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Eroica Fenice

La Tag: intervista contiene 121 articoli

Napoli e Dintorni

Coltiviamo Gentilezza e la nuova Rete di negozi gentili

Coltiviamo Gentilezza è un progetto che mira al benessere della società e per farlo segue tutte le vie attualmente disponibili: la sfera concreta e la sfera digitale. L’educazione alla gentilezza è una fra le pratiche pedagogiche più conosciute: bambini educati e gentili diverranno adulti empatici e felici in grado di rendere felici il prossimo in un circolo virtuosissimo. Un’estetica della cordialità, richiamandoci al senso primigenio del termine: cordiale, con tutto il cuore. In ogni percorso formativo e cognitivo si è dimostrato, infatti, che l’emozione è necessaria ed ubiquitaria: senza emozione – disposizione di cuore in termini socio-psico-pedagogici – l’apprendimento e la riformulazione di schemi e prassi cognitive non riuscirebbe ad arrivare a vera e giusta maturazione; di cordialità come manifestazioni spontanee e sincere di affetto e di educazione alla gentilezza c’è bisogno. A tal proposito abbiamo intervistato i curatori di un’iniziativa gentile: la realizzazione di una rete di “negozi gentili”. Coltiviamo Gentilezza e la realizzazione di una rete di negozi gentili La costruzione di una rete di negozi gentili è una fra le azioni promosse dall’associazione di promozione sociale Coltiviamo Gentilezza, dall’Associazione Italiana Parchi Culturali (AiParc), dall’associazione Acove e Aicast (entrambe di Vico Equense); come e quando nasce il progetto della Rete di negozi gentili e com’è nata l’azione sociale di “Coltiviamo gentilezza”? Partiamo dall’inizio. Coltiviamo Gentilezza nasce come movimento dal basso di innovazione sociale, tra il 2017 e il 2018, dopo l’ennesimo episodio di bullismo nelle scuole che finisce nella cronaca e che ci colpisce profondamente. L’attuale presidente dell’Associazione di Promozione Sociale “Coltiviamo Gentilezza”, Viviana Hutter, autrice di libri creativi sulle emozioni e pedagogista, decide di iniziare quindi la stesura di un manuale per insegnare la gentilezza e diffonderla in tutti gli ambiti della società, a partire dalle scuole. Contemporaneamente il progetto si ingrandisce, la nostra vicepresidente Margherita Rizzuto coinvolge aziende e realtà locali, e sui social iniziamo a diffondere ogni giorno contenuti relativi all’educazione alla gentilezza, un tema caro a sempre più persone. Da lì, in pochi mesi, pensiamo a mettere su un vero e proprio Festival della Gentilezza che ha la sua prima edizione nel 2019 e che riesce a coinvolgere migliaia di persone da tutta Italia, con la creazione di centinaia di Angoli della Gentilezza e sempre più proposte attive. Scuole di ogni ordine e grado, aziende, ristoranti, negozi, associazioni, famiglie partecipano con un proprio evento o un atto di gentilezza. Anche nel 2020, la seconda edizione del Festival della Gentilezza, nonostante il lockdown e la pandemia, ha riscosso un grande successo e ha portato nuove idee e stimoli, così come l’evento del Natale Gentile, attraverso cui abbiamo raccolto centinaia di scatole da donare a chi ne aveva bisogno. Insomma, ogni giorno abbiamo la conferma che dobbiamo proseguire il nostro cammino e portare avanti la nostra missione, perché, nonostante i tempi bui, sono tantissime le persone che vogliono cambiare le cose. La Rete di Negozi Gentili nasce invece da uno stimolo di Mena Caccioppoli, nostra ambasciatrice per la penisola sorrentina, già aderente al progetto con la […]

