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Eroica Fenice

La Tag: libri da leggere contiene 365 articoli

Libri

Il libro di Talbott di Chuck Palahniuk | Recensione

Il talento artistico di Chuck Palahniuk colpisce ancora, questa volta con un romanzo dai forti connotati postmodernisti, Il libro di Talbott, edito lo scorso gennaio dalla Mondadori (Traduzione di Gianni Pannofino). Una perla che cattura e tiene incollati alle pagine per alcuni giorni, regalando atmosfere suggestive, situazioni intriganti e personaggi unici. Dalla volontà di distruggere la società capitalista, alla condanna del mondo della moda, alla stregoneria, all’accusa dell’edificazione urbana incontrollata, alla denuncia dei reality, Chuck Palahniuk approda ancora una volta a quella che sembra essere la sua urgenza: denunciare. Questa volta, Palahniuk mira a smascherare le teorie complottiste di cui sono intrise le menti degli americani e le contraddizioni della società odierna. Una società che sembra entrare negli ultimi spasimi di un’umanità, che non riesce più ad occuparsi adeguatamente della sua terra, che è ormai incapace di governare se stessa. Il libro di Talbott è una nuova realtà dai risvolti inquietanti, narrata mirabilmente con il classico stile asciutto e deciso di Palahniuk. Non mancano pennellate sarcastiche e dialoghi sorprendenti in una trama quasi impossibile da riassumere, che intreccia molte, molte sorprese. È certo che Palahniuk, con quest’opera, si riconferma un autore magnetico e dal grande talento. Quella del nuovo romanzo di Palahnuk è, infatti, una storia ben congegnata e ben scritta, pregna di personalità differenti e di meravigliose chicche. L’atmosfera di suspense creata dall’autore riesce ad assorbire completamente il lettore dal principio alla fine, che si ritrova a leggere tutto d’un fiato, nonostante le quattrocento pagine circa. Il libro di Talbott: il Giorno dell’Aggiustamento Molti immaginano che ci sarà un Giorno del Giudizio a ristabilire la giustizia. Ci ritroveremo davanti al trono di Dio e saremo giudicati in base alla nostra condotta. In compenso godremo della serenità in Paradiso o saremo tormentati all’Inferno. Palahniuk immagina, invece, il “Giorno dell’Aggiustamento”, che rimedierà tutte le storture della società. Si tratta di una grande congiura contro l’élite intellettuale. Ci troviamo negli Stati Uniti e la nazione si sta preparando alla rivoluzione. Abbiamo a che fare con una sorta di aspirante dittatore/guru new-age, le cui massime vengono amplificate dai media. «Immagina che Dio non esista, che non ci sia né paradiso, né inferno. Ci sono soltanto tuo figlio e suo figlio e il figlio di suo figlio e il mondo che tu lascerai loro (…)» Abbiamo anche un libro nero-blu, una sorta di pamphlet profetico che racconta di questo “Giorno dell’Aggiustamento”, in cui a pagare saranno i pezzi grossi. Anzi, le loro orecchie. E poi abbiamo una lista su Internet, i “Meno Amati d’America”, contenente i nomi dei giornalisti, dei politici e dei professori universitari, che devono ricevere tremila voti per rimanere in classifica. Dovrà nascere una nuova civiltà. Gli Stati Uniti verranno divisi. Cosa ne uscirà? Caucasia. Dei bianchi. Blacktopia. Dei neri. Gaysia. Degli omosessuali. Un’immagine forte, di quelle che s’imprimeranno per sempre nella memoria del lettore la si troverà alla fine del libro, dove una donna nutre un uomo affamato con un salsicciotto fatto della sua stessa carne. Un messaggio d’amore e […]

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Quando un uomo cade dal cielo di Lesley Nneka Arimah – Recensione

