Seguici e condividi:

Eroica Fenice

La Tag: notizie curiose contiene 106 articoli

Culturalmente

Dipinti famosi: da La Gioconda a L’Ultima cena

Dipinti famosi assolutamente da conoscere | Opinioni L’arte è la forma estetica più conosciuta e diffusa, oltre ad essere particolarmente apprezzata nel mondo, sin dai tempi remoti. Esistono numerosi dipinti famosi, che nel corso del tempo hanno saputo conquistare, con la propria bellezza, gli occhi ma anche l’anima e il cuore di chi li guarda. Il più conosciuto tra i dipinti famosi: La Gioconda Uno dei dipinti più conosciuti è sicuramente La Gioconda, o Monna Lisa, di Leonardo Da Vinci, che si trova al Museo del Louvre (Parigi). Questo dipinto famoso rappresenta un’icona della pittura mondiale ed è stata di volta in volta amata e idolatrata ma anche derisa e nel tempo non sono mancate le critiche. L’opera rappresenta tradizionalmente Lisa Gherardini, cioè “Monna” Lisa (un diminutivo di “Madonna”), moglie di Francesco del Giocondo, (quindi la “Gioconda”). Fu lo stesso Leonardo Da Vinci a portare il famoso dipinto in Francia, nel 1516, che probabilmente fu acquistato poi da Francesco I. Probabilmente, ciò che più colpisce di questo meraviglioso quadro è la correlazione tra l’immagine e la realtà nota, ciò di cui l’uomo è a conoscenza. Osservando determinati dipinti famosi, la reazione che potrebbe nascere è quella di un vero e proprio “shock” di tipo estetico. La bellezza potrebbe catturare l’attenzione, causando un turbamento, dovuto alla caratterizzazione estetica dell’opera stessa. La nascita di Venere A tal proposito, un altro dipinto famoso, da menzionare, è La nascita di Venere, realizzata da Sandro Botticelli; il celebre dipinto si trova nella Galleria degli Uffizi a Firenze e rappresenta l’icona del Rinascimento italiano, simbolo della prosperità e della bellezza, propria di un’epoca che si connota quale fulcro dell’arte e della storia d’Italia. La Nascita di Venere è da sempre considerata un capolavoro. Nell’opera sono riscontrabili alcune caratteristiche stilistiche tipiche dell’arte di Botticelli, come ad esempio la ricerca di una bellezza e di un’armonia ideale, che porta ad una rappresentazione inesatta dell’anatomia di Venere: un esempio evidente è il suo lungo collo. Il famoso dipinto ha da sempre affascinato i numerosi visitatori non solo italiani ma anche stranieri, che ogni anno giungono in Italia e visitano la splendida galleria di Firenze. Ciò che colpisce, a primo acchito, è lo spazio espositivo nel quale è collocata l’opera d’arte, in questo caso un dipinto. Esiste una vera e propria dialettica tra ambiente espositivo, opera e linguaggio intrinseco. Osservando un dipinto, che poi nel corso del tempo diventerà famoso, ciò che cattura l’attenzione non è solo la bellezza dell’opera stessa ma anche una serie di caratteristiche, seppur piccole, quali il colore, gli abbinamenti, lo spazio intorno, che contribuiscono a creare proporzione e quindi equilibro e soprattutto armonia. La notte stellata Ad esempio, facendo riferimento ad un altro dipinto famoso, come La notte stellata, di Vincent Van Gogh, esso potrebbe piacere a prescindere, perché si tratta di un lavoro prodotto da un artista del calibro di Van Gogh. Ovviamente non è così perché, tralasciando l’autore, il dipinto, nel suo insieme, nella propria armonia crea un effetto che lo rende, appunto, […]

