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Eroica Fenice

La Tag: libri da leggere contiene 283 articoli

Libri

Bianca come la neve di Mariarosaria Conte (Recensione)

Uscito a novembre in libreria, Bianca come la neve è l’ultimo romanzo dell’autrice napoletana Mariarosaria Conte pubblicato da Ateneapoli Editore. Morena è una ragazza semplice, assennata, studiosa oltre che impegnata in varie attività extrascolastiche e con un gruppo di amici fidati con cui trascorre le sue giornate. Al rientro dalle vacanze estive da Oti, durante le quali si è fidanzata con Davide, più grande di lei di un paio di anni e appartenente alla “Napoli bene”, deve fare i conti con diverse complicazioni che renderanno il rapporto tra i due difficile da gestire. Se in vacanza i suoi genitori le avevano lasciato maggiore libertà, una volta in città la giovane è costretta a mentirgli pur di ritagliarsi del tempo da dedicare al suo amore. Davide si dimostra paziente, malgrado questa nuova situazione non gli vada tanto a genio, e le propone di conoscere i suoi amici. Una volta entrata in contatto con loro, le insicurezze e l’inadeguatezza di Morena non tardano a emergere rendendola ancora più impacciata fino al punto che, pochi giorni dopo una festa, il suo principe azzurro perfetto come un Dio la lascia dicendole che sono troppo diversi e, per questo motivo, la loro storia non può avere un futuro. Distrutta e addolorata, Morena si chiude in se stessa allontanando la madre, il padre, la sorella minore Giulia, l’amico del cuore Lorenzo e le amiche di sempre Claudia, Federica e Fiorenza, sprofondando in una acuta depressione che la porta all’anoressia. Preoccupati per le sue condizioni, i genitori decidono di mandarla a vivere per un periodo dagli zii a Roma dove, col passare dei giorni, la ragazza riesce faticosamente a riprendersi. Tornata a Napoli, tuttavia, la aspetta un’altra prova: riuscire a non perdere il prezioso equilibrio ritrovato dopo essersi confrontata con le persone care da lei trascurate durante i momenti bui e con chi ne era stato la causa scatenante. Bianca come la neve di Mariarosaria Conte: fragilità e forza di un’età delicata Mariarosaria Conte in Bianca come la neve torna a narrare – lo aveva già fatto nel libro Mare nell’anima pubblicato nel 2015 – della sedicenne Morena che, alle prese con il primo amore, reagisce come molti suoi coetanei lasciandosi travolgere dalle tante emozioni positive e negative che da esso scaturiscono influenzandone e plasmandone in maniera, a volte confusa, il carattere e il modo di comportarsi. “… Non capivo più niente. Da sempre avevo creduto di essere bianca e pura come la neve che brilla nelle giornate di sole in montagna, tanto simile a diamanti sminuzzati e capace di accecarti col suo chiarore. Forse in me esistevano zone d’ombra inesplorate. Fatto sta che non mi riconoscevo più. Ero smarrita. Perplessa. Triste.” Il fragile equilibrio emotivo di Morena si spezza con la delusione derivata dall’infrangersi di un sogno, idillico e perfetto, costruito sull’idealizzazione della persona amata che, dopo averle fatto scoprire una felicità inaspettata e meravigliosa, la fa precipitare in un baratro oscuro che la porta all’anoressia. Mariarosaria Conte tratta di una malattia molto diffusa tra i più […]

