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Eroica Fenice

La Tag: food contiene 134 articoli

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Pizzeria Mario dal 1970, un’eccellenza del territorio, e non solo

Pizzeria Mario dal 1970, un tempio del gusto a Barra 51 anni e non sentirli. La Pizzeria Mario dal 1970, situata a Barra, storico quartiere della periferia Est di Napoli, è una di quelle realtà gastronomiche non mainstream che vale la pena di conoscere, un ristorante senza vezzi né coccarde, in cui è la bontà dei piatti a regnare incontrastata. Pizze, panini e non solo, le generazioni che via via si sono avvicendate hanno confezionato un pacchetto gastronomico veramente ricco, con diverse sfumature d’innovazione, e garantito un servizio cordiale, alla mano ma estremamente professionale.    Abbiamo intervistato Alessandro Monaco, attuale gestore della Pizzeria Mario, che ci ha guidato in una buonissima degustazione di alcune delle delizie che ogni giorno vengono servite ai suoi clienti.   Pizzeria Mario dal 1970 è una istituzione del territorio. Ci racconti un po’ la storia della sua nascita e di come negli anni le generazioni hanno portato avanti il sogno della ristorazione. Il sogno del Maestro Pizzaiuolo Mario Torre, dopo anni di esperienza maturata presso pizzerie con nomi noti come Mattozzi e Pasqualina, era di aprirsi un locale tutto suo. E ci riuscì nel 1970, inaugurandone uno il 1° agosto nel quartiere Barra al corso Bruno Buozzi. Via via il Maestro riceveva sempre maggiore consenso tra i clienti della zona tanto che per mangiare la sua pizza le persone aspettavano in coda anche 1 ora e più; con lui negli anni si avvicinò anche sua moglie che si era messa al forno a cuocere le pizze. Con il tempo entrò a far parte della famiglia Valentino Gargiulo, che di lì a qualche anno sarebbe stato il marito della figlia del Maestro Mario, la Signora Maria Rosaria, e futuro titolare della struttura. Proprio così, lui e la Signora Rosaria continuarono sulla scia del Sig. Mario e Signora sostituendo entrambi egregiamente e mantenendo alta la qualità e la tradizione della pizzeria Mario a Barra. Il destino volle poi che la figlia della Signora Maria Rosaria e Valentino, Filomena, si innamorasse e si sposasse con un pizzaiuolo. Il Maestro Alessandro Monaco era all’inizio un giovane pieno di esperienza e di idee moderne e vincenti: stava per nascere la svolta definitiva a quella che ora è la “nuova versione” della pizzeria Mario: l’innovazione del Maestro Alessandro con quella della tradizione. Ad oggi Alessandro e Filomena gestiscono a tempo pieno la pizzeria Mario con la presenza del papà Valentino, riuscendo a mantenere forte attenzione alla tradizione del locale.   Come ha cambiato il covid il vostro settore e il rapporto con la clientela? Il covid ha dato una fortissima scossa a tutto ciò che esiste nel mondo, non solo alle attività commerciali e ristorative. Da parte nostra possiamo dire che siamo riusciti a “mantenere” viva la fiducia nei confronti della nostra clientela grazie al fatto che siamo presenti sul territorio dal 1970, essendo stata la prima struttura proprio del quartiere a nascere 51 anni or sono. Sicuramente il cambiamento che ha avuto maggior effetto determinato dal covid è stato quello […]

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Stigghiola: storia, cultura e tradizione culinaria siciliana