“Quando un uomo cade dal cielo”, l’esordio letterario di Lesley Nneka Arimah, scrittrice afro-americana, è finalmente arrivato in italia, edito dalla casa editrice SEM, dopo aver ottenuto un ottimo riscontro negli Stati Uniti. I racconti narrati dalla scrittrice danno voce a personalità diversissime, ma al contempo un fil rouge mantiene legate le pagine del racconto, attraverso una voce che narra le gioie ma soprattutto i dolori della vita con una spontaneità disarmante. Le storie si aggirano tra i generi più disparati, dalla leggenda al realismo che in alcuni punti diventa magico, attraverso le tradizioni di un popolo la cui cultura scorre nelle vene e nell’inchiostro della scrittrice; il folklore delle tradizioni africane, dove molti dei racconti sono ambientati, e dei quali tutti portano impressa almeno una traccia, è lo spunto per affrontare problematiche che accomunano tutti; drammi familiari, amore e amicizia, nonché tradimenti, ma a spiccare e ad emergere forte è la voce delle donne, protagoniste di drammi e di problematiche che spesso diventano però la loro forza, o la loro fine. Quando un uomo cade dal cielo: dentro le storie… A caratterizzare le donne raccontate da Lesley una scintilla, talvolta un vero fuoco, che arde loro dentro, ma che in un modo o nell’altro, la società o l’ambiente in cui si trovano, provano in tutti i modi a spegnere, perché tutt’intorno vi è deserto di emozioni, di conseguenza quelle troppo forti vanno sopite. Le giovani donne di questi racconti, le figlie, sono definite ribelli, talvolta semplicemente troppo intelligenti e dalla spiccata curiosità, dote niente affatto ben vista; tale animo sveglio viene spesso represso da madri che hanno subìto lo stesso trattamento quando erano giovani, e che talvolta vogliono evitare alle figlie, paradossalmente, ulteriori sofferenze. I padri se non sonnecchiano sul divano, con una birra, sono comunque assenti, o morti. Tutti i racconti si spezzano sul finale, come a voler lasciare interdetta l’ultima parola, forse perché pronunciarla sarebbe troppo, o perché in questo modo possiamo immaginare che quella scintilla che le caratterizza abbia ancora una speranza. Le giovani di questi racconti cercano in ogni modo di far sentire la propria voce, anche a costo di incorrere in una cocente punizione, come accade alla protagonista del terzo racconto, in una scena quanto mai attuale, intitolato appunto “Ribelle“: “O quando mi avevano sospesa perché avevo dato della vacca fascista alla mia insegnante di Retorica e Comunicazione dal momento che si rifiutava di lasciarmi argomentare a favore del diritto all’aborto, un tema su cui non avevo un’opinione precisa fino a quando non mi è stata negata la possibilità di difenderlo.” È in punti come questi che emerge la forte personalità della scrittrice, che dietro il destino spesso ingiusto delle proprie protagoniste, non riesce a trattenere la propria sensibilità di donna forte in un mondo che vuole assoggettarla ancora. Il racconto spesso si ricostruisce a ritroso, come se i protagonisti ricordando, narrassero la storia partendo dal momento presente, per arrivare a quello passato, e così la confusione dei tempi del racconto è l’emblema dello stato confusionale dei protagonisti.  […]

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Attacco dalla Cina, il nuovo thriller di Michael Dobbs (Recensione)

