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Eroica Fenice

La Tag: Napoli contiene 105 articoli

Culturalmente

Nasce LICET, l’associazione delle scuole di italiano per stranieri

La pandemia di Coronavirus ha cambiato i nostri modi di interagire, di viaggiare, di apprendere. Tutto si è rallentato e modificato in attesa di un vaccino o di una cura definitiva. Tra i tanti settori colpiti, c’è da ricordare quello dell’istruzione: certo, i supporti informatici hanno mitigato le carenze, ma è venuta meno tutta la parte che riguarda l’incontro ed il confronto con “l’altra persona”, tassello fondamentale ed insostituibile della didattica. Abbiamo intervistato Rita Raimondo, che ringraziamo per la disponibilità, riguardo i progetti di LICET di questo presente e di un prossimo futuro. Ciao, Rita! Ti conosciamo già in qualità di direttrice di NaClips, che è il tuo progetto “originale”. Come nasce? NaCLIPS è una scuola di Lingua Italiana per Stranieri a Napoli. Nasce nel gennaio del 2018 grazie a una collaborazione tra me e il mio amico e collega Mario De Simone. Dopo esserci formati in questo settore, abbiamo deciso di creare la nostra scuola applicando i metodi di insegnamento che riteniamo più efficaci creando un ambiente familiare, informale e culturalmente attivo. Dopo quasi 3 anni possiamo dire di esserci riusciti. Qual è la tipologia di persona che solitamente usufruisce dei corsi di italiano? La nostra scuola accoglie studenti di ogni tipo. Ci sono studenti e professori universitari che vengono qui a Napoli per un semestre o un intero anno; professionisti che si trasferiscono in città per motivi di lavoro; stranieri che hanno sposato un italiano e hanno necessità di migliorare la lingua. Ci sono anche persone che abbinano la vacanza allo studio – moltissimi, in verità – che vengono qui per conoscere la bellezza del posto e della nostra lingua. Le motivazioni per studiare l’Italiano sono veramente tante. Ognuno viene qui e ci porta la sua storia. E noi gli offriamo in cambio la nostra lingua e la nostra cultura A NaClips, durante la quarantena a causa della pandemia di Covid19, si aggiunge il progetto LICET, che mi sembra essere una associazione che si propone di raccogliere scuole di italiano per stranieri. Ci parli della sua nascita e di cosa sta facendo ora? LICET è stata la nota positiva di questa quarantena. La voglia di confrontarsi con altre scuole del nostro settore era tanta e così, grazie a Roberto Tartaglione – che è oggi il presidente di LICET – più di 40 scuole di italiano per stranieri si sono incontrare su Zoom un pomeriggio di non molte settimane fa. Siamo tutti sulla stessa barca, questa era la questione principale. Nessuno sapeva come reagire alle misure restrittive imposte dal governo che continua ad associarci a tutte le altre scuole di ogni ordine e grado. Ma noi non siamo scuole normali. Noi accogliamo ogni anno migliaia di persone che vengono qui per conoscere il nostro territorio. Oltre alle lezioni in aula facciamo numerose attività culturali. I nostri studenti diventano ambasciatori della cultura italiana all’estero, non abbiamo molto da condividere con le scuole “normali”. Quindi, uno degli obiettivi di LICET è proprio quello di farsi sentire e di stabilire un dialogo […]

