Protezione internazionale dell’ambiente: cosa prevede il diritto internazionale

tutela internazionale dell'ambiente

Dal punto di vista del diritto internazionale, esistono oggi un gran numero di trattati sulla protezione internazionale dell’ambiente, mentre è difficile rintracciare norme di diritto internazionale generale che vadano oltre un obbligo di prevenzione in caso di inquinamento transfrontaliero e un obbligo di cooperazione. Fra i principali trattati contro i fenomeni di deterioramento ambientale globale spiccano la Convenzione di Vienna sulla protezione dell’Ozono del 1985 e la Convenzione di New York sui Cambiamenti Climatici del 1992, ma anche l’Accordo di Parigi del 2015 sui Cambiamenti Climatici.

Trattati e sentenze chiave per la tutela dell’ambiente

Trattato / Sentenza Significato e ambito di applicazione
Sentenza Fonderia di Trail (1941) Nessuno Stato ha il diritto di inquinare provocando danni al territorio di uno Stato vicino (inquinamento transfrontaliero).
Dichiarazione di Rio (1992) Introduce i principi di sviluppo sostenibile, precauzione, “chi inquina paga” e responsabilità comuni ma differenziate.
Convenzione di Montego Bay (1982) Stabilisce l’obbligo degli Stati di proteggere e preservare l’ambiente marino e la flora/fauna marina.
Accordo di Parigi (2015) Trattato globale focalizzato sulla mitigazione e il contrasto ai cambiamenti climatici.

Protezione internazionale dell’ambiente e inquinamento terrestre transfrontaliero

In passato, gli Stati non ritenevano che esistessero norme internazionali disciplinanti l’uso del loro territorio e, più precisamente, norme che vietassero agli Stati di inquinare. Si riteneva che l’uso del territorio rientrasse esclusivamente nel dominio riservato e nella competenza interna. Forse, l’unica eccezione, dal punto di vista del diritto internazionale generale, era data da un divieto di produrre inquinamento sul territorio di uno Stato vicino, ovvero il cosiddetto inquinamento transfrontaliero.

In una celebre sentenza arbitrale per una controversia tra il Canada e gli Stati Uniti (il caso della Fonderia di Trail), sorta in seguito alla protesta statunitense relativa ai gravi danni prodotti oltre frontiera dalle emissioni di fumo nocivo provenienti dalla fonderia situata in territorio canadese sul confine tra i due Stati, il tribunale arbitrale affermò che, secondo i principi del diritto internazionale, nessuno Stato ha il diritto di usare o permettere che si usi il proprio territorio in modo tale da provocare danni al territorio di un altro Stato.

Sia il divieto di usi nocivi del territorio a danno di altri Stati, affermato nella sentenza sulla Fonderia di Trail, sia l’obbligo di cooperazione in buona fede, sono stati progressivamente ribaditi in importanti strumenti internazionali, molti dei quali, però, risultano ancora privi di efficacia giuridica vincolante. Tra gli strumenti di carattere vincolante si può ricordare la Convenzione di Rio De Janeiro del 1992 sulla Diversità Biologica, anche se una parte consistente della dottrina ritiene che questi siano ormai due principi di diritto internazionale generale.

Inquinamento atmosferico industriale nei pressi di Mumbai (Wikimedia Commons / Sumaira Abdulali)

Principi progressivi della protezione internazionale dell’ambiente

Ci sono alcuni principi, enunciati negli accordi multilaterali ambientali e in altri strumenti di soft law, che una parte della dottrina non ritiene siano vere e proprie norme giuridicamente vincolanti, ma per l’appunto “principi guida”. Questi sono:

