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Eroica Fenice

La categoria Food contiene 218 articoli

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L’olio d’oliva, un’eccellenza mediterranea

Olio d’oliva, una ricca disamina L’estate è finita e con l’arrivo di settembre, l’autunno è alle porte. L’arrivo di questa stagione non comporta soltanto il ritorno dalle vacanze e la ripresa delle consuete attività quotidiane, ma porta con sé anche importanti tradizioni agro-alimentari. Tra queste, la raccolta delle olive che generalmente avviene tra ottobre e gli inizi di dicembre. Dalle olive si ricava il famoso olio, uno dei prodotti più emblematici della cucina e della dieta mediterranee. Grazie a portali come portavolantino.it è possibile confrontare i volantini e, di conseguenza, le offerte di catene commerciali come quelle che si possono trovare sull’anteprima del volantino Penny Market, MD e Supermercati Gecop , per trovare l’olio di oliva che più ci soddisfa al prezzo che riteniamo più vantaggioso. Una storia di antica data L’utilizzo delle olive per la produzione dell’olio è attestato fin dall’antichità. Le prime testimonianze provengono da Creta, dove veniva prodotto fin dall’età minoica (2000-1450 a.C). A capo del primo importante impero marittimo della civiltà occidentale, i minoici diedero il via alla diffusione della pianta di ulivo nel bacino orientale del Mediterraneo: Egitto, Libano e Turchia meridionale. Saranno poi i coloni greci e fenici a diffondere la pianta nel bacino occidentale: in Italia Meridionale (la Magna Grecia) e in Spagna. L’olio non era usato soltanto come condimento per i cibi ma aveva svariati usi. Veniva usato come unguento per massaggiare gli atleti, per lenire il dolore di ferite, pruriti e morsi d’insetto, ma anche per fabbricare balsami e prodotti profumati. I diversi tipi di olio d’oliva Oggi, esistono diversi tipi di olio d’oliva, essi vengono distinti in base al tasso di acidità contenuto e alle tecniche usate per estrarlo. Abbiamo l’olio extra-vergine di oliva (EVO) ottenuto tramite estrazione con soli metodi meccanici, contenente una percentuale di acidità inferiore o uguale alle 0,8%. Ottenuto anch’esso con estrazione effettuata tramite soli metodi meccanici l’olio vergine di oliva, che presenta però un tasso di acidità superiore, inferiore o uguale al 2%. Abbiamo poi l’olio di oliva lampante che presenta un’acidità maggiore del 2% e non può essere utilizzato per il consumo alimentare. Esso veniva infatti utilizzato come combustibile per le lampade. Tramite processi chimici di raffinazione dell’olio di oliva lampante è possibile ottenere l’olio di oliva raffinato, questo è utilizzato nella preparazione di dolci ed è ideale per friggere. Dall’estrazione dell’olio di oliva, si ottiene l’olio di sansa di olive, un sottoprodotto composto dai residui di polpa, buccette e frammenti dei noccioli. Tramite dei processi di raffinazione è possibile trasformarlo in un olio alimentare, ma dati i costi elevati è utilizzato per lo più come combustibile di caldaie a biomassa o nei processi di fermentazione per la produzione di biogas. Maggiori produttori e consumatori di olio d’oliva I paesi europei del bacino mediterraneo la fanno da padrone sia nelle classifiche di produzione che in quelle dei consumi. Solo l’Unione Europea è responsabile del 71% del consumo mondiale di olio d’oliva. In cima alla classifica dei produttori mondiali troviamo la Spagna, responsabile del 45,5% […]

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Pastars apre nel cuore di Napoli: al via nel giorno di S. Gennaro

