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Eroica Fenice

La Tag: Napoli contiene 105 articoli

Cucina e Salute

Food delivery in Campania: un’idea di Giuseppe Maglione

Giuseppe Maglione, titolare delle pizzerie Daniele Gourmet e Daniele Urban (ad Avellino), ha messo a punto un’idea particolare di food delivery in Campania: Instanteat. Ne abbiamo parlato direttamente con lui, nell’intervista che segue. Giuseppe Maglione e l’idea delle pizze d’eccellenza surgelate per il food delivery in Campania Giuseppe, vuole descrivere la sua idea ai nostri lettori? Com’è nata l’impresa? L’idea è nata nello stesso modo con cui creo una nuova pizza: dalle mie esperienze, il mio vissuto, la mia quotidianità. Ero chiuso con il ristorante da alcuni giorni a causa del decreto e mi stavo dedicando alla spesa per la mia famiglia in un supermercato. L’occhio è caduto sulle pizze surgelate, o meglio sulle consegne delle pizze surgelate. Ho pensato che potevo farlo anche io, ma garantendo la massima qualità del prodotto. Qual è stato l’iter da seguire per poter avviare la produzione? Ho dovuto chiedere l’ampliamento delle licenze che mi permettevano di esercitare in questo momento. Ho fatto domanda agli enti di competenza e avendo tutti i requisiti ho ottenuto i codici Ateco che mi consentono di lavorare come laboratorio e effettuare la vendita così come accade per gli alimentari e i minimarket. Com’è possibile ordinare le pizze sfornate e surgelate? Quale numero contattare e fino a quale distanza, in chilometri e raggi territoriali, saranno effettuate le consegne? Le pizze si possono ordinare tramite un’ applicazione, Instanteat, che permette di scegliere i vari prodotti a disposizione compreso gastronomia e enoteca. Dalla prossima settimana sarà possibile effettuare anche l’acquisto con carta di credito. Inoltre, per qualche giorno, è ancora possibile ordinare chiamando direttamente al ristorante. La distribuzione copre la città di Avellino e i comuni limitrofi, ma le idee iniziano a guardare al resto d’Italia e – perché no? – all’estero. Abbiamo avuto subito tante proposte, già alcune gastronomie di lusso hanno richiesto le mie pizze. Vuole descrivere ai lettori di Eroica Fenice quali sono (e quali saranno, prossimamente) i condimenti e i gusti delle pizze che potranno assaporare a domicilio direttamente dalle sue pizzerie? Per ora abbiamo deciso di tenere in carta le nostre pizze più gettonate: Porcini e provola, Violetta, Margherita, Pepe verde, Mortazza e pistacchi. È possibile ordinare l’opzione senza glutine, ma per ora soltanto per Margherita e bianca. Le pizze arriveranno a casa del consumatore con l’apposito kit. Basterà seguire le indicazioni e il gioco è fatto.   Quali sono i suoi progetti futuri? Come pensa di sviluppare il progetto a latere dell’ordinaria attività di ristorazione in loco? Nel frattempo stiamo lavorando per la riapertura, abbiamo già a disposizione un’applicazione, Istanteat dove è possibile visualizzare il menù digitale adattabile a tutte le lingue del mondo, in questo modo eliminiamo il menù cartaceo che potrebbe essere fonte di batteri. Sempre tramite smartphone si potrà pagare anche il conto. Inoltre, ho ordinato delle lampade speciali che si utilizzano in sala operatoria in modo da distruggere tutti i batteri all’interno dell’ambiente. Posate e bicchieri saranno riposti in vari contenitori sterili e all’ingresso ci sarà tutto il materiale che occorre per […]

