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Eroica Fenice

La Tag: libri da leggere contiene 306 articoli

Libri

Le Lacrime di Napoli, il nuovo libro di Tania Rennella

Le Lacrime di Napoli, libro di Tania Rennella, edito da Giunti editore. Marie è una giovane donna parigina, vive a Napoli con suo marito e i suoi figli. Scopre il dramma che si svolge alle porte della città: cumuli di spazzatura che invadono le strade e spesso sono talmente tanto alti da formare delle vere e proprie colonne; dettagli di un ambiente che diventa invivibile e che scuote psicologicamente un’intera popolazione. Marie grida la sua rivolta e punta il dito contro le organizzazioni criminali che gestiscono in modo illegale i rifiuti tossici. Una pratica illecita resa possibile grazie alla negligenza, forma “elegante” dell’immoralità di coloro che sono consapevoli di quanto accade ma non si oppongono. Allarmata dal pericolo, questa giovane madre deve prendere una decisione immediata e crudele: trasferirsi a Parigi per proteggere i suoi figli oppure rimanere per salvaguardare l’unità della propria famiglia? Una scelta che metterà in discussione la sua vita e a dura prova le sue convinzioni. Le Lacrime di Napoli è un romanzo diretto, vivo, nel quale si percepisce un dinamismo estremamente coinvolgente, di quelli che scuotono (o almeno dovrebbero) le coscienze. Marie, donna tenace, parla della corruzione, chiave di lettura del romanzo, tema che non riguarda solo Napoli, ma il mondo intero, dove i valori veri sono stati sostituiti da avidità, potere e soprattutto indifferenza. Il libro nasce come spunto autobiografico e poi si trasforma in una vera e propria storia di quotidianità, quella della protagonista, Marie, che grida la propria rivolta, confrontandosi con se stessa; ella pian piano si rende conto attraverso piccoli passi che non è tutto come sembra, che il problema non sussiste solo a Napoli, ma che esso si estende anche altrove. Nel libro si respira l’immagine di una Napoli che i protagonisti guardano come un’opera d’arte, come una realtà ormai trascorsa; una città fatta di storia, patrimonio artistico e culturale, colori, musica, tradizioni. Le lacrime di Napoli è un libro la cui lettura è semplice e accessibile, grazie alla quale i lettori possono riflettere e prendere consapevolezza, parallelamente alla protagonista, Marie, dell’oggettiva realtà nella quale si è catapultati, ossia una città, Napoli, con mille difetti, ma in cui si respira amore. Marie, la protagonista è una mamma dolce e premurosa, attraverso la quale chi legge può comprendere i dettagli di una storia che riguarda tutti e non solo Napoli. La protagonista compie una scelta, sofferta, alla cui base c’è una scelta, ci sono le lacrime, come ricorda il titolo del libro. Le lacrime di Napoli getta il senso delle lacrime stesse, in quanto aspetto fondamentale del pianto che ha, soprattutto in letteratura, una duplice funzione, in quanto al pianto del personaggio, in questo caso Marie, fa eco quello del lettore; al tempo stesso, grazie a questo libro, molto profondo e intenso, si comprende quanto sia importante fare luce su aspetti spesso nascosti, su questioni di cui si preferisce non parlare. Il tempo che si trascorrere a leggere Le lacrime di Napoli, è simulacro di un’altra vita, che aiuti a vivere meglio il […]

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Libri

Giovanni Toro e la Storia degli effetti speciali: dai fratelli Lumière ad Avatar (Recensione)

