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Eroica Fenice

La Tag: Napoli contiene 14 articoli

Libri

Le Lacrime di Napoli, il nuovo libro di Tania Rennella

Le Lacrime di Napoli, libro di Tania Rennella, edito da Giunti editore. Marie è una giovane donna parigina, vive a Napoli con suo marito e i suoi figli. Scopre il dramma che si svolge alle porte della città: cumuli di spazzatura che invadono le strade e spesso sono talmente tanto alti da formare delle vere e proprie colonne; dettagli di un ambiente che diventa invivibile e che scuote psicologicamente un’intera popolazione. Marie grida la sua rivolta e punta il dito contro le organizzazioni criminali che gestiscono in modo illegale i rifiuti tossici. Una pratica illecita resa possibile grazie alla negligenza, forma “elegante” dell’immoralità di coloro che sono consapevoli di quanto accade ma non si oppongono. Allarmata dal pericolo, questa giovane madre deve prendere una decisione immediata e crudele: trasferirsi a Parigi per proteggere i suoi figli oppure rimanere per salvaguardare l’unità della propria famiglia? Una scelta che metterà in discussione la sua vita e a dura prova le sue convinzioni. Le Lacrime di Napoli è un romanzo diretto, vivo, nel quale si percepisce un dinamismo estremamente coinvolgente, di quelli che scuotono (o almeno dovrebbero) le coscienze. Marie, donna tenace, parla della corruzione, chiave di lettura del romanzo, tema che non riguarda solo Napoli, ma il mondo intero, dove i valori veri sono stati sostituiti da avidità, potere e soprattutto indifferenza. Il libro nasce come spunto autobiografico e poi si trasforma in una vera e propria storia di quotidianità, quella della protagonista, Marie, che grida la propria rivolta, confrontandosi con se stessa; ella pian piano si rende conto attraverso piccoli passi che non è tutto come sembra, che il problema non sussiste solo a Napoli, ma che esso si estende anche altrove. Nel libro si respira l’immagine di una Napoli che i protagonisti guardano come un’opera d’arte, come una realtà ormai trascorsa; una città fatta di storia, patrimonio artistico e culturale, colori, musica, tradizioni. Le lacrime di Napoli è un libro la cui lettura è semplice e accessibile, grazie alla quale i lettori possono riflettere e prendere consapevolezza, parallelamente alla protagonista, Marie, dell’oggettiva realtà nella quale si è catapultati, ossia una città, Napoli, con mille difetti, ma in cui si respira amore. Marie, la protagonista è una mamma dolce e premurosa, attraverso la quale chi legge può comprendere i dettagli di una storia che riguarda tutti e non solo Napoli. La protagonista compie una scelta, sofferta, alla cui base c’è una scelta, ci sono le lacrime, come ricorda il titolo del libro. Le lacrime di Napoli getta il senso delle lacrime stesse, in quanto aspetto fondamentale del pianto che ha, soprattutto in letteratura, una duplice funzione, in quanto al pianto del personaggio, in questo caso Marie, fa eco quello del lettore; al tempo stesso, grazie a questo libro, molto profondo e intenso, si comprende quanto sia importante fare luce su aspetti spesso nascosti, su questioni di cui si preferisce non parlare. Il tempo che si trascorrere a leggere Le lacrime di Napoli, è simulacro di un’altra vita, che aiuti a vivere meglio il […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Napoli Città della Conversazione: il Diverso

