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Reiki: cos'è e quali sono i suoi simboli

Reiki: cos’è e quali sono i suoi simboli

Chi non ha mai sentito parlare di Reiki? Ma cos’è esattamente? In questo articolo cercheremo di illustrarvi come nasce il Reiki, quali sono i suoi simboli e la sua sfera di applicazione

Reiki: etimologia

“Reiki” è una parola giapponese composta dalle sillabe REI e KI.

REI (霊) significa energia vitale spirituale e, per esteso, qualcosa di misterioso, miracoloso e sacro. Sta ad indicare l’energia primordiale (Divina), che ha portato alla creazione dell’universo in tutte le sue manifestazioni (Ki).

KI (気), invece, indica energia che scorre nel corpo o forza interiore. Nel dettaglio, significa atmosfera, qualcosa che non si vede, energia dell’universo. Indica, quindi, l’energia vitale universale intrinseca ad ogni essere e ad ogni cosa, che regola il funzionamento stesso dell’universo. Ki è il corrispondente del Chi per i cinesi, del Prana per gli indù, della Luce e dello Spirito Santo per i cattolici.

I madrelingua giapponesi utilizzano il termine Reiki in senso generico come potere spirituale. Nelle lingue occidentali il suo significato è spesso reso come energia vitale universale.

Reiki: cos’è

Il sostantivo Reiki si riferisce comunemente ad un metodo terapeutico alternativo, secondo cui si utilizza l’energia per il trattamento di malanni fisici, emozionali e mentali, che talvolta comprende anche l’autoguarigione. Esprime, tuttavia, anche una pratica spirituale, un metodo di risveglio dello spirito, una crescita personale. È, in sintesi, un’antica pratica giapponese volta a migliorare le condizioni psico-fisiche della persona. Il cosiddetto Metodo “Reiki” consente «attraverso delle iniziazioni, o armonizzazioni, di diventare canale attivo di energia equilibrata, ripristinando quella connessione energetica tra l’umano e il cosmico che secoli e secoli di condizionamenti culturali e sociali hanno parzialmente gettato nell’oblio» (Fonte). Pertanto il Reiki è una metodologia che consente, di ripristinare il contatto con la propria componente di energia vitale di cui ciascun essere umano dispone. Riprendere il contatto con tale energia favorisce l’armonia e l’equilibrio interiore. Il Reiki può sollecitare i processi di guarigione compensando la mancanza di equilibrio energetico preesistente.

Reiki : le origini

Secondo la tradizione, la pratica del Reiki fu sviluppata da Mikao Usui, nato in Giappone nel 1865. Usui studiò nel Monastero di Buddismo Tendai, in quanto la sua famiglia era seguace di tale religione. Si sposò, ebbe due figlie e nel 1922, intraprese un lungo percorso spirituale fatto di meditazione di tre settimane e digiuno sul Monte Kurama che lo fece entrare in contatto con il Reiki, inteso come strumento di crescita personale e guarigione.

Il Maestro Mikao Usui usava insegnare ai suoi allievi che lo scopo della disciplina da lui osservata era il raggiungimento dell’Anshin Ritsumei, ovvero l’assoluta pace interiore o l’illuminazione. Dopo aver raggiunto l’illuminazione, il Maestro Usui si adoperò per creare un metodo che potesse aiutare l’essere umano a raggiungerla a sua volta.

Nel 1922 Usui aprì il suo primo Centro di Pratica e Insegnamento ad Harajuku a Tokyo per poi spostarsi, qualche anno dopo, in un altro Centro a Nakano. Dopo la sua morte alcuni suoi studenti crearono la Usui Reiki Ryoho Gakkai (Associazione per l’apprendimento del Metodo di Guarigione Usui Reiki). Un anno dopo la sua morte, avvenuta nel 1926, venne fondata la Reiki Ryoho Gakkai, l’organizzazione che si è occupata di mantenere e trasmettere gli insegnamenti originali di Usui.

