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Eroica Fenice

La Tag: food contiene 96 articoli

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Viaggio alla scoperta della cultura e del buon cibo a Cimitile

Un tour di Cimitile tra cultura e buon cibo alla scoperta delle Basiliche Paleocristiane e di “Pizza & Fritti Sapori di Napoli” dello chef Gennaro Galeotafiore. Esattamente nel cuore della Campania, a circa 30 kilometri di distanza dalle cinque province, incontriamo Cimitile, un paesino di poco più di 7000 anime, che custodisce un vero e proprio patrimonio di cultura storica e artistica, da visitare assolutamente: le Basiliche Paleocristiane. Chi volesse allietare oltre agli occhi anche il palato, non potrà fare a meno di scegliere “Pizza & Fritti Sapori di Napoli” dello chef Gennaro Galeotafiore. Da qui è partito il tour, guidato dall’ingegnere Giuseppe Trinchese, appassionato e studioso delle Basiliche, ed organizzato da Renato Rocco, giornalista del Magazine “La buona tavola”, atto a valorizzare le ricchezze del nostro territorio. Immergersi nel verde che circonda le rovine del complesso monumentale di Cimitile è un’esperienza davvero unica. Il complesso sorge alla base di una necropoli del II-III sec. d.C. ma è intorno alla fine del III sec. che vi si sviluppa un vero e proprio culto, professato dallo stesso Sant’Agostino, intorno alla tomba del sacerdote Felice, dedito alla cura della diocesi di Nola. Il futuro vescovo di Nola, San Paolino (in onore del quale si celebra tutt’ora la famosa “Festa dei gigli”), restaurati gli antichi edifici intorno alla tomba del sacerdote Felice in seguito alla vendita di alcuni suoi beni, fece costruire un’imponente Basilica e numerose altre opere per venire incontro alle esigenze dei cittadini. L’origine sepolcrale del luogo permane nell’attuale nome della città, “Cimiterium” l’odierna “Cimitile”, appunto. Il villaggio fondato intorno alla Basilica grazie a Paolino subì una disastrosa alluvione intorno al VI sec., nonché varie scorrerie barbariche. Esplorando le sette basiliche del complesso si ha quasi una sensazione concreta e materiale delle varie epoche che sono andate stratificandosi man mano, al di sopra del complesso monumentale, conservandone la memoria. Le Basiliche di Cimitile tra arte, culto e prodigio Incontriamo innanzitutto la Basilica di San Tommaso, del VI-VII sec., e la cappella dei SS. Martiri, realizzata da Leone III, il gioiello del complesso, contenente numerosi affreschi di innegabile bellezza e di natura propagandistica, due dei quali conservati nell’Antiquarium. La Basilica di San Felice, costituita a partire dal IV sec da strutture di epoche diverse, ospita il primo mausoleo e la cosiddetta Basilica vetus, in seguito modificata da San Paolino per diventare la Basilica nova. L’alto numero di sepolture contenute nella Basilica è dovuto alla credenza popolare secondo la quale una maggiore prossimità al Santo avrebbe procurato un accesso sicuro al Paradiso. La lastra in marmo che copre il sepolcro presenta due fori, attraverso cui veniva fatto passare dell’olio, con il quale i fedeli imbevevano dei fazzoletti, ritenuti vere e proprie reliquie per contatto. Massime bibliche sono riportate tutt’intorno al sepolcro. La Cappella di San Calionio, risalente al V sec. ma restaurata da Leone III intorno al IX sec., contiene le tombe dei poveri. La Cappella di Santa Maria degli Angeli conserva un affresco della Vergine col bambino e la tipica croce ad Y. La Basilica nova, poi di San Giovanni, eretta intorno al V sec. per rispondere alla […]

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Nocciole Papa: il primo store consacrato alla nocciola

