalmente per due motivi: per imparare qualcosa e risolvere un problema oppure semplicemente per passare del tempo. Dunque, ogni youtuber è perfettamente consapevole, in base all’impronta che decide di dare al proprio canale, della tipologia di video da pubblicare e del pubblico cui essi sono rivolti. Più il video sarà originale e attinente al tema del canale, più esso diventerà “appetibile”. Nel nostro Paese, i video più seguiti, sono quelli degli youtuber italiani che si occupano di ASMR, una vera e propria tecnica di rilassamento. Gli youtuber italiani che scelgono i video ASMR sono vari, ma tra i più seguite c’è “Chiara ASMR”; Chiara è una giovane ragazza che sussurra ai propri iscritti parole dolci, melodie, producendo suoni, sinfonie, e che è riuscita a collezionare quasi cento milioni di visualizzazioni su YouTube con l’arte di abbassare i toni. A giugno 2018 una ricerca del dipartimento di Psicologia dell’Università di Sheffield ha dimostrato che, mentre si guardano i video ASMR, nelle persone che provano i famosi formicolii, la frequenza cardiaca si riduce significativamente, in media di 3,14 battiti al minuto, e aumenta notevolmente il rilassamento. La youtuber citata ha scelto di improntare il proprio canale sull’ASMR, che non tutti amano, non tutti comprendono e, soprattutto, di cui non tutti beneficiano, ma, con tenacia e passione, è riuscita a collezionare sempre più visualizzazioni, regalando piacere e gioia a chi la segue. YouTube: crescita progressiva di contenuti YouTube è in progressiva crescita, quindi è importante seguire con costanza tutte le fasi di produzione e pubblicazione dei video, oltre a tutti i contenuti strettamente collegati, come: informazioni, descrizioni, didascalie, sottotitoli. In questo senso è importante stabilire una relazione duratura con i propri iscritti, interagendo con loro in modo costante. Ovviamente YouTube offre anche la possibilità di divertirsi e sorridere, con video leggeri e ironici al tempo stesso. Anche l’umorismo è un elemento interessante, in quanto crea uno spirito di gruppo. YouTube aiuta a instaurare un rapporto speciale tra follower e youtuber, facendo diventare i contenuti quasi una proprietà comune. È il caso di due youtuber italiani, Sofia Scalia e Luigi Calagna, ovvero i “Me contro Te”, la coppia […]

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Culturalmente

Idiomi: uso, caratteristiche e varietà della lingua

Gli idiomi indicano indifferentemente una lingua o una varietà di lingue. A tal proposito, occorre un particolare riferimento all’ambito linguistico in cui s’inseriscono gli idiomi. Un termine, una parola, assume un significato diverso in base a diversi fattori, si dice quindi che esso abbia varie accezioni. Con maggior precisione si potrebbe dire che gli idiomi fanno riferimento alla lingua in uso, propria, di una determinata nazione. Ogni idioma presenta proprie fattezze, proprietà e maniere, risultando fondamentale nell’ambito della linguistica generale. Dal punto di vista prettamente linguistico, gli idiomi, per essere considerati tali, devono poter essere isolati nei propri costituenti, ossia nelle parti che li caratterizzano, le quali devono risultare perfettamente distinguibili. La lingua, detta anche idioma, è un sistema di comunicazione vocale o segnico proprio di una comunità umana. Indica quindi il modo concreto e determinato storicamente in cui si manifesta la capacità del linguaggio umano dal quale si distingue in senso proprio. Gli idiomi possono essere classificati in base a diverse caratteristiche, tra queste, prima tra tutte, la convenzionalità, in quanto il relativo uso e significato non è assolutamente prevedibile, ma può essere analizzato isolando i costituenti (ossia le parti) che lo compongono. Altra caratteristica molto importante è il senso figurato, poiché, essi generalmente implicano l’uso di metafore, allusioni, metonimie, in grado di farne comprendere il significato preciso. A tale caratteristica, si collega anche il cosiddetto senso proverbiale, legato all’utilizzo informale degli idiomi, utilizzati in circostanze familiari. Il significato degli idiomi non è definibile letterale, ma derivando da quello letterale, viene reso convenzionale, anche se non in modo del tutto arbitrario. Ciò riguarda soprattutto le frasi idiomatiche, cui accennato precedentemente, che si rivestono di un significato spesso metaforico, allusivo. Naturalmente, con il termine “idiomi”, non si indica esclusivamente la lingua propria di una nazione, ma un insieme di frasi, cliches, proverbi e allusioni, indicati come “frasi idiomatiche”. Tra le più diffuse frasi idiomatiche italiane, abbiamo: “Pietro torna indietro”, “chiodo schiaccia chiodo”, “avere un diavolo per capello”, “da che pulpito viene la predica”; potrebbero sembrare delle filastrocche, ma in realtà sono delle espressioni dal particolare significato, dal valore morale e retorico, con una specifica peculiarità enfatica. Gli idiomi, permettono di riscoprire l’uso implicito di determinate accezioni, talvolta arcaiche o in disuso, che promuovono una rivalorizzazione territoriale, sociale e linguistica; ovviamente, un idioma caratterizza la lingua parlata, adattandosi inevitabilmente alle esigenze proprie del linguaggio scritto. Lo status degli idiomi, si rifà alla relativa funzione sociologica corrispondente, ossia alle caratteristiche ambientali, sociali, territoriali, individuali, scolastici. E lo status stesso riguarda un sistema, l’insieme degli idiomi, nella relativa totalità. Gli idiomi permettono di comprendere la validità di una lingua, mostrando le diverse accezioni e usi. Ogni località possiede una varietà differente di idiomi, il cui significato si denota in base alla categoria di appartenenza. Ad esempio, ogni regione possiede molteplici varietà regionali, (idiomi) che si contraddistinguono per l’uso e per i vari livelli di significato. Immagine in evidenza: https://www.estambul.net/wp-content/uploads/2015/03/idioma-estambul-net-3.jpg

