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Eroica Fenice

La Tag: libri da leggere contiene 365 articoli

Libri

Silvia Vanni esordisce con il romanzo grafico Ramo

Silvia Vanni esordisce con il romanzo grafico Ramo | Recensione La BAO Publishing continua a lanciare sul mercato nuovi talenti italiani, cercando sempre di concentrare la sua attenzione sul futuro e su chi rappresenterà il domani del mondo fumettistico italiano. In questo caso, parliamo dell’opera di esordio come autrice completa di Silvia Vanni, che con Ramo offre l’occasione ai suoi lettori di porre il focus sulla questione delle relazioni e degli amori perduti. Ramo di Silvia Vanni, un percorso inevitabile Il lutto ha cinque fasi: negazione, patteggiamento, rabbia, depressione, accettazione. Questa suddivisione dei momenti che seguono la perdita di una persona amata c’è stata descritta in questo modo dalla psichiatra svizzera Ross, che ha saputo esprimere in maniera semplice e perfettamente aderente al vissuto di tanti il modo in cui si finisce con l’imparare a vivere con questo vuoto che si forma in seguito ad una morte. Silvia Vanni, in Ramo, ci mostra un sesto stadio generato da una presenza incorporea, un fantasma, il quale aleggia attorno a chi le cinque fasi le sta vivendo e le sta gestendo nel migliore dei modi possibili e che cerca a sua volta di comprendere qual è ora la sua strada, visto che si trova a dover a sua volta accettare un lutto che riguarda se stesso in prima persona. Non sanno bene i nostri protagonisti Omar e Altea dove li condurrà tutto ciò, ma sanno per certo che l’unica cosa che possono fare è continuare a muoversi. «Mi chiamo Omar e, come avrete capito, sono morto. Adesso però questo nome non mi appartiene più veramente. Sono solo il riflesso di Omar. Per cui, potete chiamarmi Ramo». Silvia Vanni sceglie la via della delicatezza, non negando a se stessa e ai lettori la presenza di lati bui in questa storia, evitando di far sembrare la vita tutta “rosa e fiori” e l’amore perduto come qualcosa di irreparabile e perfetto dal primo istante. Mostra il lato umano, quello vero, degli uomini e delle donne, con le loro mancanze, le loro debolezze e i loro inevitabili errori. Tutto questo, una volta sommato, crea l’esito finale che abbiamo modo di vedere con i nostri occhi. Non c’è una vera e propria morale in Ramo, non c’è un finale che raccoglie i pezzi sparsi qua e là durante il tragitto e li racchiude in una nuova forma perfetta, è soltanto un percorso che si fa assieme, esattamente come quello che si è costretti a fare una volta perduto qualcuno. Non troveremo una soluzione al suo termine, una risposta risolutiva a tutti i problemi, né ciò che abbiamo perduto durante ci sarà infine ricompensato o ridato nella sua totalità. Quel che troveremo è una possibilità, uno scorcio su una determinata vita e l’occasione di rivederci con i nostri occhi negli occhi di altri. Fonte immagine: Ufficio Stampa BAO Publishing

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Recensioni

Aldo Simeone e il suo esordio “Per chi è la notte”: la Garfagnana magica e terrificante dei partigiani

