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Eroica Fenice

HAPPY-DEMIA nelle città: il fenomeno musicale che ha contagiato il mondo

Chi non l’ha ascoltata almeno una volta? Chi non ha sgambettato sulle sue note? Happy è un tormentone, ma è anche qualcosa di più: è una febbre popolare, un fenomeno di massa che ha contagiato tutte le città e le comunità del pianeta. Merito di Pharrell Williams, cantante, musicista e produttore discografico americano (c’è lui dietro alle ultime performances di Madonna, Jay-Z, Britney Spears e tanti altri), che ha lanciato il suo video (qui) reclutando gente comune che balla, canta e ride per strada sulle note di questo contagioso inno funk-pop alla felicità. “Happy” ha scalato le classifiche di tutto il mondo e ormai si sente dappertutto (forse troppo). Un successo planetario, un pezzo commerciale, sì, ma così cool che, per poco, non si è aggiudicato l’Oscar, come colonna sonora del film “Despicable Me 2″. Alla fine Pharrell non si è accaparrato la statuetta dorata, ma “Happy” e il suo messaggio positivo spopolano ovunque. Sulla scia della sua clip così virale, migliaia di persone, da New York a Margherita di Savoia, in provincia di Barletta, passando per Bamako, Gerusalemme, Oslo, Roma e Rio de Janeiro, stanno realizzando e diffondendo in rete centinaia di video concepiti sulla falsariga del format originale: il centro e i monumenti della città – un’occasione per fare un po’ di propaganda turistica – tante comparse, la grafica gialla e nera, le note di Pharrell. E una “felicità” cantata, ostentata, assoluta.

I primi sono stati Clément Durou e Pierre Dupaquier, meglio noti come “We are from L.A.”, che hanno realizzato la clip più lunga del mondo, oltre 360 filmati assemblati per 24 ore, tutti sulle note di Happy, con un cast eccezionale che include lo stesso Pharrell: un’interminabile sessione di ballo per le strade di Los Angeles, con un esercito di cittadini scatenati. Dopo di loro, il diluvio: ne è nata una divertente competizione tra chi posta su YouTube la versione di “Happy” più originale, ballando con i cammelli sotto le piramidi o davanti alla Casa Bianca, in cima alle montagne a 3000 metri di altezza o su un atollo esotico. Il fenomeno è dilagato anche nei campus universitari e nelle aziende: ha suscitato molte polemiche la versione realizzata nello stabilimento Fiat di Melfi. «Una barzelletta», hanno decretato i sindacati.

In questo momento – la lista è aggiornata in tempo reale – sono 1595 le città che hanno realizzato la loro versione di Happy, in 140 nazioni, per un totale di tantissime ore di “felicità condivisa”. Gli italiani hanno risposto in massa alla sfida danzante: il video più visto è quello di We are Happy from Napoli con oltre 800mila visualizzazioni. In alcune regioni si scatenano anche le frazioni più sperdute. E, in particolare, la versione di Scampia lancia un chiaro messaggio: l’altra faccia di questo quartiere martoriato, la faccia pulita, la faccia allegra. A dimostrazione che si può essere felici anche laddove sembra impossibile esserlo. E il fenomeno virale di Happy sembra voler dire proprio questo: non si è felici in assenza di problemi, si è felici nonostante i problemi, perchè è totalmente inutile ed insoddisfacente cercare la felicità fuori di noi. L’unico modo per trovarla è cercarla dentro.

Nunzia Serino

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