... continua la lettura
Culturalmente

Musa della commedia: Thàlia, storia e significato

Musa della commedia: storia e significato Thàlia è la musa della Commedia e della poesia bucolica, generalmente rappresentata come una figura allegra, con una corona di alloro a cingerle il capo e con in mano una maschera. È ritenuta la madre con Apollo dei Coribanti che, nella mitologia greca, sono sacerdoti della dea Cibele, che inventarono il tamburo a cornice, creando con esso una musica basata sul ritmo ossessivo che doveva servire a curare l’epilessia e per sconfiggere la malinconia di Zeus. Storia delle muse La musa nella mitologia classica identificava ciascuna delle nove figlie di Zeus e di Mnemosine, protettrici del canto e della danza. Le muse sedevano spesso sul trono di Zeus, cantandone con dedizione le imprese e narrando le storie dei grandi e degli dèi. Le Muse, che siano donne reali o personaggi che nascono dall’immaginazione, esse guidarono l’ispirazione artistica di innumerevoli scrittori, immortalandole in splendidi versi o in capolavori letterari. A tal proposito, proprio un celebre poeta, Ugo Foscolo nel carme Dei sepolcri, fa riferimento a Parini, dicendo che il poeta era solito appendere alla statua della musa Talia corone di alloro che lui stesso coltivava all’interno della propria umile casa. Nell’ambito della Commedia in quanto rappresentazione teatrale, Thàlia rappresenta una vera e propria evocazione, oltre che una emulazione dei poeti antichi, così come accade in ambito letterario. Tale emulazione assume importanza in riferimento ad una visione ampia della commedia, che vede protagonista vera e propria una musa, dal nome fortemente metaforico; Thàlia, significa infatti, fiorire, così come può, grazie alla musa stessa, fiorire l’ispirazione di un artista, intellettuale, poeta, attore, nel caso della commedia vera e propria. Thàlia: fiorire attraverso l’ispirazione Fiorire grazie all’ispirazione, fiorire rifacendosi ad una musa. In questo caso, la musa della commedia, Thàlia, è associata anche alla più severa satira, nella Musogonia di Monti «e Talìa che l’errore flagella e ride». Per quanto concerne la musa della commedia, è risaputo che gli artisti del passato, avessero “necessità” di far conoscere, attraverso una rappresentazione, il vero, per far sì che il ricordo si conservasse e arrivasse ai posteri. L’ispirazione alla musa diventava una sorta di garanzia della verità, che permetteva di dare forma alla rappresentazione, (nel caso della commedia) con gioia ed espressione. È così che la musa della commedia, Thàlia, si affianca all’essenza dell’artista, alimentando il fiore dell’immaginazione. Si può dire quindi, che la musa della commedia, fiorisce nell’io dell’artista, e rifiorisce in ciò che egli porta in scena.   Immagine in evidenza: https://it.wikipedia.org/wiki/Talia_(musa)

... continua la lettura
Culturalmente

Comici napoletani: dalle figure del passato ad oggi

Nel corso del tempo, Napoli ha dato vita ad una varietà di comici legati alla cultura stessa della città, che sono riusciti con le loro abilità comiche a rompere gli schemi, regalando sorrisi e diffondendo buon umore, instaurando un rapporto straordinario con il proprio pubblico. Alcuni di questi personaggi comici sono divenuti famosi a livello nazionale, molti altri anche oltre i confini del paese. Napoli con la propria cultura, il folklore, la musica, le tradizioni popolari, il suo carattere incontaminato, è patria di numerosi comici, che con maestria hanno diffuso, e continuano ancora oggi, a diffondere allegria. Molti dei comici napoletani hanno fatto storia, e nonostante non esistano più, continuano a far parlare di sé, grazie ad un ricco patrimonio artistico. Comici napoletani, i più famosi e divertenti Tra questi, non si può non citare Totò, uno dei comici napoletani più conosciuti ed apprezzati, attore particolarmente amato per le folgoranti quanto irresistibili invenzioni comiche create su una comunicazione con il pubblico che appariva quasi magnetica. Far ridere divertendo non è cosa semplice, e i comici d’un tempo lo avevano perfettamente compreso e infatti proprio su questo aspetto basavano le proprie interpretazioni. Far divertire è un’arte, è il paradosso stesso di un sentimento ribaltato; a tal proposito, un altro comico napoletano, che merita d’essere menzionato, è Massimo Troisi, definibile “il comico dei sentimenti”. Troisi, anch’egli molto conosciuto e ancora oggi apprezzato, era dotato di una profonda simpatia, abile dal punto di vista linguistico, sapeva far ridere, riflettendo, con una spiccata tenerezza a condire il tutto. I personaggi creati da Massimo Troisi, appartenevano al mondo giovanile napoletano, ma sembrano anche essere creati apposta per far risaltare sullo schermo le doti mimico-gestuali del comico napoletano; tutto ciò grazie ad un efficace connubio di creazione e mimesi, con una serie di elementi fondamentali, quali la forza, la grinta e il coraggio da una parte, e la tenerezza, la simpatia, la fragilità dall’altra. Fragilità che caratterizza anche Napoli, città dalle mille sfumature, con una propria “grammatica” a tratti drammatica, a tratti comica. In questa cornice si inserisce un altro comico napoletano del passato, ossia Eduardo De Filippo, genio indiscusso del teatro partenopeo del ‘900. De Filippo riusciva a portare in scena, vicende della vita quotidiana, talvolta tristi, caricandole di una forza emotiva tale da renderle quasi comiche. La comicità che contraddistingue De Filippo, comico napoletano, è poetica, s’inebria dei colori di Napoli, della musicalità del suo dialetto, dei riferimenti autobiografici presenti nelle sue opere. Il famoso comico napoletano ha fatto storia, presentandosi come maestro per i comici di oggi. Ridere fa bene alla salute, mette in moto il cervello, così come hanno sottolineato diversi studi sulla materia. I comici napoletani del presente, sono numerosi, Alessandro Siani, Vincenzo Salemme, Biagio Izzo, Maurizio Casagrande, Lello Arena, per citarne alcuni. Ognuno di essi è dotato di una spiccata vena umoristica, in grado di trasportare chi ascolta, o semplicemente guarda, in un’altra dimensione spazio temporale. Grazie alla comicità, si crea un connubio di lingua, arte e bellezza, in grado […]