Reiki: principi

L’istanza fondamentale di questa tecnica è che esiste un’energia presente a livelli sottili nell’Universo, che può essere trasmessa tra le persone. Noi stessi, quali esseri umani, siamo composti da energia che si trasforma in materia e tutto il mondo che ci circonda è energia. Seguendo l’esempio del Maestro, i praticanti del Reiki usano una tecnica analoga alla “imposizione delle mani” che, sostengono, canalizza le energie terapeutiche (ki). Questa trasmissione di energia spirituale, dalle mani del praticante al corpo del ricevente, mira laddove la persona ha più bisogno e riequilibra gli organi a livello energetico o gli stati alterati dell’organismo umano.

L’energia fluisce attraverso le mani di chi opera e la pratica spesso utilizza specifici simboli, chiavi energetiche in grado di connettere l’operatore a determinate frequenze di energia. I simboli tradizionali sono i seguenti:

CHOKU-REI

Esprime forza, potenza, energia. La sua funzione è di richiamare, potenziare e sostenere il flusso energetico. È energia direzionata, potenza in atto. L’espressione “Choku-Rei” significava anticamente “per ordine dell’imperatore“, nel senso di “ciò che deve accadere accada“. Con esso si può intendere anche “l’energia d’amore dell’universo si concentra in questo punto”.

SEI-HEKI o SEI HEIKI

Rappresenta armonia, equilibrio, pace, calma, scioglimento delle tensioni, purificazione, disintossicazione, guarigione. Con questa chiave è possibile creare ponti con l’inconscio, propagare vibrazioni d’armonia e di guarigione che possono riequilibrare, dissolvere conflitti profondi, sciogliere blocchi energetici. “Sei Heki” indica “lo stato mentale di chi non si scompone” e viene talvolta inteso come “io ho la chiave“.

HON-SHA-ZE-SHO-NEN

Richiama unione, connessione, origine, giusta direzione. Proietta la propria coscienza aldilà dei confini della ragione e della percezione ordinaria. Permette la connessione cosciente e consente di operare trattamenti energetici a distanza; distanza che fa riferimento sia allo spazio fisico sia a quello cronologico. Solitamente si attribuisce al termine composito “Hon-Sha-Ze-Sho-Nen” il significato “l’essere umano e Dio sono Uno“.

C’è poi un quarto simbolo, il Dai Ko Myo (luce e silenzio). I primi tre simboli sono intesi come tre chiavi, con le quali è possibile aprire le porte di altri piani dell’esistenza. La comprensione globale di questi simboli, attraverso continui processi intuitivi, può richiedere anche una vita intera.

Il Reiki è considerato una pratica di guarigione che comunica alle nostre cellule ricorrendo al codice energetico che le compone. I praticanti  affermano che, mediante l’iniziazione (Reiju), ognuno di noi può acquisire la capacità di accedere ad una energia vitale universale, raggiungibile dagli iniziati di questa tecnica. Alcuni insegnanti considerano centrale l’intenzione nel curare le ferite da parte del praticante mentre altri affermano che l’energia viene, invece, estratta dalla ferita del ricevente con l’obiettivo di attivare il processo di guarigione.

Reiki: procedimento

Il Reiki si effettua tramite un trattamento che varia in tre livelli, a seconda della necessità:

  • primo livello (Shoden): si pratica direttamente sulle persone, con un passaggio di energia in tutto il corpo per capire quali sono le parti che più necessitano del trattamento e ci si concentra in misura maggiore lì senza trascurare la totalità del corpo;
  • secondo livello (Okuden): si pratica sulle persone direttamente e si trasmette a distanza (attraverso i simboli);
  • terzo livello (Shinpiden): master con cui è possibile attivare l’energia anche in altre persone.

Il secondo livello, che include un’ulteriore iniziazione, fornisce al praticante i mezzi per “curare” a distanza. Si lavora con i simboli e con i mantra (suoni sacri) ad essi associati, per creare una connessione temporanea tra il praticante ed il ricevente, a prescindere dalla ubicazione dei due soggetti. Il Reiki, infatti, non è vincolato dal tempo ma può essere trasmesso nel passato e nel futuro.

I primi tre simboli acquistano senso pratico solo per chi ha ricevuto l’iniziazione del secondo livello, poiché solo dopo è possibile entrare in piena risonanza con essi ed attivarli.

