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Eroica Fenice

La Tag: Napoli contiene 79 articoli

Libri

Ricordati di me: intervista ad Emanuele Bosso

Emanuele Bosso, studente di Lettere Moderne e curatore della rubrica (su Instagram) “#unlibrosospeso“, ha pubblicato quest’anno il suo primo romanzo, Ricordati di me (edito per la casa editrice GM press); per l’occasione, abbiamo intervistato l’autore. Ricordati di me di Emanuele Bosso: l’intervista Emanuele, studi Lettere, sei stato libraio, curi una rubrica di libri e sui libri: quanto e in che modo il sapere umano, la letteratura, le emozioni, le storie, sono il nutrimento delle tue parole, dei tuoi pensieri, della tua vita? Le parole, e in particolar modo i libri che le contengono, sono i pilastri della mia vita. Senza, mi sentirei perso, costantemente in pericolo. La verità è che ho bisogno di storie, di immergermi in vite completamente diverse dalla mia, di provare emozioni contrastanti e poco coerenti con il mio carattere. Tutto questo si riflette inevitabilmente sul mio modo di relazionarmi con gli altri: i libri accrescono la mia sensibilità, la delicatezza, la comprensione verso il prossimo. Mi definirei un “profondo romantico” e questo mio modo di essere deriva dai libri che ho letto. “Unlibrosospeso”: come nasce il titolo e l’idea? Vuoi parlarci in dettaglio della tua rubrica? Il titolo della rubrica è un chiaro riferimento a “Un caffè sospeso”, un’iniziativa tutta napoletana attraverso la quale, chi prende un caffè al bar, ne paga un altro per chi verrà dopo, che non può permetterselo. L’idea nasce da questo meraviglioso gesto e dalla mia volontà di condividere e lasciare in sospeso le sensazioni provate dopo la lettura di un libro. Ho cominciato quasi per gioco, adesso collaboro con grandi case editrici e sul profilo siamo in ottomila a condividere la passione per i libri e per le storie. È per me un traguardo incredibile che testimonia ancora una volta, come i libri siano aggregazione e partecipazione e non qualcosa di solitario e noioso come spesso vogliono farci credere. In Ricordati di me vengono affrontati temi profondi quali il dramma della mancata maternità (e paternità), l’infanzia desiderata, le distanze cagionate dalla mancanza di comunicazione, di dialogo; come sono nate e maturate dentro te queste riflessioni? Tutto nasce dalla volontà di scrivere un romanzo di un certo spessore introspettivo, che indagasse in profondità la psicologia di tutti i personaggi. Di conseguenza, ho dovuto documentarmi molto prima di cominciare a scrivere, anche perché quasi tutte le tematiche trattate non mi appartengono in senso stretto. Per me scrivere vuol dire soprattutto mettersi in gioco, sperimentare e conoscere nuovi punti di vista. Diciamo che quando devo creare una storia, preferisco sempre allontanarmi dalla mia comfort-zone e scoprire nuove sfumature e altre intensità. Le vicende raccontate nel testo si svolgono fra Napoli e Rocca San Felice; quanto la scelta dei luoghi ha influito sulla costruzione dei personaggi e sulle loro vicende? Rocca San Felice, molto più di Napoli, è stato un luogo fondamentale per la costruzione e caratterizzazione dei personaggi. Per chi non lo sapesse, è un piccolissimo paese in provincia di Avellino, con poco più di mille abitanti. Ho scelto di ambientare il romanzo […]

