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Eroica Fenice

La Tag: Napoli contiene 109 articoli

Attualità

Basta con la morale ridicola del buon esempio: la morte di Maradona l’ha dimostrato

Smettiamola con la morale retrograda e buonista del “buon esempio”. Perché abbiamo questo bisogno spasmodico di cercare exempla in qualsiasi cosa? La morte di Diego Armando Maradona lo dimostra chiaramente Il copione è sempre lo stesso, praticamente immutato. Ogni volta che un personaggio più o meno famoso esala l’ultimo respiro, inizia sempre lo stesso valzer, puntuale come un orologio svizzero. Il valzer del “Era un grande artista/ un grande sportivo/ un grande scrittore ma…”, seguito poi da una sequela di giudizi finalizzati a effettuare la vivisezione della vita privata dei suddetti personaggi. Perché la folla è un animale strano, intrisa di ferinità e fame, che non ci mette nulla a creare un altare su misura per i propri idoli, e quell’altare lo ricopre d’oro, argento e diamanti. Al tempo stesso, la folla pretende che i suoi idoli siano perfetti, immacolati e capaci di riproporre, anche nella propria sfera intima, quegli stessi ideali di perfezione aurea presenti nell’arte da loro plasmata. La morte di Diego Armando Maradona, leggenda indiscussa del calcio, ha scoperchiato questo meccanismo. Non sono mancati pareri e Twitter autorevoli, che ci hanno tenuto a sottolineare quanto El Pibe De Oro fosse stato sì un grandissimo calciatore, ma anche quanti chiaroscuri avesse avuto in vita, quante storture e quanti vizi non proprio da “mito”. E questi chiaroscuri sono stati incarnati, per inciso, dalla dipendenza dalla cocaina, dai problemi con la giustizia, magagne con figli e compagne. Qualsiasi mito, edificato in maniera più o meno consapevole, non dovrebbe mai essere idealizzato. Maradona era un uomo fatto di carne e di sangue, ed è stato capace di ispirare, con la sua parabola di vita, anche chi di chi calcio non capiva nulla e non sapeva nemmeno che forma avesse una palla. Maradona è stato il perfetto prototipo dello scugnizzo: partito dal nulla, dai campi di calcio polverosi del Sudamerica, è riuscito a incorporare nella sua vita tutti gli elementi tipici di un romanzo di formazione, di cui non è stato per niente il protagonista perfetto o l’eroe ideale. Il Bildungsroman di cui si è reso protagonista, non ha pennellate oniriche o fatate: si tratta di sudore, miseria e povertà, che poi sono state convertite in mito da un talento unico, straordinario e quasi demoniaco, a dimostrazione del fatto che il talento, quando sceglie di baciarti, non ti guarda in faccia, non guarda da dove vieni. Maradona, quando è morto, ha compiuto un miracolo degno di San Gennaro: è riuscito a far commuovere e piangere uomini di cinquanta, sessanta, sessant’anni, che magari non piangevano mai, uomini granitici che non erano riusciti a piangere nemmeno alla morte dei propri parenti; è riuscito a far disperare persone che il calcio nemmeno lo seguivano. Perché è stato possibile tutto questo? Perché Maradona non si è mai, mai, proposto come un esempio da seguire. Ogni mito è potente proprio perché proiettiamo, nelle sue fitte intelaiature, qualcosa di noi. Un pallone non è solo un pallone, così come una penna non è solo una penna e un pennello non è solo […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Alessandro Mendini: piccole fantasie quotidiane al Madre

