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Eroica Fenice

La Tag: Intervista contiene 86 articoli

Interviste

L’alternative rock de I Pixel: intervista a Andrea Briselli

Perfettamente Inutile è il primo album de I Pixel, band alternative rock di La Spezia. Uscito il 5 marzo per La Clinica Dischi, ruota attorno a vita, arte ed amore, inseriti in un’energica cornice musicale rock. Abbiamo intervistato il cantante Andrea Briselli. Come nascono I Pixel? I Pixel sono nati sul finire del 2013 da un’idea mia e del chitarrista, Alex Ferri. Tuttora siamo i due componenti che sono rimasti dal nucleo iniziale: siamo in quattro e bassista e batterista sono cambiati durante gli anni. Quindi siamo io, cioè Andrea Briselli, Alex Ferri alla chitarra, Nicola Giannarelli al basso e Marco Curti alla batteria. I Pixel e Andrea Briselli: alternative rock spezzino Cinque anni di carriera, una demo, due EP ed un album all’attivo, qual è stato il percorso intrapreso in questi cinque anni? In ogni album abbiamo cercato innanzitutto di migliorarci come musicisti perché se si ascoltano i dischi uno dietro l’altro quello che si può sentire è un miglioramento musicale. Nella prima demo che è uscita nel 2014 stavamo imparando a mettere le nostre mani sugli strumenti, si può dire così. Già da “Niente e Subito” che è il primo EP del 2015 c’è stato un bel cambiamento a livello musicale, poi con “Mondo Vuoto”, che è il secondo EP del 2016, e “Perfettamente Inutile” che è uscito quest’anno siamo rimasti sulla stessa linea, abbiamo preso quello stile e lo abbiamo evoluto. Passiamo all’ultimo album, Perfettamente Inutile prende il nome dalla riflessione sull’utilità pratica dell’arte. Non è però solo questo il tema principale dell’album, sono importanti anche lo svolgersi della vita e l’amore. Come si concordano questi tre temi nell’album? Arte, amore e vita sono complementari tra di loro. Il titolo, “Perfettamente Inutile”, nasce dal fatto che ogni artista che crea un’opera d’arte, piccola o grande che sia, cerca di farlo al meglio delle proprie possibilità, da qui deriva la parte “Perfettamente” del titolo. “Inutile” invece perché le opere d’arte non hanno un riscontro immediato e concreto, le cose che fanno girare il mondo sono altre come la politica per esempio. Per quanto riguarda amore e vita si rischia un po’ di cadere nel banale, sono i temi più trattati nella musica però nei miei testi in generale cerco di trattare di queste cose in modo volutamente esagerato, di non esprimere concetti banali. Nell’album c’è un messaggio che invita a tentare di migliorare la propria situazione però pervaso da una fatalità, come in Nuovo amore via wi-fi e I sogni degli altri: c’è o no una possibilità di miglioramento? La possibilità di miglioramento c’è sempre secondo me. Se si fa una lettura veloce dei testi si potrebbe dire che sono dei testi pessimistici, però viene espressa una linea di ottimismo che va letta tra le righe, sono dell’idea che c’è sempre una possibilità per migliorarsi. Spesso noi ascoltiamo canzoni tristi: Joy Division, gli Interpol, è tutta musica piuttosto melanconica, però è una tristezza che carica, non una tristezza che butta giù. Anche nei testi in cui sono un […]

