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Eroica Fenice

La Tag: food contiene 36 articoli

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Dove mangiare a Napoli spendendo poco: 5 invitanti proposte

Sei appena arrivato e non sai dove mangiare a Napoli e spendere poco? Scoprilo con noi! Tra pizzerie e tipiche trattorie, ecco le nostre 5 invitanti ed economiche proposte. Napoli è famosa nel mondo per la sua antichissima tradizione culinaria e presenta in ogni strada e vico della città, specialmente nel centro storico, numerosi localini adatti a tutte le tasche che offrono piatti tradizionali a prezzi ragionevoli: dal raffinato ristorante di pesce allo street food, del quale è regina la pizza a portafoglio, la cucina napoletana non può che soddisfare ogni palato ed ogni esigenza; è quasi impossibile trovare un locale dove non si mangi più che bene. Ma quali sono i migliori ristoranti economici a Napoli? Abbiamo selezionato per voi cinque tra i migliori ristoranti economici della città, di altissima qualità ma con un costo medio al di sotto dei 20 € a persona, dove appagare a pieno il gusto senza far soffrire il portafogli. Dove mangiare a Napoli e spendere poco (meno di 20 euro) Da Nennella, vico Lungo Teatro Nuovo, 103/104/105 Non potevamo che cominciare la nostra lista dei ristoranti dove mangiare a Napoli spendendo poco se non con Da Nennella. Sita nei Quartieri Spagnoli, questa trattoria è una istituzione della cucina napoletana fin dal dopoguerra e abituale ritrovo non soltanto degli affezionati avventori, ma anche dei turisti, attirati dalla fama del locale, noto non soltanto per la sua superlativa pasta e patate con la provola, ma anche per la divertente e folkloristica accoglienza dei gestori del locale, che sono soliti scherzare con i clienti fino ad insultarli. Con appena 15 € a persona, gusterete un pranzo completo di antipasto, con soli 12 € lo stesso pranzo, eccetto l’antipasto. Il menù varia ogni giorno a seconda della fantasia e della disponibilità dello chef. Caldamente consigliata la prenotazione, il locale è sempre molto affollato. Il luogo adatto se siete persone che sanno stare allo scherzo ed amano la buona cucina. Astenersi permalosi! Tandem Ragù, via Paladino, 51 Tandem Ragù è senz’altro il locale preferito degli studenti universitari: situato infatti in zona universitaria, nei pressi delle sedi del centro storico della Federico II e dell’Orientale, il locale è ogni giorno preso d’assalto da decine di studenti. Dicasi lo stesso della sede di Tandem situata a via Mezzocannone. La specialità è il ragù napoletano, preparato secondo la tradizione delle nostre nonne. Le porzioni sono molto abbondanti, oltre che gustose, ed in media si spendono 6 € per un piatto di pasta al ragù e 12 € per un primo e secondo accompagnato da vino rosso e caffè. Antica Pizza Fritta di zia Esterina Sorbillo, piazza Trieste e Trento, 53 Napoli è indubbiamente la patria dello street food. Lo vedete quel localino sempre affollato nei prezzi di piazza del Plebiscito? Entrate, non lasciatevi scoraggiare dalla fila: qui potrete gustare per 3 € o poco più la migliore pizza fritta della vostra vita, servita con la classica ricetta tradizionale napoletana. Sorbillo, come sempre, si rivela garanzia di qualità. Antica Pizzeria Da Michele, via Cesare Sersale, […]

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Pomodoro Cannellino Flegreo tra gourmet e tradizione

