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Eroica Fenice

Notizie curiose

Uomini e Donne: annunciato il Trono Gay

Precisazione numero uno: Questo articolo non sarà un’appassionata apologia del programma. Precisazione numero due: Questo articolo non sarà una feroce condanna del programma. Precisazione numero tre: Che questo programma mi/ti/ci/vi piaccia non è minimamente rilevante. Precisazione numero quattro: Sono terminate le precisazioni, forse. Uomini e Donne è un programma che grazie al suo successo non merita più alcuna presentazione Va in onda, sempre e comunque su Canale 5, dal 1996. Come ogni programma che abbia avuto una storia televisiva superiore al paio d’anni, Uomini e Donne ha subito nel tempo numerose trasformazioni. Da versione adulta di Amici, in cui coppie già formate raccontavano la loro storia offrendo spunti di riflessione e dibattito a dating show. Ed è in questa veste che il programma ha riscosso più successo, offrendo la possibilità a giovani già conosciuti nel mondo dello spettacolo e a coloro che (forse) sognavano di entrarvi, di incontrare la loro anima gemella. Mutando continuamente il suo format, introducendo anche la fortunata formula del Trono Over (che ospita uomini e donne un po’ in là con l’età), Uomini e Donne è, indiscutibilmente, uno dei programmi più seguiti dai giovani e non; certamente, il più seguito del primo pomeriggio. “Perché tutto questo preambolo?” – potreste chiedere voi. Perché è un programma che funziona. Funziona perfettamente già così, con migliaia di spettatori in tv, migliaia di fan sul web. Ciononostante, il programma si espone, annunciando l’introduzione del trono gay. Non fingiamo che non sia un rischio, non servirebbe. Da quando la notizia del Trono Gay si è diffusa tra i giornali, centinaia di fan del programma hanno “minacciato” di non seguire più la trasmissione I commenti più ricorrenti: ‘Che oscenità! Ma dove siamo arrivati?‘ (piccoli boyscout che si smarriscono nei boschi senza navigatore satellitare) ‘Oh mio Dio, sarà un bordello.’ (ferventi cattolici che “non pronunciare il nome di Dio invano” – e soprattutto per discriminare – è un optional) ‘E come lo chiameranno? Uomini e uomini e donne e donne?‘ (sei simpatica, non fai ridere nessuno ma sono dettagli) ‘E tutti i bambini che seguono il programma? Dovranno vedere quel tipo di cose?‘ (non sarebbe possibile commentare una cosa del genere neanche a pensarci delle ore) *Precisazione numero cinque: apprezzate lo sforzo sovrumano con il quale si è evitato di far diventare l’articolo una lista di insulti per tutti gli omofobi retrogradi, bigotti e con i neuroni ridotti in poltiglia. Dunque – rullo di tamburi – da Settembre, Maria dei Filippi farà accomodare su quei fantastici troni rivestiti di velluto rosso, una persona gay. Dunque, scenderanno le scale al suono di Tatatatarara delle persone gay. Dunque, pioveranno dal cielo petali di rosa su di una coppia gay. Per chi sta già facendo le valigie, o smontando il televisore, temendo un’invasione gay, ho da fare un annuncio: che ci sia una donna o un uomo etero su quella bella sediolina, o che ci sia un uomo o una donna gay, non cambia nulla. O almeno non per voi. Non per coloro che hanno un […]

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Notizie curiose

Aokigahara, la foresta giapponese dei suicidi

La chiamano anche Jukay, mare di alberi, poiché osservandola dall’alto appare come un oceano. Impenetrabile al vento, è quieta e silenziosa, con onde di rami e gocce di foglie. Impenetrabile ai raggi del sole, è coperta dall’ombra, dalla frescura del buio, dal silenzio della morte. Aokigahara è il luogo in cui si verificano più suicidi in Giappone, il secondo al mondo dopo il Golden Gate Bridge negli Stati Uniti. A partire dal 1950 si sono verificati in media 30 suicidi l’anno. Tra il 1988 e il 2003 il numero dei suicidi arrivò a sfiorare le 100 unità l’anno. In tanti ritennero colpevole di questo vertiginoso aumento il bestseller pubblicato nel 1993, dal titolo ‘The complete suicide manual’ (Il completo manuale del suicida) che consigliava ai suoi lettori la foresta Aokigahara come perfetto luogo per porre fine alla propria vita e l’impiccagione come il modo più efficiente. Furono infatti ritrovati decine di corpi impiccati ai rami, con ai piedi, abbandonato nel terreno, il manuale del suicida. Il fenomeno, con il trascorrere del tempo, ha visto aumentare la sua portata: nel 2010 sono stati 247 i tentativi di suicidio tra gli alberi giapponesi. Tra i metodi favoriti: l’overdose da farmaci e l’impiccagione. Aokigahara, tra realtà e leggenda Una realtà macabra non può che far scaturire altrettante macabre leggende. Partiamo dalla realtà, o meglio, dalla storia. Era consuetudine, in tempi antichi e soltanto nelle famiglie con maggiori difficoltà economiche, ‘seppellire in vita’ i propri cari in luoghi appartati, lontani dai villaggi, primo di tutti l’Aokigahara. I membri più anziani delle famiglie venivano dunque accompagnati nei posti più disparati e lasciati lì, alla mercé delle intemperie, della fame e del trascorrere delle ore. La morte, secondo alcuni, li ha poi trasformati in infuriati Yurei, fantasmi di tutti coloro che non hanno ottenuto un’appropriata sepoltura. Ad abitare però l’Aokigahara si crede siano anche i Kodama, spiriti degli alberi che amano imitare le voci dei defunti ed i Jubokko, spiriti degli alberi malvagi, capaci di catturare i passanti e succhiare il loro sangue al fine di mantenersi in vita e sempreverdi. A far rabbrividire è anche la presenza di feticci voodoo appesi agli alberi, spesso crocifissi a testa in giù. Per coloro che non si lasciano intimidire da leggende o pupazzi stropicciati, rimane però una questione, potremmo dire scientifica, che non ha ancora trovato soluzione. Chiunque entrerà nella foresta, portando con sé una bussola, noterà come quest’ultima smetterà immediatamente di adempiere il suo compito. Secondo alcuni, nel sottosuolo è presente un giacimento di ferro che smagnetizza la bussola. Secondo altri, è solo l’influenza dei defunti a far smarrire i visitatori, portandoli dunque ad una morte per stenti. Rimane però indiscutibile l’alto tasso di suicidi nella foresta dell’Aokigahara, che sembra non arrestare mai la sua crescita. Dal 2009 la polizia locale, nel tentativo di tenere sotto controllo la situazione, ha istituito una ronda di volontari, che di tanto in tanto va alla ricerca di dispersi e trasporta i cadaveri in un luogo più adatto. Sono stati, inoltre, posti all’ingresso e lungo i corridoi della foresta labirintica, dei cartelli […]