... continua la lettura
Culturalmente

Attori napoletani: numerosissimi nomi dal cuore partenopeo

Ecco gli attori napoletani, noti e meno noti, dal carattere “frizzante” e smagliante Il teatro per Napoli, rappresenta una delle forme artistiche più antiche e diffuse, ancora oggi particolarmente vive, ovunque in città. Il teatro e la conseguente attività teatrale, sono un’arte, una vera e propria essenza che riesce ad andare oltre i limiti, oltre le problematiche proprie di ogni città. Le prime tracce del teatro napoletano risalgono all’opera poetica di Jacopo Sannazaro e Pietro Antonio Caracciolo tra la fine del Quattrocento e gli inizi del Cinquecento, ai tempi della corte aragonese. Il teatro napoletano del pre-novecento, fu sostanzialmente legato alla maschera di Pulcinella, un personaggio che rappresenta da sempre il modo tutto napoletano di vedere il mondo, di umile rango sociale che, con furbizia e arte di destreggiarsi in qualsiasi situazione, riesce in qualche modo ad averla sempre vinta. Sono stati e sono ancora oggi numerosi gli attori napoletani famosi che allietano gli spettatori con performance dal sapore esilarante, comico, ma anche fortemente razionale, intellettuale, vero o tragico che sia. Probabilmente la produttività degli attori napoletani, risiede nella libertà che si respira a Napoli, città dai mille colori, dai panorami mozzafiato, dal calore che pervade anche nelle stagioni fredde. Sicuramente meritano uno sguardo particolare tutti quegli attori che con le loro pellicole hanno raccontato nel corso del tempo, momenti ed eventi legati alla storia di Napoli e dei suoi abitanti. Attori napoletani: i più grandi Dai fratelli Eduardo e Peppino De Filippo a Totò e Nino Taranto, da Vittorio De Sica, napoletano d’adozione, ma che proprio sulla città partenopea ha firmato i suoi film più belli, al moderno modo di concepire Napoli, di Massimo Troisi e Vincenzo Salemme, che hanno saputo descrivere una Napoli contemporanea, vera, lontana dai soliti pregiudizi o luoghi comuni. Biagio Izzo, Sergio Assisi, Enzo Decaro, Carlo Buccirosso, Maurizio Casagrande, Alessandro Preziosi, sono solo alcuni degli attori napoletani famosi, non solo nella famosa città campana, ma nel mondo. Naturalmente, la lista degli attori napoletani famosi è piuttosto lunga, citarli tutti sarebbe impensabile, ma, tutti gli attori menzionati, rappresentano Napoli, e la relativa essenza; ognuno di loro ha interpretato personaggi differenti, comici, ironici, fortemente razionali, problematici, acculturati, abbienti, poveri, tutti diversi, proponendo temi a loro volta vari, con una velata, quanto presente, impronta napoletana. Grazie al lavoro degli attori napoletani, oltre a quelli citati, l’anima e la condizione storica propria di un ceto popolare, quello napoletano, si afferma direttamente in una forma aperta, che non è più chiusa nell’ambito della tradizione popolare, circoscritta, ma si espande alla realtà nazionale. Gli attori (e, in particolar modo, gli attori napoletani) rappresentano una sorta di raffigurazione psicologica dei personaggi che interpretano, e spesso anche della società che inscenano, come accade ad esempio nei film di denuncia sociale, o di carattere politico, diventando mediazione di un percorso di tipo sociale, compiuto attraverso quei volti e quelle persone. Essere attori è un’impresa spesso ardua e chi sceglie di intraprenderla sceglie di incamerare i caratteri propri di una determinata località, in questo caso […]

