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Eroica Fenice

I Marlene Kuntz chiudono la terza edizione del NaDir

I Marlene Kuntz chiudono la terza edizione del NaDir

Con la giornata del primo luglio si conclude la terza edizione del festival indipendente NaDir\Napoli Direzione Opposta Festival nella Polifunzionale di Soccavo, dopo tre giorni di incontri, dibattiti e musica organizzati dal NaDir Collective e dagli attivisti della Rete Scacco Matto, in collaborazione con altre realtà sociali attive sul territorio. Un’iniziativa all’insegna della socialità e dell’aggregazione, con eventi e manifestazioni culturali trasversali, all’interno di una location ben precisa, la Polifunzionale di Soccavo, grazie alla concessione del Comune di Napoli di utilizzo del suolo pubblico, per ripartire dalla rivitalizzazione di una struttura a lungo dimenticata, all’interno di uno dei quartieri della periferia di Napoli.

Tra cultura e musica emergente al NaDir

Dopo un pomeriggio dedicato alla cultura kurda, tra dibattiti e laboratori di danze, in un importante momento di incontro e confronto con la complessa realtà del Kurdistan, la scena del NaDir si popola di musica emergente partenopea con i Travel Gum, band formatasi nel 2014 dal rock sperimentale e psichedelico, seguiti da la bestia Carenne, già ben noti e apprezzati dal pubblico per il loro ambizioso album Coriandoli, mentre l’atmosfera comincia a riscaldarsi ed il festival a popolarsi.

Scoppiettante è la performance dei Sula Ventrebianco, che, con il loro potente sound ed un rock che non fa sconti, infiammano il pubblico tra ruggiti di chitarre e amplificatori. Ma prima di lasciare la scena agli headliner della serata, il cantante si abbandona ad un’ultima follia e scende tra il pubblico a pogare, tra l’entusiasmo generale dei fans.

I Marlene Kuntz: vent’anni di rock

I Marlene Kuntz si fanno attendere e, prima della loro comparsa, viene chiesto al pubblico di fare spazio ad un ultimo momento dedicato alla cultura kurda, con danze e costumi tipici del folklore locale ed il rinnovato invito di apertura e confronto verso questa minoranza e la sua cultura.

L’attesa è ormai finita ed il pubblico è in fibrillazione, quando compare sulla scena lo storico quartetto di Cuneo tra i fumi del palcoscenico e le urla dei fans. Sulle note di Bellezza, l’inizio è da capogiro, con la voce e la chitarra di Cristiano Godano che non risparmiano nulla. Vent’anni non sembrano di certo trascorsi  e la rabbia sembra ancora quella del lontano esordio con Catartica, con una scaletta che si muove tra un album e l’altro, dai pezzi meno conosciuti, che ipnotizzano il pubblico, alle famosissime Nuotando nell’aria e Festa mesta, accompagnate da cori e generale delirio.

La maestria delle chitarre di Godano e di Riccardo Tesio, insieme con quella del basso di Luca Saporiti, offrono al pubblico uno spettacolo di altissimo livello, il tutto abilmente orchestrato dalla batteria di Luca Bergia, che culmina, dopo la terza entrata della band sul palco, con Sonica e La canzone che scrivo per te, concludendo una performance degna di uno dei gruppi storici della scena rock italiana.

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