La Sirena Partenope e la pastiera: un legame mitico

Sirena Partenope

Napule è mille culure, come diceva Pino Daniele, ma se dovessimo mettere in risalto due dei connotati principali della città? La mente volge al mito della Sirena Partenope, circa la fondazione della città e all’inimitabile pastiera. Due elementi cardine per descrivere l’anima di una città poliedrica e ricca di storia.

Neapolis, la città fondata dai greci nel IV sec. a.C., affonda le proprie radici in taluni miti e leggende particolarmente antichi, uno tra questi è il mito della Sirena Partenope. La figura mitologica, descritta nell’Odissea omerica, è conosciuta per il suo canto melodioso; inoltre, dal suo nome deriva l’appellativo partenopeo con cui ci si riferisce alla città o ai suoi abitanti. Protagonista del XII canto dell’Odissea, la Sirena Partenope ha il compito di ammaliare l’eroe Ulisse grazie al suo canto armonioso e angelico, con l’intento di uccidere il curioso marinaio, così come era solita fare con chiunque abboccasse al tranello, spinto dalla curiosità o dalla superbia. Messo in guardia dalla maga Circe, l’ingegnoso Ulisse prende delle precauzioni: ordina ai propri uomini di mettere tappi di cera nelle orecchie e di legarlo all’albero maestro della nave, con l’imperativo categorico di non liberarlo dalla morsa delle corde per alcun motivo. L’idea di Ulisse porta i suoi frutti, l’eroe riesce ad ascoltare il canto ammaliatore senza essere condotto all’infausto destino e provocando la morte delle sirene, le quali logorate dal fallimento si schiantano contro gli scogli. Le sorti della Sirena Partenope sono diverse, la creatura marina viene sospinta dalle correnti verso Megaride, dove oggi sorge Castel dell’Ovo. e viene trovata da un gruppo di pescatori che la venera come una dea. Approdata sull’isolotto, il corpo della sirena si dissolse, trasformandosi nel paesaggio partenopeo il capo è poggiato ad Oriente, nei pressi di Capodimonte e il piede verso Occidente, rivolta al promontorio di Posillipo. La sirena è la protettrice della città che porta il suo nome, infatti, le è stata dedicata una statua a Piazza Sannazzaro, nell’immagine riportata in copertina. Il mito estende le proprie radici anche ai territori circostanti, basti pensare che Capri è considerata la terra delle sirene e il paesaggio richiama alla silhouette di una donna poggiata sul fianco.

La Sirena Partenope e il legame con la Pastiera

La complessità della ricetta potrebbe lasciar pensare ad un dolce che ha origini nobili, ma anche la pastiera affonda le proprie radici nel mito: c’è un nesso tra la Sirena Partenope e la nota pietanza. Come abbiamo ricordato poco fa, quando la voce della sirena si diffondeva nel golfo di Napoli, per venerarla, la popolazione portava sette doni alla propria protettrice: la farina, simbolo di ricchezza, la ricotta, simbolo di abbondanza, le uova, che richiamano alla fertilità, il grano cotto nel latte, a simboleggiare la fusione tra il regno animale e vegetale; i fiori d’arancio, o altri agrumi, come profumo della regione; le spezie, omaggio di tutti i popoli e lo zucchero, simbolo della dolcezza del canto della sirena. Dunque, dall’unione di questi ingredienti sarebbe nato la famosa pietanza, preparata nel periodo pasquale. Ancora una volta, il legame tra storia e cucina si rivela indissolubile nella città dedita alla Sirena Partenope.

 

Fonte immagine di copertina: Wikipedia. 

 

 

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