Che cos’è l’effetto speciale? Quando nasce e come riconoscerlo in un film? Giovanni Toro, generalist della comunicazione visiva, ce lo spiega nel saggio Storia degli effetti speciali edito dalla Nicola Pesce. La magia che il cinema crea ci rapisce per la storia di un film o l’immedesimazione che regista, attori, sceneggiatura e ambientazione riescono a farci sentire da spettatori; l’azione di una trama avvincente, l’emozione che suscita una scena sentimentale o la crudezza e il palpito che ci trasmette la drammaticità di un momento scenico; ma molti, soprattutto chi non è avvezzo a quelli che sono i tecnicismi di un prodotto cinematografico, il dietro le quinte o making of, non riescono a percepire che tutto ciò può essere dovuto a quelli che vengono chiamati effetti speciali, inizialmente chiamato in gergo “trick”. L’autore di Storia degli effetti speciali, breve saggio ma pieno di contenuti che attraversa lo sviluppo di questo settore del cinema, è Giovanni Toro: laureatosi in Scienze della Comunicazione, Media e Pubblicità con una tesi sugli effetti speciali, ha creato diversi lavori audiovisivi e multimediali come documentari, reportage, video promozionali, videoclip, motion graphic, piccoli videogames didattici, siti web e cortometraggi. Dal 1895 al giorno d’oggi: Storia degli effetti speciali di Giovanni Toro Partendo dai fratelli Lumière che nel 1895 allestirono a Parigi il primo spettacolo cinematografico, ai quali quindi si deve la nascita ufficiale del cinema (o ancor prima dal teatro delle ombre, dalla “lanterna magica”, il fenatoscopio e simili, che solitamente vengono annoverati nella categoria del protocinema), Toro attraversa i vari decenni e i film più significativi che hanno decretato lo sviluppo della tecnica cinematografica, un percorso parallelo, necessariamente, con la crescita del settore, grazie alle nuove tecnologie e alle innovazioni in questo campo che hanno portato il cinema ai livelli di intrattenimento attuali. Ma fu solo qualche tempo dopo che l’illusionista Georges Méliès, comprendendo il potenziale di tale scoperta, inventò quelli che furono definiti i primi trucchi cinematografici; certo si trattarono più che altro di esperimenti dovuti la maggior parte dei casi a scoperte fortuite ed accidentali, ma che diedero le basi per quello che noi oggi definiamo cinema. Infatti il prolifico cinemago, così definito, fu il padre di alcune tecniche cinematografiche tra le più note, come il mascherino: “si tratta di impressionare la pellicola in due momenti distinti: nella prima fase si occulterà una parte di nastro con un mascherino di colore nero (un cartoncino, un pezzo di stoffa, una parte dipinta, ecc.), in modo che la luce non raggiunga mai la superficie della pellicola; […] nella seconda fase, la pellicola viene riportata indietro esponendo adesso la parte non impressionata, mentre si protegge, con un altro mascherino, quella appena registrata”. Da questo espediente usato ne Le portait Mysterieux (1889) l’illusionista abbandona l’illusione teatrale per inserirsi a pieno titolo nel cinema, quello che è ai primordi del cinema attuale e diverso invece dalle rappresentazioni dei Lumière, i quali si concentrarono esclusivamente sulla registrazione di scene di vita vissuta. Fecero seguito la dissolvenza, la stop motion, il travelling […]

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Dottor Ox: la manipolazione delle debolezze umane

