Seguici e condividi:

Eroica Fenice

La Tag: intervista contiene 16 articoli

Musica

I Whitey Brownie debuttano con Another Pink | Intervista ad Alessandro Trani

I Whitey Brownie debuttano con l’EP Another Pink | Intervista ad Alessandro Trani Another Pink è il lavoro discografico d’esordio della band Whitey Brownie, trio di Latina composto da Micol Touadi (voce), Alessandro Trani (batteria) e Alessandro Pollio (tastiere), che fonde musica Jazz ad altre sonorità della black music: dall’ R’n’B all’Hip-Hop, passando anche per il soul. Un prodotto sperimentale ben fatturato dal quale emerge chiaramente l’abilità musicale dei tre membri della band, capaci di creare un disco che riesce a coniugare la sperimentazione musicale di generi, forse un po’ ostici a un pubblico di ampio raggio, a un mood gradevole e orecchiabile, con testi che oscillano dall’italiano all’inglese. Pubblicato lo scorso 27 Dicembre per l’etichetta Rest in Press, l’EP si compone di cinque tracce (Green, Never, As You Like, Carillon e Clouds) ed è stato registrato presso il Sud Studio Digital Sound di Cosenza sotto la supervisione artistica di Pantu. In occasione dell’uscita dell’album, abbiamo parlato con Alessandro Trani che ci ha raccontato un po’ del mondo, delle esperienze, delle visioni musicali e degli obiettivi dei Whitey Brownie. Intervista ad Alessandro Trani dei Whitey Brownie Come nasce il gruppo Whitey Brownie? Il nucleo originario risale al 2015 circa, da una mia idea di suonare jazz ma non in maniera convenzionale. Abbiamo iniziato un po’ per gioco, soprattutto a livello strumentale perché all’inizio era più un progetto strumentale, a mescolare i classici del jazz a quelli dell’Hip-Hop. Quando abbiamo visto che questa cosa funzionava, soprattutto a livello live, abbiamo deciso insomma di farla crescere e, nel 2017, siamo arrivati alla formazione attuale, ovvero un trio che vede me alla batteria, Alessandro Pollio alle tastiere e Micol Touadi alla voce. Da lì abbiamo iniziato a scrivere i nostri pezzi e a farli diventare dei brani originali. Venite da esperienze musicali diverse? Tutti noi abbiamo una formazione accademica legata comunque al Jazz. Micol per esempio al Conservatorio ha fatto canto Jazz e anche noi proveniamo da esperienze musicali fortemente Jazz. Però eravamo stanchi del solito modo di suonarlo in Italia e quindi abbiamo provato a mescolarlo con altri generi della black music: il Funk, l’Hip-Hop, l’R’n’B… Quindi abbiamo creato questo sound che ci appartiene molto di più. A cosa ti riferisci con «il solito modo di suonarlo in Italia»? Te lo racconto con un esempio molto divertente. Quando si andava alle jam jazz, almeno fino a un po’ di anni fa, se provavi a girare il jazz un po’ più sul funk venivi guardato storto. Adesso, fortunatamente, non succede più e diciamo che la nostra è un po’ una risposta provocatoria a questo atteggiamento italiano. Un atteggiamento un po’ bacchettone? Esatto, troppo legato al “real book”, a quello che c’è scritto sulla parte, ad essere rigidi sulla struttura di un brano, ad essere un po’ troppo inquadrati quando si pensa al jazz, in generale. Per noi, invece, la black music non deve avere questi vincoli. Another Pink è dunque il primo EP dei Whitey Brownie. C’è un significato particolare dietro questo titolo? Guarda, […]