Alessandro Mendini: piccole fantasie quotidiane dal 31 ottobre all’1 febbraio in mostra al Madre. Gli ambienti del Madre, Museo d’Arte Contemporanea Donnaregina, ospitano oggi le opere di Alessandro Mendini, architetto e designer. Napoli omaggia una delle voci più autorevoli del panorama artistico internazionale con la prima esposizione in un museo pubblico italiano dalla sua scomparsa nel 18 febbraio 2019. Un momento decisivo questo per Napoli, città amata da Mendini, e per il museo stesso, per la prima volta luogo espositivo di una mostra dedicata al design, a cura di Gianluca Riccio e Arianna Rosica. L’opera di Alessandro Mendini ha rappresentato fin dagli esordi negli anni ’70 un momento di espressione ideologica dalla funzione sociale (e non solo culturale) vivacemente controcorrente. Il concetto di design per Mendini esce dai severi ranghi imposti dalla logica positivista. Le radici del suo lavoro affondano nella critica al funzionalismo, al quale viene contrapposta la creazione di oggetti disfunzionali. Il manufatto diventa opera d’arte, in quanto luogo possibile in cui vivere un’esperienza straniante. Il design esce dagli spazi chiusi convenzionalmente immaginabili, aprendosi alla dimensione naturale e, ancora, a quella interiore di chi crea e di chi “utilizza”. La performatività degli oggetti è infatti data non solo dalla tridimensionalità che li rende inevitabilmente presenze attive, ma anche dalla richiesta fatta allo spettatore di prendere parte al processo di evenemenzialità dell’opera. Quest’ultima esiste in quanto prodotto (e spesso prodotto collettivo), ma anche in quanto oggetto di fruizione attiva. Alessandro Mendini era, e continua ad essere grazie alle opere oggi esposte al Madre, un animatore culturale e un artista a tutto tondo. La sperimentazione attraverso il corpo diventa momento necessario per la creazione, nonché oggetto di studio cardine insieme allo spazio e al rapporto tra gli elementi presenti in esso. Uno dei luoghi ideali di lavoro è stato per lui il suolo napoletano. Mendini ha collaborato con il progetto Metro Art nella realizzazione delle stazioni di Materdei e Salvator Rosa, e si è occupato del rifacimento della Villa Comunale. Il museo Madre attraverso il suo ultimo progetto espositivo intende ricalcare un legame emotivo forte, che è stato in grado di decorrere l’intera esperienza dell’artista milanese. Napoli velatamente compare in ogni tappa di Mendini: dal primo periodo di Radical design, a quello di Alchimia Futurismo, quando la ripresa di colori dalla solarità mediterranea dimostra la persistenza della suggestione data dalla frequentazione del territorio partenopeo. Alessandro Mendini ha vissuto la creazione come un momento ludico di sperimentazione continua di materiali, dalle stoffe all’oro, con il recupero della dimensione artigianale che il design di fine Novecento aveva sacrificato a favore di un piano funzionalista. Il Madre celebra un artista completo, grazie all’esposizione di alcuni disegni fino a oggi mai presentati al pubblico. Tra le opere principali dell’esposizione, il Mobile infinito: apparente pezzo da mobilio dalla forma bizzarra, il tavolino ospitato oggi negli ambienti museali del Madre rappresentava un punto di ritrovo per artisti diversi. Un aneddoto della vita di Mendini vuole infatti che l’artista avesse deciso di far recapitare questo oggetto-progetto nei […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Il tempo del vino e delle rose presenta Gianni Rodari a colazione e a merenda