Ultimo titolo della collana “Classici”, Dottor Ox è edito dalla Alessandro Polidoro Editore, moderna casa editrice napoletana che con quest’opera aggiunge un altro tassello al progetto di restituire al lettore opere trascurate dalla critica o ormai scomparse in libreria. Dalla prosa incalzate e ritmata, grazie alla quale fu messo in scena a Parigi nel 1877 dal grande Jacques Offenbach, Dottor Ox è impreziosito dalle illustrazioni dell’epoca firmate da Lorentz Froelich. Nella vasta produzione di Jules Verne, Dottor Ox, pubblicato la prima volta nel 1874, occupa un posto eccezionale. Dottor Ox: la trama Un misterioso scienziato, accompagnato dal suo assistente Igeno, appare all’improvviso a Quiquendone, una minuscola cittadina delle Fiandre, che ogni carta geografica ignora, e sottopone i suoi abitanti a un folle esperimento. Tutto a Quiquendone si muove lentamente, tranquillo come un deserto, flemmatico, indolente, indifferente tanto “che un convento di Certosini, o uno stabilimento di sordomuti, non sarebbe stato più silenzioso”, fino a quando sulla città si abbatte una sciagura e la collettività precipita in una bagarre ingestibile. Un uomo singolare il dottor Ox, un erudito, un fisiologo, i cui lavori erano conosciuti e apprezzati da tutta l’Europa scientifica, ma certamente un personaggio bizzarro, dal sangue caldo e impetuoso, la cui natura, com’è da immaginare, contrastava con gli abitanti di Quiquendone. Ebbene, lo scienziato aveva deciso di illuminare a sue spese l’intera città con un gas più moderno, il gas ossidrico. La cittadina sembra dapprima invasa da un’aria più vivace, ma ben presto ci si accorge che l’indole e il temperamento dei suoi abitanti sta cambiando. Nei teatri, nelle adunanze del consiglio, come a qualsiasi riunione pubblica, un eccitamento bizzarro si impadroniva dei presenti per poi sfociare in acri contese. Tra i personaggi più eminenti ci si inizia già a chiedere: “come arrestare questi furori selvaggi? Come frenare questi temperamenti sfrenati?”. Il male, nel tempo, invece di dissiparsi, si estende e avvolge non solo il regno animale, ma anche quello vegetale. Tutte le leggi della natura paiono scompigliate e persino le pietre si emancipano. In paese dilania caos e violenza. La fame è insaziabile e gli indisciplinati crescono giorno per giorno. “Siamo forse invasi dal demonio?” Prendendo a pretesto un’antica contesa con una cittadina limitrofa, anche la guerra non si fa attendere. Chiunque, con qualsiasi arma, purché abbia risvegliato nel cuore una vendetta sopita. L’unico momento di pace è sulla torre più alta di Quiquendone, dove poter vivere “sopra le miserie di questo mondo”, dove l’aria non è ancora contaminata dal gas ossidrico, non ancora viziata dalle debolezze umane. “Non vi sembra che l’umanità sia meglio destinata a stare su queste alture, che a strisciare sulla scorza del nostro sferoide?” Quanto è diversa la realtà se la si guarda dall’alto. Lo scoppio del gasometro mette fine a quest’inferno, facendo cadere gli abitanti di Quiquendone come un esercito di soldatini di cartone. Tutto tace, nuovamente. La scienza e l’uomo nel romanzo di Verne Racconto apparentemente dal tono leggero e umoristico, Dottor Ox in realtà inizia a registrare il disincanto nei […]

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Mirella D’Orsi e le sue Donne Perdute

L’8 febbraio si è tenuta presso la sede della storica Società Umanitaria in Piazza Vanvitelli la presentazione del libro Donne Perdute di Mirella D’Orsi Sociologa e narratrice sontuosa e diretta a un tempo, Mirella D’Orsi restituisce un affresco variamente tinteggiato di uno degli aspetti più noti ma forse anche più superficialmente trattati nelle dimensioni pubbliche e sociali della nostra contemporaneità: l’Alzheimer. Francesco Junod, geriatra e collega della scrittrice, esperto in materia insieme all’ortopedico Antonio Vitale, dalla sua esperienza quotidiana lancia un appello agli enti pubblici durante la presentazione di Donne Perdute, chiedendo di assecondare gli interventi costanti dei privati nei supporti alla comunità, per sostenere tanto i soggetti compromessi gravemente nelle facoltà psichiche, quanto i loro cari. Donne Perdute di Mirella D’Orsi: memoria d’amore Edito dalla nascente casa editrice Turisa, Donne Perdute di Mirella D’Orsi, utilizzando una metafora tanto cara al giovane sociologo Roberto Flauto, è il palcoscenico di quei personaggi che vedono calare il sipario troppo presto. Lo spettacolo continua intorno a loro, ma intanto sono già smarriti entro se stessi. Figure vicine e allo stesso tempo lontanissime, in una condizione di sospensione di tempo e spazio, che le proietta in una dimensione tanto di esilio quanto di salvezza. Può l’assenza di ricordo salvare chi è rinchiuso nell’oblio? Spezzare il filo che lega al passato comporta l’isolamento da ciò che c’è stato, ma anche protezione dal dolore vissuto. Queste Donne Perdute vagano in un tempo sospeso, privo dell’ancoraggio al passato, quello stesso che intride la memoria spesso di amare consapevolezze. Mirella D’Orsi ritrae con la delicatezza che contraddistingue una penna lieve come una calda carezza profili intimi di donne sospese fra dimenticanza e ricordo. Tjuna Notarbartolo, scrittrice e relatrice dell’evento di presentazione del libro di Mirella D’Orsi, riflette sul valore etimologico dei due membri di questa apparentemente in districabile dicotomia. Di-menticare comporta un allontanamento dalle capacità cognitive che riguardano la memoria e la mente. La ragione smette di esercitare il pieno controllo, ed entra in scena il ri-cordo, che non compromette più le capacità cognitive, quanto quelle più strettamente emotive. Alla memoria spiegabile con i parametri della logica aristotelica, si contrappone la potenza della memoria del cuore, guida poetica di tutto il libro. Donne Perdute è dunque il manifesto di una speranza possibile anche nel buco nero dell’Alzheimer, quell’auspicio che risiede nella memoria d’amore. Le protagoniste dei vari racconti tornano inspiegabilmente sempre dai loro cari, come magneticamente attratte da quei volti e da quei nomi resisi indelebili. La sociologa Mariella D’Orsi insegna come, quando si parla di sentimento, non si possa mai partire per sempre, come si resti imbrigliati nei fili lunghi e talvolta contorti che correndo in lungo e in largo le mani capricciose hanno intrecciato in reticoli senza fine. In queste trame spesse sono stretti i cari amori del passato, i figli attenti e premurosi, le contorsioni del proprio animo che con la demenza si acuiscono, fuoriuscendo in modo spesso violento e incontrollabile. Gli attori di Donne Perdute Mariella D’Orsi opta per un mondo tutto al femminile, […]