Il 7 Febbraio 2019 si é tenuta presso l’Istituto Nazareth di Napoli la Discussione sul tema del Diverso. Questo incontro é stato inserito nel mese dedicato a Napoli Città della Conversazione L’iniziativa promossa dal Comune di Napoli, Napoli Città della Conversazione, è nata con l’intento di organizzare svariati incontri culturali volti a stimolare l’arte della conversazione e del dialogo, per allontanarsi per qualche ora dai dispositivi digitali e favorendo il contatto face-to-face tra le persone. Discussione sul tema del Diverso è stato un evento organizzato dalla Graus Edizioni, introdotto e moderato da Alessia Cherillo, con la partecipazione di quattro autori collaboratori della casa editrice: Armando De Martino, Angela Procaccini, Rosanna Sannino, Alessandro Perna. Partendo dai proprio libri, hanno argomentato la tematica del Diverso con interessanti riflessioni. Discussione sul tema del Diverso per Napoli Città della Conversazione L’Istituto Nazareth ha ospitato nella sua sede l’iniziativa Discussione sul tema del Diverso, importante tappa di Napoli Città della Conversazione. Tutti i partecipanti sono stati accolti in una sala moderna con sedie verdi, tipico colore della speranza, valido auspicio per il superamento dei pregiudizi tra persone che hanno caratteristiche differenti dal comune. Alessia Cherillo (Graus Edizioni), dopo aver introdotto il tema della diversità, ha ceduto poi la parola allo scrittore Armando De Martino che ha commentato: «La tematica della Diversità è complessa, si parte dal giudizio negativo della gente per giungere al concetto di Diversità. Quando le persone si allontanano dalla conoscenza non hanno la possibilità di comprendere bene la bellezza della Diversità che ci rende unici. La Diversità diventa enorme, perché nasce dal pregiudizio di cose che non si conoscono. La velocità di Internet amplifica il concetto del Diverso, perché la conoscenza di molte tematiche come l’immigrazione e il femminicidio non vengono approfondite, ci si dedica poco tempo, perché presi dalla rapidità delle informazioni online». Prosegue il discorso la scrittrice Angela Procaccini: «Il mio libro D è il racconto che riassume la determinazione la dignità e la dolcezza delle donne. Una delle vicende raccontate è quella di una ragazza anoressica che sente un forte senso di estraneità dagli altri, che la rende molto diversa dal gruppo di ragazze che frequenta e che corrisponde ad una situazione grave di senso di diversità. L’altro racconto è quello di una ragazza madre tunisina fuggita da casa dopo aver subito l’atto vandalico dei fratelli che le hanno rovinato il volto con l’acido. Questa storia affronta con coraggio la tematica della Diversità e delle sue gravi conseguenze che possono sfociare in scelte estreme». Partendo da queste due storie la riflessione in sala è giunta a questa considerazione: durante il periodo dell’adolescenza bisogna forgiare l’idea che la Diversità è una ricchezza e non deve essere fonte di Avversità, siamo Umani con caratteristiche differenti che devono coesistere e cooperare per un futuro migliore e più intenso senza pregiudizi. Guardando la sala la scrittrice Rosanna Sannino ha affermato: «Stare tra i giovani è interessante, siete tutti Meravigliosamente Diversi! Ricordate la Diversità non è negativa anzi siamo frutto della Diversità non è […]

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Teatro

Open – mic con Valerio Lundini / Intervista

Open – mic con Valerio Lundini al Kestè Venerdì 8 febbraio si è svolta al Kestè in Largo San Giovanni Maggiore Pignatelli una serata all’insegna del divertimento,  dell’impegno sociale e del black humor. Lo spettacolo ha avuto inizio con l’immancabile Gina Luongo, che ha inaugurato la serata proponendo al pubblico una “moneta alternativa”, utile non solo per il commercio ma anche come ricompensa per la galanteria maschile. Dopo aver scaldato il pubblico Gina ha lasciato il palco ad un altro volto noto degli Open – mic, Stefano Viggiani, che ha parlato di razzismo e intolleranza utilizzando come pretesto l’argomento della masturbazione e della pornografia, giungendo alla conclusione che troppo spesso vengono colpevolizzati ingiustamente. Il testimone è passato poi ad Adriano Sacchettini, un altro habituè del Kestè che resta in tema portando sul palco le difficoltà legate alla proprietà del membro maschile. Lo spettacolo è continuato prima con Dylan Selina e poi con Vincenzo Comunale che, presentati da Gina Luongo in veste di Pippo Baudo, hanno portato sul palco la discriminazione razziale fatta nei confronti dei meridionali e dei migranti. Dopo aver abbattuto tutti i tabù razziali e sessuali, è stata la volta del politcally correct demolito dalle battute one-liner di Davide DDL e da Flavio Verdino capace di fare comicità sulla somiglianza fra Dio ed Hitler e sul difficile tema dell’aborto.”  Ciliegina sulla torta è stato Valerio Lundini, con uno stile unico ed elaborato, ma allo stesso tempo immediato ed esilarante. Abbiamo chiacchierato un po’ con lui per tentare di scoprire il suo segreto: Valerio Lundini – L’intervista Come hai iniziato a fare stand up comedy? Io nasco come autore in radio e in TV per altri comici come Lillo & Greg e Nino Frassica talvolta. Inoltre ho una band dove suoniamo brani molto comici e surreali, ed in questo modo mi sono avvicinato alla comicità e al palcoscenico. Avendo molto materiale scritto da me anche per riviste come Linus o per diversi magazine online, ho scritto molti sketch, ho iniziato ad usarli…inizialmente leggevo dei racconti in pubblico in piccoli posti, poi ho messo su degli spettacoli. Più che stand up comedy io faccio degli sketch, delle piccole situazioni dove ci sono io con altri elementi che disturbano la performance con dei rumori fuori campo, tipo dei tuoni o delle distrazioni che creo precedentemente… una sorta di piccolo spettacolo teatrale. Ed ho iniziato perché sentivo l’esigenza di fare cose che mi divertivano che non potevo far fare ad altri. Come sei entrato nel mondo della radio e dello spettacolo? Io facevo degli sketch che caricavo su internet, e questi sketch li aveva visti Nino Frassica che mi ha chiesto di andare da lui in trasmissione a fare l’autore o un personaggio in radio…già conoscevo Lillo & Greg perché suonavamo negli stessi locali, e mi hanno chiamato in seguito a fare l’autore per la loro trasmissione. Ho avuto la fortuna di essere chiamato ecco. Hai collaborato con nomi affermati dello spettacolo. Com’è lavorare con loro? Mi sono sempre trovato bene, non ho mai avvertito disagio. Sono persone con […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Innamorati di Napoli con gli Innamorati di Napoli