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Libri

Luigi Ottogalli ne Il mistero della cripta di Kastellorizo

Il mistero della cripta di Kastellorizo: edito da Edizioni il Frangente il nuovo romanzo dello scrittore poliedrico Luigi Ottogalli Nato a Milano, dove si laurea in architettura, Luigi Ottogalli ha svolto la professione fino alla folgorazione, quando è stato sommerso dalle acque blu del mare. Metaforicamente, s’intende, perché l’autore, appassionato di barche a vela ha deciso di lasciare matita e progetti per dedicarsi ad un altro grande sogno della sua vita: la navigazione. «Navigare, navigare, era il suo unico pensiero. Non appena, dopo lunghi tragitti, metteva piede a terra in qualche porto, subito lo pungeva l’impazienza di ripartire», raccontava Dino Buzzati. Luigi Ottogalli fa del dolce navigare non solo il suo mestiere, ma la sua vita. Mare e navigazione: Luigi Ottogalli in Il mistero della cripta di Kastellorizo. Un intreccio tra romanzo e racconto thriller che parla di passioni, di avventura, di storia e di cultura. Tra le righe de Il mistero della cripta di Kastellorizo troviamo una corteo di protagonisti sui generis: Marco, l’instancabile “traghettatore”; Violaine misteriosa donna ammaliatrice; un gruppo di ricercatori, anch’essi misteriosi, selvaggi e spietati. Il tutto sembrerebbe riportarci alla mitologia greca: una imbarcazione e i suoi eroi alla ricerca della risoluzione di un criptico e misterioso enigma. Da Venezia si viaggia alla volta di Rodi, passando per diverse altre isole greche, fino all’approdo a Kastellorizo: un viaggio instancabile sulla Belle Etaine, una barca rigata, vissuta, a tratti distrutta, ma pur sempre instancabile. Ci sembra di percorrere insieme ai protagonisti questo affascinante viaggio tra le rive calme o tempestose del Mediterraneo. Le descrizioni dei litorali raccontati da Luigi Ottogalli disegnano architettonicamente le rupi che affacciano sul mare. I luoghi visitati ci riporterano con la mente in quegli stessi posti che celano un misterioso intrigo. Un thriller che veste i panni di un romanzo, non si è mai fermi a terra, sempre in viaggio sulla Belle Etaine che continua a solcare i mari, senza mai tradirci. È interessante come tra le righe del libro siano utilizzati termini tecnici della navigazione che incuriosiscono il lettore alla ricerca dei loro significati: sembra di ascoltare un racconto e di imparare al contempo i trucchi e i segreti che l’esperienza ha insegnato a colui che naviga. Il lettore si trasforma così in un compagno di bordo, vive insieme alla sua brigata la necessità di ricercare le presunte armi di San Giorgio e viene infine sorpreso insieme all’equipaggio dei misteri che Luigi Ottogalli ha riservato agli ultimi capitoli del romanzo. Il mistero della cripta di Kastellorizo si trasforma in uno scrigno di sapere: Luigi Ottogalli crea un’architettura complessa, tra storia, cultura, ed esperienza di vita. Come Dino Buzzati, lo scrittore all’approdo ha fretta di ripartire. Noi lettori, fretta di rileggere dove il prossimo viaggio lo condurrà.

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Coma Empirico – Tutta la notte del mondo (Recensione)

Coma Empirico – Tutta la notte del mondo è la prima edizione cartacea, edito Becco Giallo, delle riflessioni di Gabriele Villani, in arte Coma Empirico. Coma empirico – Tutta la notte del mondo Coma Empirico è uno dei webcomics più seguiti d’Italia, le sue illustrazioni sono diventate per gli oltre 300mila followers uno specchio dentro il quale riconoscersi.  I temi trattati dal malinconico personaggio di Gabriele Villani è un mix di cinismo, romanticismo, musica e tenerezza. I personaggi sono vari, da una luna parlante, una ragazza, un gatto risoluto , ma il verso protagonista è un ragazzo (a volte bambino) che vive di incertezze e paura. Il tutto immerso in un ambiente dalle tinte scure e contrasti netti, in una dimensione quasi astratta. Nelle sue illustrazioni, adesso stampate su carta, Coma Empirico racconta i disagi quotidiani, le incertezze delle relazioni interpersonali con tutte le loro sfumature e soprattutto quella sensazione di inadeguatezza che molti adolescenti e ormai anche molti adulti vivono quotidianamente. Però c’è sempre un’àncora di salvezza, qualcosa o qualcuno dal quale farsi aiutare. Coma Empirico lascia che a chiudere il cerchio sia il lettore, l’unico in grado di trovare quell’appiglio in grado di farlo risalire da quella sofferenza. Un volume prezioso da sfogliare in quei momenti in cui si ha più bisogno di essere coccolati. Coma Empirico – tutta la notte del mondo, spiegata da Gabriele Villani «Tutta la notte del mondo – spiega l’autore Gabriele Villani – è un lavoro a cui tengo molto. Arriva in libreria due anni dopo la pubblicazione della prima vignetta di Coma Empirico e provo una certa emozione nel vedere finalmente le mie illustrazioni su carta. Ho sempre pensato che ci siano cose che tutti sentiamo ma alle quali non è facile dare voce: con questo fumetto ho voluto provare a farlo. Spero che in molti possano riconoscersi nel personaggio e questa lettura possa aiutare qualcuno a sentirsi meno solo, a realizzare che in fondo siamo tutti dalla stessa parte». Gabriele Villani  è un illustratore, disegnatore e musicista di 28 anni. Vive a Taranto, la sua città di origine, dove è tornato dopo il periodo di studi passato a Roma. Ha frequentato il D.A.M.S., Discipline Arti Musica e Spettacolo dove si è laureato nel 2014. Dal 2016 è il padre di Coma Empirico. Foto: Coma Empirico http://www.comaempirico.it

