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Eroica Fenice

La Tag: libri da leggere contiene 506 articoli

Libri

Giuseppe Zucco: la carnalità dell’onirico ne I poteri forti

Giuseppe Zucco. I poteri forti (NNEditore): una raccolta di cinque racconti mondo in cui l’onirico si fa carnalità attraverso la metamorfosi. Nella molteplicità delle forme e della loro possibili materializzazioni vi è ne “Le metamorfosi” di Ovidio, partendo dalla riformulazione dei miti greci, il tentativo di compiere il “racconto del mondo”. Usando le parole di Italo Calvino:  «Le Metamorfosi vogliono rappresentare l’insieme del raccontabile tramandato dalla letteratura con tutta la forza d’immagini e di significati che esso convoglia, senza decidere – secondo l’ambiguità propriamente mitica – tra le chiavi di lettura possibili» (Gli indistinti confini 1979). Qui la metamorfosi segue una filosofia certa che è quella parentela tra tutte le cose esistenti, viventi o meno (Ursini su Ovidio). Denotata quindi da un carattere onnicomprensivo, l’opera che intende la “metamorfosi” anche come trasformazione delle forme dell’inconscio ci rimanda inavvertitamente a I poteri forti di Giuseppe Zucco (NNeditore) e non solo per il patrimonio letterario classico da cui quest’ultimo prende spunto. Tra queste e altre cose, come il gusto incantato per le favole o il prodigioso fantasticare, quello che l’opera di Ovidio ha in comune con i cinque racconti mondo di Giuseppe Zucco è il tentativo di metter “radice su indistinti confini tra mondi diversi”: in un singolarissimo tentativo e nella forma del racconto breve, uno dei generi tanto delicato e complesso quanto più bistrattato oggi, i racconti di Giuseppe Zucco si prestano a uno scopo comune a tutta la letteratura, forse spinta primordiale della stessa: la rappresentazione dell’ “umano troppo umano” con un estro di originalità e crudezza. Una rappresentazione già abilmente realizzata da uno dei punti di riferimento per Giovanni Zucco quale Fëdor Dostoevskij, le cui influenze sono non solo dichiarate più volte da Zucco stesso, ma chiare e riconoscibili nella raccolta “I poteri forti”. A maggior ragione quando il protagonista di uno dei racconti (il cui titolo è Giuditta) diventa il nuovo Rodiòn Romànovič Raskòl’nikov di Delitto e castigo – senza però aver compiuto alcun omicidio – e porta evidente con sé la sua colpa come se un cartello recitante “colpevole” fosse attaccato alla sua schiena e allora lui, il criminale, guardingo e ossessionato, è scorticato e rivelato nella sua colpevolezza dagli occhi di tutti coloro che posano il proprio sguardo su di lui.  Tanto più quando l’ “altro” inteso alla maniera sartriana di colui che guardandomi mi fa vergognare mettendomi di fronte alla mia vera essenza, disvelandomi nella mia intimità, è la risata di sua moglie che ogni notte lo fa scuotere dal sonno di soprassalto. Tutto quello che rivela se stesso al personaggio di questo primo racconto non è altro, quindi, che la realtà riflessa della sua immaginazione. Molto infatti si è parlato della vitalità immaginosa dei racconti di Giuseppe Zucco, ma non bisogna fraintendere la potenza immaginifica con il “fantastico” . Ecco che è facile cadere in questo fraintendimento con un racconto in particolare, “Quarant’anni”, il cui carattere psichedelico, da film, è ben oltre i limiti del reale (C’è un uomo che parla con gli animali e un bambino […]

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Halloween Stories: racconti da brivido per Segreti in Giallo

