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Eroica Fenice

La Tag: Intervista contiene 101 articoli

Eventi/Mostre/Convegni

Bataclan, la mostra fotografica: intervista a Renato Aiello

Bataclan, la mostra fotografica di Renato Aiello dal 2 al 15 ottobre presso il Complesso Monumentale di San Severo al Pendino. Un viaggio, o forse un altare, della memoria. Una mostra intitolata Bataclan non ha bisogno di presentazioni eccessive e orpelli. Si mostra e si rivela tragicamente da sé, solleticando l’abisso dell’orrore e della degenerazione umana. Questa parola, ormai un agglomerato di lettere che rende livide le labbra, dà il titolo alla prima personale fotografica di Renato Aiello, che era, quasi per caso, sul Boulevard Voltaire il 13 novembre 2016, un anno dopo gli attentati terroristici di Parigi. Osservare gli sguardi terrorizzati, le folle e i teatri della tragedia tramite i pixel di uno smartphone ci protegge dall’incubo, ci regala un timore ben protetto dalla cortina della tecnologia, ma trovarsi proiettati nei luoghi dove c’è stata la puzza della morte, del terrore e degli ultimi istanti di vite ignare e spezzate senza un motivo mentre si trovavano ad un concerto, è un vero e proprio bagno nel liquido amniotico di quella paura sorda. Renato Aiello ha osservato le scene di quel lutto assurdo e insensato, e ha restituito quello stesso lutto in una miriade di fotogrammi celati in quel dolore così vero e assurdo. E lì non c’è pixel che tenga. Tanti sono stati i parallelismi, di cronaca e cinematografici, che hanno accompagnato l’allestimento della mostra e che hanno suscitato l’attenzione di Renato Aiello, in particolare la scena dell’orrore al concerto del Bataclan, che ricorda quella delle Nozze Rosse della serie tv Game of Thrones. La musica è filo rosso che lega saldamente i respiri delle vittime al terrore: “Red Devil” al Bataclan e “Le piogge di Castamere” (inno della casa Lannister, che aveva ordito l’inganno) nella serie, melodie dal sapore tetro e quasi tragicamente profetico, un preludio alla morte. In “Game of Thrones”, a cadere sono stati Robb Stark, sua moglie e sua madre, assieme a molti altri giovani, così come nel Bataclan ad essere recisi furono i fiori più promettenti della gioventù europea e non solo, i virgulti che avrebbero germogliato nel mondo di domani. I Lannister mandano i loro saluti agli Stark, ma “il Nord non dimentica”. Chi è che invece manda i suoi saluti al Bataclan e all’Europa? Abbiamo cercato di dare voce a questo, e molto altro, con Renato Aiello. Il Nord non dimentica. E nemmeno l’Europa lo farà. Intervista a Renato Aiello: il Bataclan visto attraverso i suoi occhi 1) Buongiorno Renato, innanzitutto grazie della disponibilità. Iniziamo con la prima domanda, la più banale o forse la più pirandelliana: chi è Renato Aiello e come si definirebbe? Uno, nessuno e centomila. Scherzi a parte, sono un giornalista, addetto stampa e comunicatore a 360° (fotoamatore, videomaker, mi occupo di scrittura critica, narrativa, argomentativa e cronachistica). Mi definisco e sento di essere un grande appassionato d’arte, cinema (aspirante regista e film maker), letteratura e, ovviamente, fotografia, che ho riscoperto e cominciato a studiare più seriamente negli ultimi anni, conservando sempre l’occhio attento e preciso con cui […]

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Libri

Sara Rattaro, intervista all’autrice di “Uomini che restano”