Aldo Simeone ha pubblicato con la Fazi Editore il suo primo romanzo Per chi è la notte: un racconto ambientato nella Garfagnana ai tempi del fascismo che si sviluppa tra le fronde oscure di Bosconero, un borgo infestato di magia e superstizione, una “favolosa Linea Gotica” attraversata da forze naziste e partigiane. Qui vive Francesco, un ragazzino di undici anni che la guerra non l’ha mai vista, ma che è figlio di un disertore. Suo padre, ex carbonaio, è sparito con l’inizio della guerra: addentratosi nel bosco non è mai più ritornato. Francesco non sa se il padre è vivo o morto, forse lo hanno preso gli streghi: «Anime cattive – morti, forse. Vanno dopo il tramonto, in processione al lume di candela, e, se li incontri, ti chiedono:  «Per chi è la notte? Se sai la risposta, puoi andare. Sennò, fingono di riaccompagnarti a casa, ma in realtà resti con loro per sempre. » È per questo che nel Bosco non ci si può entrare, al bosco è vietato anche solo pensarci. Ma l’ossessiva curiosità mista alla paura, questo impulso di violare il confine è la colpa che Francesco Pacifico porta con sé fin dalla nascita. «Così il bosco venne lui a cercarmi, e aveva labbra sottili e occhi verdi per convincermi a dargli la mano.» È Tommaso, un ragazzino che ha attraversato il bosco per sfuggire al vero nemico (la guerra) e che anzi il nemico lo conosce bene, che aiuterà Francesco a sciogliere l’interrogativo che gli urla in testa: «Per chi è la notte? » Per chi è la notte: Aldo Simeone ha scritto  un romanzo sulla fine dell’infanzia L’esordio di Aldo Simeone è stato definito un libro sulla fine dell’infanzia. Il bosco simboleggia questa fine, il bosco – che ha in inizio, ma che non si sa dove finisce, il bosco abitato dagli streghi, dai giganti, dalla Gatta Marella che rapisce i bambini o da capri che sono demoni … –  è la soglia che Pacifico deve superare per crescere: attraversarlo significa riconoscere la realtà della guerra e con essa la possibilità che il padre sia morto, morto da partigiano. Pacifico è vissuto nelle superstizioni, nei racconti spaventosi della nonna, nel timore costante del bosco. Il binomio paura-speranza accompagna Pacifico per tutto il racconto: stare alla larga dai pericoli, rifugiarsi nella paura degli streghi lo protegge dal male vero nella speranza che basti stargli alla larga per non cascarci dentro. In un luogo in cui la guerra accade e viene dimenticata, naturale come la morte, Aldo Simeone apre uno squarcio di fiaba e orrore insieme, in una delle terre che hanno visto le più sanguinose stragi della Seconda Guerra mondiale, lo scrittore pisano ambienta la storia di un’amicizia e la forza che ne deriva. L’arrivo di Tommaso è fondamentale per Pacifico: è questo ragazzo dai capelli rossi che lo riaggancia alla realtà, è grazie a lui che Pacifico infrange  tutti i divieti e finalmente cresce. «Passai in rassegna i divieti infranti da quando avevo conosciuto Tommaso, […]

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Libri

Uno qualunque: la vita e la morte nel romanzo di Alessandro Agnese

Uno qualunque, romanzo di esordio di Alessandro Agnese, edito dalla casa editrice calabrese Ferrari Editore, è un romanzo per certi versi spietato, che mette di fronte alla vera essenza dell’esistenza umana. Quattro storie, apparentemente slegate una dall’altra, che si compiono e s’incastrano nei deserti dell’anima in cui si rimane inghiottiti senza nessuna via di scampo. Quattro anonimi protagonisti-narratori, cittadini della stessa indefinita città-mondo, che attraversano quella sottile linea d’ombra che fa da confine tra la normalità e la follia. Due costanti ricorrenti sono Amerigo, personaggio dalla natura contrastante e tormentata che mostra la forza e la fragilità del male, e la morte, metafora della transizione tra i vari stadi della coscienza, mistero e incubo palpabile da cui l’uomo tenta invano di scappare. Uno qualunque, di Alessandro Agnese: quattro stadi della vita uniti da un filo rosso sangue Il romanzo di Alessandro Agnese è suddiviso in quattro macrocapitoli, ognuno dei quali rappresenta uno stadio del percorso umano: in ordine, abbiamo infantia, adulescentia, juventus-maturitas e senectus. Protagonisti sono, appunto, delle persone “qualunque”, individui che in qualche modo provano un certo “disagio” nei confronti della vita e che, invece, sembrano essere morbosamente attratti dalla morte, fil rouge dell’intero romanzo. I protagonisti di Uno qualunque la desiderano ardentemente, la sognano come la pace dopo una lunga ed estenuante battaglia contro sé stessi e i propri fantasmi. Lo stesso Alessandro Agnese, per bocca di uno dei suoi protagonisti, spiega la sua visione dell’esistenza e dello stretto rapporto tra questa e la morte: “Tutti noi umani, al di là di chi siamo e di cosa facciamo, abbiamo le stesse paure e le stesse necessità. Viviamo e attraversiamo tutti le stesse fasi, in un modo o nell’altro. L’infante, ad esempio, agisce senza morale e senza cognizione di causa. È un esserino fastidioso e capriccioso che si muove e impara a tentoni, attraverso stupidi sbagli. (…) L’adolescente è, invece, in conflitto con se stesso e il mondo intero. È convinto di essere il solo a perseguire il vero ma, in realtà è bloccato in una fase della vita che lo strattona, in egual misura, tra la puerizia e quello che inevitabilmente diventerà. L’adulto, invece, è  consapevole che la vita si regge su schemi e compromessi invalicabili. (…). Infine c’è il vecchio, un uomo solo, angustiato dal pensiero di non avere più un ruolo utile nel teatrino osceno dell’esistere. (…) Eppure, arriviamo tutti allo stesso capolinea: la morte, il solo motore del nostro agire. È la morte il vero operatore di cambiamento della nostra vita, ma tutti ne siamo terrorizzati. Sono convinto, però, che, in realtà, abbiamo più paura della vita, non il contrario…“ I quattro capitoli di Uno qualunque, dunque, presentano quattro protagonisti che, ognuno a modo loro e ognuno secondo le modalità proprie dell’età in cui si trovano, cercano di capire il rapporto ambiguo e necessario che intercorre tra la vita e il suo contrario, tra caos vitale e ordine mortale. Tutti loro sono irresistibilmente attratti dal lato oscuro, fanno di tutto per raggiungerla e passano l’esistenza a stordirsi per arrivare quanto più vicino possibile all’esperienza […]