Diciotto autori (più uno) per diciotto racconti: questo è Halloween Stories, libro della Segreti in Giallo Edizioni, pubblicato in occasione dell’Halloween 2020. Filo conduttore di Halloween Stories è ovviamente la ricorrenza di Halloween: i racconti sono quindi «del mistero, dell’incubo e del terrore», ma per il resto hanno poco in comune. Il repertorio dei personaggi include tutto quello che si potrebbe pensare di trovare in una raccolta di racconti horror, con notevoli aggiunte originali: a diavoli, vampiri, non morti, spettri, streghe e licantropi si aggiungono così spietate marinelle ed il mitico Babau/Uomo Nero. Allo stesso modo le ispirazioni dei racconti sono le più varie, spaziando da antiche leggende sarde ai romanzi di paranormal romance. Le ambientazioni non sono da meno: dalla Seattle dei giorni nostri (Desiderio immortale) all’Inghilterra vittoriana (Samhain’s Moon), dalla Firenze odierna (Bathsheba torna a vivere) ad un remoto passato in reami non identificati. I racconti Questi i racconti e gli autori (molti dei quali hanno all’attivo altri testi per la Segreti in Giallo Edizioni): Lo specialista – Marco Scaldini Un dannato concerto – Suanna F. Roberti Samhain’s moon – Alessandra Paoloni La notte dei lupi – Jane Rose Caruso Wraak – Gianmario Mattei Elisir di giovinezza – Maria Lucia Caparelli Babau – Leandro Castellani Bathsheba torna a vivere – Serena Turchi Perpetua – Rosita Mazzei Storia di Klaus – Laura Pegorini La sposa celeste – Seconda Carta Halloween urbano – Luca Betti La danza delle marinelle – Irene Lorelai Visentin Tree or treat – Floriane Canovas L’ispirazione – Gabriella Candida Candeloro Desiderio immortale – Nancy Urzo Rebecca – Victoria M. Shyller Tre al Samhain – Francesco Cheynet e Lucio Schina Halloween Stories: mistero, incubo e terrore Altro tratto che differenzia le varie storie è la loro lunghezza: dalla quarantina di pagine di Tre al Samhain si passa ai brevissimi Kimme e Rebecca, ai quali bastano due/tre pagine per lasciare il lettore in uno stato di sottile e piacevole inquietudine. Allo stesso modo anche il taglio dei racconti è assortito: nell’arco di poche pagine si passa dall’ironico di Un dannato concerto, con Beethoven che fa tiro al putto, alla profonda inquietudine di Perpetua, città condannata dal suo passato alla dannazione. La lettura risulta estremamente coinvolgente, non si vede l’ora di arrivare alla fine di ogni racconto, per quanto il truce epilogo possa sembrarne già deciso. Assolutamente consigliato come libro, possibilmente da leggere con in sottofondo la musica consigliata dall’editore (per chi fosse più suggestionabile è consigliabile una lettura diurna, altrimenti Halloween Stories potrebbe risultare un valido sostituto del caffè) Francesco Di Nucci

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Giorgio Borroni, Il vuoto dentro: parlare con i morti si può

