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Eroica Fenice

La Tag: libri da leggere contiene 373 articoli

Libri

Claudio Lagomarsini esordisce con Ai sopravvissuti spareremo ancora

Ai sopravvissuti spareremo ancora è il romanzo d’esordio di Claudio Lagomarsini, pubblicato oggi da  Fazi editore. Lo scrittore toscano, già autore di diversi racconti, fa il suo esordio dipingendo davanti agli occhi del lettore un ritratto essenziale ed estremamente vivo e realistico della provincia italiana. Claudio Lagomarsini ambienta infatti il suo romanzo in un paesino al limite tra la periferia cittadina e la campagna, un paesino anonimo nei suoi dettagli, dove le case sono tutte uguali: l’intonaco color pesca, la siepe di pitosfori, il ghiaino bianco, omogeneo, abbacinante; ma allo stesso tempo un luogo iconico che potrebbe confondersi con gli innumerevoli paesi di provincia da capo a coda dello Stivale e descriverli tutti. L’immagine di apertura ci mostra un giovane rassegnato di fronte all’indesiderato ma allo stesso tempo necessario ritorno al suo paese d’origine. La decisione, ormai inevitabile, di vendere la casa di famiglia comporta la necessità di doversi disfare di tutti gli oggetti familiari che essa ancora contiene. Così d’improvviso il giovane e il lettore si trovano a rivivere la caldissima estate del 2002 attraverso le parole del fratello maggiore, Marcello, riemerse su alcuni quaderni in mezzo ad insignificanti oggetti di vita quotidiana. Nel racconto di Marcello si delineano progressivamente eventi e personaggi sospesi nel tempo: piccoli drammi e grandi menzogne che impegnano tutte le vite comuni. La rapina in casa di un vicino, le cene d’estate sotto il gazebo, le relazioni indifferenti di una famiglia allargata, le liti per la gestione dell’orto comune, le relazioni conflittuali tra mamma e nonna e le incomprensioni generazionali sfilano come fotogrammi davanti al protagonista facendogli rivivere il ricordo di una vita che solo attraverso le parole di Marcello riesce a comprendere veramente. Tutto si svolge secondo un copione consueto, una trama che il giovane lettore riconosce e che lentamente, tra piccoli sbalzi, precipita verso un punto di rottura, un evento drammatico con il quale fa pace per la prima volta dopo tanti anni. Quello che viviamo attraverso gli occhi di Marcello è il racconto di una dimensione lontana nel tempo ed arcaica nelle convinzioni ma ancora viva nei meandri della provincia italiana. Una dimensione patriarcale in cui prevale il valore della forza fisica, il pregiudizio razziale e la ragione dell’uomo sulla donna, una realtà i cui protagonisti, delineati nei loro tratti più grotteschi, appaiono come piccole caricature di vite comuni. Una realtà, quella che emerge nel ritratto di Marcello, verso la quale il narratore sente un senso di inadeguatezza. Con la sua sensibilità e pacatezza, Marcello appare come un combattente inerme al centro di una lotta tra sfacciati e volgari gladiatori. E proprio in questa inadeguatezza e fragilità il lettore riconosce un quasi naturale senso di repulsione e una voglia di mettere distanza nei confronti di un mondo gretto e meschino che perdura anacronistico tra le trame della società contemporanea. Il romanzo di Claudio Lagomarsini, con uno stile netto e preciso, riesce a dipingere un ritratto crudo nella sua autenticità e familiarità, un ritratto in cui ognuno può riconoscere la traccia più […]

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Il silenzio dopo l’amore: il romanzo di Daniel Cundari | Recensione

