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Eroica Fenice

La Tag: intervista contiene 44 articoli

Libri

Fabio Carta: intervista all’autore di Ambrose e Arma Infero

Intervistiamo Fabio Carta, scrittore di fantascienza, laureato in Scienze Politiche, autore del libro Ambrose e della serie Arma Infero (Il Mastro di Forgia, I Cieli di Muareb, Il Risveglio del Pagan ed un quarto volume in uscita). Classe 1975, Fabio Carta ha esordito nel 2015 con il primo volume di Arma Infero, Il Mastro Di Forgia, seguito da I Cieli di Muareb nel 2016, Ambrose nel 2017 e Il Risveglio del Pagan nel 2018. Dalle scienze politiche alla fantascienza, come ha iniziato a scrivere? C’è molta politica nella fantascienza e non parlo soltanto degli sviluppi che dagli anni ’80, e mi riferisco al cyberpunk, hanno portato al successo una visione della fantascienza che si pone in polemica con la contemporaneità immaginando un futuro in cui i difetti del presente sono portati al parossismo. La vicinanza tra fantascienza tout court e la politica è stata infatti, di recente, evidenziata dal famoso autore Ted Chiang (suo il racconto che ha ispirato il film Arrival) in un’intervista su Repubblica. Per Chiang, la fantascienza tutta, presentando e ipotizzando l’esistenza di mondi e realtà diverse, è un ottimo esercizio intellettuale alla diversità, contro ogni visione monolitica del proprio stile di vita. Non poca roba, quindi… Detto questo, non voglio presentarmi come una specie di intellettuale politicamente impegnato. Nel mio anelito alla letteratura “sci-fi” c’è molta più ingenuità, vanità e voglia di giocare di quanto vorrei mai ammettere. Ha scritto soprattutto opere distopiche, qual è la sua visione del futuro? Nei suoi libri ci sono rimandi a temi politici ed attuali? La distopia è la vita nelle macerie che custodisce in sé i germi di una rinascita, carica di quelle speranze che spesso fanno anche ben volere la catastrofica “tabula rasa” da cui tutta la vicenda ha origine. In “Arma Infero” la catastrofe è praticamente innestata in ogni epoca del background, prima, durante e dopo gli eventi narrati; si respira una inevitabilità storica che opprime gli uomini e, nella sua spaventosa grandezza, ne ridicolizza ogni sforzo, impregnato di misere vanità e aspirazioni. In “Ambrose”, in quanto cyberpunk d.o.c. (o almeno spero) la polemica e la critica di costume sono decisamente più chiare e palpabili. Ma come ho detto, anche qui la rovina generale è il preambolo inevitabile a una rinascita. Intervista a Fabio Carta, autore di Ambrose e Arma Infero Il linguaggio dei suoi libri a volte potrebbe essere giudicato desueto o molto tecnico, è una scelta voluta? Secondo lei influenza la godibilità dei testi? Il mio linguaggio era quasi un obbligo nella prima persona di “Arma Infero”: in fondo a parlare era un pomposo maniscalco, impegnato in un’altisonante agiografia messianica. Che altro aspettarsi? In “Ambrose”, invece, ho cercato di creare un contrasto tra la narrazione in terza persona, molto forbita, e lo slang quasi incomprensibile dei personaggi, su cui però primeggia lo spettro anacronistico dell’entità che dà il titolo al libro. Per rispondere: sì, ho voluto e ricercato quel tipo di linguaggio. È funzionale a una fruizione facile e d’intrattenimento? Non so, non credo. Ma […]

