Eroica Fenice

Fun e Tech

Giochi di società per adulti – la top 10 dei party-game

Chi l’ha detto che i giochi da tavolo sono roba per bambini? I giochi di società per adulti sono un must per arginare la noia nelle serate tra amici: basta scegliere quelli giusti. Strategia, fortuna, velocità: non è importante in che modo si arrivi alla vittoria, ciò che conta è che sia divertente. Ecco, quindi, una lista di 10 giochi di società per adulti (alcuni molto diversi tra loro), per soddisfare tutti i gusti. Giochi di società per adulti – i migliori 10 1. DIXIT – Un’immagine vale più di mille parole Ottimo passatempo per chi è dotato di intuizione e capacità comunicativa. Il gioco è composto da un tabellone e 84 meravigliose carte illustrate. A turno si sceglie un narratore che ha il compito di descrivere una delle proprie carte, che gli altri giocatori tenteranno di indovinare. A seconda del numero di persone che riescono ad indovinare la carta, ogni giocatore procede con dei passi avanti sul tabellone. Vince ovviamente il primo che arriva alla fine del percorso. Il funzionamento del gioco è semplice e chiaro, fin dal primo giro diventa impossibile sbagliare. Unica pecca il numero ridotto di partecipanti possibili (da 3 a 6), che lo rende inadatto a gruppi numerosi. 2. DRINKOPOLI – il gioco che vi annebbierà i ricordi Forse uno dei giochi di società per adulti per eccellenza, ed infatti è vietato ai minori di 18 anni. Per questo gioco l’elemento fondamentale è soltanto uno: l’alcol. Nella scatola troviamo un tabellone con numerose caselle su cui spostare le pedine. Ogni casella indica un’azione da svolgere, una carta da pescare o suggerimenti divertenti. Ci si può aspettare di tutto da “prosegui di tre caselle” a “beve soltanto il più basso” o “beve chiunque indossi un jeans”. Classico intrattenimento adatto ad una festa di Capodanno o ad una nottata in compagnia. L’obiettivo del gioco, forse, è semplicemente quello di arrivare alla fine evitando un coma etilico. 3. TABOO – il gioco delle parole vietate! Come escludere Taboo da questa lista di giochi di società per adulti? E’ un party-game famosissimo in cui è possibile giocare anche in tanti, basta dividersi in due squadre. Ne esistono diverse versioni, ma il principio è sempre lo stesso: l’obiettivo è far indovinare una parola alla propria squadra senza pronunciarne altre “vietate”. Per esempio, come far indovinare la parola “lampo” senza mai dire “Temporale; rumore; suono; pioggia; nuvole”? Con un po’ di inventiva le risate sono assicurate. 4. RISIKO Un gioco basato sulla strategia che conta numerosi “professionisti” in tutto il mondo. Le regole sono più numerose e articolate rispetto ai giochi precedenti, ma basta prenderci la mano per adorare questo gioco di guerra ed eserciti. E’ possibile giocare da 3 a 6 giocatori, ognuno dei quali possiede un’armata di colore diverso con cui attaccare gli avversari. Il tabellone di gioco è suddiviso in 6 continenti: Nord America, Sud America, Europa, Africa, Asia e Oceania (che comprende Australia, Indonesia e Nuova Guinea). In totale sono disponibili 42 territori, ognuno dei quali può […]

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Fun e Tech

Regali per la festa del papà – idee per tutti i gusti

Il 19 marzo è tornato e, con lui, la fatidica domanda: cosa regalare al papà? Se cerchi il dono perfetto per ricordare al tuo papà quanto gli vuoi bene e farlo sentire speciale in questa giornata dedicata a lui, dai un’occhiata alle nostre idee per i regali per la festa del papà più originali. Regali per la festa del papà – Idee hi-tech Se il tuo papà va d’accordo con la tecnologia l’idea migliore è regalargli qualcosa di utile e collegato alle sue passioni. Action cam: Se è uno sportivo o ama viaggiare, potresti optare per una buona action cam accessoriata, piccola e facile da portarsi dietro praticamente ovunque: in bicicletta, in moto, sott’acqua. E perché non usarla per documentare le avventure di un intero viaggio? Power bank: Il regalo perfetto per chi è sempre con le pile scariche. Se il tuo papà passa molto tempo fuori casa e ha bisogno di restare sempre connesso, una power bank per il cellulare sarà una mano santa! Speaker bluetooth: Con un prezzo che può variare da poche decine a centinaia di euro, una cassa bluetooth è ottima per gli appassionati di musica che, oltre a portarla sempre con sé, vogliono poterla amplificare ovunque! E-reader: Se il tuo papà è un lettore vorace, non lasciarti scappare l’occasione di regalargli un modo più smart, ecologico ed economico di leggere. Dispositivi come Kindle o Kobo sono studiati per non stancare gli occhi durante la lettura, hanno una batteria di lunga durata e permettono di evidenziare o sottolineare le parole degli e-book. Insomma, gli manca soltanto il profumo della carta! Regali per la festa del papà – Idee home-made Non dimentichiamo che la cosa più bella da poter regalare a qualcuno è il nostro tempo. Perciò, perché non realizzare un regalo fai da te per il tuo papà? Dimostrerai di aver speso tempo ed impegno, il dono verrà sicuramente apprezzato. Album fotografico: Sfogliare le pagine di un album di foto di famiglia regalerà un momento molto dolce a te e al tuo papà. Bastano pochi euro per stampare qualche foto e comprare un album anche molto semplice, in modo da poter personalizzare con scritte ed adesivi la copertina e le pagine. Biglietto di auguri fatto a mano: Un po’ di creatività, forbici, colori e cartoncino; ecco tutto ciò che serve per realizzare un bel biglietto di auguri. Magari usando una bella frase per fare gli auguri al papà o, ancora meglio, scrivendola di tuo pugno. Lettera scritta a mano: Se è un po’ che non dici al tuo papà quanto gli vuoi bene, questo è il giorno giusto per farlo! Prova a scrivere una lettera in cui lo ringrazi, ricordi un momento importante vissuto insieme o semplicemente gli ricordi quanto ci tieni e lui. Un regalo del genere lo commuoverà. Regali per la festa del papà – Esperienze regalo Chi ha detto che un regalo debba per forza essere materiale? Perché non permettere al tuo papà vivere il suo regalo? Il biglietto del concerto del suo […]