Parla subito chiaro, Daniel Cundari, sin dalla prima pagina e questa sua schiettezza la trascina con sé per l’intero romanzo. Le sue prima formulazione è una domanda retorica – forse autocritica mista ad autoironia o forse incredulità-:«Chi sarebbe capace di pubblicare un romanzo scritto da uno come me e composto da una sola e interminabile frase?» Sembrava assurdo? Eppure lo ha fatto la Ferrari editore, il romanzo è Il silenzio dopo l’amore, il suo autore Daniel Cundari. Daniel Cundari ha scritto un antiromanzo Daniel Cundari ha scritto un  romanzo che è “un’unica e interminabile” frase o una frase che è diventata un romanzo. Quanto sarebbe utile definire Il silenzio dopo l’amore un anti-romanzo? Meglio sarebbe liberarci da ogni classificazione di sorta, mandare al diavolo le convenzioni formali e concentrarci sulla forza di questo libro perturbante. Immaginiamo allora una notte interminabile, una notte d’insonnia selvaggia che scava la testa come un lombrico malato e il cervello inizia a fare le flessioni e si stanca instancabile cimentandosi in un esercizio di scrittura che chiameremmo flusso di coscienza, stream of consciousness, che non bada alla punteggiatura, né alle buone maniere, ma dà sfogo a una mente in fermento. Daniel Cundari è precursore e inventore del ‘Repentismo Cutise’, una scienza/spettacolo originata dal canto d’improvviso. Non ci stupiamo allora della maestria e dell’abilità in suo possesso nel gestire un prosa scorrevole e veloce, fatta di cambi di prospettiva repentini mai scanditi da segni di punteggiatura che non siano virgole; una prosa che nei suoi voli pindarici, in meno di cento pagine accoglie in sé temi e motivi attualissimi e vari che includono ogni aspetto del presente. Né ci stupiamo che l’autore citi Louis-Ferdinand Céline:« Al principio era l’emozione: ho voluto sempre una prosa che nasca dalla Musica, senza mediazioni.» Il risultato è che Il silenzio dopo l’amore di Daniel Cundari è un rigurgito che odora di carta, è un corpo che copiosamente sanguina coordinate e invettive. Questo libro così piccolo, che per contenerlo basta una mano o una tasca, è un docile e ostinato resoconto del nostro tempo: siamo noi uomini un insulto a noi stessi, su un pianeta colmo di lestofanti e maleducazione, tutti affetti da “pecorismo acuto” di massa o dalla malattia del secolo- la depressione e l’ansia- e quando gli ansiolitici non bastano, ecco ricorriamo alla violenza, allo stupro, al denaro, alle scommesse, alle bombe del secolo del Capitalismo dove ancora si sente dire “Fascismo! Comunismo!”. Nel Silenzio dopo l’amore, Daniel Cundari si sofferma e si dilaga in parole sferzanti e veritiere che – nonostante tutto, nonostante lo schifo, la Nausea, la Noia – paradossalmente celano ancora fiducia e speranza nel genere umano: occorre il barbaro coraggio dei poeti, si sa, e Daniel Cundari è un poeta attratto dagli emarginati e dai folli consapevole del fatto che il folle è un diverso, è un genio. Nonostante tutto: l’amore, i libri, la cultura Nonostante tutto, Daniel Cundari è convinto che in un mondo in cancrena, dove si diffonde veloce un colera di massa, […]

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6 Libri del 2019 da leggere: i nostri consigli

