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Eroica Fenice

La Tag: Napoli contiene 133 articoli

Attualità

Mens Sana in Parco Sano, lo Yoga in Villa Floridiana

Mens Sana in parco sano Mens sana in parco sano è il nome della sessione di Yoga che si terrà domenica al Parco della Villa Floridiana, al Vomero. A condurre tale sessione sarà Enza De Cristofaro, esperta insegnante di yoga che ha studiato e ha conseguito varie qualifiche sul campo presso la Scuola di Formazione Internazionale Zoé Animal Yoga. Sulla scorta del loro amore e impegno attivo per il quartiere, un gruppo di giovani ragazzi del Vomero e dell’Arenella (Pierluigi Fusco, Giulia Polverino, Enrico Mango e Daniele Boccarusso) ha quindi deciso di organizzare l’evento, con lo scopo di offrire una giornata di piacere, relax e benessere ai cittadini e al contempo valorizzare il parco stesso. La scelta del parco non è casuale: la Villa Floridiana rappresenta infatti uno dei luoghi simbolo del Vomero, un luogo molto noto per le sue bellezze e molto frequentato da residenti della zona e non solo. Yoga al parco Ombrosi boschetti, architetture borboniche, fontane, sentieri e una terrazza panoramica del Golfo di Napoli sono solo alcuni dei motivi per cui tale luogo sia così affascinane; iniziative del genere pertanto sono sempre rimarcabili in quanto cercano di valorizzare ulteriormente le bellezze paesaggistiche del parco e di estenderle ad una platea di più persone. Poter quindi godere di una sessione di yoga, disciplina che unifica mente e corpo mediante esercizi incentrati sul respiro e di ginnastica, in questo polmone verde nel cuore del quartiere contribuisce a rendere l’esperienza per i partecipanti estremamente piacevole; gli esercizi respiratori e ginnici dello yoga, uniti al contatto con la natura suggerito dal parco, contribuiscono difatti a creare uno stato di rilassamento, armonia e benessere per i partecipanti, quasi a voler diventare un tutt’uno con il parco stesso, la sua essenza e la sua natura. L’evento ha avuto luogo questa domenica (19 settembre) alle 10 del mattino. Gli organizzatori hanno raccomandato agli interessati di portare i propri tappetini da yoga e di indossare abiti comodi e adatti allo scopo.

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Culturalmente

Chi era San Gennaro? Qual è la sua storia?

Chi era San Gennaro? Qual è la sua storia? Scopriamo in questo articolo la storia del santo patrono di Napoli e del suo “prodigio”. Napoli non sarebbe la stessa se il suo nome non fosse legato al culto di San Gennaro. Il rapporto dei napoletani con “faccia ‘ngialluta”, uno dei tanti epiteti usati per chiamare il santo patrono, trascende la dimensione sacra per abbassarsi a quella terrena della quotidianità. Basta ricordare Massimo Troisi e Lello Arena in uno degli sketch più famosi de La Smorfia in cui interpellano San Gennaro per sapere su quali numeri puntare per la prossima estrazione del lotto; oppure, in tempi recenti, osservare l’enorme murales opera di Jorit in cui il volto del santo campeggia su un edificio di Forcella, come se fosse stato messo a guardia di quel quartiere. Ma chi era San Gennaro? Qual è la sua storia? E quanta verità c’è dietro al miracolo dello scioglimento del sangue, tema portante della sua festa che si celebra ogni 19 settembre? Chi era San Gennaro? Qual è la sua storia? Come accade per la vita di quasi ogni santo, anche quella di San Gennaro è avvolta nel mistero. Non conosciamo con certezza né il luogo, né la data di nascita. Gli Atti Bolognesi, la fonte più attendibile sulla vita del santo, affermano che fosse nato a Benevento intorno al III secolo d.C. . Il nome Gennaro, diffusissimo in Campania e nel mezzogiorno d’Italia, deriva dal latino Ianuarius e significa “consacrato al dio Giano” (che in latino si chiamava proprio Ianus). Questo nome veniva dato ai bambini che erano nati nel mese di gennaio, ma è diffusa l’ipotesi per cui San Gennaro si chiamasse così in quanto facente parte della gens Iaunaria da cui avrebbe preso il cognome. La vicenda del santo si concentra attorno al IV secolo, periodo in cui divenne vescovo della città di Benevento e in cui imperversavano le persecuzioni contro i cristiani volute dall’imperatore Diocleziano. Egli venne a sapere dell’incarcerazione del diacono Sossio, capo della comunità cristiana di Miseno, e decise di andare a trovarlo in carcere per recargli conforto. Si fece accompagnare da Festo e Desiderio, due suoi amici, ma non appena giunti in città i tre furono arrestati dal giudice Dragonio, lo stesso che aveva fatto arrestare Sossio. San Gennaro e i suoi compagni furono condannati a morire sbranati dagli orsi, nell’anfiteatro di Pozzuoli. Su questo punto della storia, le fonti propongono versioni differenti: secondo alcune la condanna venne sospesa quando Dragonio si accorse che il popolo si era impietosito per la sorte dei condannati, altre raccontano di come Gennaro avesse benedetto con un gesto gli orsi, i quali si inginocchiarono davanti a lui. Qualunque sia la versione dei fatti non cambia di certo l’animo di Dragonio, che fece decapitare Gennaro e compagni nell’anno 305 presso la Solfatara di Pozzuoli. Gli Atti Vaticani raccontano una storia del tutto diversa: Gennaro venne imprigionato a Nola dal giudice Timoteo, che lo accusò di proselitismo. Il santo non batté ciglio quando lo torturarono, […]