Il 24 settembre, presso l’Acropoli di Cuma, è stata presentata alla stampa l’“Associazione Pomodoro Cannellino Flegreo”, che riunisce i rappresentanti di nove aziende agricole sparse sul territorio flegreo ed ha come obiettivo quello di preservare l’ecotipo locale. Per l’occasione è stato organizzato un press tour con guida attraverso il Parco Archeologico, dove è stato possibile ammirare i resti di Kýmē, la prima colonia greca della terraferma (la prima fu Pithecusae, l’isola di Ischia) fondata nel lontano 730 a.C. dai Greci dell’Eubea, che ne fecero un’ottima base di partenza per le rotte verso l’Occidente e verso il Nord. Successivamente Augusto fece della città una roccaforte della lotta contro i pirati, accrescendone il prestigio insieme ad Agrippa con la creazione di ingenti opere monumentali. A partire dal VI sec. d.C. Cuma divenne un importante centro cristiano e roccaforte bizantina durante le guerre greco-gotiche. Dopo aver subito nel 915 un’incursione saracena, fu distrutta nel 1207 dalle armate di Napoli guidate dal nobile Goffredo di Montefuscolo. La parte che esercita maggior fascino sui visitatori è sicuramente l’Antro della Sibilla, la galleria a scopo militare così chiamata in riferimento al VI libro dell’Eneide, dove Virgilio parla dell’incontro tra Enea e la profetessa di Apollo, consultata per conoscere il destino del suo viaggio. L’iscrizione collocata all’ingresso dell’antro recita così: Excisum Euboicae latus ingens rupis in antrum, quo lati ducunt aditus centum, ostia centum, unde ruunt totidem voces, responsa Sibyllae. (Nel grande fianco della rupe euboica è incavato un antro ai cui lati conducono cento vie, cento porte e da cui escono altrettante voci, i responsi della Sibilla). Pomodoro Cannellino Flegreo: caratteristiche e rivisitazioni gourmet Al termine della visita sono state mostrate le coltivazioni di Pomodoro Cannellino, la cui origine risale a fine ‘800, così chiamato perché la struttura portante delle piantagioni è fatta con canne di bambù a costo zero. Ciò che caratterizza e rende unico tale prodotto è la forma oblunga con una strozzatura nella parte apicale e la presenza di una pellicina ridotta ai minimi termini e, all’interno, di una polpa spessa e soda. La semina inizia a fine febbraio e il raccolto avviene tra luglio e agosto. Dai 65 ettari a disposizione sono state ricavate 120 tonnellate di prodotto commercializzato per metà fresco e per metà sotto forma di conserva, sia passata che con pomodori interi in liquido di governo, senza aggiunta di acido citrico. Il prezzo è medio-alto, intorno ai 5 euro al kg, comparabile a quello del pomodoro del piennolo del Vesuvio. È in corso l’iter per il riconoscimento della “DOP- Denominazione di Origine Protetta”, per garantire all’ecotipo massima tutela. Hanno declinato il pomodoro cannellino: – Diego Vitagliano di 10 e Federico Guardascione de Il Colmo del Pizzaiolo con pizze fritte e al forno; – La Locanda del Testardo, chef Alessandro Moraca: Tartare di manzo bruciata alla pizzaiola; – Agriturismo Don Salvatore, chef Luigi Colandrea: Carpaccio di manzo scottato su letto di cous cous , maionese al pomodoro e croccante di olive capperi e peperone crusco. – Il Turistico/ Crudo Bar, […]

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Pizzerie d’Italia 2019, la nuova edizione della guida del Gambero Rosso

