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Tradizioni italiane: dalle più particolari alle più famose

Tradizioni italiane: dalle più particolari alle più famose

Tradizioni italiane: disamina dalle più particolari alle più famose

Il nostro Paese è un crogiolo di cultura, storia, arte, bellezze, che resta vivo, di generazione in generazione, attraverso la trasmissione delle nostre tradizioni, molto più che semplici usi e costumi di una determinata popolazione ma fiamme che tengono in vita l’essenza stessa della nostra appartenenza ad un luogo, ad un popolo, autorità superiori, eredità sussurrata dalle voci lontane del nostro passato che si riflettono in quello che siamo oggi.

Etimologicamente, il termine tradizione deriva dal verbo latino tràdere = consegnare, tramandare ed indica la trasmissione nel tempo di una memoria condivisa da un gruppo umano, che coinvolge eventi sociali o storici, usanze, ritualità, miti e credenze religiose.

Tante sono le tradizioni locali che abbracciano lo stivale. Alcune sono molto conosciute, altre più di nicchia, alcune goliardiche, altre ancora gravi. Abbiamo cercato di fare una disamina di quelle più particolari, senza dimenticare di citare le tradizioni italiane più caratteristiche.

La top 5 delle tradizioni più particolari d’Italia

  1. Lo scoppio del carro di Firenze

Ogni anno la Pasqua fiorentina viene celebrata facendo rivivere una cerimonia che risale addirittura ai lontani tempi della prima crociata. Il “Brindellone”, una torre pirotecnica posizionata su un carro, che riprende un elaborato carro costruito nel 1622, viene condotto da due coppie di buoi ornati con ghirlande per tutto il centro storico,  fino a raggiungere la zona tra il Battistero di San Giovanni e la Cattedrale di Santa Maria del Fiore. Al suo seguito percussionisti, sbandieratori e personaggi vestiti con costumi d’epoca, con funzionari della città e rappresentanti del clero. Durante la funzione religiosa, al canto del Gloria, l’arcivescovo accende dall’altare del duomo un razzo a forma di colomba, la “Colombina”, che, tramite un meccanismo a fune, percorre tutta la navata centrale della chiesa e raggiunge il carro situato all’esterno, in modo da farlo scoppiare. Se i fuochi d’artificio del carro si accenderanno senza intoppi, garantiranno, come vuole la tradizione, un anno fortunato.

  1. Il padellone di Camogli

Da un’idea dell’avvocato Filippo Degregori, la sagra del pesce di Camogli (Ge), assolutamente da non perdere, si festeggia la seconda domenica di maggio e la prima edizione si tenne nel 1952. I festeggiamenti hanno luogo in Piazza Colombo, la piazza del porticciolo, dove viene allestita una gigantesca padella in acciaio inossidabile dal peso di 28 tonnellate, con un diametro di 4 metri e una maniglia di 6 metri, per celebrare la protagonista indiscussa della sagra: la frittura di pesce. Per tutto il giorno, vengono preparate e distribuite gratuitamente a tutti i partecipanti circa 30.000 porzioni di frittura, per un totale di circa tre tonnellate di pesce fresco e 3.000 litri di olio consumati. Il “padellone”, grazie a questa festa sicuramente senza eguali sul territorio, è divenuto simbolo della città di Camogli.

  1. La Bataille de Reines

La Bataille de Reines (battaglia delle regine) fa parte, a furor di popolo, della storia valdostana, richiamando da anni una grande partecipazione di pubblico, tra appassionati e turisti. Le regine della battaglia sono… le vacche alpine, tra cui la valdostana pezzata nera e castana e la Hérens del Vallese, che si incontrano nell’arena “Croix-Noire” di Aosta e si sfidano a colpi di corna per affermare la propria supremazia sulla mandria. Ogni domenica, a partire dalla fine di marzo, con una pausa a giugno-luglio per permettere alle mandrie di salire sugli alpeggi, le regine si affrontano nelle varie arene allestite seguendo il loro percorso. Per il titolo concorrono ogni anno circa 150 bovine, suddivise in tre categorie di peso, e le finaliste si qualificano per la finale regionale durante la quale verrà eletta la regina della Valle.

