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Eroica Fenice

La Tag: notizie curiose contiene 119 articoli

Culturalmente

Isole italiane: bellezza, cultura e scenari unici

Le isole italiane attirano ogni anno tantissimi visitatori, sia d’estate che durante il resto dell’anno. Ogni isola si colora delle sfumature proprie della natura morfologica che la contraddistingue, regalando scenari unici e rari: spiagge bianche, acque cristalline, rocce dalle forme più disparate, ciottoli colorati. Un insieme di fattori che contribuiscono a determinarne l’identità, rendendola una diversa dall’altra. Isole italiane: il grande potenziale italiano In Italia le isole sono circa 800. Alcune di queste sono abitate mentre altre sono molto amate durante il periodo estivo, grazie a una densità demografica piuttosto bassa. La più grande delle isole del Mediterraneo è la Sicilia, scelta sempre più frequentemente per il vasto patrimonio artistico, culturale e storico che la caratterizza; meravigliose sono le spiagge tra cui al primo posto spicca San Vito Lo Capo. Ogni spiaggia si tinge delle proprietà della macchia mediterranea, creando un vero e proprio paradiso naturale incontaminato. Naturalmente ogni isola differisce dalle altre non solo per la conformità del territorio, ma anche per la tipologia di turismo che la contraddistingue. Ricordiamo inoltre che nelle isole italiane considerate “maggiori” lo sviluppo economico e industriale ha contribuito, nel tempo, a determinare mutamenti e diversità non solo ambientali, ma anche di carattere sociale e culturale. Le due isole maggiori della Penisola italiana sono circondate da arcipelaghi minori; sono ventotto le isole che si raggruppano attorno alla Sardegna, di cui solo otto sono densamente abitate, mentre ventidue si trovano attorno alla Sicilia. In prevalenza si spargono dal Tirreno ai mari di Sardegna e Sicilia. Isole italiane: scenari diversi per esigenze varie Alcune tra le isole italiane, sono luoghi meravigliosi ma impervi; tra questi sicuramente rientra l’isola di Montecristo in Toscana, luogo ripido e remoto, noto anche grazie alle varie citazioni letterarie  alle varie apparizioni cinematografiche. Una terra quasi magica, incontaminata e nella quale il tempo sembra essersi fermato in uno spazio dai confini contornati dai colori del tramonto. Proprio in riferimento ai cosiddetti confini altra isola italiana importante è Lampedusa, tra le più belle e più scelte non solo d’estate, che rappresenta l’ultimo lembo di territorio italiano prima dell’Africa. Magnifica isola a sud della Sicilia forma, assieme all’isola di Linosa e allo scoglio di Lampione, l’arcipelago delle Pelagie (ovvero “isole d’alto mare” secondo l’etimologia greca). Terra di confine tra due mondi, Lampedusa racchiude caratteristiche ambientali di due continenti assai diversi: l’Africa e l’Europa. Basti pensare che dista 210 km dalle coste siciliane e solo 152 km da quelle africane. Oltre alla Sicilia e alla Sardegna, che sono le principali isole italiane, esistono moltissime altre realtà che meritano di essere conosciute per la loro bellezza. Alcune di queste isole sono grandi e conosciute mentre altre più piccole e quindi meno note, ma non per questo meno belle. Tra le isole italiane più belle è opportuno menzionare anche Ischia, isola del Golfo di Napoli assieme a Capri e Procida. La cosiddetta isola verde dista circa 33 km dalla città di Napoli e nel corso degli anni è divenuta una delle mete più gettonate da chi decide […]

