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Eroica Fenice

La Tag: Napoli contiene 443 articoli

Teatro

Nuovo Teatro Sanità, al via la nuova stagione “politica”

Centinaia di persone sono accorse nella piccola chiesa settecentesca di Piazzetta San Vincenzo, nel cuore del rione Sanità a Napoli. Quello stesso quartiere che ha dato i natali a Totò e ha fatto da scenografia a diversi capolavori come “L’oro di Napoli” di Vittorio De Sica e “Il Sindaco del Rione Sanità” di Eduardo De Filippo. Quello stesso quartiere in cui il lavoro del Nuovo Teatro Sanità, un teatro di circa ottanta posti ricavato in un luogo rimasto abbandonato per decenni, ha un inestimabile valore. In particolare, per la gestione del teatro, affidata a un gruppo di giovani sotto i trent’anni, coadiuvati da diversi professionisti del settore teatrale, e per i tanti nomi rilevanti del panorama artistico locale e nazionale (come Cristina Donadio, Roberto Saviano, Toni Servillo e tanti altri) che hanno calcato il palcoscenico del Nuovo Teatro Sanità. Anche quest’anno – come lo scorso – la stagione teatrale del Nuovo Teatro Sanità sarà piena di interessanti appuntamenti. “Circle – il teatro ti porta lontano” è il nome scelto per la sesta stagione, che si basa su un’idea progettuale, fatta di relazioni e scambi, per costruire un’idea di teatro partecipativa. Ma soprattutto, nasce in relazione con il progetto “Circle Festival”, realizzato con il sostegno di MIBAC e SIAE nell’ambito dell’iniziativa “S’illumina – Copia privata per i giovani, per la cultura”. Obbiettivo del “Circle Festival” è la diffusione della drammaturgia Europea attraverso la traduzione, la messa in scena e la pubblicazione di testi teatrali provenienti da Germania, Grecia, Spagna e Italia. “L’idea è nata dopo il progetto “Cities on the Edge” – spiega alla platea il direttore artistico Mario Gelardi – creato dal Goethe Institut di Napoli e Marsiglia insieme al Deutsch-franzosisches Jugendwerk, grazie al quale la compagnia ntS’ è approdata in Germania e sarà a Marsiglia all’inizio del prossimo anno. Dal rapporto con diversi drammaturghi europei con cui siamo entrati in contatto è partita l’idea di una stagione che realizzi un piccolo osservatorio su ciò che avviene in Europa e che il rione Sanità diventi per qualche mese un polo teatrale europeo“. “Crediamo nella circolarità della cultura – continua Gelardi – senza muri e senza barriere, ma soprattutto nella libera circolazione delle idee, necessaria per riflettere sulle trasformazioni che sta subendo l’Europa. Rispetto alle precedenti stagioni, quest’ultima ha una spiccata connotazione politica: abbiamo deciso di schierarci contro le intolleranze, la paura del diverso e l’avversione contro tutto quello che appare straniero“. Diversi gli ospiti intervenuti durante la conferenza stampa. Per primi i quattro giovani registi Gianni Spezzano (con “Il viso di un altro dal 12 al 14 ottobre), Fabio Casano (con “Patroclo e Achille” dal 19 al 21 ottobre), Carlo Geltrude (con “I kiwi di Napoli il 23 dicembre) e Riccardo Ciccarelli (con “La testa sott’acqua” dall’11 al 13 gennaio). In seguito Peppe Fonzo, che ha curato la drammaturgia e la regia di “100 volte si” con Roberto Azzurro; Alessandra D’Ambrosio, co-autrice e protagonista di “Scarti di paradiso”, che narra la storia di una donna reclusa in manicomio a 40 anni […]