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Musica

Little Room, il nuovo album di Oscar Molinari

Oscar Molinari è un aspirante cantautore della provincia napoletana. Un giovane come tanti, che alla passione innata per la musica accompagna gli studi universitari presso la facoltà di Fisioterapia. Little Room è il titolo del suo secondo disco, disponibile da pochi giorni presso tutti i maggiori canali di distribuzione. Un lavoro intimo e semplice, quasi ruvido nei suoni e nei testi, frutto del lavoro solista di un giovane che compensa la pochezza di mezzi a disposizione con una fortissima voglia di mettersi in gioco. Seconda produzione originale del giovane Oscar, dopo Something in Our Heads, pubblicato ad inizio luglio con le medesime modalità di distribuzione. La storia di Oscar è insomma la storia di un ragazzo che non si arrende, che insegue i propri sogni e le proprie passioni in un’area che solitamente non è mai stata troppo fertile per la scena musicale. Little Room è il tuo secondo album, Oscar, un traguardo importante e raggiunto in poco tempo, per di più praticamente da solo. Il disco nasce dalla vita vissuta, quella che ogni giovane della mia età vive quotidianamente. Un’esistenza fatta di amicizia, amori, musica, università, treni che passano: è così che è nato Little Room, tra un pensiero e l’altro, un accordo e l’altro suonato magari per ingannare il tempo. La stanza piccola del disco non è un luogo immaginario di fuga: è proprio la mia cameretta, il mio personale rifugio che mi tiene al sicuro dalle ansie e dalle preoccupazioni. Da dove nasce l’ispirazione per la tua musica? Ho sempre ascoltato musica fin da piccolo, non saprei neanche definire un momento preciso nel quale questa passione è cominciata. Più che altro mi ha sempre appassionato la capacità della musica di ergersi a linguaggio universale, di mettere in contatto persone che altrimenti non si sarebbero mai rivolte la parola. Per dire, quando mi esibisco nei locali, ancora oggi l’emozione più grande è quella di vedere la gente cantare le tue canzoni, anche se scritte in inglese, una lingua non così parlata dalle nostre parti. Ascoltando Little Room e Something in Our Heads colpisce subito la presenza di musica con testi scritti esclusivamente in inglese. A cosa è dovuta questa scelta così singolare? In realtà non ho mai pensato troppo a questa scelta, ho sempre avvertito la scrittura in inglese come un passaggio spontaneo e non frutto di chissà quali pensieri. Questa lingua mi permette di dare un’interpretazione più aperta a ciò che voglio comunicare, a differenza magari dell’italiano che per la ricchezza di termini si presta poco a questa vaghezza. In più è praticamente da sempre la musica dei miei modelli e punti di riferimento dal punto di vista musicale, per cui anche indirettamente subire una certa influenza era quasi inevitabile. Hai parlato di modelli e punti di riferimento.  A chi ti ispiri generalmente per la tua musica? Non ho modelli e punti di riferimenti precisi, sono cresciuto con l’influenza del rock classico con band come Led Zeppelin, Deep Purple e Pink Floyd, per poi passare a periodi […]

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Teatro

Davide Marini, un inaspettato stand up comedian | Intervista

«Non sai mai quello che succede nel futuro», ci rivela Davide Marini. Romano, classe 1988, una laurea in architettura e adesso in giro per l’Italia come stand up comedian. Uno scenario che, fino a pochi anni fa, non avrebbe mai immaginato. Folgorato da alcuni video di Giorgio Montanini, Daniele Fabbri e Saverio Raimondo su YouTube, ha intrapreso questo viaggio circa 3 anni e mezzo fa. È stato proprio Saverio Raimondo, con un workshop, a far scattare nel comedian romano la scintilla definitiva della stand up comedy. Nel frattempo, ha lanciato anche un canale YouTube di buon successo, Davide Marini – Comedian , dove doppia in maniera ironica video buffi di animali. Ho fatto bingo è il primo monologo da un’ora di Davide Marini che, il 25 Luglio, si esibirà per la prima volta a Napoli, al Kestè. Lo scorso venerdì è stato ospite al Giffoni Film Festival dove, in occasione dell’anteprima del nuovo Men in Black, ha presentato un suo nuovo video doppiato. Durante il frenetico tran tran imposto dal festival cinematografico, siamo riusciti a contattare telefonicamente Davide Marini che ci ha parlato del suo spettacolo, dei suoi primi passi nel mondo della stand up comedy e di tanto altro ancora. Intervista a Davide Marini Inizierei subito chiedendoti perché sei al Giffoni Film Festival? Stai presentando il tuo spettacolo? No, questa volta non è per la stand up. Sto partecipando al Giffoni perché c’è l’anteprima del nuovo Men in Black e, siccome io nei video doppiati ho un personaggio di nome Lillo che è un carlino, mi hanno contattato perché nel film c’è un carlino di nome Frank e quindi mi hanno chiesto di fare un video in cui si univano i due mondi. Così l’altro ieri ho pubblicato un video in cui Lillo ha un colloquio per entrare nei Men in Black perché è raccomandato da Frank. A proposito dei tuoi video doppiati su Youtube, come hai iniziato? Ho iniziato nell’Ottobre 2017 per puro caso. Non era un progetto, né avevo mai pensato di fare questa cosa per diventare famoso. Era così: mi piaceva farlo e mi piace farlo. Ricordo che la comica Martina Catuzzi, che forse conosci non so, fece un video doppiato del Titanic. Mi sono detto: oh bella ‘sta cosa, mi fa ridere, voglio farla anch’io. E ho preso un video con una scimmia che attraversa un campo da golf. Durava sei secondi, ho fatto questo doppiaggio che sembrava che cercasse degli amici che cercavano parcheggio. A molti amici piaceva ma dopo un po’ ho visto molte persone che non conoscevo e che mettevano mi piace e condividevano. Così ho continuato a farli e piano piano si è espansa la cosa, senza che neanche me ne accorgessi. Di colpo è diventata una cosa che molti conoscevano, ancora adesso non riesco a capacitarmi di come abbiano questo successo. È iniziato prima il doppiaggio dei video oppure la stand up? La stand up. Sono circa 3 anni e mezzo che faccio stand up. All’inizio sono andato a tentativi […]

