Seguici e condividi:

Eroica Fenice

La Tag: Libri da Leggere contiene 225 articoli

Libri

Io non ti lascio solo, un romanzo di Gianluca Antoni

Io non ti lascio solo, il romanzo di Gianluca Antoni vincitore del premio Romics 2017 per il miglior romanzo di genere Il gruppo editoriale Mauri Spagnol attraverso il Torneo Letterario IoScrittore ha dato alla luce diversi romanzi degni di nota, tra questi rientra la pubblicazione più recente, vincitrice tra l’altro del premio Romics 2017 per il miglior romanzo di genere: Io non ti lascio solo, frutto della penna dello psicologo psicoterapeuta Gianluca Antoni. Una storia dalle tinte noir: un minuscolo paesino di montagna, un maresciallo ancorato ad un caso di un passato lontano rimasto irresoluto, due amici alla ricerca di un cane. Gianluca Antoni elabora un romanzo avvincente e toccante al tempo stesso, e una volta intrapresa la lettura si è trascinati completamente nel libro e non si riesce a venirne fuori, se non quando si giunge all’ultima pagina, alla scoperta della verità, quella che non ci si aspetta e che trattiene su quel paesino, tra i suoi boschi ancora, anche quando l’ultima parola del romanzo è stata letta da un po’. La trama del romanzo di Gianluca Antoni Io non ti lascio solo viaggia su tre linee temporali: il presente, un’avventura intrapresa da due amici venti anni prima e un caso risalente a trent’anni or sono. Tre diversi periodi uniti dallo stesso filo conduttore: la scoperta di una verità rimasta a lungo seppellita. Un ragazzo, impegnato nella ristrutturazione di una casa, trova tra le fondamenta due diari: Rullo e Filo, sono i nomi incisi, uno per diario, e li porta al maresciallo del paese. Non lo sa il ragazzo che quel gesto apre un abisso nella vita del maresciallo, che risale a molti anni prima. Venti anni prima. Rullo e Filo, amici inseparabili, partono alla ricerca di un’avventura per ritrovare Birillo, il cagnolino di Filo scappato durante un temporale qualche settimana prima. E tra accampamenti nei boschi, incontri e nuove amicizie, girovagano tra le mura del paesino alla ricerca di un piano per recuperare Birillo, e si perdono nei racconti e nelle storie che dopo tanti anni ancora aleggiano nell’aria circostante. Storie di investigazioni e ricerche in una casa in periferia, la stessa dove sono stati ritrovati i diari dei due ragazzini. La storia di un’amicizia raccontata attraverso due diari Due diari, uno rosso, l’altro nero, due ricerche a distanza di dieci anni l’una dall’altra, un unico maresciallo. Il lettore conosce le vicende presenti e passate all’interno del libro attraverso tre voci narranti: quelle di Rullo e Filo nei racconti dei loro diari, quella del maresciallo che si perde nei ricordi, a volte, nelle riflessioni dell’oggi, altre. Il romanzo di Gianluca Antoni è la storia di un’amicizia, quella che dura una vita, anche quando, per un motivo o per un altro, non ci si vede più, perché «Mica si può vedere sempre tutto. Vedi alcune cose, ti soffermi a osservarle e sparisce tutto il resto. Una cosa va in figura e il resto diventa sfondo, e nello sfondo la figura si perde, finché non torna di nuovo in figura, ma […]

... continua la lettura
Libri

The Passenger – Islanda, il primo volume del nuovo progetto Iperborea (Recensione)

