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Eroica Fenice

La Tag: Libri da Leggere contiene 203 articoli

Libri

Isola di Jacobsen, viaggio al Nord della Iperborea editore

Riappropriarsi dei ricordi della terra d’origine, dare un nome e una storia a tutto ciò che appartiene ad essa. È ciò che compie la giovane donna danese protagonista di Isola, il nuovo libro semi-autobiografico della scrittrice Siri Ranva Hjelm Jacobsen, pubblicato dalla Iperborea editore. In realtà protagonista di questo ennesimo splendido viaggio al Nord che ci propone Iperborea editore non è la ragazza, bensì la terra natia dei suoi nonni, genitori della mamma, che emigrarono agli inizi del Novecento in Danimarca per cercare di ritagliarsi uno spazio nel mondo, per trovare la felicità nel futuro, compromesso dai confini del mare, ostacolato dal tempo immobile delle isole Faroe. L’arcipelago delle Faroe (Fær Øer) si trova tra l’Islanda e la Scandinavia, nel bel mezzo dell’Oceano Atlantico; una terra radicata nella tradizione e nelle leggende più antiche, vichinghe e favolistiche, una terra indipendente ma politicamente legata ancora oggi alla Danimarca – infatti non fa tuttora parte dell’Unione Europea. Una terra che ha però combattuto, nell’isolamento, la guerra mondiale e contro un declino economico dovuto a pochi sostentamenti finanziari quali la pesca e lo scarso turismo…“Viene maggio, e finisce la guerra. Le uniformi tedesche spariscono dalla città. Marita compra pane bianco e due crostatine con la crema”. Un altro viaggio della Iperborea editore, tra memoria e storia Il romanzo, dopo un incipit narrativo di difficile collocazione ma poeticamente perfetto sin dalle prime pagine (nobile la traduzione in italiano di Maria Valeria D’Avino), si sviluppa su due linee parallele, quella del presente raccontate in prima persona dalla ragazza, e quella del passato, che ritorna attraverso dei flashback, che racconta invece i momenti più significativi della vita dei suoi nonni, Marita e Fritz. «Lei sopportava con pazienza. Era il vetro intorno alla nave in bottiglia su cui lui navigava, la prua sempre rivolta verso casa. Quando lei morì, io pensai: ecco, ora abbi andrà alla deriva». Marita e Fritz, omma e abbi, di cui l’autrice racconta tutta la loro vita insieme dopo e separati dal mare prima, a partire dal momento in cui Marita decide di ricongiungersi con il marito per vivere in Danimarca. Un inizio che acquista da subito i contorni del misterioso, si può dire del macabro, del fragile, anche nostalgico, come appunto sembra essere l’animo delle isole. La malinconia infatti è il sentimento che scorre per tutto il romanzo: la malinconia di Fritz per la sua terra, per non avere potuto scegliere un destino professionale corrispondente ai suoi desideri (non essendo il primo figlio tra i suoi fratelli, non ha potuto beneficiare del sostentamento di una ricca zia), adeguandosi al lavoro di pescatore e poi insegnante; e la malinconia per avere perso la sua metà, da anziano; mentre chiacchiera con la nipote ricorda spesso: «se non fosse stato per la tua omma». E poi la malinconia di Marita. Una figura che il lettore si immagina silenziosa, profonda, che accetta il da farsi e accoglie la solitudine. C’è poi la malinconia di Ragnar, probabilmente, ma mai accennato del tutto con chiarezza, vero amore di Marita. […]

