Seguici e condividi:

Eroica Fenice

La Tag: libri da leggere contiene 468 articoli

Attualità

Divagazioni Superflue: racconti sparsi di Frank Iodice

Divagazioni superflue è l’ultima, nuova opera letteraria partorita dallo scrittore Frank Iodice e pubblicata per Eretica Edizioni. Nasce, Divagazioni superflue, dopo una gestazione dai limiti temporali effimeri e sfumati, poiché è una raccolta di racconti sparsi, nel mondo e nel tempo. Sono infatti, quelli in Divagazioni superflue, racconti già pubblicati su riviste oppure inediti; scritti in Francia o anche dall’altra parte del mondo, a Buenos Aires (La Catedral del tango, pag.99) Come dichiarato da lui stesso, l’elemento autobiografico (La figlia di Rapaccini, pag. 9, è dichiaratamente autobiografico) dirige l’ispirazione di Frank Iodice, guardiano notturno nella città di Nizza, in Francia. La notte è la compagna della sua penna. Prendono così le forme dell’oscurità i suoi personaggi e l’atmosfera che esala ognuno di questi racconti, che non emanano luce se non quella del mistero di volti incontrati nella hall di un albergo o per le strade contraddittorie di città sudamericane, è quella macabra dei sottopassaggi ferroviari. L’impuro di questa raccolta, per non dire la sua sozzura o ancora semplicemente l’”umano”, è visivo: la copertina ce ne dà solo un’anticipazione, esattissima. Si intitola Cacacuo – Sapore di casa, il suo autore è Alessandro Bellucco e a sceglierla è stato lo stesso Frank Iodice: ha visto in essa tutta la bestialità racchiusa in Divagazioni Superflue. Cacacuo – Sapore di casa è facile da associare a un preciso racconto: si intitola Il mignolo rotto, a romperselo è Sabina mentre va in bici. Qui l’autore è interpellato chiaramente, in un racconto che diventa un interloquire con un altro sé immaginario che prende tante forme quante il lettore può intuirne. Un interlocutore che sbotta come esausto: «Frank, tu racconti soltanto storie, non credo a nulla di quello che dici». Divagazioni Superflue: come un veilleur de nuit è poeta Fermenta di vita Divagazioni superflue di Frank Iodice, vita autobiografica o vita che gli scorre davanti, da una hall di un albergo all’altra. Ma in questa raccolta la realtà non è distinguibile dalla fantasia, poiché hanno qualcosa di magico o di fantastico i suoi personaggi, come ricoperti da un velo di mistero che rimane il segreto inconfessabile che passa tra loro e lo scrittore, cavie di cui indebitamente si serve per arricchire il suo scrigno di visioni. Ma labile è anche il confine tra l’autobiografico e la vita di cui Iodice si fa testimone non richiesto: la prima persona che si intromette tra il lettore e i personaggi si confonde con esso o prende forme vive e palpabili, ma soprattutto uditive, si fa voce e il lettore non più legge, ascolta. È una voce netta e distinguibile, ha toni propri e il suo timbro è unico. Eppure nel suo confondersi, la voce di Frank Iodice non poteva essere più chiara di così. Ma la notte o la prima persona, sono solo due dei tanti leitmotiv in Divagazioni superflue: ci troviamo quasi sempre a Nizza- tranne che per alcuni racconti come Divagazioni superflue, pag. 54, qui siamo a Montevideo- è quasi sempre notte, gli occhi sono quasi sempre quelli […]