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Attualità

Cab&Muro – Intervista al direttore

‘Ridi, se sei saggio‘ consigliò Marziale nei suoi epigrammi. Ridere, come segno di intelligenza, come modo per non perderla. Si annega di più in un bicchiere mezzo vuoto, raschiando un fondale increspato, che in un bicchiere pieno fino all’orlo, stando su vicino al cielo. Ridi e non annegherai, ridi e non perderai la ragione. Ridi, e fallo in compagnia del meraviglioso gruppo di Cab&Muro, un comedylab che con le sue serate farà sorridere tutti i vostri lunedì. ‘Non perdetevi le loro serate, se siete saggi’ consiglia oggi Eroica Fenice. E se proprio non doveste esserlo, ‘il riso abbonda sulla bocca degli stolti‘, diceva qualcuno, quindi non avete scampo. Abbiamo fatto qualche domanda direttore artistico e capo-autore di Cab&Muro, Francesco Burzo Come è nata Cab&Muro? Dalla voglia di un gruppo di amici che, dopo aver sbattuto la testa contro il muro in tante occasioni, hanno deciso di unirsi e dimostrare di avere le carte in regola per sfondare. Ci puoi presentare gli artisti della vostra esilarante squadra? Partiamo dai conduttori: Peppe Accardo, popolare speaker di Radio Marte, e l’attrice Ornella Varchetta, che molti ricorderanno per l’interpretazione della spagnola Rosario nella fortunata sitcom “Fuori Corso”. La proposta comica è assolutamente variegata. Si va da “Rocco Hunt” (interpretato dal giovanissimo Antonio Colursi, apprezzabile anche nelle vesti di Matteo, il “bimbo petaloso”) alla comicità surreale del “disoccupato organizzato” Carmine Pettorino, passando per i “musicisti internazionali” Joe Inps, Joe Blues, Joe Flamenco e Joe Country (tutti interpretati dal poliedrico Gaetano Esposito), il sorprendente “decoder umano” Fabrizio Lettieri e l’esilarante tenore Peppe Mallardo (presto nei panni del giornalista censurato, Marco Bavaglio), senza dimenticare i pregevoli monologhi del coinvolgente Stefano De Clemente e del “ragazzo di Scampia” Francesco Mormile, che ha scelto il cabaret come risposta al contesto difficile in cui è cresciuto. Il tutto è accompagnato dalla colonna sonora del Dj Gianluca De Vita e immortalato dagli scatti del fotografo Antonio Iorio. Quali sono le caratteristiche che non possono mancare a chiunque desiderasse far parte del vostro gruppo? La voglia di condividere un sogno e di impegnarsi in ogni modo per realizzarlo. Quali sono secondo te gli ingredienti base della comicità? Probabilmente la capacità di spiazzare il pubblico e fare riferimento a cose che appartengono al vissuto comune, anche con un pizzico di cattiveria. Fino ad ora vi siete dedicati a spettacoli dal vivo, con impostazione teatrale. Avete pensato anche alla possibilità di una trasmissione tv? Abbiamo ricevuto proposte da numerose emittenti campane che hanno assistito alle serate del laboratorio e sono interessate a mandarlo in onda. Per il momento preferiamo lavorare ancora un po’, in modo da affrontare una programmazione televisiva in modo non approssimativo. Secondo alcuni la comicità del teatro è differente da quella televisiva. Tu cosa ne pensi? Le differenze sono molteplici. Si può dire, correndo il rischio di semplificare la questione, che la comicità teatrale fa maggiore ricorso alle “situazioni umoristiche”, che sono propedeutiche allo sviluppo della narrazione. La comicità televisiva è fulminea, immediata, in modo da colpire un pubblico diviso tra […]

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Riflessioni culturali

Streghe di Benevento: tra fiamme e verità

Streghe di Benevento, o meglio janare, chi erano e perché sono diventate famose «Unguento unguento portami al noce di Benevento sopra l’acqua e sopra il vento e sopra ogni altro maltempo» Una formula magica, una confessione, una condanna. Un’ imputata, donna. Un rogo, acceso. Corpo ardente nel fumo e fuoco e cenere e silenzio. Migliaia di roghi in fiamme, migliaia di donne in piedi sull’altare della superstizione. Era il tramonto del quindicesimo secolo quando venne al mondo, come un bambino deforme, un’idea mal partorita, un pensiero sfuggito all’aborto della ragione. Streghe di Benevento, la persecuzione ha inizio nel 1487 Era il tramonto del quindicesimo secolo quando nacque un gioco, una caccia al tesoro, una caccia alle streghe. 1487 – I frati domenicani Jacob Sprenger e Heinrich Institor Kramer pubblicano il Malleus Maleficarum (Il martello delle streghe) un manuale che insegnava come riconoscere le streghe, come processarle e giustiziarle. Fu Bernardino da Siena a fare per primo riferimento alle Streghe di Benevento, suggerendo a gran voce il loro sterminio. Ma chi erano queste donne e perché vennero accusate di stregoneria? Facciamo un passo indietro. Primo secolo – A Benevento si diffonde il culto di Iside, dea della magia, che faceva parte di una sorta di trimurti. Veniva infatti celebrato in lei anche il culto di Ecate, dea degli inferi e di Diana, dea della caccia. È da Diana che le streghe di Benevento prendono il nome di janare. Settimo secolo – I longobardi spadroneggiano nel sud Italia portando con se le loro tradizioni pagane. Sotto il duca Romualdo adoravano una vipera d’oro (forse alata, o con due teste), che probabilmente ha qualche relazione con il culto di Iside, poiché la dea era capace di dominare i serpenti. Celebravano i loro riti lungo le rive del fiume Sabato. Ad un albero scelto, veniva appesa la pelle di un caprone ed i guerrieri correvano a cavallo attorno all’albero strappando con le lance brandelli dalla pelle, che poi mangiavano. Un sacerdote fa poi sradicare l’albero, ponendo fine a quella tradizione pagana. Quindicesimo secolo – Ha inizio la caccia alle streghe di Benevento. Ma chi erano le streghe di Benevento? La prima testimonianza circa i loro riti la troviamo nelle parole di Matteuccia da Todi, una monaca accusata di stregoneria, nota come la strega di Ripabianca. Durante gli interrogatori subiti, Matteuccia ha infatti raccontato agli inquisitori che a Benevento esisteva un gruppo di donne che si riuniva intorno ad un albero di noci, distrutto da un sacerdote ma fatto rinascere dal demonio. All’ombra di questo alto e suggestivo albero avvenivano i sabba, banchetti ed incontri orgiastici anche detti giochi di Diana. Qui le janare si univano carnalmente al diavolo, presente sotto forma di caprone. Altre testimonianze raccontano che le streghe durante la notte si ungessero con un particolare unguento e spiccassero il volo da un ponte, poi detto ponte delle janare, distrutto durante la seconda guerra mondiale. Ovviamente, come vuole la tradizione, non mancavano scope ad accompagnare il volo e formule magiche, come quella riportata ad inizio articolo. Sembra, inoltre, che le janare potessero assumere […]

