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Eroica Fenice

Dieci foto famose che hanno fatto la storia

10 foto famose che hanno fatto la storia

Dieci foto famose che hanno cambiato la nostra visione del mondo e che devi assolutamente conoscere

La fotografia ha un potere narrativo ed evocativo enorme. Un’immagine, per dirla alla Confucio, vale più di mille parole. Non si può negare infatti che una singola immagine sia capace di arrivare velocemente alla coscienza di ciascuno di noi più di un libro e di tante descrizioni. La fotografia è un’arte che permette di cogliere l’attimo rendendolo eterno, ma prima ancora racconta storie e spesso ha un impatto emotivo molto forte.

La prima istantanea della storia è datata 1826, ad opera di Nicéphore Niepce. Da allora non si contano gli attimi e le emozioni catturate dagli obbiettivi di fotografi divenuti celebri. Tanti sono gli scatti che hanno fatto la storia e hanno cambiato il mondo, scuotendo le coscienze. Pur non essendo affatto facile scegliere tra questi, di seguito presentiamo una selezione di 10 foto famose, di cui proviamo a raccontare in breve storia e curiosità.

Dieci foto significative che raccontano il 900′ e gli anni 2000

   

1. Lavoratori in pausa pranzo su grattacielo, 1932

Questa fotografia, che vede ritratti 11 uomini intenti a mangiare e chiacchierare su una trave sospesa a 250 metri d’altezza durante una pausa pranzo, è tra le immagini storiche più conosciute.  Lo scatto, stampato nel 1932 sulle pagine del supplemento domenicale del New York Herald Tribune, è divenuto un simbolo degli anni della Grande Depressione americana (1929-1939). In un periodo di grande difficoltà per gli Stati Uniti la foto di questi undici lavoratori generò ottimismo, venendo a simboleggiare un segno di ripresa dell’America.

Ancora oggi resta però sconosciuta l’identità dell’autore della foto. Gli storici non hanno infatti certezza sul nome del fotografo; il più accreditato è Charles C. Ebbets, ma quel giorno erano lì presenti anche altri fotografi, tra cui William Leftwich e Thomas Kelley.

Anche sul luogo in cui è stata scattata si è discusso a lungo. Per anni infatti si è pensato che la foto fosse stata scattata sull’Empire State Building, ma in realtà è stata fatta sulle impalcature del Rockefeller Center di New York, alla cui costruzione stavano lavorando gli uomini ripresi in foto.

Anche se apparentemente sembra essere una foto di cronaca, in realtà questo scatto pare avesse soprattutto una funzione pubblicitaria, ovvero mostrare al mondo la grande costruzione del Rockefeller Center, che ancora oggi rappresenta uno dei simboli di New York.

 2.  Alfred Eisenstaedt, Il Bacio, 1945

 Tanti sono i baci catturati dall’obbiettivo di una macchina fotografica divenuti celebri, ma quello immortalato nel 1945 da Alfred Eisenstaedt è forse il più noto. È Il 14 agosto 1945, la resa del Giappone agli Stati Uniti segna la fine della Seconda Guerra Mondiale. Tra le tante manifestazioni di gioia esplose nelle strade, il tedesco Alfred Eisenstaedt colse questo bellissimo bacio fra un marinaio e un’infermiera a Times Square.

Lo scatto fu pubblicato dalla rivista Life e  divenne il simbolo dell’euforia degli americani per la fine della Seconda Guerra Mondiale.

Dopo la pubblicazione della foto in molti si sono fatti avanti rivendicando di essere i soggetti ritratti. Tuttavia, secondo la maggior parte dei giornalisti che si sono preoccupati di saperne di più in merito, i protagonisti del bacio sono Greta Zimmer Friedman, infermiera presso un dentista di Times Square e George Mendonsa, marinaio. I due non si conoscevano, si incontrarono per strada durante i festeggiamenti. Il bacio dunque rappresenta non un gesto romantico, come può apparentemente sembrare, ma solo un modo per festeggiare la fine della guerra.