... continua la lettura
Libri

Naomi Mitchison: Il viaggio di Halla | Recensione

Recensione de Il viaggio di Halla della scrittrice Naomi Mitchison. Il viaggio di Halla esce in libreria per l’editore Fazi i primi di novembre, proponendo un testo della letteratura fantasy del Novecento di un’autrice tutta da riscoprire. Naomi Mitchison nata in Scozia, visse fino alla veneranda età di 101 anni, aderendo alle cause del femminismo, battendosi in favore della liberazione sessuale e dell’aborto. Fu inoltre tra le prime lettrici del classico fantasy Lo Hobbit dell’amico e scrittore J.R.R. Tolkien. Il viaggio di Halla fu pubblicato per la prima volta nel Regno Unito nel 1952. Il viaggio di Halla: Naomi Mitchison tra storia e magia Halla è ancora una bambina quando, alla morte della madre, il re nonché padre decide di sposare un’altra donna, rifiutando la figlia; la sua tata però decide di salvarla conducendola con sé nella foresta, così si trasforma in orso e accudisce la bambina che cresce come se fosse nata tra di loro. Quando però anche la tata, ormai orsa a tutti gli effetti,  non può più accudirla Halla dovrà ancora una volta mutare pelle; saranno i draghi della foresta ad accudirla nella fase più delicata della sua vita. Alle conoscenze trasmessele dagli orsi, si accumuleranno le tradizioni dei draghi che la renderanno ignifuga, trasmettendole il loro sapere. Halla cresce accumulando e mescolando le tradizioni delle creature con le quali si è trovata in contatto, identificandosi con loro, imparando ad accumulare tesori nel buio delle caverne e ad odiare gli eroi, quegli umani che, attraverso le loro imprese, procurano morte e distruzione tra i draghi. Ben presto però Halla si troverà di fronte a una dura realtà; per quanto si senta un drago, e le sue radici affondino nella conoscenza degli orsi, non è realmente una di loro. Odino, padre di tutte le cose allora le offrirà una scelta: da quel momento inizia per Halla un percorso di crescita e di conoscenza di sé e del mondo esterno, quello al di là dell’ombra protettrice della foresta che fino a quel momento l’avevano tenuta in salvo da ogni pericolo; l’aspetta un viaggio nell’altrove, attraverso fantastici personaggi e scenari sempre diversi, Halla si troverà a viaggiare tra epoche e società differenti, imparando a confrontarsi con nuovi costumi e tradizioni, spesso incomprensibili e ingiusti. Le conoscenze e le lezioni apprese però tra orsi e draghi l’accompagneranno ogni volta; Halla che diventerà “Halla dono di Dio”, grazie alla conoscenza di tutte le lingue umane e animali riuscirà a trarre vantaggio da ogni situazione, grazie anche alla sua empatia e alla sua profonda sensibilità. Il suo è un vero e proprio percorso di formazione, tra sfide e dubbi, ritrovandosi a dover affrontare il nemico più ostile, la solitudine, dalla quale imparerà però a fidarsi delle persone (o delle creature) giuste. Ma se ogni scelta implica una rinuncia, proseguire nel suo percorso vorrà dire spesso anche perdere qualcosa lungo la strada, affinché qualcos’altro possa essere guadagnato. Il viaggio di Halla è anche e soprattutto un viaggio interiore alla ricerca del sé più vero e […]

... continua la lettura
Libri

Quel prodigio di Harriet Hume: il libro di Rebecca West

Quel prodigio di Harriet Hume, edito da Fazi, è un libro inedito scritto dall’autrice Rebecca West che tra magia e disincanto riesce a far trapelare un forte ed ammaliante amore, attraverso una storia che saprà sicuramente sorprendere i lettori. Il nuovo libro di Rebecca West: tra amore e disincanto La narrazione si basa su una coppia di amanti, lei una pianista e lui un politico dalle forti ambizioni, in realtà due antipodi che, parola dopo parola, si avvicinano e si allontanano, indissolubilmente legati da un filo che non si spezza mai. I due personaggi, follemente uniti in un rapporto quasi magico, si completano a vicenda e soprattutto lei, pianista stravagante, talvolta simpaticamente svampita, riesce a leggere nel pensiero dell’amato, costringendolo a fare i conti con sé stesso. Quel prodigio di Harriet Hume, sembra quasi richiamare un sonetto d’amore, che svela in realtà i caratteri psicologici e relazionali di due persone nettamente diverse ma briosamente in sintonia. La sinergia e la positività che sprigionano dal romanzo, è dovuta alla penna estremamente originale e delicata al tempo stesso propria dell’autrice, Rebecca West. Tra i temi trattati, oltre all’amore, sono molto importanti per comprendere gli sviluppi dei due personaggi il disincanto, un sentimento che insegue un altro sentimento, la presa di coscienza di sé, la razionalità, la casualità. Quel prodigio di Harriet Hume: una “fiaba” moderna dai contorni antichi Sicuramente, oltre alla profondità dei temi trattati, ciò che colpisce il lettore, è l’ambientazione, che svolge un ruolo importantissimo all’interno della cornice narrativa; la suggestiva quanto deliziosa Londra, con le varie zone che fanno da sfondo (quasi configurandosi come reali, a portata di mano e non solo dell’immaginazione che scaturisce dalla lettura) nella descrizione di un amore fatto non di compromessi, come una nota musicale stonata in una canzone perfetta, reso perfettamente dallo stile travolgente e quasi magico che crea l’autrice. I due personaggi, due innamorati, seppur in modo diverso, non rappresentano due semplici “pedine” in balia degli eventi; sono piuttosto due persone perfettamente identificabili, con connotazioni ovviamente varie e che vivono a modo proprio lo stesso amore di cui si nutrono. Per quanto riguarda Harrie, è una donna che riesce a compiere un processo di evoluzione dell’animo e della personalità del protagonista, arrivista senza scrupoli. Ella potrebbe esser paragonata alla donna angelo del Dolce Stil Novo, che con dolcezza e al contempo abilità (priva di qualsiasi cattiveria) contribuiva con l’amore, ad elevare l’uomo. Questo fondamentalmente è ciò che accade all’interno del romanzo, grazie alla maestria dell’autrice, che crea quasi una “favola bucolica”. L’atmosfera quasi “magica” di questo romanzo, coinvolge i lettori, trasportandoli in una dimensione fiabesca, accompagnati da quella che non è semplicemente una storia d’amore. Un libro leggero, denso di emozioni (talvolta anche contrastanti) che intratterrà amorevolmente i lettori, con una storia per niente banale, e con due personaggi che rappresentano la perfetta immagine dell’uomo e della donna contemporanei, nonostante la bellezza e la semplicità della protagonista possa far pensare ai componimenti propri della poetica tanto decantata ed amata dal Sommo Dante Alighieri.     Fonte […]