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Attualità

D’amore e baccalà di Alessio Romano

D’amore e baccalà, è difficile spiegarlo. Non è un romanzo, non è un diario di viaggio, non è un guida turistica. Eppure, il nuovo lavoro di Alessio Romano, edito da EDT, è tutto questo insieme. D’amore e baccalà si presenta come un prodotto unico nel suo genere, in grado di unire una trama divertente e leggera a notizie utili per chi volesse intraprendere un viaggio alla scoperta della vera protagonista del libro, Lisbona. La capitale portoghese, infatti, con i suoi profumi, sapori e colori è la vera regina di questa colorata narrazione. Alessio Romano, evidentemente innamorato di ciò che Lisbona è e rappresenta, dispensa al lettore una serie di consigli pratici, ovviamente soprattutto gastronomici, ma anche riguardanti musei, negozi e attrazioni, così che il suo libro diventi, come detto, un prodotto a metà strada fra la narrazione di viaggio, la guida turistica e il puro romanzo narrativo. Al centro, l’amore. Amore in tutte le sue forme: per il cibo, per le tradizioni di un popolo antico e fiero, per le donne, per la vita. Scritto in prima persona, D’amore e baccalà racconta, per prima cosa, di un viaggio: protagonista è Alessio, un giovane scrittore, giunto a Lisbona per esplorarne le peculiarità gastronomiche. Appena arrivato, però, ha la disavventura di cadere dal tram numero 28, quello che, per tradizione, si dovrebbe prendere al volo per visitare le bellezze della città. La botta gli procura un bernoccolo che, di quando in quando, gli causerà una serie di allucinazioni, durante le quali incontrerà la regina del Fado Amalia Rodriguez, Fernando Pessoa e altri personaggi della cultura portoghese, oltre al nostro Antonio Tabucchi. La caduta dal tram lo porterà anche a fare la conoscenza della bella Beatriz. Alessio si innamora a prima vista, lei no. Lui la insegue per tutta la città e, pur incontrando sulla sua strada nuovi amici, continua a cercare quella donna che, con un solo sguardo, gli ha rapito il cuore. Infine, Alessio e Beatriz si trovano, ma un nuovo momento allucinatorio, spinge il protagonista a chiedersi se la bella Beatriz sia mai stata reale o meno. D’amore e baccalà: un libro sospeso tra sogno e realtà. Alessio Romano costruisce questo suo racconto come un continuo altalenare tra due dimensioni, quella immaginifica e quella reale, che si compenetrano, rendendo quasi impossibile, in alcuni momenti, capire dove inizi l’una e dove l’altra finisca. Il protagonista della vicenda e, insieme a lui, il lettore, si trova ad essere sottoposto ad una continua oscillazione tra sogno e realtà e, nell’uno e nell’altro caso, sono le sensazioni a farla da padrone. Più che per la storia, di per sé abbastanza leggera, sebbene godibile grazie allo stile ironico e fresco, è l’elemento impressionista che permea tutto il libro a renderlo interessante: leggendo D’amore e baccalà, sono le “impressioni” a dominare. Quindi è come se l’autore invitasse il lettore, o il viaggiatore, a scoprire il mondo che lo circonda non solo attraverso la vista, ma mediante tutti i sensi. Così, insieme al protagonista, ascoltiamo il dolce e struggente canto del Fado; con lui ci […]