Attacco dalla Cina, il nuovo libro di Michael Dobbs pubblicato dalla Fazi Editore, è il secondo capitolo de La serie di Harry Jones. Dopo Il giorno dei Lord, in questo nuovo thriller politico l’autore attinge elementi reali dalla storia recente e li rielabora per raccontare scenari di guerre cibernetiche e conflitti internazionali. Michael Dobbs è l’autore di House of Cards, trilogia su cui sono basate due famose serie televisive. Tanto House of Cards, miniserie televisiva britannica del 1990 trasmessa dalla BBC in quattro puntate, quanto House of Cards – Gli intrighi del potere, serie di cinque stagioni prodotta dal 2013 al 2018 da Netflix, sono infatti ispirate dall’omonima trilogia. Nato nel 1948, Michael Dobbs è stato il capo dello staff del Partito Conservatore durante l’ultimo governo Tatcher e dal 2010 è membro della Camera dei Lord. Riguardo il contenuto delle sue opere, Dobbs afferma: «Nei miei romanzi racconto la sola cosa che conosco bene, la politica per com’è e per come deve essere: spietata e crudele. Lì sta la sua grandezza». L’ultimo romanzo di Michael Dobbs Una serie di attacchi informatici provenienti dalla Cina rischiano di mandare nel caos il mondo occidentale. Gli attacchi  non lasciano tracce e  potrebbero mandare il mondo in “cortocircuito” perché non rendono evidente la presenza di un problema ma si limitano a produrre informazioni, valori e comportamenti errati. Se inizialmente i leader delle principali potenze occidentali possono pensare a dei banali malfunzionamenti, sul lungo termine appare evidente la presenza di una regia nemica. Per far fronte a quella che potrebbe essere una terza guerra mondiale combattuta con input informatici, i principali leader occidentali si riuniscono in gran segreto per prendere delle decisioni. Convocati con urgenza dal Primo Ministro britannico, la Presidente degli Stati Uniti d’America e il Presidente russo, accompagnati rispettivamente da un consigliere e dal genero, si riuniscono in un castello in Scozia completamente isolato dal resto del mondo dove saranno accolti ed accuditi da un’anziana signora e dal nipote. Il Premier britannico decide di farsi accompagnare da Harry Jones, integerrimo ed insolente ex militare pluridecorato già presente nel precedente romanzo, Il giorno dei lord. Mentre in Scozia i leader del mondo occidentale provano a trovare un accordo, in Cina gli informatori vengono torturati e gli ambasciatori sequestrati nell’attesa di sferrare un attacco cibernetico in grado di distruggere linee energetiche, centrali nucleari, mercati finanziari e sistemi informatici sanitari. Data la biografia di Michael Dobbs e i suoi importanti incarichi politici, è impossibile non rinvenire nelle pagine di Attacco dalla Cina tanti elementi reali del presente e del passato prossimo che rendono la lettura un gioco per capire il confine tra realtà e finzione. Certo, Dobbs ci fa conoscere personaggi frutto della fantasia, ma è comunque divertente pensare che in quella finzione ci sia qualcosa di veritiero. Il thriller di Dobbs dimostra che nell’attuale immaginario collettivo il grande nemico è la Cina e non più la Russia. Una Cina che vuole dare un colpo di spugna ad un passato di guerre, soprusi e violenze nel momento in […]

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Jacaranda di Nini Sanna, un’avventura oceanica (Recensione)

Paolo Ferrante è un abile uomo di mare, e come tale ha un forte spirito libertino e non conforme a quella stabilità che può offrire la terraferma. Per questo, sempre in viaggio, diventa se stesso solo quando è il richiamo della navigazione a coordinare la sua traiettoria di vita. Un giorno accetta l’incarico come primo ufficiale a bordo dello Jacaranda, desideroso di riprendere la via in mare e di lasciare Singapore. Su questo scapestrato mezzo di trasporto, però, ben presto capirà di essere incappato in un intrigo, che metterà a dura prova la sua moralità e il suo senso del dovere. Jacaranda è il nuovo romanzo di Nini Sanna, un giallo interessante e marinaresco, pubblicato da Il Frangente edizioni. Siamo negli anni Sessanta, quando la guerra in Vietnam è sulla bocca di tutti. D’altronde, un evento storico che viene ricordato da lontano, poiché è il mare a dominare sulla narrazione, fulcro principale delle pubblicazioni di questa casa editrice. Lo è anche per l’autore Nini Sanna, nome d’arte di Salvatore Sanna Cherchi, marinaio e scrittore. Marinaresca, poi, è anche la terminologia usata durante tutto il corso del romanzo e della navigazione, che rende molto più reali i personaggi e sorprendenti i fatti avvenuti. La storia prosegue quando Paolo, preso l’incarico sul cargo Jacaranda, impara a conoscere i colleghi a bordo: l’attraente Veronica Cowen, che scoprirà essere la figlia dell’armatore che ha ordinato la missione per il trasporto di alcune casse dal contenuto sospetto; un incompetente comandante, che sembra essere lì solo per un caso fortuito, o magari spinto da qualche aspirazione nascosta; il surveyor, un supervisore che da subito Paolo ritiene non necessario e che, proprio per questa presenza ingiustificata, sarà il primo elemento che lo inizia ad insospettire; e infine Manuel, suo compagno di bevute che determinerà lo svolgersi degli eventi successivi, e il personaggio che rispecchia più di tutti lo spirito più libertino di quel lavoro. Jacaranda di Nini Sanna, un giallo a bordo di una nave Accanto agli intrighi che alcuni componenti a bordo sembrano orchestrare, Nini Sanna ingaggia una narrazione degna di un avventuroso viaggio in mare: quando la nave salpa, tutto è nelle mani di questo elemento, e l’uomo non può nulla, soprattutto se tenta di dominarlo e di vincerlo. Dopo avere scoperto che il comandante, in accordo con altri membri dell’equipaggio, governa il buonumore dei marinai attraverso un mercato illecito di oppio, Paolo si troverà a dover prendere la situazione in mano quando la nave si ritroverà sulla traiettoria di un ciclone. La natura, forte, possente, che tutto può decidere, sarà una congiura tanto grande quanto quella che si sta consumando a bordo. Cosa succederà allo Jacaranda? All’autore Nini Sanna non sfugge qui la necessità di un deus ex machina, che sta proprio nell’esperienza del primo ufficiale, ben presto in combutta con se stesso, alle prese con la sua coscienza e a mettere sul tavolo da gioco tutte le immagini e i ricordi della sua vita oltre alle decisioni prese. Parallelamente al ricordo di una […]