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Musica

Simone Valeo torna con Vai a Dubai | Intervista

Vai a Dubai è il quarto l’ultimo lavoro discografico del cantautore parmense Simone Valeo. Classe 1962, Simone Valeo nell’ultimo lavoro mette a frutto le tante esperienze maturate nel corso della sua carriera, condensando in 11 tracce ironia e sagacia a ritmo di jazz e swing. Tra i temi trattati, spazia da quelli più intimi come “Il cammino della vita” e “Un amore ingombrante”, ad altri di matrice politica e sociale come in “Il fascista mediatico”, “Corri corri sorellina” e “Uguali e diversi”. Intervistato da noi, Simone Valeo ci ha parlato del suo disco ma di tanto altro ancora. Intervista a Simone Valeo Hai esordito discograficamente nel 1996 con il disco “Nuoce gravemente alla salute”, al quale sono seguiti “Sto cercando il sole” (1998) e “Pioggia di polvere” (2003). Il quarto disco, “Vai a Dubai”, è stato pubblicato lo scorso aprile, cosa è successo in questi 16 anni? Dopo aver ricevuto da questa attività grandi soddisfazioni in quanto sono sempre riuscito, seppure con grande fatica e tenacia, a ritagliarmi spazi di creatività sincera, ho pensato che il mercato discografico fosse diventato per me un tabù, perché troppo legato a meccanismi di vendita immediata e obbligata. Già la crisi delle vendite faceva naufragare la discografia in un mare di download, mentre il gusto popolar di massa tendeva irrimediabilmente verso la canzone di facile consumo. Così ho cercato di mandare avanti la musica dal vivo nella mia città, Parma, perché in quel momento la situazione live era veramente ai minimi storici. Ho collaborato alla nascita di due locali, che della musica dal vivo facevano una bandiera, e organizzato eventi per il comune di Parma. Tutti i musicisti spesso più giovani di me mi ringraziavano per aver risollevato un po’ l’umore della mia città. Poi mi sono tolto qualche vecchia soddisfazione, portando avanti due progetti che mi hanno permesso di tornare a cantare e suonare dal vivo: due tributi a due artisti che nel loro genere reputo dei campioni: Bob Marley e Lucio Dalla, accomunati da una grana vocale unica e profonda e da un’anima soul spontanea e originale. Quindi ho sentito l’esigenza di completare il mio percorso musicale attraverso lo studio e mi sono laureato al Conservatorio di Parma col massimo dei voti, un percorso In-Verso, come ho intitolato la mia tesi scritta, sulla canzone d’autore. La mia insegnante di canto, Susanna Parigi, anch’essa cantautrice, dopo aver ascoltato alcuni miei brani, mi ha spronato a continuare a scrivere e incidere canzoni e così è nato il nuovo album. Cosa puoi dirmi dunque di “Vai a Dubai”? L’ho scritto e prodotto nell’arco di un anno e mezzo, in concomitanza con un progetto di musica dal vivo che riguardava lo swing italiano. Ho avvertito la necessità di scrivere canzoni che come tali avessero leggerezza ma sorrette da testi che affrontassero l’attualità senza peli sulla lingua. Da qui l’idea di una copertina volutamente provocatoria che facesse riflettere sul mondo contemporaneo e sulle sue assurde contraddizioni. È venuto fuori così, nato dall’ urgenza di scrivere pensieri che […]