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Culturalmente

La città dei Sangui, alla scoperta dei miracoli perduti

19 settembre, giorno di San Gennaro. È una giornata plumbea, ma le strade pullulano lo stesso di una folla agitata e inquieta, turisti misti a napoletani. È il giorno del miracolo, il giorno della speranza.  Non lontano dal caotico via vai, in Piazzetta San Gaetano, l’Associazione Medea Art ha organizzato una visita guidata in tema: La città dei Sangui. Per i napoletani è impossibile non conoscere il miracolo del sangue di San Gennaro. Ogni anno, a maggio e a settembre, il primo dei cinquantatré santi protettori di Napoli fa sciogliere il sangue raggrumato nell’ampolla. La città è in festa, grazie a lui si vivrà sereni e senza disgrazie per ancora un altro anno. San Gennaro però non è il solo ad operare il miracolo della liquefazione del sangue: anche altri santi meno conosciuti sono protagonisti di storie e leggende che riguardano quel liquido rosso e ferrigno che tutti noi abbiamo in corpo. Proprio questo è l’obiettivo della visita guidata della Medea Art: prenderci per mano e farci viaggiare alla scoperta di tutti quei miracoli che per ragioni varie non sono altrettanto conosciuti. La città dei Sangui, passeggiata nel cuore di Napoli La visita traccia immaginariamente una linea per formare una sorta di carta geografica del miracolo sanguigno. Si parte da Piazzetta San Gaetano, anticamente occupata dall’agorà greca in cui sorgeva il tempio di Castore e Polluce, oggi invece trasformato nella Chiesa di San Paolo Maggiore. Proprio nella parte inferiore della chiesa troviamo la tomba di Sant’Andrea Avellino, al quale è legata la figura di San Gaetano da Thiene. Inizialmente Andrea era un avvocato molto abile, ma dopo aver difeso un delinquente cominciò a pentirsi e ad avvicinarsi sempre più all’ordine teatino fondato proprio da San Gaetano nel 1533 presso la Chiesa di San Paolo Maggiore. Quando il Santo morì, durante la cerimonia di sepoltura, gli venne tagliata una ciocca di capelli. Le forbici lesero anche la cute, dalla quale sgorgò sangue vivo, che fu racchiuso in un’ampolla. Ogni anno il suo sangue si è sciolto, smettendo tuttavia nel 1950. Da Piazzetta San Gaetano si passa poi alla magnifica chiesa di Santa Patrizia in via San Gregorio Armeno. Ornata di stucchi pregiati e oro, con affreschi di Luca Giordano, la chiesa, appartenuta da sempre all’ordine delle monache di San Gregorio Armeno, abbaglia la vista.. Qui è sepolto il corpo della Santa che dà il nome alla chiesa, morta a soli 21 anni. Intorno al 1300, un cavaliere romano venuto a chiederle la grazia, per i suoi gravissimi problemi di salute, in un impeto di devozione esagerata, strappò un dente dalla santa morta quasi 100 anni prima, dal cui alveolo iniziò a sgorgare sangue vivo. Questo venne così raccolto in un’ampolla e ancora oggi ogni martedì di ogni settimana avviene il miracolo della liquefazione. Da Santa Patrizia fino al Duomo, cenni storici de La città dei Sangui Abbandonata la chiesa di Santa Patrizia, ci dirigiamo verso l’ingresso del monastero delle monache armene. Qui la guida ci racconta che ci sono ancora altri due santi […]

