Il cinema indipendente contemporaneo ha smesso di seguire esclusivamente le rotte tracciate dai grandi festival o dai mercati internazionali. Sotto questa superficie, brulica un sottobosco vibrante che ha eletto la velocità e la condivisione come uniche regole del gioco. L’edizione di Kino Napoli 2025, andata in scena tra il 27 e il 30 dicembre, non è stata solo una rassegna, ma il culmine di un percorso di resistenza creativa: una rinascita per la cellula partenopea del movimento, che ha riconfermato l’Ex Asilo Filangieri come il cuore pulsante di una produzione audiovisiva orizzontale. In questo luogo, dove la settima arte torna a essere un atto politico e sociale collettivo, non si respira solo l’adrenalina del presente, ma si cammina tra i fantasmi dei grandi maestri. Infatti, negli anni, tra queste mura sono idealmente e fisicamente passati giganti come Werner Herzog, Yasujirō Ozu, Luca Bigazzi, Leonardo Di Costanzo, John Cassavetes e Pier Paolo Pasolini.
Proprio per nutrire questa comunità, grazie a un crowdfunding collettivo, è stata allestita all’interno dell’Asilo una sala cinema permanente, avamposto di resistenza che vive alla stregua di un cinema d’essai o di una battagliera sala di provincia, con una programmazione quotidiana che sfida l’oblio della distribuzione tradizionale per dare spazio a documentari, classici e opere sperimentali. È in questo contesto di “asilo” per chi fugge dal mainstream che il Kino Napoli 2025 ha sprigionato la sua energia, registrando dopo la pandemia una partecipazione massiccia e trasversale. Decine di film maker, attori e tecnici hanno occupato ogni angolo della biblioteca e degli spazi comuni dell’ex conservatorio di San Gregorio Armeno, trasformandoli per 72 ore in set frenetici e sale montaggio improvvisate. In un’unica sessione intensiva, iniziata con il rito dei pitch dove le idee diventano troupe in pochi minuti, professionisti esperti hanno lavorato fianco a fianco con giovani leve reduci dai cabaret di Tokyo, Amburgo o Lipsia, in una circolarità di saperi che è il vero motore del movimento. Questa “estetica dell’errore“, che permette di rischiare tutto in un weekend, ha trovato il suo sbocco naturale nelle serate di proiezione, dove la hall principale si è riempita per accogliere storie nate dall’urgenza e dalla fiducia cieca, opere che faticano a trovare spazio nei circuiti ufficiali perché rifiutano le logiche economicistiche e i trend del momento.
Come nasce il Kino Napoli?
Tutto ebbe origine da un incontro durante l’occupazione del Teatro Valle, che spinse i promotori napoletani verso un viaggio iniziatico tra Helsinki e Parigi per apprendere un modello basato sulla fiducia cieca e sulla collaborazione orizzontale. Nonostante lo scetticismo di chi non credeva possibile un cinema fuori dalle logiche di profitto, la forza di questo gruppo di sognatori ha vinto la sfida nel 2015, quando l’orizzontalità del Kino si è sposata perfettamente con la gestione dei beni comuni dell’Asilo. Da quella prima intuizione, Napoli è diventata un faro per il movimento in tutta Italia, supportando la nascita di cabaret da Roma a Palermo, fino ai territori della provincia. Durante l’ultima edizione del 2025, questa eredità è tornata a vibrare con forza: decine di film maker, attori e tecnici hanno occupato ogni angolo della biblioteca e degli spazi comuni dell’ex conservatorio di San Gregorio Armeno, trasformandoli per 72 ore in set frenetici e sale montaggio improvvisate.
In un’unica sessione intensiva, iniziata con il rito dei pitch dove le idee diventano troupe in pochi minuti, professionisti esperti hanno lavorato fianco a fianco con giovani leve reduci dai cabaret di tutto il mondo, in una circolarità di saperi che è il vero motore del movimento. Questa “estetica dell’errore”, che permette di rischiare tutto in un weekend, ha trovato il suo sbocco naturale nelle serate di proiezione, dove l’aula magna si è riempita per accogliere storie nate dall’urgenza, opere che rifiutano le logiche economicistiche e i trend del momento. Il grido di battaglia nato a Montreal nel 1999 “Fallo bene con niente, meglio con poco, ma fallo ora!” ha trovato in Napoli la sua casa, trasformando la città in un nodo vitale di una rete globale che non conosce confini ma solo affinità elettive. Il percorso intrapreso dall’edizione Kino Napoli 2025 non si esaurisce affatto tra le mura di San Gregorio Armeno, poiché le opere nate in queste 72 ore di fermento creativo sono già destinate a germogliare in altri cabaret sparsi per il mondo, esportando quella peculiare identità partenopea che rende questo nodo della rete globale assolutamente unico nel suo genere. Al termine di questa edizione, nel lasciarsi alle spalle la fatica delle sessioni di montaggio e il peso delle notti insonni, emerge la nitida certezza che la sfida originaria lanciata nel 1999 non abbia perso un grammo della sua urgenza, ma anzi si riconfermi come una risposta necessaria alle logiche della produzione contemporanea. L’appuntamento si rinnova dunque verso la prossima scintilla creativa e il prossimo ciak, preservando intatto quell’imperativo etico che da sempre guida il movimento: la volontà di produrre cinema con rigore anche con mezzi minimi, alimentando un’urgenza narrativa che trova la sua massima espressione solo nell’alveo della creazione collettiva.
Fonte immagine in evidenza: Archivio di Luigi Samuele Graziano

