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Pittori italiani del Novecento: la pittura come espressione

Pittori italiani del Novecento: la pittura come espressione

L’arte, e soprattutto la pittura, hanno da sempre affascinato tantissime persone, di generazione in generazione, attraverso colori, forme, movimenti, dinamismo, “pennellate” di colore e d’identità.
Con il trascorrere del tempo, la pittura si è colorata di nuovi aspetti e tendenze, e infatti non ha mai smesso di sorprendere. In particolare modo in Italia, a partire dal Novecento, sono diversi i pittori che attraverso le proprie opere, catturano e ammaliano l’attenzione di chi osserva estasiato.
I pittori italiani di questo periodo sono numerosi e sperimentano un proprio linguaggio del tutto personale.

Pittori italiani del Novecento: tendenze ed espressioni pittoriche

Una delle icone della pittura del Novecento è Amedeo Modigliani; uomo dall’indomabile bellezza, dotato di un animo inquieto, e di una bravura che lo ha reso immortale. Soprannominato “Modì” o “Dedo” è uno dei più importanti artisti italiani del Novecento. Pittore e scultore, Modigliani incarna l’artista romantico per eccellenza, impulsivo e dal temperamento forte.
La pittura di Modigliani non si riduce al semplice espressionismo, va ben oltre, calandosi in un’ottica ricca di sinuosità. L’artista dipinge se stesso, la propria quasi irrefrenabile inquietudine, con forme che si rivelano cristalline agli occhi di chi guarda.
Ogni personaggio sopraffà l’immagine, e ogni immagine è una sintesi che spesso si rivela spietata, brutale.
Modigliani era solito ritrarre donne, nelle quali, attraverso i volti spesso non riconoscibili, allungati, modificati, non perfetti, si riscontrava una forte disarmonia, che però, era al tempo stesso ricca di pathos.

Per quanto concerne la pittura, è bene ricordare che la bellezza di un quadro dipende, non tanto dalla firma, quanto piuttosto dalle emozioni che da esso scaturiscono, anche a distanza di tempo.
Un altro grande pittore italiano, non studiato sui manuali scolastici, ma degno di menzione, è Roberto Bompiani. L’artista muove i suoi primi passi durante gli studi presso l’Accademia di San Luca, presentando una serie di saggi allegorici, quali La Filosofia, La Giustizia e altri ancora.
Durante gli anni ottiene diversi incarichi: inizialmente lavorò per la villa del principe Borghese ad Anzio, realizzando opere per la corona spagnola.

Pittori del Novecento: il distacco dalla cultura Neoclassica

Al di là del modo con il quale un pittore dipinge una propria opera, gli artisti del Novecento sono spinti dalla necessità di staccarsi dai canoni della cultura neoclassica; tutto ciò avviene per adattarsi ad un programma che sia composto di più sfumature e funzioni e quindi raggiungere un pubblico più vasto.
Carlo Carrà è il primo pittore ad abbracciare questo nuovo linguaggio pittorico, con composizioni controllate e sempre sinuose.
Il pittore riproduce prevalentemente ambientazioni naturali, paesaggi, ma anche tematiche che si rifanno ai primordi dell’umanità.
Lui stesso affermò: «Era necessario uscire dalla formula futurista. E allora, la pittura metafisica mi è servita per ritornare a rivedere i problemi spaziali degli antichi».
Carrà, celebre pittore italiano, apprezzato ancora oggi, realizza la sintesi perfetta tra realismo lirico e natura, con soggetti che spesso si naturalizzano.

La pittura è anche creatività, e quando essa si allontana dalle forme proprie della natura, o non evoca forme umane, può essere definita Simbolista. A tal proposito, un altro pittore, degno di nota, è Giorgio De Chirico; si tratta di uno dei maggiori pittori italiani, principale esponente della pittura metafisica.
I suoi primi quadri hanno come protagonisti esseri fantastici della mitologia, come i centauri che lottano tra loro o che muoiono soli. Ovviamente, si comprende sin da subito che la mitologia in De Chirico, non ha una funzione volta a tranquillizzare, bensì rappresenta una visione tragica dell’esistenza.
È una pittura enigmatica, fortemente evocativa, che si riallaccia anche alla visione letteraria di Giacomo Leopardi, attraverso una deleteria visione della natura, vista come struggente e spesso maligna.
Un aspetto molto importante di Giorgio De Chirico è legato al concetto di Metafisica, che lo avvicina alla filosofia di Aristotele, ma soprattutto ad un altro artista, Carrà, di cui abbiamo già fatto menzione.
La descrizione di questa realtà avviene attraverso la rappresentazione di oggetti reali ma associati tra loro in modo avulso dalla logica ambientale, inaspettato, illogico, tale da generare in chi guarda un senso di sorpresa e inquietudine.

Successivamente, i problemi relativi ai conflitti delle guerre e delle rivolte, ma anche i turbamenti spirituali che spesso annientavano e destabilizzavano gli artisti, in questo caso pittori, influenzarono negativamente la produzione artistica.

Si realizza una rottura tra individuale e universale, che porta ad avvicinarsi a un carattere prettamente astratto o definibile simbolico. In quel periodo, i pittori erano soliti utilizzare, materiali grossolani, come nel caso di Alberto Burri, pittore amante dei cosiddetti strumenti poveri. Oppure si cercava di dare alle proprie opere un tratto caratterizzante, come nel caso di Lucio Fontana, il quale era noto per i tagli che effettuava sulle tele.

Giorgio Morandi, Gino Bonichi detto Scipione, Felice Casorati, Filippo de Pisis, Mario Sironi, sono solo alcuni dei pittori che hanno caratterizzato il Novecento italiano.

Naturalmente i pittori italiani del Novecento sono numerosissimi, ma menzionarli tutti sarebbe impossibile. Ciò che sicuramente li accomuna, è il linguaggio pittorico, l’essere, l’opera d’arte, che rappresenta il risultato dell’agire della volontà di un pittore o artista in genere, la cui identità è la medesima identità dell’esser insieme, esistendo grazie alla commistione tra forme e strumenti.

Immagine in evidenza: https://pixabay.com/it/photos/pittore-barattoli-di-vernice-1246619/

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