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Libri

Annavera Viva: l’intervista in attesa del nuovo romanzo

Abbiamo intervistato Annavera Viva, autrice della fortunata saga di romanzi noir ambientati a Napoli: ci ha raccontato com’è la sua quarantena, come vede il presente e cosa prevede per il futuro. Con qualche anticipazione sul suo prossimo romanzo L’Ebreo. Annavera Viva, pugliese di nascita naturalizzata napoletana, è autrice della fortunata saga di romanzi noir ambientati nel Rione Sanità a Napoli con la quale ha dato vita ai personaggi di Don Raffaele, il parroco del quartiere, e del fratello Don Peppino, boss che detiene il monopolio di pizzo, prostituzione e scommesse. I tre romanzi, Questioni di sangue, Chimere e Cattiva stella, tutti editi da Homo Scrivens, prima di essere storie di misteri da svelare sono gialli sociali che rappresentano con fedeltà le identità di Napoli: non solo la città provata dalla povertà, dall’ignoranza e dagli espedienti per sopravvivere, ma anche l’altra città, quella colta, privilegiata e ricca. In mezzo, le incursioni feroci della criminalità, della camorra e della corruzione. Nei suoi romanzi come nella realtà queste anime si incrociano e si lasciano contaminare. Napoli conserva da sempre questa spaccatura profonda, e quando Don Raffaele ritorna nel quartiere Sanità, in Questioni di sangue, il primo dei romanzi della saga, ritrova esattamente quello che aveva lasciato anni prima, quando era stato adottato da una famiglia romana. Suo fratello, il boss Don Peppino, intanto ha preso possesso del quartiere e spadroneggia, non senza istintivi slanci morali. Il Rione diventa il teatro tragico e ilare delle storie dei “due Don”, dove il giallo da risolvere è il pretesto per narrare, descrivere, provare a spiegare cos’è Napoli. Una città dove trovano il proprio spazio eroi e carnefici, coraggio e omertà, cinici chiromanti e i loro insospettabili avventori. Annavera Viva ci ha raccontato in questa intervista della sua quarantena, del suo punto di vista sul presente e dei suoi progetti per il futuro, con qualche anticipazione sul prossimo romanzo, L’ebreo. L’intervista ad Annavera Viva Il 2020 è un anno che non dimenticheremo. Qual è il cambiamento principale che la pandemia ha prodotto sulla tua vita? Escludendo la preoccupazione costante per la salute delle persone care, non ho affrontato grossi cambiamenti. Sono un’habitué dell’autoisolamento e mi è già capitato altre volte d’immergermi completamente nel mio lavoro anche per un mese. Quindi, ho cercato, fin dall’inizio, di renderlo il più simile possibile a uno di quei periodi. Sveglia prestissimo, subito al lavoro, televisione solo per ascoltare il bollettino delle 18,00 e qualche film la sera. Diciamo che, per ora, l’auto condizionamento è abbastanza riuscito, ma per quanto altro tempo possa durare non lo so, perché comunque mi mancano i momenti di ricarica che quando si scrive sono indispensabili. I miei erano immergermi nell’arte, gallerie, musei, passeggiate in quartieri suggestivi. Questo mi manca molto. Come stai impiegando il tempo della tua quarantena? Ci sono i libri che stai leggendo e che ci consigli? Ne ho approfittato per occuparmi di un romanzo storico, che avevo in mente da tempo, e che richiedeva una ricerca piuttosto impegnativa. Ottima cosa, come dicevo, per […]