... continua la lettura
Cucina e Salute

Fragole blu: esistono davvero?

Avete mai provato a digitare su Google “fragole blu”? Probabilmente no, ma provandoci rimarreste stupiti dai risultati: le fragole blu hanno letteralmente fatto impazzire il web, che è ormai colmo di foto e notizie riguardanti questa nuova e strana tipologia di frutto. Fragole blu: come è successo? Secondo le varie notizie circolanti in internet, le fragole blu sarebbero state ottenute da un esperimento in laboratorio, con l’intento di modificare geneticamente le molto più comuni fragole rosse. Ma perché modificare le fragole? Perché anche se dal gusto deciso e gustoso, questo frutto ha un grande difetto: non resiste alle basse temperature; essendo praticamente impossibile mantenerle in un ambiente freddo, dunque, le fragole non possono essere conservate in frigorifero (o congelate), ed è perciò molto più facile che ammuffiscano o si rovinino in un tempo minore. Gli scienziati avrebbero trovato una soluzione a questo piccolo “handicap”: trasferire nel genoma classico della fragola un gene tipico di un pesce particolare, il Flounder Fish. Questo pesce artico è dotato di una sorta di antigelo naturale, che gli permette di sopravvivere anche a temperature molto basse. Il colore blu delle fragole sembrerebbe essere dovuto ad una conseguenza innocua dell’esperimento, che avrebbe quindi prodotto un tipo di fragole totalmente diverse da quelle a cui siamo abituati: fragole blu e capaci di resistere in ambienti freddi. Una vera e propria svolta… o forse no. Fragole blu: esistono davvero? In realtà, buona parte della leggenda delle fragole blu non è altro che una fake news (o, più comunemente, una bufala). Qualche origine scientifica però è rintracciabile: nel 1998 il Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti pubblicò un articolo proprio riguardante l’utilizzo dei geni del pesce Flounder per rendere le fragole più resistenti al freddo; un riferimento a questa procedura si trova perfino in un pezzo del New York Times del dicembre 2000. È anche possibile che siano effettivamente stati svolti degli esperimenti per testare questa teoria. Ma non c’è alcuna spiegazione o prova scientifica che questo tipo di intervento avrebbe potuto rendere le fragole blu. Infatti, il colore rosso delle fragole dipende semplicemente dal loro PH, che non sarebbe stato in alcun modo alterato dagli scienziati. Sembra, dunque, che qualcuno abbia voluto ingigantire e aggiungere un po’ di fantasia ad una notizia molto meno stravagante. Da sempre, infatti, l’essere umano ha tentato di perfezionare animali e vegetali in base alle proprie esigenze, soprattutto grazie alle tecnologie sempre più sviluppate e agli studi genetici (è il caso degli OGM). La bufala delle fragole blu è ormai in giro sul web da anni e perfino sui social, terreno fertile per dicerie e falsi miti, vengono continuamente condivise foto con le fantomatiche fragole blu (grazie all’aiuto di editor per immagini come Photoshop). A quanto pare un numero sempre maggiore di persone ha iniziato ad incuriosirsi ed interessarsi a questo insolito frutto, tanto che nell’ultimo periodo sono comparsi sui maggiori store online annunci per la vendita dei “rarissimi semi di fragole blu”. Spesso spediti da Cina, Thailandia e Filippine, ovviamente anche questi semi […]