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Food

5 piatti tipici napoletani che il mondo ci invidia

I cinque piatti tipici napoletani che devi provare almeno una volta. Le nostre scelte! Quando si nomina Napoli è inevitabile che vengano alla mente, come è giusto che sia, i suoi panorami meravigliosi, il suo incantevole mare, la sua storia gloriosa e ricchissima attestata dai suoi tanti monumenti. E ancora, la sua musica immortale, la proverbiale ospitalità dei suoi abitanti, e così via. Ma c’è anche qualcos’altro che rende unica questa città e che fa sì che chiunque la visiti non possa più dimenticarla: parliamo ovviamente della sua strepitosa cucina, così semplice e allo stesso tempo così elaborata, tanto che si dice sia impossibile non mettere su qualche chiletto dopo aver trascorso qualche giorno a Napoli. Piatti tipici napoletani, ecco i cinque must dell’arte culinaria partenopea Quali sono i cibi tipici da mangiare a Napoli? Tanti sono i piatti tipici napoletani, dal salato al dolce, che sono entrati a far parte della tradizione culinaria nazionale ed internazionale, i cinque più famosi sono la pizza, la mozzarella di bufala, il ragu, la parmigiana di melanzane e il baba. La pizza, vera regina di Napoli Non potevamo cominciare la nostra lista dei migliori piatti tipici napoletani che con lei, la pizza! Riconosciuta dalla Comunità Europea come specialità tradizionale garantita, la pizza è il simbolo per eccellenza della creatività dei napoletani (anche) a tavola. La pizza per antonomasia è sicuramente la margherita, con pomodoro, mozzarella e basilico, inventata, secondo la leggenda, da Raffaele Esposito, cuoco della pizzeria Brandi, in omaggio a Margherita di Savoia che si trovava in visita in città nel 1889. Pare però, che questa pizza esistesse già da molto prima e che il suo nome fosse dovuto alla forma data alla mozzarella, che ricorda appunto quella del fiore. La mozzarella di bufala Questo grande classico della gastronomia campana non è esattamente originario di Napoli, bensì delle province di Salerno e Caserta. Eppure è considerato da sempre uno degli emblemi del capoluogo. Ottima sulla pizza, sulla pasta, ma sublime anche se mangiata come piatto a sé, a patto di non conservarla mai, ma proprio mai, in frigorifero! La mozzarella è una di quelle pietanze da mangiare a Napoli assolutamente, ma anche da portare e far assaggiare una volta tornati a casa. Il ragù, meglio conosciuto come “O’rrau” L’origine di questo sugo a base di carne tanto caro ai napoletani è abbastanza controversa ed ancora oggi è oggetto di contesa con i bolognesi. Circa la qualità della carne e dei pomodori indicati, ci sono diverse scuole di pensiero, ma su un punto si è tutti d’accordo: la cottura deve essere lunga, almeno di sei ore, altrimenti… non è ragù! La parmigiana di melanzane, prelibatezza inimitabile Anche per quest’altro capolavoro tutto italiano, esiste una certa rivalità riguardo l’attribuzione delle origini che vede Napoli rivaleggiare con la Sicilia. Nonostante ogni tanto qualcuno provi a proporre delle varianti light di questa meraviglia, non scherziamo proprio: le melanzane vanno fritte (e non una volta ma due!), non grigliate! Pomodoro, mozzarella, parmigiano e basilico completeranno l’incantesimo. Il […]

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Food

Inaugura “Januarius”: un nuovo miracolo per San Gennaro

«Per il sangue e per la testa liberaci dalla tempesta. Per la testa e per il sangue liberaci tutte quante!». La figura benedicente di San Gennaro protegge e consacra un nuovo luogo di culto, che apre le proprie porte ai più insaziabili tra i fedeli. Inaugura il 19 settembre, giorno dedicato al Patrono partenopeo – noto per il miracolo che ogni anno ricorre, ricordando a Napoli la sua immortale protezione – in Via Duomo 146/148, dinanzi alla maestosa facciata della cattedrale, il ristorante e street food Januarius. Bottega ideata dal credo di Francesco Andoli, dopo due anni di attesa vede la sua apertura il luogo di un ulteriore miracolo di cui la città di Napoli potrà andar fiera. Il buongusto impera nel regno di Francesco, il quale da sempre spasima nel desiderio di professare il valore culturale del credo del Santo, ricevendo onorificenze dalla stessa Cappella del sangue di San Gennaro, in quanto responsabile della diffusione del suo culto laico nel quartiere di Napoli. Januarius: tra culto dell’arte e un palato devoto Le pareti di Januarius sono tempestate delle testimonianze di questo ardore, lo stesso che rende il locale una vera e propria galleria di arte sperimentale. Giovani artisti indipendenti del centro storico hanno contribuito alla sua realizzazione, come per le lampade a forma di turibolo che aleggiano in una delle due sale del ristorante. Il locale si colloca al di sotto della Chiesa dei Girolamini, sotterraneo perfetto per il culto laico del gusto e della gratitudine nei confronti del santo Patrono. Insieme alle frasi di celebri personalità, da Matilde Serao a Pino Daniele, incantate dalla storia dell’eruzione, sono incorniciati i tipici ex voto. A caratterizzare gli ambienti anche le tipiche rappresentazioni presepiali di San Gregorio Armeno. Il seguace di tale culto laico non potrà fare a meno di immergersi nella storia della città, oltre che nei suoi sapori tradizionali. Januarius è il luogo del piacere del palato, stuzzicato dalle migliori proposte gastronomiche. Riecheggia nei nomi dei piatti un senso di appartenenza che riconosce nella cucina della tradizione una devozione insaziabile, condita dal giusto accompagnamento di selezione campana. Sfoggiano vini bianchi come il Falerno della cantina Pagano, nonché i tradizionali Falanghina e Piedirosso. Il birrificio KBirr dedica alla nuova apertura la Januaria: birra ambrata, dal colore rosso andante come quello del sangue del santo; un birra composita, dalla media gradazione, speziata e dai toni amari, per questa polimorfia emblematica della natura della città. Tutto sotto la protezione di una silhouette inconfondibile, ormai simbolo dell’energia vulcanica che conduce Napoli a una ricostruzione costante, e che Januarius si propone di rappresentare. A questo scopo, Francesco Andoli, ideatore di Januarius nonché vice direttore di Identità Insorgenti, terrà in questo cuore pulsante di cultura e ardore per il territorio alcuni meeting di riflessione a tutto tondo, dalla gastronomia all’analisi socio-antropologica della realtà partenopea.