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Libri

“La Primula Rossa” di Emma Orczy: una spy story del Settecento

La Primula Rossa è il primo volume di un ciclo di dieci romanzi dedicati all’omonimo personaggio, scritto nel 1905 dalla baronessa britannica di origine ungherese Emma “Emmuska” Orczy. Oggi Fazi Editore sceglie di riproporre quest’opera, scommettendo su un classico il cui percorso letterario e pubblicitario sembra ripercorrere le traversie del protagonista. Ad inizi ‘900 La Primula Rossa viene diffuso in fascicoli, seguendo le consuetudini del tempo, e suscita un notevole interesse nei lettori. Nel 1917 viene portato sullo schermo ma il primo film di successo ispirato a La Primula Rossa risale al 1934 e ha come protagonista quel Leslie Howard, che fu l’insignificante Ashley nel colossal Via col vento. In Italia, l’opera esce per la prima volta come romanzo mensile del Corriere della Sera nel 1910 e in volume per Salani nel 1930. Seguono la ristampa integrale negli anni ’60 per la Biblioteca Romantica Sonzogno, la ripubblicazione del primo volume negli anni ’90 per la Newton & Compton e la nuova versione cartacea nel 2012 di Salani. Fino ad oggi, gli altri romanzi di  Emma Orczy pare siano praticamente introvabili. “La cercan qui, la cercan là, dove si trovi nessuno lo sa. Che catturare mai non si possa, quella dannata Primula Rossa?” Parigi, settembre 1792. La Rivoluzione francese ha rovesciato l’ancien régime e il motto Liberté, Égalité, Fraternité infiamma i cuori del popolo che da secoli non aspetta altro che vendicarsi degli aristos. Mam’zelle Guillotine reclama ogni giorno vittime tra le sue braccia e, quando cessa la sua spaventosa attività, l’attenzione popolare si sposta verso le varie barriere della città, che la noblesse cerca in tutti i modi di oltrepassare. Travestimenti, trucchi e pretesti tuttavia non bastano perché, tra gli sghignazzi dei popolani, i tentativi di fuga vengono quasi sempre scoperti. I soldati della Repubblica, impegnati a scovare i fuggiaschi e puniti con la vita se falliscono in questa loro missione, sembrano avere un solo tormento: una misteriosa associazione segreta “d’inglesi dotati di audacia e astuzia senza pari” è riuscita più volte a far attraversare la Manica a famiglie nobili già condannate a morte, permettendo loro di raggiungere l’Inghilterra o altri Paesi e cercare da lì di salvare il re e altri nobili o di insorgere contro la Repubblica francese. A capo di questa lega c’è un personaggio di cui non si conosce praticamente nulla, la Primula Rossa, chiamato così per il fiore che lascia ogniqualvolta gli riesce un salvataggio. In Inghilterra è acclamato come un eroe e le donne ne sono affascinate. Tra loro anche Marguerite St.Just, un tempo nota attrice della Comédie- Française e ora sposa del nobile inglese Percy Blakeney, odiata dagli aristos ma temuta per l’amicizia intima che sir Percy coltiva con il principe del Galles. Bizzarra la natura del matrimonio dei due: lei, “la donna più intelligente e affascinante di Francia” e lui, irritante e vanesio, che sembra divertirsi solo con moda e canzoncine, come quella sull’inafferrabilità della Primula Rossa, inventate per intrattenere i suoi ancor più insignificanti amici. Proprio il mistero che circonda questa figura e la facilità con […]

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Libri

Di niente e di nessuno di Dario Levantino, un romanzo della Fazi Editore

Di niente e di nessuno: il romanzo di esordio di Dario Levantino Alcuni libri cominci a leggerli senza immaginare quanto possano conquistarti, tanto da non riuscire a smettere fin quando non si è giunti all’ultima pagina. È esattamente questo che mi è capitato con un romanzo di prossima pubblicazione edito dalla Fazi editore: Di niente e di nessuno. L’autore, Dario Levantino, nativo della più grande isola del Bel Paese, è un insegnante di lettere ed esordirà in veste di scrittore il 19 aprile. Brancaccio è l’ambientazione in cui si svolgono le vicende del romanzo. E Rosario è il nome del protagonista nato e cresciuto nei vicoli periferici di Palermo, quelli pieni di spazzatura, lasciati un po’ a se stessi, quelli in cui la puzza della cipolla fritta si mescola continuamente all’odore della salsedine che sprigiona il mare. La trama in breve del romanzo di Dario Levantino Figlio unico, Rosario eredita il nome del nonno materno mai conosciuto, quella tradizione diffusa un po’ in tutto il Meridione che permette di identificare dal nome e dal cognome la genealogia familiare, soprattutto in paesini e sobborghi piccoli in cui tutti conoscono tutti. Suo padre è il proprietario di un negozio di integratori alimentari e sportivi, sua madre semplicemente e fortemente una madre; una moglie anche, che ancora ricorda il giorno in cui ha conosciuto il marito, che ancora tesse i fili per creare un maglione di lana e regalarglielo. Rosario è cresciuto nei quartieri suburbani di Brancaccio, lontano dalla Palermo bene, in un posto pieno di scannazzati, tirato su con i valori della parsimonia e del rispetto, ma consapevole che bisogna tirare le unghie per destreggiarsi nel mondo, e mostrare di non avere mai paura, anche quando la si prova. Dario Levantino conquista il lettore Dario Levantino, attraverso uno stile fluido e scorrevole, conquista il lettore che, avido di curiosità, giunge velocemente alla conclusione, vagando insieme a Rosario nei vicoli di Brancaccio, la cui descrizione accurata e minuziosa, permette di catapultarsi pienamente in Sicilia, non quella presa d’assalto dai turisti di ogni parte del mondo, ma quella di tutti i giorni, quella difficile e così vera. Fortemente legato a sua madre, verso cui prova uno sconfinato amore, Rosario non è riuscito negli anni a costruire lo stesso tipo di rapporto con suo padre. La distanza iniziale tra i due arriva al culmine alla fine del romanzo, quando diventa palese che, questa volta, non c’entra nulla il complesso edipico.  Reminiscenze verghiane spuntano fuori nel legame che Rosario instaura con un cagnolino randagio, tali che riportano alla mente quello tra Rosso Malpelo e Ranocchio, perché attraverso quell’avvicendarsi di affetto e crudeltà, Rosario vuole insegnare al piccolo cagnolino a non avere paura di niente e di nessuno, come avevano insegnato a lui in quei sobborghi periferici della bella Sicilia: «Iu un mi scantu di nenti e di nuddu».