A Il tempo del vino e delle rose a Napoli, appuntamento da non perdere col grande Gianni Rodari, scrittore, pedagogista, poeta, giornalista e partigiano, autore di tante opere letterarie destinate ai bambini. Durerà tutto il weekend, a partire da domani 23 ottobre e fino a domenica 25, l’evento “Gianni Rodari a colazione e a merenda” organizzato dal caffè e bistrot letterario “Il tempo del vino e delle rose” di Piazza Dante, nel cuore di Napoli. Il locale, nato dall’amore della proprietaria Rosanna Bazzano per la cultura, è diventato in pochi mesi il Caffè letterario più ricercato della città, con tantissimi eventi di grande rilievo. Il nome del bistrot è tratto dai versi del poeta, matematico, filosofo e astronomo persiano Omar Khayyam: “Bevete il vino, questa è la vita eterna, questo è ciò che vi darà la giovinezza. Questo è il tempo del vino, delle rose e degli amici ubriachi. Siate felici di questo momento. Questo momento è la vostra vita “. Il credo su cui si basa il lavoro di tutto lo staff è non usare la cultura per fare business, ma fare business per poter fare cultura. E proprio dalla voglia di valorizzare lo sterminato patrimonio letterario mondiale, nascono le iniziative di questo importante punto di riferimento per una città come Napoli, così ricca dal punto di vista culturale. Vediamo quindi in cosa consiste l’appuntamento di questo weekend con uno dei personaggi più amati della letteratura italiana. Un buongiorno con le filastrocche del grande autore italiano In un periodo complesso come questo, dove le restrizioni dovute all’emergenza sanitaria hanno inevitabilmente inciso sulla socialità, è importantissimo sforzarsi di far sì che non spariscano le occasioni di scambio e dibattito culturale: ne è fermamente convinta la proprietaria e organizzatrice dell’evento, Rosanna Bazzano. “Gianni Rodari colazione ea merenda” è dedicato ai 100 anni dalla nascita del grande autore: da domani 23 ottobre e per tutto il weekend a “Il tempo del vino e delle rose”, accanto alla classica colazione composta da cappuccino e pane tostato con burro e marmellata, sarà possibile avere in regalo una poesia dello scrittore. Inoltre, si potranno acquistare i libri di Rodari col 10% di sconto. A sua volta autrice di filastrocche per l’infanzia, Rosanna Bazzano, poetessa vincitrice di molti premi letterari, ha scritto tre libri per bambini: Il “Mangiarime”, ricco di illustrazioni, che vuole avvicinare i più piccoli alla cucina e al cibo sano facendoli divertire con l’aiuto musicale del ritmo della filastrocca in ottava rima a rima baciata; il “Nuovo Mangiarime”, che con parole e ricette propone il cibo come un universo da esplorare; la favola poetica “Gelsomina e il pupazzo di neve”. Tantissimi gli incontri letterari svoltisi al locale di Piazza Dante, con autori italiani e stranieri di prestigio mondiale, tra cui: il grande poeta italiano Maurizio Cucchi; il poeta, scrittore e traduttore dei maggiori poeti inglesi Silvio Raffo; Victor Nunez, poeta cubano docente universitario di letteratura ispano americana in Florida; Luigi Fontanella, poeta e scrittore docente ad Harvard. Rosanna Bazzano e il suo staff […]

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Teatro

TRAM: riparte la stagione teatrale. Intervista a Mirko Di Martino

Che periodo complicato, per il teatro: la pandemia di Covid-19 rende decisamente più difficile la fruizione degli spettacoli dal vivo. A causa del lockdown degli scorsi marzo ed aprile, moltissimi cartelloni teatrali sono saltati e mai più recuperati: un danno incalcolabile per il mondo delle perfomance, che coinvolge non soltanto le persone che vediamo sul palco ma tantissime altre categorie del mondo dello spettacolo che spesso sono state lasciate senza tutela alcuna. Già durante l’estate abbiamo visto timidamente qualche rassegna ricominciare, sfruttando gli spazi all’aperto: con l’avvento dell’autunno, quest’anno un insolito autunno precoce e freddo, si ripropone il “problema” degli spazi chiusi. In un mondo prima della pandemia di Covid-19, il teatro era un luogo sicuro in cui vivere qualche ora catapultati in un altro mondo, anzi, spesso facendo amicizia con i vicini di posto, raccogliendo uno spirito corale. Innegabile la battuta d’arresto alla socialità del teatro che la pandemia ha scatenato. Al TRAM di Napoli riparte nelle prossime settimane la programmazione teatrale, sotto la direzione di Mirko Di Martino, nostra vecchia conoscenza. Lo abbiamo intervistato, per cercare di capire meglio come sarà strutturata la rassegna e contenutisticamente cosa aspettarci in un periodo così delicato per tutti noi.   Ciao Mirko! Siamo molto felici di ritrovarti. Come hai passato il periodo del lockdown ed il successivo periodo “scarno” di eventi (anche se per te non è stato così?) Sono molto felice anch’io di ritrovare gli amici di Eroica Fenice: è un altro segno che le cose stanno lentamente tornando alla normalità. Io ho approfittato del lockdown per portare avanti la scrittura di un nuovo testo e sistemare un po’ di progetti arretrati, ma non è stato facile. Nonostante il tanto tempo a disposizione, la qualità del tempo non era l’ideale per essere produttivi. L’incertezza sul futuro pesava come un macigno e la clausura forzata ci rendeva tutti ansiosi e deconcentrati. In quel periodo, con il TRAM abbiamo sperimentato percorsi alternativi, in particolare abbiamo lavorato con i podcast, su cui eravamo all’opera già da un po’. Abbiamo proposto letture di classici napoletani e un progetto inedito della Compagnia Under30 del TRAM, “I dieci peccati capitali”, che ha avuto molto successo. Poi, un po’ alla volta, siamo ripartiti: a maggio abbiamo partecipato al progetto in streaming del Maggio dei Monumenti dedicato a Giordano Bruno, ad agosto abbiamo presentato la settima edizione di Classico Contemporaneo nel cortile di San Domenico Maggiore a Napoli, che ha avuto molto successo, e a settembre abbiamo recuperato i laboratori di teatro che avevamo sospeso durante il lockdown. Le tue rassegne sono spesso intime, il TRAM ne è la prova: un teatro “sotterraneo” in un portone di Napoli, dove meno te l’aspetti. Come si concilierà la necessità delle norme anti-Covid con questa forma di arte? Le misure per garantire la sicurezza del pubblico vengono al primo posto per noi. Purtroppo, questo significa rinunciare a più della metà dei posti disponibili. Da settanta posti passeremo a trenta. È evidente che un teatro che si basa quasi esclusivamente sullo sbigliettamento […]