Nel giorno di S. Gennaro, anche Pastars ci regala un piccolo miracolo: pasta gratis per tutti! Nel giorno di S. Gennaro, l’inaugurazione di Pastars in via Benedetto Croce, 48, un format di fast food innovativo che sceglie di puntare su un piatto della nostra tradizione, la pasta, e fin dal suo esordio promette di essere tappa fissa degli avventori -turisti, ma anche studenti e lavoratori- che percorrono quotidianamente le vie del centro storico, ci regala un piccolo miracolo: pasta gratis a pranzo ai primi 100 visitatori, che dovranno successivamente lasciare una recensione e/o un selfie sui canali social di Pastars. Non c’è niente che gli italiani amino di più della pasta: piatto ricco e tradizionale della nostra cucina, che unisce nord e sud, non manca mai a mezzogiorno nelle case degli italiani e la nostra fantasia ha saputo inventare mille diverse ricette, dalle più semplici ma gustose alle più complesse ed elaborate, per soddisfare i palati più esigenti. Menù tradizionale, format innovativo: Pastars propone una vasta scelta di piatti tipici della tradizione culinaria napoletana, dal ragù alla genovese, dalla pasta e patate fino al classico scarpariello, passando per un pesto arricchito con mandorle e un ottimo pomodorino giallo con ceci, dando al cliente la possibilità di scegliere non soltanto la propria ricetta preferita ma finanche il formato di pasta che preferisce tra una decina di opzioni differenti, scelta che spazia dai rigatoni alle penne e dai paccheri fino ai fusilli freschi, con una particolare attenzione alla qualità delle materie prime, 100% made in Italy: la pasta utilizzata è infatti quella prodotta a Gragnano, dallo storico pastificio “Antiche Tradizioni di Gragnano“, luogo rinomato e conosciuto fin dal XVI secolo proprio per la qualità dei propri pastifici. Pastars, un progetto nato da imprenditori campani legati alle proprie origini, alla propria terra e a ciò che essa può offrire, offre un servizio eco-solidale e sostenibile ad un prezzo contenuto e popolare, che guarda alla qualità, alla tasca e all’ambiente: lì potrete trovare un ricco menù da asporto servito (entro soli 120 secondi dall’ordinazione!) con posate biodegradabili, vassoio, bicchieri e piatto in cartone, pronto per essere consumato in loco o altrove, trasportabile comodamente con un pratico vassoio in cartone con due cavità per inserire il piatto di pasta e la bibita scelta. L’attività è del tutto plastic free e si propone di utilizzare soltanto materiali riciclabili: finanche l’acqua è servita in lattina o in vetro. Nella stessa direzione va anche la scelta di variare il menù in base alla disponibilità stagionale delle materie prime, in modo da favorire la scelta di prodotti naturali a km 0, con un ridotto impatto ambientale e la possibilità di privilegiare i prodotti del territorio campano nelle diverse stagioni.  

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“Le Centenarie” tra cultura e tradizione napoletana