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Libri

Tinder Generation: due chiacchiere con lo scrittore Ciro Zecca

Questa è la Tinder generation: è così facile spingere con il proprio pollice a destra o a sinistra, per apprezzare o meno un potenziale partner. È una vetrina che pone inevitabilmente una distanza fra i soggetti. Se da un lato semplifica le cose, perché sei certo – senza equivoci – che le intenzioni sono più o meno le medesime tra coloro che interagiscono, dall’altro vede un’alienazione dei protagonisti, che finiscono per sentirsi in dovere di non rispettare più la persona con cui si sta interagendo. Comincia infatti a sparire l’empatia e le cose diventano più facili, ma anche più fredde, più distaccate, più meccaniche. Serve davvero questo? C’è chi afferma di arricchirsi ugualmente, attraverso l’incontro di nuove persone e nuovi punti di vista; c’è chi invece si sente terribilmente vuoto, dopo che l’”ennesima” persona è entrata nella propria vita e poi ne è immediatamente uscita. Della Tinder generation e delle nuove tendenze correlate abbiamo parlato con Ciro Zecca, scrittore per il cinema, che attualmente lavora per la Lucky Red. Probabilmente vedremo presto sul grande schermo un altro film (il terzo) scritto da lui e prodotto da Medusa. Tinder generation, una chiacchiera con Ciro Zecca sulle nuove tendenze nel campo delle relazioni Lo hai detto tra le righe del tuo libro, Diario di un bastardo su Tinder, ma ribadiamolo chiaramente: cos’è Tinder per te? Penso che il successo che ha avuto lo abbia avuto perché risponde a varie necessità e vari desideri degli utenti: avere un’ampia scelta, una facilità di approccio, il potersi nascondere dietro un telefono… Tantissimi vantaggi dà Tinder. Poi a me, lo hai visto anche nel libro, ciò che più ha colpito tra gli effetti collaterali è il fatto di alienarmi. Prima di Tinder mi era più facile vedere una ragazza carina e avvicinarmi. Dopo è stato più difficile. È come se volessi uno schermo pure lì, vuoi accertarti di piacerle. Ti dà una grande sicurezza il fatto che abbia messo “mi piace” alle tue foto. Ti allontana dalla vita vera. Consiglierei a tutti di usarlo un po’ e poi di cancellarlo. È un peccato se uno non lo prova come molte cose nella vita. Alla lunga non fa bene. Solo quando non hai chance, può darti una mano. Per me è come la dipendenza da alcool. Oggi le app di dating sono particolarmente diffuse. Persino Facebook ha dichiarato di voler implementare le proprie funzioni in tal senso. Cosa ne pensa Ciro Zecca? Mah, penso che sia comunque una cosa positiva. Anche se mi stanno dicendo che in tal senso, rispetto a Instagram, sta diventando più obsoleto. Il dating è una delle principali funzioni che ha dato Facebook. Prima di Tinder c’era Facebook e lo usavamo per rimorchiare. Anche se poi si è creato quasi subito un certo scetticismo da parte delle ragazze soprattutto. A me non ha aiutato tantissimo, ma se sei famoso invece sì. Ghosting e zombieng, due prestiti stranieri. Cosa ne pensi del fenomeno che rappresentano? Beh siamo dei vigliacchi. Anche io l’ho fatto delle volte. […]