Arrivato alla quarta edizione, Innamorati di Napoli è un’iniziativa che permette di visitare luoghi storici della città accompagnati da guide turistiche e personaggi famosi, arricchendo con i propri racconti personali le visite ai monumenti e luoghi d’interesse storico ed artistico. Innamorati di Napoli – l’iniziativa Promosso dall’Assessorato di Napoli, l’iniziativa Innamorati di Napoli è un ottima occasione per andare alla scoperta di luoghi famosi e meno famosi, che assumono grazie ai racconti degli “illustri ciceroni” una nuova veste, più intima e personale. L’iniziativa, che si terrà domenica 17 febbraio, è nata da un’idea dello scrittore Maurizio De Giovanni, e avrà quest’anno come madrina l’attrice Luisa Amatucci, protagonista di Caina (2016), pellicola pregna di attualità e dramma. L’attrice presenzierà alla visita a Palazzo San Giacomo, evento quest’anno arricchito dalla presenza della compagnia La fabbrica di Wojtyla che inscenerà un’imperdibile visita teatralizzata in costumi d’epoca. In linea con la politica d’inclusione adottata dal sindaco Luigi De Magistris, l’evento è stato realizzato in collaborazione con l’Ente Nazionale Sordi, permettendo anche ai non udenti di seguire la visita che sarà tradotta nella lingua dei segni. Anche il Museo di Capodimonte dimostra attenzione verso ogni tipologia di visitatore, con l’evento “Capodimonte tra le mani” un itinerario di tipo tattile – narrativo alla scoperta della Galleria delle Arti e degli Appartamenti Reali; l’iniziativa è parte della rete “Napoli tra le mani”, realizzata in collaborazione con il SAAD (Servizio di Ateneo per Attività di Studenti con Disabilità) dell’Università Suor Orsola Benincasa. I percorsi tattili del Museo e Real Bosco di Capodimonte si inseriscono nelle attività di promozione dell’accessibilità alla cultura e al patrimonio storico e artistico del territorio napoletano, mirando così a migliorare la fruizione e la conoscenza dei luoghi d’arte. I percorsi sono una realtà concreta già da 6 anni. Tra i numerosi personaggi famosi che aderiranno all’iniziativa, fiore all’occhiello è costituito dagli attori “eduardiani” Marisa Laurito, Marina Confalone e Nello Mascia che si occuperanno di visite speciali alla mostra “I De Filippo – il mestiere in scena” , raccontando le esperienze che li legano al Maestro Edoardo De Filippo. A garantire l’ottimo livello della visita è l’Associazione di categoria Guide Turistiche Campania, che affiancherà i ciceroni illustri secondo il calendario pubblicato sul sito del comune di Napoli e sul sito dell’associazione Guide turistiche in Campania dove sarà possibile trovare tutte le info (non solo gli orari ma anche sconti ed entrate gratuite) ed effettuare la prenotazione online ai vari eventi, necessari per la partecipazione. Innamorati di Napoli – il programma Sono più di 40 i diversi eventi legati all’iniziativa che avranno luogo il 17 febbraio 2019 in diverse zone della città. Fra le numerose proposte ve ne sono però alcuni speciali: Mostra “I De Filippo – Il mestiere in scena”  Nella mattina di sabato 16 febbraio, Marisa Laurito farà da guida alla mostra raccontando la sua esperienza personale e di lavoro con Edoardo De Filippo. In seguito saranno Marina Confalone e Nello Mascia a parlare dei loro personali ricordi legati al Maestro. Per l’occasione il prezzo della mostra è di […]

