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Eroica Fenice

La Tag: spettacoli contiene 12 articoli

Recensioni

Malacrescita di Mimmo Borrelli: storia di sangue

Mimmo Borrelli è al Teatro Nuovo, dal 10 al 12 gennaio, con Malacrescita, testo potente e conturbante tratto La madre: ‘i figlie so’ piezze ‘i sfaccimma  Con Malacrescita Mimmo Borrelli, ancora una volta, ruba, depreda, saccheggia la tragedia greca: lo fa per costruire personaggi dalla statura mastodontica, per raccontare un agghiacciante presente, per turbare e scuotere coscienze, per ottenere la catarsi, per plasmare la sua lingua. Malacrescita porta in scena una rediviva Medea, Maria Sibilla Ascione, figlia di camorrista, moglie di Santokanne, il camorrista Francesco Schiavone, madre di due gemelli che lei stessa rende dementi, avvinazzandoli. Malacrescita nasce dall’inevitabile esigenza di narrare la storia di come un uomo, un marito, un amore possono ridurre una donna, portarla alla più truce, crudele e innaturale delle vendette: quella di Medea sui suoi figli. Mimmo Borrelli presta la sua voce ai due gemelli, figli nati dall’amore di Maria Sibilla per Schiavone, eppure non voluti: quella di Maria Sibilla è una maternità che nasce dal vizio, non dal desiderio. I due gemelli, pasciuti con il vino, vengono resi inabili e abbandonati da una madre che, come Medea, vede in loro l’unica possibilità di vendicarsi del proprio uomo: tutti sapranno che Schiavone è padre di due figli scemi. Sono proprio i gemelli a

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Food

Christmas Wine Fest: arriva il Natale nel borgo dei vini

È proprio in questi weekend che si sta svolgendo la prima edizione del “Christmas Wine Fest”, un evento che ha portato il Natale nel borgo del re dei vini, animando il caratteristico centro storico di Taurasi con i vivaci colori natalizi per poter ospitare grandi e piccini. Innumerevoli sono infatti le attrazioni proposte all’insegna del Natale e del buon vino. L’iniziativa, inaugurata lo scorso 6 dicembre, è stata organizzata dall’associazione Travelers in partnership con Visit Italy, la guida online dell’Italia, e patrocinata dal Comune di Taurasi. Per l’occasione il vino – rinomato prodotto della zona ormai di fama mondiale – fa sicuramente da padrone della festa, senza però rubare la scena al resto: è infatti possibile respirare l’aria natalizia che inonda il borgo cinquecentesco non solo assaporando i celebri vini del territorio irpino – tramite percorsi sensoriali, degustazioni e tanto altro – ma anche passeggiando per i pittoreschi vicoli tra artisti di strada, mercatini di Natale, piccole botteghe di artigianato e souvenir, stand gastronomici ricchi di prodotti tipici locali e il magico ufficio di Santa Claus. Non mancano neanche le luci: oltre le classiche decorazioni natalizie, una poesia illumina la strada principale del borgo, ricordando la tanto amata quanto caratteristica tradizione natalizia dei presepi di San Gregorio Armeno. Ad avere un ruolo centrale nel festival c’è anche il suggestivo castello di Taurasi che ospita al suo interno i Talks a cura del MAVV Wine Art Museum con la partecipazione di personaggi di spicco tra cui Beppe Vessicchio, Luigi Moio, Michele Scognamiglio, Piero Mastroberardino e tanti altri. Sono inoltre state adibite aree dedicate all’esposizione delle più antiche cantine irpine e alla mostra delle magnifiche tele di Davide Montuori, artista napoletano che dipinge con l’uso esclusivo del vino, e dell’originale e creativo progetto “Wine Masterpiece” di Petra Scognamiglio, che rivisita i capolavori della Storia dell’Arte, facendo assumere le sembianze dei protagonisti delle opere a dei calici di vino. Quanto all’esterno, il cortile del castello viene animato da spettacoli che vanno da rievocazioni medievali a show di collettivi circensi, dalle esibizioni dei Bottari di Macerata ai concerti di artisti come Robert Tiso e i suoi cristalli con cui ha fatto suonare per la prima volta il vino di Taurasi, fino ad arrivare al dj set di Marco Corvino che il prossimo weekend concluderà la kermesse con un esclusivo closing party all’interno del castello. Ormai il festival sta per concludere la sua prima edizione; il prossimo ed ultimo appuntamento sarà il 20-21-22 dicembre dalle ore 12:00 alle 24:00 ed avrà come tema centrale il Natale, con concerti gospel, zampognari, canti sacri e ben 21 cantine ospiti della “Biblioteca del vino” tra cui scegliere, guidati da sommelier qualificati. Il “Christmas Wine Fest” di Taurasi è quindi un entrelacement di tradizione, arte, cibo, cultura e buon vino; insomma un’attrazione adatta proprio a tutti! Per info più dettagliate riguardo l’evento e la programmazione del prossimo weekend basta consultare la pagina Facebook “Christmas Wine Fest” o il sito christmaswinefest.eu per prenotare i propri biglietti. Non perdetevelo!

