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Eroica Fenice

La Tag: food contiene 80 articoli

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I Reati con Gusto vanno in scena all’osteria Partenope

“Adunanza deliziosa – reati con gusto” è il nome del format che si terrà ogni mercoledì per quattro cene presso l’Osteria Partenope sita in Via Cimarosa al Vomero. Durante le serate verranno presentati piatti complessi, elaborati e dai sapori sperimentali, accompagnati da vini pregiati di aziende vinicole italiane. Mercoledì 20 marzo è stato il turno di Mirabella Franciacorta, che con le sue bollicine ha insaporito in maniera delicata, ma al tempo stesso decisa, tutte le portate della cena a base di specialità di mare. “Adunanza deliziosa – reati con gusto”, la seconda serata all’Osteria Partenope Fabio Messina, padron dell’Osteria, è uno che ha le idee molto chiare in fatto di cucina e lo si capisce molto bene dalla ricercatezza e dall’elaborazione dei piatti che sono stati presentati durante la cena. Dopo quattro anni di apertura e un locale che probabilmente non gli dava le soddisfazioni sperate, Fabio decide di rinnovare il personale: l’incontro con lo chef Marco Iavazzo può definirsi davvero provvidenziale. Fabio e Marco hanno un feeling culinario pazzesco, lui pensa, crea, insegue sogni, Marco realizza con mani sicure e forse, mentre plasma concretamente materie prime dalla qualità indiscussa, segue altri sogni forse ancora più ambiziosi. Proprio l’ambizione sembra guidare tutte le portate del menù del secondo incontro. Si parte da un’alice alla Sorrentina con maionese al limone fatta in casa, presentata in una scatoletta di latta simile a quelle che si vedono in commercio per la conservazione del tonno. Il piatto apre divinamente le danze, equilibra il sapore del mare a quello certamente più acidulo della maionese, creando un connubio armonico. Si passa, poi, alla seconda entrée: calamaro con lenticchie rosse decorticate e salsa al coriandolo. Una vera e propria virata verso Oriente, grazie alla salsa al coriandolo che dona un twist in più al piatto. Fabio intanto fa gli onori di casa, ride e scherza a proprio agio, e ci spiega che tutto ciò che viene portato in tavola è completamente homemade: perfino il pane e i grissini sono il frutto di una lunga ricerca che punta a conferire alla pasta una nota che ricorda il pane di una volta. Ma ecco che arriva il turno del primo piatto: pasta mista, detta anche Ammescafrancesca, con latte di cocco, baccalà e tartufo uncinato, con decorazione di fiori di borragine. E’ stata sicuramente la pietanza protagonista della serata, che ha diviso i pareri dei palati radunati attorno alla mensa. Inaspettatamente, fin dal primo boccone, il sapore del piatto è dolce e il tartufo, che solitamente ha un sapore molto più deciso, viene addomesticato dalle note esotiche del cocco. A seguire una bouillabaisse di pesce del Mar Tirreno. Il pesce tenerissimo e il brodo molto saporito hanno riscosso un gran successo. E per finire un babà piastrato con ganache al caffè. Carina l’idea di comporre i sapori nel modo in cui si ritiene più opportuno, secondo il proprio gusto; questo riesce a trasformare il dessert da scomposto a componibile in una sola cucchiaiata. Certamente i piatti dello chef Iavazzo sono dei […]

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Baroq Art Bistrot a Napoli: l’arte a tavola