Giovedì 20 settembre è stata presentata al Palazzo Caracciolo di Napoli la guida “Pizzerie d’Italia 2019”, le migliori pizzerie del paese secondo il Gambero Rosso, nelle parole del direttore generale Luigi Salerno “sinonimo di qualità e di diffusione della cultura dell’arte della pizza nel mondo“, ben conscio della portata ormai globale di un cibo come la pizza, ma anche della responsabilità dell’Italia, ed in particolar modo della città di Napoli che alla pizza ha dato i natali, di testimoniare una tradizione millenaria e, al contempo, aprirsi all’innovazione, come hanno dato prova di saper fare i pizzaioli in gara, realizzando con i prodotti della tradizione culinaria italiana prodotti gourmet originali e saporiti. Pizzerie d’Italia 2019: il podio La competizione ha visto contendersi il podio pizzaioli di tutte le età e di tutte le regioni d’Italia, che, per l’accesso alla guida Pizzerie d’Italia 2019, sono stati giudicati sulla base di tre voci fondamentali: la qualità della pizza (impasto, lievitazione ed ingredienti utilizzati), il servizio (che include non soltanto il menù culinario ma anche la carta dei vini) e l’ambiente. Non mancano new entries nella guida Pizzerie d’Italia 2019: il mestiere è infatti in espansione e le nuove leve, più volte premiate nella guida, fanno certamente onore a quella che sta diventando una mansione di prim’ordine e di gran prestigio nella ristorazione, al pari del lavoro dello chef. Sul podio, insigniti con il prestigioso riconoscimento Tre Spicchi, con un punteggio di 96/100, ci sono a pari merito Franco Pepe (Pepe in Grani, Caiazzo, CE) e Simone Padoan (I Tigli, San Bonifacio, VR), cui seguono Enzo Coccia (La Notizia, Napoli) e Renato Bosco (Saporè, San Martino Buon Albergo, VR), entrambi con punteggio 94/100. Vince il primo posto riservato alla pizza in teglia, con un punteggio di 95/100, Gabriele Bonci (Bonci Pizzarium, Roma). Inoltre, nelle categorie dei Premi Speciali, il Gambero rosso ha premiato Gennaro Battiloro, allievo di Franco Pepe (Battil’oro, Querceta, LU), che ha presentato una pizza con baccalà islandese mantecato, riduzione di pomodoro verde alla vaniglia e chips di mela annurca, e Francesco e Salvatore Salvo (Salvo, San Giorgio a Cremano, NA) come “maestri d’impasto”, come “pizzaioli emergenti” i giovanissimi Luca Mastracci (Pupillo a Priverno, LT), che ha presentato una pizza con fiordilatte pontino, cicorietta selvatica, ragù di carni bufaline, ricotta salata di bufala e olio extravergine d’oliva, e Valentino Tafuri (3Voglie in Centro, Battipaglia), come “pizze dell’anno” Alberto Morello (Gigi Pipa, Este, PD), Gianluigi Di Vincenzo (Giangi’s Pizza, Arielli, CH), Guglielmo Vuolo (Verona), Pier Daniele Seu (Seu Pizza Illuminati, Roma) con la sua pizza dolce al gusto di fior di fragola e croccante, mentre per la “migliore carta delle bevande” sono stati premiati Stefano Bonamici e Ciro Oliva. Non sono mancati i pluripiemiati nomi della tradizione classica napoletana come Gino Sorbillo, Enzo e Cristiano Piccirillo della Masardona, Antonio Starita, che hanno esportato la tradizione napoletana anche nel resto d’Italia (molto rinomate le pizzerie Sorbillo e Starita, rispettivamente, a Milano e Torino); le distanze si accorciano così nei confini nazionali, permettendo di gustare la vera […]

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Inaugura “Januarius”: un nuovo miracolo per San Gennaro