Nocciole Papa: il primo store interamente dedicato alla nocciola | Opinioni A San Vitaliano, un paesino della provincia napoletana, “Nocciole Papa store”, il primo store interamente dedicato alla nocciola, frutto tipico di questa zona e prodotto d’eccellenza campano, festeggia i primi 6 mesi di attività. Siamo stati lì per celebrare questo lieto evento e per conoscere meglio questo frutto, tipico delle nostre zone e delizioso in tutte le sue sfaccettature. Veniamo accolti da Pasquale Papa, l’ideatore dello store, nonché nipote del produttore primo, quindi terza generazione di produttori, dal 1970 siti a Roccarainola, che dopo il proseguimento dell’attività da parte del padre, sta dando un nuovo volto all’azienda, al passo con le nuove tecnologie e con il fine ultimo di diffondere il prodotto campano, nonché valorizzarlo nella terra  dalla quale trae le sue remote origini. Infatti Pasquale Papa ci tiene a sottolineare che il nome originario dell’albero da frutto è Corylus avellana, conservando nell’etimologia l’origine della pianta stessa, ovvero Avella, un paesino della provincia di Avellino, a scapito della falsa attribuzione piemontese. La passione della famiglia e la volontà, al contempo, di preservare e diffondere il valore di questo prodotto traspare in tutte le scelte attuate dall’ideatore. L’attenzione è al minimo dettaglio, come è evidente varcando la soglia dello store, che ci conduce in una dimensione al contempo naturalistica e di design ultra moderno, conciliando, dunque, tradizione e contemporaneità; l’arredamento infatti richiama la pianta originaria del nocciolo, con una ramificazione in legno che, partendo dalle radici, del parquet, si dirama fino al soffitto, per culminare in due rami che, esattamente come in natura, sorreggono il frutto. Il verde e il legno sono i colori dominanti e la sensazione è esattamente quella di penetrare in un vero e proprio noccioleto. Nonostante il trascorrere delle generazioni, tale scelta dimostra l’attaccamento del nipote alla propria famiglia. Nulla è lasciato al caso e, per rimarcare l’origine della nocciola, la linea dei prodotti in box reca sul fronte, con un logo fine ed elegante, la regione d’origine del prodotto stesso, la nostra Campania. Le nocciole Papa appartengono a diverse varietà, tutte campane appunto, delle quali la più famosa nonché certificata è la Giffoni e si sta lavorando per certificare anche le altre varietà. Nocciole Papa: tra gusto e salute L’idea dello store non è solo quella di rimarcare e dunque valorizzare le origini del prodotto ma vi è anche la volontà di proporre un prodotto nostrano e soprattutto a km 0, che ha notevoli vantaggi sulla salute, come ci ricorda il medico chirurgo Antonio Notaro, riportando studi condotti su centenari che consumavano prevalentemente prodotti provenienti dal proprio paese d’origine. La frutta secca in particolare, nelle giuste dosi, è un prodotto che può essere consumato e declinato a tutto pasto, oltre che per la sua duttilità e capacità di adattarsi a pietanze dolci e salate, anche per i nutrienti che contiene. Abbiamo inoltre avuto l’occasione di avere un saggio di tale peculiarità della nocciola, grazie alla bravura dello chef Marco C. Merola, della nuova Pasticceria Contemporanea di […]

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Cucina e Salute

Formaggi tipici del sud: dalle burrate alla cacioricotta!