È stato aperto lo scorso dicembre ed è già un grande successo: il Baroq Art Bistrot di piazza Vittoria a Napoli, in prossimità del lungomare Caracciolo, ha tutti i numeri per essere considerato ben più di un semplice ristorante. Il locale, infatti, nasce dall’intento di abbinare il mangiar bene ed il buon bere all’arte, partendo dall’epoca barocca napoletana fino ai giorni nostri. Mondi diversi ma indissolubilmente legati alla cultura partenopea. E così, tra le mura dell’antico Palazzo De Majo, commissionato nel XVIII secolo dalla famiglia De Majo a Ferdinando Sanfelice, si trova questo luogo dove la tradizione rivive nei piatti proposti, ma anche nel genere di spazi allestiti. Una galleria d’arte trasformata in un bistrot, dove poter assaporare la cucina del celebre cuoco Antonio Tubelli, definito non a caso “l’ultimo monzù napoletano” per la classicità dei suoi piatti. Gli ambienti sono stati realizzati con materiali tipici della nostra terra, come il tufo giallo e la pietra lavica. L’impronta della pinacoteca originaria si può ravvisare nella grata spalliera in ferro e ottone dorato, risalente al XVII secolo. E proprio all’insegna della grande tradizione classica partenopea, il Baroq Art Bistrot regala un’esperienza unica nel suo genere, con le sue mostre che si alternano ogni 4/5 mesi e tutto il gusto e la semplicità di piatti antichi napoletani a volte dimenticati. La mostra in corso (la seconda dall’apertura) espone i bozzetti storici del Seicento napoletano: si tratta di opere pubbliche originali, raccolte in diversi anni, dei grandi pittori di quel periodo, come Luca Giordano, Francesco Solimena, Massimo Stanzione, Giovanni Lanfranco. Alcuni di questi bozzetti rappresentano un unicum, come “I Santi Benedetto e Pietro su una barca intercettano i Saraceni” di Luca Giordano: questo dipinto rappresenta un raro documento delle molte opere realizzate dall’artista per l’abbazia benedettina di Montecassino, distrutte dal bombardamento aereo del 15 febbraio 1944. Baroq Art Bistrot, un’offerta gastronomica “culturale” Insieme alla chef Carmela Sabato, Tubelli propone pietanze preparate con passione ed un’attenta ricerca delle materie prime nostrane: la smetana con baccalà marinato agli agrumi, il bollito di macinato di vitello con ortaggi in salsa di formaggio, il timballo di scammaro, sono solo alcune delle delizie da assaggiare assolutamente, in grado di connotare la cucina di questi professionisti. Sicuramente degna di nota è la vasta scelta di vini, la cui lista viene aggiornata periodicamente, e di birre esclusivamente artigianali. Interessantissima la varietà di cocktails presentati: oltre alla caffetteria e alla sala da tè, infatti, il cocktail bar si distingue per le bevande proposte, frutto della meticolosa e competente ricerca del resident barman Andrea Chiariello. Frutto del suo estro sono i baroqtails, realizzati con nuove tecniche di infusione ed estrazione degli zuccheri, affumicature ed aromatizzazioni. Da segnalare l’ottimo rapporto qualità-prezzo: il Baroq Art Bistrot si può definire un locale giovane e classico allo stesso tempo, aperto a tutte le ore ed adatto a qualunque momento della giornata. – Fonte immagine: https://www.google.com/search?q=baroq+art+bistrot+napoli+immagini&rlz=1C1CHMR_itIT631IT632&source=lnms&tbm=isch&sa=X&ved=0ahUKEwiMkNPJpvXgAhWIqaQKHVPzCGgQ_AUIDigB&biw=1024&bih=627#

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Borgo Castello: Pan di Jonna e birra artigianale per ripartire

