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Eroica Fenice

La Tag: notizie curiose contiene 98 articoli

Culturalmente

Monumenti famosi: un viaggio dall’Italia alla Cina

I monumenti famosi, architettonici o artistici, sono delle opere create dall’uomo, nel corso del tempo, dal profondo significato storico e culturale. L’importanza di un monumento può essere di natura architettonico-artistica, tecnico-artigianale e storico-scientifica. Sono diversi i monumenti famosi, che rappresentano il fulcro dell’identità storica e artistica di una determinata località Monumenti famosi e Italia: un connubio cantato dai poeti civili della nostra Penisola in tutti i secoli, infervorati dalla vastità del patrimonio artistico e culturale che l’Italia mette a disposizione. Italia, custode di capolavori ammirati da tutto il mondo, irriducibile giacimento di monumenti e simboli culturali che ne hanno fatto la fama come Patria dell’arte, è squisito serbatoio di edifici storici e meraviglie intramontabili. Per omaggiare la grandezza artistica italiana, ripercorriamo  la storia dei suoi monumenti famosi ubicati lungo lo stivale più invidiato del mondo per l’unicità dei suoi tesori! Monumenti famosi in Italia Palazzo Ducale di Venezia Antica sede del Doge e delle magistrature della Serenissima, è situato a piazza San Marco, contigua all’omonima basilica, ed è considerato uno dei simboli di maggior fama della città di Venezia. Dagli affascinanti tratti bizantini e orientaleggianti, il Palazzo Ducale appartiene al gusto gotico veneziano. Segue tutte le vicissitudini storiche della città di Venezia. Il corpo principale, robusto, si regge su esili colonne in una squisita antitesi architettonica. Tra gli interni, una pinacoteca aperta al pubblico, e distribuito tra le facciate e le stanze del Palazzo Ducale un cospicuo numero di opere d’arte, alcune delle quali perdute durante gli incendi che hanno devastato il monumento negli anni. Cattedrale di Santa Maria del Fiore a Firenze La terza Chiesa europea in ordine di grandezza, simbolo della città di Firenze. La sua costruzione fu voluta dalla Signoria di Firenze e i lavori per l’edificazione furono interrotti e ripresi varie volte da personalità artistiche di rilievo quali Giotto o Brunelleschi, autore della celeberrima cupola. Conosciuta anche come Duomo di Firenze, la cattedrale attrae immediatamente per le sue dimensioni monumentali e per il fatto di presentarsi come un blocco unitario: le differenze stilistiche tra le parti emergono da un’analisi più approfondita. Duomo di Milano Terza chiesa cattolica al mondo, è tra i monumenti famosi che più meritano di essere visitati e ammirati. Cattedrale dell’arcidiocesi di Milano, è dedicata a Santa Maria Nascente ed è frutto della volontà di Gian Galeazzo Visconti, signore di Milano, il quale fu il primo a volerlo coperto interamente di marmo bianco. La vicenda edilizia legata al duomo è assai articolato: fu ultimato solo a distanza di cinquecento anni dall’inizio della sua costruzione. Colosseo Conosciuto anche come Anfiteatro Flavio, è il più grande anfiteatro del mondo e come tale annoverato tra i Patrimoni dell’umanità dall’UNESCO. Inaugurato da Tito nell’80 d.C., in piena epoca Flavia, divenne ben presto emblema della città imperiale che proponeva svaghi e intrattenimenti al popolo. Infatti il Colosseo era adibito agli spettacoli dei gladiatori e a manifestazioni pubbliche di diverso genere. Cessa di essere utilizzato dopo il VI secolo; in seguito, infatti, svolse prevalentemente la funzione di cava da […]