A metà tra una guida di viaggi e una raccolta di report che testimoniano le bellezze e le curiosità di un paese: The Passenger, il nuovo progetto editoriale della Iperborea, in realtà è molto di più. È un percorso, originale e sui generis, alla scoperta di una cultura che non è la nostra. Ecco perché viene definito dalla casa editrice un “libro-magazine”, in cui letteratura e inchiesta si fondono, arricchiti da reportage fotografici (in collaborazione con l’Agenzia Prospekt), infografiche (progetto grafico a cura dello studio milanese TomoTomo e da Pietro Buffa), consigli utili, curiosità e speciali illustrazioni (di Edoardo Massa). The Passenger, la guida letteraria per gli “esploratori del mondo” Il primo volume di The Passenger, accompagnato dalle foto  realizzate da Elena Chernyshova, fotoreporter siberiana, è dedicato all’Islanda. Letteralmente, il nome deriva dal norreno e significa “terra ghiacciata”, come viene spesso identificato il paese, il meno popolato al mondo. Appena sotto il circolo polare artico, in cui alba e tramonto hanno uno scenario tutto particolare in cui manifestarsi (d’estate il sole tramonta a mezzanotte per risorgere solo dopo poche ore). Proprio per questo, anni fa l’Islanda venne statisticamente considerata uno dei paesi con il più alto tasso di suicidi al mondo, un dato che fu valutato come un paradosso, quando prima della crisi economica era chiaramente anche un paese con un alto tasso di benessere. Terra dominata per la maggior parte della sua vita da stranieri. Terra dei vichinghi, delle divina germaniche, una forte tradizione ancora tramandata, e di Odino, delle leggende sugli elfi e i miti nordici, la terra desolata dell’aurora boreale, che per gli islandesi non desta così tanto scalpore come per un turista incuriosito ed invadente. Proprio con questa immagine irriverente si apre la rivista, con il saggio dello scrittore Hallgrìmur Helgason: “com’è è possibile che gente che viene da Hong Kong, dal Giappone, dalla Russia, dalla Francia o dagli Stati Uniti sia disposta a svegliarsi alle sette per assistere alla cosa più tetra del mondo: una squallida mattina di inverno a Reykjavík?”. The Passenger – Islanda: il turismo, l’emergenza ambientale e la politica “punk” Oggi il turismo costituisce per l’Islanda un fattore importante per l’economia nazionale; il boom degli inizi Duemila è stato fondamentale soprattutto per avere risanato parte del territorio dopo la crisi, quando in città si viveva prettamente grazie ad attività commerciali e bancarie. Nonostante sia un paese “pazzo e vulcanico”, è proprio il paesaggio bianco dalle forme spigolose che affascina lo straniero, pronto ad affrontare le temperature glaciali verso l’esplorazione, muniti di smartphone, soprattutto se c’è qualche luogo da visitare che ha fatto da set a “Games of Thrones” o dove si può facilmente assaporare la vera tradizione islandese e vivere nelle tradizionali abitazioni, visto che adesso quasi tutte sono adibite ad affittacamere su Airbnb, e la città si è andata a “spersonalizzare” per essere più vicino all’ideale del turista. Addentrandosi negli originali reportage, è chiaro come The Passenger sia piuttosto un’esplorazione all’interno di aspetti poco conosciuti al di fuori del paese protagonista: […]