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Teatro

Il Teatro Sannazaro rientra nel vivo! Presentato il cartellone 2021/2022

Al via la stagione 2021/2022 del Teatro Sannazaro che vedrà protagonisti, tra gli altri, Cristina Donadio, Rosalia Porcaro e Peppe Barra Le lancette si rincorrono sul quadrante. Dall’armadio si sfila l’abito elegante, quello delle grandi occasioni. È sera e fra i lamponi si distingue una luce più intensa: è il teatro, deciso a ripartire. In sala si mescolano la curiosità degli spettatori e l’eccitazione degli attori, pronti a entrare in scena e fare ciò per cui hanno faticato una vita intera: recitare. Così si spengono le luci e il sipario, lento, si apre. È ritornato il momento di sognare. È ritornata quella magia che solo il teatro è in grado di fare. La stagione 2021/2022 del Teatro Sannazaro prende il nome di Rientra nel vivo, assumendo le forme di un duplice invito, rivolto sia agli attori che agli spettatori. I primi si riappropriano del luogo che gli spetta e lo fanno dal vivo, prendendo in prestito le parole di Cristina Donadio, presente alla conferenza stampa del 15 settembre. D’altro canto anche gli spettatori sono invitati a riabbracciare le vecchie abitudini, prendendo parte agli spettacoli teatrali, dopo più di un anno di chiusure. Teatro Sannazzaro, cartellone della stagione 2021/2022 Il Teatro Sannazaro ha deciso di puntare, nella stagione della ripartenza, sulle due identità che caratterizzano il suo filone artistico da qualche anno a questa parte: contemporaneità e tradizione. In totale si contano 23 spettacoli in cartellone, più sette Prime di settimana. Ad aprire la nuova stagione sarà la Maîtresse, un’opera tratta da Memorie di una maîtresse americana, in scena il 15 ottobre. Gaia Aprea sarà sia regista che interprete del racconto in prima persona della vita di Nell Kimball. Il cartellone vedrà poi numerosi debutti, tra cui quello di Rosalia Porcaro al Teatro Sannazaro dal 26 al 28 novembre con Core ‘ngrato, uno spettacolo comico ma intimo, capace di attraversare diverse emozioni, a detta della stessa attrice presente alla conferenza stampa. Anche Cristina Donadio sarà una debuttante al Teatro Sannazaro nella prossima stagione, protagonista di Je suis kiki. La sceneggiatura è stata curata da Igor Esposito -presente in cartellone anche con El blues di Loi– e sarà un omaggio a Kiki De Montparnasse, icona anticonformista nella Parigi degli anni 20. Cristina Donadio interpreterà una donna fragile e schiava dell’immagine, alle prese con dipendenze da cocaina e assenzio e incapace di fare i conti con la persona che era venti anni prima. Nella prossima stagione ci sarà spazio anche per una trasposizione della Locandiera di Goldoni negli anni ’50. Si tratta di un lavoro frutto di più mani, tra cui si ricordano quelle di Paolino Isotta, scomparso nel febbraio scorso. Dal 5 al 9 gennaio andrà poi in scena Alla festa di Romeo e Giulietta, appartenente al filone della nuova drammaturgia. Segnaliamo infine la presenza di Peppe Barra e Lalla Esposito in Non c’è niente da ridere e quella di Lello Arena che proporrà dal 12 al 14 novembre Parenti serpenti. Con Rientra nel vivo speriamo di vivere un’intensa stagione teatrale, che […]

