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Eroica Fenice

La Tag: Libri da Leggere contiene 236 articoli

Libri

Le costellazioni dello zodiaco in alchimia, un’opera di Alessandro Orlandi

Edito lo scorso marzo dalla partenopea Stamperia del Valentino nella collana I polifemi, Le costellazioni dello zodiaco in alchimia. Con particolare riferimento ad alcuni bassorilievi delle cattedrali gotiche è l’affascinante volume del poliedrico scrittore romano Alessandro Orlandi. Il grande interesse dell’autore, così come la sua vasta conoscenza del tema da lui affrontato, è evidente sin dalle prime battute del libro. Di quest’ultimo l’aspetto che si constata immediatamente durante la lettura è – soggetto che incuriosisce e mentalmente stimolante a parte – il ritrovare a ogni passo la dedizione e passione di Alessandro Orlandi nei confronti di ciò che scrive. Suddiviso in due parti, ognuna preceduta e presentata da un’introduzione, il testo è una vivace e densa di particolari e rimandi esposizione del nesso esistente tra l’Astrologia e l’Alchimia per una possibile definizione della personalità umana. La loro attinenza è supportata non soltanto dalla citazione di diversi studiosi di entrambi gli ambiti, ma anche da una serie di immagini – si tratta di alcuni bassorilievi delle cattedrali gotiche francesi di Amiens, Chartres e della parigina Notre-Dame – grazie alle quali viene offerta una chiara e migliore interpretazione delle considerazioni esposte nel libro. L’intenzione, d’altronde, non è certo quella di “ … trattare i 12 segni dello zodiaco come avviene in molti testi di Astrologia…” ma, piuttosto, è evidente la volontà di “ … partire per un viaggio nello zodiaco e nel cielo interiore dell’uomo” in modo tale da capire a quali operazioni alchemiche e stagioni dell’anima corrisponda, “incarnandole”, ciascun segno. È così che, cominciando con L’Ariete, archetipo di ogni inizio possibile, si passa al Toro emblema di stabilità. Seguono poi i Gemelli, il periodo in cui si stabiliscono le direzioni individuali; il Cancro, dove a essere predominanti sono il simbolismo delle origini e i legami di sangue, con la memoria e con il passato. L’energia qui individuata viene poi, nel Leone, a essere emanata verso l’esterno definendolo come un “portatore di luce” capace di amare, creativo e generoso. Alla Vergine spetta il non semplice compito di dubitare e compiere un’autoanalisi attraverso l’introspezione e il senso critico. Procedendo come per la prima metà, anche per i restanti 6 segni un’accurata spiegazione viene proposta permettendo di delinearne le caratteristiche che li determinano e definiscono. Le costellazioni dello zodiaco in alchimia di Alessandro Orlandi: la disvelazione del cielo e dell’Opera alchemica Le costellazioni dello zodiaco in alchimia di Alessandro Orlandi propone al lettore un approccio magico e seducente, ponderato e largamente argomentato che si manifesta più nitidamente e senza alcuna fretta ai suoi occhi in tutta la sua forte e intesa carica rivelatrice. Possibile conseguenza di questa rivelazione nuova, potrebbe essere una cosciente riappropriazione del sé proprio grazie a una maggiore comprensione del cielo astrologico unita alle fasi dell’Opus alchemicum.

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L’amore non è mai come sembra, un romanzo di Francesca Redolfi (Recensione)