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Culturalmente

Pittori italiani del Novecento: la pittura come espressione

L’arte, e soprattutto la pittura, hanno da sempre affascinato tantissime persone, di generazione in generazione, attraverso colori, forme, movimenti, dinamismo, “pennellate” di colore e d’identità. Con il trascorrere del tempo, la pittura si è colorata di nuovi aspetti e tendenze, e infatti non ha mai smesso di sorprendere. In particolare modo in Italia, a partire dal Novecento, sono diversi i pittori che attraverso le proprie opere, catturano e ammaliano l’attenzione di chi osserva estasiato. I pittori italiani di questo periodo sono numerosi e sperimentano un proprio linguaggio del tutto personale. Pittori italiani del Novecento: tendenze ed espressioni pittoriche Una delle icone della pittura del Novecento è Amedeo Modigliani; uomo dall’indomabile bellezza, dotato di un animo inquieto, e di una bravura che lo ha reso immortale. Soprannominato “Modì” o “Dedo” è uno dei più importanti artisti italiani del Novecento. Pittore e scultore, Modigliani incarna l’artista romantico per eccellenza, impulsivo e dal temperamento forte. La pittura di Modigliani non si riduce al semplice espressionismo, va ben oltre, calandosi in un’ottica ricca di sinuosità. L’artista dipinge se stesso, la propria quasi irrefrenabile inquietudine, con forme che si rivelano cristalline agli occhi di chi guarda. Ogni personaggio sopraffà l’immagine, e ogni immagine è una sintesi che spesso si rivela spietata, brutale. Modigliani era solito ritrarre donne, nelle quali, attraverso i volti spesso non riconoscibili, allungati, modificati, non perfetti, si riscontrava una forte disarmonia, che però, era al tempo stesso ricca di pathos. Per quanto concerne la pittura, è bene ricordare che la bellezza di un quadro dipende, non tanto dalla firma, quanto piuttosto dalle emozioni che da esso scaturiscono, anche a distanza di tempo. Un altro grande pittore italiano, non studiato sui manuali scolastici, ma degno di menzione, è Roberto Bompiani. L’artista muove i suoi primi passi durante gli studi presso l’Accademia di San Luca, presentando una serie di saggi allegorici, quali La Filosofia, La Giustizia e altri ancora. Durante gli anni ottiene diversi incarichi: inizialmente lavorò per la villa del principe Borghese ad Anzio, realizzando opere per la corona spagnola. Pittori del Novecento: il distacco dalla cultura Neoclassica Al di là del modo con il quale un pittore dipinge una propria opera, gli artisti del Novecento sono spinti dalla necessità di staccarsi dai canoni della cultura neoclassica; tutto ciò avviene per adattarsi ad un programma che sia composto di più sfumature e funzioni e quindi raggiungere un pubblico più vasto. Carlo Carrà è il primo pittore ad abbracciare questo nuovo linguaggio pittorico, con composizioni controllate e sempre sinuose. Il pittore riproduce prevalentemente ambientazioni naturali, paesaggi, ma anche tematiche che si rifanno ai primordi dell’umanità. Lui stesso affermò: «Era necessario uscire dalla formula futurista. E allora, la pittura metafisica mi è servita per ritornare a rivedere i problemi spaziali degli antichi». Carrà, celebre pittore italiano, apprezzato ancora oggi, realizza la sintesi perfetta tra realismo lirico e natura, con soggetti che spesso si naturalizzano. La pittura è anche creatività, e quando essa si allontana dalle forme proprie della natura, o non evoca forme umane, può essere […]