6 Libri del 2019 da leggere: i nostri consigli! L’anno 2019 è stato costellato dall’uscita di libri significativi che hanno riscosso un notevole successo tra i lettori. Ne abbiamo individuati 6 che hanno un sottile fil rouge in comune, cioè quello di combattere per noi stessi e per una società migliore in contrasto con l’omologazione della società odierna. Il libro in cima alle classifiche di gradimento è “Io sono una bambina ribelle. Il quaderno delle mie rivoluzioni” di Francesca Cavallo ed Elena Favilli, edito da Mondadori. Il primo tra i 6 Libri del 2019 da leggere propone alle giovani lettrici non una classica storia di eroine fantastiche ma un percorso da scrivere, stimolando le lettrici a disegnarsi come protagoniste della vicenda stessa. Si tratta di una storia efficace che descrive donne forti, che non hanno paura di mostrare il loro valore umano e che hanno combattuto per essere prese in considerazione. “Io sono una bambina ribelle. Il quaderno delle mie rivoluzioni” è un invito ad accettarsi, amarsi, ribellarsi per migliorare e saper dare il valore giusto alle piccole cose. Invoglia sia gli adolescenti che le giovani donne a non aver paura di dire ciò che pensiamo anche se si tratta di un pensiero anticonformista.  Un forte insegnamento che si comprende durante la lettura di tutto il libro è il valore della diversità poiché l’autrice Francesca Cavallo ci sprona ad una sana sorellanza, proponendo un mondo all’insegna dell’armonia e della parità di diritti, un mondo libero e rispettoso della diversità. Ridona nuova importanza alle parole “sì”, “grazie”  “prego”, ma soprattutto “NO”, che oggi sembrano fuori moda. “Fiorire d’ inverno”. Un titolo coraggioso, deciso dalla bella, energica, e determinata Nadia Toffa. Definita come la giornalista che buca lo schermo, ha voluto con questo libro rafforzare l’idea che ognuno di noi ha di lei; una professionista forte, caparbia, che sa dire no quando è necessario, ma soprattutto una Nadia che racconta, senza giri di parole e mezzi termini, come ha trasformato “la sfiga” di avere il cancro in “un dono”. Nadia scrive questo libro con la voglia di incoraggiare gli altri a reagire e di sottolineare quanto anche una così terribile esperienza possa diventare opportunità di cambiamento. “Fiorire d’inverno” con la frase rivoluzionaria “Mi alzo sempre con il sorriso. Certo che preferisco il sole, ma quando ci sei in mezzo scopri che anche la neve ha la sua bellezza” è stato uno dei libri più apprezzati del 2019. Non si tratta di una semplice storia ma è un insieme di ricordi di luce ed ombre che Nadia Toffa ha voluto descrivere con grande sensibilità, affermando con convinzione che chiunque sia malato di cancro è un grande guerriero che ha bisogno di energia positiva per abbattere un grande male che logora interiormente. Un esempio di coraggio ed uno spirito combattivo traspare dalle righe di questo libro che dona ai lettori emozioni forti e contrastanti ed un grande insegnamento di vita. Houellebecq (Michel Thomas) nato a Réunion nel 1956 è uno degli autori francesi più […]

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Buon compleanno Melville! Al Teatro Diana si celebra il bicentenario

A duecento anni dalla nascita di Herman Melville, la casa editrice Alessandro Polidoro Editore ne celebra il genio con due opere poetiche In occasione del bicentenario della nascita di Herman Melville, la casa editrice Alessandro Polidoro Editore celebra il genio dello scrittore statunitense attraverso la pubblicazione di due sue opere in versi, la raccolta di poesie John Marr e altri marinai e il poema, ispirato dalla città di Napoli, Napoli al tempo di re Bomba. Le due opere, edite a cura e traduzione del prof. Gordon Poole, sono state presentate al pubblico il 14 Dicembre al Teatro Diana in un incontro che è stato momento di celebrazione della poetica di Melville attraverso il racconto e l’esperienza di appassionati cultori. Introdotti dall’editore Alessandro Polidoro, hanno preso parte alla presentazione il prof. Gordon Poole, l’illustratrice Cristina Cerminara e il giornalista Pier Luigi Razzano. La lettura di Susanna Poole di un passo di Napoli al tempo di re Bomba ci riporta indietro nel tempo, a quel caleidoscopio di colori e folklore e a quel frastuono di rumori e schiamazzi che aveva accolto Melville nel suo viaggio a Napoli. L’autore arriva a Napoli nel febbraio del 1957 e rimane profondamente colpito dallo stridente contrasto tra la sfrenata allegria e sregolata libertà del popolo partenopeo e i rumori di malcontento, nei confronti del governo di re Ferdinando II, che negli ultimi mesi avevano animato la scena sociale e politica partenopea. L’occasione è la festa del carnevale di Piedigrotta: il protagonista del poema Jack Gentian, proiezione autobiografica dell’autore, è quasi tentato dal credere che quella immagine di eccesso e frenesia sia la realtà quotidiana della vita popolana a Napoli. Ma la sensibilità critica dell’autore riesce a squarciare il velo dell’apparenza penetrando in profondità nelle tensioni della realtà storica contemporanea e offrendo, come osserva Razzano, un occhio esterno sulla città indispensabile oggi come allora per analizzarla e comprenderla. Ad un periodo più maturo e nostalgico della produzione poetica di Melville si rifà la raccolta di poesie John Marr e altri marinai. La raccolta, fino a questo momento inedita in Italia, affronta il tema della memoria declinato nelle storie e nei frammenti di avventura di cui ciascuno dei narratori si fa portavoce. Il tema della memoria viene celebrato anche nelle illustrazioni di Cristina Cerminara che impreziosiscono l’edizione della Alessandro Polidoro Editore. Immagini in trasparenza e atmosfere oniriche che, come spiegato dall’illustratrice, lavorano sulla stratificazione dei linguaggi visivi ricreando il meccanismo dei ricordi e quella ricostruzione fatta di segni e dettagli deformati che la memoria costantemente ci propone del passato. Le due opere proposte dalla Alessandro Polidoro Editore vanno ad arricchire la preziosa collana di Classici che la casa editrice ha inaugurato nel 2017 con lo stesso autore, attraverso la pubblicazione del romanzo Typee. La scelta questa volta cade su due opere poetiche che svelano un lato meno conosciuto della produzione di Melville. Una passione, quella dello scrittore per la poesia, che si sviluppa successivamente alla deludente accoglienza riservata ad alcuni dei capolavori della sua produzione narrativa e che […]