Burrate, caciocavallo, pecorino, cacioricotta…tantissime sono le varietà di formaggio che in questa bella stagione, e non solo, accompagnano tutte le tavole del sud Italia. Il formaggio, amatissimo prodotto caseario ottenuto dalla coagulazione acida o presamica del latte, intero, parzialmente o totalmente scremato, o della crema di latte, grazie anche all’uso di fermenti e sale da cucina, ha una storia di origini antichissime nel bacino del Mediterraneo, in nord Africa e in Asia minore. La leggenda narra, infatti, che un pastore avesse messo del latte in uno stomaco di pecora in cui era rimasto del caglio, dove si trasformò in formaggio; le testimonianze più antiche risalgono al III millennio a.C. L’arte di produrre formaggio è migliorata nel tempo, affermandosi fra gli antichi Greci e gli antichi Romani. Nel tardo Medioevo i formaggi cominciarono ad essere apprezzati e a comparire anche sulle tavole nobiliari, tanto che fu addirittura redatto un trattato sulle sue qualità nutritive dal medico ed accademico vercellese Pantaleone da Confienza nella sua Summa Lacticinorum, intorno alla seconda metà del Quattrocento. Il formaggio è un prodotto che attraversa tutto lo stivale ma in questo momento affronteremo solo alcune delle tipologie con cui è possibile ritrovarlo nel meridione. Formaggi del meridione: la nostra top 5 Burrate dalla Puglia Tradizionale prodotto pugliese, le burrate sono dei formaggi freschi a pasta filata, dalla consistenza morbida e cremosa. Apprezzate in tutto il mondo, nascono originariamente in provincia di Bari nei primi del Novecento e sono considerate una delle specialità più succulente della produzione casearia pugliese. Questo tipo di formaggio a pasta filata viene prodotto nell’entroterra, precisamente nella zona delle Murge, e può in qualche modo ricordare la mozzarella. Le burrate, tuttavia, hanno consistenza maggiormente morbida, più filamentosa, l’aspetto di un piccolo sacchetto e vengono lavorate manualmente, riempiendo i cosiddetti “sacchetti” di pasta filata con una cremosa farcitura a base di pasta di mozzarella sfilacciata e panna (stracciatella). Caciocavallo podolico dalla Campania Tra i formaggi del sud Italia, il caciocavallo è diffuso in molte zone con infinite varianti. Semiduro a pasta filata, lo si produce in Campania, e più precisamente in Irpinia, sui Monti Alburni, da latte di vacche podoliche, seguendo un’antica tecnica produttiva: al latte, a 36 °C, viene aggiunto caglio di vitello o di capretto. Rotta la cagliata più volte, si aggiunge altro siero riscaldato a circa 60 °C. Passate alcune ore si taglia la pasta e la si fila in acqua quasi bollente, dopodiché si modellano i caci, che vengono rassodati in acqua, passati in salamoia e messi a riposare in ambienti freschi e ventilati legati in coppia, a cavallo di assi. Ottimo fresco, può stagionare fino a 24 mesi e oltre. Casieddu di Moliterno dalla Basilicata Il latte di questa cacioricotta, prodotta in estate in Val d’Agri, viene filtrato con foglie di felce e portato a quasi 100 °C nel “caccavo”, una caldaia di rame, con l’aggiunta di nepitella. Raffreddato, coagula con caglio di capretto in pasta e, nel momento in ci si rompe la cagliata, si formano delle piccole sfere del diametro di circa 12 cm. Avvolto in foglie […]

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Il Pomodoro Cannellino Flegreo: sfida contro il tempo

L’Associazione Pomodoro Cannellino Flegreo ha organizzato martedì 23 luglio un tour guidato presso il Parco Archeologico di Cuma, all’interno del quale vengono coltivati dei pomodori speciali, dal gusto zuccherino e dalla polpa morbida e succosa. Stiamo parlando della varietà cannellino: erroneamente confuso con quella dei fagioli, questo pomodorino dalla forma inconfondibile, con una strozzatura al centro, veniva coltivato in tempi antichi, ma a causa della mancata conservazione del seme oggi è molto difficile da trovare sul commercio. Allo scopo di rilanciare e valorizzare un prodotto tutto campano, l’Associazione Pomodoro Cannellino Flegreo, in collaborazione col comune di Pozzuoli, ha incentivato i produttori agricoli ad estendere la produzione e così, in pochi anni, si è passata da un’estensione della coltivazione da 5 a 15 ettari su 65 ettari totali a disposizione. A tal proposito, inoltre, è sorto il progetto MAC (Monteruscello Agro City), promosso dall’Assessore all’Urbanistica Roberto Gerundo, il quale intende riqualificare aree urbane e terreni agricoli del puteolano per sostenere gli otto produttori che si stanno occupando di coltivare il cannellino. Il sapore del Pomodoro Cannellino Flegreo proviene dal passato Tra l’erba fitta dell’Acropoli di Cuma si estendono filari di pomodorini rossi e verdi, alcuni maturi al punto giusto, altri più acerbi. Il sole è caldissimo, picchia sui resti dell’antica città di Cuma, le cui nudità sono esposte allo sguardo dei visitatori. Proprio da qui parte la visita guidata, dipanandosi poi tra il tempio di Giove e l’antica via Domiziana. Ciò che rimane dello splendore di un tempo viene conservato in un’area archeologica che tenta di valorizzare un territorio in grado di regalare frutti preziosi. Così nasce il connubio tra archeologia e gastronomia: in mezzo alle pietre cotte dal sole e alle colonne spezzate a metà è possibile gustare un prodotto raro, che ha un gusto che proviene direttamente dal ‘800, quando veniva impiantato in grandi quantità. La tecnica di coltivazione è attenta, quasi un’opera d’arte. I fusti vengono intrecciati a canne di bambù, per rendere più agevole la raccolta una volta maturi, e vengono protette da speciali diserbanti che prevengono gli attacchi della flora infestante. I semi, inoltre, per non andare perduti, vengono conservati e lavati, in modo da essere innestati nuovamente nel terreno. Anche le sue proprietà sono peculiari: il fatto che abbia un alto tasso di zuccheri e un ph alto lo rende un prodotto adatto soprattutto ad essere conservato in succo o in confettura. Proprio in queste due forme è stato possibile degustarlo durante l’evento, declinato in varianti fantasiose: grigliato, sotto forma di maionese,  in salsa base per ravioli ripieni, addirittura il suo succo è stato utilizzato per realizzare dei cocktail freschi e dissetanti. Tante dunque le eccellenze campane tra chef e pizzaioli radunate per dare la possibilità al pomodoro cannellino flegreo di esprimere tutto il suo sapore folgorante, in un’azione di marketing che consente di rilanciare in un solo colpo cultura, gastronomia ed economia.