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Culturalmente

Ischia letteraria: i versi dei letterati dedicati all’isola

Ischia è un’isola del Golfo di Napoli, conosciuta sin dall’epoca romana per le innumerevoli caratteristiche del territorio, il clima mite e la forte presenza termale e, soprattutto, per essere stata decantata nel corso del tempo da letterati e poeti che hanno creato l’immagine di Ischia letteraria. Giovanni Boccaccio: prima testimonianza letteraria di Ischia-Ponte La prima testimonianza letteraria su Ischia è di Giovanni Boccaccio; il poeta del Decameron, descrisse la bellezza dell’isola con parole semplici e toccanti al tempo stesso. “Ischia è una isola assai vicina di Napoli, nella quale fu già tra l’altre una giovinetta bella e lieta molto, il cui nome fu Restituta, e figliuola d’un gentil uom dell’isola, che Marin Bòlgaro avea nome”. La magnificenza dell’isola è descritta da Boccaccio proprio nella sua opera più celebre, il Decameron, attraverso la storia di Pampinea, narrata nella quinta giornata dell’opera. La storia è tratta dalla leggenda di Fiorio e Biancifiore, leggenda che Boccaccio aveva già raccontato nel Filocolo. Il re Federigo d’Aragona chiuse la bella Restituta nel palazzo arabo-normanno che porta il nome di Cuba. Sulle tracce della donna amata, Gianni arrivò a Palermo e intravide Restituta dietro una finestra del palazzo. Durante la notte Federigo scoprì i due amanti addormentati e ordinò che fossero legati ed esposti nudi sulla pubblica piazza, prima di essere arsi vivi. Grazie alla testimonianza dell’ammiraglio Ruggeri di Lauria, i due giovani furono perdonati perché identificati come la figlia di Marin Bòlgaro e il nipote di Gian di Procida, sostenitore degli Aragonesi e uno dei capi della rivolta dei Vespri. A tal proposito, chiunque raggiunga Ischia recandosi poi ad Ischia Ponte, di cui è simbolo il celebre Castello Aragonese, potrà notare che una delle piazzette è dedicata proprio al Boccaccio. Ricordiamo che proprio il Castello Aragonese fu un centro culturale, artistico e storico, soprattutto a partire dal ‘500, con la ricca produzione letteraria di Vittoria Colonna; ella, come altri animi nobilmente letterari, scelse Ischia come fonte di ispirazione per le proprie opere. Vittoria Colonna è una figura emblematica per la storia di Ischia letteraria; trascorse quasi un trentennio nel Castello Aragonese, fonte di ispirazione per i propri sonetti che rappresentano un tassello del ciclo delle poesie d’amore. Si tratta di opere giovanili, semplici e spontanee, il cui corpus narrativo principale è costituito dalle rime in morte dello sposo Ferrante d’Avalos (sposato nel 1509). Ricordiamo che Le Rime di Vittoria Colonna hanno una storia editoriale un po’ complessa, poiché la poetessa non ne autorizzò mai la stampa e circolavano solo attraverso uno scambio privato di codici manoscritti inviati in dono a importanti personaggi dell’epoca. Ciò ha reso difficoltosa anche una sistemazione cronologica delle rime, generalmente distinte “amorose” e “spirituali”. I tanti volti letterari di Ischia Oltre alla forte impronta culturale e storica del Castello Aragonese, è importante menzionare anche tutti quegli scenari che possono essere definiti  veri e propri luoghi letterari su un’isola che si tinge di diverse sfumature. In ogni angolo, in ogni prospettiva, è possibile ascoltare l’eco di un passato che fa ancora rumore, […]

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Libri

Giuseppe Plazzi e le sue storie sui disturbi del sonno

Tra i titoli messi a disposizione dalla casa editrice Il Saggiatore per fuggire la noia che mina la nostra resistenza in questo delicato periodo di quarantena, c’è stato un titolo curioso, I tre fratelli che non dormivano mai e altre storie di disturbi del sonno, e ad attirare particolare interesse era anche l’autore di questo libro, il neurologo Giuseppe Plazzi. Sembrava quindi interessante leggere storie sui disturbi del sonno raccontate da un esperto che ne è a contatto quotidianamente. Nello studio del Dott. Plazzi si odono tantissime storie, divertenti o a volte tragiche. Nel laboratorio di polisonnografia (la “camera del sonno”) strani casi vengono registrati e buffi personaggi vi entrano accettando di buon grado di essere ricoperti di ellettrodi affinché la loro attività durante il sonno (cerebrale, muscolare, cardiovascolare e non solo) venga monitorata. Entusiasmante fucina di ricerca scientifica, la  video-polisonnografia consente, infatti, ai ricercatori di documentare ogni tipo di comportamento atipico durante il sonno, così da dare nome a strani accadimenti notturni. Con I tre fratelli che non dormivano mai e altre storie di disturbi del sonno, Giuseppe Plazzi ci fa entrare nel suo laboratorio: una “camera del sonno” rischiarata da luci artificiali e arredata di solo un letto. Qui ha deciso di radunare alcuni dei suoi pazienti più interessanti. «I loro disturbi talvolta faranno vacillare ogni nostra certezza sulla realtà in cui viviamo. Ci saranno notti, in questo nostro viaggio insieme, in cui prevarrà l’incubo e il terrore. Altre in cui, invece, i fenomeni davanti ai nostri occhi ci strapperanno un sorriso.» Eppure, continua Giuseppe Plazzi, ognuno di noi sarà in grado di «riconoscervi ricordi, sospetti e sensazioni familiari, e di comprendere la propria mente molto più di quanto sia possibile immaginare». In un periodo in cui il nostro sonno è probabilmente irregolare – a volte non si dorme mai altre si fanno sogni strani e ricorrenti – saperne qualcosa di più potrebbe attivare una spia d’allarme o forse tranquillizzarci. Giuseppe Plazzi: «il mondo dei sogni può essere una foresta spaventosa» Ma dunque noi come sogniamo? E cosa può accaderci di insolito e pericoloso durante il sonno, di cui il mattino dopo saremo totalmente inconsapevoli e dimentichi? Furono N. Kleitman e due suoi allievi ad assodare che, ogni 70-90 minuti, il sonno profondo che ci avvolge durante le prime fasi, viene interrotto dalla fase REM (rapid eye movements). Durante il sonno con movimenti oculari rapidi l’elettroencefalogramma somiglia a quello di un uomo sveglio: l’attività mentale è vivace, vivida, bizzarra. Durante il sonno REM, infatti, si sogna. Non per tutti, però sognare significa vivere esperienze oniriche piacevoli, o risvegliarsi con sollievo riconoscendo come “per fortuna era solo un incubo”. Addentrarsi nella foresta del sonno significa anche avere a che fare con l’orrore: leggendo le storie riportate da Giuseppe Plazzi, talvolta sembrerà di assistere a scene di un film horror. Per fare un esempio, potremmo ricondurci a un fenomeno abbastanza diffuso nei bambini, denominato pavor nocturnus, ovvero il «terrore notturno». Un appuntamento notturno con il risveglio straziante di un figlio che improvvisamente, […]

