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Videogiochi stealth: i 4 titoli che hanno definito il genere

Videogiochi stealth: i 4 titoli che hanno definito il genere

I videogiochi sono un’arte che, nel corso degli anni, ha esplorato sempre di più nuovi generi e stili. Negli anni ’80 i videogiocatori, ormai saturi degli arcade e dei cabinati delle sale giochi, scoprono il valore delle console domestiche: da quel momento, le case di sviluppo producono opere che si discostano molto per temi e generi trattati. È proprio in questo contesto che nasce il genere dei videogiochi stealth, che mette al centro la furtività e l’azione silenziosa, contrariamente ai titoli del tempo, in cui l’azione è frenetica e costante. Il videogiocatore deve, adesso, ragionare attentamente sul percorso da seguire per non essere scoperto dai nemici. Ecco quindi i quattro titoli che hanno definito il genere del videogioco stealth.

Metal Gear: la nascita dei videogiochi stealth

Nel 1987, la già famosa casa di produzione nipponica Konami affida al game designer Hideo Kojima il compito di creare un videogioco a sfondo militare sulla console domestica MSX. La limitatezza tecnica della console a 8-bit, tuttavia, non riesce a garantire azione frenetica e coinvolgente. Da qui nasce l’idea che ha reso l’autore un genio dell’industria: il protagonista Snake è chiamato a svolgere un’operazione di infiltrazione presso la base militare di Outer Heaven, che detiene l’arma nucleare Metal Gear. Il videogiocatore, per la prima volta nel medium, affronta l’esperienza del videogioco stealth: deve sgattaiolare tra i nemici e recuperare l’equipaggiamento di sopravvivenza sul campo senza uccidere nessuno. Si tratta del primo esempio di videogioco stealth nella storia: conoscere il percorso delle guardie nemiche e valutare l’ambiente circostante sono gli elementi chiave richiesti per superare le insidie senza farsi vedere. Il successo del gioco fu clamoroso e rese Hideo Kojima il creatore del genere.

Hitman: Codename 47

La casa di sviluppo danese IO Interactive pubblica nel 1998 il primo videogioco di Hitman, una saga che ancora oggi ha successo e che ha trovato, nel tempo, anche trasposizioni cinematografiche. La filosofia del videogioco stealth assume qui connotazioni originali: il protagonista è un mercenario geneticamente creato per essere un assassino letale, con conoscenze militari avanzate. È caratteristico il codice a barre posto dietro la nuca del protagonista, l’Agente 47, che è diventato in poco tempo un simbolo pop. L’intenzione degli sviluppatori è quella di immergere il giocatore in missioni sandbox, cioè eseguibili con tantissimi approcci diversi: l’agente letale, contrariamente a ciò che si era visto in precedenza, non è il classico militare con divisa: è bensì un uomo dall’aspetto comune, che deve fare del suo anonimato una chiave per infiltrarsi in luoghi pubblici e commettere uccisioni furtive. Questa meccanica di gioco è ampliata con elementi unici: il videogiocatore può travestirsi da qualsiasi persona presente nello scenario per accedere a luoghi esclusivi che gli consentono di portare a termine la missione con esiti differenti.

Splinter Cell: un approccio diverso nei videogiochi stealth

Nel 2002 la casa di sviluppo canadese Ubisoft Montreal crea per Xbox il primo grande competitor di Metal Gear e propone Splinter Cell, con un concetto diverso di videogioco stealth: invece di essere attento a non lasciare nessuna traccia del proprio passaggio, il videogiocatore veste i panni dell’agente speciale della CIA Sam Fisher, che dispone di gadget tecnologici per l’infiltrazione come visori notturni, occhiali termici e armi letali. La meccanica principale del gioco è, infatti, quella di agire come degli agenti silenziosi, nascondendo i corpi nell’ombra e distruggendo qualsiasi fonte di luce mentre si percorrono scenari reali come l’Iran o l’Afghanistan. A questo si aggiunge un comparto tecnico mozzafiato garantito dalla console di Microsoft e una storia da romanzo thriller americano scritta dall’esperto del genere Tom Clancy, che consolida ulteriormente l’aspetto stealth della saga.

Dishonored

Nel 2012 la casa francese Arkane Studios pubblica il primo di due videogiochi stealth dall’approccio rivoluzionario. Dishonored è, infatti, un titolo in cui la libertà d’approccio è fondamentale: il videogiocatore può scegliere di essere un assassino brutale, un fantasma che non lascia traccia del suo passaggio o un compromesso fra i due. Il tutto si inserisce all’interno di un contesto fantasy e steampunk, in un mondo alternativo avvolto dalla peste, dove sono presenti rune che garantiscono poteri magici come il teletrasporto. Il giocatore avanza in ambienti a navigazione libera, dove i livelli si sviluppano con una grande verticalità che consente un approccio vario alle missioni da affrontare. La libertà dello svolgimento si unisce anche alla narrazione e, in base al comportamento del giocatore, si avranno conseguenze precise: uccidendo tanti nemici si ottiene una città con un maggior numero di ratti appestati, mentre l’approccio non letale garantisce un attraversamento più tranquillo delle strade.

Questi quattro titoli hanno contribuito a definire il genere stealth, dandogli connotazioni diverse e appassionando i giocatori che scoprono un approccio alternativo all’azione sfrenata.

Fonte immagine in evidenza: Depositphoto.com – SJBright

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