La Stigghiola è la pietanza per eccellenza dello street food siciliano. Il celebre piatto tipico, chiamato il dialetto ‘u stigghiolaru”, è simbolo della cucina povera d’un tempo, e rappresenta oggi un apprezzatissimo piatto della tradizione siciliana. La Stigghiola è stata inserita dal Ministero delle Politiche Agricole e Alimentari nella lista dei prodotti italiani agro alimentari tradizionali (PAT). La preparazione Sicuramente per un piatto degno di nota è importante scegliere la migliore materia prima per un’eccellente riuscita della pietanza in questione. L’ingrediente base per preparare la Stigghiola è dato dalle interiora dell’agnello o capretto, in alcuni casi anche il pollo. La ricetta tradizionale è piuttosto semplice e prevede: budella lavate con acqua e sale, condite con prezzemolo e limone ed infilzate in uno spiedino oppure arrotolate intorno ad un piccolo cipollotto. Una volta eseguita questa semplice operazione, lo spedino si cuocerà alla brace. In realtà più che uno spiedino, le interiora utilizzate per questo secondo piatto, consumato soprattutto a Palermo, vanno a formare una sorta di lungo torciglione; è come se la carne si arrotolasse su se stessa. Stigghiola: etimologia e tradizione culinaria  Il nome stigghiola deriva dal latino “Extilia”, o meglio, per esser precisi dal diminutivo “Extiliola” (intestino, budella). La scelta del diminutivo, secondo alcuni, è paragonabile a un vezzeggiativo per la donna di cui si è innamorati. Le origini del piatto che, come abbiamo detto inizialmente discende dalla tradizione povera, sono molto antiche e risalgono ai Greci. La Stigghiola odierna infatti nasce da un piatto greco chiamato Kokoretsi, una sorta di grossa Stigghiola di agnello cotta alla brace, tipica del periodo pasquale. La Stigghiola infatti veniva già cucinata nelle città greche dell’isola siciliana da coloro che non potevano permettersi di acquistare carne e pesce. Una pietra miliare della cucina siciliana, per la cui preparazione occorrono tempo e pazienza. Alcuni macellai palermitani, affermano che, per realizzare le Stigghiole la sveglia al mattino suona molto presto, sia per pulire accuratamente la carne, ma anche se si sceglie di sostituire lo spiedino in legno con una costa di sedano o un cipollotto, intorno al quale avvolgere le interiora. Lo step successivo riguarda la preparazione della brace, che deve ardere ma non troppo, in modo che le Stigghiole non si brucino. La cottura è lunga, la carne dovrà avere una consistenza piuttosto elastica, ma non gommosa; una volta ultimata, si sposteranno gli “spiedini” su una parte della brace non troppo ardente, per far sì che non si raffreddi la carne e quindi non indurisca. Oltre alla versione domestica del piatto, la Stigghiola discende dalla tradizione propria dello street food, infatti, passeggiando per le stradine palermitane, di certo non passeranno inosservate le bancarelle degli stigghiolari, veri e propri maestri dell’arte culinaria; la brace, si prepara con molto anticipo rispetto alla cottura, e i turisti ma anche i tanti palermitani, non possono fare altro che lasciarsi inebriare dal profumo che tale leccornia sprigiona. D’altronde a Palermo, come in tutte le città del Sud, non mancano i sapori forti, frutto delle varie contaminazioni di origine greca, romana, araba, […]

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Milkaway, a Napoli il vegano è goloso

