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Eroica Fenice

La Tag: Napoli contiene 42 articoli

Eventi/Mostre/Convegni

Silvian Heach spring/summer 2019, la nuova collezione è pronta!

Pop Tropicale Party: collezione spring/summer 2019 di Silvian Heach nello store di via Nisco. Nello store Silvian Heach di via Nisco è ufficialmente cominciata l’estate: la collezione Silvian heach spring/summer 2019 con i suoi colori vividi e vitaminici spazza via il grigio di queste piovose giornate di maggio. Per presentarci la sua nuova collezione, Silvian Heach ha organizzato un evento nel cuore del quartiere Chiaia: il party Silvian Heach in mood Pop Tropicale, punto di incontro per fashion hunter, amiche, clienti, shopaholic, gente a caccia di tendenze o anche semplicemente passanti attratti dagli accattivanti colori e dalla musica di un evento che ha i contorni di un fashion mob. L’evento si è tenuto venerdì 17 maggio dalle 18 fino alle 21, nella sede di via Nisco: a scaldare il clima ancora un po’ freddo di questo maggio così incerto ci hanno pensato il soudtrack del dj Marco Piccolo, che ha sapientemente mixato pop, indie ed elettronica, il dolci della pasticceria Gay Odin e il bar catering di Matteo di Stasio con i suoi drink dal sapore tropical, per rimanere in tema! Tra la folla di invitati e curiosi in & out store, le modelle in outfit Silvian Heach hanno svelato alcuni pezzi della collezione Spring Summer 2019. La collezione presentata è in linea con l’identità del brand: giovane, grintosa e versatile. Colori acidi e freddi, come il menta, il giallo, il fuxia, stampe floreali, fantasie optical, audaci e inediti mix, intramontabili black and white campeggiano su un backdrop fatto di piante tropicali e animali wild e si fondono con l’atmosfera jungle e safari che fa da cornice all’evento e alla collezione stessa. Silvian Heach, inoltre, presenta una novità: il denim customizzato. Il jeans, con bande laterali a contrasto, si apre alla personalizzazione: con la calligraphy, tendenza design e street attualissima, il jeans porta sul lato posteriore maxi lettering nei colori bianco, nero, rosso o blu metal, con cui customizzare e dare identità al proprio jeans. Il servizio di customizzazione gratuito, può essere effettuato negli store, presso i rivenditori del brand e sul sito del brand www.silvianheach.com.

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Food

Ristorante Pizzeria Luise, una eccellenza sul lungomare partenopeo

Situato sul lungomare più famoso del mondo, il Ristorante Pizzeria Luise è un punto fermo della gastronomia napoletana, capace di realizzare un connubio fra innovazione e tradizione. Ristorante Pizzeria Luise, il brand che si trasforma Tutti a Napoli conoscono la storica gastronomia L.u.i.s.e, che dal 1966 delizia i napoletani e i turisti con le prelibatezze tipiche della cucina partenopea. Di recente apertura, il ristorante è sito in Via Partenope 7, sul lungomare Caracciolo. Oltre alla possibilità di degustare le proprie specialità all’interno della luminosa sala dal moderno e innovativo design, si può optare per un tavolo vista mare, senza timore del cattivo tempo, grazie al gazebo, permettendo così di apprezzare il paesaggio anche nei giorni di pioggia. Ciò che differenzia il ristorante di Via Partenope con gli altri locali dello stesso brand sono le pietanze che spaziano dai primi, come gli spaghettoni marca Monograno Felicetti con crudo di gambero di Mazzara del Vallo e friggitelli, ai secondi, come il baccalà in tempura di zafferano su vellutata di peperoni rossi , emblematico esempio di evoluzione della tradizione. Naturalmente il ristorante L.u.i.s.e. dimostra tutta la sua bravura anche nella preparazione di ottime pizze (rigorosamente cotte in forno a legna), a cominciare dalle tradizionali, per finire alle rivisitazioni come la pizza fatta con impasto di multicerali, pomodoro di Sorrento e provola d’Agerola oppure la pizza con peperoncini verdi e fiordilatte di Agerola. Alti standard di qualità e di gusto, sono i cavalli di battaglia del proprietario del locale Davide Di Meglio e dallo chef Giuseppe Di, il quale punta a distinguersi dagli altri locali che affollano il lungomare tramite i suoi prodotti genuini, come dimostra la scelta della farina Vigevano per le sue pizze e l’attenzione che pone nella scelta dei vini come il Fiano d’Avellino e nelle birre. Fra i dessert si segnalano il Babà Vesuvio con crema Chantilly e cioccolato e la rinomata Pastiera napoletana, tipici dolci della tradizione. Vi è inoltre la possibilità di gustare le loro pietanze non solo nel bellissimo locale, ma anche tramite il servizio catering. Il Ristorante Pizzeria Luise è un’esperienza di gusto a 360 gradi in un ambiente informale ma elegante. Contatti: 081 7642563, Via Partenope 7, Napoli Instagram: https://www.instagram.com/luisegroup/ sito web: http://www.gruppoluise.it