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Libri

La casa in riva al lago, un romanzo della scrittrice australiana Ella Carey

La casa in riva al lago è un romanzo di genere sentimentale dell’autrice australiana Ella Carey pubblicato da Newton Compton Editori. Anna è una giovane donna che gestisce con successo il suo Italian Café insieme all’amica e socia Cass nella città di San Francisco conducendo una vita tranquilla dedita al lavoro e al prendersi cura dell’amato nonno novantaquattrenne Max. Fuggito dalla Germania orientale negli Stati Uniti, in seguito all’invasione sovietica negli anni della Seconda Guerra Mondiale, l’uomo non le ha mai raccontato nulla del suo passato fino a quando, oppresso dal peso dei ricordi dolorosi a esso legati, non le fa una richiesta particolare, anzi, bizzarra, che Anna non si sente tuttavia di rifiutare considerato il profondo affetto che la lega a lui e anche la sua età. Max vuole che la nipote si rechi nei luoghi della sua giovinezza, nel castello appartenuto alla sua aristocratica famiglia, per recuperare un oggetto di valore da lui nascosto nella sua vecchia camera e riportarglielo. Titubante, eppure fortemente intenzionata a esaudire il desiderio del nonno, Anna affronta il lungo viaggio che l’attende trovandosi a fare i conti con l’ostilità degli abitanti del luogo al solo sentir pronunciare il nome di Max Albrecht e un avvocato berlinese che si occupa per conto dei nuovi proprietari del luogo: l’avvenente Wil Jager, disposto, dopo aver ascoltato le sue motivazioni, ad aiutarla a ritrovare l’oggetto misterioso e a ricostruire insieme a lei una storia incredibile ed emozionante iniziata nel lontano 1934. La casa in riva al lago, storia di un amore mai passato Grazie all’alternanza temporale che costruisce l’intreccio narrativo, passando dagli anni ’30 del secolo scorso al 2010 e viceversa, vengono presentati sia gli avvenimenti ormai appartenenti al passato – resti tuttavia vividi e ben definiti da una descrizione accurata e ricca di particolari sui modi, i linguaggio e lo spirito di quell’epoca – sia quelli inerenti al presente anch’essi ben tratteggiati. La storia è quella di un amore senza tempo rimasto vivo in un ricordo difficile da dimenticare e, per questo motivo, ancora più doloroso da sopportare. A questo amore vanno ad aggiungersene altri come quello per la famiglia, la propria Patria e gli ideali, tutti fonte di rammarico perché carichi di rimorsi e di rimpianti. La Carey, grazie a un’ambientazione da favola altamente suggestiva – quella dell’irreale Schloss Siegel e dei luoghi della Germania dell’Est – a una trama densa di emozioni resa scorrevole anche perché scritta nella maniera più semplice e diretta possibile, a dei personaggi ben caratterizzati, ha creato un romanzo affascinante e trascinante che rende il lettore partecipe di un amore talmente forte da non essere mai passato.