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Michelle Steinbeck, Mio padre era un uomo sulla terra e in acqua una balena

Mio padre era un uomo sulla terra e in acqua una balena è il romanzo d’esordio di Michelle Steinbeck edito da Tunuè edizioni. La protagonista, Loribeth, è una ragazza giovane e curiosa, che vive come sospesa da quando suo padre è fuggito di casa, abbandonandola. Ma un giorno sarà costretta ad assumersi le sue responsabilità e a mettersi in viaggio, portando con sé solo una valigia; dentro, la conseguenza e la prova, decisamente ingombrante, di un suo folle gesto. Il romanzo si apre con un ritmo decisamente frenetico e l’inizio della narrazione sarà segnato da un evento tanto traumatico quanto simbolico, che si protrarrà nel corso di tutta la storia. Tutti i personaggi sono iconici ed innovativi. Ognuno di essi servirà sia allo sviluppo narrativo, che a dare una nota di colore alle descrizioni. Seguiranno quindi i dettagli e le storie dell’uomo grigio, di Seifert il marinaio e di sua sorella, del vecchio senza gambe in sella ad una bici, del bambino con le scarpe luminose, della ragazza unicorno e dello stesso padre di Loribeth. Durante la storia, Loribeth avrà modo di avere numerosi incontri romantici, anche se quello che la segnerà di più sarà proprio quello con il marinaio Seifert, un ragazzo magrolino e divertente.  Michelle Steinbeck non rende il loro romanticismo banale. La loro è infatti storia d’amore originale e divertente, mai prevedibile, con dialoghi talvolta surreali. Seifert sarà quasi la chiave di tutta la storia: l’amore leggero che proverà per Loribeth porterà la ragazza ad interrogarsi in modo profondo su ciò che è stata la sua vita passata e su quello che desidera aspettarsi per il futuro. Le vivide descrizioni del libro di Michelle Steinbeck Le descrizioni dei luoghi sono il punto forte della narrazione di Michelle Steinbeck. Se in un romanzo “normale” c’è un susseguirsi di città o contrasti climatici, qui assisteremo ad un vero e proprio viaggio surreale in mondi deserti e mai visti prima. La città rossa ne è un chiaro esempio, qui ci sono teste di animali appese ovunque, gente costantemente infreddolita, lumache e uomini da tè. Tutte le case e tutti i mattoni sono di colore rosso. Anche il mercato dove Loribeth si troverà con la sorella di Seifert non mancherà di originalità: qui infatti ci sarà una compravendita di denti ed orecchie. Ma il luogo iconico e rappresentativo di tutto il romanzo sembrerebbe essere proprio “l’isola dei padri scappati”. Un nome chiaro che riporta alla mente solo una soluzione: il padre della giovane è rifugiato proprio lì. Sull’isola, l’uomo scrive e beve tè, ricorda la sua vecchia vita con leggera nostalgia ma non trova mai il coraggio di tornare indietro, sopraffatto dal ricordo della sua insoddisfazione familiare e personale. Sull’isola non ci sono doveri, si può fuggire, ma anche stare fermi, non si risponde mai a niente e le responsabilità sembrano una cosa ormai lontana. La ragazza con la valigia porterà con sé il suo segreto fino alla fine, a volte le sfuggirà letteralmente dalle mani ma altro non appare se non […]