Sara Rattaro, celebre autrice genovese, ci ha concesso un’intervista su Uomini che restano, suo ultimo lavoro. Scopri com’è andata! Si è conclusa domenica 7 ottobre, presso il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, la quinta edizione di Ricomincio dai Libri, una interessante e gratuita fiera del libro, che risponde alla volontà di riaffermare un’abitudine, quella della lettura, sempre meno diffusa fra i giovani. All’evento, diretto dallo scrittore Lorenzo Marone, ha preso parte anche Sara Rattaro, che ha presentato il suo ottavo romanzo, edito da Sperling & Kupfer, dal titolo Uomini che restano. Per l’occasione, l’autrice genovese – vincitrice del Premio Bancarella 2015 e del Premio Rapallo Carige per la donna scrittrice 2016 – si è resa disponibile per un’intervista. L’intervista a Sara Rattaro Valeria e Fosca, le protagoniste del libro, si incontrano per caso nella loro città e si scoprono, più avanti, accomunate dal senso di abbandono. C’è, fra le due, una che preferisce? Ma soprattutto, tenendo conto dei comportamenti e delle azioni di entrambe, si sente più vicina alla prima o alla seconda? Le ho amate tutte e due perché i personaggi dei libri sono un po’ come i figli, cioè è difficile scegliere chi si preferisce. Entrambe, secondo me, hanno un carattere molto forte, in cui mi potrei riconoscere se avessi vissuto quelle situazioni. Probabilmente anche io, difronte alla situazione di Fosca, sarei fuggita come fa lei; e ancora, probabilmente avrei avuto lo stesso comportamento di Valeria se mi fosse successo quello che è successo a lei. Quindi, ho tentato di pensare a me, mentre raccontavo di loro. Le due donne, condividendo la cattiva sorte, diventano subito buone amiche. Legami del genere, cioè che nascono da un eguale sentimento di sofferenza e di solitudine, sono realmente sinceri? Credo proprio di sì, perché nel momento in cui parliamo di noi stessi con qualcuno che non conosciamo e che sta vivendo una situazione di sofferenza simile alla nostra, non abbiamo filtri e temiamo di meno il suo giudizio. Nel romanzo, associato al tradimento, è forte il desiderio di vendetta. Fosca cerca di colpire verbalmente il marito; Valeria, invece, decide di far scomparire l’auto di lusso dell’uomo amato. Non crede, perciò, che siano anche loro delle eroine imperfette? Eccome. Sono delle eroine super imperfette. Non esistono le eroine perfette e, anzi, siamo tutti eroi imperfetti. Nessun personaggio fa sempre la cosa giusta o subisce il torto adeguato al male che ha fatto. Così non capita nella vita. Il desiderio di vendetta, per quanto siano piccolissime cose quelle che fanno, le rende molto umane. Per la prima volta, dopo ben otto romanzi, c’è Genova. Come mai ha atteso così a lungo? Che rapporto ha con la sua città natale? Ho atteso cosi tanto perché Genova è una città difficile. È stata raccontata e cantata poco ma dai più grandi, come De André. Perciò, desideravo renderle omaggio nella maniera più adeguata possibile e per farlo serviva, come autrice, una maggiore sicurezza. Nelle pagine finali, attraverso una voce fuori campo, a parlare è proprio la città […]

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Interviste emergenti

Intervista a Maria Perillo, autrice di “Alice nel tè e quel che non accadde”