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Il manuale Marketing Essenziale di Rosario de Vincenzo | Intervista

Il manuale “Marketing Essenziale” di Rosario de Vincenzo, edito dalla Mind Edizioni, tratta una tematica molto interessante e fortemente diffusa: il Marketing nelle sue varie sfaccettature. Il marketing è una disciplina che studia il mercato, il posizionamento dell’ impresa sul mercato, il rapporto tra tre soggetti:  mercato, impresa e consumatore. È una disciplina complessa che si può definire come metodo valido e necessario per le aziende che hanno come obiettivo finale l’ acquisizione di nuovi clienti. Il manuale “Marketing Essenziale” di Rosario de Vincenzo – Introduzione al Marketing  Il Marketing ha come scopo primario il miglioramento dell’ azienda secondo una strategia mirata ad ottenere profitto. Si fonda sulla scelta dei prodotti o servizi da vendere, scelta del mercato di riferimento (target dei consumatori) e scelta dei prezzi. Il marketing si basa su un metodo organizzato secondo la teoria delle 4P, che esiste e persiste da molti anni.  All’origine si definiva come: -Product: produzione/creazione del prodotto -Price: definizione del prezzo -Promotion: realizzazione di una forte e coinvolgente campagna pubblicitaria (avveniva tramite Tv e radio) -Place: organizzazione dei punti vendita.  L’evoluzione del marketing Nel secondo dopoguerra, le imprese dovevano creare prodotti in grado di soddisfare la massa, perché, in un periodo postguerra, nella vita dei consumatori c’era bisogno di tante cose diverse ed il marketing doveva semplicemente facilitare la vendita dei numerosi oggetti. Successivamente si apre una seconda fase del marketing, quella dell’ era dell’ Informazione e di Internet, il mercato della società odierna diventa più complesso e il consumatore più informato ed esigente. Per questo il marketing consente ad ogni tipo di impresa, all’inizio degli anni 2000, di comprendere e soddisfare le necessità dei consumatori più esigenti che diventano così protagonisti della crescita del mercato. Il Marketing punta all’anima del consumatore durante la sua terza fase definita come era della globalizzazione e della digitalizzazione. Questa terza fase è caratterizzata dai grandi cambiamenti strategici, sociali, economici e ambientali. Esso si deve orientare su valori reali e ideali forti nei quali possano credere i consumatori, portando loro benessere; per riassumere questo concetto possiamo dire che lo scopo fondamentale è il dover toccare l’ anima del cliente. Il marketing ha il compito di avvertire, ma anche di interpretare le ansie dell’ umanità, i desideri di creatività, cultura, rivalutazione delle tradizioni e tutela dell’ambiente. Per renderlo più chiaro ai nostri lettori possiamo definire l’evoluzione del marketing attraverso 3 fasi rappresentate da 3 parole chiavi: dal prodotto al cliente, dal cliente all’anima. Il manuale “Marketing Essenziale” di Rosario De Vincenzo – Intervista all’autore Abbiamo deciso di intervistare Rosario De Vincenzo, esperto nel settore Marketing da 25 anni ed autore del best seller: “Marketing Essenziale”, Mind Edizioni, 2018.  Poiché lei è un esperto di Marketing da anni, ci può descrivere brevemente l’ evoluzione che ha subito il processo di Marketing negli ultimi 10 anni con l’ avvento dei dispositivi digitali? Negli ultimi 10 anni si è passati dal prodotto al cliente, si tratta di un marketing focalizzato sul brand e sui servizi, arrivando oggi ad una forte concentrazione sulla produzione di “valori”, […]

