Mito di Er: immortalità dell’anima e libero arbitrio secondo Platone

Mito di Er: immortalità dell’anima e libero arbitrio secondo Platone

L’uomo ha sempre provato, nel corso dei secoli, a rispondere a domande irrisolvibili sulla morte e sull’aldilà per provare a soddisfare la propria curiosità e razionalizzare eventi di cui si teme l’imperscrutabilità. Il mito (dal greco mỳthos, “racconto”) è uno dei primi modi con cui le popolazioni antiche hanno provato a rispondere a questi immensi dubbi: nel decimo libro del dialogo La Repubblica di Platone, scritto tra il 370 e il 380 a.C., il filosofo prova a rispondere al mistero dell’aldilà e del libero arbitrio con un mito, quello di Er.

Mito di Er: il racconto.

Il cadavere del soldato Er, caduto in battaglia in Panfilia, ritrovato e posto su una pira, ritorna in vita e racconta ciò che ha visto durante la morte. Arrivato nell’aldilà, Er ha trovato dei giudici – i quali gli affidano il compito di riportare ciò che vede ai vivi – intenti a valutare le anime e indirizzarle verso due di quattro voragini: due in cielo, sulla destra, destinate ai giusti e le altre due in basso a sinistra, per gli ingiusti. Dalle seconde voragini le anime ritornano, alcune beate e altre impolverate, dopo aver trascorso 1000 anni di beatitudine o sofferenze: per ogni atto giusto o ingiusto, infatti, avrebbero beato o sofferto dieci volte tanto. Tuttavia, ci sono delle anime che non potranno reincarnarsi, quelle dei Tiranni, i quali hanno commesso dei reati troppo gravi per ottenere la giustizia eterna.

Tornati nel luogo del giudizio, dovranno attendere 7 giorni e poi altri 4 in una luce arcobaleno che teneva il cielo e la terra. All’estremità di questa luce c’è un fuso tenuto sulle ginocchia di Ananke (personificazione del Destino immutabile), con accanto le tre Moire: Cloto per il presente, Lachesi per il passato e Atropo il futuro. Un Araldo divino, dopo aver disposto le anime spiega: “Parole della vergine Lachesi, sorella di Ananke: anime, […] comincia per voi un altro periodo di generazione mortale, preludio di nuova morte. Non vi otterrà in sorte un dàimon, ma sarete voi a scegliere il dàimon. Chi viene sorteggiato per primo scelga per primo una vita, cui sarà necessariamente congiunto. La virtù è senza padrone e, a seconda che la onori o la dispregi, ciascuno ne avrà di più o di meno. La responsabilità è di chi sceglie; il dio non è responsabile”( Repubblica, X 617 e).

Terminato il discorso, l’Araldo lancia dei numeri che daranno, in modo casuale, l’ordine di scelta delle anime. Queste possono scegliere il proprio destino, che dipende in parte dal caso , poiché i primi hanno maggiore scelta, ma anche gli ultimi possono avere una vita felice. Quindi il dàimon che presiede alle sorti di ognuno, in realtà dipende dalle proprie scelte. La prima anima, scesa dal Paradiso, avendo dimenticato la sofferenza e il dolore e abbagliato dalle promesse di ricchezza e potere, sceglie un Tiranno, ma appena visto il destino che lo aspettava, si pente maledicendo le divinità, nonostante la scelta sia stata unicamente sua.

Le anime che hanno passato questi anni in Paradiso sono portate spesso a fare scelte sbagliate, al contrario di chi è stato nell’Ade, ha coscienza del dolore proprio e altrui ed è portato a valutare meglio le proprie scelte. Non mancano anime molto sagge, secondo la mitologia antica, come Agamennone che si reincarna in un’aquila per il suo astio nei confronti degli uomini o Odisseo che, scegliendo per ultimo, preferisce una vita tranquilla e ordinaria, stanco di rischiose avventure. Dopo la scelta delle vite, sempre nell’ordine stabilito dalla sorte, le anime venivano presentate a Lachesi dove venivano affiancate dal proprio dàimon, successivamente a Cloto per confermare il destino infine da Atropo per renderlo immutabile.

Successivamente le anime sono portate al fiume Lete che farà dimenticare la vita passata: gli astuti ne berranno poca per conservare il ricordo dell’esperienza passata, i meno astuti berranno troppo, dimenticheranno completamente. Le anime nasceranno poi nuovamente, tranne Er che ritorna in vita per raccontare l’aldilà ai suoi compagni, sottolineando come, ricordando l’esperienza passata, si possa fare una scelta – e dunque, una vita –  saggia e giusta, in entrambi i mondi.

Spunti di riflessione

Il Mito di Er tratta diversi temi, essendo a chiusura di un’opera di 10 libri. Importante è sicuramente l’idea di immortalità dell’anima: essa non muore mai ma grazie alla metempsicosi si reincarna ogni 1000 anni. Tuttavia, è interessante la stretta correlazione tra casualità e libero arbitrio: nonostante l’esistenza delle divinità, non sono queste a scegliere il destino della nostra anima. Le parole di Lachesi riportate dall’Araldo, infatti, sanciscono come la divinità sia del tutto estranea alle sorti umane, se non nella casualità dell’ordine di scelta. Sono le nostre anime, però, a dover compiere una giusta scelta, ponderando con ingegno e non facendosi sedurre dai vizi. Fondamentale in questo processo, oltre l’ingegno e la saggezza, è la memoria: le anime giuste finiscono per dimenticare la loro vita terrena e compiere una scelta poco ponderata, mentre le anime che berranno troppa acqua del Lete, dimenticheranno la loro esperienza e non potranno compiere in vita scelte sagge.

Una delle possibili letture del mito di Er, dunque, è quella che l’uomo e la sua anima possono ambire ad una vita mortale e ultraterrena di eterna pace, ma tutto è legato alle proprie scelte e al ricordo delle precedenti esperienze.

Photo Credit: Freepik

A proposito di Chiara Leone

Zoomer classe '98, studentessa della scuola della vita, ma anche del corso magistrale in Lingue e Letterature Europee e Americane all'Orientale. Amante dell'America intera, interprete e traduttrice per vocazione. La curiosità come pane quotidiano insieme a serie tv, cibo, teatro, libri, musica, viaggi e sogni ad occhi aperti. Sempre pronta ad esprimermi e condividere, soprattutto se in lingue diverse.

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