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Interviste

“Wonderful”, intervista alla cantautrice italo-americana Greta

Il 26 marzo scorso è stato pubblicato Wonderful, primo EP della cantautrice italo-americana Greta Elizabeth Mariani.   Noi di Eroica Fenice abbiamo intervistato Greta Ciao Greta, la tua passione per la musica nasce quando eri solo una bambina. Immagino che la professione di tuo padre abbia inciso molto. Ha sicuramente influenzato i miei gusti musicali e il modo in cui ho sempre guardato la musica in generale. Nonostante lui cantasse in italiano, non ho mai ascoltato molta musica italiana. Mia mamma è italo-americana, ho sempre fatto avanti e indietro per gli States. Proprio per questo l’inglese è la mia seconda lingua, quella con cui scrivo le mie canzoni. Ricordo però che da piccola a volte ascoltavamo artisti italiani come: Rino Gaetano, Francesco De Gregori, Franco Battiato, Fabrizio De André. Fin da bambina ho sempre avuto nelle cuffiette artisti come: Joss Stone, Amy Winehouse, Norah Jones, Radiohead, Sigur Ròs. Sono sempre stata legata in qualche modo alla musica da quando suonavo la batteria sulle gambe di mio padre a quando mi portavano nel passeggino ai vari concerti di artisti/amici di mio padre. Viaggi molto sia in Europa che in America, assaporando lingue, tradizioni e culture diverse. Influisce in qualche modo sulla tua musica? Certamente! Amo viaggiare e cerco di trarre sempre qualcosa di speciale da ogni posto che visito, magari un dettaglio o un qualcosa di unico. Cerco di trarre da ogni esperienza una crescita personale e artistica. Come ho detto prima, sono abituata a viaggiare da sempre. Questo influisce moltissimo sulla mia musica, cerco sempre di dare un tocco internazionale alle mie canzoni. Molto spesso scrivo canzoni mentre viaggio, viaggiare mi fa sentire ispirata e poterlo fare così spesso mi fa sentire molto fortunata. Hai dichiarato di voler comunicare qualcosa al mondo con il tuo EP. Cosa c’è di te nelle tue canzoni? Ogni brano che scrivo ha qualcosa di me. Questo EP è nato ed è stato realizzato in pochissimo tempo, infatti le tracce originarie non dovevano essere queste. In un mese ho cambiato tutto, perché le altre tracce non mi convincevano e così ho deciso di ri-iniziare da capo il progetto. I quattro brani raccontano un ‘resoconto’ della mia estate, ma certamente si portano dietro esperienze degli anni passati che mi hanno fatto diventare quella che sono oggi e che quindi sono state formative. Ho cercato di diversificare il più possibile i contenuti nei testi. “Wonderful”, la canzone che fornisce il titolo all’EP, trasmette un messaggio forte, che è quello di non abbattersi mai, non mollare mai, alzarsi sempre a testa alta anche dopo la peggiore delle esperienze. Il testo, nell’inciso, riassume le conseguenze di una rottura e quindi della fine di una storia d’amore, invitando ad andare avanti. È una canzone, quindi, che vuole dare forza, che deve divertire in senso positivo. C’è molto di me nelle mie canzoni, mi baso parecchio su esperienze vissute in prima persona, non necessariamente però i contenuti che scrivo devono essere esperienze personali, a volte sono frutto dell’immaginazione, mi capita frequentemente di immedesimarmi […]

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Interviste vip

#Avanti Donne: per saperne di più

Venerdì 4 maggio, alle ore 17.30, a Paupisi l’organizzazione #Avanti Donne ha promosso il convegno “Pari Opportunità, la cultura di Genere, le opportunità, le risposte dei territori”. Dopo i saluti del Sindaco Antonio Coletta, sono intervenuti Rosaria Colangelo, consigliera del Comune di Paupisi e referente dell’organizzazione, il sociologo Alessandro Zilli, la criminologa Caterina Iesce e la consigliera di Parità Regionale Domenica Marianna Lomazzo. Abbiamo incontrato la promotrice e moderatrice dell’evento nonché fondatrice del movimento, Vittoria Principe, componente della Commissione Regionale Pari Opportunità Campania e la consigliera Rosaria Colangelo. #Avanti Donne: una catechizzazione della cultura di genere Cos’è #Avanti Donne e perché ha sentito l’esigenza di avviare un progetto del genere? V.P. Già da tempo avevo approcciato alla materia del mondo femminile in Commissione e molti eventi politici, che si sono susseguiti in questi anni, hanno spinto ancor più l’interesse verso questo settore e quindi ad approfondire e a partire dai territori, perché lo Stato centrale dà gli strumenti ma sono i territori a doverli applicare e a dover contribuire alla crescita. Il Sannio da questo punto di vista è un territorio vergine, quindi la presenza in Commissione è stata utile per farmi capire che c’era necessità di mobilitare l’opinione pubblica con una catechizzazione della cultura di genere. Obiettivi prioritari? V.P. Radicare #Avanti Donne nel Sannio, coinvolgere quante più donne possibili (oltre alle amministratrici, professioniste, casalinghe e non solo già attive con la rete), ma anche uomini che hanno compreso che la cultura di genere va difesa, tutelata, perché essa è innanzitutto cultura del rispetto, che dev’esserci tra uomo e donna in ogni contesto. Avendo il supporto e l’attenzione della Regione Campania, ora l’obiettivo è di andare oltre i confini territoriali e già ci sono contatti con Molise, Basilicata, Puglia, Toscana, Liguria e Lombardia. Perché #Avanti Donne dovrebbe fare la differenza? V.P. Perché le donne in alcuni ambiti fanno la differenza. Superando il concetto estremizzante di femminismo, oggi la donna va guardata nella sua interezza, nella sua complessità e soprattutto nella sua determinazione. # Avanti Donne utilizza proprio la determinazione femminile per far fronte comune nella realizzazione dei diritti, della donna e dei territori, e per ricostruire, dopo il 4 marzo che ha determinato una débâcle del PD, di cui #AvantiDonne è strumento e dai cui principi è ispirata. Su quali attività volete puntare con le amministrazioni comunali? V.P. Il Sannio è inadempiente rispetto all’applicazione di normative in materia di pari opportunità e di cultura di genere, in cui inserisco anche le categorie ai margini (anziani, disabili, minori a rischio, carcerati).  Innanzitutto, quindi, è fondamentale la formazione delle nostre amministratrici all’attuazione di tutti quelli che sono i principi di pari opportunità; l’acquisizione della cultura di genere attraverso convegni, incontri, dibattiti, tematici e generici; è opportuno svolgere un ruolo di raccordo tra Istituzioni e territori e far conoscere le tante opportunità che la Regione Campania offre, da cogliere e da sfruttare, creando opportunità di lavoro. Immaginiamo quindi l’apertura di sportelli informativi, corsi di formazione, aziende rosa e giovanili. Quali sono stati gli ostacoli che avete […]

