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Eroica Fenice

La Tag: food contiene 64 articoli

Cucina & Salute

5 piatti di Natale: la tradizione a tavola

I 5 piatti di Natale della tradizione scelti dalla nostra redazione Il Natale è finalmente alle porte, con le sue rituali promesse di shopping sfrenato, regali, atmosfere suggestive che ci restituiscono l’infanzia… E ovviamente tanto buon cibo! Natale è ogni anno sinonimo di rinnovato buonumore, di condivisione e di nuovi propositi in cui riporre fiducia. Ma Natale è anche luogo di tradizioni da rispolverare. E quale tradizione è più piacevole da riscoprire se non quella che si fa portare a tavola? 5 piatti di Natale: ecco le nostre proposte 1. La minestra maritata Il primo piatto dei nostri 5 piatti di Natale sarà tipicamente napoletano. La minestra maritata è una ricetta antichissima della cucina popolare partenopea. Il nome deriva dal fatto che carne e verdure si “maritano” in un equilibrio impeccabile e saporito, garantito dal brodo. La preparazione della minestra, infatti, comincia dal brodo: in una pentola si versa acqua, una cipolla tagliata, una gamba di sedano, un pizzico di sale e olio extravergine d’oliva quanto basta. Si aggiungono le carni necessarie a rendere così saporita la minestra maritata, cioè carne di manzo, pollo e salsicce di maiale. Le salsicce piccanti, le cosiddette nnoglie, risultano il must per insaporire la minestra. Le carni vanno prima cotte separatamente, per tipi. Il brodo di carne sarà pronto dopo un’ora, ma più tempo richiede la preparazione delle verdure, che consistono in scarole, cime di rapa, broccoli, verza, cicoria, e quindi si consiglia di cominciare a cucinarle il giorno prima. Come si cucinano le verdure? Lavandole, pulendole e lessandole, poi aggiungendole al brodo di carne. Si riprende la cottura per stufare le carni sommerse dalle verdure, fino a quando non saranno tenere, a coperchio chiuso. La minestra è pronta per essere gustata, in accompagnamento a dei crostini di pane raffermo. 2.L’insalata di rinforzo Il secondo piatto che presenteremo fa parte ancora della tradizione napoletana: è la celebre insalata di rinforzo, che rendono di nuovo protagoniste le verdure. In particolare, si prepara con un cavolfiore, olive nere, acciughe, cetrioli, capperi e le immancabili papaccelle, tradizionali nella cucina campana. Questa combo sensazionale verrà condita con olio extravergine d’oliva, aceto e vino rosso. Perché viene chiamata proprio “insalata di rinforzo”? Le ipotesi a riguardo sono più di una. Una è che il termine “rinforzo” faccia riferimento all’ingrediente essenziale della pietanza, cioè l’aceto, che ne “rinforza” il sapore. Un’altra, invece, ricorda che il cenone della Vigilia, per il quale l’insalata veniva tradizionalmente preparata, era in origine povero e a base di pesce magro, e questa pietanza serviva a “rinforzare” tutte le altre. 3.I cappelletti romagnoli Per il terzo piatto che presenteremo tra i nostri 5 piatti di Natale, ci spostiamo un po’ più a Nord, precisamente in Emilia Romagna, dove uno dei pezzi forti della cucina natalizia è rappresentato dai cappelletti romagnoli in brodo. Un piatto caldo, avvolgente e tutto artigianale. La preparazione dei cappelletti comprende i seguenti ingredienti: farina, uova, petto di pollo, ricotta, stracchino, burro, parmigiano e una scorza di limone. Strumenti di cui non si […]