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Libri

Il giro del Mondo in 40 Napoli: il libro di Michelangelo Iossa

Il giro del Mondo in 40 Napoli è un libro di Michelangelo Iossa pubblicato recentemente (gennaio 2019) per la casa editrice Rogiosi editori. Il giro del Mondo in 40 Napoli: il testo Il testo “geografico” di Michelangelo Iossa è un inconsueto “atlante di viaggio”, una guida “sui generis“: iniziato come «inchiesta che il Corriere del Mezzogiorno pubblicò a puntate tra l’agosto e il settembre del 2017» e divenuto poi libro «grazie all’affettuoso interesse dell’editore Rogiosi», Il giro del Mondo in 40 Napoli è uno sguardo curioso sul mondo, alla ricerca di poleonimi simili o del tutto identici rispetto alla “nostra” campana Napoli. Musica, letteratura, cinematografia, storia, politica, religione: sono molti i riferimenti che Michelangelo Iossa mescola alle pagine della sua “guida geografica” sulle varie “Napoli nel Mondo”; così come molti sono i paralleli che lo stesso autore traccia fra le città: sembra quasi di poter scorgere fra le pagine quell’ideale filo narrativo che di città in città, di viaggio in viaggio, Michelangelo Iossa ha svolto fra le pagine, ha steso, ha annodato, fino a intrecciare complessivamente il composito tessuto geografico-narrativo di cui Il giro del Mondo in 40 Napoli è costituito. Le “40 Napoli nel Mondo” Il viaggio fra le “Napoli del Mondo” si svolge a partire dalle Americhe: è qui, in questo continente, che Iossa ci illustra le “città nuove” statunitensi, canadesi e brasiliane dando, fra l’altro, spazio alla virtuale metropoli Neopolis, «un non-luogo, una città non reale» omonima delle altrettanto immaginarie città e megalopoli di videogiochi e fumetti ricordate dall’autore fra le pagine del suo testo. Il viaggio riprende lungo le linee della realtà e il racconto prosegue nelle città dell’Africa, dell’Asia e dell’Europa; ed è qui, in Europa, nella nostra Italia, in particolare, che il viaggio intorno al Mondo di Michelangelo Iossa giunge alla sua tappa conclusiva (per il momento): con un “volo” dalla siracusana Neapolis, arriviamo a Napoli, nella “nostra” campana Napoli, di cui Michelangelo Iossa riconosce «l’immenso contributo che l’arte, la letteratura e la musica» hanno sempre offerto a Napoli, con chiara visibilità nel mondo. E allora, noi napoletani, ricordando le parole che l’autore ha espresso in procinto della chiusa alla sua “opera itinerante” – «Napoli è una e multipla: non solo sfogliatelle e mandolini ma anche rodeo texano, ouzo ateniese, carnevale brasiliano, malvasia greco-veneziana, testimonianza dei nativi americani, prelibatezze siciliane e pugliesi, villaggi africani e smart city cipriote. Tutto si nasconde e si svela nel nome di Napoli, ad ogni latitudine» – guida di viaggio alle “Napoli nel Mondo” alla mano e consapevolezza geo-storico-etnografica nel cuore e nella mente, possiamo intraprendere idealmente o fisicamente questo sicuramente suggestivo viaggio mossi sempre ed imprescindibilmente da – riprendo una frase di Giancarlo Siani ricordata da Michelangelo Iossa in epigrafe al suo testo – «ricerca, curiosità, approfondimento». Fonte immagine in evidenza: rogiosi.it 