Così Eisenstaedt ha raccontato il suo scatto: “A Times Square, nel V-J Day, ho visto un marinaio che correva lungo la strada afferrando qualsiasi ragazza vedesse. Che lei fosse una nonna, robusta, magra non faceva differenza. Stavo correndo davanti a lui con la mia Leica guardandomi indietro, ma nessuna dei possibili scatti mi piacevano. Poi, all’improvviso, in un lampo, ho visto che afferrava qualcosa di bianco: mi sono girato e ho cliccato nel momento in cui il marinaio baciava l’infermiera. Se lei fosse stata vestita con un abito scuro non avrei mai preso l’immagine. Lo stesso se il marinaio avesse indossato una divisa bianca. Ho scattato esattamente quattro immagini, nel giro di pochi secondi. Solo una era giusta, a causa del bilanciamento. Nelle altre l’enfasi è sbagliata – il marinaio sul lato sinistro è troppo piccolo o troppo alto”.

3. Robert Doisneau, “Le Baiser De L’Hotel De Ville”, 1950

 Altro bacio famoso è quello catturato da Robert Doisneau nel marzo del 1950 a Parigi. Durante una passeggiata una giovane coppia si ferma per strada in mezzo alla folla per scambiarsi un bacio. Un gesto semplice e romantico reso eterno dal fotografo francese. Tuttavia, la foto non fu scattata all’improvviso, ma studiata a tavolino. Doisneau stava infatti realizzando un servizio fotografico per la rivista “Life”.  Mentre si aggirava per le strade di Parigi in cerca d’ispirazione, fu catturato dal bacio tra due giovani attori incontrati per caso in un bar. Così, il fotografo francese chiese loro di posare per lui ripetendo il gesto. I due attori, realmente fidanzati (anche se la loro storia durò solo qualche mese, ndr), erano Françoise Bornet e Jacques Carteaud.

Nonostante si tratti di una falsa istantanea, grazie alla bravura di fotografo e attori, il gesto ritratto risulta estremamente naturale e spontaneo. L’immagine, divenuta simbolo dell’amore puro e giovane, restituisce tutta la potenza di un’azione semplice e romantica. Una foto d’altri tempi che emoziona e fa sognare. Due ragazzi che, tra la frenesia e il caos delle strade di una grande metropoli come Parigi, trovano il tempo per fermarsi e concedersi un attimo di tenerezza, sotto lo sguardo disattento dei passanti. Poetica!

Curiosità: Nel 1992 due coniugi, Denise e Jean Louis Lavergne, si rivolsero al tribunale di Parigi affermando di essere la coppia protagonista della celebre foto. I due rivendicarono il proprio diritto all’immagine, chiedendo di essere risarciti. Ovviamente non ci fu nessun risarcimento, per i motivi su spiegati.

4. Il Match tra Muhammad Ali e Sonny Liston, 1965       

Continuiamo la nostra carrellata di foto famose con una sportiva.

Tra i tanti match che hanno fatto la storia del pugilato, quello del 25 maggio del 1965 tra Sonny Liston e Muhammad Ali, andato in scena alla St. Dominic’s Hall, resta il più controverso, a causa del K.O. subito da Liston alla prima ripresa.

Liston si era visto sfilare la cintura di campione del mondo dei pesi massimi da Cassius Clay nel febbraio del ’64. L’incontro tra i due pugili terminò in polemica. Liston si ritirò a conclusione del sesto round a causa di un infortunio alla spalla che non gli permise di proseguire il match. Fu dunque sconfitto per K.O tecnico.

La rivincita si svolse appunto nella St. Dominic’s Hall nel maggio del 1965. Anche quest’incontro però fu travolto dalla polemica, in quanto si concluse in modo poco chiaro. A metà del primo round, Ali attaccò con un destro rapido l’avversario, ma il pugno, passato poi alla storia come “pugno fantasma”, sembrò solamente sfiorare Liston. Tuttavia, quest’ultimo crollò immediatamente a terra, tra lo stupore generale, compreso quello dello stesso Alì che gli urlò: “Get up and fight, sucker!”,  costringendo l’arbitro ad allontanarlo. Il giudice di gara dimenticò così di effettuare il classico conteggio, di cui si occupò però un suo assistente. Liston si rialzò a fatica, ma dopo pochi istanti fu ordinato all’arbitro di dichiarare concluso il match, in quanto il conteggio aveva nel frattempo superato i 10 secondi.

5. Nick Ut, Attacco con il Napalm in Vietnam, 1972

Numerose sono le foto di guerra che hanno fatto la storia, ma quella scattata dal fotografo dell’Associated Press,  Nick Ut, durante il conflitto in Vietnam, ritraente la piccola Kim Phúc che corre nuda per strada urlante per le ustioni riportate a seguito di un bombardamento al napalm, è senza dubbio tra le più evocative. Questo scatto è divenuto infatti l’emblema di quell’atroce conflitto.