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Allegro con fuoco di Beatrice Venezi, un’emozione su pentagramma

L’arte e l’amore ritornano spesso nel libro Allegro con fuoco di Beatrice Venezi edito da UTET, parole che declinate al singolare femminile si fanno portatrici di quel significato che è alla base dell’agogica del titolo. Il testo comprende cinque capitoli ed è suddiviso in scala, un po’ come la mente di un direttore d’orchestra, in modo da spiegare al pubblico, cui si rivolge, passo dopo passo quali siano le infinite possibilità che la musica può offrire nel suo insieme: la sua architettura semantica, melodica e armonica, la sua storia e quel suo dietro le quinte che (ci) restituisce ogni volta fascino e stupore.  “Vissi d’arte, vissi d’amore”. Canta così Tosca in una delle più belle arie a lei dedicate dai librettisti Giuseppe Giacosa e Luigi Illica su musiche di Giacomo Puccini. Nell’eterno presente, la musica le si incatena e le cinge le braccia, ad ogni sospiro il suo dolore e la sua gelosia si imbevono di note che conservano sulla carta la sua identità immutata. Chissà se Parigi, dove l’idea di questa donna nacque, avrebbe potuto accettare che vivesse d’arte e non anche d’amore. La musica in Allegro con fuoco di Beatrice Venezi Per Beatrice Venezi, classe 1990, innamorarsi della musica classica non è solo un sottotitolo che abbellisce la pubblicazione ma soprattutto un desiderio di rivalsa. È proprio lei nelle pagine che scrive ad immaginare un mondo in cui “la nostra musica non sia considerata meno interessante di quella rock e pop […]; un mondo in cui non vengano innalzate barriere così nette fra la musica classica e la musica leggera e dove a nessuna di queste etichette venga appiccicato un giudizio di valore o un pregiudizio. Questa musica deve tornare nelle piazze; dobbiamo squarciare il velo che la avvolge e permettere a tutti di avvicinarsi alla bellezza del nostro mondo, del nostro suono”. Un mondo senza etichette stampate addosso, tradotte negli ostacoli che ha dovuto superare nel rivestire da donna un ruolo che solitamente è affidato agli uomini, quello del direttore d’orchestra. Una visione arcaica e stereotipata che è riuscita a sottrarre al costume popolare e a far rivalutare con senso critico e volontà di rinnovamento, supportata da una autentica passione verso la direzione di più elementi che, nel “dimostrare la modernità della tradizione”, riesce a spingersi oltre. Ascoltare la musica infatti equivale ad ascoltare il mondo che ci circonda. È con semplicità e ironia, ad esempio, che viene mostrata in Allegro con fuoco quanta attualità risieda nelle opere liriche: se Tosca incarna la gelosia, Madama Butterfly è esempio di turismo sessuale, il destino che Bizet raccontato nella Carmen può ricordare i femminicidi di oggi, per non parlare della Bohème in cui Mimì e Rodolfo possono davvero rappresentare tutte le coppie del mondo. E se Puccini, conterraneo della Venezi, dal contesto ricava personaggi veri, il Verdi, nel cui conservatorio a Milano il direttore si diplomerà, trascina sul Nabucco un ideale patriottico e si avvicina al pubblico con la Traviata, il Rigoletto e il Trovatore. In Verdi le donne, pur […]