Giorgio Borroni ha pubblicato con PubMe, nella Collana Ater, Il vuoto dentro, un romanzo cupo e breve, forse – come rivela l’autore stesso in un’intervista– il più cupo che abbia mai scritto. Giorgio Borroni, Il vuoto dentro: parlare con i morti si può Catapultati in una lercia periferia d’Italia, Biagio e Nadia vengono risucchiati dal fetore di putrido della bottega di Marione e di sua mamma Felicita, uno squallido bugigattolo con l’insegna che recita: «Carne e Pesce». L’odore dolciastro della carne è un tutt’uno con quello del pesce che sta per imputridirsi e il buio della sala è soffocante. Sarà nel retro di questa piccola e malmessa bottega che si consumerà tra Biagio e Nadia la partita a scacchi con la morte, un gioco perverso che ha delle regole precise il cui scopo è uno: parlare con i morti. Uno dei due, il più debole, pagherà con la morte, l’altro sarà poco più fortunato. Biagio, ex compagno di cella di Marione, è un uomo la cui irascibilità è una malattia e che ha alle spalle un crimine indicibile. Nadia è invece una donna frustrata e sola. Superata la soglia della bottega, il tempo parrà fermarsi e, come da un insano incubo, il lettore si desterà, insieme a uno dei due protagonisti, solo alla fine del romanzo per comprendere finalmente il motivo di una simile ordalia. Classificabile nel genere suspense, Il vuoto dentro di Giorgio Borroni ha fin troppo di realistico per non suscitare nel lettore non solo un senso di disgusto, ma un vero senso di disagio ed inquietudine che spira dalle pagine del romanzo con un realismo spiazzante. Il desolamento di luoghi sviscerati di ogni dignità, il viaggio nei contorcimenti della psiche di Nadia e Biagio, anime vuote condannate al proprio senso di colpa, appaiono di un mostruoso tanto disturbante quanto più è umano. Nemmeno la descrizione di “Lui”, il medium tra la vita e la morte, un mostro di fumo e viscidume, saranno tanto conturbanti di fronte al rito imbastito nell’aldiquà da Felicita e Marione: «Come inizierebbe questa barzelletta? Ci sono una povera illusa, due pazzi, un tizio disperato a contemplare una testa di morto che pare un’anguria su un banchetto di un fruttivendolo». Potremmo dire che il senso del ridicolo che traspare agli occhi dei due protagonisti, Nadia e Biagio, che si alternano nel raccontare la storia in prima persona, suscita invece nel lettore una sorta di sentimento del contrario: una scena ridicola per chi non crede affatto nella possibilità di poter parlare con chi non c’è più; due figure, quella di Marione e Felicita, che complottano tra loro come due mosche che si accoppiano in aria… una scena insomma che susciterebbe il riso, senonché sono orrore e fastidio le sensazioni psicofisiche che ribollono negli occhi di chi legge. Un sentimento di ripugnanza che è, probabilmente, incarnato perfettamente dalla maschera che indosserà Marione, un ex carcerato per pedofilia: la maschera di un imbianchino su cui disegnerà il muso di un maiale. Giorgio Borroni ha scritto quindi un […]

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I segreti della villa in collina di Daniela Sacerdoti

I segreti della villa in collina, è un romanzo della celebre autrice Daniela Sacerdoti, pronipote del famoso scritto­re Carlo Levi, edito dalla Newton Compton Editori. I segreti della villa in collina: trama, personaggi e curiosità Il passato spesso ritorna! Quante volte questa frase riecheggia in una conversazione ed è proprio questo il tassello fondamentale del libro “I segreti della villa in collina”. Un segreto che ripiomba direttamente dal passato, circoscritto tra le pagine di un vecchio diario di Callie, una timida cameriera appena giunta a Montevino, in Italia, dal Texas, in cerca di risposte sulla sua identità. La giovane ragazza ha da poco scoperto di esser stata adottata e di aver ereditato dalla madre, che non sapeva di avere, una splendida villa in collina, tanto maestosa ed immensamente bella, da lasciare senza fiato. Callie è pronta a varcare il cancello arrugginito di quell’abitazione, passo dopo passo, esplorando un luogo sconosciuto all’interno e grazie al quale conoscerà volti nuovi. Come la protagonista del romanzo pian piano scoprirà cosa le riserva la vita, così i lettori di questo suggestivo ed intrigante libro scopriranno, passo dopo passo, i caratteri e le emozioni che si nascondono dietro ogni parola. Ad un certo punto, così come Callie, percepisce nitidamente tutto ciò che la circonda, seppur con sofferenza, così il lettore sarà coinvolto in situazioni, vicende, tasselli del passato che si manifesteranno attraverso il presente. L’odore di cera emanato dai mobili, le voci in corridoio, la luce, ogni singolo dettaglio, grazie alla bravura dell’autrice, s’imprime nella mente di chi legge, in una lettura semplice e coinvolgente. Molto importanti gli elementi descrittivi propri dell’ambientazione in cui si ritrova la protagonista, così sensibile, ma al tempo stesso tenace. I colori, la tranquillità evocata da alcuni luoghi, i suoni della natura, tutto forma una cornice perfettamente sinuosa, che avviluppa il lettore, donandogli serenità. La protagonista, decisa a comprendere ciò che è stato del suo passato, si ritroverà a vivere in Italia, dove conoscerà una zia dal carattere ricco di acredine, e avrà anche l’occasione di innamorarsi perdutamente di un uomo. La componente legata alla famiglia è probabilmente un escamotage, il modo per la protagonista di recuperare le tracce del proprio essere. Mettersi in gioco, rivoluzionare completamente la propria esistenza è ciò che fa Callie, trasportando il lettore in una continua alternanza tra passato e presente. Uno incombe e l’altro si palesa attraverso il vivere quotidiano. Le parole, “come lucciole che sobbalzano”, si diramano tra luci, discussioni, montagne, fabbriche e ampi giardini. Il finale è tutto da scoprire, positivamente lascerà senza fiato. I segreti si “smaterializzano” palesandosi, divenendo qualcosa che appartiene alla protagonista, al suo mondo e incuriosendo il lettore. Parti descrittive, dialoghi, racconti scritti, o  monologhi interiori e flashback, sono un insieme perfettamente caratterizzante per un romanzo bello da leggere e dal quale lasciarsi coinvolgere.     Fonte immagine: ufficio stampa.