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Pizzeria Da Zero: come in cinque anni si rivaluta il Cilento

Pizzeria da Zero: si nasce in Cilento e si va ovunque Il Cilento, zona della Campania molto famosa per le località balneari “nasconde” anche molto altro. È una terra ricca di tradizioni e di riti, soprattutto per quanto riguarda la gastronomia. È sempre necessario ricordare che il Cilento è la culla della cosiddetta dieta mediterranea, denominazione che comprende uno stile di vita invidiato in tutto il globo, con alla base il consumo di prodotti stagionali come ortaggi, frutta e verdura, pochissima carne, prodotti ittici, olio extravergine d’oliva e la salubrità eccelsa dell’ambiente dove si vive. Pizzeria da Zero: il fatturato e la crescita La storia di Pizzeria da Zero parte da un piccolo paesino del Cilento, con meno di diecimila abitanti: parliamo di Vallo della Lucania. Un rapporto strettissimo con le aziende locali, i piccoli agricoltori e le coltivazioni del posto, in alcuni casi anche salvandone alcuni tra questi e portandoli in giro per l’Italia. Alla fine del 2018, il gruppo Da Zero ha fatturato più di 3 milioni di euro e non ha intenzione di fermarsi. Il gruppo della pizzeria Da Zero si propone di raggiungere (e forse, anche di superare) i 5 milioni di euro entro quest’anno. Ha ben ragione di credere nell’impresa, visto l’andamento più che positivo delle cinque sedi sparse su territorio nazionale: oltre a Vallo della Lucania, pizzeria da Zero ha ben due sedi a Milano, una a Matera ed una a Torino. Una diffusione su territorio nazionale che non solo ha portato nuova linfa e vigore nel mondo pizza, ma anche nella manodopera: infatti, più del 60% degli operatori della pizzeria Da Zero (nelle sue varie sedi) è di provenienza cilentana. Pizzeria da Zero: gli inizi Paolo De Simone, responsabile della produzione e dello sviluppo, racconta gli esordi: «Ci siamo resi conto, cinque anni fa, che la tradizione gastronomica del Cilento non era ben valorizzata. Allora abbiamo pensato di portare in scena i prodotti della nostra terra, includendo tantissimi presidi Slow Food. La pizza proposta, come idea e modalità, è quella della pizza napoletana. Ad oggi, con le nostre cinque pizzerie attive, siamo arrivati ad un totale di circa 700mila pizze sfornate.» Pizzeria da Zero: la pizza Primula Palinuri Con l’hashtag #DaZeroaCinque, il gruppo ha presentato la pizza Primula Palinuri, omaggio a tutto tondo alla propria terra. La pizza è guarnita con mozzarella di bufala, pesto di rucola, cacioricotta di capra cilentana, pomodorino giallo, olio EVO, basilico e riprende appunto i colori del fiore di cui porta il nome. Inoltre- come tengono a sottolineare- è un invito a scoprire, apprezzare e valorizzare gli artigiani che hanno messo a disposizione gli ingredienti di prima qualità. Giuseppe Boccia, infatti, sottolinea come moltissimi parlino di cibo “Made in Italy” senza avere ben preciso di cosa si parli. Inoltre, aggiunge, c’è necessità di valorizzare la “Dieta Mediterranea” come fattore attrattivo turistico, visto che moltissimi viaggi e vacanze vengono fatte appunto anche in base alle mete del “mangiar bene”. [Foto copertina: Credit Enzo Finizola]