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Mala semenza, l’imperdibile romanzo di Maria Elefante (Recensione)

Pubblicato lo scorso febbraio dalla casa editrice Homo Scrivens all’interno della collana Dieci, Mala semenza è il secondo romanzo della scrittrice Maria Elefante. Filuméne è una contadina, nata e cresciuta nella campagna vesuviana. Cultrice della terra, devota – come tutti i membri della sua famiglia lo sono ormai da generazioni – al culto della dea Ecàte, ama gli animali di cui si prende cura con attenzione e pazienza. Innamorata di David, dal quale viene allontanata dalla madre perché ebreo, grazie a lui coltiva anche una segreta passione per i libri. Un giorno, assorta nella lettura della storia di Amore e Psiche, non si accorge dell’uomo che, dopo essere stato da lei rifiutato come marito, la violenta sfregiandole, non soddisfatto, il volto con un coltello. In poco tempo, Filuméne ‘a facciatagliata, rimasta incinta dopo l’aggressione, diviene la moglie di Benito Malasemenza, uomo crudele, rozzo e appartenente al clan de i pisciuni. Alla prima figlia, Anna detta Ninnella, ne seguono altri due, Lilina e Ciccillo ma, nonostante la loro presenza, gli episodi di soprusi e violenze non hanno fine per la povera donna che continua a subire le angherie del marito-padrone. Quest’ultimo, avido di denaro e alla guida di un clan invischiato nei loschi affari del territorio, dà ulteriore prova della sua incuranza e ignoranza quando profana il tempio di Ecàte scoperto sotto le fondamenta della loro casa, dando inizio al contrabbando dei preziosi manufatti in esso rinvenuti. Ma a evidenziare la malvagità dell’uomo è il mostruoso giro d’affari avviato con lo smercio dei rifiuti che inquineranno i terreni e le acque vesuviani e, a causa di ciò, gli abitanti di quelle zone cominceranno ad ammalarsi gravemente fino a morire avvelenati da quella mala semenza che ha soppiantato la buona di cui Filuméne era la custode. Determinata a salvare la sua terra dalle grinfie del boss che è stata costretta a sposare e sopportare, la donna, ormai adulta, si unirà al comitato delle “Mamme coraggio”. Grazie al loro appoggio, farà quello che avrebbe dovuto fare tanti anni addietro: fermare il mostro che le ha reso la vita un inferno riuscendo a portarlo anche nell’amata terra natia. Mala semenza di Maria Elefante, un’opera unica e drammaticamente attuale Maria Elefante nel suo romanzo tratta argomenti attuali che affondano le loro radici in tempi lontani. Dalla violenza sulle donne ai maltrattamenti che i più deboli subiscono in silenzio o perché inascoltati, dalle piaghe della criminalità organizzata e della droga al commercio illecito delle opere d’arte fino all’inquietante e dilagante problema dei rifiuti, niente viene tralasciato. Il tutto viene esposto dall’autrice in maniera chiara, diretta senza risparmiare nulla al lettore che si ritrova coinvolto attivamente dalle parole e dai fatti da esse narrati, così da non rimanerne soltanto semplice testimone ma arrivando a prenderne realmente coscienza e far sentire la sua voce esprimendosi con una reazione dovuta perché naturale. Mala semenza racchiude in sé la forza espressiva della verità – da sempre sotto gli occhi di tutti ma da pochi coraggiosi rivelata – che esplode grazie […]

