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Eroica Fenice

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Cyrano de Bergerac all’Aperia di Caserta con la regia di Roberto Andolfi

Roberto Andolfi ha portato una sua versione del Cyrano de Bergerac a Caserta. Ecco come è andata.

«Astronomo, filosofo eccellente.
Musico, spadaccino, rimatore,
Del ciel viaggiatore
Gran maestro di tic-tac.
Amante – non per sé – molto eloquente».

È questa la descrizione che, nella Francia ottocentesca, il poeta e drammaturgo Edmond Rostand dà, nell’omonima opera, dello spadaccino Cyrano de Bergerac.

La trama dell’opera

L’uomo, cadetto di Guascogna e abile nell’arte della spada, è segretamente innamorato della bella cugina Rossana, non venendo, tuttavia, ricambiato a causa del suo «maledetto» naso, che è lungo e protuberante. Non potendo soddisfare i propri desideri amorosi e spinto da un incondizionato bene per la donna, Cyrano si ritroverà ad aiutare, attraverso la sua fine arte poetica, il giovane Cristiano de Neuvillette che, al contrario del protagonista, è bello ma privo di spirito e incapace a corteggiare Rossana, innamorata di lui. Grazie alle parole di Cyrano, il giovane conquisterà e sposerà la donna, ma sarà costretto, poco dopo, a partire per la guerra insieme allo spadaccino di Parigi. Dalle trincee, Cyrano continuerà a scrivere le lettere d’amore per Rossana, a firma di Cristiano. Quest’ultimo però, resosi conto che i sentimenti della donna sono mossi non dalla sua persona, ma dalle soavi parole di Cyrano, accarezzerà soltanto, prima di morire, l’idea di confessare la verità all’amata. Rossana, alla morte di Cristiano, si ritirerà in convento, dove riceverà, ogni sabato, la visita di Cyrano. Soltanto alla morte di quest’ultimo, che, esalando gli ultimi respiri, confesserà i suoi sentimenti, la donna verrà a conoscenza della verità: ella ha amato l’animo dolce dello spadaccino, dal ributtante aspetto, attraverso Cristiano, semplice e bellissimo.

La rappresentazione di Roberto Andolfi e la bidirezionalità del tempo

Il Cirano – la cui prima rappresentazione, realizzata al Théâtre de la Porte-Sain-Martin di Parigi nel 1897, ottenne, anche grazie al famoso attore Benoît-Constant Coquelin, assai successo – è ancora oggi una delle opere più amate dagli appassionati di teatro. A tal proposito, basti guardare al successo rimediato dalla Compagnia Controtempo Theatre, che si è esibita ieri 16 settembre, sotto gli occhi del pubblico entusiasta, presso l’Aperia della Reggia di Caserta.

La Compagnia, fondata e diretta da Venazio Amoroso, Danilo Franti e Lilith Petillo, con la regia di Roberto Andolfi, ha dato prova di grande professionalità e talento, facendo ridere di gusto ed emozionare, al tempo stesso, gli astanti. L’ambientazione notturna e senz’altro congeniale dell’Aperia di Caserta ha, poi, fatto da sfondo alla scena più famosa ed apprezzata dell’opera, quella del topos letterario del balcone, in cui Cyrano, vista l’incapacità poetica di Cristiano, suggerisce a questo delle parole nobili ed elevate da ripetere all’amata.

Ma ciò che è davvero straordinario, nella rappresentazione fatta da Roberto Andolfi, è la bidirezionalità del tempo, che ha reso l’opera attualissima e ha permesso, agli spettatori casertani, di calarsi nei panni di Danilo, l’attore che interpreta Cyrano che, nonostante i secoli trascorsi, si ritrova dinanzi agli stessi bivi e alle stesse incertezze che affliggono lo spadaccino di Rostand.

Infatti, come lo stesso regista afferma, “Cyrano, prima di essere la tragedia della sincerità, è la tragedia della coerenza e innanzitutto, secondo me, la tragedia del tempo. Guardando l’opera, spesso ci chiediamo cosa sarebbe successo se lui avesse parlato in quel momento, ma l’opera di Rostand, come la vita, è implacabile, non torna mai indietro”.

Registicamente – continua Roberto Andolfi – ho voluto raddoppiare questa unidirezionalità del tempo cercando di mettere sia l’attore che il personaggio di fronte ai bivi della vita. Ognuno di noi, guardando quest’opera, vorrebbe essere Cyrano proprio perché ognuno di noi, guardando indietro, vorrebbe aver avuto il coraggio di essere coerenti con se stesso, fino alla fine, di fare solo ciò che si ama e, soprattutto, di avere il coraggio di amare qualcuno più di se stesso.