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Food

Sfritto: friggitoria con cucina nel cuore di Nola

Da qualche mese, per la precisione dal 20 giugno 2018, la già vivace Piazza Giordano Bruno di Nola (Napoli) accoglie Sfritto – Friggitoria con Cucina. La città bruniana di certo non è nuova a novità culinarie, sia esse di street food che di cucina alta; ma l’utenza è molta, e posti “comfort” come Sfritto non bastano mai. Siamo stati ospiti alla press dinner organizzata dal locale per pubblicizzare la cucina e le persone che ve ne fanno parte. E’ subito evidente che Sfritto nasca dalla necessità di chi lo crea di portare nel locale gran parte dei suoi ricordi d’infanzia: la cucina proposta è infatti immediata, con piatti che sono praticamente nella memoria di chiunque sia stato in Campania o addirittura sia napoletano. Sfritto, menù del press dinner Il locale si articola in due ambienti: quello inferiore, che funge essenzialmente da friggitoria d’asporto e per lo street food, con un bancone e delle sedute per consumare rapidamente quanto ordinato insieme ad una bibita mentre ; il piano superiore, invece, è composta da due salette dallo stile commisto tra l’essential e il retrò, dove ci si può sedere ed avviare una vera “degustazione” di ricette tradizionali napoletane. Curiosi gli involtini primavera “alla napoletana”: fatti di pasta fillo, ne abbiamo assaggiati due. Uno, ripieno di patate e prosciutto; l’altro, con la parmigiana di melanzane. Proseguiti poi con un “rinforzo” notevole: crocchettoni di patate dorati, ripieni di salsiccia, friarielli e stracciata di bufala. Senza tralasciare la frittatina di pasta e patate con fonduta di formaggio. La serie di appetizer disponibile è varia: ci vengono serviti due tegami tipici napoletani. Una zuppa di cozze e fagioli, con crumble di pane tostato. L’altro, è un ragù bianco di genovese napoletana con pane tostato fatt in casa. Ideali da dividere in compagnia. Passando alla selezione dei primi piatti, abbiamo avuto l’opportunità di assaggiare ravioli caserecci ripieni di ricotta e maggiorana, con sugo di pomodorini freschi. L’altro primo, rigorosamente bianco, spaghetti aglio olio e peperoncino con colatura di alici e crumble di tarallo napoletano. Primi gustosi, anche questi di facile condivisione. Buona selezione dei vini, che vede una predominanza delle Cantine San Salvatore di Capaccio-Paestum; per il comparto birre, presenti alcune firme come Moretti in diverse versioni e le Baladin di Teo Musso. Sfritto – Friggitoria con Cucina, Piazza Giordano Bruno 21, Nola (Napoli). Tel: +3925232670