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Temporary Life: la precarietà dell’esistenza raccontata da Vincenzo Villarosa

Temporary Life, pubblicato dalla casa editrice Homo Scrivens, è il libro d’esordio del napoletano Vincenzo Villarosa. Ecco la nostra recensione. Nella sua raccolta di racconti (dodici), Vincenzo Villarosa è due occhi che, molteplici e scattanti, spiano tutta Napoli. Temporary Life è l’esplorazione attenta di una città che fa da “gabbia dorata” ad esistenze precarie e temporanee: l’autore indossa i panni, ora logori ora tirati a nuovo, di tutti quelli che la vivono  e ci racconta «quelle storie che pure costituiscono l’indistinto e confuso rumore di fondo di una città come la nostra.» (La città fa rumore). Nello scenario amaro di una realtà attualissima – quella delle relazioni online (Francesca64), quella della malavita (Temporary Life), quella delle battaglie sanguinose del terrorismo del nostro secolo (Terzo Millennio)- e in quello che sembra essere un atto di accusa contro il nostro tempo, si cela però grande speranza. Temporary Life: una Napoli che fa i conti con “vite temporanee” Finestre, molteplici, si aprono sui vicoli e sulle pizze di Napoli. Piazza Plebiscito, Via Toledo, Quartieri Spagnoli, Porta San Gennaro, Posillipo, Porta Capuana compresa la periferia (Barra, Ponticelli, Poggioreale) … è un via vai d’esistere, un brulicare di vite la cui quotidianità ci accomuna e allo stesso tempo ci sorprende. È al Vomero, però, che si apre un “Temporary Store”: un negozio in cui per un po’ si vende merce di una certa marca, per un altro periodo altra merce di un’altra marca e così via.  «Comm” e vite noste!» commenta Rosario, uscito di carcere solo da poche ore e ignaro di un destino che sa di polvere da sparo. Rosario è giovanissimo e insieme alla sua, la voce che prevale è quella dei giovani. Perduti nel caos della globalizzazione, messi alla prova dalle convenzioni che dirigono i rapporti tra adolescenti, emarginati dagli stereotipi di una società ancorata al vecchio, tutti si dibattono nell’ostinata voglia di difendere il proprio diritto alla riflessione. Carlo ci dà una lezione importantissima sull’amore e sugli effetti di realtà che produce, Stefano s’addentra nei bordelli dei quartieri di Napoli costretto al rito di iniziazione al sesso che non gli appartiene affatto e poi c’è Maria che scopre quanto è dura la vita di una donna in un mondo vile e maschilista. Ancora Lucia, Gennaro, Teresa che insieme a tutti i personaggi di questa raccolta  imparano a vivere il presente nonostante l’uomo pare condannato al male. L’autore non sembra lasciare traccia scritta di una possibilità di riscatto se non attraverso il nome di alcuni personaggi. Uno di questi è Alberto testimone sopravvissuto della Shoah. La fortuna dei lettori è incontralo per caso, in autobus, attraverso il racconto di Emilio, e rendersi conto di aver incontrato un uomo capace di riconoscere il male del mondo, di scandirne l’orrore e salvare ciò che rimane di buono: quel senso di humanitas che ci rende meno soli. Vincenzo Villarosa ci lascia con un ultimo, eppure primo in quanto apre il primo racconto di Temporary Life, interrogativo: “Si Deus est, unde malum?”, “Se dio esiste da dove […]

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Folkville: il nuovo romanzo di Giancarlo Marino