Cibo sano, delizioso ed eticamente impeccabile. Erika e Federica Iengo con il loro Milkaway, dal 2017 impastano, compongono, friggono o infornano piccoli capolavori gastronomici cruelty e lactose free. Una pasticceria (in cui qualche eccezione salata non manca) piccola ma in grado di far breccia nei cuori dei napoletani, di solito scettici verso quanto differisce dalla tradizione. In vista della Pasqua, le abbiamo intervistate e… Qual è l’idea dietro la nascita di Milkaway? Il Milkaway nasce dalla voglia del buon cibo tradizionale. Prima di noi era introvabile, quanto meno per il nostro gusto ed essendo vegane da 15 anni, ben capivamo quanto fosse una necessità che il Milkaway nascesse, per raggiungere e aiutare più persone possibile. Siamo cresciute in una famiglia di ottima forchetta e le “presunte alternative” per noi non erano al livello. Per questo dal 2017 abbiamo aperto la prima pasticceria completamente vegana di Napoli, con specializzazione anche in salati e gelateria. Da allora moltissime realtà, con nostro stupore, hanno iniziato a imitate le nostre creazioni cercando di rimanere al passo, provando a proporre anche dolci e salati (ed in alcuni casi anche copiando il nostro nome!), cercando di alzare il livello e di conseguenza aumentando però la proposta vegana in zona. Sempre più persone si stanno avvicinando all’alimentazione vegana: presa di consapevolezza o moda? Crediamo che l’avvicinamento all’alimentazione vegana non sia una moda, ma un’esigenza, etica ed ambientale. Che impatto ha avuto il Covid sulla vostra attività? Con l’arrivo del Covid-19 e la prima quarantena abbiamo deciso, per esigenza, di chiudere temporaneamente l’accesso su strada e quindi il nostro negozio, per favorire l’apertura di un laboratorio chiuso al pubblico, che ci consentisse di continuare a lavorare decreti permettendo. Quali delizie avete in serbo per questa strana Pasqua? Per Pasqua, oltre ai dolci tradizionali di nostra reinvenzione (colombe, pastiere, cassate, casatiello, uova in tantissimi gusti mai proposti) abbiamo arricchito l’offerta con babà farciti, Piume Milkaway ed altri dolci di nostra invenzione al lievito madre antico. Progetti per il futuro? I nostri progetti? Noi continueremo ad innovare e diffondere le nostre creazioni, con la consapevolezza e la speranza di continuare a ispirare gli altri per un futuro migliore per tutti.

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La zuppa di cozze di ‘A Figlia d’o Marenaro: la ricetta

Giovedì santo a Napoli vuol dire zuppa di cozze e zuppa di cozze, per molti ormai, vuol dire ‘A Figlia d’o Marenaro, il ristorante che da anni si è affermato come eccellenza nella ristorazione napoletana per la qualità dei propri prodotti di mare. Abbiamo intervistato per voi Giuseppe Scicchitano, il giovane proprietario del ristorante Innovative di ‘a Figlia d’o Marenaro. Il motto del tuo locale è offrire un’unione tra tradizione e innovazione: partiamo dalla tradizione. Tu sei ‘o nipote d’o marenaro: qual è la storia di tuo nonno? Mio nonno Raffaele, detto ‘o marenaro, negli anni ’40 era solito “dare la voce” nei quartieri popolari, conducendo il carretto del brodo di polpo che, essendo bollente, si riteneva avesse proprietà curative contro la tosse e l’influenza. Fu nel 1955 che infine mio nonno aprì il suo chalet, i cui piatti forti erano zuppa di cozze e caponata, riscontrando un forte successo. La tradizione culinaria è stata poi portata avanti da tua madre, Assunta Pacifico, volto del ristorante ‘A Figlia d’o Marenaro: quale pensi che sia l’insegnamento più importante della “scuola” di Assunta? È proprio da lei che ho appreso lo spirito che guida i nostri ristoranti: nel 1990 mia madre Assunta ha aperto il ristorante ‘A Figlia d’o Marenaro portando avanti la tradizione di famiglia, ma innovandola al contempo arricchendo il menù con piatti tipici della tradizione napoletana di mare. Ed è anche quello che tu hai fatto con il tuo nuovo ristorante Innovative, sito al piano superiore del locale storico in Via Foria 180-182: in che modo la cucina del tuo locale aggiunge qualcosa in più alla tradizione di famiglia? Sono molto legato alle tradizioni della nostra terra e agli insegnamenti della mia famiglia, che ci hanno portato ad essere un nome importante nella ristorazione napoletana e campana. Sono tradizioni che non abbandonerò mai, ma a cui ho voluto apportare un pizzico di innovazione, come espressione di una nuova generazione di ristoratori che vuole esprimersi e portare un contributo alla tradizione. Il menù di Innovative, il mio locale inaugurato il 27 Novembre 2019, offre una vasta gamma di piatti, che spazia tra il classico spaghetto alle vongole e piatti sperimentali come la nostra cheesecake salata con base di fresella, ricotta e tartare di gamberi (di cui noi di Eroica abbiamo parlato qui), che sta riscuotendo un particolare successo tra i nostri clienti. Oggi è un giorno particolarmente importante per le vostre attività, grazie alla vostra famosa zuppa di cozze che, da tradizione napoletana, viene servita il giovedì santo. Qual è il vostro segreto per battere la concorrenza? Anche la nostra zuppa di cozze è stata rivisitata nel tempo: se al principio mio nonno preparava la zuppa di cozze napoletana tradizionale, ovvero solo con polpo, cozze e maruzze, noi l’abbiamo arricchita nel corso degli anni aggiungendo scampi, fasolari e vongole, raggiungendo quello che secondo noi è un connubio perfetto di sapori del mare. Sappiamo di chiedere troppo, ma condivideresti con noi la vostra ricetta? Certamente. Il procedimento è piuttosto semplice: si […]