La castagna del Partenio, nota anche come Jonna del Partenio, è la regina incontrastata di Borgo Castello, un piccolo paese dell’avellinese che conta poco più di cento abitanti. Sabato 2 marzo tre giovani ragazzi ci hanno accolto nel paese in cui sono nati e a cui sono legati da un profondo sentimento di gratitudine e ci hanno mostrato il loro progetto, che al giorno d’oggi vede una Pasticceria e una Birreria artigianale, ma tra qualche hanno vedrà sorgere un piccolo complesso turistico che porterà il visitatore alla scoperta dei sapori e odori più veraci della Campania. La Jonna del Partenio si dimostrerà presto l’elemento centrale di questo progetto di recupero e valorizzazione di Borgo Castello, che nel 1999 fu devastata da una violenta alluvione e abbandonata da gran parte della popolazione. Mani in pasta alla pasticceria di Borgo Castello Il primo ad accoglierci è il mastro dolciere Angelantonio Perrotta, che dopo aver lavorato per tanti anni a Roma, ha deciso coraggiosamente di portare la sua arte nel suo paese di origine, fondando la pasticceria “Castello” nel 2013. La pasticceria “Castello” aggiunge ai già apprezzati panettoni e colombe alle castagne proposti da qualche anno con successo il Pan di Jonna, un pan bauletto artigianale con castagne del Partenio candite e glassa di cioccolato a latte, senza conservanti e con aromi naturali. Con Angelantonio ci cimentiamo nella pirlatura dell’impasto e nella glassatura, notando la grande attenzione dello staff alla temperatura di conservazione, alla delicatezza della lavorazione e alla freschezza delle materie prime. La birreria “DonJon” A pochi metri dalla pasticceria Raffaele Carofano, cugino di Perrotta, enologo di formazione ma forte di un master in Tecnologie Birrarie presso l’Università di Perugia, decide di recuperare l’antico mulino del borgo creando nel 2014 il birrificio artigianale “DonJon”, il cui nome deriva dal Dongione, la torre centrale di Borgo Castello di Cervinara, l’unica ancora visibile. Anche Raffaele ci apre le porte del suo laboratorio coinvolgendoci nell’aggiunta dei luppoli al mosto nel tino e spiegandoci la provenienza delle materie prime, come, ad esempio, l’acqua del Partenio. «Fino all’anno scorso – precisa – utilizzavamo orzo italiano maltato in Germania, ma da quest’anno abbiamo fatto un contratto di fornitura con un’azienda che produce Cereali a Lacedonia». Diverse le birre prodotte da Carofano, ma senza dubbio la più caratteristica è proprio la Jonna, una birra dal sapore intenso ammostata con le castagne del Partenio, nata dal desiderio di rivalorizzare il loro meraviglioso territorio di origine. Inoltrandoci nei sentieri di montagna e respirando aria quasi incontaminata, dopo la visita al birrificio arriviamo in quella che nel progetto ci si augura diventerà una country house, dove uno staff gentile e cordiale ci coccola con piatti a base di castagna, accompagnati, a seconda dell’intensità dei sapori, da una birra diversa. Per poi terminare con dei dolci alla Jonna e la rottura di un meraviglioso uovo artigianale di cioccolato fondente e, ovviamente, castagne. Il progetto Con l’aggiunta del birrificio alla pasticceria, nasceva nel 2014 il primo esempio di azienda diffusa in un borgo medievale. […]

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Pasticceri e Pasticcerie d’Italia 2019, capolavori dolciari al Royal Continental

Pasticceri e Pasticcerie d’Italia 2019, l’attesa è finita!  Dopo la splendida edizione 2018, torna giovedì 28 febbraio, alle 18.30, l’evento più atteso dell’anno da tutti gli amanti dei dolci e non solo: Pasticceri e Pasticcerie d’Italia. La kermesse, giunta al suo terzo anno di vita, rende onore ai migliori maestri pasticcieri d’Italia, cioè quelli premiati dal Gambero Rosso con la massima onorificenza, con una serata di degustazione che permetterà al pubblico di incontrarli e assaggiare i loro capolavori dolciari, alcuni di essi, in anteprima assoluta. Dopo il Museo Civico Gaetano Filangeri, a far da cornice alla manifestazione sarà lo splendido Roof Top del Royal Continental, già sede di “Anteprime Fiere Vino”, con il suo meraviglioso panorama sul golfo più bello del mondo. Dolci e non solo. Come da tradizione degli eventi organizzati da Città del Gusto Napoli – Gambero Rosso, non mancheranno vini, bollicine e distillati, selezionati – e non poteva essere diversamente – tra importanti aziende vitivinicole campane, tra le quali: Gianni Doglia, Tenuta Il Falchetto, Az. Agricola Fabio De Beaumont, Cantina di Solopaca, Via Siotto, Tenuta Cavalier Pepe. Ai banchi di assaggio, gli ospiti troveranno l’esperienza e la professionalità dei sommelier della delegazione AIS Campania. Pasticceri e Pasticcerie d’Italia 2019, i protagonisti saranno… Fra i protagonisti già annunciati per Pasticceri e Pasticcerie d’Italia 2019 troviamo: Grazia Mazzali della Pasticceria omonima – Lombardia Claudio Gatti della Pasticceria Tabiano – Emilia Romagna Paola Ziliani ed Angelo Pezzarossa della Nuova Pasticceria Lady – Emilia Romagna Federico Betti della Pasticceria Peccati di gola – Toscana Mario Armante della Pasticceria omonima – Lazio Carlo Cuofano della Pasticceria Svizzera – Campania Ciro Scognamiglio di Poppella – Campania Gerardo Di Dato della Pasticceria Di Dato – Campania Giuseppe Ratto del Gran Caffe’ Ratto – Campania Marco De Vivo della Pasticceria omonima – Campania Mario Di Costanzo della Pasticceria omonima – Campania Nicola e Andrea Pansa della Pasticceria omonima – Campania Pasquale Marigliano della Pasticceria omonima – Campania Raffaele Capparelli della Pasticceria Al Capriccio – Campania Roberto De Pascale della Pasticceria omonima – Campania Sabatino Sirica della Pasticceria omonima – Campania Salvatore Gabbiano della Pasticceria omonima – Campania Sal De Riso della Pasticceria Sal De Riso Costa d’Amalfi – Campania Ugo e Raffaele Mignone della Pasticceria omonima – Campania Gabriele Angora di Pasthello – Basilicata Alessandro Spagnoletti della Pasticceria La Gioia – Puglia Paola Rizzelli e Michele Vetere della Pasticceria Aldemorisco – Puglia