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Culturalmente

Santa Patrizia, compatrona di Napoli, protagonista dello scioglimento del sangue

La storia di Santa Patrizia, che nata a Costantinopoli giunse fino a Napoli, dove ormai lontana dalle ricchezze, devota ai suoi voti verginali, diede tutto ciò che aveva ai più bisognosi. Oggi, il suo sangue, come quello di San Gennaro, vive il miracolo del suo scioglimento ogni 25 Agosto. Compatrona di Napoli, ad oggi Santa Patrizia ha la vita più leggendaria e frammentata di tante autorevoli figure. La versione comunemente tramandata, però, è una. Nata a Costantinopoli e educata dalla nutrice Aglaia, emise fin da subito voti di verginità, e per tener fede alla sua promessa fuggì dalla città, poiché l’imperatore Costante II, le aveva imposto il matrimonio. Santa Patrizia, a Roma, trovò subito rifugio, e con l’aiuto di alcune ancelle, raggiunto papa Liberio ricevette finalmente il velo verginale. In seguito, alla morte di suo padre, Patrizia tornò a Costantinopoli, dove rinunciò ad ogni legame con la corona imperiale, distribuendo i suoi averi ai più poveri. La sua decisione successiva cambiò decisamente il corso degli eventi: decisa a compiere un viaggio in Terra Santa, Patrizia incontrò una furiosa tempesta, la quale condizionò il suo naufragio sulle coste di Napoli, ovvero nel punto preciso, dove ora sorge il Castel dell’Ovo. È proprio nei pressi di quel luogo, che dopo una brevissima malattia, Patrizia morì giovanissima. Il carro che trasportava il suo corpo, tirato da due asini e senza guida, si fermò davanti al monastero di Caponapoli dei padri Basiliani, e lì fu seppellito il suo corpo. Successivamente i resti furono trasportati nel monastero di San Gregorio Armeno e,  ancora oggi rivestiti di cera, sono protetti da un’urna d’oro e argento, intarsiata di gemme. Tali resti possono essere venerati dai fedeli, perché posti in una cappella di una navata del monastero. Da quel giorno, la popolazione è accorsa con molto entusiasmo, sia per quanto riguarda il prodigio della liquefazione del sangue e sia per quello della manna. Si racconta infatti, che dal secolo XII, un liquido puro simile all’acqua sia trasudato lungo le pareti sepolcrali del corpo. Racconto diverso quello riguardo il raccoglimento del sangue: si narra infatti, che un cavaliere, afflitto da enormi sofferenze, andò a pregare sulla tomba della santa per guarirlo. Spinto da una grande devozione, decise di aprire l’urna, cavando un dente alla vergine, morta ormai qualche secolo prima. Si racconta che dalla bocca della santa, vi fuoriuscì sangue, come se il suo corpo fosse ancora mosso da vita. Dallo stupore di quell’evento, il sangue fu prontamente raccolto in due ampolle. Ogni 25 agosto, il miracolo dello scioglimento del sangue avviene in presenza di numerosi fedeli. Tradizioni popolari C’è da ricordare che Santa Patrizia è dal 1625 una dei 51 compatroni di Napoli, la sua festa è il 25 agosto, mentre il giorno devozionalmente collegato a lei è il martedì. Secondo la tradizione popolare santa Patrizia è la santa “dei single”. Sembrerebbe infatti, che tutte le ragazze in cerca di marito si rechino nella chiesa di San Gregorio Armeno per invocarla al fine di ricevere un buon matrimonio. […]

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Culturalmente

Napoli in giro per il mondo: quanto siamo simili ai nostri vicini?