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Food

SfogliateLab di Vincenzo Ferrieri presenta il nuovo aperitivo a piazza Dante

SfogliateLab, il noto brand di bar-pasticceria di Vincenzo Ferrieri con sede storica a piazza Garibaldi, apre un secondo punto vendita a piazza Dante, 80, il primo luglio, a vent’anni dall’apertura della prima sede: un’apertura che è anche rinascita, un buon auspicio per lasciarsi alle spalle un periodo terribile: è al padre Salvatore, guarito dal Coronavirus, che il figlio Vincenzo dedica quest’apertura, un nuovo inizio denso di speranze e preludio di un successo garantito dalla fama della brand, ormai baluardo della tradizione pasticciera napoletana da tre generazioni, tra storia e creatività. Stanchi del solito aperitivo a base di patatine e olive? Niente paura! Vincenzo Ferrieri presenta il nuovo aperitivo di SfogliateLab   Sabato 25 luglio Vincenzo Ferrieri presenta il nuovo aperitivo a base di sfogliatelle rustiche nella nuova sede di SfogliateLab: un ottimo menù a base di sfogliatelle ricce rustiche, connubio di tradizione ed innovazione per soddisfare ogni palato, da gustare in compagnia. Una deliziosa sfoglia croccante, come insegna la tradizione, che avvolge -letteralmente- i sapori tipici della cucina napoletana: salsicce e friarielli, peperoni, melanzane, provola, ricotta e salame. Per chi invece avesse voglia di dolce, nel menù del nuovo punto vendita SfogliateLab non possono di certo mancare le celebri Sfogliacampanelle, sfogliatelle ricce dolci classiche, al cioccolato, al pistacchio, ricotta e pera o in altre varietà in una particolare forma conica che ricorda, appunto, una campanella. Ma la fantasia di Vincenzo Ferrieri non si ferma qui: il nuovo bar-pasticceria di piazza Dante reinventa una ricetta tipica della tradizione dolciaria italiana in una presentazione decisamente originale e iconica della nostra città. Si tratta del Mokamisù, un tiramisù, preparato nella sua ricetta classica, servito all’interno di una moka che il cliente può portare a casa con sé. Un oggetto immancabile nelle case degli italiani e, particolarmente, dei napoletani, dove il caffè è oggetto un vero e proprio culto, un rito che si ripete più volte in un giorno e che ha del sacro in tutte le sue fasi, dalla preparazione fino alla degustazione. Cantava Domenico Modugno, nella celebre canzone dedicata al caffè di Modugno e Pazzaglia, “Ah, che bellu cafè, sulo a Napule ‘o sanno fa’/ e nisciuno se spiega pecché / è ‘na vera specialità!“. Una presentazione innovativa di uno dei dolci più apprezzati e conosciuti tanto in Italia quanto all’estero della nostra tradizione dolciaria nazionale, che di certo attrarrà tanto i turisti quanto gli affezionati avventori napoletani del locale. Al centro di piazza Dante, ai piedi della statua del Sommo Poeta uno striscione recita: “Essere napoletani è meraviglioso”. Seduto ad uno dei tavolini di SfogliateLab, centrale rispetto alla piazza, gustando le sue ultime prelibatezze in una delle piazze più belle e vitali della città, è impossibile dubitarne. Foto di Serena Schettino  

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Cinema e Serie tv

Maradonapoli è o cunto ‘e Napule su Netflix

Su Netflix è arrivato Maradonapoli. Leggi qui la nostra recensione! Il rapporto tra cinema e sport, forse le due più grandi manifestazione della cultura popolare del Novecento, è sempre stato complesso. D’altronde, come potrebbe essere altrimenti? A farla da padrone, c’è il limite intrinseco del tempo, della durata di un prodotto audiovisivo, che, limitata per piacere ad un pubblico quanto più vasto possibile, si trasforma in una semplice celebrazione di un singolo momento o torneo nella carriera di uno sportivo. Negli ultimi tempi però il documentario sportivo, genere cinematografico spesso bistrattato, ha trovato nuova linfa vitale, grazie ad interessanti esperimenti visivi estremamente lontani l’uno dall’altro.  Si pensi a The Last Dance, discusso panegirico che comunque ha portato le vicende di Michael Jordan e compagni nelle case di milioni di persone, o ai tecnicismi esasperati di Faraut e il suo L’impero della perfezione. Entrambi prodotti dal successo e dalla riuscita, per motivi diversi, evidente, ma che comunque lasciavano ambedue volutamente in disparte il racconto del dietro delle quinte, di chi soffre e gioisce alle gesta del proprio campione preferito. Maradonapoli, recentemente distribuito su Netflix è, da questo punto di vista, un prodotto estremamente intrigante perché riesce a dire qualcosa di nuovo sul giocatore di calcio di cui si è storicamente più parlato, in Italia e non solo, e del suo complesso rapporto di odi et amo con la città che lo ha eletto a proprio figlio prediletto. Diego Armando Maradona è infatti l’indiscussa figura di riferimento di questo splendido documentario firmato da Alessio Maria Federici. Pur recitando una parte per lui completamente nuova e che a prima non si assocerebbe al suo carisma leggendario, in campo e fuori: un ruolo di supporto, da attore non protagonista, che infatti non compare mai direttamente se non in qualche intervista di repertorio, firmata dall’altrettanto leggendario Gianni Minà. A parlare, in Maradonapoli, sono infatti le persone, la gente che lo ha accolto e lo ha amato fino alla follia, arrivando a chiamare i propri figli Diego o tatuandosi il suo viso sul proprio corpo. In Maradonapoli ci sono commercianti, artigiani, impiegati, professori universitari, antiquari, casalinghe, trasportatori, parroci, pizzaioli, ristoratori. L’effetto placebo di Diego Tutti accomunati da un’unica, grande passione, pian piano diventata alla strenua di una fede religiosa e che ha segnato in maniera indelebile la loro esistenza, quella per Diego Armando Maradona. Non importa avere vissuto o meno quegli anni, dal 1984 al 1991, segnati dal successo ma anche una personale discesa agli inferi, lenta ma vertiginosa. Maradona è, nel bene e nel male, che piaccia o meno, una presenza che aleggia ancora nelle strade di Napoli, dai vicoli del centro storico ai quartieri più benestanti, e Maradonapoli da questo punto di vista restituisce bene l’immagine di un uomo che in realtà non se è mai andato per davvero dalla città. Ogni napoletano infatti, in cuor suo, conserva un’immagine, un ricordo di Diego e dei suoi anni napoletani. Un discorso che prescinde dall’età, perché anche i giovanissimi, che in quel periodo non c’erano, hanno […]