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Intervista alla scrittrice Anna Luisa Pignatelli

La scrittrice toscana Anna Luisa Pignatelli Anna Luisa Pignatelli, voce affermata nel panorama della narrativa contemporanea, ha ricevuto per i suoi romanzi diversi plausi e premi, e ha conquistato sia il pubblico italiano che estero con la sua prosa intima e con il suo trattare temi complicati in maniera decisa e delicata al tempo stesso. Il romanzo Foschia (qui la nostra recensione), edito il 24 gennaio da Fazi Editore, è la sua pubblicazione più recente. In merito a Foschia, Anna Luisa Pignatelli ha gentilmente concesso un’intervista ad Eroica Fenice La sua carriera di scrittrice inizia nel 1989, ma quando nasce la passione per la scrittura? Durante l’adolescenza leggevo molto, Maupassant, gli autori russi dell’Ottocento, Čechov in particolare. Credo che sia stata proprio quest’intensa attività di lettura e la predilezione per Čechov in particolare a trasmettermi la voglia e la curiosità di cimentarmi con la scrittura. Cominciai a scrivere dei racconti durante il tempo dell’università, che non riuscii a pubblicare, e da quel momento ho continuato a cimentarmi con la scrittura in tempi e modalità diverse. I suoi romanzi sono molto apprezzati dalla critica italiana ed estera, e oltretutto ha vinto il Premio Lugnano con il romanzo Ruggine. Secondo lei, cosa amano maggiormente i lettori dei suoi romanzi? Forse ai miei lettori piace l’intenso scavo psicologico presente nei mie romanzi, e soprattutto lo studio della malvagità in cui ci imbattiamo quotidianamente, e il fatto che i miei personaggi sono soli contro tutti e covano un senso di ribellione e che, anche se non riescono a vincere, lottano con tutte le forze senza scendere a compromessi. Il 24 gennaio ha pubblicato con Fazi Editore il suo nuovo romanzo: Foschia. Il titolo rimanda a quella sensazione di “offuscamento” che, sotto diverse vesti, è presente in tutto il romanzo. È corretto? Che interpretazione ha voluto dare alla parola? La foschia a cui alludo è prima di tutto uno stato d’animo, quello che prende la protagonista quando si trova in certe situazioni, quando si sente circondata da persone ostili e deve piegarsi alla volontà altrui, quando avverte fino in fondo la sua solitudine, o quando intuisce una verità che le viene tenuta nascosta. È un sentimento di alienazione, l’impossibilità di essere se stessa. In Foschia ripercorre la vita di Marta, dall’infanzia all’età adulta. Un personaggio autobiografico? No, nel senso che la mia storia è stata diversa: a differenza della protagonista, io avevo un buon rapporto con mio padre e non ho vissuto le situazioni che lei si trova ad affrontare. Come ogni scrittore ho però attribuito a Marta sentimenti che ho vissuto: come la voglia di ribellione, l’insofferenza per la vita familiare e per le regole sociali ipocrite e conformiste, il richiamo che esercitavano su di me, durante la mia giovinezza, i giovani che sognavano una società migliore e lottavano per ottenerla. Il rapporto tra Marta e suo padre si basa su un sentimento a volte ambiguo, che stona un po’ con la figura paterna eroica a cui si è abituati. Quale impronta caratteriale ha […]

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In un chiaro, gelido mattino di gennaio all’inizio del ventunesimo secolo | Recensione