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Nuotando nell’aria, nell’officina di Cristiano Godano e dei Marlene Kuntz

Nuotando nell’aria, scritto dal frontman dei Marlene Kuntz Cristiano Godano ed edito dalla casa editrice “La Nave di Teseo”. Leggere “Nuotando nell’aria”, scritto dal frontman e fondatore dei Marlene Kuntz Cristiano Godano ed edito dalla casa editrice “La Nave di Teseo“, equivale a sporcarsi i polpastrelli di vita, polvere e provincia, e uscirne con lo scheletro incrinato e l’animo che riecheggia di poesia di fumo. La provincia piemontese di Cuneo, evocata con sapienza da incantatore di serpenti da un Godano dalla prosa scorrevole e seducente, ha il sapore dei denti digrignati e del sacrificio, quello contadino e laborioso che si conficca nella spina dorsale dei ragazzi dei Marlene chiamati a farsi le cosiddette ossa. Una provincia che sapeva di stanze da letto, new wave, Sonic Youth e adolescenza dalle unghie rotte e dagli spasmi di stomaco. Toccare con mano le pagine di questo libro vuol dire sbirciare la genesi e la fenomenologia dei Marlene Kuntz e penetrare, in punta di piedi, il retrobottega di Godano e del suo slancio lirico e creativo. Dietro 35 canzoni dei Marlene Kuntz: Nuotando nell’aria, a metà strada tra memoriale e story-telling. Il tutto avvolto dalla prosa semplice ma camaleontica di Cristiano Godano Nel panorama dei gruppi rock italiani, prima che una certa ondata di indie odierno cominciasse a spopolare e imporsi all’attenzione delle masse col suo strascico di dogmi e tòpoi stancamente decodificati, vi erano certezze granitiche. Che sono ancora certezze, nonostante lo scorrere incessante del tempo. Nello scenario del rock italiano, giganteggiavano i Marlene Kuntz, gli Afterhours di Manuel Agnelli, i CCCP di Giovanni Lindo Ferretti, i CSI e i post CSI di Massimo Zamboni, Gianni Maroccolo, Angela Baraldi e Giorgio Canali, i Diaframma e altri nomi che si stagliano con l’auctoritas delle pietre miliari. I Marlene Kuntz sono sempre stati quella costola un po’ noisy rock e un po’ cantautorale del rock italiano, quella spaccatura carnale e sensuale che ha sempre venato il panorama roccioso dell’autoreferenzialità della scena musicale, quella riga di caos strisciante e disciplina che ha increspato le acque. Cristiano Godano ci invita, con fare suadente, sornione ed elegante, a imbrattarci con tutta la materia malleabile e vischiosa che costituisce il mondo dei Marlene e lo fa mettendosi a nudo in una penombra letteraria che ci investe coi suoi fasci di luce e i suoi sprazzi di ombra. Il libro è suddiviso nel modo seguente: “Catartica“, “Il Vile” e “Ho ucciso Paranoia“, e ogni paragrafo reca il nome delle tracce di ogni album, in uno story-telling che racconta le canzoni dei Marlene sviscerandone la forma, le origini, la fenomenologia e gli eventi che le hanno fatte nascere. A metà strada tra confessione quasi psicanalitica, scrittura automatica stile beat-generation e flusso di coscienza, Nuotando nell’aria impregna le narici del lettore con l’odore di amori sublimati, donne idealizzate, orgasmi spezzati, amicizie eterne e tour in giro per l’Italia. Il libro è un caleidoscopio intessuto dalla mano sapiente di Godano, che ne modula i colori e le tonalità, fornendoci la sua versione dei Marlene: dalla scelta del nome (in […]

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Vera, il romanzo di Elizabeth von Arnim