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Culturalmente

I Saturnalia: storia di un mondo al contrario

I Saturnalia: storia delle festività romane del mondo al contrario I Saturnalia sono festività religiose di epoca romana in cui, per pochi giorni, ordini e categorie sociali vengono sovvertiti. Si tratta di un ciclo di festività che, sotto l’imperatore Domiziano, raggiunse la durata di sei giorni. Tali festività cadevano nel periodo del solstizio d’inverno, dal 17 al 23 dicembre ed erano dedicate al dio Saturno, dio della seminagione e della mitica età dell’oro, corrispondente al dio greco Krono, divinità del tempo e padre di Zeus. La festa, per i rituali ad essa legati in cui licet insanire (è lecito impazzire), è assimilabile al nostro carnevale, pur essendo celebrata nel periodo che per noi è quello natalizio. I Saturnalia, inizialmente legati a tradizioni laziali, si diffusero in breve tempo in tutto l’impero, diventando una delle feste più note e più celebrate fino alla completa affermazione del Cristianesimo. Durante l’età dell’oro gli uomini vivevano in uno stato di piena felicità, abbondanza, armonia e perfetta eguaglianza: per questo motivo, durante i Saturnalia, i romani cercavano di riprodurre tali condizioni attraverso banchetti, riti orgiastici, libertà e licenze di ogni tipo. Le celebrazioni ufficiali prevedevano un sacrificio solenne nel tempio di Saturno nel Foro, officiato da un sacerdote senza capite velato, secondo la moda greca, seguito da un lectisternium indetto dal Senato, ovvero un rito rivolto all’immagine del dio Saturno, concluso poi da un banchetto pubblico (convivium publicum). Durante il banchetto i convintati, vestiti di una cenatoria (una tunica dai colori sgargianti) si scambiavano brindisi e il tipico saluto augurale: Io, Saturnalia! Nelle case dei romani si svolgevano, contemporaneamente, banchetti privati che spesso degeneravano in orge e crapule o durante i quali si giocava al gioco dei dadi, solitamente proibito al di fuori dei saturnalia. Il ripristino di quel primigenio stato di eguaglianza e fratellanza proprio dell’età dell’oro si manifestava attraverso una vera e propria sovversione degli ordini sociali: durante i giorni dei Saturnalia gli schiavi erano uomini liberi e a loro era permesso indossare il pileus o pilleum, il copricapo greco proprio degli uomini liberi, partecipare ai banchetti, scambiarsi i regali tipici dei Saturnalia (gli Xenia e Apophoreta di cui ci parla Marziale), ingiuriare e deridere senatori e padroni. Durante il convivium privato, veniva eletto un Saturnalicius princeps, la risposta satirica al princeps senatus, ovvero l’imperatore, che doveva garantire il buon andamento dei festeggiamenti. In quei giorni il princeps indossava vesti dai colori sgargianti e un mascherone colorato, l‘oscilla, e ogni suo comando o volontà doveva essere rispettato. Il calendario dei Saturnalia Il calendario della festività prevedeva una serie di precise ricorrenze: il primo giorno dei Saturnali venivano accese centinaia di candele e in tutta la città venivano appesi festoni d’abete. Il 18 si festeggiava l’Eponalia, in onore della dea Epona, divinità celtica dei cavalli, adottata dai romani come protettrice dell’abbondanza e della fertilità. Il 18, 19 e 20 erano i giorni del Mercatus e dei Ludi plebeii; il 19 ricorreva anche la festa di Opalia, in onore di Ops-opis, protettrice dei raccolti e, presumibilmente, moglie […]

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Quali sono i criteri per stabilire quale sia la lingua più parlata al mondo?

