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Eroica Fenice

La Tag: intervista contiene 62 articoli

Musica

AVA quando il sovranismo è femminile | Intervista

“Lo Squalo” è il disco d’esordio di AVA alter-ego della musicista e autrice Laura Avallone che lancia questo progetto solista a suon di moombahton e trap. «La femminilità è un’attitudine, un pensiero, un’indole che non hanno necessariamente solo le donne. Conosco uomini più femministi e femminili di moltissime altre donne e viceversa. Quindi la femminilità secondo me è una capacità di intendere tutto quanto in maniera elegante, intelligente con un enorme slancio verso la bellezza». AVA, alter ego di Laura Avallone, ci ha spiegato così la sua idea di femminilità. Il suo progetto d’esordio, Lo Squalo, propone un sound innovativo con il moombahton cantato in italiano, ma non mancano inoltre contaminazioni trap, latin wave e afrobeat. La cantante afferma di essere stata la prima ad aver portato questo genere in Italia e, attraverso esso, si fa portavoce di un messaggio rivoluzionario: sovranismo femminile. Siamo lontani dalle atmosfere musicali distese che per anni l’hanno contraddistinta con il suo precedente gruppo, le Calypso Chaos. Ora sono l’irriverenza e la spigliatezza a farla da padrone. Afferma in modo provocatorio, ma altrettanto convinto, che al potere dovrebbero esserci le donne. Lo squalo diventa dunque il simbolo ideale per rappresentare il potere e il dominio auspicato. L’animale è però anche il protagonista di un suo trauma di infanzia, di quando da bambina uno squalo le passò accanto, mentre era immersa in acqua, lasciandole una sensazione che non ha più dimenticato.  L’abbiamo intervistata e abbiamo parlato con lei di questo e di tanto altro ancora.  AVA, intervista Inizierei l’intervista partendo da questa tua esperienza traumatica d’infanzia. Sono una miracolata, è lì che è iniziata la mia passione per questi animali. Ho avuto questo incontro ravvicinato con uno squalo quando avevo 6 anni, ne sono uscita senza un graffio però sono quelle cose che ti segnano per tutta la vita. Infatti, ricordo benissimo alcune sensazioni e quindi diciamo che da quel giorno non mi sono più liberata di questo animale. Poi il fatto che lo abbia scelto come brand del progetto di AVA è una circostanza più che altro metaforica, perché lo squalo rappresenta in pieno quel progetto e quel messaggio di sovranismo femminile: la donna all’apice della catena alimentare, a livello metaforico chiaramente. Ma come sei passata dalle Calypso Chaos a questo progetto solista? Musicalmente è molto diverso. Sì, è molto diverso a livello sonoro, ma questo genere qua io ce lo avevo dentro già da molto tempo prima che si sciogliessero le Calypso. Tra i vari motivi dello scioglimento c’è anche questo: una non volontà collettiva di proseguire questa strada. Quindi inevitabilmente l’ho fatto da sola. Sono passata dall’occuparmi di cantautorato e di musica elettro-pop a un mood sonoro molto più esplosivo. Con le Calypso Chaos suonavamo sedute, vestitissime (ride, ndr), e per una marea di anni mi sono sentita dire che non avevo sufficientemente alzato la cresta, allora ho creato questo alter ego, AVA, l’esatto opposto di Laura. AVA non le manda a dire e ha questo mood sonoro molto più esplosivo. Poi alla […]