Scritto nel 1921 e in vendita dal 26 settembre per la casa editrice Fazi Editore, Vera è forse il romanzo più riuscito della scrittrice Elizabeth von Arnim, nel quale la scrittrice riversa parte del suo vissuto: come Lucy, giovane protagonista del romanzo, anche Elizabeth è stata una “seconda moglie” e ha portato tutto il peso di questa situazione. Forse proprio l’aver provato sulla sua pelle la sensazione del continuo confronto con una donna sconosciuta, ha fatto sì che la scrittura di “Vera” sia in grado di trasmettere in maniera evidente il malessere psicologico della protagonista e, quindi, dell’autrice. Vera: storia di una seconda moglie Il romanzo, ambientato in Cornovaglia, si apre con l’immagine di una giovane donna persa nel dolore: Lucy Entwhistle, corpo da bambina e anima innocente, ha improvvisamente perso suo padre, centro propulsore di tutta la sua esistenza. Incapace di reagire, Lucy, quasi catatonica, trascorre il tempo in giardino, senza nemmeno trovare la forza per piangere. Qui avviene l’incontro fortuito con il signor Everard Weymiss, uomo maturo ma ancora piacente, anche lui sconvolto da un recente lutto: sua moglie Vera, colei che da il nome al romanzo, è morta cadendo dalla balconata della loro abitazione. Come se non bastasse, al momento dell’incontro tra Lucy e Weymiss, è in corso un’indagine per appurare la natura accidentale dell’accaduto. I due, accomunati dalla sofferenza e dalla perdita, impiegano pochissimo tempo a legarsi l’uno all’altra: Lucy ritrova in quest’uomo il porto sicuro che per lei era stato suo padre; Weymiss vede il Lucy un essere fragile, da proteggere dal mondo. Naturale evoluzione di questo rapporto saranno il fidanzamento e, infine, il matrimonio. Ma, dopo la luna di miele, l’ingresso a The Willows, la casa dove pochi mesi prima si è consumata la tragedia di Vera, turba profondamente Lucy. Poco a poco, già durante il breve periodo di fidanzamento, e ancora di più col matrimonio, Everard mostra la sua natura di uomo manipolatore e subdolo, incline a scatti di ira repentini e a violenze psicologiche di vario tipo verso tutti i suoi sottoposti, moglie compresa. Riuscirà Lucy a resistere ai rigidi rituali della casa e allo sposo cinico e maniaco del controllo? Solo una persona, la cui presenza è ancora palpabile tra le mura di casa, sembra poterla capire, pur non esistendo più: Vera. Un’anima prigioniera che non può volare Sebbene scritto nel 1921, Vera mette in risalto una condizione drammaticamente condivisa da molte donne, in ogni tempo e luogo, vittime di abusi e vessazioni psicologiche. Le mura domestiche, che dovrebbero rappresentare una protezione, un’isola felice a cui far ritorno dopo aver lasciato le tempeste del quotidiano, diventano per queste donne una prigione dalla quale è quasi impossibile evadere. La condizione di Lucy è quanto mai indicativa: ingenua e innamorata, non vede o, meglio, non vuole vedere, la vera natura dell’uomo che le sta accanto. Cerca una giustificazione ad ogni sua stranezza, trova una spiegazione “razionale” ad ogni comportamento; si addossa la colpa per ogni litigio. Lucy, chiusa nel suo disperato bisogno di […]

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Orchestra Tipica Madero di Alessandro Sbrogiò – Recensione