... continua la lettura
Libri

Edna O’Brien: Ragazza, una vita tra orrore e rinascita

Recensione di Ragazza, il nuovo romanzo di Edna O’Brien pubblicato per Einaudi «Prima ero ragazza, adesso non più.» Esce per Einaudi l’ultimo romanzo di una delle voci più interessanti del panorama letterario, l’autrice irlandese Edna O’Brien (Ragazze di campagna, 1960) che, nel suo ultimo romanzo – che nel titolo ricorda quello del suo discusso esordio – volge lo sguardo, questa volta, lontanissimo dalle campagne irlandesi, all’attualità e ad un recente fatto di cronaca particolarmente cruento: il rapimento e la riduzione in schiavitù, in Nigeria, di un gruppo di studentesse da parte delle milizie jihadiste nel 2014. Il racconto delle tragiche vicende di Boko Haram prende l’avvio dalla lucida consapevolezza che quell’evento ha segnato uno spartiacque tra il prima ed il dopo nella vita della giovane, allora ragazza, Maryam: «Prima ero ragazza, adesso non più.»  Il tempo della narrazione è un tempo fluido, un eterno ed angoscioso presente che non tiene conto dei giorni che passano e si susseguono tutti uguali: giorni, da quello del rapimento che l’ha vista, da giovane studentessa piena di sogni, ridotta schiava ed inerte oggetto sessuale nel campo dei miliziani, in cui il tempo è scandito dal ritmo delle violenze, del duro lavoro, delle umiliazioni dell’anima e del corpo. Maryam e le sue compagne sono donne che si spengono, si chiudono in se stesse e si abbandonano lentamente, fino a lasciar volare le proprie anime lontano da quei corpi martoriati, che non appartengono più a loro. Il lettore non conoscerà mai la durata esatta della permanenza della protagonista al campo di prigionia, perché è la protagonista stessa a perdere il contatto con la realtà ed il trascorrere del tempo, in un eterno e brutale presente. Il nuovo romanzo di Edna O’Brien è caratterizzato da una prosa asciutta, brusca e cruda: l’orrore è mostrato con violenza, quasi ostentato, ma la narrazione della dura vita nel campo lascia spazio a rari momenti di bellezza e lirismo, nella riscoperta solidarietà tra donne sconosciute ma accomunate dalle tragiche circostanze, vittime dei medesimi carnefici, private della propria fede, del proprio nome, della propria volontà, piegate ma non spezzate fino in fondo e, invece, custodi, in segreto, di una forza inarrestabile alimentata dalla rabbia e dall’odio. Le vittime degli jihadisti formano una comunità dalla quale è impossibile uscire davvero, anche se si riesce a fuggire dal campo, ma sono tante quelle che, vittime della sindrome di Stoccolma, arrivano ad abbracciare il credo e lo stile di vita del carnefice, sopportando in silenzio ogni sopruso perché assuefatte al dolore ed incapaci, ormai, di immaginarsi lontane da lì. Maryam è segnata, nel corpo e nell’anima, per sempre: non potrà tornare ragazza. Non è semplice reintegrarsi nella società civile, complice la diffidenza del tessuto sociale d’origine, restio a lasciarvi penetrare la sposa di un miliziano, sia pure costretta, e la pressoché totale indifferenza ed impotenza delle istituzioni. Ragazza è un romanzo femminista e coraggioso, dove l’unico raggio di speranza, l’unica rete di supporto, l’unica ancora di sostegno è costituita dalla solidarietà femminile tra le vittime di […]