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Jesmyn Ward, con Canta, spirito, canta continua la trilogia di Bois Sauvage

In questo secondo capitolo della trilogia di Bois Sauvage, Canta, spirito, canta, Jesmyn Ward ci regala un altro romanzo intenso e vivido, che le ha permesso di vincere il suo secondo National Book Award dopo Salvare le ossa, pubblicato ancora una volta in Italia dalla NN editore. Siamo di nuovo a Bois Sauvage, Mississippi. Qui il giovane Jojo vive insieme alla sua famiglia. La sorellina Michaela, Kayla, la quale ne è completamente dipendente in tutto, prolungamento del suo corpo come della sua anima; la madre Leonie, tossicodipendente ed incapace di qualsiasi forma di istinto materno, e per questo si sente continuamente colpevole e arrabbiata. Anche nei confronti dei genitori, i nonni di Jojo e Kayla: Mam, malata di cancro che la costringe a letto sofferente, e infine Pop, che gli insegna a diventare l’uomo di casa, a sgozzare le capre per farne uno stufato con la carne e a tagliare la legna consumata dalle termiti. Jojo però ha un dono speciale, che non gli permette completamente di raggiungere il traguardo dell’adolescenza per essere un passo più vicino all’età adulta, qualcosa di magico che lo tiene ancorato all’infanzia nonostante il suo corpo asciutto e alto che cresce. Il diventare grandi si complica ancora di più quando Michael, suo padre e compagno di Leonie, esce di prigione, e a farlo visita sarà lo spirito di una vecchia conoscenza di Pop, Richie. Jesmyn Ward dà voce agli innocenti in Canta, spirito, canta Canta, spirito, canta non delude nessuna aspettativa. La potenza comunicativa di Jesmyn Ward è tanto vivida, tattile, quanto quella del piccolo protagonista che ha il dono, ereditario, di comunicare con i morti, con gli animali, in un modo ancora un poco acerbo, disturbante, ma che è sentito ed impossibile da evitare. Jojo, così come Leonie, fa i conti con qualcosa che probabilmente rifiuta; aspira ad essere come il nonno, la sola figura paterna, e sente il peso della responsabilità nei confronti della piccola sorellina che non riesce neanche a mangiare senza di lui, perché allo stesso tempo sa che lui è l’unica ancora di salvezza. Capitolo dopo capitolo, Jesmyn Ward ci offre la prospettiva di madre e figlio sui pochi ma importanti avvenimenti che accadono, mostrandoci i due punti di vista più contrastanti del romanzo. Durante il viaggio verso la prigione un tempo schiavista di Parchman e ritorno, una volta che Michael si è unito a loro, scopriamo nuove sfaccettature di Leonie. Piegata dall’amore che prova per il suo compagno, ostacolata da tutti non solo perché lei è nera e lui bianco, ma anche perché la famiglia di lui ha partecipato alla morte del fratello Given, che Leonie vede solo quando è fatta. La sua rabbia e frustrazione nel sapere di non potere dare ai figli l’attenzione che cercano, l’affetto che desiderano, un difetto che legge apertamente negli occhi risentiti e pieni di amarezza di Jojo, uno sguardo che la colpisce più forte di una lama ma che, anche in questo caso, non può evitare. Consapevole di non essere all’altezza, consapevole […]

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Racconti greci, il nuovo romanzo di Alessandro Amadesi