È prevista per questo mese di ottobre la pubblicazione di “Alice nel tè e quel che non accadde”, opera d’esordio dell’autrice, blogger e life coach napoletana Maria Perillo. Il libro, edito da Gruppo Albatros Il Filo, si presenta come una sorta di sequel del celebre romanzo di Lewis Carroll. Con la prefazione della critica letteraria Livia De Pietro e le illustrazioni dell’artista Neirus, il racconto promette un viaggio in un mondo fantastico dal tempo indefinito, ricco di allegorie, che conduce alla scoperta, ma soprattutto alla riscoperta della “meraviglia”. Abbiamo intervistato Maria Perillo per conoscere qualcosa in più di lei e per capire come, da un classico senza tempo come “Alice nel Paese delle meraviglie”, sia nata un’idea così innovativa e quali sono i messaggi in essa contenuti. L’intervista a Maria Perillo “Alice nel tè e quel che non accadde”, un libro spiccatamente originale, già nel titolo: perché proprio il personaggio fiabesco di Alice? Alice è il personaggio a cui più mi sono ispirata nel corso della mia vita. A volte, per gioco, dico che è ‘emarginata’; a differenza di tutte le principesse che popolano fiabe e racconti, Alice ha scopi diversi nella vita, per questo motivo, sembra far poco sfoggio di sé negli store, accanto alle principesse in tiro. Alice è curiosa, ha il coraggio di osare e sa trascinare gli altri oltre ciò che sanno. Maria Perillo, una scrittrice di origine napoletana, che si definisce innanzitutto curiosa: se dovesse definire la curiosità, quali parole userebbe? La curiosità è un’esigenza, è un impulso con cui veniamo tutti al mondo. Una dote che va allenata e che ci spinge a scoprire sempre cose nuove, capire il perché, conoscere, soprattutto, noi stessi. La sua Alice fa ritorno nel Paese delle meraviglie, ma ora è cresciuta, non è più la ragazzina ingenua di un tempo, ora si accorge che tutto ciò che sembrava meraviglioso non lo è più, ha perso il suo incanto: quanto c’è dell’Alice di questo racconto in Maria Perillo? Il racconto è inizialmente nato per gioco, mi divertivo a creare parallelismi tra me, i miei amici e le vicende di Alice. Un giorno, ho deciso di scrivere tutto ciò su cui avevo giocato. Alice nel tè è stato scritto prima a mano. C’è tanto di me in tutti i personaggi che affrontano la vicenda. Ognuno ha un aspetto diverso della mia personalità che ho sperimentato. La protagonista, però, decide di reagire a questa delusione, provando a far rivivere quella meraviglia insieme ai suoi amici: secondo lei, come si può reagire alla perdita dell’incanto in ciò che ci circonda? Come prova lei a rendere ogni giorno la realtà capace di sorprenderla? Questo è il fulcro del mio racconto, il messaggio che voglio far arrivare al lettore. La felicità è una scelta coraggiosa che parte dalla conoscenza di se stessi. Ci si può mettere in cammino per mezzo dello studio, dello sport, della spiritualità, della religione o delle moderne scienze che studiano l’uomo; l’importante è conoscere se stessi, partire da sé per […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Ricomincio dai Libri 2018, al via oggi la fiera del libro di Napoli

“Ricomincio dai Libri 2018” è il nome della Fiera del Libro di Napoli che si terrà dal 5 al 7 ottobre presso una prestigiosa e suggestiva  location: il Museo Archeologico Nazionale di Napoli (MANN). Ricomincio dai Libri 2018 non è alla sua prima edizione, ma si tratta della quinta edizione consecutiva di questa fiera che rappresenta un interessante evento culturale, ad ingresso gratuito, di grande spessore per la città di Napoli, che mira a diffondere la cultura attraverso libri presentati durante le conferenze da autori di livello nazionale. Gli autori, tra cui Giuseppe Montesano, Fabio Genovesi e Maurizio De Giovanni, saranno lieti di presentare in fiera i loro testi per comunicare il loro messaggio culturale, affinché possa essere fonte di ispirazione e di riflessione per coloro che assisteranno alle conferenze. Per i bambini, invece, numerose associazioni organizzeranno attività ludiche e culturali. Intervista agli organizzatori della fiera Ricomincio dai Libri 2018 Con la speranza che l’evento del 2018 ospitato nel cuore di Napoli abbia lo stesso successo della scorsa edizione, Eroica Fenice, in qualità di media-partner della Fiera, si è impegnata a conoscere ed approfondire in anteprima la tematica centrale, che sarà il fil rouge di questo evento culturale. Il tema affrontato quest’anno è quello delle “frontiere” inteso sia in senso geopolitico, che sociale, che emotivo. Abbiamo intervistato due membri dello staff della fiera Ricomincio dai Libri, Roberto Malfatti e Valentina Barile e ne abbiamo parlato con loro. Perché quest’anno è stato scelto il tema delle frontiere come argomento centrale di Ricomincio dai Libri? Sono cinque anni che andiamo in questa direzione: il nostro primo obiettivo quando abbiamo cominciato a progettare questo sogno è stato impegnarci a restare umani, sempre dentro e fuori Ricomincio dai Libri, per cui la prima cosa da fare quest’ anno era evidenziare maggiormente la cura e l’attenzione verso la pagina più drammatica che si sta scrivendo nella storia italiana ed europea degli ultimi anni. Secondo la previsione degli organizzatori, quale frontiera tra quella geopolitica, sociale ed emotiva coinvolgerà maggiormente i lettori che parteciperanno alla fiera? Il programma è ben strutturato, tutti gli incontri hanno il giusto dosaggio tematico, coinvolgono tutti le tre sfumature del tema. Incontri con le scuole, incontri che vedono il dialogo tra genitori e figli, incontri legati a tematiche generazionali in modo molto trasversale, libri ed autori che parlano di storie vere, forti, libri reali che vanno a solleticare tutti e tre i punti di vista che abbiamo legato alle Frontiere Lorenzo Marone è il nuovo direttore editoriale della fiera. Come è entrato a far parte del progetto? I legami creativi, le amicizie si coltivano e diventano solide con il passare del tempo e la stima cresce con lo scorrere degli anni. E’ successo, tra gli altri, con Lorenzo Marone, grande amico delle prime edizioni; è sempre stato al nostro fianco e quando un anno fa ci siamo seduti per mettere un altro mattoncino reale nei nostri sogni, abbiamo pensato a lui come capitano di questa squadra. La sua umiltà, la sua spontaneità e poi la sua semplicità, […]