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Eventi/Mostre/Convegni

Beerfest 2019 – le eccellenze della birra artigianale italiana

Sabato 21 e domenica 22 dicembre, nella splendida cornice di Castel dell’Ovo, si è tenuto l’evento che sta attirando l’attenzione in tutto il mondo della birra artigianale italiana, patrocinato dal Comune di Napoli, Unionbirrai, l’associazione di categoria dei piccoli birrifici indipendenti, e Confesercenti. Il Beerfest racchiude in sé una selezione di ben diciassette tra i migliori birrifici artigianali, campani e italiani: hanno aperto i propri impianti di spillatura sulla birra artigianale tra le più suggestive realizzate in Italia. Le birre non sono state le uniche protagoniste di questo evento, grazie alla presenza di volti noti dell’enogastronomia partenopea come Ciro Salvo (50 Panino), Leopoldo Infante (Taralleria Napoletana), Ciro Scognamiglio (Poppella), Giovanni Gentile (Wapo Natural Food), Antonio Aliberti (Casa KBirr) e Pasquale Rinaldo (Cipajo e Ristorante D’Amore a Capri) che hanno proposto le specialità gastronomiche che rendono Napoli e la Campania protagoniste nel mondo. Tra i birrifici presenti troviamo: Birrificio Sorrento, Birrificio dell’Aspide, Birrificio Bella ‘Mbriana, Birrificio Bonavena, Maestri del Sannio, Eastside brewing, Ca’ del Brado, Croce di Malto, Okorei, Cauldron, Menaresta, Manerba, KBirr, Extraomnes e Birrificio Karma; quest’ultimo nasce dalla passione di Mario Cipriano, grande conoscitore dell’Homebrewing (l’arte di produrre la birra in casa). Un imprenditore che non si accontenta del semplice ingresso nel mercato della birra artigianale, bensì intende lasciare un segno attraverso la ricerca costante, per rendere riconoscibile e originale il suo prodotto. Riscopre ingredienti poveri come il mosto di vino, le bucce d’arancia, il limone, la mela annurca che danno un sapore diverso e una buona dose di tipicità alla birra. Karma, la birra artigianale, è rifermentata in bottiglia per mantenere inalterate tutte le qualità nutrizionali e organolettiche, non c’è pastorizzazione né filtraggio, né conservanti. Programma culturale  Le degustazioni sono state accompagnate da un ricco programma culturale: alla presentazione della birra artigianale e la tavola rotonda sull’indipendenza dei pub, che ha aperto il programma con la presenza di personaggi di rilievo del movimento brassicolo nazionale come Manuele Colonna, Schigi e Andrea Turco. Di seguito la conferenza sulla storia di Xyauyù, una della birre italiane più conosciute al mondo,  eccellenza del Birrificio Baladin, tenuta dal suo ideatore Teo Musso. Si tratta di una birra piatta, limpida e senza schiuma; tecnicamente un Barley Wine, color rubino intenso. Al naso, splendide note olfattive di torrone, caramello, datteri e prugne secche. In bocca si moltiplicano le sensazioni calde e corpose di caramello accompagnate da sentori di torrone e datteri e un finale che ricorda lo zucchero filato o, se preferite, la caramella mou. ln rilievo il laboratorio battezzato “Il panino e la birra” nel quale si è fatto luce sui possibili abbinamenti cibo-birra. Un filo conduttore dell’area culturale che ha visto protagonisti gli interpreti dell’area Food sopra citata. Grande risalto, nell’ambito della manifestazione, è stato conferito al progetto “Scegli Napoli”, nato con l’obiettivo preciso di promuovere l’acquisto di tutti i prodotti realizzati dalle aziende con sede legale nella città di Napoli e del suo territorio metropolitano.

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Eventi nazionali

Pizza Revolution: il corso universitario sulla pizza

«La pizza è più di una ricetta: è un Patrimonio Culturale Nazionale, e, nel caso del pizzaiolo napoletano, un Patrimonio Immateriale sancito dall’Unesco. Un simbolo della Dieta Mediterranea e della cultura della Convivialità, un elemento in cui si fondono tradizione e innovazione»: è da questo concetto che è nata l’idea di Pizza Revolution: il primo corso accademico sull’arte della pizza, organizzato dal Centro Federica Weblearning dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II” («Per iscriversi basta accedere al corso, iscriversi compilando il form di registrazione e confermare la propria mail. Poi, non resta che seguire, spicchio dopo spicchio, questo percorso a base di pizza»). Il corso, primo nel suo genere e curato da Luciano Pignataro (giornalista e autore del testo saggistico La pizza. Una storia contemporanea, edito dalla casa editrice Hoepli), offre contenuti didattici multimediali accessibili in piattaforma telematica e fruibili gratuitamente da qualunque dispositivo elettronico abilitato alla connessione internet. La presentazione alla stampa Il progetto è stato presentato alla stampa il 17 settembre scorso, nell’ambito della manifestazione Caputo Pizza Village e alla presentazione hanno preso parte, oltre a Luciano Pignataro (giornalista e curatore del progetto), Valentina Della Corte (docente di Economia del Turismo), Alberto Ritieni (docente di Chimica degli alimenti) ed Evelina Bruno (responsabile dei corsi della piattaforma “Federica”). Durante la presentazione è stato spiegato l’intento del progetto: Pizza Revolution vuol offrire, tramite le sue video-lezioni teoriche, basi e approfondimenti inerenti l’arte della pizza, nei suoi vari passaggi (impasto, lievitazione, condimenti, cottura). Data la completezza del corso di studi che si vuole offrire, numerosi e provenienti da vari ambiti del sapere sono i docenti e maestri del corso (fra i maestri pizzaioli: Matteo Aloe, Giancarlo Casa, Enzo Coccia, Sara Palmieri, Franco Pepe, Enzo Piccirillo, Lello Ravagnan, Ciro Salvo, Salvatore Salvo, Gino Sorbillo; fra i docenti universitari: Bruno Siciliano, Paolo Masi, Alberto Ritieni, Valentina Della Corte, Raffaele Sacchi, Paolo D’Achille, Matteo Lorito). Pizza Revolution: le aree tematiche Si riportano di seguito (come da comunicato stampa) le aree tematiche in cui il corso è stato suddiviso: «Sociolinguistica: la parola italiana più diffusa nel mondo è “pizza”: indaghiamo la genesi di un vocabolo e la diffusione di un cibo simbolo dell’Italia all’estero; Chimica: laminazione, fermentazione, lievitazione. Lievito madre, di birra, biga e riporto. Perché la pizza è un esperimento da laboratorio oltre che un’arte; Storia: 1889 è l’anno di nascita della Pizza Margherita. Ma è davvero così? Un viaggio a ritroso nel tempo alle vere origini del cibo della felicità; Ingredienti: Un giro d’olio, un oro giallo. Infinite varietà di pomodoro. La mozzarella dalla lunga storia. Le tre tappe principali di un viaggio top sul topping; Diffusione: 1 miliardo e 620 milioni di pizze all’anno sono quelle mangiate in Italia. 5 miliardi quelle vendute nel mondo. Le cifre a 9 zeri di un cibo artigianale; Valori nutrizionali: Pizza, base della dieta mediterranea e amica del benessere. Scopriamo il suo valore!». Fonte immagine in evidenza: comunicato stampa