Tra svolazzi di coriandoli e stelle filanti, un vecchio violinista, Valerio, raccoglie pochi spicci con la sua musica d’altri tempi, ignaro che alle sue spalle sta per aizzarsi un vento lontano, proveniente da un passato che sta per abbattersi su di lui, sul suo presente, deciso a presentargli il conto. Questo il clima d’esordio del nuovo romanzo di Alessandro Sbrogiò “Orchestra Tipica Madero – Tango noir” pubblicato di recente presso Diastema editrice. L’autore, musicista e compositore, tesse nella trama del suo romanzo le note e le sinfonie ipnotiche tipiche del tango, che da mero sottofondo diviene protagonista assente dell’intera vicenda, attraverso l’apparizione di manifesti che annunciano il grande ritorno dell’Orchestra Tipica Madero, scomparsa da decenni dalla scena mondiale. La misteriosa ricomparsa avviene proprio in concomitanza con un assassinio, quello di Valerio, il violinista della prima scena. Principale indiziata è la figlia Nina, cantante jazz al seguito dell’agenzia di Rodolfo Fanelli, agente di spettacolo dal gusto retrò, con vestiti antiteticamente di alta qualità e di seconda mano, comprati a prezzi oltremodo convenienti e dal linguaggio obsoleto; elementi che ne dipingono il ritratto esatto. Al seguito dell’agente vedremo accalcarsi atipici talenti che non possono che esibirsi in locali e ambienti di “seconda mano”: un mago che deve dar prova delle proprie doti e intrattenere un gruppo di disillusi nonché sordi anziani di un ospizio; Nina, che dovrà esibirsi davanti a una platea di ginecologi, proprio lei che in passato si chiamava… Antonino. Proprio come coi suoi abiti di seconda mano, Rodolfo riesce a vedere in questi artisti rinnegati da tutti, la luce che sono capaci di emanare anche nel loro stato di diamante grezzo, così come avviene per un pianista del suo gruppo quasi completamente sordo, ma abilissimo nella sua arte. Come negli abiti, Rodolfo riconosce negli artisti “la traccia dell’esistenza”, lo stile che li contraddistingue e li rende unici, riesce a discernere a naso il talento nascosto dietro una scorza usurata o apparentemente guasta. Nina non è ancora del tutto integrata nella società, specchio del suo conflitto primordiale col padre, che non l’ha mai accettata per quello che lei sente di essere. Viene accompagnata nelle sue esibizioni da Claudia, una talentuosa pianista attirata anch’ella dall’altisonante agenzia di Rodolfo. I rapporti tra i tre protagonisti saranno sempre più intricati e le lezioni di tango, a cui Rodolfo decide di partecipare, diventano la freccia di cupido in grado di rendere palese l’attrazione che Claudia suscita su di lui. Il tango è il filo che sbroglia e riavvolge continuamente la trama di tutta la storia, nonché le relazioni tra i protagonisti. Le indagini sull’assassinio si infittiscono e Nina che nel frattempo è scappata, è ricercata dalla polizia. Al contempo Rodolfo e Claudia, convinti della sua innocenza, allestiscono un’indagine parallela. Rodolfo sarà inoltre incaricato di trovare l’Orchestra ricomparsa improvvisamente dal direttore del teatro nel quale dovrebbe esibirsi. Pian piano tutti i piani della vicenda tendono ad intersecarsi e, proprio quando il caso sembra essere risolto, la vicenda assume una piega inaspettata. Pian piano ogni tassello torna al proprio posto […]

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Il Guaritore, il nuovo libro di Renzo Brollo