... continua la lettura
Musica

Turning Point dei Buckwise | Intervista a Roberto Matarrese

Un sound elettronico convincente che unisce l’innovazione musicale di matrice anglo-tedesca a sonorità folk di matrice statunitense: parliamo di Turning Point, il primo progetto discografico dei Buckwise. Originari di Bari, Francesco “Gnappo” De Luca, Nicola Galluzzi, Lorenzo L’Abbate e Roberto Matarrese hanno pubblicato il 18 Gennaio, per l’etichetta  La Rivolta Records, Turning Point, un album che fa dei “punti di svolta” il suo Leimotiv che prende vita da due mondi musicali, apparentemente inconciliabili, che si uniscono creando un disco dal suono innovativo, strizzando l’occhio anche a sonorità più orecchiabili. Anticipato dal singolo Jasper, pubblicato con relativo videoclip lo scorso 17 Dicembre, l’album si compone di 8 tracce (Jasper, Turning Point, I’ll Begin, Freedom District, Due, Lost, Fall Down e Summer Down) attraverso le quali l’esperimento musicale dei Buckwise– che potremmo definire come Folktronic- si declina in vari mood, oscillando da sonorità elettroniche più marcate e potenti, ad altre più sfumate e morbide che richiamano atmosfere più introspettive. Per l’occasione dell’uscita del disco, abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Roberto Matarrese che ci ha aiutato a conoscere meglio l’universo musicale e immaginativo di Turning Point. Buckwise, intervista a Roberto Matarrese Come nascono i Buckwise? Il progetto è nato da Nicola, Lorenzo e Gnappo che collaboravano già da tempo in altri progetti musicali. La necessità di includere nel progetto qualcuno che scrivesse e cantasse le parti vocali li ha portati ad aggiungere me, Roberto, alla band. Che ricerca musicale c’è stata dietro questo album? Non è stata una ricerca, bensì una propensione naturale dovuta ai differenti gusti musicali di ogni membro della band. Il sound è nato in maniera abbastanza naturale, in particolare l’avvicinamento di Gnappo all’elettronica (originariamente bassista) e di Nicola al banjo ed al bluegrass (lui ha cominciato con la tromba) hanno sicuramente dato una spinta importante a questo processo. Il mio ingresso nel gruppo, sono producer con alle spalle vari progetti musicali (Kinky Atoms, LogisticDubLab, fonico de La Fame Di Camilla, nda) ha contribuito a rafforzare la parte elettronica del progetto. In realtà non è stato troppo difficile trovare elementi simbiotici nei due generi, la famosa cassa dritta dell’elettronica non è altro che la cassa battente utilizzata nel folk e nel country, i roll del banjo sono assimilabili agli arpeggiatori dei synth usati molto nell’elettronica, eccetera. Anche il tipo di cantato usato da noi prende molto dal folk tradizionale americano, ma ha spiccati rimandi alle voci usate nell’elettronica più indie di matrice inglese e tedesca. Avete definito il punto di svolta (Turning point), che è anche il titolo dell’album e di un omonimo brano, il filo rosso che lega i brani di questo disco, perché? Veniamo da un periodo in cui ci sono stati molti cambiamenti nelle vite di noi quattro, ognuno per motivi diversi. Una volta finito il disco abbiamo notato che il cambiamento era il filo conduttore di tutti i brani, quindi è stato naturale prendere Turning Point, il titolo della della seconda canzone, come elemento fondativo di tutto il lavoro. È diventato un po’ un simbolo. C’è […]