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Libri

Catana Comics arriva in libreria: Piccoli Momenti D’amore

Piccoli Momenti D’amore di Catana Comics, quando un fenomeno del web arriva in libreria.  Una studentessa di psicologia di New York con la passione per il fumetto, una storia d’amore, l’idea del regalo perfetto per il fidanzato: nasce così Il libro di fumetti più dolce che ci sia, Piccoli momenti d’amore di Catana Chetwynd (detta Catana Comics dal suo nickname su Instagram). Disponibile in libreria dal 21 febbraio grazie alla casa editrice Becco Giallo, esperta in fumetti e web comics, Piccoli Momenti D’amore è un concentrato di tenerezza. Il retro della copertina ci avverte fin dall’inizio: “Attenzione, questo libro ti scalderà il cuore!”. Ed è proprio vero, perché nelle vignette Catana descrive gli aspetti quotidiani e spesso dolcemente ironici della vita di coppia. Gesti semplici che assumono un valore tutto nuovo: una serata insieme davanti alla tv, un abbraccio dopo una giornata faticosa, le piccole attenzioni che dimostrano l’amore di chi ci sta accanto; il tutto condito da un velo di umorismo che rende la lettura leggera e scorrevole. Con le piccole “avventure quotidiane” di Catana e John non potrete fare a meno di sorridere, adorerete la compagnia del loro amore semplice e genuino. E, a quanto pare, in molti si sono riconosciuti in questo tipo di amore imperfetto ma vero, che ride giocosamente di imperfezioni e difetti dell’una e dell’altra parte. È così che, da un paio di disegni da regalare al fidanzato John Freed (su instagram @jtfreed), si è arrivati ad una pagina Instagram seguita da più di due milioni di persone ed un libro tradotto in 6 lingue diverse (tra cui, appunto, l’italiano. Il titolo in lingua originale è Little Moments of Love). Da Instagram fino in libreria l regalo deve essere stato molto gradito a John, infatti è stato proprio lui ad incoraggiare la fidanzata a condividere le sue vignette col mondo. Sembrava un gioco, un modo per far sorridere parenti e amici, ma il numero dei loro followers aumentava sempre di più, e la coppia iniziava a ricevere messaggi di appoggio e complimenti. Catana Comics stava diventando velocemente un fenomeno di Instagram. “Chi avrebbe mai potuto immaginare che ci fossero così tante coppie strane e felici come noi? […] ci scalda il cuore sapere che ci sono così tante coppie alimentate dal loro amore, dalle loro piccole follie quotidiane, dai gesti strambi e dalle care, vecchie coccole.” leggiamo nell’introduzione del libro. Forse Piccoli Momenti D’amore è la dimostrazione di quanto il web ed i social network, a lungo e spesso giustamente criticati, possano fare di positivo: diffondere l’amore e l’arte in tutte le sue forme. È raro ma incredibilmente bello scovare queste piccole perle di bontà in una rete fatta di cyberbullismo, odio ed invidia. Un esempio di quanto condividere possa e debba significare soprattutto unire le persone, avvicinarle. Catana Comics lo ha dimostrato con una delicatezza e spontaneità disarmante, basta sfogliare le pagine del libro per accorgersene. – Fonte immagine: lafeltrinelli.it

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Musica

5 canzoni belle di Elisa che non puoi non riascoltare

Elisa Toffoli, in arte Elisa, una delle voci più belle del panorama musicale italiano, un nome che basta come garanzia. Eroica Fenice ha selezionato 5 canzoni belle di Elisa che non potrai non riascoltare; una piccola playlist dedicata non solo ai fans più sfegatati, ma anche a chi ha voglia di riascoltare i più grandi successi di una cantautrice brillante. 5 canzoni belle di Elisa – dagli esordi ad oggi 1. Luce (tramonti a nord-est) (2001) Elisa debutta con l’album Pipes & Flowers nel 1997, ma la stragrande maggioranza degli italiani la ascolta per la prima volta al Festival di Sanremo, quattro anni più tardi. Sul palco dell’Ariston la cantante triestina presenta il suo primo brano in italiano: Luce (tramonti a nord-est), scritto da lei stessa con la collaborazione di Zucchero. Il testo della canzone è ispirato ad un quadro dipinto proprio da Elisa che ritraeva un volto sul quale scorreva una lacrima. «E’ una canzone che parla di una donna che chiede al suo uomo di parlare, di comunicare sinceramente, senza barriere. E’ una storia mia, vera, accaduta nella mia terra, in Friuli: la storia di persone che hanno un progetto di vita insieme, ma che poi capiscono che non si realizzerà. Proprio per questo ho voluto che fosse in italiano, perché si capisse esattamente quello che dicevo. […] La canzone ruota intorno a quella terra, ai suoi odori, e volevo che si respirassero nel testo e nella melodia»  ha dichiarato in seguito. Un’unione di poesia e musica con cui è difficile non emozionarsi. 2. Anche se non trovi le parole (2009) Appartenente all’album Heart, Anche se non trovi le parole è una canzone in cui tutti dovremmo rispecchiarci: una canzone d’amore, si, ma amore verso noi stessi. Un elogio alla complessità e particolarità di ognuno di noi, del mondo che ci portiamo dentro, compresi i nostri difetti. Elisa ha raccontato a Vanity Fair il messaggio che voleva trasmettere con il brano: «La prima relazione è proprio quella che abbiamo con noi stessi, non lasciarsi mai significa accettarsi per ciò che si è». 3. A modo tuo (2014) Testo e musica a cura di Luciano Ligabue, che nel 2015 interpreterà anche una versione propria di questa canzone. «Questo brano l’ha scritto interamente Luciano, dedicato a sua figlia Linda, e lui ha voluto sentirlo cantare da una mamma.» ha raccontato Elisa. E probabilmente Ligabue non poteva fare scelta migliore, perché la voce dolce di Elisa si adatta meravigliosamente a questa ninna nanna che racconta l’amore più puro che esista: quello tra una mamma (o un papà) e il/la suo/a bambino/a. Ciò che ne viene fuori è un piccolo capolavoro, impossibile da non includere tra le canzoni belle di Elisa. Sicuramente emozionante ascoltarla e perfetta come dedica, capace di trasmettere tutte le paure, i dubbi e l’infinito amore che si prova davanti alla nascita e crescita di un figlio. 4. No Hero (2016) Un pezzo importantissimo che segna il ritorno di Elisa all’inglese, da sempre la sua lingua favorita nella musica. Anche […]

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Cucina e Salute

Fragole blu: esistono davvero?