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Recensioni

La foresta assassina, il nuovo romanzo di Sara Blaedel

La foresta assassina, edito da Fazi, riporta sulla scena del crimine l’investigatrice Louise Rick, alle prese con un nuovo caso. Con questo nuovo thriller, Sara Blaedel torna con una nuova avvincente avventura. Lsa vicenda si colloca a poche settimane di distanza dagli eventi narrato ne ”Le bambine dimenticate“: Louise, tornata in ufficio dopo la permanenza in ospedale a causa dei traumi fisici subiti durante il suo ultimo caso, viene scelta per indagare sulla scomparsa del quattordicenne Sune, allontanatosi da casa il giorno del suo compleanno. Il ragazzo, cresciuto nella comunità neopagana di Hvalsø, quella notte avrebbe dovuto partecipare ai riti tradizionali che segnano il passaggio all’età adulta, giurando fedeltà alla confraternita. Ma qualcosa va storto nel bosco della Quercia Sacra, e di Sune non si hanno più tracce. Quello che inizialmente sembra un caso di facile risoluzione, metterà Louise di fronte ai fantasmi della sua giovinezza, vissuta proprio a Hvalsø. Si crea così un doppio filone narrativo, l’uno collocato nel presente, l’altro in un mistero lontano, il cui ricordo è ancora motivo di dolore per la protagonista. La foresta assassina. I punti di forza del romanzo Il secondo capitolo della saga di Louise Rick risulta ancora più incisivo e coinvolgente  del romanzo precedente. Sebbene in una fase iniziale al narrazione proceda un po’ più lenta, il ritmo aumenta man mano che si procede nella lettura. Nonostante l’incedere via via più spedito, tuttavia, la Blaedel riesce a far sì che il lettore riesca a godere anche delle pause nella narrazione, excursus descrittivi legati alle storie mitologiche e l trascorso emotivo dei personaggi. Anche ne La foresta assassina,infatti, troviamo una precisa caratterizzazione psicologica dei caratteri, non solo di quelli principali ma anche di quelli “secondari“. Soprattutto l’interiorità della protagonista, Louise, viene scandagliata nel profondo, facendo emergere sfaccettature impensate. Vediamo così che dietro la corazza dell’investigatrice, esiste una donna fragile, una madre amorevole, un’innamorata addolorata. Ciò che è stato l’ha resa ciò che è, e trovando il coraggio di andare a fondo e scavare nella melma riuscirà a ricomporre tutti i pezzi della sua anima. La stessa attenzione viene posta anche nella costruzione dei personaggi di contorno, da Camille al macellaio, da Elinor al Bue. Oscillando tra passato e presente, tutti i fili vengono annodati magistralmente, contribuendo a delineare i due piani narrativi da cui il romanzo è costituito. A completare la complessa struttura architettonica de La foresta assassina, è l’inserimento di riferimenti alla mitologia pagana svedese, leitmoriv di tutto il romanzo. Quest’ultimo aspetto rende La foresta assassina un prodotto ancora più originale e accattivante, portando il lettore in contatto con una realtà lontana e folkloristicamente intrigante. I carri percorrono la via dei morti Questa frase, pronunciata in maniera quasi ossessiva dall’anziana Elinor, racchiude perfettamente l’atmosfera cupa e, allo stesso tempo, mistica, che permea l’intero romanzo. Ancora più che nel capitolo precedente, infatti, l’ambientazione è colonna portante della narrazione. Come nel libro precedente, ci troviamo nei boschi della Selandia, ma l’atmosfera generale non è quella apparentemente idilliaca de Le bambine dimenticate. In questo nuovo […]