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Food

“Chiacchiere, sanguinaccio e solidarietà” allo Chalet Ciro

Parte dallo storico Chalet Ciro sul lungomare di Mergellina una delle prime iniziative solidali in vista del Carnevale, presentata nel pomeriggio di martedì 5 febbraio. Con il pretesto di gustare le deliziose chiacchiere e il sanguinaccio ( a cui si sono poi aggiunti assaggi di graffe), Antonio di Martino, da oltre quarant’anni a capo dell’esercizio commerciale, lancia un appello ai napoletani, promuovendo una raccolta fondi a favore di Oikos comunità familiare con l’hashtag #accompagniamoli (supportata dalla piattaforma di crowdfunding sociale Meridonare) per l’acquisto di un mini-van per il trasporto a scuola. Chiacchiere sì, ma anche fatti All’evento, curato da GCpress Comunicazione in collaborazione con i responsabili della comunicazione della campagna di #accompagniamoli, sono stati presenti, oltre ad Antonio De Martino, Michela Peluso, coordinatrice di Oikos comunità familiare e Giuseppe Cerbone di Meridonare. Oikos più che una casa famiglia, è una comunità educativa che, situata nel cuore della periferia ovest di Napoli, dal 1998 ospita bambini di età compresa tra i 4 e i 13 anni che provengono da contesti e situazioni difficili per offrire loro un tetto e le cure necessarie per ritrovare il sorriso. Oggi Oikos chiede aiuto al cuore di Napoli per acquistare un’auto 7 posti che consenta di accompagnare a scuola e alle visite mediche i ragazzini ospiti della struttura. “I bambini che sono sotto la nostra tutela – spiega Michela Peluso – sono allontanati dai genitori dalle autorità competenti per motivi di abuso e maltrattamenti. Per bambini che non possono muoversi senza di noi la macchina è un bene primario, non  un bene di lusso.” In occasione di una degustazione riservata alla stampa, Antonio di Martino, venuto a conoscenza della realtà difficile di Oikos , decide di dare maggiore rilievo alla raccolta fondi supportata dalla piattaforma crowdfunding Meridonare che,  a differenza di altre, si occupa solo di sociale e di Meridione. “Siamo stati più che felici di ospitare Oikos sulla nostra piattaforma .– dice Giuseppe Cerbone – È una realtà che ci ha colpito, siamo stati sul posto, abbiamo conosciuto i bambini e toccato con mano il loro progetto”. È possibile sostenere la campagna collegandosi al sito www.meridonare.it/progetto/accompagniamoli. Michela Peluso parla con il cuore in mano e si vede. “Dopo un mese di raccolta fondi siamo stati invasi dall’amore di tantissimi napoletani e abbiamo già raggiunto buoni risultati. Ma c’è ancora tanto da fare e attraverso quest’occasione vogliamo dare nuovo vigore all’appello”, ci dice. Il messaggio lo sapete già e lo avrete sentito tante volte. La vita continua ad insegnarci che ogni pelo fa il pennello, che sentirsi parte  di un progetto è una forte responsabilità. “Nessuno può pensare che le cose non possano cambiare, perché una macchina, ad esempio cambia la vita, mentre la donazione di 5 euro in un bilancio familiare certamente no”. Lo chalet Ciro: odore di tradizione Durante l’incontro ci viene servito  un gustoso piatto formato da una doppia crema al cioccolato fondente aromatizzata alla cannella  con cubetti di scorze di arancia candita e gocce di cioccolato e croccanti chiacchiere spolverate di zucchero […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Palazzo Zevallos Stigliano: “La collezione di un principe”