Domenica 1 settembre sul Lungomare Caracciolo presso lo spazio “Miramare Exclusive” del Bufala Fest si è tenuto un esclusivo evento, che ha visto protagoniste per la prima volta tutte insieme le 13 pizzerie storiche di Napoli, “Le Centenarie”. Profumo di tradizione, storia e cultura, oltre a quello di pizza. Le Centenarie “Unione Pizzerie Storiche Napoletane” sono le pizzerie che da oltre cento anni svolgono le proprie attività sempre negli stessi locali, con la stessa passione e dedizione. Quello di domenica è stato un evento nell’evento, con la presentazione delle classiche pizze napoletane, quali margherita e marinara. Le centenarie, infatti, hanno l’obiettivo di tutelare la tradizione e la storia della pizza napoletana. Il presidente dell’associazione, Antonio Starita, della famosa pizzeria Starita a Materdei, ha fatto gli onori di casa, insieme alla splendida Valentina Castellano, che non poteva organizzare evento migliore. “Le Centenarie”, tra pizza e cultura Rapiti dal profumo delle pizze appena sfornate e dei fritti impeccabili tutti i partecipanti hanno potuto assaporare la tradizione che oggi rende i napoletani fieri di essere tali. Frittatina, crocchè, montanara, arancino e zeppoline per iniziare. Margherita e Marinara per continuare in gran bellezza. Le 13 famiglie “Centenarie” hanno saputo esprimere al meglio i valori di unione, collaborazione e lealtà, che fanno dell’Associazione un team perfetto. Antonio Rea, organizzatore del Bufala Fest, ha premiato Le Centenarie con il Premio Bufala Fest con queste parole: «All’Unione Pizzerie Storiche di Napoli “Le Centenarie” per la capacità di fare squadra e per aver saputo unire l’inestimabile patrimonio di storia, di valori e di competenze insito in ognuna delle singole pizzerie associate. L’Unione Pizzerie Storiche Napoletane “Le Centenarie” rappresenta un esempio da imitare per intere generazioni di pizzaioli, un sodalizio che ha avuto la lungimiranza di mettere in rete le energie delle singole eccellenze, valorizzando e promuovendo, attraverso il prodotto pizza, la tradizione e la cultura partenopea ovunque nel mondo». “Le Centenarie”: Starita a Materdei Gorizia 1916 L’Antica pizzeria da Michele Antica Pizzeria Capasso 1847 a Porta San Gennaro Lombardi 1892 Via Foria L’Antichissima Pizzeria Port’Alba 1738 Antica Pizzeria Ciro 1923 a Gaeta Mattozzi a Piazza Carità Trianon da Ciro dal 1923 Ciro a Santa Brigida La Pizza da Gennaro a Secondigliano Pizzeria Cafasso a Fuorigrotta Umberto     Alessia Giannino  

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5 consigli per una pizza superlativa

Avere un forno per la pizza in perfette condizioni è molto importante, poiché permette di cuocere nel migliore dei modi ogni pizza. La stessa cosa si può dire per un’altra serie di caratteristiche di questo lavoro. Vediamo quali sono. La pizza e la pasta sono due tra i piatti più popolari in Italia. La pizza in particolare, è una pietanza che deve per buona parte della sua riuscita nella perfetta cottura dell’impasto. Se la pasta non è ben lievitata, i prodotti non sono di buona qualità e il proprio forno non è in perfette condizioni, che sia un modello tradizionale o un forno elettrico pizza, difficilmente si potrà avere un risultato superlativo. Per aiutare i novelli pizzaioli, qui di seguito abbiamo raccolto una serie di utili consigli su come mantenere in perfette condizioni ogni forno della pizza. Buona lettura. 1: Pulizia del forno La pulizia della camera di cottura di ogni forno per la pizza è molto importante. La presenza di cenere (nel caso il forno sia alimentato a legna) o di altri residui dalle precedenti lavorazioni può portare a “intaccare” il sapore delle successive pizze. Se durante la lavorazione ci si accorge di impurità o altro, è bene rimuoverle nel minor tempo possibile. 2: Temperatura costante Uno dei fattori che può influire sulla perfetta cottura di una pizza sono gli sbalzi di temperatura. Se durante la cottura la variazione di temperatura è eccessiva, la pizza non è detto che arriva sulla tavola dei commensali gustosa e ben cotta. Per avere una temperatura di cottura costante, è bene controllare sempre la temperatura e non superare il numero di pizze per cui è predisposto il forno. Se la camera di cottura è stata progettata per cinque o sei pizze, inserendone 7 o più ci possono essere dei problemi con la cottura. È bene non superare mai il numero di pizze, anche a costo di far aspettare qualche minuto in più i commensali. 3: Usare lievito di qualità La pizza è un prodotto che senza una corretta lievitazione non risulterà buona, quindi è bene non lesinare sulla qualità di questo ingrediente. Utilizzando un lievito di scarsa qualità o che non sia in grado di avere la “forza” necessaria per far lievitare la pizza si avrà un prodotto poco commestibile e di difficile digeribilità. 4: Utilizzare farina di qualità Così come succede con il lievito, se la farina che si utilizza non è di buona qualità – o le farine nel caso si crei un mix in base alle proprie preferenze – non si potrà avere un impasto di buona qualità. La farina, insieme al lievito e all’acqua sono gli ingredienti principe di questo piatto così famoso in tutto il mondo. Se la base della pizza non è realizzata con prodotti di qualità e rispettando le dosi, si può guarnire la pizza con prodotti di altissima qualità ma il risultato sarà sempre mediocre. Al contrario, un impasto di qualità risulterà vincente anche con pochi ingredienti o una “semplice” margherita. 5: Dare i giusti […]