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La casa della seta: il nuovo romanzo di Kayte Nunn

La casa della seta è il nuovo romanzo avvincente romanzo della celebre autrice Kayte Nunn, edito da Newton Compton Editori. Trama, personaggi e curiosità L’insegnante Thea Rust arriva in un collegio nella campagna britannica ma non ha idea di quello che l’attende. Da oltre centocinquanta anni, infatti, La casa della seta è un rifugio per ragazze che si trovano in situazioni difficili; un edificio antico, fitto di ombre e misteri , tanti, forse più di quelli che la protagonista riesce ad immaginare. È la fine del 1700 e Rowan Caswell lascia il suo villaggio per lavorare nella casa di un mercante di seta inglese. Si tratta di una realtà completamente nuova per lei e il suo talento erboristico attira fin da subito pericolose attenzioni. Negli stessi anni a Londra, Mary-Louise Stephenson sogna di diventare una designer di seta, un lavoro, fino a quel momento, appannaggio degli uomini. Ha con sé un brandello di stoffa preziosa, che probabilmente cambierà per sempre il suo destino. La casa della seta è un libro che incuriosisce sin dalla prima pagina, avvincente e coinvolgente al contempo, con protagoniste femminili in netta maggioranza rispetto a quelli maschili. Man mano che si legge, infatti, si ha la sensazione che siano le donne a “reggere il gioco”, mentre i personaggi maschili sembrano quasi subalterni. È come se solo le donne tessessero i fili intrecciati della narrazione, conferendole vivacità, colore e significato ed appassionando i lettori. Un romanzo, all’interno del quale il destino si diverte a mescolare le carte, che procede spedito, senza troppe divagazioni, semplice da leggere e difficile da lasciar andare una volta terminato. Tra passato e presente, tasselli storici, identità sovrannaturali, la narrazione diventa sin dalle prime pagine fortemente ammaliante. Ogni capitolo che compone il libro stupisce e lascia col fiato sospeso, in un’ambientazione che metaforicamente si sdoppia, tingendosi di diverse sfumature, travolgendo sia le protagoniste, sia il lettore. La casa della seta: la bravura nell’abile penna di Kayte Nunn La celebre autrice del libro La casa della seta, Kayte Nunn, riesce a creare una vera e propria alternanza di passaggi espositivi, descrittivi, narrativi, che conferiscono dinamismo al romanzo. Si tratta di un libro sicuramente studiato, dietro al quale si nascondono molti tasselli e parecchie intuizioni, nulla è lasciato al caso. Sicuramente c’è molto pathos nell’accurata descrizione della storia ma, al tempo stesso, è riscontrabile una forte precisione nell’attribuzione caratteriale ed identificativa dei personaggi, della donna-chiave del romanzo. Punti di vista, anafore e meccanismi interni, moralmente significativi, pesano, senza mai prevaricare la scena, in modo leggero, con parole che non si sovrappongono ai livelli propri della narrazione. La casa della seta si rivela nel complesso come un grande, un fitto mistero, che esplode quasi al termine della lettura, dopo un susseguirsi di depistaggi, ostacoli, impedimenti. Dal punto di vista analitico, possiamo affermare che La casa della seta è un libro costruito su una serie di connessioni tra ciò che esiste e ciò che invece è già presente nell’ambiente, nella propria mente, nell’inconscio. Leggendo la storia, si apprenderanno […]

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Le Streghe: da Roald Dahl a Pénélope Bagieu