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Pizzeria Porzio, la pizza verace da Soccavo a New York

“Pizza per passione, qualità per dedizione” è lo slogan della pizzeria Porzio, nata nel 1999 come pizzeria d’asporto e diventata poi uno dei punti di riferimento per tutti i cultori e gli amanti della pizza. Ingredienti di stagione, impasto a lunga lievitazione e farine selezionate sono solo alcuni dei punti forte che hanno resto il maestro pizzaiolo Errico Porzio famoso in Italia e all’estero. Pizzeria Porzio, da Soccavo a New York Partendo da un prodotto popolare in un quartiere popolare, Errico Porzio è diventato un vero e proprio imprenditore, inaugurando più di una sede a Napoli, tra Soccavo e Vomero. La ciliegina sulla torta è stata la “convocazione in Nazionale”, ovvero l’invito a rappresentare insieme a Gino Sorbillo, Ciro Oliva, i fratelli Salvo e Vesi la pizza napoletana a New York in occasione del Pizza Village. Ma quello di portavoce delle eccellenze campane in ambito food è solo una delle tante attività svolte da Porzio, che oltre ad essere docente presso la Multicenter School è anche impegnato in attività di volontariato e beneficenza per il soccorso dei senzatetto. Pizzeria Porzio, protagonista della sesta tappa Degustì Nell’ambito degli eventi targati Degustì, dedicato ai professionisti e agli appassionati del settore, è stato presentato alla stampa il menu di degustazione, i cui protagonisti sono stati il pomodoro dell’azienda Di Mè nelle varianti Corbarino e pomodorino giallo, ricco di antiossidanti e privo di acido citrico, e la birra Antoniana nelle sue declinazioni Keller, Double ed IPA. All’antipasto a base di frittura mista ha fatto seguito un tris di pizze dall’impasto soffice, in cui il genuino “pomodoro della nonna” si coniugava perfettamente con ingredienti di prima qualità come il cacioricotta, la nduja e la pancetta di maialino casertano,  in un connubio di sapori delicato e gustoso al tempo stesso. Per concludere in bellezza è stato servito il babà alla cassata con una bagna di rum, un must della pasticceria napoletana esaltato dall’intramontabile crema con ricotta e cioccolato. Antipasto Frittatina, Crocchè, Arancina, Zeppoline e patate In abbinamento: Birra Theresianer Lager Pizza Corbarì Pomodoro Corbarino Di Mè schiacciato a mano, grattugiato di cacioricotta Presidio SlowFood, mozzarella di bufala In abbinamento: Birra Antoniana Craft Keller Pizza Scarpariello Pomodoro giallo con il pizzo Di Mè, fior di latte di Agerola, Nduja di Spilinga, grattugiata di pecorino di Laticauda In abbinamento: Birra Antoniana Craft Double Pizza Sciantosa (fritta e ripassata al forno) Pomodoro giallo Di Mè, provola di Agerola, pancetta di maialino nero casertano In abbinamento: Birra Antoniana Craft IPA Dolce Babà alla cassata, con assaggio di spumante dolce Asti Fontanafredda