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Teatro

Il teatro cerca casa: l’edizione 2018-2019

Mercoledì 12 settembre è stata una giornata frenetica per casa Santanelli: in una calda mattinata, infatti, vi è avvenuta la presentazione della nuova stagione teatrale de Il Teatro Cerca Casa. Per chi non lo sapesse, quest’iniziativa insolita vede protagoniste location diverse con un unico comune denominatore: essere il salotto di casa di gente normalissima. “Ora siamo giunti al settimo anno, che passa per essere l’anno della crisi di tutti i legami, e dunque anche di quello nostro con pubblico e attori”: così il padrone di casa, nonché direttore artistico Manlio Santanelli, ha voluto inaugurare l’inizio della conferenza, una sorta di rito apotropaico di buon augurio. Il teatro cerca casa, il cartellone Il salotto è pieno, i giornalisti accorsi in molti si stringono sulle sedie, affinché tutti possano accaparrarsi un posto comodo durante la presentazione. Innumerevoli libri fanno da cornice ad un contesto informale, in cui attori e spettatori si mischiano, s’amalgamo senza barriere e differenze, proprio come vuole l’obiettivo de Il teatro cerca casa: far compenetrare quotidiano e surreale, alla continua ricerca di espressioni alternative di sé. Nella stagione passata, il bilancio si è chiuso in maniera positiva: sono stati circa 25 gli appartamenti, 2000 gli spettatori accolti, 45 gli spettacoli. Quest’anno si cerca di replicare, come prima, più di prima: si coniugano teatro vero e proprio e spettacoli di musica napoletana, tra cultura, letteratura e filosofia. Un mix proprio per tutti i gusti, che si trasforma talvolta in un simposio privato in cui sconosciuti di diversa provenienza si trovano a condividere l’intimità dei pensieri. La settima edizione, dunque, prevede dodici nuovi titoli in cartellone e tre ritorni dalle passate edizioni, a cui si aggiungono tre eventi speciali in data unica. Si parte con il 23 settembre presso il complesso monumentale di San Nicola da Tolentino. L’appuntamento è previsto per le 17.15, visita guidata e spettacolo In origine fu voragine, con Maurizio Capone e Antonello Cossia. A seguire Polveri condominiali di Franco Autiero, portato in scena da Gina Perna e con le musiche di Fulvio Di Nocera, per la regia di Tonino Di Ronza. Un grande successo della scorsa edizione ritorna nuovamente: La solitudine si deve fuggire, di Manlio Santanelli interpretato da Federica Aiello. Il teatro impegnato civilmente si concretizza in questa nuova edizione attraverso la messa in scena di Il fulmine nella terra – Irpinia 1980, che ricostruisce l’atmosfera catastrofica del terremoto avvenuto in Irpinia nel 1980, con Orazio Cerino. Vetiver – Essenze di una profumiera costituirà l’appuntamento successivo, con Melania Esposito, ricostruendo la vicenda della profumiera Mona di Orio. A seguire Piccoli crimini coniugali di Eric-Emmanuel Schmitt, con Gioia Mille e Antonio D’Avino. Michele Danubio invece sarà il protagonista de Il posto di un altro assieme a Laura Borrelli e Stefano Jotti. Lo stesso Jotti poi riproporrà lo spettacolo “La fondazione” con testo di Raffaello Baldini. Com’è stato detto prima, anche la letteratura troverà largo spazio nella rassegna, attraverso il Magnificat di Alda Merini portato sulla scena domestica da Caterina Pontrandolfo, Bartleby lo scrivano tratto dall’omonimo capolavoro di Melville, […]

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Interviste vip

Street Home di Andrea Chisesi: un viaggio nella storia di Napoli tra mito e realtà