... continua la lettura
Musica

Tuttoècomesembra, intervista agli Stanley Rubik

Tuttoècomesembra è il nuovo album della band romana Stanley Rubik, pubblicato l’11 gennaio per Metratron/INRI. Il disco, contenente 10 tracce (1. Roberto – 2. Agosto – 3. I Mostri Di Bosch – 4. Persona – 5. Kreuzberg – 6. Tempesta – 7. A Cosa Stai Pensando? – 8. Lungo Estese Orbite – 9. Kintsugi – 10. Monolite), è stato anticipato dai video di “Kreuzberg” (premiato al FIM 2018 come miglior videoclip indipendente) e “Agosto”. Chi sono gli Stanley Rubik Nati nel 2013, esordiscono con il loro primo Ep “lapubblicaquiete“, pubblicato per Cosecomuni. Nel 2015 diffondono l’album “Kurtz sta bene”, il primo targato INRI. L’anno seguente vincono il contest “Lunga Attesa” sonorizzando e interpretando il testo del singolo dell’ultimo lavoro dei Marlene Kuntz e aprendo così alcune date importanti dei loro tour. Nel 2019 tornano con il nuovo album “Tuttoècomesembra”, dove – dicono – “ogni cosa è com’è o come ci sembra di aver visto, in un colpo d’occhio, un lapsus visivo”. Tuttoècomesembra è un progetto post-electro, come lo ha definito la stessa band, “un’esperienza immersiva e pervasiva”.  Per saperne di più abbiamo intervistato il gruppo romano. Buona lettura! Intervista agli Stanley Rubik Innanzitutto, per chi ancora non vi conoscesse, chi sono gli Stanley Rubik e perché questo nome? È un gioco di parole, ci sono gli anni ‘80, c’è un rompicapo, c’è la visione di un regista e tutto viene miscelato insieme in questo progetto. Diciamo che di ‘syntetico’ abbiamo solo il suono. Che musica fanno gli Stanley Rubik? Facciamo musica con sintetizzatori, batteria acustica e elettronica, chitarra e voce. Ci definiamo un po’ ironicamente “post-electro” perché puntiamo a fondere elettronica e rock in modi nuovi, ma semplicemente detestiamo in maniera cordiale le definizioni e invitiamo tutti ad ascoltarci per scoprire le nostre sonorità. “Tuttoècomesembra” è il vostro secondo album. Com’è nato questo lavoro e quali sono le novità rispetto al precedente “Kurtz sta bene”? Tuttoècomesembra è un nuovo lavoro più diretto, più elettronico e più scuro rispetto al precedente Kurtz sta bene. Dal primo disco siamo cambiati e anche il nostro set ne ha risentito. Quando sei in giro per live hai modo di definirti e caratterizzarti maggiormente. Questo disco fa parte di un percorso. Penso che la nostra musica sia per ognuno di noi un percorso personale e il cambiamento è alla base della crescita. Quindi questo disco suona diverso perché rifletteva direttamente questa idea di fondo. Perché “Tuttoècomesembra” e perché tutto attaccato? Perché per noi scriverlo attaccato è come pronunciare un mantra per autoconvincerci e convincere che la realtà è così come si presenta. Perfettamente imperfetta. Nel presentare il vostro nuovo lavoro avete specificato: “Non uscirà sotto forma di disco, anche se suonerà lo stesso. Sarà un mazzo di tarocchi”, spieghiamo cosa intendete… Il nostro lavoro è rappresentato da un mazzo di carte. Ogni carta rappresenta un brano del disco con delle illustrazioni visionarie di Ilaria Meli. Attraverso un Qr code integrato nell’immagine è possibile scaricare ogni singola traccia del disco. Le illustrazioni sono la diretta espressione di questa imperfezione che […]

... continua la lettura
Musica

L’esordio discografico di Serena De Bari | Intervista

Serena De Bari, la giovane cantautrice di Molfetta che ha partecipato alla sedicesima edizione di Amici nel 2017, ha rilasciato il 2 Novembre 2018 “Serena de Bari” (On the set/ Artist First), il suo omonimo album d’esordio. Curato nella parte musicale dagli arrangiamenti di Simone Summa e Franco Muggeo, il disco si compone di nove tracce e si presenta con sonorità molto moderne: spazia dalle sonorità elettroniche come in Urlo sul mondo a quelle dance di Diamante Nero, passando per quelle reggaeton de L’odore nell’aria e quelle più distese di Un sogno sbagliato. La voce di Serena si mostra potente e sicura, in un album che esprime tutto il suo entusiasmo e il suo trasporto emotivo giovanile. Un ottimo biglietto da visita per una cantante che ha tanta voglia di fare musica. A pochi mesi dell’uscita del disco, abbiamo avuto l’occasione di scambiare quattro chiacchiere con lei sul suo disco e sui suoi trascorsi ad Amici. Serena De Bari, intervista Come ti sei avvicinata alla Musica? La passione per la musica è nata spontaneamente, ero molto piccola e praticavo laparrocchia. La musica mi ha scelta e io ho scelto lei. Che lavoro c’è dietro la creazione dell’album? C’è dietro un lavoro immenso. Anche se a raccontarlo non si possono vedere i momenti difficili o felici che personalmente ho passato, sono molto fiera di aver prodotto qualcosa che mi ha reso più sicura delle mie potenzialità e sono felice di poter trasmettere qualcosa al pubblico. Cosa hai imparato dalla tua esperienza ad Amici? Che la vita è fatta di alti e bassi, che oggi può sembrarti tutto meraviglioso e domani un po’ meno però la grande soddisfazione del tuo lavoro può essere solo ripagata da chi ti ascolta. Molti hanno un’opinione decisamente negativa dei talent show, li considerano soltanto un business che fagocita i giovani artisti, che li droga di falso successo per poi abbandonarli nel dimenticatoio per lasciare spazio ad altri artisti che verranno a loro volta coinvolti in questo circolo vizioso. Tu che li hai vissuti dall’interno, cosa mi puoi dire a riguardo? Dipende dai punti di vista, che tu sia inizialmente accecata dalla benevolenza del pubblico è vero, perché nel momento in cui non si verifica un percorso con delle fondamenta forti, puoi limitarti a godere di quel breve momento di gloria che ti è stato dato. Il mio obiettivo non era quello di far soldi ma solo di ricevere aiuto per promuovere la mia arte e di imparare tanto da grandi professionisti. Grazie al cielo ho dei collaboratori che credono in me e cercano ogni giorno di trovare un motivo plausibile per permettermi di ricevere grandi soddisfazioni. Progetti futuri? Sicuramente tanta voglia di fare, di propormi e di iniziare nuove avventure. La più certa è quella di organizzare un tour promozionale per il mio album. Ringraziamo Serena De Bari e Sara Salaorni per la disponibilità.   [amazon_link asins=’B07JNXFQRS’ template=’ProductCarousel’ store=’eroifenu-21′ marketplace=’IT’ link_id=’4bc38fd2-2324-43bb-8135-ca94da2e3e0c’]