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Culturalmente

Nasce LICET, l’associazione delle scuole di italiano per stranieri

La pandemia di Coronavirus ha cambiato i nostri modi di interagire, di viaggiare, di apprendere. Tutto si è rallentato e modificato in attesa di un vaccino o di una cura definitiva. Tra i tanti settori colpiti, c’è da ricordare quello dell’istruzione: certo, i supporti informatici hanno mitigato le carenze, ma è venuta meno tutta la parte che riguarda l’incontro ed il confronto con “l’altra persona”, tassello fondamentale ed insostituibile della didattica. Abbiamo intervistato Rita Raimondo, che ringraziamo per la disponibilità, riguardo i progetti di LICET di questo presente e di un prossimo futuro. Ciao, Rita! Ti conosciamo già in qualità di direttrice di NaClips, che è il tuo progetto “originale”. Come nasce? NaCLIPS è una scuola di Lingua Italiana per Stranieri a Napoli. Nasce nel gennaio del 2018 grazie a una collaborazione tra me e il mio amico e collega Mario De Simone. Dopo esserci formati in questo settore, abbiamo deciso di creare la nostra scuola applicando i metodi di insegnamento che riteniamo più efficaci creando un ambiente familiare, informale e culturalmente attivo. Dopo quasi 3 anni possiamo dire di esserci riusciti. Qual è la tipologia di persona che solitamente usufruisce dei corsi di italiano? La nostra scuola accoglie studenti di ogni tipo. Ci sono studenti e professori universitari che vengono qui a Napoli per un semestre o un intero anno; professionisti che si trasferiscono in città per motivi di lavoro; stranieri che hanno sposato un italiano e hanno necessità di migliorare la lingua. Ci sono anche persone che abbinano la vacanza allo studio – moltissimi, in verità – che vengono qui per conoscere la bellezza del posto e della nostra lingua. Le motivazioni per studiare l’Italiano sono veramente tante. Ognuno viene qui e ci porta la sua storia. E noi gli offriamo in cambio la nostra lingua e la nostra cultura A NaClips, durante la quarantena a causa della pandemia di Covid19, si aggiunge il progetto LICET, che mi sembra essere una associazione che si propone di raccogliere scuole di italiano per stranieri. Ci parli della sua nascita e di cosa sta facendo ora? LICET è stata la nota positiva di questa quarantena. La voglia di confrontarsi con altre scuole del nostro settore era tanta e così, grazie a Roberto Tartaglione – che è oggi il presidente di LICET – più di 40 scuole di italiano per stranieri si sono incontrare su Zoom un pomeriggio di non molte settimane fa. Siamo tutti sulla stessa barca, questa era la questione principale. Nessuno sapeva come reagire alle misure restrittive imposte dal governo che continua ad associarci a tutte le altre scuole di ogni ordine e grado. Ma noi non siamo scuole normali. Noi accogliamo ogni anno migliaia di persone che vengono qui per conoscere il nostro territorio. Oltre alle lezioni in aula facciamo numerose attività culturali. I nostri studenti diventano ambasciatori della cultura italiana all’estero, non abbiamo molto da condividere con le scuole “normali”. Quindi, uno degli obiettivi di LICET è proprio quello di farsi sentire e di stabilire un dialogo […]