Le Streghe è la nuova graphic novel edita da Salani editore, che riadatta il testo dell’indimenticabile classico di Roald Dahl alle illustrazioni della premiata artista Pénélope Bagieu, arricchendo la storia e rendendola, se possibile, ancora più suggestiva. Un bambino perde entrambi i genitori e va a vivere dalla sua bizzarra nonna che ben presto gli svela una verità spaventosa: le streghe esistono davvero e si nascondono sotto le vesti di donne comuni; riusciranno insieme a scovarle e a salvare tutti i bambini d’Inghilterra dalle loro grinfie? L’autore Roald Dahl nasce nel 1916 nel Gailes, da genitori norvegesi. Vive in Inghilterra, si trasferisce poi in Africa, dove lavora per una compagnia petrolifera. Allo scoppio della Seconda guerra mondiale si arruola come pilota nella RAF, sopravvivendo miracolosamente alla sua prima missione. Torna poi negli Stati Uniti per conto del controspionaggio alleato ed è lì che si riscopre scrittore. In Inghilterra scriverà la sceneggiatura di uno dei film di James Bond, Si vive solo due volte, e di Chitty Chitty Bang Bang. Tra i suoi capolavori da scrittore si annoverano: Il GGG (1982), Le streghe (1983) e Matilde (1988). L’autore muore nel 1990. Le streghe: un racconto avvincente e scanzonato Nel riadattamento del racconto di Roald Dahl a farla da padrone sono le immagini che, accompagnando la narrazione, trascinano il lettore nell’avvincente storia. Seduti accanto al piccolo protagonista, viviamo insieme a lui gli eventi che lo conducono a trovare riparo contro la tragica notizia della morte dei genitori, tra le braccia della sua stramba ma premurosa nonna, che un po’ tutti vorremmo avere. La sua originalità è accompagnata da una schiettezza per la quale rivela al nipote tutto, senza remore. Così lo spinge a riconoscere e a difendersi ben presto da quello che da secoli ormai risulta essere un pericolo per i bambini d’Inghilterra e di tutto il mondo: le streghe. Subito la nonnina mette in guardia il ragazzino: questi esseri esistono davvero, ma non sono coloro che vennero bruciate nei secoli passati perché si dimostravano indipendenti o troppo scaltre. Un preciso identikit porterà ben presto i due protagonisti a fronteggiarle per davvero e a scoprire il malefico piano che stanno architettando per sconfiggere i loro più acerrimi nemici: i bambini. Riusciranno i nostri eroi a sconfiggere le malefiche creature che si nascondono dietro tacchi alti, parrucche e guanti? Il classico racconto di Roald Dahl, la cui fantasia ha incantato e continua a incantare grandi e piccini, è perfettamente supportato dalle magnetiche illustrazioni di questa nuova edizione. Una storia che, trasportandoci in un mondo fantastico dove creature misteriose si mescolano a gente apparentemente comune, ci incanta e ci emoziona per quel legame speciale che è alla base della narrazione: l’affetto unico e speciale tra nonna e nipote. La saggezza, la protezione e quel briciolo di incoscienza rendono questa storia sempre coinvolgente e irrinunciabile.   Fonte immagine: ufficio stampa.

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Basta un caffè per essere felici, il nuovo libro di Kawaguchi