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Fun e Tech

DottorGadget: intervista ai creatori del sito di e-commerce

Nato dall’idea di due fratelli dell’hinterland milanese, Federico e Filippo, DottorGadget.it è un sito di e-commerce che offre un’ampissima gamma di scelta di prodotti da regalare per ogni tipo di occasione: dall’abbigliamento all’arredamento, dai compleanni alle lauree, dal Natale a San Valentino, passando anche per i matrimoni e le comunioni. Sono tantissime le linee di prodotti offerte, tra le quali spiccano la linea ‘geek’, con i prodotti di alcuni dei più brand dell’animazione come Rick and Morty, Star Wars e Nintendo, e una fornitissima gamma di giocattoli e giochi da tavolo. Di questo e di tanto altro ancora riguardante il sito, abbiamo parlato con i due fratelli che ci hanno raccontato della nascita del progetto e ci hanno anche illustrato i vari servizi che offrono.  DottorGadget, intervista Come nasce DottorGadget.it? DottorGadget nasce nel 2011 dall’idea di 2 fratelli della provincia di Milano. Gli esordi del “Dottore” sono come blog incentrato sui gadget più strani del web. A novembre 2012 però c’è il grande cambiamento, perché al blog viene affiancato l’e-commerce. Il sito passa dall’essere una semplice galleria di prodotti da guardare a una piattaforma incentrata sulle idee regalo originali. Il blog è sempre attivo con tutte le novità e le anticipazioni da ogni angolo del globo, ma c’è anche il negozio online dove è possibile acquistare le idee regalo. Che gamma di prodotti offrite? Per offrire la maggiore scelta possibile, negli anni la gamma di prodotti si è ampliata parecchio. Il catalogo di DottorGadget offre mediamente tra le 1000 e le 1500 tipologie di prodotti. Orientarsi nel sito però è semplice grazie alle tante categorie e filtri che permettono di visualizzare solo ciò che più interessa. Ci sono elementi di arredo, capi di abbigliamento, tazze e accessori per la cucina, gadget originali di ogni genere e tipo, merchandising di brand dal mondo dei fumetti o del cinema, lampade, gadget tecnologici e molto altro. Quali sono i prodotti più richiesti? Tra i prodotti più richiesti ci sono i gadget ufficiali di brand come Star Wars o Harry Potter. Anche la linea di Poster 100 cose da grattare è molto apprezzata. Si tratta di poster con 100 caselle che celano una selezione fatta in base a un tema. Possono essere luoghi da visitare, videogame, giochi da tavolo, film, libri, cibi, birre e molte altre tematiche. Solo ciò che avete provato o fatto può essere grattato per rivelare l’illustrazione a colori. Anche le tazze sono sempre molto amate. Un classico dei regali visto che sono utili e costano poco. Quali sono invece gli oggetti più strani e singolari presenti nel vostro catalogo? DottorGadget.it è un sito specializzato in gadget strani, quindi ce ne sono tantissimi. Pensando anche al periodo ci sono le palline di Natale alcoliche. Delle sfere trasparenti con tappo in stile bottiglietta da riempire con le bevande preferite. Un’altra stranezza possono essere le Calze Sushi, delle calze dai colori stravaganti che da arrotolate sembrano dei piccoli maki in tessuto. Il settore delle calze però offre anche altre stranezze, alimentari (burrito, avocado…) […]

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Libri

Mario De Martino,“La Storia ha detto il falso” | Intervista

Abbiamo intervistato Mario De Martino, autore di “La Storia ha detto il falso”! Mario De Martino, classe 1993, è attualmente insegnante di materie letterarie nei Licei, con una laurea in Filologia Moderna e specializzazione alla Scuola di Alta Formazione in Storia e Filologia del manoscritto e del libro antico presso l’Università Federico II di Napoli. Il suo talento gli ha permesso facilmente di emergere nel panorama editoriale con numerose pubblicazioni di narrativa e saggistica. Di recente è stato pubblicato il suo secondo saggio, ossia ‘’La Storia ha detto il falso’’, edito da Formamentis. Il libro segue ‘’L’Inchiesta: la Bibbia, la Chiesa, la Storia- Duemila anni di domande’’, ed è dunque il secondo volume di saggistica, nel quale, in particolare, l’autore si sofferma sulle “fake news’’, le mezze verità, dispensate dalla Storia, nel suo continuo processo di riscrittura da parte dell’uomo e di sottomissione agli interessi e alle necessità del momento. Intervista all’autore Sei un grande appassionato di narrativa e saggistica, due campi molto diversi. Cosa li compensa e cosa li separa? In realtà la differenza è solo apparente: in entrambi i casi c’è alla base la necessità di raccontare storie. Narrativa e saggistica hanno le medesime finalità: coinvolgere il lettore. Chi legge ha bisogno di avere tra le mani un testo avvincente; se il libro in questione non lo fosse, sarà senz’altro abbandonato, indipendentemente dalla natura del suo contenuto. Il pregio della saggistica divulgativa è quello di non dover sottostare al rigorismo dei manuali accademici: il tono può essere meno formale, senza però tralasciare l’accuratezza dei contenuti. Nel tuo nuovo saggio sostieni come spesso la verità storica soccomba sotto il peso della tradizione e delle convenzioni che hanno dispensato e tramandato mezze verità sfruttando il loro potere di controllo delle masse. In particolare quali “fake news’’ ti soffermi ad analizzare? Quelle che oggi chiamiamo fake news – un termine che potremmo definire “alla moda” – sono in realtà sempre esistite. Di balle ce ne hanno raccontate parecchie; se avessi voluto soffermarmi su ogni singola bufala, non solo avrei rischiato di produrre un testo prolisso e noiosissimo, ma avrei pure finito per trasformarlo in un catalogo di menzogne e falsi storici. Ciò che invece ho provato a sottolineare col mio lavoro è che le bufale, ieri come oggi, sono prodotte per un uso concreto: legittimare le azioni del presente. Il medioevo è il periodo che, più di ogni altro, ha prodotto un’immensa quantità di falsi. La mia indagine non poteva non partire da quell’epoca: regni inesistenti spacciati per veri; reperti archeologici creati ad arte; documenti spudoratamente inventati o falsificati… non ci si è fatto mancare niente. Il bello è che, se tali falsi fossero stati smascherati in tempo, forse la Storia avrebbe seguito corsi diversi. Quali ritieni possano essere importanti strumenti per smascherare il falso ed arrivare ad una più esatta conoscenza del passato? Ogni volta che si analizza una fonte scritta occorre necessariamente porsi delle domande: chi l’ha scritta? Perché? Come ci è pervenuta? Capire chi è l’autore della fonte, […]

