La Calabria greca è un territorio che custodisce un’eredità ellenica unica, evidente nella sua storia, nelle tradizioni e in un ricco patrimonio di miti. Quest’area, nota come Bovesìa, è una culla di racconti fantastici, tramandati oralmente per generazioni.
La Bovesìa rappresenta un’isola linguistica e culturale nel cuore del Parco Nazionale dell’Aspromonte, dove ancora oggi sopravvive il Griko, un dialetto che affonda le sue radici nel greco antico e bizantino. Questa profonda connessione con il mondo ellenico ha dato vita a un folklore unico.
Indice dei contenuti
Le leggende della Bovesìa in sintesi
| Leggenda | Tema principale |
|---|---|
| Rocca del Drago | Il placare una forza primordiale con sacrifici e doni. |
| Pietra Cappa | La lotta tra bene e male, l’avidità punita e la fede. |
| Castello di Bova | La magia legata a un’eredità regale o nobiliare. |
1. La rocca del drago e le caldaie del latte a Roghudi Vecchio
La Rocca del Drago è una formazione rocciosa la cui forma ricorda la testa di un drago. Si trova tra Bova e Roghudi Vecchio, un suggestivo borgo fantasma nel cuore dell’area grecanica. La leggenda narra che un drago cieco vivesse sotto questa roccia, terrorizzando gli abitanti. Per placarlo, la popolazione offriva in sacrificio dei bambini e riempiva delle cavità naturali, le cosiddette caldaie, con latte e altre offerte. Un’altra versione del mito, come riportato da diverse fonti sul patrimonio culturale immateriale, vuole che il drago custodisse un tesoro prezioso, destinato a chi avesse sacrificato un gatto nero, un bambino e un capretto. Al di là del mito, l’origine di queste formazioni è dibattuta: alcuni studiosi le attribuiscono a opere umane del periodo neolitico, mentre altri le considerano semplici creazioni naturali.
2. Pietra Cappa, il monolite del diavolo e di Gesù
Pietra Cappa è un imponente monolite, ritenuto il più grande d’Europa, situato nella Valle delle Grandi Pietre in Aspromonte. Questa roccia di antichissima origine è al centro di molte leggende sulla lotta tra il bene e il male. La più nota ha a che fare con la cristianità: si racconta che Gesù, passando di lì con i discepoli, chiese a ognuno di portare una pietra, che avrebbe poi trasformato in pane. Pietro, astutamente, ne prese una piccolissima. Dopo il miracolo, peccando di superbia e malizia, raccolse un masso enorme sperando di ottenere più pane. Per punire la sua avidità, Gesù si rifiutò di trasformarla, lasciandola come monito. La leggenda vuole che quel masso sia proprio Pietra Cappa, simbolo della tentazione e della superbia umana.
3. Le impronte magiche sul castello di Bova
Bova, uno dei borghi più belli d’Italia e cuore culturale della Bovesìa, ha una leggenda legata ai ruderi del suo Castello Normanno. Il mito esiste in due versioni, entrambe incentrate su un’impronta lasciata su una roccia. La prima versione parla di una regina di nome Oichista, che avrebbe impresso il suo piede sulla cima della rocca; la fanciulla il cui piede avesse combaciato perfettamente con l’impronta avrebbe svelato un tesoro di inestimabile valore. La seconda versione attribuisce l’impronta alla contessa Matilde di Canossa; in questo caso, la ragazza con il piede corrispondente avrebbe avuto la prova della sua discendenza nobile.
Queste sono solo alcune delle leggende della Calabria greca. Che siano fantasiose, storiche o mitologiche, sono tutte custodite gelosamente dalla popolazione locale, che le tramanda di generazione in generazione, mantenendo vivo un patrimonio culturale unico.
Fonte immagine in evidenza: Wikimedia Commons (foto di Cesare Barillà)
Articolo aggiornato il: 30/09/2025

