Il Gelsomino Notturno di Pascoli | Analisi

il gelsomino notturno di pascoli

Nella vasta e affascinante panoramica della poesia italiana, pochi componimenti possono eguagliare la bellezza e la profondità emotiva di Il Gelsomino Notturno di Pascoli, pubblicata nel 1903 nei Canti di Castelvecchio, la raccolta poetica dedicata alla figura materna.

In questo articolo, vi presentiamo l’analisi dell’opera Il Gelsomino Notturno di Pascoli.

Chi era Giovanni Pascoli?

Giovanni Pascoli nasce nel 1855 a San Mauro di Romagna, in una famiglia benestante. Dopo la morte del padre, la sua vita fu segnata da varie tragedie familiari, incluso il decesso di sua madre e di alcuni fratelli. Abbandonò gli studi universitari per un periodo, ma successivamente si laureò in lettere e intraprese la carriera di docente. Pur essendo coinvolto in movimenti socialisti, venne imprigionato per le sue idee politiche, ma maturò un interesse più umanitario che lo portò a credere nell’unità e nella solidarietà umana.

La sua carriera poetica iniziò nel 1891 con la pubblicazione dell’opera Myricae. Ottenne successo anche con la poesia latina e divenne un docente universitario rinomato. Partecipò attivamente alla vita pubblica, sostenendo anche posizioni politiche colonialiste, come evidenziato nel suo discorso La Grande Proletaria si è Mossa durante la guerra di Libia. Morì nel 1921 per un cancro allo stomaco, assistito dalla sorella Maria, che continuò a preservare e pubblicare le sue opere dopo la sua morte.

Il Gelsomino Notturno: origine e temi dell’opera

Il Gelsomino Notturno di Pascoli viene scritta in occasione delle nozze di un amico, Gabriele Brignati, a cui il poeta rivolge un augurio. Si tratta infatti di un epitalamio, un sottogenere elaborato dai greci che venne ripreso poi da romani: si trattava di un componimento scritto in lode degli sposi, un carme nuziale, una sorta di serenata d’amore.

I temi presenti sono numerosissimi: la sessualità affrontata in maniera molto delicata, il mistero della vita e il mistero della natura, la solitudine e l’esclusione del poeta , l’amore e la morte che sono contrapposti, ma il tema prevalente è quello della felicità che si prova per la nascita di una nuova vita, che è anche il tema che il poeta ha voluto utilizzare come augurio al suo amico.

A differenza delle altre poesie della raccolta, quest’opera non ha un andamento narrativo, ma presenta una serie di immagini cariche di mistero, dietro le quali ci sono dei messaggi che il poeta vuole trasferire. In questa lirica ci sono numerosissime figure retoriche, fra le quali prevalgono le sinestesie, le metonimie e le metafore, come ad esempio l’analogia e la similitudine fra la fecondazione del fiore e la prima notte di nozze. Da un punto di vista metrico sono sei quartine in novenari disposte secondo una rima alternata.

Analisi de Il Gelsomino Notturno di Pascoli

L’opera inizia con la congiunzione “e” che serve a dare un’indicazione di tempo, fa capire il tempo in cui si svolge questa poesia, ovvero dalla sera all’alba, e c’è il riferimento al tema della morte dei propri cari in contrasto con la vita.

E s’aprono i fiori notturni,
nell’ora che penso ai miei cari.
Sono apparse in mezzo ai viburni
le farfalle crepuscolari. 

Già a partire dal titolo, quest’opera fa degli evidenti, ma delicati riferimenti all’erotismo. Il poeta contempla la casa in cui l’amico si appresta a consumare la prima notte di nozze, introducendo la tematica sessuale in modo tale che risulti evidente quanto il poeta si senta estraneo ed escluso da questo tipo di piacere. Il tema sessuale viene sviluppato grazie a una serie di immagini liberamente riprese dalla natura che in quel momento circonda il poeta. Così Pascoli fa riferimento ai fiori notturni, i gelsomini, che hanno la precisa peculiarità di aprirsi al calare della notte per poi richiudersi con l’arrivo del sole, e alle farfalle crepuscolari.

Da un pezzo si tacquero i gridi:
là sola una casa bisbiglia.
Sotto l’ali dormono i nidi,
come gli occhi sotto le ciglia. 

Dai calici aperti si esala
l’odore di fragole rosse.
Splende un lume là nella sala.
Nasce l’erba sopra le fosse. 

La seconda strofa dell’opera è ricca di metonimie e rappresenta l’immagine del poeta al di fuori di una casa da cui, nel silenzio, si percepiscono dei rumori. Nella terza strofa c’è un altro riferimento al contrasto vita-morte: l’erba che nasce è segno di vita, ma nasce sopra le fosse, che vogliono rappresentare il campo sensoriale della morte.

Un’ape tardiva sussurra
trovando già prese le celle.
La Chioccetta per l’aia azzurra
va col suo pigolio di stelle.  

Nella quarta strofa dell’opera c’è una similitudine simbolica, fra il poeta e un’ape tardiva che giunta all’alveare vede che tutte le celle sono chiuse e quindi può solo ronzarci intorno senza potervi accedere. Attraverso questa similitudine, il poeta vuole esprimere proprio il tema della solitudine esistenziale, che però attenua facendo riferimento alla visione della Chioccetta, che rappresenta la costellazione delle Pleiadi che si vede nel cielo, che è paragonata ad una gallinella nel campo.

Per tutta la notte s’esala
l’odore che passa col vento.
Passa il lume su per la scala;
brilla al primo piano: s’è spento…

È l’alba: si chiudono i petali
un poco gualciti; si cova,
dentro l’urna molle e segreta,
non so che felicità nuova. 

Nella quinta strofa dell’opera si concepisce, attraverso lo spegnimento della luce nella stanza, che i due coniugi consumano la prima notte di nozze, che viene descritta in maniera molto delicata dall’autore grazie all’utilizzo dei tre puntini sospensivi. Nell’ultima strofa dell’opera, dalla sera si passa alla mattina è viene presentato un contrasto tra amore sessuale e morte, in quanto si fa riferimento ad un’urna per indicare sia il calice del fiore che l’utero femminile, al cui interno si custodisce una nuova felicità, una nuova vita, che però il poeta non può comprendere.

Fonte immagine in evidenza: Wikimedia Commons

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