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Attualità

Luciano De Crescenzo, il tributo dei Quartieri Spagnoli

A un anno esatto dalla morte di Luciano De Crescenzo, avvenuta a Roma il 18 luglio 2019, Napoli gli dedica un favoloso murale nel cuore dei Quartieri Spagnoli. “Io penso che Napoli sia ancora l’ultima speranza che ha l’umanità per sopravvivere”: recita così la scritta d’accompagnamento all’opera di sagace street-art firmata da Michele Quercia e Francesca Avolio inaugurata a Napoli la mattina del 18 luglio 2020 nel cuore dei Quartieri Spagnoli, a un anno dalla scomparsa del grande scrittore partenopeo. La sua città natale gli aveva già donato un commosso addio durante le esequie tenutesi nella Chiesa di Santa Chiara, alle quali parteciparono migliaia di persone. Alle 11:30 del 18 luglio 2020, all’incrocio tra vico Tre Regine e via De Deo, nel “ventre di Napoli”, un nutrito gruppo di gente accorre per assistere all’inaugurazione del murale che ritrae Luciano De Crescenzo in una delle sue espressioni tipiche, sorridenti e con sguardo furbetto, contorniato dal suo pensiero-testamento che voleva Napoli ultima speranza per un’umanità altrimenti votata al trionfo del disumano. Rispettando la distanza di sicurezza e le disposizioni vigenti per via del coronavirus, il sindaco Luigi De Magistris dedica al compianto autore di “Così parlò Bellavista” un appassionato ricordo. Bloccata a Roma per motivi personali la figlia dello scrittore Paola, è però presente, in qualità di rappresentante della famiglia De Crescenzo, suo figlio Michelangelo, orgoglioso e felice del tributo riservato a suo nonno Luciano da parte della calorosa città d’origine. Il murale, realizzato con tempera acrilica, ha un titolo particolare, tutto partenopeo: si intitola, infatti, “‘O pallone ‘mmiez ‘e ‘mmachine”, ossia “Il pallone tra le macchine” e ritrae una scena caratteristica del vicolo in cui è ambientata, cioè il momento in cui dei ragazzini dei quartieri devono recuperare il pallone con cui stavano giocando, bloccatosi accanto a un’edicola votiva, con l’aiuto di una scopa. Al flash mob celebrativo sono presenti vari personaggi del mondo dello spettacolo tra cui gli attori Carmine Rizzo e Francesco Paolantoni, che spendono parole commosse per l’amatissimo “Professore”. Viene anche recitata la poesia di Totò “Core analfabeta”, con l’intento di rendere omaggio alla lezione di De Crescenzo secondo la quale il popolo napoletano è in tutto e per tutto un “popolo d’amore”. L’iniziativa è stata promossa dall’Associazione “Quartieri Spagnoli 1536” presieduta da Raffaele Esposito. L’evento è stato fortemente voluto anche da Renato Ricci, amico storico di De Crescenzo e fondatore del primo fan club a lui dedicato, in collaborazione con il Tavolo Interassessorile per la Creatività Urbana del Comune di Napoli e la Municipalità Napoli 2, rappresentata dal Presidente Francesco Chirico e dal suo vice Luigi Carbone. Dulcis in fundo, al termine della presentazione del murale, la Pasticceria “Seccia” ha offerto un delizioso dessert e “Don Café – Street Art Coffee” ha preparato per tutti i presenti un bicchierino di caffè con la “cuccumella”, la tipica caffettiera “sott’e’ncoppa” tanto amata da Eduardo e di certo anche da Luciano De Crescenzo, in quanto espressione perfetta delle eccellenze ed aspettative partenopee. Un’atmosfera squisitamente partenopea che all’insopprimibile passione per la […]