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Musica

Sabba in Loop: l’intervista dalle origini alla Romania

Intervista a Sabba in occasione dell”uscita del suo ultimo singolo, Loop!  “Loop” è l’ultimo singolo di Sabba, cantautore campano con alle spalle un meraviglioso background artistico, che abbiamo avuto il piacere di intervistare e con cui abbiamo chiacchierato. Per quanto riguarda il singolo, il fatto che nel testo si parli ripetutamente di “manie di grandezza” lascia ben intendere le intenzioni e la mole di lavoro che c’è dietro questa pubblicazione. Il brano è una manifestazione di disagio, rivolto soprattutto a chi è rimasto impelagato in situazioni complesse e apparentemente senza vie d’uscita. L’arrangiamento è estremamente internazionale, le sonorità si sovrappongono senza mai accavallarsi generando un unicum sonoro che accompagna l’ascoltatore fino alla fine del brano. Inutile poi ricordare le doti canore di Sabba, un vero fenomeno su qualsiasi tonalità, ma questo alla fine lo racconta molto bene anche il suo passato: anni di gavetta come chitarrista ritmico, corista e compositore per band campane che lo hanno portato a girare per tutta la regione, la conquista del suo primo pubblico con Sabba e gli Incensurabili, le esperienze teatrali in giro per l’Italia, la vittoria del 2017 di “The Winner Is” e, dulcis in fundo, la finale di X-Factor Romania del 2020. L’ Intervista Ti faccio subito la domanda di rito: com’è nato “Loop”? E’ nato da una notte insonne, invece di tormentarmi ho deciso di scrivere per potermi rivolgere soprattutto a me stesso. Il brano è nato come un flusso di coscienza, infatti nello special cito i Velvet Underground e Battisti che stavo ascoltando proprio in quel momento. L’idea era quella di creare qualcosa di grosso, di epico, e ne parlo anche nel testo. La presenza di parti del testo in inglese e l’arrangiamento internazionale sono delle scelte dettate dalle tue esperienze oltre il confine per cercare di aprirti ad un mercato estero? In realtà può sembrare che sia così ma è solo un caso, ho sempre cantato in inglese per il mio amore per la musica black. Data poi l’internazionalità che abbiamo voluto dare al testo ho pensato che l’inglese potesse anche starci molto bene. A proposito delle “manie di grandezza”, non credi che nell’industria discografica moderna, soprattutto quella più mainstream, ci sia troppa poca gavetta? Guarda per me ognuno è libero di fare ciò che vuole, va bene tutto, se il mercato vuole determinate cose e loro sono bravi ad affidarsi alle persone giuste, va bene. Io sono cresciuto con Franco Del Prete, Piero Gallo, i pionieri del neapolitan power, quindi ho un background diverso. Cerco di seguire la mia strada, il valore commerciale non è il valore artistico. Quando vivevo a Milano provocatoriamente dissi se incontrassi Fedez gli stringerei la mano, proprio perché ognuno fa le scelte che vuole e lui è bravo in quello che fa. Dopotutto il successo è un incidente di percorso, ti devi semplicemente godere il viaggio, vedo la musica come una terapia quindi vado avanti per la mia strada un pochettino come un cavallo col paraocchi. Se potessi ritornare a 18 anni, ripeteresti […]

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Attualità

Jessica Giorgia Senesi: da bambino sognavo di fare la modella ed essere chi volevo