... continua la lettura
Libri

Quattro madri, un romanzo di Shifra Horn sul coraggio delle donne sole

Fazi Editore, dopo aver tradotto e pubblicato alcune delle sue opere, propone l’ultima edizione del primo romanzo della famosa e pluripremiata autrice israeliana Shifra Horn, Quattro madri. Ambientato a Gerusalemme, il romanzo segue le vicende di quattro generazioni di donne appartenenti alla stessa famiglia. La storia, narrata da Amal, inizia dal racconto della sua nascita, avvenuta nel 1948 nel letto di ottone della bisnonna Sarah, per poi procedere a ritroso nel tempo. È così che il lettore fa la conoscenza di Mazal, la capostipite e madre di Sarah, che allevò da sola la figlia dopo averla fatta nascere quando era poco più che una ragazzina. Ed è con lei che comincia la maledizione di queste donne così diverse l’una dall’altra ma destinate, dopo l’arrivo di una femmina nella loro casa, a essere abbandonate dai mariti. Questa stessa sorte, infatti, tocca a Sarah – la più bella tra le donne di Gerusalemme – che con i suoi lunghi capelli dorati seduce chiunque la veda ed è capace di curare gli altri oltre che occuparsi da sola dei figli. Pnina Mazal, la sua secondogenita, riesce a comunicare con i suoi interlocutori in qualsiasi lingua le parlino; mentre, la figlia Gheula, dai capelli rossi, ribelle e selvaggia come una volpe, è un avvocato che dedica la propria vita ad aiutare i diseredati. Quattro madri : la forza è donna Shifra Horn incanta grazie a una prosa che scorre in maniera ritmata e senza interruzioni sotto gli occhi dei lettori. Le sue parole e ciò che evocano dipingono nella mente immagini e lasciano percepire odori e sensazioni difficili da dimenticare. Dall’acqua di rose di Sarah – il vero fulcro su cui poggia il passato e il presente delle donne della sua famiglia – al sapore dei frutti del suo gelso, dal rituale per la purificazione nel mikveh ai colori e ai suoni di una Gerusalemme lontana; tutto, in Quattro madri, contribuisce a risvegliare i sensi così da diventare parte della storia. Una storia tutta al femminile dove è il gentil sesso a essere protagonista con le sue debolezze, i suoi desideri, i suoi bisogni e, soprattutto, la sua determinazione, la sua forza; una forza straordinaria che le donne, in particolar modo le madri, posseggono e alla quale attingono giorno dopo giorno come si farebbe da una fonte inesauribile. Quattro madri è un romanzo appassionato, tenero e dolce; uno stupefacente esempio letterario che incoraggia le donne a non dimenticare che la loro forza non ha eguali ed è da sempre il sostegno dell’umanità.

... continua la lettura
Recensioni

“Oltre le catene”: il romanzo umano di Domenico Mecca

Oltre le catene (Edizioni 2000diciassette) è il secondo romanzo di Domenico Mecca, dopo La Legge non è uguale per tutti (2017, Aletti editore) ed un racconto pubblicato nella raccolta Je suis Chocolat (2017, Edizioni 2000diciassette). L’autore, laureato in Medicina e Chirurgia con specializzazione in Malattie Infettive, ha avuto modo, durante la sua carriera, di seguire in prima persona progetti in Africa e in Romania ed il romanzo è pregno della sua esperienza lavorativa ed umana, con cui arricchisce il percorso del suo protagonista, il Dott. Luciano Verdi Oltre le catene di Domenico Mecca schiaffeggia l’ipocrisia perbenista Il Dott. Verdi, infettivologo affermato, decide di abbandonare il suo posto sicuro e di partire per l’Uganda, dove una ONG ha fatto urgentemente richiesta della sua figura specializzata per combattere un’epidemia di AIDS. Arrivato in Africa, commette l’errore, comune a tutti gli occidentali, di pensare che le sue conoscenze mediche possano risolvere ogni tipo di problema. “Ma noi non siamo i «problemi»” gli fa notare la caposala Rose, racchiudendo in poche righe l’essenza del romanzo, “siamo persone con la propria cultura, le proprie abitudini e spesso in perenne conflitto con noi stessi. Possiamo e dobbiamo migliorare e voi… tu ci puoi dare una mano. Ma per poterlo fare veramente devi ascoltarci, devi capire ed essere paziente”. Oltre le catene è quindi la narrazione di un percorso innanzitutto umano che invita a superare le catene ideologiche, sociologiche, scientifiche e religiose che ciascuno di noi porta con sé. Catene che ci impediscono di discernere la realtà e che impediscono a Luciano di entrare a far realmente parte del nuovo ambiente africano, chiuso com’è all’inizio del libro nel suo perbenismo e nel desiderio di voler far del bene, ragionando sulla base dei criteri occidentali. Ma in Africa esiste una cultura di accettazione della morte di cui Luciano non si rende subito conto. Questa cultura non legittima all’indifferenza ma a fare del proprio meglio. Sono le contraddizioni dell’Africa, che non si risolvono con gesti nobili. L’atteggiamento di superiorità del protagonista lo rende apparentemente più partecipe ma in realtà lo relega totalmente fuori dal contesto in cui vive e lavora, un contesto che lui non ha mai fatto lo sforzo di capire fino in fondo e che lo costringe in una situazione di solitudine umana, che lo condurrà a sovvertire tutte le sue certezze, a favore di una nuova visione della vita che non prevede la perfezione e, per questo, risulta essere più umana. “Percorrendo la vita del protagonista si comprende che riesci a liberarti dal legaccio, che giudica tutto e non osserva più nulla per quello che è, solo quando incontri qualcosa o qualcuno che ti fa riflettere. Non puoi farlo da solo. Ed è questo lo struggente e liberatorio messaggio che, attraverso la storia di Luciano, io voglio lasciare a chi legge questo romanzo!” afferma l’autore, Domenico Mecca. L’Africa: uno scenario suggestivo per una trama vibrante di passioni Romanzo di emozioni contrastanti e forti sentimenti Oltre le catene, ambientato in “un continente misterioso e affascinante: l’Africa! Paesaggi mozzafiato, colori sfavillanti, profumi d’equatore; ambienti tempestati da gravi […]