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Attualità

Intervista ad Aurora Nobile, ballerina di “Ballando con te”

Aurora Nobile è una ragazza sedicenne di Nichelino che a suon di vittorie è giunta alla trasmissione televisiva “Ballando con le stelle”, per il torneo dedicato ai non-famosi “Ballando con te”. Ha battuto i concorrenti grazie alla bravura mostrata nelle esibizioni di Salsa Shine, un tipo di danza che le è valso nel 2016 il titolo di Campionessa Mondiale Salsa Shine per la IDO, nel 2017 quello di Campionessa italiana di Salsa Shine e negli ultimi anni il titolo di Campionessa Regionale, anche per l’hip hop e il classico. Non solo, infatti nonostante la giovane età, Aurora vanta altri numerosi trofei. Seguendo le orme del papà coreografo, ha cominciato a insegnare danza ai bambini, anche se al momento tutte le sue energie sono rivolte alla partecipazione al format televisivo. Dopo aver passato le selezioni, gareggiando con più di diecimila  ballerini, ha vinto nella sfida contro il gruppo di trenta ballerini di Ladispoli, e ora aspetta di sapere se potrà o meno continuare questa avventura a “Ballando con te”. Nel frattempo, per conoscere meglio questa giovane e semplice ragazza, le abbiamo rivolto qualche domanda. Intervista ad Aurora Nobile C’è un ballerino/a che consideri un modello di riferimento o che ti ha segnato particolarmente? Mi piace moltissimo Karen Forcano per la sua grinta e allo stesso tempo per il suo essere semplice al di fuori del mondo del ballo. Da dove nasce il sogno di dedicare la tua vita alla danza? Tutto questo è un sogno che si è sviluppato man mano nel tempo, ma che in fin dei conti ho sempre avuto fin da bambina, dato che in famiglia ballano e ballavano tutti. Cosa può insegnare la danza a una giovane donna in crescita come te? A me la danza ha insegnato la determinazione, la padronanza del corpo, l’eleganza, la sicurezza, il non arrendersi mai di fronte alle difficoltà, il sacrificio ripagato, il cercare di vincere superando se stessi non gli altri. Mi ha insegnato la libertà, la convinzione e mi ha donato la forza di portare avanti questa passione. Ritieni che la danza abbia migliorato la qualità della tua vita? In che modo? Penso che la danza abbia migliorato la mia vita dato che è soprattutto il mio punto di sfogo. Quando danzo non penso ad altro, è quel momento del giorno in cui scarico tutte le tensioni per immergermi in un mondo tutto mio. Cosa significa per te danzare? Per me la danza è poesia espressa in movimenti. Dietro le quinte, come ti prepari per andare in scena? L’attimo prima di andare in scena penso a tutti i sacrifici che ho fatto, che hanno fatto i miei genitori, al lavoro svolto fino ad ora e al cercare di trasmettere al pubblico ciò che provo io facendolo. Il mio rituale porta fortuna è la respirazione e l’autoconvinzione. Come definiresti questa esperienza a “Ballando con te”? Quest’esperienza è a dir poco magnifica, è un sogno che diventa realtà, un miscuglio di emozioni indescrivibili. È un’esperienza che auguro a tutti almeno una […]