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Il Pomodoro Cannellino Flegreo: sfida contro il tempo

L’Associazione Pomodoro Cannellino Flegreo ha organizzato martedì 23 luglio un tour guidato presso il Parco Archeologico di Cuma, all’interno del quale vengono coltivati dei pomodori speciali, dal gusto zuccherino e dalla polpa morbida e succosa. Stiamo parlando della varietà cannellino: erroneamente confuso con quella dei fagioli, questo pomodorino dalla forma inconfondibile, con una strozzatura al centro, veniva coltivato in tempi antichi, ma a causa della mancata conservazione del seme oggi è molto difficile da trovare sul commercio. Allo scopo di rilanciare e valorizzare un prodotto tutto campano, l’Associazione Pomodoro Cannellino Flegreo, in collaborazione col comune di Pozzuoli, ha incentivato i produttori agricoli ad estendere la produzione e così, in pochi anni, si è passata da un’estensione della coltivazione da 5 a 15 ettari su 65 ettari totali a disposizione. A tal proposito, inoltre, è sorto il progetto MAC (Monteruscello Agro City), promosso dall’Assessore all’Urbanistica Roberto Gerundo, il quale intende riqualificare aree urbane e terreni agricoli del puteolano per sostenere gli otto produttori che si stanno occupando di coltivare il cannellino. Il sapore del Pomodoro Cannellino Flegreo proviene dal passato Tra l’erba fitta dell’Acropoli di Cuma si estendono filari di pomodorini rossi e verdi, alcuni maturi al punto giusto, altri più acerbi. Il sole è caldissimo, picchia sui resti dell’antica città di Cuma, le cui nudità sono esposte allo sguardo dei visitatori. Proprio da qui parte la visita guidata, dipanandosi poi tra il tempio di Giove e l’antica via Domiziana. Ciò che rimane dello splendore di un tempo viene conservato in un’area archeologica che tenta di valorizzare un territorio in grado di regalare frutti preziosi. Così nasce il connubio tra archeologia e gastronomia: in mezzo alle pietre cotte dal sole e alle colonne spezzate a metà è possibile gustare un prodotto raro, che ha un gusto che proviene direttamente dal ‘800, quando veniva impiantato in grandi quantità. La tecnica di coltivazione è attenta, quasi un’opera d’arte. I fusti vengono intrecciati a canne di bambù, per rendere più agevole la raccolta una volta maturi, e vengono protette da speciali diserbanti che prevengono gli attacchi della flora infestante. I semi, inoltre, per non andare perduti, vengono conservati e lavati, in modo da essere innestati nuovamente nel terreno. Anche le sue proprietà sono peculiari: il fatto che abbia un alto tasso di zuccheri e un ph alto lo rende un prodotto adatto soprattutto ad essere conservato in succo o in confettura. Proprio in queste due forme è stato possibile degustarlo durante l’evento, declinato in varianti fantasiose: grigliato, sotto forma di maionese,  in salsa base per ravioli ripieni, addirittura il suo succo è stato utilizzato per realizzare dei cocktail freschi e dissetanti. Tante dunque le eccellenze campane tra chef e pizzaioli radunate per dare la possibilità al pomodoro cannellino flegreo di esprimere tutto il suo sapore folgorante, in un’azione di marketing che consente di rilanciare in un solo colpo cultura, gastronomia ed economia.