... continua la lettura
Musica

Bewider e il suo nuovo album Full Panorama | Intervista

Full Panorama è il nuovo lavoro discografico del producer e compositore romano Bewider, nome d’arte di Piernicola di Muro. Pubblicato il primo Febbraio, l’album è stato prodotto con l’etichetta discografica di Berlino Folk Wisdom. Il disco è composto da 12 tracce di musica elettronica che oscillano tra sonorità ambient e IDM, mostra una struttura molto coesa e omogenea dal punto di vista musicale. Non a caso, come afferma il suo stesso creatore, Full Panorama nasce con l’intento di creare un «unico viaggio che rappresenta un periodo di trasformazione e cambiamento ed allo stesso tempo un omaggio allo schermo cinematografico, appunto Full Panorama». Forte della sua esperienza nel mondo delle colonne sonore (ha composto le musiche de I Fantasmi di Portopalo, Another Love e Tutti Pazzi per Amore), Di Muro è riuscito a conferire al disco quel tocco immaginifico e coinvolgente tipico delle colonne sonore. Per l’occasione dell’uscita di Full Panorama, abbiamo scambiato quattro chiacchiere Piernicola che ci ha raccontato il processo creativo dietro l’album e dietro il suo progetto musicale Bewider. Bewider, l’intervista Come ti sei avvicinato alla musica Idm e Ambient? In realtà non è che c’era un idea precisa di avvicinarsi all’IDM o all’Ambient. La mia fascinazione per le colonne sonore e per l’elettronica, forse, ha prodotto questo risultato. Come nasce la tua collaborazione con l’etichetta berlinese Folk Wisdom? Sono stato introdotto a Folk Wisdom tramite Ercole Gentile di VolumeUp che ormai vive a Berlino da diversi anni e cura dal primo disco la promo italiana per Bewider. Abbiamo lavorato molto attentamente con Folk Wisdom sull’uscita di questo album, mi hanno anche convinto in un paio di cose di cui avevo vedute completamente opposte, è una buona collaborazione. Cosa è cambiato nel tuo approccio musicale dalla composizione di Dissolve a Full Panorama, passando per A Place to be safe? Tutto, direi. Come prima cosa ho abbandonato l’uso della voce, e quindi della collaborazione con cantanti, volevo concentrarmi solo sulla parte strumentale e sonora dei brani, volevo un disco totalmente strumentale. Adoro lavorare con cantanti o vocal performer, ma questo album aveva un’altra esigenza. Non è stato facile perché, ripeto, la voce mi attira molto. Sul piano strettamente musicale, Full Panorama, è un album molto più soft degli altri, ma allo stesso tempo molto più organico e coeso. Volevo realizzare un viaggio uniforme che, in teoria, non potesse prescindere da un ascolto di fila del disco, un’opera unitaria. Anche se ci sono brani abbastanza differenti tra di loro, è un disco che scivola nelle 12 tracce molto fluidamente. C’è un filo conduttore musicale che caratterizza Full Panorama? Full Panorama è un disco che vuole regalare all’ascoltatore un viaggio cinematico fatto di immagini e storie, una colonna sonora dei pensieri e della mente. Senza essere troppo New Age, è un disco molto profondo che richiede il suo tempo di metabolizzazione, e una giusta condizione di ascolto. L’ho anche scritto nelle note del booklet, ascoltatelo con paio di cuffie o un buon paio di casse. Come avviene la composizione di un […]