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Bommarè a Cercola, a gran voce, porta il mare in cucina

Bommarè: il meglio del mare a tavola Apre a Cercola il ristorante Bommarè, il meglio del mare a tavola. Un nuovo indirizzo per appassionati di crudi e crostacei, di ostriche e tartare. Pescato fresco dal mare nostrum e prodotti di pregio provenienti da mari più lontani come il King Crab e il caviale Beluga. Il locale grida al mare in ogni dettaglio: dalle scelte cromatiche degli interni alle vasche per i crostacei e il banco dei pesci a vista. Il progetto Bommarè è figlio del lavoro e delle esperienze dello chef Vincenzo Esposito, dell’imprenditore Vincenzo Amabile e del direttore Gianluca Carbone. La ricercatezza, i dettagli, la qualità dei prodotti e la passione per il mare sono chiaramente percepibili nell’intervista a Vincenzo Esposito e Vincenzo Amabile. Quanto c’è di innovativo e quanto di tradizionale nei piatti? E in che proporzione equilibra queste due tendenze? Non c’è innovazione senza tradizione. La conoscenza della cucina tradizionale è alla base di tutto, del resto non si può fare innovazione se non si ha ben chiara la cucina delle proprie radici. Io ad esempio ho impresso nella memoria l’odore del ragù della domenica, oppure il ricordo di quando da bambino andavo al porto con mio padre per aspettare i pescherecci che rientravano. Con pochi soldi compravamo il pesci “poveri” che poi nelle mani di mia nonna diventavano piatti indimenticabili, lavorati con maestria, utilizzando marinature e fritture oppure prodotti usati per creare primi piatti eccezionali con spaghetti rigorosamente “sciulatielli”. Oggi nella cucina del Bommarè la filosofia è divisa tra 50 e 50: alla tradizione mi piace aggiungere sempre un tocco di innovazione acquisita mediante esperienze di lavoro pregresse, l’impiego di attrezzature e tecniche moderne oltre che un pizzico di personale estro creativo. Bommarè richiama al mare e al mondo acquatico a gran voce, e la scelta di costruire un’eccellenza specializzata nella cucina di mare dimostra un forte legame con esso. Da cosa nasce questo rapporto speciale? E come lo vive? Ho la fortuna di vivere tra il mare e la bellezza del Vesuvio. Il mare mi trasmette calma, serenità e quando penso a quello che ci offre si attiva un meccanismo di voglia di fare, provare, creare. È parte del mio modo di vivere. Chi ha la fortuna come me di vivere vicino al mare può capire perfettamente quello che provo. Gli interni del locale, firmati da uno studio napoletano, mostrano attenzione ai colori, cura e ricercatezza dei dettagli e giochi di equilibri. Tutto ciò come viene riportato nelle preparazioni e nei piatti? La mia cucina è strettamente interconnessa con il lavoro di interior svolto dallo studio We+Falconio Oranges. Lo si può notare ad esempio nell’attenzione che mettiamo nella ricerca di pescato di alta qualità, nella curare delle intensità cromatiche, Nei piccoli dettagli che fanno la differenza e nel tentativo di trovare sempre una forma di continuità e di rimando tra la presentazione del piatto e il design del locale. (Vincenzo Esposito) Cosa significa aprire un ristorante di alta gamma, con prospettive ambiziose e numerose eccellenze in un […]