È in corso in questi giorni al Castel dell’Ovo di Napoli il vernissage della mostra Street Home dell’artista Andrea Chisesi: un itinerario della storia della città partenopea, dalle origini fino ad oggi. Realizzata col patrocinio dell’assessorato alla Cultura e Turismo del Comune di Napoli e in collaborazione con l’Atelier Andrea Chisesi, l’esposizione, curata da Marcella Damigella, ripercorre i luoghi, i ritratti e le strade della città. Conosciamo un po’ più da vicino l’autore della mostra, Andrea Chisesi, artista poliedrico e grande appassionato di Napoli. Street Home è un viaggio che parte da lontano, dalle radici, arrivando fino ai giorni nostri, attraverso la cultura napoletana: cosa la affascina in particolare del capoluogo campano, tanto da aver deciso di dedicare una mostra a questa città e alla sua storia? Durante il mio rientro in Sicilia da una mostra fatta a Roma, mi sono fermato a Napoli per alcuni giorni. Era gennaio di due anni fa, me ne sono subito innamorato! Ho visitato il Museo Archeologico e da questo l’idea di dedicarle alcune mostre, tra cui Matrem, che già ho iniziato cinque anni fa e che continua ancora oggi. Le mie collezioni continuano nel tempo a crescere e Matrem ripercorre la scultura dalla Grecia al Neoclassicismo, perciò non potevano mancare le meravigliose sculture del museo napoletano. Ho iniziato a visitare tutti i posti delle sue credenze popolari, come ad esempio il cimitero delle fontanelle, e dopo aver sentito la loro storia ho deciso di adottare una capuziella e come favore gli chiesi una mostra a Napoli. Alle pezzentelle ho dedicato invece un numero della Smorfia. L’esposizione è in corso in questi giorni nella splendida cornice del Castel dell’Ovo e si protrarrà fino al 15 ottobre 2018: la scelta del luogo è stata del tutto casuale? Il comune di Napoli mi ha dato un elenco di complessi museali ed io ho scelto il Castel dell’Ovo perché la storia del ritrovamento di Partenope sull’attuale scoglio in cui vi è sito mi sembrava un ottimo punto di partenza. Il tratto distintivo della sua arte è sempre stato l’utilizzo della cosiddetta “Fusione”, una tecnica che combina pittura e fotografia: quando ha scoperto che l’aggregazione di questi suoi talenti poteva dar vita ad una forma d’arte originale ed innovativa? Dipingo da sempre, da quando ero bambino, la mia prima macchina fotografica l’ho comprata con i miei risparmi, ho iniziato a fotografare oltre che per piacere, anche per lavoro, la sera tornavo a casa e per rilassarmi dipingevo. Una di quelle sere scaricando le immagini dei miei quadri ho iniziato a fare una doppia esposizione con le immagini delle modelle che ritraevo per lavoro. È nata così la mia prima “fusione”: eliminavo il superfluo e tenevo quello che mi piaceva. Da lì ho pensato: perché non stampare le mie fotografie direttamente sulle mie tele pittoriche? Ed ecco a voi il risultato. Cosa resta al visitatore dopo aver ammirato Street Home? O meglio, lei cosa intende trasmettere con queste 135 opere collocate sui due piani del castello? Non mi piace di solito dare indicazioni […]

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Interviste

Notte della Tammorra Napoli tanti ospiti e non solo musica

Torna l’atteso appuntamento con la Notte della Tammorra a Napoli, sabato 8 settembre in Piazza del Plebiscito alle ore 21. Tradizionalmente la notte della Tammorra si svolge a Ferragosto, ma quest’anno per motivi legati al crollo del ponte di Genova, si è preferito rimandare l’evento. Tanti gli ospiti che parteciperanno alla famosa Notte della Tammorra: Carlo Faiello Ensemble con Saverio Coletta, Fulvio Gombos, Francesco Manna, Gianluca Mercurio, Pasquale Nocerino e Francesco Sicignano. A seguire, Marcello Colasurdo, Antonella Morea, Patrizia Spinosi e Fiorenza Calogero. In occasione della sua partecipazione alla Notte della Tammorra, Fiorenza Calogero, ha risposto ad alcune domande circa l’importanza della musica folkloristica e sulle caratteristiche proprie della tradizione musicale napoletana, alla quale rivela di essere emotivamente legata. Notte della Tammorra, intervista a Fiorenza Calogero Sicuramente è risaputo che il folk è una delle tradizioni più antiche di Napoli, cosa rappresenta per te e quanto conta nel tuo repertorio? Il repertorio folk  mi è appartenuto, sin da quando ho iniziato a lavorare da professionista con il maestro Roberto De Simone; la mia è stata una scelta,  seguire un unico ramo che fosse quello della tradizione, della musica folk appunto e del cantare nella mia lingua. Ho scelto di seguire un’unica strada, costruendo poi una sorta di percorso di ricerca, di rivalorizzazione della musica della mia città e della lingua della mia terra. Personalmente ho scelto di seguire una coerenza per uno stile che amo tanto e che mi intriga da sempre. Nonostante lo faccia da 25 anni, non passa un giorno che io non scopra nuove cose, nuovi repertori, brani, e artisti. Dunque, si può dire che io stessa mi ritenga “fedele nei secoli” per quanto riguarda la musica napoletana e quindi la musica folk. La musica Folk, è un’espressione musicale che metonimicamente “significa” e rappresenta una città. La musica tradizionale è il fulcro della Notte della Tammorra, durante la quale ogni artista può esprimersi con canti, balli, deliziando sinfonicamente i presenti, dando sfogo alla propria voce interiore. La canzone napoletana può essere considerata un bene culturale, in quanto “testimonianza di civiltà”, una vera e propria incursione di suoni, ritmi, canti e danze in riva al mare, un raduno di tamburi, percossi per scacciare via i demoni che giornalmente possono tormentare, una serie di canti che spaziano tra amore e poesia, dediche e metafore devozionali, ma anche danze dinamiche, portatrici di bellezze celate e spesso dimenticate: tutto questo caratterizzerà la Notte della Tammorra di Napoli. La notte della Tammorra sarà una grande notte di festa con tanta musica e tanti artisti, cosa si prova a prendere parte ad un evento di tale portata e così tanto coinvolgente? La notte della Tammorra è un evento a cui sono molto legata, non è la prima volta che partecipo; l’evento nasce dall’intelligenza e dalla grande passione di Rachele Cimmino, quindi dall’Associazione Il Canto di Virgilio, Carlo Faiello, perché è giusto che a Napoli come in Puglia si possa inneggiare la taranta. È giusto che a Napoli si possa dare spazio a quello che […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Bibite Sanpellegrino: il Bar Meraviglia in tour a Napoli

