Re Artù e la leggenda: origine, mito e verità storica

Re Artù

Re Artù è una figura leggendaria al confine tra storia e mito, la cui esistenza non è mai stata provata con certezza storica. La sua storia, con i cavalieri, la regina Ginevra, la Tavola Rotonda, Camelot ed Excalibur, fa parte del nostro immaginario collettivo da secoli. Ma da dove ha origine questa leggenda e quanto c’è di vero? L’iscrizione sulla sua tomba in “Le Morte d’Arthur” di Thomas Malory recita: “Qui giace Artù, il re che era e che sarà“, una frase che si è rivelata profetica per la sua immortalità letteraria.

L’evoluzione della leggenda di Re Artù: dalle origini al mito

Autore e periodo Elemento introdotto nella leggenda
Poeti gallesi (VI-VII sec.) Prima menzione di Artù come guerriero esemplare nel poema “Y Gododdin”.
Nennio (IX sec.) Descrive Artù come un condottiero (“dux bellorum”) vittorioso in dodici battaglie.
Goffredo di Monmouth (1130 ca.) Trasforma Artù in un re, introduce il mago Merlino e la spada Caliburnus.
Wace (1155) Aggiunge la Tavola Rotonda per simboleggiare l’uguaglianza tra i cavalieri.
Chrétien de Troyes (fine XII sec.) Introduce Lancillotto, il triangolo amoroso con Ginevra e la cerca del Sacro Graal.
Sir Thomas Malory (1485) Raccoglie e unifica le storie in “Le Morte d’Arthur”, la versione più influente.

Le origini storiche: un condottiero contro i sassoni

La figura di Artù affonda le sue radici nel periodo successivo all’abbandono della Britannia da parte dei Romani nel 410 d.C. Senza la protezione delle legioni, i britanni dovettero affrontare le invasioni dei Sassoni. Le prime testimonianze scritte sono scarse, ma alcuni poemi gallesi offrono indizi. Il “Y Gododdin” contiene il primo riferimento noto ad Artù: elogiando un guerriero di nome Gwawrddur, il poema afferma che “non era Artù”. Ciò suggerisce che Artù fosse già un modello di valore militare insuperabile. Successivamente, lo storico Nennio, nella sua “Historia Brittonum”, descrisse Artù non come un re, ma come un “dux bellorum” (capo di guerre) che guidò i britanni alla vittoria in dodici battaglie, inclusa la decisiva Battaglia del Monte Badon.

La costruzione del mito letterario

La trasformazione di Artù da oscuro condottiero a re leggendario avvenne nel 1130 con l’opera “Storia dei re di Britannia” di Goffredo di Monmouth. Mescolando frammenti di miti celtici e latini, Goffredo creò una biografia completa di Artù, trasformandolo in un re con un regno e un castello. Introdusse figure chiave come il mago Merlino, basato sul bardo Myrddin, e la spada magica Caliburnus (dal gallese Caledfwlch). Legò inoltre la sua nascita al Castello di Tintagel in Cornovaglia, un luogo ancora oggi associato al mito e gestito dall’English Heritage. La sua opera divenne un bestseller medievale e fu tradotta in francese dal poeta Wace, che aggiunse la Tavola Rotonda. Successivamente, Chrétien de Troyes introdusse il romanzo cortese, concentrandosi sulle avventure dei singoli cavalieri come Lancillotto, il suo amore per Ginevra e la mistica ricerca del Sacro Graal.

Excalibur: la spada nella roccia o il dono della dama del lago?

Una delle maggiori confusioni nella leggenda arturiana riguarda la sua spada. Spesso si pensa che Excalibur sia la spada che Artù estrasse dalla roccia per dimostrare di essere il legittimo re. Tuttavia, in molte versioni della leggenda, specialmente quelle successive, si tratta di due spade diverse. La spada nella roccia è quella che prova il suo lignaggio regale, ma che si spezza in battaglia. Excalibur è una seconda spada, magica e indistruttibile, che Artù riceve dalla Dama del Lago. È quest’ultima la spada più famosa, il cui nome nel tempo si è evoluto da “Caliburnus” a “Excalibur”.

Sir Thomas Malory e la sintesi finale del mito

Nel XV secolo, Sir Thomas Malory raccolse e rielaborò le innumerevoli storie francesi e inglesi in un’unica, monumentale opera in prosa: “Le Morte d’Arthur“. Pubblicata nel 1485, questa è la versione che ha definito la leggenda per i secoli a venire e che costituisce la base per quasi tutti gli adattamenti moderni. Il manoscritto di Malory è una delle più grandi opere della letteratura inglese ed è conservato presso la British Library. Racconta l’intera vita di Artù, dalla sua nascita come figlio del re Uther Pendragon, all’ascesa al trono, alle guerre, fino al tradimento e alla sua morte. Che Artù sia esistito o meno, la sua storia ha raggiunto l’immortalità, trasformandosi per riflettere le speranze e le ansie di ogni epoca.

Articolo aggiornato il: 12/10/2025

Altri articoli da non perdere
Il mito di Tifeo, storia dell’isola d’Ischia
Tifeo

L’isola d’Ischia è sempre stata avvolta nel mistero. Molte sono le leggende e i miti che derivano da essa, ma Scopri di più

Indian English: storia, caratteristiche e diffusione
Indian English: storia e caratteristiche

L'Indian English è una delle varietà di inglese più diffuse al mondo, parlata da milioni di persone in India e Scopri di più

Chi era Ernesto Che Guevara: storia di un rivoluzionario
Ernesto Che Guevara

Ernesto "Che" Guevara de la Serna è stato uno dei personaggi più complessi e influenti del XX secolo. La sua Scopri di più

Il popolo degli Achei: origini e caratteristiche di una civiltà decaduta
Chi sono gli achei, caratteristiche del popolo

Gli Achei furono il primo popolo di lingua ellenica a stabilirsi in Grecia, nel corso del II millennio a.C. (piena Scopri di più

Stupa e pagoda: i simboli dell’architettura buddhista
Stupa e pagoda: i simboli dell'architettura buddhista

Il monumento simbolo dell’architettura buddhista è lo stupa. Nato in India, in Cina e successivamente in Giappone si evolverà in Scopri di più

Il Grande attore, il suo ruolo nel teatro italiano dell’800
Il Grande attore nel teatro italiano dell'800

Verso la fine dell’800, mentre in Europa si affermavano le avanguardie e il teatro di regia, il panorama teatrale italiano Scopri di più

Condividi l'articolo!

A proposito di Valeria

Valeria Vacchiarino (1999), studia Lingue e Culture dell'Europa e delle Americhe a L'Orientale di Napoli, città che ormai considera la sua seconda casa. Amante dei libri, del cinema e del teatro, ha una grande passione per la musica jazz.

Vedi tutti gli articoli di Valeria

Commenta