Folkville. Cronache da una città leggendaria è il nuovo romanzo di Giancarlo Marino edito con la casa editrice Homo Scrivens. Folkville. Cronache da una città leggendaria: l’intreccio Folkville. Cronache da una città leggendaria è sicuramente un libro complesso e l’espressione “sui generis” lo descriverebbe forse perfettamente, in quanto difficilmente identificabile in una determinata categoria narrativa; tutto in Folkville diviene altro, modificandosi in caleidoscopici – e psichedelici, oso dire – intrecci di parole, concetti, generi e loci narrativi. D’altronde, lo stesso Giancarlo ha esplicitamente affermato per il suo libro (in una recente intervista che ha rilasciato per il nostro giornale): «Quello di Folkville è un mondo immaginario che, però, affonda le sue radici nella realtà della tradizione orale occidentale, in particolare nel folklore urbano» e continua immaginando che «i lettori si lascino trascinare dal ritmo e dalle fantasmagorie di questo romanzo». Ritmi veloci, improvvisi cambi di “rotta”, nel mare magnum della narrazione picaresca dove tanto confluisce in un caos che è pur ordine («Scrivere significa cercare un principio di ordine di fronte a una realtà assurda, che ordine non ha», cito ancora Giancarlo). Folkville. Cronache da una città leggendaria: la struttura del libro Cos’è, in sostanza, Folkville. Cronache da una città leggendaria? Cosa vuole comunicarci l’autore e quali gli strumenti narrativi e retorici di cui si serve? Si parta dalla trama: essa si snoda lungo la direttrice della fantasia e della “leggenda metropolitana”; il filo sotteso è quello del “così mi è stato detto” espresso dalla frase – che Giancarlo ripete a più riprese nel suo romanzo – “o almeno così ha detto l’amico di un mio amico”, declinata al tempo presente o al passato prossimo; ed è proprio in quei “o almeno così dice” e “o almeno così ha detto” che sembra racchiudersi il senso del testo: un parlare per favole e leggende, tramandate a voce, mai verificate (perché inesistenti) ma accolte per vere fedeli all’adagio del “non è vero ma (forse) ci credo”. Da notare la suddivisione delle scene narrative non in capitoli (canonici per un romanzo) ma in tavole: coerente scelta dell’autore che descrive le “avventure” del protagonista (gestore di una fumetteria) che vagola nel fantasioso – e spaventoso – mondo delle leggende metropolitane. Non solo: orrore, fantascienza, assurdo e demenziale si incrociano bisecandosi e dando origine ad una materia poliforme; si ritrova tanto nel crogiolo che Giancarlo Marino mostra al lettore (quello stesso crogiolo da cui lui stesso, d’altronde ha tratto materiale per  suo testo). Surreale, fantasmagorico, scorretto e perturbante: un testo sui generis (si è già detto) in cui a qualcuna delle strane storie raccontate viene addotto un “forse perché così ha deciso il tizio che mi ha raccontato questa storia”. È tutto un groviglio di racconti incastrati in altri racconti, piccole storielle introdotte ex abrupto che dilatano il corso della storia principale. Ma la leggenda è così: un continuo andare e tornare, un continuo partire da un centro e spostarsi diagonalmente verso la periferia, fra linee sghembe di pensiero e alternative tangenti al cerchio della realtà. Folkville. Cronache da […]

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Kevin Wilson e il suo Piccolo mondo perfetto (Recensione)