  1. La festa dei serpari

La festa dei serpari si svolge da otto anni a Cocullo (Aq) il 1º maggio in onore di S. Domenico abate. Le origini della celebrazione, tuttavia, sono riconducibili alla venerazione della dea Angizia, divinità pagana associata al culto dei serpenti, adorata dai Marsi, dai Peligni e da altri popoli osco-umbri. La festa ha inizio all’interno della chiesa di San Domenico, quando, dopo la funzione, la folla dei fedeli incomincia a tirare con i denti la campanella della cappella di San Domenico, riproducendo un rito che dovrebbe servire a proteggere i denti dalle malattie. A mezzogiorno inizia la processione della statua del Santo, che viene adornato e completamente ricoperto dai serpenti catturati nei giorni precedenti. Le specie che vengono raccolte sono il cervone, il saettone, la biscia dal collare ed il biacco. Si procede lungo tutto il centro storico. Ai fianchi della statua del Santo, due ragazze vestite con abiti tradizionali portano sulla testa un cesto contenenti cinque pani sacri chiamati “ciambellani”,  che vengono donati per antico diritto ai portatori della Sacra Immagine e del gonfalone. Al termine della festa, i rettili, che cominciano ad essere raccolti quando inizia a sciogliersi la neve da esperti del settore, i serpari, vengono riportati al loro habitat naturale dagli stessi. Questi ultimi rispettano, durante la raccolta e la liberazione, le stesse tecniche dei serpari antichi, anche se allora i rettili venivano sistemati in recipienti di terracotta, ora in cassette di legno.

  1. La festa della pupa

Cappelle sul Tavo (Pe) è sede, infine, del famoso Palio delle Pupe, che si tiene ogni 15 di agosto e prevede una sfida tra le contrade del paese, rappresentate rispettivamente da una “pupa”. Protagonista della manifestazione è il fuoco, quale elemento purificatore che, attraverso la buona riuscita dell’esibizione dei giochi pirotecnici, dà indicazioni sull’andamento dell’anno.  Non a caso questo evento si collega ad antichi riti propiziatori per la fertilità della terra. La “pupa” è un fantoccio di cartapesta con fattezze femminili dalla forma campanulare, al cui esterno è ancorata una struttura di metallo che sostiene una serie di fuochi d’artificio a bassa potenza, collegati tra loro da una miccia, in modo da garantire un’accensione in successione. L’interno, cavo, ospita un ballerino, che regge sulle spalle il peso della pupa e che, danzando al suono della fisarmonica, ne permette il “ballo”.  L’ultimo fuoco che si spegne è tradizionalmente accompagnato da un botto, che di solito è una girandola posta sulla testa della pupa. Essendo un palio, la rappresentazione ha il sapore di una competizione tra più artificieri con un premio finale e ultimamente ci sono stati “duetti” tra la pupa e il corrispondente maschile, il pupo.

Le tradizioni italiane senza tempo

Il nostro territorio è ricchissimo di tradizioni, quasi tutte riconducibili a varie macro-aree.

Innanzitutto abbiamo le consuetudini religiose, che coinvolgono spesso fede, devozione e talvolta anche teatro e spettacoli, tra cui possiamo ricordare l’esperienza, altamente immersiva per fedeli e turisti, della festa di Sant’Agata a Catania, che vede un fercolo d’argento contenente le reliquie della Santa portato in processione da devoti che indossano una specie di saio bianco e una cuffietta nera o la Festa dei Gigli di Nola (Na) che si tiene ogni anno il 22 giugno in occasione della festività patronale dedicata a San Paolino e durante la quale vengono condotti  in processione otto “gigli”, costruzioni lignee di 25 metri con base cubica di tre metri per lato, per un peso complessivo di oltre venticinque quintali, e una struttura più bassa con una “Barca” posta sulla sommità in riferimento a quella che riportò a Nola il Santo, liberato dalla prigionia ad opera dei barbari.