Era l’8 giugno del 1972, la Forza Aerea del Vietnam del Sud attaccò con bombe al napalm Trang Bang, il villaggio in cui viveva la bambina, occupato dalle forze del Vietnam del Nord. Mentre Kim – che all’epoca aveva nove anni – stava scappando, insieme ad un gruppo di civili e di soldati del Vietnam del Sud, dal Tempio Caodai verso delle postazioni di sicurezza, un pilota sud-vietnamita, scambiando il gruppo per soldati nemici, sganciò una bomba che uccise due cugini di Kim e altri due abitanti del villaggio. La piccola rimase gravemente ustionata e si strappò i vestiti di dosso.

Nonostante le perplessità dei medici del Barsky Hospital di Saigon, dove la bimba fu ricoverata, dopo 14 mesi di degenza e 17 interventi chirurgici, Kim tornò a casa. Nick Ut fece visita alla piccola durante tutto il periodo in cui rimase a Saigon.

Questa fotografia divenne la Foto dell’Anno del World Press per il 1972 e valse a Ut la vittoria del premio Pulitzer.

Curiosità: Oggi Kim Phuc vive in Canada con il marito e i suoi due figli e si occupa, tramite la KIM Phuc Foundation, di sostenere i bambini vittime delle guerre di tutto il mondo.

6. Steve McCurry: La ragazza Afgana, 1984

Come non includere in questa breve carrellata di scatti famosi la foto della ragazza afghana dagli occhi verdi, opera del grande Steve McCurry?! L’immagine, divenuta un’ icona della fotografia mondiale, fu scattata nel 1984 nel campo profughi pakistano di Peshawar, dove McCurry fu inviato per documentare la situazione dei profughi afgani, e pubblicata successivamente sulla copertina della rivista National Geographic Magazine del numero di giugno 1985. L’identità della ragazza rimase sconosciuta sino al 2002. Il governo afgano infatti aveva un atteggiamento ostile nei confronti dei media occidentali, mantenuto fino alla caduta del regime talebano, avvenuta per mano dell’esercito americano nel 2001. Nel gennaio 2002, a distanza di 17 anni dal famoso scatto, McCurry e il National Geographic organizzarono una spedizione per scoprire se la ragazza fosse ancora viva. Dopo mesi di ricerche fu ritrovata e McCurry potè fotografarla nuovamente. Si tratta di Sharbat Gula, allora dodicenne, rimasta orfana.

Quegli occhi verde ghiaccio e quello sguardo intenso e disarmante che trasuda paura e rabbia sono diventati un simbolo del conflitto in Afghanistan, ma, in generale, di tutte le guerre che interessano il Medio Oriente. Leggi un approfondimento sul blog culturale “Il Chaos”.

7. Tom Stoddart. Un soldato offre un garofano rosso da una fessura del muro di Berlino, 1989

Il 9 novembre 1989 è una delle date più importanti della storia. E’ il giorno della caduta del muro di Berlino che sancisce la nascita della Germania unita ed è ritenuto il simbolo della fine dei regimi comunisti in Europa. Tra i tanti scatti che raccontano quel giorno storico, colpisce quello che ritrae un giovane soldato della Germania dell’est mentre offre un garofano rosso da una fessura del muro la mattina della sua caduta. La foto fu realizzata dal fotografo inglese Tom Stoddart nel corso di un reportage per l’agenzia americana Getty Images.

8. Kevin Carter, Il bambino affamato e l’avvoltoio, 1993

Questo scatto del 1993 del reporter sudafricano Kevin Carter è una delle immagini più toccanti della storia della fotografia. Carter documentò in diverse circostanze per il Johannesburg Star le terribili condizioni di vita in Africa. Nel 1993 mentre si trovava in un campo ONU in Sudan, vicino al villaggio di Ayod – una regione devastata dalla guerra civile e dalle carestie – Carter fotografò un avvoltoio che osservava a distanza ravvicinata un bambino in evidente stato di malnutrizione, ripiegato su se stesso. Un’immagine di grande impatto visivo, difficile da descrivere a parole, che suscita forti emozioni. Mostrando la cruda realtà delle condizioni di vita in Africa, Carter riuscì a scuotere le coscienze e probabilmente a cambiare la percezione dell’Occidente nei confronti della triste realtà africana, fatta di guerra e povertà.