... continua la lettura
Libri

Meglio sole che nuvole, un libro di Jane Alison

Meglio sole che nuvole. Leggere Ovidio a Miami, è frutto della penna della scrittrice Jane Alison, edito per la prima volta nel 2016 con il titolo Nine Island,  e riproposto in Italia da NN editore il 14 giugno scorso. Jane Alison esordisce nel 2001 con il romanzo The Love-Artist, incentrato sul poeta Ovidio e da allora si è dedicata alla stesura di romanzi, racconti e saggi. Meglio sole che nuvole è la sua pubblicazione più recente, e risente ancora una volta della presenza ovidiana, a conferma, non solo della passione che la Alison serba per il poeta latino, ma anche della profonda e accurata conoscenza che possiede in merito. Meglio sole che nuvole: una riflessione intima «Ho guidato verso sud sulla I-95 per giorni finché non è finita, e mi sono ritrovata di nuovo a Miami. Non è un paese per vecchie. Io non sono ancora vecchia, ma ho il cuore malato di un vecchio desiderio, e sono tornata in questo luogo di musica sensuale per capire se non sia arrivato il momento di congedarmi dall’amore». Il romanzo di Jane Alison si potrebbe definire una riflessione personale, una sorta d’introspezione intima sulla propria vita e sull’amore. La protagonista, J, decide di ritornare a Miami e si trasferisce in un grattacielo abitato da personaggi che rasentano il grottesco: la signora dal pollice verde che lascia cadere dal balcone qualcosa di misterioso, il portiere, il francese, e gli sposi P e N. Con lei ci sono il suo gatto Buster, vecchio e malandato, la presenza costante della madre che, anche se lontana, J ci fa conoscere attraverso le telefonate, i messaggi, i pensieri, e Ovidio. J è una traduttrice e attraverso il rimaneggiamento dei versi ovidiani, del tutto o in parte reinterpretati in chiave diversa dall’originale, ci trascina nel mondo dei miti, e ci fa rivivere le storie narrate all’interno de Le Metamorfosi. Ovidio e la metafora dell’amore La ripresa dell’opera del poeta latino da parte di Jane Alison appare una metafora della vita, di come ci si approccia all’amore, di come lo si cerca troppo disperatamente a volte, e di come ce ne si allontana, altre volte. J, che ha alle spalle il fallimento di un matrimonio, invece di guardare avanti, è ancorata al passato, tanto da voler trovare l’amore negli amanti di un tempo, ma restare delusa ogni volta. «Ovidio, sei ancora qui? […] L’idea che le tue parole possano essere morte, che il passato non sia sempre il presente. Ma prova a dire questo alla sabbia, al mare». Ovidio è ancora qui, solo che certe volte si sbaglia il luogo dove cercarlo. E J, che più di chiunque altro lo conosce, alla fine lo capisce. Lo stile e la scrittura di Jane Alison Scorrevole, ironica e fluida è la penna di Jane Alison. La narrazione in prima persona, l’accurata descrizione dei luoghi e il modo in cui la protagonista lascia entrare nei suoi pensieri, hanno la capacità di coinvolgere il lettore e di renderlo parte del romanzo. Il fatto che […]