Pubblicato da LibroMania, L’amore non è mai come sembra è il romanzo scritto dalla giornalista pubblicista e redattrice lombarda Francesca Redolfi. La giovane ventiquattrenne protagonista, Gaia Pollìni, vive a Milano dove studia Lettere all’università mentre coltiva con dedizione e passione il grande sogno di diventare una giornalista professionista. Per raggiungere il suo obiettivo lavora come collaboratrice da circa due anni presso La Voce di Milano, un grande giornale quotidiano locale, dove spera di essere assunta per poter iniziare il praticantato, sostenere in seguito l’esame di stato e potersi finalmente iscrivere all’ordine professionale dei giornalisti. Come lei anche Vittorio, il suo ragazzo, lavora nel settore come redattore al Metropoli, la testata concorrente de La Voce. Quando ai tanti collaboratori in attesa di assunzione si aggiunge il misterioso – nonché talentuoso e affascinante – Dario Nibali, Gaia vede affidare a lui gli articoli migliori sentendosi messa da parte e iniziando a perdere le speranze di ottenere il posto tanto desiderato. A ciò si aggiunge un’inspiegabile serie di fughe di notizie riservate nelle quali Lorenzo – il direttore – individua in lei, vista la sua relazione con un collega del quotidiano rivale, la possibile spia. La giovane, abbattuta ma intenzionata a provare la propria innocenza, inizia, dopo aver osservato bene l’ultimo arrivato, a credere che possa esserci lui dietro le accuse che le sono state mosse ed è pronta a tutto pur di smascherarlo. Gaia scoprirà qualcosa che non avrebbe mai neanche lontanamente potuto immaginare sul conto di Diego ma, inaspettatamente, sarà proprio grazie a lui se potrà fare chiarezza su se stessa e su ciò che realmente vuole dalla vita. L’amore non è mai come sembra di Francesca Redolfi, un delizioso romanzo romantico Francesca Redolfi crea una storia semplice e scanzonata dove il messaggio che passa attraverso lo sviluppo di situazioni diverse – oltre all’amore suggerito già nel titolo – è che non bisogna mai fermarsi alle apparenze ma si deve sempre andare oltre per capire, oltre che di se stessi, qualcosa in più anche degli altri. I personaggi, in particolar modo la protagonista combattuta tra cuore e ragione, aspettative e realtà, possiedono tutti un lato nascosto che viene disvelato a poco a poco con l’evolversi della trama. Incentrato sul comprendere cosa si voglia e chi si voglia essere, sull’aprire gli occhi e guardare alla propria vita e alle scelte che la influenzeranno cambiandone il corso con una maturità nuova, L’amore non è mai come sembra risulta essere un testo capace di trasmettere significati molto apprezzabili in maniera diretta e limpida senza camuffarli spacciandoli poi per quello che non sono.

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“L’arte di essere nessuno” di Federica Pace | Recensione

“L’arte di essere nessuno”. Sophia e Asia. Asia e Sophia. Due nomi e due vite, che si intrecciano, si mescolano e si ripudiano. A tratti sono una sola persona, come due metà, necessarie l’una all’esistenza dell’altra. E, a tratti, nessuna delle due riesce ad essere realmente se stessa, incatenata ossessivamente all’altra. È la storia di queste due donne che ricostruisce Federica Pace nel suo libro, edito da Robin Edizioni e online dallo scorso 20 giugno [http://www.robinedizioni.it/nuovo/l-arte-di-essere-nessuno]. La stessa autrice, classe 1989, origini siciliane, di  L’irremovibile sofferenza dell’anima. Federica Pace, L’arte di essere nessuno: due vite sofferte In “L’arte di essere nessuno”, la narratrice ci catapulta in due vite sofferte. La prima, quella di Asia, spezzata da un suicidio all’inizio del racconto, ma sempre presente in tutto l’arco della storia; e la seconda, quella di Sophia, divisa tra la sofferenza per la perdita dell’amica amata e la voglia di rivalsa nella realizzazione di se stessa. È proprio nella figura della ventisettenne Sophia che si concretizza l’intero racconto ed è proprio intorno alla sua figura che ruotano i diversi personaggi della storia: il suo compagno, Diego, e un rapporto che va lentamente sgretolandosi, fino alla separazione, nella reciproca consapevolezza di un amore finito, o forse mai cominciato; l’amica, Beatrice, partecipe ma, allo stesso tempo, tenuta in disparte nel rapporto con Asia, come se non potesse comprendere fino in fondo la natura del loro amore. I suoi genitori e i genitori di Asia, l’iper-controllo di sua madre per la sua disabilità dovuta a una malattia degenerativa e la comprensione di suo padre, più incline a lasciarle indipendenza e autonomia. La vetrinetta, in cui Asia custodiva gelosamente le sue cose, e che, in qualche modo, la mantiene in vita e legata a Sophia. E, infine, Elena, conosciuta – per uno strano scherzo del destino – il giorno stesso del suicidio di Asia, che rappresenta l’occasione per Sophia di uscire dal limbo e dalla sofferenza e, soprattutto, di amare liberamente come avrebbe sempre voluto. “Il suo corpo e la sua mente, ormai, erano la stessa cosa. Erano vuoti perché lei li aveva svuotati, era questo a comandare la sua arte.” “L’arte di essere nessuno”. L’essere niente e l’essere tutto, insieme ad Asia, sono le ossessioni di Sophia. Un’ossessione che si evince anche dallo stile dell’autrice. I dialoghi trasudano l’angoscia e la sofferenza della donna. I suoi pensieri sono opprimenti, asfissianti, spesso si ripetono. La sua attenzione per Asia, per il loro rapporto, per i suoi rimpianti, è morbosa, a tratti maniacale. I periodi utilizzati da Federica Pace, a volte, sono lunghi e complessi, mentre veloce è il passaggio dalla forma di diario a quella del dialogo interiore della protagonista, che rappresenta la progressiva presa di coscienza di se stessa, in particolare a livello di identità sessuale e di genere. “L’arte di essere nessuno” è proprio il percorso che conduce alla costruzione di un’identità, frutto di un lungo processo di scavo e ricerca interiore. Se nel suicidio di Asia c’è l’incapacità di accettarsi, legata alla percezione di un’estrema ferocia e […]