... continua la lettura
Musica

Sonohra, l’ultimo grande eroe: intervista a Luca Fainello

L’ultimo grande eroe, così si intitola l’ultimo album dei Sonohra, registrato completamente in analogico, nel loro studio chiamato #Civico6. Luca e Diego Fainello hanno prodotto interamente tutti i 10 brani che compongono il disco: Luca ha curato i testi, Diego la musica e gli arrangiamenti. L’album è uscito lo scorso dicembre ed è stato anticipato da cinque brani con videoclip annessi, l’ultimo di questi “Ciao” già in rotazione radiofonica.  Per l’occasione abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Luca Fainello per farci raccontare un po’ il percorso di costruzione di questo album, ma non solo. Ecco a voi! Sonohra, intervista a Luca Fainello  Sono passati 10 anni dalla vittoria di Sanremo Giovani con L’amore. Adesso siete al vostro quinto album, L’ultimo grande eroe. Qual è stata l’evoluzione in questi anni? C’è stata una vera e propria evoluzione dal punto di vista musicale, questo è sicuramente il cambiamento più lampante. Dal punto di vista tematico, i testi che scriviamo adesso sono diversi da quelli di dieci anni fa: siamo maturati. Questo disco, L’ultimo grande eroe, è un album autoprodotto, diviso in due parti; farà da ponte tra “i Sonohra conosciuti” e quello che stiamo realizzando adesso, ciò che solitamente portiamo nei nostri live. Abbiamo in mente un progetto a lunga durata e meno mainstream, dalle sonorità blues, folk. In questi anni abbiamo scritto tanto e mentre portiamo live la prima parte, lavoriamo sulla seconda che uscirà in autunno 2019.   Il nome dell’album, L’ultimo grande eroe fa riflettere sull’importanza di avere riferimenti, sul concetto di eroe in sé. Quali sono i vostri eroi dal punto di vista musicale? Questo titolo è molto introspettivo. Vogliamo comunicare la necessità di trovare i propri eroi dentro se stessi e dentro le persone che abbiamo vicino. Il nostro è un messaggio di speranza: viviamo in un’epoca dove tanti valori vengono a mancare, dove non è facile trovare eroi. Per quanto riguarda il punto di vista musicale, il percorso che abbiamo avuto noi, lo hanno avuto molti della vecchia scuola e ne andiamo anche fieri di quella che è la nostra storia, anche perché siamo stati tra gli ultimi ad essere usciti nel panorama musicale dopo anni di gavetta fatta di live su live. Tra i nostri eroi musicali, dei veri e propri miti: Dire Straits, Eric Clapton, tanti artisti che hanno influito sulla nostra crescita musicale.   #Civico6 è il vostro studio, in cui avete prodotto l’album… #Civico6 si chiama così perché è casa nostra, abitiamo al civico 6. Siamo molto legati a questa casa, in cui nascono le nostre produzioni, e siamo sicuri che anche i prossimi progetti nasceranno e saranno prodotti qui. Per adesso ci siamo cimentati a produrre la nostra musica, ma col tempo vorremmo ampliare il giro.   Prendendo come riferimento il panorama attuale, qual è la vostra più grande paura, se pensate al futuro della musica italiana? Il pop è morto? Musica pop significa tutto e niente, perché in realtà si definisce come “la musica che ascolta la gente”. La trap e […]

