Politica estera della Cina: da potenza emergente ad attore globale

politica estera della cina

Negli ultimi trentacinque anni, in particolare dalla fine della Guerra Fredda, la politica estera della Cina ha subito profondi mutamenti, che hanno condotto il Paese da potenza emergente ad attore globale, capace di esercitare una grande influenza, non solo sui Paesi circostanti, ma su tutto il sistema internazionale

Leader Cinese (Periodo) Approccio e Obiettivi della Politica Estera
Jiang Zemin (Anni ’90) Approccio cooperativo e multilaterale, volto a ricostruire l’immagine del Paese e mostrare una “potenza responsabile”.
Hu Jintao (Anni 2000) “Ascesa pacifica”, diplomazia di basso profilo per evitare di essere percepita come minaccia durante il grande boom economico.
Xi Jinping (Dal 2013) “Sogno cinese”, assertività globale, difesa degli interessi nazionali, competizione con gli USA e lancio della Belt and Road Initiative.

La politica estera della Cina dopo la Guerra Fredda

Il primo protagonista della politica estera della Cina subito dopo la fine del mondo bipolare è stato Jiang Zemin. Egli fu Segretario del Partito Comunista Cinese dal 1989 al 2002 e Presidente della Repubblica Popolare Cinese dal 1993 al 2003. Dopo i massacri di Piazza Tienanmen del 1989, la Cina aveva bisogno di un’immagine nuova e, per questo motivo, la politica estera della Cina adottò un approccio cooperativo e multilaterale, aperto alla collaborazione e alla fiducia. La Cina voleva mostrarsi come potenza responsabile, volenterosa di partecipare al nuovo sistema globale, fortemente a guida statunitense. Per fare ciò, iniziò ad adottare politiche di buon vicinato con i Paesi asiatici, iniziando ad entrare anche in organizzazioni regionali in ambito economico.

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Jiang Zemin nel 2002 (Wikimedia Commons / Kremlin.ru / Roman Kubanskiy)

Gli anni 2000

Hu Jintao, Presidente della Repubblica Popolare Cinese dal 2003 al 2013, portò la politica estera cinese a svilupparsi intorno al concetto di ascesa pacifica: l’obiettivo era quello di non far percepire il Paese e il suo sviluppo (soprattutto economico) come una minaccia dalla comunità internazionale, bensì come un Paese volenteroso di cooperare. In questi anni, si può osservare un vero e proprio boom economico per la Cina, che arriva ad essere la seconda economia mondiale, dopo gli Stati Uniti. La politica estera della Cina continuò ad essere di basso profilo, proprio per evitare timori e, per rafforzare questa idea, iniziano anche relazioni economiche e commerciali con gli Stati Uniti.

Hu Jintao ad una riunione dei BRICS, 2012 (Wikimedia Commons / Blog do Planalto)

La politica estera della Cina con Xi Jinping

Il Vice Presidente della Repubblica Popolare Cinese Xi Jinping diventa Presidente nel 2013: con lui, la politica estera cinese cambia radicalmente, smettendo di essere di basso profilo e concentrandosi sull’idea di sogno cinese. L’obiettivo di Xi Jinping è quello di rendere più centrale il ruolo della Cina nello scenario globale, difendendo i propri interessi, come dimostra la Belt and Road Initiative (o Nuova Via della Seta), progetto finalizzato a rafforzare i collegamenti economici e infrastrutturali tra Asia, Europa e Africa. La leadership di Xi Jinping ha visto anche la crescita della competizione con gli USA, soprattutto per l’influenza nell’area dell’Asia-Pacifico.

Xi Jinping ad Astana, 2024 (Wikimedia Commons)

Conclusioni

La politica estera della Cina si è trasformata radicalmente, passando dalla prudenza strategica all’assertività globale. La realtà geopolitica dei nostri giorni mostra come il mondo sia lontano dall’unipolarismo a guida americana tipico dei primi anni post Guerra Fredda. Infatti, insieme alla Cina, sono diversi gli attori che puntano ad un sistema internazionale più multipolare, soprattutto tra i BRICS. Tuttavia, per la Cina rimangono dei punti critici di politica estera, come la questione di Taiwan, che prosegue da oltre settant’anni.

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