Qual è la lingua più parlata al mondo? Esistono diversi criteri per stabilire quale, tra le circa 7000 lingue parlate al mondo, sia quella più diffusa. Nei circa 189 stati indipendenti presenti al mondo il numero di lingue attualmente parlate oscilla tra le 6000 e le 7000 unità. La maggior parte di queste sono concentrate tra Asia, Africa e America latina, che non a caso sono i continenti con una più alta densità demografica. Per avere una classifica abbastanza affidabile sulle lingue più parlate al mondo, è utile consultare l’ultima edizione di Ethnologue (2018), pubblicazione del SIL International: tale classifica si basa su una serie di criteri per stabilire quali siano le lingue con una maggiore diffusione. Ma quali sono i criteri per stabilire quale sia la lingua più parlata al mondo? Per stabilire quale sia la lingua più parlata al mondo i criteri di selezione sono principalmente tre: i parlanti madrelingua, il numero totale di parlanti e il numero di paesi in cui la lingua è parlata. Non tutti e tre sono, però, validi o comunque affidabili. Se, infatti, dovessimo basarci sul numero di paesi in cui la lingua è parlata, la classifica sarebbe inevitabilmente alterata dai flussi migratori e il nostro paese, l’Italia, schizzerebbe paradossalmente, vista la ridotta estensione e l’esiguo numero di parlanti madrelingua (circa 67 milioni), in cima alla classifica con i suoi 26 paesi di diffusione. Più giusto è, dunque, affidarsi al numero di parlanti madrelingua e al numero totale di parlanti nel mondo. A darci un’idea di come cambi la classifica in base al criterio di valutazione basta una rapida occhiata alla top three delle due classifiche: Classifica delle Lingue per numero totale di parlanti Inglese (famiglia indoeuropea) 1,191 milioni di parlanti, 17,01% della popolazione mondiale Cinese mandarino (famiglia sino-tibetana) 1,107 milioni, 15, 81% della popolazione mondiale Hindi- Urdu (famiglia Indoeuropea) 697,4 milioni, 9,96% della popolazione mondiale. Classifica delle Lingue per numero di parlanti madrelingua Cinese mandarino, 908, 7 milioni di parlanti madrelingua, 12,98% della popolazione mondiale Spagnolo, 442,3 milioni di parlanti madrelingua, 6,31% della popolazione mondiale Inglese 378,2 milioni di parlanti madrelingua, 5.4% della popolazione mondiale Nonostante le differenze tra le due classifiche, il dato che emerge comunque non sorprende. A prendersi il podio sono l’inglese, il cinese mandarino e lo spagnolo, con una sola presenza insospettabile: l’Hindi- urdu (nome nativo اردو è una lingua indoeuropea ed è attualmente la lingua ufficiale del Pakistan insieme all’inglese). La questione, però, può essere guardata anche da un altro punto di vista. Se, anziché stabilire quale sia la lingua con un maggior numero di parlanti al mondo, vogliamo invece decretare quale sia la principale lingua veicolare, ovvero la lingua che mette in comunicazione un maggior numero di persone e un maggior numero di paesi e continenti, allora sarà bene incrociare tutti e tre i criteri sopracitati. Da questa ulteriore analisi emergerà che Inglese e Spagnolo, con i loro 24 paesi di diffusione, contro gli 8 paesi in cui si parlano Hindi-Urdu e Cinese mandarino, sono ufficialmente […]

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Leggenda o legenda? Tutto ciò che c’è da sapere

Leggenda o legenda, due parole diverse nella grafia ma anche nel significato. I dubbi circa la grammaticalità di una versione o dell’altra, sono tanti, infatti, sempre più numerose le persone che ogni giorno menzionano tale interrogativo sui diversi motori di ricerca. La prima, legenda, identifica una nota esplicativa, la seconda, leggenda, invece, un mito. Legenda deriva dal verbo latino lego, legis e ha il significato di leggere, ma può anche significare, legare o collegare. Un termine che invita a leggere quanto è riportato a margine di una pagina, per carpirne il significato, il testo o la figura a cui è riferita. Tuttavia, la parola legenda ha anche un altro valore, che è quello della attribuzione al simbolo di un significato occasionale, diverso da quello originario. Per esempio, se su una carta geografica si vogliono distinguere delle aree diverse, come le zone coltivate, lo si può fare, colorandole con cromie differenti. Ogni colore indicherà una zona, e l’attribuzione del significato o la spiegazione del contenuto, sarà riportata a margine della carta con una serie di puntini colorati, che indicano le varie zone. Per la parola leggenda invece, il ragionamento è un altro: la parola infatti si riferisce alla narrazione di una realtà tramandata oralmente. La leggenda è dunque una storia raccontata, della quale però non si hanno riscontri nella storia, in quanto essa è radicata nella coscienza popolare. Naturalmente l’evento originario, che poi viene tramandato, appunto la leggenda vera e propria, è nel tempo modificata, arricchita di nuovi elementi. Le leggende sono utilizzate anche nell’ambito dei testi indirizzati ai bambini, come ad esempio le favole, all’interno delle quali si fa riferimento ad una vicenda tramandata, ricca di particolari talvolta anche divertenti e che a volte racchiudono una metafora. La leggenda, secondo quanto riportato dai vocabolari e i dizionari più comuni, «è un racconto tradizionale di argomento generalmente religioso o fantastico, arricchito di elementi sorpannaturali». Abbiamo per esempio la leggenda del mostro di Loch Ness, la leggenda di Beowulf, la leggenda delle sirene. In quest’ottica, sono sicuramente da citare le cosiddette leggende metropolitane, dette anche urbane, ossia storie insolite, fuori dal comune, raccontate dalla gente e che mutano, man mano che si tramandano. Sono storie ipoteticamente reali, definite però leggende, e attribuite sempre a qualche altra persona. Si tratta di notizie che stuzzicano l’attenzione di chi ascolta, stimolando una forte curiosità, e dando vita ad un vero e proprio passaparola, che fa in modo da creare una vera e propria catena di eventi concatenati in un unico racconto, appunto la leggenda. La leggenda è tipica di determinati ambienti, nella maggior parte dei casi essa si sviluppa soprattutto in città, ma ovviamente, in passato, era legata ad ambienti rurali e rivendicavano un vero e proprio bisogno di appartenenza a una società. Per quanto concerne i significati del termine leggenda, esso può riferirsi anche all’iscrizione che si legge sulle medaglie, e, nei francobolli, quella, per lo più relativa al soggetto grafico, che eventualmente viene stampata oltre alle indicazioni dello stato di emissione e del […]