... continua la lettura
Libri

Intervista alla scrittrice Anna Luisa Pignatelli

La scrittrice toscana Anna Luisa Pignatelli Anna Luisa Pignatelli, voce affermata nel panorama della narrativa contemporanea, ha ricevuto per i suoi romanzi diversi plausi e premi, e ha conquistato sia il pubblico italiano che estero con la sua prosa intima e con il suo trattare temi complicati in maniera decisa e delicata al tempo stesso. Il romanzo Foschia (qui la nostra recensione), edito il 24 gennaio da Fazi Editore, è la sua pubblicazione più recente. In merito a Foschia, Anna Luisa Pignatelli ha gentilmente concesso un’intervista ad Eroica Fenice La sua carriera di scrittrice inizia nel 1989, ma quando nasce la passione per la scrittura? Durante l’adolescenza leggevo molto, Maupassant, gli autori russi dell’Ottocento, Čechov in particolare. Credo che sia stata proprio quest’intensa attività di lettura e la predilezione per Čechov in particolare a trasmettermi la voglia e la curiosità di cimentarmi con la scrittura. Cominciai a scrivere dei racconti durante il tempo dell’università, che non riuscii a pubblicare, e da quel momento ho continuato a cimentarmi con la scrittura in tempi e modalità diverse. I suoi romanzi sono molto apprezzati dalla critica italiana ed estera, e oltretutto ha vinto il Premio Lugnano con il romanzo Ruggine. Secondo lei, cosa amano maggiormente i lettori dei suoi romanzi? Forse ai miei lettori piace l’intenso scavo psicologico presente nei mie romanzi, e soprattutto lo studio della malvagità in cui ci imbattiamo quotidianamente, e il fatto che i miei personaggi sono soli contro tutti e covano un senso di ribellione e che, anche se non riescono a vincere, lottano con tutte le forze senza scendere a compromessi. Il 24 gennaio ha pubblicato con Fazi Editore il suo nuovo romanzo: Foschia. Il titolo rimanda a quella sensazione di “offuscamento” che, sotto diverse vesti, è presente in tutto il romanzo. È corretto? Che interpretazione ha voluto dare alla parola? La foschia a cui alludo è prima di tutto uno stato d’animo, quello che prende la protagonista quando si trova in certe situazioni, quando si sente circondata da persone ostili e deve piegarsi alla volontà altrui, quando avverte fino in fondo la sua solitudine, o quando intuisce una verità che le viene tenuta nascosta. È un sentimento di alienazione, l’impossibilità di essere se stessa. In Foschia ripercorre la vita di Marta, dall’infanzia all’età adulta. Un personaggio autobiografico? No, nel senso che la mia storia è stata diversa: a differenza della protagonista, io avevo un buon rapporto con mio padre e non ho vissuto le situazioni che lei si trova ad affrontare. Come ogni scrittore ho però attribuito a Marta sentimenti che ho vissuto: come la voglia di ribellione, l’insofferenza per la vita familiare e per le regole sociali ipocrite e conformiste, il richiamo che esercitavano su di me, durante la mia giovinezza, i giovani che sognavano una società migliore e lottavano per ottenerla. Il rapporto tra Marta e suo padre si basa su un sentimento a volte ambiguo, che stona un po’ con la figura paterna eroica a cui si è abituati. Quale impronta caratteriale ha […]