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Pizzeria Da Zero: come in cinque anni si rivaluta il Cilento

Pizzeria da Zero: si nasce in Cilento e si va ovunque Il Cilento, zona della Campania molto famosa per le località balneari “nasconde” anche molto altro. È una terra ricca di tradizioni e di riti, soprattutto per quanto riguarda la gastronomia. È sempre necessario ricordare che il Cilento è la culla della cosiddetta dieta mediterranea, denominazione che comprende uno stile di vita invidiato in tutto il globo, con alla base il consumo di prodotti stagionali come ortaggi, frutta e verdura, pochissima carne, prodotti ittici, olio extravergine d’oliva e la salubrità eccelsa dell’ambiente dove si vive. Pizzeria da Zero: il fatturato e la crescita La storia di Pizzeria da Zero parte da un piccolo paesino del Cilento, con meno di diecimila abitanti: parliamo di Vallo della Lucania. Un rapporto strettissimo con le aziende locali, i piccoli agricoltori e le coltivazioni del posto, in alcuni casi anche salvandone alcuni tra questi e portandoli in giro per l’Italia. Alla fine del 2018, il gruppo Da Zero ha fatturato più di 3 milioni di euro e non ha intenzione di fermarsi. Il gruppo della pizzeria Da Zero si propone di raggiungere (e forse, anche di superare) i 5 milioni di euro entro quest’anno. Ha ben ragione di credere nell’impresa, visto l’andamento più che positivo delle cinque sedi sparse su territorio nazionale: oltre a Vallo della Lucania, pizzeria da Zero ha ben due sedi a Milano, una a Matera ed una a Torino. Una diffusione su territorio nazionale che non solo ha portato nuova linfa e vigore nel mondo pizza, ma anche nella manodopera: infatti, più del 60% degli operatori della pizzeria Da Zero (nelle sue varie sedi) è di provenienza cilentana. Pizzeria da Zero: gli inizi Paolo De Simone, responsabile della produzione e dello sviluppo, racconta gli esordi: «Ci siamo resi conto, cinque anni fa, che la tradizione gastronomica del Cilento non era ben valorizzata. Allora abbiamo pensato di portare in scena i prodotti della nostra terra, includendo tantissimi presidi Slow Food. La pizza proposta, come idea e modalità, è quella della pizza napoletana. Ad oggi, con le nostre cinque pizzerie attive, siamo arrivati ad un totale di circa 700mila pizze sfornate.» Pizzeria da Zero: la pizza Primula Palinuri Con l’hashtag #DaZeroaCinque, il gruppo ha presentato la pizza Primula Palinuri, omaggio a tutto tondo alla propria terra. La pizza è guarnita con mozzarella di bufala, pesto di rucola, cacioricotta di capra cilentana, pomodorino giallo, olio EVO, basilico e riprende appunto i colori del fiore di cui porta il nome. Inoltre- come tengono a sottolineare- è un invito a scoprire, apprezzare e valorizzare gli artigiani che hanno messo a disposizione gli ingredienti di prima qualità. Giuseppe Boccia, infatti, sottolinea come moltissimi parlino di cibo “Made in Italy” senza avere ben preciso di cosa si parli. Inoltre, aggiunge, c’è necessità di valorizzare la “Dieta Mediterranea” come fattore attrattivo turistico, visto che moltissimi viaggi e vacanze vengono fatte appunto anche in base alle mete del “mangiar bene”. [Foto copertina: Credit Enzo Finizola]

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Eventi/Mostre/Convegni

Il Nabilah ospita l’XI edizione di «Te le do io le bollicine»