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Napoli e Dintorni

Bio… Dinamico: la scommessa dell’agricoltura biodinamica

Bio… Dinamico: divulgare, promuovere e valorizzare i prodotti dell’agricoltura biodinamica. Giovedì 18 luglio, nel complesso monumentale di Santa Chiara si è tenuto il terzo appuntamento con il tour in 6 tappe del progetto Bio… Dinamico promosso da AmicoBio, con il patrocinio del Fondo Europeo per lo Sviluppo Rurale, la Repubblica Italiana, la Regione Campania e la collaborazione di APAB. Le città toccate dal tour di seminari tematici sono Milano, Roma, Napoli, Bologna, Firenze e Santa Maria Capua Vetere. Se nelle tappe di Milano e Roma sono stati approfonditi i temi della sostenibilità, della tutela dell’ambiente e del paesaggio, della valenza dell’agricoltura biodinamica come patrimonio dell’agricoltura italiana, la tappa napoletana ha affrontato il tema Ricerca e formazione in agricoltura biologica e biodinamica. Ad intervenire sul tema della necessità di incrementare la ricerca e la sperimentazione nel settore biologico e biodinamico sono stati esperti del settore della formazione: Dott. Filippo Diasco, Direttore generale delle politiche agricole, alimentari e forestali della Regione Campania; Dott. Enrico Amico, Imprenditore e Presidente gruppo Amico Bio; Prof. Giuseppe Celano Professore associato presso l’Università degli Studi di Salerno; Prof. Massimo Fagnano, Professore associato di Agronomia ed Ecologia Agraria presso il Dipartimento di Agraria della Facoltà di Napoli Federico II; Dott. Francesco Giardina esperto agronomo collaboratore di Coldiretti; Dott. Carlo Triarico, Presidente dell’Associazione per l’Agricoltura Biodinamica; Dott.ssa Roberta Cafiero Dirigente MIPAAFT. A seguire, lo chef Simone Salvini ha tradotto il discorso teorico in un cooking show in cui prodotti provenienti da agricoltura biodinamica e ricette tradizionali campane sono stati rielaborati e trasformati in capolavori dell’arte enogastronomica. Che cos’è l’agricoltura biodinamica e perché è necessario investire in questo settore? Ad aiutarci a comprendere cosa sia l’agricoltura biodinamica e come essa possa costituire una svolta nel sistema della produzione agricola globale possono essere utili alcuni stralci del documentario in uscita, che è sintesi dell’intero progetto di AmicoBio: la biodinamica è un’agricoltura che non solo non avvelena il pianeta, ma crea un’interazione tra tutti gli esseri viventi e costituisce la speranza di creare, davanti ad un disastro ecologico incombente, una realtà nuova. Obiettivi della biodinamica sono la biodiversità, la riduzione dell’impatto ambientale della produzione agricola, l’integrazione tra produzione agricola e allevamento zootecnico con modalità che rispettino e promuovano la fertilità e la vitalità del terreno e allo stesso tempo le qualità tipiche delle specie vegetali e animali, il rispetto de ritmi della natura e dei cicli cosmici e lunari, l’eliminazione di fertilizzanti minerali sintetici e di pesticidi chimici. Il metodo biodinamico, quindi, prevede che la fertilità e la vitalità del terreno debbano essere ottenute con mezzi naturali come compost prodotto da concime solido da cortile, materiale vegetale come fertilizzante, rotazioni colturali, lotta antiparassitaria meccanica e pesticidi a base di sostanze minerali e vegetali. Insomma il progetto dell’agricoltura biodinamica propone un ritorno a metodi naturali, a ritmi meno serrati e ad una produzione meno invasiva per l’ambiente, ma pur sempre compatibilmente con le richieste del mercato globale. Ricerca e formazione nel campo della biodinamica. La ricerca in questo campo, se in Europa fa passi da gigante […]

