Seguici e condividi:

Eroica Fenice

La Tag: libri da leggere contiene 369 articoli

Libri

A Natale un libro sospeso: Doctorammà di Graziella Lussu

Mercoledì 11 dicembre, nella sede CGIL Filcams in Piazza Garibaldi 101, Graziella Lussu ci presenterà il suo libro sospeso: Doctorammà Doctorammà segue L’armadio a muro, pubblicato nel 2018, ed è il secondo di una trilogia di romanzi autobiografici scritti da Graziella Lussu. Doctorammà è il racconto autobiografico, la testimonianza sotto forma di diario di una vita spesa per gli ultimi. Graziella sul finire degli anni ’60 entra a far parte della Congregazione delle suore della Redenzione e da allora la sua vita proseguirà nell’unico modo in cui Graziella sa contemplare Dio: cercandolo negli ultimi, in coloro che la società lascia ai margini, nelle ferite e nei segni che la povertà, l’indigenza, l’ignoranza, la solitudine lasciano nel corpo e nell’animo. Doctorammà racconta altri 20 anni di vita della Lussu: gli anni della formazione spirituale e intellettuale, gli anni in cui il suo sogno prende forma tra i banchi dell’università Cattolica di Roma e le lezioni di inglese a Londra. Dopo la laurea in Medicina alla Cattolica di Roma nel ’72, Graziella si specializza in Urologia, per poi volare a Londra. Qui, senza mai separarsi dall’amica e consorella Rita con la quale condividerà ogni momento e ogni fatica di questo intenso periodo di formazione, impara l’inglese per poi specializzarsi in Medicina Tropicale. Sul finire del ’76 Graziella è in India, tra la regione del Kerala e la città di Bangalore, in Karnataka, la sua “terra promessa”: qui rimarrà per anni come “medico di strada”, impegnata in campagne di educazione sanitaria e sensibilizzazione contro l’emarginazione dei malati di lebbra, e imparerà a conoscere che faccia ha vedhana, il dolore.  Nel romanzo di Graziella Lussu trovano spazio anche gli affetti familiari, le persone care, le figure che hanno avuto rilevanza fondamentale nella crescita, nella maturazione della sua persona e del suo sogno: la mamma Liuccia, donna colta, forte e indipendente, che ha portato sulle sue sole spalle, con indicibile abnegazione, il peso di una famiglia grande e complessa; la nonna, donna severa e inflessibile, la cui saggezza accompagnerà ogni momento della vita di Graziella; le sorelle e i fratelli dalle vite tortuose e in salita; un padre inadeguato, la cui presenza ha fatto danni e lasciato ferite più di quanto avrebbe potuto fare la sua assenza, un padre che ha speso, poi, una buona parte della sua vita a raccogliere e rimettere insieme i cocci lasciati a terra. A fare da sfondo a questi 20 anni di vita, tanti scenari diversi: una selvaggia Sardegna, Roma negli anni universitari, Londra, Milano e Parigi, e infine, il degrado e la sofferenza delle città e dei villaggi indiani. Mercoledì 11 dicembre, Graziella Lussu ci presenterà