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Dipinti famosi: da La Gioconda a L’Ultima cena

Dipinti famosi assolutamente da conoscere | Opinioni L’arte è la forma estetica più conosciuta e diffusa, oltre ad essere particolarmente apprezzata nel mondo, sin dai tempi remoti. Esistono numerosi dipinti famosi, che nel corso del tempo hanno saputo conquistare, con la propria bellezza, gli occhi ma anche l’anima e il cuore di chi li guarda. Il più conosciuto tra i dipinti famosi: La Gioconda Uno dei dipinti più conosciuti è sicuramente La Gioconda, o Monna Lisa, di Leonardo Da Vinci, che si trova al Museo del Louvre (Parigi). Questo dipinto famoso rappresenta un’icona della pittura mondiale ed è stata di volta in volta amata e idolatrata ma anche derisa e nel tempo non sono mancate le critiche. L’opera rappresenta tradizionalmente Lisa Gherardini, cioè “Monna” Lisa (un diminutivo di “Madonna”), moglie di Francesco del Giocondo, (quindi la “Gioconda”). Fu lo stesso Leonardo Da Vinci a portare il famoso dipinto in Francia, nel 1516, che probabilmente fu acquistato poi da Francesco I. Probabilmente, ciò che più colpisce di questo meraviglioso quadro è la correlazione tra l’immagine e la realtà nota, ciò di cui l’uomo è a conoscenza. Osservando determinati dipinti famosi, la reazione che potrebbe nascere è quella di un vero e proprio “shock” di tipo estetico. La bellezza potrebbe catturare l’attenzione, causando un turbamento, dovuto alla caratterizzazione estetica dell’opera stessa. La nascita di Venere A tal proposito, un altro dipinto famoso, da menzionare, è La nascita di Venere, realizzata da Sandro Botticelli; il celebre dipinto si trova nella Galleria degli Uffizi a Firenze e rappresenta l’icona del Rinascimento italiano, simbolo della prosperità e della bellezza, propria di un’epoca che si connota quale fulcro dell’arte e della storia d’Italia. La Nascita di Venere è da sempre considerata un capolavoro. Nell’opera sono riscontrabili alcune caratteristiche stilistiche tipiche dell’arte di Botticelli, come ad esempio la ricerca di una bellezza e di un’armonia ideale, che porta ad una rappresentazione inesatta dell’anatomia di Venere: un esempio evidente è il suo lungo collo. Il famoso dipinto ha da sempre affascinato i numerosi visitatori non solo italiani ma anche stranieri, che ogni anno giungono in Italia e visitano la splendida galleria di Firenze. Ciò che colpisce, a primo acchito, è lo spazio espositivo nel quale è collocata l’opera d’arte, in questo caso un dipinto. Esiste una vera e propria dialettica tra ambiente espositivo, opera e linguaggio intrinseco. Osservando un dipinto, che poi nel corso del tempo diventerà famoso, ciò che cattura l’attenzione non è solo la bellezza dell’opera stessa ma anche una serie di caratteristiche, seppur piccole, quali il colore, gli abbinamenti, lo spazio intorno, che contribuiscono a creare proporzione e quindi equilibro e soprattutto armonia. La notte stellata Ad esempio, facendo riferimento ad un altro dipinto famoso, come La notte stellata, di Vincent Van Gogh, esso potrebbe piacere a prescindere, perché si tratta di un lavoro prodotto da un artista del calibro di Van Gogh. Ovviamente non è così perché, tralasciando l’autore, il dipinto, nel suo insieme, nella propria armonia crea un effetto che lo rende, appunto, […]