«Per il sangue e per la testa liberaci dalla tempesta. Per la testa e per il sangue liberaci tutte quante!». La figura benedicente di San Gennaro protegge e consacra un nuovo luogo di culto, che apre le proprie porte ai più insaziabili tra i fedeli. Inaugura il 19 settembre, giorno dedicato al Patrono partenopeo – noto per il miracolo che ogni anno ricorre, ricordando a Napoli la sua immortale protezione – in Via Duomo 146/148, dinanzi alla maestosa facciata della cattedrale, il ristorante e street food Januarius. Bottega ideata dal credo di Francesco Andoli, dopo due anni di attesa vede la sua apertura il luogo di un ulteriore miracolo di cui la città di Napoli potrà andar fiera. Il buongusto impera nel regno di Francesco, il quale da sempre spasima nel desiderio di professare il valore culturale del credo del Santo, ricevendo onorificenze dalla stessa Cappella del sangue di San Gennaro, in quanto responsabile della diffusione del suo culto laico nel quartiere di Napoli. Januarius: tra culto dell’arte e un palato devoto Le pareti di Januarius sono tempestate delle testimonianze di questo ardore, lo stesso che rende il locale una vera e propria galleria di arte sperimentale. Giovani artisti indipendenti del centro storico hanno contribuito alla sua realizzazione, come per le lampade a forma di turibolo che aleggiano in una delle due sale del ristorante. Il locale si colloca al di sotto della Chiesa dei Girolamini, sotterraneo perfetto per il culto laico del gusto e della gratitudine nei confronti del santo Patrono. Insieme alle frasi di celebri personalità, da Matilde Serao a Pino Daniele, incantate dalla storia dell’eruzione, sono incorniciati i tipici ex voto. A caratterizzare gli ambienti anche le tipiche rappresentazioni presepiali di San Gregorio Armeno. Il seguace di tale culto laico non potrà fare a meno di immergersi nella storia della città, oltre che nei suoi sapori tradizionali. Januarius è il luogo del piacere del palato, stuzzicato dalle migliori proposte gastronomiche. Riecheggia nei nomi dei piatti un senso di appartenenza che riconosce nella cucina della tradizione una devozione insaziabile, condita dal giusto accompagnamento di selezione campana. Sfoggiano vini bianchi come il Falerno della cantina Pagano, nonché i tradizionali Falanghina e Piedirosso. Il birrificio KBirr dedica alla nuova apertura la Januaria: birra ambrata, dal colore rosso andante come quello del sangue del santo; un birra composita, dalla media gradazione, speziata e dai toni amari, per questa polimorfia emblematica della natura della città. Tutto sotto la protezione di una silhouette inconfondibile, ormai simbolo dell’energia vulcanica che conduce Napoli a una ricostruzione costante, e che Januarius si propone di rappresentare. A questo scopo, Francesco Andoli, ideatore di Januarius nonché vice direttore di Identità Insorgenti, terrà in questo cuore pulsante di cultura e ardore per il territorio alcuni meeting di riflessione a tutto tondo, dalla gastronomia all’analisi socio-antropologica della realtà partenopea.

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Food

La Pasticceria Napolitano Poderico presenta il dolce San Gennariello

In piazza Poderico 2, nel cuore del quartiere Arenaccia, la pasticceria Napolitano, nota al pubblico mediatico anche per la sua recente e ottima partecipazione al programma televisivo Cake Star, ha presentato i suoi nuovi dolci: il Poderico e quello dedicato al santo patrono della città di Napoli, il San Gennariello. Al suo interno, posto sopra la vasta scelta del banco pasticcereria, troneggiava il quadro di Francesca Baldi “San Gennaro che abbraccia la città“, uno dei cinque lavori scelti per sponsorizzare l’avvento del “San Gennaro Day”, che Gianni Simioli, noto speaker radiofonico e direttore artistico della rassegna, ha avuto l’occasione di illustrarci in occasione della presentazione del nuovo dolce tipico. Per il “San Gennaro Day”  l’appuntamento è previsto il 24 settembre, alle 20 e 30, in Via Duomo.  Durante l’evento si susseguiranno diversi ospiti partenopei, invitati a rappresentare la parte positiva e produttiva della città, tra cui Mimmo Borrelli, Luché e Salvatore Esposito. Abbiamo colto l’occasione per porgere un paio di domande a Marco Napolitano sul dolce. Pasticceria Napolitano e il San Gennariello, tra sacro e dolce  Qual è la genesi del San Gennariello? L’idea del San Gennariello nasce per valorizzare il nostro patrono. Il dolce nasce da una semplice intuizione ed è composto da ingredienti semplici, ovvero pasta frolla e crema d’arancia. Ovviamente entrambi gli ingredienti hanno un significato intrinseco; la pasta frolla per simboleggiare la semplicità tipica della nostra cultura e la crema all’arancia poiché il santo veniva chiamato “Faccia Gialla”. Infine, sopra abbiamo messo una piccola immagine identitaria del patrono fatta di pasta di zucchero.  Abbiamo tante pasticcerie e ristoranti che sono vanto della nostra tradizione culinaria, eppure, in un’epoca di grande fusione culinaria, c’è secondo te la necessità di restare comunque identitari? Noi crediamo fermamente nell’innovazione, necessaria anche per il continuo cambio di ritmo e dell’evoluzione che ci fa mutare, ma crediamo pure che bisogni restare ben saldi nelle nostre radici, nella nostra tradizione. Non bisogno spingersi fin troppo lontano, ecco. Napoli è piena di tradizione. A’ sfugliatella, o’ Babà, sono il nostro passato, presente e futuro. Non passeranno mai di moda.