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Ristorante Innovative: tra tradizione e innovazione

È di inizio 2019 l’apertura del nuovo ristorante Innovative di Giuseppe Scicchitano, figlio di Assunta Pacifico, ‘a figlia d’o marenaro di cui l’omonimo ristorante ha raggiunto la notorietà per la sua eccellente zuppa di cozze, che il ristorante Innovative ripropone, per esaltarne la freschezza, cotte alla brace. Giuseppe, classe 1990, si pone l’obiettivo di portare avanti la tradizione di famiglia, con innovazione. E nel suo ambiente in via Foria 180/182, al primo piano del ristorante ‘A figlia d’o marenaro gestito da Assunta, le stanze dentro le stanze riportano la mente ad una tipica casa napoletana, ma arredata con sontuosità: cornici e statue dorate si stagliano su parati damascati, i tavoli dai bordi neri e dorati effetto marmo hanno decorazioni che richiamano le onde del mare. Il menù proposto da Giuseppe, realizzato dallo chef Sergio Scuotto, comincia con un cocktail di benvenuto accompagnato da mini bun di pesce con sfoglie di mela: all’ingresso del ristorante, infatti, il cocktail bar propone una selezione di drink classici, selezionati dall’International Bartender Association, nonché diversi Signature Cocktail, i cui nomi si rifanno alla cultura napoletana. A seguire, un’entrée di crudités di mare, con tartufi locali, gamberi, scampi ed ostriche San Michele del Gargano, il tutto accompagnato da una Falanghina spumantizzata extra dry dell’azienda Le Vignole. Un menù che richiama Napoli anche nell’estetica, come il gambero crudo avvolto in un sottile strato di provola affumicata, scottata al momento con un cannello e decorata con chips di patata, maionese al gin ed acqua di mare e maionese al blue lagoon, che con il suo color azzurro cielo ricorda la città partenopea. Ma ad incarnare appieno il principio di tradizione e innovazione è la cheesecake salata di mare, di invenzione dello stesso Giuseppe: un crumble di fresella costituisce la base per lo strato centrale di ricotta e quello superiore di tartare di gamberi e zest di limone. La cheesecake porta il nome di Maria, la nonna di Giuseppe, che “amava il pane con la ricotta”, rivisitato per l’occasione in un piatto gourmet. Ad accompagnare il piatto principale il Sommelier Pietro Marotta seleziona un Fiagre, un blend di vini 70% Fiano 30% Greco di Tufo di Taurasia dell’azienda vinicola Cantine Caggiano. Il primo piatto di spaghetti di mare è circondato da una corona di gamberi crudi, scottati alla fiamma direttamente al tavolo con un alcol di cereali ad alta gradazione. Sul finire, i due dessert: il cannolo scomposto, di chips di riso dolce, ricotta fresca e gocce di cioccolato e il curniciello, ricetta originale di Innovative commissionata alla pasticceria Poppella per la realizzazione, con crema diplomatica, cioccolato bianco e liquore strega su base di pasta frolla. A concludere il pasto un cocktail leggero di arrivederci: succo di pompelmo, lime, liquore alla nocciola e doppio rum, in un bicchierino decorato con un bordo di cacao dolce. Il lavoro di Giuseppe e del suo staff di giovani steward di sala, cuochi e barman viene supervisionato, con discrezione, da mamma Assunta, che qualcuno ha definito “il Maradona della ristorazione”. “Sarà lui il […]

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L’isola d’Ischia e la tradizione dei Piennoli di pomodoro