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Musica

Ivan Costa, il dj e cantante italiano che fa ballare il Sudamerica | Intervista

Se il suo nome non vi dice niente, sappiate che Ivan Costa è un dj e cantante veneziano tra i più richiesti ed amati in Sudamerica. Approdato nel 2013 in Repubblica Dominicana, si è fatto conoscere reinterpretando la bachata latinoamericana in chiave pop italiana e riscuotendo da subito grande successo. È ospite fisso nei principali festival e carnevali del paese e, inoltre, compare stabilmente nelle più importanti playlist Spotify di musica latino americana come Bachata Lovers (1.705.844 followers). Te Amo y Te Amaré è il suo brano più famoso, contenuto nel suo ultimo EP  Ven Mami.  Intervistato da noi, Ivan Costa c’ha raccontato di come è nato questo progetto musicale sudamericano e dei nuovi progetti a cui sta lavorando. Intervista a Ivan Costa Come è iniziata la tua avventura in Repubblica Dominicana? Ero stato contattato dal mio attuale manager che era interessato ai miei dj set. Visto l’interesse decisi di andare in vacanza in Repubblica Dominicana, portando con me tutto il materiale per poter fare un paio di serate di prova per questa agenzia. Fin dalla prima serata ci fu una chimica speciale con il pubblico dominicano e mi proposero un contratto che firmai e da allora ci torno in tour due volte all’anno. Una scelta dettata più dalla voglia di andare via dall’Italia o semplicemente dalla curiosità di aprirsi a nuove esperienze? Un po’ entrambe le cose, avevo voglia di conoscere nuovi mondi, nuove culture, nuove persone… e nello stesso tempo in Italia mi sentivo frenato, sapevo che all’estero potevo dare e fare molto di più di quello che facevo e così è stato. Senti di rimproverare il nostro paese? Io amo l’Italia e non mi va di rimproverarla, purtroppo la nostra realtà è questa da anni, dobbiamo andare via per farci apprezzare e valorizzare, per poi un giorno tornare forti e vincitori. Quindi più che rimproverare l’Italia io credo che siamo noi Italiani che dobbiamo cambiare e cominciare a valorizzarci, apprezzarci e aiutarci di più, cosa che in America già esiste. Credere nei giovani e in nuovi progetti significa creare un futuro. Un paese lo fa il popolo che ci vive e quello che semino oggi lo raccolgo a suo tempo non subito. Che ambiente hai trovato in Repubblica Dominicana? Un ambiente molto accogliente, persone fantastiche che ti aprono le porte di casa anche senza conoscerti. Se possono ti aiutano senza pensarci troppo. Ovviamente hanno la loro cultura, i loro modi e i loro tempi. Apprezzano molto noi italiani comunque. Quali sono i festival e i principali carnevali del luogo in cui hai suonato? In Repubblica Dominicana i festival sono organizzati dai grandi marchi e della rete televisiva nazionale, io i primi 3 anni ero sponsorizzato da Brugal e ho suonato nei loro festival e feste in spiaggia incluso il Carnevale di Santiago de los Caballeros dove ero ospite nell’area Vip Brugal. Gli ultimi 3 anni ed ancora oggi sono sponsorizzato da “Presidente” (La Birra Nazionale) e quindi partecipo ai loro festival e feste in spiaggia e con […]

