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Eroica Fenice

La vita e il caso

Quando trovo le parole, scrivo l’articolo. Mi sono detta. Non cerco le solite già abbondantemente utilizzate da tutti quali odio, dolore, strage, Islam, terrorismo. Non mi interessa riscrivere la cronistoria degli attentati parigini o ribadire quanto sia spietato l’Isis; non spetta certo a me analizzare da un punto di vista sociologico la realtà delle banlieues, improntare diagnosi psichiatriche semplicistiche sulla mente di un jihadista né tantomeno magnificare quanto siamo liberali noi occidentali al cospetto dei musulmani retrogradi e anacronistici.

Mi sono chiesta piuttosto che nesso c’è tra la vita e il caso

Ipotizziamo: sono una parigina come tante e una sera mia mamma, come tutte le volte che esco con gli amici, mi raccomanda di fare attenzione e io, a mo’ di sfottò, rispondo “Mamma, che deve succedere? Posso mai morire in un attentato?!”

Sì.

Venerdì 13 novembre 2015 in una città incantata nel cuore della vecchia Europa sarei stata crivellata di colpi per mano di un attentatore di nero vestito e armato di  kalashnikov se mi fossi seduta al tavolino del bar Le Carillon. Ma, se per puro caso, un mio amico avesse scelto di recarsi al locale sito solo cinquanta metri più avanti, sarei viva. Se non fossi andata ad ascoltare quel gruppo rock che suonava al Bataclan quella sera, sarei sana e salva, mentre se per ipotesi avessi accompagnato un amico al loro concerto pur di fare qualcosa, gli U2 avrebbero portato un fiore sul luogo della mia morte. Ma quella sera sarei potuta morire non solo se fossi stata una parigina in cerca di divertimento, ma anche se avessi vestito i panni di una turista israeliana per ipotesi alla ricerca di un ristorante nel X Arrondissement, se fossi stata un tifoso tedesco rimasto per errore fuori lo Stade de France per la partita Francia Germania o se avessi avuto le sembianze di una sfortunata cameriera siriana del bistrot La petite Cambodge.

Se il caso può avere una connotazione negativa a seconda dell’evento accidentale che da esso scaturisce, la fortuna no. È l’elemento ulteriore dell’ineffabile ingranaggio delle circostanze della vita che, però, può solo girare bene. È il tassello mancante tra la vita e il caso, quando si tratta di scamparla. Se di norma un attentatore pianifica e sincronizza minuziosamente l’iter di sangue da lui auspicato, la potenziale vittima di una stage, di contro, gioca inconsapevolmente alla roulette russa con la sfortuna e le circostanze. Quella sera, per sfuggire alla morte affidandomi alla fortuna, avrei dovuto fingermi morta pur continuando a sputare sangue dalla bocca o fuggire dal locale buttandomi dalla finestra che dà sulla strada, auspicando la protezione di qualche condomino del palazzo di fronte?

Nel cuore laico dell’Europa mi aspetto di morire di vecchiaia, magari per una malattia, in un incidente stradale o persino in un disastro aereo ma mai un venerdì sera per mano di un attentatore assetato di sangue in una città circondata dalla bellezza e dalla vita. C’è differenza tra guerra e rappresaglia, tra lotta seppur dolorosamente contestualizzata in una maledetta guerra e becera vendetta. Non c’è invece umana differenza o diverso dolore per gli uomini morti in Siria e quelli ammazzati a Parigi. Il discrimine sta nell’assuefazione alla morte propria di certi scenari di guerra contrapposta alla violenta irruzione delle stragi nei luoghi di pace vera o, a questo punto, presunta.

All’hastag record di condivisioni #prayforparis, il Dalai Lama ha risposto che è inutile pregare, perché nessun Dio risolverà mai questi problemi. Ma, per la prima volta nella storia contemporanea dopo i fatti sanguinosi di Charlie Hebdo, all’altrettanto celebre #jesuisparis qualcuno ha finalmente opposto #notinmyname scendendo in piazza a maledire gli assassini che ammazzano nel nome di Allah. Se dopo una strage il mondo si affretta a cantare in coro Imagine come fosse un vessillo di pace da piazzare sul terreno bagnato dal sangue innocente, forse è il caso di dire “niente per cui uccidere e morire e nessuna religione”. Il caso, la vita e la fortuna giocheranno come al solito il loro ruolo beffardo nella vita degli uomini e questi ultimi scriveranno la storia con le decisioni, non con il caso. Giusto, mamma?