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Eroica Fenice

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Recensioni

Moby Dick al Museo del Sottosuolo. Negli antri di una sfida

Moby Dick di Herman Melville inaugura la stagione di collaborazione tra il Museo del Sottosuolo di Napoli e la compagnia teatrale il Demiurgo. La “sfida immorale” tra il capitano Achab e la grande balena bianca Moby Dick è andata in scena a 25 metri di profondità nel cuore del Centro Storico. Il celebre romanzo di Melville prende vita in uno scenario angusto ed evocativo. Moby Dick , in fondo al mare e dentro alle nostre paure  Perché Achab è così ossessionato dalla Balena Bianca? Da piccoli ci siamo posti questa domanda dopo aver letto il romanzo Moby Dick. Un libro che i nostri professori ci consigliavano di leggere quasi come se fosse una mera lettura per ragazzi. Eppure quella lotta impari tra l’uomo e la bestia ci è sembrata sempre colma di disperazione. Tocca ad Ismaele, giovane e ambizioso marinaio, sciogliere i nodi di un viaggio ai confini dell’ignoto. Le umide pareti dell’Ipogeo Greco-Romano sito a piazza Cavour (adibito a ricovero durante gli anni della guerra) riflettono le verdi luci della rabbia di Achab. Un capitano mutilato che ha deciso di spendere la propria vita per la ricerca e la cattura di Moby Dick. L’entusiasmo di Ismaele è il giusto motore che accende gli animi della truppa. Il gelo del mare aperto si materializza nelle nebbioline di fumo che i quattro attori emettono dalle proprie bocche. L’umidità della location conferisce maggiore veridicità alla rappresentazione. Il buio e la claustrofobica resa dello spazio circostante sono la messa in scena migliore per il momento teatrale. Ottanta minuti di immedesimazione nella scoperta e nel superamento delle paure dei quattro uomini di mare. “Adesso si dà un nome alle balene?”. “Centinaia di marinai si vantano di averla uccisa ma è sempre riapparsa”. Se Achab si lascia quasi accecare dalla bramosia, le urla degli altri marinai, persi in mezzo al mare, sono un tentativo di ribellione verso la condizione di incapacità umana. Gli uomini vedono nella balena bianca l’impossibilità di catturare e distruggere le loro angosce. Un’interpretazione densa di pathos per Il Demiurgo Franco Nappi è il capitano Achab. Un uomo ormai solo e disperato. Il suo rintanarsi nel fondo della nave lo allontana dal pubblico che è pronto a riaccoglierlo quando riappare con veemenza sulla scena. A bordo della nave Pequod c’è anche Gaetano Migliaccio, un giovane Ismaele dallo sguardo acceso. A metà strada tra l’ingenuità e la sfrontatezza, Ismaele si fa carico di una storia irrazionale. Con loro viaggiano Quequeeg, interpretato da Angelo Sepe e il primo ufficiale Starbuck, interpretato da un poco convincente Antonio D’Avino. Gli spettatori sussultano e si allarmano insieme agli attori, immaginando di essere con loro su quella barca. Poche strutture di scena (qualche corda e una tela bianca) sono adatti alla rappresentazione minimale di un viaggio senza timore verso la scoperta dell’ignoto.

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