Ospitalità. Forse è questa la parola che meglio racchiude lo spirito e l’essenza di Napoli. Un’essenza rara ma comunque non impossibile da trovare altrove. In fondo, alle spalle dell’ospitalità non c’è altro che una fiumana di persone. E di persone buone, il mondo, ne è pieno. Basta soltanto saper cercare. Cercare e trovare, nonostante il periodo di anormalità che stiamo vivendo da un anno e mezzo, sono dunque le parole da cui partire. Partire verso quale meta? Questa volta non si tratta di alcun luogo esotico o città d’arte. Semplicemente si parte verso la risposta alla nostra domanda iniziale: quanto siamo simili ai nostri vicini? Cosa ci accomuna agli altri popoli? Quella partenopea si sa essere una terra multiculturale anzi, fatta a strati, potremmo dire visitando la Napoli sotterranea. D’altronde numerosi decenni, anzi secoli, di storia in cui Napoli ha indossato le vesti di un ricamatore fra culture differenti non possono far altro che incidere sul sentimento di ospitalità e apertura nei confronti dell’altro. La lingua  Partiamo dall’elemento forse più affascinante, che anche in questo momento ci permette di comunicare: la lingua. La lingua è uno dei fattori che accomuna l’Italia, e in particolare Napoli, con alcuni stati europei. Spagnolo, francese, romeno, portoghese e italiano vengono tutte denominate, infatti, lingue romanze o neolatine. Merita, tuttavia, un’attenzione particolare lo stretto legame fra Napoli, Francia e Spagna: frutto delle dominazioni dei secoli passati. Ne derivano, così, diverse intersezioni e punti d’incontro. Sapete, per esempio, come si traduce moglie/donna in spagnolo? Mujer! Vi ricorda qualcosa…? Oppure il frutto della ciliegia che in spagnolo diventa cereza, o ancora l’italiano risparmio che in napoletano diventa ‘o sparagno e in francese esparagne! Il cibo E nei momenti in cui la lingua diventa un ostacolo alla comunicazione entra in gioco un altro elemento di comunanza: il cibo. Niente è, infatti, meglio di una tavola imbandita per mettere in contatto più persone, anche tanto diverse fra loro. Il fascino del cibo italiano, tra cui rientra una serie infinita di specialità campane, è incomparabile e spesso preceduto dal mito che lo avvolge. Portare con sé o addirittura cucinare all’estero un casatiello, una mozzarella o una pastiera vi farà guadagnare all’istante un livello inaudito di stima! E anche 92 minuti di applausi, direbbe qualcuno.  Il legame con le tradizioni  Passeggiando fra le strade di Napoli non si può far altro che avvertire nell’aria un attaccamento alle tradizioni. Tocchiamo con mano questo sentimento soprattutto durante le festività, ma non solo. Modi di dire, proverbi, canti e balli sono infatti tutti sintomi evidenti di questa piacevole malattia. E il bello è che non siamo i soli! In particolar modo si avverte un attaccamento alle tradizioni, anche fra i più giovani, da parte di turchi e spagnoli. Ad unirli sono soprattutto i balli e i canti popolari, a cui vanno aggiunti giochi (alcuni estremamente simili ai nostri) e usanze. In quest’ultimo caso ricordiamo la fantastica tradizione turca che vede come protagonisti il caffè e il futuro! Una lettura del proprio avvenire, dopo aver […]