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Food

KBirr Natavota Red: gusto e arte al Museum Shop di Napoli

Presentata nella storica cornice del Museum Shop Napoli la Natavota Red, nuova birra del birrificio KBirr Il luogo simbolo della Napoli del centro storico, il Museum Shop sito in Largo Corpo di Napoli, è una struttura quattrocentesca adibita da uno degli illustri esponenti della corte d’Aragona, umanista del napoletano, socio di Giovanni Pontano ai tempi della fondazione della nota Accademia. Attualmente sotto il livello stradale, quest’antro che echeggia di una Partenope lontana è oggi uno spazio dedicato alle più varie manifestazioni dell’arte, generando giochi sinestetici dalle stimolanti influenze. La Natavota Red è il nuovo capolavoro della casa della birra artigianale napoletana KBirr, sita a Torre del Greco, impegnata, dopo la Natavota Lager, in una Strong Ale rossa che ancora una volta «si lascia bere un’altra volta». Queste le parole di Fabio Ditto, l’ideatore del brand. Per quanto la gradazione si elevi, la Natavota Red gode di una facile bevibilità, con l’aggiunta di un retrogusto agrumato e dolce. La sua semplicità cela invece un tocco raffinato nella sua essenza speziata, con la ricercata scelta del coriandolo. La Natavota Red ha l’ambizioso obiettivo di rappresentare la napoletanità sul territorio nazionale e non. Non ci si stanca mai infatti di sollecitare l’ambiente del napoletano, continuamente sensibilizzato dalle iniziative della Casa KBirr, spesso tenute in luoghi pulsanti di vita ma infelicemente dimenticati, come nei veri vasci. Le iniziative sociali organizzate da Fabio Ditto e la sua “famiglia” continuano a generare un’emotiva e vivace partecipazione sul territorio, iniziando i cittadini non solo al gusto, con prodotti del calibro della Natavota Red, l’ultima rappresentante di una ricca serie di Casa KBirr, ma anche alle svariate forme d’arte figurativa e concettuale. Natavota Red di Casa KBirr e Alessandro Flaminio: una sinestesia di intenti Durante ogni evento, i prodotti KBirr sono associati a un’esposizione temporanea. Il Museum Shop accoglie il 12 dicembre ben due ospiti illustri: insieme alla Natavota Red, l’estro artistico di Alessandro Flaminio, una delle anime de Le Voci di Dentro, atelier d’arte che nasce a San Biagio dei Librai e che si ispira allo stesso valore di napoletanità salvaguardato e diffuso dalle iniziative KBirr. L’installazione di Flaminio ruota intorno all’immagine rappresentativa di San Gennaro, patrono della città e suo immortale salvatore. Spesso protagonista di mitizzazioni, il suo sangue si fa nella mostra al Museum Shop linfa vitale della città, e viene posto in analogia proprio con il siero beverino della Natavota Red. Le opere di Alessandro Flaminio si pongono in un crocevia tra tradizione e innovazione, storia e policroma arte minimalista. Una città in fermento Napoli, che vive proprio dei mille colori delle opere de Le Voci di Dentro e del nettare divino di casa KBirr, immortalati dall’iniziativa del cuore pulsante del Museum Shop.

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Food

Gastronomia Prodotti Tipici Campani, dove il tempo si è fermato

Nel cuore di Fuorigrotta, storico quartiere di Napoli, fra i numerosi edifici grigi e impersonali composti da uffici, banche e supermercati affollati, vi è una particolare gastronomia che riesce ancora a preservare non solo il gusto, ma anche l’accoglienza e la cordialità tipici della tradizione napoletana. Dal nome semplice ed efficace, la Gastronomia Prodotti Tipici Campani fa del suo punto di forza il più che riuscito binomio di buona cucina e ospitalità. Gastronomia Prodotti Tipici Campani – la tradizione dell’accoglienza Sito in via Diocleziano al numero 67, basta una sola occhiata all’interno del locale per capire che non si tratta di una gastronomia come le altre: i pochi tavoli presenti, l’aspetto semplice e informale, assieme ai lunghi scaffali ricolmi di prodotti tipici, fanno pensare alle salumerie di una volta, dove la regola non era l’apparenza o la quantità ma la qualità. Un’attività come c’è ne erano tante prima, dove non ci si limitava ad una relazione puramente commerciale, regolata dai prezzi e dalla convenienza, ma basata piuttosto su un rapporto di fiducia e conoscenza con il proprietario, che più che un commerciante, era considerato un sorta di confidente. Questo è naturalmente merito di Leonardo Testa che, avendo preso in gestione il locale di famiglia nel 2004, ne ha portato avanti lo spirito, offrendo ai suoi clienti un luogo dove poter rinfrancare non solo il corpo, ma anche ristoro per l’animo.  A rendere l’ambiente più conciliante, vi sono i numerosi prodotti di alta gastronomia come il Blu 61, formaggio erborinato con infiltrato di vino passito e mirtilli rossi, o le pregiate carni del maialino nero casertano. Ma il piatto forte resta sempre l’accoglienza calorosa, come testimonia la piccola libreria in fondo al locale, che contribuisce a trasmettere un senso di casa e intimità ai numerosi avventori che vi  succedono all’interno. La salumeria si riempie così di volti e di storie (in particolare del proprietario, ex lupo di mare) tanto da poter essere annoverate come specialità della casa, alla pari di vini pregiati come il Barolo. Gastronomia Prodotti Tipici Campani – Il menù Fin dal 1963, anno in cui la gastronomia ha aperto, si è posto come obiettivo un alto standard di gusto e qualità. Continuando la tradizione di famiglia, Leonardo Testa offre ai suoi clienti una vasta selezione oltre che di formaggi e salumi, anche di specialità della tradizione partenopea, quali la pasta e patate con speck e provola, le polpette al tartufo oppure grandi classici della cucina quali il tortano napoletano e la frittata di patate. Ad arricchire il menù, che cambia a seconda dei prodotti di stagione, innovativi piatti come gli spaghetti Leon, a base di burro di Echirè e alici del Cantabrico, o i dolci come la cremosa delizia al limone e il dessert di propria invenzione: Elenoir, a base di formaggio di capra e albicocca al cognac. Proprio l’importanza che Leonardo conferisce al dolce al fine del pasto sono l’ennesima prova di come pranzare nel suo locale risulti come un invito a casa di amici, dove il […]