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Attualità

CioccolaTorre e la cioccolata farcisce Torre del Greco

Barrette a quadrettoni, palline come biglie, cucchiaini immersi nei barattoli. In tutte le sue forme la cioccolata è e sarà sempre una passione per i più piccini e per chi d’età ne ha abbastanza ma di cioccolata sempre troppo poca. L’evento più goloso dell’anno avrà luogo a partire da Piazza S.Croce, Torre del Greco, dall’11 febbraio, dalle ore 10 fino a tarda sera. L’iniziativa si concluderà il giorno di San Valentino, allo scoccare di una miriade di baci e palloncini rossi che voleranno in cielo. Ad organizzare il tutto, è stata l’associazione culturale Hobbisti Millemani, insieme all’azienda Tanagro Legno Idea. Saranno riuniti per l’occasione i migliori maestri cioccolatieri italiani, pasticcieri e chef che presenteranno le loro squisite ricette. In questo modo, sarà possibile all’affamato pubblico di Cioccolatorre scoprire gli usi più inaspettati del cioccolato e del cacao. Sono previsti anche laboratori creativi per i bambini che vorranno cimentarsi con la cioccolata e le sue magie, pastry show e dolcissime proposte per le coppiette d’innamorati. Nella mattinata invece del 12 febbraio interverranno al progetto 30 ragazzi dell’Istituto Alberghiero “Vittorio Veneto” di Scampia, ad indirizzo Accoglienza turistica, tra cui, ci auguriamo, saranno i futuri migliori maestri cioccolatieri d’Italia. Nell’attesa di scoprire e soprattutto assaporare i prodotti che popoleranno gli stand di CioccolaTorre, vi proponiamo 7 curiosità che probabilmente non sapete sul nostro amato cioccolato. Curiosità nell’attesa di Cioccolatorre: 1. La cioccolata ha fantastiche capacità di ridurre lo stress, ma non solo mangiandola, anche facendoci il bagno. Inoltre, stare immersi in una vasca di cioccolato liquido aiuta a combattere la ritenzione idrica. Dunque, armatevi di salvagente e cucchiaino ed immergetevi. Se proprio doveste annegare, almeno morirete sazi e felici! 2. ‘Cosa darei in cambio di un po’ di cioccolata.’ In passato potevi pronunciare questa frase ed essere accontentato. Gli Aztechi infatti usavano i semi di cacao come moneta di scambio. Per uno compravi un pomodoro, per cento invece un tacchino. 3. Il ‘sangue’ utilizzato nella scena della doccia nel film Psycho di Stanley Kubrick era in realtà cioccolata. Quanto spreco! 4. Una statistica mostra che il cioccolato fondente è preferito dagli uomini, mentre quello al latte dalle donne. Poi ci sono i più golosi, categoria a parte, che non resisterebbero a nessuno dei due. 5. Il cacao è molto utilizzato nei prodotti di bellezza, perché idrata, nutre la pelle ed aiuta persino a prevenire la comparsa di rughe. Quindi, nel caso in cui vi scoprano con un’immensa macchia sul viso, sapete cosa inventare per nascondere il vostro spuntino pomeridiano. 6. Il cioccolato fa bene, e non solo all’umore. Uno studio dell’Università di Cambridge afferma che un cioccolatino al giorno ridurrebbe di un terzo il rischio di sviluppare un infarto, ictus o di diventare diabetici. 7. Sia lodato il cioccolato! Non siamo stati noi a dirlo, o meglio, non solo. I Maya infatti, che hanno iniziato a coltivare il cacao intorno al 400 a.C., veneravano El Chuah, dio dei mercanti e del cacao. 

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Notizie curiose

Intervista a Maria Papavasileiou di Dieta Personalizzata

La dottoressa Maria Papavasileiou ai nostri microfoni – Maria Papavasileiou, oltre ad essere una stimata dottoressa dal curriculum ineccepibile che ha effettuato e frequentato una miriade di corsi e portato avanti importanti ricerche in ambito scientifico, è anche l’amministratrice della pagina Facebook Dieta Personalizzata. È una sorta di diario, ma piuttosto che noiosi aneddoti, sono riportati utili consigli per colazione, pranzo e cena. Un album fotografico di una corretta alimentazione, varia, equilibrata e più che mai golosa. E sotto ogni sua foto, chiunque può postare una foto del suo spuntino, chiedere consigli, esprimere pareri, fornire ricette. È un ritrovo per chiunque voglia provare a seguire un regime alimentare corretto, senza le forzature di una dieta di brodini, tisane e digiuni, senza rinunciare alla bellezza di un piatto colorato e vario e, soprattutto, senza rinunciare al gusto di mangiare.  Intervista a Maria Papavasileiou – Dieta Personalizzata Lei in Italia è la nutrizionista più seguita del web, con più di  800.000 fan facebook. Qual è il suo segreto? È un segreto abbastanza comune quando si parla di successo in generale: passione per il lavoro, tanta energia e positività. Amo quello che faccio, non potrei stare un minuto senza tutto questo, non smetto mai di lavorare (neanche nei weekend) e sono sempre attiva. Poi ci sono i followers che mi danno la carica. Leggere con quanta passione seguono Dieta personalizzata, condividono, commentano non può far altro che spingere a dare sempre il meglio! Quando è nato in lei l’interesse per le scienze della nutrizione? Per questo dobbiamo scavare nel passato: da bambina facevo danza classica e, durante l’adolescenza, è diventata una vera e propria professione: facendo danza 4 ore al giorno, weekend compresi, avevo delle esigenze nutrizionali molto particolari cosi, ho iniziato a leggere ed informarmi su libri di alimentazione. Più leggevo, più mi appassionavo. Al liceo, poi, le mie materie preferite erano biologia e chimica. Da li è nato tutto. Qual è il suo rapporto di Maria Papavasileiou con la filosofia vegana e vegetariana? Seguo la posizione ufficiale dell’American Dietetic Association che sostiene che diete a base vegetale, se ben pianificate e non improvvisate, apportano molteplici benefici per la salute riducendo il rischio di contrarre malattie degenerative. È stata protagonista anche di un programma on line, Mr Kitchen e Miss Diet. È stata una bellissima esperienza che mi ha permesso di vedere, in diretta, quanto coinvolgimento e passione c’era negli spettatori. Mi piace questo clima amichevole e simpatico in cui si riesce a chiacchierare, chiarire dubbi e trasmettere buoni principi sull’alimentazione. C’è una massima o una frase che più rappresenta il suo pensiero? La frase che più mi rappresenta deriva dal medico greco più importante nell’antichità: Ippocrate. “Fa che il cibo sia la tua medicina e la medicina sia il tuo cibo”. Penso che racchiuda un principio che, nonostante gli anni, si sta dimostrando sempre più importante. Per questo sostengo l’alimentazione come forma di prevenzione e miglioramento di vari disturbi. Il mio percorso di studi (sempre in evoluzione) mi ha permesso di toccare con mano quanto […]

