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Morana: chi è la dea slava della morte e dell’inverno

Morana dea

Morana (Морана), come dea dell’inverno, non era mai stata molto amata dai popoli slavi, perché portava morte, fame, freddo e malattie. Quindi il suo arrivo era stato sempre atteso con paura, mentre la lontananza veniva celebrata ovviamente con felicità.

Come per molte divinità della mitologia slava le informazioni che abbiamo sono davvero poche, ed essendo anche state tramandate e ricostruite nei secoli sono spesso contaminate, soprattutto perché non abbiamo informazioni dirette del periodo pagano-slavo.

L’etimologia e i nomi di Morana

Morana ha diversi nomi che le vengono attribuiti a seconda, possiamo dire, dell’area geografica; questi nomi sono per esempio Mara, Marena, Marzanna e tanti altri. Questo succede perché purtroppo, per quanto riguarda gli slavi, oltre a non avere informazioni su queste divinità non ne conosciamo nemmeno bene i nomi. Non avendo reali testimonianze scritte, da popolazione a popolazione sono cambiati i modi di chiamare queste divinità; però, nonostante ciò, sappiamo che la radice di questo nome di questa divinità deriva dalla radice indoeuropea mer e significa ‘morire’.

Chi è la dea Morana nella mitologia slava?

Per la maggior parte dei territori slavi occidentali è associata alla morte, alla malattia e all’inverno, e anche a tutte le cose che l’inverno si porta dietro. Morana, inizialmente, non era una divinità della quale si aveva timore però, col passare dei secoli, le persone hanno cominciato ad avere sempre più paura della morte e, di conseguenza, si cominciò ad aver paura anche di tutte le cose associate ad essa.

Anche per quanto riguarda il suo aspetto fisico dipende dal territorio che viene preso in considerazione: a volte viene vista come una fanciulla giovane e bella, in altri posti invece come una vecchia megera.

Il rituale della bambola di paglia

A questa divinità è associato un rituale in particolare che viene svolto ancora nei giorni nostri, durante la fine dell’inverno. Nel mese di marzo si crea questa bambola di paglia che viene vestita, portata in processione per il villaggio e dopodiché annegata; subito dopo bisogna girarsi e correre via senza guardarsi indietro, chi purtroppo cade non se la sarebbe vista bene. Per quanto riguarda il significato simbolico di questo rituale ovviamente la bambola rappresenta l’inverno: annegandola, lo si esorcizzava e si permetteva quindi l’arrivo della primavera o dell’estate. Però in qualche modo, secondo alcuni studiosi, la dea Morana viene associata alla fertilità dei campi, e questa associazione non è nemmeno così moderna: un prete polacco del quindicesimo secolo, infatti, associò questa divinità alla dea Cerere. Per quanto riguarda le altre figure della mitologia slava, Morana viene associata a baba jaga poiché entrambe hanno delle associazioni simili, quella alla morte e quella alla fertilità.

Jarilo e Morana: il mito del ciclo eterno

Secondo il mito Jarilo, dio slavo della primavera e della vegetazione, è il figlio di Perun, Dio supremo del Pantheon slavo, e di Živa, dea della fertilità e della terra. Jarilo nasce durante la notte di una festa invernale, ma viene rapito da alcuni demoni del mondo sotterraneo; cresce quindi nel regno sotterraneo senza alcuna conoscenza della sua vera famiglia divina.

Fase del Ciclo Sviluppo del mito
Inverno Jarilo nasce, ma viene rapito e portato negli inferi. Morana regna sulla terra fredda e dormiente.
Primavera Jarilo ritorna dal mondo sotterraneo, portando la primavera. Incontra sua sorella Morana e si innamorano.
Estate I due si sposano. La loro unione sacra porta abbondanza e massima fertilità alla terra.
Autunno Jarilo è infedele. Morana, furiosa per il tradimento, lo uccide. La sua morte segna l’inizio dell’autunno e il ritorno dell’inverno.

Con l’arrivo della primavera, Jarilo ritorna nel mondo degli déi portando con sé la fertilità e, alla fine dell’inverno, la sua presenza fa rifiorire la terra e le stagioni cambiano. Jarilo, intanto, si innamora di sua sorella Morana, dea che rappresenta l’inverno e la morte; nonostante la loro natura opposta si sposano, simboleggiando l’unione tra la fine e l’inizio del ciclo della vita e delle stagioni. Tuttavia la loro unione è destinata a finire in tragedia: Jarilo è infedele e, quando Morana scopre il suo tradimento, lo uccide in un raptus di rabbia, segnando così l’inizio dell’autunno e dell’inverno. La sua morte e rinascita annuale rappresentano il ciclo eterno delle stagioni e il rinnovamento della vita.

Altre informazioni e curiosità sulla dea Morana

Morana è una dea malvagia?

No, Morana non è considerata malvagia nel senso stretto del termine. Come molte divinità pagane, rappresenta una forza naturale necessaria. Simboleggia l’inverno e la morte, che sono fasi indispensabili nel ciclo della natura per permettere la successiva rinascita e la fertilità portate dalla primavera. La sua figura è temuta, ma anche rispettata come parte dell’ordine cosmico.

Cosa simboleggia il rito di annegare la bambola?

Il rito dell’annegamento (o talvolta del rogo) della bambola di paglia, chiamata Marzanna in Polonia e in altre regioni, è un atto simbolico per “uccidere l’inverno”. Rappresenta la fine del regno di Morana, del freddo e della fame, e serve a scacciare le forze della morte per favorire l’arrivo della primavera, della vita e della fertilità, personificate dal dio Jarilo.

Qual è il legame tra Morana e Baba Jaga?

Entrambe le figure sono legate al dualismo di morte e vita. Baba Jaga, come Morana, è spesso vista come una figura spaventosa associata alla morte e all’inverno (la sua isba si trova nella foresta più profonda). Tuttavia, può anche agire come donatrice di saggezza o aiuto, mostrando un legame con i cicli di trasformazione e rinascita, simile al ruolo di Morana nel garantire la fertilità dopo la morte invernale. Entrambe sono oggi parte della cultura russa.

Fonte immagine dell’articolo Chi è la dea Morana, la divinità della morte e dell’inverno: Wikimedia Commons

Articolo aggiornato il: 02/09/2025

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A proposito di Azzurra Maria di Matteo

Sono una studentessa dell'università l'Orientale di Napoli e studio spagnolo e ceco.

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