Avete mai provato a digitare su Google “fragole blu”? Probabilmente no, ma provandoci rimarreste stupiti dai risultati: le fragole blu hanno letteralmente fatto impazzire il web, che è ormai colmo di foto e notizie riguardanti questa nuova e strana tipologia di frutto. Fragole blu: come è successo? Secondo le varie notizie circolanti in internet, le fragole blu sarebbero state ottenute da un esperimento in laboratorio, con l’intento di modificare geneticamente le molto più comuni fragole rosse. Ma perché modificare le fragole? Perché anche se dal gusto deciso e gustoso, questo frutto ha un grande difetto: non resiste alle basse temperature; essendo praticamente impossibile mantenerle in un ambiente freddo, dunque, le fragole non possono essere conservate in frigorifero (o congelate), ed è perciò molto più facile che ammuffiscano o si rovinino in un tempo minore. Gli scienziati avrebbero trovato una soluzione a questo piccolo “handicap”: trasferire nel genoma classico della fragola un gene tipico di un pesce particolare, il Flounder Fish. Questo pesce artico è dotato di una sorta di antigelo naturale, che gli permette di sopravvivere anche a temperature molto basse. Il colore blu delle fragole sembrerebbe essere dovuto ad una conseguenza innocua dell’esperimento, che avrebbe quindi prodotto un tipo di fragole totalmente diverse da quelle a cui siamo abituati: fragole blu e capaci di resistere in ambienti freddi. Una vera e propria svolta… o forse no. Fragole blu: esistono davvero? In realtà, buona parte della leggenda delle fragole blu non è altro che una fake news (o, più comunemente, una bufala). Qualche origine scientifica però è rintracciabile: nel 1998 il Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti pubblicò un articolo proprio riguardante l’utilizzo dei geni del pesce Flounder per rendere le fragole più resistenti al freddo; un riferimento a questa procedura si trova perfino in un pezzo del New York Times del dicembre 2000. È anche possibile che siano effettivamente stati svolti degli esperimenti per testare questa teoria. Ma non c’è alcuna spiegazione o prova scientifica che questo tipo di intervento avrebbe potuto rendere le fragole blu. Infatti, il colore rosso delle fragole dipende semplicemente dal loro PH, che non sarebbe stato in alcun modo alterato dagli scienziati. Sembra, dunque, che qualcuno abbia voluto ingigantire e aggiungere un po’ di fantasia ad una notizia molto meno stravagante. Da sempre, infatti, l’essere umano ha tentato di perfezionare animali e vegetali in base alle proprie esigenze, soprattutto grazie alle tecnologie sempre più sviluppate e agli studi genetici (è il caso degli OGM). La bufala delle fragole blu è ormai in giro sul web da anni e perfino sui social, terreno fertile per dicerie e falsi miti, vengono continuamente condivise foto con le fantomatiche fragole blu (grazie all’aiuto di editor per immagini come Photoshop). A quanto pare un numero sempre maggiore di persone ha iniziato ad incuriosirsi ed interessarsi a questo insolito frutto, tanto che nell’ultimo periodo sono comparsi sui maggiori store online annunci per la vendita dei “rarissimi semi di fragole blu”. Spesso spediti da Cina, Thailandia e Filippine, ovviamente anche questi semi […]

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Cinema e Serie tv

I 5 cartoni di Natale più belli di sempre

Cartoni di natale: un viaggio alla scoperta dei 5 più belli di sempre. Camino, cioccolata calda, albero di Natale: la ricetta perfetta per un momento di pace tra le mura di casa, mentre fuori neve e gelo incombono. E se adorate l’atmosfera natalizia di dicembre, non ci sarà niente che potrà farvi compagnia meglio dei cartoni animati di Natale. Per rendere più semplice e veloce la scelta, Eroica Fenice ha preparato una lista dei 5 cartoni animati di Natale più belli da vedere per i più piccini (ma non solo): perché si sa, a Natale si torna tutti un po’ bambini. I 5 cartoni di Natale più belli di sempre Topolino e la magia del Natale Perfetto se siete tra gli eternamente affezionati a Topolino, Minnie, Paperino e Pippo. Questo film Disney del 1999 è diviso in tre parti, ognuna con la propria trama indipendente: Un Natale al giorno, Un ospite speciale, Il regalo più bello. Sicuramente non casuale questa struttura, che passa dal farci ridere al farci riflettere, dall’esaudire un desiderio apparentemente innocuo al farci apprezzare chi abbiamo accanto a noi. Insomma con Topolino, si sa, non si sbaglia mai. Polar Express Diretto da Robert Zemeckis e prodotto da Warner Bros nel 2004, Polar Express è una pellicola del tutto originale, impossibile da non citare tra i 5 cartoni animati di Natale più belli: è stato girato tramite la motion capture, un tipo di animazione digitalizzata ma realizzata a partire da attori in carne ed ossa (tra gli altri, Tom Hanks ha prestato il suo volto). La trama è semplice ma coinvolgente: un bambino è fermamente convinto che Babbo Natale non esista, fino a quando, la notte di Natale, gli appare davanti un meraviglioso treno pronto a condurlo direttamente al Polo Nord. A Christmas Carol Di nuovo la regia di Robert Zemeckis in un altro sensazionale capolavoro del 2009. Il film è uno dei tanti adattamenti cinematografici del racconto Il canto di Natale di Charles Dickens. Meravigliosamente realistico e ben realizzato risulta il protagonista, l’anziano Ebenezer Scrooge, avaro ed egoista come pochi, che si ritroverà faccia a faccia con i tre spiriti ormai famosi: quelli del Natale Passato, del Natale Presente e del Natale Futuro. Un classico intramontabile e sempre attuale, utile per riflettere sulle proprie azioni e da considerare senza dubbio tra i cartoni di Natale più belli in assoluto. Barbie – il Natale perfetto Tra le decine di film dedicati alla bambola più famosa del mondo, questo è sicuramente un’ottima scelta per le feste natalizie. Nella pellicola del 2011, Barbie e le sue sorelle partono per le vacanze di Natale dirette a New York dalla Zia Millie. Qualcosa durante il viaggio, però, va storto: sono costrette ad un atterraggio di emergenza, le vacanze sembrano rovinate. Tra litigi, musica e tante peripezie, il Natale sarà davvero perfetto come Barbie lo programmava? L’era Natale Un cortometraggio di 26 minuti che funge da mini-sequel per L’era glaciale 3 – L’alba dei dinosauri. Ritroviamo, dunque, gli amati e ormai celebri personaggi […]