NAPOLI – Il suggestivo beach club sito in via Spiaggia Romana 15 (Bacoli) denominato Nabilah, in collaborazione con l’Associazione Italiana Sommelier Delegazione di Napoli, al tramonto di uno splendido sole color arancio del giorno 22 luglio 2019, ha ospitato un evento che ormai giunge alla sua XI edizione, e viene organizzato ogni anno per festeggiare in grande stile la chiusura dell’AIS (Associazione Italiana Sommelier) con calici di vino, spumanti pregiati e pietanze gourmet dagli straordinari sapori e variazioni di gusto. L’evento “Te le do io le bollicine” brinda ai nuovi sommelier della delegazione partenopea e spiana il campo al mese di settembre, per un nuovo anno di corsi, eventi e progetti speciali. Bollicine e Gastronomia al Nabilah Il format al Nabilah ha previsto banchetti d’assaggio, le cui file, alla scomparsa del sole, sono aumentate in abbondante misura – si denota qui la popolarità che circonda l’evento. Tra gli assaggi gourmet spiccano nomi “stellati” quali: Acquapetra con le sue linguine ai frutti di bosco dello chef Luciano Villani; il ristorante stellato Palazzo Petrucci con la presentazione del suo piatto di candele spezzate, con cipollotto fresco, limone salato, taccole e tonno affumicato, firmato dallo chef Lino Scarallo; il Caracol Gourmet  ristorante che alberga in un autentico paradiso, con vista mozzafiato e piatti gustosi, raffinati ed eleganti, rappresentato dallo chef Angelo Carannante; ed infine Sud Ristorante di Marianna Varriale. Tante infine le postazioni food con le migliori firme del panorama gastronomico campano e italiano (antipasti, primi, secondi, pizze, panini, ostriche, formaggi e salumi). Come da titolo, non sono affatto mancate le “bollicine”. Oltre ad essere forniti dell’immancabile Spritz comune ad ogni aperitivo, gli ospiti sono stati accolti da nomi quali: Bellaria, Bellenda, Braida, Ca del Bosco, Cantina Mori, Cantine Federicane, Contratto, Debrusco Cives, Dogliotti la Selvatica, Firriato, Fontanavecchia, Foss Marai, Masseria Campito, Orneta, Puiatti, Valle Belbo. Inoltre una selezione di champagne quali: Bruno Paillard, Paul Goerg, Demiere Ansiot, Lagille&Fils, J.Rousseaux. “C’è sempre una ragione per brindare” Il testo di Luciano Ligabue parla chiaro e la sua teoria è confermata anche dalla ricerca scientifica condotta dalla Reading University in Inghilterra, la quale conclude che bere fino a tre flute di bollicine a settimana fa bene al cuore, riduce l’ipertensione e protegge il sistema cardiovascolare. Inoltre contrasta il calo fisiologico della memoria dovuto all’invecchiamento: tutto merito dei composti fenolici derivanti dall’uva utilizzata per la produzione di champagne e spumanti, dalla quale proviene una funzione antiossidante e agisce sui segnali che controllano l’apprendimento. Quindi quale miglior modo di brindare alla vita se non con un party del genere? Il tutto reso ancor più frizzante dall’intrattenimento musicale in puro stile Nabilah.

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Festival degli Artisti del Gusto alla Tenuta dei Normanni di Salerno

