Seguici e condividi:

Eroica Fenice

Marco Damilano

Marco Damilano, intervista all’autore di Un atomo di verità

Marco Damilano, direttore de L’Espresso e autore del libro “Un atomo di verità. Aldo Moro e la fine della politica in Italia”, ci ha concesso un’intervista. Leggi qui cosa ci ha detto!

“Datemi da una parte un milione di voti e toglietemi, dall’altra, un atomo di verità e io sarò comunque perdente”. Termina così la straziante lettera, peraltro mai recapitata, che Aldo Moro spedì dalla prigione brigatista al deputato Dc Riccardo Misasi. E proprio Un atomo di verità (pagg. 272, € 18,00) è il titolo scelto da Marco Damilano, direttore de L’Espresso e colonna portante del giornalismo italiano, per il suo libro, pubblicato da Feltrinelli.

L’opera non è un saggio storico, un libro soltanto documentale. Né lo si può ritenere, per ovvie ragioni, un romanzo. Piuttosto, Damilano torna su quell’istante, le nove del mattino del 16 marzo 1978, in cui il presidente della Dc fu rapito e gli uomini della sua scorta brutalmente massacrati, ma lo racconta attraverso i ricordi personali di bambino. Riaffiora la figura di un pulmino, un furgone Vokswagen bianco, che porta il piccolo Marco a scuola e che, un quarto d’ora prima del tragico evento, si ferma ad aspettare Emiliano, il compagno ritardatario, proprio in via Mario Fani. Attraverso la memoria, le carte personali finora inedite, gli scambi epistolari e le foto, Damilano ci consegna l’enorme spessore umano ed interiore di Aldo Moro, suggellato dall’immagine dello stesso, inginocchiato nella Chiesa San Francesco d’Assisi al Trionfale, nell’atto intimistico della preghiera e del totale abbandono a Cristo.

Durante la prima edizione de I Dialoghi del Pronao, a cui Marco Damilano ha preso parte presentando il libro nella magnifica Cattedrale di Sessa Aurunca, abbiamo avuto l’opportunità di fare con lui una breve chiacchierata.

L’intervista a Marco Damilano

Partendo dal titolo, qual è l’atomo di verità?

L’atomo di verità è un progetto di Paese, un’idea di futuro, un orizzonte. È, insieme, tensione e ricerca costante. Se non ci sono questi presupposti, la politica fallisce. E anche quando vince, perde lo stesso.

Eppure, tanti sono stati i detrattori dell’onestà politica. Si pensi, per esempio, a Machiavelli e Croce.

In realtà, credo che questi maestri del pensiero volessero dire che la politica ha una sua importante etica interna. Non deve mai pensare di essere autosufficiente e onnipotente. Infatti, finirebbe, paradossalmente, per essere subalterna a tutto e in modo particolare all’economia. 

L’uccisione di Aldo Moro come il crollo delle Torri Gemelle. Perché? 

Perché il 16 marzo 1978 è stato quello che, per gli Stati Uniti e per l’Occidente, è stato l’11 settembre 2001, cioè un giorno di grandissima paura collettiva. Un vero e proprio spartiacque. Da un lato, il più grave attentato terroristico della storia; dall’altro, uno dei più tremendi fatti della storia d’Italia, cioè il rapimento di un uomo tanto potente, che sarebbe diventato pochi mesi più tardi Presidente della Repubblica, e l’uccisione della sua scorta.

Che cosa ha perso l’Italia dopo quel tragico evento?

Si potrebbe dire che la lunga crisi della politica italiana parta proprio dal dramma avvenuto in Via Mario Fani. Con la scomparsa del leader democristiano, così come con la morte di Enrico Berlinguer, il nostro Paese ha smarrito la possibilità di autoriformarsi. Da partiti come la Dc non è arrivato più nulla. La politica è diventata sempre di più apparenza e spettacolo. Insomma, si è spezzato un cammino di riforma che, nella sostanza, non è mai stato ripreso.

Ringraziamo Marco Damilano e I Dialoghi del Pronao per la realizzazione di questa intervista.

Fonte immagine: https://radiogold.it/tempo-libero/138419-giornalista-marco-damilano-cultura-sviluppo/

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.