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Cucina & Salute

La frittata di maccheroni, il gusto “leggero” dell’estate

La frittata di maccheroni: il gusto “leggero” dell’estate. Che estate sarebbe senza? Ormai è risaputo. La frittata di maccheroni è un po’ come la Nutella, ma in versione balneare: che estate sarebbe senza? Già risuona l’eco della voce di Tony Tammaro, che rievoca perfettamente uno scenario marittimo in cui proprio lei, la somma  frittata di maccheroni, è pomposamente assisa sul trono di regina dell’estate. Immancabile nelle cucine campane (e non solo!), la frittata di maccheroni troneggia in modo tronfio e regale, sancendo in maniera inequivocabile l’inizio della “staggione”. Nonostante non sia un piatto propriamente light e preveda il sacrificio della frittura, pratica proibita tassativamente in estate sia da Studio Aperto che dai gironi infernali di Dante, il fascino della frittata di maccheroni continua ad inebriare i palati da anni, confermandosi come un grande classico estivo. Un po’ come la versione estiva del panettone, ma senza l’inconveniente dell’uvetta. Come preparare una frittata di maccheroni (quasi) perfetta? Ma come preparare una frittata di maccheroni quasi perfetta? Di quelle che brillano non appena sguainate durante i pranzi luculliani in spiaggia, gli spuntini in riva al lago o in fiume o durante i pic-nic in montagna? Il primo ingrediente è la pazienza: tanta pazienza, che renderà il piatto più appetitoso e gradito agli ospiti, pazienza nel friggere ad agosto e nel mettersi ai fornelli nonostante la temperatura bollente. Il secondo ingrediente è ovviamente la pasta, di tutti i formati, anche se si consiglia di utilizzare gli spaghetti: bisogna, innanzitutto, procedere a cuocere gli spaghetti in abbondante acqua salata, e poi lasciarli riposare in un ampio recipiente con un filo d’olio (in alternativa è possibile utilizzare anche spaghetti avanzati, e mamme e nonne gradiranno l’iniziativa, perché così, si sa, la frittata di maccheroni sarà ancora più buona). Bisogna poi procedere a tagliare la mozzarella e la scamorza in piccoli cubetti, grossolanamente, così la pancetta, il salame e, se si desidera, il prosciutto cotto e altri salumi a piacere. Sarà poi il turno delle uova: si consiglia di sbatterle in una ciotola capiente in modo da integrare i formaggi e i salumi precedentemente tagliati, assieme al sale, al pepe e a un po’ di latte per rendere tutto il composto più morbido e cremoso. Ora è il turno dei fornelli: si consiglia di irrorare una capiente padella con abbondante olio, far riscaldare per bene e tuffarvi gli spaghetti precedentemente messi a riposare. Dopo aver fatto sfrigolare e soffriggere per un po’ gli spaghetti con l’olio bollente, versare in padella il composto con le uova, i salumi e i formaggi, fino a coprire il diametro del disco di spaghetti. Coprire con un coperchio e lasciar gonfiare e dorare la nostra frittata, che cuocerà per una decina di minuti o poco più. C’è chi fa cuocere per un po’ e poi aggiunge il formaggio grattugiato, c’è chi invece sceglie di non metterlo, ma l’importante è seguire il proprio gusto ed essere celeri nel girare la frittata prima che si bruci. Dopo averla girata, bisognerà aspettare che cuocia anche […]