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Napol e Dintorni

Maggio dei Monumenti 2019: per la prima volta nella storia, apre al pubblico la biblioteca del Museo Filangieri

Più di 10000 libri, edizioni rare ed antiche, introvabili acquarelli con ricami e ritratti della nobile famiglia napoletana: mai prima d’ora, la biblioteca del Museo Filangieri di Napoli aveva aperto al pubblico, in una mostra pronta a stupire tutti, coronamento di questo Maggio dei Monumenti 2019 “Il diritto alla Felicità di Filangieri e il ‘700 dei Lumi”: si intitola così la XXV edizione del Maggio dei Monumenti 2019, dedicata alla figura del carismatico Illuminista napoletano Gaetano Filangieri, le cui idee arrivarono ad ispirare in Benjamin Franklin uno dei pilastri fondamentali della Dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti d’America. Tale principio è l’esigenza del “diritto alla felicità” come diritto inalienabile di tutti gli uomini, inserito appunto nello storico documento americano. Figlio del Duca Principe di Arianiello Cesare, il filosofo Filangieri riteneva che uno Stato basato su leggi a favore della Libertà non potesse sfociare nell’abominevole Sistema Feudale, ma fosse destinato a prosperare grazie all’armonico equilibrio di tutte le sue componenti. Equilibrio che, secondo il Principe, costituisce il presupposto della felicità di ogni uomo e di ogni cittadino. Varie sono le forme di questa Libertà auspicata: Libertà Naturale, Personale, Economica, Civile e Politica. I ritratti, le lettere, i libri, edizioni originali in una mostra unica al Museo Filangieri di Napoli In occasione del Maggio dei Monumenti 2019, a cura dell’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli, da venerdì 10 maggio è aperta al pubblico l’antica biblioteca del Museo Filangieri, che espone per la prima volta nella storia, la preziosa corrispondenza tra il filosofo partenopeo ed il politico protagonista della Rivoluzione americana. Tra le lettere in esposizione, anche quella del 14 ottobre 1787 in cui Franklin dona una copia della Costituzione varata il 17 settembre di quell’anno e gli elogi di Melchiorre Delfico alla “Scienza della Legislazione”, opera più importante di Filangieri, apprezzata da personaggi illustri come Pietro Verri e Cesare Beccaria. Tale capolavoro restò incompiuto perché, dopo aver esercitato la carriera militare in Sicilia ed essere tornato a Napoli, Filangieri, nel 1788, colpito dalla tubercolosi, fu costretto a trasferirsi a Vico Equense con la famiglia. I visitatori potranno ammirare, tra i 10000 volumi, anche l’edizione originale della “Storia e dell’Arte e dei Mestieri di Napoli e Provincia” di Gaetano Filangieri junior fondatore del Museo, Guide antiche di Napoli, classici latini e greci, la “Description de l’Ègypte”, il fondo d’ambra con i libretti di opere degli antichi teatri napoletani, rari spartiti musicali e vari libri inglesi. L’apertura della biblioteca, evento culturale importantissimo, è stato celebrato lo scorso giovedì 9 maggio nella sala Agata del Museo con il concerto di MandGuit Classical Duo di Ivano Pagliuso – chitarra e Federico Maddaluno – mandolino, ed alcuni brani tratti dal carteggio tra Filangieri e Franklin, letti dall’attore Claudio di Palma. Un percorso museale che inizia dalla biblioteca del Principe e che include dipinti del tutto inediti, tra cui i due quadri di Grandi che ritraggono Riccardo de Sangro e Argentina Caracciolo, il ritratto di Humboldt, dodici rari acquarelli con ricami ed altre opere […]