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Libri

Pizza e bolle: abbinamento perfetto? Ce lo dice il libro di Tania Mauri e Luciana Squadrilli

Pizza e bolle di Tania Mauri e Luciana Squadrilli: c’era un tempo… C’era un tempo, nemmeno così remoto e lontano, dove il pairing pizza e bolle (intendiamo, bollicine di vino…) era assolutamente stigmatizzato, ostracizzato. Ma ci fu un tempo ancora più lontano dove il “pairing”, o per meglio dire, l’accoppiata di pizza e vino (soprattutto frizzante) era assolutamente normale: questo, poteva accadere per diversi motivi. Ad esempio, prima dell’arrivo del pomodoro e di ulteriori condimenti per il nostro disco di pasta preferito, una bella bevuta (magari di vino locale, giovane e frizzante) con un prodotto da forno caldo era l’ideale per rimettersi in forze ed affrontare un’intera giornata per strada, a lavorare. Con la diffusione della pizza all’estero (ricordiamolo, è tra i prodotti made in Italy… e vittima del conseguente Italian sounding, più famoso), soprattutto in terra anglo-americana, si è presa l’abitudine diffusa di bere birra in accompagnamento alla pizza, a discapito del vino. Negli ultimi anni, per fortuna, i due mondi di vino e birra si stanno ri-equilibrando accanto alla pizza. Ognuno sta trovando il proprio spazio e la propria fetta di adepti. In particolare, questo sembra proprio il momento di pizza e bolle (così come vengono chiamate le “bollicine” , i vini frizzanti, dagli amanti.) Ma cosa intendiamo, noi, con pizza e bolle? Con questo pairing, intendiamo la pizza – fritta o al forno, dalle varie farciture – accompagnata per quanto riguarda il beverage da vini frizzanti: tra questi, possiamo contare molti vini della Campania, primo fra tutti il Gragnano. Seguono a ruota – non inferiori in importanza, sia chiaro – Asprinio d’Aversa e Caprettone. Poi ci sono i vini piemontesi, veneti, gli champagne… Pizza e bolle: un libro che tutti aspettavamo Umilmente, mi pongo nella schiera di chi la pizza l’ha sempre accompagnata con il vino, preferibilmente frizzante. Quindi, attendevo con ansia un bignami di pizza e bollicine, e tutti noi enopizzofili (si perdoni, un neologismo)  siamo stati ben felici di accogliere Pizza e Bolle, l’ultimo lavoro saggistico di Tania Mauri e Luciana Squadrilli (fondatrici, insieme ad Alessandra Farinelli, dell’ottimo pizzaontheroad.eu). Insieme all’enologo Alfonso Isinelli, le autrici hanno intrapreso un viaggio viscerale nella cultura della pizza italiana, abbracciando più campi: il vino, come si può immaginare, è stato un ottimo e corposo “pretesto” per andare a recuperare la memoria di luoghi e le tradizioni di un tempo. Venti sono i pizzaioli che raccontano il loro modo di abbinare la pizza con le bolle, a loro volta “in abbinamento” a vignaioli e vini che, talvolta, li rispecchiano nel carattere. Pizza e bolle di Tania Mauri e Luciana Squadrilli: la presentazione a Napoli Il 6 dicembre, alle ore 17.00, presso la sede dell’Associazione Verace Pizza Napoletana di Via Capodimonte (Napoli), si è tenuta la presentazione napoletana di Pizza e bolle, con entrambe le autrici presenti, nonché una “folta” rappresentanza dei pizzaioli che sono protagonisti tra le pagine. A moderare l’evento, in maniera “frizzante”, tanto per restare in tema, la giornalista enogastronomica Laura Gambacorta, che non ha fatto mancare la sua in […]