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Recensioni

Il maestro e Margherita: in scena l’umano e il sovrumano

Al Mercadante, dal 10 al 15 dicembre, va in scena Il Maestro e Margherita, romanzo dalle immagini potenti e oniriche di Bulgakov, riscritto da Letizia Russo. Chiunque abbia letto Il maestro e Margherita andrà a teatro incuriosito e allo stesso tempo prevenuto; si siederà sulla sua sediolina di velluto con lo sguardo di chi pensa: “non ce la faranno mai!”. Poi lo spettacolo ha inizio e, nell’arco di quasi 3 ore, ondate di immagini, suoni, parole e colori investono lo spettatore, lo stordiscono. Ventuno personaggi, undici porte che danno su una scena scarna, spoglia, essenziale. Undici porte ingoiano e risputano continuamente personaggi, oggetti, voci, storie. Bulgakov ci propone una verità poco plausibile, troppo assurda per risultare credibile, troppo terrificante da poter accettare: è la verità del sovrumano. Solo un’architettura impressionante, complessa e solida come quella costruita dalla regia di Andrea Baracco e dalla scenografia di Marta Crisolini Malatesta poteva rendere efficacemente la terrificante assurdità del sovrumano. A sigillare i pezzi di questa mirabile e funambolica architettura, una sequenza di immagini di rara potenza: una Pietà in cui sono le braccia di Ponzio Pilato (Francesco Bonomo) a tenere il corpo morto di Jeshua (Oskar Winiarski); anime dannate per l’eternità sfilano su passerelle di legno; una corda diventa le onde di un fiume; un treno in corsa, dalle luci accecanti che invadono la sala, mozza il capo di Berlioz (Francesco Bolo Rossini). «La magia nera non è poi così nera per un popolo che ha rinunciato al mistero», denuncia Margherita. Satana è a Mosca e presto tutta la città se ne accorgerà. Il perturbante e seduttivo Woland, che ha la voce e il corpo di un magnetico Michele Riondino, con il suo seguito demoniaco composto dal gatto Behemoth (Giordano Agrusta), il mago/ maggiordomo Korov’ev (Alessandro Pezzali) e la pestifera strega Hella (Carolina Balucani), ha tutta l’intenzione di portare scompiglio e disordine, nella Russia comunista, in un mondo ormai appiattito, disidratato dall’avidità e dalla cupidigia. Nel mondo di Bulgakov l’unico Dio è Satana: è lui a decidere il corso degli eventi, è lui a decidere cosa ne sarà di ogni personaggio. Woland, come un Dio capriccioso e ammaliatore, gioca con le persone, le manipola, le confonde, taglia e cuce a suo piacimento il tempo e lo spazio. I personaggi, da questo gioco, ne escono scossi, provati, sfibrati. Solo Margherita riesce a muoversi con sicurezza in un mondo di ombre e forze demoniache, a guardare in faccia, senza paura, la terrificante realtà del sovrumano. “Questa pace che non è pace è la sola cosa che mi fa paura” Per Margherita la vita senza il Maestro, l’uomo a cui è legata da un amore irriducibile, è una prospettiva spaventosa, agghiacciante, è una pace che non è pace: dunque, quando Satana, un Dio che ama gli uomini nella loro libertà, le darà la possibilità di scegliere, Margherita preferirà l’Inferno ai doni di Dio. Abbiate letto o meno Il maestro e Margherita, andate al Mercadante e immergetevi nel mondo pirotecnico e caleidoscopico di Bulgakov! foto: https://www.teatrostabilenapoli.it/  