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Solopizza festeggia 40 anni e si rifà il look

Solopizza compie 40 anni e rinnova il suo look. Martedì 19 febbraio si è tenuta la presentazione alla stampa del nuovo menù per festeggiare il compleanno della storica catena di pizzerie sita in Via Medina e poi diffusasi in tutta Italia. Dalla classica pizza margherita fino alla Solopizza 40, la pizza celebrativa con mix di pomodorini rossi e gialli del piennolo, olio evo, mozzarella di bufala e autentico provolone del Monaco, per finire al menù “Nonsolopizza” fatto di primi e secondi della tradizione napoletana. Solopizza e i suoi 40 anni, la pizza secondo la tradizione Un impasto lievitato per 48 ore, “a ruota di carro” o “a lenzuolo”, con solo farina bianca: questa è la formula che da 40 anni Solopizza propone per la creazione delle sue pizze. La serata è trascorsa con l’assaggio di quattro tipi di pizze, dimostrazione della scelta di ingredienti di alta qualità che contraddistingue da sempre la politica della catena. Grande protagonista il provolone del Monaco autentico e certificato, che si contraddistingue dal provolone comune per la mancanza della piccola testa sul corpo rotondo, come ha spiegato il critico gastronomico Roberto Esse presente in sala. Ad aprire le danze una margherita con mozzarella di bufala, passata di pomodoro Sanmarzano, olio evo e basilico, immancabile e irrinunciabile, adatta a qualsiasi tipo di palato e che mette d’accordo davvero tutti, grandi e piccini. Si è passati poi alla nuovissima Solopizza 40, che mixa l’acidità del pomodorino giallo alla dolcezza di quello rosso e amalgama nel palato il gusto pizzicante del provolone del monaco. Per finire due pizze ripiene, corpose: il “tronchetto“, ripieno al forno con mozzarella, ricotta di pecora e salame, ricoperta da speck e provolone del Monaco, delicata ma al tempo stesso sostanziosa; infine, la pizza fritta con scarole, provola, olive e capperi, dal gusto deciso, dal colore dorato e chiaro, indice di una frittura a regola d’arte. Le novità del menù comprendono anche la pizza “Social” a 12 gusti, molto apprezzata dai più giovani: 12 farciture diverse con al centro un uovo; e la “Merenna Napoletana“, ripiena con provolone del Monaco semi piccante, speck e mozzarella. Insomma, il  marchio di fabbrica può essere considerato senza ombra di dubbio la creatività e la voglia di mettersi in gioco e sperimentare, preservando tuttavia una tradizione di cui tutti i membri della pizzeria vanno fieri. Una storia solida e duratura, lunga quarant’anni, fatta di amore per il cibo genuino, come quello di una volta, al fine di donare al cliente un’esperienza culinaria a 360 gradi, che coinvolge tutti i sensi, primo tra tutti il gusto.

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A cena con gli chef da Alfonso Pepe