Per la rubrica “Human Rainbow”, oggi la storia di Jessica Giorgia Senesi, la ragazza trans conosciuta su tiktok col nome di @jessicagiorgiasenesi, con 194.3K followers Jessica ogni notte pregava, piccola piccola, ai piedi del suo letto azzurro. Quelle coperte gli stavano strette, erano le coperte che mamma gli aveva comprato: con il pallone, le squadre, i disegni da maschio. Nella sua forbita immaginazione, Jessica le vedeva come le voleva lei, coi ricami, i ghirigori da principessa, le stelle filanti, e le tonalità pastello. Piccola com’era, si ripiegava su sé stessa, come a volersi fare più piccola del previsto, pregava quell’uomo buono lassù che al mattino, la profezia triste si sarebbe infranta per sempre: ai primi raggi del mattino, si sarebbe svegliata, donna, bella, perfetta come si vedeva nei suoi sogni. D’altronde la vita che voleva si stava solo facendo attendere, ma sarebbe presto arrivata. Ogni giorno, alle prime luci del mattino, Jessica correva a piedi scalzi di fronte al suo specchio: la profezia non si era ancora avverata ed era intatta nella sua melensa cattiveria. In punta di piedi provava a consolarsi facendo spallucce, fingendo di essere una bellissima modella, di recitare in qualche film, di indossare lustrini, perle e collane preziose. Solo in quei momenti riusciva a sorridere a sé stessa, si sentiva esattamente come avrebbe voluto essere. Nella sua mente ripeteva un nome soltanto: Jessica, Jessica, io sono Jessica. Abbiamo intervistato Jessica Giorgia Senesi. L’intervista esclusiva a Jessica Giorgia Senesi Chi sei? Quanti anni hai? E com’è iniziata la tua storia per quanto riguarda la transessualità? Mi chiamo Jessica Giorgia Senesi, ho 23 anni e vivo a Bologna ma sono nata a Roma. Ho da sempre saputo che qualcosa dentro di me era diverso rispetto alle persone a me vicine ma non riuscivo bene a capire cosa. Solo in età adolescenziale poi ho capito tutto e ho preso coraggio per cambiare.  Quando e come hai fatto coming out circa la tua transessualità? Come hanno reagito gli amici e la famiglia? Il mio primo coming out è stato con la mia migliore amica ed è andato molto meglio di quello che avevo previsto. Mi ha aiutata lei a trovare il coraggio per farlo anche con la mia famiglia. Era il 2015. L’anno dopo ho poi fatto coming out con tutti, caricando un video sul mio canale youtube iniziando così il mio percorso sui social. I miei amici hanno reagito molto bene e mi hanno sostenuta fin da subito. Con la mia famiglia è stato un po’ più complicato perché, nonostante mio padre fosse molto comprensivo, mia madre aveva preso in modo molto negativo la situazione. Ci sono voluti diversi mesi, quasi un anno, prima che accettasse e capisse completamente la situazione. Quali erano le tue paure o perplessità con te stessa e gli altri prima di parlarne ufficialmente? Avevo paura di non essere capita e accettata. Non volevo subire discriminazioni o essere vista come quella diversa o strana. Inoltre non sapevo cosa avrei dovuto affrontare nel percorso e quindi […]

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Libri

Sulphur, di Cesare Carpenito: incontro con l’autore

In occasione dell’uscita del suo romanzo “Sulphur”, ambientato in un borgo del Sud Italia di fine anni Cinquanta, il cui cuore pulsante è incarnato da una miniera di zolfo, l’autore Cesare Carpenito ha concesso un’intervista alle pagine di Eroica. Quella di Cesare Carpenito – scrittore, docente liceale di Lettere, collaboratore del “Quotidiano del Sud” e notevole violinista, originario di Tufo (AV) – è un’opera prima intessuta di echi lontani, saldamente radicata alla sua terra. In un borgo meta-letterario dell’Irpinia di fine anni Cinquanta, si snodano le vicende di due adolescenti, i quali, attraverso un percorso di formazione, vivranno scoperte destinate a mutare per sempre i loro destini. Scavando nel vissuto dei personaggi, emergono, passo dopo passo, alcune memorie e tracce peculiari della realtà di provincia che fa da sfondo alla vita interna del romanzo, che l’autore mira a custodire: tale legame atavico con le proprie radici traspare chiaramente dalla piacevole intervista che abbiamo condiviso. “Sulphur” e il suo background  Vorrei partire da una domanda molto personale. Come nasce l’idea? Ho coltivato a lungo l’idea di questo romanzo: per anni mi sono interrogato sul possibile fluire di questa storia che, ormai, da troppo tempo accarezzavo. L’ispirazione, senza dubbio, affonda le proprie radici nel mio vissuto, sia sotto il profilo territoriale, sia sotto quello culturale. Ho creduto che, per un’opera prima, non ci fosse nulla di più adatto che aprire il proprio io, le proprie suggestioni, la propria personalissima mitologia interiore. Qual è il filo conduttore del romanzo, quali sono le dinamiche che lo percorrono? “Sulphur” si sviluppa come romanzo di formazione, dunque il filo conduttore è rappresentato dalla storia di due adolescenti, Enea e Ninetto, i quali, pur essendo molto diversi, sono legati da un’amicizia fraterna. La loro vita trascorre fra le arcane credenze custodite dagli anziani, la musica della banda del paese e la poesia appresa sui libri di scuola sgualciti. L’estate narrata nell’opera, però, li cambierà per sempre, per volere di un destino ineluttabile che, inconsapevoli, si portavano già cucito addosso. Ovviamente il titolo è un riferimento alla tua terra, che costituisce lo scenario di fondo dell’azione. Che cosa ti ha spinto ad ambientarvi la storia che hai costruito? La storia si svolge a Borgo San Michele, paese meta-letterario di un’Irpinia di fine anni Cinquanta che non esiste più, se non nel ricordo stemperato di qualche anziano. Il cuore pulsante del borgo è incarnato dalla miniera di zolfo e, in questo aspetto, senza dubbio, lo scenario di fondo è debitore delle mie radici… di Tufo (AV). Tuttavia, il background mitico e sociale alitante intorno ai protagonisti, a mio avviso, per quanto locale, si innalza all’universale, richiamandosi a un comune sentire atavico che ha caratterizzato le nostre realtà di provincia sin dall’antichità, prima di infrangersi contro il muro di gomma della globalizzazione forzata, per imprigionarci, dunque, in un modello sociale che ci ha sradicati e spersonalizzati nelle nostre identità più profonde, come profetizzato dal Pasolini degli “Scritti corsari”. Chi o cosa è stata la tua fonte di ispirazione? Io non […]