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Comunicati stampa

“Cruditè e Champagne” alla Ohimà Brasserie di Positano

Nell’affascinante contesto del borgo marinaro di Positano, mercoledì 8 agosto alle ore 20.30 presso Ohimà Brasserie si terrà “Cruditè e Champagne” una cena raffinata a cura dello chef Emanuele Mosca, con gli Champagne de la Maison Deutz Ay- France, in abbinamento ai suoi piatti. Sorto da qualche mese in pieno centro a Positano, il ristorante Ohimà Brasserie della famiglia Collina si è subito distinto come “Piccolo Atelier Del Gusto”, il curato design, l’elegante atmosfera, le deliziose portate dello chef Mosca e la selezione di vini, offrono un’interessante esperienza di gusto. Una serata moderata da Angela Merolla e scandita da cinque portate e vini, tutta da raccontare.   Qui il menù “Cruditè e Champagne” creato per lo speciale evento: •Riccio di mare e bufala, in abbinamento: St.Germain cocktail •Tartare di tonno, centrifugato di sedano, vinaigrette ai lamponi e menta, in abbinamento: DEUTZ BRUT CLASSIC •Plateau di crudo (servito in modo conviviale), in abbinamento: DEUTZ BLANC DE BLANCS del 2011 •Risotto alle alghe marine, crudo di calamari e limone sfusato, in abbinamento: DEUTZ BLANC DE BLANCS del 2011 •Tartelletta ai fichi rossi e gelato all’Aglianico del Vulture, in abbinamento: AMOUR DE DEUTZ del 2008 Il costo della cena è di 95 euro a persona, vini inclusi.  Per info e prenotazioni: 089-811691 www.ohimabrasserie.it

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Cucina & Salute

I fiori di zucchina: il gusto emblematico dell’estate

Fiori di zucchina (o fiori di zucca): un dogma culinario Se c’è un dogma imprescindibile, è che i fiori di zucca non possono mancare sulle tavole estive: il loro gusto delicato, leggero e saporito non ha eguali e li rende amatissimi da grandi e piccini. I bambini sono affascinati dalla loro forma sinuosa e delicata, dal loro aspetto da fiori e dai loro colori sgargianti, giallo e arancione vivo, e li mangiano con gusto e piacere, contravvenendo alla regola secondo cui i bambini non amerebbero particolarmente cibarsi dei prodotti dell’orto. Nulla di più sbagliato, perché i fiori di zucchina sono irresistibili e trovare qualcuno a cui non piacciono è difficile quasi come scovare un ago in un pagliaio. Come potrebbe essere il contrario? Versatili più del classico vestitino nero onnipresente in qualsiasi armadio femminile, i fiori di zucca sono il jolly della cucina. Rispondono egregiamente a tutte le esigenze e sono perfetti in ogni versione, sono un grande classico come la Coppa del Nonno mangiata sul lido in riva al mare quando eravamo bambini, e non c’è casa in estate che non contempli l’omaggio floreale preferito dalle donne in questo periodo: il mazzolin di fiori di zucca. I fiori di zucchina: un jolly della cucina. Versatili e gustosi, possono essere declinati in una miriade di ricette diverse   Ci si può completamente sbizzarrire coi fiori di zucca. La prima declinazione dei fiori di zucca che viene in mente, è quella più peccaminosa e goduriosa, quella legata direttamente a qualche tasto del piacere e alle nostre papille gustative: i fiori di zucca fritti e in pastella. La leggenda narri che leggere “fiori di zucca fritti e in pastella” causi riti di esaltazione collettiva, per via della bontà intrinseca del suddetto piatto, nonché una voglia improvvisa di procurarseli e farne una scorpacciata epica. Si può scegliere di prepararli ripieni (generalmente ripieni di mozzarella e acciughe, oppure ricotta e prosciutto cotto), oppure avvolgerli in pastella e friggerli  senza riempirli; saranno comunque ottimi e capaci di stuzzicare e soddisfare praticamente chiunque. Si consiglia di utilizzare, per la frittura, olio di semi (girasole, mais o arachidi) e di realizzare la pastella con farina, acqua fredda e frizzante e un po’ di sale a piacere, scegliendo con sapienza la consistenza ideale per avvolgere i petali dei nostri fiori di zucca, rendendoli croccanti all’esterno e morbidi e fondenti all’interno. I fiori di zucchina sono perfetti anche nei primi piatti, specie quelli a base di pesce: è il periodo perfetto per coccolarsi con un ottimo piatto di trofie al salmone e ai fiori di zucca, oppure con gamberetti e fiori di zucca o con vongole e fiori di zucca. Si sposano con la pasta, specie quella fresca, per via della loro dolcezza, e possono prestarsi anche ad alcune varianti light. Basta farli bollire in abbondante acqua salata e condirli con un po’ di sale e olio a crudo, dopo averli scolati e raffreddati, oppure possono essere cotti in padella con un po’ d’olio, magari abbinati alle zucchine tagliate […]