... continua la lettura
Libri

Angela Carter e la raccolta Nell’antro dell’alchimista

Recensione della raccolta Nell’antro dell’alchimista di Angela Carter Angela Carter è nata a Eastbourne nel maggio del 1940 ed è morta a Londra nel febbraio del 1992. Ha frequentato l’Università di Bristol dove ha studiato Letteratura inglese. Fin dalla pubblicazione del suo primo romanzo, La danza delle ombre (1966), ha iniziato ad essere considerata una delle più originali scrittrici britanniche. In seguito ha scritto altri otto romanzi. È stata una scrittrice e giornalista, divenuta famosa per le sue opere femministe, di realismo magico e di fantascienza. La sua prosa concilia l’horror-fantasy più macabro con la commedia erotica. Nelle opere di Angela Carter troviamo molti riferimenti a Shakespeare, nel romanzo Figlie sagge, al marchese de Sade, a Charles Baudelaire nel racconto Venere nera. È stata però maggiormente ispirata dalla tradizione del racconto orale: ha riscritto, infatti, molte fiabe, tra cui Cappuccetto Rosso, Barbablù e La Bella e La Bestia. Angela Carter è morta di cancro nel 1992, all’età di cinquantuno anni, nella sua casa di Londra. La camera di sangue è il suo capolavoro: il libro per cui verrà maggiormente ricordata. Nell’antro dell’alchimista di Angela Carter è una raccolta divisa in due volumi e pubblicata da Fazi Editore che si apre con L’uomo che amava il contrabbasso.  L’incipit è questo: «Tutti gli artisti sono un po’ pazzi, si dice. Questa follia è, in una certa misura, un mito creato dagli artisti stessi per tenere alla larga i comuni mortali dalla congrega creativa fenomenalmente compatta. Però, nel mondo degli artisti, i consapevolmente eccentrici rispettano e ammirano sempre quelli che hanno il coraggio di essere genuinamente un po’ pazzi.» Continua con il secondo racconto, che è Una signora molto per bene e suo figlio in casa. «Quando ero adolescente, mia madre m’insegnò un incantesimo, mi diede un talismano, mi porse la chiave del mondo. Perché vivevo nel terrore, io, così giovane, così timida davanti a tante persone − le persone che parlavano piano e aspiravano l’acca; le maschere del cinema che, in quei giorni, erano ragazze con indosso degli ampi pigiami di satin che burlavano il mio sesso ancora dormiente con spudorata lascivia, uomini affabili che mettevano le mani fredde sui miei seni appena formati, inermi, al piano superiore dei solitari autobus novembrini. Tante, tante persone.» Nell’antro dell’alchimista di Angela Carter Il libro continua con Souvenir del Giappone, La bella figlia del boia, Gli amori di Lady Porpora, Il sorriso dell’inverno, Penetrando nel cuore della foresta, La carne e lo specchio, Padrone, Riflessi, Elegia per un cane sciolto ed altri racconti. Nella postfazione la scrittrice scrive: «Ho incominciato a scrivere brevi prose quando vivevo in una stanza troppo piccola per scriverci un romanzo. Le dimensioni dello spazio intorno a me modificavano quello che facevo nella stanza e lo stesso succedeva ai miei scritti. La traiettoria limitata della narrativa breve ne concentra il significato. Il segno e il senso si possono fondere in un modo che non è attuabile tra le molteplici ambiguità di una narrazione di lungo respiro. Ho scoperto che benché il gioco […]

... continua la lettura
Libri

Mario Pacelli: il nuovo libro sul caso di Wilma Montesi

Non mi piacciono i film di Anna Magnani. Il caso di Wilma Montesi da un libro di Mario Pacelli, edito da Graphofeel editori. L’italia della Dolce vita finì con il caso Montesi: era terminata l’età dell’innocenza. Arrivò l’Italia del benessere, quella della contestazione, quella della crisi politica ed economica. Il caso Montesi è ancora oggi uno dei misteri italiani. A leggere i vecchi dati, il famoso memoriale della Caglio, con tutte le mezze verità, e le indagini, su una notizia di cronaca che ancora oggi lascia molti dubbi: chi ha ucciso Wilma Montesi? E perché il suo corpo è stato rivenuto a Torvaianica? Il saggio di Mario Pacelli racconta del cosiddetto “Caso Montesi” che all’epoca fece molto scalpore. L’autore inizia a raccontare di un’Italia ormai cambiata e sconvolta dalla guerra. Di un posto dove la morte ha lasciato i suoi segni, e la gente vuole solo ricominciare ed essere felice. C’è il racconto breve della fine di una Monarchia che aveva inasprito le nostre terre, e un racconto preciso sullo scenario politico che di lì a poco si sarebbe consolidato. È l’11 Aprile 1953 quando il cadavere di una giovane donna viene rinvenuto sulla spiaggia di Torvaianica. In seguito ad alcune rivelazioni si capirà che si tratta del corpo di Wilma Montesi. Il giovane che rinviene il cadavere avvisa prontamente chi di dovere, ma fin da subito il caso della giovane apparirà molto controverso. Attorno al caso della sua misteriosa morte ruoteranno numerosi quesiti. Alcuni testimoni diranno di averla vista mangiare un gelato ad Ostia proprio nel giorno della sua morte, qualcun altro di averla vista in stazione, mentre sua sorella affermerà di aver sentito le intenzioni di Wilma circa «il recarsi al mare per un problema al tallone». Da queste rivelazioni seguiranno una serie di indagini. Il mostro mediatico farà rimbalzare la patata bollente tra i più disparati uomini di potere. Il caso Montesi sembrerà quindi trasformarsi da una vicenda di cronaca nera, ad una guerra al potere, senza esclusione di colpi. Numerosi giornali, come “il Messaggero” e il “Roma” avranno la loro parte nelle indagini. Proprio per mezzo stampa ci si avvicinerà ad una verità scottante, dove al cardine della questione sembrerà esserci una sostanza dal nome “Biancaneve”. Il caso Montesi, dopo due autopsie, non arriverà mai alla risoluzione dei fatti, fino ad intricarsi persino di colpevolezze familiari. Giuseppe Montesi si troverà a dover rispondere a domande scomode, e verità dolorose. Nel 1955 si arriverà all’atto conclusivo delle indagini, dove le colpe si divideranno tra gente di potere e gente che aveva solo fatto male il suo dovere per inettitudine o per interesse. I personaggi descritti nelle vicende saranno emblematici e complicati, nomi ed immagini si susseguiranno rapidamente, dando alla stessa opera di Mario Pacelli un ritmo incalzante, reso ancora più frenetico dalla non finzione dei fatti descritti. Il titolo Non mi piacciono i film di Anna Magnani si rifà ad un episodio chiaro poiché la giovane proprio nel pomeriggio di quel triste accaduto, aveva rifiutato di recarsi al […]