... continua la lettura
Musica

Tony Maiello, il nuovo singolo Tutta Colpa Mia: l’intervista

Nel 2008 cavalcava il palco di X Factor, classificandosi in quarta posizione; nel 2010 trionfava a Sanremo Giovani con il brano Il linguaggio della resa. Ha poi iniziato un proprio percorso artistico come cantante ed autore, firmando numerosi brani interpretati da stelle del pop italiano: Laura Pausini, Marco Mengoni, Giorgia, per citarne alcuni. È Tony Maiello, classe 1989, cantautore pop. Il suo ultimo singolo è Tutta Colpa Mia, in rotazione nelle radio, disponibile su tutte le piattaforme online. Un linguaggio moderno, che non cede ai compromessi storici del panorama musicale odierno; una penna semplice, raffinata, che mantiene alto lo standard della musica pop italiana. Dal primo EP Ama Calma, ad oggi con la pubblicazione del singolo Tutta colpa mia. Come si è evoluta la composizione di testi e musica, quali sono le influenze musicali che hanno accompagnato Tony Maiello? L’evoluzione è principalmente a livello testuale, mentre per la musica mi ha sempre affascinato la musica RnB. È normale, più vai avanti, più immagazzini informazioni, nuove idee che rielabori: c’è un vissuto molto più forte. Il mio modo di scrivere e di raccontare è cambiato con le esperienze un po’ più difficili che ho dovuto vivere. Le mie influenze sono l’ R ’n’ B, un esempio è Alicia Keys, mentre per quanto riguarda l’italiano ascolto Jovanotti, poi sono nato negli anni di Tiziano Ferro e quindi inevitabilmente anche lui è tra le mie influenze. Sei autore di brani cantati da Laura Pausini, Giorgia, Mengoni. Come è iniziata la strada del autorato? L’essere un autore è nato in maniera abbastanza forzata. Ho scritto per molti artisti, una tra tutte Laura Pausini, l’ultimo singolo con Biagio “il Coraggio di Andare” porta la mia firma. Ero andato in una casa discografica per presentare il mio progetto e mi hanno detto così non sarei andato da nessuna parte, ma avrei potuto provare un’altra strada, quella dell’autorato. Ho chiesto di darmi la mail di Laura Pausini e mi hanno risposto che ero pazzo, invece eccomi qui. È una cosa bella della mia vita, che però non ho scelto. Come nasce una canzone scritta per altri artisti? Io quando scrivo scrivo per me, in funzione della mia voce, non della voce degli altri. A me non piace vedere la musica come catena di montaggio. Scrivo per me, poi successivamente lo cantano gli altri. Sono un cantante, prima di essere un autore, quindi stando anche dall’altro lato, so che ad un’artista piace sperimentare, per cui cerco di dare all’artista per cui scrivo sempre qualcosa di nuovo. È uscito l’ultimo tuo singolo: Tutta colpa mia. Ormai la musica non è più fatta di album ma di singoli. Come la pensi a proposito? La musica oggi viene masticata e buttata come una caramella, quindi se c’è una cosa a cui mi sono piegato è il mercato. L’album esce lo stesso, ma con un singolo di lancio puoi sondare prima il terreno; conviene alla produzione per capire la portata dei dischi da stampare. Il singolo può entrare in una classifica di Spotify […]

... continua la lettura
Musica

No Time for Beauty di Makoto Holmberg, intervista

No Time for Beauty è il secondo album, dopo il primo EP Slow Night, di Makoto Holmberg, alias Andrea Apicella, uscito il 19 ottobre scorso per la VolumeUP. Cinque tracce di sola musica elettronica strumentale arricchita dal field recording, ne abbiamo intervistato l’autore. 1. Makoto Holmberg, dove e come nasce questo progetto di musica elettronica? Il progetto nasce nel 2015, nella mia stanza, letteralmente. In quel periodo avevo la seria intenzione di fermare quello che era il mio percorso artistico per dedicarmi ad altro. Ho sempre avuto un rapporto di odio-amore con la musica. Quindi i primi lavori come Makoto Holmberg sono nati e si sono evoluti nella mia stanza, senza l’intenzione di pubblicarli. Quando ho capito che non aveva senso trattenere il materiale rinchiuso in un hard disk, allora ho deciso di condividerlo con il mondo. Essendo il mio un linguaggio sonoro molto vicino a generi ascoltati principalmente fuori Italia, sono riuscito a suonare, tra la fine del 2015 e l’inizio del 2016, in improbabili posti, prima in Inghilterra e poi in Germania, presentando i miei improbabili lavori ad altrettanto improbabili serate di musica. 2. Qual è lʼispirazione per lʼalbum “No Time for Beauty”? No Time for Beauty è un progetto che ho sempre sentito dentro. È tutto ciò che fin da ragazzo mi sarebbe piaciuto esprimere in maniera artistica. Quindi l’ispirazione non è partita da un agente esterno, ma semplicemente dalla promessa che mi ero fatto da adolescente nel momento in cui avevo deciso che avrei voluto fare musica. No Time for Beauty: la musica elettronica di Makoto Holmberg 3. Come mai cinque tracce solo strumentali, qual è il loro significato? Parto dal presupposto che la voce sia uno strumento così come lo è un basso, un pianoforte, il suono della pioggia o il rumore bianco. Credo che l’uso della voce nel senso classico del suo significato, cioè con il fine di farla emergere tra gli altri elementi di un brano, costringa chi fa musica ad attenersi a certi standard, sia in termini di resa sonora, di pulizia, sia in termini di strutture. Uno dei miei punti cardine per No Time for Beauty era proprio il non voler ripetermi all’interno dei brani. Nulla suona uguale per più di due volte, anche un semplice beat di batteria ha variazioni, seppur impercettibili, che danno l’idea di qualcosa di spontaneo, di improvvisato, di creato in maniera istintiva. Non penso che in questo genere di musica la presenza di una voce segni un netta differenza. Ci sono tanti elementi, e la voce è solo una di questa, non meno importante, ma neanche più importante. Dipende da ciò che si vuole dire e come lo si vuole dire. 4. In questo album rispetto al precedente c’è una maggior componente umana e di sottofondo grazie anche al field recording, come mai questa scelta? Altre differenze tra i due album? Non amo particolarmente lʼidea del “campionato”, cioè di un elemento che viene tagliato e collocato più volte in una casella. Non mi piace perché è […]