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Libri

L’evocazione, un libro di Marco Garinei

L’evocazione: nuovo libro de Il Terebinto Edizioni Il Terebinto Edizioni dà alle stampe un nuovo romanzo, L’evocazione, dello scrittore Marco Garinei. Diviso in quattro capitoli, lo si può considerare un romanzo breve o un lungo racconto. Il titolo sembra rimandare ad una storia horror, ma il genere del romanzo è il fantasy. La casa editrice dà ampio spazio al genere fantasy (si ricordi Il Divino Sequel di Dario Rivarossa) e alla saggistica (un esempio è Settanta revisited di Carlo Crescitelli). La trama del libro di Marco Garinei in breve La narrazione inizia in medias res: il lettore si trova proiettato in una storia che dà l’impressione di essere già iniziata. Skandir, Lazar e Luvie, maghi della Confederazione Arcana, sono in viaggio per giungere nel remoto villaggio di Brask, a causa di anomalie nell’uso della magia. La struttura del villaggio e i suoi abitanti rispecchiano appieno le caratteristiche del luogo occulto che ha qualcosa da nascondere. Di ciò ne sono consapevoli, oltre ai lettori, i protagonisti della storia, i quali intraprendono un’escursione tra le case, le caverne e le montagne del villaggio, alla ricerca di forze oscure per combatterle.  L’evocazione: la magia nel racconto e lo stile di Garinei Lo scrittore non fornisce molti dettagli sui personaggi della storia, né comportamentali né relativi a ciò che li ha condotti a divenire maghi; più descrittiva appare invece la parte inerente al villaggio Brask, e al suo carattere chiuso, ostile all’esterno e quasi settario. Sembra quasi che il romanzo sia il seguito di qualcosa che già sia stato narrato, perché si dà quasi per “scontato” che il lettore debba conoscere i personaggi che incontrano i protagonisti o quelli che vengono soltanto nominati.  Bastoni magici d’argento, dimensioni parallele, incantesimi e demoni sono elementi inderogabili di una narrazione fantasy e dunque sono onnipresenti nelle pagine del libro: questo contribuisce a trasportare il lettore in un mondo distante dalla realtà, quello sconosciuto, irreale e affascinante della magia.  Durante la lettura – che si termina in pochissime ore, sia per le brevità del romanzo, sia per la fluidità e la scorrevolezza dello stile – riesce facile distaccarsi per un po’ dalla vita quotidiana ed entrare in un mondo fantasy, che per quanto possa essere oscuro e arcano, infonde la speranza che il bene vince sempre sul male, che la luce riesce sempre ad illuminare il buio. Situazioni e personaggi appena accennati lasciano quasi intendere che Marco Garinei abbia terminato il romanzo già con l’idea di scriverne un seguito, oppure lo scrittore ha volutamente fornito un finale che, più che un epilogo, rappresenti l’inizio. Di cosa? Forse del superamento del confine tra la realtà e la magia, dopotutto «chi decideva qual era il confine tra ciò che era e ciò che non era accettabile? Gli dèi? Gli uomini? Domande oziose per le quali non c’era risposta».  

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Eventi/Mostre/Convegni

La comicità surreale di Nino Frassica al Festival del Mann

Nel calderone degli artisti, cantanti e attori che si avvicendano nella prestigiosa rassegna di eventi promossa nel Festival del Mann, è presente anche  il poliedrico attore e comico  Nino Frassica.  Nel corso della presentazione dell’ultimo libro di Frassica “Sani Gesualdi Superstar”, svoltasi il 23 marzo scorso nella sala Toro Farnese, il comico messinese risponde alle domande dell’intervistatrice Annapaola Merone con la solita sagace ironia, raccontando storie legate alla sua carriera e alla sua vita. Nino Frassica: artista a tutto tondo Nino Frassica  è non solo  antesignano del genere comico surreale, ma soprattutto uno showman multitasking. L’artista messinese è uno stakanovista che si divide tra fiction, televisione, teatro, cinema e radio. Riscuote, da anni, molto successo  il ruolo del goffo maresciallo Nino Cecchini in Don Matteo, una delle serie tv più amate dagli italiani, giunta alla sua undicesima stagione. Non solo fiction per Nino, che si ritaglia  uno spazio nel programma di Fabio Fazio ” Che tempo che fa”, in cui sciorina comicità nei panni del vicedirettore del novennale “Novella Bella”. Ma oltre ad essere attore e comico, è anche conduttore radiofonico sulle frequenze di Radio2, dove presenta ” Il programmone” in onda il sabato e la domenica alle 13,45  da circa tre anni.  La radio, come lo stesso Frassica ammette, è il mezzo con cui riesce ad esprimersi meglio, dove non ci sono limiti e  dove può dar libero sfogo ai suoi “monumenti umani” . Negli ultimi anni si moltiplicano le sue apparizioni in molti film al fianco di registi quali: Paolo Genovese, Sofia Coppola, Giuseppe Tornatore, Ficarra e Picone e Maccio Capatonda. Nino Frassica: da”Quelli della notte” a “Sani Gesualdi superstar” Il successo di Nino Frassica si lega strettamente alla proficua collaborazione con Renzo Arbore, e dal trionfo dei personaggi portati nelle trasmissioni rivoluzionarie della metà degli anni ottanta: ” Quelli della notte “( 1985) ed “Indietro Tutta!”( 1987). Come Frassica dichiara durante l’intervista: «Prima di “Quelli della notte” la comicità era tutta preparata in televisione. Si raccontavano barzellette per lo più, tutto era impostato. Quando Arbore mi scelse per il suo programma, mi disse che “sembravo napoletano” per il mio senso dell’humor. Fui, ovviamente, contento del complimento». La comicità surreale di frate Antonino da Scasazza,  il celebre personaggio creato da Frassica e protagonista del suo libro, è il divulgatore di strampalati “nanetti” (aneddoti) edificanti del santo Sani Gesualdi che «nabbe nel 1111 e morve nel 1777». Frate Antonino riesce a farci ridere attraverso giochi di parole ed improvvisi cambi di stile, che rendono il religioso una vera e propria maschera grottesca. La comicità surreale di Nino Frassica resiste nel tempo I personaggi come frate Antonino o  il “bravo presentatore” sono maschere che rappresentano personaggi esasperati nell’essenza, su cui la gente può ridere  anche a distanza di anni. Su questo tasto Nino Frassica è chiaro, quando dichiara: «La comicità surreale, la farsa, la commedia sono immortali perché non legate all’attualità, a differenza della satira sociale o politica, che è quotidiana e legata al momento. Se si legge una vignetta satirica  […]