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Napoli e Dintorni

Street Art Tour nel centro storico napoletano

La Street Art a Napoli ha il sapore del riscatto, della speranza, della passione, dell’umorismo e della denuncia sociale. Il centro storico napoletano è pieno zeppo di graffiti, murales, stencil e poster e questo non è un caso. Napoli è sempre stata una calamita per artisti di ogni genere e di qualunque provenienza. Banksy, ad esempio, è uno dei più famosi artisti di strada al mondo e, al suo passaggio, non ha potuto fare a meno di lasciare un segno in questa città. È in piazza Gerolomini che abbiamo la sua unica opera certa in Italia, la “Madonna con la pistola”, opera che abbraccia sacro e profano, fede mistica e delinquenza inarrestabile. Venerdì 26 giugno, Eroica Fenice è stata accompagnata dalla guida Erika Chiappinelli alla scoperta di alcune opere di Street Art del centro storico napoletano, tra cui proprio la Madonna di Banksy, il murales di“San Gennaro” di Jorit a Forcella, “Mission Impossible” di Roxy In The Box, “Pino Daniele” di Tvboy, le opere d’arte sommerse dall’acqua di Blub, gli stencil di Trallallà (padre dell’iconica ciaciona napoletana) e la serie “Ogni donna è una Madonna”. Siamo partiti da Piazza Bellini per imbatterci in una delle vie più lunghe del centro storico di Napoli, che divide quasi in due la città antica, Spaccanapoli. Una sorta di linea immaginaria che ha inizio ai Quartieri Spagnoli e s’interseca con Via Benedetto Croce, tagliando a metà Piazza del Gesù Nuovo, fino ad arrivare nel nucleo di Napoli, Via Nilo. Prosegue, poi, su San Biagio dei Librai fino al quartiere popolare di Forcella. Abbiamo percorso venti secoli di storia circa in un crocevia di culture e stili, nel centro più colorato, più chiassoso e più grande d’Europa. Street art in centro, tra mille culure e suggestioni Ma voi ce l’avete presente un centro storico? Un centro storico è un luogo preciso con dei confini netti, in una città normale. A Napoli invece è un dedalo di vicoli che ti portano in Magna Grecia, nell’epoca romana, bizantina, normanna, sveva, angioina, aragonese e borbonica. Questi “vicarielli” partenopei hanno addosso il profumo di una sfrenata ricerca della libertà, di un categorico rifiuto delle convenzioni sociali e di una passione per la vita fuori dal comune. Percorrerli significa gettarsi a capofitto in una specie di avventura nomade che permette di sperimentare esperienze diverse e scoprire modi totalmente nuovi per approcciarsi alla vita, a ogni passo. Agli amici di vecchia data, si aggiungono inevitabilmente nuove conoscenze lungo le viuzze napoletane, ed è possibile innamorarsi settanta volte nel giro di un’ora e mezza. Provare per credere. Pare di fuggire da una città all’altra, mentre la strada assume la funzione di vera e propria maestra di vita. Non una strada qualsiasi! Una strada impreziosita di pareti colorate che parlano, che raccontano le contraddizioni e le complessità di un popolo, della nostra società, ma che rivelano anche l’animo passionale e folkloristico della città. Chi passeggia in quella che è l’essenza di Napoli sembra essere sempre alla ricerca di qualcosa, quel qualcosa che è […]