Il Guaritore, di Renzo Brollo, pubblicato da Diastema Editrice, è una storia lunga, che ha inizio tanti anni fa.  Una narrazione apparentemente semplice che coinvolge e si caratterizza per una forte delicatezza, come una raffica di vento che s’alza improvvisamente, mutando carattere e scatenando sensazioni diverse. Renzo Brollo ha immaginato l’esistenza di un bambino predestinato, la cui voce sembrerebbe fatta apposta per guarire le ferite dell’anima di chi lo ascolta. Il Guaritore: la trama È una storia liberamente ispirata alla vita di uno dei più famosi cantanti del Settecento: Carlo Broschi detto Farinelli la cui voce, bianca e fortemente coinvolgente, allietò la nobiltà per lunghi anni. I cantanti come Farinelli, ebbero una esistenza piuttosto sofferente, che li portò a condurre una vita fuori dall’ordinario. Partendo dalla vicenda di Farinelli, che alla corte dei reali di Spagna guarì il re malato di depressione cantandogli ogni notte le stesse quattro arie, l’autore ha immaginato un piccolo Carlo moderno, che diventerà guaritore e rappresentante, a tratti felice e tratti infelice, così come la propria condizione, presumibilmente non desiderata, prevedeva. La struttura del romanzo: sensazioni ed emozioni contrastanti Il romanzo Il Guaritore è costituito da un preludio e sette movimenti, racconta un lungo processo di formazione che inizia da un trauma; il protagonista della storia, Carlo, avrà (inconsapevolmente) un compito importante e faticoso al tempo stesso, quello di ripulire, grazie alla propria voce, i “drammi” di coloro che portano segni e ferite nei propri cuori. Un compito di certo non semplice, che porta con sé numerose implicazioni, non sempre positive. Un libro profondamente melodico nella narrazione e nella stesura della storia, colpisce sin dalla copertina, sulla quale è raffigurata una figura circondata da piume bianche di pavone, candide e con sul viso una maschera argentata dal lungo becco. La vicenda narrata è esemplare, poiché fa riferimento ad un aspetto chirurgico che affonda le proprie radici nell’antichità, ma è volta a preservare l’identità e la funzione del protagonista, Carlo, il quale inevitabilmente sarà sottoposto a quello che può esser definito un vero e proprio trauma, che probabilmente lo segnerà per sempre. Al centro della vicenda inevitabilmente ci sono i temi dell’arte e della musica, ma anche la psicologia che si nasconde nelle pieghe dell’essere, dell’identità di una persona e di conseguenza le emozioni che essa può suscitare. Oltre al protagonista principale, si susseguono una serie di personaggi inseriti in un insieme di caratterizzanti tensioni emotive, che trascinano il lettore in una dimensione nella quale si celano numerosi aspetti, tutti diversi. Il Guaritore, così come il suo personaggio principale, è un libro dalla scrittura accorta e sinergica al tempo stesso, a volte sbrigativo, altre volte dettagliato. Renzo Brollo ha saputo creare l’immagine di un bambino sulle cui spalle pesano le scelte degli altri, naturalmente non dettate dal suo cuore o dalla sua mente- si potrebbe quasi affermare che si tratti di “scelte non scelte”- di una consapevolezza amara che gli si ritorcerà contro; il protagonista rappresenta un filtro che ha il compito di guarire con la propria […]

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Mario Sapia e L’ebbrezza: il vino della vita | Recensione

Pubblicato da Ferrari editore, L’ebbrezza di Mario Sapia: la grande storia di un piccolo uomo. Paolo è inseguito dalla morte. Una morte raccontata, direttamente connessa al suo essere al mondo. La consapevolezza della durezza della fine è la spinta a rafforzare le sue braccia, a lavorare con la terra. La logica dell’utile guida le richieste di una vita parsimoniosa, dedita al guadagno, alla testa sulle spalle, al limite da non valicare. Paolo vuole godere delle dolcezze della vita. Una vita sognata, letta da ignorante tra le citazioni dei grandi della storia del pensiero, travisata dalla mente giovanile. La consapevolezza della durezza della fine è la spinta a viaggiare, a star fermi forse con il fisico, ma mai con il cuore. È la bellezza il bene supremo, il nutrimento primo, la ragione di una vita votata alla sua ricerca, al superamento della barriera. Lo spigolo duro della realtà e la strada del sogno sono i due movimenti chiave del nuovo romanzo di Mario Sapia, L’ebbrezza. Tra vita fisica e vita della mente la linea è sottile. A cosa è più connesso l’impulso di morte? Forse, a quel comportamento da contadino laborioso, dedito nel suo piccolo a fare di quel breve tempo che resta sulla terra un’oasi tranquilla. Forse, alla ricerca del vino, dell’eccesso, della carnalità di un amore momentaneo nel suo essere travolgente in quanto fugace. L’ebbrezza di Mario Sapia: la grande storia di Paolo Immerso nella cornice storica del primo dopoguerra, Mario Sapia racconta la storia di un logoramento interiore nato dal piccolo di una mente contadina. Dall’infanzia alla conoscenza della donna, dai tempi del servizio militare alla maturità più disinibita, nella liberazione progressiva di uno scalpitante io interiore. Paolo naviga sul fiume di Bacco, alla volta della scoperta di cosa sia la bellezza, la vera ragione di una vita di stenti. «La felicità è fatta di momenti irregolari, intervallati da inquietudini che attraversano la mia, la tua, la vita di ogni uomo». Le inquietudini di Paolo ruotano intorno all’incompatibilità tra l’ebbrezza, di per sé già dallo statuto ampio e ambiguo, e la sobrietà della realtà, troppo difficile da sostenere. L’ebbrezza è quella della «bellezza della intelligenza», dell’emotività dilagante. Ma l’ebbrezza è anche concreta devozione alle delizie del vino, al piacere procurato da una sigaretta furtiva e dal rapido sfiorare un seno morbido. Mario Sapia in L’ebbrezza segue le vicende sentimentali del protagonista, una voce di giovane che dà voce ai giovani, persi tra le aspettative dei padri e la tensione centrifuga verso il mondo vero. Paolo è affetto da bovarismo, acquisito indirettamente dalle voce dei compagni istruiti, così come dalla diretta esperienza della mollezza dell’animo, una volta che è immerso nel filtro d’amore. Gli è stato insegnato che «la vita è come un labirinto dove è facile smarrirsi», ma è su questa consapevolezza che si edifica la pulsione di morte. Contro la logica delle certezze, perdersi fra gli incastri, fra le pieghe dell’esistere, vuol dire morire o vivere davvero? L’ebbrezza è un lasciarsi ubriacare da sentimenti impossibili. È la […]