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Musica

Alosi e il suo esordio da solista con 1985 | Intervista

Alosi esordisce da solista con 1985 | Intervista «Un lavoro impulsivo e viscerale», Alosi (nome d’arte di Pietro Alessandro Alosi) definisce così 1985 (La Tempesta Dischi/ Khalisa Dischi), il suo disco d’esordio da solista. Dopo dieci anni come voce e autore del duo Il Pan del Diavolo, lo scorso aprile, Alosi ha scelto di mettersi in proprio. Il risultato sono undici energiche tracce dalle sonorità punk- rock. Un disco d’impatto che non lesina neanche dal punto di vista autoriale, dove emerge la fine penna di Alosi che in questi anni, oltre al Il Pan del Diavolo, ha potuto mettersi in mostra come autore con artisti come Piero Pelù, i Tre Allegri Ragazzi Morti e Motta, con il quale ha scritto Se continuiamo a correre. Abbiamo avuto l’occasione di fare qualche domanda a Pietro, questa è la nostra intervista. Intervista ad Alosi Come nasce questa decisione di pubblicare un album da solista dopo ben 10 anni con Il Pan del Diavolo? È una scelta artistica. Avevo bisogno di demolire e ricostruire, di lavorare esclusivamente guidato da uno spirito nuovo, da quello che non sai dove ti porterà. Come autore e musicista la ricerca è una parte indispensabile per fare venire fuori qualcosa di vero, sincero e inaspettatamente istintivo. Cosa puoi raccontarci dell’album? Ho lavorato canzone dopo canzone senza l’idea iniziale che avrei fatto un album intero. Solo la voglia di ascoltarmi e tirar fuori quello che sentivo. Anche se la lavorazione dell’album è stata lunga, considero “1985” un lavoro impulsivo e viscerale. Quale è stata la direzione musicale che hai voluto seguire? La musica è uscita contemporaneamente alle parole, sono cresciuto con il rock ed è venuto fuori un album rock. Completamente fuori dagli schemi del 2019 e perfettamente in sintonia con se stesso, parole e musica. Perché hai voluto registrarlo in presa diretta? È una scelta importante che rende la performance più umana e permette ai musicisti impegnati nelle registrazioni di essere più liberi. In questa maniera con ogni play rivive la performance di più musicisti contemporaneamente come nei grandi brani del passato. Cosa puoi dirci delle tue collaborazioni con Motta? Con Francesco abbiamo condiviso il palco in più occasioni e in diversi anni, ci davamo una mano a vicenda, suonavamo insieme e abitavamo nelle stesse città, collaborare è stato naturale. In “La mia vita in tre accordi” ti chiedi come sarebbe la tua vita in tre accordi: Do- Sol e Mi minore. Come sarebbe dunque questa tua vita in questi tre accordi? Perché proprio questi? Sono gli accordi del punk, di un famoso volantino di Londra del ’77 in cui si diceva che bastavano questi tre accordi per fare una band. Semplicità, cuore e tre accordi se ben usati bastano e poi d’altronde sono stato sempre più impegnato a scrivere canzoni che non a imparare accordi. Come procede fino ad adesso il tour di lancio del disco? Per certi versi sono ripartito da zero ed è una bella sfida, l’ennesimo round. Il live spacca, ci sono dei musicisti bravissimi […]

