3 ottobre 1990: avviene la riunificazione tedesca

3 ottobre 1990

Il 3 ottobre 1990 la Germania si riunificava, ponendo fino alla divisione operata dai vincitori della seconda guerra mondiale nel 1945. 

A seguito della sconfitta del Terzo Reich nel secondo conflitto mondiale, gli Alleati decisero di punire la Germania dividendola in due Stati: Repubblica Democratica Tedesca (RDT o Germania Est) e Repubblica Federale Tedesca (RFT o Germania Ovest). La prima finì sotto l’influenza dell’Unione Sovietica, la seconda nella sfera statunitense; entrambe rappresentavano un tassello fondamentale nel Risiko della guerra fredda. A dividere ulteriormente le due Germanie fu la costruzione del muro di Berlino nell’agosto 1961. Il 3 ottobre 1990, i due Paesi si riunificarono, termine non casuale, dal momento che il più antico processo di unificazione tedesca portò nel 1871 alla costituzione del Secondo Reich sotto la guida del cancelliere Otto von Bismarck. 

Lo Stato riunificato mantiene ancora oggi il nome della Repubblica Federale Tedesca, visto che quella del 3 ottobre 1990 fu legalmente un’annessione da parte della Germania Ovest dei cinque Länder della Germania Est e di Berlino Est. Un’annessione mediata dalle quattro potenze occupanti: Stati Uniti, Unione Sovietica, Francia e Regno Unito che, insieme alle due Germanie, firmarono il famoso Trattato due più quattro.

La divisione della Germania era un simbolo della guerra fredda, a cui era stato affidato il compito di veicolare il messaggio dell’impossibilità della cooperazione tra due mondi distanti, il capitalismo e il comunismo. Con l’Unione Sovietica sull’orlo del baratro (la sua dissoluzione avverrà il 26 dicembre 1991) e la recente caduta del muro di Berlino (9 novembre 1989), la divisione non aveva più senso di esistere. Il messaggio era ormai chiaro: il capitalismo aveva trionfato. Lo Stato tedesco riunificato non adottò una nuova Costituzione e il 3 ottobre 1990 la vigenza della Legge fondamentale della Repubblica Federale di Germania si estese su tutto il territorio. Il Paese confermò la sua presenza nelle Comunità europee e nella NATO, il braccio militare del Patto Atlantico

In pochi sanno che dietro la caduta del muro di Berlino, evento che segnò la fine della guerra fredda, c’è lo zampino di un italiano. Si tratta di Riccardo Ehrman, corrispondente dell’Ansa in Germania. La mattina del 9 novembre 1989, Riccardo Ehrman ricevette una telefonata nel suo ufficio, da cui apprese l’esistenza di un grande dibattito nel gruppo dirigente del partito comunista relativo alla libera circolazione dei cittadini tedeschi tra le due Germanie. Di sera era attesa una conferenza stampa dei vertici della RDT, a cui Ehrman partecipò. Egli chiese al portavoce del governo Gunter Schabowski: “La smettete di illudere i tedeschi, facendogli credere che possano andare a Berlino ovest?”. Schabowski rispose che i cittadini dell’Est e dell’Ovest potessero muoversi senza dare spiegazioni. Ab wann? (Da quando?) incalzò Ehrman, incontrando una risposta chiara: “Da subito”.

Nessuno in quella sala capì cosa fosse successo. Il corrispondente dell’Ansa si precipitò al telefono per mettersi in contatto con Roma, comunicando “che era caduto il muro”. Leggenda vuole che l’ufficiale Harald Jäger, a presidio di uno dei tanti varchi di Berlino, seguì l’evento in diretta e dopo aver sentito lo scambio di battute tra Ehrman e Schabowski ordinò ai suoi di alzare la sbarra. In poche ore, decine di migliaia di tedeschi si accalcarono lungo il muro di Berlino. Il simbolo di repressione per eccellenza cadde quella stessa sera, lanciando la Germania verso la riunificazione del 3 ottobre 1990. 

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A proposito di Salvatore Toscano

Salvatore Toscano nasce ad Aversa nel 2001. Diplomatosi al Liceo Scientifico e delle Scienze Umane “S. Cantone” intraprende gli studi presso la facoltà di scienze politiche, coltivando sempre la sua passione per la scrittura. All’amore per quest’ultima affianca quello per l’arte e la storia.

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