Basta un caffè per essere felici è il nuovo libro di Toshikazu Kawaguchi, edito da Garzanti. Toshikazu Kawaguchi è nato a Osaka, in Giappone, nel 1971, dove lavora come sceneggiatore e regista. Con Finché il caffè è caldo, suo romanzo d’esordio, ha vinto il Suginami Drama Festival. Aromi e tradizioni, oltre che la cura per i dettagli infinitesimali, quelli che passano inosservati agli occhi dei più, sono tutte racchiuse in questo romanzo che, sulla scia del primo successo dell’autore, ripropone le medesime atmosfere e suggestioni, proponendo ai lettori un viaggio sensoriale nella propria emotività. Basta un caffè per essere felici – il sapore della felicità Occasioni perdute, parole mancate, azioni incompiute sono ciò che spinge gli avventori ad avvicinarsi alla famosa caffetteria dove è possibile viaggiare nel tempo. Poche accortezze, ma ben precise, regolamentano il viaggio. La più importante: nessuna azione o parola cambierà il presente né il futuro. Nonostante ciò sono molti coloro che approfittano dell’occasione per tornare a quel momento specifico, per rivedere una persona cara e colmare il vuoto che ha lasciato. Un’ultima occasione che non ha lo scopo di risistemare le cose, né di condurre la propria vita o quella dell’altro in una direzione diversa; un padre che non riesce a definirsi tale, un figlio che ha preferito scappare piuttosto che restare, un fidanzato che non è riuscito a dire la verità e un marito addolorato sono i protagonisti delle struggenti storie che compongono questo magico viaggio nel tempo, tutto interiore. Il coraggio è il comune denominatore che lega i protagonisti, quello che dopo anni permette di guardarsi dentro e affrontare le proprie paure, le proprie mancanze, i propri errori. L’incontro però può avvenire in un tempo limitato; il caffè non deve per nessun motivo raffreddarsi. La pena sarebbe quella capitata a un personaggio misterioso che solo una volta al giorno si allontana dal suo posto, concedendo agli avventori di affrontare il proprio viaggio. La cura della tradizione e i riti che si trasmettono solo alle donne della famiglia sono il fulcro di questa misteriosa cerimonia, attraverso la quale una bevanda, tipicamente evocativa, quale il caffè riesce a permettere a chi ne ha il coraggio di affrontare i propri fantasmi. E una volta compiuto il percorso, l’ultimo sorso di caffè e il ritorno al presente concedono ciò che nessun cambiamento di rotta avrebbe permesso: la pace, un conforto che non può provenire da nessun altro al di fuori di se stessi. E la morte in fondo non cambia ciò che si è vissuto, i ricordi e i sentimenti permangono e in un certo qual mondo il presente muta ma solo se il cambiamento è una scelta consapevole di felicità, capace finalmente di colmare il vuoto. Un tempo, quello del romanzo, circolare e non lineare che nell’incontro tra passato e presente concede una nuova prospettiva per il futuro. L’attesa, la premura, la descrizione del minimo dettaglio aprono uno spiraglio sui tratti tipici della cultura giapponese, sempre affascinante e suggestiva. Dopo ogni inverno arriva la primavera, che coincide […]

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Suzanne Kelman: La scelta di Josef, il nuovo romanzo

La scelta di Josef, nuovo romanzo di Suzanne Kelman, è in libreria dal 7 gennaio per la Newton Compton editori. Non è certo un caso che si sia scelto di pubblicarlo nel mese dedicato alla commemorazione delle vittime dell’Olocausto: la toccante storia scritta dalla Kelman, infatti, vuole ricordare le azioni di quanti, pur vivendo esistenze apparentemente ordinarie, decisero di combattere il sistema creato dai nazisti, arrivando persino a rischiare la loro stessa vita. Pur trattandosi di un racconto di fantasia, infatti,  il romanzo La scelta di Josef racchiude in sé l’essenza dello spirito di resistenza che si sviluppò durante la Seconda Guerra Mondiale. Anzi, la stessa autrice racconta di aver preso spunto da una toccante vicenda di cui era venuta a conoscenza in modo fortuito. Nella postfazione, infatti, la Kelman dice di essersi imbattuta, durante delle ricerche per uno spettacolo teatrale a cui stava lavorando, la storia di un uomo che aveva deliberatamente contratto una malattia mortale solo per potere ottenere in ospedale le medicine necessarie a curare l’ebreo che nascondeva in casa sua. Questo atto, tanto drammatico e coraggioso, ha avuto un impatto tale sull’autrice, da costruire su di esso tutta l’architettura del suo  romanzo, dando al suo protagonista il cognome Held che in olandese significa eroe, in onore dei tanti eroi della resistenza olandese. Chi salva una vita, salva il mondo intero: il romanzo di Suzanne Kelman L’arco narrativo de La scelta di Josef si estende durante tutto il periodo della Seconda Guerra Mondiale. Ci troviamo ad Amsterdam, durante l’occupazione delle truppe naziste. La città appare sporca, triste e cupa, adattandosi perfettamente allo stato d’animo dei suoi abitanti. In questo quadro desolante e desolato c’è anche chi, come il professor Josef Held, cerca di andare avanti con la sua vita tranquilla e solitaria, scandita da pochi rituali fissi.  Vedovo da ormai venti anni, Josef ha scelto deliberatamente di rinchiudersi in una bolla di autoisolamento, profondamente convinto di non meritare il calore di un abbraccio umano. Unici ponti con la realtà quotidiana sono i pranzi settimanali con sua nipote Ingrid, e il suo lavoro come docente di matematica all’Università di Amsterdam. Qui, il professore fa la conoscenza di due persone, apparentemente agli antipodi e che, ognuna secondo modalità proprie, avranno un forte impatto sulla sua vita: da un lato, la gentile signora Hannah Pender, dall’altro, lo studente Michael Blum, brillante, sfacciato e per metà ebreo. Proprio questa sua condizione lo obbligherà, di punto in bianco, ad abbandonare l’Università, rendendo evidente, per la prima volta in maniera chiara, quali conseguenze stia avendo l’occupazione nazista sulla quotidianità del Paese. L’allontanamento di Michael è, per Josef, la mano che solleva il velo di Maya e, nel momento in cui il ragazzo si presenta spaventato alla sua porta in cerca di aiuto, Josef non può fare altro che accoglierlo e, con un impulsivo atto di coraggio, gli offrirà un nascondiglio nella sua soffitta. Da questo momento in poi, Josef vive una doppia vita, dovendo necessariamente mantenere una parvenza di normalità con gli altri, […]