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Musica

Gianfranco Mauto: come far rivivere Piero Ciampi

Gianfranco Mauto ci regala una doppietta di pubblicazioni interessanti. Un disco realizzato in studio dal titolo Il tempo migliore che di recente si arricchisce di un suo duplicato ma in versione acustica. Esce Il tempo migliore – Acustico dove, va sottolineato, gli stessi brani sono realizzati rigorosamente dal vivo con solo pianoforte e voce. La chicca è inoltre racchiusa in questo nuovo brano che non troviamo nel primo disco: si intitola Nero bianco e blu, uno scritto inedito del grande Piero Ciampi che Mauto musica su richiesta di una grandissima come Miranda Martino. Non contenti, in questa release acustica, i due duettano anche assieme per restituire una vita nuova alla penna di un riferimento assoluto della canzone d’autore italiana, mai troppo illuminato come forse meriterebbe. Il pop d’autore di Gianfranco Mauto si fa dunque suono di dettaglio pregiato nel tempo e nella bella saggezza. L’amore e il quotidiano incontrano la storia. Intervista a Gianfranco Mauto Un disco che si divide in due ed è quella la prima curiosità. Dopo la versione in studio, di Il tempo migliore esce la versione acustica di solo piano e voce. Perché? Le canzoni nascono in modi diversi, spesso in modo casuale, semplice, con un solo strumento o una melodia nella testa, e solo successivamente si colorano di arrangiamenti più o meno ricercati; ma nel momento in cui nascono così “nude” che conservano secondo me la loro forza, la loro “verità”, per questo ho voluto fermarle così, pianoforte e voce dal vivo, proprio per fermare nel tempo la loro ragione di essere. Una versione ricca della featuring di Miranda Martino che canta con te un testo inedito scritto da Piero Ciampi… Come nasce tutto questo? Ho conosciuto Miranda e siamo subito entrati in empatia. Lei è una donna ed una artista  eccezionale, piena di energia e sentimento, mi ha sempre raccontato con passione la sua vita ricchissima di esperienze ed incontri ed uno di questi con Piero Ciampi, suo amico, che, frequentando la sua casa romana negli anni ’70 decise, come gesto d’affetto, di regalarle una poesia. Un giorno Miranda mi ha chiesto di musicarla, da lì è nato tutto… Come hai trovato la musica giusta per questo brano? Mi sono avvicinato in punta di piedi a quelle parole scritte nel ’77 da questo grandissimo artista. Ho lasciato che quell’emozione provata nel leggerle la prima volta arrivasse sui tasti del pianoforte: quando l’ho fatta sentire a Miranda e lei si è commossa come me ho capito di aver forse interpretato nel modo migliore che potessi quelle sensazioni. Ad ascoltare i tuoi suoni, il mondo cantautorale di Ciampi come di tanta parte di quella scuola, è assai lontano da te. Come hai vissuto questo accostamento? Nonostante il grande onore che mi è stato concesso ho vissuto questa esperienza come un grande onere ed ho fatto l’unica cosa che potevo fare: rimanere me stesso, con il mio mondo musicale, cercando di rendere attuali quelle frasi e moderno il loro grande messaggio. Delle due anime, di quella in […]

