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Eroica Fenice

Gigantomachia: tra mito e arte

Gigantomachia: tra mito e arte

Quello della Gigantomachia è tra i miti leggendari più antichi ed attuali che siano stati tramandati, attraverso l’arte e la scrittura.

La Gigantomachia (La battaglia dei Giganti) rappresenta l’ultima fase della Cosmogonia, ovvero il processo di costruzione di un cosmo armonico, affermatosi con gli scontri tra le intelligenze divine dell’Olimpo e la forza bruta dei Giganti, sconfitta quest’ultima per lasciar spazio all’universo ordinato a cui Zeus ambiva, intendendo affermare la giustizia attraverso l’equilibrio e l’armonia.

Ma chi sono i Giganti? Il termine deriva dalla parola sanscrita g’ant-u, che significa “animale”, identificando un personaggio crudele, teso a distruggere ed uccidere. Da ciò l’idea, su cui si fondano i miti, per cui i Giganti sarebbero figure tese a sovvertire l’ordine dell’universo generando caos e distruzione.

Gigantomachia: mito greco

Il mito della Gigantomachia è narrato nella Teogonia del poeta greco Esiodo, in cui viene descritto il lungo processo attraverso cui il mondo, da luogo di caos, giunge alla realizzazione di un armonico equilibrio. Ma tale passaggio è tutt’altro che semplice e lineare: sono occorse infatti innumerevoli battaglie tra dèi e Titani prima e tra dèi e Giganti poi.

Tutto comincia con la Titanomachia, ossia l’imponente battaglia tra i Titani, figli di Urano e Gea, e gli dèi dell’Olimpo guidati da Zeus. I Titani erano anch’essi dèi, dotati di forza prodigiosa e statura considerevole. Non tutti si rassegnano al dominio di Zeus, per cui molti si ribellano, generando una guerra. Il re degli dèi riesce a sconfiggere i Titani, punendoli duramente. Intanto l’ultimo di questi, Crono, evira il padre Urano che, appoggiato completamente su Gea, si unisce a lei continuamente, impedendo ai figli di vedere la luce. Urano dunque, straziato dal dolore e staccatosi da Gea, riversa il suo sangue nel mare, plasmando isole popolate da creature che incarnano l’odio, tra cui i Giganti. Tali erano simili ai Titani per forza e dimensioni, ma ibridi tra umano e divino, pertanto legati alla profezia per cui nessun immortale sarebbe stato in grado di sconfiggerli.

La forza distruttiva dei Giganti era paragonabile a quella degli Ecatonchiri, i “centobraccia”. Questi però, a differenza dei primi, impiegavano la propria furia bellica al servizio dell’ordine divino, dunque alleati di Zeus, riconoscendone l’autorità. Dal canto loro, i Giganti intendevano dominare il mondo, potendo contare su una forza prodigiosa, in grado di piegare l’armonia voluta da Zeus.

Tali esseri dall’altezza smisurata ed antropomorfi, in quanto dotati di code di serpente dalla cintola in giù, intendevano peraltro vendicare i fratelli Titani sconfitti. Viene preannunciata così la colossale Gigantomachia, la battaglia finale tra dèi e Giganti, che conosce un autentico protagonista nella figura di Eracle (o Ercole), il vero eroe che, essendo come i Giganti metà umano e metà divino, era il solo in grado di poterli definitivamente piegare. Nato dall’unione di Zeus e la mortale Alcmena, Eracle si scaglia con violenza sui Giganti, riuscendo a piegarli lì dove le divinità, seppur superiori per intelligenza, fallivano.

La Gigantomachia avviene in Tracia, dove i Giganti, capitanati da Alcioneo, si scagliano ciascuno contro ogni divinità dell’Olimpo che prende parte alla battaglia: Porfirione contro Era, aiutata da Eros che riesce però solo a trasformare la brama omicida del gigante in lussuria, tentando di violentare la dea. È la volta poi di Efialte contro Ares, aiutato da Apollo, e così via con tutte le creature contro le divinità. La battaglia si conclude con la vittoria degli dèi, grazie alle prodezze dell’eroe semidio, pronto a sferrare gli attacchi decisivi al culmine delle difficoltà.

La Gigantomachia: dalle Metamorfosi di Ovidio alle Hiperionidi

Una versione un po’ diversa del mito della ribellione dei Giganti è descritta nelle Metamorfosi di Ovidio. Secondo il poeta latino, l’episodio si svolge in un’era in cui l’uomo popolava già la terra. Anche qui la battaglia vede lo scontro tra dèi e Giganti, partita dalla Sicilia, attraverso i Campi Flegrei, fino al raggiungimento della Grecia, dove svettava l’Olimpo.

«Si narra che i Giganti, aspirando al regno celeste, ammassassero i monti gli uni sugli altri fino alle stelle».

I Giganti, nutrendo l’ambizione e la sfrontatezza di ribaltare l’ordine armonico sancito da Zeus, impilano le montagne l’una sull’altra, creando un’enorme scala per ascendere all’Olimpo. Zeus colpisce le montagne facendole collassare sui Giganti, ormai sul punto di morire.