Il Palazzo Zevallos Stigliano (via Toledo, Napoli) rivive della sua antica collezione artistica grazie alla mostra Rubens, Van Dyck, Ribera. La collezione di un principe (6 dicembre 2018 / 7 aprile 2019). Attraverso le parole cariche di suggestione di Maria Girardo, Presidente Megaride Art (Agenzia Servizi Culturali), le opere hanno ripreso vita, riallacciando la loro storia e le loro storie. La Collezione del Palazzo Zevallos Stigliano Come ha precisato Maria Girardo, nel periodo a ridosso del Seicento grande rilievo per la circolazione delle opere pittoriche ha gradualmente assunto la figura del mercante d’arte. Egli non contribuiva, attraverso compravendite, soltanto allo sviluppo delle scuole pittoriche, ma favoriva la circolazione di opere d’arte fra gli stessi artisti, i quali si arricchivano di esperienze creative lontane nello spazio. Nel caso di Napoli, e in particolare quello legato al Palazzo Zevallos Stigliano, va tenuto presente l’operato dei collezionisti di Anversa (ma di stanza a Napoli) Gaspar de Roomer (1595-1674) e Jan Vandeneynden (1590-1671), i quali raccolsero numerose opere che andarono a costituire una variegata collezione. Alla scomparsa di Roomer, le sue opere andarono ad arricchire, sotto forma di lascito testamentario, la collezione di Ferdinando Vandeneynden (1626-1674), serbata nel suo palazzo di via Toledo, ovvero il Palazzo Zevallos Stigliano. Alla successiva scomparsa di Vandeneynden, il patrimonio passò alle sue tre figlie, due delle quali, Giovanna ed Elisabetta, sposarono rispettivamente Giuliano Colonna (principe di Stigliano dal 1716) e Carlo Carafa di Belvedere. A tal proposito, Maria Girardo ha segnalato l’importanza del lavoro di Luca Giordano, incaricato nel 1688 di redigere un inventario delle opere della quadreria di Ferdinando Vandeneynden, e grazie a tale documento è stato possibile ricostruire, sul Piano Nobile del Palazzo Zevallos Stigliano, l’intero inestimabile patrimonio dell’antica Collezione. Da Rubens a Caravaggio: i Maestri del Palazzo Zevallos Numerosi sono i Mestri in esposizione, e Maria Girardo vi si è soffermata con grande completezza di particolari storico-artistici, al fine di far comprendere a pieno ogni singolo aspetto dell’opera. In particolare, Il banchetto di Erode di Rubens costituisce l’archetipo di una lunga tradizione artistica napoletana, che riprende diversi elementi dalla pittura del Maestro fiammingo. L’opera narra la storia di Erode ed Erodiade, concentrandosi sul momento dell’offerta del capo mozzato di Giovanni Battista. Colpiscono, come ha osservato Maria Girardo tra i vari elementi, la morbida pennellata che caratterizza l’abito rosso di Salomè, che rende perfettamente la delicatezza del velluto; il candore della pelle femminile e la sua sensualità “carnosa”; l’atterrirsi di Erode alla vista del capo mozzato, il cui disgusto va a cozzare, con grande effetto di viva dinamicità, con le espressioni sorridenti delle donne e la curiosità degli altri astanti. Sempre sul tema di Erode sono i dipinti Giovanni Battista ammonisce Erode e il Banchetto di Erode di Mattia Preti, che già risentono dell’influsso dell’arte di Rubens, nonché del chiaroscuro tipico di Caravaggio. Circa il Martirio di Sant’Orsola di Caravaggio, pur non facente parte della collezione, ma acquistato nel 1973 dall’allora Banca Commerciale Italiana, Maria Girardo ha sottolineato la contemporaneità delle azioni di ogni singolo personaggio. Tra i […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Ispanismi e francesismi nella parlata napoletana | Parrocchia Santa Maria della Rotonda