La celebrazione di Santa Rosalia, “U fistinu”, è invece quella tra le tradizioni italiane più cara ai palermitani per il ruolo che svolse la santa nella lotta alla peste nel 1624. Ricordiamo poi la Focara di Novoli (Le), il falò più grande d’Italia in onore di Sant’Antonio Abate, la Madonna delle Galline a Pagani (Sa) che ricorda le galline ruspanti che portarono alla luce una tavola lignea con il volto della Vergine Maria, risalente all’VIII o al IX secolo,  e il tradizionale Strazzo di Matera, tra tumulti e pazzie, il 2 luglio, per celebrare la Madonna Bruna. Sempre il 2 luglio, in onore della festa della Visitazione, e il 16 agosto, in onore della Madonna Assunta, non potevamo dimenticare, tra le tradizioni italiane più famose, le due “carriere” del famosissimo Palio di Siena ( o Palio dell’Assunta), una competizione fra le diciassette contrade senesi sul modello di una giostra equestre di origine medievale, durante la quale i fantini percorrono per tre volte a cavallo l’anello della Piazza del Campo. Da Siena a Fermignano per un altro Palio, quello della Rana stavolta! Festa istituita per celebrare l’indipendenza ottenuta dal Municipio di Urbino, si svolge la domenica dopo Pasqua con corse coi sacchi, pignatte da rompere e corse delle rane in carriola, la gara ritenuta più originale, che si susseguono per l’intera giornata.

La seconda macro-area delle tradizioni italiane vede le feste pagane e, tra questa, non potevamo non citare il Carnevale di Venezia, una delle celebrazioni più sentite e partecipate in Italia e il carnevale più famoso e antico d’Europa: alcuni documenti attestano, infatti, l’organizzazione di tale evento già nell’anno Mille. Il Carnevale, parte dell’identità culturale dei veneziani, accorda da sempre a tutti gli abitanti, di qualsiasi ceto sociale, un periodo di “concessioni e bagordi” fuori dalle regolamentazioni di ordine pubblico e le maschere permettono l’anonimato per tutti. Da Venezia ad Ivrea per l’omonimo Carnevale, famoso  per il cerimoniale folcloristico ricco di evocazioni storico-leggendarie, per la spettacolare “Battaglia delle arance“, divenuta l’icona stessa del Carnevale, e per l’usanza diffusa di indossare un berretto rosso.

Si scende al Salento per la Notte della Taranta, il più grande festival musicale italiano dedicato alla cultura tradizionale e, in particolare, alla musica popolare salentina. La più movimentata, forse, tra le tradizioni italiane attraversa varie città per concludersi ad agosto a Melpignano, nel cuore della cosiddetta Grecìa salentina, e attira circa duecentomila spettatori pronti a danzare al ritmo della tradizionale pizzica.

Terminiamo questa rassegna ricordando la Sagra del Mandorlo in fiore, ad Agrigento, che festeggia in anticipo la primavera in occasione del rifiorire dei mandorli, simbolo del ritorno alla vita; la Festa del Tulipano a Castiglione del Lago (Pe), che ha luogo ad aprile e vede una sfilata di carri allegorici totalmente rivestiti di coloratissimi petali di tulipani, per salutare l’arrivo della stagione dei fiori. Sempre la primavera protagonista nelle celebrazioni di Calendimaggio che, insieme alle rievocazioni medievali, vengono riproposti in molte zone d’Italia.

La seconda domenica di ottobre, infine, si tiene nel Golfo di Trieste una ormai storica regata velica a livello internazionale, la Barcolada, famosa per il grandissimo numero di imbarcazioni che partecipano alla gara.

Un tripudio di tradizioni, quindi, da nord a sud a testimonianza di un’eredità accumulata nel corso di milioni di anni da un popolo da preservare, valorizzare e tramandare a nostra volta per i posteri, così come accade da secoli.

 

Foto in evidenza: https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Carnevale_Di_Venezia_(158400961).jpeg

 

 

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