... continua la lettura
Attualità

Inventori italiani: 10 nomi da ricordare

Inventori italiani da ricordare: la nostra top 10!  L’Italia è sempre stato un paese guida nel campo delle invenzioni. Leonardo Da Vinci, Alessandro Volta, Guglielmo Marconi sono solo alcuni dei nomi dei migliori inventori italiani di sempre. Alcuni di loro sono diventati vere e proprie celebrità, altri sono rimasti nell’ombra, regalando il proprio contributo al mondo da un angolo nascosto. L’Italia è sempre stata all’avanguardia in questo campo. Si pensi che perfino la prima idea di brevetto nacque in Italia. Dal motore a scoppio alla penicillina, gli inventori italiani hanno sempre dato un grande contributo all’umanità. I dieci inventori italiani che hanno fatto la storia Bartolomeo Cristopori Padovano, nato nel 1655, è l’inventore del “gravicembalo (o arpicembalo) che fa il piano e il forte”. Grazie a un sistema di martelletti che percuotevano le corde, piuttosto che pizzicarle, Cristopori diede vita all’antenato del pianoforte. Il nuovo strumento si diffuse in tutta Europa per la sua grande espressività, prima con il nome di forte piano, poi – dalla metà del ‘700 – come pianoforte. Alessandro Volta Egli, nel 1799, presentò un brevetto che illustrava come costruire il primo generatore statico di elettricità: la pila. Napoleone Bonaparte premiò Volta con una medaglia d’oro e, in suo onore, fu coniata una moneta, la 10.000 lire, in cui accanto al suo volto compare proprio una pila. Eugenio Barsanti e Felice Matteucci Si tratta degli inventori italiani del motore a combustione interna. Nel 1835 brevettarono questo motore che sarebbe stato migliorato qualche anno dopo, nel 1909, dall’ingegnere Giovanni Enrico per la Fiat. Francesco Antonio Broccu Quasi sconosciuto tra i nomi degli inventori italiani, fu l’ideatore della prima pistola. Appassionato fin da piccolo di meccanica, quando ideò il revolver a quattro colpi attrasse l’attenzione del re sabaudo Carlo Alberto che, incuriosito dall’arma, invitò più volte Broccu a Cagliari per tenere un corso sull’utilizzo della nuova pistola. Broccu rifiutò perché non voleva allontanarsi dal proprio paese. Tre anni dopo Samuel Colt brevettò la sua rivoltella e che ne fu riconosciuto l’assoluto inventore. Giuseppe Ravizza Il nome in questione appartiene all’inventore della macchina da scrivere. Ravizza, un novarese nato nel 1811, inventò una tastiera per scrivere a scopo filantropico: facilitare la scrittura ai non vedenti. La sua macchina da scrivere – o, come la chiamava lui, “cembalo scrivano” per somiglianza con i tasti del clavicembalo, fu progettata in 16 modelli. Le sue caratteristiche erano tastiera orizzontale, telaio mobile, nastro inchiostratore, campanello indicatore di fine riga. Il cembalo scrivano fu brevettato nel 1855. Nessuno dei modelli ebbe visibilità e Ravizza restò a molti uno sconosciuto. Intanto a New York la società Remington&Sons mise in commercio la prima macchina da scrivere che ebbe un enorme successo. Antonio Meucci Il fiorentino in questione inventò il telettrofono, l’antenato del moderno telefono. Emigrato a Cuba e poi negli Stati Uniti, Meucci aprì una fabbrica di candele che purtroppo – o per fortuna – dopo un successo iniziale chiuse per un incendio che la distrusse. La fortuna sta nel fatto che a Meucci allora non […]

