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Sikhismo: cos’è, principi e simboli della quinta religione al mondo

sikhismo

Le religioni sono, nella maggior parte dei casi, non solo costrutti sociali formati da un insieme di credenze, ma spesso veri e propri simboli di intere nazioni e popoli. Una grande fetta di esse rientra nella categoria delle religioni monoteiste, e questo è il caso del Sikhismo, la quinta religione organizzata più diffusa al mondo.

I pilastri e i simboli principali del Sikhismo

I tre pilastri e i cinque simboli (5 K) del Sikhismo
Principio / Simbolo Significato
Naam Japo (Pilastro) Meditare sul nome di Dio
Kirat Karo (Pilastro) Guadagnarsi da vivere onestamente
Vand Chakko (Pilastro) Condividere con gli altri e servire la comunità
Kesh e Dastar (5 K) Capelli non tagliati e turbante, simbolo di spiritualità
Kangha (5 K) Pettine di legno, simbolo di pulizia e ordine
Kara (5 K) Bracciale d’acciaio, simbolo di legame con Dio e retta condotta
Kachera (5 K) Biancheria di cotone, simbolo di autocontrollo
Kirpan (5 K) Pugnale cerimoniale, simbolo di difesa della giustizia

Cos’è il sikhismo e quali sono le sue origini

Il Sikhismo è una religione monoteista nata nella regione del Punjab, nel nord dell’India, nel corso del XV secolo. Il suo fondatore è Guru Nanak, il primo dei dieci guru umani. Con oltre 25 milioni di fedeli, si posiziona dopo Cristianesimo, Islam, Induismo e Buddhismo per numero di credenti. L’etimologia del termine risale alla parola sikh, che in sanscrito significa “discepolo”. I Sikh credono in un unico Dio, onnipresente e senza forma, chiamato Waheguru.

I tre pilastri fondamentali

La vita di un Sikh si basa su tre principi essenziali, insegnati da Guru Nanak, che guidano le azioni quotidiane. Essi sono:

  • Naam Japo (Pregare): ricordare e meditare sul nome di Dio in ogni momento della giornata.
  • Kirat Karo (Lavorare): guadagnarsi da vivere onestamente, senza ricorrere a imbrogli o furti, e considerare il proprio lavoro come un servizio a Dio.
  • Vand Chakko (Condividere): condividere i propri guadagni, il cibo e le risorse con gli altri, specialmente con i meno fortunati, attraverso atti di carità e servizio (seva).

Una particolarità del Sikhismo, come documentato da fonti accademiche come l’Enciclopedia Britannica, è il netto rifiuto del sistema delle caste, considerato discriminatorio. Inoltre, non esiste un clero e per i seguaci è venerabile solo la parola divina contenuta nel libro sacro, rifiutando idoli, rituali complessi e superstizioni. La salvezza si raggiunge conducendo una vita retta e responsabile.

I guru e il libro sacro

La guida spirituale nel Sikhismo è stata trasmessa attraverso una successione di dieci guru umani. Dopo il decimo guru, Guru Gobind Singh, l’autorità spirituale è stata trasferita al libro sacro, lo Sri Guru Granth Sahib ji. Questo testo non è solo una scrittura, ma è considerato l’undicesimo e ultimo Guru, una guida vivente per la comunità. Durante alcuni rituali solenni, viene praticata la lettura completa e ininterrotta del libro.

I simboli del sikhismo: le 5 k e il turbante

I Sikh battezzati, membri della comunità del Khalsa, indossano cinque articoli di fede noti come le “5 K” (Kakars). Questi non sono semplici ornamenti, ma simboli esterni di un impegno interiore.

  • Kesh: i capelli e la barba non tagliati, che simboleggiano l’accettazione della volontà di Dio. I capelli lunghi sono protetti dal Dastar (il turbante), che rappresenta la sovranità, la spiritualità e l’identità Sikh.
  • Kangha: un pettine di legno per mantenere puliti i capelli, simbolo di ordine e disciplina.
  • Kara: un bracciale d’acciaio indossato al polso, che simboleggia il legame eterno con Dio e la comunità, ricordando di compiere azioni giuste.
  • Kachera: biancheria intima di cotone, simbolo di autocontrollo e castità.
  • Kirpan: un piccolo pugnale cerimoniale, che rappresenta il dovere del Sikh di difendere i deboli e la giustizia. Non è un’arma di offesa.

La comunità sikh in Italia

Il Sikhismo è presente anche in Italia, con una comunità stimata in circa 220.000 persone, secondo il “Dossier Statistico Immigrazione”. Questo rende la comunità italiana la seconda più grande d’Europa dopo quella del Regno Unito. La maggior parte è composta da immigrati indiani e loro discendenti, fortemente integrati nel tessuto sociale ed economico, soprattutto nel settore agricolo e zootecnico della Pianura Padana. La presenza Sikh in Italia ha radici storiche, risalenti ai soldati anglo-indiani che combatterono nel paese durante la Seconda guerra mondiale.

Il luogo di culto: il gurdwara e il langar

Il luogo di culto del Sikhismo è il Gurdwara (“porta del Guru”). Si tratta di un luogo di preghiera e di ritrovo per la comunità, aperto a tutti, indipendentemente dalla fede. Ogni Gurdwara è caratterizzato da una sala principale per la preghiera e da una cucina comunitaria, detta langar. Il langar è un elemento fondamentale, in quanto serve a promuovere l’uguaglianza sociale. In essa, persone di ogni ceto sociale e provenienza si siedono insieme per condividere lo stesso pasto vegetariano, offerto gratuitamente. I Gurdwara sono diffusi anche qui in Italia; il più grande e antico d’Europa continentale è quello di Novellara, in provincia di Reggio Emilia.

Fonte immagine: Wikipedia

Articolo aggiornato il: 22/12/2025

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A proposito di Di Puorto Paolo

Appassionato di film (di quelli soporiferi, sia chiaro, non di quelli interessanti) ma anche studente di lingua tedesca e russa all'università di Napoli "L'Orientale".

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