... continua la lettura
Libri

Gian Luca Favetto e il suo personale racconto della poesia

Gian Luca Favetto: Attraverso persone e cose. Il racconto della poesia. Recensione Gian Luca Favetto, scrittore, drammaturgo e giornalista, ha pubblicato per Add editore Attraverso persone e cose il suo personalissimo racconto della poesia. Un tentativo che è un viaggio, quello di Gian Luca Favetto che ha percorso secoli di letteratura lontani – da Omero a lui stesso – e interminati spazi fino a Oriente. È proprio in viaggio che gli sono arrivate le prime poesie e la loro forma era quella di una voce: la voce di suo padre che, alla guida di una Lancia, con tutte e due le mani sul volante, accennando un mezzo sorriso, recitava Guido Gozzano. Gian Luca Favetto aveva solo nove anni, ma disteso supino sui sedili posteriori con lo sguardo rivolto in su, già sentiva in quelle parole l’innesco di qualcosa di profondo: «La voce di mio padre – lei sì, una poesia». E su quella che oggi è la Statale di Castellamonte, che unisce Rivarolo a Ivrea, superato il Ponte dei Preti, Gian Luca Favetto incontrava l’unica vigna delle sue colline quando ancora sapeva di antico. Con l’aiuto dei versi di Cesare Pavese scanditi dal canto paterno, si cucivano su di lui le emozioni che impennavano a ogni curva sconfiggendo la sua nausea. Naturalmente allora, alla primissima domanda del suo racconto Attraverso persone e cose, “Che cos’è la poesia?“, Gian Luca Favetto risponde: « È un movimento, un modo di essere in relazione con le cose e con se stessi, un modo di trovare relazioni; è un principio, è ciò che c’era prima del Big Bang e innerva tutto.» Gian Luca Favetto: Attraverso persone e cose è una circumnavigazione Johann Wolfgang von Goethe aveva nell’ottocento recuperato il termine Weltliteratur, una letteratura mondiale che abbatteva i confini nazionali- “letteratura nazionale non vuol dire più molto” – e in cui convergeva l’essenza dell’umanità tutta. Goethe scopriva quanto sempre più la poesia fosse un bene comune a tutta l’umanità. Si andava verso una letteratura universale per cui la traduzione si configurava come necessaria. Il poeta riconosceva finalmente la sua patria, che è il mondo, ma che soprattutto è la parola. Gian Luca Favetto prova a percorrerla questa “letteratura universale”: Omero, Dante Alighieri, Ludovico Ariosto, Gabriele D’Annunzio, Marc Chagall, Anna Achmatova, Robert Musil, Saffo, Ezra Pound, Anton Cechov, Rainer Maria Rilke, Fernando Pessoa… Ma non sono ancora tutti i nomi dei poeti presenti in Attraverso persone e cose. L’autore è preso da un’ansia del nominare che lo spinge a circumnavigare il nominabile in una forsennata serie di citazioni in cui riscoprire l’essenza del poeta, un servo della parola, e la sua patria, la lingua. Ma come dice l’autore stesso, per essere completo il viaggio ha bisogno del ritorno: e ritorna alle origini Gian Luca Favetto con la tessitrice delle notti: Shahrazad. Con lei si conclude questo racconto della poesia che si svela continua scoperta. Ritardare il momento della morte è quello che fa anche l’autore, poiché non stila una mera lista di grandi poeti, ma mette […]