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Cucina e Salute

Cenetta estiva: verdure, piatti freddi e tanto gusto

L’estate è la cosiddetta “bella stagione”, che porta con sé tanto relax e soprattutto tanti piatti gustosi da poter assaporare, a base di verdure, ortaggi, buoni e facili da preparare. Ecco alcuni consigli per una gustosa cenetta estiva! D’estate, il tempo a disposizione aumenta, il periodo di ferie è l’occasione perfetta per dimostrare le proprie doti culinarie e lanciarsi nella sperimentazione, preparando piatti freddi e variegati. Le calde serate d’estate, sono l’occasione perfetta per dedicarsi alla preparazione di una succulenta cenetta estiva, magari in compagnia di amici, da gustare all’aperto. Naturalmente, preparare una cenetta estiva che piaccia a tutti non è facile;  ogni persona presenta, ovviamente, dei gusti diversi e accontentare proprio tutti, è difficile. Idee per una gustosa cenetta estiva! Uno dei segreti per realizzare una buona cenetta estiva, è sicuramente quello di utilizzare frutta e ortaggi tipici della stagione. Una idea simpatica e d’effetto, potrebbe essere quella di creare un piatto a base di pesce, accompagnato da piatti a base di verdura oppure ortaggi, leggeri e colorati, simpatici da vedere. Pesce spada, salmone, orata, spigola, cozze e vongole, la varietà di pesce a disposizione durante l’estate, è notevole. Una cenetta a base di pesce, accompagnata da simpatici e soprattutto leggeri, involtini di zucchine o melanzane grigliate, magari ripieni di formaggi spalmabili, è un’ottima scelta, che delizierà i palati dei propri commensali, senza appesantirli. Oltre alle varie opzioni citate, è risaputo che l’estate è la stagione migliore per la preparazione di insalate; nutrienti e leggere, apportano vitamine e sali minerali, che in estate sono sempre utili da integrare e sono uno dei piatti cardine, per una cenetta estiva, saporita ma senza troppe calorie.  A tal proposito, come non citare la famosa “insalata di riso”, piatto tipico e diffuso soprattutto d’estate, che piace un pò a tutti, con i suoi tanti ingredienti e la freschezza che tutti desiderano. Ai piatti a base di insalata, con la quale è possibile creare delle vere e proprie ciotole (che spesso sostituiscono un primo piatto) ricche di alimenti e nutrienti diversi, si possono abbinare, per una cenetta estiva sana e giusta dal punto di vista calorico, carne o pesce, o semplicemente dei crostini, bruschette (tipicamente campana) conditi con emulsioni o salse rinfrescanti, ad esempio a base di yogurt greco. Chiacchierare in compagnia è piacevole e rilassante e in questo caso, ossia, se la propria intenzione è quella di trascorrere del tempo in compagnia, senza cimentarsi in piatti elaborati da preparare, si può optare per il cosiddetto  fingerfood, un’alternativa rapida e gustosa. Uno dei fingerfood più realizzati in estate, sono le uova ripiene, un piatto non di certo leggero, ma d’effetto. In base alla propria area di appartenenza, il ripieno dell’uovo cambia, dalla ‘nduja, al tonno, dalla maionese all’emulsione a base di yogurt magro, olive e capperi. Antipasti saporiti, tartine, spiedini a base di carne, pesce o semplicemente realizzati con pomodorini alternati a delle piccole mozzarelline, torte salate, focaccine, pizza, insomma, una varietà immensa di alternative tra le quali scegliere, adatte ad ogni occasione, ideali per una […]

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Di Pizza a Caserta: si ritrovano i magnifici sette della pizza