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Attualità

Intervista al dottor Paolo Ascierto: cauto ottimismo per il Tocilizumab

Intervista all’oncologo e ricercatore del Pascale di Napoli, Paolo Ascierto: per il Tocilizumab cauto ottimismo; investire in ricerca e in sanità è il miglior regalo per i nostri figli Grazie all’oncologo e ricercatore del Pascale di Napoli Paolo Ascierto è stata avviata in Italia la sperimentazione del farmaco Tocilizumab, che ha già ottenuto dei risultati ottimi contro i sintomi del Coronavirus. Si è parlato spesso delle storie dei pazienti che, dopo essere stati trattati con il farmaco, sono stati estubati e hanno ripreso a respirare senza aiuti esterni. Abbiamo intervistato il dottore Ascierto per parlare del Tocilizumab e farci spiegare il suo funzionamento con chiarezza, per illustrare le condizioni dei pazienti a cui è stato somministrato il farmaco e per parlare anche dell’Avigan. Non sono mancati discorsi di più ampio respiro, dalla questione dei tamponi fino alla gestione dell’emergenza da parte della Campania, passando per i tagli alla ricerca e alla sanità e le controversie sull’origine del virus. Il dottore ha chiarito una volta per tutte che non bisogna dare adito ai complotti, ma fidarsi con serenità della scienza. L’intervista al dottor Paolo Ascierto sviscera tutte le sfumature della questione e ci aiuta a capire sempre di più che soltanto collaborando e affidandoci alla ragione, si potrà uscire da questa situazione. La nostra intervista al dottor Paolo Ascierto 1) Buonasera dottor Ascierto, La ringrazio per aver accettato di rilasciare questa intervista. Può spiegarci qual è il meccanismo di azione del Tocilizumab e in quali casi viene utilizzato? 1) É un farmaco usato da noi oncologi nell’immunoterapia che va ad agire sull’infiammazione del polmone. Da qui l’idea, condivisa con i medici del Cotugno e con i ricercatori cinesi, di sperimentarla nei pazienti affetti da Covid 19. Il Toci funziona lì dove c’è la famosa tempesta di citochine, questa è tipica di una condizione che si verifica quando si utilizzano le famose car-t e questa tempesta si presenta nel polmone in seguito all’infezione da Coronavirus. Pertanto la tempesta citochinica è tipica sia degli effetti collaterali dell’immunoterapia che del Covid 19. 2) Quali sono le condizioni attuali dei pazienti che sono stati trattati con il Tocilizumab? 2) Questa parte della sperimentazione viene svolta dall’Unità Sperimentale Clinica del Pascale, diretta da Franco Perrone. Dopo l’ok dell’Aifa e del comitato etico dello Spallanzani, il gruppo di Perrone si muove su una piattaforma informatica dove vengono raccolti i dati di tutti i pazienti degli ospedali italiani che verranno trattati con il farmaco. I centri si iscrivono via internet e possono registrare i pazienti da trattare nelle ore successive. Sempre tramite la piattaforma partono gli ordini per il farmaco che la casa farmaceutica che lo produce spedisce direttamente alle farmacie dei centri ospedalieri. Nel giro di poche ore sono stati arruolati i primi 330 pazienti della sperimentazione anche se con il farmaco finora sono stati trattati oltre duemila pazienti. I risultati scientifici verranno divulgati direttamente da Aifa e ci vorranno ancora un paio di settimane. Quello che posso darvi è un’impressione su quello che noi abbiamo osservato al Cotugno, […]

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Culturalmente

Nomi napoletani, i dieci più famosi, da Gennaro a Carmela

I nomi napoletani sono numerosissimi, scelti in base alle diverse prospettive e punti di vista delle persone. In passato ad esempio, era tradizione, rinnovare il nome della madre della sposa, nel caso che nascesse una donna, e il nome del padre dello sposo, qualora il primogenito fosse un maschio. Tradizioni che col tempo sono andate perse, almeno in parte, perché a Napoli, è possibile stilare una lista, o meglio, una classifica con i dieci nomi più famosi e quindi di conseguenza quelli più diffusi. I 10 nomi napoletani più diffusi Al primo posto troviamo il nome Gennaro; esso deriva dal latino Ianuarius, che significa gennaio, mese che a sua volta prende il suo nome dal dio Giano. Il significato viene quindi interpretato come “nato a gennaio”, altre volte con “dedicato a Giano”. A Napoli, il nome Gennaro è collegato al Santo Patrono della città, appunto San Gennaro, veneratissimo e particolarmente amato e proprio questa impronta religiosa spiegherebbe perché in Campania, tale nome, al primo posto nella classifica dei dieci nomi più importanti, riveste il 65,4% delle presenze, ovvero delle persone così chiamate. Ma Napoli in fondo è anche questo, un susseguirsi di tradizioni, cultuali, artistiche, religiose, sociali, enogastronomiche, folkloristiche, musicali, e quindi una tale varietà di nomi, non sorprende, anzi, attira sempre più curiosi, studiosi e linguisti. Al secondo posto troviamo, Ciro; tale nome è legato alla devozione a San Ciro, patrono degli ammalati e della città di Portici. In Campania, circa il il 66,8% delle persone porta questo nome, anche se in questo caso, la regione partenopea è seguita dalla Puglia, dove si registra un’alta percentuale. Anche, in riferimento a questo nome, gran parte delle scelte relative ad esso, si ricollegano alla venerazione religiosa a San Ciro, un altro dei santi più venerati dal popolo napoletano, dopo San Gennaro. La sua etimologia è ignota ma sono stati ipotizzati diversi significati, fra i quali “lungimirante”, “giovane” o eroe. Al terzo posto troviamo finalmente un nome femminile, Anna; tale nome deriva dall’ebraico e vuol dire, grazia. Si tratta di nome biblico presente sia nell’Antico Testamento, dove Anna è la madre del profeta Samuele, e anche nel Nuovo Testamento. Una curiosità relativa a questo nome, riporta all’antico gioco della Tombola napoletana, dove il numero 26, richiama proprio “Nanninella”, ossia il diminutivo di Anna. Inoltre, il numero 26, risulta essere uno dei più giocati al lotto, per i diversi significati che vi si possono attribuire. Anna è un nome spesso utilizzato, associato ad altri nomi, come Anna Maria. Un’altra curiosità relativa a tale nome, è che si tratta di un palindromo, cioè se viene letto normalmente o al contrario, è identico. Il quarto nome più famoso ed usato ancora oggi, è Giuseppe; anch’esso è legato alla tradizione biblica. Ricordiamo però, che Giuseppe è stato il nome proprio maschile più diffuso in Italia nel ventesimo secolo, con una frequenza che man mano è andata calando, fino al 2017, quando in Italia è andato in disuso, mentre a Napoli continua ad avere una buona collocazione tra […]