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Musica

Epic Fail: intervista all’artista Frabolo

In occasione dell’uscita il 13 settembre dell’album Epic Fail per la IndiePendente – Gruppo Prima o Poi Music, abbiamo intervistato l’artista Francesco Bolognesi, in arte Frabolo. Al disco hanno lavorato anche Dr. Noise, Jimmy Burrow e Dj Myke. Dieci i brani dell’album. Intervista a Frabolo Cosa significa la musica per Frabolo? Esprimersi cercando di mantenere una sincerità, un’onesta di fondo che per me è fondamentale. Io mi sono avvicinato al rap perché secondo me può comunicare tanto. Comunicare, farsi ascoltare e ascoltare, anche, credo sia importante, specialmente in un contesto storico come questo, che è un mondo che ci vuole tutti connessi ma fondamentalmente ci lascia soli. Per Epic Fail hai scelto temi che potrebbero essere definiti pesanti, come mai? Pensi che l’album sia effettivamente pesante come dicono i commenti negli skit? Avevo iniziato a scrivere le prime canzoni senza pensare minimamente che poi sarei riuscito a fare effettivamente un album: scrivendo e continuando a scrivere mi sono reso conto che i brani iniziavano ad amalgamarsi tra di loro. Il tema ricorrente in ogni brano era fondamentalmente il mio stato d’animo in quel momento, che poi si poteva riflettere in una considerazione politica o musicale. A proposito di visione nel mondo, nell’album da una parte c’è una critica alla situazione attuale del paese, dall’altra l’orgoglio di non lasciarlo e la necessità di una rivoluzione. Come vedi il futuro di questo paese? Mi auguro di sbagliarmi ma lo vedo molto buio perché ho l’impressione che si possa peggiorare ancora, e tanto, e questa cosa mi fa paura. Siamo un popolo ingovernabile, nonostante sia legato al mio paese. Sono fiero di essere italiano però non so, è un concetto difficile da spiegare, ma se c’è del disagio a parlarne è proprio perché ci vorrebbe una situazione diversa. Faccio fatica anche a vedere una startup dalla quale poter partire perlomeno per adesso. Epic Fail: il rap di Frabolo   Per il momento non vedi possibilità di miglioramento? Se non quello non di una rivoluzione – perché in realtà “Complimenti alla trasmissione” parla proprio del fatto che oggi si è anche perso il concetto di rivoluzione, parliamo tutti di rivoluzione, però poi ci incantiamo ad ascoltare i bei discorsi del mondo -; credo si possa partire sicuramente dall’ascoltarsi, dal comunicare. Secondo me in questo momento manca la comunicazione: è paradossale perché siamo in un momento dove siamo tutti connessi ma non si sa bene a cosa, a niente. Tornando alle tematiche di Epic Fail, c’è anche una critica alla musica commerciale. Qual è il tuo rapporto con la scena musicale italiana? Non è una critica alla musica commerciale assolutamente, in realtà è una considerazione che faccio: in Italia la roba che ha successo diventa automaticamente migliore. E oggi, tornando al discorso di prima, visto che dovremmo essere tutti connessi, ognuno può andarsi a cercare quello che gli piace ma credo che la maggior parte delle persone si accontenti di quello che offre la mensa, non c’è ricerca. Non è una critica alla musica, è […]