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Culturalmente

Mercati e mercatini di Napoli: un tripudio di occasioni

Frutta e verdura dai toni brillanti, abiti di buona fattura con prezzi a buon mercato, accessori unici e capi vintage sono i protagonisti di mercati e mercatini di Napoli, sparsi tra i diversi rioni, che attraggono residenti e turisti. Le fiere rionali ospitano commercianti provenienti da tutto l’hinterland partenopeo, che offrono sui loro stand e banchetti prodotti di ottima qualità a prezzi ridotti, adatti per tutte le tasche. I mercati e mercatini di Napoli sono l’oasi perfetta per chi ama scavare alla ricerca dell’affare della stagione, che si sintetizza in un prodotto dal rapporto qualità/prezzo invidiabile. Sono distribuiti in zone e giornate diverse, accessibili con metro e pullman. Ecco i cinque mercatini di Napoli da non perdere. Mercato di Forcella In una traversa di Corso Umberto, è possibile perdersi tra le bancarelle di uno dei mercatini più famosi di Napoli, quello della Forcella. È conosciuto nello specifico per capi di abbigliamento a buon prezzo, tra abiti, borse e scarpe. I prodotti sono per tutte le tasche e le esigenze, è possibile acquistare anche oggetti tecnologici e cosmetici. Il mercatino di Forcella si tiene in Via P. S. Mancini dal lunedì alla domenica dalle 8 alle 12. Mercato di Porta Nolana Il mercato di Porta Nolana sorge nell’omonima piazza, nei pressi della stazione centrale, un ambiente suggestivo inglobato da due torri risalenti al XV secolo. Questa location folkloristica è caratteristica per la vendita di prodotti ittici di pregio, ma non solo, è possibile trovare bancarelle di qualsiasi genere. Il mercato di Porta Nolana si tiene in Piazza Porta Nolana dal lunedì alla domenica dalle 8 alle 18. Mercato della Pignasecca In Via Pignasecca, una delle tante traverse in prossimità di Via Toledo, è possibile trovare l’omonimo mercato, che si estende fino alla Metro Montesanto. Questo mercatino è famoso per le sue bancarelle di gustose specialità alimentari, dalla frutta e verdura al pesce fresco, oggetti di antiquariato e talvolta libri di seconda mano, tra i piccoli stand spuntano anche grandi banchi di abbigliamento. Il mercato della Pignasecca si tiene dal lunedì alla domenica in via Pignasecca dalle 8 alle 18. Mercato di Poggioreale Per chi è in cerca di affari, il Mercato di Poggioreale può risultare un luogo di meraviglie. Scarpe di buona fattura e abiti griffati sono i protagonisti degli stand situati a via Poggioreale Nuova. Questo mercato soddisfa le esigenze anche degli amanti del vintage. Il mercato di Poggioreale si tiene dal venerdì al lunedì tra via Marino di Caramanico e via Poggioreale nuova dalle 6 alle 14. Mercato di Posillipo Nei pressi della suggestiva location del Virgiliano, è possibile passeggiare tra le bancarelle del mercato di Posillipo. Questa fiera suscita grande attrattiva tra gli amanti del vintage, che cercano capi stravaganti, di qualità e ben tenuti. Il mercato di Posillipo si tiene in viale Posillipo ogni giovedì dalle 7 alle 12. Immagine in evidenza: pixabay