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Cucina e Salute

E se fossi meteoropatico? Sintomi, consigli e rimedi naturali

“E se fossi meteoropatico?” Vi è mai capitato di farvi questa domanda? Di sentirvi particolarmente giù di morale durante una giornata grigia e piovosa, o magari di avvertire piccoli dolori e fastidi fisici in concomitanza con il cambio di stagione? Se si, allora è possibile che il vostro problema sia la meteoropatia: un insieme di disturbi fisici ma soprattutto psichici che si manifestano in concomitanza con particolari condizioni climatiche. Esser meteoropatico – che vuol dire? Il termine “meteoropatia” deriva dall’accostamento di due parole greche: μετέωρον (“cosa che avviene in alto“) e πάθος (“passione, malattia“). Esso sta dunque ad indicare una specifica condizione in cui il soggetto meteoropatico viene fortemente influenzato dall’ambiente esterno e soprattutto dalle condizioni atmosferiche, tanto da percepire gli effetti di questa influenza come veri e propri sintomi: irritabilità, insonnia, debolezza, depressione, apatia. Ovviamente c’è in ballo una forte componente psicologica ed è per questo motivo che le persone più a rischio sono proprio quelle più deboli da questo punto di vista: chi soffre di ansia o di depressione, chi è sottoposto a stress intenso ma anche alcolisti, tossicodipendenti e così via. Meteoropatia – cosa ne pensa la scienza? Non è semplice trovare una spiegazione al fenomeno dal punto di vista scientifico, soprattutto perché, come detto in precedenza, spesso il meteoropatico giunge a questa condizione a causa di molti altri fattori, rendendo lo studio del disturbo molto complesso. La medicina è arrivata però ad individuare l’ACTH (l’ormone adrenocorticotropo), detto comunemente “ormone dello stress”, che viene naturalmente prodotto in giusta quantità dal nostro corpo. In occasione di determinate variazioni atmosferiche, però, specialmente nel caso in cui ci sia un abbassamento delle temperature (per questo spesso il  meteoropatico viene anche definito soggetto affetto da  Depressione invernale), si rileva un picco nella produzione di questo ormone, che diventa causa di nervosismo e di irritabilità. Sono meteoropatico, come posso star meglio? Parlare di vera e propria cura per il disturbo meteoropatico è forse un’esagerazione. La maggior parte dei farmaci in commercio, infatti, più che curare il malessere, tende ad attenuarne semplicemente i sintomi: è il caso, per esempio, dei sonniferi e degli antidepressivi, che nella maggior parte dei casi fanno più male che bene. Un’ottima idea sarebbe dunque quella di optare per rimedi naturali, così da ottenere lo stesso effetto “calmante”, senza correre alcun rischio per il nostro organismo: tisane e infusi a base di camomilla, malva, melissa o tè verde sono ottimi per questo scopo. Attenzione, però, perché spesso il generale cattivo umore del meteoropatico è in parte anche colpa del soggetto stesso. Le emozioni sono inevitabilmente collegate allo stile di vita e al livello di stress. Perciò, prima di giudicarsi un caso disperato ed irrecuperabile, praticamente incapace di affrontare le stagioni fredde, bisognerebbe chiedersi: quanto faccio di positivo per la mia mente ed il mio corpo? Da qui il consiglio più banale: fare attività fisica in maniera costante ed affiancarla ad un’alimentazione sana ed equilibrata. “L’uomo è ciò che mangia” diceva Feuerbach, e non aveva torto. Come comportarsi, quindi, nel bel […]

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Cinema e Serie tv

Viaggio nel tempo: 5 film che non puoi perderti

Paradossi temporali e viaggio nel tempo: uno degli espedienti narrativi più utilizzati nel mondo del cinema. “Ecco una data importante nella storia della scienza: 5 novembre 1955. […] Fu il giorno in cui inventai il viaggio nel tempo.” Così Doc, nel primo capitolo della trilogia di Ritorno al futuro, ci illumina sulla scoperta del viaggio nel tempo, che porterà alla creazione della prima vera macchina in grado di attraversare il continuum spazio-temporale. Da quell’ipotetico 1955 sono ormai passati 63 anni, eppure l’uomo non è ancora in grado di viaggiare nel tempo. Ma se non è possibile fisicamente attraversare presente, passato e futuro, a rimediare ci ha pensato il cinema: il viaggio nel tempo è in assoluto uno dei temi più apprezzati del cinema fantascientifico, che tiene incollati gli spettatori tra continui paradossi temporali e collegamenti causa-effetto che modificano il corso degli eventi. Per gli appassionati di questo genere e per chi invece ci si approccia per la prima volta, spaziando tra pellicole che hanno fatto la storia del cinema ed altre più recenti, Eroica Fenice ha stilato una lista di 5 film sui viaggi nel tempo che non potete assolutamente perdere! Film sui viaggi nel tempo: 1. La trilogia di ritorno al futuro (1985; Parte II 1989; Parte III 1990) “Marty, devi tornare indietro con me. Ma…indietro dove? Indietro nel futuro!” Impossibile non nominare questo capolavoro dopo averlo usato come incipit! Con la regia di Robert Zemeckis e produzione di Steven Spielberg, la saga ebbe un grandissimo successo negli anni ottanta-novanta, anche grazie allo spiccato umorismo e all’ottima interpretazione degli attori. Il primo episodio dei tre, vincitore di un premio Oscar al miglior montaggio sonoro, racconta le avventure a spasso tra varie epoche del giovane Marty McFly (Michael J. Fox) e del suo stravagante amico, lo scienziato e inventore della macchina del tempo Emmett “Doc” Brown (Christopher Lloyd). 2. The butterfly effect (2004) “Si dice che il minimo battito d’ali di una farfalla sia in grado di provocare un uragano dall’altra parte del mondo.” È con questa frase relativa al concetto di “effetto farfalla” che inizia il thriller-fantascientifico con protagonista Evan (Ashton Kutcher e Logan Lerman), un ragazzino che scopre di possedere il particolare potere di poter viaggiare nel tempo. Ogni volta che cambierà un avvenimento del suo passato, però, anche il suo presente verrà inevitabilmente modificato, generando una serie di paradossi temporali ed effetti inaspettati. Così seguiamo il protagonista in 5 diverse “versioni” della sua vita, cogliendo quasi con il respiro sospeso il fortissimo collegamento tra una determinata scelta e le sue conseguenze. Altri film sul viaggio nel tempo 3. Predestination (2014) “Chi è nato prima, l’uovo o la gallina?” Una piccola e recente perla, spesso sconosciuta o sottovalutata. Questo thriller-fantascientifico è l’adattamento cinematografico del racconto Tutti voi zombie (1959) di Robert A. Heinlein. La storia inizia con l’incarico affidato ad un agente temporale governativo (Ethan Hawke) di utilizzare i viaggi nel tempo per dare la caccia ad un crudele terrorista, ribattezzato dai media Fizzle Bomber. I successivi avvenimenti sono […]

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Cinema e Serie tv

Topolino compie 90 anni: la storia dell’icona Disney

È il 18 Novembre 1928 e, per la prima volta nella storia del cinema, appare sullo schermo un personaggio che conquisterà il cuore del mondo: un topo dalle orecchie grandi e il sorriso contagioso. È Mickey Mouse, il nostro Topolino, che conosciamo grazie al cortometraggio d’animazione Steamboat Willie, distribuito dalla Celebrity Production e diretto da Walt Disney e Ub Iwerks. Il cartone verrà poi usato dalla Disney come intro dei futuri film realizzati, scegliendo la ormai celebre scena in cui Topolino è vestito da marinaio e, fischiettando, guida un battello a vapore. È l’esordio ufficiale di quello che diventerà il simbolo di una delle più importanti case cinematografiche mondiali: la Walt Disney Pictures. Ma da dove arriva e come nasce Topolino? “Tutto iniziò con un Topo” – Da Walt Disney a Topolino Come spesso accade, tutto nasce da un’idea, un foglio di carta e una matita nelle mani giuste. Nel caso di Walter Elias Disney Junior, per gli amici Walt, un ragazzo originario di Chicago ma cresciuto nella campagna americana, anche la fortuna ci mise il suo zampino. Il caso volle, infatti, che nel 1919 Walt Disney conoscesse uno straordinario disegnatore, Ubbe Ert Iwerks. I due ragazzi si misero a lavoro, e tra una vecchia cinepresa avuta in prestito e centinaia di disegni, arrivarono i primi risultati: tra questi, Oswald The Lucky Rabbit (Oswald il coniglio fortunato), il primo vero successo Disney. Creato l’anno prima di Topolino, il coniglietto ne divenne il vero e proprio predecessore. Per creare l’immagine di Topolino, infatti, bastò accorciare le orecchie di Oswald, modificargli la coda e fare qualche ritocco qua e là. Ciò che risultava era il simpatico disegno di un topo.                                                        Ma, creato il personaggio, bisognava trovargli un nome: la prima scelta del signor Disney fu Mortimer Mouse. Dobbiamo ringraziare sua moglie, Lillian Bounds, per essersi opposta: Mortimer sembrava un nome troppo serioso, ci voleva qualcosa di più sbarazzino. Perché non Mickey? Ed ecco Mickey Mouse, Topolino. La signora Disney ancora non lo sapeva, ma aveva appena scelto un nome che avrebbe fatto la storia. Topolino – Dai primi successi ad oggi, qualcosa è cambiato? Quello costruito da Topolino in questi anni è un impero, tutto è dedicato a lui: fumetti, videogiochi, parchi a tema, musica, arte, moda, merchandising di ogni tipo. Topolino è ormai una star, “uno di famiglia” un po’ per tutti. Eppure, negli ultimi decenni, pare che qualcosa stia cambiando. Le nuove generazioni, i così detti millennials, non sembrano essere attratti dai modi di fare un po’ stereotipati del topino: il classico personaggio perfettino, quello a schierarsi sempre dalla parte dei più deboli e del giusto, quello che crede di poter cambiare il mondo e che fa di tutto per migliorarlo. In una realtà in cui i bambini hanno a disposizione migliaia e migliaia di cartoni animati diversi, ricchi di supereroi, effetti speciali strabilianti, […]