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A Natale un libro sospeso: Doctorammà di Graziella Lussu

Mercoledì 11 dicembre, nella sede CGIL Filcams in Piazza Garibaldi 101, Graziella Lussu ci presenterà il suo libro sospeso: Doctorammà Doctorammà segue L’armadio a muro, pubblicato nel 2018, ed è il secondo di una trilogia di romanzi autobiografici scritti da Graziella Lussu. Doctorammà è il racconto autobiografico, la testimonianza sotto forma di diario di una vita spesa per gli ultimi. Graziella sul finire degli anni ’60 entra a far parte della Congregazione delle suore della Redenzione e da allora la sua vita proseguirà nell’unico modo in cui Graziella sa contemplare Dio: cercandolo negli ultimi, in coloro che la società lascia ai margini, nelle ferite e nei segni che la povertà, l’indigenza, l’ignoranza, la solitudine lasciano nel corpo e nell’animo. Doctorammà racconta altri 20 anni di vita della Lussu: gli anni della formazione spirituale e intellettuale, gli anni in cui il suo sogno prende forma tra i banchi dell’università Cattolica di Roma e le lezioni di inglese a Londra. Dopo la laurea in Medicina alla Cattolica di Roma nel ’72, Graziella si specializza in Urologia, per poi volare a Londra. Qui, senza mai separarsi dall’amica e consorella Rita con la quale condividerà ogni momento e ogni fatica di questo intenso periodo di formazione, impara l’inglese per poi specializzarsi in Medicina Tropicale. Sul finire del ’76 Graziella è in India, tra la regione del Kerala e la città di Bangalore, in Karnataka, la sua “terra promessa”: qui rimarrà per anni come “medico di strada”, impegnata in campagne di educazione sanitaria e sensibilizzazione contro l’emarginazione dei malati di lebbra, e imparerà a conoscere che faccia ha vedhana, il dolore.  Nel romanzo di Graziella Lussu trovano spazio anche gli affetti familiari, le persone care, le figure che hanno avuto rilevanza fondamentale nella crescita, nella maturazione della sua persona e del suo sogno: la mamma Liuccia, donna colta, forte e indipendente, che ha portato sulle sue sole spalle, con indicibile abnegazione, il peso di una famiglia grande e complessa; la nonna, donna severa e inflessibile, la cui saggezza accompagnerà ogni momento della vita di Graziella; le sorelle e i fratelli dalle vite tortuose e in salita; un padre inadeguato, la cui presenza ha fatto danni e lasciato ferite più di quanto avrebbe potuto fare la sua assenza, un padre che ha speso, poi, una buona parte della sua vita a raccogliere e rimettere insieme i cocci lasciati a terra. A fare da sfondo a questi 20 anni di vita, tanti scenari diversi: una selvaggia Sardegna, Roma negli anni universitari, Londra, Milano e Parigi, e infine, il degrado e la sofferenza delle città e dei villaggi indiani. Mercoledì 11 dicembre, Graziella Lussu ci presenterà