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La guerra è della morte: un libro di Nuccio Pepe (Recensione)

La prima guerra mondiale al centro del romanzo di Nuccio Pepe Nuccio Pepe, medico siciliano e scrittore prolifico, pubblica un nuovo libro intitolato: La guerra è della morte, edito da Navarra Editore. Frutto di un’approfondita ricerca e uno studio metodico, il suo nuovo romanzo vede la luce nel 2018, nell’anniversario della fine del conflitto che più di un secolo fa sconvolse l’intero mondo. Pepe, in seguito da una conversazione con alcuni amici austriaci, mette nero su bianco le atrocità vissute dai soldati in quei terribili anni della prima guerra mondiale, ispirato da film, libri e dai versi della celeberrima opera di Omero. La guerra è della morte è un romanzo breve e scorrevole, che si presenta come una sorta di descrizione della situazione dei soldati durante l’ultimo anno di guerra, intervallata di tanto in tanto da storie passate e presenti che si intrecciano tra i vari personaggi citati. I soldati, che nell’immaginario collettivo, sono uomini in divisa addestrati al combattimento, vengono presentate da Nuccio Pepe per ciò che sono realmente: persone. Padri, mariti, figli, fidanzati che in un giorno qualunque vengono strappati dalla propria città, dalla propria vita per andare a combattere una guerra di cui non si riesce a cogliere il senso, di cui ad un certo punto non ci si chiede nemmeno più: Perché?  È il caso di Santo Alleri, Cosimo Orlando, Lillo e Turi soldati arruolati che prima avevano un’altra vita, un altro lavoro, degli hobby, che ancora ricordano, ma che sembrano così lontani. E tutto è ridotto a quell’agonia lungo le trincee dove il tempo sembra scorrere troppo lento, a volte, troppo veloce altre. «Mia adorata vorrei cercare di ascoltare il tempo, non ha senso osservare il trascorrere dei giorni e delle notti, scrutare le lancette dell’orologio che estraggo sempre più raramente dal taschino, lo stesso orologio che mi faceva fremere quando controllavo quante ore mancavano a un nostro incontro. Adesso, in questi giorni, in queste ore ho la sensazione che il tempo mi sfugga, ho la sensazione di non riuscire a misurarlo, un minuto si dilata in maniera abnorme, un’ora di battaglia svanisce in un secondo, una notte in trincea non trascorre mai, quindi vorrei almeno sentirlo, ascoltarlo questo tempo che mi scorre tra le dita, che misura la distanza dall’ultimo nostro bacio e per assurdo misura la distanza tra un colpo di mortaio e l’altro, tra una raffica di mitraglia e l’altra, tra una conta di uomini e l’altra, e vorrei viverlo ancora più intensamente. Ascoltare il tempo e viverlo.» La visione della guerra offerta da Nuccio Pepe Nuccio Pepe offre un’immagine cruda e realistica delle atrocità subite dai soldati, del dolore fisico e morale, delle perdite, della paura che non li abbandonava mai e li faceva altalenare tra il coraggio di combattere per sopravvivere e la voglia di arrendersi per porre fine a quello strazio. Il titolo del romanzo è significativo e più vero che mai: la guerra non appartiene ai giochi di potere che si celano dietro gli intrighi politici, né ai […]