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Interviste

Il Cervello debutta con Spirale (intervista)

Spirale è il primo lavoro discrografico di Antonio Preziosi a.k.a Il Cervello pubblicato lo scorso 10 Settembre e distribuito da Distrokid. Realizzato musicalmente dal beatmaker romano Alessandro D’Alessio a.k.a Deville, l’album si compone di 5 tracce (Intro,  Io sono fatto di cera, Il tuo posto nel mondo, Storie di fantasmi, Outro) ed offre un’interessante scelta musicale unendo sonorità Hip-Hop, drum’n’bass, elettroniche e nu metal. Il disco è caratterizzato da una forte carica introspettiva: Antonio attraverso i suoi testi mette a nudo le contraddizioni più profonde della sua psiche, svelando i demoni della sua coscienza. È un racconto condito da diversi riferimenti letterari, dalle tinte forti, che verte su temi delicati come la solitudine e la depressione. È un racconto che assume anche tratti un po’ cinici ma che offre, nonostante tutto, un punto di vista costruttivo, propedeutico alla propria crescita personale. Per comprendere meglio quest’album abbiamo intervistato Antonio che ci ha illustrato un po’ il suo mondo: il mondo de Il Cervello. Il Cervello, intervista ad Antonio Preziosi Come nasce Il Cervello? Il Cervello nasce nel 2016, in seguito ad uno dei periodi più cupi della mia vita. In quel momento ho capito che o tocchi il fondo e ci resti, o cominci a risalire. Scrivevo già testi da parecchi anni. Ho militato in diversi progetti Metalcore, Hardcore, Stoner, pop-punk e alternative rock come bassista e voce, successivamente ho deciso di proseguire il mio percorso artistico da solo. Ero uno screamer, un urlatore, e in quel momento era quello il massimo mezzo di espressione per ciò che provavo interiormente. Volevo urlare la rabbia e il dolore che provavo in quel periodo e ci sono riuscito. Nel 2012 ho iniziato a rappare e questo amore non è mai finito. Sono stato sempre un amante del rap e di tutta la musica, per cui non ho mai avuto problemi a mutare la mia arte in modi differenti.   Qual è stata la ricerca musicale per questo ep? Ho disegnato una linea, quella tra il mio passato da ascoltatore e quella attuale da artista indipendente. Nel mezzo ho inserito quelle che sono le mie influenze musicali, quello che avrei desiderato tematicamente e musicalmente da questo album. Le tracce sono state composte da Deville, un beatmaker romano che ha colto in pieno le sonorità giuste per risaltare al meglio testi e voce.   Nel brano “Il tuo posto nel mondo” citi David Foster Wallace, cosa hai letto e cosa ti ha affascinato di più di questo scrittore? David Foster Wallace non è soltanto uno dei più grandi scrittori della letteratura contemporanea ma anche uno dei più sensibili. Si è messo totalmente a nudo, ha combattuto i suoi demoni interiori con un foglio di carta e una penna, era il suo modo di rispondere alla depressione e a ciò che andava e non andava nella sua vita. Wallace ha scritto opere come “La scopa del sistema”, “Questa è l’acqua” e “Il rap” spiegato ai bianchi ma il libro che apprezzo di più è sicuramente “Infinite […]