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Fun e Tech

Social network: quali sono i più conosciuti ed utilizzati

Il termine social network tradotto in italiano significa “reti sociali”; essi rappresentano una sottocategoria dei social media. Il primo social network ad essere riconosciuto come tale fu lo statunitense Sixdegrees.com, lanciato nel 1997 dalla MacroViewCommunications con sede a New York. Si tratta del primo sito ad offrire agli utenti la possibilità di creare un proprio profilo pubblico online, di gestire una lista di contatti e di interagire con altri utenti attraverso messaggi privati. Nella storia del web tutto ebbe inizio nel 2002, quando Internet divenne una piattaforma multinazionale, all’interno della quale gli utenti possono condividere contenuti, basando le proprie attività sull’interconnessione tra produttori e utilizzatori finali. Inoltre, l’avvento dei cosiddetti social network è stato favorito dall’evoluzione delle nuove tecnologie di connessione, che consentono uno scambio di contenuti molto più rapido rispetto al passato. Quali sono i social network più famosi Tra i più famosi social network il primo da menzionare per utilizzo e fama è Facebook, creato e sviluppato nel 2004 da Mark Zuckerberg; ovviamente è uno dei tanti social esistenti, che però si distingue tra tutti poiché le ultime stime parlano di circa 175 milioni di iscritti nel mondo (in Italia circa 7 milioni). Facebook, almeno inizialmente, non presentava nessun aspetto che lo discostasse dagli altri social esistenti: era semplicemente una community, grazie alla quale tutti potevano creare un profilo personale e comunicare con amici, parenti, anche di vecchia data, oltre a poter postare foto o video. Altro social network famoso è Twitter, il cosiddetto “social dei cinguettii” (dal quale deriva il nome, legato al verbo inglese “to tweet”, appunto, cinguettare) nato nel 2006. Si tratta di una piattaforma gratuita, che permette di condividere messaggi non superiori ai 140 caratteri, con la possibilità di allegare anche foto o indicare la propria posizione geografica; tale social network è utilizzato anche da numerosi professionisti, per pubblicizzare attività commerciali e per instaurare un rapporto diretto con le persone. Naturalmente, ogni utente può liberamente creare una propria pagina, cioè un profilo in cui inserire informazioni come nome e cognome, foto profilo, copertina, breve biografia personale ed eventualmente un sito. Oramai sono sempre più numerose le persone, che si tratti di aziende o di semplici utenti, che possiedono un blog o un sito personale, curati nei minimi dettagli e ai quali si dedicano costantemente, condividendo anche aspetti personali, o anche solo per farsi conoscere. A tal proposito, un altro social network molto utilizzato è Instagram; si basa proprio sulla condivisione di contenuti (brevi video o fotografie) da gestire con i cosiddetti “hashtag”, ossia delle parole chiave che permettono delle interazioni rapide e ad ampio raggio di azione. Instagram attualmente risulta il social network più utilizzato dalle aziende per monitorare i comportamenti e le attitudini commerciali degli utenti. Un altro dei tanti social network esistenti, particolarmente indicato per chi desidera investire nella propria attività e farsi conoscere, è Linkedin: un social network disegnato specificatamente per chi è interessato a fare business. L’obiettivo del sito è quello di registrare membri che condividano con gli altri le proprie […]

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Culturalmente

Spicciati: anche un centesimo può fare la differenza

Spicciati: una bottiglia-salvadanaio per i giovani | Intervista Spicciati è un’iniziativa molto importante, ideata e lanciata dall’associazione senza scopo di lucro Start Italy, ed ha ottenuto il patrocinio del Ministero delle Politiche agricole alimentari, forestali e del turismo. Dal primo gennaio 2018 l’Italia non conia più le monete da 1 e 2 centesimi. Il loro costo di produzione supera il loro valore (che arriva a 4,5 centesimi per la moneta da 1 centesimo e a 5,2 centesimi per la moneta da 2 centesimi). Abbiamo raggiunto Gian Maria Miliacca, presidente di Start Italy, che si è gentilmente prestato ad una nostra intervista per conoscere meglio il progetto Spicciati. L’intervista per sapere di più su Spicciati In cosa consiste l’iniziativa? “Spicciati è un supporto innovativo e creativo al tempo stesso. L’idea di raccogliere i centesimi è stata esplorata più volte. Ma per la prima volta sarà realizzata su grande scala, con una metodologia di distribuzione che progressivamente coprirà tutta l’Italia”. Anche un solo centesimo fa la differenza e raccoglierlo per poi materializzare tante iniziative, che vedono protagonisti i giovani, è un grande risultato. L’iniziativa Spicciati sarà un ausilio rivolto a tutto campo a giovani start up. Le monetine da 1,2 e 5 centesimi, i cosiddetti “ramini”, potranno essere raccolte in una bottiglia-salvadanaio, reperibile in diverse tabaccherie, delle varie città italiane. Le tabaccherie coinvolte nel progetto sono circa 55 mila, un dato importante, che sottolinea quanto altrettanto importante sia il progetto lanciato da Start Italy. Ma qual è il ruolo delle tabaccherie nell’ambito dell’iniziativa? “Abbiamo pensato alle tabaccherie anzitutto per la loro presenza sul territorio: sono circa 55 mila i punti di raccolta in tutta Italia. Ed anche perché il tabaccaio è una figura di cui tutti i cittadini si fidano”. Le tabaccherie presenti sul territorio sono numerose e in costante crescita, secondo le stime finora accertate, quindi sceglierle come punto di riferimento è una decisione fortemente significativa. Chiunque, ogni giorno, entra in tabaccheria e ogni cittadino potrà avere la possibilità di raccogliere le monetine in rame, per favorire start up e giovani in iniziative sostenibili, volte all’agricoltura e al territorio. Cosa rappresenta la cosiddetta bottiglia-salvadanaio? “Per raccogliere i centesimi, si userà come raccoglitore una bottiglia creata appositamente, che riteniamo essere il salvadanaio più economico e al tempo stesso familiare per i cittadini. Crediamo fortemente nelle potenzialità dei giovani e dell’Italia e siamo altresì convinti che se tutti contribuiranno, potremo raggiungere grandi risultati in termini di raccolta e progetti sostenuti”. La bottiglietta nella quale saranno raccolte le monetine e i centesimi si contraddistinguerà grazie al colore del tappo, che sarà arancione. La cifra raggiunta, inoltre, sarà aggiornata in tempo reale sul sito dell’iniziativa. I progetti che i giovani potranno presentare, tramite i bandi che verranno pubblicati a partire da settembre 2019, riguardano le aree strettamente correlate alle risorse e alle caratteristiche dell’Italia del futuro. Dunque, meno “ramini” e maggiore possibilità di crescita per giovani e start up, con un aiuto concreto: questa è l’idea di fondo del progetto denominato Spicciati? “In realtà sarebbe meglio […]