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Libri

La meccanica dei sentimenti di Frank Iodice (Recensione)

Frank Iodice torna ad incantarci con La meccanica dei sentimenti, romanzo pubblicato lo scorso agosto ed edito da Eretica edizioni. Il titolo del libro ci anticipa tutto e niente: Giovanni Marealto, detto Gio, è un ex medico italiano che decide di dedicarsi allo studio dei sentimenti umani e a come questi siano “prodotti” da ognuno di noi. In realtà gli interrogativi sono molteplici e ci vengono posti nel corso dell’intero romanzo, che appare come una lunga riflessione sulla società (definita, nel libro, “L’ingranaggio”) e il modo in cui l’individuo si pone ad essa. La storia è ambientata in una Parigi cupa e degradata, lontanissima dalla città dell’amore e dall’atmosfera fiabesca che siamo abituati ad immaginare. Ogni pagina de La meccanica dei sentimenti tiene il lettore a stretto contatto con le sensazioni dei personaggi, ponendo l’accento soprattutto sugli istinti più carnali e naturali: Marealto è costantemente guidato dall’impulso sessuale e lo descrive nei dettagli cogliendone pienamente l’erotismo e la passionalità. La meccanica dei sentimenti e l’insoddisfazione perenne secondo Frank Iodice Influenzato dall’infanzia difficile dovuta alla prostituzione della madre, è un personaggio sfuggente e difficile da inquadrare a causa delle sue mille sfaccettature. Tutto ciò che percepiamo di lui è un onesto cinismo, un egoismo intrinseco alla sua personalità, che lo rende singolare ma mai antipatico al lettore. Per l’intero romanzo si cerca di interpretarlo, ma in realtà ciò che è possibile decifrare dalle sue azioni e riflessioni è solo un costante sentimento di insoddisfazione, che nel suo caso viene temporaneamente appagato condividendo il letto con una donna. Non sempre la stessa, però, come a voler costantemente rinnovare i sentimenti da cui trae sostentamento ed energia. Gio Marealto vive per le donne, presta attenzione ai loro corpi e ai loro gesti, le studia e comprende perfettamente. Le figure femminili hanno, infatti, una notevole importanza nel romanzo e presentano personalità molto complesse, risultando al contempo misteriose ed ipnotiche. Gio si è stabilito a Parigi con Eda, moglie che lui non avrà mai il coraggio di definire tale e che tradirà assiduamente con le due amanti e, in qualche caso, confidenti: Galatea e Resi. La prima, ricercatrice appassionata di minerali con un matrimonio fallito alle spalle; la seconda, ex infermiera italiana con problemi con la legge, finita a ballare e prostituirsi in uno strip club francese. Le loro storie ci vengono svelate piano piano, senza mai concedere al lettore di sapere troppo e troppo presto. Anche le donne, seguendo l’atmosfera e l’impostazione del libro, tendono a cercare una soddisfazione precaria e a fuggire da una vita che va avanti in modo meccanico, come trascinandole per inerzia. Soprattutto nel caso di Galatea percepiamo il desiderio, o anzi quasi la necessità, di avere un figlio. La maternità in realtà è un tema ricorrente nell’intero romanzo e viene innalzata a forma di amore più puro e sincero verso il mondo, unico e raro miracolo che possa ristabilire in qualche modo un ordine nel caos incontrollabile della vita di ognuno di noi. Da qui il finale, che seppur non […]

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Culturalmente

Il Bacio di Hayez, il manifesto del romanticismo italiano

Il Bacio di Hayez è l’opera che maggiormente funge da manifesto al romanticismo italiano, intriso del sentimento patriottico che caratterizzò il XIX secolo. L’artista diventa finalmente libero di poter dare un valore umano a ciò che crea, senza sottostare a rigide regole accademiche. Il messaggio, ciò che si comunica attraverso l’opera, diventa più importante dell’opera stessa: è con queste premesse che Francesco Hayez dà inizio al romanticismo italiano, raccontandoci dell’amore per un’Italia ancora da fare. Il Bacio di Hayez: descrizione del dipinto La scena rappresentata nel dipinto è carica di sentimenti e li esprime intensamente all’osservatore: su un vago sfondo medievale, probabilmente l’interno di un castello, due giovani si abbandonano ad un bacio denso di emozione e passione. Entrambi sono completamente assorti nell’atto, e ciò è reso evidente dalla posizione delle mani: il giovane tiene con dolcezza il viso della fanciulla, che a sua volta gli cinge una spalla con il braccio sinistro. Nonostante quasi si abbia l’impressione di poter toccare con mano la tenerezza che lega i due innamorati, il quadro non trasmette solo emozioni positive. Anzi, forse la componente fondamentale è invece una forte nostalgia, la consapevolezza di una partenza imminente, un bacio disperato come gesto d’addio. Il ragazzo, infatti, tiene il piede sinistro sul primo di tre gradini, come in procinto di partire, rendendo inoltre visibile il manico di un pugnale tenuto lungo il fianco. Non un bacio tranquillo, dunque, ma frettoloso e colmo del timore di non riuscire a ritrovarsi. La giovane donna, soprattutto, sembra quasi voler trattenere l’amato a sé, conscia dei pericoli a cui andrà incontro. Altro dettaglio fondamentale del dipinto è l’angolo sinistro, in cui si intravede un’ombra. Difficile dire chi o cosa possa rappresentare, se una semplice serva del castello intenta a osservare la scena o un compagno del protagonista che lo attende per la partenza. Il Bacio di Hayez: il contesto storico Francesco Hayez dipinge Il Bacio nel 1859, in un periodo non facile per l’Italia, trovatasi successivamente al congresso di Vienna suddivisa in tanti piccoli stati controllati dagli austriaci. In un clima di così grande instabilità, inizia a prendere piede l’idea di un’Italia unita e indipendente: nascono le prime organizzazioni segrete di stampo democratico (la Carboneria, la Giovine Italia). Sarà questo il punto di partenza che condurrà l’Italia alle guerre di indipendenza e nel 1861, finalmente, all’Unità. Gli artisti del periodo non restarono ovviamente indifferenti ai cambiamenti politici, anzi l’arte divenne un mezzo fondamentale per diffondere grandi ideali: democrazia, amore per la patria, impegno politico e militare. E’ questo il caso di Francesco Hayez, che cela nell’ardore dei due giovani ritratti l’altrettanto incontenibile desiderio di unificazione nazionale. Il bacio: le tre versioni Come è noto, infatti, il dipinto sarà modificato da Hayez nel corso degli anni, a seconda della situazione politica italiana. Ne esistono infatti tre versioni: la prima del 1859, una seconda del 1861, e infine l’ultima del 1867. Il Bacio 1859: È, per così dire, l’originale. Il dipinto fu eseguito per il conte Alfonso Maria Visconti di Saliceto ed […]