... continua la lettura
Libri

Franck Thilliez e Il Manoscritto per Fazi | Recensione

La prolifica penna dello scrittore francese Franck Thilliez ci regala con Il Manoscritto un nuovo thriller dall’intreccio denso di colpi di scena, un sapiente gioco di specchi che riflette e amplifica i personaggi e le loro storie confondendo i margini delle verità di cui ciascuno è portatore. Un gioco di doppi in cui ogni verità si confronta con i suoi possibili opposti fino a perdere i confini e a confondersi con le sue successive reinterpretazioni. Protagonista della storia di Franck Thilliez è la famosa scrittrice di thriller Léane Morgan nel cui recente passato si nasconde il dolore più grande, la perdita dell’unica figlia scomparsa quattro anni prima. La scomparsa di Sarah viene attribuita dalla polizia a un pluriomicida che, richiuso in carcere da due anni, si diverte a rivelare con il contagocce il luogo di sepoltura delle sue vittime, tutte ragazze giovanissime. Nelle confessioni del serial killer manca solo il nome di Sarah e i genitori elaborano in forme opposte l’assenza di una fine certa. Léane affida tutto il suo dolore alle atroci e turpi scene dei romanzi che scrive cercando di frapporre quanta più distanza possibile fra sé e il luogo dove la sua felicità si è interrotta; il marito Jullian, al contrario, ha deciso di dedicare tutta la sua sofferenza e le sue energie alla spasmodica ricerca della verità. La distanza abissale che ormai separa i due coniugi viene interrotta da un grido di aiuto, un messaggio di Jullian sulla segreteria di Léane la informa di aver fatto una scoperta importante riguardo la scomparsa di Sarah. Jullian viene ritrovato privo di sensi e la sua aggressione, unita alla successiva perdita di memoria, costringerà Léane a ritornare nei luoghi del suo più grande incubo per cercare di ripercorrere il filo spezzato delle ricerche del marito. La vicenda della scomparsa di Sarah e delle altre giovani vittime di Andy Jeanson si sovrappone al ritrovamento del cadavere di una giovane donna nel bagagliaio di un’auto rubata nei pressi di Grenoble. Il macabro ritrovamento metterà sulla pista delle giovani scomparse un poliziotto dotato di una prodigiosa memoria, Vic Altran, intrecciando le sue ricerche alla verità che disperatamente Lèane tenta di strappare dall’ombra dei ricordi di Jullian. La corsa di Vic contro il tempo e quella di Lèane all’indietro nel passato si alterneranno sovrapponendo davanti agli occhi del lettore indizi e nuovi rompicapi, rivelazioni e negazioni in un gioco senza fine. Il Manoscritto di Franck Thilliez è difatti un infinito gioco di verità sovrapposte. È innanzitutto infinita la duplicazione della trama essenziale che, nella direzione che conduce dal lettore al soggetto, replica lo schema alla base dell’intera narrazione. Riproducendo mirabilmente una mise en abyme, l’autore afferma nel prologo che il libro è il manoscritto incompiuto di un famoso scrittore che racconta la storia di una scrittrice di thriller il cui ultimo romanzo, intitolato Il manoscritto, narra le vicende di uno scrittore di thriller. Lo schema si ripete innumerevoli volte invitando il lettore a soffermarsi su aspetti ogni volta più bui nelle vicende e nell’animo […]