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Cucina & Salute

Pancake light, la nostra ricetta

Pancake light (o pancakes light): storia, ricetta e consigli  I Pancake sono dolci che fanno parte della tradizione culinaria statunitense (chiamati anche “hotcake”, “griddlecake” o “flapjack” o “silver dollar pancake” se serviti con panna e marmellata o solo con il burro) ma, vengono preparati anche in altre parti del mondo, Italia compresa. I pancake non sono altro che frittelle, spesse circa 5 millimetri, quindi un po’ più spesse delle  crêpe.  I pancake vengono mangiati anche nel Regno Unito (qui vengono chiamati “Scotch pancake”, sono più piccoli di dimensioni e spesso vengono serviti accompagnati da zucchero e limone) e in Irlanda – come da tradizione- durante il Martedi Grasso (“Pancake Tuesday”). In Australia e Nuova Zelanda si chiamano pikelet, nei Paesi Bassi pannenkoek anche se sono più simili alle crêpe (anche qui c’è sia la versione salata che quella dolce dei pancake). In Argentina, Cile ed Uruguay i pancake, chiamati “panqueque”, vengono farciti con dolce di latte. Gli ingredienti per preparare i pancake nella versione classica sono il burro, la farina, il latte, il lievito, la vanillina, il sale, lo zucchero e le uova, ma molti aggiungono anche  la cannella o il miele o, invece, sostituiscono il latte con lo yogurt. Il più delle volte i pancake vengono serviti accompagnati dallo sciroppo d’acero, le confetture o il burro d’arachidi ma anche dalla frutta, tipo mirtilli o fragole. C’è chi li prepara anche in versione salata, in questo caso i pancake sono accompagnati dalle uova, dal bacon o dal burro fuso. Varie sono le ricette dei pancake, molteplici sono le versioni: light (senza uova, senza burro, senza lievito), vegan (sostituendo il burro con l’olio, il lievito con il bicarbonato di sodio, lo zucchero bianco con quello di canna), per celiaci quindi senza glutine (con la fecola di patate e la farina di riso). Vi proponiamo la ricetta dei pancake light dove si è scelto di non aggiungere il burro. Ricetta Pancake light  Ingredienti: 150 g di farina 00 50 g di zucchero 200 g di acqua 2 cucchiaini di olio d’oliva 1 pizzico di sale 1 cucchiaino di lievito per dolci Procedimento:  In una ciotola unire la  farina, il lievito, lo zucchero e il sale. Con una frusta aggiungere al composto ottenuto l’acqua e l’olio poco alla volta, sempre mescolando così da evitare la formazione di grumi. Versare tre cucchiai di pastella per ciascun pancake in una padella piccola leggermente unta e preriscaldata. Quando compaiono le bolle e i bordi iniziano ad asciugarsi, bisogna girare il pancake. Quando sarà cotto il pancake si staccherà con facilità.  Bisogna fare questa operazione per ciascun pancake. Servirli con il miele, la marmellata o con lo sciroppo d’acero. Fonte: https://blog.giallozafferano.it/maniamore/pancake-light-senza-uova-latte/   Fonte immagine: https://www.pexels.com/photo/appetizing-bread-breakfast-close-up-357573/