Nata da un’idea di Angela Merolla, si è tenuta lo scorso martedì 9 luglio, alla Tenuta dei Normanni di Salerno, la prima edizione del Festival degli Artisti del Gusto. Il Festival degli Artisti del Gusto ha riunito i protagonisti degli articoli e dei reportage fotografici del mensile enogastronomico L’Arcimboldo: un percorso wine e food itinerante con musica live, ambientato in una location ricca di fascino immersa nell’area naturalistica che fu riserva di caccia dei Normanni, a cui fa da sfondo un maestoso anfiteatro. Con la partecipazione del giornalista, scrittore e conduttore televisivo Enzo Landolfi, il festival si è pregiato anche della presenza dello Scultore-Artista del Ferro Nunzio Cogliano. La festa dei sapori campani Una serata esclusiva, dove poter degustare prodotti tipici regionali di altissima qualità: dallo “Scarpariello scustumat’” proposto dall’Osteria VinoRosso, ribattezzato così per l’abbondanza di pomodori previsti nella ricetta, al “Ragù che pensa” di Gennaro Galeotafiore, che ha bisogno di ben 4 giorni di cottura. Tanti gli sponsor che hanno supportato la manifestazione: la “Luigi Castaldi Group”, da circa 50 anni leader nella distribuzione Food&Beverage, tra i migliori produttori di prodotti d’eccellenza campani per genuinità, qualità e ricercatezza; Eden Banqueting di Poggiomarino NA, che si è occupata dell’organizzazione con la sua squadra di professionisti in grado di creare atmosfere uniche, innovative ed eleganti; la Goeldlin Collection azienda sartoriale, produttrice di abiti da lavoro sita al CIS di Nola in provincia di Napoli, che ha provveduto alle divise per i protagonisti food; il “Gruppo La Piccola Napoli” con il suo team di pizzaioli diretti dal Presidente Paco Linus e dal vice Enzo Fiore; l’Associazione Provinciale Cuochi Napoli, guidati dal Presidente Giuseppe Sorrentino. Un viaggio nel gusto e nei sapori della nostra terra, il cibo ed il vino visti nell’ottica della qualità e della naturalezza, sapori inconfondibili della tradizione gastronomica campana, che ancora una volta ha dimostrato di essere unica al mondo. Fonte immagine: https://www.google.com/url?sa=i&source=images&cd=&cad=rja&uact=8&ved=2ahUKEwiai9SK6K_jAhVQz4UKHckSDQ8QjB16BAgBEAQ&url=http%3A%2F%2Fwww.lumagazine.it%2F2019%2F07%2F02%2Fa-salerno-il-9-luglio-il-festival-degli-artisti-del-gusto%2F&psig=AOvVaw09VHgb5MBvxtxiy71gXawB&ust=1563035750384271

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I 10 anni della pizzeria di Vincenzo di Fiore tra progetti e passione

Pizzeria “Bella Napoli” di Vincenzo di Fiore: quando la provincia è attrazione Le pizzerie spuntano come funghi, e ritrovare qualche certezza granitica in questo mare magnum fa sempre piacere: è il caso di Vincenzo di Fiore, patron della pizzeria “Bella Napoli”, che lo scorso 2 luglio 2019 ha festeggiato i suoi primi dieci anni di attività. Siamo ad Acerra, provincia di Napoli, uno dei punti più prossimi alla città: fare pizza “in provincia” non è stata cosa semplice in passato. Ora sembra che si sia fatto qualche passo in avanti, grazie anche ai social network ed alla facilità di movimento. Molti validi pizzaioli si sono fatti così conoscere dal grande pubblico, hanno creato attrattiva ed entrate per le proprie attività ma anche per i paesi circostanti. Il caso di Vincenzo di Fiore e di “Bella Napoli” Il caso inizia po’ prima: nel 2009 apre la pizzeria e, ben prima dell’esplosione dei social network e di tanta comunicazione legata al food, riesce a ritagliarsi la sua nutrita nicchia di successo, tanto da fare una grande festa per i suoi primi dieci anni di vita. Riesce a farsi notare così tanto che, già nel 2014, la prestigiosa guida del Gambero Rosso inserisce il locale di Vincenzo di Fiore nelle pizzerie d’Italia con ben due spicchi, riconoscimento che mantiene ancora tutt’ora, dopo il cambio sede e l’apertura di una seconda. Pizzeria Bella Napoli di Vincenzo di Fiore: le novità per i dieci anni ed il menù celebrativo La serata del 2 luglio, organizzata dall’energica giornalista Laura Gambacorta, è stata “soltanto” l’occasione per ribadire il legame saldo con Acerra e gli acerrani, per fare un po’ di festa ed anche per presentare alcune novità che andranno ad implementare il menu della pizzeria. La prima proposta, manco a dirlo, si chiama Cuoppo del decennale: un “cuoppo” fritto dove, oltre ai classici crocché ed arancini, trova spazio un simpatico arancino Pulcinella (ndr, una delle leggende narra proprio che Pulcinella tragga spunto da un personaggio locale acerrano) arricchito con fagioli cannellini varietà “dente di morto”, carne macinata e pomodorini gialli. Questo arancino, in realtà, era nato già nel 2018, come celebrativo del secondo locale aperto da Di Fiore sempre ad Acerra, però in corso Italia. La seconda creazione della pizzeria Bella Napoli di Vincenzo di Fiore, invece, riguarda una pizza: la Pizza del Decennale, dove sul disco di pasta vengono posti in modo sostanzioso con provola, pancetta di maiale paesano, rosmarino ed olio EVO. Da assaggiare magari a spicchi, condividendo un pezzo di storia di Acerra e della Campania intera.   Fonte immagine: https://www.facebook.com/pizzeriavincenzodifiore/