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Culturalmente

San Biagio dei librai: una cultura tra passato e presente

San Biagio dei librai: un viaggio alla scoperta di questa strada così caratteristica a Napoli | Opinioni San Biagio dei librai è il nome con il quale si fa riferimento ad una delle strade più antiche di Napoli, meglio nota come Spaccanapoli, in quanto essa divide, essendo perfettamente lineare, la parte antica della città tra Nord e Sud. Via San Biagio dei librai è la parte centrale di un antico decumano inferiore (con tale termine si indica una delle tre antiche strade dell’impianto urbanistico, elaborato nel VI secolo a.C. e quindi collegato all’epoca greca, che costituisce il fulcro storico di Napoli), il quale deve il suo nome alla Corporazione dei Librai che lì nasceva; inoltre, uno dei più famosi librai appartenenti alla Corporazione fu il padre di Giambattista Vico, famoso filosofo e storico napoletano. Molto probabilmente, l’accezione San Biagio dei librai si collega anche alla presenza di una piccola chiesetta del XVII secolo dedicata appunto a San Biagio, ormai chiusa da tempo. San Biagio è il santo protettore della gola. Gli appassionati di libri non possono non visitare San Biagio dei librai. Gli stessi napoletani ammettono di visitare più volte, durante l’anno, la famosa strada, particolarmente amata soprattutto dagli studenti, per la presenza di bancarelle e di piccole ma caratteristiche librerie, con, esposti, libri di tutti i generi. Immergendosi tra scaffali colmi di libri (anche edizioni rare), si possono trovare e consultare tantissime librerie o le sedi di alcune tra le più importanti case editrici locali, la cui attività è amplificata dalla presenza di molte istituzioni formative superiori e universitarie. Poco distante, infatti, si trova la sede dell’Università Orientale di Napoli, la Facoltà di Architettura dell’ateneo Federico II, ma anche il Conservatorio di San Pietro a Majella, l’Accademia di Belle Arti e alcuni punti di riferimento dal notevole valore storico, come il Liceo Classico Genovesi, situato nell’antico Palazzo delle Congregazioni e all’interno del quale studiarono noti protagonisti della cultura del ‘900, come il filosofo Benedetto Croce, e il Convitto Nazionale Vittorio Emanuele II, il cui ingresso fronteggia una grande statua di Dante Alighieri, poeta, padre della lingua italiana, riprodotto da Tito Angelini; opera lì posizionata il 13 luglio 1871. Ovviamente, oltre che per i fattori di notevole rilievo culturale, San Biagio dei librai è famosa anche per un altro motivo, di natura filosofica: in un palazzo al numero 112 di Via San Biagio dei librai nacque Giambattista Vico.  Visitando la zona, si può infatti notare che, proprio in corrispondenza della stanza dove Vico, mente illustre di Napoli, trascorse infanzia e adolescenza, c’è una targa che recita: “In questa camerata nacque il XXIII giugno MDCLXVIII Giambattista Vico. Qui dimorò fino ai diciassette anni e nella sottoposta piccola bottega del padre libraio usò passare le notti nello studio. Vigilia giovanile della sua opera sublime. La città di Napoli pose”. Devozione a San Biagio, cultura e religione La devozione a San Biagio si amplificò soprattutto grazie alle monache armene, che arrivarono a Napoli durante la guerra iconoclasta, ossia contro le immagini, portando le reliquie del […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Wine&Thecity 2019 a Napoli: la luna sarà protagonista