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Food

Le Pasticcerie Ranieri presentano la Cassata Pink

Le Pasticcerie Ranieri e le loro novità natalizie Benvenuti al Ranieri Art Coffee al Vomero, un locale dal design raffinato che coniuga la bontà di prodotti freschi e tradizionali all’estrosità dell’art creator Gianluca. La Pasticcerie Ranieri di Napoli si preparano al Natale all’insegna del design, infatti, il suo fondatore Gianluca Ranieri ha scelto di rendere la cassata non solo quadrata, ma anche rosa. Gianluca Ranieri è un maestro pasticcere e un creativo trasversale, che ci ha accolto all’evento tenutosi nel pomeriggio di  Martedì 4 dicembre, con  un banchetto di dolci dai colori tutti diversi e, come ben presto abbiamo scoperto, dall’incredibile sapore. La vera star della serata è però la “Cassata Pink”, una cassata al forno realizzata con ricotta fresca di pecora e frutti di bosco, che conferiscono il tocco fashion al dolce. La Pink è l’orgoglio di casa Ranieri, un dolce morbido e fashion, che  si va ad aggiungere alla collezione di prelibatezze dell’art creator Gianluca: infatti sarà disponibile nella versione al cioccolato fondente e, per chi ama la tradizione, in quella classica con sola ricotta. “L’abbiamo rivisitata – esordisce Gianluca-  per renderla più mordida e, allo stesso tempo, al passo con la moda, ma l’ingrediente segreto non lo sveliamo”. La cassata rosa va a posizionarsi accanto alla regina del Natale 2017, la “Cassata light”, in cui la glassa di zucchero, spesso considerata troppo dolce, venne sostituita da una delicata mousse di ricotta. La proposta dolciaria di Gianluca Ranieri si estende agli altri dolci della tradizione natalizia, tra cui struffoli avvolti da un nido d’ape di cioccolato bianco e panettoni artigianali, fiore all’occhiello della pasticceria e che a breve sarà presentato in altre tre versioni nuove. Ranieri è una garanzia in termini di qualità, di eccellenza e salubrità del prodotto.  Oltre a degustare drink e prodotti di pasticceria, il locale offre la possibilità di condividere la propria passione per la lettura aderendo all’iniziativa Ranieri Change Book.  Nel 2017 le Pasticceria Ranieri hanno anche vinto il Premio Speciale Gambero Rosso. Pasticcerie Ranieri, quando il design incontra la pasticceria Il brand Ranieri, già noto nel settore della moda per produzioni artigianali di borse e accessori made in Italy, dal 2015 ha esteso la sua attività al mondo della pasticceria. La maison di moda, dunque, ha avviato da diversi anni un percorso di ampliamento del proprio Business Core, forte dell’esperienza maturata nel settore da parte dei titolari, i fratelli Luca e Salvatore di Pietro. Gianluca Ranieri ha quindi un passato di designer, ma da sempre è un grande appassionato di cucina e, in particolar modo, di pasticceria. “Quando ero piccolo – confida Gianluca – amavo il momento della torta ai compleanni. Ho capito, dopo essermi dedicato per anni al mondo della moda, che quello era un segno e che avrei potuto seguire la mia vocazione accostando la passione per lo stile con quella della pasticceria”. La Pasticcerie Ranieri hanno tre punti vendita: su via Cilea, su via Bernini e sul lungomare di Pozzuoli. Il sogno di Gianluca è quello di far provare ai suoi […]

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Panettone artigianale: 10+3 consigliati in Campania