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Ciò che stringi nella mano destra ti appartiene, 66thand2nd editore (Recensione)

Karim, un giovane montatore per la tv algerino che vive a Parigi, sta per avere un bambino con la sua compagna Charlotte, di origini armene. Karim si definisce un musulmano “non praticante”, anche se la religione islamica, come altre, non prevede questa definizione, fin troppo cristiana: se sei musulmano non puoi non praticare la fede. Eppure, cresciuto con le dottrine tramandategli dal padre insieme a tanti versi del Corano – che il protagonista ricorderà nel corso della storia – Karim, almeno all’inizio del racconto, non si sente così vicino alla religione per definirsi tale. Uomo del proprio tempo, Karim è più di tutto una brava persona, che persegue più che i dettami di una religione quelli di una vita  semplice, serena e alla ricerca della felicità: crede nella bontà, e nell’amore che ogni giorno riceve e condivide con Charlotte. Cosa succede però quando inaspettatamente e senza libero arbitrio questo equilibrio viene irrimediabilmente rotto? Un equilibrio ucciso dalla cattiveria e dalla violenza umana, in cui non ha mai creduto? Ce lo racconta Pascal Manoukian, scrittore e reporter di guerra francese, nel suo splendido romanzo Ciò che stringi nella mano destra ti appartiene, edito in Italia dalla 66thand2nd, tradotto da Francesca Bononi. È proprio nel momento in cui l’equilibrio di Karim viene per sempre devastato, quando Charlotte, durante una delle tante serate spensierate con le amiche in un bar parigino, diventa vittima di un attentato terroristico, che il romanzo parte: Karim ha perso tutto e dentro di sé non riesce a trovare più niente. La desolazione, la tristezza, e la rabbia quando prende consapevolezza del motivo di quella perdita, così atroce, porteranno Karim ad una scelta estrema: quella di arruolarsi nelle milizie dell’Isis, per scoprire fino in fondo la verità e guardare in faccia l’artefice di quello sterminio. Tra la realtà dell’integralismo islamico contemporaneo e il racconto umano, il nuovo romanzo di Pascal Manoukian edito della 66thand2nd Attraverso un ben miscelato parallelo tra il racconto romanzato del protagonista, a partire dalla scoperta del kamikaze che si è lasciato esplodere e ha ucciso Charlotte – Aurélien, un suo vecchio amico di infanzia cresciuto nel suo stesso quartiere ad Aubervilliers – e i racconti sull’organizzazione dello Stato Islamico che attraverseranno le terre della Siria, Pascal Manoukian (che nel 2016 ha pubblicato con la 66thand2nd anche Derive) riesce a coinvolgere il lettore e renderlo partecipe dei sentimenti di Karim, al quale lascia la facoltà di giudizio su ogni personaggio che incontra sul cammino; a partire dalle e-mail scambiate con Abu Walid, il reclutatore jihaista che accalappia nuovi adepti su Facebook, fino al viaggio in Belgio dove incontrerà altri “apprendisti soldati” dell’Isis come lui, pronti per affrontare la jihad ma senza sapere cosa c’è in realtà dietro. Una famiglia musulmana, Sarah, Anthony e il piccolo Adam, che ha scelto di farne parte credendo alle promesse propagandistiche sulla sicurezza di un futuro migliore, e poi l’adolescente e ribelle Lila, scappata di casa lontano dai suoi genitori, e che avrà un ruolo determinante nella storia. Un viaggio che terminerà […]