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Food

Pasticceria Baiano di Marano: il migliore panettone al mondo

Il Migliore panettone classico al mondo è della pasticceria Baiano di Marano di Napoli, premiata al concorso internazionale organizzato dalla FIPGC a Roma il 17 novembre. Giovedì 12 dicembre presso la Locanda del Profeta si è tenuta la presentazione alla stampa dei panettoni della Pasticceria Baiano di Marano di Napoli che il 17 novembre ha vinto a Roma al campionato FIPGC (Federazione Internazionale Pasticceria Gelateria Cioccolateria) il titolo “migliore panettone classico al mondo 2019“. Nella suggestiva locanda di via Satriano a Chiaia sono intervenuti i due pasticcieri vincitori, Vincenzo Baiano e Gianluca Cecere, che  hanno in primis espresso tutta la loro felicità per il premio rinomato, l’unico a essere organizzato da una federazione internazionale, composta da giudici competenti e senza la partecipazione di nessun “main sponsor” di sorta. Successivamente, hanno presentato, oltre al panettone classico, vincitore del concorso, tutte le altre varietà di panettoni speciali che sono delle vere e proprie chicche della casa, in cui ogni ingrediente è selezionato tra i migliori al mondo e la loro combinazione è un matrimonio di gusti originale che sfiora una ricercata estasi dei sensi. I panettoni, che sono  apparsi come corone orlate di speciali prelibatezze incastonate tra le pieghe dell’impasto in una esplosione di colori, sono stati posti agli angoli dei due lati superiori della tavola della locanda con al centro il sommo panettone classico che ha svettato in tutta la sua regale bontà tradizionale. I pasticcieri hanno offerto ai presenti degli assaggi di tutti i panettoni, dopo che la Locanda del Profeta ha aperto i battenti con un’iniziale e originale degustazione di  un “assaggio” salato da parte dello chef Simone Profeta: nello specifico, spaghetto di patate con cottura a vuoto, spuma allo scarpariello e basilico fritto; ciliegina di mozzarella di bufala campana con ragù San Marzano e salsa centrifugata di basilico. Dopo si è passati all’assaggio delle sei tipologie di panettoni proposte dalla Pasticceria:  Il Panettone classico vincitore del concorso;  panettone con cioccolato Guaranaja (VALRHONA) fondente 70% e fava tonka; panettone con pistacchio di Bronte, limone (della Costiera amalfitana) e cioccolato bianco Ivoire (VALRHONA) 35%; panettone con albicocca Pellecchiella del Vesuvio e marzapane; panettone con frutti di bosco; panettone “strudel” campano. A fine della presentazione il pasticciere Gianluca Cecere ci ha tenuto ad esprimere una personale considerazione: «Abbiamo raggiunto questo risultato non solo grazie alla scelta di ingredienti del territorio e di prima qualità, ma anche grazie alla nostra passione per il lavoro e all’attenzione che ci mettiamo nel processo di lievitazione del prodotto.» Immagine: Facebook