La Gigantomachia è anche il principale argomento del terzo libro della saga Hiperionidi (2016). Nella descrizione che ne dà lo scrittore Marco Parisi, gli Hiperionidi sono da sempre considerati “barbari” e “titani” dagli dèi. Dovranno quindi decidere da che parte schierarsi, in quanto la loro scelta sancirà le sorti della battaglia.

Gigantomachia: il mito nell’arte

Un evento mitologico di così vasta portata non poteva rinunciare al canale artistico per essere rappresentato e tramandato.

Compare dapprima sull’Altare di Pergamo, eretto nell’omonima città tra il 183 e il 174 a.C., in onore di Zeus e Atena, per celebrare la vittoria sui Galati. Originariamente infatti l’edificio godeva di una parte di basamento in altorilievo, lungo la quale il grande fregio rappresentava appunto la Gigantomachia. La scelta era simbolica, in quanto la battaglia tra dèi e Giganti rimandava metaforicamente allo scontro tra Pergamo e i Galati, tra civiltà e barbarie. Il soggetto centrale del fregio è l’eroe Eracle, che, come accennato, riveste un’importanza decisiva nel risvolto della battaglia, in quanto essere ibrido tra umano e divino, dunque il solo in grado di sconfiggere i Giganti. Questi vengono rappresentati come creature antropomorfe, con code di drago in sostituzione alle gambe e corporatura massiccia.

Ma nel corso della storia, una nuova e meravigliosa rappresentazione della Gigantomachia viene offerta tra il 1532 e il 1535 dall’architetto Giulio Romano, che realizza un monumentale affresco tra le mura della maestosa Camera dei Giganti all’interno di Palazzo Te a Mantova. La vicenda della battaglia si fonda su quella della versione latina delle Metamorfosi di Ovidio. La scena raffigura il momento in cui dal cielo si scatena la vendetta di Zeus contro le sciagurate creature e la loro ribellione. Il re degli dèi è rappresentato al centro della volta con in pugno i fulmini e, scendendo dal trono, chiama a sé l’assemblea delle divinità per punire i Giganti. Questi vengono rappresentati nei loro istanti peggiori, prossimi alla fine: alcuni travolti dal precipitare della montagna, altri investiti da impetuosi corsi d’acqua, e così via.

Ma la peculiarità che inonda in assoluto tale opera di splendore e magnificenza è la negazione dei limiti architettonici dell’ambiente, voluta da Giulio Romano: tale ideazione pittorica racchiude in sé audacia e potenza espressiva, trasportando gli sguardi e i cuori dei visitatori in un turbinio di sensazioni ed emozioni contrastanti, dall’ammirazione a un senso di impotenza di fronte a cotanta grandezza. La composizione pittorica divampa in tutte le direzioni: l’architetto giunge a celare gli stacchi tra i piani orizzontale e verticale, smussa gli angoli tra le pareti e la volta e realizza un pavimento, oggi perduto, costituito da un mosaico di ciottoli di fiume, che prosegue alla base delle pareti. Tale artificio pittorico dona l’illusione che tutto intorno all’osservatore si compia senza limiti, introducendolo nel vivo dell’evento e generando in lui stupore e straniamento. Un’opera con scarsi eguali nella storia della pittura!

Un’ulteriore riproduzione della Gigantomachia viene offerta in tempi recenti dallo street artist modenese Luca Zamoc, che nel 2017 realizza il murale La caduta dei Giganti a Modena, ispirato proprio dalla magnificenza dell’enorme e spettacolare affresco di Giulio Romano. Operando in collaborazione con l’associazione culturale TOTART, lo scopo dell’artista è quello di omaggiare la celebre sala di Palazzo Te con una rielaborazione dei soggetti in chiave però fumettistica anni ’80, in bianco e nero, e con particolare attenzione all’anatomia delle figure. Il mondo dei fumetti, e in particolare dei manga giapponesi, accoglie entusiasticamente il mito della Gigantomachia, con rielaborazioni originali, come Attack on Titan, in cui il fumettista Hajime Isayama rievoca la battaglia dei Giganti, sostituendo l’avversario divino con quello umano, con gli uomini che costruiscono apposite mura per difendersi dalla minaccia.

Il mito così più arcaico ed attuale riesce a fondere lo splendore delle origini con l’avanguardia fumettistica. In generale, il mito della Gigantomachia, al di là della miriade di rappresentazioni artistiche, incarna un concetto sempre attuale: la consapevolezza che la minaccia del caos e della distruzione è quotidianamente in agguato e, quel che peggio, di qualunque natura, anche la più insospettabile. La simbologia del mito della Gigantomachia sancisce lo scontro tra vecchio e nuovo, tra caos e ordine, sottolineando l’importanza di una vita improntata all’equilibrio, in linea con le leggi armoniche dell’universo. Il caos, quando non trova spiragli di rinascita, getta l’essere nell’oscurità, facendolo precipitare nell’eterno oblio.

Tale gigantesca battaglia pertanto incarna la lotta perenne, atta a detronizzare corruzione ed insana ambizione, elementi quanto mai arroganti, forti e presenti in epoca contemporanea.

Fonte immagine: pixabay.com

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