Sant’Egidio del Monte Albino è un paese della provincia di Salerno famoso per un paio di cose, entrambe molto importanti: la prima, fa parte dell’area dove si può coltivare il famoso pomodoro San Marzano DOP; la seconda, è la patria di uno dei più grandi Maestri Pasticcieri italiani, Alfonso Pepe. Sempre ai vertici per quanto riguarda le classifiche sui panettoni artigianali, in prima linea quando si tratta di viaggiare, creare ed accogliere. Appunto l’accoglienza sembra essere il leitmotif della sua nuova sede, inaugurata più di un anno fa, rinnovando gli storici locali. Alfonso Pepe si sta proprio divertendo in questa sede con un’offerta ancora più ricca fatta non solo di dolci ma anche di finger food e drink, oltre che di ospiti ed eventi. A cena con gli chef è il format creato da Alfonso e il suo team: a scadenza periodica, ospita due o tre Maestri della cucina, per dar vita a gustose cene ad otto mani. Un ottimo modo, per gli avventori della pasticceria, di vivere un momento diverso della struttura; altri motivi ottimi per eventi del genere sono sicuramente la curiosità che si suscita nell’avventore, magari invogliandolo a visitare lo chef nella sua residenza principale; ultimo, ma non in ordine di importanza, è il generoso networking che si fa sempre in cene del genere. Lunedì 18 febbraio abbiamo avuto l’opportunità di partecipare ad una tappa di A cena con gli chef, che ha visto come protagonisti: il pizzaiolo Antonio Fusco, lo chef Alfonso Caputo, lo chef Christoph Bob… ed ovviamente la famiglia Pepe al completo A cena con gli chef: Antonio Fusco – pizzaiolo Ristorante Il Pino, Cercola Antonio Fusco fa parte di quelle certezze granitiche per quanto riguarda la pizza napoletana: lontanissimo dai riflettori, seppur giovane, ha una mentalità da vecchia guardia. Durante la serata degustazione, abbiamo avuto l’opportunità di provare due versioni della sua celeberrima pizza fritta: mezzo “piscetiello” (così si chiama in napoletano la pizza fritta di piccole dimensione) con ripieno di ricotta romana, pepe e ciccioli di maiale; l’altra metà ripiena di pomodorino giallo varietà pizzutello vesuviano, fiordilatte d’Agerola, zeste di limone e pecorino romano. Il fritto è dorato, uniforme, dalla consistenza sfogliata anche dopo uno o due minuti di relax tecnico nel piatto causa bollori eccessivi. Intermezzo: Cheese bar a cura di Carmasciando. In abbinamento: DUBL, spumante metodo classico di Feudi di San Gregorio. A cena con gli chef: Alfonso Caputo – Taverna del Capitano, Nerano * Solida, comoda e fresca la cucina di Alfonso Caputo, patron de La Taverna del Capitano a Nerano: già dal nome suona come un approdo sicuro. Il crunch: tappo di sfogliatella riccia, opera del Maestro Alfonso Pepe, con topping di crema di palamita, olive, capperi, aglio e peperone crusco. Se prima abbiamo definito questa cucina “comoda”, il motivo c’è: anche in trasferta non perde la sua essenza e, anzi, la declina secondo le formalità della casa dell’ospite. Una entrèe di tutto gusto: tartine e patè varie, scansatevi. O almeno, adeguatevi e dateci il nostro crunch quotidiano. […]

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Ristorante pizzeria Bellini, pizza e linguine al cartoccio dal 1946

Siamo a via Costantinopoli, cuore del centro antico napoletano a due passi da Piazza Bellini, luogo ricco di fascino da cui ebbe origine la Neapolis greca. Il ristorante pizzeria Bellini, che ci ha accolti calorosamente per la presentazione e degustazione delle sue specialità, ha sede qui, in un luogo che, già di per sé, potrebbe essere considerato “storia”. Ristorante pizzeria Bellini: sapori e atmosfere di un tempo Questo piccolo ristorante, attivo dal 1946, di storia a sua volta ne ha vista tanta dai grandi balconi che si affacciano sul caos vivace di Port’Alba (come testimoniano le numerose foto d’epoca appese alle pareti del locale) e di sicuro tanti passanti avranno potuto sentire i profumi provenienti dalle sue cucine. Il Ristorante pizzeria Bellini rappresenta in effetti una testimonianza storica importante, è nato assieme alla rinascita di una città devastata dalla guerra e ha portato avanti le tradizioni culinarie partenopee che oggi rivivono grazie a Gennaro Tommasino, titolare del ristorante e erede dei segreti tramandati per tre generazioni dalle mani sapienti della sua famiglia. Lo incontriamo nel suo locale luminoso, totalmente rinnovato, che ci viene mostrato con l’orgoglio di chi ha un vero tesoro tra le mani. Nonostante questa ventata di freschezza e modernità, al Bellini l’innovazione non è mai distante dal passato: come spiega Tommasino, infatti, l’ingrediente principale della sua cucina è la tradizione, arricchita dallo studio di nuove ricette, l’abbinamento di sapori autentici e, soprattutto, l’utilizzo di prodotti di qualità. Uno studio innovativo della tradizione Si parte dalla pizza, fiore all’occhiello della cucina napoletana, dalla margherita più classica a quella rivisitata al ragù, fino alle deliziose linguine al cartoccio accompagnate da un buon vino bianco, preparate secondo un’antica ricetta di famiglia. Il segreto di questo piatto, come spiega Gennaro ai giornalisti in sala, non può essere svelato del tutto, se no “che segreto è?” ci confessa divertito. In buona parte, ciò che differenzia questo piatto dagli altri, è il tipo di carta utilizzato, totalmente bio e adatto a creare un’amalgama di aromi e sapori. Pomodorini del Piennolo, datterini, ciliegini, mozzarella di bufala, ricotta, crema di broccoli, questi sono solo alcuni degli ingredienti genuini e a km 0 utilizzati nelle cucine del ristorante Bellini: il risultato è un menù sorprendentemente variegato che conserva i sapori e gli odori di un tempo. Oltre a guardare al passato e alla tradizione locale, Il Ristorante pizzeria Bellini è anche al centro del nostro tempo e, in un mondo ormai interconnesso e globalizzato, si è fatto promotore di un’iniziativa che include Napoli in un circuito gastronomico internazionale, senza però dimenticare le peculiarità legate al territorio: Gennaro Tommasino è infatti membro dell’associazione “La piccola Napoli” , nata nel 2016 come gruppo aperto sul web, divenuta poi un insieme di tabelle associative che uniscono pizzaioli, pasticceri e cuochi provenienti da tutto il mondo. Il gruppo Piccola Napoli è inoltre detentore di ben due guinnes world records, quello della pizza fritta più grande del mondo e la produzione di oltre 10.000 pizze.