Racconti greci, il nuovo libro di Alessandro Amadesi  | Recensione Racconti greci è il nuovo romanzo di Alessandro Amadesi, edito da Lit Edizioni. In un momento di crisi profonda, il protagonista decide di partire alla volta di un’ isola greca: Santorini. Durante tutto il viaggio si avvicenderanno riflessioni, scoperte e ricordi. Nella seconda parte, in particolare, ci saranno riflessioni sulla donna amata, in continua lotta per questo amore che sembra impossibile. Nelle successive parti del romanzo seguiranno riflessioni sull’intera umanità. Il libro è diviso in tre grosse parti sostanziali. I tre blocchi lasciano spazio ad ulteriori squarci di riflessioni personali, in tutto cinque. Le parti principali prendono il nome di Kalimera, Kalispera e Zakynthos. Passando attraverso i tre emisferi, si avverte una sorta di crescendo emozionale. Kalimera è dedicata interamente a Santorini, il luogo in cui il protagonista sembra essere più affezionato. Kalispera parla di Agia Marina e l’ultima parte lascia spazio alla meravigliosa Zante. Il protagonista, Ale, sembra quasi reincarnare le fattezze dell’ “eroe moderno“. Non è importante avere un aspetto fisico che rientri nei canoni comuni, tanto che dietro alla piccola statura del protagonista, agli occhiali da vista e alle disavventure personali, c’è una persona  capace di grandi cose. Il protagonista appare quindi come “l’uomo della porta accanto”, che nella sua normalità affascina ed incuriosisce. Ale è totalmente innamorato di una donna impossibile, di cui non appare mai il nome. I loro dialoghi sono emozionanti e veri. Alcuni estratti sembrano essere stati estrapolati da messaggi, altri appaiono solo come lettere d’amore mai spedite. Tra i due sembrano non mancare numerosi stralci di passionalità, elementi che rafforzano l’idea di avere a che fare con personaggi in carne ed ossa, che oltre all’amor cortese sono anche alla ricerca dell’amore carnale. La storia dei due non è fitta di dettagli ma, per la sua passione e attualità, tiene il lettore incollato alle pagine fino alla fine, nell’attesa che vi sia un lieto fine. Racconti greci: un viaggio insieme al protagonista Per tutto il romanzo si susseguono elementi geografici. Non mancano suggerimenti sui luoghi da visitare in Grecia, come la Caldera, l’isola Aiginas, il porto del Pireo, la collina di Bohali… Insieme al protagonista e grazie ai dettagli geografici, il lettore compie un viaggio fatto di sole, persone e racconti. Anche per quanto riguarda il cibo, il protagonista parla spesso di cose che ha mangiato con gusto, come nel caso del Pasticio. I personaggi di Racconti greci sono ben caratterizzati e non cadono mai nel cliché dell’ “uomo del posto”. I greci Skaramagas, Saliveros, Nikos e Peros, saranno, infatti, per Ale, oltre che ottimi ristoratori, precisi tassisti o semplici conoscenti, anche delle figure che lo avvicineranno alla cultura greca, fino a farlo sentire finalmente a casa. Il viaggio di Ale non è la tipica “vacanza italiana” ma appare quasi come un viaggio introspettivo, che ti spinge verso la cosiddetta “calma del posto”, quella stessa calma che in Grecia sembra regalarti il tempo necessario per far tutto. Tra flashback e piccole avventure, le […]

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Una furtiva lacrima di Manlio Santanelli | Recensione