  • Sviluppo sostenibile: secondo il principio dello sviluppo sostenibile, l’ambiente deve essere salvaguardato a beneficio non solo delle generazioni presenti, ma anche di quelle future. Del principio si è iniziato a parlare compiutamente negli anni ‘70, ma è stato poi inserito ufficialmente nella Dichiarazione di Rio del 1992 sull’Ambiente e lo Sviluppo.
  • Responsabilità comuni ma differenziate: questo principio consente agli Stati in via di sviluppo di avere un regime ambientale diverso rispetto a quello più stringente valevole per gli Stati sviluppati. Nella Dichiarazione di Rio viene affermato che viene data una priorità speciale alla particolare situazione e ai bisogni dei Paesi in via di sviluppo ed è tenuto in considerazione il diverso apporto storico al degrado ambientale globale causato dagli Stati sviluppati.
  • Precauzione: secondo il principio precauzionale, gli Stati dovrebbero prendere tutte le misure in loro potere per evitare che possibili fenomeni di inquinamento si verifichino in futuro. In caso di danni gravi e irreversibili, l’assenza di assoluta certezza scientifica non deve mai costituire un motivo per rimandare l’adozione di misure adeguate ed effettive. In effetti, attendere la certezza scientifica prima di agire può semplicemente significare agire troppo tardi.
  • L’inquinatore paga: il principio sancisce eticamente che i costi economici e sociali dell’inquinamento dovrebbero essere sopportati unicamente dall’inquinatore, anziché scaricati dalla collettività sotto forma di esternalizzazione. Tuttavia, spesso è difficile individuare chi sia il reale inquinatore, come nei complessi casi di inquinamento marino da fuoriuscita di petrolio (dove la colpa può rimbalzare tra proprietario della nave, pilota o fornitore).
  • Valutazione di impatto ambientale: in tempi recenti si è affermata la tendenza a considerare la valutazione di impatto ambientale come imposta dal diritto internazionale generale quando si abbiano fondati motivi per ritenere che un’attività possa produrre danni significativi, in particolare alle risorse naturali comuni. La Corte Internazionale di Giustizia ha precisato che la valutazione deve prendere in considerazione anche il rischio potenziale di danno futuro.
Inquinamento marino (Wikimedia Commons / Christian Yakubu)

La regolamentazione dell’inquinamento marino

L’inquinamento del mare può essere provocato dalla navigazione, dallo scarico abusivo di rifiuti delle navi, dall’attività aggressiva di sfruttamento economico sui fondali, da inquinamenti terrestri che si estendono sul mare e così via. Esiste, di conseguenza, l’assoluta e vitale esigenza di proteggere l’intero ecosistema, inclusa la flora e la fauna marine. La complessa materia è oggi regolata da un ampio numero di trattati, sia bilaterali che multilaterali, regionali e universali. La fondamentale Convenzione di Montego Bay del 1982 sul Diritto del Mare stabilisce due principi inalienabili:

  • Gli Stati hanno l’obbligo di proteggere e preservare l’ambiente marino e di prendere attivamente tutte le misure tecniche e legislative necessarie a prevenire, ridurre e tenere sotto controllo l’inquinamento dell’ambiente marino di qualsiasi origine (anche se una parte della dottrina esclude che tali norme corrispondano al diritto internazionale generale);
  • L’ obbligo di cooperazione costante, previsto al fine di creare e implementare nuove norme internazionali a tutela delle acque.
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Immersioni nella Grande Barriera Corallina (Wikimedia Commons / Cookaa)

Il diritto all’ambiente salubre: conclusioni

Un numero crescente di trattati multilaterali per la protezione internazionale dell’ambiente prevede oggi meccanismi di cosiddetta compliance, diretti a far fronte ai casi di inadempimento per via cooperativa. Di solito, sono previste conseguenze morbide o strumenti facilitativi, come la formazione degli operatori, il trasferimento di tecnologia e l’assistenza economica ai Paesi in difficoltà, affiancate a strumenti gestiti da enti come l’ONU aventi un carattere decisamente più sanzionatorio, come la sospensione di vantaggi economici, fino alla sospensione del trattato stesso.

È storicamente e giuridicamente rilevante anche la nascita del diritto all’ambiente salubre, ricavato per estensione dai trattati esistenti sui diritti umani, ampliando così la portata concettuale del diritto alla vita. Ad esempio, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha ribadito in più occasioni che un grave inquinamento ambientale può incidere pesantemente sul benessere fisico e psicologico degli individui, fino a impedire loro di godere pacificamente delle loro abitazioni, ripercuotendosi negativamente sulla loro vita privata e familiare. Tutto ciò ci fa comprendere chiaramente come questa materia sia presa sempre più in seria considerazione dagli Stati moderni, fino ad essere divenuta a tutti gli effetti un primario obiettivo di politica estera per molti Paesi.

Fonte immagine in evidenza: Wikimedia Commons / Adina Voicu

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