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Eroica Fenice

Karoshi

I Karoshi presentano il loro primo LP Cosmic Latte

Il 13 settembre scorso è stato pubblicato “Cosmic Latte”, il primo LP dei Karoshi edito dalla Seahorse Recordings.

I Karoshi nascono a Vicenza nel 2014 come trio strumentale. Dopo la pubblicazione di Maizena EP allargano la formazione e nel 2016 pubblicano il loro secondo EP intitolato Antera, contenente quattro tracce orientate allo space rock.

Nel 2018 entrano ne La Distilleria – Produzioni Musicali per dar luce a Cosmic Latte, il loro primo album, registrato e prodotto da Filippo Mocellin. La formazione finalmente stabile è composta da: Enrico (voce, pianoforte elettrico, tromba, elettronica); Gabriele (chitarra, voce, sintetizzatori); Giulio (basso, voce, sintetizzatori); Andrea (batteria, drum pad, percussioni).

Cosmic Latte, anticipato dal singolo “I’m Awake” uscito lo scorso 12 luglio, presenta un suono più maturo rispetto ai lavori precedenti da cui prende le distanze per dare spazio alla sperimentazione, senza alcuna limitazione di genere.

Per saperne di più sul quartetto vicentino, noi di Eroica Fenice gli abbiamo rivolto qualche domanda. Buona lettura!

Intervista ai Karoshi

Karoshi è un termine giapponese che significa “morte per troppo lavoro”. Perché avete deciso di chiamarvi così?

Nessun motivo particolare. Era il 2014 e suonavamo assieme già da qualche mese, il nostro primo EP (Maizena EP) era pronto per uscire e non ci eravamo ancora preoccupati di trovarci un nome, abbiamo fatto una rapida lista di parole con un suono che ci piacesse, scartate le più banali è rimasto solo Karoshi, che ci era venuto in mente per un vecchio videogioco.

Nome giapponese, testi in inglese, ma voi siete italianissimi. Come mai avete scelto di esprimervi in inglese?

Solamente una questione di comodità. Il primo EP e quasi interamente il secondo sono strumentali, semplicemente ci sembrava troppo presto per implementare la voce. Durante la stesura di Cosmic Latte, nelle nostre lunghe jam, la voce è sempre stata registrata improvvisando sulla parte strumentale; riascoltando queste registrazioni cerchiamo di dare una forma alla parte vocale con un testo che ci ricordi i suoni delle nostre improvvisazioni, e per questo l’inglese si presta molto più facilmente. Non per questo escludiamo di fare qualcosa in italiano più avanti, magari cambiando il processo compositivo, chi lo sa.

Dopo la pubblicazione di due Ep, il primo nel 2014 e il secondo nel 2016, i Karoshi hanno conosciuto una battuta d’arresto per poi fare ritorno sulle scene lo scorso 13 settembre con “Cosmic Latte”. Cosa è successo in questi tre anni di pausa?

 A livello musicale abbiamo suonato molto, abbiamo deciso di fermare l’attività live per concentrarci su quello che sarebbe dovuto essere il nostro primo disco. Abbiamo tirato fuori idee rimaste a metà per molto tempo, abbiamo fatto un lungo lavoro di pre-produzione e siamo entrati in studio con le idee più chiare possibili, poi come spesso succede in studio abbiamo stravolto tutto. A livello personale sono stati anni di grandi cambiamenti per tutti, dal passaggio dall’università al lavoro vero, chi è andato a convivere, chi è diventato padre.

“Cosmic Latte” è il vostro primo lavoro sulla lunga distanza, perché la scelta di questo titolo?

Come sempre, per i titoli ci lasciamo più prendere dal suono della parola in sé che dal significato vero e proprio. Il disco inizialmente si sarebbe dovuto chiamare Wave(s) ma non ci ha mai convinto del tutto, al momento di decidere i titoli delle canzoni è spuntato Cosmic Latte e abbiamo deciso di usarlo per il titolo del disco, all’apparenza un nome non troppo serio, ma dal significato molto affascinante.

Alcune tracce dell’album ricordano i Radiohead. Quali sono le vostre influenze musicali, oltre al gruppo inglese?

Ci fa piacere che questo disco venga spesso in qualche modo accostato ai Radiohead, anche se per noi rappresentano solo una piccola parte delle nostre influenze musicali. Sicuramente molta elettronica, Aphex Twin e Jon Hopkins su tutti, abbiamo seguito con interesse i lavori di James Blake, Connan Mockasin e recuperato lavori di David Bowie, Talking Heads, Charles Mingus e molto altro.

La scorsa estate siete stati impegnati in un breve tour nel nord Italia, prossimi impegni?

Sicuramente cercheremo di suonare il più possibile dal vivo il disco, probabilmente anche in set acustici più intimi, cercheremo di preparare una buona stagione estiva e cominceremo a pensare al prossimo lavoro, pensiamo già che sarà molto diverso da questo.

 

 

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