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Valentina Lattanzio: Il karma mi odia, il libro dalle tematiche lgbtq

Il karma mi odia è l’appassionante libro di Valentina Lattanzio edito da Milena Edizioni La trama Se Bianca fosse stata Eva e fosse vissuta nell’Eden, col cavolo che si sarebbe fatta tentare da un’insulsa mela offerta da un promiscuo serpente. Lei! Indefessa sostenitrice della più morigerata monogamia e abile smascheratrice di miserabili fidanzate fedifraghe delle sue migliori amiche? Giammai! Se però quella mela assumesse le sembianze di Agata – avvenente agente immobiliare con cui Bianca e la sua fidanzata stanno trattando per l’acquisto del loro futuro nido d’amore – la nostra eroina resisterebbe alle tentazioni o si tramuterebbe in ciò che lei stessa ha sempre condannato? Quello che Bianca ignora, è che dietro un apparentemente disinteressato e serrato corteggiamento, si cela una fitta rete di menzogne e tranelli, architettati dalla persona che più la odia al mondo e che come il più paziente dei ragni sta tessendo meticolosamente la tela con la quale è pronta a tenderle il suo agguato. Il karma mi odia è una corsa sfrenata fra bugie e verità, amori mozzafiato e rancori mai sopiti in cui chi è vittima si trasforma in carnefice. E viceversa. Le tre protagoniste indiscusse del libro di Valentina Lattanzio, come si evince dalla copertina, sono fin da subito Bianca, Denise e Agata. Ognuna di queste donne, ha peculiarità e ruoli differenti. Bianca è il cardine intorno al quale ruotano tutti gli eventi frenetici del libro. È una giovane donna “cigno”, così come le piace definirsi. È estremamente leale, incapace di dire bugie, a tratti disgustosamente sincera. Accanto a lei, si staglia la figura di Denise, la sua giovane compagna napoletana, che ogni settimana si sottopone a tediose trasferte pur di raggiungere la residenza romana della sua metà. Le due hanno un rapporto solido, che oscilla tra routine e punti fermi da ormai sette anni. A rendere tale rapporto maggiormente incerto sarà l’entrata in scena della terza protagonista. Agata è intraprendente, folle ed impulsiva, sarà lei che in diversi momenti della storia, reggerà i fili delle azioni e delle controazioni. A rendere il suo personaggio iconico, è senz’altro, la sua professione. Agata, sembrerà vendere case, così come insistentemente vorrà vendere il suo cuore alla fedelissima Bianca. A dare una patina quasi da sitcom, sarà la “residenza gaia”, ovvero la casa che Bianca condivide con Paride e Filomena.  L’abitazione, sarà il luogo di incontri speciali, covo di piani risolutivi, il nido sicuro per allontanarsi dai problemi della vita quotidiana. Anche i due conviventi di Bianca, saranno per motivi diversi due spunti di grossi approfondimenti per la penna di Valentina Lattanzio. Paride, infatti, con la sua relazione omosessuale con Angelo, porrà all’attenzione del lettore argomenti significativi, quali le problematiche circa l’accettazione familiare di un membro omosessuale, i principi della comunità Rainbow, a soprattutto la voglia di far luce sulla verità salvifica dell’amore. Al tempo stesso, anche Filomena, attraverso la sua “conquista impossibile”, strizzerà l’occhio alla tenacia amorosa, all’esigenza di combattere contro gli stereotipi e raggiungere il proprio sogno d’amore, seppur con sofferenza. Il libro […]