Presentata alla stampa venerdì scorso 3 maggio al Museo PAN – Palazzo delle Arti di Napoli, in via dei Mille, l’edizione 2019 di Wine&Thecity: dieci giorni ricchi di appuntamenti dedicati alla scoperta di luoghi poco conosciuti, all’insegna dell’“ebbrezza creativa”. Dal 9 al 18 maggio 2019, la rassegna napoletana “Wine&Thecity” torna con la sua dodicesima edizione per celebrare la creatività urbana e il buon vino: una serie di eventi sparsi per tutta la città, dove il vino incontrerà l’arte, la poesia, la letteratura, e che avranno come filo conduttore la luna, da sempre ispirazione per poeti, scrittori, filosofi, simbolo della femminilità e del desiderio di scoperta. La scelta del tema non è assolutamente casuale: proprio quest’anno, infatti, ricorrono i 50 anni dallo storico sbarco sulla luna della missione Apollo11, senza dimenticare che il satellite della Terra rappresenta anche l’eterna bussola che orienta la produzione del vino. Un calendario denso di incontri pensato per offrire esperienze diverse in ogni momento della giornata: non a caso, lo slogan scelto per questa edizione di Wine&Thecity è “Non è mai sempre la stessa”, in riferimento alla luna ma anche all’evento che ha la capacità di innovarsi ad ogni edizione. Wine&Thecity 2019, gli appuntamenti da non perdere Inaugurerà la manifestazione, il 9 maggio, la video installazione site specific “Across the Moon”dell’artista Alessandra Franco in Piazza dei Martiri, aperta al pubblico ed esclusiva di Wine&Thecity; si proseguirà poi, il 10 maggio, con il reading di poesie di Franco Arminio; il trekking dell’11 maggio nell’Antica Vigna di San Martino in cui si potrà osservare la luna al telescopio con l’astrofisico Gianluca Masi; la prima mostra personale dello smart-artist Lys, Apocalyptic Moon, il 17 maggio presso Nabi design, per concludere con la luna piena di sabato 18 maggio nella baia di Posillipo, al famoso Bagno Sirena, con una serata di teatro, danza, musica e vini. Da segnare sull’agenda la serata del 14 maggio all’Osservatorio Inaf di Capodimonte, edificio monumentale di epoca borbonica ed istituto di ricerca scientifica, in cui saranno protagonisti la scienza ed i vini, e l’appuntamento del 18 mattina al Teatro San Carlo con Opera Wine Lab, progetto che unisce la musica dell’opera con la cultura del vino attraverso esperienze sensoriali che coinvolgono udito, olfatto e gusto. A Palazzo Petrucci a Posillipo, il 15 maggio, si svolgerà invece la jam session di pizza: la migliore pizza contemporanea in tutte le sue varianti, con tre fuoriclasse, Marzia Buzzanca, Ciro Salvo e Luca Pezzetta. Tra le tante cantine vinicole presenti a questa XII edizione di Wine&Thecity, sicuramente da citare l’Istituto Trentodoc, che porta a Napoli sette annate e riserve introvabili delle bollicine di montagna in una memorabile degustazione allo storico Caffè Gambrinus il 9 maggio. Non potevano mancare le performance degli chef e dei pizzaioli più famosi, come Gennaro Esposito Due Stelle Michelin, Luigi Salomone Una Stella Michelin e Lino Scarallo Una Stella Michelin; i pizzaioli Ciro Oliva, Ciro Salvo e Gino Sorbillo e, per la prima volta, Marzia Buzzanca dall’Aquila e Luca Pezzetta da Roma. Importante novità di […]