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Angela Carter e la raccolta Nell’antro dell’alchimista

Recensione della raccolta Nell’antro dell’alchimista di Angela Carter Angela Carter è nata a Eastbourne nel maggio del 1940 ed è morta a Londra nel febbraio del 1992. Ha frequentato l’Università di Bristol dove ha studiato Letteratura inglese. Fin dalla pubblicazione del suo primo romanzo, La danza delle ombre (1966), ha iniziato ad essere considerata una delle più originali scrittrici britanniche. In seguito ha scritto altri otto romanzi. È stata una scrittrice e giornalista, divenuta famosa per le sue opere femministe, di realismo magico e di fantascienza. La sua prosa concilia l’horror-fantasy più macabro con la commedia erotica. Nelle opere di Angela Carter troviamo molti riferimenti a Shakespeare, nel romanzo Figlie sagge, al marchese de Sade, a Charles Baudelaire nel racconto Venere nera. È stata però maggiormente ispirata dalla tradizione del racconto orale: ha riscritto, infatti, molte fiabe, tra cui Cappuccetto Rosso, Barbablù e La Bella e La Bestia. Angela Carter è morta di cancro nel 1992, all’età di cinquantuno anni, nella sua casa di Londra. La camera di sangue è il suo capolavoro: il libro per cui verrà maggiormente ricordata. Nell’antro dell’alchimista di Angela Carter è una raccolta divisa in due volumi e pubblicata da Fazi Editore che si apre con L’uomo che amava il contrabbasso.  L’incipit è questo: «Tutti gli artisti sono un po’ pazzi, si dice. Questa follia è, in una certa misura, un mito creato dagli artisti stessi per tenere alla larga i comuni mortali dalla congrega creativa fenomenalmente compatta. Però, nel mondo degli artisti, i consapevolmente eccentrici rispettano e ammirano sempre quelli che hanno il coraggio di essere genuinamente un po’ pazzi.» Continua con il secondo racconto, che è Una signora molto per bene e suo figlio in casa. «Quando ero adolescente, mia madre m’insegnò un incantesimo, mi diede un talismano, mi porse la chiave del mondo. Perché vivevo nel terrore, io, così giovane, così timida davanti a tante persone − le persone che parlavano piano e aspiravano l’acca; le maschere del cinema che, in quei giorni, erano ragazze con indosso degli ampi pigiami di satin che burlavano il mio sesso ancora dormiente con spudorata lascivia, uomini affabili che mettevano le mani fredde sui miei seni appena formati, inermi, al piano superiore dei solitari autobus novembrini. Tante, tante persone.» Nell’antro dell’alchimista di Angela Carter Il libro continua con Souvenir del Giappone, La bella figlia del boia, Gli amori di Lady Porpora, Il sorriso dell’inverno, Penetrando nel cuore della foresta, La carne e lo specchio, Padrone, Riflessi, Elegia per un cane sciolto ed altri racconti. Nella postfazione la scrittrice scrive: «Ho incominciato a scrivere brevi prose quando vivevo in una stanza troppo piccola per scriverci un romanzo. Le dimensioni dello spazio intorno a me modificavano quello che facevo nella stanza e lo stesso succedeva ai miei scritti. La traiettoria limitata della narrativa breve ne concentra il significato. Il segno e il senso si possono fondere in un modo che non è attuabile tra le molteplici ambiguità di una narrazione di lungo respiro. Ho scoperto che benché il gioco […]

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Mario Pacelli: il nuovo libro sul caso di Wilma Montesi