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Notizie curiose

Acchiappasogni: significato, origini e leggende

Sarà forse la suggestione, l’aura magica che lo circonda, o semplicemente la speranza di un riposo più sereno: fatto sta che l’acchiappasogni, oggetto ormai popolare in tutto il mondo, affascina numerosissime persone che vi si affidano sperando di scacciare gli incubi notturni. Ma come, dove e perché nasce questo particolare simbolo? Acchiappasogni, origini e leggenda Le prime testimonianze riguardanti il dreamcatcher risalgono agli indigeni del Nord America, tribù vissute nel territorio degli Stati Uniti prima della colonizzazione europea. In realtà, però, la correlazione tra sogno e acchiappasogni nascerà molto più tardi per mano della cultura occidentale, che così interpretò quegli strumenti sconosciuti. Inizialmente, infatti, la funzione e il significato degli acchiappasogni era tutt’altra. I pellirossa li utilizzavano, ponendoli al di fuori della loro tenda, come indicazione per informare sulla professione di colui la abitava: esistevano diverse combinazioni di colori, piume e perline, ed ognuna corrispondeva ad un determinato mestiere. Furono appunto gli europei a mal interpretare la loro funzione, iniziando a diffondere la credenza che gli acchiappasogni servissero per tenere lontani gli incubi. Nello stesso periodo nacquero inoltre varie leggende riguardanti gli acchiappasogni, tra cui quella donna-ragno: La storia racconta di una donna-ragno con il compito di vegliare su tutte le creature, specialmente i bambini. Per fare ciò, si affacciava sui letti e le culle dei bambini e iniziava a tessere una tela che avrebbe intrappolato tutto il male notturno, facendolo sparire al mattino. Ma, con il crescere e diffondersi della popolazione, il compito della donna si complicò. Così tutte le madri del mondo decisero di aiutarla, iniziando anche loro a creare piccole ragnatele per proteggere i loro bambini. In questo modo sarebbero appunto nati gli acchiappasogni. Pur essendo solo una leggenda, la storia iniziò a diffondersi, tanto che si iniziò addirittura a regalare un acchiappasogni in occasione della nascita di un bambino: simbolo di protezione e tranquillità, con l’augurio che il nuovo arrivato non fosse mai reso irrequieto da tensioni notturne. Il bimbo, infatti, avrebbe dovuto conservarlo per tutta la vita. Acchiappasogni, come funziona Ma com’è possibile che un cerchio di legno decorato possa allontanare le brutte esperienze oniriche? Tutto dipende dalle varie componenti dell’acchiappasogni, ognuna volta a simboleggiare qualcosa. L’acchiappasogni è infatti costituito da un supporto circolare, di solito fatto di legno, al cui interno si diramano una serie di fili di tessuto (in lana, cotone o nylon), intrecciati in modo da sembrare proprio una ragnatela. Spesso tra i fili sono inserite delle perline e delle piume, usate come decorazione. La leggenda vuole che il cerchio esterno rappresenti il ciclo della vita e l’universo. La rete con le perline ha il compito di trattenere le energie negative dei sogni, che svaniscono con le prime luci dell’alba. Infine le piume, simbolo di aria e volo degli uccelli, servono per lasciar fluire i sogni positivi in modo che la loro energia benefica possa influenzarci. Così, mentre tutto ciò che è negativo viene fermato e distrutto, le cose positive continuano a restare con noi. E’ praticamente impossibile poter dire se gli […]

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Libri

Valentina D’Urbano, intervista all’autrice di “Isola di Neve”

Con il suo ultimo romanzo “Isola di Neve“, edito da Longanesi e disponibile in libreria dal 13 settembre, Valentina D’Urbano si riconferma una delle voci più interessanti della narrativa moderna. Ma chi è davvero Valentina D’Urbano? Per scoprire qualche curiosità in più sul suo lavoro e sulla sua personalità, abbiamo deciso di intervistarla. Valentina D’Urbano – Intervista Buongiorno, Valentina, e grazie per la tua disponibilità, innanzitutto parliamo un po’ del tuo approccio alla scrittura. Si sa che ogni scrittore cerca di racchiudere parte di sé stesso nei suoi personaggi. Ma c’è uno di loro che ti assomiglia di più? In chi possiamo davvero leggere Valentina? Beatrice è quella che mi assomiglia di più. Quando ho scritto “Il rumore dei tuoi passi” avevo ventitré anni, ero arrabbiata, ero giovane, non ero tanto brava a nascondermi dentro i miei personaggi, come faccio adesso, con dieci anni di esperienza sulle spalle. Bea è me, com’ero a ventitré anni. Poi sono cresciuta. Non so se ci assomigliamo ancora, non so com’è Beatrice adesso. L’ho lasciata andare, ma forse siamo ancora molto simili, soprattutto nel carattere spigoloso. Ormai sei arrivata a quota 6 romanzi, hai un preferito tra tutti? Il preferito è sempre l’ultimo arrivato! La maggior parte dei tuoi lettori è immensamente affezionata ad Alfredo, ma in realtà spesso nei tuoi romanzi il ruolo fondamentale è affidato a figure femminili. Come mai questa scelta? Sono donna, mi piace scrivere di donne anche quando si parla di uomini. Sono le donne che tengono le fila delle mie storie. Se ci pensi, l’affetto che un lettore prova per Alfredo è merito di Bea. È lei che ce lo racconta, lei che lo dipinge in quel modo. È lei che lo influenza. Alfredo non sarebbe Alfredo senza Beatrice! Si potrebbe erroneamente pensare che il protagonista dei tuoi libri sia l’amore, in realtà l’amore fa solo da cornice a vicende molto più ampie. Ma come mai è un elemento a cui non rinunci quasi mai? Non esiste una vita senza amore? Se parliamo di amore in senso universale, secondo me no, non esiste una vita senza amore. Siamo fatti per amare qualcosa o qualcuno, persone, gatti, libri, luoghi. È proprio nella nostra natura (la mia è quella di amare i gatti, per esempio. Non esiste una vita senza amore per i gatti) Parliamo di “Isola di Neve”. Due storie che si intrecciano, come se il destino avesse finalmente deciso di sottrarre all’oblio del tempo i misteri celati sull’isola. Tu al destino ci credi? Pensi di essere stata “destinata” ad arrivare fin qui? Oddio, no. A me il concetto di destino fa paura. Non posso pensare che mentre io qui cambio idea mille volte al giorno, alla fine del percorso c’è una volontà superiore che ha già deciso per me. Preferisco pensare che tutto sia in evoluzione, che tutto cambi in base alle mie scelte. E che ogni errore e ogni passo falso sia recuperabile. Neve sembra quasi imprigionata in una terra che non sente sua, sogna di scappare in […]