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Interviste

Il BLU di Micaela Tempesta, intervista

BLU è l’esordio discografico da solista di Micaela Tempesta pubblicato lo scorso 18 Maggio. Anticipato dal singolo Invincibili edito lo scorso 4 Maggio, il disco si dimostra un prodotto di pregiata fattura. Un album dalla natura ancipite, in bilico tra il racconto dell’emotività e la cognizione di causa di una realtà arida e difficile. BLU è il suo manifesto, un colore notoriamente malinconico ma sensibilmente denso, profondo. Tale spessore si esterna anche nelle scelte musicali, scelte musicali elettroniche eleganti che oscillano tra diversi generi come l’R’n’B, l’Hip Hop, il Soul e il cantautorato italiano. Per l’occasione abbiamo avuto il piacere e la fortuna di fare quattro chiacchiere con Micaela Tempesta che ci ha dato modo di conoscere la genesi dell’album e di conoscerlo meglio in alcuni suoi aspetti. Micaela Tempesta e il suo BLU, l’intervista Chi è Micaela Tempesta? Quali sono i suoi trascorsi musicali?  I miei trascorsi sono abbastanza “sfigati”. Ho iniziato a fare musica verso la fine degli anni ’90, quando c’è stata una rivoluzione sia nel modo di fruire che nel modo di fare musica. Un periodo che poi ha portato a questo scatafascio odierno: vedi i talent, lo streaming… Ho cominciato scrivendo in inglese e, insieme ad alcuni miei amici che avevano una casa di produzione, abbiamo fatto 3-4 pezzi che abbiamo poi licenziato all’estero. Roba dance, nulla di importantissimo ma comunque ci hanno aiutati a fare qualche soldino. Poi ho cominciato a lavorare sul mio progetto personale, sempre in inglese e con i miei amici ma vidi che non era molto semplice e quindi staccai per un po’. Nel frattempo c’è stata appunto tutta questa rivoluzione nella musica, anche nel modo di acquisirla da parte della case discografiche. Io sono stata almeno 10 anni a fare il pendolino tra Napoli e Milano perché a Milano c’erano le case discografiche. A Napoli adesso c’è qualcosa, ma negli anni ’90 c’era davvero pochissimo. Ho preso un po’ di porte in faccia ma non mi sono arresa.  C’è un filo conduttore nell’album? Un collegamento tra il titolo e la copertina? Guarda, il titolo è venuto prima dell copertina. Anzi la copertina è uscita per caso mentre rovistavo tra le vecchie foto di famiglia. Trovai questa foto che aveva questa moquette blu e altri elementi blu. È stata una cosa fortuita. Si chiama BLU perché è un colore che rappresenta un po’ un modo di essere. È quella cosa che abbiamo un po’ tutti noi napoletani: siamo “tristi” ma siamo intensi e ritmici in quello che facciamo, riusciamo comunque ad andare avanti.  Qual è stata la ricerca musicale?  La ricerca musicale l’ho fatta insieme a Massimo De Vita. Una volta scelte le canzoni da inserire nell’album abbiamo cominciato a fare degli ascolti che si avvicinassero al mio modo di far musica che è R’n’B ma anche un po’ soul e un po’ cantautorato italiano. Abbiamo fatto una ricerca abbastanza breve perché Massimo ha capito subito cosa mettermi addosso. Io ascolto molta musica nera, impazzisco per Lauryn Hill e quindi siamo andati […]