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Teatro

Filippo Giardina: la satira non parla di attualità | Intervista

Filippo Giardina torna sul palco con FORMICHE, il suo nuovo live completamente inedito. 24 le date già pubblicate per la prima parte del tour che riparte da Caserta e arriva fino al Teatro Brancaccio di Roma. Il tour è organizzato e promosso da The Comedy Club, la nuova casa della stand up comedy italiana dove convivono appassionati, comici e aspiranti tali. Questa giovane realtà è nata a Napoli con l’obiettivo di diffondere la comicità stand up in tutto il paese attraverso eventi live e produzioni video con i migliori comici d’Italia. Filippo Giardina, uno dei maggiori pionieri della stand up comedy italiana, ha deciso di affidarsi proprio a The Comedy Club per la promozione online di Lo ha già detto Gesù e per il tour del suo nono monologo satirico FORMICHE. Del nuovo spettacolo live, del precedente pubblicato su Youtube e di tante altre cose belle ne ho parlato al telefono con Filippo all’indomani del sold out di FORMICHE a Caserta. Intervista a Filippo Giardina Questa sera ti esibirai a Avellino con il tuo nuovo monologo Formiche, come è nato? Il processo di creazione è sempre lo stesso. Per un anno, mi prendo appunti perché devo risolvere l’idea “che cosa cavolo ho da dire?” e poi, una volta che ho sistemato tutte le cose che mi interesserebbe dire, inizia il lungo processo di scrittura che termina due o tre mesi dopo che ho debuttato con lo spettacolo. Quindi si aggiungono sette-otto mesi in più, per questo io faccio uno spettacolo ogni due anni. Formiche è uno spettacolo più politico rispetto agli altri ed è uno spettacolo di cui vado molto orgoglioso. È molto più satirico, ma non come quella satira che viene fatta in Italia, quella basata sullo sberleffo che io chiamo “Travagliate”. La vera satira dovrebbe parlare di temi e raramente di attualità politica. Anzi non dovrebbe mai parlare di attualità, l’attualità è il commento spicciolo e banale, da troppi anni la satira è stata appiattita e abbruttita sull’attualità. Di quali temi dovrebbe riappropriarsi? La satira dovrebbe riappropriarsi dei temi etici: la satira parla di etica, sempre. Ti mette di fronte a una cosa e ti chiede se sei d’accordo o meno su quella sulla quale stai ridendo. Non deve lanciare strali. Ti faccio un esempio. Vent’anni fa, prima di Internet, molti comici italiani se usciva la legge finanziaria se la studiavano e ti dicevano: «Guarda, ti dicono questo, ma in realtà è qualcos’altro». Questa cosa non aveva senso nemmeno prima, però, permetteva che lo ‘spettatore medio’, disinteressato alla politica, potesse venire a sapere qualcosa. Oggi, qualsiasi proposta politica dopo cinque minuti ha almeno quindici articoli che dicono tutti il contrario degli altri, perché c’è questa dittatura del presente: ogni giorno bisogna scrivere, ogni giorno bisogna commentare e giustamente le persone non capiscono più niente. Io credo che qualsiasi cittadino debba porsi dubbi etici. Se io dovessi andare a capire come si risolve il problema dell’Ilva, io, in qualità di comico, a che titolo ne parlo? Ma che ne […]