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Culturalmente

Il suono delle cellule: la musica della vita

Il suono delle cellule. Cos’è esattamente? Quando si pensa al suono non si fa fatica ad immaginare la musica, la meravigliosa arte che permea ogni aspetto della vita. È nell’aria, nel cuore, nella mente e persino nel corpo, nelle viscere, ovunque a dare senso e armonia al creato. E il suono è la sua piccola immensa unità di misura. Il suono è energia, naturale o ricreato, che lega armonicamente l’uomo e tutte le creature viventi alla natura. I suoni hanno da sempre affascinato l’uomo, che sin da tempi remoti ha imparato a riprodurli prima con il corpo, poi utilizzando gli oggetti che trovava, fino a maturare la capacità di costruire appositi strumenti, nel tempo sempre più precisi e sofisticati, in grado di riprodurre quell’insieme di note, frequenze e armonie ascoltate in natura e in grado di quietare gli animi agitati, suscitare emozioni intense, infondere speranza e aiutare ad abbandonarsi a pensieri ed azioni catartici. Sì, perché i suoni, che siano sussurrati, cantati, suonati o ascoltati, hanno il magico potere di infondere benessere a mente e corpo, proprio e dei propri simili, di ristabilire equilibri alterati e curare dolori spirituali e fisici. La musica è ovunque, dentro e fuori, tutto suona in armonia con l’universo. Ma cos’è tecnicamente un suono? Il suono delle cellule. Cos’è il suono Il suono è essenzialmente energia vibrazionale, una vibrazione dunque, in quanto tutto ciò che vibra, gli oggetti e il nostro stesso corpo, emette un suono, percepibile o meno dall’orecchio umano. Tale energia si presenta in forma ondulatoria sinusoidale e le sue onde sono misurate in unità chiamate “hertz” (Hz). Tutto ciò che vibra ha una sua frequenza, ad esempio 100 Hz sono 100 onde al secondo. Ma la capacità uditiva dell’orecchio umano varia circa dai 16 ai 20.000 Hz, e tale range varia in base a diversi fattori, tra cui quello generazionale. Dunque le vibrazioni con frequenze al di sotto del range uditivo sono dette “infrasuoni”, mentre quelle al di sopra “ultrasuoni” (quelle udibili ad esempio da altre specie animali, come cani e pipistrelli). Tuttavia, il nostro range uditivo pur non coprendo l’intero range di frequenze, non implica il fatto che le stesse non abbiano incidenza sul nostro essere, in quanto fonte di calore e responsabili pertanto di variazioni e condizionamenti fisiologici. Ma esiste qualcosa di più sorprendente. Se i suoni che siamo abituati a percepire e riprodurre fossero insiti da sempre in noi? Ebbene, il meccanismo sonoro che sottende determinati fenomeni emotivi, naturali e fisici interessa non solo l’ambiente esterno e i suoi effetti su corpo e mente, bensì viene prodotto naturalmente e in maniera indotta anche all’interno delle particelle infinitesimali che costituiscono il nostro organismo. Vediamo come. Il suono delle cellule. Struttura e produzione Le nostre 37.200 miliardi di cellule si muovono e comunicano tra loro, e nel farlo vibrano, dunque emettono suoni. In più, le cellule non oscillano né suonano a caso, in quanto ciascuna vibrazione corrisponde a compiti precisi. È possibile per esempio distinguere le cellule che soffrono e muoiono. […]