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Interviste

Pietro Sparacino e “Diodegradabile”, l’intervista

Per chi non lo conoscesse, Pietro Sparacino si definisce “uno Stand up comedian, comico, autore, attore, incline a ogni forma di dipendenza”. La serata del 29 settembre il comico siculo sarà a Napoli, armato di microfono e cose da dire senza censure, né filtri, per arrivare, oltre che alla pancia, alla testa di chi sarà presente. Il suo tour autunnale parte dal Kestè, al Largo San Giovanni Maggiore Pignatelli, con il suo sesto monologo satirico, intitolato “Diodegradabile”. Per l’occasione, Pietro Sparacino si è reso disponibile per un’intervista e abbiamo avuto modo di parlare con lui. Ho avuto il piacere di scandagliare varie tematiche insieme a Pietro Sparacino, che ha spaziato dal suo mestiere, alla sua carriera, al suo nuovo spettacolo sulla scia di ragionamenti importanti e corposi che sono sublimati deliziosamente in risate multiformi. Pietro Sparacino, l’intervista Innanzitutto, grazie per la disponibilità! Mettiti comodo, perché sono quindici le domande. Se permetti, però, inizierei subito con una domanda “scomoda”. Ti va? Che meraviglia.  Assolutamente sì! Sono comodissimo. Dai tuoi spettacoli si percepisce un tipo di comicità dal sapore agrodolce. Quanto Pietro Sparacino libera sul palco ciò che gli fa più male senza inibizioni? Metto in gioco tantissimo di me, sul palco. Proprio l’altro ieri facevo un workshop qui a Roma con dei ragazzi e parlavamo appunto di quanto ci si metta in gioco con la Stand Up Comedy. È importante che tutto ciò di cui ti liberi sul palco in qualche modo tu l’abbia già vissuto e ci abbia già fatto i conti nella vita, altrimenti diventa “psicodramma” e non Stand Up Comedy. Quindi, tutto quello di cui io parlo parte dal “dramma” (per usare un parolone), parte dal vissuto di ognuno di noi e non un vissuto che necessariamente fa ridere di per sé, ma un’esperienza nella quale poi  si trova un lato comico. Nel vecchio spettacolo facevo un pezzo sulla mia psoriasi e la pubblicizzavo come una malattia straordinaria. A me dispiace per chi non ha le malattie autoimmuni perché non è avvisato quando sta attraversando un periodo del cavolo. Quindi, ribaltando il concetto della malattia, ovviamente libero tantissimo sul palco e il messaggio più bello che abbia ricevuto in questi anni di carriera è stato quello di un ragazzo che mi ha scritto: Grazie al tuo monologo io adesso riesco a vedere la mia malattia in maniera diversa. E poi mi ha fatto un piccolo appunto. Nel pezzo in questione dico che non ho mai avuto la psoriasi sul “pisello” perché credo che il fallo sia auto – auto immune, e lui mi ha detto –No, non è vero, ti sbagli perché viene anche sul “pisello” e non sai quanto è doloroso!- Detto ciò, è il caso di fare la differenza fra i Cabaret e la Stand Up Comedy. Il cabaret ti chiede di spegnere il cervello e non pensare ai problemi, la Stand Up Comedy, invece, ti ricorda che ne hai un sacco, ma per fortuna non sei solo. Il senso dell’umorismo va a braccetto con la resilienza, perciò […]

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Interviste

Iene da palcoscenico, intervista ad Antonella Fortunato

“Iene da palcoscenico” è una compagnia teatrale di giovani che dallo scorso anno porta davanti ai riflettori la propria creatività, il proprio impegno e la propria crescita. Si tratta di ragazzi accesi dallo stesso ardore che hanno fatto squadra per recitare la loro parte. Le Iene porteranno in scena “Alice.” il 29 e il 30 settembre al teatro Il Piccolo di Napoli e, per l’occasione, abbiamo avuto il piacere di chiacchierare con la sceneggiatrice di questa compagnia, Antonella Fortunato. Un’appassionata cacciatrice di anime mondane da ricamare addosso ai suoi amici attori. L’intervista alla sceneggiatrice di “Iene da palcoscenico”, Antonella Fortunato Un’ossessione viscerale per le parole è ciò che sicuramente ti distingue da ogni altra forma di vita sulla terra, tant’è che scrivi da sempre per conto tuo. Una sceneggiatura, invece, presuppone un lavoro di gruppo. Come hai vissuto questo passaggio alla coralità in quello che era il tuo solitario mondo della scrittura? La scrittura, per me, rappresenta da sempre un luogo più che una pratica, un’azione o una semplice forma d’arte.  È un rifugio entro il quale rintanarmi per mettere a fuoco idee, emozioni e situazioni. Una sorta di stanza di vetro che isola e (se necessario) protegge dal mondo, senza però interrompere con esso la comunicazione. Anzi, la potenzia. Chi si rifugia nella stanza-scrittura sa di poterne inchiostrare le pareti trasparenti con parole che dall’esterno saranno leggibili solo per chi verso quello spazio di vetro indirizzerà lo sguardo, interessato o semplicemente curioso. Condividere il mio posto speciale con altre venti persone è stata un’esperienza sicuramente forte, che ha segnato un profondo cambiamento nel modo stesso di approcciarmi a carta e penna. Scrivere un articolo di giornale, un racconto o un saggio implica il doversi rapportare a un lettore, che con il testo verrà in contatto in un secondo momento e, al massimo, finirà per maledire l’acquisto del giornale o del romanzo non gradito. Scrivere uno spettacolo teatrale, invece, vuol dire dover fare i conti con lo spettatore. Quest’ultimo si materializzerà davanti agli attori e potrà decidere se incoraggiarli con un applauso o metterli a disagio con un fischio. Uno sceneggiatore deve tenere sempre conto del suo esigente pubblico. Ha il compito di calibrare battute e scene per tenere sempre alta la sua attenzione e non annoiarlo mai. Io ho la fortuna di essere guidata nella stesura dei copioni dal regista della mia compagnia, Niko del Priore, che supervisiona ogni fase di elaborazione del testo. Perché il teatro è cooperazione, prima di tutto, e la scrittura deve sapersi vestire di presentabilità scenica. I suoi -Anto taglia corto, non stai scrivendo un romanzo!- sono stati una scialuppa di salvataggio contro la possibilità di beccarci qualche denuncia per sequestro di persona, a fine spettacolo.   In una compagnia teatrale, dunque, non si è da soli. Grazie alle “Iene da palcoscenico” ti sei ritrovata ad avere una seconda famiglia dalle personalità eterogenee, la cui progenitrice è la stessa identica passione. Quanto e perchè è importante mettersi alla prova in un contesto del genere? […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Ernesto Bazan, intervista al fotografo di “Trilogie Cubane”