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Musica

I Notagitana ritornano con Consecuencia | Intervista a Salvi Defilippo

Partiti da Rubiera (provincia di Reggio Emilia) nel 2012, i Notagitana hanno fatto dei viaggi il motore propulsivo della loro musica. Composta da Salvi Defilippo (voce e chitarra), Donato Federico Auricchio (chitarra solista), Roberto Crotti (batteria) e Marco Cilloni (basso), la band, dopo il primo EP LAMONALOCA, ha pubblicato Consecuencia, il nuovo disco autoprodotto che nasce proprio dalla scia musicale tracciata dal primo lavoro. Il gruppo propone infatti una scelta di musica patchanka, ovvero quel genere ibrido che unisce gli stili delle diverse tradizioni musicali latine. La contaminazione è un concetto fondamentale per capire la musica dei Notagitana che vedono nel viaggio, ma anche nella condivisione e nella ricerca dell’altro, un’occasione di crescita personale. Di questo e di tanto altro ancora- come le dodici tracce che compongono Consecuencia– abbiamo avuto il piacere di parlare con Salvi Defilippo, frontman dei Notagitana. Intervista a Salvidefilippo, voce dei Notagitana Partirei subito chiedendoti di Soy, singolo del vostro primo EP LAMONALOCA, il cui videoclip è stato in parte girato in India. Cosa puoi raccontarmi di quel viaggio? Il viaggio in India è stato qualcosa di indescrivibile a parole, dovresti viverlo per poter capire veramente. È qualcosa di inimmaginabile per noi occidentali, qualcosa di magico ma allo stesso tempo spaventoso. Sorridi e piangi, impari tanto e poi ti chiedi dove sia veramente il giusto, occidente o oriente? Ti chiedi ad ogni angolo, come sia possibile. Viaggi su mezzi che neanche sai se arriveranno mai a destinazione, senti sapori e vedi colori che ti invadono l’anima, percepisci sensazioni sulla tua pelle che mai avevi provato. Percepisci energia, parli con gente che ti guarda stranita, come se guardasse un extraterrestre. Bambini che ancora giocano scalzi per le strade e si divertono a rincorrere uno scarafaggio, donne che con scialli scintillanti avvolgono attorno a loro i figli appena nati, famiglie intere su un motorino, mucche che pascolano lungo le vie della città, per poi girare un angolo e trovarti di fronte a un elefante…come vedi tante sono le cose che risulta quasi impossibile parlarti dell’India…ecco che nasce SOY. Ero a Varanasi, città sacra che sorge sulle rive del Gange, proprio lì mentre osservavo due vecchietti avvolti da una nuvola di fumo, creatasi dallo svampare del cilum (cercavano lo stono per raggiungere Shiva) mi sono chiesto quale fosse la giusta filosofia di vita!   Sempre a proposito di LAMONALOCA, come mai pubblicarlo sotto licenza Creative Commons? Volevamo dare libera e massima diffusione al nostro primo lavoro. Era un EP che aveva anche e soprattutto lo scopo di presentare il progetto Notagitana, doveva essere libero da qualsiasi vincolo. Ci bastava avere la paternità dell’opera, riscuotere eventuali diritti d’autore non ci interessava e non volevamo sostenere costi inutili in quel momento. Consecuencia è invece il vostro nuovo album, cosa puoi dirmi a riguardo? Consecuencia nasce nel momento esatto in cui doveva nascere, è l’arrivo e la partenza di un gran bel percorso, fatto soprattutto di stima e amicizia. È un punto a cui si doveva arrivare per poi ripartire a ricreare […]

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Teatro

Lo Sgargabonzi al Kestè di Napoli (Intervista)