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Musica

Grilli è l’ultima uscita di Lou Mornero

Il ritorno di Lou Mornero con Grilli Lou Mornero, cantautore milanese, è da poco uscito con un nuovo lavoro, “Grilli“, a cinque anni di distanza dall’omonimo EP, tra i prodotti più interessanti della recente scena indipendente italiana. “Grilli” è il frutto di nuova collaborazione con lo storico produttore di Lou, Andrea Mottadelli, e promette di ripetere il successo di quanto fatto in passato. Eroica Fenice ha avuto il piacere di parlare con Lou Mornero del suo nuovo disco, disponibile su tutte le maggiori piattaforme digitali, e quanto segue è il breve resoconto di quanto detto. Ciao Lou, come è nato “Grilli”? Raccontaci la genesi dell’album. Ciao Matteo, come forse sai, è passato del tempo dal precedente lavoro, si parla del 2017 e si trattava di un EP composto da cinque brani. E’ semplicemente riaffiorata la volontà di condividere canzoni inedite in un formato che ne contenesse un numero maggiore e così ne ho confezionate otto nella raccolta intitolata “Grilli”. Non si tratta esclusivamente di materiale nuovo; alcune canzoni infatti arrivano dal passato, anche parecchio in là, ma hanno trovato la giusta collocazione solo oggi. Qual è stato l’aspetto più complesso nel registrare l’album? Hai avuto qualche influenza in particolare? Sicuramente il fatto di lavorare a distanza con Andrea, la mente dietro agli arrangiamenti e alla produzione, non facilita le cose. Io a Milano e lui a Londra, immersi in lunghe sessioni di video call e con l’utilizzo di software che permettono di connettere i pc a distanza. In questo modo ne siamo venuti a capo prendendoci il tempo che ci è voluto, senza particolari pressioni. Questo forse l’aspetto più complesso, se si considera che tutto, eccetto “Ouverture”, è stato suonato e registrato nei nostri home studio evitando agilmente eventuali ostacoli dovuti alle recenti restrizioni che conosciamo bene. Parlando invece di influenze non me la cavo mai granché bene a citare nomi e cognomi. Ascoltando tanta musica diversa pesco inconsciamente un po’ di qua e po’ di là ed è un lato del mio far musica che reputo essenziale. Mi piace mischiare epoche, razze, culture e generi e fortunatamente è un approccio condiviso in egual misura anche da Andrea: per entrambi la musica è una questione che va oltre i generi e i tempi, appunto. C’è un filo comune che lega le canzoni di “Grilli”? Hai un processo creativo ben preciso che ti porta a modellare la tua musica? Il grande nesso tra le canzoni è la vita, di chi le scrive, che si narra al loro interno, l’intenzione sincera e umile di sviscerare i propri mondi attraverso un gusto e una poetica. Anche le musiche, pur spaziando ed esplorando sonorità diverse che ben si amalgamano tra loro, mantengono identità distinte e peculiari accomunate alla base dal livello di produzione che si rivela attraverso la varietà di suoni, accorgimenti e soluzioni che Andrea ha realizzato durante lo sviluppo di ogni canzone. Processi creativi consolidati non ne ho, nasce sempre un po’ tutto dal caso e dalla dose d’ispirazione che mi attraversa […]