... continua la lettura
Libri

Sara al tramonto, il nuovo noir di De Giovanni (recensione)

Sara al tramonto, recensione dell’ultimo romanzo di Maurizio De Giovanni   Sara al tramonto, edito da Rizzoli ed uscito nelle librerie da qualche mese, è l’ultimo noir di Maurizio  De Giovanni, il celebre scrittore napoletano, autore della saga che vede il Commissario Ricciardi come protagonista, (vedi una della recensioni di Eroica Fenice),  nella Napoli Anni Trenta e quella denominata “I bastardi di Pizzofalcone” (vedi una delle recensioni di Eroica Fenice), un gruppo di poliziotti dal passato difficile nella Napoli di oggi.  Esattamente un anno fa, lo scrittore ha inaugurato “I guardiani” (Rizzoli, 2017), primo libro di una nuova saga dove l’archeologia, i miti e le leggende si mescolano alla storia partenopea. Napoli. Sara, una donna sessantenne, dall’abbigliamento trasandato e dall’aria indifferente, in realtà è un ex poliziotto che lavorava per la Sezione. In pratica, per i servizi segreti. Ha una grande dote grazie alla quale si è distinta efficacemente nel suo lavoro: sa capire le conversazioni altrui, solo osservando le persone, anche da una notevole distanza e, inoltre, se vuole sa rendersi invisibile agli altri.  Sara in gioventù ha scelto l’amore sacrificando il suo matrimonio e, abbandonando il suo bambino, Giorgio.  Ma la vita, le ha dato una seconda possibilità che ha il viso di Viola, una fotoreporter ora in maternità. A Sara viene chiesto di indagare su un caso di una bambina, Beatrice, che, al dire della madre, ora in carcere, sta male. La donna, Dalinda,  è stata trovata vicino al cadavere di suo padre ammazzato e perciò incolpata dell’omicidio, del quale lei non ricorda nulla, perché sotto effetto di stupefacenti. Sara si trova perciò ad indagare su un caso già risolto, collaborando con l’ispettore Davide Pardo; caso che si risolverà anche grazie all’aiuto di Viola. Sara al tramonto, De Giovanni e la nuova saga De Giovanni con “Sara al tramonto” inaugura una nuova saga che vede per la prima volta, a differenza degli altri suoi libri, una donna come protagonista. Sara è un personaggio sui generis: all’apparenza sembra una persona innocua, in realtà ha un carattere forte e volitivo. Austera e spesso tagliente, riservata e molto presuntuosa, lo sarà soprattutto nei riguardi di Pardo, invece si mostrerà molto più comprensiva con Viola, malgrado per lei sia poco più di una sconosciuta. “Sara al tramonto” è un noir, ma è diverso dai libri che vedono Ricciardi come protagonista: è meno poetico, più pragmatico e asciutto, anche nel linguaggio. Napoli non viene descritta in maniera romantica, come accade ad esempio in “Rondini d’inverno“. Siamo nella Napoli periferica, nei quartieri più anonimi della città, non nel centro, sede dell’ “azione” che si ritrova soprattutto ne “I bastardi di Pizzofalcone” dove gli eventi scorrono veloci  e le storie dei protagonisti si susseguono rapidi come i casi di cronaca che devono risolvere.  In sintesi “Sara al tramonto” promette bene e saremo lieti di leggere gli altri libri della saga. De Giovanni e altre opere De Giovanni è autore anche di molte opere che hanno come protagonista la sua grande passione, il calcio e la sua squadra, […]

... continua la lettura
Libri

Lo sapevi che I MISS YOU, il capitolo conclusivo della trilogia DIMILY di Estelle Maskame