Non mi piacciono i film di Anna Magnani. Il caso di Wilma Montesi da un libro di Mario Pacelli, edito da Graphofeel editori. L’italia della Dolce vita finì con il caso Montesi: era terminata l’età dell’innocenza. Arrivò l’Italia del benessere, quella della contestazione, quella della crisi politica ed economica. Il caso Montesi è ancora oggi uno dei misteri italiani. A leggere i vecchi dati, il famoso memoriale della Caglio, con tutte le mezze verità, e le indagini, su una notizia di cronaca che ancora oggi lascia molti dubbi: chi ha ucciso Wilma Montesi? E perché il suo corpo è stato rivenuto a Torvaianica? Il saggio di Mario Pacelli racconta del cosiddetto “Caso Montesi” che all’epoca fece molto scalpore. L’autore inizia a raccontare di un’Italia ormai cambiata e sconvolta dalla guerra. Di un posto dove la morte ha lasciato i suoi segni, e la gente vuole solo ricominciare ed essere felice. C’è il racconto breve della fine di una Monarchia che aveva inasprito le nostre terre, e un racconto preciso sullo scenario politico che di lì a poco si sarebbe consolidato. È l’11 Aprile 1953 quando il cadavere di una giovane donna viene rinvenuto sulla spiaggia di Torvaianica. In seguito ad alcune rivelazioni si capirà che si tratta del corpo di Wilma Montesi. Il giovane che rinviene il cadavere avvisa prontamente chi di dovere, ma fin da subito il caso della giovane apparirà molto controverso. Attorno al caso della sua misteriosa morte ruoteranno numerosi quesiti. Alcuni testimoni diranno di averla vista mangiare un gelato ad Ostia proprio nel giorno della sua morte, qualcun altro di averla vista in stazione, mentre sua sorella affermerà di aver sentito le intenzioni di Wilma circa «il recarsi al mare per un problema al tallone». Da queste rivelazioni seguiranno una serie di indagini. Il mostro mediatico farà rimbalzare la patata bollente tra i più disparati uomini di potere. Il caso Montesi sembrerà quindi trasformarsi da una vicenda di cronaca nera, ad una guerra al potere, senza esclusione di colpi. Numerosi giornali, come “il Messaggero” e il “Roma” avranno la loro parte nelle indagini. Proprio per mezzo stampa ci si avvicinerà ad una verità scottante, dove al cardine della questione sembrerà esserci una sostanza dal nome “Biancaneve”. Il caso Montesi, dopo due autopsie, non arriverà mai alla risoluzione dei fatti, fino ad intricarsi persino di colpevolezze familiari. Giuseppe Montesi si troverà a dover rispondere a domande scomode, e verità dolorose. Nel 1955 si arriverà all’atto conclusivo delle indagini, dove le colpe si divideranno tra gente di potere e gente che aveva solo fatto male il suo dovere per inettitudine o per interesse. I personaggi descritti nelle vicende saranno emblematici e complicati, nomi ed immagini si susseguiranno rapidamente, dando alla stessa opera di Mario Pacelli un ritmo incalzante, reso ancora più frenetico dalla non finzione dei fatti descritti. Il titolo Non mi piacciono i film di Anna Magnani si rifà ad un episodio chiaro poiché la giovane proprio nel pomeriggio di quel triste accaduto, aveva rifiutato di recarsi al […]

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Franck Thilliez e Il Manoscritto per Fazi | Recensione