Il “Bar Meraviglia in tour” di Bibite Sanpellegrino è una fornace di pietanze raffinate e gustose della tradizione italiana, condite di esperienze che coinvolgono i cinque sensi dei suoi ospiti, ai quali, in un certo senso, ricorda che mangiamo e beviamo tutti i giorni e non lo facciamo solo per sopravvivere. Mangiamo e beviamo innanzitutto per vivere Prendete il Golfo di Napoli nel momento in cui il tramonto ha già infuocato cielo e mare. Distendete un velo di auspicata tranquillità su questo paesaggio da cartolina. Metteteci suoni flebili e lasciate riecheggiare solo il dialetto locale. Ecco. In uno scenario del genere spicca uno scorcio variopinto, la Rotonda Diaz, trasformata dal “Bar Meraviglia in Tour” di Bibite Sanpellegrino in un quadro di acquerelli. Special Guest: Francesco Di Bella La serata esplode in una cascata di emozioni che arricchiscono la bellezza di una situazione tanto ammaliante. Il 3 settembre il “Bar Meraviglia in Tour” di Bibite Sanpellegrino ha dato inizio a una settimana imperdibile di eventi, che terminerà il 9 settembre, portando il gusto unico delle Bibite Sanpellegrino e gli assaggi della tradizione culinaria italiana in un luogo benedetto da un’atmosfera da favola. Si tratta di un’esperienza lanciata dal brand icona dello stile e della tradizione delle bibite italiane Bibite Sanpellegrino, inaugurata a Milano per la prima volta nel 2017 e divenuta ora itinerante. La “meraviglia” è il fil rouge dell’experience temporary bar di questo coloratissimo spazio all’aperto. Tavolini realizzati con le ceramiche di Caltagirone dai colori tutti mediterranei, un bancone ispirato alle cassette delle arance, cocktail alcolici e analcolici dello storico marchio di Bibite Sanpellegrino, degustazioni e buona musica conducono grandi e piccini ad assaporare la grandezza delle piccole cose. Il “Bar Meraviglia in tour” di Bibite Sanpellegrino ci regala un’esperienza intensa che ci fa respirare un’aria vibrante, viva, energica La musica di Francesco Di Bella, scelta accuratamente per l’apertura dell’evento, sublima intime riflessioni sulla nostra tradizione, che ha millenni di storia alle spalle, un sapore antico e un fascino esclusivo. Quello della “tradizione” è un tema che sta molto a cuore all’ex leader dei 24 Grana. Ci definisce tutti “nani sulle spalle dei giganti” e ribadisce, per l’occasione, l’importanza della conoscenza del passato che ci serve a non brancolare nel buio e a fondare il proprio pensiero su delle radici più concrete. Il cantautore imbastisce un’atmosfera ricca di sensazioni belle e appagamento, carica di ipnotizzante armonia. Le sue note cullano il gusto aspro e frizzante di una Limonata, quello incomparabile delle arance di Sicilia, il piacere della freschezza della frutta e tutti gli assaggi Made in Italy, trasformando ogni alimento in energia psicologica, una volta ingerito. “Gustare qualcosa con un po’ di musica può fare esplodere il gusto per la vita.”  Queste le parole di Francesco Di Bella. Il made in Italy si racconta e s’identifica attraverso le sue eccellenze culinarie, riconosciute come tali all’unanimità Se il condimento di queste si estende poi alla dimensione musicale, inevitabilmente, ogni nostro senso si fa parte integrante di uno scenario tanto incantevole, dove […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Note sensoriali e vista sul mare al Bar Meraviglia: intervista a Viviana Montanarella e Francesco Di Bella