La serata del 12 giugno è approdato al Kestè di Napoli l’impertinente Alessandro Gori, noto come Lo Sgargabonzi. Stiamo parlando di un interessantissimo personaggio che desta molta curiosità: scrittore, comico, fumettista. Dal 2013 cura l’omonima pagina Facebook e porta in giro per l’Italia il suo spettacolo satirico “Lo Sgargabonzi Live“. Eroica Fenice ha avuto il piacere di scambiare una chiacchierata con lui! Lo Sgargabonzi, intervista Le prima parola che senti di dover proferire quando ti si chiede di te. Guarda, facciamo che va bene qualsiasi parola tranne una: “ciccione”. Grazie. Raccontami de “Lo Sgargabonzi ”. Lo Sgargabonzi è stato il mio blog fin dal 2005 ed è dal 2013 la mia pagina FB. Ma a me piace immaginare Lo Sgargabonzi come un universo che partorisce universi. Un blob scivoloso, cangiante e mutaforma, tempestato da metastasi sotto forma di ossei bussolotti delle sorprese Kinder. Dentro ciascuno una storia che vive di regole e mostri propri. L’avventura letteraria di cui vai più fiero. Sono contento di tutti i miei libri. Sono tutti frutto di anni di lavoro. L’ultimo, Jocelyn Uccide Ancora, l’ho scritto nel giro di tredici anni. Nella scrittura sono un perfezionista e non uno che si accontenta: se il libro non è come ce l’ho in mente non lo pubblico. Qual è il carburante de Le Avventure di Gunther Brodolini? Le Avventure di Gunther Brodolini fu scritto nel 2005 e nasceva dalla voglia urgente, in anni di politicamente correttissimo, di tirar fuori le storie morbose e inquietanti che avevo in testa fin da piccolo. È un libro quasi punk, nonostante il punk non sia mai stato fra i miei riferimenti. Cosa mi dici di Bolbo e Il Problema Purtroppo del Precariato? Bolbo è un’opera fortemente autobiografica, un romanzo decostruito e psichedelico che ha il passo di una rapsodia prog. L’ho scritto col mio amico Gianluca Cincinelli, esattamente come il successivo Il Problema Purtroppo del Precariato, ovvero un libro schiettamente umoristico che mette in scena il nostro sottogenere comico preferito: la commedia dell’imbarazzo. E di Jocelyn Uccide Ancora? Jocelyn Uccide Ancora, edito da minimumfax e adesso in libreria, è un’opera totale sotto forma di un armonico zibaldone di 50 racconti e 10 interludi. Ci sono favole horror, siparietti dadaisti, ipertesti di canzoni alla moda, interviste a personaggi storici, barzellette, poesie, cronache dall’adolescenza profonda, guide pratiche, non tutti sanno che, pagine perdute del diario di Anna Frank e monologhi inediti di Saviano. In un mondo giusto si meriterebbe un successo planetario. Inutile dire che è un libro da ombrellone a dir poco perfetto e che previene il cancro solare lì dove fa ombra. Mi conieresti, al volo, un neologismo per definire ciò che fai durante i tuoi live? Una sorta di assemblea d’istituto. Uno col cappellino e la felpa in pile che legge i propri testi da un foglio a protocollo, senza particolare talento per la recitazione, con una dizione pessima e mangiandosi pure le parole. Potresti darti un voto come comico? Mi darei umilmente 5. Ovvero la media fra lo 0 […]

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Cinema e Serie tv

Giorgio Montanini gira un film. Sì, avete letto bene!

Prendete Giorgio Montanini. Immaginatevelo per nulla sudato. Senza una Tennent’s in mano. Che non ride e non “mazziea” la sua platea dal palco. Mi pare di descrivervi una di quelle complesse e vivaci allucinazioni visive tipiche dell’LSD. E invece no. Giorgio Montanini girerà un film! Eh, avete letto bene. Un film! Chiacchierando con Giorgio, è uscita fuori questa cosa che mi ha un attimo destabilizzata. Ho pensato, lì per lì, che i comici che hanno contribuito negli ultimi vent’anni a far tv, non sono sempre ben visti in Italia… E allora, il comico Giorgio Montanini che c’azzecca col cinema? Il fatto è che il comico è sempre un attore, l’attore può non essere comico. In tutti gli altri Paesi del mondo gli stand up comedians fanno questo tipo di percorso e, aprendo loro le porte del cinema, viene loro riconosciuta una qualità. «Se prendiamo Alberto Sordi, non si può dire che non abbia avuto la possibilità di esprimersi anche in altri ruoli, in maniera egregia, eccellente. La nostra commedia italiana era una commedia fantastica. I film di Alberto Sordi sono esempi straordinari di quella che è la commedia italiana. Purtroppo ci si è persi in un oblio culturale che non poteva durare perché, alla fine, si riemerge dall’abisso. Speriamo che sia questo il momento!» Giorgio Montanini, l’intervista Chiacchierando, mi hai detto che avresti voluto imparare a suonare la chitarra, ma dopo due settimane di esercizio, ti sei reso conto di leggere lo spartito al contrario e hai lasciato perdere! Dimmi un po’ come stai con la prima canzone che ti viene in mente. (Ride, ndr) Confusa e felice di Carmen Consoli. Facciamo Confuso e felice. Hai definito la denuncia per blasfemia che ti è stata mossa un premio alla carriera. Tiriamo un po’ le somme dei tuoi ultimi spettacoli “con la fedina penale pulita”. Sebbene si siano tenuti nel bel mezzo delle temperature estive, ho avvertito una presenza e una partecipazione diversa da parte del pubblico. Ho sentito una sorta di sostegno, attaccamento e piacere diverso nel vedere il mio spettacolo. Non che prima non ci fosse, ma ho sentito un entusiasmo più marcato. L’atmosfera che si è venuta a creare è stata più bella, come rinnovata. Io sul palco t’insulto, ma non ti prendo per il culo, e questa coerenza mi sta ripagando perché la gente conta su di me. Da dove parte la tua comicità satirica? Perché Giorgio Montanini ha scelto di far ridere? Trovo nella comicità satirica la mia capacità espressiva, ricalca perfettamente quello che io voglio dire. Parte da dove è sempre partita. Da duemilacinquecento anni fin qua. Parte da un’insoddisfazione, da una frustrazione, da una presa di coscienza tragica di quella che è la vita delle persone e di ciò che è la tua vita. Tragica nell’accezione anche positiva del termine. Rendendosi conto di quello che siamo, la satira diventa anche una forma egoistica da parte dell’artista per cercare di stare un po’ meglio. L’artista non fa nient’altro che tirare un sospiro di sollievo. Non […]