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Culturalmente

Leggenda o legenda? Tutto ciò che c’è da sapere

Leggenda o legenda, due parole diverse nella grafia ma anche nel significato. I dubbi circa la grammaticalità di una versione o dell’altra, sono tanti, infatti, sempre più numerose le persone che ogni giorno menzionano tale interrogativo sui diversi motori di ricerca. La prima, legenda, identifica una nota esplicativa, la seconda, leggenda, invece, un mito. Legenda deriva dal verbo latino lego, legis e ha il significato di leggere, ma può anche significare, legare o collegare. Un termine che invita a leggere quanto è riportato a margine di una pagina, per carpirne il significato, il testo o la figura a cui è riferita. Tuttavia, la parola legenda ha anche un altro valore, che è quello della attribuzione al simbolo di un significato occasionale, diverso da quello originario. Per esempio, se su una carta geografica si vogliono distinguere delle aree diverse, come le zone coltivate, lo si può fare, colorandole con cromie differenti. Ogni colore indicherà una zona, e l’attribuzione del significato o la spiegazione del contenuto, sarà riportata a margine della carta con una serie di puntini colorati, che indicano le varie zone. Per la parola leggenda invece, il ragionamento è un altro: la parola infatti si riferisce alla narrazione di una realtà tramandata oralmente. La leggenda è dunque una storia raccontata, della quale però non si hanno riscontri nella storia, in quanto essa è radicata nella coscienza popolare. Naturalmente l’evento originario, che poi viene tramandato, appunto la leggenda vera e propria, è nel tempo modificata, arricchita di nuovi elementi. Le leggende sono utilizzate anche nell’ambito dei testi indirizzati ai bambini, come ad esempio le favole, all’interno delle quali si fa riferimento ad una vicenda tramandata, ricca di particolari talvolta anche divertenti e che a volte racchiudono una metafora. La leggenda, secondo quanto riportato dai vocabolari e i dizionari più comuni, «è un racconto tradizionale di argomento generalmente religioso o fantastico, arricchito di elementi sorpannaturali». Abbiamo per esempio la leggenda del mostro di Loch Ness, la leggenda di Beowulf, la leggenda delle sirene. In quest’ottica, sono sicuramente da citare le cosiddette leggende metropolitane, dette anche urbane, ossia storie insolite, fuori dal comune, raccontate dalla gente e che mutano, man mano che si tramandano. Sono storie ipoteticamente reali, definite però leggende, e attribuite sempre a qualche altra persona. Si tratta di notizie che stuzzicano l’attenzione di chi ascolta, stimolando una forte curiosità, e dando vita ad un vero e proprio passaparola, che fa in modo da creare una vera e propria catena di eventi concatenati in un unico racconto, appunto la leggenda. La leggenda è tipica di determinati ambienti, nella maggior parte dei casi essa si sviluppa soprattutto in città, ma ovviamente, in passato, era legata ad ambienti rurali e rivendicavano un vero e proprio bisogno di appartenenza a una società. Per quanto concerne i significati del termine leggenda, esso può riferirsi anche all’iscrizione che si legge sulle medaglie, e, nei francobolli, quella, per lo più relativa al soggetto grafico, che eventualmente viene stampata oltre alle indicazioni dello stato di emissione e del […]

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Libri

Un giorno, quando sarò grande di Fabrizio Fondi per IoScrittore (Recensione)