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Food

SfogliateLab di Vincenzo Ferrieri presenta il nuovo aperitivo a piazza Dante

SfogliateLab, il noto brand di bar-pasticceria di Vincenzo Ferrieri con sede storica a piazza Garibaldi, apre un secondo punto vendita a piazza Dante, 80, il primo luglio, a vent’anni dall’apertura della prima sede: un’apertura che è anche rinascita, un buon auspicio per lasciarsi alle spalle un periodo terribile: è al padre Salvatore, guarito dal Coronavirus, che il figlio Vincenzo dedica quest’apertura, un nuovo inizio denso di speranze e preludio di un successo garantito dalla fama della brand, ormai baluardo della tradizione pasticciera napoletana da tre generazioni, tra storia e creatività. Stanchi del solito aperitivo a base di patatine e olive? Niente paura! Vincenzo Ferrieri presenta il nuovo aperitivo di SfogliateLab   Sabato 25 luglio Vincenzo Ferrieri presenta il nuovo aperitivo a base di sfogliatelle rustiche nella nuova sede di SfogliateLab: un ottimo menù a base di sfogliatelle ricce rustiche, connubio di tradizione ed innovazione per soddisfare ogni palato, da gustare in compagnia. Una deliziosa sfoglia croccante, come insegna la tradizione, che avvolge -letteralmente- i sapori tipici della cucina napoletana: salsicce e friarielli, peperoni, melanzane, provola, ricotta e salame. Per chi invece avesse voglia di dolce, nel menù del nuovo punto vendita SfogliateLab non possono di certo mancare le celebri Sfogliacampanelle, sfogliatelle ricce dolci classiche, al cioccolato, al pistacchio, ricotta e pera o in altre varietà in una particolare forma conica che ricorda, appunto, una campanella. Ma la fantasia di Vincenzo Ferrieri non si ferma qui: il nuovo bar-pasticceria di piazza Dante reinventa una ricetta tipica della tradizione dolciaria italiana in una presentazione decisamente originale e iconica della nostra città. Si tratta del Mokamisù, un tiramisù, preparato nella sua ricetta classica, servito all’interno di una moka che il cliente può portare a casa con sé. Un oggetto immancabile nelle case degli italiani e, particolarmente, dei napoletani, dove il caffè è oggetto un vero e proprio culto, un rito che si ripete più volte in un giorno e che ha del sacro in tutte le sue fasi, dalla preparazione fino alla degustazione. Cantava Domenico Modugno, nella celebre canzone dedicata al caffè di Modugno e Pazzaglia, “Ah, che bellu cafè, sulo a Napule ‘o sanno fa’/ e nisciuno se spiega pecché / è ‘na vera specialità!“. Una presentazione innovativa di uno dei dolci più apprezzati e conosciuti tanto in Italia quanto all’estero della nostra tradizione dolciaria nazionale, che di certo attrarrà tanto i turisti quanto gli affezionati avventori napoletani del locale. Al centro di piazza Dante, ai piedi della statua del Sommo Poeta uno striscione recita: “Essere napoletani è meraviglioso”. Seduto ad uno dei tavolini di SfogliateLab, centrale rispetto alla piazza, gustando le sue ultime prelibatezze in una delle piazze più belle e vitali della città, è impossibile dubitarne. Foto di Serena Schettino  