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Cambio di rotta, un altro trascinante romanzo di Elizabeth Jane Howard (Recensione)

Emmanuel e Lillian, Mr e Mrs Joyce, sono una vecchia coppia sposata nata in Inghilterra ma da sempre girovaga. Lui è un ricco drammaturgo, lei una donna fragile, di salute e nello spirito, e sempre rivolta al passato. A chiudere un platonico e in bilico ménage à trois c’è Jimmy, il trentatreenne aiutante di Emmanuel ma da tempo presente anche nella vita privata e affettiva dei coniugi Joyce. Il loro equilibrio cambia quando la necessità di una segretaria che aiuti tutti negli affari domestici e lavorativi mette in scena un quarto personaggio, così chiamata Alberta, una giovane e bella ragazza, la cui ingenuità e risoluta purezza porterà la storia a evolversi radicalmente, sullo sfondo di una esotica isola greca. Cambio di rotta (“The sea change”) è un romanzo  di Elizabeth Jane Howard pubblicato per la prima volta nel 1959, che torna oggi nelle librerie grazie alla Fazi editore (con la traduzione di Manuela Francescon), che dopo All’ombra di Julius e la saga dei Cazalet ripropone un altro avvincente capolavoro della britannica. Una nuova pubblicazione di Elizabeth Jane Howard edita dalla Fazi Il romanzo di Elizabeth Jane Howard si apre con un evento che appare inaspettato, ma che fa capire sin da subito il sottofondo dei successivi: una giovane donna di nome Gloria Williams viene trovata dai coniugi Joyce e da Jimmy svenuta in una vasca dopo aver ingerito dei barbiturici. Questa non è solo l’unica scena in cui viene spostato l’obiettivo su un personaggio che non fa parte dei quattro principali, ma aiuta anche a spiegare, prima che parta la vera storia, il carattere di ognuno. Emmanuel così si definisce subito un donnaiolo dall’amore facile, e fugace, per le giovani ragazze che a causa del suo lavoro lo circondano e gli sono ammiratrici (infatti Gloria fa parte di questa cerchia, che per l’impossibilità di stargli accanto ancora a lungo sceglie di inscenare lo svenimento); Lillian, la quale è lei a trovare per primo la donna nel bagno, sviene a sua volta: da ciò sappiamo della sua salute cagionevole e della profonda amarezza e tristezza che prova essendo a conoscenza, o ipotizzando, delle numerose amanti del marito, che vive costantemente nel ricordo della figlia Sarah morta da piccola; e poi Jimmy, che non è solo l’aiutante di Emmanuel, ma parte integrante delle dinamiche familiari e colui che in poche parole si occupa di sbrigare intrighi, fastidi e problematiche. In realtà con l’evoluzione della storia, e l’entrata in scena di Alberta, ogni personaggio (tra l’altro ogni avvenimento viene raccontato, che sia in prima persona o in terza, da ognuno di loro) assume una profondità nuova rispetto all’evento precedente, tutto sotto un sentimentalismo e una psicologia che vengono dipanati brillantemente dall’autrice. Oltre a saper con bravura dispiegare ogni angolo dei caratteri dei quattro, Elizabeth Jane Howard riesce a descrivere con grande bellezza i luoghi e le ambientazioni, anche nei ricordi dei protagonisti, come quando Lillian racconta della sua infanzia felice in campagna prima della morte dei genitori, o quando arriviamo al punto in cui […]

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“Colpa di chi muore”, il romanzo d’esordio di Gianluca Calvino | Recensione