Il Bar Meraviglia in tour di Sanpellegrino approda presso la Rotonda Diaz per coinvolgere ogni senso in una dimensione conviviale, che si nutre di tasting experience, del gusto delle Bibite Sanpellegrino e assaggi della tradizione culinaria italiana, del profumo del mare partenopeo, della vista del suo golfo e della musica di Francesco Di Bella. Tutto ciò rimanda al simposio greco e al convivio romano che già coniugavano il mero atto di nutrirsi e dissetarsi a un’attività sociale, che prevedeva anche la danza, la poesia, e persino l’eros. Abbiamo avuto modo di chiacchierare con Viviana Montanarella, Senior Brand Manager Bibite del Bar Meraviglia in tour di Sanpellegrino, e Francesco Di Bella, cantautore italiano.   Intervista a Viviana Montanarella, Senior Brand Manager Bibite del Bar Meraviglia   Viviana, come nasce l’idea di fondere i cinque sensi per conquistare le papille gustative della gente? Quali sono le finalità del Bar Meraviglia in tour di Sanpellegrino?   Con le Bibite Sanpellegrino stiamo cercando di fare un processo di riposizionamento. Nella mente delle persone l’aranciata Sanpellegrino era “l’aranciata per i bambini”, noi invece con questo progetto vogliamo far vedere ai consumatori che c’è un modo “adulto” per bere questo tipo di bibite. Non sono unicamente per i più piccoli, ma se servite con cura o messe in un’atmosfera del genere, in un ambiente che coinvolge tutti i sensi e offre ai consumatori un’esperienza, come un concerto, si può avere un modo “adulto” di consumare. Quindi, anche un consumatore adulto quando esce con gli amici può ordinare una bibita del genere. È nato con questo obiettivo il progetto del Bar Meraviglia. Quando abbiamo pensato al concerto abbiamo pensato a quello che è il nostro mondo. Le Bibite Sanpellegrino hanno un Dna mediterraneo perché sono fatte con ingredienti mediterranei, quindi le arance, i limoni e i chinotti di Sicilia. Volevamo che tutti i colori delle Bibite Sanpellegrino venissero portati in giro per mostrarli ai consumatori per dare quel tocco particolare, in modo che chi vive un ambiente del genere lo riconosce e si rende conto che quella non è una bibita qualsiasi, ma una bibita Sanpellegrino.   Dopo le tappe di Milano, Roma, Ortigia, Venezia e Napoli, quali saranno le prossime tappe del Bar Meraviglia?   Noi siamo partiti col progetto del Bar Meraviglia da Milano e abbiamo aperto per sei mesi un bar che aveva questi spazi, fatto in questo modo. È stato un esperimento che è piaciuto molto, tanta gente è venuta a visitarlo e l’anno dopo abbiamo pensato di raggiungere anche gli altri consumatori, quindi è diventato itinerante. Siamo partiti, appunto, da Roma, siamo stati in Sicilia, a Venezia e ora siamo a Napoli. Per quest’anno è l’ultima tappa, riguardo l’anno prossimo dobbiamo capire quale sarà l’evoluzione. È  in fase di studio.   Mi spiegheresti il motivo dell’attribuzione del nome “Meraviglia” al bar di Sanpellegrino?   Tutta la nostra comunicazione è basata sulla “meraviglia”. Dal 1932, anno in cui è stata prodotta la prima aranciata, racchiudiamo tutti quelli che sono gli ingredienti del Mediterraneo in quella […]

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