Costanzo II e gli altri successori di Costantino

Costanzo II e gli altri successori di Costantino

Costanzo II e gli altri successori di Costantino rappresentano una pagina storica di primaria importanza, come è giusto che sia. Una serie di successioni tra imperatori ed egemonie, che continua ad alimentare dibattiti storici e filosofici. 

L’imperatore Costanzo II ossia: Flavio Giulio Costantino, fu un imperatore romano dal 337 al 361.

Dopo la morte del fratello nel gennaio 350, Costanzo II diventò l’unico principe per l’impero.
Quando fu attuata la strage dei loro congiunti, a Costantinopoli, per la quale fu accusato Costanzo II, a seguito della morte di Costantino, venne ucciso anche suo suocero. A quel punto, a seguito di un evento tragico, venne dichiarato imperatore proprio Costanzo II e gli venne assegnato l’Oriente, con l’aggiunta della Tracia e Costantinopoli.

Del tutto isolato in una fase acuta del conflitto; lasciato solo in Occidente a seguito di anni di politiche rivolte esclusivamente alla guida dell’Oriente.
Un altro problema con il quale l’imperatore Costanzo II si scontrò fu quella che è definita una sorta di discriminazione nei confronti dell’economia occidentale alle quali presero parte anche le classi dirigenti di: Gallia, Italia e Britannia.
In circostanze sfavorevoli come quelle descritte, l’imperatore rischiava visse una serie di congiunzioni negative ed opposizioni sociali.

Costanzo II e gli altri successori di Costantino

Ben presto Costanzo II, per questioni religiose, entrò in conflitto con il fratello Costante, sostenitore dell’ortodossia, mentre egli si era fatto paladino dell’arianesimo.
A quel punto, Costanzo II, rimasto solo al potere, unico imperatore, decise di chiamare l’ultimo cugino rimasto, Giuliano, dandogli in moglie sua sorella Elena e nominandolo Cesare. I due difesero l’impero dalle invasioni barbariche e germaniche.
Ad un certo punto, mentre Costanzo affrontava di nuovo i Persiani, le truppe si ribellarono e acclamarono Giuliano Augusto nel 360. Giuliano voleva tranquillizzare il cugino e gli assicurò che si considerava secondo a lui. Non riuscendo a trattare con lui dopo circa un anno decise di sfidarlo.
Costanzo II però morì improvvisamente, a causa della febbre, e Giuliano Augusto diventò l’unico imperatore in carica.
Il progetto di successione che Costantino non portò a termine, fu attuati dopo la sua morte, dai militari incaricati da suo figlio Costanzo II, eliminando tutte quelle personalità collegate da gradi di parentela che avrebbero potuto ostacolare l’impero con pretese ereditarie.
Giuliano l’Apostata morì nel 363, durante la campagna militare contro i Persiani. L’esercito romano acclamò imperatore Gioviano; costui negoziò con i Persiani una pace che successivamente si rivelò svantaggiosa e controproducente. I Persiani infatti, conquistarono moltissime province orientali.
L’impero, con la pace di Gioviano, perdeva tutti i vantaggi acquisiti da Traiano e Diocleziano, tutto ciò che rafforzava il fronte orientale.

L’imperatore fu definito poco competente nella gestione degli affari interni, ma anche nella gestione di vicende di natura prettamente economica.
Gioviano morì nel 364 dopo solo otto mesi di impero. L’impero a quel punto venne di nuovo diviso tra due augusti: in Occidente Valentiniano I (364-375); in Oriente il fratello Valente (364-378).
A seguito della morte di Gioviano nel 364, i comandanti dell’esercito, a Nicea, nominarono Valentiniano imperatore, probabilmente grazie al rapporto di parentela della moglie, nipote di Costantino.

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Valentiniano chiamò subito al suo fianco il fratello Valente nominandolo Augusto d’Oriente, mentre prese per sé le prefetture Occidentali e l’Illirico. Dovette dapprima affrontare gli Alemanni che avevano conquistato Magonza, li cacciò via e si spostò a Parigi e poi verso Nord per combattere i Sassoni che volevano invadere la Britannia.
Secondo la tradizione romana del dividi et impera provò in ogni modo a far combattere tra loro le diverse tribù; inoltre, molti dei soldati sconfitti furono insediati nei territori romani come coloni, evitando il nomadismo che li caratterizzava. 
Valentiniano fu un grande generale e lo dimostrano le disfatte ai barbari del Reno e del Danubio, una politica ben definita e “prudente”, a differenza di quella attuata da suo fratello Valente, che soprattutto dal punto di vista religioso entrò ben presto in opposizione con il clero cattolico, indebolendo il proprio potere.
Anche per quanto concerne le tecniche economiche e prettamente fiscali, i due augusti adottarono tecniche e presero scelte differenti. L’occidente prosegue nella lotta anti burocratica di Giuliano che aveva stabilito l’espulsione degli esattori esterni alle comunità; Valente meno convinto di questa strategia, adotta di nuovo i catasti, adottati un secolo prima da Aureliano, risultati particolarmente onerosi.

Costantino: da Costanzo II a Valente d’Oriente

Per quanto riguarda la figura di Costantino, egli emerse nelle vicende che seguirono le dimissioni di Diocleziano e del suo omologo Massimiano (305 dC), imperatori rispettivamente dell’Oriente ed Occidente romano. Al momento della sua morte avvenuta nel 337 d.C., il potere imperiale fu diviso tra quattro cesari: il figlio Costantino II nelle province più occidentali, il figlio Costante I nelle province centrali e nell’illirico, il nipote Flavio Dalmazio nelle province orientali.
Costanzo II e gli altri successori di Costantino furono – ovviamente – tutti molto diversi tra loro e ancora oggi iconici, sia per le azioni perpetrate, sia per quanto concerne le personalità di ognuno.
Col il trascorrere del tempo, tutte quelle leggi alla base del sistema politico, economico e finanziario, vennero meno o superate da progetti di sviluppo ad ampio spettro, tenendo d’occhio l’espansione verso nuovi territori.

Immagine in evidenza: Wikipedia

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