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Culturalmente

Le 5 spiagge più belle della Campania

Le spiagge più belle della Campania? È difficile fare una selezione tra i gioielli più preziosi della regione, amati ed invidiati dal resto d’Italia e non solo. Si può comunque provare a designare e descrivere le 5 spiagge più belle della Campania, magari consigliandole come primo tour estivo della regione, con la voglia e la promessa di tornare poi ad esplorare e vivere tutto ciò che ancora manca. Dalle meravigliose spiagge del Cilento, punta di diamante campana, alle pittoresche coste della Costiera Amalfitana con terrazze e colorati borghi a strapiombo sul mare. Dalle romantiche baie del Napoletano, imbevute di bellezza e talvolta mistero, fino alle splendide e invidiabili isole di Procida, Ischia e Capri, che non hanno bisogno di presentazioni. Delle gemme insomma imperdibili per trascorrerci l’estate, godere delle acque di un azzurro intenso e delle bandiere blu, immergersi in avventurose escursioni tra grotte e natura selvaggia, fino a tuffarsi nelle straordinarie ed impeccabili delizie della cucina mediterranea, ricca di odori, colori e sapori che travolgeranno palato, olfatto, vista e tatto, tali da far diventare una vacanza in Campania qualcosa di più, molto di più! Immergiamoci nel tour! Le 5 spiagge più belle della Campania: Napoli Il viaggio alla scoperta delle 5 spiagge più belle della Campania inizia da Napoli, cuore pulsante delle meraviglie splendenti, misteriose e romantiche della regione. Dalla Gaiola allo Scoglione di Marechiaro, dalla Baia delle Rocce Verdi a Posillipo alla Baia di Ieranto, fino alla Costiera Sorrentina. È davvero difficile poter scegliere le più belle. Ma concentriamoci sulla romantica e incontaminata Gaiola e sulla paradisiaca Baia di Ieranto. Tra romanticismo e mistero ammantato di leggenda, la Gaiola è un autentico paradiso d’amore e bellezza, ideale per trascorrere ore in relax, coccolati dalle meraviglie naturali e dalle limpide acque, e perdersi in artistici scatti fotografici o, per gli amanti dell’avventura e dello sport, concedersi un tour in kayak al tramonto. Vicinissimo alla terraferma, l’isolotto si raggiunge a nuoto dalla spiaggia sotto il Parco del Virgiliano a Posillipo. Per accedere all’Area Marina Protetta Parco Sommerso della Gaiola si percorrono delle scale, passando per una zona verde e costeggiando alcune villette. Una volta giù si avranno di fronte i due isolotti uniti dal ponticello, rendendo il paesaggio godibile e suggestivo. Un altro luogo carico di mito è senza dubbio la Baia di Ieranto: qui Ulisse incontra le sirene nel suo viaggio di ritorno ad Itaca. Ci troviamo davanti ai Faraglioni di Capri, all’interno dell’Area Marina Protetta di Punta Campanella, allungandosi da Nerano fino appunto quasi a sfiorare Capri. Le acque offrono la possibilità di dedicarsi a un sano snorkeling o al kayak. Anche qui, per raggiungere la spiaggia, si percorre un sentiero ricco di meraviglie naturali, giungendo poi ad un’acqua cristallina, completamente avvolti dal relax e dal fascino di una tra le Baie più pittoresche e paradisiache del suolo campano. Le 5 spiagge più belle della Campania: Costiera Amalfitana Dal Golfo di Napoli, a sud della Penisola Sorrentina, si passa poi alla magnifica Costiera Amalfitana, estesa fino al Golfo […]

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Eventi nazionali

Giovanni di Lorenzo: Dalla Lega Pro a Campione d’Europa

Dalla Lega Pro a Campione d’Europa, quella di Giovanni Di Lorenzo, classe 1993 e attuale terzino destro della S.S.C. Napoli, è una storia di tenacia, umiltà e resilienza. L’avventura europea di Giovanni Di Lorenzo comincia con la sua convocazione lo scorso giugno ma non è lui a scendere in campo come titolare, durante la partita inaugurale. È il romano Alessandro Florenzi il terzino destro designato, in prestito al PSG per la stagione scorsa, che tuttavia gioca soltanto il primo tempo della gara contro la Turchia, perché subisce una contrattura al polpaccio. L’infortunio permette a Di Lorenzo di entrare in campo per il secondo tempo. Preferito a Rafael Toloi, Giovanni Di Lorenzo macina chilometri e chilometri di campo senza mai stancarsi, un “motore” come lo definisce il suo futuro allenatore Luciano Spalletti, durante la conferenza stampa a Dimaro. Dimostra qualità, resistenza fisica e abnegazione, come chi ha bisogno di provare a tutti, e a se stesso, il proprio valore, la pasta di cui è fatto. La strada di Di Lorenzo non è stata sempre semplice, non ha avuto top club a offrirgli contratti stellari quando aveva sedici anni, nemmeno la leggenda del padre alle sue spalle o un importante vivaio a crescerlo come un campione. Giovanni Di Lorenzo cresce nel vivaio della Lucchese e a sedici anni si trasferisce alla Reggina, esordendo in serie B solo due anni dopo. La stagione successiva viene ceduto al Cuneo, in Lega Pro, nella quale militerà per alcuni anni, prima con le Aquile, poi altri due anni con la stessa Reggina (con al quale disputerà una stagione in Serie B) e in fine con il Matera. Per lui sono anni di gavetta difficili, dove nessuno sembra offrire un futuro stabile a quel ragazzo pieno di ambizioni e sogni, che durante l’adolescenza era stato soprannominato Batigol. Ma persevera e la squadra lucana gli porta fortuna, o meglio, gli permette di dare sfoggio della tecnica e della forza fisica che abbiamo potuto ammirare durante gli Europei 2020, che hanno incantato milioni di tifosi azzurri. Nel 2017 indossa la maglia dell’Empoli, con la quale milita per due anni, fino a esordire in Serie A. Solo due anni dopo, Giovanni Di Lorenzo viene acquistato dal Napoli di Ancelotti e scende in campo per la prima volta a Firenze in maglia azzurra, segnando il suo primo goal durante la partita successiva a Torino, sotto gli occhi dei tifosi presenti all’Allianz Stadium. Durante la sua prima stagione nel club partenopeo dimostra di essere una presenza imprescindibile e insostituibile, con il 95% di presenze nella sua ultima stagione calcistica. Giovanni Di Lorenzo ha corso instancabilmente, tenendo palla, senza cedere mai, lo ha fatto indipendentemente dai grandi contratti, che hanno tardato ad arrivare, dalle squadre pronte ad accoglierlo, lo ha fatto tenendo fede al suo sogno. Ha recentemente rinnovato il suo contratto con il Napoli fino al 2026 ma gli occhi di diversi club europei sono puntati su di lui, la sorpresa dell’Euro2020. La storia di Giovanni Di Lorenzo rappresenta una parabola di sacrificio […]