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Food

La zuppa di cozze di ‘A Figlia d’o Marenaro: la ricetta

Giovedì santo a Napoli vuol dire zuppa di cozze e zuppa di cozze, per molti ormai, vuol dire ‘A Figlia d’o Marenaro, il ristorante che da anni si è affermato come eccellenza nella ristorazione napoletana per la qualità dei propri prodotti di mare. Abbiamo intervistato per voi Giuseppe Scicchitano, il giovane proprietario del ristorante Innovative di ‘a Figlia d’o Marenaro. Il motto del tuo locale è offrire un’unione tra tradizione e innovazione: partiamo dalla tradizione. Tu sei ‘o nipote d’o marenaro: qual è la storia di tuo nonno? Mio nonno Raffaele, detto ‘o marenaro, negli anni ’40 era solito “dare la voce” nei quartieri popolari, conducendo il carretto del brodo di polpo che, essendo bollente, si riteneva avesse proprietà curative contro la tosse e l’influenza. Fu nel 1955 che infine mio nonno aprì il suo chalet, i cui piatti forti erano zuppa di cozze e caponata, riscontrando un forte successo. La tradizione culinaria è stata poi portata avanti da tua madre, Assunta Pacifico, volto del ristorante ‘A Figlia d’o Marenaro: quale pensi che sia l’insegnamento più importante della “scuola” di Assunta? È proprio da lei che ho appreso lo spirito che guida i nostri ristoranti: nel 1990 mia madre Assunta ha aperto il ristorante ‘A Figlia d’o Marenaro portando avanti la tradizione di famiglia, ma innovandola al contempo arricchendo il menù con piatti tipici della tradizione napoletana di mare. Ed è anche quello che tu hai fatto con il tuo nuovo ristorante Innovative, sito al piano superiore del locale storico in Via Foria 180-182: in che modo la cucina del tuo locale aggiunge qualcosa in più alla tradizione di famiglia? Sono molto legato alle tradizioni della nostra terra e agli insegnamenti della mia famiglia, che ci hanno portato ad essere un nome importante nella ristorazione napoletana e campana. Sono tradizioni che non abbandonerò mai, ma a cui ho voluto apportare un pizzico di innovazione, come espressione di una nuova generazione di ristoratori che vuole esprimersi e portare un contributo alla tradizione. Il menù di Innovative, il mio locale inaugurato il 27 Novembre 2019, offre una vasta gamma di piatti, che spazia tra il classico spaghetto alle vongole e piatti sperimentali come la nostra cheesecake salata con base di fresella, ricotta e tartare di gamberi (di cui noi di Eroica abbiamo parlato qui), che sta riscuotendo un particolare successo tra i nostri clienti. Oggi è un giorno particolarmente importante per le vostre attività, grazie alla vostra famosa zuppa di cozze che, da tradizione napoletana, viene servita il giovedì santo. Qual è il vostro segreto per battere la concorrenza? Anche la nostra zuppa di cozze è stata rivisitata nel tempo: se al principio mio nonno preparava la zuppa di cozze napoletana tradizionale, ovvero solo con polpo, cozze e maruzze, noi l’abbiamo arricchita nel corso degli anni aggiungendo scampi, fasolari e vongole, raggiungendo quello che secondo noi è un connubio perfetto di sapori del mare. Sappiamo di chiedere troppo, ma condivideresti con noi la vostra ricetta? Certamente. Il procedimento è piuttosto semplice: si […]