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Teatro

Teatro Bellini e il suo Piano Be per la nuova stagione autunnale

Il Teatro Bellini riapre i battenti – in seguito ai lunghi mesi di lockdown – con un piano B (o, meglio, “piano Be”) per la nuova stagione autunnale. La presentazione è avvenuta in conferenza stampa, nel pomeriggio di venerdì 26 giugno, in presenza e in streaming – nel rispetto delle norme anti-Covid -. A fare gli onori di casa, i co-direttori artistici del Teatro, Daniele e Gabriele Russo. Come per gli altri teatri (e per il mondo dello spettacolo in generale), anche il Teatro Bellini ha dovuto reinventarsi nell’immaginare la “ripartenza” e affrontare non solo le difficoltà di gestione che le misure precauzionali e sanitarie impongono, ma anche il senso di incertezza e di immobilismo che caratterizza questa nuova fase della pandemia. « Mi piace guardare alla nostra proposta, Il “Piano Be”, a cui volutamente non segue il dubitativo “or not to BE” – spiega Gabriele Russo –  come se lo osservassimo dal futuro, come se fra vent’anni, guardandoci indietro, ci chiedessimo: cos’hanno fatto gli artisti, le maestranze, il pubblico, il teatro tutto per rispondere alla distanza sociale richiesta dalle misure sanitarie? » Quello che ha fatto il Teatro Bellini è, innanzitutto, annullare tutta la programmazione per la prossima stagione e, subito dopo, costruirne una nuova a partire dal “Glob(e)al Shakespeare” del 2017, chiamando il pubblico a partecipare ad un’esperienza complessiva fatta di spettacoli e artisti fra i più innovativi della scena contemporanea. L’obiettivo è, innanzitutto, rendere il teatro un vero e proprio rifugio e non un luogo tabù durante la pandemia.   « Per chi guida un’Istituzione Culturale – prosegue Daniele Russo – è difficile immaginare nuove prospettive che abbiano valore artistico e che, al tempo stesso, possano generare nuove opportunità sia lavorative che di incontro. » Per questo, il Teatro Bellini, ha scelto di ripensare i propri spazi, re-immaginare la presenza del pubblico in termini di orari e rafforzare le collaborazioni, arrivando ad un totale di 54 giorni di programmazione, con 15 spettacoli per 99 repliche in sala grande, 9 spettacoli per 40 repliche al Piccolo Bellini, 9 spettacoli di danza e 9 spettacoli per ragazzi, 8 concerti, 27 appuntamenti con il progetto “Adiacente possibile”, 2 teatri “ospiti” che gestiranno una sala e circa 150 tra artisti e tecnici impegnati nei lavori.   Teatro Bellini, i progetti: Adiacente Possibile, Be Jennifer, Piccolo Bellini, BeQui “Adiacente Possibile” sarà uno dei punti cardine della stagione autunnale, sotto la cura di Agostino Riitano, che spiega così il progetto: « L’adiacente possibile è una specie di futuro in sospensione dello stato delle cose, un insieme di nessi causali da intrecciare per reinventare il presente. Si sostanzierà in uno schermo che, come uno squarcio nello spazio fisico del teatro, darà libero accesso al tempo presente, accogliendo e restituendo immagini in presa diretta: un flusso di realtà che non imbriglieremo nelle convenzioni dei linguaggi performativi, ma proveremo ad utilizzare per verificare collettivamente le infinite possibilità di ricombinazione della realtà. » Nel “Piano Be” del Teatro Bellini sarà, inoltre, previsto lo spettacolo “Le cinque rose di Jennifer” […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Premio Napoli 2020: La Carica dei 101 scrittori