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Napoli e Dintorni

Terra Felix: 5+1 curiosità sulla Campania che non sapevi

Una meravigliosa terra da scoprire: storie, leggende e curiosità sulla Campania, terra felix La bellezza della Campania si cela non solo nelle cose che possiamo vedere (o assaggiare). Spesso, dietro ogni tradizione, dietro la superstizione, nelle ricette e nei miti ci sono storie che vengono tramandate di generazione in generazione. Sono proprio queste curiosità che la Campania cela che la rendono una regione così poco incline ai cambiamenti radicali che la costringerebbero a snaturarsi. Le curiosità che la riguardano toccano gli ambiti più disparati: dalla storia al mito, dalla cucina ai primati. Scopriamo insieme alcune interessanti curiosità sulla Campania! Il malocchio Da sempre, la nostra regione è emblema di contraddizioni. Tra queste è necessario annoverare certamente la capacità di coniugare la forte fede cattolica con la tendenza ad assecondare rituali legati alla superstizione. Il malocchio ne è un esempio. Nello specifico, il malocchio indicherebbe la presunta capacità di alcune persone che – mosse da sentimenti di odio o invidia – riescono a portare sfortuna solo con uno sguardo. Qual è, dunque la curiosità legata a questa pratica? Pare, infatti, che questa “capacità” venga trasmessa dalle nonne direttamente alle proprie nipoti, saltando una generazione. Tuttavia, bisogna stare attenti: se una persona dovesse disgraziatamente diventare vittima del malocchio, non avrà più questo tipo di facoltà da utilizzare o trasmettere. Il Munaciello Un’altra curiosità legata alle credenze che riguardano la Campania e, più nello specifico la città di Napoli, riguarda il celebre “Munaciello”. Tutti, o almeno tutti i campani, conoscono la leggenda di questo spiritello che vaga per le vie di Napoli portando talvolta bene, talvolta male. Non tutti, però, conoscono la sua storia e le sue origini. Esistono tre versioni che raccontano la nascita di questo personaggio. La prima è legata alla possibile vicenda di un giovane garzone vissuto durante la metà del ‘400, innamorato della figlia di un ricco mercante. I due, costretti a non poter stare insieme, riuscivano a vedersi clandestinamente, quando di notte il giovane si arrampicava per raggiungere la sua amata. In una di queste occasioni morì, cadendo. La ragazza, poco tempo dopo, diede alla luce un bambino che nacque deforme e che lei vestiva con un saio con cappuccio. Questo cominciò a provocare l’ilarità della gente che gli affibbiò il nomignolo “o’ munaciello”. La seconda versione deriva da un vecchio mestiere, quello del “pozzaro”, ovvero gli addetti alla manutenzione del sistema idrico. Conoscendo a menadito le strade del sottosuolo, erano perfettamente in grado di entrare all’interno delle case. In alcune rubavano preziosi, in altre s’intrattenevano con le donne della casa regalandogli i gioielli rubati. Spesso, accadeva anche che fossero le donne stesse a ripagarli con dei gioielli, attribuendo la sparizione al fantomatico “munaciello”. È per questo motivo che la leggenda racconta di un personaggio e ruba ma dona anche. Secondo l’ultima ipotesi, invece, la figura di questo personaggio potrebbe derivare da piccoli demoni che vagavano per la città lasciando in giro oggetti e monete. L’intento era di attrarre le persone per portarle con loro negli inferi. Beneventum […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Raffaele Messina presenta due libri ambientati nella Napoli secentesca