Pubblicato da Salani Editore, Lo sapevi che I MISS YOU? è il terzo capitolo, quello conclusivo, della saga di romanzi young adult   DIMILY – il primo è Lo sapevi che I LOVE YOU? e il secondo Lo sapevi che I NEED YOU? editi sempre da Salani – della giovanissima autrice scozzese Estelle Maskame. Eden Munro non è più la ragazza spensierata di qualche anno fa. Da quando si è innamorata del fratellastro Tyler Bruce, la sua vita ha subito dei cambiamenti radicali a causa di questo amore impossibile osteggiato, in particolar modo, dal padre di lei che non riesce a perdonarle l’essersi innamorata di Tyler. Quest’ultimo è sempre stato un ragazzo problematico, dipendete dall’alcool e dalla droga, considerati  gli unici mezzi per superare gli abusi subiti da bambino che lo hanno portato a essere sempre arrabbiato, instabile e scostante. Solo con Eden il giovane era riuscito, o almeno così sembrava, a far pace con i demoni che lo tormentavano dall’infanzia. Eppure, quando ormai, decisi e nuovamente riuniti, avevano detto ad amici e familiari della loro storia, Tyler abbandona la ragazza a Santa Monica per ritrovare se stesso. Eden, rimasta sola ad affrontare lo sdegno e l’incredulità di chi non era a conoscenza della loro relazione, detesta il suo amore e non riesce a perdonare ciò che le ha fatto passare. Sarà il ritorno di Tyler in città a costringerla a fare i conti con quello che prova e a capire se i suoi sentimenti per lui sono realmente svaniti o meno. Lo sapevi che I MISS YOU? di Estelle Maskame, un romanzo genuino e mai scontato Estelle Maskame, grazie a uno stile scorrevole e dei personaggi ben caratterizzati nel loro essere e nel loro agire, è riuscita a proporre una trama intrigante che tratta dell’amore particolare, ma non impossibile, tra due fratellastri che non hanno potuto contrastare il sentimento nato spontaneamente tra loro. Le figure di Eden e Tyler si evolvono, nel corso dei tre libri che li vedono protagonisti, come singoli individui e come coppia camminando a tratti divisi e a tratti di pari passo. Entrambi si ritrovano a doversi confrontare con la propria maturazione interiore oltre che con i cambiamenti che investono il loro rapporto ed è interessante vederli crescere separati oltre che insieme superando le difficoltà – nei libri si parla di temi attuali come il bullismo, la dipendenza da alcool e droghe, la violenza sui minori – che si presentano lungo il cammino che hanno intrapreso. Lo sapevi che I MISS YOU? è un romanzo giovane che ben mostra le mutevoli dinamiche che animano i cuori dei due protagonisti la cui storia coinvolge e sorprende i lettori tenendoli incollati alle pagine fino alla fine.  

... continua la lettura
Libri

Salvare le ossa, romanzo di una realtà suburbana di Jesmyn Ward

Jesmyn Ward, recensione del suo inedito romanzo   Jesmyn Ward, scrittrice statunitense contemporanea, nata infatti nel 1977, è cresciuta in una zona povera del Mississipi, che nell’agosto del 2005 fu tra l’altro devastata dall’uragano Katrina. La Ward, dopo l’accaduto, non scrisse per due anni. Riprese solo nel 2011 con il romanzo “Salvare le ossa” che le portò un enorme successo, tanto che gli valse la vittoria del premio National Book Award, riconoscimento che peraltro ha ottenuto anche successivamente permettendole così di salire all’onore delle cronache per essere stata la prima donna scrittrice ad averlo vinto per due volte. Grazie alla casa editrice NN Editore il romanzo statunitense ”Salvare le ossa” è stato pubblicato nell’Aprile del 2018 anche in Italia. Jesmyn Ward in “Salvare le ossa” racconta la povertà Jesmyn Ward racconta che in una delle zone più povere dell’America, in Bois Sauvage, si nasconde, tra rottami, carcasse di elettrodomestici e rifiuti, una piccola casa, quella che i protagonisti chiamano ”La Fossa”, che poi non è altro che un avvallamento nel bayou, causato da una forte attività di estrazione di argilla. Il cataclisma che si prospetta, per i protagonisti del romanzo inizialmente non desta grosse ansie, anche perché la loro vita è già piena di preoccupazioni, a causa delle situazioni degradanti in cui versa la loro comunità, oltre al fatto che in quelle zone le calamità naturali sono quasi all’ordine del giorno. Questa volta però la pericolosità c’è ed è inevitabile per tutti gli abitanti della zona e l’unico a capirla è Claude, il padre di Randall, Esch, Skeetah e Junior. Così con un ritmo incalzate, si raccontano i dodici giorni che precedono la catastrofe grazie alla voce narrante di Esch, che con il suo corpo paragonato ad un occhio infinito, vede tutto. Ella infatti osserva i suoi fratelli che vivono nella loro libertà caotica e illimitata, così com’è libera la natura: Randall, il fratello maggiore, che i compagni di scuola prendono in giro per il suo atteggiamento nerd anche se in realtà ha una grande predisposizione atletica verso il suo sport più amato, il basket, è colui ha preso in mano le redini della famiglia dopo la morte della madre dopo aver dato alla luce il piccolo Junior. Skeetah invece si dedica a un pittbul di nome China e dei suoi cuccioli, curandoli con una costante attenzione. Esch dai riccioli neri, dal corpo magrolino e il naso largo, fiorisce e si sente finalmente donna solo quando incrocia lo sguardo di Manny, che però non corrisponde al suo amore e si presenta a lei con interesse solo in rapporti occasionali. Esch, leggendo gli Argonauti, paragona parallelamente le sue delusioni amorose alla storia di Medea che invano rincorre Giasone. Esch vive in un mondo di soli uomini e anche se indirettamente, cerca una identificazione con la madre ormai non più presente. Si ritroverà nella madre soltanto quando ella scoprirà di essere incinta di Manny, anche se per lei sarà difficile riconoscerlo e così come sarà arduo nascondere il segreto. Dopo la scansione dei […]