... continua la lettura
Libri

Bestia divina: il gioco anarchico del regime poetico di Mario Fresa

“Bestia divina” di Mario Fresa è una raccolta sulla contro-intuitività poetica. Recensione dell’opera Sembra un ricacciare in una mano tutto il linguaggio-non linguaggio minacciato da una imminente balbuzie della lingua, del capo e della mano stessa che sorregge, Bestia divina di Mario Fresa, edito La Scuola di Pitagora editrice. In Bestia divina, infatti, il linguaggio è un mostro ibrido a tre teste: soggetto, predicato, complemento si rassomigliano e si scambiano, nessuna logica semantica li contrassegna. L’umanità pure è mostruosa nella sua risolutezza di essere razionale tanto da intrappolare la bestialità divina della parola: il raziocinio è una trappola in cui quest’ultima si dimena bramando libertà. Il soggetto poetico qui sfuma, sfugge e si contorce nei versi poiché è il linguaggio stesso il soggetto, il suo regime poetico è l’anarchia. «Era una lingua, un salto. Mica per noi, mica un insulto. […] Così stordita,/ s’alza dai ragazzi ed è ben fatta:/ ed è prossima a trasformarsi in un/ gemello puro, in un fulmine lavoro di altri tempi./ Oppure che sia fatta, di sicuro,/ di un’altra lingua più aceto./ Qui c’è madre orologio, come un istante nervo./ E poi gambe di esclamativi, miracoli di/ atomici pittori.» Nella presentazione di Bestia divina, Andrea Corona parla di frase-affetto per cui vale ciò che vale anche per il linguaggio onirico: la frase-affetto non segue le regole di nessun genere di discorso ma sospende o interrompe i concatenamenti, dando vita a un dissidio logico traducibile in un torto alla frase articolata, un torto che dissimula un gioco poetico. Un gioco che si costruisce intorno all’incompiutezza dell’inafferrabile è quello che si concede Mario Fresa: confondere il lettore, disseminando nei suoi versi leitmotiv e dipanando un personalissimo filo rosso fatto di nomi propri che si ripetono – rimandi letterari ed artistici? – e inconcludenti “Soluzioni finali”, poste in appendice al testo. Difendere l’intrattabile, difendere l’illogicità dell’onirico equivale a prendersi gioco della razionalità del lettore incallito, il quale si sforza alla ricerca di un senso che sente nascosto ed è anzi convinto di poterlo trovare laddove a scorgersi è solo la parvenza di un non-senso. «Che fare allora, di questi verbi? Il nome c’è/ così allarmato da venirgli addosso. Ma credo proprio / che sia di un altro.» (Parole della morte a sua madre, p. 52). «Oppure, certo, l’alternativa è diventare/ un altro nome; o una mosca, diciamo, d’allegria.» (I Musici, p. 38) Quello stesso linguaggio che differenzia l’uomo dalle bestie, in Bestia Divina adesso si fa estraneo, non vuole più appartenerci e ci riesce divenendo incontrollabile. Come un usurpato, disserta le articolazioni della frase e il poeta è il «Vero soldato /pronto a morire per una lingua che non passa/ più mercato[…] Soldato che diventa puro crollare,/ colla di ballerina; una sonora mente/ di balbuzie!» Oscura ed enigmatica, in preda alla frenesia del nominare il possibile, un quotidiano che ci inganna e ci spaesa, la poesia di Mario Fresa ci restituisce alla nostra natura bestiale. Bestie divine, noi uomini che «carnivori e infelici» (da Sparirà, prima poesia della raccolta), «siccome tutto […]