Il panettone artigianale fa tendenza ormai da qualche anno: ce n’è un gran parlare per tv, giornali, riviste specializzate, eventi ad esso dedicati e programmi televisivi ad hoc. Cosa intendiamo per panettone artigianale? C’è un disciplinare da rispettare, per il prodotto da forno delle festività che vogliamo chiamare panettone. Il panettone artigianale è, sostanzialmente, un panettone interpretato dai Maestri Pasticcieri o dalle pasticcerie più blasonate, che danno il loro tocco personale, una sferzata in più. Soprattutto, sono i quantitativi disponibili a scendere: altrimenti, che panettone artigianale sarebbe? Un panettone, per chiamarsi tale, deve avere farina, zucchero, uova fresche per almeno 4%, burro per almeno il 16%, arance candite e uvetta per almeno il 20%, pasta acida, lievito naturale. Poi, possono esserci le variazioni sul tema di panettone artigianale: cioccolato, frutta varia, creme, addirittura vini o liquori. Per tutti i gusti, per quasi tutte le tasche. Infatti i prezzi, rispetto ai prodotti industriali, salgono sensibilmente: da un minimo di 25 euro al chilo, arrivando anche ai 40 euro al chilo. In Campania, siamo diventati particolarmente bravi ad interpretare l’arte del panettone meneghino, aggiungendoci il nostro estro e la nostra creatività, tanto da essere spesso annoverati tra i migliori ad ogni concorso in materia. Abbiamo provato a stilare una lista dei panettoni artigianali consigliati per il Natale 2018. Abbiamo inserito descrizioni, i riferimenti per gli shop online e i prezzi al chilo, laddove li abbiamo trovati. Abbiamo anche aggiunto qualche foto e vi assicuriamo: sono dei veri gioielli dal vivo. Vale la pena assaggiarne qualcuno! Panettone artigianale: i 13 fatti in Campania e consigliati per il Natale 2018 – in rigoroso ordine alfabetico Dolciaria Marigliano (San Giuseppe Vesuviano Napoli) Dolciaria Marigliano ha sede a San Giuseppe Vesuviano: Giovanni Marigliano “guida” la pasticceria ormai dal 2006, mentre Alessandro Marigliano ne è il genio creativo. La loro pasticceria quotidiana si concentra sulle torte, sui gelati, sulle monoporzioni da servire sia in pasticceria che alle moltissime attività ristorative della zona. Conta tra le sue file una folta schiera di appassionati che affollano, sin dagli ultimi giorni di novembre, il punto vendita e il laboratorio per accaparrarsi uno dei suoi dolci e grandi lievitati. Il panettone artigianale, classico milanese, basso, ha una bella confezione in cartone patinato, elegante ma non pretenziosa. Come amano dire, il “Parco Nazionale del Vesuvio” è il loro miglior fornitore: via libera dunque a canditi creati artigianali, mele annurche, albicocche pellecchielle del Vesuvio per i panettoni innovativi. Il risultato è un panettone particolarmente profumato di canditi e vaniglia, morbido al taglio ed al morso molto soddisfacente. Panettone classico milanese: 32 euro/1kg Acquistabile sullo shop online di Dolciaria Marigliano Dolciaria Marigliano, Via Cortile Ammirati 20, San Giuseppe Vesuviano (Napoli) Dolciarte (Avellino) Subways, noto gruppo inglese, direbbe che Carmen Vecchione è la rock’n’roll queen del panettone artigianale. Avellino non è certo nuova a perdizioni e sapori ma con Carmen ha dato una decisa nota dolce alle sue caratteristiche. Una grande passione per i piccoli e grandi lievitati (spiccano, tra questi, brioche e croissant da […]

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Pizzeria Lombardi, riapre lo storico locale di Benedetto Croce

Lunedì 3 dicembre si è tenuta la riapertura ufficiale del locale Antica pizzeria ristorante Lombardi, una vera e propria istituzione per quanto riguarda la tradizione della pizza e testimonianza di una delle più importanti famiglie che hanno segnato un nome nella tradizione della cucina partenopea. Pizzeria Lombardi, storia del locale Tutto ha inizio nel 1892 quando Errico Lombardi si specializzò nella preparazione di pizze fritte che poi vendeva in vico del Limoncello. Giunge poi il 1902 ed Errico salì sulle navi che portavano i migranti italiani negli Stati Uniti d’America e, dopo averci lavorato, decide di trasferirsi negli USA. Ad Errico va quindi riconosciuto il merito di essere stato uno dei primi ad aver portato la conoscenza della pizza napoletana oltreoceano. Erede di Errico Lombardi fu il figlio Luigi, il quale, mentre proseguiva l’attività del padre vendendo pizze tra la ferrovia e Spaccanapoli, si imbatté in Benedetto Croce. Il filosofo e critico letterario si interessò alla storia di Luigi e della sua famiglia e aiutò economicamente il ragazzo affinché potesse affittare un locale nei pressi del monastero di Santa Chiara. Era il 1922, anno di nascita della storica pizzeria Lombardi. Qui Luigi trasmise la passione per gli impasti e i forni a legna ai figli Alfonso, Luigi ed Enrico. Tuttavia tra Luigi ed Enrico ci furono delle incomprensioni e quest’ultimo, nel 1947,  fondò una propria sede della pizzeria Lombardi nel locale acquistato dal padre Luigi nel primo dopoguerra in via Foria 12-14. Fatta eccezione per i danni causati dai bombardamenti durante la seconda guerra mondiale, la sede di via Benedetto Croce 59 rimase sempre attiva fino al 2011 quando, per mancanza di eredi, Luigi Lombardi prese a malincuore la decisione di chiudere il locale. La riapertura e la rinascita Fortunatamente la storia ha preso una svolta diversa e, dopo due mesi di restaurazione dei locali, l’antica pizzeria ristorante Lombardi è rinata. Con una riapertura tenutasi il 3 dicembre scorso, il locale, di proprietà dell’ingegnere Gennaro Moio, ha mostrato un nuovo volto grazie alle cure dell’architetto Francesco Scivicco, accogliendo i visitatori in un luogo moderno che però non rinuncia al gusto per l’antico. Dal forno in bella vista appena si entra alle fotografie d’epoca della pizzeria e di piazza del Gesù, l’aura della tradizione è rimasta inalterata. Anche il menù richiama la tradizione puramente napoletana, come dimostrano anche le pizze servite durante l’evento: margherita, marinara e bufalina con pomodorino del piennolo. Tre specialità preparate da Lino Riccio con farina prodotta dal Mulino Caputo. Ma la famiglia Lombardi è nota anche per essere stata una delle prime ad aver coniugato lo stile della pizzeria a quello della trattoria, così assieme alle pizze vengono serviti anche piatti della tradizione. Lo dimostra la pasta e patate con provola preparata dallo chef Giancarlo Perna. Presente alla giornata anche Luigi Lombardi, patrimonio vivente della tradizione di famiglia che ha seguito i lavori di restauro della pizzeria. La riapertura della pizzeria Lombardi è di grande importanza, in quanto ridà lustro ad una delle più importanti famiglie di […]