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Cinema e Serie tv

Maradonapoli è o cunto ‘e Napule su Netflix

Su Netflix è arrivato Maradonapoli. Leggi qui la nostra recensione! Il rapporto tra cinema e sport, forse le due più grandi manifestazione della cultura popolare del Novecento, è sempre stato complesso. D’altronde, come potrebbe essere altrimenti? A farla da padrone, c’è il limite intrinseco del tempo, della durata di un prodotto audiovisivo, che, limitata per piacere ad un pubblico quanto più vasto possibile, si trasforma in una semplice celebrazione di un singolo momento o torneo nella carriera di uno sportivo. Negli ultimi tempi però il documentario sportivo, genere cinematografico spesso bistrattato, ha trovato nuova linfa vitale, grazie ad interessanti esperimenti visivi estremamente lontani l’uno dall’altro.  Si pensi a The Last Dance, discusso panegirico che comunque ha portato le vicende di Michael Jordan e compagni nelle case di milioni di persone, o ai tecnicismi esasperati di Faraut e il suo L’impero della perfezione. Entrambi prodotti dal successo e dalla riuscita, per motivi diversi, evidente, ma che comunque lasciavano ambedue volutamente in disparte il racconto del dietro delle quinte, di chi soffre e gioisce alle gesta del proprio campione preferito. Maradonapoli, recentemente distribuito su Netflix è, da questo punto di vista, un prodotto estremamente intrigante perché riesce a dire qualcosa di nuovo sul giocatore di calcio di cui si è storicamente più parlato, in Italia e non solo, e del suo complesso rapporto di odi et amo con la città che lo ha eletto a proprio figlio prediletto. Diego Armando Maradona è infatti l’indiscussa figura di riferimento di questo splendido documentario firmato da Alessio Maria Federici. Pur recitando una parte per lui completamente nuova e che a prima non si assocerebbe al suo carisma leggendario, in campo e fuori: un ruolo di supporto, da attore non protagonista, che infatti non compare mai direttamente se non in qualche intervista di repertorio, firmata dall’altrettanto leggendario Gianni Minà. A parlare, in Maradonapoli, sono infatti le persone, la gente che lo ha accolto e lo ha amato fino alla follia, arrivando a chiamare i propri figli Diego o tatuandosi il suo viso sul proprio corpo. In Maradonapoli ci sono commercianti, artigiani, impiegati, professori universitari, antiquari, casalinghe, trasportatori, parroci, pizzaioli, ristoratori. L’effetto placebo di Diego Tutti accomunati da un’unica, grande passione, pian piano diventata alla strenua di una fede religiosa e che ha segnato in maniera indelebile la loro esistenza, quella per Diego Armando Maradona. Non importa avere vissuto o meno quegli anni, dal 1984 al 1991, segnati dal successo ma anche una personale discesa agli inferi, lenta ma vertiginosa. Maradona è, nel bene e nel male, che piaccia o meno, una presenza che aleggia ancora nelle strade di Napoli, dai vicoli del centro storico ai quartieri più benestanti, e Maradonapoli da questo punto di vista restituisce bene l’immagine di un uomo che in realtà non se è mai andato per davvero dalla città. Ogni napoletano infatti, in cuor suo, conserva un’immagine, un ricordo di Diego e dei suoi anni napoletani. Un discorso che prescinde dall’età, perché anche i giovanissimi, che in quel periodo non c’erano, hanno […]

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Attualità

Luciano De Crescenzo, il tributo dei Quartieri Spagnoli

A un anno esatto dalla morte di Luciano De Crescenzo, avvenuta a Roma il 18 luglio 2019, Napoli gli dedica un favoloso murale nel cuore dei Quartieri Spagnoli. “Io penso che Napoli sia ancora l’ultima speranza che ha l’umanità per sopravvivere”: recita così la scritta d’accompagnamento all’opera di sagace street-art firmata da Michele Quercia e Francesca Avolio inaugurata a Napoli la mattina del 18 luglio 2020 nel cuore dei Quartieri Spagnoli, a un anno dalla scomparsa del grande scrittore partenopeo. La sua città natale gli aveva già donato un commosso addio durante le esequie tenutesi nella Chiesa di Santa Chiara, alle quali parteciparono migliaia di persone. Alle 11:30 del 18 luglio 2020, all’incrocio tra vico Tre Regine e via De Deo, nel “ventre di Napoli”, un nutrito gruppo di gente accorre per assistere all’inaugurazione del murale che ritrae Luciano De Crescenzo in una delle sue espressioni tipiche, sorridenti e con sguardo furbetto, contorniato dal suo pensiero-testamento che voleva Napoli ultima speranza per un’umanità altrimenti votata al trionfo del disumano. Rispettando la distanza di sicurezza e le disposizioni vigenti per via del coronavirus, il sindaco Luigi De Magistris dedica al compianto autore di “Così parlò Bellavista” un appassionato ricordo. Bloccata a Roma per motivi personali la figlia dello scrittore Paola, è però presente, in qualità di rappresentante della famiglia De Crescenzo, suo figlio Michelangelo, orgoglioso e felice del tributo riservato a suo nonno Luciano da parte della calorosa città d’origine. Il murale, realizzato con tempera acrilica, ha un titolo particolare, tutto partenopeo: si intitola, infatti, “‘O pallone ‘mmiez ‘e ‘mmachine”, ossia “Il pallone tra le macchine” e ritrae una scena caratteristica del vicolo in cui è ambientata, cioè il momento in cui dei ragazzini dei quartieri devono recuperare il pallone con cui stavano giocando, bloccatosi accanto a un’edicola votiva, con l’aiuto di una scopa. Al flash mob celebrativo sono presenti vari personaggi del mondo dello spettacolo tra cui gli attori Carmine Rizzo e Francesco Paolantoni, che spendono parole commosse per l’amatissimo “Professore”. Viene anche recitata la poesia di Totò “Core analfabeta”, con l’intento di rendere omaggio alla lezione di De Crescenzo secondo la quale il popolo napoletano è in tutto e per tutto un “popolo d’amore”. L’iniziativa è stata promossa dall’Associazione “Quartieri Spagnoli 1536” presieduta da Raffaele Esposito. L’evento è stato fortemente voluto anche da Renato Ricci, amico storico di De Crescenzo e fondatore del primo fan club a lui dedicato, in collaborazione con il Tavolo Interassessorile per la Creatività Urbana del Comune di Napoli e la Municipalità Napoli 2, rappresentata dal Presidente Francesco Chirico e dal suo vice Luigi Carbone. Dulcis in fundo, al termine della presentazione del murale, la Pasticceria “Seccia” ha offerto un delizioso dessert e “Don Café – Street Art Coffee” ha preparato per tutti i presenti un bicchierino di caffè con la “cuccumella”, la tipica caffettiera “sott’e’ncoppa” tanto amata da Eduardo e di certo anche da Luciano De Crescenzo, in quanto espressione perfetta delle eccellenze ed aspettative partenopee. Un’atmosfera squisitamente partenopea che all’insopprimibile passione per la […]