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Riflessioni culturali

Lingua napoletana: 6 imperdibili curiosità

La lingua napoletana, riconosciuta idioma dall’UNESCO, affascina da sempre filologi e studiosi, per la perfetta commistione tra suono e significato. La lingua napoletana è l’identità di Napoli e degli abitanti della città. Ma al contempo, rappresenta un incommensurabile patrimonio che si arricchisce di sfumature e soprattutto di curiosità differenti e al contempo utili. La lingua napoletana: curiosità Tra le prime curiosità, ricordiamo che il napoletano, così come l’italiano, deriva dal latino e dal greco. Le parole che compongono la lingua napoletana, hanno un legame profondo con il latino medievale. Proprio questa identità storica così importante, rimanda alla seconda curiosità sulla lingua napoletana, ossia, una notizia che rende orgogliosi: l’Università di Buenos Aires ha inserito nel proprio corso di studi, uno che si basa proprio sulla conoscenza del napoletano come lingua. Tutto ciò inteso come possibilità per gli studenti argentini di conoscere un idioma il cui lessico è molto simile allo spagnolo. La lingua napoletana, ha subito molteplici influenze, mantenendo però la propria forma originaria, la propria identità. Col trascorrere degli anni, la lingua napoletana è diventata principale componente, protagonista di opere artistiche, come le più famose canzoni di Murolo, Pavarotti, Ranieri, Villa. Canzoni, ancora oggi cantate in tutto il mondo e che insegnano quanto una lingua possa in realtà oltrepassare i confini, con semplicità, arrivando dritta al cuore. Sempre dal punto di vista prettamente linguistico, un’altra curiosità riguarda l’aspetto fonetico della lingua napoletana. Infatti, sembrerebbe esserci un accostamento con la fonetica tedesca. Il fenomeno potrebbe risalire all’influsso della breve denominazione austriaca dal 1707 al 1733. Si tratta della consonante – S che posizionata prima di determinate consonanti assume la pronuncia di sch. La quarta curiosità riguardante la lingua napoletana è l’esistenza di alcune parole intraducibili, ossia delle locuzioni ideologiche, dei proverbi o modi di dire di uso comune, appartenenti alla tradizione profondamente radicate nell’identità storica di una comunità. Tra queste, “intalliarsi”, che non ha una vera e propria definizione, ma significa perdere tempo, non fare ciò che si dovrebbe. Un’altra simpatica curiosità, che però fa riflettere molto, è quanto affermato in un’intervista dell’agosto del 2019, a Napoli, dalla diplomatica Mary Ellen Countryman, console degli Stati Uniti: «Il napoletano mi piace perché sembra che ti dia la possibilità di esprimere intere situazioni in pochissime parole. È molto sintetica. Ma l’elemento che mi attrae di più è la musicalità, resa famosa in tutto il mondo dalle canzoni».  Ricordiamo come ultima curiosità che l’Accademia della Crusca, dopo aver attentamente selezionato i termini chiave della lingua napoletana, ha preso in esame la redazione di un vocabolario, attualmente in commercio, e consultabile da tutti. Ciò a dimostrazione che la lingua dei napoletani, il dialetto, è qualcosa che non smette di affascinare ed incuriosire, e soprattutto è in costante aggiornamento. Immagine in evidenza: https://pixabay.com/it/vectors/uomo-cerca-parole-libro-black-29749/