Recensione del nuovo libro di Kevin Wilson, Piccolo mondo perfetto Un grande complesso residenziale ospita diverse coppie di neo genitori, insieme ai loro primogeniti appena nati, che accettano di partecipare ad un progetto di educazione infantile, della durata di dieci anni. Un esperimento scientifico, ma più che altro sociologico, che tenta di rivoluzionare il concetto di “famiglia allargata”, è la chiave di volta del nuovo romanzo di Kevin Wilson, Piccolo mondo perfetto, appena pubblicato in Italia dalla Fazi editore. Izzy è una ragazzina che nasconde la propria fragilità, sopraffatta dai ricordi di una triste infanzia, il cui presente è scandito dalla solitudine e da un padre non curante ed alcolizzato. Finché una mattina come tante durante una lezione di arte a scuola, Izzy si innamora del suo professore, Hal, un uomo fragile quanto lei e oscurato da una altalenante e rabbiosa nevrosi, oltre a un senso di profonda tristezza che purtroppo condizionerà irrimediabilmente il suo futuro. Personalità fragili ma per questo compatibili che, a discapito della differenza di età e dei problemi portati dalle loro rispettive esistenze, iniziano a credere ad un piccolo barlume di speranza quando scoprono di aspettare un bambino. Purtroppo, l’abisso di Hal è troppo grande per essere colmato e cade nella viscosa rete del suicidio durante il suo ricovero in una clinica psichiatrica a seguito di un incidente. Kevin Wilson e le disfunzioni di una famiglia Questo è solo il preambolo di Piccolo mondo perfetto, un’altra opera visionaria (ma non così tanto) di Kevin Wilson, dopo la raccolta Scavare fino al centro della Terra e La famiglia Fang (sempre pubblicati dalla Fazi), da cui nel 2015 fu tratto un film prodotto, diretto e recitato da Nicole Kidman e Jason Bateman. Si tratta ancora una volta di un’opera che pone al centro la famiglia, nella sua disfunzionalità, arrivando a creare scenari che sembrano essere all’apparenza irreali, ma che si scoprono essere, man mano che la narrazione si sviluppa, non tanto distanti dalla possibilità di accadimento. In Piccolo mondo perfetto infatti, Wilson procede con razionalità, nonostante racconti e situazioni non convenzionali. A partire dal momento in cui i partecipanti al progetto vengono ingaggiati e “scelti”, perchè tutti accomunati da una scarsa speranza di vita al di fuori del complesso, per alcuni affettiva, per alcuni economica: il fautore è Preston Grind, psicologo e sociologo che avvalendosi dell’aiuto di tre esperti ricercatori e con quello economico della magnate Brenda Acklen, dà il via alla “Famiglia Infinita”, con l’obiettivo di arrivare a creare una comunità di persone, non legate da parentela, che si amino e che crescano i propri figli anche come figli degli altri: fratelli, sorelle, figli e genitori l’uno dell’altro. Un progetto fondato su un’idealità che si trasformerà, almeno verso metà romanzo, in un’utopia: quali meccanismi, sentimentali e sociali, può creare il mettere insieme persone che non si sono scelti l’un l’altra? Un progetto pedagogico creato per soddisfare al meglio le esigenze dei bimbi facendoli crescere in una realtà protetta e piena che non avrebbe avuto modo di compiersi […]

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Una moglie francese, un romanzo di Robin Wells | Recensione

Recensione di “Una moglie francese”, romanzo storico della pluripremiata autrice Robin Wells, pubblicato da Newton Compton Editori. Il romanzo di Robin Wells inizia nel 2016, con l’incontro tra due donne ormai ultranovantenni: Amélie O’Connor e Katherine Thompson. È quest’ultima a decidere di andare a trovare la prima presso lo Shady Oaks Assisted Living Center di Wedding Tree in Texas perché, malgrado siano passati tanti anni, è più che mai intenzionata a conoscere la verità su ciò che accadde davvero tra lei e Jack, l’uomo che Katherine avrebbe dovuto sposare e che, invece, la lasciò per Amélie. Ha inizio il lungo e straziante racconto della vedova, intervallato e arricchito da aneddoti della vita di Kat relativi al suo rapporto con il giovane, risalenti alla Parigi del periodo della Seconda Guerra Mondiale. Si torna indietro, al 1939, quando in Europa si inizia a parlare sempre più spesso di un’imminente conflitto. Amélie è una ragazza spensierata che, di lì a poco, come tante milioni di persone, conoscerà gli orrori e le perdite della guerra, dalla quale solo un inaspettato quanto miracoloso incontro e una lunga serie di bugie – dette tutte a fin di bene – potranno salvare lei e la sua piccola Elise da morte certa.  Una moglie francese, un’opera sull’amore e sul perdono L’alternanza del punto di vista nella narrazione, che passa dai toni calmi e pacati di Amélie a quelli agitati e infastiditi di Katherine, così come la scelta di incastrare negli eventi presenti quelli passati contribuiscono a rendere più suggestivo il romanzo, creando una suspense che cresce di pagina in pagina. Questo perché la storia è intrisa di misteri che si scoprono soltanto con il suo procedere, dato che nessun elemento-chiave – nonostante le continue insistenze di Katherine – viene svelato prima che arrivi il momento opportuno per farlo. Le due protagoniste/antagoniste vengono descritte, attraverso gli occhi l’una dell’altra, in maniera minuziosa sia nell’aspetto fisico che nel carattere e, inutile dirlo, non potrebbero essere più dissimili. Amélie è tanto altruista, audace, semplice, quanto Kat è egoista, egocentrica e viziata; due donne estremamente diverse accumunate dal grande amore per il bello e valoroso Jack, giudicato innocente e colpevole al contempo, in base alle sue azioni. Oltre alla vicenda in sé, che narra ciò che è accaduto ad Amélie in Francia e ciò che ha vissuto Katherine in America, ad essere centrale nel libro è il rapporto che entrambe avevano costruito con l’uomo che amavano e l’inevitabile confronto dei due legami. I risultati finali saranno la scoperta della verità e la comprensione, che entrambe, anziane, affronteranno ora che lui non c’è più. Una moglie francese  di Robin Wells è un’ottima lettura, drammatica ma anche leggera, un eccellente romanzo storico, il cui merito è quello di presentare una storia dove l’amore è capace di tutto, soprattutto di perdonare.   Robin Wells ed il suo Una moglie francese   Immagine dal web: Amazon.it