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50 Top Pizza, la guida on-line delle migliori pizzerie del mondo

Fatte ‘na pizza c’a pummarola ‘ncoppa vedrai che il mondo poi ti sorriderà. (Pino Daniele) Fritta, al forno, tradizionale o gourmet, la pizza è da sempre uno degli alimenti più amati in Italia e nel mondo, grazie al connubio di ingredienti genuini, impasto soffice e gusto inconfondibile. Negli ultimi anni è salito sempre di più il livello delle pizzerie in tutto il territorio nazionale ed ha acquistato sempre più prestigio la figura professionale del pizzaiolo, vera e propria “rock star” degli chef. 50 Top Pizza, premi speciali e riconoscimenti alle migliori pizzerie d’Italia e del mondo Non poteva mancare un riconoscimento per la miglior pizzeria d’Italia e del mondo: si tratta di 50 Top Pizza, una delle più importanti guide on-line del settore firmata Barbara Guerra, Albert Sapere e Luciano Pignataro, rinomato giornalista enogastronomico. L’evento di premiazione ha avuto luogo il 24 luglio presso il Teatro Mercadante di Napoli, sul cui palco sono saliti i vari pizzaioli a ritirare il premio, conferito in base a diversi parametri tra cui prodotto, servizio, arredamento, carta dei vini, delle birre e degli oli extra vergine d’oliva. A giudicare la qualità delle pizzerie sono stati chiamati 100 ispettori, che hanno dato il loro giudizio critico nel totale anonimato e pagando regolarmente il conto. Al termine di questa accurata selezione, è stata stilata la classifica delle top 50, oltre ad 8 riconoscimenti internazionali conferiti a pizzerie dei 5 continenti: Premio Olitalia Migliore Pizzeria in Asia 2018: ‘Ciak Concept’ – Shop 265, 2F Cityplaza, Taikoo Shing – Hong Kong Premio Solania Migliore Pizzeria in Giappone 2018: ‘Da Isa’ – 1-28-9 Aobadai, Meguro 153-0042, Tokyo – Giappone Premio Consorzio di Tutela della Doc Prosecco Migliore Pizzeria in Sud America 2018: ‘Pizzeria Guerrin’ – AV. Corrientes 1368, Buenos Aires – Argentina Premio Birrificio Valsugana Migliore pizzeria in Oceania 2018: ‘400 Gradi’ – 99 Lygon Street Brunswick East, 3057 VIC Melbourne, Victoria – Australia Premio D’Amico Migliore Pizzeria in Nord Europa 2018: ‘Pizzeria Luca’ – Lauttasaarentie 28, 00200 Helsinki – Finlandia Premio De Nigris 1889 Migliore Pizzeria New York Style 2018: ‘Patsy’s Pizzeria’ -2287 1st Avenue and East 117th Street, East Harlem, New York – USA Premio Consorzio Tutela Provolone Valpadana Migliore Pizzeria Chicago Style 2018: ‘Lou Malnati’s Pizzeria’ – 439 N Wells St, Chicago – USA Premio Consorzio di Tutela della Mozzarella di Bufala Campana Dop Migliore Pizzeria Napoletana fuori dall’Italia 2018: ‘Spaccanapoli’, 1769 W. Sunnyside Ave. Chicago – USA Tra le migliori pizzerie italiane, secondo 50 Top Pizza, spiccano quelle campane, una supremazia del tutto naturale e comprensibile secondo il giudizio di Luciano Pignataro, data l’origine del prodotto e la selezione degli ingredienti, in primis la mozzarella di bufala. Dopo un’attenta e difficile selezione, ecco chi si classifica nella top 10, conquistandosi un posto nell’olimpo delle pizzerie d’Italia: 1 Pepe In Grani – Caiazzo (CE) – Campania 2 I Masanielli – Francesco Martucci – Caserta – Campania 3 50 Kalò di Ciro Salvo – Napoli – Campania 4 I Tigli – San Bonifacio (VR) – Veneto 5 Pizzaria La […]