Un giorno, quando sarò grande è un libro di Fabrizio Fondi, autore di altri  romanzi e vincitore del “Gran Giallo di città di cattolica” con il racconto intitolato “Tre voci”, una delle opere vincitrici del torneo letterario IoScrittore. Il libro racconta le vicissitudini all’interno de Il Frontone, una comunità che accoglie e aiuta ragazzi difficili, in balìa della vita; un luogo dove ogni cosa è tesa al meglio, al bene. O almeno così appare a prima vista. Ma forse non tutto è come sembra. Al Frontone le giornate dei ragazzi sono scandite dal lavoro, duro, sempre necessario. E i contatti tra gli ospiti della comunità e il mondo esterno sono ridotti al minimo indispensabile, perché il mondo è un luogo ostile, ingiusto, dal quale è meglio stare lontani. Al Frontone non c’è posto per i sentimenti, non c’è posto per l’amore, anzi, i legami d’affetto sono banditi, perché fonte di inutili e dannose sofferenze. Le pene per chi disobbedisce sono molto dure. Così, Luca, Luigi, Fausto, Alice, gli altri giovani ospiti della comunità, violati e spinti ogni giorno sull’orlo della vita, cercano il modo per non soccombere tra le maglie di un sistema folle e distorto. Giorno dopo giorno, senza la possibilità di andarsene, di abbandonare la struttura. Un libro speciale, un racconto crudo e molto intenso che trascina il lettore nelle vicende dei giovani protagonisti, ne esplora il carattere individuale, li osserva muoversi in gruppo nell’alternarsi di brutale ferocia e pietosa umanità. Alla fine, contro ogni previsione, i ragazzi rinchiusi al Frontone saranno capaci di profonda amicizia e di autentica, coraggiosa capacità di amare. E di vendetta, prima o dopo… Il celebre libro di Fabrizio Fondi, incarna perfettamente quella razionalità indissolubile, pienamente presente nella quotidianità e anche nelle piccole cose. Una razionalità fatta di gesti, azioni, parole e al contempo anche di semplicità. Un intreccio che non è possibile replicare, perché pur volendo, è impossibile crearne uno simile. I giovani della comunità Il Frontone provano a non cedere dinnanzi alle difficoltà di un sistema esasperatamente fitto, in grado quasi di soffocarli. Il Frontone è una comunità che accoglie i cosiddetti ragazzi difficili, ma allo stesso tempo appare al lettore come un sistema folle, che trascina in un vortice scandito dalle individualità dei singoli protagonisti. La narrazione di Un giorno, quando sarò grande, procede con descrizioni rapide e semplici, così come la vita  di uno dei protagonisti, Antonio. Nonostante all’interno della comunità sia “vietato” mostrare i propri sentimenti, perché ritenuti pericolosi e dannosi, i ragazzi  della struttura, riescono comunque a stringere delle amicizie talvolta profonde, fatte di comprensione e sguardi d’intesa, ma anche amicizie negate. I giovani riescono quasi a compensarsi, così come quando sono a tavola, e i pensieri cupi di uno di loro, si addolciscono con i sorrisi genuini di un altro ragazzo. I pensieri sono lì, così come le questioni non risolte, non si affievoliscono facilmente, come dei grandi massi che nessuno dei ragazzi riesce a spostare. Un giorno, quando sarò grande, è in grado di far vivere […]

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Culturalmente

Prosimetro: prosa e versi un’alternanza che affascina

Il prosimetro, dal latino prosimetrum, è un genere letterario in cui prosa e versi vengono alternati in modo equilibrato. È un genere molto raro nella letteratura, nato forse con intenti parodici verso la poetica e le liriche della tradizione greca: infatti i primi esempi sono delle satire menippee, genere satirico per eccellenza. È possibile collocare la sua nascita in età cesariana con le Saturae Menippeae di Marco Terenzio Varro. Esempi di prosimetro in età contemporanea possono essere considerati la raccolta Canti Orfici di Dino Campana e Il Signore degli Anelli di John Ronald Reuel Tolkien. Il prosimetro nella letteratura italiana L’esempio più celebre di prosimetro della letteratura italiana è l’opera di Dante Alighieri intitolata Vita Nova, il componimento più celebre del Sommo Poeta. Si tratta appunto di un prosimetro, ovvero un’opera che alterna passi in prosa a componimenti poetici. Dante Alighieri ordina le proprie poesie grazie all’utilizzo della prosa, che funge da raccordo narrativo tra le varie poesie. In Dante Alighieri e nella poesia medievale, i versi in prosa rappresentano un modo per avvicinarsi gradualmente alla “verità”. Grazie al prosimetro, le parole, e quindi i versi che contraddistinguono un’opera, si pongono su due piani temporali e linguistici, nettamente differenti, che dimostrano ed enfatizzano i valori intrinseci della tradizione letteraria di riferimento. L’invenzione di una nuova struttura di prosimetro con rime di ugual metro va considerata una vera e propria innovazione, nell’ambito della quale, lo sperimentalismo, proprio soprattutto dei poeti cosiddetti stilnovisti, gettano le basi per la realizzazione di quelle che saranno poi definite egloghe volgari in terza rima della poesia italiana. La tradizione letteraria italiana mostra quanto la forma del prosimetro si sia nel tempo diffusa, arrivando ai giorni nostri. Si può dire che, chiunque scelga la forma del prosimetro, crea una fusione molto forte, che solo la parola evocativa, suggestiva, simbolica, può cogliere e realizzare in pieno. L’alternanza tra prosa e versi crea un’unità che non distoglie l’attenzione del lettore, ma anzi, l’alimenta. Prosimetro nella letteratura latina: il Satyricon Altro esempio celebre di prosimetro, è il Satyricon, attribuito a Petronio Arbitro, forse identificabile con il cortigiano e scrittore Tito Petronio Nigro, meglio conosciuto, come tramanda Tacito, alla corte di Nerone come Petronius Arbiter (elegantiae) e morto suicida in seguito alla congiura dei Pisoni. Il Satyricon è un’opera della letteratura latina; il testo pervenuto in età moderna è però frammentato e quindi ciò ha compromesso la comprensione dettagliata dell’opera. Il tempo della narrazione alterna un andamento lento, ad un andamento veloce e frenetico, nel quale vige l’alternanza tipica del prosimetro, che marca fortemente non solo l’opera nel suo complesso, ma anche il linguaggio della stessa. Il vero significato In questa visione così ampia, si inserisce il vero significato del prosimetro, definito come la forma informe per eccellenza, che si accorda benissimo, come se fosse la strofa di una sinfonia musicale, con le poesie basate su un corpus di versi prettamente brevi, inferiori all’endecasillabo, così da conferire all’andamento metrico quel carattere altalenante, tipico di una metricità intenzionalmente interrotta e spezzata. Grazie […]