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Pasticceria Napolitano Poderico presenta i suoi panettoni

Grande festa a piazza Poderico. Sabato 1 dicembre dalle 17.30 in poi la pasticceria Napolitano Poderico ha dato il via ad un evento imperdibile: una degustazione di panettoni artigianali made in casa Napolitano, dai più classici con uvetta e canditi ai più innovativi come quello all’albicocca e quello pere e cioccolato. Un’occasione unica per assaggiare liberamente le ricette della Pasticceria che ha inventato il San Gennariello, ma anche per godere di un’atmosfera calda e accogliente, come se ci si ritrovasse tutti quanti in famiglia. Tra trampolieri e giocolieri, il pomeriggio è trascorso in maniera frizzante anche grazie al Pazzariello, personaggio folcloristico napoletano che insieme alla sua band scatenata ha regalato a tutti coloro che si trovavano in piazza uno spettacolo spassosissimo. Pasticceria Napolitano Poderico: panettoni e pasticceria tra tradizione e innovazione La Pasticceria Napolitano Poderico ha il merito di creare dolci con ingredienti genuini: non solo prodotti a km 0, ma anche tanta passione e nobiltà d’animo che spinge costantemente la famiglia Napolitano a regalare al quartiere Arenaccia un punto di attrazione che riesca a risollevarlo e riqualificarlo. Entrando in pasticceria l’odore che ci investe è quello di un impasto fatto di uova e fantasia dolciaria, che regala ai sensi un’esperienza che fa bene al cuore. Il primo dicembre è stato così un trampolino di lancio per i panettoni di casa Napolitano Poderico. Marco, uno dei due fratelli pasticcieri che si occupa dell’attività, ci ha confidato che la sperimentazione di questi gusti così insoliti per i panettoni nasce un po’ per caso: all’inizio lo scetticismo era alto, soprattutto perché la tradizione talvolta è più forte della novità. Tuttavia, sin da subito i consensi sono aumentati e così si è deciso di scommettere su tre gusti totalmente nuovi: all’albicocca, pere e cioccolato e tartufato, oltre che quello classico uvetta e canditi. Sono panettoni, questi, dai gusti ben equilibrati e che infondo al palato subito il gusto rassicurante delle cose buone fatte in casa. Il panettone all’albicocca, ad esempio, è un tripudio di equilibrismo tra la dolcezza intensa delle albicocche e quella invece più rotonda della pasta del panettone. Quello alle pere e cioccolato, invece, ricorda molto gli accostamenti utilizzati in alta pasticceria, mentre, infine, il tartufato regala un gusto deciso che fonde insieme l’amarezza del cioccolato fondente e lo spirito alcolico del rum aggiunto a filo nell’impasto. Marco è ben contento di definire la sua attività a metà strada tra la tradizione e l’innovazione. La base di partenza è costituita sempre dalle ricette di una volta, che si tramandano in famiglia di generazione in generazione. Poi si passa all’invenzione, alla creatività e agli accostamenti di gusti insoliti che non avresti mai pensato in un determinato contesto. Così si arriva al colpo di scena che attira il cliente affascinato dalla possibilità sempre rinnovata di gustare dolci pensati costantemente nella stessa forma e con gli stessi ingredienti. Di fatti, da questa unione nascono le varianti delle sfogliatelle: la Pastierella, con il ripieno della pastiera, la Cioccotella, con ripieno di cioccolata fondente, la Babatella, […]