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Napoli e Dintorni

Vicolo della Cultura: il primo in Italia al Rione Sanità

Un Vicolo della Cultura a Napoli. Nel Rione Sanità. Questa l’iniziativa della Onlus “Opportunity” e del suo Presidente, Davide D’Errico. Davide è un imprenditore sociale, un giurista e un comunicatore e, insieme a Maria Prisco, Project Manager dell’Associazione, ha dato vita a un progetto ambizioso: cambiare la città di Napoli, partendo dal Rione Sanità. “Opportunity” nasce durante l’emergenza rifiuti in Campania del 2010; oggi gestisce tre beni confiscati alla camorra, organizza iniziative di beneficenza e di volontariato per minori a rischio e, in generale, per le fasce più deboli e povere della popolazione, tiene lezioni nelle scuole a bambini e ragazzi su legalità, cittadinanza e Costituzione. Si occupa anche di comunicazione sociale, con eventi e flash-mob che coinvolgono giovani di tutte le età, ed è un ente accreditato dal Ministero per il coordinamento e la gestione di progetti di Servizio Civile Universale. “Per cambiare la città non serve essere super eroi, basta essere cittadini!” il loro motto. “Il Vicolo della Cultura” verrà inaugurato il 21 dicembre mattina, in Via Montesilvano, nel cuore del quartiere Sanità di Napoli, un rione in cui è avvenuta una vera e propria rinascita grazie alla sinergia tra istituzioni, enti, associazioni culturali e sociali, imprese locali. Via Montesilvano si trasformerà in una vera e propria biblioteca all’aperto, con installazioni artistiche, opere di street art moderna ed “edicole culturali”. Partner di “Opportunity” nella creazione de “Il Vicolo della Cultura”, è Toraldo, la famosa azienda produttrice di caffè, con la campagna “Toraldo t’accumpagna”, ispirata al detto napoletano “‘a maronn’ t’accumpagna”. Vicolo della Cultura: dalla fede alla cultura “Proprio tra questi vicoli – ha dichiarato Davide D’errico – 300 anni dopo la prima illuminazione di Napoli, è nata l’idea di affiancare alle classiche edicole votive delle moderne “edicole culturali”. Perché se padre Rocco vinse la criminalità con la devozione e l’illuminazione, noi vogliamo vincerla con la bellezza e la cultura”. Nel ‘700, infatti, Padre Gregorio Rocco, frate domenicano, per illuminare i vicoli bui e stretti di Napoli, affisse sulle pareti della città le raffigurazioni della Madonna con il bambino, affidando agli abitanti del quartiere il compito di tenerle sempre illuminate. Così nacque la prima fonte di illuminazione della città, che non solo diede una piccola e immediata risposta al problema della criminalità, ma diede vita alle edicole votive che caratterizzano i vicoli napoletani. Le edicole culturali, invece, saranno spazio per mostre artistiche e fotografiche, biblioteca all’aperto e fonte di illuminazione ecosostenibile. Le opere artistiche de “Il Vicolo della Cultura” sono state realizzate da Mario Schiano e Gianluca Raro e finanziate dai club “Round Table”, “Rotaract Napoli” e “Rotaract Napoli Ovest“. All’inaugurazione di sabato 21 dicembre presenzieranno diversi scrittori napoletani, tra cui Lorenzo Marone, per donare i propri libri alla biblioteca gratuita, e saranno presentate ai cittadini tutte le attività portate avanti dal progetto nei prossimi mesi. La Compagnia Teatrale “Putéca Celidònia” interverrà con una performance tra i balconi di Via Montesilvano, mentre ScalzaBanda, la banda musicale dei ragazzi e delle ragazze del Quartiere Montesanto, riempirà il Vicolo con la sua musica. Ancora […]