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Napoli e Dintorni

Street Art Tour nel centro storico napoletano

La Street Art a Napoli ha il sapore del riscatto, della speranza, della passione, dell’umorismo e della denuncia sociale. Il centro storico napoletano è pieno zeppo di graffiti, murales, stencil e poster e questo non è un caso. Napoli è sempre stata una calamita per artisti di ogni genere e di qualunque provenienza. Banksy, ad esempio, è uno dei più famosi artisti di strada al mondo e, al suo passaggio, non ha potuto fare a meno di lasciare un segno in questa città. È in piazza Gerolomini che abbiamo la sua unica opera certa in Italia, la “Madonna con la pistola”, opera che abbraccia sacro e profano, fede mistica e delinquenza inarrestabile. Venerdì 26 giugno, Eroica Fenice è stata accompagnata dalla guida Erika Chiappinelli alla scoperta di alcune opere di Street Art del centro storico napoletano, tra cui proprio la Madonna di Banksy, il murales di“San Gennaro” di Jorit a Forcella, “Mission Impossible” di Roxy In The Box, “Pino Daniele” di Tvboy, le opere d’arte sommerse dall’acqua di Blub, gli stencil di Trallallà (padre dell’iconica ciaciona napoletana) e la serie “Ogni donna è una Madonna”. Siamo partiti da Piazza Bellini per imbatterci in una delle vie più lunghe del centro storico di Napoli, che divide quasi in due la città antica, Spaccanapoli. Una sorta di linea immaginaria che ha inizio ai Quartieri Spagnoli e s’interseca con Via Benedetto Croce, tagliando a metà Piazza del Gesù Nuovo, fino ad arrivare nel nucleo di Napoli, Via Nilo. Prosegue, poi, su San Biagio dei Librai fino al quartiere popolare di Forcella. Abbiamo percorso venti secoli di storia circa in un crocevia di culture e stili, nel centro più colorato, più chiassoso e più grande d’Europa. Street art in centro, tra mille culure e suggestioni Ma voi ce l’avete presente un centro storico? Un centro storico è un luogo preciso con dei confini netti, in una città normale. A Napoli invece è un dedalo di vicoli che ti portano in Magna Grecia, nell’epoca romana, bizantina, normanna, sveva, angioina, aragonese e borbonica. Questi “vicarielli” partenopei hanno addosso il profumo di una sfrenata ricerca della libertà, di un categorico rifiuto delle convenzioni sociali e di una passione per la vita fuori dal comune. Percorrerli significa gettarsi a capofitto in una specie di avventura nomade che permette di sperimentare esperienze diverse e scoprire modi totalmente nuovi per approcciarsi alla vita, a ogni passo. Agli amici di vecchia data, si aggiungono inevitabilmente nuove conoscenze lungo le viuzze napoletane, ed è possibile innamorarsi settanta volte nel giro di un’ora e mezza. Provare per credere. Pare di fuggire da una città all’altra, mentre la strada assume la funzione di vera e propria maestra di vita. Non una strada qualsiasi! Una strada impreziosita di pareti colorate che parlano, che raccontano le contraddizioni e le complessità di un popolo, della nostra società, ma che rivelano anche l’animo passionale e folkloristico della città. Chi passeggia in quella che è l’essenza di Napoli sembra essere sempre alla ricerca di qualcosa, quel qualcosa che è […]