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Ciro Savarese e la “Quattro Latti” che conquista Arzano

Sin dal 2002, Anema & Pizza di Ciro Savarese ha conquistato il cuore dei cittadini di Arzano e dintorni. Nata esclusivamente come pizzeria d’asporto, negli ultimi anni con un’espansione di due sale e una ristrutturazione completa, la pizzeria si presenta alla stampa locale con un nuovo nome e un aspetto totalmente rinnovato, menù compreso. Il 6 febbraio, Ciro Savarese ha presentato il nuovo design della pizzeria e la sua nuova specialità: La pizza “Quattro latti”, una versione della Quattro formaggi ideata con i soli formaggi campani. Il locale  – che è stato battezzato con il nome del titolare in seguito alla ristrutturazione – si presenta sotto una luce del tutto diversa, con un’aria di raffinata eleganza che richiama più l’idea di un ristorante che di una pizzeria, in particolare, l’ambiente denota un’atmosfera tipicamente giapponese. Un’idea di Ciro, il quale ha in programmare di collaborare con un rinomato chef di cui, pero, non ha voluto fare il nome. Inizialmente la pizzeria era costituito da un unico spazio, riservato ai forni, solo in seguito sono state aggiunte due sale, attrezzate di pannelli fono assorbenti per risolvere il problema del riverbero della voce. Per quanto concerne i forni, invece, sono stati spostati in un ambiente diverso dalla sala, adibito unicamente alla preparazione dei prodotti. Ulteriori cambiamenti si riscontrano nell’eliminazione del servizio d’asporto, per la ricerca di una clientela differente e la riduzione dei posti in sala dagli 80 ai 70 per una maggiore comodità. In aggiunta, un piccolo spazio è stato riservato esclusivamente all’angolo bar, dove è possibile trovare un’ampia scelta di amari e whisky. Il gusto per l’artigianale si riscontra nell’accurata selezione dei prodotti e il rifiuto di utilizzare alimenti surgelati. Sin dall’antipasto con una scelta di due montanarine d’eccezione, una farcita con ragù napoletano e provola d’Agerola, e l’altra condita con ricotta, mortadella e granella di pistacchio, si rileva la cura con cui Ciro Savarese sceglie i suoi prodotti. L’immancabile “Regina Margherita” con pomodori di S. Marzano Dop, rigorosamente schiacciati a mano e mozzarella di bufala, per rendere orgoglioso anche il napoletano più incallito. E la “Quattro latti”  che vede la sua nascita in questo rinomato locale di Arzano -su ideazione del pizzaiolo Ciro Savarese- proprio per ridare lustro alla famosa Quattro formaggi, creando una versione totalmente campana. La scelta è ricaduta su quattro prodotti caseari, ottenuti da quattro specie diverse (bufala, capra, vacca e pecora), per portare alla ribalta una pizza con prodotti di prima scelta. A fare da condimento alla nuova protagonista della pizzeria Ciro Savarese, sono fior di latte di Agerola, blu di bufala, cacioricotta del Cilento e conciato romano, distesi separatamente sul sottile disco di pane. Tuttavia, le sorprese non si limitano al rilancio di quest’unica pizza, ma le novità si riscontrano anche nella così chiama “Aurora” – condita con vellutata di zucca e provola di Agerola-e nel “Maialetto infuocato” – ode alla pizza piccante con uso smodato del peperoncino- le quali vedono come protagonista due diverse varianti della salsiccia di Castelpoto (rispettivamente dolce e piccante). Un’esplosione […]