Di Pizza è approdato anche a Caserta Da Salvatore, la pizzeria di Emanuele Marigliano, dove i Magnifici Sette della pizza si sono incontrati per intavolare un dialogo tra artigiani pizzaioli e un pubblico selezionato di esperti del settore. Di Pizza, l’evento itinerante che sta descrivendo le novità e i trend della pizza nelle principali città italiane, dopo aver incontrato più di 400 persone durante le tappe di Milano, Salerno e Verona e messo a confronto più di 300 pizzaioli professionisti, sceglie Caserta come quarta tappa. Parlare di Caserta e del suo piccolo rinascimento gastronomico – che riguarda non solo le pizzerie – sembra quasi diventato pleonastico. Ma nel mare magnum di pizzerie, osterie, trattorie, pub e perfino speakeasy che stanno sorgendo nel capoluogo della Terra di lavoro ci sono delle belle storie da raccontare. L’evento, tenutosi il 24 giugno presso Da Salvatore a Lusciano, ha l’obiettivo di far incontrare le pizzerie più rappresentative del territorio ed è stato pensato anche come strumento per entrare in contatto con un pubblico B2B a cui raccontare un nuovo progetto editoriale, nato dall’incontro tra Dissapore.com e Tanzen Vs Pizza che si chiamerà Garage Pizza: un sito, una community virtuale per i veri amanti della pizza. Proprio Dissapore infatti ha ideato il format Di Pizza, credendo fortemente nell’identità di questo prodotto del made in Italy. “Caserta è una città in fermento, ricca di professionisti che ogni giorno conquistano l’esigente piazza casertana, con un mix vincente di capacità imprenditoriale e offerta gastonomica”, afferma Antonio Fucito, in arte Tanzen Vs. Pizza, food writer di Dissapore e tra i food influencer più attivi del momento. Di Pizza: I Magnifici Sette Tra le tappe di Di Pizza non poteva mancare Caserta, che da anni si è affermata come ambita meta gastronomica. Caserta è, oramai dichiaratamente, una delle nuove città della pizza. Che sia tradizionale, a canotto o meno, tra città e provincia è impossibile non trovare, anche andando alla cieca, un locale degno di nota. Lungi da noi e dallo spirito dell’evento stipulare alcuna classifica. Bando alle ciance, di seguito i Magnifici 7 di Caserta. I Masanielli -Sasà Martucci Il suo segreto è la ricerca maniacale dell’ingrediente perfetto. Figlio d’arte, dunque, cresciuto tra sbuffi di farina e lieviti, tra il bancone a vista ed il caldo logorante del forno. Il menù concilia tradizione e innovazione, mare e terra, offrendo uno spaccato dei grandi classici e stuzzicanti giochi di contrasto ben centrati, all’insegna di una qualità indiscussa della materia prima. Lo stile, fortemente identitario, regala un cornicione dalla corretta alveolatura ed un centro più sottile e morbido, nel quale si legge una mano capace e una mente sempre proiettata verso studi e miglioramenti, costantemente e appassionatamente. Infatti in occasione di Di Pizza propone una Doc: Pomodoro San Marzano, pomodorino ciliegino, mozzarella di bufala e Parmigiano Reggiano 30 mesi di stagionatura; e una  Misticanza: base bianca, fior di latte misto bufala, 13 erbe miste selvatiche, battuta di pezzata rossa friulana e fruit passion maracuya. La Contrada Aversa, nel cuore pulsante di una città, che il weekend […]

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Apre a Castellammare di Stabia La Canesta, pizza bistrot innovativo

Da un’idea di Antonio La Monica, Tommaso Sabatino e Antonio Ferraro, apre a Castellammare di Stabia il pizza bistrot “La Canesta”. All’insegna dell’alta gastronomia, questo innovativo locale ha i numeri giusti per essere apprezzato da tutti, turisti e abitanti del posto. La piazza alberata e circolare in cui è ubicato ricorda, nella forma, una cesta, in napoletano “canesta” (il famoso “panaro”) da cui deriva il particolare nome del locale. Proprio come il tradizionale paniere partenopeo calato dal balcone per farsi consegnare la spesa dai negozianti comodamente a casa propria, La Canesta promette di offrire ai suoi clienti un’ampia varietà di leccornie. Uno stile originale, un mix che unisce l’arte di Giovanni Santarpia, pizzaiolo stabiese di fama internazionale, consulente del locale, e l’esperienza del maestro gastronomo Antonio Ferraro, da più di trent’anni una vera istituzione stabiese in questo settore. Nel corso della presentazione alla stampa, Santarpia, vincitore del “3 spicchi” del Gambero Rosso e del premio Pizzaioli di “Italia a Tavola”, racconta: “Per uno stabiese che vive a Firenze, partecipare all’avvio di un’attività nel paese d’origine è un onore. Spero che la mia pizza possa regalare emozioni, anche attraverso l’utilizzo di prodotti classici”. “Troverete qui tutto quello che è locale, potrete mangiare quelle cose che un tempo si facevano a casa. Questo banco sarà sempre pieno di norcinerie, dalle verdure di stagione alla griglia, ai salumi e formaggi scelti”, aggiunge Ferraro. I pizzaioli de La Canesta sono due fratelli stabiesi, Mario e Gerardo Calabrì, allievi di Santarpia: “Sono due fratelli che amano fare la pizza, amano fare una pizza di qualità, privilegiando la materia prima e la cura maniacale dell’impasto. Con l’apertura della Canesta avranno la possibilità di mettere in luce le loro qualità e di mettere a disposizione del pubblico stabiese e non, la pizza realizzata secondo le tecniche del mio impasto”, dice il maestro pizzaiolo. La Canesta pizza bistrot: l’esperienza del maestro gastronomo Antonio Ferraro ed il talento di Giovanni Santarpia Non solo una pizzeria, ma anche un bistrot. La Canesta infatti presenta un’offerta gastronomica di alta qualità, garantita dalla competenza del maestro gastronomo Antonio Ferraro, già titolare di una delle salumerie più importanti della città e che si trovava nel centro antico: “Sono felice di poter tornare ai fornelli e ad offrire la mia gastronomia. Nel locale sarà presente un banco gastronomia, accessibile anche liberamente ad ora di pranzo per l’asporto o per la realizzazione delle classiche merende (o colazioni, che dir si voglia nel gergo partenopeo), banco che sarà sempre pieno di norcinerie, verdure di stagione alla griglia, prodotti tipici come latticini o provoloni, salumi e formaggi scelti. Insomma, sarà un po’ come mangiare le cose come si facevano un tempo a casa, e la location si presta ad essere proprio un classico bistrot francese”, spiega Ferraro. Tra le novità presentate, la più particolare è sicuramente “La stabiese”, una pizza creata da Santarpia, preparata con crema di zucca, carciofi, polpo, limone di Sorrento ed olio Evo, più simile a quella di un panettiere per la cottura molto […]