... continua la lettura
Notizie curiose

Sonda spaziale Juno: caratteristiche e curiosità

La sonda spaziale Juno fa parte di una missione lanciata nel 2011 dalla NASA con lo scopo di studiare il campo magnetico di Giove. La sonda è stata lanciata dalla Cape Canaveral Air Force in Florida il 5 agosto 2011. Nel luglio 2016 è arrivata a destinazione. La sua missione è stata estesa ed se ne prevede la conclusione nel luglio 2021. Quali sono le sue caratteristiche le sue curiosità e i suoi aggiornamenti? I dettagli della missione della sonda spaziale Juno Juno è stata sviluppata nell’ambito del Programma New Frontiers, che prevede la realizzazione di missioni spaziali e a medio costo (non superiore a 700 milioni di dollari). Una sua caratteristica particolare è che la sonda è dotata di tre pannelli solari. Si tratta della prima missione su Giove in cui per una sonda vengono usati dei pannelli solari. Di solito, infatti, l’elettricità è data dai generatori termoelettrici a radioisotopi. Utilizzando energia solare, la NASA evita le proteste che negli anni passati hanno accompagnato il lancio di sonde accusato di essere rischioso per la salute pubblica. La sonda spaziale Juno è stata inviata su Giove per studiare il suo campo magnetico. Molte sono le notizie che si potrebbero ricavare con questa missione. Innanzitutto, attraverso la misurazione della massa e delle dimensioni del nucleo di Giove, dei suoi campi gravitazionale e magnetico, sarà possibile capire la struttura del pianeta. Tramite la sonda spaziale Juno sarà possibile misurare a fondo la composizione dell’atmosfera gioviana, il profilo termico, la velocità dei venti e l’opacità delle nubi. Tra gli obbiettivi della ricerca, c’è anche quella di stabilire la quantità di acqua sul pianeta, ed in base a questa misurazione si potrà capire se Giove è nato fuori o dentro il Sistema Solare. Profilo di missione di Juno Il lancio è avvenuto il 5 agosto 2011, a bordo di un razzo Atlas V. La fase di ascesa è stata di circa 10 minuti; poi la sonda è stata immessa su una traiettoria di fuga dalla Terra. A circa 54 minuti dal lancio, è avvenuta la separazione della sonda dal razzo Centaur e il dispiegamento dei pannelli solari. Nell’ottobre del 2013, come pianificato, la traiettoria della sonda spaziale Juno ha previsto un fly-by (sorvolo ravvicinato) della Terra affinché l’effetto fionda gravitazionale gli fornisse un incremento di velocità. Tuttavia, un inconveniente ha indotto la sonda a entrare in modalità di emergenza: essendo il fly-by avvenuto nell’ombra terrestre, i pannelli non ricevevano più segnali. Una batteria di bordo ha fatto sì che la sonda spegnesse tutto ciò che non era strettamente necessario e orientasse la sua antenna verso la Terra. Durante la fase di avvicinamento, la sonda ha scattato delle immagini della Luna. La sonda è arrivata 5 anni dopo il lancio, martedì 5 luglio 2016. La missione era da concludersi dopo il  completamento di 36 orbite attorno a Giove, il che doveva avvenire per il 2018, ma è stata estesa per ulteriori 41 mesi. Luglio 2021 è la nuova data di scadenza. Gli strumenti scientifici di cui […]

... continua la lettura
Riflessioni culturali

Reiki: cos’è e quali sono i suoi simboli

Chi non ha mai sentito parlare di Reiki? Ma cos’è esattamente? In questo articolo cercheremo di illustrarvi come nasce il Reiki, quali sono i suoi simboli e la sua sfera di applicazione Reiki: etimologia “Reiki” è una parola giapponese composta dalle sillabe REI e KI. REI (霊) significa energia vitale spirituale e, per esteso, qualcosa di misterioso, miracoloso e sacro. Sta ad indicare l’energia primordiale (Divina), che ha portato alla creazione dell’universo in tutte le sue manifestazioni (Ki). KI (気), invece, indica energia che scorre nel corpo o forza interiore. Nel dettaglio, significa atmosfera, qualcosa che non si vede, energia dell’universo. Indica, quindi, l’energia vitale universale intrinseca ad ogni essere e ad ogni cosa, che regola il funzionamento stesso dell’universo. Ki è il corrispondente del Chi per i cinesi, del Prana per gli indù, della Luce e dello Spirito Santo per i cattolici. I madrelingua giapponesi utilizzano il termine Reiki in senso generico come potere spirituale. Nelle lingue occidentali il suo significato è spesso reso come energia vitale universale. Reiki: cos’è Il sostantivo Reiki si riferisce comunemente ad un metodo terapeutico alternativo, secondo cui si utilizza l’energia per il trattamento di malanni fisici, emozionali e mentali, che talvolta comprende anche l’autoguarigione. Esprime, tuttavia, anche una pratica spirituale, un metodo di risveglio dello spirito, una crescita personale. È, in sintesi, un’antica pratica giapponese volta a migliorare le condizioni psico-fisiche della persona. Il cosiddetto Metodo “Reiki” consente «attraverso delle iniziazioni, o armonizzazioni, di diventare canale attivo di energia equilibrata, ripristinando quella connessione energetica tra l’umano e il cosmico che secoli e secoli di condizionamenti culturali e sociali hanno parzialmente gettato nell’oblio» (Fonte). Pertanto il Reiki è una metodologia che consente, di ripristinare il contatto con la propria componente di energia vitale di cui ciascun essere umano dispone. Riprendere il contatto con tale energia favorisce l’armonia e l’equilibrio interiore. Il Reiki può sollecitare i processi di guarigione compensando la mancanza di equilibrio energetico preesistente. Reiki : le origini Secondo la tradizione, la pratica del Reiki fu sviluppata da Mikao Usui, nato in Giappone nel 1865. Usui studiò nel Monastero di Buddismo Tendai, in quanto la sua famiglia era seguace di tale religione. Si sposò, ebbe due figlie e nel 1922, intraprese un lungo percorso spirituale fatto di meditazione di tre settimane e digiuno sul Monte Kurama che lo fece entrare in contatto con il Reiki, inteso come strumento di crescita personale e guarigione. Il Maestro Mikao Usui usava insegnare ai suoi allievi che lo scopo della disciplina da lui osservata era il raggiungimento dell’Anshin Ritsumei, ovvero l’assoluta pace interiore o l’illuminazione. Dopo aver raggiunto l’illuminazione, il Maestro Usui si adoperò per creare un metodo che potesse aiutare l’essere umano a raggiungerla a sua volta. Nel 1922 Usui aprì il suo primo Centro di Pratica e Insegnamento ad Harajuku a Tokyo per poi spostarsi, qualche anno dopo, in un altro Centro a Nakano. Dopo la sua morte alcuni suoi studenti crearono la Usui Reiki Ryoho Gakkai (Associazione per l’apprendimento del Metodo di Guarigione Usui Reiki). Un anno dopo la sua morte, avvenuta nel 1926, venne fondata la Reiki Ryoho Gakkai, l’organizzazione che si è […]