Giovedì 24 gennaio la Parrocchia Santa Maria della Rotonda al Vomero ha ospitato la conferenza sugli ispanismi e i francesismi nella parlata napoletana. L’evento, tra ilarità e curiosità, ha coinvolto noi di Eroica Fenice e tanti appassionati in argomentazioni e acquisizioni intorno alla parlata e la scrittura napoletana, a cura del professore e giornalista Umberto Franzese, affiancato dall’architetto Franco Lista, saggista, scrittore e dialettofono napoletano. Durante l’incontro, mediato dalla brillante Laura Bufano, sono state svelate delle vere e proprie chicche popolari e lette alcune poesie di Enzo De Simone, Eduardo De Filippo e Nazario Bruno dal simpatico Tullio del Matto. L’appuntamento è terminato con un momento dedicato alla canzone napoletana nel mondo: i Panamagroup, duo partenopeo composto da Lorenzo e Marcello, canta “E Spingule francese” e conclude con “Maruzzella”, coinvolgendo il pubblico in una sentita partecipazione. Il percorso tortuoso della lingua napoletana. Il convegno alla Parrocchia Santa Maria della Rotonda Il napoletano, lingua ormai trimillenaria, ha conservato per lungo tempo il greco dorico, smantellato man mano dal latino popolare. Tante le influenze lessicali grazie ai contatti diretti con altre popolazioni, come i normanni, svevi, austriaci, angioini, e contatti indiretti con Longobardi e Arabi. Umberto Franzese nei suoi libri ha tentato di decodificare la lingua napoletana, comprendere quali siano state le influenze più ingenti del napoletano attraverso vari convegni in sedi istituzionali, ma anche in scuole medie e superiori. Con l’unificazione del regno delle due Sicilie nel 1442 la nostra parlata sostituì il latino, resistendo per lungo tempo anche dopo l’unità d’Italia e l’avvento della monarchia sabauda. Il napoletano è stato riconosciuto come patrimonio dell’Unesco, è la seconda lingua parlata su tutto il territorio nazionale ed è famosa in tutto il mondo grazie alla canzone napoletana. Il 22 gennaio un comunicato del Consiglio regionale della Campania approva la legge sulla salvaguardia a valorizzazione del patrimonio linguistico napoletano, su iniziativa del consigliere Emilio Borrelli e Luciano Passariello. Questa legge rappresenta un elemento identitario, che contribuirà a conservare una memoria storica tra i giovani di una vera e propria lingua, dotata di una grammatica e di una propria musicalità. Un percorso tortuoso, iniziato nel 2006 e che ha visto protagonisti vari studiosi della lingua, come Nicola De Blasi e Carlo Iandolo. Franco Lista, architetto e scrittore, prima di introdurre le argomentazioni sul tema, confessa con orgoglio di essere “dialettofono puro” e di tradurre all’occorrenza in italiano ciò che in realtà pensa in napoletano. Franco sottolinea non solo l’importanza della lingua madre, ma anche l’assoluta inseparabilità del linguaggio dal pensiero, dello strumento dal contenuto, concetto espresso nel Settecento da Herder, ma in realtà già presente nel Trecento in quello che potrebbe essere considerato il primo linguista campano, San Paolino da Nola, che scrive nelle sue lettere ai padri della chiesa “Il sapore del pensiero si gusta nelle parole”. Francesismi Il francese nel Settecento era la lingua ufficiale delle corti, la lingua della diplomazia, la lingua del secolo dei lumi, degli intellettuali. Dopo secoli di dominazione i termini francesi sono stati trasformati e accolti in quella […]

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Teatro

Daniele Fabbri, intervista all’autore di “Fascisti su Tinder”