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Musa della commedia: Thàlia, storia e significato

Musa della commedia: storia e significato Thàlia è la musa della Commedia e della poesia bucolica, generalmente rappresentata come una figura allegra, con una corona di alloro a cingerle il capo e con in mano una maschera. È ritenuta la madre con Apollo dei Coribanti che, nella mitologia greca, sono sacerdoti della dea Cibele, che inventarono il tamburo a cornice, creando con esso una musica basata sul ritmo ossessivo che doveva servire a curare l’epilessia e per sconfiggere la malinconia di Zeus. Storia delle muse La musa nella mitologia classica identificava ciascuna delle nove figlie di Zeus e di Mnemosine, protettrici del canto e della danza. Le muse sedevano spesso sul trono di Zeus, cantandone con dedizione le imprese e narrando le storie dei grandi e degli dèi. Le Muse, che siano donne reali o personaggi che nascono dall’immaginazione, esse guidarono l’ispirazione artistica di innumerevoli scrittori, immortalandole in splendidi versi o in capolavori letterari. A tal proposito, proprio un celebre poeta, Ugo Foscolo nel carme Dei sepolcri, fa riferimento a Parini, dicendo che il poeta era solito appendere alla statua della musa Talia corone di alloro che lui stesso coltivava all’interno della propria umile casa. Nell’ambito della Commedia in quanto rappresentazione teatrale, Thàlia rappresenta una vera e propria evocazione, oltre che una emulazione dei poeti antichi, così come accade in ambito letterario. Tale emulazione assume importanza in riferimento ad una visione ampia della commedia, che vede protagonista vera e propria una musa, dal nome fortemente metaforico; Thàlia, significa infatti, fiorire, così come può, grazie alla musa stessa, fiorire l’ispirazione di un artista, intellettuale, poeta, attore, nel caso della commedia vera e propria. Thàlia: fiorire attraverso l’ispirazione Fiorire grazie all’ispirazione, fiorire rifacendosi ad una musa. In questo caso, la musa della commedia, Thàlia, è associata anche alla più severa satira, nella Musogonia di Monti «e Talìa che l’errore flagella e ride». Per quanto concerne la musa della commedia, è risaputo che gli artisti del passato, avessero “necessità” di far conoscere, attraverso una rappresentazione, il vero, per far sì che il ricordo si conservasse e arrivasse ai posteri. L’ispirazione alla musa diventava una sorta di garanzia della verità, che permetteva di dare forma alla rappresentazione, (nel caso della commedia) con gioia ed espressione. È così che la musa della commedia, Thàlia, si affianca all’essenza dell’artista, alimentando il fiore dell’immaginazione. Si può dire quindi, che la musa della commedia, fiorisce nell’io dell’artista, e rifiorisce in ciò che egli porta in scena.   Immagine in evidenza: https://it.wikipedia.org/wiki/Talia_(musa)