Ernesto Bazan, fotografo originario della Sicilia ma cittadino del mondo, giunge a Napoli con le sue “Trilogie Cubane”. La raccolta fotografica sarà in mostra dal 13 settembre al 13 ottobre 2018 presso il PAN – Palazzo delle Arti di Napoli. L’esposizione gode dell’appoggio da parte del Comune di Napoli, dell’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli, nonché dell’aiuto di BazanPhotos. La carriera e la storia dell’attività fotografica di Ernesto Bazan coincidono con la sua vita personale: sin da quel giorno in cui decise di partire dalle tanto amate coste sicule per immergersi nel mondo, con anima e corpo. Approdato a Cuba, la terra caraibica diventa subito la sua seconda casa e nella sua memoria si fonde in un continuo gioco di sovrapposizioni e rimandi con la sua terra madre – ha dichiarato alla presentazione ufficiale della mostra al Pan tenutasi il 13 settembre -. Quest’amore confluisce nella macchina fotografica e porta alla realizzazione “Trilogie Cubane”, un progetto lungo 14 anni e diviso in tre raccolte: “Bazan Cuba”, “Al Campo” e “Isla”. In “Bazan Cuba” lo sguardo è rivolto all’essenza della vita, si intrufola nelle case, guarda dallo spioncino della porta le tracce di una vita semplice ma fortemente legata alla cultura locale e alle tradizioni. In “Al Campo” irrompe il colore, le immagine sono vivide, raccontano la vita dei contadini e la campagna dalle mille sfumature. Con “Isla” il punto di vista cambia, tornano il bianco e nero e l’obiettivo si allontana dalle realtà individuali per aprirsi sugli ampi paesaggi offerti dall’isola. Una vita condotta da giramondo, con i piedi saldi a terra e l’anima che già vola altrove nel vento. La “Trilogia Cubana” è uno dei progetti fotografici di Ernesto Bazan che meglio riflette la sua smania di conoscere e scoprire. È stato molto interessante approfondire, con questa intervista, la conoscenza del fotografo italo-cubano Ernesto Bazan e del suo lavoro in mostra al PAN di Napoli. Intervista al fotografo Ernesto Bazan Ernesto Bazan nasce in Sicilia. Un giorno, zaino in spalla e sguardo al futuro, parte per inseguire il sogno della fotografia. Come ha scoperto questa sua grande passione e quando ha capito di voler fotografare per vivere? Dopo un sogno in cui ascoltai una voce che mi disse laconicamente: “Devi fare il fotografo.” Ci può parlare del suo percorso di crescita e di apprendimento dell’arte fotografica? Andai a studiare fotografia a New York alla “School of Visual Arts” e poi cominciai a viaggiare per le riviste come fotografo freelance. Aver fatto parte di Magnum Photo è stato importante per il suo lavoro? È stata un’esperienza durata due anni. Poi si sono aperte altre strade. Cosa cerca in una foto e cosa rappresenta per lei da un punto di visto emotivo? Cerco l’essenza della vita, momenti di quotidianità intrisi di poesia che possano provocare un’esperienza più intima con il soggetto fotografato. Nella fotografia chi sono i suoi modelli di riferimento? E per questo lavoro si è ispirato a qualcuno in particolare? Il mio mentore è Robert Frank grande […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Note sensoriali e vista sul mare al Bar Meraviglia: intervista a Viviana Montanarella e Francesco Di Bella

