Oscar Sabellico presenterà domani, sabato 7 marzo 2026, ore 11:30, presso la Libreria iocisto il suo nuovo libro: Il segreto dei Pecs. Una saga tra Oriente e Occidente, edito da Il Seme Bianco.
Dettagli della presentazione de Il segreto dei Pecs
| Evento / Libro | Informazioni |
|---|---|
| Data e ora | Sabato 7 marzo 2026, ore 11:30 |
| Luogo | Libreria iocisto, Via Cimimarosa 20, Napoli |
| Titolo opera | Il segreto dei Pecs. Una saga tra Oriente e Occidente |
| Tematiche | Memoria, nobiltà austroungarica, rifiuto dei totalitarismi |
Indice dei contenuti
Cenni biografici dell’autore
Nato a Napoli nel 1963 di formazione classica, si laurea in giurisprudenza e svolge l’attività di avvocato civilista dal 1989, anno in cui si è iscritto all’ordine degli avvocati di Napoli. Ha svolto per alcuni anni l’attività di docente in materie giuridiche in corsi per immigrati propedeutici alla conoscenza basilare dell’ordinamento giuridico italiano. È un appassionato lettore nonché musicofilo con passioni spazianti dall’opera lirica al rock progressive anni ‘70.
Intervista a Oscar Sabellico
Il titolo pone l’accento su un “segreto”. Senza svelare troppo, chi sono (o cosa sono) i Pecs e perché il loro segreto è così cruciale da fare da ponte tra due mondi?
«Pecs sono un’antica famiglia nobile di lignaggio austroungarico che ha sempre offerto all’amministrazione imperiale membri della classe dirigente. Proprio per queste alte funzioni governative si è instaurato un rapporto prima formale e poi amichevole tra il conte Ferenc Jozsef e il rabbino capo di Budapest».
Cosa spera che il lettore porti con sé una volta chiusa l’ultima pagina?
«Il valore della memoria e il rigetto di tutti i totalitarismi; questa è quella che gli anglosassoni definiscono “legacy” che ho inteso trasmettere al lettore».
Il sottotitolo parla di una “Saga”. Come ha gestito l’equilibrio tra le scene d’azione e i momenti di riflessione filosofica che caratterizzano l’incontro tra Oriente e Occidente?
«La gestione del fluire della storia mi è venuta spontanea man mano che procedevo nella scrittura; mi hanno aiutato poi a gestire il tutto le mie passioni per la storia e per la filosofia che hanno aiutato a creare il giusto equilibrio tra pensiero ed azione».
Atmosfere linguistiche e ambientazioni
Come ha lavorato sulla lingua per rendere le atmosfere rarefatte dell’Oriente e quelle più pragmatiche dell’Occidente?
«Ho cercato di far sviluppare il racconto nella maniera più semplice possibile contemperando discorsi elevati e correnti in modo tale da non creare difficoltà nel fluire della lettura. Certo ho dovuto necessariamente usare nomi ed espressioni in lingua ungherese per dare maggiore realismo alla narrazione in rapporto ai luoghi in cui si svolge la storia».
Napoli è stata storicamente una delle “porte d’Oriente” nel Mediterraneo. Pensa che i protagonisti del suo libro si sentirebbero a casa tra i vicoli di Spaccanapoli, dove l’esoterismo occidentale e le suggestioni orientali si fondono da secoli?
«L’idea del romanzo nasce a Budapest durante un mio viaggio a seguito di quello che io ho definito “un sogno di una notte di fine estate” e perciò si svolge tra le vie di quella città. L’impianto narrativo sarebbe stato egualmente efficace se la storia fosse stata ambientata nelle vie del centro storico di Napoli».
Immagine in evidenza: ufficio stampa