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Notizie curiose

Serial killer americani, i 3 più famosi e crudeli della storia

Gli Stati Uniti celano numerosissime storie inquietanti di assassini senza scrupoli arrivati ad uccidere in maniera compulsiva, senza un’apparente ragione, spesso seguendo un preciso modus operandi. Casi di serial killer americani ma conosciuti in tutto il mondo, i cui delitti fanno rabbrividire. Serial killer americani – i peggiori e i più famosi della storia Theodore Robert Bundy Nacque nel Vermont nel 1946 e fu soprannominato il Lady Killer, perché le sue vittime furono soprattutto giovani studentesse. Fu ritenuto responsabile di almeno 30-35 omicidi. Già durante l’infanzia Bundy aveva comportamenti strani e spaventosi: la nonna Julia ha raccontato di essersi svegliata un giorno circondata da coltelli mentre Ted, all’epoca un bambino di soli 3 anni, la guardava sorridente. Appostandosi di solito nei pressi di college e università, l’assassino cercava di conquistare la fiducia delle sue prede per avvicinarle: spesso si fingeva un disabile in cerca di aiuto per riporre degli oggetti in auto. Cascata nel tranello, la malcapitata di turno si ritrovava rinchiusa in una macchina con le portiere bloccate. Le vittime venivano di solito uccise per strangolamento o con diversi tipi di armi. Spesso il loro corpo veniva violentato, anche successivamente al decesso. Il processo che condannò Bundy alla pena capitale fu seguito dai media di tutto il mondo, fino a quando il 24 gennaio 1989 il killer fu giustiziato tramite la sedia elettrica. Edmund Kemper Segnato da una terribile infanzia, il serial killer conta 10 vittime accertate, ma si sospetta siano molte di più. Nato in California nel 1948, fin da bambino mostrò i segni di gravi problemi psichici: disturbi della personalità, tendenza alla violenza e alla necrofilia. Non lo aiutò il rapporto con la madre, donna violenta che si divertiva ad umiliarlo continuamente. Mise in atto una serie di omicidi tra il 1964 e il 1973 e le sue prime vittime furono i nonni: uccisi senza apparente ragione a colpi di pistola. Successivamente, soprattutto agli inizi degli anni ’70, si concentrò sulla zona di Santa Cruz (California), offrendo passaggi alle autostoppiste del posto per poi ucciderle brutalmente, accoltellandole o strangolandole. Di solito conservava i cadaveri in casa, spesso abusandone e/o sezionandoli. Durante il processo, al seguito del quale sarà condannato all’ergastolo, ammetterà di aver compiuto atti di cannibalismo. È tutt’ora detenuto presso la California State Prison. Albert Fish Uno dei più temuti serial killer americani della storia, data la crudeltà e violenza dei suoi crimini. Conosciuto anche come L’Uomo Grigio o Il Vampiro di Brooklyn, nacque a Washington nel 1870. Le sue vittime per eccellenza furono i bambini: si vantò di averne molestati più di 400 e uccisi più di 100. Il caso al quale deve la sua fama è quello della piccola Grace Budd, bimba di 10 anni incontrata nel 1928. Fish si presentò a casa di Grace con la scusa di un annuncio di lavoro pubblicato dalla famiglia e, conquistata la loro fiducia, ottenne il permesso di accompagnare la piccola ad una festa di compleanno. Da quel momento la bimba sparì senza fare ritorno. La polizia […]

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Cinema e Serie tv

Ritorno al bosco dei 100 acri, Winnie The Pooh in live action (Recensione)

Ancora una volta la Disney riesce ad incantare e stupire, regalando il sorriso a grandi e piccini: è la volta di Winnie The Pooh, che con Ritorno al bosco dei 100 acri arriva insieme ai suoi amici sul grande schermo grazie alla regia di Marc Forster. Disponibile nelle sale dal 30 agosto, il live action (ovvero recitato da “attori in carne ed ossa”, e non realizzato tramite animazioni) è una sorta di sequel della storia dell’orsetto Winnie così come la conosciamo. “Ritorno al bosco dei 100 acri” di Marc Forster, la trama Ritroviamo infatti il personaggio di Christofer Robin, interpretato da Ewan McGregor, che ormai non è più il bambino pronto a vivere mille avventure nel bosco con i suoi animaletti di pezza. Christofer è ora un uomo adulto, troppo dedito al lavoro e con poco tempo per sé stesso e per la sua famiglia. Gli anni della spensieratezza, dei giochi e dell’immaginazione sono ormai un lontanissimo ricordo, che lui stesso sembra voler ignorare. E’ perciò per lui uno shock trovarsi improvvisamente circondato da Winnie, Pimpi, Tigro e Ih-Oh, che si trovano catapultati nel caos di Londra dopo aver combinato guai nel bosco. Eppure sarà proprio l’arrivo degli amici d’infanzia ad aprire gli occhi di Christofer, a far tornare centrale uno dei temi più amati e discussi dalla Disney: l’opposizione tra la maturità dell’età adulta e l’indole di bambino che ognuno conserva dentro di sé. In Ritorno al bosco dei 100 acri il contrasto è espresso perfettamente, anche grazie alla variazione del colore e della luce nel corso della pellicola: l’inizio grigio e malinconico del film lascia piano piano il posto a colori accesi e più luminosi, riprendendo i tratti tipici della favola. Ovviamente il vero personaggio chiave è Winnie, che con il suo fare dolce e infantile, permetterà a Christofer di comprendere il valore di ciò che ha intorno, di trovare un compromesso tra i doveri dell’uomo che è e le gioie che l’amore, la famiglia e gli amici hanno da offrire. Non senza regalarci, ogni tanto, una delle sue pillole: molte delle quali sono tratte direttamente dal cartone animato Le avventure di Winnie The Pooh. «Io arrivo sempre dove voglio andare solo allontanandomi da dove sono» ci ricorda, per esempio, quando si trova perso nella nebbia del bosco con Christofer. Per i più nostalgici ed affezionati, dunque, sarà sicuramente un piacere cogliere le varie scene ispirate alla serie animata, e la perfetta somiglianza (fisica e caratteriale) tra i personaggi del film e quelli del cartoon. Sono perfino stati scelti i medesimi doppiatori, per rendere le due storie, appunto, il più possibile l’una il continuo dell’altra. Sembra, quindi, che il ritorno al cinema di personaggi già amati e ampiamente conosciuti sia un successo: Ritorno al bosco dei cento acri ne è l’ennesima prova, essendo stato accolto con entusiasmo da pubblico e critica. Sarà per questo che la Disney sembra avere già in programma, nei mesi a venire, l’uscita di vari prequel, sequel o remake di film già conosciuti: è il caso di Gli […]