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Eventi nazionali

Carlo Verdone al Mann. Quarant’anni di carriera in un’ora

Intervistato da Andrea Scanzi, giornalista de Il fatto quotidiano, il regista e attore Carlo Verdone è stato ospite nella sala del Toro Farense del museo archeologico di Napoli, all’interno del Festival MANN. Gli inizi di Carlo Verdone In un’ora Carlo Verdone ha ripercorso quarant’anni di carriera riportando alla mente molti ricordi delle sue esperienze come i personaggi interpretati nel programma televisivo Non stop e poi riproposti nelle pellicole Un sacco bello e Bianco, rosso e Verdone. Si tratta di maschere che l’attore ammette di aver creato prendendo spunto dalla varietà umana che ha avuto modo di incontrare nei quartieri romani della sua giovinezza. Ma i ricordi più vivi sono legati alla figura del padre Mario, uomo di larghe vedute e primo critico cinematografico a essere insignito della docenza di storia e critica del film all’università. Di lui Verdone ricorda anche gli studi sul cinema e l’arte futurista, che da parte sua furono oggetto di scherzi e prese in giro. Gli incontri importanti La carriera di Carlo Verdone, come  molti sapranno, è passata anche per nomi importanti del nostro cinema. Il regista ricorda l’incontro avvenuto con Roberto Rossellini, a cui sottopose la visione del suo Elegia notturna , film astratto influenzato dai corti di Andy Warhol e Kenneth Anger, che gli valse un posto presso il Centro sperimentale di cinematografia di Roma. C’è anche spazio per ricordare Federico Fellini, grande amico della famiglia e confidente del regista. Verdone ammette la propria ammirazione nei confronti di pellicole come I Vitelloni, 8 ½ , Lo sceicco bianco e La dolce vita, ma ricorda anche la difficoltà del maestro riminese ad adattarsi ai tempi che cambiano. Non può mancare il ricordo di un altro maestro, Sergio Leone, che fu produttore di Un sacco bello del 1980 e che contribuì a portarlo al successo. Un incontro di successo L’intervista si chiude con una domanda significativa di Scanzi: «Quale ruolo ti è piaciuto di più?» Tra i vari personaggi interpretati, Carlo Verdone ne ricorda due in particolare: quelli di Bianco, rosso e Verdone e di C’era un cinese in coma. Si tratta di ruoli che il regista reputa i più sinceri e spontanei. Ha poi chiuso l’intervista ammettendo che, non poteva esserci luogo migliore per ospitarlo della sala Farense. Un incontro che ha riscosso grande successo, come dimostra la miriade di ammiratori del regista che, a fine intervista, hanno tentato di strappargli una foto o un autografo nonostante gli impegni che lo attendevano.  