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Teatro

Free Jazz: al Kesté il nuovo spettacolo di Saverio Raimondo

Al Kestè Abbash sabato 7 dicembre è andata in scena un’altra imperdibile puntata della rassegna Stand Up Comedy Napoli Night con il comico romano Saverio Raimondo nel suo Free Jazz. Al Kestè Abbash sabato 7 dicembre è andata in scena un’altra imperdibile puntata della rassegna Stand Up Comedy Napoli Night che ha visto esibirsi il comico romano Saverio Raimondo nel suo Free Jazz. La rassegna, organizzata da Stand Up Comedy Napoli, è diventata ormai un appuntamento attesissimo nel panorama dell’intrattenimento satirico partenopeo che dal cuore artistico del Kestè fa sentire la sua eco ben oltre i confini cittadini. A rompere il ghiaccio e accompagnare per mano il pubblico verso un’esperienza di risate vis-à-vis e humor nudo e crudo, sale sul palco il comico Davide DDL, divenuto ormai un volto familiare nel panorama della stand up comedy in formato napoletano. Con schietta ironia e surreale innocenza, Davide racconta le vicissitudini che lo hanno portato ad assumere un nome d’arte così criptico. Un codice che in fondo cela solo le iniziali del suo nome e cognome, un’identità nascosta appena per schivare i suscettibili e gli irritabili. Quando ormai il pubblico si è messo comodo, l’atmosfera dell’Abbash si riscalda ancor più al suono squillante della voce di Saverio Raimondo. Il Satiro parlante irrompe sulla scena in tutta la sua dissacrante e dilagante ironia e scopre subito le carte, quello che sta per accadere non è uno spettacolo preconfezionato bensì un esperimento con cavie umane in cui tutto o quasi può accadere. Lo spettacolo che Raimondo preannuncia non seguirà un copione ma si nutrirà di spunti e idee a ruota libera, un free jazz di comicità senza filtro di cui il pubblico è allo stesso tempo vittima consenziente e carnefice complice. E come promesso Raimondo parla e spazia di idea in idea, saltellando irriverente tra piccole ansie e drammi quotidiani come tra più intime riflessioni, tutto ridimensionato nella chiave dell’ironia e amplificato nella dimensione del paradosso e del libero pensiero politicamente scorretto. Gli incontri importanti della sua carriera, la fobia degli aerei, la sessualità e il surrealismo della pornografia moderna sono piccoli pezzi di un mosaico di idee che lo spettatore vede piano piano comporsi davanti agli occhi, una miscela di disarmante creatività e impudica sincerità. La stand up comedy a Napoli è ormai una realtà che è entrata in maniera dirompente nella scena comica cittadina riadattando quello che è uno stile tipicamente americano di affrontare e confrontarsi con il pubblico alla dimensione quotidiana e spontanea della comicità partenopea. Ma dal cuore sacrale del Kestè e dalla vivacità delle sue sperimentazioni artistiche, la stand up comedy rifugge gli schemi e supera i limiti della territorialità collocandosi di diritto tra i riferimenti nazionali del genere. La sperimentazione continua e con essa anche la rassegna di Stand Up Comedy Napoli Night: prossima tappa il 15 dicembre. La banda al completo dei comedian napoletani si riunisce al solito posto. Vincenzo Comunale, Davide DDL, Flavio Verdino e Adriano Sacchettini vi aspettano dal palco del Kestè Abbash con un […]

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Culturalmente

CalcioNapoli, storia e curiosità del club partenopeo

Il CalcioNapoli è da sempre spesso associato all’espressione dei tifosi “la mia lei è del 1926”. In realtà, in principio fu la polisportiva “Virtus Partenopoea” a partecipare ai tornei calcistici FGNI. E, nel 1905, fu annunciata la fondazione di una squadra di calcio cittadina, il “Football Club Partenopeo”, in cui giocavano i figli dei fondatori de Il Mattino, Edoardo Scarfoglio e Matilde Serao. La squadra disputava le gare al Vomero, presso la funicolare di Chiaia. L’affermazione del gioco del calcio a Napoli risale, invece, al novembre del 1905, con la fondazione della sezione Reale Club Canottieri Italia, che l’anno seguente cambiò il proprio nome in Naples Foot-Ball Club. Il Naples vinse alcune competizioni minori come la Coppa Lipton, la Coppa Salsi e la Coppa Noli da Costa, disputò alcuni campionati ufficiali della Federazione di Seconda e di Terza Categoria e fu successivamente ammessa al campionato di Prima Categoria, con la decisione della F.I.G.C. di aprire alle squadre del centro-sud. Dopo la sospensione del campionato a causa della Prima Guerra mondiale, il giovane industriale napoletano, Giorgio Ascarelli, che aveva ereditato la società calcistica da Emilio Reale, decise di costituire l’Associazione CalcioNapoli, della quale fu il primo Presidente nella storia, ma la cui prima stagione nella Divisione Nazionale fu di estrema pochezza. I sostenitori della squadra, infatti, decisero di sostituire il cavallo rampante nello stemma della società con un modesto somaro, ancora oggi simbolo della squadra partenopea. Dopo la morte di Ascarelli, negli anni ’30, il Napoli si rinforzò ingaggiando all’incredibile cifra di 250.000 lire il calciatore Enrico Colombari, da allora soprannominato “banco e’ Napule” dai tifosi partenopei. Il campionato 1932-1933 fu il primo in cui gli azzurri sfiorarono lo scudetto. Nel 1936 la società fu rilevata dall’armatore Achille Lauro che, per risanare il bilancio, a cedette i calciatori più importanti, sancendo così la retrocessione della squadra in Serie B. Nel frattempo lo Stadio “Arturo Collana” del Vomero divenne la nuova “casa” della squadra. In seguito allo scioglimento della società dovuto alle difficoltà riscontrate durante la Seconda Guerra mondiale, ne nacquero due distinte: la Società Sportiva Napoli, promossa dal giornalista Arturo Collana, e la Società Polisportiva Napoli, fondata dal dott. Gigino Scuotto, dalla cui fusione nel gennaio del 1945 si costituì l’Associazione Polisportiva Napoli, che riprese poi la denominazione definitiva di A.C. Napoli. Il 6 dicembre del 1959, il Napoli inaugurò il nuovo Stadio “San Paolo” (per la partita Napoli – Juventus) a Fuorigrotta e, proprio in quegli anni, conquistò la Coppa Italia, il primo trofeo della storia della squadra. Nel 1969, finita la grande stagione di potere della famiglia Lauro, Corrado Ferlaino assunse la presidenza della società ormai ridotta sull’orlo del dissesto finanziario. Nonostante le difficoltà, la squadra riuscì a vincere la sua seconda Coppa Italia e la Coppa di Lega Italo-Inglese, primo successo dei partenopei in ambito internazionale. L’inizio degli anni 1980 fu segnato dalla riapertura ai giocatori stranieri. Il Napoli ingaggiò dal Vancouver il libero Ruud Krol, già campione d’Europa con l’Ajax e pilastro difensivo dei Paesi Bassi. Ma non bastò. Il Presidente Ferlaino era deciso a portare la […]