“In un chiaro, gelido mattino di gennaio all’inizio del ventunesimo secolo” è l’esordio letterario di Roland Schimmelpfenning. Pubblicato il 17 gennaio, edito Fazi Editore e tradotto da Stefano Jorio , quello del drammaturgo tedesco è stato un romanzo tanto atteso quanto stimato dopo che la lettura ci ha rivelato quella che, più di una autentica vicenda berlinese, è la storia della desolazione umana che dimora il palcoscenico della quotidianità affiancata, in questo racconto (e forse sempre), da un fitto mistero che si insinua intangibile nella vita scardinata dei personaggi lungo la rete ferroviaria tedesca, la S-Bahn. È vero, in “In un chiaro, gelido mattino di gennaio all’inizio del ventunesimo secolo” c’è un lupo, ma questa storia non ha nulla di fiabesco o fantastico, essa è crudelmente realistica, inquietante, fredda. Perturbante è l’aggettivo perfetto per descrivere questo romanzo. “In un chiaro, gelido mattino di gennaio all’inizio del ventunesimo secolo”: un lupo o “gli occhi di Berlino” «In un chiaro, gelido mattino di gennaio all’inizio del ventunesimo secolo un lupo solitario attraversò poco dopo il sorgere del sole il fiume ghiacciato che separa la Germania dalla Polonia», nel frattempo sull’autostrada che porta in Germania, un’autocisterna sbanda quaranta chilometri dopo il confine con la Polonia, causando un’esplosione. Nel frattempo Tomasz, manovale polacco, è di ritorno a Berlino per raggiungere la sua fidanzata Agnieszka. É bloccato in una coda d’automobili sconcertante quando lo vede: vede un lupo, scatta una foto col suo cellulare. Il lupo è fermo sotto un cartello che recita “80 km per Berlino”.  La foto, in poco tempo, farà il giro di tutto il mondo. Poco dopo, all’alba, i due adolescenti Elizabeth e Micha, scappano di casa mobilitando i propri genitori, tra cui il padre alcolista di Micha e la mamma violenta e frustrata di Elisabeth. Ma questi sono solo i pochi personaggi chiamati col proprio nome che in questa vicenda coesistono con altri, indicati come “il padre della ragazza” o “l’amica della madre” … Tutti perseguitati dalla presenza girovaga del lupo e da un fucile che passa di mano in mano, anch’esso come un animale pericoloso, trovato tra le mani di un uomo il cui corpo morto giace nella neve dall’inizio alla fine di questo racconto. La vicenda si districa abbastanza velocemente eppure anche la dinamicità dell’azione – che non lascia spazio a giri di parole, né a descrizioni accurate – ci offre una suspense sospettosa e sconcertante più che preludio alla sorpresa. Lo stile minimalista del drammaturgo si dirige immediato al nocciolo del racconto, Roland Schimmelpfenning è un narratore onnisciente che non si fa sentire, egli sparisce con abilità tra le righe. Così accade per noi lettori di capire con facilità e precipitosamente, tutto d’un tratto, quale sia il cuore del romanzo ovvero solitudine, rancore, pentimento, insoddisfazione e malinconia che abitano le macerie di Berlino: una città riunita, ma ancora divisa, scissa come ogni personaggio che come uno strascico, porta con sé le rovine del vecchio muro che non sono altro che le rovine del proprio passato. Il paesaggio […]

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Chiara Marchelli torna in libreria con La memoria della cenere (Recensione)