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Fun e Tech

Whatsapp gratuito: la notizia e i commenti più eroici

A Menlo Park, regno di Zuckerberg e della sua creatura, c’è aria di cambiamenti. Dopo miliardi incassati a suon di 0.89 cent, Whatsapp decide di eliminare gli abbonamenti, diventando completamente gratuito (per gli scettici, è stato Jan Koum, fondatore dell’app, ad annunciarlo a milioni di utenti). Dubitando fortemente che la compagnia bianco-azzurra abbia voluto fare opera di carità, privandosi di un bel po’ di quattrini, possiamo ipotizzare le possibili motivazioni che hanno spinto l’azienda ad effettuare tale scelta. Molto probabilmente l’organizzazione punta a conquistare mercati in cui Whatsapp stenta a decollare, come quello cinese dove domina WeChat, quello orientale e spagnolo dove Line è il più diffuso, e quello anglosassone dove Snapchat è in cima alle classifiche download.  Altro motivo potrebbe voler provare a combattere, e abbattere, l’astro nascente della messaggistica istantanea: Telegram. Perché Whatsapp dovrebbe aver paura? Telegram prima di tutto è completamente open-source, ciò significa che qualsiasi programmatore può accedere al codice sorgente, reso disponibile dallo sviluppatore stesso, e apportarvi modifiche ed estensioni permettendo all’app una crescita continua su più fronti. Da non sottovalutare è un aspetto importante: il multi-platform  permette di utilizzare Telegram su un tablet senza sim o su un pc, inserendo il codice che arriva via sms. I Bot sono l’ultima novità arrivata, permettono infatti di cercare e inviare immagini, ricerche, gif animate e video senza mai lasciare l’applicazione. Per ultimo, la chat segreta presente in Telegram permette di tenere la privacy a livelli altissimi.  Infatti è possibile distruggere messaggi, immagini e video attivando un vero e proprio conto alla rovescia. Così, dopo una decina di secondi o anche meno, si può far scomparire la conversazione come se questa non fosse mai avvenuta. Nessuna traccia. Per tutti i paladini, difensori del coraggio della famosa app verde, non siamo noi ad attribuirle insicurezze: è da novembre che i link Telegram condivisi da Whatsapp vengono censurati. Tuttavia, sono i dati a parlare. Telegram, invero, con funzioni degne di nota come Bot, Chat Privata e Stickers sta pian pian mangiando fette di mercato sempre più importanti alle concorrenti. La domanda però rimane: come recupererà gli introiti persi? L’azienda spiega che questi verranno recuperati, e a nostro dire aumentati, attraverso dei tool che permetteranno di comunicare attraverso l’applicazione con qualsiasi azienda o associazione. Così, potremmo chiedere informazioni alla nostra banca in maniera rapida, chiedere ad una compagnia aerea notizie su un volo e soprattutto, chiedere alle nostre efficientissime ferrovie i tempi ed i motivi dei loro meravigliosi ritardi. Crediamo, però, che si tratterà di opzioni a pagamento: l’utente, anche se indirettamente, continuerà a gonfiare le tasche della società di Menlo Park. La reazione degli utenti di whatsapp: i commenti eroici Emanuele: Ah ma non è lercio. Alessandro: Ogni volta che si parla di Whatsapp spunta fuori il ‘Telegram è meglio’. Sta diventando il nuovo ‘e i marò?’. Luigi: Whatsapp è gratis, ma se registri una nota vocale più lunga di due minuti ti vengono scalati 89 euro dal credito.  Maurizio: Menomale, questi sono provvedimenti salva-italia. Gli italiani potranno comprarsi due panini in più nel 2016. Francesco: Non scherziamo.. 89 cent sono quasi 9 goleador in più annue. Giovanni: Renzi di […]

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Cinema e Serie tv

The Danish Girl: aspettando Lili ed Einar

Dal regista Tom Hooper, premio oscar per “Il discorso del re”, giunge sui grandi schermi un nuovo straordinario film. The Danish Girl è la proiezione cinematografica dell’omonimo libro nato dalla penna di David Ebershoff, editore e scrittore britannico. La trama The Danish Girl è la storia di una donna, Lili Elbe, di un uomo, Einar Wegener e di colei che amò entrambi, Gerda Wegener. È la storia d’un amore libero dalle convenzioni e scevro da ogni legame con forme e apparenze. La scena si apre su due giovani sposi, Einar e Gerda, entrambi pittori. È proprio Gerda a chiedere a suo marito di posare per lei in un quadro che avrebbe dovuto ritrarre una modella donna. Sarà quel dipinto ad inaugurare in Einar la consapevolezza di una realtà che per lungo tempo aveva relegato in un angolo della sua mente. Sarà quel dipinto a spalancare le porte al suo cambiamento. Quello più grande a cui potremmo pensare, il passaggio dall’essere uomo all’essere donna, dall’essere Einar Wegener al diventare semplicemente Lili. The Danish Girl, racconta, o meglio, celebra, il ricordo di Lili Elbe, nata come Einar nel 1882 e morta come Lili, a Dresda nel 1931, a soli quarantanove anni. Fu la prima ad ospitare sulla sua pelle i segni di una metamorfosi, di una nascita a nuova vita. Fu il primo bozzolo a diventare farfalla libera e dalle ali colorate, autentiche. Il Cast di The Danish Girl A fare da protagonista è la sofisticata bravura di Eddie Redmayne, che, per l’ennesima volta nella sua giovane carriera, si conferma un attore di rara bravura. I suoi maggior punti di forza sono la cura con la quale affronta lo studio dei propri personaggi e la maestria con la quale riesce a mettere su scena ogni singola emozione facendola arrivare agli spettatori in maniera estremamente chiara, indelebile. Ad affiancare Eddie Redmayne, una promettente giovane attrice, Alicia Vikander, nota anche per Ex Machina, Royal Affair, Anna Karenina. ‘Trovare un’attrice che potesse essere all’altezza di Eddie Redmayne in ogni scena, battuta dopo battuta, non era facile e mi ritengo fortunato che Alicia Vikander esista’’. Queste le parole del regista, che denotano grande fiducia nelle potenzialità dell’attrice svedese, felicemente confermate anche dalla critica. Riconoscimenti The Danish Girl, ha ottenuto, tra le tante, la candidatura per miglior attrice in un film drammatico, miglior attore in un film drammatico e migliore colonna sonora (ad opera di Alexandre Desplat) al Golden Globe. Eddie ed Alicia sono stati candidati anche come miglior attore protagonista e miglior attrice non protagonista anche agli Screen Actors Guild Awards e ai Critic’s Choice Movie Awards. Il film è stato inoltre presentato in concorso alla 72° mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia. The Danish Girl è uscito nelle sale statunitensi il 27 Novembre 2015. Per l’attesissima uscita in Italia, la data prevista è invece il 18 Febbraio 2016. Solo allora potremmo assistere a quello che si preannuncia uno straordinario film e noi, come molti, non vediamo l’ora. Un film di Tom Hooper. Con Eddie Redmayne, Amber Heard, Alicia Vikander, […]