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Recensioni

Il mercante di Venezia: uno scontro tra culture

Il mercante di Venezia: va in scena dal 25 al 27 ottobre alla Galleria Toledo lo scontro tra la magnanimità cristiana di Antonio e la sadica crudeltà dell’ebreo Shylock. Laura Angiulli porta Il mercante di Venezia di Shakespeare alla Galleria Toledo. Venezia, XVI secolo. Una scenografia di un nero cupo, spezzato solo da uno specchio d’acqua che allaga la scena e nel quale si muovono i personaggi. Scene e personaggi diversi, luoghi lontani, vicende varie convivono sulla stessa scena. Bassanio, forse a seguito di commerci non proprio fruttuosi, è rimasto al verde e con un mucchio di debiti. La soluzione ai suoi problemi gli appare quando Portia, giovane e ricchissima orfana, è in cerca di marito. Bassanio, mosso da un amore già vivo nei confronti di Portia nonchè dal desiderio di vedere dissolto ogni suo debito grazie al denaro della bella ereditiera, decide di affrontare la lotteria a cui sono legate le sorti matrimoniali della donna. Per farlo ha bisogno, però, di una cospicua dote. Con l’aiuto del devoto amico Antonio, il mercante di Venezia, Bassanio ottiene un prestito dal sadico e avido Shylock, odioso e odiato usuraio ebreo, che chiederà in cambio la più crudele delle penali: allo scadere dei tre mesi stabiliti per il risarcimento del debito, Shylock, secondo regolare contratto, potrà sottrarre una libbra di carne dal corpo di Antonio. Da questo momento avrà inizio una serie di peripezie che porteranno Bassanio a rischiare di perdere la donna amata e Antonio sul punto di perdere la sua vita per non venir meno al contratto sottoscritto con Shylock. L’antisemitismo nell’opera di Shakespeare Il mercante di Venezia Il dramma di Shakespeare appare come una dark comedy nella quale netto è lo scontro tra personaggi positivi e personaggi negativi. Ma ciò che colpisce del dramma è il fatto che negatività e positività non appartengano ai personaggi stessi, non provengano dal loro animo ma dal popolo e dalla cultura alla quale appartengono. Forte è la sensazione che in Shylock si annidi, non una naturale e personale malvagità, ma un rancore atavico, congenito nel popolo ebraico, plasmato da secoli di pregiudizi e torti subiti, corroborato da uno smodato desiderio di denaro e ricchezza, che porta l’ebreo a comportarsi come un “cane strozzino”, ad assecondare quella “selvaggia e ansiosa brama di rovinare un uomo”. Questi istinti così bassi e meschini che animano le azioni di Shylock lo porteranno al punto da alienarsi anche l’affetto di sua figlia Jessica. Daltronde il sentimento antisemita che pervade già l’originale shakespeariano è figlio del clima giudeofobico dell’Inghilterra elisabettiana: ricorre nella produzione del periodo un’ostilità nei confronti della comunità ebraica inglese, ostilità che si percepisce, ad esempio, anche ne L’ebreo di Malta di Marlowe, che deriva da decenni di persecuzioni ed emarginazione. A fare da contraltare alla sadica malvagità di Shylock c’è una serie di personaggi che portano in scena una vasta gamma di sentimenti puri, disinteressati, delicati e potenti allo stesso tempo. Jessica, figlia di Shylock, rinnegherà suo padre e la sua religione per sposare il cristiano […]