Una furtiva lacrima è l’ultimo romanzo di Manlio Santanelli, pubblicato dalla casa editrice GMPress Manlio Santanelli realizza con Una furtiva lacrima «un’opera prima all’età di 75 anni». Così esordisce il critico Matteo Palumbo nel presentare l’arguto drammaturgo contemporaneo. Precedente a questo infatti, solo un altro esperimento di romanzo breve, La venere dei terremoti. Che siano però canovacci teatrali o testi dal parlato disteso, Manlio Santanelli non si smentisce mai, esacerbando una verve a tinte accese. La scrittura, a detta dello stesso autore, è l’emorragia del pensiero. Il sangue sgorga dalle vene e lo scrittore lo tampona sulla carta. Il pensiero è però anche sfuggente, viaggia nell’aria e non lo si afferra. Lo scrittore quindi deve anche assecondare questa seconda natura inafferrabile, lasciando andare libera la parola e la successione torrenziale di frasi. Sineddoche della mente dell’autore è quindi per Manlio Santanelli la città di Napoli, luogo del caos calmo, l’urbs alluvionale. L’affastellarsi in asindeto sulla pagina è una corsa frenetica per l’intrigo dei vicoli, con il timore che il cielo possa crollare sulla testa. Una furtiva lacrima di Manlio Santanelli I modi di interpretare la scrittura e di leggere la città trovano ampio respiro tra le pagine di Una furtiva lacrima. Armato di ironia, Manlio Santanelli racconta del costante dialogo generazionale, del rapporto di maestri solerti e di allievi non sempre disciplinati. Per un atto di vampirismo succhiano via dai maestri una conoscenza che non sono pronti a restituire. Allievo per eccellenza è Giorgio, amante del cinema e allergico a espressioni come lavoro sicuro e paga fissa. Un sognatore meridionale che scappa dalla logica dell’utile, trovando a Roma una guida preziosa per la sua carriera. Tarquinio, il suo «amico-maestro», scopre di dover curare una grave malattia in Provenza, ma proprio nel momento del bisogno è abbandonato da tutti perché «la vita ha la memoria corta e spesso ti picchia proprio dove ha già picchiato». Sarà proprio Giorgio, in onore dei tempi romani, ad andare in Francia in suo soccorso. Da questo incrocio di vite, fili tesi tra gli opposti di umorismo e malattia, Una furtiva lacrima si presenta come un viaggio nella mente e nelle sue contorsioni, tra slanci facoltativi dal punto di vista di un narratore inattendibile e umori insostenibili. L’incomunicabilità è costantemente tematizzata: da un lato, un discorso diretto reso indistinto dal piano della voce narrante, flusso continuo e concertato nevrotico; dall’altro, un italiano che entra in contatto con il mondo estero, intrecciando la sua alla lingua dell’altrove, un altrove spesso meno avvelenato dai picchi di debilitante inefficienza del suo paese d’origine. Se anche la risata esorcizza e cura, la lacrima diventa spesso liberazione, insieme godimento e patimento con lo sguardo rivolto all’indietro. Giorgio e Tarquinio rivivono insieme i giorni fasti e i nefasti, liberando finalmente il flusso ininterrotto del pensiero, quello che Manlio Santanelli tampona su carta. In sottofondo, le note di Donizzetti e la voce di Nemorino. Immagine: Tele-Diocesi

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Incontro con Gabriela Ybarra, autrice de Il commensale

Gabriela Ybarra presenta il suo primo romanzo: Il commensale Il 29 maggio è stato presentato in anteprima nazionale all’Instituto Cervantes di Napoli il primo romanzo della scrittrice basca Gabriela Ybarra: Il Commensale. All’evento, organizzato dalla casa editrice Alessandro Polidoro Editore e dall’Instituto Cervantes de Nápoles, hanno partecipato, oltre all’autrice Gabriela Ybarra, la traduttrice Maria Concetta Marzullo, gli ispanisti proff. Augusto Guarino e Marco Ottaiano e l’editore Alessandro Polidoro. Nel suo primo romanzo Gabriela Ybarra tenta una libera ricostruzione della storia della propria famiglia. Il 22 giugno 1977 viene ritrovato il cadavere dell’imprenditore e politico basco Javier Ybarra, sequestrato il 20 maggio dello stesso anno da un gruppo di terroristi dell’ETA. Gabriela Ybarra, nipote del politico ucciso, non ha ricordi diretti del tragico lutto che ha colpito la sua famiglia, ma il dolore scaturito da una nuova perdita, quella della madre morta nel 2011, accende in lei il desiderio di conoscenza e comprensione di eventi che sembrano aver lasciato segni profondi nella sua famiglia e nella storia del suo paese. Il Commensale fa parte della collana I Selvaggi, diretta dal prof. Marco Ottaiano e interamente dedicata alla letteratura spagnola ed ispano-americana contemporanea, che raccoglie antologie di racconti e romanzi dei più influenti autori contemporanei di lingua spagnola. Come sottolineato dall’editore Alessandro Polidoro nel suo intervento introduttivo, I Selvaggi è un progetto che mira ad esportare un modello culturale di valore, un progetto che, pur mantenendo come riferimento il contesto culturale della città di Napoli, cerca di superarne i confini aprendosi ad esperienze letterarie dense di contenuti. Il Commensale, nel solco già tracciato da Big Banana di Roberto Quesada, riafferma la volontà degli ideatori della collana I Selvaggi di promuovere progetti letterari che esulino dal contesto effimero e commerciale della letteratura di moda puntando al valore dei loro contenuti e all’essenzialità della forma. E proprio l’equilibrio tra forma e contenuto costituisce uno dei punti di forza de Il Commensale. Nella presentazione che del libro fa Ottaiano, e ancora nelle parole di Guarino, si ribadisce la capacità di Gabriela Ybarra di esorcizzare la drammaticità degli eventi narrati attraverso una scrittura attenta ed analitica. Gli eventi descritti nel romanzo costituiscono un dramma personale per l’autrice e allo stesso tempo rappresentano un dramma collettivo che coinvolge l’intero País Vasco. Il sequestro e l’uccisione per mano dei terroristi dell’ETA del nonno Javier Ybarra, sindaco di Bilbao ed esponente di spicco della scena politica basca, sono testimonianza di un periodo di profonda sofferenza della società civile spagnola. Ma nonostante il dolore che suscitano questi eventi, il tentativo di ricostruzione che compie l’autrice è reso attraverso parole essenziali e una forma analitica ed autentica. Gabriela Ybarra dosa attentamente le parole affinché nessuna di esse risulti superflua, ne viene fuori, come sottolinea Ottaiano, una forma scevra dalla retorica che appesantisce la politica contemporanea ma che riesce con più forza a suscitare empatia nei lettori verso eventi che di fatto sono politici nella misura in cui attengono alla polis. Alla dimensione storica e pubblica, cui appartiene la vicenda della scomparsa […]