La foto gli valse la vittoria del premio Pulitzer nel 1994, ma dopo la sua pubblicazione sul New York Times nel marzo del 1993, Carter fu travolto dalle polemiche. Il giovane fotografo non spiegò mai quello che accadde prima e dopo il momento dello scatto. Pertanto fu accusato da tutto il mondo di omissione di soccorso nei confronti di quel bambino. Tormentato e depresso Carter si suicidò il 27 luglio del 1994, all’età di 33 anni.

Tuttavia, a condurre Carter all’estremo gesto furono una serie di concause e non solo i sensi di colpa come raccontato dalla gran parte dei media occidentali. Il fotografo infatti era anche dipendente da droghe; aveva una figlia che vedeva molto poco e si trovava spesso in regioni dell’Africa che in quel periodo erano scenario di guerra e devastazione. La pressione mediatica conseguente la pubblicazione di questo scatto fu solo un’ulteriore causa che lo portò al suicidio, ma non l’unica.

Ciò è intuibile anche dalle sue ultime parole:

“Sono depresso…senza telefono…soldi per l’affitto…soldi per il mantenimento dei figli…soldi per i debiti…soldi !!!…Sono ossessionato dai ricordi vividi di omicidi e cadaveri, della rabbia e del dolore…di bambini che muoiono di fame o feriti, di pazzi dal grilletto facile, spesso membri della polizia, di carnefici assassini…vado ad unirmi a Ken (suo amico e collega Ken Oosterbroek, morto durante un reportage qualche mese prima, ndr) se sono così fortunato”.

Curiosità: In realtà il bambino ritratto in foto riuscì a sopravvivere alla carestia, come raccontò Florence Mourin, allora coordinatrice dell’ospedale dell’ONU. Si chiamava Kong Nyong e fu salvato dalla denutrizione dai medici del campo ONU. Purtroppo però venne poi a mancare all’età di 17 anni a causa di un’altra malattia.

9. Richard Drew, “Falling man”, 2001

L’11 settembre 2001 segna una delle pagine più brutte della storia contemporanea, quella degli attentati terroristici alle Torri Gemelle che causarono la morte di oltre 2996 persone e il ferimento di oltre 6000. Tra la marea di immagini che documentano quel terribile giorno, questo scatto del fotografo dell’Associated Press Richard Drew, intitolato “Falling man” ( L’uomo che cade), è tra quelli più impressionanti. L’uomo, la cui identità resta incerta ancora oggi, si lanciò dalla Torre Nord del World Trade Center perché intrappolato ai piani superiori del grattacielo. Furono 200 circa le persone che, nel tentativo di sottrarsi alle fiamme, si lanciarono invano nel vuoto.

10. Nilüfer Demir, Alan Kurdi, 2015

È ancora negli occhi di tutti l’immagine del piccolo bimbo siriano, Alan Kurdi, 3 anni, ritrovato morto vicino alla riva della città costiera di Bodrum, in Turchia. Alan annegò nelle acque del Mar Mediterraneo il 2 settembre 2015, a seguito del ribaltamento della nave con cui era partito, insieme ai genitori e al fratello maggiore, dalla costa turca alla volta dell’Isola greca di Kos, distante solo tre miglia, per fuggire dalla guerra in Siria.

Lo scatto, dal forte impatto emotivo, fu realizzato da Nilufer Demir, fotografo del Dogan News Agency, che trovò Alan sulla riva di Bodrum, a poche ore dal naufragio. Il piccolo ha il viso rivolto da un lato e in basso come se stesse dormendo.

L’immagine di Demir in poche ore rimbalzò sui social media, facendo il giro del mondo. Lo scatto suscitò rabbia e indignazione, divenendo simbolo delle atrocità prodotte dalla guerra in Siria, che al momento della morte di Alan aveva già ucciso circa 220.000 persone.

In merito allo foto l’autore ha dichiarato: “Non c’era niente da fare per lui. Non c’era più nulla per riportarlo in vita. Ho pensato, questo è l’unico modo in cui posso esprimere l’urlo del suo corpo in silenzio.”

La forza delle immagini in queste 10 foto famose

Dieci immagini, dieci storie diverse che suscitano impressioni forti e contrastanti e restituiscono tutta la forza dell’arte della fotografia, capace di raccontare storie di guerra, d’amore, di sport, di cronaca; emozioni nude e crude che ci raggiungono senza bisogno di troppe parole. La fotografia, come insegna il celebre fotografo francese Elliott Erwitt, è il lavoro dell’anima, e l’anima, in queste dieci foto qui raccontate, emerge tutta.


Foto famose e significative, alcuni volumi di riferimento