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Teatro

Tirelli al Teatro Civico 14 racconta l’amore in Shakespeare

Emanuele Tirelli, autore e giornalista casertano, è andato in scena al Teatro Civico 14 con lo spettacolo L’amore è bello, l’amore fa schifo (e le donne in Shakespeare). «La fortuna guida dentro il porto anche navi senza guida. Tutto vero, ma in amore ci vuole anche una gran botta di culo». È con questa massima, ironica ma veritiera, che Emanuele Tirelli ha salutato il pubblico di L’amore è bello, l’amore fa schifo (e le donne in Shakespeare), spettacolo rappresentato sabato 19 e domenica 20 ottobre al Teatro Civico 14 di Caserta. L’opera è una lezione-spettacolo sull’amore, sentimento che l’arte, declinato in tutte le sue forme, ha sempre privilegiato. È proprio dall’interpretazione delle tragedie shakespeariane e di alcuni personaggi femminili – come Ofelia, Desdemona, Cordelia, Ermione – che Emanuele Tirelli, autore e giornalista casertano, parte per riflettere sulla complessità dell’amore, capace di renderci felici e incredibilmente forti ma anche, alcune volte, deboli e sofferenti. Questa assurda dicotomia avrà segnato la vita di Ofelia, presa dall’amore verso Amleto fino a quando questo non ritratterà, dicendole di andarsi a chiudere in un convento. Simile l’esperienza di Desdemona, innamorata e sposa del suo Otello, che travolto dalla gelosia finirà per ucciderla nel letto nuziale. Va poco meglio ad Ermione, personaggio de Il racconto d’inverno, al quale Shakespeare destina un lieto fine dal sapore amaro, poiché la donna vivrà una vita di sofferenze. L’affresco su questo nobile sentimento tocca anche Romeo e Giulietta, commedia portata ad esempio dell’amore sincero e puro, «che se non esiste non esiste la vita», afferma l’autore. In realtà, è proprio nel capolavoro shakespeariano che troviamo l’esempio di quanto possa farci del male ed essere una dannazione: i due protagonisti, dal sentimento giovane ma già fortissimo, preferiranno la morte ad una vita pensata senza l’altro al fianco. Alle opere del drammaturgo inglese affianca le riflessioni di filosofi come Deleuze, secondo cui «non si desidera mai qualcuno in assoluto ma in un insieme, cioè vedendosi con l’altro» e il pessimista Schopenhauer, che con il dilemma del porcospino ha mostrato come, quando l’amore avvicina due amanti, li condanna a dover sopportare le spine reciproche. Tirelli porta in scena uno spettacolo intimo e comico al tempo stesso: l’autore, infatti, dissemina vicende amorose – dai tratti paradossali ed esilaranti – che l’hanno visto protagonista, strappando più di qualche risata al pubblico. Merito anche della spalla destra Ciro Staro, sul palco con lui, che si occupa della musica e partecipa alla conversazione con simpatiche gag ed espressioni facciali. Entrambi indossano delle magliette, con illustrazioni di Giuseppe Cristiano, che raffigurano uno Shakespeare in veste pop, con occhiali rosa a forma di cuore. A spiegarne il motivo, in chiusura di spettacolo, è l’autore stesso: «Shakespeare era profondamente pop. Oggi lo consideriamo come alta letteratura teatrale, che può essere compresa soltanto dalle persone più colte, ma all’epoca non era così. Il Globe Theatre si trovava nel quartiere accanto a quello delle prostitute, che andavano a teatro per cercare dei clienti per il dopo-spettacolo e nel frattempo si godevano l’opera. E […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Suggestioni all’imbrunire torna a Napoli con l’XI edizione

Con la sua undicesima edizione torna a colorare il panorama artistico partenopeo il format Pausilypon. Suggestioni all’imbrunire. Un evento che annualmente si concentra in poche serate per dare tutto il meglio di sè e diffondere l’arte con grazia ed eleganza. Il Palazzo Reale di Napoli ha ospitato all’interno delle sue stanze la conferenza stampa dedicata a questo appuntamento che i napoletani hanno imparato ad amare ed aspettare. La manifestazione si svolge grazie al Centro Studi Interdisciplinari Gaiola Onlus insieme alla Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio per il Comune di Napoli. Dal 14 settembre al 6 ottobre saranno 4 gli appuntamenti da non perdere, ognuno comprensivo di un percorso attraverso la Grotta di Seiano, godendo del panorama che regala la posizione elevata dell’area e dei vini offerti dall’Associazione Ager Campanus. Gli spettatori verranno accompagnati fino all’area dei teatri dove si svolgeranno di volta in volta le performance. Il programma di Suggestioni all’imbrunire La rassegna si apre il 14 settembre con un ospite d’eccezione, Michele Placido, che insieme a Gianluigi Esposito ed Antonio Saturno condurranno i presenti in un viaggio poetico sulle note delle più belle canzoni napoletane. Serata d’onore è un recital in forma di dialogo con gli spettatori. Dalle opere dei grandi poeti nazionali a estratti di scrittori napoletani, si fa omaggio alla cultura italiana senza dimenticare le singole identità. L’appuntamento successivo si svolgerà il 22 settembre e sarà all’insegna dell’empatia e della passione. Storie di tango con la voce di Lello Giulivo, la fisarmonica di Rocco Zaccagnino e il contrabbasso di Aldo Vigorito darà vita ad un concerto-spettacolo che fa rivivere le atmosfere di Buenos Aires. Il tango argentino la farà da padrone attraverso le performance dei ballerini e la scelta musicale basata sui brani di Carlos Gardel e di altri famosi testi letterari inerenti al tango. Si prosegue con il 28 settembre che saluta il mese insieme ad Emanuele Giannini, Giovanni Di Giandomenico e Lihla. Paesaggi sonori coinvolge diversi artisti e cela inevitabilmente momenti di improvvisazione come filo conduttore tra le diverse discipline. Dal gong al violoncello, dal piano alla danza, ogni espressione troverà il suo spazio e la sua forma d’essere. Infine Suggestioni all’imbrunire saluta gli spettatori anche per quest’anno con l’ultimo appuntamento previsto il 6 ottobre con Prenda del alma. Si tratta del concerto di Luciano Biondini e Mauro De Leonardo, rispettivamente fisarmonicista e chitarrista. Il nome della serata riprende quello del loro ultimo disco, ma svela anche il fulcro della loro musica facendo riferimento ad una vecchia serenata messicana. Tra sonorità provenienti dal Sud America e omaggi ad Antonio Carlos Jobim, proseguirà il concerto che ingloberà al suo interno anche brani di autori jazz contemporanei. Suggestioni all’imbrunire tutti gli anni celebra insieme all’arte anche la bellezza, svolgendosi nel suggestivo Parco del Pausilypon. Un modo per tornare a contatto con i propri antenati romani ma anche con se stessi. Fonte immagine: suggestioniallimbrunire.org