Chiara Marchelli, scrittrice e insegnante alla New York University, candidata Premio Strega nel 2017, torna in libreria per la NN Editore con La memoria della cenere. Se si riflette sul romanzo interamente, a lettura completata, si può dire che le pagine de La memoria di cenere di Chiara Marchelli nascano da un tentativo di guarigione, superficialmente fisica, necessariamente d’animo. E allo stesso tempo, è la guarigione, come meccanismo involontario quanto essenziale, che ha spinto a trovare tutti gli elementi giusti che, incastrati insieme, hanno dato vita ad un romanzo pieno ed intenso. Il primo passo che introduce il lettore nella storia corrisponde con il primo avvenimento che la Marchelli descrive: un aneurisma colpisce la protagonista narrante, Elena, scrittrice valdostana che vive a New York. Per rimettere in sesto la sua salute, insieme al compagno Patrick decide di trasferirsi in Francia, proprio nel paesino natale di lui, alle pendici del vulcano Puy de Lùg. È sorprendente il modo in cui la narrazione dell’autrice, lineare, asciutta, apparentemente estranea, piena di contenuti e ciclica nella sua esposizione dei fatti, soprattutto dei gesti più semplici, a poco a poco chiarisca tante sfaccettature della protagonista; una donna appassionata, coscienziosa, energica e forte prima dell’aneurisma, fragile, ostinata, vulnerabile dopo, in realtà debolezze che finalmente vengono a galla a causa degli avvenimenti, e che Elena cerca nel corso del romanzo di domare e comprendere, ma anche perdonare, per rimettere in sesto prima di tutto se stessa. Chiara Marchelli e quel personaggio nel romanzo chiamato “famiglia” Fondamentale è il secondo elemento che mette in moto la storia: l’arrivo dei genitori di Elena, che perennemente preoccupati per la sua salute e contrari alla lontananza della figlia, decidono di passare una settimana lì, proprio alle falde di un vulcano, inesploso, mite, indecifrabile. Così accade lo scatto, la molla che, necessaria alla rinascita e incontrovertibile, avviene. Il mite Puy de Lùg erutta, con vigore, costringendo Patrick, Elena e i suoi genitori a rimanere chiusi in casa. Il tranquillo Puy de Lùg che chiede scusa per il fuoco e la vischiosità dei lapilli, delle crepe intorno, delle fiamme che esplodono in aria e del fumo nero che annebbia il paese e brucia gli occhi, della cenere che poi sarà il simbolo di quel “ricominciare” che Elena tanto desidera, senza saperlo. Proprio come un imbarazzato e rabbioso vulcano deve fare i conti con la parte peggiore di se stesso, quella che colpisce e fa del male agli altri, così sembra essere esattamente Elena; ha sempre creduto di aver voluto vivere lontano dalla sua famiglia, dalle tradizioni e dal classico nido circoscritto che i genitori ti impongono sin dalla nascita, e da quella sensazione di impaccio e malessere recondito che prova sotto lo sguardo apprensivo e dolce dei genitori; sentendo costantemente la paura e la frustrazione di non riuscire mai ad esprimere né l’amore che prova per loro né di spiegare la soffocante esigenza di libertà, anche emotiva, senza farli soffrire. Il padre, continuamente alla ricerca di appagamento degli altri, come fosse un innocuo senso […]

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Era una giornata di sole di Mariano Brustio – Recensione

Dopo anni di collaborazioni e supervisioni con fondazioni, testate e altri protagonisti del mondo letterario, Mariano Brustio ha finalmente pubblicato un testo tutto suo. Il suo primo romanzo, “Era una giornata di sole“, è stato infatti diffuso dalla casa editrice Calibano ed è in vendita dallo scorso 20 dicembre. La sinossi: “Tra gli anni Sessanta e gli anni Ottanta Eugenio, uno sventurato navigatore, e la sua compagna Susanne vivono una serie di avventure marinaresche nelle quali s’intrecciano i destini di altri personaggi, amici genovesi le cui peripezie fanno da contorno al racconto, ma soprattutto Jacques, il loro figlio, e Mireille. Da Genova al Québec, fino a un paese immaginario (luoghi che fanno da sfondo all’umanità dei protagonisti), le vicende racchiudono in sé storie di vita, amore e amicizia per consegnarci un messaggio di speranza“. Un libro delicato che parla d’amore, di una coppia forse un po’ sui generis ma allo stesso tempo un testo di grande impatto, che coinvolge il lettore pagina dopo pagina senza mai spingerlo a giudicare ma, solo a sperare sempre in meglio, nel bene e nell’animo umano. Lo scrittore Giancarlo De Cataldo ne ha curato la prefazione, in cui al primo rigo si legge: “Eugenio ama Susanne, e Susanne ama Eugenio“. Una frase semplice, forse addirittura banale ma in realtà al mondo non esiste nulla di più vero, nulla di più sensato. Ma la vita è purtroppo tutt’altro che così facile, agevole e comoda, perché si è sempre in balia delle onde. E sarà proprio il mare il filo conduttore dell’intero romanzo di Brustio, quei profondi abissi blu che caratterizzano Genova (da cui parte tutta la narrazione e, chissà, forse tutto torna..) e la sua secolare storia. Fra l’altro, lo stesso litorale cantato, amato e descritto da Fabrizio De Andrè nei suoi tanti testi. L’autore di “Era una giornata di sole” nella sua lunga carriera ha inoltre anche curato diversi volumi dedicati proprio al cantautore genovese. Una sorta di cerchio che si chiude, in cui tutto combacia. “Era una giornata di sole” di Mariano Brustio, quando l’amore è tutto L’Italia descritta da Mariano Brustio è proprio come si pensa. La guerra è ormai finita, c’è la tv, c’è grande sviluppo. A Genova, l’Ansaldo (la celebre azienda metalmeccanica che per anni fu il simbolo del capoluogo ligure) contava già su centinaia e centinaia di dipendenti, ciò portava quindi anche ad un incessante sviluppo delle aree rurali intorno alla città, dando vita a nuovi sobborghi. In centro poi, stavano nascendo anche le prime attività commerciali, che offrivano svago ai passanti. E spesso, la bella Susanne passeggiava proprio lungo Corso Italia, sino alla Chiesa di San Pietro alla Foce. Ed Eugenio la guardava e, semplicemente, la amava ogni giorno di più. “Era una giornata di sole” è davvero una bella storia, di quelle che fanno sorridere e sognare il lettore. Una storia, quella raccontata da Mariano Brustio, che fa breccia nei cuori. Fonte immagine:https://www.facebook.com/Era-una-giornata-di-sole-il-nuovo-romanzo-di-Mariano-Brustio-186366092307232/