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Antica Pizzeria da Gennaro (Bagnoli), che Degustì abbia inizio!

Degustì, sapori in circolo –  il tour degustativo enogastronomico in 18 tappe, promosso dalla Luigi Castaldi Group S.r.l. – ha dato inizio al suo percorso di ingredienti e sapori presso “Antica Pizzeria da Gennaro”. La Luigi Castaldi Group S.r.l., protagonista da oltre quarant’anni nella distribuzione Food&Beverage, azienda dagli alti standard qualitativi e promotrice dell’evento, ha il ruolo cardine di fornire ai locali partner alcuni tra i sui prodotti d’eccellenza, selezionati tra i migliori produttori e caratterizzati da genuinità, qualità e ricercatezza. Degustì è un percorso culinario che vede protagonisti chef e maestri pizzaioli di rinomati locali campani con l’intento di far scoprire, assaporare e valorizzare le eccellenze del territorio. Il regolamento è semplice: ogni locale fornisce ai partecipanti, professionisti ed appassionati del settore, un cavalierino da tavolo dotato di codice QR con rimando diretto alla pagina su cui votare l’immagine di riferimento dell’abbinamento proposto durante la serata. Il prodotto che, alla fine del tour, riceverà il maggior numero di like sarà il vincitore della prima edizione di Degustì. “Antica Pizzeria da Gennaro”, il locale di Fabio Cristiano che ha accolto il primo appuntamento di Degustì, ha radici risalenti al 1956 grazie all’operato del nonno Gennaro, friggitore ambulante a Secondigliano nel periodo precedente all’apertura del suo locale a Bagnoli, precisamente in Via Lucio Silla 32. La serata d’apertura del tour ha mantenuto fede alle aspettative di buon gusto e qualità. Il menù di Fabio Cristiano, che può vantare esperienze lavorative all’estero come Maestro Pizzaiolo, ha infatti legato il rispetto per la tradizione all’estro dell’innovazione. Tappa I di Degustì: menù d’avanguardia a km 0 all’Antica Pizzeria da Gennaro Il percorso di degustazione è iniziato con l’Entrée di fritto napoletano che ha lasciato tutti estasiati grazie alla presenza del Panzerotto senza panatura, totalmente privo di pane grattugiato e di uova: una proposta particolare che, come ha raccontato il patron Fabio Cristiano, richiede estrema dedizione e rispetta tradizione e storia del suo locale. A seguire le quattro proposte che hanno avuto come denominatore comune i pomodori DiMé, un prodotto che viene coltivato biologicamente nella Riserva Naturale del Sele e viene lavorato, con metodi tradizionali, nel rispetto assoluto della biodiversità. La prima proposta è stata Il Triangolo con passata di pomodorini gialli e pomodorini con il pizzo a pacchetelle DiMè, pomodori a filetto, fior di latte e il Maldon, sale gourmet per eccellenza. La Montanara, seconda proposta, ha deliziato i palati dei presenti con crema di zucca, pomodorini con il pizzo a pacchetelle DiMè, fior di latte e speck I.G.P. Non meno raffinata è stata la proposta che porta il nome de Il Regno di Napoli con pomodorini con il pizzo a pacchetelle DiMè, origano di montagna, olive nere di Gaeta, capperi di Pantelleria e aglio rosso di Nubia. La quarta e ultima proposta, che ha preceduto il Croccantino come dolce finale, La Norcina caratterizzata dalla presenza della salsiccia di Norcia, accompagnata naturalmente dalla crema di pomodorini gialli DiMè, fior di latte e funghi porcini freschi. Una menzione d’eccellenza è d’obbligo ai vini proposti (Vino Per Sempre, […]

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