... continua la lettura
Culturalmente

Frasi d’amore in spagnolo: le quattro più famose

La lingua spagnola ha da sempre affascinato tantissime persone, soprattutto chi utilizza e conosce le frasi d’amore del passato, ancora oggi attuali. Esistono una serie di frasi in spagnolo che raggruppate, vanno a formare una vera e propria classifica. In quest’ottica si comprende quanto il successo della letteratura latino-americana e le vicende politiche dell’America Latina negli ultimi decenni abbiano ridato lustro a una lingua che aveva perduto una parte della sua popolarità. Inoltre, l’utilizzo delle nuove tecnologie, fortemente sviluppate in questi ultimi tempi, porta sempre più persone, ad informarsi ed acculturarsi, tramite internet. Per quanto concerne lo spagnolo, le frasi d’amore più cliccate sono numerose, ma in questo contesto, riporteremo quelle più diffuse e belle. Al primo posto troviamo, “Donde no puedas amar, no te demores”, frase celebre di Frida Kahlo, che significa “Dove non puoi amare, non ti fermare”; frase eloquente, fortemente metaforica, che invita a non fermarsi nei luoghi dove non c’è amore. Sicuramente è una frase dal forte valore simbolico, famosa e particolarmente utilizzata da quanti cercano in rete oppure utilizzano frasi d’amore in spagnolo. Altra frase, al secondo posto nella classifica delle frasi d’amore in spagnolo, c’è “Todo lo que hablan de ti”, ossia “Tutto mi parla di te”. Si tratta di una frase d’amore che non necessita di troppe spiegazioni, essendo breve e coincisa; è molto utilizzata in Spagna, soprattutto nelle canzoni. D’altronde lo spagnolo è una fortemente lingua musicale, armonica, dai suoni soavi e  ricca di sfumature di significato. Ecco perché, spesso, una frase o un qualsiasi concetto espresso in lingua spagnola, potrebbe apparire più accattivante o poetica, per il solo fatto che la lingua scelta per esprimerlo sia appunto, lo spagnolo. Al terzo posto nella classifica, troviamo: “Estar contigo o no estar contigo es lamedida de mi tiempo”, che significa, “Stare con te o non stare con te è la misura del mio tempo”. Si tratta di una frase di Jorge Luis Borges, il quale non descrive l’amore in maniera diretta ma come se fosse una dedica rivolta all’amato di chi scrive. Al quarto posto, citiamo una frase di Pablo Picasso: “El amor es el mayor refrigerio de la vida”, che significa “L’amore è il maggior rinfresco della vita”. Una delle poche frasi nella quale il celebre artista non rivela il suo spirito mai accontentabile. Egli stesso più volte affermò: “morirò senza essere amato”. In questa prospettiva, tale frase d’amore in spagnolo, diventa ancora più significativa, soprattutto perché riferita ad una personalità famosa ed inquieta come il pittore iberico. All’ultimo posto una frase che rappresenta l’emblema dell’amore nell’esistenza umana. La frase è di George Sand, ed è la seguente: Solo hay una felicidad en la vida – amar y ser amado, ossia. Essa significa: “C’è solo una felicità nella vita: amare ed essere amati”. La frase in questione è dunque davvero perfetta per tutti coloro che in fondo al loro cuore sono convinti che l’amore sia la forza che si cela dietro ogni gesto e ogni umano desiderio. Le quattro frasi riportate, sono quelle più […]

