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Eroica Fenice

Real Albergo dei Poveri: accoglienza e riscatto sociale nel secolo dei lumi

Real Albergo dei Poveri: accoglienza e riscatto sociale nel secolo dei lumi

Il Real Albergo dei Poveri, la più grande costruzione settecentesca concepita per l’accoglienza

Il Real Albergo dei Poveri è uno dei palazzi monumentali più imponenti ed iconici della città di Napoli. Con la sua mole domina Piazza Carlo III conservando ancora oggi ricordo e testimonianza di uno dei periodi culturalmente più vivi della storia della città di Napoli. La sua costruzione fu commissionata da re Carlo III di Borbone all’architetto fiorentino Ferdinando Fuga, chiamato a Napoli dallo stesso re nel 1949 per avviare un programma di riforma urbanistica della città. Nelle intenzioni di Carlo di Borbone c’era l’attuazione di un risanamento sociale ed edilizio che riportasse la città di Napoli, il cui tessuto urbano aveva subito una crescita caotica sconfinando oltre la cinta muraria, allo splendore delle città rinascimentali.

Nella seconda metà del ‘700 la corte napoletana di Carlo di Borbone era animata da un grande fervore culturale ed ospitava personalità di spicco della cultura partenopea tra cui Gaetano Filangieri, Antonio Genovesi ed Eleonora Pimentel Fonseca. Il movimento illuminista napoletano muoveva i suoi primi passi e il Regno di Napoli era percorso da venti di rinnovamento che mostravano i primi frutti nell’opera di ammodernamento del ministro Bernando Tanucci, fautore di una serie di decreti volti ad abolire i privilegi feudali ed ecclesiastici.

In questo contesto di grande fermento culturale e politico, la costruzione del Real Albergo dei Poveri traduceva in atto gli intenti illuminati di Carlo di Borbone. L’edificio era stato concepito per accogliere e offrire assistenza ai “poveri” del Regno. Indigenti, orfani, mendicanti ed invalidi, che numerosi popolavano le strade della città, avrebbero potuto trovare, grazie alla costruzione di questo mastodontico palazzo. Ma l’intento del sovrano non era meramente assistenziale. All’interno del Real Albergo dei poveri vennero, infatti, istituite scuole di formazione professionale che avevano l’obiettivo di offrire agli ospiti un’opportunità di riscatto sociale.

La costruzione, che nella sua configurazione finale raggiunse un’estensione di circa 100.000 metri quadrati, doveva essere caratterizzata da una pianta rettangolare con lato maggiore di circa 600 metri e lato minore di 135 m e contenere al suo interno 5 cortili e una Chiesa con pianta radiale a sei bracci. La realizzazione dell’edificio, nonostante le ambizioni del sovrano, procedette a rilento sia per la difficoltà di reperire le ingenti somme di denaro necessarie, che per l’avvicendarsi di architetti che seguirono la direzione del progetto alla morte di Ferdinando Fuga (1782). Il passaggio del regno a Ferdinando IV e i tumultuosi eventi della Rivoluzione Napoletana (1799) compromisero l’iniziale spirito del progetto e portarono al definitivo arresto dei lavori nel 1829, nonostante non fosse stato interamente completato l’originale progetto di Fuga.

L’edificio che ancora oggi possiamo ammirare si compone di 4 livelli e circa 430 stanze che garantivano una capienza di circa 8000 ospiti suddivisi per sesso ed età in quattro sezioni. L’iniziale intento caritatevole e formativo di Carlo di Borbone venne messo in discussione dal suo successore e così la struttura accolse nel corso del tempo diverse funzioni non tutte animate dallo stesso spirito. L’edificio ospitò nel passare degli anni un carcere, che valse alla struttura il soprannome di Serraglio, una scuola di musica, un centro di rieducazione per minori, una scuola per sordomuti, la sede del Tribunale minorile e altre funzioni minori. La difficoltà di gestire una struttura così grande e il numero considerevole di suoi abitanti hanno segnato il destino di questa struttura che non è riuscita a mantenere fede all’ambizioso sogno del suo ideatore divenendo teatro di rivolte, condizioni di degrado e disagio sociale e vivendo periodi di abbandono.

Negli ultimi anni il Real Albergo dei Poveri è stato oggetto di numerosi progetti di recupero che miravano da un lato a risanare i danni strutturali provocati dal terremoto del 1980 e dall’altro a dare nuova vita ad una struttura che ha un enorme potenziale ricettivo. L’inserimento nel 1995 dell’edificio tra i beni patrimonio dell’Unesco ha costituito un incentivo nella direzione del recupero ma ciò nonostante non si è ancora riusciti a ridare dignità ad un monumento concepito per i cittadini e per la città. L’epigrafe Regium Totius Regni Pauperum Hospitium, che campeggia sui tre archi di accesso in cima allo scalone a doppia rampa, e la maestosità di questa struttura restano a testimonianza del sogno visionario di ridare dignità agli ultimi e con essi all’intera città.

Fonte Immagine: https://www.google.it/search?biw=1366&bih=657&tbs=sur%3Afc&tbm=isch&sa=1&ei=PGr_XK3IE9Oc1fAP-7q00AY&q=real+albergo+dei+poveri+napoli&oq=real+albergo+dei+poveri+napoli&gs_l=img.3..0j0i24l2.29758.30560..30775…0.0..0.96.485.7……0….1..gws-wiz-img…….0i30.JjrJPL6GgcQ#imgrc=4dhIOecdz2GAnM:

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