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Konstantinos Kavafis: Una notte a Kalinteri e altre prose

Esce per i tipi di Via del Vento la raccolta Una notte a Kalinteri e altre prose di Konstantinos Kavafis, a cura di Claudia Ciardi. La collana Ocra gialla della casa editrice Via del Vento raccoglie piccole perle, testi inediti e rari delle voci principali della letteratura contemporanea. La sua ultima uscita, Una notte a Kalinteri e altre prose prende il titolo dal racconto di apertura della raccolta, opera dello scrittore greco Konstantinos Kavafis, il cui ricordo viene generalmente affidato a un corpus di ben oltre 154 componimenti poetici. Il 1882 è un anno segnante per la biografia letteraria di Kavafis. Dopo un periodo trascorso in Inghilterra a seguito del disagio economico familiare, e dopo la quasi totale assunzione dell’idioma britannico a lingua principale della sua espressione poetica, avviene nel ritorno a Costantinopoli di quell’anno un fondamentale recupero delle proprie origini. Al rientro fisico ed emotivo in Grecia, si associa la presa consapevolezza della propria inclinazione sessuale. Un anno spartiacque, durante il quale la parola incomincia a declinarsi in prosa e non solo in versi. Di poco posteriore è il racconto che oggi apre la piccola perla di Via del Vento. Come nel rientro da un lungo viaggio, e nel desiderio di «respirare un po’ d’aria fresca», l’io narrante, che non dimentica il suo essere al contempo un io lirico, visita il litorale di Kalinteri, lasciando scivolare davanti a sé l’atipicità di una sera d’estate, apparentemente uguale ad altre, eppure vivida di particolari che restituisce al lettore con colpi d’occhio veloci, ma non frettolosi: le luci calde delle abitazioni, le stoffe del mercato, due fumatori di narghilè e gli stralci fugaci della loro conversazione. Ogni elemento del paesaggio mantiene la sua concretezza, ma è intriso di una spiritualità quasi religiosa. Per Kavafis, infatti, «l’anima della natura bizantina ti sussurra “Lode a Dio”». Il racconto Una notte a Kalinteri è la riflessione di un uomo che gode del momento di pausa, che non parla del suo vissuto o di cosa di lui sarà, ma gode del tempo presente. L’altrove è infatti un posto ignoto, in cui il narratore sa di non poter godere della quiete, e preferisce quindi bearsi nel presente «della muta armonia del silenzio». Ciò che sembra interromperlo (ma che, come afferma il narratore, in realtà lo accompagna) è quella che da Kavafis viene definita «la vera melodia dell’anima», che altro non è se non il canto. Una strofe fra tutte, la più ripetuta, recita: Ridi se vuoi o versa lacrime, nel mondo son tutte bugie tutte bugie, tutte ombre. Resta una sola verità che è la fredda desolata terra dove stanno i nostri dolori e le gioie. Mentre la natura prende vita – i fiori odorano della loro «profumata eloquenza», le acque ridono e scorrono, e il cielo mostra l’espressione della pace – l’uomo può continuare a godere del silenzio, inebriato dalla forza malinconica del canto, e consapevole, nel suo rientro a casa, del potere del bastone che scandisce solennemente le ore, immagine presaga della fine del tempo. […]

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