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Riflessioni culturali

Lingua napoletana: 6 imperdibili curiosità

La lingua napoletana, riconosciuta idioma dall’UNESCO, affascina da sempre filologi e studiosi, per la perfetta commistione tra suono e significato. La lingua napoletana è l’identità di Napoli e degli abitanti della città. Ma al contempo, rappresenta un incommensurabile patrimonio che si arricchisce di sfumature e soprattutto di curiosità differenti e al contempo utili. La lingua napoletana: curiosità Tra le prime curiosità, ricordiamo che il napoletano, così come l’italiano, deriva dal latino e dal greco. Le parole che compongono la lingua napoletana, hanno un legame profondo con il latino medievale. Proprio questa identità storica così importante, rimanda alla seconda curiosità sulla lingua napoletana, ossia, una notizia che rende orgogliosi: l’Università di Buenos Aires ha inserito nel proprio corso di studi, uno che si basa proprio sulla conoscenza del napoletano come lingua. Tutto ciò inteso come possibilità per gli studenti argentini di conoscere un idioma il cui lessico è molto simile allo spagnolo. La lingua napoletana, ha subito molteplici influenze, mantenendo però la propria forma originaria, la propria identità. Col trascorrere degli anni, la lingua napoletana è diventata principale componente, protagonista di opere artistiche, come le più famose canzoni di Murolo, Pavarotti, Ranieri, Villa. Canzoni, ancora oggi cantate in tutto il mondo e che insegnano quanto una lingua possa in realtà oltrepassare i confini, con semplicità, arrivando dritta al cuore. Sempre dal punto di vista prettamente linguistico, un’altra curiosità riguarda l’aspetto fonetico della lingua napoletana. Infatti, sembrerebbe esserci un accostamento con la fonetica tedesca. Il fenomeno potrebbe risalire all’influsso della breve denominazione austriaca dal 1707 al 1733. Si tratta della consonante – S che posizionata prima di determinate consonanti assume la pronuncia di sch. La quarta curiosità riguardante la lingua napoletana è l’esistenza di alcune parole intraducibili, ossia delle locuzioni ideologiche, dei proverbi o modi di dire di uso comune, appartenenti alla tradizione profondamente radicate nell’identità storica di una comunità. Tra queste, “intalliarsi”, che non ha una vera e propria definizione, ma significa perdere tempo, non fare ciò che si dovrebbe. Un’altra simpatica curiosità, che però fa riflettere molto, è quanto affermato in un’intervista dell’agosto del 2019, a Napoli, dalla diplomatica Mary Ellen Countryman, console degli Stati Uniti: «Il napoletano mi piace perché sembra che ti dia la possibilità di esprimere intere situazioni in pochissime parole. È molto sintetica. Ma l’elemento che mi attrae di più è la musicalità, resa famosa in tutto il mondo dalle canzoni».  Ricordiamo come ultima curiosità che l’Accademia della Crusca, dopo aver attentamente selezionato i termini chiave della lingua napoletana, ha preso in esame la redazione di un vocabolario, attualmente in commercio, e consultabile da tutti. Ciò a dimostrazione che la lingua dei napoletani, il dialetto, è qualcosa che non smette di affascinare ed incuriosire, e soprattutto è in costante aggiornamento. Immagine in evidenza: https://pixabay.com/it/vectors/uomo-cerca-parole-libro-black-29749/

