Chi è Eugene Nida: vita e opere dell’esperto di traduzione biblica

Eugene A. Nida e la traduzione biblica

Eugene Nida, nato a Oklahoma City l’11 novembre 1914, è stato un linguista e traduttore statunitense. Il linguista, considerato uno dei fondatori della moderna Scienza della Traduzione, rappresenta una figura chiave sia nel mondo della traduzione biblica che nel mondo della linguistica, soprattutto per aver sviluppato la teoria dell’equivalenza dinamica.

Eugene Nida: contributi e pilastri della traduzione

Dettaglio Descrizione
Teoria principale Equivalenza dinamica (o funzionale).
Obiettivo Produrre nel lettore target lo stesso effetto dell’originale.
Campo d’azione Traduzione della Bibbia e linguistica.
Opera chiave Toward a Science of Translating (1964).

Eugene Nida: le opere

Durante il corso degli anni, Nida si è dedicato alla stesura di diversi saggi in cui espone le proprie teorie. Tra le sue pubblicazioni più importanti vanno citate:

  • Bible translation (1947);
  • Toward a science of translating (1964);
  • Exploring semantic structures (1975);
  • Principles of Translation as exemplified by Bible Translating (1959);
  • Meaning across cultures (1981);
  • From one language to another: funcional equivalence in Bible translation (1986);
  • Basic elements of discourse structures (1992);
  • The Theory and Practice of Translation (1969).

Questi testi sono considerati fondamentali nello studio dei testi sacri e della loro diffusione interculturale.

La teoria dell’equivalenza dinamica

Fondamentale contributo apportato da Eugene Nida alla moderna Scienza della traduzione è la teoria dell’equivalenza dinamica (o funzionale), che si contrappone alla teoria dell’equivalenza formale. Il termine equivalenza formale è utilizzato per indicare un tipo di equivalenza in cui si cerca di mantenere il senso di ogni parola del testo di partenza: è, quindi, una tipologia di equivalenza orientata verso la struttura del testo di partenza. Contrapposta all’equivalenza formale, l’equivalenza dinamica, invece, tende a produrre nel ricevente del testo tradotto la stessa risposta che l’originale ha prodotto sui suoi riceventi.

La teoria nasce come reazione alle traduzioni filologiche delle Sacre Scritture: Nida, infatti, considera quest’ultime troppo vicine al linguaggio originale e poco utili allo scopo di evangelizzazione. Il linguista ritiene che non sia necessario rendere accuratamente le parole e le strutture grammaticali del testo originale: ciò che conta è veicolare il messaggio tramite espressioni che siano funzionali al lettore ricevente, il cosiddetto lettore target. Per Nida, la relazione tra ricevente e messaggio dell’opera tradotta deve essere la stessa che esiste tra il ricevente e il messaggio dell’opera originale. La traduzione, quindi, deve produrre nel lettore target lo stesso effetto che il testo originale aveva sul lettore della lingua di partenza. Questo approccio ha influenzato anche lo studio di testi controversi come il Vangelo di Giuda.

Principi di traduzione esemplificati dalla traduzione della bibbia (Principles of Translations as exemplified by Bible Translating) di Eugene Nida

Il saggio Principi di traduzione esemplificati dalla traduzione della bibbia, scritto nel 1959, è un’opera in cui Nida espone le proprie teorie sull’atto del tradurre (formulate sulla base della propria esperienza di traduttore della Bibbia). Nell’opera distingue l’equivalenza formale dall’equivalenza dinamica. Secondo il linguista l’equivalenza formale funziona solo quando a livello di langue la traduzione rende la parole. Ma spesso, per ottenere un’equivalenza testuale, l’equivalenza formale è insufficiente ed è necessario ricorrere a quella dinamica.

Per Nida non c’è equivalenza assoluta tra le lingue, e la traduzione assolve a un compito preciso: essa «consiste nel produrre nella lingua di arrivo l’equivalenza naturale più vicina al messaggio della lingua di partenza, prima nel significato e poi nello stile». Se il rispetto della forma non permette di rendere lo stesso messaggio bisogna effettuare dei cambiamenti, poiché il messaggio da trasmettere deve creare lo stesso effetto che l’originale ha prodotto sui suoi riceventi: sottolinea, quindi, quanto siano importanti il senso comunicativo e il contenuto rispetto alla forma. Per una visione più ampia sull’evoluzione storica di queste tecniche, si veda la Bibbia nel Medioevo.

Inoltre, per Eugene Nida, tutti i tipi di traduzione comportano:

  • Una perdita di informazione;
  • Un’aggiunta di informazione;
  • E/o una deviazione dell’informazione.

Affronta poi il tema della traduzione biblica: sostiene che «il traduttore biblico deve impegnarsi nell’esegesi – non nell’ermeneutica – che è l’interpretazione di un passo in termini della sua rilevanza nel mondo attuale, non nella cultura biblica»; quindi nella traduzione biblica la dominante è la diffusione dell’ideologia cristiana, non il testo biblico in senso filologico. Questo aspetto è cruciale per comprendere la differenza tra le varie confessioni cristiane e i loro approcci ai testi. Per ulteriori approfondimenti sulla sua vita, è possibile consultare la biografia di Eugene Nida su Britannica.

Successivamente discute i problemi che possono causare le differenze culturali: queste, infatti, possono essere causa di incomunicabilità; se ciò accade, bisogna modificare il contenuto del testo per dare al lettore la stessa idea del messaggio originale. Nida è quindi a favore dell’equivalenza naturale a scapito della traduzione linguistica, e reputa l’effetto equivalente il fine che ogni traduzione dovrebbe raggiungere.

Fonte immagine: Wikipedia di Iamwretched

Articolo aggiornato il: 03/02/2026

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