La prolifica penna dello scrittore francese Franck Thilliez ci regala con Il Manoscritto un nuovo thriller dall’intreccio denso di colpi di scena, un sapiente gioco di specchi che riflette e amplifica i personaggi e le loro storie confondendo i margini delle verità di cui ciascuno è portatore. Un gioco di doppi in cui ogni verità si confronta con i suoi possibili opposti fino a perdere i confini e a confondersi con le sue successive reinterpretazioni. Protagonista della storia di Franck Thilliez è la famosa scrittrice di thriller Léane Morgan nel cui recente passato si nasconde il dolore più grande, la perdita dell’unica figlia scomparsa quattro anni prima. La scomparsa di Sarah viene attribuita dalla polizia a un pluriomicida che, richiuso in carcere da due anni, si diverte a rivelare con il contagocce il luogo di sepoltura delle sue vittime, tutte ragazze giovanissime. Nelle confessioni del serial killer manca solo il nome di Sarah e i genitori elaborano in forme opposte l’assenza di una fine certa. Léane affida tutto il suo dolore alle atroci e turpi scene dei romanzi che scrive cercando di frapporre quanta più distanza possibile fra sé e il luogo dove la sua felicità si è interrotta; il marito Jullian, al contrario, ha deciso di dedicare tutta la sua sofferenza e le sue energie alla spasmodica ricerca della verità. La distanza abissale che ormai separa i due coniugi viene interrotta da un grido di aiuto, un messaggio di Jullian sulla segreteria di Léane la informa di aver fatto una scoperta importante riguardo la scomparsa di Sarah. Jullian viene ritrovato privo di sensi e la sua aggressione, unita alla successiva perdita di memoria, costringerà Léane a ritornare nei luoghi del suo più grande incubo per cercare di ripercorrere il filo spezzato delle ricerche del marito. La vicenda della scomparsa di Sarah e delle altre giovani vittime di Andy Jeanson si sovrappone al ritrovamento del cadavere di una giovane donna nel bagagliaio di un’auto rubata nei pressi di Grenoble. Il macabro ritrovamento metterà sulla pista delle giovani scomparse un poliziotto dotato di una prodigiosa memoria, Vic Altran, intrecciando le sue ricerche alla verità che disperatamente Lèane tenta di strappare dall’ombra dei ricordi di Jullian. La corsa di Vic contro il tempo e quella di Lèane all’indietro nel passato si alterneranno sovrapponendo davanti agli occhi del lettore indizi e nuovi rompicapi, rivelazioni e negazioni in un gioco senza fine. Il Manoscritto di Franck Thilliez è difatti un infinito gioco di verità sovrapposte. È innanzitutto infinita la duplicazione della trama essenziale che, nella direzione che conduce dal lettore al soggetto, replica lo schema alla base dell’intera narrazione. Riproducendo mirabilmente una mise en abyme, l’autore afferma nel prologo che il libro è il manoscritto incompiuto di un famoso scrittore che racconta la storia di una scrittrice di thriller il cui ultimo romanzo, intitolato Il manoscritto, narra le vicende di uno scrittore di thriller. Lo schema si ripete innumerevoli volte invitando il lettore a soffermarsi su aspetti ogni volta più bui nelle vicende e nell’animo […]

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Silvia Vanni esordisce con il romanzo grafico Ramo

Silvia Vanni esordisce con il romanzo grafico Ramo | Recensione La BAO Publishing continua a lanciare sul mercato nuovi talenti italiani, cercando sempre di concentrare la sua attenzione sul futuro e su chi rappresenterà il domani del mondo fumettistico italiano. In questo caso, parliamo dell’opera di esordio come autrice completa di Silvia Vanni, che con Ramo offre l’occasione ai suoi lettori di porre il focus sulla questione delle relazioni e degli amori perduti. Ramo di Silvia Vanni, un percorso inevitabile Il lutto ha cinque fasi: negazione, patteggiamento, rabbia, depressione, accettazione. Questa suddivisione dei momenti che seguono la perdita di una persona amata c’è stata descritta in questo modo dalla psichiatra svizzera Ross, che ha saputo esprimere in maniera semplice e perfettamente aderente al vissuto di tanti il modo in cui si finisce con l’imparare a vivere con questo vuoto che si forma in seguito ad una morte. Silvia Vanni, in Ramo, ci mostra un sesto stadio generato da una presenza incorporea, un fantasma, il quale aleggia attorno a chi le cinque fasi le sta vivendo e le sta gestendo nel migliore dei modi possibili e che cerca a sua volta di comprendere qual è ora la sua strada, visto che si trova a dover a sua volta accettare un lutto che riguarda se stesso in prima persona. Non sanno bene i nostri protagonisti Omar e Altea dove li condurrà tutto ciò, ma sanno per certo che l’unica cosa che possono fare è continuare a muoversi. «Mi chiamo Omar e, come avrete capito, sono morto. Adesso però questo nome non mi appartiene più veramente. Sono solo il riflesso di Omar. Per cui, potete chiamarmi Ramo». Silvia Vanni sceglie la via della delicatezza, non negando a se stessa e ai lettori la presenza di lati bui in questa storia, evitando di far sembrare la vita tutta “rosa e fiori” e l’amore perduto come qualcosa di irreparabile e perfetto dal primo istante. Mostra il lato umano, quello vero, degli uomini e delle donne, con le loro mancanze, le loro debolezze e i loro inevitabili errori. Tutto questo, una volta sommato, crea l’esito finale che abbiamo modo di vedere con i nostri occhi. Non c’è una vera e propria morale in Ramo, non c’è un finale che raccoglie i pezzi sparsi qua e là durante il tragitto e li racchiude in una nuova forma perfetta, è soltanto un percorso che si fa assieme, esattamente come quello che si è costretti a fare una volta perduto qualcuno. Non troveremo una soluzione al suo termine, una risposta risolutiva a tutti i problemi, né ciò che abbiamo perduto durante ci sarà infine ricompensato o ridato nella sua totalità. Quel che troveremo è una possibilità, uno scorcio su una determinata vita e l’occasione di rivederci con i nostri occhi negli occhi di altri. Fonte immagine: Ufficio Stampa BAO Publishing