... continua la lettura
Libri

Joël Dicker e La scomparsa di Stephanie Mailer, il suo nuovo thriller (Recensione)

Joël Dicker torna con “La scomparsa di Stephanie Mailer”, lo abbiamo recensito. “La scomparsa di Stephanie Mailer” è l’ultimo romanzo di Joël Dicker, autore di  opere di successo quali “La verità sul caso Harry Quebert” (Bompiani, 2013) e “Il libro dei Baltimore” (La nave di Teseo, 2016) che hanno come protagonista lo scrittore Marcus Goldman. Con “La scomparsa di Stephanie Mailer”, edito  da La nave di Teseo, Dicker ritorna al thriller. Siamo ad Orphea, una cittadina tranquilla degli Stati Uniti, conosciuta sia per le sue bellezze naturali e sia perché ogni anno organizza un Festival teatrale che attrae numerosi turisti e visitatori di tutte le città vicine. A New York il poliziotto di stato, Jesse Rosenberg, ad un passo della pensione, incontra una giornalista che lavora ad Orphea, Stephanie Mailer che gli mette la pulce nell’orecchio circa un caso di omicidio da lui risolto nel 1994. Secondo la ragazza, non era stato trovato il vero assassino. Dopo pochi giorni la giornalista scompare nel nulla.  Jesse così decide di tornare ad Orphea e di mettersi sulle tracce di Stephanie Mailer. Si renderà conto ben presto che i due eventi sono collegati. Con l’aiuto del suo compagno di squadra dell’epoca Derek e di Anna Kanner, una poliziotta del luogo, riapriranno il caso del 1994 e scopriranno che le cose non sono mai come sembrano. Il caso farà riemergere i fantasmi del passato, non solo quelli legati al caso, che si mostrerà molto più complicato del previsto, ma anche i propri. Jesse e Derek, dovranno rielaborare eventi accaduti proprio nel 1994, quando insieme hanno arrestato l’assassino presunto degli omicidi. La scomparsa di Stephanie Mailer e le altre opere di Joël Dicker “La scomparsa di Stephanie Mailer” è un romanzo complesso che inizia in maniera lineare e poi incalza, coinvolgendo più personaggi ed eventi. E per ciascun personaggio Dicker descrive la sua storia attraverso un’interessante caratterizzazione. Come tutte le altre opere dello scrittore svizzero, molteplici sono le digressioni e i flashback, destando alta l’attenzione del lettore che letteralmente resta incollato alle pagine grazie ad una trama mai ripetitiva. Tutti possono essere l’assassino. E più volte i poliziotti cadono in errore. Ciò rende ancora più avvincente la trama perché il lettore si trova, insieme ai protagonisti, a “ragionare” su chi sia il vero colpevole. Dicker descrive una realtà che non è mai semplice: un po’ come accade ne “La verità sul caso Harry Quebert”, quando sembra chiaro che il colpevole sia stato individuato, tutto cambia. Basta vedere le cose da un altro punto di vista. Lo scrittore Joël Dicker con “La scomparsa di Stephanie Mailer” si conferma ancora una volta uno scrittore di spessore. Altamente consigliato.   Joël Dicker, i libri  