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Interviste

Intervista a Gabriele Finotti, leader e fondatore dei Misfatto

Una storia lunga più di 30 anni fatta di sperimentazioni musicali, festival e libri. Di chi parliamo? Parliamo di Gabriele Finotti e della sua rock band Misfatto con la quale, lo scorso 19 Gennaio, ha pubblicato il suo ultimo album, L’uomo dalle 12 dita edito dall’etichetta discografica Orzorock Music. Per l’occasione abbiamo fatto quattro chiacchiere con lui ripercorrendo, tra le tante cose, la storia della sua band. Ecco a voi. L’intervista al leader della band hard rock i Misfatto Come nascono i Misfatto? Potresti raccontarci qualcosa di ogni vostro album ? I Misfatto sono nati nell’87, io trent’ anni fa avevo 15 anni. In una cantina dei sobborghi della provincia di Piacenza, a Gragnano Trebbiense, vicino al fiume Trebbia, il fiume caro a Hemingway. Io sono l’ultimo dei fondatori rimasto, gli altri non suonano più. L’ultimo è stato Alessandro Chiesa che ha smesso nel 2011. Tra il ‘90 e il ‘93 abbiamo fatto uscire tre demotape che erano a tutti gli effetti degli album, però, non sono inclusi nella discografia ufficiale perché, fondamentalmente, a quel tempo, fare l’album ufficiale significava far uscire o un CD, che era un miraggio, o un vinile. La spesa era veramente esagerata, serviva proprio un produttore: erano altri tempi. Arriviamo al ’97 con il primo disco ufficiale La fine del giorno (Audiar), un disco rock/hard rock in italiano. Sono presenti canzoni che tutt’ora eseguiamo dal vivo come Prima che ritorni il sole e Lentamente. Nell’originale fisico- non c’è sul web- era presente anche una prima bozza di Ossessione che è diventata ora Ossessione Baudelaire. Nel 2000 Misfatto che abbiamo registrato in un mese in un agriturismo di Arezzo. È un album che ha avuto una realizzazione di master non felicissima però ne andiamo comunque fieri. Nel 2005 abbiamo pubblicato Invisible e nel 2008 è uscito il libro cd Caos Duemila a mio nome. È stato il mio primo libro. Nel 2011 Undici Eroi Morti, un disco al quale tengo molto perché ha avuto la direzione artistica di Lorenzo Poli che, dal 2010 all’anno scorso, è stato il bassista ufficiale dell’orchestra di Sanremo e adesso è il bassista del trio Renga, Nek e Pezzali. Poi nel 2012 è uscito il nostro unico vinile in discografia ed è infatti un oggetto di culto tra i nostri non numerosi fan: Eleven Dead Heroes, la trasposizione in inglese del disco precedente. Nel 2014 esce Heleonor Rosencrutz e l’anno successivo Rosencrutz is dead. Sono due album che prendono spunto dal mio secondo libro La chiesa senza tetto- 35 sogni a Lisbona. Sono dei concept-album dove si delinea già quello che poi è lo stile al quale siamo arrivati con L’uomo dalle 12 dita. Ovvero un crossover di generi dal pop al rock, dal prog al grunge che però poi sfociano in quello che è il nostro stile: rock a due voci con delle chitarre pungenti e dell’elettronica che si avvicina all’era moderna. L’uomo dalle 12 dita è uscito quest’anno e ci ha occupato tutto il 2017. Ha avuto il mix finale […]

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Eventi/Mostre/Convegni

La comicità surreale di Nino Frassica al Festival del Mann

Nel calderone degli artisti, cantanti e attori che si avvicendano nella prestigiosa rassegna di eventi promossa nel Festival del Mann, è presente anche  il poliedrico attore e comico  Nino Frassica.  Nel corso della presentazione dell’ultimo libro di Frassica “Sani Gesualdi Superstar”, svoltasi il 23 marzo scorso nella sala Toro Farnese, il comico messinese risponde alle domande dell’intervistatrice Annapaola Merone con la solita sagace ironia, raccontando storie legate alla sua carriera e alla sua vita. Nino Frassica: artista a tutto tondo Nino Frassica  è non solo  antesignano del genere comico surreale, ma soprattutto uno showman multitasking. L’artista messinese è uno stakanovista che si divide tra fiction, televisione, teatro, cinema e radio. Riscuote, da anni, molto successo  il ruolo del goffo maresciallo Nino Cecchini in Don Matteo, una delle serie tv più amate dagli italiani, giunta alla sua undicesima stagione. Non solo fiction per Nino, che si ritaglia  uno spazio nel programma di Fabio Fazio ” Che tempo che fa”, in cui sciorina comicità nei panni del vicedirettore del novennale “Novella Bella”. Ma oltre ad essere attore e comico, è anche conduttore radiofonico sulle frequenze di Radio2, dove presenta ” Il programmone” in onda il sabato e la domenica alle 13,45  da circa tre anni.  La radio, come lo stesso Frassica ammette, è il mezzo con cui riesce ad esprimersi meglio, dove non ci sono limiti e  dove può dar libero sfogo ai suoi “monumenti umani” . Negli ultimi anni si moltiplicano le sue apparizioni in molti film al fianco di registi quali: Paolo Genovese, Sofia Coppola, Giuseppe Tornatore, Ficarra e Picone e Maccio Capatonda. Nino Frassica: da”Quelli della notte” a “Sani Gesualdi superstar” Il successo di Nino Frassica si lega strettamente alla proficua collaborazione con Renzo Arbore, e dal trionfo dei personaggi portati nelle trasmissioni rivoluzionarie della metà degli anni ottanta: ” Quelli della notte “( 1985) ed “Indietro Tutta!”( 1987). Come Frassica dichiara durante l’intervista: «Prima di “Quelli della notte” la comicità era tutta preparata in televisione. Si raccontavano barzellette per lo più, tutto era impostato. Quando Arbore mi scelse per il suo programma, mi disse che “sembravo napoletano” per il mio senso dell’humor. Fui, ovviamente, contento del complimento». La comicità surreale di frate Antonino da Scasazza,  il celebre personaggio creato da Frassica e protagonista del suo libro, è il divulgatore di strampalati “nanetti” (aneddoti) edificanti del santo Sani Gesualdi che «nabbe nel 1111 e morve nel 1777». Frate Antonino riesce a farci ridere attraverso giochi di parole ed improvvisi cambi di stile, che rendono il religioso una vera e propria maschera grottesca. La comicità surreale di Nino Frassica resiste nel tempo I personaggi come frate Antonino o  il “bravo presentatore” sono maschere che rappresentano personaggi esasperati nell’essenza, su cui la gente può ridere  anche a distanza di anni. Su questo tasto Nino Frassica è chiaro, quando dichiara: «La comicità surreale, la farsa, la commedia sono immortali perché non legate all’attualità, a differenza della satira sociale o politica, che è quotidiana e legata al momento. Se si legge una vignetta satirica  […]

