Alcmena, madre di Ercole e modello di fedeltà

Alcmena

Alcmena, la madre di Ercole, è una figura poco conosciuta all’interno del vasto panorama della mitologia greca. Figlia di Elettrione e Anasso, secondo altri invece di Euridice, fu la moglie di Anfitrione.

Chi era Alcmena madre di Ercole?

Caratteristica Dettaglio
Ruolo principale Madre del semidio Ercole (Eracle)
Genitori Elettrione e Anasso (o Euridice)
Coniuge Anfitrione
Doti distintive Fedeltà coniugale, saggezza e bellezza

Di quest’ultima si sa ben poco, è famosa principalmente per essere stata la madre del semidio Eracle (o Ercole), conosciuto per la sua straordinaria forza. Fu scelta da Zeus, il re degli dei che, ancora una volta, a causa del suo animo altalenante, giocò con la pazienza e benevolenza di sua moglie Era, essendosi invaghito di Alcmena, probabilmente per le sue innumerevoli doti, tra le quali è indubbio vi fosse la fedeltà al marito, Anfitrione, nonché alla sua famiglia. Infatti, rifiutò di sposare Anfitrione fino a quando egli non avesse vendicato l’uccisione dei fratelli. Secondo alcune leggende, il marito causò involontariamente la morte del padre di Alcmena, Elettrione, ma non per questo ella smise di amarlo.

Le leggende su Alcmena, madre di Ercole

Si narra che Zeus, per poter giacere con Alcmena, assunse le sembianze del marito, tanta era la sua fedeltà, approfittando della sua partenza per una spedizione contro i Teleboi. Nel talamo nuziale Zeus le narrò delle imprese che avrebbe dovuto compiere Anfitrione e, dunque, la donna fu convinta che si trattasse del marito.

La loro unione, che portò Zeus ad allungare la durata della notte di due o tre volte, condusse alla nascita di un bambino, Eracle, che si dimostrò sin da subito prodigioso. Fu il protagonista delle dodici fatiche, in quanto la sua nascita aizzerà le ire e la gelosia della moglie del re degli dei, Era.

La leggenda di Alcmena, madre di Ercole, fu trasmessa dai tragici greci e latini tra cui Sofocle, Accio, Euripide e Eschilo. La storia di Alcmena fu inoltre parodiata da Plauto. Il frutto del tradimento di Zeus con la saggia e dolce Alcmena sarà, come anticipato, soggetto dell’insaziabile sete di vendetta di Era, moglie di Zeus, che, nonostante le innumerevoli cure prestate ad Eracle dalla madre Alcmena, tenterà di ucciderlo nella culla con l’invio di serpenti, che prontamente il bambino affronterà e ucciderà (scena soggetto di numerose iconografie), dando prova sin dalla culla della sua straordinaria forza.

La fedeltà e il destino finale della figura mitologica

Alcmena, madre di Ercole, è dunque una figura ingiustamente occultata all’interno della mitologia greca, in quanto scelta appositamente da Zeus per le sue doti e virtù, e forse non a caso diventò la madre dell’uomo più forte di tutti. Pur avendo tradito il marito, è diventata, paradossalmente, simbolo per eccellenza di fedeltà, avendo agito pensando fosse Anfitrione stesso, dunque inconsapevole di tutto.

Ciò, comunque, non bastò a frenare la rabbia di Anfitrione, che la condannò a morte. Fu salvata da Zeus, attraverso una pioggia prodigiosa che spense le fiamme del suo rogo. Anfitrione infine perdonò Alcmena e crebbe con amore sia Eracle che il figlio legittimo Ificle.

Le doti di Alcmena, una figura femminile fondamentale, sono indubbie, essendo stata scelta dal re degli dei, forse proprio a causa del suo porsi a modello di fedeltà e amore nei confronti del marito. Alla morte del figlio Eracle si unì agli Eraclidi. Si narra inoltre che, dopo la morte del marito, andò in sposa al giudice infernale Radamanto, e in seguito fu fatta seppellire, per volere di Zeus, nell’isola dei beati. Alcmena è inoltre il soggetto di numerose iconografie antiche, nelle quali appare come figura matronale in compagnia del figlio Eracle ancora in fasce, principalmente rappresentato nell’episodio della prodigiosa uccisione dei serpenti inviati da Era.

Foto di Benjamin Sz-J. da Pixabay

Articolo aggiornato il: 21 Aprile 2026

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A proposito di Carmen Alfano

Studio Filologia Moderna all'università degli studi di Napoli "Federico II". Scrivo per immergermi totalmente nella realtà, e leggo per vederci chiaro.

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