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Food

Cuori di sfogliatella: nasce La Fritta in casa Ferrieri

Brevettata da Cuori di sfogliatella, che ha fatto del dolce tradizionale napoletano la sua bandiera, è stata presentata martedì 30 aprile La Fritta, la sfogliatella immersa nell’olio bollente davanti agli occhi increduli dei curiosi passanti. Ogni giorno nei laboratori di Corso Novara e Piazza Garibaldi prendono forma centinaia di sfogliatelle, da quelle classiche a quelle più originali. L’abbiamo vista in tutte le salse, dalla riccia alla frolla, da quella salata ripiena di vari gusti ripiena dei più svariati condimenti al “Konosfoglia”, dalla “Vesuviella” alla “Borbonica” ricoperte di cascate di cioccolato. Dopo le sfogliatelle vegane e senza glutine e dopo aver battuto il record con una sfogliatella dal peso di 75 Kg, Cuori di sfogliatella presenta La Fritta, una sfogliatella in una versione golosissima e mai presentata prima, non più cotta al forno, ma fritta. La Fritta, da mangiare calda, conserva tutti gli ingredienti tipici della sfogliatella: ricotta, scorzette di arancia candita, semola e vaniglia racchiuse in uno scrigno di pasta croccante e fragrante. Cuori di sfogliatella, una storia di successi La storia di Cuori di sfogliatella ha inizio nel 1987, quando Antonio Ferrieri apre la pasticceria a Corso Novara, nei pressi della stazione di Piazza Garibaldi. Il brand della pasticceria è da anni all’avanguardia nel brevettare nuovi prodotti che consentono di valorizzare e allo stesso tempo evolvere la tradizione dolciaria napoletana. Un fiume di successi, sperimentazioni, innovazioni, hanno strappato il monopolio della sfogliatella alle suore del Monastero di Santa Rosa nel ‘600 e poi a Pasquale Pintauro, ancora oggi una delle pasticcerie napoletane più note. Ma Antonio Ferrieri è un vulcano di ambizioni e anche oggi ha compiuto la sua missione, frutto instancabile di una ricerca che da trent’anni innova il più tradizionale dei dolci partenopei, e interviene non sulla farcitura, ma sulla cottura. “È vero, tutto è buono se è fritto – sostiene Antonio Ferrieri, fondatore dei Cuori di sfogliatella – ma la messa a punto di questa sfogliatella è stata lunga e difficile. I nostri pasticcieri hanno lavorato a lungo per perfezionare questa ricetta tradizionale e adattarla alla frittura”. Infatti, raccogliendo la testimonianza del pasticciere che sta friggendo le sfogliatelle, ci viene spiegato che la tradizionale sfogliatella al contatto con l’olio bollente si apriva e hanno dovuto studiare delle soluzioni alternative per compattare la sfoglia, modificandola nella forma e negli ingredienti. Bella e buona, commentiamo soddisfatti, e auguriamo ad Antonio Ferrieri e al suo staff di sfornare, o anche friggere, ancora tante idee e deliziarci con altrettante sfogliatelle. Fonte immagine: https://www.facebook.com/cuoridisfogliatella/photos/p.1904589892979570/1904589892979570/?type=1&theater