... continua la lettura
Libri

Laura Pellegrini, il nuovo romanzo: Per tutto il tuo amore

Per tutto il tuo amore è il nuovo romanzo dell’autrice Laura Pellegrini, edito da IoScrittore. Trama: sentimenti contrastanti, tra amore e odio Per tutto il tuo amore è ambientato in Toscana, nell’agosto del 1944. Luce, la protagonista del romanzo, è bella, anche se a lei non interessa, troppo presa a sopravvivere alla guerra e alle privazioni economiche. Le sue giornate si svolgono essenzialmente accanto al padre malato, ma anche nella dura e faticosa vita da contadina, sempre col terrore dei tedeschi, mostri senza volto che possono nascondersi dovunque, come le dice Manfredi, il suo amico d’infanzia che ora la guarda innamorato. Ma Luce non sa cosa sia l’amore; o probabilmente ha paura di tale sentimento. Tuttavia, un giorno, il destino divertitosi a mescolare le carte in tavola, fa in modo che l’ingenua ragazza s’imbatta davvero in un tedesco, uno di quei lupi nascosti nell’ombra dei boschi dove lei è cresciuta. Il soldato è ferito, bisognoso di aiuto; curandolo, a poco a poco, Luce scopre che anche lui è fatto di carne, lacrime e paure come lei. E ha dentro la sua stessa sete di vita. Mentre Manfredi entra nella Resistenza, pronto a morire per la libertà, Luce ospita di nascosto “il nemico” del quale è profondamente attratta. Il finale è tutto da scoprire, ma lascerà senza fiato. Una storia d’amore intensa, con colpi di scena imprevedibili, tutto suggellato da una protagonista unica, che entra nel cuore di chi legge. La semplicità della protagonista, Luce, è particolarmente suggestiva, si può definire un tratto distintivo, che accompagna la sua bellezza. Forte e sensibile al tempo stesso, segnata da tante brutte vicende che hanno caratterizzato la sua esistenza, si ritrova improvvisamente innamorata, del “nemico”; persa in un sentimento che non ha bisogno di parole, che si esprime attraverso sguardi e che si contrappone all’affetto smisurato che la protagonista del romanzo nutre nei confronti di Manfredi, un partigiano che cerca in tutti i modi di difenderla da “loro”. Heinrich è l’amore “contaminato” di Luce, mentre Manfredi è l’abbraccio in cui sa di potersi rifugiare sempre. Due personaggi: Heinrich, un soldato tedesco ferito, e Manfredi, amico di infanzia, entrambi innamorati della stessa ragazza, bella e sensibile, faro d’amore e speranza. La poetica di Laura Pellegrini Sin da subito si riconosce la forte portata storica del libro, drammatica, ma affrontata da Laura Pellegrini con grande delicatezza. La scrittura è scorrevole, per un’ambientazione genuina e pura, data dalla bellezza senza tempo della Toscana. Un paesaggio antico nei colori, nelle dimensioni, nelle caratterizzazioni ma anche nell’identità storica che lo contraddistingue. Così come accade nella vita reale, anche all’interno del romanzo è possibile ritrovarsi come spettatori purtroppo consapevoli di scelte che non dipendono direttamente da noi. La narrazione procede in modo fluido, ma non mancano colpi di scena, che l’autrice Laura Pellegrini ha posizionato strategicamente tra le pagine del libro. Un’immensa storia d’amore, ricca di spunti di riflessione, contraddistinta dalla bellezza dell’entroterra toscano. La Toscana del 1944, in un agosto torrido nel corso del quale si delinea il contorno di un amore non facile, […]