Il 26 gennaio il comico Daniele Fabbri presenzierà al Kesté di Napoli in occasione di un open mic in cui si esibiranno alcuni giovani rappresentanti dello stand up comedy campano. Sarà anche l’occasione per presentare il suo spettacolo Fascisti su Tinder, che andrà in scena il 27 dello stesso mese al Teatro nuovo. Abbiamo posto a Daniele Fabbri alcune domande riguardanti il mondo dello stand up comedy e dell’impatto che questa forma di spettacolo ha nel nostro paese. A tu per tu con Daniele Fabbri Come ti sei avvicinato al mondo dello stand up comedy? E cosa ti ha colpito fin da subito? Mi sono avvicinato alla stand up senza nemmeno sapere cosa fosse: dopo aver fatto un paio d’anni di esperienze nel cabaret nostrano con alti e bassi, ho iniziato a scrivere monologhi con un altro stile, nato un po’ per istinto e un po’ perché mi piaceva il taglio delle battute anglofone che trovavo in alcuni libri e in alcune serie tv americane. Questo tipo di monologhi non funzionavano col pubblico del cabaret. La cosa mi scoraggiò molto e decisi di smettere di fare il comico. Dopo circa sei mesi di abbandono, scoprii per caso Bill Hicks e che quei monologhi non solo esistevano, ma erano una delle forme di comicità più diffuse nel mondo, e ho ricominciato. Un altro anno dopo, ho incontrato altri comici che facevano la mia stessa cosa, e così via. Ciò che amo della stand up è la possibilità di usare la forma di intrattenimento più essenziale e popolare, “le chiacchiere”, per parlare anche di cose di cui non si chiacchiera mai. Secondo te cosa distingue nettamente lo stand up comedy dalla commedia e dagli spettacoli comici tradizionali? La tendenza a svincolarsi dagli stereotipi. Sia chiaro, gli stereotipi non sono un male in sé, ma il riferirsi continuamente solo a questi ha reso i racconti dei comici tutti uguali. La stand up comedy ben fatta è quella che racconta le proprie storie personali, non che questo le debba rendere necessariamente drammatiche, ma semplicemente diverse e uniche. Io sono stato fidanzato 7 anni, e quella che tecnicamente era “mia suocera” era l’opposto dello stereotipo delle suocere, quindi io non parlo delle “suocere”, parlo di questa persona specifica. Il tuo stile risente di qualche influenza in particolare? In particolare no, ci sono tantissimi comici che mi piacciono molto e da ognuno di loro ho cercato di imparare qualcosa. E spesso mi attirano i lati più trascurati dei comici, per esempio, del già citato Bill Hicks tutti si concentrano sulle splendide idee dei suoi monologhi, io noto soprattutto che aveva una gestione della fisicità degna di un mimo, e che la usava per rendere “buffa” una routine dai contenuti controversi. Uno dei cardini della stand up comedy è quello di annullare la distanza tra chi sta sul palco e chi osserva seduto (la famosa “quarta parete”). Questo quanto influisce, tenendo conto anche del fatto che questo genere di spettacolo tocca temi che nella nostra società sono ancora […]

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Teatro

Clara Campi, il lato comico del femminismo | Intervista

Intervista a Clara Campi, stand up comedian presto al Kesté di Napoli Clara Campi è una giovane attrice diplomata presso l’American Musical and Dramatic Academy di New York, dove ha partecipato a spettacoli teatrali e a numerosi film indipendenti. Dopo cinque anni negli USA è tornata a Milano dedicandosi alla televisione e ai social, trattando in chiave ironica e spietata i temi del femminismo e di una società troppo spesso maschilista. Ha preso parte a Natural Born Comedians su Comedy Central, a Lucignolo su Italia 1, a vari sketch mandati in onda su Italia 2, e collabora con i Pantellas e Paolo Noise ai loro video online. In occasione del suo prossimo spettacolo Non sono femminista ma… al Kestè di Napoli il 19 Gennaio, abbiamo incontrato Clara Campi per fare due chiacchiere e quattro risate. Clara Campi, l’intervista Come ha iniziato Clara Campi a fare stand up comedy? Non c’è stato un momento preciso in cui ho iniziato. Ho cominciato come attrice, ho studiato recitazione a New York e ho anche lavorato come attrice. Mentre ero negli Stati Uniti sono entrata in gruppo di sketch comedy dal nome Nomansland e abbiamo iniziato a frequentare i comedy club in giro per New York, avvicinandomi al genere. Anche se inizialmente sono rimasti tentativi, perché io volevo fare l’attrice. Tornata in Italia, paradossalmente ho iniziato a fare stand up comedy… Cioè in una città come New York, piena di stand up comedy, non l’ho presa molto sul serio, torno in Italia, dove ai tempi la stand up comedy non esisteva e inizio a farla. Ho iniziato facendo i Zelig Lab, comicità un po’ più tradizionale dove però mi sentivo un pesce fuor d’acqua. Poi nel 2014 mi sono trovata con altri ragazzi che si sentivano come me e lentamente è nato il gruppo Melamercia, formato da me e altri tre comedians: Luca Anselmi, Edoardo Confuorto e Giorgio Magri. Da lì ho iniziato a fare stand up comedy. Chi sono i Melamarcia? Un gruppo di amici? No, inizialmente non conoscevo il resto del gruppo, siamo diventati amici in seguito. Ci siamo trovati perché eravamo tutti degli outsiders. Le realtà come Zelig non facevano per noi, le alternative a Milano erano molto limitate e chiuse, non riuscivamo a trovare un posto dove collocarci nella realtà milanese e quindi eravamo tutti nella situazione di non sapere dove andare. Ci siamo detti «eh vabbé, creiamola noi questa situazione!». E da lì è iniziato. Ti consideri una femminista ma ne parli con molta ironia. Perché quest’approccio? Il movimento femminista ha bisogno di ironia. È la cosa principale che manca nel movimento femminista, c’è un’incapacità di prendere le cose con leggerezza, c’è un’incapacità di autocritica e sopratutto c’è una mancanza di interesse per il divertimento, e secondo me questa è una lacuna molto molto grande che provo a riempire io. Pensa te che presunzione. Io scrivo i miei testi, ma non mi sono seduta a tavolino pensando «adesso scrivo una cosa femminista». È stato qualcosa di organico. È successo perché essendo l’ambiente dello stand up […]

