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Eroica Fenice

Capitan Capitone e i Fratelli della Costa

“Quella che loro chiamano nuova generazione è solo feccia. Avanti, ditemi! Come può essere terminata l’epoca dei pirati sognatori?! Suvvia, gente, i sogni delle persone non svaniscono mai”.

Marshall D. Teach, One Piece

 

“Ascolta questo pezzo, mi sembra geniale”. Parte così, una domenica mattina, la mia traversata musicale guidata da Capitan Capitone e la sua ciurma: un viaggio di ventuno brani che sanno di goliardia e napoletanità, a bordo di un gommone dal quale si fa fatica a scendere, una volta saliti.

Una ciurma che affonda le sue radici in un incontro casuale, un concerto organizzato per sostenere la lotta di un gruppo dei cassintegrati della Fiat di Pomigliano d’Arco, per raccogliere solidarietà e sussistenza. Al comando, capitan Daniele Sepe, al suo seguito,  un insolito equipaggio, costituito da Claudio Gnut, Maurizio Capone, Tartaglia & Aneuro, La Maschera, i Foja, Aldolà Chivalà, Alessio Sollo, Nero Nelson, Sara Sossia Sgueglia, Flo Cangiano, Auli Kokko, Piermacchiè, Mario Insegna & Hadacol Special, ‘O Rom, la Contrabbanda di Luciano Russo, Gino Fastidio. Vecchie e nuove conoscenze, giovani e veterani del panorama musicale partenopeo.

Così nasce Capitan Capitone e i Fratelli della Costa

Un lavoro che, racchiudendo eclettiche anime musicali, sfugge a qualsiasi definizione e aspettativa. Unico nel suo genere. Il mare è il filo conduttore del disco, che sul mare è nato. Su basi blues, rock, funky, reggae, prendono forma storie e personaggi, che offrono spunti di riflessione su sentimenti, situazioni e illusioni dell’esistenza umana.

Si parte da un’atmosfera omerica, una tempesta trascina fuori rotta la nave di Ulisse, oops, il gommone ‘o Capitone, che, superate le colonne d’Ercole, approda sulle spiagge della Jamaica: Penelope, cus e scus, e nun pensà chiù a me. Un viaggio che varca il mare musicale di tutto il mondo, filtrato da una prospettiva tutta napoletana.

“Le Range fellon”, in un francese “poco convenzionale”, passeggiando dalla Gajola al Virgilièn, trova “munnèzz pe’ tutt part e s’addomand purquà”, e “camminàn camminàn”, riflette sui mali della società dei consumi e inneggia a “libertè, egualitè, e soprattutt frat’a me”. “Spritz e rivoluzione” dileggia i finti alternativi di Piazza Bellini. “Lui è crudista e polisessuale, guarda il cinema solo d’autore, il porno greco in lingua originale, parla d’indipendenza in Palestina e poi tiene a mammà che gli cucina”Non mancano storie d’amore, raccontate con tinte etiliche e fortemente ironiche, come “Amò” e “Me ne vek ben”. E tanti altri pezzi preziosi, come “L’ammore ‘o vero” o “La chiamavano sanità”A chiudere il viaggio, un pezzo del repertorio classico napoletano, “Pusilleco addiruso”, finale perfetto per il ritorno a casa dei nostri bucanieri.

Un lavoro piratesco, concepito tra una giornata in gommone e una chiacchiera al bar. Un prodotto musicale davvero originale, che, come dice Sepe, “fotografa quello che potrebbe essere un nuovo movimento artistico napoletano”. Belle cose che succedono quando belle menti si uniscono insieme.

Dopo il debutto ufficiale allo Scugnizzo Liberato, che ha portato sul palco un’esplosione di energia virale, l’allegra ciurma del Capitone approderà il 15 aprile al Kestè e il 30 al Teatro Bolivar di Napoli. 

Tutti pronti a salire a bordo, il contagio è garantito!

 

Capitan Capitone e i Fratelli della Costa.

Etichetta Full Heads

Distribuzione Audioglobe

Autoprodotto e finanziato attraverso una campagna di crowdfunding su Musicraiser.

Disponibile online sia su Amazon, sia sui canali digitali. Accattatevillo!

 

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