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Attualità

Cognomi napoletani: la classifica dei cinque più diffusi

I cognomi esistenti nel mondo sono innumerevoli, e spesso ci si chiede quali siano quelli più diffusi in una determinata località. Il patrimonio dei cognomi italiani è straordinariamente ricco e senza paragoni in Europa, data la frantumazione linguistica che caratterizzò il territorio nazionale. I cognomi napoletani, sono tantissimi, alcuni particolarmente divertenti, altri definibili strani e altri ancora dalle origini curiose. In testa alla classifica dei cognomi napoletani, c’è Esposito, diffuso in molte aree della Campania; il cognome Esposito, deriva da expositus dato ai bambini abbandonati, lasciati solitamente davanti a luoghi di carità, come sagrati delle chiese o monasteri. A Napoli si contano ben 15.109 persone che portano questo cognome. Il secondo cognome napoletano, diffuso soprattutto in provincia, è Caiazzo. Il celebre cognome, si rifà all’illustre famiglia Caiazzo del Regno di Napoli. La famiglia in questione, acquisì il proprio cognome dall’omonima città, prima di passare a Capua. Il cognome in questione, è diffuso in particolar modo a Napoli e nella provincia di Salerno. I cognomi, in un’ottica generale, sono da considerarsi dei veri e propri elementi di unione delle persone con i propri consanguinei, ossia dei segni distintivi delle famiglie, dato che essi sono tramandati di padre in figlio all’interno della società. Esistono cognomi che derivano da gruppi aggettivali, da soprannomi, da nomi personali o comuni, da storpiature e ciò fa sì che lo stesso cognome si possa riscontrare in aree del Paese distanti tra loro. Tra i cognomi napoletani, al terzo posto della classifica, dopo Caiazzo, troviamo, Romano: esso deriva dal nome latino Romanus che significa “uomo nativo di Roma e dai vari toponimi contenenti la radice roma. Tale cognome è particolarmente diffuso in tutta Italia, ma trova notevole concentrazione in Campania. Napoli è una grande metropoli e naturalmente il numero di cognomi largamente diffusi è piuttosto alto, dato anche l’alto indice demografico che registra la città. Al quarto posto della classifica dei cognomi napoletani, troviamo De Rosa, il sessantanovesimo cognome più diffuso in Italia e il quarto in Campania. L’origine del cognome si rifà alla botanica, infatti esso deriva dal noto fiore. Le prime testimonianze del cognome De Rosa, si riscontrano sin dal 1600, con particolare concentrazione al sud. I cognomi che presentano la particella “De”, sono cognomi patronimici. Anticamente non esistendo ancora i cognomi veri e propri si appellava una persona con il suo nome di battesimo e con quello del padre o della madre. Il ”de” significava ”figlio di”. De Crescenzo ad esempio è un cognome patronimico, cioè derivante dal nome del padre, ossia del capostipite. A volte può indicare anche origini nobili, se scritto in minuscolo. Al quinto posto, tra i cognomi napoletani, troviamo Giordano. Potrebbe derivare dal cognomen latino Gordianus oppure dal nome medioevale italiano Giordano (dal fiume omonimo che significa “fiume che scorre” o “coppia di fiumi”) o ancora dal francese Jourdain. Giordano è diffuso in Italia, e soprattutto in provincia di Salerno. La classifica stilata dei cinque cognomi, diversi tra loro per origine e storia, tutti molto diffusi a Napoli e in provincia, […]

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Culturalmente

Dipinti famosi: da La Gioconda a L’Ultima cena

Dipinti famosi assolutamente da conoscere | Opinioni L’arte è la forma estetica più conosciuta e diffusa, oltre ad essere particolarmente apprezzata nel mondo, sin dai tempi remoti. Esistono numerosi dipinti famosi, che nel corso del tempo hanno saputo conquistare, con la propria bellezza, gli occhi ma anche l’anima e il cuore di chi li guarda. Il più conosciuto tra i dipinti famosi: La Gioconda Uno dei dipinti più conosciuti è sicuramente La Gioconda, o Monna Lisa, di Leonardo Da Vinci, che si trova al Museo del Louvre (Parigi). Questo dipinto famoso rappresenta un’icona della pittura mondiale ed è stata di volta in volta amata e idolatrata ma anche derisa e nel tempo non sono mancate le critiche. L’opera rappresenta tradizionalmente Lisa Gherardini, cioè “Monna” Lisa (un diminutivo di “Madonna”), moglie di Francesco del Giocondo, (quindi la “Gioconda”). Fu lo stesso Leonardo Da Vinci a portare il famoso dipinto in Francia, nel 1516, che probabilmente fu acquistato poi da Francesco I. Probabilmente, ciò che più colpisce di questo meraviglioso quadro è la correlazione tra l’immagine e la realtà nota, ciò di cui l’uomo è a conoscenza. Osservando determinati dipinti famosi, la reazione che potrebbe nascere è quella di un vero e proprio “shock” di tipo estetico. La bellezza potrebbe catturare l’attenzione, causando un turbamento, dovuto alla caratterizzazione estetica dell’opera stessa. La nascita di Venere A tal proposito, un altro dipinto famoso, da menzionare, è La nascita di Venere, realizzata da Sandro Botticelli; il celebre dipinto si trova nella Galleria degli Uffizi a Firenze e rappresenta l’icona del Rinascimento italiano, simbolo della prosperità e della bellezza, propria di un’epoca che si connota quale fulcro dell’arte e della storia d’Italia. La Nascita di Venere è da sempre considerata un capolavoro. Nell’opera sono riscontrabili alcune caratteristiche stilistiche tipiche dell’arte di Botticelli, come ad esempio la ricerca di una bellezza e di un’armonia ideale, che porta ad una rappresentazione inesatta dell’anatomia di Venere: un esempio evidente è il suo lungo collo. Il famoso dipinto ha da sempre affascinato i numerosi visitatori non solo italiani ma anche stranieri, che ogni anno giungono in Italia e visitano la splendida galleria di Firenze. Ciò che colpisce, a primo acchito, è lo spazio espositivo nel quale è collocata l’opera d’arte, in questo caso un dipinto. Esiste una vera e propria dialettica tra ambiente espositivo, opera e linguaggio intrinseco. Osservando un dipinto, che poi nel corso del tempo diventerà famoso, ciò che cattura l’attenzione non è solo la bellezza dell’opera stessa ma anche una serie di caratteristiche, seppur piccole, quali il colore, gli abbinamenti, lo spazio intorno, che contribuiscono a creare proporzione e quindi equilibro e soprattutto armonia. La notte stellata Ad esempio, facendo riferimento ad un altro dipinto famoso, come La notte stellata, di Vincent Van Gogh, esso potrebbe piacere a prescindere, perché si tratta di un lavoro prodotto da un artista del calibro di Van Gogh. Ovviamente non è così perché, tralasciando l’autore, il dipinto, nel suo insieme, nella propria armonia crea un effetto che lo rende, appunto, […]

