“La Scuola Possibile”: nel Basic Village di Torino, tutta un’altra scuola

scuola nel Basic Village di Torino

scuola nel Basic Village di TorinoPartirà da settembre 2017 e avrà sede nel Basic Village di Torino: si chiamerà “La scuola possibile” e sarà una scuola primaria fondata sulla sostituzione di zaini, voti e compiti con esperienze diversificate.

Si tratta, innanzitutto, di un istituto privato, nato da un’idea di Laura Milani, direttore e CEO dello IAAD, l’Istituto di Arti Applicate e Design, che spiega come questo progetto abbia preso forma dall’esigenza di «strutturare un percorso alternativo per i più piccoli, capace di rispecchiare la contemporaneità e i suoi bisogni, al fine di evitare che i bambini “ingessino” le proprie attitudini in percorsi didattici preconfezionati e lascino emergere i loro talenti creativi».

Il punto cruciale dell’iniziativa è l’assunto per cui il tempo per la scuola e quello della famiglia devono coesistere: “La scuola possibile”, dunque, si propone come una vera e propria officina creativa.

L’approccio pedagogico de “La scuola possibile” presenta forti innovazioni. Tutte le novità della scuola sita nel Basic Village di Torino.

– a scuola si entrerà dalle 8 alle 9 e si uscirà dalle 16.30 alle 17.00: un orario lungo ma flessibile, che permetta di conciliare sia i ritmi del bambino che quelli delle famiglie;

– la scuola avrà massimo 15-18 bambini per classe, in netta opposizione con le maxi classi della scuola tradizionale, al fine di riservare a ciascuno la dovuta attenzione mediante una didattica fondata sul rapporto di collaborazione attiva tra allievi e maestri;

– si svolgeranno solo tre moduli di lezione da 80 minuti, intervallati da lunghe pause per mangiare e giocare: lo svago e l’apprendimento, dunque, si alterneranno ritmicamente, per fare in modo che i bambini non stiano a lungo fermi in un ambiente chiuso e statico, perdendo la concentrazione;

– la struttura della didattica non si baserà sulle materie, ma su cinque aree di linguaggio: alfabetizzazione, immagine, scienza, suono e movimento, alle quali si aggiungeranno di anno in anno numerose attività in inglese; l’obiettivo che ci si propone è quello di giungere ad uno sviluppo parallelo e armonico, fatto di percorsi variegati, attraverso i quali il bambino possa costruire un vasto vocabolario comunicativo;

gli studenti non avranno bisogno dello zaino, perché i materiali didattici saranno già negli spazi del Basic Village di Torino, né avranno necessità di svolgere alcun esercizio a casa propria: ed è questo il punto cruciale dell’innovazione, argomento, peraltro, alquanto dibattuto. L’Italia, in effetti, risulta essere il Paese che fornisce il maggior numero di compiti ai propri studenti e negli scorsi anni ben due ministri dell’Istruzione, Profumo e Carrozza, si sono dimostrati critici a proposito, così come contrastanti sono le opinioni di psicologi e pedagoghi. “La Scuola Possibile” offre un’alternativa, scegliendo di «responsabilizzare i bambini e renderli indipendenti, credendo nella loro intelligenza e nei loro talenti», come sostiene la responsabile, che aggiunge: «il tempo libero, degli affetti e del privato sono da rispettare e impiegare in altre attività che fanno parte dell’esperienza della vita; i compiti, tuttalpiù, sono per le famiglie, che devono assistere i propri figli nello svolgimento di lavori su cui i piccoli non possono essere autonomi»;

– altro elemento radicale è l’assenza di verifiche, che si trasformano in progetti e momenti di test attivi per la relazione alunno/insegnante; la metodologia applicata in questo innovativo modello didattico non trova utile etichettare e produrre rigide schematizzazioni educative, ma si propone di stimolare il senso critico dei bambini secondo i propri canali comunicativi, contrastando l’omologazione.

Pro e contro di una scuola che punta al cambiamento radicale

Indubbiamente, “La scuola possibile” del Basic Village di Torino intende formare persone resilienti attraverso l’integrazione degli elementi istintivi, affettivi, emotivi e cognitivi; e, senza dubbio, si tratta di un progetto interessante e degno di nota, in un mondo sempre più aperto a cambiamenti.

Tuttavia, è necessario placare l’entusiasmo e attendere gli effettivi risultati di una trasformazione didattica così radicale.

E occorre, inoltre, evidenziarne l’esclusività: si tratterà, infatti, di una scuola privata, che rischia, dunque, di attuare una selezione degli iscritti sulla base di chi possa permettersi economicamente una retta annua di circa 7mila-8mila euro. Sono previsti dei contributi economici da parte di importanti aziende – Lavazza, Fondazione Pistoletto, Aurora, per citarne alcuni – per il finanziamento di borse di studio. Ma si tratta pur sempre di un’eccellenza educativa d’élite, che con i suoi selettivi laboratori rischia di fare del privilegio il suo punto di forza e, insieme, di debolezza. Inoltre, un’innovazione così drastica, che pare quasi valutare dannosa un’ora di studio pomeridiana, potrebbe nascondere svariate incrinature nel suo sistema. 

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A proposito di Adele Migliozzi

Laureata in Filologia, letterature e civiltà del mondo antico, coltivo una grande passione per la scrittura e la comunicazione. Vivo in provincia di Caserta e sono annodata al mio paesello da un profondo legame, dedicandomi con un gruppo di amici alla ricerca, analisi e tutela degli antichi testi dialettali della tradizione locale.

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