Premio Napoli 2020: La Carica dei 101 scrittori. La Fondazione Premio Napoli, attiva dal 1961, promuove la ricerca nel campo della letteratura e delle scienze umane e sociali con l’obiettivo principale di promuovere l’immagine della città di Napoli e delle più famose città del territorio campano a livello nazionale ed internazionale. Napoli risulta essere, da oltre 100 anni, il capoluogo campano dove la cultura riesce ad esprimersi in tutte le sue forme sia letterarie che artistiche. Il Premio Napoli, giunto nel 2020 alla sua 66^ Edizione, ha pubblicato un bando di concorso per la selezione dei libri e sono stati selezionati 101 scrittori. Premio Napoli si articolerà in Narrativa Italiana, Poesia Italiana e Saggistica Italiana. Tutte i titoli che fanno parte della rosa dei candidati di Premio Napoli 2020 sono opere letterarie originali in lingua italiana, la cui prima edizione ricorre dal Marzo 2019 al 28 Febbraio 2020. La selezione dei libri avverrà ad opera di una Giuria Tecnica, presieduta da Domenico Ciruzzi, Presidente della Fondazione Premio Napoli. Premio Napoli 2020: La Carica dei 101 scrittori 101 autori di narrativa, poesia e saggistica italiana concorrono per ottenere il Premio Napoli 2020. Con orgoglio la città di Napoli riprende, dopo questo periodo di emergenza sanitaria Covid-19, sottolineando l’importanza della cultura e mettendo in luce le capacità degli scrittori, in gran parte, di origine campana. Sezione Narrativa e Sezione Poesia Sono tantissimi e tutti talentuosi gli scrittori partecipanti della sezione narrativa. Ritroviamo ad esempio tematiche di ribellione, di riscatto sociale, di rinascita ed emancipazione femminile nel libro Falena di Anatriello Franco, Il Bambino Nascosto del regista Roberto Andò, Il treno dei bambini di Viola Ardone e Almarina di Valeria Parrella e L’amore altrove di Collu Cynthia. Inoltre, tematiche di amore, amicizia e impegno della parola data nel libro Una vita da raccontare di Giuseppe Pappalardo. Lo slancio, l’affermazione personale e le diverse visioni per osservare il mondo sono tematiche presenti in diverse raccolte di Poesie, partecipanti al Premio Napoli quali: Giardino della gioia di Maria Grazia Calandrone, Se ero più alto facevo il poeta di Ennio Cavalli, Le cose del mondo di Paolo Ruffilli, Dove non siamo stati di Giovanna Cristina Vivinetto e Le cose imperfette di Gianni Montieri che tratta la vita di persone sconosciute e su cosa riserverà il futuro. Sezione Saggistica Napoletanità di Gigi Fiore è uno dei libri di saggistica che descrive la nostra cultura partenopea. Un altro aspetto della città si ritrova nel libro Altrenapoli di Mario Pezzella, si evince il rapporto tra intellettuali e plebe a Napoli dal secondo dopoguerra. Tra gli altri titoli di questa sezione ritroviamo il testo Il genio dell’imperfezione, scritto dal critico d’arte Vittorio Sgarbi, un ritratto dell’artista Leonardo Da Vinci inedito, uomo ed artista frizzante ed eclettico. Leonardo lo sguardo infinito di Giuseppe di Napoli, invece, descrive la bramosia di vedere oltre ciò che lo sguardo dell’artista suggeriva. Passato e presente a confronto le innovazioni non portano al progresso, ma ad un tramonto del futuro, tema del libro Il tramonto dell’avvenire di Paolo […]