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Voli Pindarici

Coronavirus a Napoli, ovvero il regime del silenzio

Il Coronavirus a Napoli, o come d’improvviso la baraonda caotica di una città colorita lasciò il posto a una fredda e cupa desolazione Silenzio, l’unica cosa che riesci a percepire è questa. Un silenzio forte e maestoso, come quello che avverti all’interno di una cattedrale. Tutto normale, se non fosse per il fatto che sei a Napoli. In una città votata al culto della voce, dei suoni e della musica come Napoli quel silenzio ti appare surreale, se non addirittura disturbante. Il marciapiede di Via Duomo è una passerella di saracinesche abbassate, decorata dalle foglie cadute dagli alberi e mescolate a qualche cartaccia e ai mozziconi di sigaretta. Non che prima quelle strade fossero piene di vita, immemori di un passato glorioso fatto di commerci e profitti, ma è comunque strano camminare e ritrovarsi in uno scenario che neanche le menti di George Orwell o Philip K. Dick sarebbero state capaci di partorire. Stringere le mani è vietato, abbracciare qualcuno è vietato, darsi un bacio è vietato. La vita, con i suoi ritmi frenetici e talvolta ossessivi, si è fermata, come se l’orologio del tempo fosse caduto a terra frantumandosi e spezzando le leggi che regolano la normalità del mondo. Devi restare a casa, in quarantena, recluso come il peggiore dei criminali e sai benissimo che tu non hai colpe, ma nemmeno quelli che condividono in queste ore la tua stessa sorte. Il responsabile ha un nome: si fa chiamare Coronavirus. La formazione umanistica mi porta a scomporre tale nome in due distinte parole: Corona- e -virus: “il re dei virus“, il monarca assoluto assetato di potere che mira a conquistare l’intero mondo e a imporre la propria legge, la legge del silenzio. Non ha armi, eserciti, alleati o qualsiasi altro mezzo per raggiungere il suo scopo: gli basta l’invisibilità. Noi non lo vediamo, ma lui vede noi e ci porta via tutto: i sorrisi, l’allegria, le risate. Ci obbliga al silenzio delle nostre case, scandite soltanto dal rumore di un vento forte che fa sbattere le finestre. Sarebbe l’antagonista perfetto di un ipotetico film di fantascienza, ma è la dura realtà. Coronavirus a Napoli, il regime del silenzio Il re dei virus, seduto sul proprio immaginario trono, osserva soddisfatto il caos che ha portato in città, riaccendendo in noi paure che pensavamo di non avere. Lo stoicismo di molti viene messo a dura prova e questo spiega la fuga verso il sud compiuta, inconsciamente, da studenti e lavoratori che si erano trasferiti al nord per stare vicino alle loro famiglie o gli scaffali dei supermercati saccheggiati da orde di uomini e donne, neanche fosse periodo di saldi. Il presagio de “il peggio deve ancora venire” risveglia gli istinti più bassi di ognuno di noi, carburante efficace di cui si nutre la paura e che, a sua volta, nutre il silenzio e il suo regime. Ma alla paura e allo sconforto non bisogna rassegnarsi. Ce lo dicono i medici che cercano una cura per debellare per sempre questo male, gli […]

