Seguici e condividi:

Eroica Fenice

Valentina D'Urbano

Valentina D’Urbano, intervista all’autrice di “Isola di Neve”

Con il suo ultimo romanzoIsola di Neve“, edito da Longanesi e disponibile in libreria dal 13 settembre, Valentina D’Urbano si riconferma una delle voci più interessanti della narrativa moderna.

Ma chi è davvero Valentina D’Urbano? Per scoprire qualche curiosità in più sul suo lavoro e sulla sua personalità, abbiamo deciso di intervistarla.

Valentina D’Urbano – Intervista

Buongiorno, Valentina, e grazie per la tua disponibilità, innanzitutto parliamo un po’ del tuo approccio alla scrittura. Si sa che ogni scrittore cerca di racchiudere parte di sé stesso nei suoi personaggi. Ma c’è uno di loro che ti assomiglia di più? In chi possiamo davvero leggere Valentina?

Beatrice è quella che mi assomiglia di più. Quando ho scritto “Il rumore dei tuoi passi” avevo ventitré anni, ero arrabbiata, ero giovane, non ero tanto brava a nascondermi dentro i miei personaggi, come faccio adesso, con dieci anni di esperienza sulle spalle. Bea è me, com’ero a ventitré anni. Poi sono cresciuta. Non so se ci assomigliamo ancora, non so com’è Beatrice adesso. L’ho lasciata andare, ma forse siamo ancora molto simili, soprattutto nel carattere spigoloso.

Ormai sei arrivata a quota 6 romanzi, hai un preferito tra tutti?

Il preferito è sempre l’ultimo arrivato!

La maggior parte dei tuoi lettori è immensamente affezionata ad Alfredo, ma in realtà spesso nei tuoi romanzi il ruolo fondamentale è affidato a figure femminili. Come mai questa scelta?

Sono donna, mi piace scrivere di donne anche quando si parla di uomini. Sono le donne che tengono le fila delle mie storie. Se ci pensi, l’affetto che un lettore prova per Alfredo è merito di Bea. È lei che ce lo racconta, lei che lo dipinge in quel modo. È lei che lo influenza. Alfredo non sarebbe Alfredo senza Beatrice!

Si potrebbe erroneamente pensare che il protagonista dei tuoi libri sia l’amore, in realtà l’amore fa solo da cornice a vicende molto più ampie. Ma come mai è un elemento a cui non rinunci quasi mai? Non esiste una vita senza amore?

Se parliamo di amore in senso universale, secondo me no, non esiste una vita senza amore. Siamo fatti per amare qualcosa o qualcuno, persone, gatti, libri, luoghi. È proprio nella nostra natura (la mia è quella di amare i gatti, per esempio. Non esiste una vita senza amore per i gatti)

Parliamo di “Isola di Neve”. Due storie che si intrecciano, come se il destino avesse finalmente deciso di sottrarre all’oblio del tempo i misteri celati sull’isola. Tu al destino ci credi? Pensi di essere stata “destinata” ad arrivare fin qui?

Oddio, no. A me il concetto di destino fa paura. Non posso pensare che mentre io qui cambio idea mille volte al giorno, alla fine del percorso c’è una volontà superiore che ha già deciso per me. Preferisco pensare che tutto sia in evoluzione, che tutto cambi in base alle mie scelte. E che ogni errore e ogni passo falso sia recuperabile.

Neve sembra quasi imprigionata in una terra che non sente sua, sogna di scappare in una Roma moderna e viva. Anche a Valentina D’Urbano è capitato di sentirsi fuori posto o inadeguata?

Io mi sento sempre fuori posto e inadeguata. Se sono a Roma, che è casa mia, me ne voglio andare. Se vado via, poi scalpito per tornare. Credo che la sensazione di inadeguatezza (che non è insicurezza, è solo sentirsi incastrato in un luogo o in un ruolo che non ti appartiene) nei confronti del mondo e della vita sia poi la chiave che spinge la gente a scrivere, a disegnare, a comporre… insomma, a creare.

Manuel invece è praticamente incapace di perdonarsi, schiacciato da un errore troppo pesante per lui. Pensi che sia più difficile perdonare o perdonarsi?

Perdonarsi è più difficile, perché obbligatorio per continuare a stare bene. Se non riesci a perdonare un altro, poco male, lo allontani e prima o poi te ne dimentichi. Se non riesci a perdonare te stesso, dove diavolo puoi scappare?

Esiste un filo conduttore che lega tutti i tuoi scritti? O sono completamente indipendenti l’uno dall’altro?

A livello di trama sono tutti indipendenti, e distribuiti in modo disordinato nel tempo e nello spazio, però c’è un filo conduttore: l’emarginazione e il riscatto. Se ci fai caso, in tutti i miei libri i miei personaggi si tengono ai margini della società, in modi spesso contrastanti. Per esempio, Angelica, la protagonista di “Non aspettare la notte”, è una ragazza di buona famiglia che sceglie di vivere chiusa in casa perché sfigurata. Apparentemente non ha nulla in comune con una Beatrice, o Neve, o Fortuna, le donne protagoniste degli altri romanzi. Sono tutte diverse tra loro, eppure in qualche modo tutte loro soffrono per la spaccatura che le divide dal mondo reale e cercano il loro riscatto.

Cosa hai imparato durante questi anni nel mondo della scrittura? C’è qualcosa che punti a cambiare o migliorare nella Valentina D’Urbano scrittrice?

Io cerco sempre, costantemente, di evolvere. È una sfida con me stessa, non amo soffermarmi sempre sullo stesso scenario, sulla stessa tipologia di personaggi. Una cosa molto importante che ho imparato in questi anni è che lo scrittore deve scrivere per se stesso. Scrivere per compiacere il pubblico o per seguire una moda è un suicidio sociale. C’è sempre qualcuno a cui non piacerai, e te lo farà sapere nei modi più grossolani che conosce. Ma se hai scritto qualcosa di tuo, qualcosa che piace a te, ogni critica ti scivola addosso.

Ora sei in giro per l’Italia per la presentazione di “Isola di Neve”, ma hai già in mente qualche idea per il futuro?

Ho un quaderno dove annoto tutte le storie che mi vengono in mente. Adesso, per l’appunto sono impegnata nella promozione di “Isola di Neve”, ma quest’inverno mi rimetterò a scrivere.

Consigliamo di leggere Isola di Neve e, se doveste trovarlo interessante, Valentina D’Urbano è anche autrice di: Il rumore dei tuoi passi (2012), Acquanera (2013), Quella vita che ci manca (2014), Alfredo (2015), Non aspettare la notte (2016)