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Food

Bommarè a Cercola, a gran voce, porta il mare in cucina

Bommarè: il meglio del mare a tavola Apre a Cercola il ristorante Bommarè, il meglio del mare a tavola. Un nuovo indirizzo per appassionati di crudi e crostacei, di ostriche e tartare. Pescato fresco dal mare nostrum e prodotti di pregio provenienti da mari più lontani come il King Crab e il caviale Beluga. Il locale grida al mare in ogni dettaglio: dalle scelte cromatiche degli interni alle vasche per i crostacei e il banco dei pesci a vista. Il progetto Bommarè è figlio del lavoro e delle esperienze dello chef Vincenzo Esposito, dell’imprenditore Vincenzo Amabile e del direttore Gianluca Carbone. La ricercatezza, i dettagli, la qualità dei prodotti e la passione per il mare sono chiaramente percepibili nell’intervista a Vincenzo Esposito e Vincenzo Amabile. Quanto c’è di innovativo e quanto di tradizionale nei piatti? E in che proporzione equilibra queste due tendenze? Non c’è innovazione senza tradizione. La conoscenza della cucina tradizionale è alla base di tutto, del resto non si può fare innovazione se non si ha ben chiara la cucina delle proprie radici. Io ad esempio ho impresso nella memoria l’odore del ragù della domenica, oppure il ricordo di quando da bambino andavo al porto con mio padre per aspettare i pescherecci che rientravano. Con pochi soldi compravamo il pesci “poveri” che poi nelle mani di mia nonna diventavano piatti indimenticabili, lavorati con maestria, utilizzando marinature e fritture oppure prodotti usati per creare primi piatti eccezionali con spaghetti rigorosamente “sciulatielli”. Oggi nella cucina del Bommarè la filosofia è divisa tra 50 e 50: alla tradizione mi piace aggiungere sempre un tocco di innovazione acquisita mediante esperienze di lavoro pregresse, l’impiego di attrezzature e tecniche moderne oltre che un pizzico di personale estro creativo. Bommarè richiama al mare e al mondo acquatico a gran voce, e la scelta di costruire un’eccellenza specializzata nella cucina di mare dimostra un forte legame con esso. Da cosa nasce questo rapporto speciale? E come lo vive? Ho la fortuna di vivere tra il mare e la bellezza del Vesuvio. Il mare mi trasmette calma, serenità e quando penso a quello che ci offre si attiva un meccanismo di voglia di fare, provare, creare. È parte del mio modo di vivere. Chi ha la fortuna come me di vivere vicino al mare può capire perfettamente quello che provo. Gli interni del locale, firmati da uno studio napoletano, mostrano attenzione ai colori, cura e ricercatezza dei dettagli e giochi di equilibri. Tutto ciò come viene riportato nelle preparazioni e nei piatti? La mia cucina è strettamente interconnessa con il lavoro di interior svolto dallo studio We+Falconio Oranges. Lo si può notare ad esempio nell’attenzione che mettiamo nella ricerca di pescato di alta qualità, nella curare delle intensità cromatiche, Nei piccoli dettagli che fanno la differenza e nel tentativo di trovare sempre una forma di continuità e di rimando tra la presentazione del piatto e il design del locale. (Vincenzo Esposito) Cosa significa aprire un ristorante di alta gamma, con prospettive ambiziose e numerose eccellenze in un […]

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Musica

Moltheni ritorna con il nuovo album Senza Eredità

Senza Eredità è l’ultimo album di Moltheni “Senza Eredità” è il nuovo album di Umberto Maria Giardini, in arte Moltheni, da poco disponibile su tutte le maggiori piattaforme di distribuzione. Un’uscita attesissima quella del cantautore marchigiano, a più di undici anni di distanza dal suo ultimo progetto, “Ingrediente Novus”. L’album è infatti una vera e propria chiusura di un cerchio, iniziato ormai anni addietro che porta con sé collaborazioni e progetti di una carriera, fino a questo momento, invidiabile. Moltheni è infatti considerato tra i padri fondatori della scena alternativa ed indipendente italiana, gettando le basi per il movimento indie rock, che poi ha riscosso tanto successo nel nostro paese. Tante sono infatti le collaborazioni di cui si è avvalso l’artista marchigiano, e che testimoniano una stima ed un apprezzamento trasversale da tutto il panorama musicale nostrano: tra i tanti, si annoverano infatti Afterhours, Verdena e Franco Battiato. Eroica Fenice ha avuto l’occasione di parlare con Moltheni, proprio in occasione dell’uscita di “Senza Eredità”. Umberto, da dove nasce il progetto Moltheni? Nasce a Milano nel 1996, ma si concretizza a Bologna nel 1998, grazie all’interessamento di Francesco Virlinzi e della sua etichetta Cycloper records di Catania. Successivamente nel 2005 nasce un idillio tra il progetto e la Tempesta dischi con la quale sono ancora legato. Senza Eredità è il tuo ultimo album, frutto di una lunga gestazione durata un anno e passa. Qual è stata la difficoltà maggiore che hai incontrato durante la lavorazione del disco? La difficoltà maggiore è stata quella di reperire tutto il materiale, che era andato praticamente perduto. Tuttavia Nica Lepira e Massimo Roccaforte mi hanno dato una grossa mano, poi la memoria e qualche demo ritrovato in cantina hanno chiuso il cerchio, dandomi un idea vaga di quello che poteva essere il lavoro definitivo. Successivamente a questa fase è subentrato il problema di completare quello che restava di aperto (alcuni testi, arrangiamenti di alcuni brani), ma nei mesi tutto è scivolato programmaticamente senza intoppi. Le difficoltà si sono equiparate al gusto di lavorare. In Senza Eredità parli di un mancato retaggio, una successione che doveva avvenire e invece non c’è stata. A cosa alludi nello specifico? Parlo di qualcosa che non c’è più e che non lascia nessuna eredità, null’altro. C’è davvero poco da intendere e con significati nascosti. L’eredità in qualsiasi sua forma è qualcosa che può esserci ma anche no. Nel mio caso non lascio nulla a nessuno, poiché non c’è nessuno che la riceverebbe. A che stato evolutivo è la scena alternativa e indipendente italiana, secondo te? Il panorama attuale è ben diverso da quello in cui hai mosso i primi passi, e sei un punto di riferimento per qualsiasi giovane voglia ripercorrere una carriera musicale di questo genere. Non lo so. C’è una canzone in “Senza Eredità” alla quale sei più legato delle altre? Mi affeziono poco ai miei brani, è un limite che ho sempre avuto, sono molto più attratto dalla musica altrui, specie quella passata. Nere geometrie paterne è […]