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Viaggi e Miraggi

Luoghi abbandonati: i 3 più inquietanti d’Italia

Luoghi abbandonati, il nostro viaggio da incubo! “Come tutte le persone serie non credo alla storia, credo alla leggenda” Così scriveva quasi cento anni fa Georges Duhamel, scrittore e medico francese. Tre leggende, tre città, tre fantasmi Così scriviamo noi. Siate persone serie. Mettete da parte l’inutile e menzognera storia. Armatevi di coraggio e partite. Abbracciate la leggenda, stringetela forte a voi. Gridate, scappate. Ecco le voci della leggenda. Ecco le sue case. Ecco 3 luoghi abbandonati e avvolti nel mistero.  Luoghi abbandonati: Ferrara. Il manicomio di Aguscello I documenti circa la storia di quest’edificio sono moltissimi. Possiamo ricostruirne il passaggio da residenza privata ad ospedale per malati di tubercolosi. La vera svolta però si verifica nel 1940, quando la Croce Rossa italiana acquista la struttura trasformandola in ospedale psichiatrico per bambini d’età inferiore ai 12 anni. Secondo le leggende l’istituto era gestito da suore che non avevano particolare interesse per la cura dei bambini. Si racconta di torture fisiche e mentali, testimoniate anche dal ritrovamento, dopo l’abbandono della struttura, di una macchina per elettroshock. L’edificio cade infatti in disuso a partire dal 1970, allo scadere dei trent’anni dalla sua apertura. Alcuni raccontano di un incendio, ovviamente doloso, che ha portato alla morte di tutti i suoi piccoli pazienti che hanno atteso il propagarsi delle fiamme stipati nell’ultimo piano dell’edificio in cui le suore li avevano rinchiusi. Altri invece propongono un diverso “lieto fine”, che vede protagonista Filippo Erni, un bambino affetto da schizofrenia. Il piccolo infatti, stremato dagli atroci metodi educativi adottati dalle suore e dai dottori, avrebbe subito un rapido peggioramento delle sue condizioni psichiatriche e avrebbe ucciso molti dei suoi compagni. La punizione inflittagli accende nuovamente una luce sull’ultimo piano dell’edificio, lì dove sarebbe stato rinchiuso e da dove avrebbe cercato una via di fuga gettandosi da una finestra. Ed è di Filippo Erni il fantasma che molti dicono di aver visto tra le mura di quel manicomio ormai in disuso. Bologna. Villa Clara La struttura di cui parliamo ha assunto nel tempo una svariata quantità di nomi. C’è chi la conosce come Villa Malvasia o Casino del Trebbo. L’edificio è sito a Via Zanardi, poco distante da Trebbo del Reno. Le leggende ruotano attorno ad un infanticidio avvenuto, secondo molti, intorno ai primi anni del ‘900. La vittima era una bambina di nome Clara. O forse dovremmo dire è una bambina di nome Clara. Molti sostengono infatti di aver visto e di vedere tutt’oggi passando di lì, l’ombra di una piccina che piange e corre nei giardini di quella casa ora abbandonata. Le storie raccontano che fu il padre a toglierle la vita. I più concordano nel ritenere che la bambina sia stata murata viva a causa della sua capacità di predire il futuro, ipotizzando eventi che poi si sarebbero realmente verificati. Fu la paura provata dal padre nello scoprire i suoi presunti poteri a giustificare dunque il suo scellerato atto. Altri invece ritengono sia stato lo sdegno ad animare i suoi gesti, attribuendo a Clara un età […]

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Notizie curiose

I re magi erano quattro?

I re magi erano quattro? Una possibile risposta –  Siamo molto dispiaciuti nel comunicarvi che tutto il vostro lavoro è stato inutile. Le ore passate ad osservare innumerevoli statuine di re magi, l’ansia di trovare quelle delle dimensioni giuste, la paura di non comprarle in tempo, le difficoltà nel trovare le coordinate corrette della loro posizione sul presepe. Tutto inutile. Non fate quegli occhioni tristi. Dipendesse da noi, lasceremo la vostra opera intatta, avremo pietà di tutto il vostro impegno. Tuttavia, la Storia pretende di parlare e noi, da umili giornalisti quali siamo, non possiamo che dare a lei la parola. Prima che sia quest’ultima a parlarvi, avvicinatevi al vostro incantevole presepe. Prendete tra le mani quei meravigliosi uomini in miniatura. Osservate i re magi che avete scelto con tanta cura. Accarezzateli un’ultima volta. Ora sedete, ascoltate e soprattutto, siate coraggiosi e leggete fino in fondo per semplificarvi il tutto, ragioneremo in paragrafi I re magi erano 4? Paragrafo 1. I TRE re magi. Rullo di tamburi…I tre re magi non erano tre. Il vangelo di Matteo infatti, l’unico (ad eccezione di quelli apocrifi) a riportare l’episodio dei nostri affezionatissimi magi, li indica con l’espressione ‘alcuni magi’. Da nessuna parte si legge quanti in realtà fossero davvero. C’è chi sostiene che fossero stati due, chi quattro, chi dodici. La tradizione ha voluto che diventassero tre in riferimento ai doni portati: l’oro, l’incenso e la mirra. Paragrafo 2. I re magi avevano con loro più di quanto noi pensiamo. Secondo il Vangelo armeno (uno dei testi apocrifi di cui abbiamo parlato) i magi portavano con loro aloe, porpora, mussolina, nardo, cannella, cinnamomo, argento, zaffiri, perle, lino, libri esoterici ed infine oro, incenso e mirra. Potremmo pensare che abbiano donato le loro cose più preziose, o che forse erano un po’ parsimoniosi e con il braccino corto. La cosa sicura è che non sappiamo realmente cosa abbiano donato, nel caso in cui l’abbiano fatto. Paragrafo 3. Piuttosto che fare doni, forse preferirono riceverli. Nel Vangelo arabo (anch’esso apocrifo) si racconta che fu in realtà Maria a donare ai magi alcune fasce del bambin Gesù. Loro apprezzarono molto, anche se a noi può sembrare il contrario. Non appena infatti ebbero ricevuto quel dono, pensarono bene di gettare le fasce tra le fiamme, in uno strano rito di adorazione. Fortunatamente la stoffa non si incenerì ed i magi misero dunque le fasce di Gesù tra i loro tesori. Paragrafo 4. Dire magi e non re magi, non è omissione, ma correttezza. Il termine magi indicava i sacerdoti dei Medi, avi degli attuali curdi. Alcune fonti riportano una loro predilezione per l’astrologia e l’interpretazione dei sogni. Tuttavia nessuno di loro fu mai re, ad eccezione di uno. Si chiamava Gaumate e rubò il trono a re Cambise II. Molto probabilmente se ne pentì anche, dal momento che dopo soli sette mesi fu decapitato. Paragrafo 5. Qualcuno ha parlato di stella cometa? ‘Abbiamo visto sorgere la sua stella e siamo venuti per adorarlo’, così scrive Matteo nel […]