... continua la lettura
Libri

Quello che si salva, il nuovo romanzo di Silvia Celani

Dopo il suo romanzo d’esordio ”Ogni piccola cosa interrotta” Silvia Celani ci riporta a Roma con il nuovo titolo ”Quello che si salva”.  Tra il passato e il presente  La vetrina di un negozio d’aste abbandonato in un vicoletto di Roma brilla alla luce del sole, il riflesso quasi abbaglia, ma proteggendosi gli occhi la si può intravedere: una trottola di legno. Sembra un oggettino messo lì come tanti altri, ricco di bugie per gonfiare il prezzo degli offerenti. Ma il suo cuore custodisce un segreto: è un sevivon. Un sevivon è una trottola ebraica composta da diverse facce, spesso regalata ai bambini, insieme ad una storia sul suo potere di avverare i desideri e ad una chiave, per custodire al loro interno un piccolo segreto. Questa è una delle prime cose che ci viene spiegata da Silvia Celani in Quello che si salva. La storia, ambientata per metà nel 2013 e per metà nel 1943 si confonde tra macerie e detriti, tra lancette che ticchettano, spari di fucili e treni che partono. Due realtà diverse che si incontrano nel mezzo, dove il tempo non ha più alcun senso, dove non esiste gioventù e vecchiaia, dove la vita livella prima della morte: nella sofferenza.  Quello che si salva, trama del romanzo Flavia ha quattordici anni quando vede partire il treno di suo padre senza di lei. Insieme a quel treno vanno via tante cose: la sua infanzia, la sua sicurezza, il suo modo di percepire la realtà, di vedere Roma. La sua vita da quel momento diviene un eterno nascondersi nella mediocrità che il mondo ha da offrirle, senza pretendere di più, senza lottare. La vita le ha insegnato che le battaglie portano alle sconfitte e lei non ha più voglia di rischiare. Giulia ha vent’anni quando prende parte alla seconda guerra mondiale, nascosta insieme alle altre ragazze come gappista. La guerra la divide dalla sua famiglia, dalle persone che ama e dalle sue promesse. Spacca a metà la città, divide i suoi abitanti, manda via gli ebrei -i cittadini più romani di tutti, racconta Silvia-. La guerra dei suoi vent’anni la perseguiterà tutta la vita, imponendole un’eterna ricerca di un simbolo di pace che non è mai riuscita a trovare. Settant’anni divide le due donne nel tempo, eppure, sembrano girare su due facce di quel sevivon esposto in vetrina. La storia che le unisce e le separa, che le accomuna e le caratterizza, si presenta come una continua scoperta, non solo del passato dei personaggi, ma del loro presente, di ciò che avevano nascosto e custodito troppo in profondità per essere ricordato. Ma se le chiavi per scoprire il segreto del loro cuore fossero contenute nello stesso mazzo? Se si trovassero nello stesso posto?  Lo stesso passaggio, ma con occhi diversi ad osservarlo  Giulia ci porta alla scoperta di una Roma spaccata, reinterpretata in base ai suoi ricordi, a riscoprire il vero passato della città sotto insediamento fascista. A riscoprire sé stessa. È il potere della riscoperta il vero protagonista di questo romanzo. A differenza di tanti romanzi ispirati […]

... continua la lettura
Libri

Il gentiluomo inglese: recensione del libro

Il gentiluomo inglese è un libro di recente pubblicazione (giugno 2020) edito dalla casa editrice Valtrend editore (per la collana Romanzo storico). Il testo, scritto da Lucia e Maria Scerrato e liberamente ispirato alla vita di Thomas Ashby, può ascriversi al genere della narrativa storica. Il gentiluomo inglese: il testo Il gentiluomo inglese, fedelmente a quanto segnalatoci già in seconda di copertina («È un racconto che attraversa un secolo di storia e che mescola una realtà attentamente ricostruita ad una buona dose di finzione narrativa») è un testo intessuto “dal vero”: di fianco alla fictio letteraria – fatta di intrecci narrativi d’invenzione – corre la realtà storica, piano d’appoggio per la trama del testo. La favola del romanzo, incuneato in un preciso contesto storico, vuole innestarsi nelle storie veridiche dell’archeologo Thomas Ashby, direttore dell’Accademia Britannica di Roma (centro di studi per l’archeologia, la storia e la cultura dell’Italia e per l’arte e l’architettura contemporanee) e autore di monografie di archeologia e di numerosi contributi scientifici in topografia antica, architettura rinascimentale e urbanistica laziale. Di rilievo particolare è, inoltre, la commistione linguistica operata dalle autrici, che fa de Il gentiluomo inglese un esempio di testo in cui le autrici scelgono di cimentarsi nella tecnica narrativa della commutazione di codice, ripresa di un certo stile neorealista o verista di letteratura che ricalca il fenomeno linguistico omonimo. Insieme alla storia, all’arte, alla cultura, le autrici Lucia e Maria Scerrato, parlano di amore: è proprio questo sentimento a bagnare le pagine, una a una, man mano che la storia va avanti, man mano che la storia scende nel profondo; e l’amore è ciò che muove le vicende, che ne è l’aire: le due protagoniste – fanciulle omonime delle due autrici – vengono introdotte nei ricordi della loro cara zia – ricordi d’amore – attraverso l’apertura di una vecchia scatola contenente memorie: carteggi e lacerti diaristici che, seppur taciti, “interloquiscono” con le giovani fino al punto di motivare la ricerca dell’oggetto del romanzo: «E aprì il suo cuore per regalarci l’incanto di una narrazione intensa ed emozionante che, giorno dopo giorno, ci avrebbe avvinte per tutta quell’estate». Lo sviluppo delle vicende, si diceva, ha il suo abbrivo nella condivisione dei ricordi e nella scoperta di una storia, custode discreta e fedele di memorie del tempo che fu: un nodo classico, nella narrativa di questo genere, che porta a esiti tutti inscritti nel filone amoroso; questo sviluppo culmina in una conclusione che ci riporta praticamente al punto d’inizio: una sorta di spirale ci accompagna, ci sospinge e ci trattiene, per nulla lineare, come per nulla lineare è l’andamento personalissimo ed emotivamente denso del fenomeno mnestico, del ricordo («Quarant’anni dopo due donne si incontrarono per tornare ai tempi della loro adolescenza […] Si accomodarono alla scrivania, trassero dallo scrigno di latta le carte ingiallite dal tempo e si apprestarono a scrivere»). Un fatto particolare assume la scelta di iniziare la scrittura evocando, per mezzo di citazione, alcuni versi dell’intensissima poesia-canzone scritta da Mogol per le altrettanto intensissime musica e voce di Lucio Battisti: è con i passi di Pensieri e parole che […]