L’isola d’Ischia si distingue nel mondo per le diversità morfologiche, culturali, storiche e gastronomiche che la contraddistinguono, confluendo in un territorio senza tempo. Gastronomia, tradizione e storia dell’isola d’Ischia Famosi sono i cosiddetti “Piennoli di pomodoro”, realizzati sin dai tempi antichi, secondo tecniche particolari e suggestive, tramandate da una generazione all’altra. Sull’isola d’Ischia, il pomodorino del Piennolo è famoso e in qualsiasi ristorante o abitazione si vada a mangiare, si potrà assaporare il gusto antico di tale alimento, in un mix di storia e bontà. Per quanto riguarda i “Piennoli” c’è però da fare una distinzione di natura etimologica, infatti, essendo un termine dialettale, c’è chi lo chiama “Piennolo” e chi invece lo definisce “Piennulo”. Il periodo di realizzazione è solitamente l’estate, quando fa caldo e quindi si hanno a disposizione pomodorini rossi e ben maturi. Gli abitanti di Ischia rivelano che ad essere utilizzate sono le cosiddette “schiocche”, ossia i primi grappoli di pomodorini. Ciò perché la possibilità di un improvviso temporale sarebbe inevitabilmente dannosa e potrebbe compromettere la raccolta, rendendo vana la maturazione dei Piennoli che, ricordiamo, permettono di avere i frutti, quantomeno nell’accezione più scientifica del termine, a disposizione durante i mesi freddi. La gastronomia di Ischia si differenzia proprio per la ricchezza e la varietà di elementi a disposizione; tutto ciò che un tempo rappresentava fonte di sostentamento per le famiglie dell’isola, oggi è un vanto per quanti conservano tali tradizioni. Nel corso del tempo, essendo il territorio dell’isola molto fertile, gli abbondanti raccolti di pomodori richiedevano una tecnica di conservazione che ne preservasse l’integrità nel tempo. Si pensò a diverse soluzioni, tra le quali le conserve, la preservazione in bottiglia, essiccati o in barattolo (le cosiddette bottiglie di pomodoro) ed infine la scelta ricadde sul rinomato e tutt’oggi apprezzatissimo Piennolo. Passeggiando lungo le strade interne di Ischia, è impossibile non notare dei pergolati in legno, tettoie o semplicemente pareti in tufo verde, tipico dell’isola, dai quali come una cascata scendono enormi “grappoli” di pomodori, intrecciati l’uno con l’altro. Come realizzare “U Piennolo”  Dopo aver raccolto le prime “schiocche” di pomodori ben maturi, ovviamente coltivati secondo tecniche biologiche, senza prodotti chimici, esse vengono posizionate su un filo di canapa, legato a cerchio; in questo modo verrà fuori un grande grappolo, il cui peso varia in base alla grandezza dei pomodori, appeso poi alle pareti o alle tettoie di cui prima facevamo menzione, in luoghi ben asciutti, protetti dalla pioggia e ventilati. Tale metodo permetterà di conservare a lungo i pomodorini e soprattutto è un’ottima soluzione per garantire quel sapore dolce e al tempo stesso lievemente acidulo che caratterizza “U Piennolo” Una curiosità circa la realizzazione del Piennolo riguarda lo spago o la corda utilizzati per crearlo; ad Ischia, infatti, si usano anche i rami di ginestra. Questa scelta permetterà di avere un duplice vantaggio: con la ginestra basta un unico avvolgimento perché i pomodori aderiscano perfettamente al ramo. Il secondo vantaggio è che i pomodorini sono abbastanza distanziati tra loro e ciò crea una maggiore distribuzione e […]

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Francesca Pace: food blogger per passione, food lover da sempre