... continua la lettura
Libri

Silvia Vanni esordisce con il romanzo grafico Ramo

Silvia Vanni esordisce con il romanzo grafico Ramo | Recensione La BAO Publishing continua a lanciare sul mercato nuovi talenti italiani, cercando sempre di concentrare la sua attenzione sul futuro e su chi rappresenterà il domani del mondo fumettistico italiano. In questo caso, parliamo dell’opera di esordio come autrice completa di Silvia Vanni, che con Ramo offre l’occasione ai suoi lettori di porre il focus sulla questione delle relazioni e degli amori perduti. Ramo di Silvia Vanni, un percorso inevitabile Il lutto ha cinque fasi: negazione, patteggiamento, rabbia, depressione, accettazione. Questa suddivisione dei momenti che seguono la perdita di una persona amata c’è stata descritta in questo modo dalla psichiatra svizzera Ross, che ha saputo esprimere in maniera semplice e perfettamente aderente al vissuto di tanti il modo in cui si finisce con l’imparare a vivere con questo vuoto che si forma in seguito ad una morte. Silvia Vanni, in Ramo, ci mostra un sesto stadio generato da una presenza incorporea, un fantasma, il quale aleggia attorno a chi le cinque fasi le sta vivendo e le sta gestendo nel migliore dei modi possibili e che cerca a sua volta di comprendere qual è ora la sua strada, visto che si trova a dover a sua volta accettare un lutto che riguarda se stesso in prima persona. Non sanno bene i nostri protagonisti Omar e Altea dove li condurrà tutto ciò, ma sanno per certo che l’unica cosa che possono fare è continuare a muoversi. «Mi chiamo Omar e, come avrete capito, sono morto. Adesso però questo nome non mi appartiene più veramente. Sono solo il riflesso di Omar. Per cui, potete chiamarmi Ramo». Silvia Vanni sceglie la via della delicatezza, non negando a se stessa e ai lettori la presenza di lati bui in questa storia, evitando di far sembrare la vita tutta “rosa e fiori” e l’amore perduto come qualcosa di irreparabile e perfetto dal primo istante. Mostra il lato umano, quello vero, degli uomini e delle donne, con le loro mancanze, le loro debolezze e i loro inevitabili errori. Tutto questo, una volta sommato, crea l’esito finale che abbiamo modo di vedere con i nostri occhi. Non c’è una vera e propria morale in Ramo, non c’è un finale che raccoglie i pezzi sparsi qua e là durante il tragitto e li racchiude in una nuova forma perfetta, è soltanto un percorso che si fa assieme, esattamente come quello che si è costretti a fare una volta perduto qualcuno. Non troveremo una soluzione al suo termine, una risposta risolutiva a tutti i problemi, né ciò che abbiamo perduto durante ci sarà infine ricompensato o ridato nella sua totalità. Quel che troveremo è una possibilità, uno scorcio su una determinata vita e l’occasione di rivederci con i nostri occhi negli occhi di altri. Fonte immagine: Ufficio Stampa BAO Publishing

... continua la lettura
Recensioni

Aldo Simeone e il suo esordio “Per chi è la notte”: la Garfagnana magica e terrificante dei partigiani