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Teatro

Mario Autore porta La locandiera al Teatro Instabile di Napoli

Il 27 e il 28 dicembre 2018 torna in scena uno dei classici del teatro italiano più famosi di sempre: La locandiera di Carlo Goldoni, con la regia di Mario Autore. Lo spettacolo andrà in scena al TIN – Teatro Instabile di Napoli, ed è rappresentato dalla compagnia teatrale Unaltroteatro. La locandiera – come si innamorano gli uomini di Mario Autore La celebre storia vede protagonista l’affascinante ed esuberante Mirandolina (Federica Pirone), proprietaria di una locanda dove viene corteggiata da ogni cliente, in particolar modo dal Marchese di Forlimpopoli (Gianluca Cangiano) aristocratico decaduto, e dal facoltoso Conte di Albafiorita (Vincenzo Castellone). I due personaggi, opposti sia negli atteggiamenti che nelle tecniche di seduzione, si illudono di poter conquistare la locandiera, che lascia ad entrambi l’illusione di una possibile conquista, in virtù del buon esito dei suoi affari. Il delicato equilibrio viene però spezzato dall’entrata in scena del Cavaliere di Ripafratta (Gaetano Franzese), aristocratico misogino che non nasconde il suo disprezzo per le donne e per chi se ne invaghisce. Ferita nel suo orgoglio femminile, Mirandolina si ripromette di far innamorare il Cavaliere, ricorrendo ad ogni astuzia e persino all’aiuto dell’inconsapevole Fabrizio (Mario Autore), cameriere della locanda anch’egli innamorato della sua padrona. La commedia, che già all’epoca fece scalpore per il ruolo che la figura della donna assume nei confronti dell’uomo, è stata riadattata da Mario Autore, che elimina ogni riferimento storico a favore di una più facile comprensione dello spettacolo. Anche i costumi vengono rielaborati da Federica Pirone con l’intento di eliminare ogni riferimento all’epoca, introducendo però nella scenografia e nella sceneggiatura elementi tipici della cultura partenopea. La rappresentazione riesce infatti a mostrare con ironia il difficile rapporto che vige fra l’uomo e la donna, mettendo in risalto l’astuzia dell’atteggiamento seduttivo femminile e l’incapacità dell’uomo di comprenderlo. Lo spettacolo assume grande importanza anche dal punto di vista sociale, ribaltando la condizione della donna da vittima di violenza a scaltra burattinaia dei sentimenti altrui. La grande novità della commedia consiste però nel ruolo del pubblico, che diviene un vero e proprio personaggio con cui gli attori dialogano nel corso della vicenda e degli sketch comici, come se avessero a che fare con altri avventori del locale. A favore di ciò anche la particolare disposizione della platea, che elimina la classica lontananza degli attori dal pubblico per ricreare un senso di partecipazione. Per favorire l’immedesimazione nella storia, per chi ne avesse voglia vi è la possibilità di partecipare ad un aperitivo che si tiene al locale Mazz in Via dei Tribunali 359, poco prima dello spettacolo, e che vedrà Mario Autore intrattenere gli astanti con canti e chitarra. Foto di Claudia Scuro

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