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Napoli e Dintorni

Monte Faito: tra storia e curiosità

Il Monte Faito, il gigante affacciato sul mare: meta di sportivi, religiosi e curiosi. Per tutti gli abitanti della Penisola Sorrentina, la montagna ha un solo nome: Faito. È un monte alto 1400 metri, il punto più alto della catena dei Monti Lattari, il suo territorio è diviso tra i comuni di Castellammare di Stabia e quello di Vico Equense. Infatti è possibile accedervi da entrambi i versanti, percorrendo la “spettacolare” stradina di Quisisana, che con la sua folta vegetazione regala panorami da cartolina. In antichità il Faito prese il nome di Monte Tauro, grazie alla salubrità del clima e alla ricchezza dei boschi, che hanno sempre fornito una notevole quantità di legna. Utilizzando questa risorsa, nel 1783, Ferdinando IV di Borbone realizzò a Castellammare il primo cantiere navale del Mediterraneo, utilizzando il legno del Faito per la costruzione della sua nuova flotta. Sempre sotto il regno dei Borbone, le foreste venivano utilizzate anche per la produzione di ghiaccio: venivano scavati dei fossati e riempiti di neve e fogliame in un vero e proprio frigorifero naturale. Il ghiaccio prodotto in questo modo veniva utilizzato in estate per tenere al fresco cibi e bevande. Fu solo dopo la Seconda Guerra Mondiale che il Faito venne considerata una località turistica. Nel 1952 venne inaugurata la funivia che in solo 8 minuti collegava la cima del monte al centro abitato di Castellammare. Attualmente è ancora attivo, nel Villaggio, un complesso sportivo dotato di campi da tennis, campo da volley e piscina, ristoranti, aree picnic, bar e hotel. Il Faito è anche meta di gruppi religiosi, poiché si dice secondo tradizione, che i santi Catello e Antonino si ritirarono sul Faito per raccogliersi in preghiera. Proprio sulla cima del monte ai due apparve in sogno l’Arcangelo Michele che ordinò di costruire una cappella votiva. Nel 1950, al posto della costruzione votiva attribuita tradizionalmente ai due santi venne eretto il Santuario di San Michele Arcangelo. Una delle caratteristiche più belle del Faito è senza dubbio la sua vicinanza al mare diventando di per sé meta ambita per gli appassionati di scatti fotografici mozzafiato. Uno dei posti sicuramente più affascinanti è certamente il “Belvedere”: uno strapiombo che dà sulla collina di Pozzano e che ci apre le porte del golfo. Anche gli sportivi possono godere del Faito grazie al sentiero che porta al “Molare” chiamato così per la sua particolare forma e con i suoi numerosi metri costituisce la vetta più alta dell’intero sistema montuoso. Il percorso ha inizio al santuario di San Michele, per poi inerpicarsi tra sentieri e vallate lungo il crinale che dà sulla costiera sorrentina. Il passo non è agevolissimo, e in alcuni casi privo di barriere, ma lo spettacolo che si ha all’arrivo è davvero stupefacente. Il Monte Faito: tra bellezza e blasfemia  Oltre ad essere meta di sportivi, esteti e famiglie, nel corso del tempo il Faito è stato scenario di alcuni eventi blasfemi che farebbe pensare proprio ad un’assidua frequentazione di gruppi satanisti. Nel 2014 ad esempio, pochi giorni prima di Natale, la statua della Madonna del Monte, custodita da […]