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Culturalmente

Notre Dame de Paris -Torna il tempo delle cattedrali

È una storia che ha per luogo Parigi nell’anno del Signore 1482, storia di amore e di passione. E noi gli artisti senza nome, della scultura e della rima, la faremo rivivere da oggi all’avvenire. Una banda di miserabili straccioni torna a bussare alle porte di Notre-Dame. Turbano la quiete del buon popolo di Parigi assediando la sua cattedrale. Una melma di briganti e gitani che portano caos, disordine, peccato, magia e vita, musiche, danze, amore. Così inizia la storia di Quasimodo che amò la sua Esmeralda e di Esmeralda che visse per amare ed amò quasi da morire. Tra le campane del più sfortunato campanaro e i piedi scalzi della più bella zingara scorreranno storie di amore diviso a metà, di poesia e di scrittura, di religione lacerata dalla passione, di smarrimento e perdita, di innocenza e paura. Così inizia Notre-Dame de Paris. Un musical che è connubio spettacolare tra voci che danzano e passi che son voci e parole e grida e sospiri. Ogni singolo istante dell’opera è magia e dal solo sguardo, dagli occhi posati sulla scena e le orecchie assorte nell’ascoltare la melodia delle canzoni, nasce un incantesimo. Ci si solleva dalle poltroncine rosse e comode che scompaiono nel nulla. Ci si scopre dinnanzi ad una cattedrale, accanto ad un pozzo e una gitana, accanto ad un papa con una corona in testa. un viso stanco e la schiena curva. Ci si ritrova alla corte dei miracoli, a mescolare il sangue con il vino e a far l’amore come viene. Ci si lascia condurre in Val d’Amore e poi un grido, un coltello e ci si ritrova in gabbia, soli, con la notte. Notre Dame de Paris è un musical coraggioso, che non ha paura di specchiarsi nel suo straordinario successo Dal 1998, anno del debutto, l’opera ha calcato le scene di Francia, Italia, Regno Unito, Usa, Corea del Sud, Belgio, Svizzera, Canada, Russia, Spagna. E dopo 915 repliche e 4 anni di pausa Notre-Dame torna a teatro con una straordinaria pluralità di date, che tuttavia appaiono sempre troppo poche. Più di 40.000 sono i biglietti già acquistati per le prossime date. Tantissima è stata l’emozione degli appassionati nello scoprire il cast che almeno per la prima parte del tour sarà quello ‘storico’. Ci saranno infatti Tania Tuccinardi (Fiordaliso), Leonardo Di Minno (Clopin), Vittorio Matteucci (Frollo), Matteo Setti (Gringoire), Gio’ Di Tonno (Quasimodo), Lola Ponce (Esmeralda). La seconda parte del tour potrebbe invece essere arricchita da nuove presenze: Cocciante aveva già annunciato ulteriori audizioni per permettere a giovani talenti di prendere parte allo spettacolo. Il Musical porta infatti la firma di Cocciante che ha raccontato di aver scritto l’opera, così come Plamondon, per il semplice piacere di scrivere musica senza neppure pensare di realizzarla poi in forma scenica. Il 16 settembre 1998 infatti l’opera debutta a Parigi in forma semi-scenica, con scenografie, cantanti in costumi ma poca interazione tra gli attori come una sorta di concerto e spettacolo di danza. Il riscontro positivo degli spettatori ha dato il necessario coraggio per creare […]

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Attualità

Intervista a Il Rifugio di Camilla

Il Rifugio di Camilla ad Avellino è nato nel 2011 inizialmente per la comune passione animalista di un gruppo di amici e la disponibilità di un terreno privato offerto da uno di essi, nel quale fu ospitata temporaneamente una cucciolata di 11 cagnolini con le loro due mamme, che erano in pericolo su una strada a scorrimento veloce qui ad Avellino. L’arrivo nel rifugio di una splendida, allegra e determinata cagnolina, chiamata Camilla ha influenzato invece la scelta del nome, poiché il carattere della cagnolina rappresentava al meglio i volontari e la voglia di continuare questa missione. Intervista a Il Rifugio di Camilla  Quali sono le vostre principali attività? Ci dedichiamo alla salvaguardia, al salvataggio e all’adozione degli animali abbandonati e randagi nel nostro territorio. Quando è possibile ospitiamo gli animali nel nostro piccolo rifugio, con la speranza di farli adottare, qualora questo non fosse possibile li accudiamo e monitoriamo in strada. Quanto sono importanti i social network in un attività come la vostra? I social network in questi anni ci hanno aiutato a diffondere la nostra causa e ci hanno permesso di far adottare tanti animali. Abbiamo conosciuto anche diversi volontari in Italia con cui abbiamo scambiato idee, opinioni ed esperienze sul volontariato e sull’impegno che comporta. Grazie a queste collaborazioni, ormai in tutta Italia noi, dalla piccola cittadina di Avellino, facciamo raggiungere i nostri “pelosetti” nella loro nuova casa in tutto il CENTRO ITALIA; NORD ITALIA e TUTTA la CAMPANIA, assicurandoci l’idoneità della famiglia. Voi del Rifugio avete delle vere e proprie mascotte: Omero e Chicca. Si, la storia di Omero e Chicca ha segnato un po’ tutti noi del Rifugio. Abbiamo accolto Chicca nel 2012, era una cagnolina diffidente che, essendo stata chiusa in canile da quando aveva appena due mesi, non aveva mai conosciuto il contatto uomo-cane. Omero invece è stato ‘salvato’ dal canile lager di Domicella, in provincia di Avellino e due anni dopo il suo arrivo al Rifugio ha subito un intervento agli occhi. Due cani sofferenti, soli, scartati perché l’una era troppo paurosa, l’altro senza occhi. Tuttavia Chicca in Omero ha trovato il suo compagno fidato, il suo punto fermo. Fin quando lui non le stava accanto lei non si muoveva, non mangiava, tremava. Mangiavano dalla stessa ciotola, dormivano addossati nella stessa cuccia, facevano i bisogni insieme. Vivevano l’una per l’altro. Nel novembre 2015 una famiglia ha deciso di adottare entrambi e finalmente adesso vivono la vita che meritavano da sempre, l’uno accanto all’ altra. Come è avvenuto il salvataggio di Omero da quel canile lager? Dall’apertura de Il Rifugio di Camilla, l’intervento a Domicella è l’ episodio che ricordiamo con maggiore tristezza. Il canile è stato sequestrato e chiuso l’1 ottobre 2012. Arrivavano volontari da ogni parte… I cani non mangiavano da giorni e vivevano nei loro escrementi, molti di loro purtroppo erano addirittura morti. In quell’occasione ci fu una catena di solidarietà in tutta Italia e anche noi nel nostro piccolo demmo il nostro contributo accogliendo 13 cani che abbiamo fatto adottare […]