... continua la lettura
Libri

Il segreto del castello, il nuovo giallo di Mariagrazia Giuliani

Uno scenario mozzafiato, un antico castello arroccato sul promontorio che domina il Golfo di Pozzuoli e una storia ricca di intrighi e misteri sono gli ingredienti de Il Segreto del Castello, ultimo romanzo della scrittrice campana Mariagrazia Giuliani. Il romanzo, pubblicato lo scorso febbraio per Valtrend Editore, fa rivivere le stanze del meraviglioso castello aragonese di Baia animandole di misteriosi echi e inquietanti segreti. Una storia che regala brividi e scuote la coscienza lasciando al lettore profondi interrogativi etici, ma allo stesso tempo una maledetta voglia di vedere con i propri occhi quegli stessi panorami e toccare con mano quelle stesse pietre. Il segreto del castello, trama Alessandro Donati è un giovane fotografo impegnato nella preparazione della sua prossima mostra personale a Parigi dedicata alla sua terra natia. Il suo arrivo al castello di Baia ha, dunque, un obiettivo ben preciso, trovare un luogo ritirato e tranquillo dove soggiornare durante la preparazione della sua mostra fotografica sui Campi Flegrei. L’impatto con il castello di Baia è da subito fortissimo e dominato da sensazioni contrastanti; le terrazze a picco sul mare e le possenti mura arroccate sul promontorio offrono, all’occhio curioso e attento del giovane fotografo, scorci mozzafiato su un golfo acceso dai colori di inizio autunno, ma sono anche scenario di inquietanti e misteriose apparizioni notturne. La vita tranquilla del castello, dove oltre a Donati soggiorna un nutrito gruppo di giovani in cerca di serenità per studiare o lavorare, viene improvvisamente turbata da un furto nella residenza della contessa Sofia Giardino, proprietaria del castello, e un’aggressione al burbero direttore del hotel. Gli episodi segnano l’inizio di una serie di efferati crimini e spettrali apparizioni che turberanno la quiete notturna degli ospiti del castello delineando i contorni di un mistero inquietante in cui restano confusi i confini tra reale e surreale, legittimo e criminale. L’innata curiosità di Alessandro e la sua attenzione ai dettagli lo spingeranno ad addentrarsi a fondo nelle ragioni di quel mistero che notte dopo notte appare più oscuro e terribile. Nell’ordine naturale che domina le vicende umane ogni pedina ritroverà il suo posto scegliendo da che parte della barricata schierarsi, ma il giudizio finale su quale sia la scelta giusta e sul senso stesso della sua giustizia resterà al lettore. Conclusioni Il segreto del castello è un romanzo avvincente che sorprende il lettore con i suoi colpi di scena e con misteriosi intrecci nei quali diventa labile il confine tra la giustizia del diritto e quella delle legittime reazioni. Ma è anche un romanzo che cerca, attraverso la minuziosa descrizione di incantevoli paesaggi e segreti scorci, di rendere giustizia a un luogo magico come il castello di Baia; una costruzione che ha visto muoversi la storia tra le sue mura resistendo orgogliosamente ai suoi colpi, ma che oggi mostra con più evidenza i segni del tempo. Il segreto del castello è, quindi, l’abbraccio affettuoso di una scrittrice alla sua amata terra e un grido accorato per salvare le sue preziose gemme dall’oblio e dall’abbandono, immaginando per esse […]

... continua la lettura