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Notizie curiose

Cosa fare quando ci si annoia? Alcuni consigli per allontanare la noia

Cosa fare per combattere la noia? Scoprilo, leggendo qui! Nella quotidianità può capitare di annoiarsi: frequentemente capita di provare noia e di non sapere cosa fare; naturalmente esistono diversi rimedi, o meglio attività, da intraprendere, proprio quando ci si annoia. Le cose da fare, si differenziano in base alla categoria di attività con le quali si ha più affinità, strettamente collegate alla personalità di chi le sceglie o svolge. Una tra queste potrebbe essere la musica, oppure l’arte, o ancora il bricolage. Insomma, una serie di possibilità che consentono di impiegare il proprio tempo libero senza annoiarsi. Uno dei consigli più semplici e spesso considerati quasi banale, è quello di leggere un bel libro, magari una storia coinvolgente, un romanzo d’amore o un giallo, che sappia appassionare e coinvolgere al tempo stesso. Se si sceglie di leggere come attività “anti-noia”, è molto importante trovare un ambiente confortevole e accompagnare la lettura con una tisana calda o qualche pasticcino, che contribuiranno a rendere speciale quel momento. Dunque, un libro è un buon alleato quando ci si annoia, ma non a tutti piace leggere, e infatti, esistono altre attività, diverse tra loro, da svolgere, per impiegare il proprio tempo. Un’altra simpatica attività, potrebbe essere il giardinaggio, anche in questo caso, se la persona che decide di svolgerlo, ha una forte passione per il verde. Trascorrere del tempo all’aria aperta, a contatto con la natura, permetterà di rigenerare la mente e caricarsi di energia positiva. In tal senso, un’altra cosa da fare, potrebbe essere una passeggiata, magari ascoltando della buona musica, osservando e fotografando ciò che quotidianamente, a causa degli impegni che attanagliano, sfugge all’attenzione, nutrendosi di nuovi particolari e sfumature paesaggistiche, culturali, ambientali. Dal punto di vista psicologico, la noia è uno stato d’animo, che prova una persona che vorrebbe fare qualcosa, ma è bloccata in una sorta di stallo emotivo. Spesso ci si annoia a causa dei vari impegni di routine, che creano un circolo vizioso, ovviamente di natura passiva, che irrimediabilmente conduce ad uno stato di noia. Tra le varie attività, alcune molto semplici e simpatiche, si sconsiglia l’uso di internet, in quanto, esso è parte integrante della vita di tutti i giorni, e dunque, utilizzarlo per riempire anche i cosiddetti momenti “vuoti”, non rappresenta una vera e propria distrazione. Leggere, scrivere (magari un diario segreto o un romanzo) suonare, fotografare, cucinare, dipingere, riordinare, dedicarsi alla cura del corpo, telefonare, meditare, studiare, fare sport, sono tutte potenziali attività da scegliere qualora ci si annoiasse. Qualsiasi di essa si scelga (questa è solo una breve lista) bisogna sempre ricordare che annoiarsi è un modo per sviluppare l’immaginazione, ma è anche un motivo in più per capire cosa fare nella vita e come sfruttare il proprio tempo. Magari, tra le tantissime attività da fare quando ci si annoia, una di esse, potrebbe col tempo diventare una passione o anche una professione. Immagine in evidenza: https://pixabay.com/it/photos/pioggia-bambini-triste-annoiato-20242/

