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Eroica Fenice

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Via dalla pazza folla al cinema

Contea di Dorset, Inghilterra 1870. Batsheba Everdene è una giovane donna di campagna che attira l’interesse del ricco fittavolo Gabriel Oak (interpretato dall’attore belga Matthias Schoenaerts, ricordato nel ruolo di protagonista accanto a Marion Cottilard nel bellissimo Un sapore di ruggine e ossa). Troppo indipendente e amante della solitudine per accettare di essere proprietà di un uomo, ella rifiuta in un primo momento l’offerta di matrimonio di lui. A causa di un incidente e grazie ad una eredità, le sorti economiche di Batsheba e il signor Oak si ribalteranno, per cui quest’ultimo finirà per divenire bracciante nella fattoria della donna. Questi i presupposti che danno il via alla messa in scena di Via dalla pazza folla di Thomas Vinterberg, adattamento cinematografico ( non il primo) del romanzo omonimo di Thomas Hardy; da qui la storia si dipana verso successivi accadimenti amorosi che vedranno coinvolti due nuovi pretendenti di lei, il sergente Troy e il proprietario terriero William Boldwood, ruolo svolto elegantemente da Michael Sheen, presente in questi anni sul piccolo schermo perché protagonista della brillante serie tv Masters of Sex, ma noto al grande pubblico hollywoodiano per essere stato nella saga di Twilight il capo dei Volturi.

Via dalla pazza folla tra cinema e letteratura

Svolgendosi in una fitta rete per poi ritornare al punto iniziale, come un cerchio che si chiude, la trama segue in effetti il procedimento romanzesco su cui si basa; sotto la lente di ingrandimento ma di sottecchi, vi è l’epoca e la società fondiaria vittoriana, e il film si manifesta in tutta la classicità ottocentesca ed inglese che potrebbe presentare un’opera ricca come quella di Hardy. Tutto reso visivo e vivido dalle continue e progressive scene naturalistiche, maestose sin dall’inizio, e poi quelle urbane, per una fotografia che incede a passo equilibrato con la storia, il passare del tempo, da una stagione all’altra. Al centro della rete però risaltano le personalità dei personaggi, resi vulnerabili da colui che tesse la tela e ne indirizza i dispiegamenti: l’amore. Anche in questo, così come nella presenza di un ricco materiale di eventi, Via dalla pazza folla segue l’evolversi del tipico romanzo ottocentesco verso il nuovo secolo, ossia l’emergere dei sentimenti piuttosto che il semplice narrare. Così possono facilmente distinguersi i caratteri dei tre pretendenti, uno sensibile, l’altro orgoglioso, e poi colui che ama in silenzio, che aspetta e osserva. 

Più di tutti però ad emergere è la protagonista Batsheba, interpretata da un’abilissima Carey Mulligan che riesce a vestire a modo e con intelligenza i panni di una lavoratrice che, con la sua sagacia e la sua forza, riesce a farsi sentire in un mondo solo maschile, quello della proprietà terriera. La sua irruenza iniziale si amalgama alla stessa controtendenza ad esempio di donne quali Jane Eyre, Madame Bovary o Elizabeth Bennet di Orgoglio e pregiudizio, caratteristiche che la rendono come queste ultime inseribili perfettamente nella modernità, sia come personaggio di un libro che della società odierna.

Ilaria Casertano

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