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Culturalmente

Caffè: il gusto che ci fa sentire ovunque a casa (più o meno)

C’è qualcosa nel mondo che, davvero, ci unisce tutti e ci fa sentire ovunque “a casa”(…più o meno), una tradizione multiforme apprezzata a destra e a manca, che ha ispirato la gente di ogni luogo e ogni tempo: il caffè Si tratta di una bevanda ottenuta dalla macinazione dei semi di alcune specie di piccoli alberi tropicali appartenenti al genere Coffea. Bach ha dedicato una cantata profana alla nostra pozione aromatica, la Kaffee – Kantate BWV211, che ci catapulta in un esilarante battibecco tra padre e figlia perché lui vorrebbe proibirle di assaporare la nuova bevanda in voga ai suoi tempi, ma lei si mostra decisa a non volervi rinunciare. All’epoca si considerava il caffè una vera e propria droga dannosa per la salute, per cui la giovane viene messa dinanzi a una scelta: o il caffè o la “zitellanza”. Fortunatamente, l’arguzia femminile è una fiumana in piena che non conosce argini e la ragazza farà firmare al suo fidanzato un contratto di nozze che lo obbligherà a lasciarla libera di bere caffè a volontà. Happy ending per la furbetta “assatanata”. Eh sì perché, per i suoi effetti energetici ed eccitanti, il nostro drink è stato considerato la “bevanda del diavolo” in passato. Addirittura, nel Quattrocento, alcuni sacerdoti hanno fatto pressione al Papa affinché vietasse l’uso del malefico liquido musulmano proveniente da Oriente, ma Papa Clemente VIII lo assaggiò, gli piacque e  decise di battezzarlo come “bevanda cristiana”. L’opinione del Papa piombò secca e decisa e fece sparire ogni dubbio in merito: “È così squisito che sarebbe un peccato lasciarlo bere esclusivamente agli infedeli”. Taac! Da “bevanda del diavolo” ad “acqua santa” è un attimo. Pare che proprio grazie alla benedizione del pontefice il caffè ebbe larghi consensi in Europa. Caffè, tra mito e realtà L’origine del consumo del caffè è controversa. Gli archeologi hanno trovato scritti risalenti al 900 d. C. su cui erano riportate le descrizioni riguardo il suo utilizzo in campo medico. Alcuni scritti evidenziano che l’inizio della storia del caffè avrebbe le radici in una bevanda medio orientale chiamata “vino d’Arabia”. Si narra anche che l’arcangelo Gabriele avesse fatto bere al profeta Maometto la nostra bibita prediletta per curarlo, utilizzandone le proprietà benefiche. Esiste, poi, la leggenda del pastore etiope Kaldi che notò che il suo gregge, dopo aver ingerito bacche di caffè, erano molto più attive. Così le assaggiò e constatò che avevano un effetto energetico. La gente del luogo fece delle bacche una bevanda, e questa iniziò a diffondersi. Pare che, nel 1617, la bibita abbia conquistato l’Europa grazie ai commercianti veneziani che seguivano le rotte marittime che univano l’Oriente con Venezia e Napoli. Successivamente, Venezia divenne un importante punto di riferimento anche per mercanti provenienti da altri Paesi dell’Europa centro-settentrionale. Ma la leggenda vuole che l’Occidente abbia scoperto il caffè grazie ad alcuni sacchi dimenticati dai turchi in ritirata da Vienna. Quando nascono le prime “botteghe del caffè”, quest’ultimo diviene una bevanda “sociale”. Sorgono eleganti caffetterie in moltissime città europee, che divengono luoghi […]

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