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Culturalmente

Musa della commedia: Thàlia, storia e significato

Musa della commedia: storia e significato Thàlia è la musa della Commedia e della poesia bucolica, generalmente rappresentata come una figura allegra, con una corona di alloro a cingerle il capo e con in mano una maschera. È ritenuta la madre con Apollo dei Coribanti che, nella mitologia greca, sono sacerdoti della dea Cibele, che inventarono il tamburo a cornice, creando con esso una musica basata sul ritmo ossessivo che doveva servire a curare l’epilessia e per sconfiggere la malinconia di Zeus. Storia delle muse La musa nella mitologia classica identificava ciascuna delle nove figlie di Zeus e di Mnemosine, protettrici del canto e della danza. Le muse sedevano spesso sul trono di Zeus, cantandone con dedizione le imprese e narrando le storie dei grandi e degli dèi. Le Muse, che siano donne reali o personaggi che nascono dall’immaginazione, esse guidarono l’ispirazione artistica di innumerevoli scrittori, immortalandole in splendidi versi o in capolavori letterari. A tal proposito, proprio un celebre poeta, Ugo Foscolo nel carme Dei sepolcri, fa riferimento a Parini, dicendo che il poeta era solito appendere alla statua della musa Talia corone di alloro che lui stesso coltivava all’interno della propria umile casa. Nell’ambito della Commedia in quanto rappresentazione teatrale, Thàlia rappresenta una vera e propria evocazione, oltre che una emulazione dei poeti antichi, così come accade in ambito letterario. Tale emulazione assume importanza in riferimento ad una visione ampia della commedia, che vede protagonista vera e propria una musa, dal nome fortemente metaforico; Thàlia, significa infatti, fiorire, così come può, grazie alla musa stessa, fiorire l’ispirazione di un artista, intellettuale, poeta, attore, nel caso della commedia vera e propria. Thàlia: fiorire attraverso l’ispirazione Fiorire grazie all’ispirazione, fiorire rifacendosi ad una musa. In questo caso, la musa della commedia, Thàlia, è associata anche alla più severa satira, nella Musogonia di Monti «e Talìa che l’errore flagella e ride». Per quanto concerne la musa della commedia, è risaputo che gli artisti del passato, avessero “necessità” di far conoscere, attraverso una rappresentazione, il vero, per far sì che il ricordo si conservasse e arrivasse ai posteri. L’ispirazione alla musa diventava una sorta di garanzia della verità, che permetteva di dare forma alla rappresentazione, (nel caso della commedia) con gioia ed espressione. È così che la musa della commedia, Thàlia, si affianca all’essenza dell’artista, alimentando il fiore dell’immaginazione. Si può dire quindi, che la musa della commedia, fiorisce nell’io dell’artista, e rifiorisce in ciò che egli porta in scena.   Immagine in evidenza: https://it.wikipedia.org/wiki/Talia_(musa)

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Culturalmente

Comici napoletani: dalle figure del passato ad oggi

Nel corso del tempo, Napoli ha dato vita ad una varietà di comici legati alla cultura stessa della città, che sono riusciti con le loro abilità comiche a rompere gli schemi, regalando sorrisi e diffondendo buon umore, instaurando un rapporto straordinario con il proprio pubblico. Alcuni di questi personaggi comici sono divenuti famosi a livello nazionale, molti altri anche oltre i confini del paese. Napoli con la propria cultura, il folklore, la musica, le tradizioni popolari, il suo carattere incontaminato, è patria di numerosi comici, che con maestria hanno diffuso, e continuano ancora oggi, a diffondere allegria. Molti dei comici napoletani hanno fatto storia, e nonostante non esistano più, continuano a far parlare di sé, grazie ad un ricco patrimonio artistico. Comici napoletani, i più famosi e divertenti Tra questi, non si può non citare Totò, uno dei comici napoletani più conosciuti ed apprezzati, attore particolarmente amato per le folgoranti quanto irresistibili invenzioni comiche create su una comunicazione con il pubblico che appariva quasi magnetica. Far ridere divertendo non è cosa semplice, e i comici d’un tempo lo avevano perfettamente compreso e infatti proprio su questo aspetto basavano le proprie interpretazioni. Far divertire è un’arte, è il paradosso stesso di un sentimento ribaltato; a tal proposito, un altro comico napoletano, che merita d’essere menzionato, è Massimo Troisi, definibile “il comico dei sentimenti”. Troisi, anch’egli molto conosciuto e ancora oggi apprezzato, era dotato di una profonda simpatia, abile dal punto di vista linguistico, sapeva far ridere, riflettendo, con una spiccata tenerezza a condire il tutto. I personaggi creati da Massimo Troisi, appartenevano al mondo giovanile napoletano, ma sembrano anche essere creati apposta per far risaltare sullo schermo le doti mimico-gestuali del comico napoletano; tutto ciò grazie ad un efficace connubio di creazione e mimesi, con una serie di elementi fondamentali, quali la forza, la grinta e il coraggio da una parte, e la tenerezza, la simpatia, la fragilità dall’altra. Fragilità che caratterizza anche Napoli, città dalle mille sfumature, con una propria “grammatica” a tratti drammatica, a tratti comica. In questa cornice si inserisce un altro comico napoletano del passato, ossia Eduardo De Filippo, genio indiscusso del teatro partenopeo del ‘900. De Filippo riusciva a portare in scena, vicende della vita quotidiana, talvolta tristi, caricandole di una forza emotiva tale da renderle quasi comiche. La comicità che contraddistingue De Filippo, comico napoletano, è poetica, s’inebria dei colori di Napoli, della musicalità del suo dialetto, dei riferimenti autobiografici presenti nelle sue opere. Il famoso comico napoletano ha fatto storia, presentandosi come maestro per i comici di oggi. Ridere fa bene alla salute, mette in moto il cervello, così come hanno sottolineato diversi studi sulla materia. I comici napoletani del presente, sono numerosi, Alessandro Siani, Vincenzo Salemme, Biagio Izzo, Maurizio Casagrande, Lello Arena, per citarne alcuni. Ognuno di essi è dotato di una spiccata vena umoristica, in grado di trasportare chi ascolta, o semplicemente guarda, in un’altra dimensione spazio temporale. Grazie alla comicità, si crea un connubio di lingua, arte e bellezza, in grado […]