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Libri

5 bei libri da leggere d’estate, i migliori sotto l’ombrellone

La tanto attesa estate è finalmente arrivata e, come ogni lettore sa, con lei arriva anche il momento di scegliere quali libri portare in vacanza. Al mare, in montagna, al parco dietro casa o su un’isola dall’altra parte del mondo: non importa dove, ma cosa leggere durante le giornate afose di agosto. Ecco perché Eroica Fenice ha stilato una lista dei migliori 5 libri belli da leggere d’estate, i più indicati da sfogliare “sotto l’ombrellone”, che spaziano dai classici intramontabili alle ultime uscite in libreria. I cinque libri belli da leggere quest’estate Sulla strada, Jack Kerouac Inserito tra i 100 romanzi migliori del XXI secolo, è il libro adatto agli amanti dei viaggi on the road. Racconta la storia di Sal Paradise, pseudonimo che sta ad indicare l’autore stesso, e si basa su una serie di viaggi in auto attraverso gli Stati Uniti durante gli anni ’40. “Ero un giovane scrittore e volevo andare lontano. Sapevo che a un certo punto di quel viaggio ci sarebbero state ragazze, visioni, tutto; sapevo che a un certo punto di quel viaggio avrei ricevuto la perla.” Divorare il cielo, Paolo Giordano Un altro libro da leggere è dell’autore del pluripremiato La solitudine dei numeri primi, arrivato in libreria a maggio 2018.La storia è ambientata nella campagna pugliese e coinvolge quattro giovani vite: Teresa e i “tre ragazzi della masseria”, che la coinvolgeranno nel loro stile di vita differente, nella fede in Dio, nella terra, nella reincarnazione. Un rapporto intenso e coinvolgente, che si modificherà radicalmente nel corso del tempo. “- Loro sono diversi. Sono cresciuti con le radici troppo corte. Prima o poi una folata di vento li strappa e li porta via. Ma Cosimo non sapeva quello che sapevamo noi: che le piante cresciute al sicuro nei vasi, con le radici lunghe che girano tutto intorno, non si adattano alla terra. Soltanto quelle con le radici libere, estirpate giovani in inverno, ce la fanno. Come noi.” Non lasciarmi, Kazuo Ishiguro Romanzo del celebre autore vincitore del premio Nobel per la letteratura 2017, ne è stato tratto un omonimo film. La storia, ambientata in una realtà distopica, ci viene descritta tramite flashback dalla protagonista, Kathy. A metà tra una storia d’amore e un romanzo politico, l’obiettivo di non lasciarmi e sicuramente quello di ricordarci la fragilità e finitezza di qualunque vita.  “La prima volta che cogli l’immagine di te attraverso gli occhi di una persona simile, è una sensazione tremenda. È come passare davanti a uno specchio davanti al quale sei passata ogni giorno della tua vita, e che all’improvviso riflette qualcos’altro, qualcosa di strano ed inquietante.” Il gattopardo, Giuseppe Tomasi di Lampedusa Romanzo storico ambientato nella Sicilia del post-risorgimento, racconta le trasformazioni della vita e società della regione dalla fine del regime borbonico alla nascita del Regno d’Italia. Un classico, uno dei libri belli da leggere assolutamente. “I siciliani non vorranno mai migliorare per la semplice ragione che credono di essere perfetti; la loro vanità è più forte della loro miseria.” Questa storia, […]

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Recensioni

La Bella e la Bestia all’Aperia della Reggia di Caserta

Il 21 e 22 Luglio 2018, L’Aperia della Reggia di Caserta ha fatto da cornice allo splendido spettacolo messo in scena da Il Demiurgo, La Bella e la Bestia. La rappresentazione è basata sulla prima versione della fiaba, quella narrata da Madame Gabrielle-Suzanne Barbot de Villeneuve. In un piccolo villaggio della Francia del ‘700 la vita scorre serena e monotona. Un piccolo mondo rassicurante che sta stretto a Belle, giovane donna sognatrice e caparbia. Un giorno, il suo destino si intreccia con quello di un’orrida bestia che governa un castello nascosto nei boschi. Per amore di suo padre, Belle si offre come prigioniera ma, come in ogni fiaba che si rispetti, nulla è ciò che sembra: e combattendo contro il pregiudizio del volgo, un’antica maledizione e un aspetto mostruoso “la Bella e la Bestia” finiscono per innamorarsi. Ma la strada per il classico, e noto a tutti, “e vissero tutti felici e contenti” è lunga e complicata. Il grande merito de La Bella e la Bestia è stato sicuramente riuscire a fondere egregiamente nella tradizionale trama della storia elementi di modernità e ilarità, con personaggi dalla battuta sempre pronta a far sorridere, apprezzatissimi dagli spettatori. L’opera infatti ha incantato grandi e piccini, che col tramontar del sole si sono trovati trasportati nella più classiche delle fiabe. Senza dubbio uno spettacolo dalla piacevole leggerezza in cui il ballo, il canto e la musica hanno accompagnato una recitazione impeccabile. Degna di nota soprattutto la performance del personaggio di Lumière (Andrea Cioffi), candelabro dall’accento francese che ha tenuto viva la vivacità dell’opera, così come Tockins (Peppe Romano) e Gaston (Massimo Polito). Senza dimenticare ovviamente i due protagonisti, Angelo Sepe nel misterioso ruolo della Bestia e Chiara Vitiello che con la sua dolcezza è riuscita perfettamente ad impersonare Belle. A rendere il tutto più suggestivo è stata poi la location, L’Aperia che, posta alla sommità dello splendido giardino inglese, ha svolto il ruolo di naturale scenografia. Magnifica, dunque, la magnifica iniziativa de Il Demiurgo  e da tenere d’occhio i prossimi eventi: presso l’Aperia della Reggia di Caserta il 28 e 29 luglio si svolgerà la rappresentazione di Alice nel paese delle meraviglie, mentre il 25 agosto sarà la volta di Il ritratto di Dorian Gray. La Bella e la Bestia- 21/22 luglio: Coreografie: Federica di Benedetto Belle: Chiara Vitiello Bestia: Angelo Sepe Lumiere: Andrea Cioffi Tockins: Peppe Romano Madame. Duvet: Federica Di Benedetto Madame Plume: Manuela Urga Madame Teapot: Mariachiara Vigoriti Monsieur chien: Antonio Ferraro MadameChat: Valeria Napolitano Gaston: Massimo Polito Le Tont: Gabriele Borriello Mourice: Roberto Ingenito Audry: Ester Esposito Didier: Antonio Torino Comelacittà

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