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Libri

Tom Hanks: un attore tra le storie di Maria Saccà

Tom Hanks – Un attore tra le storie, edito dalla AG Book Publishing. L’autrice Maria Saccà ripercorre la vita del celebre attore statunitense Tom Hanks, attraverso le sue superbe interpretazioni cinematografiche e la pluralità di ruoli che l’eclettico californiano porta in scena nel film Cloud Atlas delle sorelle Wachowski. Un’infanzia difficile e i primi passi come attore La personalità composita di Tom Hanks è frutto di una infanzia difficile, segnata dal divorzio dei propri genitori e dalla mancanza di una fissa dimora, a seguito dei continui trasferimenti imposti dal padre Amos Hanks. Il nomadismo e un’educazione eccessivamente liberale di Amos rendono i suoi figli autosufficienti, ma allo stesso tempo “selvaggi”. Durante la permanenza nel liceo Skyline il giovane Tom si avvicina alla recitazione, in questo modo riusciva a far emergere il suo forte carattere istrionico, allontanandosi dai problemi familiari e dalla mancanza dell’affetto materno. Tom Hanks: l’ascesa di un “Big” secondo Maria Saccà Nella prima parte dell’opera la Saccà ci presenta una filmografia ragionata, in cui  si discute l’evoluzione dell’attore attraverso  i ruoli, che passano dai teen-movie ai grandi capolavori cinematografici. La svolta nella carriera di Tom Hank avviene nel 1988 con la commedia di genere fantastico Big, in cui l’attore interpreta Josh Baskin, un ragazzino a cui viene realizzato il desiderio di diventare adulto. Hanks riesce ad essere convincente nel ruolo dell’adolescente nel corpo di un trentenne, invitandoci ad osservare la vita adulta con l’innocenza e  la spontaneità dei bambini. Il film ottiene un enorme successo e l’attore californiano  riceve la sua prima candidatura all’Oscar come miglior attore. È grazie al ruolo dell’avvocato sieropositivo Andrew Beckett in Philadelphia del 1993, che Tom mette in luce tutto il suo  talento immedesimandosi  nella condizione alienata del malato outsider. Questa interpretazione garantisce ad Hanks il suo primo Oscar, bissato l’anno successivo con la favolosa performance nel ruolo del borderline Forrest Gump. Maria Saccà immerge il lettore, attraverso aneddoti, ricerche e curiosità nel duro e stakanovista lavoro attoriale che Tom Hanks profonde nei  suoi personaggi. Cloud Atlas: un fantastico mondo di storie intrecciate La Saccà pone l’accento sull’analisi della divisione in piani sequenziali del film fantastico del 2012 Cloud Atlas, per spiegarci l’idea innovativa delle sorelle Wachowski. Cloud Atlas è il connubio tra imprevedibili storie intrecciate in una diegesi di blocchi narrativi e le qualità poliedriche di Tom Hanks. Tom interpreta sei personaggi all’interno di questa pellicola, ognuno dei quali ha una consistenza, un’emotività ed un carattere diverso dall’altro. L’attore californiano si mette alla prova ancora una volta, mostrando una morfologia espressiva in continuo mutamento e scindendo la propria anima in tanti frammenti. Hanks e il metodo Stanislavskij Tom Hanks è un seguace del sistema di recitazione di Stanislavskij, secondo le quali l’attore deve immedesimarsi completamente nello stato d’animo del proprio personaggio. Tra gli esercizi sperimentati dal famoso seminarista russo, Hanks si affida alla “memoria emotiva”. Attraverso questa prova l’attore prende come ispirazioni le proprie vicende personali, traendo da esse i giusti sentimenti per rappresentare un particolare stato psicologico del proprio personaggio. Il successo […]