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Teatro

Teatro Bellini e il suo Piano Be per la nuova stagione autunnale

Il Teatro Bellini riapre i battenti – in seguito ai lunghi mesi di lockdown – con un piano B (o, meglio, “piano Be”) per la nuova stagione autunnale. La presentazione è avvenuta in conferenza stampa, nel pomeriggio di venerdì 26 giugno, in presenza e in streaming – nel rispetto delle norme anti-Covid -. A fare gli onori di casa, i co-direttori artistici del Teatro, Daniele e Gabriele Russo. Come per gli altri teatri (e per il mondo dello spettacolo in generale), anche il Teatro Bellini ha dovuto reinventarsi nell’immaginare la “ripartenza” e affrontare non solo le difficoltà di gestione che le misure precauzionali e sanitarie impongono, ma anche il senso di incertezza e di immobilismo che caratterizza questa nuova fase della pandemia. « Mi piace guardare alla nostra proposta, Il “Piano Be”, a cui volutamente non segue il dubitativo “or not to BE” – spiega Gabriele Russo –  come se lo osservassimo dal futuro, come se fra vent’anni, guardandoci indietro, ci chiedessimo: cos’hanno fatto gli artisti, le maestranze, il pubblico, il teatro tutto per rispondere alla distanza sociale richiesta dalle misure sanitarie? » Quello che ha fatto il Teatro Bellini è, innanzitutto, annullare tutta la programmazione per la prossima stagione e, subito dopo, costruirne una nuova a partire dal “Glob(e)al Shakespeare” del 2017, chiamando il pubblico a partecipare ad un’esperienza complessiva fatta di spettacoli e artisti fra i più innovativi della scena contemporanea. L’obiettivo è, innanzitutto, rendere il teatro un vero e proprio rifugio e non un luogo tabù durante la pandemia.   « Per chi guida un’Istituzione Culturale – prosegue Daniele Russo – è difficile immaginare nuove prospettive che abbiano valore artistico e che, al tempo stesso, possano generare nuove opportunità sia lavorative che di incontro. » Per questo, il Teatro Bellini, ha scelto di ripensare i propri spazi, re-immaginare la presenza del pubblico in termini di orari e rafforzare le collaborazioni, arrivando ad un totale di 54 giorni di programmazione, con 15 spettacoli per 99 repliche in sala grande, 9 spettacoli per 40 repliche al Piccolo Bellini, 9 spettacoli di danza e 9 spettacoli per ragazzi, 8 concerti, 27 appuntamenti con il progetto “Adiacente possibile”, 2 teatri “ospiti” che gestiranno una sala e circa 150 tra artisti e tecnici impegnati nei lavori.   Teatro Bellini, i progetti: Adiacente Possibile, Be Jennifer, Piccolo Bellini, BeQui “Adiacente Possibile” sarà uno dei punti cardine della stagione autunnale, sotto la cura di Agostino Riitano, che spiega così il progetto: « L’adiacente possibile è una specie di futuro in sospensione dello stato delle cose, un insieme di nessi causali da intrecciare per reinventare il presente. Si sostanzierà in uno schermo che, come uno squarcio nello spazio fisico del teatro, darà libero accesso al tempo presente, accogliendo e restituendo immagini in presa diretta: un flusso di realtà che non imbriglieremo nelle convenzioni dei linguaggi performativi, ma proveremo ad utilizzare per verificare collettivamente le infinite possibilità di ricombinazione della realtà. » Nel “Piano Be” del Teatro Bellini sarà, inoltre, previsto lo spettacolo “Le cinque rose di Jennifer” […]

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