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Musica

Parco Lambro: intervista al gruppo musicale

La consistenza sonora dei Parco Lambro, dal 2014 a oggi Risonanze jazz per i Parco Lambro, gruppo musicale nato nel 2014 da menti già attive nel panorama musicale italiano. Come affermano i suoi membri, nella scelta del nome risuona il senso di appartenenza alla vivacità di un mondo in fermento, sotto l’aspetto musicale e non. L’esperienza caotica degli anni ’70 presso il Parco Lambro, favorita dal fervore della redazione del Re Nudo, è il ricordo indelebile del delirio scoppiato nel parco milanese, la cui eco non poteva restare inascoltata nel territorio nazionale. Re Nudo, fondata da Andrea Valcarenghi, è il cuore di quegli anni, animata da intellettuali ed artisti della controcultura. Scegliere di creare nel nome del Parco Lambro ancora oggi vuol dire rivivere la cultura underground, contro la pedanteria di un moralismo ipocrita. Un Festival musicale, quello del 1974, che ha visto sul palco artisti come Francesco De Gregori, Antonello Venditti, Lucio Dalla, Giorgio Gaber. E ancora, l’esplosione dello scandalo del Festival del 1976, le urla dei giovani. Sulla copertina dell’Espresso per l’occasione si legge: «Com’è difficile essere giovani». Se la musica possa davvero incarnare tutto questo, i Parco Lambro lo dimostrano dal 2014, chiedendo all’ascoltatore di ritrovare (per mai dimenticare) le proprie radici nella forza pulsionale della controtendenza. Radicarsi, però, per fiorire, in una posa elativa che proietta il gruppo italiano in una dimensione internazionale. Nel 2017 esce il loro lavoro di debutto per l’etichetta Music Force, Parco Lambro. Su una superficie solida elettronica per vibrazioni sonore di euforia e smodatezza, trionfa l’eccitazione del movimento allucinato, un concertato sfrenato di energia e fermezza. Tra jazz e rock, psichedelica e progressive, punk e metal, cercare di individuare un unico genere musicale, etichettare cosa si ascolta quando ci si approccia ai Parco Lambro non permetterebbe di restituire la complessità reale delle loro vibrazioni. Sette pezzi poliedrici, densi, di una notevole consistenza sonora. La band, nata in uno scantinato di Bologna dall’idea di cinque menti udinesi, comprende Giuseppe Calagno (chitarra elettrica, basso elettrico, microbrute); Mirko Cisilino (farfisa, nordlead, synth, moog, tromba, trombone); Clarissa Durizzotto (sax contralto, clarinetto, effetti, voce); Andrea Faidutti (chitarra elettrica, basso elettrico); Alessandro Mansutti (batteria). Una formazione che passo tutt’altro che inosservata e che conferma la poliedricità e versatilità dei Parco Lambro. Lo spirito jazz dell’improvvisazione, alla base delle prime esperienze del gruppo, sopravvive, innervandosi degli impulsi accolti negli anni. Le prove nello scantinato approdano così alle registrazioni nel 2016, rendendo possibile nell’attimo della contingenza sonora di un album un’energia maturata nel tempo. Intervista ai Parco Lambro Quando e come è nato il vostro ardore per le vicende del Parco Lambro? Dare questo nome al gruppo è stata un’idea di Clarissa, la sassofonista. Ovviamente la musica e l’avanguardia rock italiana che fu protagonista di quell’evento è nel nostro DNA, in particolare gli Area, ma ci piaceva molto anche rievocare nella nostra musica il caos e l’anarchia che hanno caratterizzato i festival del Parco Lambro, quindi immaginare il rumore che fanno organizzazione e ideali quando scontrandosi con la realtà […]

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Musica

Konrad e il suo ultimo album, "Luce" | Intervista

Nato a Bari nel 1975, Alessandro Konrad Iarussi, in arte Konrad, cresce in una famiglia dalla grande vivacità artistica e questo lo spinge fin da ragazzino ad appassionarsi alla musica. Dagli anni ’90 è pienamente immerso in questo mondo: pubblica con gli Hype il suo primo disco, Sottosopra; con i Radiolondra, prima dello scioglimento nel 2008, partecipa a Spazio Giovani, Arezzo Wave e Sanremo Rock; diventa anche il protagonista di un film del regista Carlo Fenizi, Effetto Paradosso; nel 2013 entra nel roster dell’etichetta discografica Music Force con cui pubblica nel 2013 Carenza di Logica e ultimo, pubblicato lo scorso maggio Luce, un album che l’autore definisce l’antitesi del precedente lavoro. Dopo le tante e vive esperienze musicali, Luce è un lavoro che mette un po’ il punto al passato e lo mette in ordine, in modo tale da poter voltare pagina e raccontare un nuovo inizio: quello segnato dalla nascita di sua figlia. Il disco si sviluppa attraverso una prosa scarna ed essenziale, accompagnata da sonorità che uniscono il folk al rock americano degli anni ’90, il grunge di Seattle, per intenderci. Tutto questo ce lo ha raccontato lo stesso Konrad, durante la nostra intervista. Intervista a Konrad La tua è una famiglia di artisti, questo che importanza ha avuto nel tuo percorso musicale?  Mio nonno dipingeva, come mio padre e mia zia, che è anche scrittrice.Mio fratello è bassista, i miei cugini suonano. Mia nonna suonava la fisarmonica e sua sorella insegnava pianoforte. Questo è assolutamente normale ed è questo il punto, fare arte per noi è una cosa qualsiasi. Naturale. Cosa puoi raccontarmi degli anni con i Radiolondra? -potresti ritornare sulle cause che portarono allo scioglimento del gruppo? Anni belli ma soprattutto formativi. Ci siamo sciolti perché… Shhhh… Segreto… Ma sicuramente posso dire che siamo rimasti tutti grandi amici e con l’ex chitarrista Valerio Fuiano ho prodotto il nuovo album Luce. Cosa puoi raccontarci invece della tua esperienza da attore? Un gioco. Divertente. Ma io sono un musicista, un cantautore, non un attore. Perché Luce è la perfetta antitesi a Carenza di Logica? Perché è un disco logico. Racconta me, la mia vita, il mio amore, la mia musica ideale. In Carenza di Logica ho sperimentato generi musicali che non sono miei. Cosa hai voluto raccontare con quest’ultimo album? La felicità. La felicità dopo un dolore. La felicità di aver incontrato Giuliana. La felicità per la nascita di LUCE (mia figlia). La capacità di superare le difficoltà. Qual è il sound che hai ricercato per comporlo? Il giusto mix tra i cantautori italiani e quelli di Seattle. Ti esibirai dal vivo prossimamente? Prossima data certa il 27 dicembre a Foggia. Progetti futuri? Ho finito di scrivere il nuovo disco… Voglio registrarlo. È una bomba.   Fonte immagine: ufficio stampa Music Force. 