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Il ladro gentiluomo di Alessia Gazzola. (Recensione)

Proseguono le avventure di Alice Allevi, personaggio nato dalla sagace penna di Alessia Gazzola ed è appena uscito in libreria Il ladro gentiluomo, ottavo romanzo della serie L’allieva, edito come gli altri da Longanesi. (acquistalo QUI) Il ladro gentiluomo. Sinossi. Alice Allevi, finalmente specialista in medicina legale, ha dovuto affrontare scelte difficili sia sul piano professionale che su quello sentimentale. Dopo un lungo e burrascoso corteggiamento, sembrava che tra lei e Claudio Conforti, l’affascinante e imprevedibile medico legale con il quale ha condiviso ogni disavventura dai tempi della specializzazione, fosse nato qualcosa. Per un attimo, Alice ha creduto finalmente di aver raggiunto un periodo di serenità, almeno al di fuori dell’Istituto di medicina legale. Ma in un momento di smarrimento sentimentale chiede un trasferimento. E lo ottiene: a Domodossola. Per sua fortuna, o suo malgrado, Alice non avrà molto tempo per indugiare sul proprio destino, perché subito un nuovo caso la travolge. Durante quella che credeva essere un’autopsia di routine, Alice trova un diamante nello stomaco del cadavere. Una pietra di notevole caratura e valore, ma anche una prova materiale importante per il caso. Per questo, Alice si premura di convocare un ufficiale giudiziario a cui consegnarlo in custodia. L’ufficiale, che si presenta con il nome di  Alessandro Manzoni, è un uomo distinto ed elegante, dai modi cortesi ed impeccabili, e Alice non esita ad affidargli il diamante. Ed è a quel punto che il fantomatico ufficiale sparisce nel nulla e i guai per Alice iniziano a farsi enormi. Il ladro gentiluomo, una storia in giallo e rosa.  Per prima cosa, devo ammettere che, prima di imbattermi ne il ladro gentiluomo, non avevo mai letto nulla della Gazzola, né avevo mai visto la serie tv tratta dal ciclo dell’Allieva. Eppure, dopo aver letto tutto d’un fiato il romanzo in questione, ho sentito la necessità di rimettermi in pari e di seguire le avventure della Allevi sin dalla sua prima comparsa. Così, in meno di due settimane ho praticamente divorato anche i sette volumi precedenti e ne sono rimasta piacevolmente colpita. Addentrandomi sempre più nelle vicende di Alice, ho imparato a conoscerla e ad amarla, con tutti i suoi pregi e difetti, come si farebbe con un’amica. Mi sono immedesimata nella sua tormentata vicenda amorosa col “bel dottorino” Claudio Conforti; ho odiato (ma appena un pochino) la perfida Wally. In effetti, alla fine di questo percorso letterario mi sono resa conto che Il ladro gentiluomo, già molto godibile in sé stesso, lo diviene ancora di più se collegato all’intera saga di cui fa parte. Sì, perché questo non è soltanto un romanzo giallo-poliziesco: è un romanzo che si potrebbe definire forse “psicologico” e, a tratti, con sfumature rosa. Partiamo col dire che questo nuovo capitolo della storia vede un’Alice più matura e consapevole rispetto al passato. Certo, resta sempre un poco maldestra e impacciata, abbastanza incasinata anche sentimentalmente…ma è anche una donna più ferma in alcuni frangenti, pronta a prendere delle decisioni importanti e a sopportarne le conseguenze, per quanto emotivamente dolorose. Complice anche […]