“Colpa di chi muore” di Gianluca Calvino è un libro da maneggiare, che soddisfa un piacere irrinunciabile. Si lascia ascoltare perchè le sue pagine propongono una vera e propria playlist di canzoni. Si lascia degustare perchè è un percorso alla scoperta del sapore. Calici di buon vino e pinte di ottima birra donano essenza alla penna dell’autore creando un incrocio bello di sensazioni, come bello è tutto ciò che gravita intorno al caleidoscopico mondo dei personaggi risucchiati ognuno nella medesima torbida vicenda. È la città di Napoli il mondo delle individualità che prendono corpo nel testo. Un apparato scenico in cui non è difficile imbattersi in “quelli persi, andati, spiritati, fottuti. Quelli con l’anima in fiamme”. Quelli che, inerpicandosi per i suoi vicoli, magari ascoltano Pink. “Where there is desire, there is gonna be a flame Where there is a flame, someone’s bound to get burned” E sanno bene che dove c’è una fiamma qualcuno è destinato a bruciarsi, e che la vita va così. Si tratta del romanzo d’esordio di Gianluca Calvino, editor e consulente letterario. Il suo è un noir sui generis, che deve il suo sex appeal a un labirinto sfavillante di personaggi ben costruiti, intenti a provocare con costante irriverenza l’immaginario dei potenziali lettori. “La colpa è sempre di chi muore. Quando si indaga su un omicidio si dovrebbe tener presente questo assioma. Il morto dovrà pur aver fatto qualcosa per essere ucciso. No?” “È colpa di chi muore” suggerisce più di una volta la musica in filodiffusione sulle note de “La cattiva strada“ di De Andrè, al “Morrigan”. Mentre si legge il libro, si srotola nell’aria l’armonia ossessivamente ripetitiva di questa canzone, che quasi sembra tracciarla una strada, risucchiando il lettore e costringendolo a imboccarla e a incamminarsi, sebbene essa sia “cattiva”. È il commissario Marcello Orlando, affiancato da Egidio Conti, ad avere l’incarico di sbrogliare la matassa fittissima e sterminata di fili invisibili chd unisce un duplice omicidio. Un assassino ha ucciso due giovani insegnanti di lingua italiana per stranieri con un bastone. I due sono ex colleghi di Paolo Mancini, un insegnante solitario che divide il suo appartamento con un disegnatore di fumetti appassionato di manga giapponesi. Un tipo che conduce un’esistenza più virtuale che reale, ma pur sempre discreto, colto, simpatico e amante del buon vino. Si tratta di un noir sofisticato in cui gli indizi si accumulano pagina dopo pagina e scoperchiano un vero e proprio vaso di Pandora colmo di un inquietante retroscena criminoso, dinamiche psicologiche perverse e atmosfere poco rassicuranti, il cui filo conduttore è, sempre, l’ironia. Nel libro di Gianluca Calvino agisce l’umorismo, per cui i lettori seriosi-melodrammatici farebbero bene a tenersi a distanza Non sono tanto le azioni dei personaggi a caratterizzare questo romanzo, ma l’atteggiamento che hanno verso la vita e verso la morte. Freddo, cinico, impertinente. Un atteggiamento che accomuna il commissario Orlando all’insegnante Mancini, le cui irresistibili battute fanno da sfondo a tutta la trama che viene resa, in questo modo, innovativa, avvincente ed efficace. Nella […]

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Volo di paglia, il primo romanzo di Laura Fusconi (Recensione)