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Viaggi e Miraggi

Gite fuori porta: dove andare in Campania

Gite fuori porta? In Campania c’è l’imbarazzo della scelta La Campania è una regione ricca di storia, cultura, arte, tradizioni e bellezze di vario genere, dove trascorrere attimi magici, con gite, escursioni, visite guidate. Il turismo è uno dei settori più sviluppati, della Campania, grazie ai numerosi visitatori che decidono ogni anno, di fare una gita fuori porta. La Campania, risponde ad ogni esigenza, grazie ad un patrimonio artistico, storico, museale, di inestimabile grandezza, adatto ad ogni tipologia turistica. Chiunque decida di spostarsi, per una gita fuori porta in Campania, e ama l’arte, non può non visitare, la meravigliosa Villa di Poppea, a Torre Annunziata. La Villa di Poppea rappresenta una parte molto importante degli scavi archeologici di Oplonti, altra zona che insieme a Pompei, Ercolano e Stabia fu seppellita nel 79 d.C. a seguito dell’eruzione del Vesuvio. Oggi il complesso è situato all’interno del comune di Torre Annunziata. La Villa in questione, fu riscoperta a partire dal 1968: si tratta di una villa d’Otium con sale dedicate alla produzione di vino e olio. A oggi la costruzione non è stata ancora interamente scavata. Una di quelle gite fuori porta adatta anche alle famiglie, grazie alla quale si possono ammirare opere d’arte, reperti archeologici, passeggiare all’aperto, e godere di aria buona. Naturalmente la Campania non è rinomata esclusivamente per il ricco patrimonio artistico, ma anche per le bellezze di tipo naturale, nell’ambito delle quali si possono ammirare costruzioni artistiche, monumenti, musei. È il caso della Casina vanvitelliana che sorge sul Lago Fusaro a Bacoli. Nonostante lo stato di abbandono, la Casina, una costruzione risalente all’epoca borbonica, è sempre un incanto e continua ad ammaliare con il proprio fascino indiscusso. Un luogo particolarmente suggestivo, dove si può trascorrere del tempo in pace, assaporando un panorama mozzafiato, che diventa un vero e proprio spettacolo della natura, specie al tramonto. Gite fuori porta? Isole e scavi! Oltre alle rinomate bellezze artistiche e culturali, chiunque desidera partire per una gita fuoriporta in Campania, sicuramente non può non considerare le isole del Golfo di Napoli: Ischia, Capri e Procida. Ognuna diversa, ognuna con una propria caratterizzazione; le tre isole, sono un agglomerato perfetto di storia, natura, enogastronomia, folklore, tradizioni, dove trascorrere una giornata in allegria e spensieratezza. Delle tre isole dell’arcipelago campano, Ischia è la più grande, con 34 km di costa, Procida è la più piccola, famosa per la presenza di casette colorate che donano vivacità al territorio, e Capri è definibile l’isola d’elite, per chi desidera un luogo ricco di locali famosi e boutique. Le tre isole sono facilmente raggiungibili, collegate sia da Napoli che da Pozzuoli, con traghetti, ma anche aliscafi. Adatte ad ogni esigenza, da assaporare in tutte le relative caratteristiche di qualsiasi genere o misura esse siano. Per gli amanti della storia, invece, gli Scavi di Pompei rappresentano il luogo ideale. Pompei è una delle mete culturali più significative della storia d’Italia. Storia, arte, divertimento, enogastronomia, sono le diverse possibilità che Pompei offre ai numerosi visitatori che ogni anno la […]