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Culturalmente

Fatti unici – un palcoscenico in Tv

Biglietto in tasca, soprabito poggiato sullo schienale, poltrona di velluto rosso. Un magico sipario aperto da spiriti invisibili e fari puntati contro il palcoscenico. Un teatro. Un pigiama, un paio di pantofole, una tisana ed un pacco infinito di biscotti. Un micio che s’addormenta accanto ai piedi, trasformandosi in personale gatto d’acqua calda. Una scatola grigia. La televisione. Un biglietto nella tasca del pigiama. Un soprabito poggiato sul gatto. Un divano per quattro che non basta che per uno soltanto. Un sipario aperto in una scatola grigia. Il teatro in televisione, una sinestesia strabiliante. Un tasto del telecomando. Aprite le porte a Fatti Unici, accendete le luci sulla nuova esilarante sitcom di Rai2. Fatti Unici, la trama e il cast A regnare in commissariato è il caos, il disordine, e in più piccola parte Marisa (Maria Bolignano), commissario costantemente in bilico tra il suo desiderio di far funzionare l’ufficio di polizia di cui è a capo e, allo stesso tempo, gestire nel migliore dei modi la sua relazione con Paolo (Paolo Caiazzo), fidanzato accondiscendente e poliziotto fin troppo distratto. A ostacolare ancor di più la sua brillante carriera è il suo imbarazzante fratello, truffatore con obbligo di firma, Ciro (Ciro Ceruti), mago degli affari e brillante sciupafemmine che si troverà poi a subire la morbosa gelosia di Silvana (Costanza Caracciolo), figlia del questore Gelmini (Giorgio Melazzi). Completano il colorito quadro i suoi sottoposti: Veronica Stella (Lorella Boccia) giovane poliziotta svampita; Mirko (Francesco Mastandrea) poliziotto corrotto; Cazzaniga (Simone Gallo), appuntato maldestro; Mattia (Oreste Ciccariello) poliziotto traumatizzato dalla sua esperienza in Afghanistan; e due giovani, Andrea (Mirko Ciccariello) figlio di Paolo, un emo che costantemente pensa alla morte e Shana (Piera Russo), figlia di Ciro, determinata e caparbia. La stravaganza e la follia tuttavia seguono Marisa anche al di fuori dell’ufficio. Sua sorella infatti, Floriana (Floriana De Martino) è affetta da un esaurimento nervoso così spiccato da risultare contagioso per chi le sta accanto. Con una trama ricca e variegata come le migliori commedie della tradizione partenopea, Fatti Unici annovera anche un ricco cast di nomi di successo. Fra tutti, Lello Arena, che oltre ad essere parte splendidamente attiva nella scrittura del programma, firma anche la direzione artistica. Non meno prestigiosa, la presenza di Nando Mormone, autore del programma in collaborazione con Ciro Ceruti, Paolo Caiazzo, Maria Bolignano e Francesco Albanese. Ad occuparsi della regia televisiva è invece Sergio Colabona, in collaborazione con Tunnel produzioni. Il punto di forza del progetto è da molti indicato nella sua semplicità, che si traduce in storie dal sapore quotidiano e in tempi teatrali brevi ed immediati. Molto si è lavorato proprio per garantire la fruibilità del prodotto, rendendolo conforme anche alle nuove leggi del web che richiedono sintesi e compattezza, offrendo una brillante comicità fondata su battute, tormentoni e vari espedienti. Ad aggiungere un tocco di novità ad ogni puntata sarà anche la presenza di differenti ospiti. Durante le prime due puntate, saliranno sul palcoscenico gli Arteteca, noto duo comico. Fatti unici, qualche domanda alla […]

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Attualità

#vorreiprendereiltreno – Tendenza in carrozzina

Di hashtag ne è pieno il mondo, soprattutto nella straordinaria regione dalla bandiera bianca e blu (per i tifosi ed i meno inclini alla metafora, parlo di Facebook, non della Lazio). Non tutti i cancelletti logorroici riscuotono però lo stesso successo di #vorreiprendereiltreno. Il trend nasce più di un anno fa sulla tastiera di Iacopo Melio. Poche informazioni su di lui Iacopo nasce nel 1992 in un paesino a pochi chilometri da Firenze. Studente modello, dopo aver preso il diploma scientifico, si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche, indirizzo ‘Comunicazione, media e giornalismo’. Ama la scrittura, la musica, la fotografia, la filosofia, il sole, la maionese e le persone semplici. Odia il qualunquismo, la superficialità, il razzismo. Non è nato con la camicia, probabilmente avevano esaurito quelle delle sua taglia. In compenso, è nato con la carrozzina. Una precisazione: la carrozzina di cui parlo non è figlia della Carrozza di cui parlerò Se non ci credete, analizzate bene i possibili legami tra una sedia a rotelle ed un ex Ministro dell’Istruzione. Converrete con me che non ce ne sono affatto. A sottolinearlo è stata la donna stessa, Maria Chiara Carrozza, che in un post su Facebook confessa ai suoi lettori di prendere il treno, proprio come tutti gli altri cittadini. Ma si sa, Facebook tiene le finestre ben chiuse e le parole non se le porta via il vento. Rimangono ben visibili, fin troppo visibili. Così, quel post ‘acchiappalike’ dell’ex ministro, appare anche sulla home page di Iacopo Melio ed in un baleno nasce la risposta del ragazzo. Insomma, se lei sosteneva di prendere il treno come tutti i cittadini, o i suoi conti erano sbagliati o Iacopo non poteva essere considerato al pari di un cittadino. Qual che sia la risposta da scegliere, la situazione rimaneva la medesima: Iacopo non poteva prendere il treno. Così, quasi scherzosamente, il ragazzo pubblica un post sul suo profilo, rivendicando il diritto ad incontrare tra i sedili scomodi e le stazioni affollate, l’anima gemella. E se anche non fosse stata proprio una gemella ma almeno una sorella, una cugina, una nipote, sarebbe andata bene comunque. Così nasce, tra mi piace, condividi e retweet, #Vorreiprendereiltreno È da quel post, e da un seguente articolo, che prende vita quella che ad oggi è diventata una vera e propria associazione ONLUS (cliccare qui per contribuire all’iniziativa). In breve tempo le parole di Iacopo sono riuscite ad attirare l’attenzione non sono di concittadini ma anche di residenti all’estero, guadagnando l’interesse della BBC e AlJazeera. Una risposta è arrivata anche dalle Ferrovie dello Stato che hanno mostrato il loro sostegno a Iacopo e agli altri attivisti. Ovviamente la strada è lunga e difficile da percorrere, ma l’associazione non ha intenzione di rinunciare alla sua battaglia, ossia quella di permettere a chiunque di prendere un mezzo di trasporto pubblico senza che ciò debba rappresentare un’impresa o un’utopia. In molti casi, infatti, decidere di salire sul treno presuppone l’invio di una vera e propria richiesta 24h prima dell’orario di partenza desiderato, e la ricerca di stazioni […]

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Attualità

Refuge LGBT: casa d’accoglienza per persone LGBT

È prevista per Dicembre l’inaugurazione di Refuge LGBT, uno straordinario progetto a cura della Croce Rossa, condotto con il prezioso sostegno della Regione Lazio e la collaborazione del Gay Center. L’iniziativa si ispira ai Refuge francesi che ogni anno accolgono circa 300 ragazzi aiutandoli a provvedere al loro sostentamento. L’obiettivo è quello di porgere aiuto a tutti i giovani LGBT in difficoltà, fornendo aiuto psicologico e legale, mirando ad un corretto reinserimento del soggetto nella società e nell’ambiente lavorativo. Il personale inoltre cercherà, quando possibile, di aiutare il soggetto a recuperare il rapporto con la famiglia, spesso primo vero ostacolo all’accettazione della propria identità di LGBT. Ad ospitare il progetto sarà una casa d’accoglienza di Roma che permetterà, a chiunque richieda aiuto ed assistenza, la possibilità di essere gratuitamente ospitato dai due ai sei mesi. Il presidente della Croce Rossa di Roma, Flavio Ronzi, in una recente intervista ha dichiarato che ciò che ha spinto lui e molti altri ad impegnarsi in questo progetto sono delle storie. Non una ma migliaia. Migliaia di storie e di nomi. I responsabili del progetto potrebbero recitare un vangelo di nomi infiniti, avendo posato gli occhi su un rosario interminabile di perline livide e tremanti. Tutti i coinvolti sono stati infatti spettatori dell’immensa fiumana di giovani LGBT, vittime di violenza e derisione. Hanno visto passare davanti ai loro occhi moltissimi giovani spaventati, messi in fuga, rincorsi e seguiti da pregiudizi insaziabili come cani da caccia. Hanno incontrato giovani innocenti ma colpevolizzati, accusati, processati al tribunale della finta morale, del bigottismo cieco, dell’ignoranza che mette alla gogna, che brucia al rogo. Hanno sorretto ragazzi forti nella loro verità, fragili nel dolore delle porte chiuse in faccia, dei pugni chiusi dinnanzi ad occhi chiusi. Ed è per loro che è nato questo progetto, per chi non ce l’ha fatta. Il Refuge LGBT, una straordinaria possibilità Una possibilità per i giovani smarriti di ritrovare la loro strada e, lungo quest’ultima, far nascere giardini ed alberi in fiore, far nascere la primavera. Una possibilità per tutto il personale di gettare le basi di una società diversa, di un mondo migliore, dell’utopia che neppure il più grande sognatore ha ancora ospitato nei suoi cuscini. Una possibilità per l’Italia di uscire dalla tana scomoda e buia dell’indifferenza, mettere un piede fuori, guardare in alto, verso il cielo. Dal Refuge nascerà infatti un cielo nuovo, affollato da chi la paura l’ha trasformata in luce, da chi non ha più paura, da chi persino nella notte ha saputo trovare la forza di brillare, e brilla come fosse luna, come se le stelle in confronto non fossero che lampadine sbiadite.