Eroica Fenice ha avuto il piacere di intervistare la famosa food blogger Francesca Pace, un’esplosione di ricette, sapori e colori, dalla spiccata bravura. Annovera tantissimi followers su Instagram, dove propone ricette sempre originali, facili da preparare e alla portata di tutti. Ciao Francesca, grazie per aver accettato questa intervista, quando nasce la tua passione per la cucina? “La passione per la cucina nasce quando ero piccola piccola. Sono nata tra farina, uova e burro: i miei infatti avevano un forno artigianale che ha visto il succedersi di cinque generazioni. Quindi il profumo di cose buone mi ha accompagnata per tutta la vita senz’altro. Poi, proprio perché entrambi i miei genitori lavoravano in negozio dalla mattina alla sera, spesso andavo dalle nonne. La mia frase più famosa è “faccio io, faccio io”; mia nonna mi racconta che a 3-4 anni avvicinavo la sedia al piano di lavoro in cucina e pretendevo di aiutarla a fare le cose più difficili”. Qual è il piatto più difficile da cucinare o l’alimento che non ami preparare? “Il piatto più difficile per me da preparare è il pesce. Non lo amo e non amo toccarlo ed è per questo che ricordo con un pizzico di terrore la notte in cui ho dovuto pulire il mio primo capitone però ci sono riuscita”. A quando risale la tua “comparsa” sul web? “Il mio blog nasce del 2011 come un contenitore di ricette. A dirla tutta io nasco “sul forum”, quando Facebook, Instagram e gli altri social ancora non esistevano (oddio mi sento vecchia!). Instagram è stata una evoluzione naturale. Amando molto la fotografia questo social parla con le immagini e quindi lo sento più adatto a me. Su Instagram do consigli per quella che è la mia esperienza. Parlo di cibo, soprattutto, che può essere quello che ho mangiato in un ristorante ma anche quello che ho cucinato. Cerco sempre di lasciare un segno e ovviamente dico anche come mantenersi in forma dopo aver mangiato lautamente”. Cosa o chi ti ispira nella preparazione dei piatti? “Mi lascio ispirare dai colori e soprattutto dalla stagionalità. Amo andare nei mercatini di frutta e verdura, ne ho proprio uno bellissimo dietro casa e poi faccio la spesa in modo che le materie prime siano ottime, genuine e possibilmente a km 0. Essendomi laureata in Scienze e tecnologie alimentari la qualità per me è fondamentale e ho molti amici agronomi che mi “spacciano” prodotti favolosi e spesso di nicchia”. Sperimenti prima di proporre un piatto-ricetta? È mai successo che qualche idea non ti riuscisse come pensavi? “Non sperimento mai! Sono quella che vuole una -vita spericolata-. Mi è capitato di fare degli showcooking dove non mi ero preparata la ricetta ma è andata comunque benissimo. Oppure, sempre durante uno showcooking, è successo che mancasse un ingrediente o non funzionasse il piano cottura e ho dovuto rimediare in qualche modo. Il piano B e il sapersi adattare sono cose fondamentali”. Oggigiorno i social occupano un ruolo fondamentale per farsi conoscere, quando hai deciso […]

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Fish Bar Burger: il pub di mare nel cuore di Chiaia

La squadra composta da Alfio Giacco, Raffaele Verde, Ivan Vigilante e Alberto Ruffolo si lancia in una nuova avventura con l’apertura di Fish Bar Burger nel cuore di Chiaia, a Napoli, precisamente in via Bisignano 3. Il format è quello di un pub di mare, con gustosi panini e proposte di pesce di alta qualità, accompagnati da salse homemade e abbinamenti di drink studiati per ogni piatto. Abbiamo intervistato il Sig. Giacco per entrare nel vivo del progetto Fish Bar Burger. Cosa ha ispirato l’apertura del Fish Bar Burger? In cosa si differenzia dal Fish Bar Marechiario? L’ispirazione è nata dal connubio perfetto dell’ingrediente di pesce, presente in tutti i piatti del nostro famoso locale di Marechiaro, e i panini fatti in casa da un forno di nostra conoscenza. Il locale di Via Bisignano si differenzia da quello di Marechiaro soprattutto nella location e nel menù.  Nello specifico come avete diviso i compiti nel vostro team? Qual è l’ingrediente fondamentale per far funzionare bene una squadra come la vostra? Abbiamo due dei nostri soci che sono anche dipendenti della nostra azienda. La nostra forza è la divisione dei ruoli e il rispetto degli stessi.  Durante la scrittura del menù, avete pensato a dei piatti che potessero descrivere gli odori e i sapori di Napoli? Si, nel nostro menù ci sono tanti ingredienti che vengono dalla terra campana . Dalla mozzarella di bufala ai limoni di Sorrento.  Quale abbinamento piatto&drink pensa sia il must-have del menù? Scugnizzo islandese con Gin Tonic alla menta.  Avete in mente altri progetti per il futuro? Se sì, ci sarà sempre di mezzo il mare? Si abbiamo in progetto un’altra apertura con lo stesso format improntato sui panini di mare.    Ringraziamo lo staff di Fish Bar Burger e, se lo scugnizzo islandese vi ha incuriosito, potrete trovare il locale in Via Bisignano 3.   Fonte immagine: Facebook

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Cenando sotto un cielo diverso: eccellenze in mascherina!