... continua la lettura
Libri

Appunti di cinema, riflessioni sulla Settima arte a cura di Francesco Grano | Ferrari editore

“Il cinema è un occhio aperto sul mondo”. E a dirlo è stato un filologo come Joseph Bédier, che mise in crisi il metodo Lachmann considerato strumento obbligatorio per lo studio di un testo; proprio come fu Bédier, anche il cinema è controcorrente e rivoluzionario talvolta, davvero uno spazio sconfinato tra verità ed invenzione. Il cinema è immaginazione, una delle poche cose che avvicina i nostri sogni più belli alla realtà, e lo sa bene Francesco Grano che per la Ferrari editore ha curato “Appunti di cinema”, una nuova raccolta, più che altro saggistica, sul mondo della Settima arte. A contribuire alla stesura del testo pubblicato dalla Ferrari editore – primo tomo di due – ci sono altrettanti cinefili ed appassionati, che senza nessun filtro propongono al lettore alcuni film considerati cult o entrati a far parte della loro personale top ten, sia per un attaccamento sentimentale sia perché valutati come i migliori della storia del cinema, per presa registica o attoriale, o perché hanno significato qualcosa proprio perché diventati emblema di una generazione o manifesto di una corrente di pensiero. “Appunti di cinema” a cura di Francesco Grano, un viaggio emozionante della Ferrari editore Così tra riflessioni e ricordi, Nicolò Barison, Susanna Camoli, Edoardo Graziani, Bruno Manfredi, Mariagiulia Miraglia e Francesco Spadafora (alias Freddy Xabaras) confessano i film ai quali sono più legati, dando senza riserve il loro personale punto di vista senza necessità di trovare un filo conduttore o talvolta una tematica comune tra i prescelti, ma sicuramente rispecchiando i gusti e le preferenze di molti altri cinefili al di fuori di queste pagine, come tutti i fan di Star Wars, il kolossal fantascientifico di George Lucas che sin dal primo episodio negli anni Settanta è entrato a far parte di un immaginario collettivo mondiale. C’è chi ovviamente non dimentica Blade Runner di Ridley Scott, che all’interno, sia nella trama che nella bravura degli attori, ha così tanto di profetico e spinge a migliaia di riflessioni e a tanto stupore. Altro film cult anni Ottanta è I Goonies di Richard Donner, un classico d’avventura per ragazzi che vede dei giovanissimi Sean Astin e Josh Brolin, ricavato da un soggetto scritto da Steven Spielberg. Molti appunto sono i riferimenti a questo grande regista americano in Appunti di cinema, milestone hollywoodiano insieme a Woody Allen, che ha precisamente delineato una vera e propria ideologia alleniana, se così si può dire. Con Io e Annie, Hannah e le sue sorelle o il meno conosciuto Stardust Memories (strano come nessuno abbia scelto Manhattan), Allen ha fatto della commedia americana moderna un cinema raffinato, sensibile, splendidamente nevrotico, mettendo in luce, con ironia, i lati più stridenti e contraddittori dell’animo umano. Gli autori ricordano anche Tim Burton, che con Edward mani di forbice o Ed Wood ha creato un nuovo modo di fare cinema, unico e inimitabile, trasponendo in maniera assoluta fantasia e creatività, che è quello che il cinema tutto dovrebbe insegnare. Oltre a percorrere la scia del ricordo, da non dimenticare sono […]

... continua la lettura