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Cucina e Salute

Dolori premestruali: cosa sono e come alleviarli

Sono sempre più numerose le donne che soffrono di dolori premestruali, fastidiosi disturbi che condizionano fortemente il normale svolgimento delle attività quotidiane, arrecando malessere generale e forte irritabilità. In Italia, le diverse ricerche effettuate in questo ambito, dimostrano che esistono una serie di sintomi comuni alle diverse donne, e che caratterizzano la fase che precede il normale ciclo mestruale, variando in base a diversi fattori. Qual è la causa dei dolori premestruali? I dolori che caratterizzano la fase premestruale, sono legati ad una o più cause delle quali non si conosce con precisione l’identità, o il meccanismo che li provoca. Sicuramente, diversi fattori agiscono in sinergia, causando la comparsa dei sintomi, piuttosto fastidiosi. Uno dei fattori scatenanti più conosciuto è la carenza di magnesio, che genera mal di testa, crampi muscolari anche e dolori intensi all’inguine. Tale carenza è correlata ad un incremento di ormoni, come l’aldosterone, che regola i quantitativi dei sali minerali presenti nel nostro corpo. Sbalzi di umore, improvvisa voglia di cibo, che sia dolce o salato, stanchezza, forte irritabilità, tensione mammaria, gonfiore addominale, insonnia, modifiche dell’appetito, nervosismo, emicrania, acne diffuso, dolori muscolari, sono solo alcuni dei sintomi premestruali; naturalmente solo alcuni di essi, tendono a sparire una volta sopraggiunto il normale ciclo, per poi presentarsi nuovamente, il mese successivo. I dolori premestruali si presentano solitamente cinque o dieci giorni prima del ciclo, e in alcune donne, può succedere che i primi sintomi si manifestino durante il primo giorno di ovulazione, circa il quattordicesimo e che durino fino al ciclo vero e proprio. Come curare o alleviare i dolori premestruali Naturalmente, appartenendo ad una vero e proprio ambito scientifico, i dolori premestruali, si possono curare o quantomeno alleviare, qualora non fossero particolarmente intensi, con rimedi naturali o farmaci. Gli integratori e la vitamina B6, si sono dimostrati molto efficaci per regolare l’attività ormonale e per rinforzare il sistema immunitario e dare sollievo in caso di dolori molto forti. Per quanto concerne i metodi naturali, invece, si può far ricorso alla camomilla, a tisane calde a base di zenzero, tarassaco e verbena, ottimi alleati in particolar modo per quello sgradevole senso di gonfiore che lamentano le donne durante la fase che precede il ciclo mestruale e che coincide con la comparsa dei primi dolori. In questo caso, può essere utile anche una dieta, rigorosamente a base di cereali, frutta e fibre. Ricordiamo in ogni caso, che il dolore è uno dei sintomi cardine della sindrome premestruale, così come del ciclo stesso. Esso Si manifesta in forma “lieve”, con crampi localizzati nella zona del basso ventre, e in forma “intensa”, soprattutto durante i giorni che precedono il ciclo, con forte mal di testa, mal di schiena, dolore alle gambe e alla pancia, stanchezza. I disturbi, oltre ai dolori, riguardano anche la cosiddetta sfera emotiva. I dolori premestruali non vanno assolutamente sottovalutati, infatti a tal proposito, alcune donne, sono solite redigere un vero e proprio “diario”, sul quale annotano tutto ciò che caratterizza quei giorni. Difatti, sono i medici stessi, […]

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Culturalmente

Dea con la cornucopia: Opi e Abbondanza

Dea con la cornucopia: tra Opi e Abbondanza. A una prima ricerca, alla voce “Dea con la cornucopia” viene associata Opi. Con ricerche più approfondite scopriamo poi che Abbondanza è la divinità custode della cornucopia con cui distribuiva beni di vario tipo. Le due dee vengono spesso confuse: approfondiamo allora le loro caratteristiche e scopriamone le differenze. Abbondanza: la dea custode della cornucopia La storia dell’origine della cornucopia è comune nella mitologia greca e romana: Giove strappò il corno alla Capra Amaltea, lo affidò poi ad Abbondanza, promettendo che da questo sarebbe uscito tutto ciò che poteva desiderarsi. Abbondanza, dal latino Abundantia, è nella mitologia romana la dea dell’abbondanza, della prosperità  e della fortuna. Con la sua cornucopia, derivata dal corno degli animali da latte, distribuisce cibo, denaro, beni e ricchezze. La dea viene raffigurata con pannocchie di granturco tra le mani o con la cornucopia rovesciata verso il basso. Guglielmo D’Alvernia, vescovo di Parigi, narra della Domina Abundia:  queste “padrone dell’abbondanza” pare entrassero di notte nelle case dove le famiglie preparavano offerte per loro. Le Domina Abundia consumavano i beni che però, miracolosamente, rimanevano intatti. Se erano offerte gradite, alla famiglia erano garantite prosperità e ricchezza. Dea con la cornucopia: Opi, la Madre Terra dea dell’abbondanza agricola OPI ROMANA Nel calendario romano, le Opiconsivia si celebravano il 25 agosto in onore della dea Opi ( o Ops), la Madre Terra, dea della opulenza e personificazione dell’abbondanza agricola. Il suo nome deriva infatti dal termine latino ops, parola che tradotta significa abbondanza, doni. Tuttavia gli autori classici, al nominativo singolare Ops, preferivano Opis che indicava invece il lavoro, in particolare quello agricolo. L’attività agricola era infatti dai romani considerata come sacra e i rituali che l’accompagnavano volevano ottenere il favore, oltre che di Ops, di divinità come Conso, (Dio del seme, del grano e dei raccolti),  Dis Pater (Dio del sottosuolo) o Pomona (Dea dei frutti). Associata nel culto a Saturno e all’antico dio Conso, la dea Opi viene infatti chiamata anche Consiva: morto e risolto, il dio si sarebbe unito a lei (forse facendola sua sposa). Furono dedicati alla dea Opi due santuari: uno sul Campidoglio e l’altro nel Foro. Nella Reggia, all’interno del Foro, vi era una cappella, la sacrarium Opis, a cui l’accesso era consentito alle sole vestali e al Pontefice Massimo. Secondo Festo, durante i riti veniva utilizzato un particolare tipo di vaso, custodito nella cappella. Non si sa con certezza come si svolgessero i riti durante le Opiconsiva. Nei campi, invece, ovunque erano sparse le sue are presso cui i contadini lasciavano come offerte i prodotti dei loro campi. Alla sua protezione era affidato anche il grano mietuto e riposto nei granai. Oltre alla celebrazione del 25 agosto, vi erano poi le Opalia, celebrate il 19 dicembre. Secondo Varrone, il culto di Opi è di origine sabina, in quanto introdotto dal re sabino Tito Tazio, quando regnava su Roma al fianco di Romolo. OPI GRECA La mitologia greca associa la Dea Ops a Rea, moglie […]