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Aldo Simeone e il suo esordio “Per chi è la notte”: la Garfagnana magica e terrificante dei partigiani

Aldo Simeone ha pubblicato con la Fazi Editore il suo primo romanzo Per chi è la notte: un racconto ambientato nella Garfagnana ai tempi del fascismo che si sviluppa tra le fronde oscure di Bosconero, un borgo infestato di magia e superstizione, una “favolosa Linea Gotica” attraversata da forze naziste e partigiane. Qui vive Francesco, un ragazzino di undici anni che la guerra non l’ha mai vista, ma che è figlio di un disertore. Suo padre, ex carbonaio, è sparito con l’inizio della guerra: addentratosi nel bosco non è mai più ritornato. Francesco non sa se il padre è vivo o morto, forse lo hanno preso gli streghi: «Anime cattive – morti, forse. Vanno dopo il tramonto, in processione al lume di candela, e, se li incontri, ti chiedono:  «Per chi è la notte? Se sai la risposta, puoi andare. Sennò, fingono di riaccompagnarti a casa, ma in realtà resti con loro per sempre. » È per questo che nel Bosco non ci si può entrare, al bosco è vietato anche solo pensarci. Ma l’ossessiva curiosità mista alla paura, questo impulso di violare il confine è la colpa che Francesco Pacifico porta con sé fin dalla nascita. «Così il bosco venne lui a cercarmi, e aveva labbra sottili e occhi verdi per convincermi a dargli la mano.» È Tommaso, un ragazzino che ha attraversato il bosco per sfuggire al vero nemico (la guerra) e che anzi il nemico lo conosce bene, che aiuterà Francesco a sciogliere l’interrogativo che gli urla in testa: «Per chi è la notte? » Per chi è la notte: Aldo Simeone ha scritto  un romanzo sulla fine dell’infanzia L’esordio di Aldo Simeone è stato definito un libro sulla fine dell’infanzia. Il bosco simboleggia questa fine, il bosco – che ha in inizio, ma che non si sa dove finisce, il bosco abitato dagli streghi, dai giganti, dalla Gatta Marella che rapisce i bambini o da capri che sono demoni … –  è la soglia che Pacifico deve superare per crescere: attraversarlo significa riconoscere la realtà della guerra e con essa la possibilità che il padre sia morto, morto da partigiano. Pacifico è vissuto nelle superstizioni, nei racconti spaventosi della nonna, nel timore costante del bosco. Il binomio paura-speranza accompagna Pacifico per tutto il racconto: stare alla larga dai pericoli, rifugiarsi nella paura degli streghi lo protegge dal male vero nella speranza che basti stargli alla larga per non cascarci dentro. In un luogo in cui la guerra accade e viene dimenticata, naturale come la morte, Aldo Simeone apre uno squarcio di fiaba e orrore insieme, in una delle terre che hanno visto le più sanguinose stragi della Seconda Guerra mondiale, lo scrittore pisano ambienta la storia di un’amicizia e la forza che ne deriva. L’arrivo di Tommaso è fondamentale per Pacifico: è questo ragazzo dai capelli rossi che lo riaggancia alla realtà, è grazie a lui che Pacifico infrange  tutti i divieti e finalmente cresce. «Passai in rassegna i divieti infranti da quando avevo conosciuto Tommaso, […]

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