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Pedro Lemebel: Di perle e cicatrici | Recensione

Di perle e cicatrici (De perlas y cicatrices) è l’opera dello scrittore cileno Pedro Lemebel,  pubblicata per la prima volta in Cile nel 1998. Il libro, edito da Edicola Ediciones, è  uscito da pochissimo anche da noi in Italia. Di perle e cicatrici, terza opera di Pedro Lemebel Di perle e cicatrici è ambientato in Cile nel tormentato periodo politico che va dalla fine della dittatura (con Pinochet) fino al lento e graduale instaurarsi della democrazia.  Pedro Lemebel conduceva il programma radiofonico Cancionero per Radio Tierra: le testimonianze raccolte le ha  riportate nel libro Di perle e cicatrici come ha fatto per gli articoli pubblicati su Pagina Abierta e The Clinic (giornali di opposizione politica) raccolti poi nei volumi  La Esquina es mi Corazón, Loco Afán: Crónicas de Sidario,  Zanjon de la Aguada. Nel libro Di perle e cicatrici vengono riportate le cronache di settanta personaggi, ciascuno dei quali è molto ben caratterizzato. Il volume è una sorta di bestiario del genere umano che vive il Cile della post-dittatura. Pedro Lemebel era infatti un intellettuale di spicco del Cile, amatissimo dalla sinistra e dalla comunità omosessuale (della quale faceva parte) e ha realizzato eventi, performance provocatorie, video ed installazioni per rivendicare il diritto alla libertà in tutte le sue forme (sessuale, ecc.) con il  Collettivo artistico Yeguas del Apocalipsis (fondato con Francisco Casas). Pedro Lemebel viene per questo considerato uno dei più interessanti cronisti della postmodernità in America Latina, tanto da essere definito dallo scrittore cileno Roberto Bolaño il «miglior poeta della sua generazione». Di perle e cicatrici, le settanta testimonianze  Le settanta testimonianze presenti in Di perle e cicatrici lasciano trasparire le molteplici zone d’ombra del processo di democratizzazione in Cile, sottolineate con eccellente sarcasmo dall’autore. I personaggi sono svariati: troviamo comici televisivi, ex Miss Universo, scrittori e personaggi del jet set di ieri e di oggi che si alternano alle vittime del terrore in maniera provocatoria e, attraverso di loro, Pedro Lemebel esprime il suo punto di vista circa la rivendicazione della differenza sessuale, la difesa degli esclusi quali le minoranze emarginate, la denuncia degli orrori della dittatura e le ombre della nuova democrazia con le sue nuove/vecchie connivenze politiche. Lo stile scelto dall’autore è decisamente originale e si inserisce nella corrente letteraria barocca latinoamericana: Pedro Lemebel sceglie infatti di utilizzare un  linguaggio barocco caratterizzato dall’utilizzo di parole tipiche del folclore locale e dall’adozione di  toni provocatori e di rivendicazione sociale e politica. Immagine: Edicola Ediciones

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