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Culturalmente

Strumenti a corda: tipologie e sonorità

Strumenti a corda: cosa sono e quali sono? Gli strumenti a corda, definiti anche come cordofoni, sono strumenti musicali che permettono all’aria di trasformarsi in suono al passaggio attraverso le vibrazioni delle corde che li compongono; il corpo vibrante di tali strumenti è dunque un apparato di corde. Cordofoni: descrizione e alcuni esempi Gli strumenti a corda possono essere classificati, in base alla natura della vibrazione prodotta, in strumenti a corde sfregate, strumenti a corde pizzicate e strumenti a corde percosse. L’elemento principe dei cordofoni è, palesemente, la corda che vibrando tonicamente conferisce all’aria i caratteristici suoni; gli strumenti a corde si presentano di solito come formati da un insieme di corde – la cordiera – dalle cui vibrazioni complesse, il suono fuoriesce polifonico. Anticamente le casse degli strumenti muniti di corde erano costituite da gusci scavati e vuoti, da ossi, da testuggini e da legname derivato dagli archi da caccia; oggi esse sono soprattutto in legno, resine e materiali vari; oltre alle corde, lo stesso materiale delle casse contribuisce alla resa fonico-musicale dell’aria: in altre parole, la qualità del suono prodotto risente tanto della vibrazione tonica delle corde tonali quanto della struttura – forma, materiale – della cassa armonica. Fra gli strumenti a corde figurano, ad esempio, gli archi (cordofoni nei quali il suono è prodotto dallo sfregamento meccanico ottenuto con un archetto monoidiocorde o polidiocorde), il pianoforte (a percussione, in quanto il suono si produce attraverso la percussione meccanica delle corde attraverso i martelletti), le cetre, l’arpa, il cembalo, la ghironda, le viole, la tromba marina. Particolari cordofoni sono la cetra di Eolo, in cui le corde sono messe in vibrazione dal vento, e la mandochira (ideata dall’associazione La bottega del mandolino e venduta presso la storica Ditta di strumenti Giuseppe Miletti, sita in via San Sebastiano, a Napoli), strumento a tipiche corde pizzicate, “nato” dalla congiunzione di una chitarra e di un mandolino; la particolarità di questo strumento risiede nella cassa armonica che è rigonfia come nei mandolini ma segue la forma di quella delle chitarre: ciò consente la produzione idi suoni struggenti (come quelli del mandolino) e avvolgenti (come quelli della chitarra). Strumenti a corda: alcuni elementi costitutivi Fondamentale per la risonanza musicale è – per questo tipo di strumento – la parte concava dell’intera cassa; tali strumenti sono costituiti, inoltre, da martelletti (nel caso di cordofoni a percussione) e da tastiere; fra gli elementi caratteristici troviamo il capotasto (segmento su cui sono fissate le corde e posto al principio della tastiera dei cordofoni), il ponte (elemento su cui è possibile tener tese le corde), i pioli (elementi in genere in legno o in metallo attorno a cui è avvolta la corda e la cui funzione è quella di rendere abbastanza tesa la corda stessa, affinché essa possa permettere correttamente la produzione del suono), la paletta (porzione terminale degli strumenti a corda muniti di manico); fra gli arnesi di ausilio alla produzione di suono, ricordiamo l’archetto (tipico per la produzione di suono negli strumenti a corde […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Nabilah: una grande festa virtuale per il Primo maggio

Oggi, venerdì 1 maggio, dall’antica spiaggia romana del Nabilah, una consolle suonerà in diretta. Un lungo dj set, una festa virtuale per abbracciare amici e clienti, e non solo. Un modo per restare connessi, uniti, insieme seppur nella distanza. Eroica Fenice ha intervistato l’organizzatore di quest’evento, Luca Iannuzzi. Com’è nata l’idea di organizzare una grande festa “virtuale”? “L’idea nasce dalla voglia di regalare alle persone una giornata all’insegna del divertimento, della leggerezza, della condivisione e della musica, soprattutto in questo periodo senza precedenti e nello stesso tempo raccogliere fondi a sostegno della Croce Rossa Italiana per supportarla nell’emergenza sanitaria. Organizzare uno smart Party, lavorando in smarkworking da casa, coinvolgere nel progetto tutti i collaboratori, produttori e partner, è stato piuttosto complicato sia per quanto riguarda la tecnologia sia l’organizzazione”. Durante la diretta, anche una campagna di crowdfunding lanciata dal Nabilah attraverso la piattaforma GoFoundMe a favore di Croce Rossa Italiana, una decisione degna di nota. Com’è nata l’idea di abbinare la festa al crowdfunding? “E’ un’idea nata quasi in automatico, siamo in un momento storico particolare dove il Paese è in una situazione davvero difficile e ha bisogno di tanta solidarietà e di tante risorse economiche. L’obiettivo di questo smart party virtuale è anche di diffondere il valore e l’importanza della solidarietà e della generosità con un sistema di crowfounding originale: attraverso la piattaforma GoFoundMe diamo la possibilità di dare un contributo a favore della Croce Rossa Italiana e per ogni donazione di 10 euro riconosceremo un drink omaggio da consumare al Nabilah alla riapertura. E’ un modo diverso per fare anche noi la nostra parte anche in questo momento come è accaduto in passato per altri ospedali, enti e istituti; un modo per essere presenti e vicini a chi ha bisogno e di dare un aiuto costante e coerente anche stavolta”. Una consolle che suonerà in diretta, per una parvenza di normalità, di quotidianità che non si ferma, è vero che in questi casi la musica può allietare il cuore diffondendo messaggi di speranza? “La consolle è un simbolo di speranza e un buon auspico per la fase due. Due dj si alterneranno per diffondere la speranza di un ritorno alla normalità, connotandola di un valore diverso, meno scontato. Dunque possiamo dire che il Nabilah è uno spazio di condivisione, e cos’altro? “Il Nabilah è uno spazio di condivisione coerente con la sua missione cioè l’intrattenimento: far divertire le persone, rallegrarle, regalarle un momento spensierato. Non è una missione facile, i clienti sono i nostri giudici e sono molto competenti; è necessario essere ben organizzati ed è bandita ogni forma di superficialità. Io credo che le aziende che lavorano in questo settore, soprattutto dato il momento storico, devono impegnarsi a portare avanti la propria mission di entertainement, diffondendo musica, divertimento, per tirare su il morale delle persone ed essere coerenti con gli obiettivi aziendali. Fino ad oggi siamo stati gratificati dai nostri clienti che ci hanno onorato della loro presenza, permettendoci di far crescere le nostre aziende, oggi è […]