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Musica

Rocco Rosignoli e il nuovo album Tutto si dimentica | Intervista

Tutto si dimentica è il nuovo disco autoprodotto del polistrumentista e cantautore parmigiano Rocco Rosignoli pubblicato lo scorso 26 Aprile. Ossessionato dalla memoria e dallo scorrere del tempo, Rocco Rosignoli fa della memoria il fil rouge del suo lavoro. In brani come L’ululato e Sul selciato di Piazza Garibaldi questo tema assume una grande connotazione storica e pedagogica, non si lega soltanto all’inarrestabile scorrere del tempo, ma a quegli esempi di lotta per la libertà e i diritti che hanno caratterizzato l’esperienza partigiana della Resistenza. Il racconto di Rosignoli diventa così un monito stimolante e infervorante, allo stesso tempo ispirante e leggero. Emerge anche la componente poetica, ispirata e fortemente legata a quella grande tradizione cantautoriale costituita da Fabrizio De André, Leonard Cohen, Francesco Guccini e Claudio Lolli al quale dedica il brano Piccola canzone per me. Il tutto viene rivestito da una veste musicale folk che conferisce ai temi trattati un tocco di maggior profondità e sapienza. Rocco Rosignoli mette a frutto tutta la sua conoscenza musicale e strumentale inserendo nell’album moltissimi strumenti: dalla chitarra acustica al violino, dalla fisarmonica all’armonium, dal bouzouki al mandolino, passando anche per l’armonica a bocca, il pianoforte e il basso elettrico. Oltre ad essere un polistrumentista, Rocco Rosignoli è anche uno scrittore e coltiva molteplici interessi: è autore di due raccolte di poesie;  dirige il coro di canto popolare “OltreCoro”;  ha ideato alcuni particolari format musicali monografici chiamati “Lezioni-concerto”;  ed è anche curatore del laboratorio “Shir” presso il Museo Ebraico Fausto Levi di Soragna. Di questo e di tanto altro ancora abbiamo avuto possibilità di parlare con il diretto interessato. Intervista a Rocco Rosignoli Suoni la chitarra, il violino, il basso, il bouzouki, il pianoforte, la fisarmonica, l’armonica, l’harmonium indiano e il mandolino. Raccontaci un po’ della tua carriera di musicista, come hai imparato a suonare tutti questi strumenti? Ho iniziato con la chitarra, a 11 anni. C’era questa vecchia chitarra classica in casa e ho voluto tirarla giù dal muro a cui era appesa da anni e provare a suonarla. Mia madre ha voluto fare le cose per bene e mi ha iscritto a una scuola di musica. Mi hanno dato per due anni le basi della chitarra classica. Alla fine del secondo anno mi sono stancato perché a me interessava suonare le canzoni e non fare degli esercizi. Mi sono comprato un prontuario degli accordi e ho cominciato a studiare da solo le canzoni che mi piacevano. Col tempo però ho capito che le basi di chitarra classica che avevo mi rendevano molto indipendente nello studio e mi davano una velocità di apprendimento che altri miei coetanei autodidatti non avevano. E dunque ho ricominciato a prendere lezioni. L’armonica faceva parte dell’armamentario di chi, come me, amava Bob Dylan. Anche quella l’ho studiata con passione. A vent’anni poi ho dato sfogo al desiderio di studiare il violino: è certamente lo strumento che amo di più, suonarlo per me è una lotta costante e richiede tantissimo studio. Il mandolino si accorda come il violino e […]

