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Eroica Fenice

Riccardo Dalisi

Conversazioni Cromatiche su Napoli: Riccardo Dalisi si racconta

Il 19 aprile si tiene nella galleria di arte contemporanea Intragallery il secondo incontro del ciclo Conversazioni Cromatiche su Napoli.

Nuovamente in apertura le parole dell’organizzatrice Benedetta de Falco, ma con una novità: al suo fianco l’architetto, disegnatore, designer e amico Riccardo Dalisi. Questa personalità poliedrica – afferma Benedetta – è un membro della squadra che ogni anno cerca di accrescere con questo ciclo di incontri.

Il criterio di scelta delle personalità chiave per il suo team vincente? La capacità di donare: tutti coloro che non hanno saccheggiato, sfruttato o violentato Napoli bensì le hanno fatto dono del loro carisma ma soprattutto della loro umanità, tutti loro hanno come tratto distintivo il senso del fare per gli altri.

Riccardo Dalisi non poteva essere escluso da questa cerchia. La sua biografia è densissima, assai difficile da sintetizzare in poche battute. Un napoletano per adozione, nasce a Potenza nel 1931, caratterizzato fin dai tempi dei primi studi da spirito stravagante e vivace. Dalla cattedra universitaria di Architettura presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II ha spaziato nel design, vincendo per il suo progetto di ricerca sulla caffettiera il premio Compasso d’Oro, solo il primo di una carriera che lo portò, per la sua attenzione alle condizioni più complesse della Campania, a essere premiato nuovamente. Famose le sue attività di supporto per anziani e bambini di zone quali il Rione Traiano, il Rione Sanità e Scampia.

Tutto questo donarsi è stato coniugato al valore vivificante che da sempre l’Arte ha per lui.

I bambini, i carcerati, i migranti con cui Dalisi è entrato in contatto sono stati illuminati dalla luce della sua creatività, e con lui hanno lavorato con materiali di risulta, partendo dall’informe per generare gioia. Tutto ciò è stato formativo per la sua personalità disinvolta e spregiudicata nei confronti dell’Arte. Del resto, «dipingere è un modo di stare al mondo» afferma «Dipingere è il tuffo nella felicità più piena».

Prima di cominciare la conversazione su un proiettore scorrono le immagini di alcune sue opere, trionfo di colore e di fantasia. A scorrere ci sono anche alcune riflessioni che lo hanno accompagnato nella sua vita, come quella emblematica per il perseguimento del suo obiettivo, «andare fino in fondo al mistero dei colori». La mano li accompagna, e lui si fa come seminatore di vernice, lancia il colore ma in modo accorto, come nella cura di un orto. I soggetti sono frutto dei vari periodi della sua vita. Quando era piccolo amava disegnare il presepe, o i cavalli, ma la sua attenzione si sposta in continuazione, «disegno libero, colore libero». Perché il colore può essere tutto. Sente dentro di sé una forza creativa, ma è una realtà al di là che solo tramite il colore può raggiungere. Il colore è come la vita, è luce, ed è l’espressione del suo essere.

Difficile affermare quale sia la tonalità predominante della sua vita. A periodi di grigiore si alternano quelli rossi di passione. Una volta una casa assediata d’aerei, un’altra i volti di due amanti, vicini quasi a sfiorarsi. Scene di guerra e scene di pace, una continua variazione. Tutto della vita è sottoposta alla sua attenzione. Ben inteso, non tutto sotto il vaglio della ragione. La sua stravagante personalità lo ha portato a rappresentare anche il paradosso di una casa capovolta, o a usare i colori in modo molto libero o anche a fare riflessioni sulle parti del proprio corpo. Ad esempio, avete mai pensato all’importanza del naso? È la parte del corpo proiettata in avanti, ci stimola a spingerci sempre più in là.

La sua personalità così vivace è stata istruita dal rapporto con bambini, «sono tutt’ora i miei maestri!». I bambini sono una sorgente di possibilità: anche nel suo studio conserva i loro disegni, pregni di genuina spontaneità. L’esperienza con i carcerati, poi, gli ha donato la consapevolezza che l’uomo ha in sé delle possibilità che sono in uno stato sorgivo, e le sbarre di una prigione possono solo precluderne alcune. L’uomo in sé ha sempre tanto da donare.

Riccardo Dalisi lo sa bene: lui ha sempre donato molto a Napoli.

La sua esperienza lo porta a dire «Napule è mille culure» citando la famosa canzone. La città di Napoli è fonte di interesse con i suoi vicoli, le chiese, le espressioni architettoniche di vario tipo. Talvolta Riccardo è pessimista per le cose che succedono, ma poi si volta «e vedo un portale di piperno!» e ricorda ogni giorno che anche la vita a Napoli al di là delle difficoltà può essere fervida, pullulante di possibilità. «Napoli è un’occasione importante, perché qui si percepisce la vita in fermento». Quel quartiere disagiato è perduto? Riccardo Dalisi risponde di no, può ancora essere espugnato, gettando un seme e nutrendolo.

La vita della mente di Riccardo è sicuramente sopra le righe. La sua voglia del gioco nelle parole che pronuncia e nei suoi gesti è ciò che serve a credere davvero che ci sia ancora qualcosa di buono. «Siamo vivi, e la vita è estremamente comunicativa. Davanti a noi, gli sguardi della gente, il loro modo di camminare, la varietà straordinaria è lì davanti a noi». Quella varietà è vita.

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