Il Bar Meraviglia in tour di Sanpellegrino approda presso la Rotonda Diaz per coinvolgere ogni senso in una dimensione conviviale, che si nutre di tasting experience, del gusto delle Bibite Sanpellegrino e assaggi della tradizione culinaria italiana, del profumo del mare partenopeo, della vista del suo golfo e della musica di Francesco Di Bella. Tutto ciò rimanda al simposio greco e al convivio romano che già coniugavano il mero atto di nutrirsi e dissetarsi a un’attività sociale, che prevedeva anche la danza, la poesia, e persino l’eros. Abbiamo avuto modo di chiacchierare con Viviana Montanarella, Senior Brand Manager Bibite del Bar Meraviglia in tour di Sanpellegrino, e Francesco Di Bella, cantautore italiano.   Intervista a Viviana Montanarella, Senior Brand Manager Bibite del Bar Meraviglia   Viviana, come nasce l’idea di fondere i cinque sensi per conquistare le papille gustative della gente? Quali sono le finalità del Bar Meraviglia in tour di Sanpellegrino?   Con le Bibite Sanpellegrino stiamo cercando di fare un processo di riposizionamento. Nella mente delle persone l’aranciata Sanpellegrino era “l’aranciata per i bambini”, noi invece con questo progetto vogliamo far vedere ai consumatori che c’è un modo “adulto” per bere questo tipo di bibite. Non sono unicamente per i più piccoli, ma se servite con cura o messe in un’atmosfera del genere, in un ambiente che coinvolge tutti i sensi e offre ai consumatori un’esperienza, come un concerto, si può avere un modo “adulto” di consumare. Quindi, anche un consumatore adulto quando esce con gli amici può ordinare una bibita del genere. È nato con questo obiettivo il progetto del Bar Meraviglia. Quando abbiamo pensato al concerto abbiamo pensato a quello che è il nostro mondo. Le Bibite Sanpellegrino hanno un Dna mediterraneo perché sono fatte con ingredienti mediterranei, quindi le arance, i limoni e i chinotti di Sicilia. Volevamo che tutti i colori delle Bibite Sanpellegrino venissero portati in giro per mostrarli ai consumatori per dare quel tocco particolare, in modo che chi vive un ambiente del genere lo riconosce e si rende conto che quella non è una bibita qualsiasi, ma una bibita Sanpellegrino.   Dopo le tappe di Milano, Roma, Ortigia, Venezia e Napoli, quali saranno le prossime tappe del Bar Meraviglia?   Noi siamo partiti col progetto del Bar Meraviglia da Milano e abbiamo aperto per sei mesi un bar che aveva questi spazi, fatto in questo modo. È stato un esperimento che è piaciuto molto, tanta gente è venuta a visitarlo e l’anno dopo abbiamo pensato di raggiungere anche gli altri consumatori, quindi è diventato itinerante. Siamo partiti, appunto, da Roma, siamo stati in Sicilia, a Venezia e ora siamo a Napoli. Per quest’anno è l’ultima tappa, riguardo l’anno prossimo dobbiamo capire quale sarà l’evoluzione. È  in fase di studio.   Mi spiegheresti il motivo dell’attribuzione del nome “Meraviglia” al bar di Sanpellegrino?   Tutta la nostra comunicazione è basata sulla “meraviglia”. Dal 1932, anno in cui è stata prodotta la prima aranciata, racchiudiamo tutti quelli che sono gli ingredienti del Mediterraneo in quella […]

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