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Creme alla nocciola: oggi è il Nutella Day

Creme alla nocciola: zuccherose, amare, in barattolo di vetro oppure di plastica, profumate alla vaniglia oppure con un bouquet di profumi più legnoso e di “bosco”: le varianti sono pressocché infinite. Ma oggi, 5 febbraio, è il giorno dedicato alla più famosa: ricorre infatti il Nutella Day, il giorno dedicato alla crema alla nocciola più famosa del mondo, nonché simbolo del made in Italy da più di 50 anni. Nutella Day: il giorno delle creme alla nocciola. Nascita della ricorrenza È un fatto serio, questa ricorrenza della Queen delle creme alla nocciola: la pagina Facebook, ad oggi, conta più di 55mila fan, e migliaia di eventi dedicati nella sola giornata del 5 febbraio, sparsi in giro per il mondo. In realtà, l’idea di celebrare le creme alla nocciola non fu dell’azienda Ferrero, bensì di una blogger americana che risponde al nome di Sara Rosso. Undici anni fa, Sara ebbe l’idea di festeggiare quello che nel giro di mezzo secolo è diventato un simbolo di golosità. Ferrero, azienda produttrice della Nutella, continuando nel solco del successo ha più volte incentivato i fan a “proseguire questa tradizione”, moltiplicando le pubblicità e le iniziative a favore. Ad esempio, sul sito ufficiale del #WorldNutellaDay (hashtag ai primissimi posti di Instagram in questo momento, con 38mila utilizzi), c’è un vero e proprio decalogo per “celebrare” la ricorrenza: 1. Inventare una nuova ricetta. 2. Dedicarle una canzone o una poesia. 3. Mangiarla in un posto “interessante” o inusuale. 4. Creare una piccola opera d’arte ispirata alla Nutella 5. Scattare un selfie 6. Provare nuovi abbinamenti – anche azzardati 7. Raccontare a qualcuno il primo assaggio della nostra vita 8. Regalare un barattolo a qualcuno che amiamo 9. Farla assaggiare a qualcuno per la prima volta 10. Organizzare una vera e propria festa di compleanno Nutella Day: nascita e diffusione della più famosa crema alle nocciole al mondo. La più amata delle creme alla nocciola, inventata da Pietro Ferrero nel 1964, capitò quasi “per caso”, come tutte le invenzioni geniali. Infatti, il pasticciere di Alba (Cuneo); cercava un modo per rendere spalmabile su fette di pane sottile il blocco di “Giandujot”, cioè il blocco di gianduiotto piemontese. Già nel nome, la più famosa crema alle nocciole sbandierava la sua voglia di arrivare nel mondo: la radice “Nut” è, appunto, “nocciola” in lingua inglese; “ella”, un suffisso molto orecchiabile in lingua italiana e facile da pronunciare all’estero. Spesso sotto inchiesta a causa del suo profilo nutrizionale (molti zuccheri, molti oli vegetali, poche nocciole), la Nutella continua a restare la più famosa crema alle nocciole. In realtà, la sua fama si slega anche da questo concetto gastronomico, per diventare un fatto di costume molto più consistente: è simbolo della globalizzazione, anche in senso positivo. Le pubblicità più famosa in tal senso, creata dal gruppo Ferrero, riguarda proprio 12 bambini che, in diverse parti del mondo, dicono nelle rispettive lingue “Nutella è buona”: infatti, al di là di “qualche” vincolo alimentare dato da religioni oppure necessità mediche, la Nutella è […]

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