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Interviste

Sesèmamà: quattro donne e un nuovo album

Si dice che 3 sia il numero perfetto, eppure non ne sarei così sicura. Da quando ho ascoltato le SesèMamà credo proprio che la combinazione perfetta ruoti intorno al numero 4. Infatti le SesèMamà sono un quartetto, tutte donne per l’esattezza, poliedriche ed eclettiche, colorate come il loro primo omonimo disco, presentato al Pan di Napoli lo scorso 8 marzo. Senza retorica, la bellezza di questo progetto è proprio il connubio di personalità differenti, con trascorsi musicali diversi; a completare la tavolozza di colori vi è la composizione artistica: un pianoforte, suonato da Elisabetta Serio, tre voci, quelle di Brunella Selo, Annalisa Madonna e Fabiana Martone che arricchiscono l’atmosfera musicale suonando anche percussioni, vocal trumpet e body percussion. Sono all’attivo dal 2016, nel 2017 è uscito il loro primo singolo, con video annesso, dal titolo Senza Paura, una rielaborazione del brano di Toquinho, De Moraes, con testo italiano di Bardotti. Reduci da Musicultura, ad oggi hanno tra le mani il loro primo lavoro insieme, prodotto da Bruno Savino per SoundFly con Piero de Asmundis. Dieci tracce, inedite e non, numerose collaborazioni: Maria Pia De Vito, Robertinho Bastos percussionista, che ha partecipato a due brani del disco (Lôro e O trafego), e ancora Antonello Paliotti, Dario Franco, Arcangelo Michele Caso e Michele Signore. La parola d’ordine è colore: tonalità diverse ma complementari, un incastro armonioso che è possibile notare già dalla copertina dell’album. L’artwork di Nicola De Simone ha rappresentato le quattro donne incorniciate da uno scenario costituito dai quattro elementi, terra, fuoco, aria ed acqua, in una creazione dal forte impatto visivo. Ascoltarle vi farà compiere un viaggio attraverso suoni e colori di tante terre, in primis la nostra, attraverso i due brani Siente siè, scritto da Luigi Esposito e Fabiana Martone, e Jesce, composizione originale di Ernesto Nobili e Annalisa Madonna. Epilogo del disco è Epitaffio, rielaborazione dell’epitaffio di Sicilo, documento musicale dell’Antica Grecia, ritrovato in Anatolia, che racchiude in dodici righe un’immensa celebrazione alla vita. SesèMamà, l’intervista Sui social avete presentato la copertina del disco e alcuni scatti del booklet, in cui emerge la presenza dei quattro elementi fondamentali: fuoco, terra, aria e acqua. In più avete inserito come ringraziamento Totò, il principe della risata. Come mai queste due scelte? La scelta dei 4 elementi risalta le peculiarità delle nostre presonalità (nonché dei percorsi artistici) così diverse e al contempo complementari. Inoltre, per un’incredibile coincidenza, i segni zodiacali rispecchiano i quattro elementi. Riteniamo che sottolineare le differenze sia un punto di forza e ci dia la possibilità di accettare i limiti l’una dell’altra e di andare avanti con più determinazione. Totò è presente nella nostra terra  ancora oggi a distanza di oltre 50 anni. Molto spesso durante le prove viene citato con una delle sue gag. Nel video di Senza Paura è stato aggiunto un cameo che termina con la frase (pronunciata da Elisabetta) “non si è mai saputo”, tratta dal film Totò Diabolicus. Sesèmamà, il vostro primo disco, lo vedete più come un traguardo o come un nuovo […]