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Un treno per Berlino di Luca Granato

Un treno per Berlino è un libro di Luca Granato, vincitore del torneo letterario IoScrittore, organizzato dal Gruppo editoriale Mauri Spagnol. L’autore, classe 1972, nato a Sanremo ma residente nell’East London, propone una storia emozionale ed autentica. Un incontro casuale tra due uomini su un treno verso Berlino, da cui prende il via un affascinante e trascinante racconto. “D’altronde“, dice l’autore, “la vita, si sa, è un incrocio di coincidenze e di incontri casuali”. Un treno, due sconosciuti, una storia da raccontare Protagonisti della storia sono Cosimo Beningarda, un giovane colto e appassionato che insegna italiano all’università e Bertfried Ziegler, un anziano signore, malato e forse consapevole della propria fine imminente, cresciuto nella Germania nazista degli Anni Trenta. I due si ritrovano una mattina seduti nello stesso scompartimento di un treno che da Monaco arriva a Berlino. Tra i due compagni di viaggio occasionali si crea subito una strana complicità. Ziegler, l’anziano signore, inizia a raccontare di sé e del suo passato: gli anni del Nazismo durante i quali lavorava come correttore di bozze con l’ambizione di diventare giornalista, il difficile rapporto con un padre che sognava per lui solo il meglio e, soprattutto, l’incontro con Hanne, una donna sposata di cui si era innamorato perdutamente. Cosimo lo ascolta interessato e senza giudicare, divenendo inconsapevolmente il testimone della sua vita; una vita ricca di emozioni contrastanti e di ferite che ancora bruciano… Ziegler non riesce a perdonarsi di non essere stato in grado di opporsi all’orrore nazista, nemmeno per Hanne e la sua bimba, Anja, affetta da una grave forma di autismo e finita nel programma di eliminazione delle persone “imperfette”. Ed ecco il motivo del viaggio di Ziegler: a Berlino spera di ritrovare Hanne, il suo perdono e finalmente la pace. Un treno per Berlino: un racconto da custodire Una storia intensa quella proposta da Luca Granato, raccontata con delicatezza ed eleganza e scritta in modo tale da non risultare mai pesante e banale. L’autore crea un abile intreccio tra fantasia e fatti storici, restituendo una narrazione di indubbia profondità e bellezza. Si tratta di una storia di amore e di amicizia, ma non solo. Un treno per Berlino può in un certo senso essere definito un romanzo storico. Gli avvenimenti narrati, frutto della fantasia dello scrittore, hanno infatti come sfondo la Germania nazista e gli orrori compiuti in quegli anni di cui, suo malgrado, Herr Ziegler si è reso protagonista. I fantasmi del passato lo perseguitano e non gli danno pace. A Luca Granato va il merito di aver saputo narrare con tatto una delle pagine più buie della storia attraverso un racconto, quello di Herr Ziegler, malinconico ed emozionante. Particolarmente toccante il passo del libro che riferisce di Aktion T4, il “Programma di eutanasia nazista” che dal 1939 al 1941 uccise tra 60.000 e 100.000 disabili fisici e mentali, tra cui si contano circa 5.000 bambini. Il Programma fu chiuso ufficialmente nel 1941 dopo che, nonostante la segretezza, venne reso noto. Il Programma continuò ufficiosamente fino al […]

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