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Culturalmente

Comici napoletani: dalle figure del passato ad oggi

Nel corso del tempo, Napoli ha dato vita ad una varietà di comici legati alla cultura stessa della città, che sono riusciti con le loro abilità comiche a rompere gli schemi, regalando sorrisi e diffondendo buon umore, instaurando un rapporto straordinario con il proprio pubblico. Alcuni di questi personaggi comici sono divenuti famosi a livello nazionale, molti altri anche oltre i confini del paese. Napoli con la propria cultura, il folklore, la musica, le tradizioni popolari, il suo carattere incontaminato, è patria di numerosi comici, che con maestria hanno diffuso, e continuano ancora oggi, a diffondere allegria. Molti dei comici napoletani hanno fatto storia, e nonostante non esistano più, continuano a far parlare di sé, grazie ad un ricco patrimonio artistico. Comici napoletani, i più famosi e divertenti Tra questi, non si può non citare Totò, uno dei comici napoletani più conosciuti ed apprezzati, attore particolarmente amato per le folgoranti quanto irresistibili invenzioni comiche create su una comunicazione con il pubblico che appariva quasi magnetica. Far ridere divertendo non è cosa semplice, e i comici d’un tempo lo avevano perfettamente compreso e infatti proprio su questo aspetto basavano le proprie interpretazioni. Far divertire è un’arte, è il paradosso stesso di un sentimento ribaltato; a tal proposito, un altro comico napoletano, che merita d’essere menzionato, è Massimo Troisi, definibile “il comico dei sentimenti”. Troisi, anch’egli molto conosciuto e ancora oggi apprezzato, era dotato di una profonda simpatia, abile dal punto di vista linguistico, sapeva far ridere, riflettendo, con una spiccata tenerezza a condire il tutto. I personaggi creati da Massimo Troisi, appartenevano al mondo giovanile napoletano, ma sembrano anche essere creati apposta per far risaltare sullo schermo le doti mimico-gestuali del comico napoletano; tutto ciò grazie ad un efficace connubio di creazione e mimesi, con una serie di elementi fondamentali, quali la forza, la grinta e il coraggio da una parte, e la tenerezza, la simpatia, la fragilità dall’altra. Fragilità che caratterizza anche Napoli, città dalle mille sfumature, con una propria “grammatica” a tratti drammatica, a tratti comica. In questa cornice si inserisce un altro comico napoletano del passato, ossia Eduardo De Filippo, genio indiscusso del teatro partenopeo del ‘900. De Filippo riusciva a portare in scena, vicende della vita quotidiana, talvolta tristi, caricandole di una forza emotiva tale da renderle quasi comiche. La comicità che contraddistingue De Filippo, comico napoletano, è poetica, s’inebria dei colori di Napoli, della musicalità del suo dialetto, dei riferimenti autobiografici presenti nelle sue opere. Il famoso comico napoletano ha fatto storia, presentandosi come maestro per i comici di oggi. Ridere fa bene alla salute, mette in moto il cervello, così come hanno sottolineato diversi studi sulla materia. I comici napoletani del presente, sono numerosi, Alessandro Siani, Vincenzo Salemme, Biagio Izzo, Maurizio Casagrande, Lello Arena, per citarne alcuni. Ognuno di essi è dotato di una spiccata vena umoristica, in grado di trasportare chi ascolta, o semplicemente guarda, in un’altra dimensione spazio temporale. Grazie alla comicità, si crea un connubio di lingua, arte e bellezza, in grado […]

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Culturalmente

Attori napoletani: numerosissimi nomi dal cuore partenopeo

Ecco gli attori napoletani, noti e meno noti, dal carattere “frizzante” e smagliante Il teatro per Napoli, rappresenta una delle forme artistiche più antiche e diffuse, ancora oggi particolarmente vive, ovunque in città. Il teatro e la conseguente attività teatrale, sono un’arte, una vera e propria essenza che riesce ad andare oltre i limiti, oltre le problematiche proprie di ogni città. Le prime tracce del teatro napoletano risalgono all’opera poetica di Jacopo Sannazaro e Pietro Antonio Caracciolo tra la fine del Quattrocento e gli inizi del Cinquecento, ai tempi della corte aragonese. Il teatro napoletano del pre-novecento, fu sostanzialmente legato alla maschera di Pulcinella, un personaggio che rappresenta da sempre il modo tutto napoletano di vedere il mondo, di umile rango sociale che, con furbizia e arte di destreggiarsi in qualsiasi situazione, riesce in qualche modo ad averla sempre vinta. Sono stati e sono ancora oggi numerosi gli attori napoletani famosi che allietano gli spettatori con performance dal sapore esilarante, comico, ma anche fortemente razionale, intellettuale, vero o tragico che sia. Probabilmente la produttività degli attori napoletani, risiede nella libertà che si respira a Napoli, città dai mille colori, dai panorami mozzafiato, dal calore che pervade anche nelle stagioni fredde. Sicuramente meritano uno sguardo particolare tutti quegli attori che con le loro pellicole hanno raccontato nel corso del tempo, momenti ed eventi legati alla storia di Napoli e dei suoi abitanti. Attori napoletani: i più grandi Dai fratelli Eduardo e Peppino De Filippo a Totò e Nino Taranto, da Vittorio De Sica, napoletano d’adozione, ma che proprio sulla città partenopea ha firmato i suoi film più belli, al moderno modo di concepire Napoli, di Massimo Troisi e Vincenzo Salemme, che hanno saputo descrivere una Napoli contemporanea, vera, lontana dai soliti pregiudizi o luoghi comuni. Biagio Izzo, Sergio Assisi, Enzo Decaro, Carlo Buccirosso, Maurizio Casagrande, Alessandro Preziosi, sono solo alcuni degli attori napoletani famosi, non solo nella famosa città campana, ma nel mondo. Naturalmente, la lista degli attori napoletani famosi è piuttosto lunga, citarli tutti sarebbe impensabile, ma, tutti gli attori menzionati, rappresentano Napoli, e la relativa essenza; ognuno di loro ha interpretato personaggi differenti, comici, ironici, fortemente razionali, problematici, acculturati, abbienti, poveri, tutti diversi, proponendo temi a loro volta vari, con una velata, quanto presente, impronta napoletana. Grazie al lavoro degli attori napoletani, oltre a quelli citati, l’anima e la condizione storica propria di un ceto popolare, quello napoletano, si afferma direttamente in una forma aperta, che non è più chiusa nell’ambito della tradizione popolare, circoscritta, ma si espande alla realtà nazionale. Gli attori (e, in particolar modo, gli attori napoletani) rappresentano una sorta di raffigurazione psicologica dei personaggi che interpretano, e spesso anche della società che inscenano, come accade ad esempio nei film di denuncia sociale, o di carattere politico, diventando mediazione di un percorso di tipo sociale, compiuto attraverso quei volti e quelle persone. Essere attori è un’impresa spesso ardua e chi sceglie di intraprenderla sceglie di incamerare i caratteri propri di una determinata località, in questo caso […]

