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Eroica Fenice

Francesco Piccolo

“Momenti trascurabili”: recensione del vol. 3 di Francesco Piccolo

Esce per Einaudi il volume 3 dei “Momenti trascurabili” di Francesco Piccolo. Lo scrittore casertano, sceneggiatore di successo e – a teatro – trascinante mattatore, torna a collezionare “momenti“ esilaranti: spassosi, fragili, provocatoriamente “trascurabili”.

Fresco di vittoria alla cerimonia – quest’anno online – del David di Donatello assegnato al pluripremiato film di Marco Bellocchio “Il traditore”, Francesco Piccolo riprende in mano la penna dell’autore geniale volto ad annotare i suoi momenti più o meno trascurabili, stavolta privi di specificazione.

Se ad aprire la trilogia erano stati, infatti, i momenti di felicità (2010) e a seguire quelli di infelicità (2015), riassunti poi entrambi sia al cinema – nel film di Daniele Luchetti “Momenti di trascurabile felicità” (2019) – che al teatro – nella tournée intitolata “Momenti di trascurabile (in)felicità” -, in questo terzo volume non c’è genitivo che tenga.
A conferire all’agile volumetto bianco in puro stile Einaudi un incipit di rilievo, è una citazione solenne a mo’ di esergo:

Proprio le cose cui si è appena badato durante il giorno, le idee non chiarite, le parole dette senza pensarci e alle quali non si è prestata attenzione, tornano di notte in immagini concrete e vive, e diventano oggetto dei sogni, quasi a rivalsa di essere state trascurate

Tratte dal grave “Il dottor Živago“ di Boris Pasternak, le righe prescelte racchiudono già un’introduzione a quelli che sono i sogni ad occhi aperti e talvolta gli incubi sottaciuti raccolti dall’effervescente scrittore campano. Chi ha avuto il piacere di seguirlo a teatro, non potrà fare a meno di leggere anche questo terzo volume con la sua voce nella orecchie, come se fosse un audiolibro: una voce ben scandita che interpreta gli attimi narrati rendendo ogni momento raccontato un istante sublimato, e già solo per questo non trascurabile né tantomeno trascurato.

Francesco Piccolo e i suoi momenti trascurabili: la nostra recensione

Il primo momento proposto è una riflessione efficace sui tempi diversi all’interno di una coppia, laddove l’alter-ego del Piccolo letterario si dichiara essere costantemente proiettato al futuro contro una moglie “ossessivamente” confinata al presente. Una riflessione che, giocoforza, fa i conti con l’imprevedibilità della morte ed i tanti modi sottili di esorcizzarla. Ma sono molteplici i toni che si mescolano tra loro tra le pagine scorrevolissime di questo prezioso vademecum contemporaneo, perché molteplici sono le situazioni che essi vanno ad evocare: le considerazioni linguistiche di un autore che non userà mai la parola “Stivale” per parlare dell’Italia o la locuzione “la perfida Albione” per descrivere l’Inghilterra, per esempio, o quelle più riconoscibili di un uomo medio che la mattina si sveglia e ha il semplice desiderio, comune a molti, di leggere il giornale sorseggiando un caffè. O l’identikit del tipico romano pigro che cerca una partner nel giro del proprio quartiere entro le mura aureliane, rispetto al quale persino la Magliana risulta off-limits. La stanchezza di chi si dichiara sfinito dalla ripetitività di due gesti ormai quotidiani, come il mettere la benzina o il fermarsi al bancomat. L’eterna incertezza nel donare il 5 o l’8 per mille al momento della dichiarazione dei redditi. Il marito che sta con la moglie e teme di perderla, quello che ha un’amica coi vestiti di un solo colore ma non sa come dirglielo per timore di offenderla, o il tenero padre che vede i propri figli crescere e maturare, e sente che sono proprio quelle le persone speciali da non trascurare.

I nostri “momenti” preferiti:

Chi mi darà indietro tutto il tempo perduto a districare i fili degli auricolari?

Siamo sul motorino, stiamo tornando a casa. Mio figlio è dietro, avvinghiato a me perché così gli ho ordinato. E dice a un certo punto, quasi urlando per farsi sentire: papà, tu preferisci i sogni belli o i sogni brutti? Io rispondo: i belli, certo. E lui: io i brutti. Perché quando ti svegli è stupendo capire che non era vero. Mentre invece quando ti svegli dai belli, vedi che non era vero e ti dispiace.

La lavatrice divide una coppia di calzini per tutta la vita.

Prima, quando l’olio di palma lo mettevano, non era scritto con nessuna evidenza. Adesso che non lo mettono più, scrivono a grandi caratteri: “senza olio di palma”. Ma a maggior ragione: se non c’è, perché scriverlo?

– Perché le capsule dell’antibiotico sono bicolori, se poi bisogna comunque ingerirle intere?

«Ma tu quando chiami l’ascensore e ci sono le freccette che indicano verso l’alto e verso il basso, come le interpreti? Devi premere il pulsante in basso per farlo venire da te o quello in alto per dire che dopo vuoi salire?» «Che devi chiamare per salire, cioè devi dichiarare le tue intenzioni». «Per me no. Gli devi dire: adesso vieni da me». «No, da dove lo chiami lui già lo sa, e quindi sale o scende per venire dove lo hai chiamato. Ma il tuo compito è avvertirlo che dopo vorrai salire o scendere». «Non mi convince. Possiamo chiedere a qualcuno?» «È inutile. Non lo sa nessuno».

Basta un solo giorno per vivere a lungo. Basta farci attenzione, capirlo, un giorno, da quando si aprono gli occhi fino a quando si richiudono la sera. Ogni singolo gesto, i sapori, l’aria, il tempo, la stoffa, la strada, la persona accanto, il profumo, il panorama, il vento, la porta, il sorriso. Ma tutto, tutto. La vita non finisce piú, se si sa comprendere ogni singolo momento di un giorno solo.

Quando sei per strada e sei avvilito perché non sai bene dove andare, e a un incrocio appare quella meravigliosa freccia che dice: TUTTE LE DIREZIONI.

È un uomo alla rotonda della vita, Francesco Piccolo. Quello che si insospettisce quando a uno sbocco, in autostrada, il cartello recita: “Uscita consigliata”, perché si sa che vuole restare dentro e girare in lungo e in largo per continuare a scandagliare i piccoli momenti di trascurabile quotidianità che anche stavolta è riuscito a snocciolare ed elencare con lesta leggerezza. A lettura ultimata, si vorrebbe stare in moto con lui a girare intorno alla rotonda, tanto è spassoso pensare e sorridere al suo fianco. È la sua voce che risuona in testa e lo conferma: lui odia scendere per fare benzina, lui non ha per niente voglia di fermarsi al bancomat.

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