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Culturalmente

Attori napoletani: numerosissimi nomi dal cuore partenopeo

Ecco gli attori napoletani, noti e meno noti, dal carattere “frizzante” e smagliante Il teatro per Napoli, rappresenta una delle forme artistiche più antiche e diffuse, ancora oggi particolarmente vive, ovunque in città. Il teatro e la conseguente attività teatrale, sono un’arte, una vera e propria essenza che riesce ad andare oltre i limiti, oltre le problematiche proprie di ogni città. Le prime tracce del teatro napoletano risalgono all’opera poetica di Jacopo Sannazaro e Pietro Antonio Caracciolo tra la fine del Quattrocento e gli inizi del Cinquecento, ai tempi della corte aragonese. Il teatro napoletano del pre-novecento, fu sostanzialmente legato alla maschera di Pulcinella, un personaggio che rappresenta da sempre il modo tutto napoletano di vedere il mondo, di umile rango sociale che, con furbizia e arte di destreggiarsi in qualsiasi situazione, riesce in qualche modo ad averla sempre vinta. Sono stati e sono ancora oggi numerosi gli attori napoletani famosi che allietano gli spettatori con performance dal sapore esilarante, comico, ma anche fortemente razionale, intellettuale, vero o tragico che sia. Probabilmente la produttività degli attori napoletani, risiede nella libertà che si respira a Napoli, città dai mille colori, dai panorami mozzafiato, dal calore che pervade anche nelle stagioni fredde. Sicuramente meritano uno sguardo particolare tutti quegli attori che con le loro pellicole hanno raccontato nel corso del tempo, momenti ed eventi legati alla storia di Napoli e dei suoi abitanti. Attori napoletani: i più grandi Dai fratelli Eduardo e Peppino De Filippo a Totò e Nino Taranto, da Vittorio De Sica, napoletano d’adozione, ma che proprio sulla città partenopea ha firmato i suoi film più belli, al moderno modo di concepire Napoli, di Massimo Troisi e Vincenzo Salemme, che hanno saputo descrivere una Napoli contemporanea, vera, lontana dai soliti pregiudizi o luoghi comuni. Biagio Izzo, Sergio Assisi, Enzo Decaro, Carlo Buccirosso, Maurizio Casagrande, Alessandro Preziosi, sono solo alcuni degli attori napoletani famosi, non solo nella famosa città campana, ma nel mondo. Naturalmente, la lista degli attori napoletani famosi è piuttosto lunga, citarli tutti sarebbe impensabile, ma, tutti gli attori menzionati, rappresentano Napoli, e la relativa essenza; ognuno di loro ha interpretato personaggi differenti, comici, ironici, fortemente razionali, problematici, acculturati, abbienti, poveri, tutti diversi, proponendo temi a loro volta vari, con una velata, quanto presente, impronta napoletana. Grazie al lavoro degli attori napoletani, oltre a quelli citati, l’anima e la condizione storica propria di un ceto popolare, quello napoletano, si afferma direttamente in una forma aperta, che non è più chiusa nell’ambito della tradizione popolare, circoscritta, ma si espande alla realtà nazionale. Gli attori (e, in particolar modo, gli attori napoletani) rappresentano una sorta di raffigurazione psicologica dei personaggi che interpretano, e spesso anche della società che inscenano, come accade ad esempio nei film di denuncia sociale, o di carattere politico, diventando mediazione di un percorso di tipo sociale, compiuto attraverso quei volti e quelle persone. Essere attori è un’impresa spesso ardua e chi sceglie di intraprenderla sceglie di incamerare i caratteri propri di una determinata località, in questo caso […]

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Libri

Le Lacrime di Napoli, il nuovo libro di Tania Rennella

Le Lacrime di Napoli, libro di Tania Rennella, edito da Giunti editore. Marie è una giovane donna parigina, vive a Napoli con suo marito e i suoi figli. Scopre il dramma che si svolge alle porte della città: cumuli di spazzatura che invadono le strade e spesso sono talmente tanto alti da formare delle vere e proprie colonne; dettagli di un ambiente che diventa invivibile e che scuote psicologicamente un’intera popolazione. Marie grida la sua rivolta e punta il dito contro le organizzazioni criminali che gestiscono in modo illegale i rifiuti tossici. Una pratica illecita resa possibile grazie alla negligenza, forma “elegante” dell’immoralità di coloro che sono consapevoli di quanto accade ma non si oppongono. Allarmata dal pericolo, questa giovane madre deve prendere una decisione immediata e crudele: trasferirsi a Parigi per proteggere i suoi figli oppure rimanere per salvaguardare l’unità della propria famiglia? Una scelta che metterà in discussione la sua vita e a dura prova le sue convinzioni. Le Lacrime di Napoli è un romanzo diretto, vivo, nel quale si percepisce un dinamismo estremamente coinvolgente, di quelli che scuotono (o almeno dovrebbero) le coscienze. Marie, donna tenace, parla della corruzione, chiave di lettura del romanzo, tema che non riguarda solo Napoli, ma il mondo intero, dove i valori veri sono stati sostituiti da avidità, potere e soprattutto indifferenza. Il libro nasce come spunto autobiografico e poi si trasforma in una vera e propria storia di quotidianità, quella della protagonista, Marie, che grida la propria rivolta, confrontandosi con se stessa; ella pian piano si rende conto attraverso piccoli passi che non è tutto come sembra, che il problema non sussiste solo a Napoli, ma che esso si estende anche altrove. Nel libro si respira l’immagine di una Napoli che i protagonisti guardano come un’opera d’arte, come una realtà ormai trascorsa; una città fatta di storia, patrimonio artistico e culturale, colori, musica, tradizioni. Le lacrime di Napoli è un libro la cui lettura è semplice e accessibile, grazie alla quale i lettori possono riflettere e prendere consapevolezza, parallelamente alla protagonista, Marie, dell’oggettiva realtà nella quale si è catapultati, ossia una città, Napoli, con mille difetti, ma in cui si respira amore. Marie, la protagonista è una mamma dolce e premurosa, attraverso la quale chi legge può comprendere i dettagli di una storia che riguarda tutti e non solo Napoli. La protagonista compie una scelta, sofferta, alla cui base c’è una scelta, ci sono le lacrime, come ricorda il titolo del libro. Le lacrime di Napoli getta il senso delle lacrime stesse, in quanto aspetto fondamentale del pianto che ha, soprattutto in letteratura, una duplice funzione, in quanto al pianto del personaggio, in questo caso Marie, fa eco quello del lettore; al tempo stesso, grazie a questo libro, molto profondo e intenso, si comprende quanto sia importante fare luce su aspetti spesso nascosti, su questioni di cui si preferisce non parlare. Il tempo che si trascorrere a leggere Le lacrime di Napoli, è simulacro di un’altra vita, che aiuti a vivere meglio il […]

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