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Cucina e Salute

Fragole blu: esistono davvero?

Avete mai provato a digitare su Google “fragole blu”? Probabilmente no, ma provandoci rimarreste stupiti dai risultati: le fragole blu hanno letteralmente fatto impazzire il web, che è ormai colmo di foto e notizie riguardanti questa nuova e strana tipologia di frutto. Fragole blu: come è successo? Secondo le varie notizie circolanti in internet, le fragole blu sarebbero state ottenute da un esperimento in laboratorio, con l’intento di modificare geneticamente le molto più comuni fragole rosse. Ma perché modificare le fragole? Perché anche se dal gusto deciso e gustoso, questo frutto ha un grande difetto: non resiste alle basse temperature; essendo praticamente impossibile mantenerle in un ambiente freddo, dunque, le fragole non possono essere conservate in frigorifero (o congelate), ed è perciò molto più facile che ammuffiscano o si rovinino in un tempo minore. Gli scienziati avrebbero trovato una soluzione a questo piccolo “handicap”: trasferire nel genoma classico della fragola un gene tipico di un pesce particolare, il Flounder Fish. Questo pesce artico è dotato di una sorta di antigelo naturale, che gli permette di sopravvivere anche a temperature molto basse. Il colore blu delle fragole sembrerebbe essere dovuto ad una conseguenza innocua dell’esperimento, che avrebbe quindi prodotto un tipo di fragole totalmente diverse da quelle a cui siamo abituati: fragole blu e capaci di resistere in ambienti freddi. Una vera e propria svolta… o forse no. Fragole blu: esistono davvero? In realtà, buona parte della leggenda delle fragole blu non è altro che una fake news (o, più comunemente, una bufala). Qualche origine scientifica però è rintracciabile: nel 1998 il Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti pubblicò un articolo proprio riguardante l’utilizzo dei geni del pesce Flounder per rendere le fragole più resistenti al freddo; un riferimento a questa procedura si trova perfino in un pezzo del New York Times del dicembre 2000. È anche possibile che siano effettivamente stati svolti degli esperimenti per testare questa teoria. Ma non c’è alcuna spiegazione o prova scientifica che questo tipo di intervento avrebbe potuto rendere le fragole blu. Infatti, il colore rosso delle fragole dipende semplicemente dal loro PH, che non sarebbe stato in alcun modo alterato dagli scienziati. Sembra, dunque, che qualcuno abbia voluto ingigantire e aggiungere un po’ di fantasia ad una notizia molto meno stravagante. Da sempre, infatti, l’essere umano ha tentato di perfezionare animali e vegetali in base alle proprie esigenze, soprattutto grazie alle tecnologie sempre più sviluppate e agli studi genetici (è il caso degli OGM). La bufala delle fragole blu è ormai in giro sul web da anni e perfino sui social, terreno fertile per dicerie e falsi miti, vengono continuamente condivise foto con le fantomatiche fragole blu (grazie all’aiuto di editor per immagini come Photoshop). A quanto pare un numero sempre maggiore di persone ha iniziato ad incuriosirsi ed interessarsi a questo insolito frutto, tanto che nell’ultimo periodo sono comparsi sui maggiori store online annunci per la vendita dei “rarissimi semi di fragole blu”. Spesso spediti da Cina, Thailandia e Filippine, ovviamente anche questi semi […]