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Voli Pindarici

Diario di bordo di una quarantena qualunque

Diario di bordo di una quarantena qualunque È venerdì 13 marzo 2020 ed è oggi che hanno inizio i miei arresti domiciliari, mentre altrove, in tutto il mondo, cominciano o finiscono quelli altrui. Siamo tutti ai domiciliari, nonostante non abbiamo commesso nessun reato. Tutto tace, fuori. Tutti urlano, dentro. Siamo animali sociali, non siamo abituati a vivere in solitudine. Ci svegliamo, in compagnia. Beviamo il caffè, in compagnia. Andiamo a lavoro, in compagnia. Usciamo da lavoro e facciamo aperitivo, in compagnia. La palestra, in compagnia. Il teatro, in compagnia, le passeggiate, in compagnia. Le cene, in compagnia. A Napoli, le strade ieri erano deserte. Forze dell’Ordine, ovunque, per mantenere in ordine una città mai stata così ordinata prima d’ora. Nessuno urla per le strade, nessun motorino. Non c’è odore di pizza nei vicoli, mentre invano cerco quello del caffè. La gente non c’è, perché la gente ha paura. E la gente ha paura a Napoli, ha paura a Milano, ha paura a Venezia. La gente ha paura ovunque, in ogni angolo del mondo, quel mondo che prima d’ora immaginavamo fosse così grande, pensavamo di essere così distanti gli uni dagli altri ma, ahimè, siamo davvero una grande barca a vela, una barca in cui, se la vela si spezza e il mare è mosso e c’è un vento della Madonna, sono cazzi amari. E la deriva fa paura a chiunque, anche al più abile dei marinai. A Teggiano, le strade oggi sono deserte. Non che solitamente siano affollate, ma in questa giornata, non ho visto una sola persona. Anzi sì, ne ho vista una: ero io, allo specchio. Mi sono specchiata un sacco in questa giornata, ho temuto anche di poter cominciare a parlare con la mia immagine riflessa ma, grazie alla mia gatta, ho evitato. Allora ho parlato con lei, le ho detto che andrà tutto bene. È scossa la mia gatta, è turbata tanto quanto noi. Ho camminato tanto, ho rivolto spesso gli occhi al cielo, ho calpestato erba e non asfalto, ho goduto della bellezza della natura. Diario di bordo di una quarantena qualunque È venerdì 13 marzo 2020 ed è oggi che ho compreso cosa significhi la paura. Siamo soliti gestire ogni situazione, siamo abili nel risolvere i problemi, solitamente abbiamo mezzi e armi per sconfiggere tutto, o quasi. E oggi è il giorno di quel quasi tanto inatteso, quel quasi che, soprattutto noi giovani, abituati a vivere in un mondo tanto comodo, non sappiamo fronteggiare. Stare a casa, da soli. Guardare un film, da soli. Uscire di casa, da soli. Bere un calice di vino, da soli. Vivere, da soli. Ignara di come terminerà questa distopica esperienza, vivo le mie giornate oscillando tra il pessimismo leopardiano e il positivismo di Comte. Come si fa a non sentirsi soli, quando si è soli? Quanto è bello non sentirsi soli, quando si è soli? E quanto è bella la solitudine, quando si è in compagnia? E quanto è triste la solitudine, quando la compagnia è lontana? Ignoriamo la […]