Aldo Simeone ha pubblicato con la Fazi Editore il suo primo romanzo Per chi è la notte: un racconto ambientato nella Garfagnana ai tempi del fascismo che si sviluppa tra le fronde oscure di Bosconero, un borgo infestato di magia e superstizione, una “favolosa Linea Gotica” attraversata da forze naziste e partigiane. Qui vive Francesco, un ragazzino di undici anni che la guerra non l’ha mai vista, ma che è figlio di un disertore. Suo padre, ex carbonaio, è sparito con l’inizio della guerra: addentratosi nel bosco non è mai più ritornato. Francesco non sa se il padre è vivo o morto, forse lo hanno preso gli streghi: «Anime cattive – morti, forse. Vanno dopo il tramonto, in processione al lume di candela, e, se li incontri, ti chiedono:  «Per chi è la notte? Se sai la risposta, puoi andare. Sennò, fingono di riaccompagnarti a casa, ma in realtà resti con loro per sempre. » È per questo che nel Bosco non ci si può entrare, al bosco è vietato anche solo pensarci. Ma l’ossessiva curiosità mista alla paura, questo impulso di violare il confine è la colpa che Francesco Pacifico porta con sé fin dalla nascita. «Così il bosco venne lui a cercarmi, e aveva labbra sottili e occhi verdi per convincermi a dargli la mano.» È Tommaso, un ragazzino che ha attraversato il bosco per sfuggire al vero nemico (la guerra) e che anzi il nemico lo conosce bene, che aiuterà Francesco a sciogliere l’interrogativo che gli urla in testa: «Per chi è la notte? » Per chi è la notte: Aldo Simeone ha scritto  un romanzo sulla fine dell’infanzia L’esordio di Aldo Simeone è stato definito un libro sulla fine dell’infanzia. Il bosco simboleggia questa fine, il bosco – che ha in inizio, ma che non si sa dove finisce, il bosco abitato dagli streghi, dai giganti, dalla Gatta Marella che rapisce i bambini o da capri che sono demoni … –  è la soglia che Pacifico deve superare per crescere: attraversarlo significa riconoscere la realtà della guerra e con essa la possibilità che il padre sia morto, morto da partigiano. Pacifico è vissuto nelle superstizioni, nei racconti spaventosi della nonna, nel timore costante del bosco. Il binomio paura-speranza accompagna Pacifico per tutto il racconto: stare alla larga dai pericoli, rifugiarsi nella paura degli streghi lo protegge dal male vero nella speranza che basti stargli alla larga per non cascarci dentro. In un luogo in cui la guerra accade e viene dimenticata, naturale come la morte, Aldo Simeone apre uno squarcio di fiaba e orrore insieme, in una delle terre che hanno visto le più sanguinose stragi della Seconda Guerra mondiale, lo scrittore pisano ambienta la storia di un’amicizia e la forza che ne deriva. L’arrivo di Tommaso è fondamentale per Pacifico: è questo ragazzo dai capelli rossi che lo riaggancia alla realtà, è grazie a lui che Pacifico infrange  tutti i divieti e finalmente cresce. «Passai in rassegna i divieti infranti da quando avevo conosciuto Tommaso, […]