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Giornata della memoria 2019: 4 libri da leggere e rileggere per non dimenticare

Il 27 gennaio, Giornata della memoria, è la ricorrenza internazionale in cui si commemorano le vittime dell’Olocausto: il 27 gennaio 1945 infatti le truppe dell’Armata Rossa liberarono il campo di concentramento di Auschwitz: l’apertura dei cancelli del lager rivelò al mondo le terribili ed inumane atrocità che si lì commisero per anni e che portarono alla morte di oltre 15 milioni di persone: uomini, donne e bambini colpevoli di essere ebrei -ben due terzi degli ebrei d’Europa hanno perso la vita a causa della Shoah-, dissidenti politici, rom, omosessuali, disabili. La giornata della memoria ci ricorda che è accaduto davvero, e che ricordare è un dovere morale e civile. Ecco 4 libri da leggere nella giornata della memoria, perché leggere, raccontare e tramandarne il ricordo è il modo migliore per non dimenticare. “Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario.” (Primo Levi): 4 libri da leggere nella Giornata della Memoria Il bambino col pigiama a righe, John Boyne Il bambino col pigiama a righe, da cui è stato tratto l’omonimo film, racconta la commovente storia della profonda amicizia di due bambini, Bruno, il figlio di un alto ufficiale nazista, e Shmuel, un bambino ebreo “col pigiama a righe”, detenuto di un campo di concentramento che sorge nei pressi della nuova abitazione dove vivono l’ufficiale nazista e la sua famiglia. Un’amicizia che viola i confini di ciò che è consentito, di ciò che è lecito, di ciò che è prudente, e si nutre dell’amore, della solidarietà e dell’innata voglia di vivere dei bambini, che, ignari delle crudeltà che si consumano a pochi passi da loro, si divertono con poco e traggono da ogni giornata, finanche nel lager, almeno una ragione per sorridere. Storia di una ladra di libri, Markus Zusak Il romanzo ambientato nella Germania tra la fine degli anni ’30 e i primi anni ’40, da cui è stato tratto l’omonimo film e che è edito in Italia anche col titolo “La bambina che salvava i libri“, è narrato in prima persona dalla Morte e racconta le vicende della piccola Liesel, la cui famiglia adottiva, in pieno regime nazista, nasconde in casa – in spregio ad ogni regola e prudenza- un giovane ebreo scampato alle violenze della Notte dei Cristalli, il figlio di un uomo che, un tempo, aveva salvato la vita al padre adottivo di Liesel. Un romanzo intenso ed avvincente, che racconta un’amicizia proibita, che sfida ogni regola ed è più forte della Storia. Diario, Anne Frank Un classico: Diario, di Anne Frank, è il racconto degli ultimi anni di vita di una quindicenne piena di sogni, idee, desideri, rinchiusa in un appartamento di Amsterdam, per sfuggire ai rastrellamenti nella Germania nazista ed aver salva la vita,  col solo conforto del suo diario, abbandonate le amicizie, la scuola e le consuetudini della sua vita. Il diario di una quindicenne alla scoperta di sé stessa, del proprio io e delle persone che vivono attorno a lei, e che mai come allora, in questa triste prigionia, le sembra di conoscere bene. Le pagine di un diario […]

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