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Teatro

Daniele Fabbri alla Stand Up Comedy di Napoli: uno show senza freni

“Se siete cattolici, ditemelo subito”. Inizia con questo “avvertimento” lo show di Daniele Fabbri al Kestè di Napoli. Il comedian romano si è esibito col suo spettacolo “Nuovi Monologhi“, davanti ad un pubblico gremito e divertito. Daniele Fabbri, infatti, fonda la sua comicità sulla natura dell’essere ateo e sulla convinzione di questa scelta. Lo show di circa un’ora ha fatto satira sulle ideologie più strane della cultura italiana e sull’attaccamento alla religione del nostro popolo. Lo show di Fabbri tra lezioni di imprecazioni e sessualità Diretto e schietto, Fabbri non si perde in mezzi termini e parla apertamente al pubblico. Da ateo convinto, crede fermamente che la società in cui viviamo dedichi più tempo ai ragionamenti sulle cose astratte che su quelle concrete. “Chiedere a qualcuno cosa ne pensa del sesso prima del matrimonio è come domandare a un soldato se immagina di poter mangiare la pizza margherita durante la leva. Una domanda che nessuno si pone perché non ha senso farsela”. Siamo un popolo di “frustrati dalla religione” che si attacca ai principi morali e comprende poco quelli sensoriali. Daniele esprime pensieri e considerazioni sulla possibilità di cambiare la mentalità degli italiani, per uscire da una situazione di “blocco emotivo” che non ci permette di sentirci liberi di vivere. “Perché ci sono ancora così tanti pregiudizi sulla masturbazione? Le donne si sono evolute, sì. E quindi l’unica cosa che possiamo concedergli è aiutarle a vivere meglio la loro sessualità. Questo dovrebbe essere il compito degli uomini”. Con un accento marcatamente romanesco, Fabbri prova costantemente ad imbarazzare il pubblico, per liberarlo dai pregiudizi che ruotano attorno agli argomenti da lui trattati. La religione è però il tema che sta più a cuore al comico romano. La pedofilia nella Chiesa, l’attaccamento alla credenze, il desiderio di ritrovare nell’Aldilà i propri cari, l’incapacità di riconoscere i meriti delle persone e non quelli di Dio e tutte le altre “catene astratte” alle quali gli italiani sono legati, affollano la mente di Daniele. “Sono un fan dei Papa, deve ammetterlo. Il loro compito è solo quello di dire una cosa carina davanti alla quale il popola esulta, ma ai Papi in realtà non importa di nulla”.   Un popolo pieno di stereotipi non ancora pronto a volare “Sapete che sono stato ‘bannato’ da Facebook e dalla Polonia? Perché? Perché ho oltraggiato una statua di Papa Giovanni Paolo II in Polonia”. Fabbri dichiara di sentirsi molto solo nella sua vita di ateo in Italia. Perché nel nostro paese essere ateo non è facile. E non è nemmeno semplice parlare di questo argomento con chi condivide le stesse idee sulla religione e, soprattutto, con chi le coltiva in modo diverso. Gli argomenti di Daniele Fabbri non sono pensati per tentare di convertire il suo pubblico, sono messi in scena per rompere i muri e le barriere dell’imbarazzo che ruotano attorno ai pregiudizi insiti in ognuno di noi. In uno Stato fortemente cattolico come l’Italia, sembra quasi impossibile dichiararsi ateo ad alta voce. Il rispetto per la religione, […]

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Libri

Pietro Treccagnoli e il suo nuovo libro: Salva con nome

Presentato il 10 aprile a laFeltrinelli di Piazza dei Martiri a Napoli, Salva con nome è il nuovo libro di Pietro Treccagnoli Con lo scrittore e giornalista Pietro Traccagnoli si inaugura una nuova collana della Alessandro Polidoro Editore. I MiniPerkins sono piccoli gioielli, come i racconti meravigliosi contenuti in Salva con nome. In copertina, oltre alle inconfondibili bande nere, identità grafica forte della casa editrice napoletana, uno sfondo azzurro Napoli su cui si staglia un castello fiammante, simbolo della focosa napoletanità condensata in questo piccolo ma profondo volume. Pietro Treccagnoli non credeva avrebbe pubblicato il materiale grezzo poi confluito in Salva con nome. I racconti qui raccolti sono per lui come le carte d’autore che si ritrovano postume in bauli impolverati o nelle cartelle virtuali sul desktop. Sono testi sparsi, frammenti di un’esperienza letteraria inediti o precedentemente impressi sui fogli de Il Mattino, giornale che lo ha visto attivo protagonista per circa un quarantennio. Il senso del postumo. Fabrizio Coscia, critico letterario e lettore di Pietro Treccagnoli, coglie un senso profondo nella disomogeneità di questa raccolta in frammenti, un grumo di verità. Salva con nome è un libro personale, intimo, più che per i riferimenti biografici, per il manifesto della sua concezione della scrittura. Salvare con nome è il suo gesto principale: associato ai file del computer, corrisponde più profondamente al nominare le cose e le persone. Dare un nome comporta un’evocazione, una materializzazione, e così un fissaggio nella memoria di ciò che si indica con il verbo. Tramite la soluzione dell’autofiction, gioco letterario e verità biografica godono di vita attiva nei racconti di Pietro Treccagnoli. Un romanzo familiare mai scritto ma snocciolato nei frammenti di Salva con nome, fino alla consapevolezza della necessaria vecchiaia. Una consapevolezza improvvisa, che si connette ancora al desiderio di imprimersi nella memoria di chi verrà. Il percorso di questa coscienza al tramonto si apre con un racconto sulla figura materna, intrecciata alla storia della sua lingua madre, il napoletano, e ai racconti così trasmessi, nel pieno gusto dell’oralità. La madre è associata all’elemento nutritivo e al racconto, binomio essenziale e programmatico della vicenda letteraria di Pietro Treccagnoli. Salva con nome si chiude nel nome del padre, associato questa volta al silenzio, al raccoglimento, e all’amnesia. Insieme alle figure dei genitori, le dramatis personae della famiglia Treccagnoli, gli zii e il nonno. La storia personale è però intrecciata inesorabilmente a quella di Napoli, che sia quella di un mistico atavismo o la città novecentesca ai tempi della guerra. In questa cornice si muovono gli avi contadini, personaggi del mondo fatato della sua infanzia. L’oralità, tradotta in racconto, consente il recupero del tempo perduto, di un mondo scomparso che proustianamente diventa un tempo infine ritrovato per il tramite della memoria. Raccontare per Pietro Treccagnoli Salva con nome è una resa dei conti con i fantasmi del passato. L’immediatezza della forma breve di Pietro Treccagnoli consente incontri prima d’ora impossibili, a partire da quello con il padre. Proprio dall’assenza, dalla morte, attinge la sua autorità. Ripercorre il […]