“Cenando sotto un cielo diverso” ha riunito ancora una volta i napoletani nel segno della solidarietà. Quest’anno l’evento ormai saldamente radicato sul territorio assume ancora di più le caratteristiche dell’eccezionalità. In tempi incerti (causa Covid) è riuscito lo stesso a collezionare consensi, a rispettare la salute di tutti gli ospiti e i puntualissimi propositi di beneficenza. Anche per questa edizione gli introiti sono stati destinati alla costruzione di un laboratorio ludico-didattico per malati schizofrenici e all’acquisto di giocattoli per i bimbi del reparto di nefrologia dell’ospedale Santobono Pausilipon. La scelta della location per la serata del 29 settembre è ricaduta su “Villa Alma Plena” nel casertano. Vibrazioni positive emanate dagli ampi e signorili spazi hanno accolto le persone, garantendo lo scorrere fluido e piacevole dell’evento. I tavoli imbanditi con i piatti dei numerosissimi e fedelissimi chef della kermesse hanno rispettato ampiamente le distanze di sicurezza e la vastità dei diversi ambienti esterni ha garantito la tutela dello spazio personale di tutti i presenti, evitando calche e sovraffollamenti. La mascherina (d’obbligo!) non ha impedito di fruire appieno e serenamente delle pietanze esposte, grazie a qualche tavolo appositamente disposto. “Cenando sotto un cielo diverso” tra innovazione e tradizione Si riparte quindi alla grande con gli eventi enogastronomici. “Cenando sotto un cielo diverso” non ha fatto che confermare il suo primato nell’ambito con proposte molto variegate e sempre di qualità. Dagli abbinamenti più ricercarti ai must have, dalle sperimentazioni ai classici della tradizione, il tutto bagnato dal ricco sapore di vini dalle diverse caratteristiche e provenienze. E come suggerisce il concept di questa edizione, “Il Buono dopo la tempesta“, una delle peculiarità che accompagna da sempre il format è la bontà dei prodotti. Il primo assaggio a sorprendere è stata la classica focaccina di “Pizzeria INFORNO Pizza Birra & Brasserie” in tre declinazioni. La prima realizzata con prosciutto crudo stagionato 12 mesi, fichi e cipolla rossa caramellata con zucchero integrale di canna. La seconda con provola affumicata, mortadella di Bologna IGP e pesto di pistacchi cotti a vapore. La terza con stracciatella di latte vaccino, alici e pomodorini gialli del Piennolo DOP. Intanto Salvatore Spuzzo, chef di Villa Alma Plena, ha presentato il suo piatto con guancia di vitello, sponge di bagna cauda, funghi porcini e consistenza di ortaggi. APCN Team con lo chef Alessandro Carello è venuto da Napoli per portare la sua pietanza a base di cubo di bufala, pomodoro bruciato e perlage di basilico. Tra tutti i piatti, due chicche da non perdere sono state le proposte arrivate da “Garage Gourmand” e dal “Brigante dei sapori”. Nel primo caso il piatto si crea su una battuta di manzo alla colatura di alici con una salsa lardiata, zabaione salato e una spugna di spinaci. Nel secondo un bignè al nero di seppia con stracciata di bufala e tonno affumicato con fichi e concassé di verdure. Sebbene riduttivo riportare solo alcuni di tutti gli assaggi portati all’attenzione, “Cenando sotto un cielo diverso” si è dimostrato ricco di possibilità e confronti culinari. Alcuni […]

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