... continua la lettura
Musica

Inland Images delle O-Janà, intervista

Inland Images è l’ultimo album del duo O-Janà, uscito l’8 ottobre scorso per la Folderol Records. Duo partenopeo composto da Alessandra Bossa, musicista elettronica e pianista, e Ludovica Manzo, vocalist, che per questo album hanno collaborato con Michele Rabbia, percussionista e batterista, e Eivind Aarset, chitarrista. Le abbiamo intervistate in occasione della pubblicazione di Inland Images, crogiolo di musica elettronica, pianoforte e sperimentazione timbrica. • Come nasce il duo O-Janà, come mai questo nome? L.: Il duo nasce nel 2010, da una collaborazione tra me e Alessandra durante il periodo in cui lei risiedeva a Göteborg in Svezia. Abbiamo iniziato a lavorare su landscape sonori, canzoni e composizioni che prevedevano un ampio spazio per l’improvvisazione e l’uso dell’elettronica, oltre a quello del piano preparato. In una fase iniziale ci siamo dedicate soprattutto alla musica, usando, lì dove volevamo inserire la parola, alcuni testi del poeta inglese Mervyn Peake. Successivamente abbiamo ampliato il nostro lavoro di scrittura anche all’aspetto del testo. Il nome è un gioco di camuffamento della parola napoletana janara, che significa strega. • “Inland Images” combina sonorità mediterranee e nordeuropee, perché questi due mondi così distanti tra loro? L.: Siamo entrambe campane, io vivo a Roma da molto tempo ed Alessandra ha vissuto in Svezia per diversi anni. Siamo cresciute per forza di cose con la melodia mediterranea, abbiamo sviluppato, ognuna in maniera diversa, percorsi di studi e ascolti che ci hanno aperto ad altre realtà, in primis a quella del jazz e della musica classica e contemporanea. Siamo appassionate di musiche strambe, musiche di ieri e di oggi, di ogni forma e provenienza. Inland Images, ultimo album delle O-Janà • L’album include delle sonorità ed atmosfere molto particolari, da dove l’ispirazione? A: L’ispirazione personalmente arriva dalla diversità delle cose che vivo. Luoghi, lingue e città diverse creano una sorta di spaesamento attraverso il quale la creatività cerca di mettere ordine. La suggestione dei paesaggi svedesi unita alla frenesia della metropoli napoletana, in questo caso, ha fatto il suo gioco. La musica che scrivo di solito non si nutre di altra musica ma attinge direttamente dal mio quotidiano. • I temi spaziano da giochi letterari all’amore, dall’inconscio alla poesia, dalla rabbia all’amore, quale il filo conduttore dell’album? L.: Il filo conduttore è la non linearità del mondo interiore, del magico e dell’irrazionale, di ciò che non segue la grammatica del pensiero logico e che si esprime con immagini giustapposte e di ciò che non si può dire, ma che in qualche modo si vuole comunicare. • Progetti per il futuro? A: Dopo la collaborazione con Michele Rabbia e Eivind Aarset stiamo pensando a nuove collaborazioni e a nuove composizioni per il prossimo album. Stiamo preparando un nuovo tour e abbiamo appena vinto un bando promosso dall’Associazione Nazionale I-Jazz che ci porterà nuove date e festival per il 2019 sia in Italia che all’estero. Francesco Di Nucci

... continua la lettura