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Il Dublin Square di Pomigliano D’Arco presenta il suo nuovo menù

Piacevole serata quella trascorsa ieri tra le mura del pub Dublin Square a Pomigliano D’Arco. Per presentare il nuovo menù, i proprietari del pub si sono affidati all’esperienza e alla competenza di Renato Rocco, direttore responsabile del magazine La Buona Tavola, nonché organizzatore di eventi enogastronomici ed agroalimentari, che ha seguito e diretto in prima persona tutti i preparativi della serata. È stato proprio lui, dopo un veloce assaggio di birre e cuoppi di fritti misti, a introdurre agli ospiti il menù e le finalità della serata, dando anche la parola ad Agata Annunziata, una delle due proprietarie del Dublin Square. Agata ci racconta della genesi del locale, nato 4 anni fa da un’idea sua e della sorella Marianna, lo chef del locale, di voler portare in Italia, in seguito a un viaggio in Irlanda, le atmosfere dei pub dell’isola verde. L’arredamento e il mobilio del locale rimandano molto a quel mondo: sembra davvero che ci sia un pezzo di Irlanda a Pomigliano D’Arco! Ma non è un’imitazione pedissequa, anzi, come tiene a precisare Agata, il pub non nasce soltanto con l’idea di riprodurre le atmosfere irlandesi ma anche con quella di integrarle e adattarle alla realtà dei prodotti tipici campani. Un progetto che ha come assi portanti l’Irlanda e la Campania ma guarda anche altrove. Infatti, il Dublin Square è il primo rivenditore campano della birra Chouffe, una birra belga. Nata nel 1982 da un’idea dei due cognati Pierre Gobron e Christian Bauweraerts, la birra si caratterizza per i suoi aromi al gusto d’arancia e alla mela acerba e per il suo inconfondibile marchio: uno gnomo con un cappello rosso e una folta barba bianca. Ieri sera, una piccola riproduzione dello gnomo è stata una delle attrazioni: gli ospiti non hanno esitato a fotografare i loro piatti vicino a lui! Dublin Square, la cena Dopo gli assaggi di fritti e di birra, è arrivata la prime sostanziose portate: lo spezzatino stracotto alla Guiness con purea di patate e le alette di pollo Irish Style in salso agropiccante. A questi due piatti sono seguiti le due nuove, e soprattutto squisite, proposte di panini: il Callan e il Carlow. Il primo è una variante di un panino con ingredienti abbastanza tipici: mini burger di Chianina, cheddar, bacon croccante, cipolla caramellata, patatine, salsa BBQ e senape. Il secondo, invece, presentava sapori e ingredienti decisamente più particolari e ricercati: mini burger di maiale affumicato, melanzane alla contadina (fritte con un particolare metodo con l’uovo), caciotta dolce, capocollo di Martina Franca, salvia fritta e maionese. Per concludere in dolce bellezza, sono stati serviti degli assaggi di due dolci preparati in esclusiva dalla pasticceria Antignani per il Dublin Square: una cheesecake ai frutti di bosco con ricotta di bufala e una Birramisù, una variante “birrica” del tiramisù. I dolci sono stati accompagnati da due liquori, uno alla crema di caffè e uno alla crema di latte. Un finale con i fiocchi per suggellare una piacevole serata all’insegna dei sapori irlandesi e campani.

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