... continua la lettura
Libri

Uno qualunque: la vita e la morte nel romanzo di Alessandro Agnese

Uno qualunque, romanzo di esordio di Alessandro Agnese, edito dalla casa editrice calabrese Ferrari Editore, è un romanzo per certi versi spietato, che mette di fronte alla vera essenza dell’esistenza umana. Quattro storie, apparentemente slegate una dall’altra, che si compiono e s’incastrano nei deserti dell’anima in cui si rimane inghiottiti senza nessuna via di scampo. Quattro anonimi protagonisti-narratori, cittadini della stessa indefinita città-mondo, che attraversano quella sottile linea d’ombra che fa da confine tra la normalità e la follia. Due costanti ricorrenti sono Amerigo, personaggio dalla natura contrastante e tormentata che mostra la forza e la fragilità del male, e la morte, metafora della transizione tra i vari stadi della coscienza, mistero e incubo palpabile da cui l’uomo tenta invano di scappare. Uno qualunque, di Alessandro Agnese: quattro stadi della vita uniti da un filo rosso sangue Il romanzo di Alessandro Agnese è suddiviso in quattro macrocapitoli, ognuno dei quali rappresenta uno stadio del percorso umano: in ordine, abbiamo infantia, adulescentia, juventus-maturitas e senectus. Protagonisti sono, appunto, delle persone “qualunque”, individui che in qualche modo provano un certo “disagio” nei confronti della vita e che, invece, sembrano essere morbosamente attratti dalla morte, fil rouge dell’intero romanzo. I protagonisti di Uno qualunque la desiderano ardentemente, la sognano come la pace dopo una lunga ed estenuante battaglia contro sé stessi e i propri fantasmi. Lo stesso Alessandro Agnese, per bocca di uno dei suoi protagonisti, spiega la sua visione dell’esistenza e dello stretto rapporto tra questa e la morte: “Tutti noi umani, al di là di chi siamo e di cosa facciamo, abbiamo le stesse paure e le stesse necessità. Viviamo e attraversiamo tutti le stesse fasi, in un modo o nell’altro. L’infante, ad esempio, agisce senza morale e senza cognizione di causa. È un esserino fastidioso e capriccioso che si muove e impara a tentoni, attraverso stupidi sbagli. (…) L’adolescente è, invece, in conflitto con se stesso e il mondo intero. È convinto di essere il solo a perseguire il vero ma, in realtà è bloccato in una fase della vita che lo strattona, in egual misura, tra la puerizia e quello che inevitabilmente diventerà. L’adulto, invece, è  consapevole che la vita si regge su schemi e compromessi invalicabili. (…). Infine c’è il vecchio, un uomo solo, angustiato dal pensiero di non avere più un ruolo utile nel teatrino osceno dell’esistere. (…) Eppure, arriviamo tutti allo stesso capolinea: la morte, il solo motore del nostro agire. È la morte il vero operatore di cambiamento della nostra vita, ma tutti ne siamo terrorizzati. Sono convinto, però, che, in realtà, abbiamo più paura della vita, non il contrario…“ I quattro capitoli di Uno qualunque, dunque, presentano quattro protagonisti che, ognuno a modo loro e ognuno secondo le modalità proprie dell’età in cui si trovano, cercano di capire il rapporto ambiguo e necessario che intercorre tra la vita e il suo contrario, tra caos vitale e ordine mortale. Tutti loro sono irresistibilmente attratti dal lato oscuro, fanno di tutto per raggiungerla e passano l’esistenza a stordirsi per arrivare quanto più vicino possibile all’esperienza […]

... continua la lettura
Libri

Michelle Steinbeck, Mio padre era un uomo sulla terra e in acqua una balena

Mio padre era un uomo sulla terra e in acqua una balena è il romanzo d’esordio di Michelle Steinbeck edito da Tunuè edizioni. La protagonista, Loribeth, è una ragazza giovane e curiosa, che vive come sospesa da quando suo padre è fuggito di casa, abbandonandola. Ma un giorno sarà costretta ad assumersi le sue responsabilità e a mettersi in viaggio, portando con sé solo una valigia; dentro, la conseguenza e la prova, decisamente ingombrante, di un suo folle gesto. Il romanzo si apre con un ritmo decisamente frenetico e l’inizio della narrazione sarà segnato da un evento tanto traumatico quanto simbolico, che si protrarrà nel corso di tutta la storia. Tutti i personaggi sono iconici ed innovativi. Ognuno di essi servirà sia allo sviluppo narrativo, che a dare una nota di colore alle descrizioni. Seguiranno quindi i dettagli e le storie dell’uomo grigio, di Seifert il marinaio e di sua sorella, del vecchio senza gambe in sella ad una bici, del bambino con le scarpe luminose, della ragazza unicorno e dello stesso padre di Loribeth. Durante la storia, Loribeth avrà modo di avere numerosi incontri romantici, anche se quello che la segnerà di più sarà proprio quello con il marinaio Seifert, un ragazzo magrolino e divertente.  Michelle Steinbeck non rende il loro romanticismo banale. La loro è infatti storia d’amore originale e divertente, mai prevedibile, con dialoghi talvolta surreali. Seifert sarà quasi la chiave di tutta la storia: l’amore leggero che proverà per Loribeth porterà la ragazza ad interrogarsi in modo profondo su ciò che è stata la sua vita passata e su quello che desidera aspettarsi per il futuro. Le vivide descrizioni del libro di Michelle Steinbeck Le descrizioni dei luoghi sono il punto forte della narrazione di Michelle Steinbeck. Se in un romanzo “normale” c’è un susseguirsi di città o contrasti climatici, qui assisteremo ad un vero e proprio viaggio surreale in mondi deserti e mai visti prima. La città rossa ne è un chiaro esempio, qui ci sono teste di animali appese ovunque, gente costantemente infreddolita, lumache e uomini da tè. Tutte le case e tutti i mattoni sono di colore rosso. Anche il mercato dove Loribeth si troverà con la sorella di Seifert non mancherà di originalità: qui infatti ci sarà una compravendita di denti ed orecchie. Ma il luogo iconico e rappresentativo di tutto il romanzo sembrerebbe essere proprio “l’isola dei padri scappati”. Un nome chiaro che riporta alla mente solo una soluzione: il padre della giovane è rifugiato proprio lì. Sull’isola, l’uomo scrive e beve tè, ricorda la sua vecchia vita con leggera nostalgia ma non trova mai il coraggio di tornare indietro, sopraffatto dal ricordo della sua insoddisfazione familiare e personale. Sull’isola non ci sono doveri, si può fuggire, ma anche stare fermi, non si risponde mai a niente e le responsabilità sembrano una cosa ormai lontana. La ragazza con la valigia porterà con sé il suo segreto fino alla fine, a volte le sfuggirà letteralmente dalle mani ma altro non appare se non […]