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Eventi/Mostre/Convegni

Ilario Esposito, sarto napoletano: la sua capsule collection

Venerdì 18 ottobre, nell’elegante location del negozio di arredamento Roche Bobois a Napoli, siamo stati invitati ad assistere al trunk show del giovane sarto napoletano Ilario Esposito, in occasione del lancio della sua nuova capsule collection. Grazie all’organizzazione accorta dell’azienda di fashion consulting Vicoli FC, ci siamo ritrovati immersi in un mondo che sembrerebbe ormai quasi perduto, ma che invece rappresenta il cuore pulsante dell’economia e dell’identità italiana, ovvero quello dell’artigianato, rappresentato in questa serata dal giovane sarto Ilario Esposito. Oltre alla presentazione della nuova capsule collection, vari altri corner espositivi erano stati organizzati lungo il percorso attraverso il negozio d’arredamento, che erano lì a mostrare, ancora una volta, piccoli e grandi capolavori dell’artigianato, come guanti in pelle, bretelle da uomo, gioielli, etc. In un mondo in cui i valori cardine, soprattutto del fashion e della moda, sembrano essere l’omologazione e la produzione in serie, spunta come un’oasi nel deserto l’ambizioso progetto di Ilario Esposito, la cui missione è creare, in maniera completamente artigianale, abiti di alta sartoria su misura per i suoi clienti. Approfittando di un momento di calma, abbiamo “sequestrato” il protagonista della serata, per farci raccontare la sua storia, le sue idee, i suoi progetti: laureato all’accademia di moda IUAD di Napoli, si accaparra poi il secondo posto al concorso nazionale “Forbici d’oro”, e da lì cominceria tutto un percorso che lo porta a lavorare prima duramente, per poter poi acquisire tutte quelle competenze necessarie per rendersi un esperto del suo settore e per potersi affermare in quest’ultimo, fino a diventare indipendente e decidere di aprire la sua sartoria, nella quale potrà esprimere la sua idea di moda e costruire il suo percorso di sarto. La creazione di abiti sartoriali come vero e proprio percorso sensoriale: l’esperienza di Ilario Esposito Gli abbiamo chiesto: «Perché una persona dovrebbe scegliere una sua creazione?» Ci risponde che chi si affida a lui sceglie prima di tutto di fidarsi di lui: non è una semplice compravendita tra acquirente e venditore quella che sta per avvenire, ma è l’inizio di un vero e proprio percorso sensoriale, come lo definisce lui stesso, che vedrà protagonista il cliente, guidato in questo cammino di scelta dei tessuti, dei bottoni e del taglio dal sarto. Il giovane Ilario sottolinea come il suo lavoro possa rivolgersi a qualsiasi persona, e di qualsiasi età: l’elemento necessario per l’inaugurazione e l’inizio di questa avventura è la voglia di mettersi in gioco, sia da parte del cliente che da parte dell’artigiano, e di scoprire nuovi abbinamenti, nuovi dettagli ai quali non si potrà più rinunciare per poter far brillare più forte ancora la propria personalità, anche e soprattutto attraverso l’abbigliamento. Dopo averci dedicato, dunque, una parte del suo tempo a rispondere alle nostre domande, Ilario sarà richiamato al vero obiettivo della serata, ovvero dare ai presenti una dimostrazione pratica di quella che rappresenta una parte del suo lavoro: dopo aver presentato la sua capsule collection, mostra ai curiosi ospiti una parte dei cosiddetti ferri del mestiere, attraverso i quali sarà […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Contaminazioni: Mostra d’arte di Antonio Corbo