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Fun e Tech

Come avere una PEC gratis, consigli ed indicazioni

La PEC (posta elettronica certificata) è un servizio utile e soprattutto sempre più diffuso in Italia, per poter comunicare con enti pubblici e pubblica amministrazione; a possederla, non sono esclusivamente professionisti del settore, per far fronte ad obblighi di legge, o prerogative di natura economica, ma sempre più persone comuni. Per le imprese, i liberi professionisti, e le Pubbliche amministrazioni, avere una PEC è obbligatorio per legge, in quanto ogni messaggio inviato con posta certificata, assume un vero e proprio valore legale; caratteristica che ovviamente perderebbe se si inviasse la mail ad una casella di posta normale. Naturalmente, la PEC ha un costo, seppur non esorbitante, che però assicura un servizio eccellente, grazie ad uno strumento che assume il valore di una raccomandata con ricevuta di ritorno, ma esclusivamente se i messaggi vengono scambiati tra due indirizzi PEC e non tra un account email di tipo tradizionale e una PEC. Come ogni servizio, anche la PEC, si può ottenere in forma gratuita; creare un account di posta elettronica certificata gratuita, è possibile solo in alcuni casi e solo per un determinato periodo di tempo (esistono a tal proposito varie promozioni, semestrali o annuali, che permettono di “provare” il servizio). Si può ottenere una PEC gratuita, o attivando LegalMail, che offre una prova di sei mesi, e poi un abbonamento mensile che può variare in base alle proprie esigenze. In questo caso, il costo, qualora si decidesse di creare una casella a pagamento, è pertanto elevato, a causa dei diversi servizi connessi alla mail stessa. Altro sistema è Register.it anch’esso con durata semestrale e un vincolo per quanto riguarda la grandezza e lo spazio della casella, che è di 2 giga. Trascorso il periodo di prova, si potrà attivare la PEC, creandone una personale a pagamento, ad un costo contenuto, inferiore ai 3 euro ai quali bisognerà aggiungere l’IVA. Quelli citati sono i due siti web più sicuri e affidabili per ottenere una PEC che sia gratuita o quantomeno per provarne i benefici, in un tempo limitato, ma non troppo. Naturalmente, qualora si volesse creare una propria casella di posta certificata, o semplicemente provare, sarà necessario verificare che sul proprio dominio sia attivabile; è questa una procedura di verifica da effettuare direttamente sui siti di riferimento. Ricordiamo che la PEC, offre numerosi vantaggi e benefici a chi ne usufruisce, trasparenza e protezione sono le due qualità più apprezzate da chi la utilizza. Il servizio era gratuito fino al 2014, offerto dal Governo, ogni cittadino poteva attivarlo, mediante un apposito sito web istituzionale. Pur avendo un costo, (talvolta eccessivo) è pur vero che è possibile provare il servizio gratuitamente prima di abbonarsi. In realtà, il servizio è simile a quello di una casella di posta normale, anche se grazie ai sistemi e ai protocolli di sicurezza utilizzati, è in grado di garantire la sicurezza del messaggio, attribuendogli un’identità legale.   Immagine in evidenza: https://pixabay.com/it/illustrations/posta-elettronica-newsletter-3249062/

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