... continua la lettura
Libri

Nuotando nell’aria, nell’officina di Cristiano Godano e dei Marlene Kuntz

Nuotando nell’aria, scritto dal frontman dei Marlene Kuntz Cristiano Godano ed edito dalla casa editrice “La Nave di Teseo”. Leggere “Nuotando nell’aria”, scritto dal frontman e fondatore dei Marlene Kuntz Cristiano Godano ed edito dalla casa editrice “La Nave di Teseo“, equivale a sporcarsi i polpastrelli di vita, polvere e provincia, e uscirne con lo scheletro incrinato e l’animo che riecheggia di poesia di fumo. La provincia piemontese di Cuneo, evocata con sapienza da incantatore di serpenti da un Godano dalla prosa scorrevole e seducente, ha il sapore dei denti digrignati e del sacrificio, quello contadino e laborioso che si conficca nella spina dorsale dei ragazzi dei Marlene chiamati a farsi le cosiddette ossa. Una provincia che sapeva di stanze da letto, new wave, Sonic Youth e adolescenza dalle unghie rotte e dagli spasmi di stomaco. Toccare con mano le pagine di questo libro vuol dire sbirciare la genesi e la fenomenologia dei Marlene Kuntz e penetrare, in punta di piedi, il retrobottega di Godano e del suo slancio lirico e creativo. Dietro 35 canzoni dei Marlene Kuntz: Nuotando nell’aria, a metà strada tra memoriale e story-telling. Il tutto avvolto dalla prosa semplice ma camaleontica di Cristiano Godano Nel panorama dei gruppi rock italiani, prima che una certa ondata di indie odierno cominciasse a spopolare e imporsi all’attenzione delle masse col suo strascico di dogmi e tòpoi stancamente decodificati, vi erano certezze granitiche. Che sono ancora certezze, nonostante lo scorrere incessante del tempo. Nello scenario del rock italiano, giganteggiavano i Marlene Kuntz, gli Afterhours di Manuel Agnelli, i CCCP di Giovanni Lindo Ferretti, i CSI e i post CSI di Massimo Zamboni, Gianni Maroccolo, Angela Baraldi e Giorgio Canali, i Diaframma e altri nomi che si stagliano con l’auctoritas delle pietre miliari. I Marlene Kuntz sono sempre stati quella costola un po’ noisy rock e un po’ cantautorale del rock italiano, quella spaccatura carnale e sensuale che ha sempre venato il panorama roccioso dell’autoreferenzialità della scena musicale, quella riga di caos strisciante e disciplina che ha increspato le acque. Cristiano Godano ci invita, con fare suadente, sornione ed elegante, a imbrattarci con tutta la materia malleabile e vischiosa che costituisce il mondo dei Marlene e lo fa mettendosi a nudo in una penombra letteraria che ci investe coi suoi fasci di luce e i suoi sprazzi di ombra. Il libro è suddiviso nel modo seguente: “Catartica“, “Il Vile” e “Ho ucciso Paranoia“, e ogni paragrafo reca il nome delle tracce di ogni album, in uno story-telling che racconta le canzoni dei Marlene sviscerandone la forma, le origini, la fenomenologia e gli eventi che le hanno fatte nascere. A metà strada tra confessione quasi psicanalitica, scrittura automatica stile beat-generation e flusso di coscienza, Nuotando nell’aria impregna le narici del lettore con l’odore di amori sublimati, donne idealizzate, orgasmi spezzati, amicizie eterne e tour in giro per l’Italia. Il libro è un caleidoscopio intessuto dalla mano sapiente di Godano, che ne modula i colori e le tonalità, fornendoci la sua versione dei Marlene: dalla scelta del nome (in […]

