La Gioconda Torlonia: un Leonardo a Montecitorio?

Tutti ne parlano, molti ne scrivono, ma non altrettanti l’hanno vista: è la cosiddetta Gioconda Torlonia, una copia della “Monna Lisa” in deposito da anni a Montecitorio e sulla quale adesso è stata avanzata l’ipotesi più avanguardista: che, oltre che dai laboriosi pittori afferenti alla sua bottega, la tela possa essere stata stata dipinta dallo stesso Leonardo. Il genio, il maestro, l’inarrivabile artista.

LE TAPPE DELLA VICENDA DELLA GIOCONDA TORLONIA 

Roma, 2019. Nella splendida cornice dell’Accademia dei Lincei, e in quel gioiello architettonico che ad essa pertiene e che risponde al nome di Villa Farnesina, si lavora ad una mostra per il cinquecentenario dalla morte di Leonardo da Vinci, avvenuta ad Amboise il 2 maggio 1519.
La mostra in programma dovrà soffermarsi sul rapporto del genio vinciano con la città eterna, e viene pertanto stabilito di intitolarla: “Leonardo a Roma. Influenze ed eredità”.

È in questo clima di entusiastica ricerca che Antonio Forcellino, architetto e restauratore incaricato dall’Accademia dei Lincei di curare la mostra insieme a Roberto Antonelli, propone di esporre in tale occasione la cosiddetta Gioconda della collezione Torlonia. Un quadro le cui tracce si sono perse nel 1925, e che va dunque rintracciato quanto prima, se si vuole tener fede al serio proposito espresso. 
Forcellino si rivolge quindi all’onorevole Lucia Borgonzoni, allora Sottosegretaria alla Cultura, e durante una riunione apposita è un senatore appassionato d’arte, Stefano Candiani, ad avere una vera e propria illuminazione. Perché lui quella Gioconda Torlonia l’ha vista. E l’ha vista proprio lì a Roma, città da sempre “quartier generale” della famiglia Torlonia, ove ha ancora sede l’omonima Fondazione.

Candiani porta allora Forcellino nella stanza dell’allora questore di Montecitorio, oggi ministro per i Rapporti con il Parlamento, Federico D’Incà. Ed appesa sopra a un termosifone ecco che fa bella mostra di sé la tela contrassegnata con il numero di inventario 864: un dipinto che misura 70 x 50,5 centimetri, risulta un olio su tavola, trasportato su tela, ed è attribuito ad un artista anonimo, sul soggetto arcinoto di Leonardo Da Vinci. Forcellino la riconosce all’istante: è lei, sopra al calorifero di un questore ignaro di averla lì proprio sotto i suoi occhi, è proprio lei, la Gioconda Torlonia

I PARERI DEI CRITICI SULLA MONNA LISA ROMANA 

Non tutti sono concordi, però, nell’indicare in Leonardo l’autore della Monna Lisa “romana”.
In primo luogo, questa versione della Gioconda è più piccola rispetto a quella conservata al Louvre, ma risulta anch’essa realizzata nel XVI secolo, e poi trasportata da tavola su tela nel ‘700. Per un certo periodo, come attualmente l’originale celeberrima, è stata custodita proprio in Francia, nella collezione del cardinale Fesch, zio di Napoleone.

Fa il suo ingresso in Italia nell’inventario della Famiglia Torlonia compilato a Roma nel 1814, dove viene descritta come “copia della Gioconda di Leonardo Da Vinci”. Resta di proprietà della famiglia fino al 1892, quando poi passa alle Gallerie Nazionali di arte antica di Palazzo Barberini, istituzione autorevole che nel 1927 – data della “sparizione” dalla scena “pubblica” – la “concede” in deposito alla Camera dei deputati del Parlamento italiano

Piuttosto contrario nell’attribuire a Leonardo l’opera di Montecitorio è il critico d’arte Vittorio Sgarbi, secondo il quale sarebbe “un modesto dipinto d’arredamento”. A parare di Rossella Vodret, ex soprintendente di Roma, sarebbe “di qualità non molto alta”. Claudio Strinati la ritiene “un dipinto di media qualità che non sembra denotare l’impronta di una mano eccelsa di Leonardo”, mentre apre alla circostanza che sia stata senza dubbio eseguita dalla sua scuola. Alesssandro Cosma, invece, nel catalogo della mostra poi realizzata nel 2019 ed in occasione della quale la tela è stata restaurata, scrive che la copia Torlonia “riprende in maniera precisa molti dettagli dell’originale”. 

È lungo questo crinale che si gioca, dunque, la delicata fase di attribuzione dell’opera. Antonio Forcellino, suo orgoglioso ri-scopritore e primus motor per le attività del restauro poi eseguito insieme all’esperta leonardesca Cinzia Pasquali, vuole vederci chiaro. Per ora la Monna Lisa di Montecitorio ha cambiato sede: dall’ufficio del questore, su iniziativa dello stesso parlamentare D’Incà, farà d’ora in poi parte del nuovo allestimento della Sala Aldo Moro ed accoglierà i turisti al piano nobile del palazzo che ospita la Camera dei Deputati. 

E intanto tutti la chiamano già «l’altra Gioconda» e ne ammirano lo stesso sguardo misterioso, la stessa posa sorniona, rinvenendo in essa la stessa epoca e la stessa bottega dell’originale, sperando in una qualche pennellata di pugno dello stesso geniale maestro toscano. I riflettori sono prevedibilmente tutti puntati su di lei, a maggior ragione dopo il caso dell’Ecce Homo di Caravaggio che stava andando all’asta a Madrid per 1.500 euro. Se si acclarasse che nella Monna Lisa romana ci fosse la mano autentica del maestro, il dipinto potrebbe valere un capitale. 

Per ora non ci sono conferme sul fatto che dietro il dipinto possa esserci o meno la firma di Leonardo. Ma senza ombra di dubbio, la Gioconda di Montecitorio sembra essere più di una copia posticcia dell’originale esposta al Louvre di Parigi. Così tira le somme – è il caso di dire – Stefano Candiani, il primo a ricordare di averla vista nello studio del questore: Alcune versioni del ‘700 della Gioconda, ovviamente delle copie, vengono vendute all’asta sopra il milione di euro. Secondo me quella della Camera vale almeno qualche decina di milioni”. 

 

Fonte immagine: ArteCamera – Camera dei Deputati – Parlamento Italiano

A proposito di Giulia Longo

Napolide di Napoli, Laurea in Filosofia "Federico II", PhD al "Søren Kierkegaard Research Centre" di Copenaghen. Traduttrice ed interprete danese/italiano. Amo scrivere e pensare (soprattutto in riva al mare); le mie passioni sono il cinema, l'arte e la filosofia. Abito tra Napoli e Copenaghen. Spazio dalla mafia alla poesia.

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