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Libri

Il violinista del diavolo e altri racconti, un libro di Marco Conti

Pubblicato dalla casa editrice AmicoLibro, Il violinista del diavolo e altri racconti è la suggestiva raccolta, di racconti appunto, del giovane scrittore sardo Marco Conti. Basati tutti su storie vere, i nove racconti hanno come sfondo una società problematica, fatta di ombre piuttosto che di luci nella quale si inseriscono le vicende più disparate di decadimento e impoverimento morale dei personaggi che le popolano. Introdotti dalle note de L’avvelenata del cantautore modenese Francesco Guccini, i racconti dell’autore quartese si susseguono uno dietro l’altro senza sosta lasciando al lettore un sapore amaro nel cuore scaturito dall’impietosa presa di coscienza del fatto che ognuno di noi provoca e subisce sofferenza. Grazie a una prosa cinica, secca e pungente – Conti non ha nessuna intenzione di impietosire chi legge o tantomeno ergersi a moralizzatore – si scivola da una storia all’altra con enorme facilità proprio perché, anche se diverse, sono collegate tra di loro. Accanto al Violinista del Diavolo, l’altro grande testimone delle vicissitudini dei protagonisti è Dio. Dio, o chi per lui, che osserva le sue creature subire ogni sorta di crudeltà senza far nulla; Dio, o chi per lui, che resta sordo al loro grido d’aiuto; Dio, o chi per lui, che tutto può ma nulla fa e lascia che la disperazione, l’ingiustizia e la violenza imperino senza freni inquinando e distruggendo vite umane. Il violinista del diavolo e altri racconti di Marco Conti, storie di contemporanei abbandoni e solitudini Impregnato in ogni parola e frase di una realtà talmente cruda e forte da risultare quasi insostenibile, l’opera di Marco Conti colpisce in pieno, investendoli, i sensi e le coscienze di chi la legge. Ogni racconto, infatti, costringe a fare i conti con quella che, ormai, è la quotidianità che ci circonda fatta di abbandono e solitudine ingigantiti, perché costantemente nutriti, dall’indifferenza dei tanti verso il disagio sociale dei troppi. Eppure, in ogni storia, una traccia di Speranza – l’antica Speme cantata e invocata dagli autori delle diverse epoche e delle varie correnti letterarie – è lì, accanto ai disperati protagonisti narrati dal Violinista del Diavolo in attesa di un insperato intervento che, chissà, potrebbe sopraggiungere non tanto da Dio quanto da “chi per lui”. Da ciò, ben si capisce l’influenza nel libro di Marco Conti del suo altro lavoro – o vocazione – di assistente sociale dedito agli altri e speranzoso di un cambiamento possibile ma di difficile attuazione perché, la storia lo insegna, “L’uomo è lupo per l’altro uomo” e ne Il violinista del diavolo e altri racconti questa espressione calza a pennello in ogni racconto in esso contenuto.

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