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Eventi/Mostre/Convegni

A Palazzo Pennese di Portici si festeggia Ottocento Napoletano

In occasione della sua riapertura, Ottocento Napoletano di Portici festeggia tra storia e buona musica nello splendido Palazzo Pennese Il 5 aprile è un giorno memorabile per Ottocento Napoletano. Cuore di un progetto nato nel 2011, lo storico Palazzo Pennese di Portici, piccola e accogliente cittadina in provincia di Napoli, è stato rivitalizzato sotto la guida dell’amministratore Stefano Silvestro con un’apertura all’insegna della novità. Nessuna melodia di apertura migliore che il sottofondo dell’Ave Maria di Franz Schubert, intonata dal canto lirico, con accompagnamento di clavicembalo e del violino del Maestro Antonio Mazza nella storica cappella del Palazzo Pennese. La musica è infatti una delle componenti della storia di Ottocento Napoletano. Nella cappella del Palazzo di Portici, infatti, ha sede l’Orchestra della “Compagnia degli Artisti”. Quello della cappella, solo uno degli ambienti dell’imponente Palazzo sito in una delle strade principali di Portici. Visitando i suoi interni si resterà sorpresi dagli spazi adibiti all’accoglienza tanto per la ristorazione quanto per il pernottamento. Due sale congresso, rispettivamente di 200 e 70 posti, eventualmente fruibili dalle scolaresche per convegni e proiezioni. Sale di intrattenimento e da pranzo, con eleganti decorazioni floreali e ambienti adibiti a cene spettacolo, come l’imponente sala ovale, esempio di sublimità e compostezza. Senza dimenticare la Terrazza, da sempre luogo di ritrovo dei porticesi, con il suo Lounge Bar ed eventi esclusivi. Infine, il piano del laboratorio e delle classi. Ottocento Napoletano rifugge nella sua poliedrica natura da ogni categorizzazione. Il progetto ha la sua matrice primaria nel supporto nel sociale, tema di estrema importanza per uno dei principali fondatori, venuto a mancare recentemente: Monsignor Carlo Pinto. A farsi portavoce del suo ideale, una storica colonna portante, l’avvocato Riccardo Russo. La Fondazione Istituto Pennese nasce da un sogno di resistenza. L’Ottocento Napoletano Accademia è la scuola di enogastronomia che ha preso corpo da questi ideali. L’avvocato Russo nel pieno della commozione parla di un connubio di formazione e bellezza, di un’alternativa al degrado malavitoso, una possibilità che i giovani devono conoscere. Da quest’anno partono così nuovi corsi di pasticceria, gastronomia, pizzeria, panificazione. Il tutto al Palazzo Pennese, fornito degli strumenti adatti a una formazione completa. Imperativo categorico, la trasparenza. Gli ingranaggi di questo sofisticato meccanismo continuano a girare grazie all’iniziativa privata. Obiettivo, cercare di dare alle istituzioni pubbliche un esempio di isola felice e possibile anche su un territorio che conosce bene il male della Camorra. Il sindaco Vincenzo Cuomo ha tagliato il nastro sulle note della fisarmonica del Maestro Sasà Piedepalumbo. Il primo cittadino definisce l’Istituto Pennese un «ente morale», un luogo di formazione e accoglienza. Da questa sinergia prosegue infatti l’attività dei volontari della Mensa del Buon Samaritano per contrastare la povertà che tocca in maniera ravvicinata Portici e i comuni limitrofi di San Giorgio a Cremano, Ercolano e Torre del Greco. Un’iniziativa che riempie il cuore, nella speranza che ci siano altre strade possibili da tracciare per il futuro. L’anima della Portici ridente aleggia nella struttura del Palazzo Pennese, allargata e aperta al pubblico in tutti i suoi […]