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Attualità

Napoli non si spegne – Light mob – Sabato 14 marzo

Napoli non si spegne  Organizzato da Spazio Tangram in collaborazione con il suo direttore artistico Michele Del Vecchio , il “Light mob – Napoli non si spegne” avrà luogo la sera di sabato 14 marzo, prevedendo di dar “luce” e “leggerezza” – entrambe traduzioni del termine inglese “light” – ai cuori delle municipalità napoletane. Ed è proprio alle municipalità che l’appello si estende, incoraggiando le aree partenopee a partecipare a questo evento che si svolgerà ovviamente nell’aera domestica, in vista delle restrizioni governative, e che prevedrà l’accensione e lo spegnimento delle luci esterne e interne della propria abitazione in modo intermittente per la durata di due minuti. Va bene anche affacciarsi ad una finestra o ad un balcone ed accendere e spegnere la torcia del cellulare. Il tutto è stato organizzato a seconda delle municipalità di appartenenza ed il programma indica l’orario a loro dedicato per trasformarsi in “aree intermittenti”. Programma Gli appuntamenti saranno disposti tra le ore 20:00 e le ore 20:30 di sabato 14 e il programma è il seguente: h.20:00: MUNICIPALITA’ 1 + MUNICIPALITA’ 10 (Chiaia, Posillipo, San Ferdinando + Bagnoli e Fuorigrotta) h.20:05: MUNICIPALITA’ 2 + MUNICIPALITA’ 9 (Avvocata, Montecalvario, Mercato, Pendino, San Giuseppe, Porto+Soccavo, Pianura) h.20:10: MUNICIPALITA’ 3 + MUNICIPALITA’ 8 (San Carlo all’Arena, Stella + Piscinola-Marianella, Chiaiano, Scampia) h.20:15: MUNICIPALITA’ 4 + MUNICIPALITA’ 7 (San Lorenzo, Zona Industriale, Vicaria, Poggioreale + Miano, Secondigliano, San Pietro a Patierno) h.20:20: MUNICIPALITA’ 5 + MUNICIPALITA’ 6 (Vomero, Arenella + Ponticelli, San Giovanni a Teduccio, Barra) TUTTI INSIEME h.20:30: gran finale tutti insieme, tutte le municipalità, quartieri, ecc, spegneremo ed accenderemo le luci TUTTI INSIEME alle 20:30 per cinque minuti! Intervista al direttore artistico Michele Del Vecchio Com’è nato l’evento? << Nato per caso pochi giorni fa. Ero al telefono con un amico fotografo, Paolo Liggeri, e riflettevamo sulla bellezza di Napoli, anche di notte. Poi il discorso si è spostato sulle difficoltà di questo periodo e di quanto sia importante la forza della rete e delle connessioni che si creano tra le persone. Di lì è stato un attimo immaginare “Napoli non si spegne”. Quindi le luci della città che si accendono e si spengono in continua intermittenza, un po’ come si fa con gli accendini e gli smartphone ai concerti>> Perché è nato? <<L’evento è impostato in modo che le dieci munipalità di Napoli che rappresentano tutti i quartieri siano “accoppiate” due a due per accendere e spegnere contemporaneamente le luci di casa, un modo per far sentire vicini anche quartieri distanti tra loro. L’idea è che è proprio nelle difficoltà che bisogna essere più uniti >> Quale è il messaggio che intende esprimere alla nazione in questo momento così delicato? <<E’ un momento difficile per tutti in Italia, non vogliamo sottovalutare la portata del dramma, ma cercare di alleviare un po’ la pesantezza di questi momenti, può solo giovarci. Lo facciamo attraverso le parole di Italo Calvino: “Prendete la vita con leggerezza, che leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni […]

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Libri

Ornella Esposito e la napoletanita dei racconti di “Aghi”

Aghi: dieci racconti di napoletanità firmati da Ornella Esposito Non c’è niente di più napoletano che stare ad ascoltare storie e racconti di fronte ad una “tazzulella di caffè”: è questo l’invito che si sente di ricevere da Ornella Esposito leggendo il suo libro d’esordio Aghi, pubblicato da Augh! Edizioni. Leggere Aghi è sorseggiare la napoletanità raccontata dalla scrittrice a sorsi ora amari, ora dolcissimi, tra due risate e qualche lacrima. Protagonista indiscussa di questo libro è la città di Napoli  che fa da filo rosso per tutte le storie raccontate, sempre colorate dall’inconfondibile dialetto partenopeo attraverso cui Ornella Esposito lascia i suoi personaggi liberi di respirare e svelarsi con purezza, anche quando la narrazione passa dalla prima alla terza persona. Il filtro linguistico è solo uno degli espedienti utilizzati in Aghi per permettere al lettore di percepire tutta la veracità dei napoletani che lo popolano. La lente con cui Ornella Esposito racconta fatti e personaggi sfaccetta ambienti (dalle più famose Piazza del Plebiscito e via Toledo, passando per i quartieri reconditi, fino a Nisida), ma soprattutto superstizioni, credenze e tradizioni: è ben radicato il culto di Faccia Gialla (San Gennaro) il suo quadretto è invetiabilmente in vista, tappezza le pareti di pizzerie e panifici affiancato da quello di Maradona, mentre in sottofondo la voce di Mario Merola invade San Gregorio Armeno e i suoi pastori moderni e mentre tutti hanno sentito dire che Donna Carmela, vedova rinchiusa in casa, pratica il malocchio. Sarà vero? Ornella Esposito ha dedicato il suo libro agli emarginati Dopo aver letto questa raccolta, che ruba solo qualche ora di lettura, capiamo perché nella dedica iniziale Ornella Esposito abbia voluto dedicare il suo libro agli “emarginati”: le storie contenute in Aghi sono storie di sofferenza e ribellione, di degrado e di violenza talvolta ai limiti del deplorevole, i suoi sono personaggi umili e semplici eppure immensi in quelle esprienze che hanno gentilmente confessato alla fantasia della scrittrice che le ha poi donate a noi lettori. Eppure la realtà – che è poi la fonte di ispirazione di una scrittrice napoletana che ama la sua terra e la sua gente – la quale vi si scorge in queste storie frutto di fantasia ci apre a un sentimento di compassione, nel senso etimologico del termine e cioè quello di condivisione di pathos: sorridiamo all’ilarità di certe situazioni, ma piangiamo anche col cuore che si irrigidisce di rabbia il secondo immediatamente successivo a quello in cui viene trafitto da tanti piccoli aghi di triste consapevolezza. Aghi ha quindi come protagonisti gli emarginati, quelli dimenticati o quelli che non si possono difendere: un quindicenne rinchiuso nel carcere di Nisida che continua a sognare, una bambina troppo piccola per subire certe meschinità di adulti, un travestito intrappolato nella vita di strada, storie minime che convergono in un grande affresco napoletano e universale, contemporaneo ed eterno. Dentro ognuno dei personaggi di Aghi, si attua una rivolta silenziosa che, al di là di ogni aspettativa, viene ascoltata: la prima a farlo è […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Villa Fernandes di Portici: incontro con Alessio Forgione