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Cinema & Serie tv

Intervista a Davide Guida, regista di un originale lavoro sul bullismo

Il bullismo: un tema scottante e attuale, ma mai trattato abbastanza. Il regista Davide Guida ne parla in modo non convenzionale Il bullismo è un tema sulla bocca di tutti, in tutte le sfumature semantiche e giornaliere. Bullismo scolastico, fisico, cyberbullismo. Logoramento quotidiano in tutte le sue declinazioni, fino a sconfinare nella più becera e sottile violenza psicologica che svuota la vittima di ogni scampolo di autostima e fiducia in se stessa, fino a renderla un involucro incolore e privo di spessore, suono e odore. Un cadavere che si aggira nei corridoi scolastici e nei meandri della vita comune, convinto, grazie all’erosione lenta e progressiva dei bulli, di non meritare amore, affetto e successo nella vita, arrivando a guardarsi con gli stessi occhi dei suoi carnefici. Davide Guida, regista napoletano, esperto tecno-informatico, consulente in comunicazione, operatore audiovideo, scrittore ed event planner, tratta il tema del bullismo nella sua opera “Vittima della mia Libertà”, con tinte originali e alquanto anticonformiste: non ripropone il cliché (purtroppo frequente nella realtà delle cronache attuali) della vittima svuotata, ma quello della vittima forte e orgogliosa, desiderosa di rivalsa. Diamo direttamente la parola a lui, per farci raccontare come ha trattato, a modo suo, il bullismo. Un progetto quasi totalmente no-budget, realizzato col supporto di artisti locali, per tratteggiare un ritratto insolito e originale di un tema spesso inflazionato. Per non cadere nella banalità, in cui spesso si incespica, quando si parla di problematiche del genere. Una vittima di bullismo che non soccombe, ma si ribella la protagonista del lavoro di Davide Guida. Addentriamoci nell’anima del suo lavoro L’intervista Come è nata l’idea di sviluppare un lavoro attorno a un tema così scottante e attuale come quello del bullismo? Qualche fatto di cronaca ha inciso su questa scelta? Direi che “Vittima della mia libertà” va oltre il classico tema del bullismo così come la cronaca lo riporta giornalmente. La vittima infatti, protagonista della trama, non è una adolescente debole, anzi è troppo forte e orgogliosa, desiderosa di un senso di libertà alquanto anticonformista e per quello risulterà scomoda e sarà malvista dalla società in cui vive, ambiente scolastico in primis. Come è articolato “Vittima della mia libertà” e quali sono i principi che muovono questo lavoro? “Vittima della mia libertà” è nato da un soggetto originale scritto da me in forma di breve novella una decina d’anni fa. Da tempo pensavo di trasformarlo in un cortometraggio ma, nel realizzarlo, è diventato un vero e proprio film della durata di circa 80 minuti. Grazie a un gruppo di amici artisti, la maggior parte dei quali professionisti a livello locale, ma volenterosi e desiderosi di impegnarsi in un tema sociale, abbiamo realizzato questo lavoro nell’arco di pochi giorni e pochissimi mezzi: parliamo infatti di un lavoro quasi totalmente no-budget. Definiresti il tuo lavoro un’opera di narrazione sociale o di denuncia? Da dove hai attinto per rappresentare il mondo contorto e difficile degli adolescenti? I miei lavori in genere sono di denuncia, ma questo forse è più di narrazione sociale, […]

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