Inserito nella collana “Le Strade”, Volo di paglia è la prima opera letteraria della giovane scrittrice Laura Fusconi pubblicato di recente dalla Fazi editore. Suddiviso in tre parti, il romanzo si apre con un brevissimo prologo datato 28 settembre 1946 per poi andare indietro nel tempo a un giorno di festa dell’agosto del 1942. Due bambini, Tommaso e Camillo, attendono con impazienza di partecipare ai festeggiamenti organizzati nel loro paese e ai due inseparabili amici si unisce Lia, la compagna di classe della quale Camillo è innamorato. Figlia del temuto e detestato ras fascista della zona Gerardo Draghi e della maestra Ada, la piccola è all’oscuro delle malefatte del padre che, oltre a comandare nella casa di famiglia, soprannominata “La Valle”, è a capo di un gruppo di camicie nere che detta legge in quelle zone della campagna piacentina. In seguito alla scomparsa del loro compagno Franco Bartali, avvenuta dopo un furioso litigio tra il padre del ragazzino e Draghi, si innescano una serie di avvenimenti che avranno delle conseguenze irreversibili e che ricadranno sui giovani protagonisti. A distanza di più di cinquant’anni in quegli stessi luoghi e tra le rovine dell’imponente dimora dei Draghi, altri due piccoli grandi amici, Lidia e Luca, avranno modo di venire a contatto con quel passato lontano eppure ancora così vivido e presente da infestare e annebbiare le loro menti e quelle dei loro predecessori. Volo di paglia di Laura Fusconi: la dura realtà degli adulti contro l’innocente immaginazione dei bambini Scritto con uno stile ben definito, lineare e semplice, il romanzo di Laura Fusconi si presenta tanto maturo nel trattare i temi che riguardano le problematiche della vita adulta quanto privo di malizia e spontaneo nell’affrontare quelli concernenti la vita infantile. I due mondi, quello “dei grandi” e quello “dei piccoli”, vengono a contatto tra loro a causa delle vicende che coinvolgono tutti i protagonisti della storia; eppure, tra di essi, esiste una separazione netta grazie alla quale un minimo di spensieratezza sembra essere possibile. L’innocenza si perde quando, messi di fronte all’evidenza e nonostante ci si ostini a non voler credere a quella che è la realtà, si fanno i conti con gli errori e le storture di chi ha spadroneggiato incontrastato per poi essere punito aspramente e nel peggiore dei modi. Laura Fusconi ha dimostrato di avere tanta fantasia quanto i bambini del suo romanzo oltre che una sana dose di severità contro i personaggi adulti che ha saputo descrivere senza risparmiare loro le giuste conseguenze per le azioni compiute. Volo di paglia – il titolo del libro rimanda a un gioco dietro cui si nascondono significati ben più seri – è un’opera attenta e ricca, dove grande importanza è data al voler dimostrare che le azioni di alcuni influenzano le reazioni di altri, lasciando una traccia indelebile nel tempo.

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La bambina che guardava i treni partire, l’esordio narrativo del saggista Ruperto Long

Ispirato a fatti realmente accaduti, La bambina che guardava i treni partire, pubblicato da Newton Compton Editori, segna l’esordio nel genere della narrativa dell’ingegnere, politico e scrittore saggista uruguaiano Ruperto Long. La trama – che ha inizio nel dicembre del 1938 – ha come protagonista principale la piccola Charlotte figlia, insieme al fratello maggiore Raymond, di una coppia di ebrei di Liegi di origine polacca, Léon e Blima costretti, in seguito alle prime persecuzioni contro gli ebrei, a scappare dal proprio Paese sotto il falso cognome Wins. È così che, per evitare la deportazione e andare incontro a morte certa, la famiglia parte alla volta di Parigi che, tuttavia, non è affatto sicura e, per questo motivo, li costringe a spostarsi nuovamente a Lione da dove tenteranno di raggiungere la Svizzera. Costretti a tornare indietro in seguito a un episodio che colpisce duramente i loro spiriti indebolendo ulteriormente le possibilità di mettersi in salvo, i Wins continuano a nascondersi seppure mal sopportino i tanti anni di fughe, privazioni e stenti. Consapevoli, però, della necessità di quella amara sofferenza che ben vale l’alto prezzo delle loro vite, Charlotte e i suoi familiari riusciranno a non lasciarsi travolgere dalla disperazione e saranno guidati nel difficile e terribile percorso che li mette costantemente alla prova grazie all’amore che li lega e alla salda speranza che la fine dell’orrore che perseguita loro e il popolo ebraico arrivi presto. La bambina che guardava i treni partire di Ruperto Long, un romanzo a più voci Ruperto Long sceglie di costruire la sua opera sulle testimonianze di tanti personaggi coinvolti, direttamente o indirettamente, nei fatti narrati. È in questo modo che, oltre che attraverso gli occhi, le esperienze e il sentire di Charlotte, i lettori vengono a contatto con altri punti di vista: da quelli di altri ebrei a quelli di chi li ha aiutati; da quelli dei soldati nazisti a quelli di altri militari arruolatisi da ogni parte del mondo pur di dare il loro contributo a liberare l’Europa – e il mondo intero – dalla minaccia rappresentata da Hitler. Queste testimonianze, inoltre, assumono maggiore significato grazie a foto, lettere e altri documenti dell’epoca che contribuiscono a rendere più tangibile e forte la gravità e potenza di quanto accadde in quegli anni. Tra le tante foto, indubbiamente, colpisce quella del vagone di un treno per il trasporto di animali dal quale si scorgono volti e braccia protese verso l’esterno. Si tratta di uno dei tanti convogli, che un’ignara Charlotte, guarda partire senza comprendere il perché vi siano degli esseri umani al suo interno e senza sapere dove siano diretti. Molti altri, a quel tempo, non erano a conoscenza del perché a quelle persone venisse rivolto un trattamento talmente bestiale; molti altri ancora ne erano consapevoli e rimasero in silenzio a guardare. La bambina che guardava i treni partire è un romanzo notevolmente interessante, molto ben scritto da Ruperto Long e, soprattutto, ricco di informazioni degne di essere ricordate perché legate a degli individui, chi è sopravvissuto e chi […]