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Riflessioni culturali

Lapidazione: chi è senza peccato scagli la prima pietra

Il peccato non regna a Ghor, il peccato non esiste a Ghor: l’Afghanistan è purezza, è il mancato perdono che non ammette errori, è l’innocenza;  l’innocenza è in ogni cuore, in ogni corpo. È l’innocenza che scaglia la prima pietra, e l’innocenza è in tutti, tranne che in Lei, colpevole, condannata alla lapidazione. Si chiama – taccia ancora l’imperfetto, compagno della morte – Rokshshana, ha diciannove anni ed una vita davanti. Tanti sogni, tante speranze, incrinate soltanto dall’ombra di un matrimonio combinato con un uomo più grande, forse più ricco, certamente più estraneo. Ha tanti progetti, illusioni – forse paure – ma sopra ogni cosa, ha una certezza: non si accontenterà di essere moglie costretta, non si arrenderà alla sua condanna all’infelicità. Lei vuole di più, o forse no, ma le è semplicemente capitato: le è capitato di desiderare una vita diversa ed un desiderio così non lo puoi scacciare via. Una volta nato, non puoi abortire. E’ successo così, per caso. Da sposa infelice e insoddisfatta è diventata donna felice ed innamorata, sempre la stessa e divisa in due, tra ciò che deve essere e ciò che voleva essere, tra un non amore ed un amore, l’infelicità e la felicità, divisa tra un uomo che non ama ed uno che ama alla follia… Che ama da morire… E muore. Scoperta mentre fuggiva con il suo giovane compagno, è stata “processata” e condannata. E’ quasi una settimana che il video della sua lapidazione spopola sui social network, condiviso da chi, guardandolo, crede sia una recita e dai paladini della giustizia in versione “#pernondimenticare”. La breve scena – breve e troppo lunga – mostra una giovane donna seppellita nel terreno fino alla gola: spunta solo il viso, come un fiore tra i fili d’erba che guarda il sole un attimo prima di appassire; è circondata da una folla di uomini armati di pietre, sassi pesanti lanciati via da anime leggere, cuori fluttuanti e cervelli assenti. Come sottofondo alla sua lapidazione un soffocato lamento, una melodia stonata di voce flebile e morente che ad ogni masso che affonda diventa più fioca. Le pietre le annegano dentro, la colpiscono abbastanza da entrarle nella carne, rotolarle tra le ossa, perdersi sul fondo e renderla pesante, abbastanza da farla sprofondare giù. Sprofonda lentamente, fino a non poter più guardare il sole, fino ad essere seppellita per intero, con anche il viso al sicuro nella polvere. Si chiamava Rokhshana ed è stata uccisa perché l’amore è un crimine, l’amore è un peccato. Si chiamava Rokhshana ed è stata lapidata perché la morte è legge, è punizione buona e giusta. Chi è senza peccato scagli la prima pietra. Coraggio, Rokhshana, alzati: la prima pietra è tua! Tutte le pietre sono tue, prove di non-colpevolezza. Ora sono la tua casa e la tua culla.

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Attualità

Fleur, e a Napoli arriva la magia

17:30 – ingresso della Metro, stazione Toledo: aspettiamo Fleur. Napoli, come ogni giorno, è un ritratto a tinte accese di vita spensierata e caotica: fila interminabili di ragazzine dinanzi ai negozi armate di carta di credito e fidanzati docili disposti al ruolo d’accompagnatore e portabuste; visini strappalacrime di bambini che scuotono le braccia della madre ripetendo «comprami le caramelle, comprami le caramelle!»; uomini addormentati al ciglio dei marciapiedi su coperte di cartone umido o seduti con le gambe portate al petto ed un dito proteso ad indicare un piattino, sempre troppo vuoto; ragazzi spavaldi ornati di ogni sorta di collane ed orecchini, in un trionfo di stravaganza, un bisogno di ribellione; bambine che stringono tra le mani, quasi fosse un tesoro, un tiepido pezzo di pizza, poco curanti delle gocce d’olio che piovevano sulle loro scarpe necessariamente fucsia… la Napoli d’ogni giorno, la Napoli sempre viva, sempre bella, la Napoli che, quando vuole, sa esserlo ancora di più: più bella, più viva, più incantevole. A creare il miracolo è stato un gruppo di giovani artisti di strada chiamato Baracca dei buffoni: abiti chiari, volti sorridenti, ombrelli dal gusto antico e gambe lunghe quanto tronchi d’albero; musica dolce e ipnotica come quella che si libera da un carillon per accompagnare la danza di una ballerina in punta di scarpette; melodia armoniosa per accompagnare la parata di quattro attori-ballerini e del loro capofila, quasi un burattinaio buffo e goffo che provava a coordinarne i movimenti. Uno spettacolo emozionante per la sua semplicità, la sua spontaneità, la sua sorprendente capacità di incantare con poco, con piccoli passi maldestri, pochi gesti sinuosi. La baracca dei buffoni è stata in grado di portare stupore a Napoli senza bisogno di stratagemmi o marchingegni complessi. Non ha avuto bisogno di creare illusioni né di innescare la caccia al trucco, la gara a chi capisce prima l’inganno. Tutto perché non c’erano inganni, ne trucchi – ad eccezione di quello che serviva a rendere ben rosee le guance piene degli attori, o meglio, artisti. Non c’era strategia, c’era solo magia. C’erano sorrisi gentili, musica e colori. C’era spettacolo, incanto e profumi dolci da far venire l’acquolina in bocca e il sereno in cuore. C’era profumo di fiori e c’era un campo di fiori, proprio su Via Roma, a partire da Metro Toledo, alle ore 17 e 30. Prima che l’orologio scandisse l’ora, c’era strada, rumore, ragazzine in fila, vecchi addormentati, ragazzi ribelli, bambini capricciosi, bambine golose; dopo, c’era La baracca dei buffoni, la baracca dei fiori belli, degli artisti appassionati, dei maghi in grado di cambiare la realtà.  Grazie a loro, grazie a Fleur, la strada diventa prato e Napoli diventa Magia. Fleur, e a Napoli arriva la magia – Eroica Fenice

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