Reiki: benefici e diffusione

Il Reiki, ripristinando l’equilibrio energetico, apporterebbe numerosi benefici in chi lo pratica. Innanzitutto il Reiki favorisce la disintossicazione del corpo, riequilibria il sistema nervoso e quello neurovegetativo, stimolando la funzione degli organi e favorendo il rinforzamento del sistema immunitario. Dal punto di vista psichico, il Reiki favorisce il rilassamento, aiutando la concentrazione e permettendo alla persona di distaccarsi dallo stress quotidiano. I benefici maggiori si evidenziano a livello spirituale: il Reiki favorisce l’introspezione, stimolando l’autoconsapevolezza del nostro agire, risvegliando le capacità intuitive. Soprattutto crea una connessione con il proprio io, favorendo in ciascuno l’accettazione del momento presente, così da vivere la propria esistenza con maggior benessere.

Dal punto di vista spirituale, la malattia è causata da uno squilibrio tra corpo, mente e anima ed energeticamente dallo scorretto fluire dell’energia universale all’interno della nostra struttura energetica. Praticando il Reiki, si ristabilisce il corretto fluire dell’energia universale e si stimola l’attitudine corporea di rigenerarsi e di ritrovare l’equilibrio originario.

Relativamente alle capacità di guarigione del Reiki, sicuramente tale disciplina non può essere usata in sostituzione delle terapie tradizionali, in quanto non esistono prove scientifiche che ne avvalorino l’efficacia come hanno affermato l’American Cancer Society, il Cancer Research britannico e il National Center for Complementary and Integrative Health. Ciononostante numerosi studi rivelano che comunque il Reiki si è mostrato molto utile per chi vive in una condizione di malattia e sicuramente è stata riconosciuta la sua capacità terapeutica soprattutto se coadiuvata alle terapie tradizionali.

Se ci si vuole avvicinare a tale pratica è opportuno rivolgersi a personale certificato: in Italia esiste l’Associazione Italiana Reiki, nata per diffondere la pratica del Reiki e che pubblica l’elenco degli specialisti di Reiki ( chiamati Master Reiki) divisi per regione.

Si è principalmente diffuso come terapia energetica, perché la donna che lo ha portato in Occidente, Hawayo Takata, fu curata da una malattia terminale con questa tecnica e quindi, nella sua attività divulgativa, ne evidenziò l’aspetto terapeutico. Oggi sappiamo che il Maestro Usui non conferiva al Reiki lo statuto di “scienza spirituale” soprattutto perché la considerava una disciplina che mira al controllo della mente per mezzo della meditazione, strumento indispensabile per poter definire una qualsiasi disciplina come spirituale.

L’ideogramma stesso del Reiki ci indica che il fine dell’uomo è “ristabilire l’unione con Dio”, tenendo in conto che Creatore e Creazione si fondono nell’ “unica verità” e questo è possibile investendo del tempo nel servire il nostro prossimo, imparando a controllare la mente, seguendo i principi etici e morali (Dharma)  e praticando quotidianamente la meditazione e quando necessario il Reiki. Secondo questa visione, in questo modo si andrà a risvegliare e a riprendere piena consapevolezza della scintilla divina che si trova in ciascuno di noi, quali figli di Dio creati dalla sua stessa sostanza.

Il trattamento Reiki può essere vissuto anche come manifestazione di amore. E l’amore, infatti, è quella forza che unisce, che vuole portare ad una totalità maggiore, fino ad essere un tutt’uno con il creato stesso e poter vivere poi di questa unione, permettendo all’anima di far ritorno alla sua patria originaria, esprimendo sapienza, saggezza, armonia, appagamento e beatitudine.

Il Reiki aiuta a ritrovare questa unità, questa guarigione totale, spirituale. Per questo dovrebbe essere interpretato come una disciplina di guarigione nel senso più ampio.

Articolo di Rita Giordano e Sabrina Goglia

Immagine dal web: http://scarabeokheper.altervista.org/simbolo-reiki-analisi-radioestesica/

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