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Culturalmente

La Madonna dell’Arco: le bestemmie, i miracoli e il culto

Madonna dell’Arco, la storia di un culto Tra i diversi nomi con cui ci si riferisce alla Madonna dell’Arco, soprattutto tra cittadini locali, figura quello di Pupata (in napoletano, aggettivo che generalmente indica una “bella fanciulla” o meglio “figliola”). Il motivo di questo nome della Madonna dell’Arco, che in un certo senso sembra coniugare quel sentore di religiosità popolare misto di elemento sacro ed elemento profano, risiede nell’immagine stessa, il cui volto è raffigurato con fattezze vaghe e leggiadre. Si può notare, però, una macchia scura, quasi un livido sulla gota sinistra, che deturpa l’angelico viso della Santa Mamma; e quel livido è alla base dell’adorazione e della nascita del culto della Madonna dell’Arco. La Madonna dell’Arco: le bestemmie, i miracoli e il culto Il nome della Madonna dell’Arco può ascriversi al luogo in cui l’effige raffigurante la Madonna col Bambino era posta: essa si trovava presso un’area in cui sorgeva uno degli acquedotti di epoca romana, a quel tempo costruiti all’aria aperta e sorretti da ampi archi. Orbene, si narra che il Lunedì dell’Angelo dell’Annus Domini 1450, in uno scatto d’ira, un giovane, bestemmiando per aver perduto al gioco della pallamaglio, scagliò la sua pallina contro la Vergine. La sorpresa e lo sgomento furono tali nel constatare il sanguinamento dell’effige nel punto in cui era stata colpita. La notizia volò fino alle autorità religiose e amministrative, che condannarono il bestemmiatore a morte per impiccagione vicino l’edicola votiva. Il pendente scarnificò e decompose nell’arco di una sola giornata. Numerosi, ancora oggi, sono i miracoli di tal genere legati alla immagine della Madonna, che in disparati luoghi del mondo la si vede sanguinare per via dei peccati dell’uomo o per presagio di eventi infausti. È però più precisa la leggenda della Madonna dell’Arco legata ad Aurelia Del Prete.  Da Sant’Anastasìa (di cui Madonna dell’Arco è la frazione maggiore) ella si recò col marito presso l’edicola il Lunedì in Albis del 1589 per tributarle un ex voto per l’avvenuta guarigione degli occhi del consorte. Portava inoltre con sé un maialino, che, nel trambusto di fedeli, dovette sfuggirle di mano. Nel parapiglia che venne a crearsi ella bestemmiava e, sfuggitole il suino, in preda all’ira, calpestò l’ex voto che quelli recavano. A distanza di un anno, Aurelia Del Prete fu colpita da una malattia ai piedi, che nell’arco di poco tempo provocò la loro separazione, allontanandosi dalla legittima proprietaria. La donna morì, ma i suoi piedi possono ancora oggi vedersi nel santuario che fu di lì a poco innalzato, e che fungono da monito ai bestemmiatori contemporanei. La fama del prodigio si diffuse anche al di fuori del Regno di Napoli, e di certo in un primo momento la fede verso la Madonna dell’Arco dovette procedere incontaminata dai tentativi ecclesiastici di propagandare il culto, come testimoniano diversi resoconti dei miracoli, realizzati in anni di molto successivi, in cui non si fa alcun riferimento alle forme devozionali (Il Sacro Campidoglio del Rossella, 1653; L’Arco Celeste di Ayrola, 1688; Lo Zodiaco di Maria di Montorio, […]

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