La Mater Matuta di Mario Schifano: ricordando l’artista

La Mater Matuta di Mario Schifano: ricordando l’artista

Nel solco di un dittico fra arte e società, attuale riaffiora il ricordo di un evento di qualche anno fa.

Ricordando (1998-2018): Mario Schifano. Una mostra, presso la Baccaro Art Gallery (via Carmine 66, Pagani, Salerno), che era visitabile dal 15 dicembre 2018 al 31 gennaio 2019, a cura del presidente della Associazione Culturale “MM18” Davide Caramagna, che esibisce gran parte del ciclo sulla Mater Matuta di Schifano e che si inserisce nel solco delle celebrazioni del ventennale della scomparsa dell’artista

Ci si può domandare, a questo punto, perché ricordare Schifano attraverso la Mater Matuta?

Mario Schifano e Domenico Tulino: la storia di un ciclo pittorico

Il ciclo di Madri di Schifano rappresenta, per così dire, un approdo e un ritorno biografico e artistico, in cui si concretizza la sua maturità pittorica e in cui si possono riconoscere le origini della sua ispirazione, scaturita dall’osservazione dei reperti archeologici di origine etrusca del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia (Roma) per  il quale ha lavorato da giovane. Ma come giunge alla Mater Matuta?

Alla metà degli anni ’90 del secolo scorso, l’avvocato Domenico Tulino, con l’intento di raccogliere fondi ed appoggiare concretamente la missione umanitaria ad Asmara della sorella suor Pina Tulino, ha deciso di commissionare a Schifano un ciclo di opere da esibire a New York legate al concetto di maternità. Di qui lo studio e il confronto tra artista e imprenditore, che si indirizzò verso le Matres Matutae serbate presso il Museo Provinciale Campano (Capua) e che si concretizzò nella realizzazione di ventotto opere legate alla Mater (diciotto dipinti e dieci disegni). Si trattò, tuttavia, di un progetto che rimase in compiuto a causa della prematura scomparsa di Domenico Tulino, prima, e di Mario Schifano, poi, ma che la MM18 ha ripreso allo scopo di proseguirne il cammino. Ma cosa significa, per Schifano, la Mater Matuta?

Mario Schifano e la Mater Matuta

In occasione della recentissima presentazione dell’esposizione anch’essa celebrativa del ventennale della scomparsa dell’artista, Etruschifano. Mario Schifano a Villa Giulia: un ritorno (Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, 13 dicembre 2018 – 10 marzo 2019) coordinato dal Dipartimento di Beni Culturali dell’Università del Salento e promosso dallo stesso museo di Villa Giulia, cui la MM18 ha messo a disposizione cinque delle Madri di Schifano, suor Pina pronunciò delle parole che sembrano essere cruciali per comprendere il senso dell’ispirazione dell’artista: «mio fratello [Domenico Tulino] voleva che Schifano raffigurasse la maternità africana». Maternità africana: un concetto che l’artista, attraverso il suo percorso di studio, ricerca, suggestioni e ricordi è andato intrecciando con l’esperienza di un viaggio ad Asmara, dove la Congregazione del Buon Samaritano (fondata da suor Pina) dona, ad oggi, aiuto agli ultimi, in particolare ai bambini in difficoltà attraverso opere umanitarie; un concetto che si lega indissolubilmente alle tufacee sculture capuane, declinate secondo la personale sensibilità.

I dipinti, se coerentemente affiancati l’un l’altro, restituiscono un percorso che parte dalla notte per arrivare al mattino, secondo il significato immediato della Madre del Mattino; un cammino della luce che si evince dal passaggio dello sfondo dal notturno profondo al dorato. Inoltre, i dipinti si legano profondamente alle Matutae di Capua, in quanto Schifano in essi le rappresenta secondo le esatte fattezze delle sculture. Per quanto riguarda  i disegni, è possibile osservare in alcuni le scene di vita vissuta ad Asmara con i bambini e suor Pina e la Congregazione; in più, in certi disegni si può scorgere come la rappresentazione della Mater perda, in un certo qual modo, le fattezze delle sculture in favore di una raffigurazione, sebbene appena accennata, per assumere quella delle sorelle del Buon Samaritano. Un passaggio fondamentale per Schifano, in cui è dunque possibile riconoscere e comprendere a fondo le parole di suor Pina prima citate e il concetto di maternità africana: il percorso di Mario Schifano congiunge ed amplia personalmente i simboli e le metafore legate alla Mater Matuta; in altre parole, la maternità africana si realizza nella fusione, nei disegni, delle fattezze delle Madri capuane con, se si vuole, le “opere di misericordia” messe in pratica da suor Pina e la Congregazione del Buon Samaritano.

Ricordando (1998-2018): Mario Schifano aveva lo scopo, dunque, di valorizzare il ciclo di Matres e l’esperienza dell’artista attraverso un’attenta valorizzazione delle opere, che aiuta l’osservatore a comprendere l’uomo e l’artista, due aspetti inscindibili dell’animo, in quanto è l’artista a fare l’uomo e contemporaneamente l’uomo a fare l’artista.

Foto di Artribune

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A proposito di Salvatore Di Marzo

Salvatore Di Marzo, laureato con lode alla Federico II di Napoli, è docente di Lettere presso la scuola secondaria. Ha collaborato con la rivista on-line Grado zero (2015-2016) ed è stato redattore presso Teatro.it (2016-2018). Coautore, insieme con Roberta Attanasio, di due sillogi poetiche ("Euritmie", 2015; "I mirti ai lauri sparsi", 2017), alcune poesie sono pubblicate su siti e riviste, tradotte in bielorusso, ucraino e russo. Ha pubblicato saggi e recensioni letterarie presso riviste accademiche e alcuni interventi in cataloghi di mostre. Per Eroica Fenice scrive di arte, di musica, di eventi e riflessioni di vario genere.

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