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Steven Raichlen a Napoli, il divo del bbq presenta Grills Italy

Steven Raichlen, il divo della griglia, è approdato su suolo partenopeo per presentare il suo nuovo libro “Grills Italy”. Una vita condotta dietro la griglia e viaggiando per il mondo con suo sguardo vispo da eterno giovane, è stata raccontata dallo chef in occasione dell’incontro avvenuto il 26 giugno a Napoli. L’amore per la griglia di Steven Raichlen nasce da un senso di appartenenza alla specie umana e dalla volontà di superare le barriere e gli ostacoli tra le diverse terre e culture. La griglia è una realtà gastronomica comune a tutte le culture culinarie del mondo! Questo gli ha permesso di viaggiare, di venire a contatto con chef e cuochi che hanno arricchito il suo bagaglio, ma anche di scoprire sapori nuovi e odori lontani da quelli prettamente americani. Un linguaggio comune, dunque, quello della griglia, che ha unito i cuori nel sapore prelibato di  carni cotte a puntino con le tecniche e i segreti del mestiere che lo hanno resto il re del barbeque americano. Dall’America lo chef ha portato uno sguardo attento, pronto ad assorbire novità e insegnamenti che il mondo gli ha riservato, e una lunga tradizione nel campo della griglia, vanto del Paese a stelle e strisce. “Grills Italy” di Steven Raichlen, un regalo d’amore all’Italia “Grills Italy” rappresenta un regalo che Steven Raichlen vuole farsi e vuole fare a tutti i suoi fan italiani. Si tratta infatti di un compendio di quanto appreso durante le riperse della serie “Steve Raichlen grills Italy”. Un viaggio lungo tutto lo Stivale che gli ha permesso per la prima volta non solo di visitare le splendide città italiane pregne di storia e cultura, ma anche di confrontarsi col lavoro dei nostri rinomati chef. Da Venezia al Delta del Po, da Firenze alla Carnia, Steven Raichlen ha avuto modo di scoprire i prodotti locali, le tradizionali tecniche di cottura, ma anche il lavoro che si cela dietro le quinte, interagendo direttamente con pescatori e produttori.  L’avventura di “Steven Raichlen grills Italy” può dirsi terminata, quindi, con il libro che lo chef si è presentato a firmare dopo la presentazione. “Grills Italy”, pagina dopo pagina, contiene una summa di 30 ricette che spaziano dai piatti più tradizionali a rivisitazioni moderne, affiancate alle bellissime foto di Paolo Della Corte. Per l’occasione è stato scelto il Rooftop di Giappo Academy, che ha regalato una bella vista sul mare di Napoli, sovrastato sempre all’orizzonte dall’iconico Vesuvio. Un Aperi-Divo glamour che ha spogliato lo chef dell’alone da divo e lo ha fatto conoscere in tutta la sua gentilezza e umiltà di uomo legato ai piaceri semplici della vita. La serata si è svolta sulle note del jazz di un’esibizione live e tra degustazioni di vini e birre, rispettivamente dell’Antica Masseria Frattasi e dell’azienda Theresianer. Squisite carni, cotte al momento, hanno accompagnato le bevande e Steven Raichlen ha avuto modo di mostrare dal vivo le sue doti dietro la griglia, affiancando il maestro macellaio griller Sabatino Cillo di Airola. Così lo chef con “Grills Italy” […]

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