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Culturalmente

Poesie Metropolitane, un e-book per sostenere il Cotugno

Poesie Metropolitane nasce a Napoli nel 2016. Lo scopo dell’Associazione Culturale è la diffusione sul territorio di poesie inedite, dando spazio a moltissimi autori emergenti. Ideatrici del progetto sono Rosa Mancini e Maria Concetta Dragonetto. In questi difficili mesi di contagio del nuovo virus Covid-19, Poesie Metropolitane ha deciso di dare vita a Io Resto Poesia – Calamità artistiche, il suo primo e-book con cui sostiene l’Ospedale di Napoli Domenico Cotugno e tutto il personale medico-sanitario. Un lavoro composto da 49 componimenti poetici e 49 opere artistiche inedite, per diffondere poesia e bellezza anche quando tutto sembra buio e irrecuperabile. Il procedimento per ricevere la raccolta è molto semplice: basta effettuare una donazione, a partire da cinque euro, alle coordinate bancarie del Cotugno e successivamente inviare la copia dell’avvenuto bonifico all’indirizzo e-mail dell’Associazione ([email protected]). Poesie Metropolitane, versi per migliorare la società Poesie Metropolitane si può considerare come un vero e proprio movimento poetico e culturale che opera per il sociale e per la cura dell’ambiente. Il lavoro dell’Associazione si dispiega prevalentemente sui social network e, in particolare, su Facebook, dove avviene la cosiddetta “raccolta poetica” con componimenti poetici inediti, aforismi, haiku di autori, scrittori e appassionati del genere, provenienti da tutta Italia. Riesce, in breve, a riportare un’importante tradizione poetica attraverso un linguaggio attuale, quello del digitale. Ogni mese vengono pubblicati dodici componimenti, allo scopo di donare poesia in una società sempre più vuota di valori e povera d’amore. Inoltre la poesia metropolitana non segue necessariamente regole, metrica e ritmo, ma nasce per smuovere le coscienze e le emozioni, per liberarsi e liberare il sociale dal peso delle difficoltà e migliorare l’ambiente in cui si vive. In tal senso l’associazione promuove diverse attività sul territorio. Un esempio è l’isola ecologica poetica, al fine di sensibilizzare l’opinione pubblica su una corretta raccolta differenziata: un rifiuto riciclato in poesia. Tutti i gadget (calamite, segnalibri, calendari) sono realizzati con materiali certificati e recuperabili. Oltre alla raccolta poetica, Poesie Metropolitane, organizza spesso gare creative, allo scopo di premiare l’autore e l’artista. La prima silloge poetica Carnale, gocce poetiche di eros, edita dalla Casa Editrice Marotta & Cafiero, risale allo scorso anno. Infine, Poesie Metropolitane é una realtà che crede fortemente nella cooperazione e collabora con altre associazioni per la “riqualificazione poetica del degrado e del sociale“. Il 9 giugno scorso l’evento “SegninVersi”, attacco d’arte poetico, promosso con il Consorzio Antiche Botteghe Tessili e il supporto di sette associazioni e il collettivo artistico NaCosa ha permesso di dipingere, con poesia e pittura, venti saracinesche di attività commerciali in Piazza Mercato. Fonte imamgine copertina: Ufficio stampa

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