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Libri

Voler bene in segreto, intervista a Domenico Esposito

In occasione dell’uscita del romanzo Voler bene in segreto Domenico Esposito, già noto alle pagine di Eroica, ci ha concesso un’intervista. Originario del paese avellinese di Cervinara, Domenico Esposito ha iniziato la sua carriera letteraria con i romanzi La città dei matti (Mon&editori, 2009), e Sia fatta la mia volontà – Qui nel mondo (Tempesta Editore, 2011). Con la pubblicazione di Mad World – Il mondo malato nel 2016 Domenico si lega alla casa editrice Eretica Edizioni per la quale ha scritto anche Il Romanziere (2018) e il recente Voler bene in segreto in cui vengono narrate le nuove vicende che coinvolgono Efrem Lettieri, già protagonista di Mad World. Domenico ha concesso ad Eroica Fenice un’intervista in cui parla di questo nuovo romanzo e anche dei progetti futuri. Prima però di lasciarvi alle sue parole ne approfittiamo per ringrazialo per il tempo concessoci, con la speranza di poter ancora parlare con lui in occasione della pubblicazione di un nuovo romanzo. Voler bene in segreto, intervista a Domenico Esposito Vorrei partire da una domanda molto personale. Come è nata in te la passione per la scrittura? Credo dalla difficoltà di esprimermi oralmente fin da quando ero bambino. Non solo perché ero un po’ timido, ma anche perché oggi è difficile dialogare: sembra che le persone siano poco disposte ad ascoltare, soprattutto se esprimi riflessioni troppo diverse dalle “certezze” che ci sono state inculcate. Questo accade in ogni ambito, da quello politico a quello sentimentale, sociale, individuale, religioso, scientifico ecc. (tant’è che le loro risposte sembrano tutte preconfezionate). Ogni volta che mi veniva insegnato qualcosa, soprattutto se ritenuto incontestabile, ne dubitavo e comprendevo che sarebbe stato meglio scriverlo perché si ha il tempo di elaborarlo e metterlo insieme senza che l’interlocutore ti urli addosso o ti interrompa se non vuole ascoltare. Diciamo che la mia scrittura è innanzitutto un atto di ribellione verso la società, a prescindere dal tema trattato. Voler bene in segreto è il nuovo capitolo della saga di Efrem Lettieri, personaggio introdotto in Mad World – Il mondo malato. Nel tempo che trascorre proprio tra la pubblicazione di Mad World e di questo nuovo romanzo, il tuo personaggio come è cambiato? Premetto che il tempo che scorre tra le due pubblicazioni è maggiore rispetto all’ambientazione: sono trascorsi infatti soltanto pochi mesi dall’epilogo de “Il Mondo Malato” e l’inizio di “Voler bene in segreto”. Efrem è comunque un personaggio molto contraddittorio e particolare: non è facile comprendere se sia cambiato o se semplicemente stiamo scoprendo dei suoi lati nascosti. Più che la sua personalità, sono cambiati i suoi rapporti con le persone. Nel romanzo inedito e gratuito “Prigionieri di se stessi” (che può leggere chi non ha letto “Il mondo malato”) si nota l’evolversi dei personaggi che il musicista ha intorno. In “Voler bene in segreto”, in cui il tema principale è l’affetto, o comunque i rapporti umani, Efrem si mostra più fragile, pur non volendo e cercando di mantenere la sua maschera fatta di durezza, ma allo stesso tempo mostrerà […]

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