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Il pesce e l’olio di Tommaso Esposito, cena a tema scammaro da Sartù al Vomero

Doppio appuntamento giovedì 13 giugno presso il ristorante Sartù del Vomero: cena a tema “mangiare di scammaro” e presentazione di Renato Rocco del libro Il pesce e l’olio di Tommaso Esposito, in cui c’è tutto ciò che è necessario sapere sulla cucina napoletana, con tanto di ricette di nonna Mariuccella. L’evento, in collaborazione con la rivista culinaria La buona tavola e con i vini della Tenuta Le Lune del Vesuvio, aveva come tema principale la rievocazione della cucina napoletana in tempo di quaresima. Durante questo periodo, infatti, si mangiava poco e leggero, proprio per rispettare il periodo di digiuno religioso. Di conseguenza, anche le materie prime che componevano i piatti erano molto semplici: uva passa, pasta di grano, pesce e verdura erano alcuni dei cibi utilizzati. Una tradizione che diluisce il suo tempo e arriva ancora oggi a solleticare i palati più curiosi e nostalgici. Il pesce e l’olio: mangiare di scammaro Se un tempo mangiare di “scammaro” rappresentava una necessità dettata da leggi religiose ferree e sentite, oggigiorno è possibile ritenere questo sacrificio dell’abbondanza una vera e propria virtù. Tanto tempo fa i nostri nonni osservavano con religiosa obbedienza l’obbligo di una tavola imbandita con pietanze magre, come ci racconta Tommaso Esposito nel suo libro. Così, se di nostalgia si può parlare, molte delle ricette che la fantasia napoletana ha saputo creare sono state raccolte ne Il pesce e l’olio e per di più sono state messe in pratica dagli esperti chef del ristorante vomerese. Il menù era completamente a base di pesce, cibo magro per eccellenza. Alici e lupine ‘a zuppetella per cominciare: una zuppetta in cui il pesce era adagiato su una fetta di pane ammorbidito dal sugo di pomodorini freschi. A seguire patane, foglie e pesce curreja: il pesce bandiera era un protagonista indiscusso sulle tavole povere di un tempo; oggi, invece, lo è in tutti i salotti gourmet che si rispettino. Accompagnato con purè di patate e spinaci conditi con olio e pinoli, è un piatto equilibratissimo e dai toni delicati. E poi la frittata e vermicielle, pietanza regina dello stile scammaro. Uno scrigno di sapori contrastanti, ma al tempo stesso armonici. L’uvetta dolce si mescola con i capperi salati, i pinoli e la pasta cotta come se fosse una frittata, ma senza le uova, solo l’amido a fare da collante. Difficile da domare con coltello e forchetta, tonda e dura come uno scudo, riserva però al gusto delle piacevoli sorprese. Da ricordare, infine, il baccalà di casa De Filippo, bianco e morbido, adagiato su una crema al limone, e il migliaccio ddoce ‘e pan, il dessert simile alla pastiera cotto con farina di grano e uva passa. Dunque, una serata all’insegna della tradizione trasformata in gourmet, ma anche un tuffo nelle radici e nella storia di una cucina saporita che tuttavia non smette di riservare sorprese.

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