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Attualità

Evolve, intervista ai fondatori del comitato

EvolveU2019, It’s your turn La Generazione Z, Erasmus o Ryanair, quella dei post-millennials, dei nati dal 1995 in avanti è un’annata che troppo spesso viene bollata con dispregiativi o giudicata negativamente. Tanti sono infatti i luoghi comuni che accompagnano questa generazione, da un’assenza di valori comuni ad un eccessivo attaccamento per la tecnologia e i social network. Evolve è un comitato studentesco, un “libero gruppo di studenti e studentesse” come dice il sito, nato nel febbraio del 2018 a Pomigliano d’Arco. Un gruppo di amici, prima che di studenti e colleghi, accomunati da una forte passione per la politica e per il mondo dell’informazione, che si oppone in maniera forte al clima generalmente nichilista che pervade i nostri tempi, non soltanto tra i più giovani. Un vero e proprio punto di riferimento per un ambiente difficile come la provincia napoletana, con forti ambizioni di espansione a livello regionale e nazionale, con tanti progetti in cantiere e che in un anno e mezzo ha già tenuto numerose iniziative, arrivando sino ad un convegno alla Camera dei Deputati, tenutosi la settimana scorsa. Colpisce, aprendo il sito web di Evolve, la lista di obiettivi così decisa e pragmatica. Tenere informati i cittadini, verificare la corrispondenza dei fatti alla realtà, organizzare eventi e convegni sono solo alcuni tra i punti salienti. Quella dei vent’anni è un’età difficile, è l’età delle scelte e in cui si tende maggiormente all’idealismo, ma questi ragazzi hanno le idee chiare e sanno come realizzarle. Valeria Rea e Alessandro Fusco sono tra i fondatori del progetto. Rispettivamente 19 e 21 anni, studenti di Giurisprudenza e Scienze politiche a Napoli e Bologna, hanno raccontato della loro esperienza e delle loro ambizioni e progetti futuri. Come nasce l’idea di Evolve? Evolve nasce ufficialmente nel febbraio del 2018, in pieno clima elettorale dato dalle allora imminenti elezioni politiche. Forti delle nostre esperienze di rappresentanza, a livello sia locale che provinciale, ci rendemmo conto all’epoca che tra i ragazzi della nostra età c’era una disinformazione generale, una vera e propria disaffezione generale nei confronti di quel dovere civico che poi è il voto. Grazie anche all’aiuto di Vito Fiacco, Michele Guadagni e Domenico De Maria, gli altri ragazzi fondatori del comitato, uniti anche da una forte amicizia, nacquero in quel periodo le prime iniziative di Evolve, specie nell’ambito dei nostri licei (l’Imbriani e il Cantone di Pomigliano d’Arco). Dopo un anno e mezzo, fatti i primi bilanci, ci ritroviamo ancora uniti dalla stessa passione e spirito di iniziativa, per di più con l’aiuto di tutte le persone incontrate in questo percorso che è ancora agli inizi. Senza di queste tanti dei traguardi conseguiti da Evolve non sarebbero stati possibili, dai convegni organizzati alla cura del sito web. L’obiettivo è stato sin dall’inizio quello di un’informazione completamente neutrale, di arrivare il più possibile nei luoghi dei nostri coetanei. Siamo consapevoli di vivere in un’epoca fortemente dinamica e di forti cambiamenti sociali e culturali che influiscono sempre di più sulle nostre coscienze. Siete molto giovani, fate parte di […]

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