... continua la lettura
Culturalmente

Complotti, i cinque più famosi: storia e curiosità

Un complotto è un’azione condotta da più persone, attraverso un accordo segreto, volto ad alterare o sovvertire una situazione sociale consolidata. Nel corso della storia, sono parecchi i complotti, o le cospirazioni, che si sono succedute, alcuni più famosi, altri meno. In Italia, spesso si è parlato di cospirazioni in riferimento all’omicidio di Aldo Moro e gli omicidi di tanti altri politici, giudici, poliziotti, giornalisti e imprenditori avvenuti durante i cosiddetti “anni di piombo”, uno dei periodi critici della guerra fredda. Storia del complotto La storia del complottismo è piuttosto antica. Il momento preciso in cui la cosiddetta “teoria della cospirazione” divenne un metodo politico esplicito e consapevole, utile per giustificare le proprie azioni politiche, fu quello della Rivoluzione Francese (1789) e gli anni successivi, il cosiddetto periodo del Terrore. La stessa Rivoluzione Francese, fu definita un complotto; essa era ritenuta funzionala all’esigenza di imporre un nuovo ordine: identificare dei cospiratori era infatti più facile da far accettare all’opinione pubblica che non dichiarare in modo oggettivo il naturale declino della monarchia e della Chiesa che per secoli aveva condizionato la vita dei sudditi. Al di là dell’aspetto prettamente storico, ancora oggi, vi sono diversi complotti, noti e al tempo stesso curiosi. Basta navigare un pò nel web, per rendersi conto di quanti siano i complotti, reali o ipotetici, che si susseguono nelle varie pagine di attualità, ma anche di storia, cultura, curiosità. Abbiamo stilato una classifica nella quale sono menzionati i cinque complotti più famosi.  Il più recente, il primo della classifica, risale al 2017, anno in cui un campione di basket dell’Nba, Kyrie Irving, ha dichiarato al mondo che la terra non è rotonda, ma piatta. Un’affermazione che ha avuto un seguito importante, rimbalzando rapidamente sul web e ottenendo svariate condivisioni e teorie di supporto. In realtà, dopo poco, l’autore del post, il campione Irving, si è scusato per la propria affermazione, ammettendo di credere ad un vero e proprio complotto. L’uomo, ha poi affermato di non riuscire ad accettare l’ordine precostituito delle cose. In realtà quanto ha dichiarato, si basa sul una netta smentita (personale) delle fotografie degli astronauti, oppure alle decine di spedizioni spaziali. Un altro famoso, il secondo nella classifica dei cinque complotti più famosi, è quello relativo all’11 settembre 2001, quando vi furono gli attacchi aerei contro le Torri gemelle. In realtà proprio quegli attacchi vennero rivendicati da Al Qaeda ma, nonostante ciò, presero il via, una serie di investigazioni ufficiali e sul crollo del World Trade Center di New York. La conclusione alla quale si giunse, fu che i grattacieli fossero precipitati al suolo per cedimenti strutturali. Una delle teorie più diffuse sostiene che il governo americano fosse a conoscenza dell’imminente attacco e non abbia fatto nulla per impedirlo, intendendo anzi sfruttarlo come pretesto per innescare la guerra in Medio Oriente. Naturalmente non si hanno notizie certe a tal proposito, essendo un ipotetico complotto, dietro al quale si nasconderebbe una vera e propria teoria. L’avvento di internet e della tecnologia, ha sicuramente influenzato le idee […]

... continua la lettura