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La rocca di carta, un romanzo di Salvatore Giambelluca

Pubblicato da Koi Press Edizioni, La rocca di carta è il secondo romanzo del giovane scrittore palermitano Salvatore Giambelluca. Ambientata nella bellissima Cefalù, nella trama si intrecciano le vicende di Pietro, Melo e Giovanni, amici da sempre che si ritrovano nel paese natio dopo dieci anni di separazione per il matrimonio di quest’ultimo con la fidanzata Valentina. Nel corso dei giorni antecedenti la cerimonia, i tre hanno modo di riflettere su quella che è la loro vita adesso che hanno trent’anni, rinsaldare la loro storica amicizia che a causa del distacco non sembrava più essere quella di una volta e tirarsi fuori da un brutto guaio nel quale il futuro sposo è rimasto invischiato coinvolgendo anche gli altri due. È così che, tra gustosissimi cartocci – dolci tipici della pasticceria siciliana farciti con crema di ricotta – sotterfugi, confessioni e riavvicinamenti, Giovanni, Melo e Pietro finiranno col fare i conti con chi erano e con chi sono diventati riscoprendo se stessi e rivalutando il profondo e sincero sentimento che li ha uniti da piccoli e li unisce ancora nonostante la lunga separazione. La rocca di carta e l’amicizia, quella vera Il romanzo parte con un inizio che ha il sapore dolce-amaro a tratti imbarazzato e imbarazzante del ritrovarsi di questi amici così diversi l’uno dall’altro che, tuttavia, non sono tanto dissimili dopo che si è avuto modo di conoscerli attraverso le autoanalisi che ciascuno compie su se stesso e quanto traspare da ciò che gli altri pensano e dicono di loro. Sembra quasi che non sia rimasto nulla del profondo legame che li ha avvicinati e uniti tanti anni prima ma, proprio nel momento dove la tensione narrativa raggiunge il culmine, quel legame torna a farsi sentire più forte e indistruttibile che mai. Quel momento di unione serve a tingere di giallo il lavoro di Giambelluca che, servendosene ad arte, lo utilizza come se si trattasse di un test per mettere alla prova i suoi giovani personaggi spingendoli ad andare oltre il tempo, la distanza e ciò che sono diventati a trent’anni. Un’età, questa, che pare essere diventata problematica quanto, se non più, la tanto discussa adolescenza perché, riferendosi ai trentenni di oggi, l’autore li fa descrivere in questi termini da Pietro che di mestiere – neanche a dirlo – fa lo scrittore: «Ci sono fiori che nascono in prati perfetti per loro, che sin da subito ricevono cure e attenzioni per sbocciare al meglio affinché chi li guarda possa ammirarne la bellezza, e altri che crescono nei bordi delle strade, vicino a dei binari, che però non si scoraggiano e che continuano a fiorire la primavera dopo.”» La rocca di carta è un romanzo in cui l’introspezione, in primis, e il sentimento dell’amicizia – quella vera – la fanno da padrone in una Sicilia che si staglia sullo sfondo tutta da scoprire e vivere nella più totale spensieratezza.

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