... continua la lettura
Libri

Vera, il romanzo di Elizabeth von Arnim

Scritto nel 1921 e in vendita dal 26 settembre per la casa editrice Fazi Editore, Vera è forse il romanzo più riuscito della scrittrice Elizabeth von Arnim, nel quale la scrittrice riversa parte del suo vissuto: come Lucy, giovane protagonista del romanzo, anche Elizabeth è stata una “seconda moglie” e ha portato tutto il peso di questa situazione. Forse proprio l’aver provato sulla sua pelle la sensazione del continuo confronto con una donna sconosciuta, ha fatto sì che la scrittura di “Vera” sia in grado di trasmettere in maniera evidente il malessere psicologico della protagonista e, quindi, dell’autrice. Vera: storia di una seconda moglie Il romanzo, ambientato in Cornovaglia, si apre con l’immagine di una giovane donna persa nel dolore: Lucy Entwhistle, corpo da bambina e anima innocente, ha improvvisamente perso suo padre, centro propulsore di tutta la sua esistenza. Incapace di reagire, Lucy, quasi catatonica, trascorre il tempo in giardino, senza nemmeno trovare la forza per piangere. Qui avviene l’incontro fortuito con il signor Everard Weymiss, uomo maturo ma ancora piacente, anche lui sconvolto da un recente lutto: sua moglie Vera, colei che da il nome al romanzo, è morta cadendo dalla balconata della loro abitazione. Come se non bastasse, al momento dell’incontro tra Lucy e Weymiss, è in corso un’indagine per appurare la natura accidentale dell’accaduto. I due, accomunati dalla sofferenza e dalla perdita, impiegano pochissimo tempo a legarsi l’uno all’altra: Lucy ritrova in quest’uomo il porto sicuro che per lei era stato suo padre; Weymiss vede il Lucy un essere fragile, da proteggere dal mondo. Naturale evoluzione di questo rapporto saranno il fidanzamento e, infine, il matrimonio. Ma, dopo la luna di miele, l’ingresso a The Willows, la casa dove pochi mesi prima si è consumata la tragedia di Vera, turba profondamente Lucy. Poco a poco, già durante il breve periodo di fidanzamento, e ancora di più col matrimonio, Everard mostra la sua natura di uomo manipolatore e subdolo, incline a scatti di ira repentini e a violenze psicologiche di vario tipo verso tutti i suoi sottoposti, moglie compresa. Riuscirà Lucy a resistere ai rigidi rituali della casa e allo sposo cinico e maniaco del controllo? Solo una persona, la cui presenza è ancora palpabile tra le mura di casa, sembra poterla capire, pur non esistendo più: Vera. Un’anima prigioniera che non può volare Sebbene scritto nel 1921, Vera mette in risalto una condizione drammaticamente condivisa da molte donne, in ogni tempo e luogo, vittime di abusi e vessazioni psicologiche. Le mura domestiche, che dovrebbero rappresentare una protezione, un’isola felice a cui far ritorno dopo aver lasciato le tempeste del quotidiano, diventano per queste donne una prigione dalla quale è quasi impossibile evadere. La condizione di Lucy è quanto mai indicativa: ingenua e innamorata, non vede o, meglio, non vuole vedere, la vera natura dell’uomo che le sta accanto. Cerca una giustificazione ad ogni sua stranezza, trova una spiegazione “razionale” ad ogni comportamento; si addossa la colpa per ogni litigio. Lucy, chiusa nel suo disperato bisogno di […]

... continua la lettura