8 e un quarto: intervista all’autore Paquito Catanzaro

8 e un quarto: il nuovo libro di Paquito Catanzaro

8 e un quarto. La storia irresistibile del telepanettone che perfino Fellini avrebbe voluto dirigere è il nuovo libro (recentemente pubblicato dalla casa editrice napoletana Homo Scrivens) scritto da Paquito Catanzaro.

In occasione della pubblicazione del testo, abbiamo intervistato l’autore.

8 e un quarto. La storia irresistibile del telepanettone che perfino Fellini avrebbe voluto dirigere: intervista a Paquito Catanzaro

Paquito, le attività interessantissime che curi sono numerose: scrittore, presentatore televisivo e radiofonico, organizzatore di eventi culturali e teatrali, docente di scrittura; vuoi parlarcene nel dettaglio?

Citando Pirandello direi mi potrei definire “Uno, nessuno e centomila”. Scherzi a parte, il mio sogno è sempre stato quello di lavorare come operatore culturale, pertanto ho cercato di trasformare i miei numerosi interessi in una professione. Un obiettivo che sto riuscendo a concretizzare con tanti sacrifici (il tempo per me stesso è sempre poco), con una costante formazione (ho frequentato e frequento corsi di scrittura, di recitazione e di altre discipline), ma pure con dedizione e con una passione che si autoalimenta evento dopo evento.

Nei tuoi testi compare spesso il tema della sfida (penso a Centomila copie vendute e a Quattrotretre, oltre che ad 8 e un quarto. La storia irresistibile del telepanettone che perfino Fellini avrebbe voluto dirigere): cosa rappresenta per te l’ostacolo e l’orizzonte che dietro esso – oltre esso – si profila?

Dante, Hermes e Flavio hanno in comune il desiderio di realizzare un sogno. Per poter raggiungere questo traguardo devono necessariamente darsi da fare. Si mettono in gioco e sono consapevoli di due cose: 1) non sarà così semplice realizzare questo sogno; 2) dovranno dare il 100% senza mollare un istante. Questo è il mio modo di fare e questo è quel che mi ripeto ogni volta che mi metto alla prova, tanto nella scrittura quanto nel teatro.

Per quel che concerne l’orizzonte uso una parafrasi marinaresca: ho sempre lo sguardo rivolto a nord, ma mi concedo – di tanto in tanto – qualche digressione, puntando gli occhi verso le stelle.

Nel tuo libro 8 e un quarto. La storia irresistibile del telepanettone che perfino Fellini avrebbe voluto dirigere ricordi: «La commedia è una cosa seria. Mica sono tutti bravi a far ridere»; quali sono i modelli comici a cui ti ispiri?

Dal punto di vista della scrittura: Pino Imperatore, Stefano Benni e Andrea Vitali. Tre Scrittori (uso volutamente la lettera maiuscola) in grado di far ridere senza dover ricorrere alla banalità. La loro è una comicità intelligente, un’ironia in grado di farti riflettere (penso a Pino Imperatore che sbeffeggia la camorra nella saga degli “Esposito” oppure a Benni che dà voce a un disabile – in “Achille piè veloce” – capace come pochi di prendersi in giro da solo). Dal punto di vista televisivo, confesso che la serie “Boris” mi ha conquistato e ha ispirato diverse dinamiche del romanzo.

Su 8 e un quarto ho scritto, fra l’altro, che mi pare costruito attorno all’adagio “volere è potere”; quanto ritrovi, da autore, in queste mie parole di lettrice delle tue pagine?

Mi ritrovo completamente. Citando “Ritorno al futuro”: Se ti ci metti con impegno, raggiungi qualsiasi risultato. È quello che provo a fare quotidianamente ed è quel che suggerisco ad amici, colleghi e allievi. Mi fanno rabbia quelli che vogliono tutto, subito e senza sforzo. Non comprendono quanto sia importante la gavetta e, soprattutto, quanto sia preziosa l’umiltà. Il talento paga fino a un certo punto. La costanza, la serietà e il costante impegno permettono di affermarsi a livello professionale.

Come docente di scrittura, qual è l’insegnamento principe che dai ai tuoi allievi?

Divertitevi. Lo ripeto a ogni lezione. La scrittura deve essere innanzitutto uno libero sfogo dei propri pensieri. Successivamente si lavora sulle tecniche narrative, sull’editing e su tutto ciò che trasforma un documento A4 in un romanzo spendibile sul mercato. Ricordo inoltre di non innamorarsi della propria scrittura. Solo così ci si mette in gioco completamente e si comprende che si scrive per i lettori, non per se stessi. È il primo indispensabile passo per poter fare della passione per le storie una professione.

Ringraziando Paquito Catanzaro per il tempo dedicato, ricordiamo il collegamento ipertestuale al sito della casa editrice Homo Scrivens (su cui è possibile acquistare il libro): www.homoscrivens.it

Fonte dell’immagine in evidenza: Paquito Catanzaro

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A proposito di Roberta Attanasio

Redattrice. Docente di Lettere e Latino. Educatrice professionale socio-pedagogica. Scrittrice. Giornalista pubblicista. Contatti: [email protected] [email protected]

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