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Attualità

Inventori italiani: 10 nomi da ricordare

Inventori italiani da ricordare: la nostra top 10!  L’Italia è sempre stato un paese guida nel campo delle invenzioni. Leonardo Da Vinci, Alessandro Volta, Guglielmo Marconi sono solo alcuni dei nomi dei migliori inventori italiani di sempre. Alcuni di loro sono diventati vere e proprie celebrità, altri sono rimasti nell’ombra, regalando il proprio contributo al mondo da un angolo nascosto. L’Italia è sempre stata all’avanguardia in questo campo. Si pensi che perfino la prima idea di brevetto nacque in Italia. Dal motore a scoppio alla penicillina, gli inventori italiani hanno sempre dato un grande contributo all’umanità. I dieci inventori italiani che hanno fatto la storia Bartolomeo Cristopori Padovano, nato nel 1655, è l’inventore del “gravicembalo (o arpicembalo) che fa il piano e il forte”. Grazie a un sistema di martelletti che percuotevano le corde, piuttosto che pizzicarle, Cristopori diede vita all’antenato del pianoforte. Il nuovo strumento si diffuse in tutta Europa per la sua grande espressività, prima con il nome di forte piano, poi – dalla metà del ‘700 – come pianoforte. Alessandro Volta Egli, nel 1799, presentò un brevetto che illustrava come costruire il primo generatore statico di elettricità: la pila. Napoleone Bonaparte premiò Volta con una medaglia d’oro e, in suo onore, fu coniata una moneta, la 10.000 lire, in cui accanto al suo volto compare proprio una pila. Eugenio Barsanti e Felice Matteucci Si tratta degli inventori italiani del motore a combustione interna. Nel 1835 brevettarono questo motore che sarebbe stato migliorato qualche anno dopo, nel 1909, dall’ingegnere Giovanni Enrico per la Fiat. Francesco Antonio Broccu Quasi sconosciuto tra i nomi degli inventori italiani, fu l’ideatore della prima pistola. Appassionato fin da piccolo di meccanica, quando ideò il revolver a quattro colpi attrasse l’attenzione del re sabaudo Carlo Alberto che, incuriosito dall’arma, invitò più volte Broccu a Cagliari per tenere un corso sull’utilizzo della nuova pistola. Broccu rifiutò perché non voleva allontanarsi dal proprio paese. Tre anni dopo Samuel Colt brevettò la sua rivoltella e che ne fu riconosciuto l’assoluto inventore. Giuseppe Ravizza Il nome in questione appartiene all’inventore della macchina da scrivere. Ravizza, un novarese nato nel 1811, inventò una tastiera per scrivere a scopo filantropico: facilitare la scrittura ai non vedenti. La sua macchina da scrivere – o, come la chiamava lui, “cembalo scrivano” per somiglianza con i tasti del clavicembalo, fu progettata in 16 modelli. Le sue caratteristiche erano tastiera orizzontale, telaio mobile, nastro inchiostratore, campanello indicatore di fine riga. Il cembalo scrivano fu brevettato nel 1855. Nessuno dei modelli ebbe visibilità e Ravizza restò a molti uno sconosciuto. Intanto a New York la società Remington&Sons mise in commercio la prima macchina da scrivere che ebbe un enorme successo. Antonio Meucci Il fiorentino in questione inventò il telettrofono, l’antenato del moderno telefono. Emigrato a Cuba e poi negli Stati Uniti, Meucci aprì una fabbrica di candele che purtroppo – o per fortuna – dopo un successo iniziale chiuse per un incendio che la distrusse. La fortuna sta nel fatto che a Meucci allora non […]

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