Incontro a Villa Fernandes di Portici con Alessio Forgione, autore di Napoli mon amour e Giovanissimi, giovedì 5 marzo. Marocco ha quattordici anni e vive con il padre a Soccavo, un quartiere di Napoli. La madre li ha abbandonati qualche anno prima, senza dare più notizie di sé, e lui vive quell’assenza come una ferita aperta, un dolore sordo che non dà pace. Frequenta il liceo con pessimi risultati e le sue giornate ruotano attorno agli allenamenti e alle trasferte: insieme a Gioiello, Fusco e Petrone è infatti una giovane promessa del calcio, ma nemmeno le vittorie sul campo riescono a placare la rabbia e il senso di vuoto che prova. Finché non accadono due cose: l’arrivo di Serena, che gli porta un amore acerbo e magnifico, e la proposta di Lunno, il suo amico più caro, che mette in discussione tutte le sue certezze. Dopo l’esordio di Napoli mon amour, Alessio Forgione torna con Giovanissimi, un romanzo di prime volte, che racconta un mondo di ragazzini che crescono tra desideri di grandezza e delusioni repentine, piccoli crimini e grandi violenze, in attesa di scorgere il varco che condurrà all’età adulta. La presentazione si terrà a Villa Fernandes (Via Armando Diaz, 144, Portici) alle 18.00 nell’ambito della rassegna “Napolidea”, un ciclo di presentazioni dedicate ad autori napoletani, grazie al partenariato della libreria Mondadori Point di Portici, l’associazione B-Lab, il Comune di Portici e il Premio Napoli. Ci sarà una breve introduzione della giornalista Ileana Bonadies. Dialogherà con l’autore la giornalista Marina Finaldi. Il progetto “Villa Fernandes”, sostenuto da Fondazione CON IL SUD in collaborazione con la Fondazione Peppino Vismara, ha l’obiettivo di creare – all’interno di un bene confiscato alla camorra – un Polo di sviluppo locale, apprendimento e innovazione, incrementando la partecipazione dei cittadini alla vita socio-culturale della città e favorendo nuove realtà imprenditoriali, percorsi formativi e posti di lavoro. Frutto del lavoro sinergico di 22 partner unitisi in rete, espressione di realtà associative fortemente radicate al territorio, il progetto mira, in particolare, alla creazione di un hub creativo in cui far dialogare Arte e Scienza, formazione e attività laboratoriali, servizi di assistenza alla persona e di orientamento per le nuove generazioni. Temi di interesse principali, dunque, saranno: l’uso sostenibile delle risorse ambientali, l’attenzione alle fasce più deboli non solo come destinatarie di interventi assistenzialistici ma come risorse da far emergere e valorizzare, il sostenere nuovi scenari integrati di sviluppo locale e sostenibile, il promuovere l’utilizzo di spazi comuni da favorire con la partecipazione e l’impegno dei cittadini, il reimpiego dei ricavi in nuove iniziative a vantaggio di tutti, la diffusione di varie forme d’arte liberandole dai luoghi chiusi e accompagnandole lì dove la società civile si incontra, dialoga e riscopre il senso e il valore del proprio essere comunità. Immagine: Cesare Abbate

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