Raffaele Messina presenta “Masaniello Innamorato” e “Nella Bottega di Caravaggio”, alla scoperta della Napoli del Seicento tra arte e letteratura Lo scrittore Raffaele Messina ha presentato i due libri “Masaniello Innamorato” e “Nella bottega di Caravaggio” presso la Feltrinelli Point del comune napoletano di Pomigliano d’Arco. La presentazione della coppia di volumi, editi da Colonnese Editore, è avvenuta nel pomeriggio di mercoledì 23 giugno assieme al primo cittadino pomiglianese Gianluca del Mastro. I due libri, secondo il progetto dell’autore, sono i primi due volumi di una trilogia ambientata nella Napoli del 1600, per il terzo volume bisognerà aspettare la pubblicazione nella primavera del 2022. Gianluca del Mastro, sindaco di Pomigliano d’Arco, introduce gli spettatori alla presentazione dei due volumi “Finalmente siamo dal vivo e questa è una bella testimonianza da parte degli spettatori”. Così il sindaco del Mastro ha introdotto il tema dell’incontro e gli argomenti trattati nei due libri di Messina. “In questi due libricini l’autore ci fa una proposta letteraria molto interessante, che è quella di […] focalizzarsi sul Seicento, un Seicento formalmente napoletano. […] Si tratta di una Napoli molto affascinante, è una Napoli un po’ che ci sfugge. Perché voi dovete pensare che noi conosciamo, nel nostro immaginario, […] una Napoli un po’ più tarda, quella borbonica e pre-borbonica, cioè la Napoli settecentesca, quella di Basile. La conosciamo bene perché gli autori ce ne parlano a lungo.” Un altro aspetto interessante di questi due volumi sono le traduzione in lingua inglese, nonostante il sindaco sostenga l’idea che la traduzione sia un tradimento del testo, ma stavolta le due traduttrici sono riuscite a trovare dei termini inglesi che riescono a rendere l’idea delle parole originali in dialetto: “Per un traduttore […] è geneticamente impossibile riuscire a rendere delle cose, delle espressione come vi dimostrerò. [….] piennello ‘e pummarole è intraducibile, la traduttrice ha preferito piennolo of tomatoes. […] starving in inglese significa affamato, è un qualcosa diverso da hungry, […] tutta a’Maronn e’fame […] vi saluto con have a nice day ossia stat buon”. Raffaele Messina e la Napoli del volume “Masaniello Innamorato” Successivamente, è intervenuto l’autore Raffaele Messina affermando che “il raccontare veloce e facile è lo scopo della collana” e lo stesso Messina ha immaginato che il suo “libro potesse accompagnare i lettori in luoghi comuni come il mare oppure il parco pubblico”. Il tentativo è quello di rendere “leggeri”, seguendo l’idea proposta dallo scrittore Italo Calvino, e “dare un’idea, un significato e un momento di riflessione.” “Masaniello innamorato e altri racconti” presenta tre narrazioni accomunate dal tema della fame. La fame come privazione, fame di cibo, fame d’amore se vogliamo il primo racconto, mentre il secondo è una riscrittura di un racconto popolare che ho appreso da una mia bisnonna [in riferimento alle origini siciliane dell’autore], la cultura araba mi è arrivata in modo genetico assieme al latte e alla pastina della mia bisnonna che mi faceva mangiare raccontando le storie. [….]”. In Masaniello Innamorato ci sono il tema della fame di cibo e quella di amore, infatti la […]

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