Contaminazioni: mostra d’arte di Antonio Corbo – Introduzione La mostra d’arte Contaminazioni di Antonio Corbo conduce i suoi visitatori in un’esperienza sensoriale, forte ed originale, che mira a suscitare diverse emozioni ed evocare diverse idee. Questa mostra permette al pubblico di ammirare le opere dell’arte matura di Antonio Corbo, che si dimostrano una sapiente sinergia tra l’arte pittorica e l’arte poetica. Le suggestive opere del percorso espositivo sono arricchite dagli affascinanti versi di diverse poesie. La Mostra d’arte Contaminazioni di Antonio Corbo, organizzata dall’associazione culturale Nartwork, ha ricevuto il patrocinio del Comune di Napoli, dell’Università Suor Orsola Benincasa, della Fondazione Valenzi ed il matronato del Museo Madre. Precedentemente a Contaminazioni, l’artista Antonio Corbo ha esposto le sue opere d’arte, allestendo mostre personali e collettive in città di alto prestigio come New York, Washington, Shanghai ed Instanbul, riscuotendo un successo internazionale. Mostra d’arte Contaminazioni di Antonio Corbo – L’ intervista Con grande orgoglio abbiamo deciso di intervistare l’artista Antonio Corbo, che ci ha svelato alcuni dettagli che hanno reso la sua mostra d’arte un percorso espositivo davvero apprezzato. Perché ha deciso di intitolare Contaminazioni la sua mostra d’arte? Penso che nell’arte mai nulla sia stato inventato definitivamente senza che vi sia stata una rivisitazione da parte di altri interpreti che si sono succeduti nel tempo. Il titolo “Contaminazioni” vuole proprio sottolineare come vi sia una linea comune di intreccio e confronto negli stili, nella tecnica, nel linguaggio pittorico. Nel mio caso, poiché utilizzo frequentemente gli smalti, sono gli stessi colori che prendono forma definitiva da una loro lenta contaminazione. Questa potrebbe essere una delle ragioni per cui ho dato questo titolo alla mia mostra. È vero che molti dipinti della sua mostra possiedono la tecnica impulsiva di vernice riversata direttamente sulla superficie del quadro? Cosa vuole esprimere tramite questa tecnica pittorica? Se la domanda si riferisce all’ “Action painting” di Pollock non è il mio caso, ma che nella mia pittura vi sia anche una fase molto istintiva e gestuale questo è sicuramente vero. Quando ciò accade, lungo un processo di ideazione e definizione dell’opera, è il tuo impulso interiore che detta le linee e muove i fili fino alla scoperta finale che fai tua. I suoi dipinti sono caratterizzati dalla fusione di luci, colori vividi e forme: con questa strategia pittorica lei ha l’obiettivo di comunicarci il fascino dei misteri dell’ Universo? È da molti anni ormai che la mia pittura si confronta con le prime forme di vita e con la stessa nascita dell’Universo. Attraverso il tratto, la forma, i colori, mi immergo in un mondo immaginifico che è reale e irreale insieme. Le mie poesie, che accompagnano ogni mia mostra, spesso prendono spunto proprio dai misteri dell’Universo, dalla sua grandezza e dalla sua infinita bellezza. In una delle poesie che accompagna questa mostra pongo proprio un interrogativo che è dirompente ed esiziale insieme, che vale per ciascuno di noi: se cioè siamo parte dei palpiti di una galassia o se siamo piccole scintille di una cometa. Che cosa simboleggiano i dipinti […]

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