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PIF e il suo primo romanzo «…che Dio perdona a tutti» | Intervista

Intervista/recensione a PIF per l’uscita del suo primo romanzo, “…che Dio perdona a tutti” Esilarante debutto letterario per Pierfrancesco Diliberto, meglio conosciuto come PIF : regista, attore, autore televisivo, conduttore radiofonico, sceneggiatore, che si guarda bene dal definirsi “scrittore”. «…che Dio perdona a tutti» è un romanzo appena uscito per Feltrinelli e già si candida a diventare un curioso caso editoriale. Scopriamo perché con un’intervista/recensione al suo scoppiettante autore, PIF. «Il cristianesimo è oggi difeso e continuerà per lungo tempo a venir difeso così strenuamente perché è diventato la religione più comoda. È ancora cristiano tutto ciò che si chiama così? O, ponendo la domanda in forma più estesa e insieme più problematica: che cosa, nella nostra vita presente, è ancora veramente cristiano, e che cosa, invece, si chiama così solo per abitudine o per timore?». Righe tanto serrate, assertive, disincantate, le ha scritte un grande filosofo, poi passato alla storia come “anticristiano”, e fanno parte dei suoi “Frammenti postumi”. Sorride, PIF, sentendosi citare Friedrich Nietzsche, ma torna subito serio quando ascolta l’aforisma più asciutto secondo il quale «è esistito un solo cristiano ed è morto sulla croce». Il tuo romanzo affronta con sorniona leggerezza un tema profondo e sfaccettato come il cristianesimo: com’è nato e cosa rappresenta per te? È un esame di coscienza, un po’ come andare dall’analista o scrivere un diario: sono partito da un mio disagio e a un certo punto ho capito che non potevo dirmi cristiano ma nemmeno potevo definirmi ateo. Non credevo ma speravo. L’idea mi venne sotto la doccia, tre o quattro anni fa. Alzai la cornetta e dissi al mio produttore: «Ho un film!». È liberatorio, per chi è abituato a scrivere sceneggiature, misurarsi invece con un romanzo. Feltrinelli mi aveva proposto un soggetto a mia scelta e mi venne quest’idea. Poi l’abbiamo sospesa per vari impegni sopraggiunti e, quando l’ho ripresa, la domanda che si poneva il film (sic!) era ancora attuale e quindi l’ho messa su carta: cosa succede se decidiamo di vivere da cristiani? È stato un processo lento, ma l’ho fatto per onestà. Una lettrice importante è stata mia sorella: è lei la vera scrittrice di famiglia.   Il protagonista del tuo romanzo, PIF, si chiama Arturo, ha trentacinque anni e fa l’agente immobiliare a Palermo. Conduce un’esistenza piuttosto incolore, vive alla giornata, o meglio, a differenza di tanti che si accontentano di campare alla meno peggio, piano piano scopre che quella non è vita, ma pavida – e spesso ipocrita – sopravvivenza. Capisce che alle parole che si dicono, o soltanto si proclamano, non corrispondono i fatti che le rispecchiano. Che non si è ciò che si dichiara di essere, se non si pratica ogni giorno, nel concreto, ciò che è altrimenti fin troppo facile asserire, in astratto. La pietra d’inciampo di Arturo si chiama Flora: è una ragazza che un giorno vede in pasticceria e di cui subito si innamora. La grande passione di Arturo è una prelibatezza culinaria: la ricotta, nelle varie forme contemplate […]

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