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Napoli e Dintorni

Napoli muore dal ridere con Innamorato perso di Enrico Brignano

Dopo aver già fatto tappa in altre città d’Italia collezionando successi su successi, l’ultimo spettacolo di Enrico Brignano arriva anche a Napoli. “Innamorato perso” è una dichiarazione d’amore alla vita ed un ringraziamento sincero e spontaneo al pubblico, che lo ha supportato in questi suoi quasi 30 anni di carriera. Brignano sale sul palco del Teatro Palapartenope di Napoli un po’ timoroso – lo scopriremo solo a fine spettacolo, perché tanta bravura e tanti anni di esperienza non lo fanno minimamente notare – ma bastano le prime battute per farsi accogliere dal cuore dei napoletani. Uno spettacolo onesto, che per questo 2019 ha scelto l’amore come tematica centrale. In tempi dominati dall’odio, dalla prevaricazione, dall’indifferenza al dolore degli altri e del Pianeta stesso, Brignano vuole riportare tutti ai tempi puri dell’infanzia, quando a dominare erano i sentimenti e la bontà d’animo, l’amore, appunto. Comincia così, tra una dichiarazione d’amore paterno a sua figlia Martina e una strizzatina d’occhio alla compagna, a riportare alla mente i primi amori tra i banchi di scuole, le prime illusioni e delusioni. Brignano coinvolge, cattura, conquista Lo spettacolo procede per due ore senza mai perdere l’attenzione del pubblico e cavalcando l’onda quando si verificano inaspettati malfunzionamenti e imprevisti, riuscendo ad utilizzarli per sommare soltanto altro brio all’esibizione. Due ore di risate a pancia piena e lacrime agli occhi in cui è riuscito tramite la risata anche ad accarezzare tematiche attuali ed urgenti. Dall’inquinamento della plastica che uccide i mari, la Brexit e l’atteggiamento anglosassone in generale nei confronti dell’Europa, all’inquinamento che sporca e inorridisce la nostra capitale, Roma, e molto altro. Accompagnato da un formidabile e scattante corpo di ballo, è riuscito dove spesso i comici italiani falliscono: regalare al pubblico una comicità pulita ed elegante senza scadere nel volgare, nel mimo esasperato e nel qualunquismo satirico. Le luci hanno accompagnato i vari momenti dell’esibizione con sfondi molto colorati e luminosi, immagini moderne con un pizzico di vintage ed effetti molto delicati, che non distoglievano mai l’attenzione dallo spettacolo in atto. Le tematiche sono state tante e i complimenti si sprecano per i tempi comici, le pause riflessive al momento giusto e dalla durata perfetta, l’alternanza studiata ed armonica tra momenti di “ripresa”, di sorriso e di risata esplosiva. Uno show che è proseguito perfetto dal primo all’ultimo momento. Oltre la varietà delle battute, le intramontabili personificazioni della donna di turno tra madre e compagna, i dialetti sempre complici e rispettosi, Brignano omaggia Napoli, inserendo ogni volta possibile riferimenti ai cittadini partenopei, che apprezzano la premura. Lo show-man è davvero innamorato perso, ha trasmesso il suo amore per la vita a tutti i presenti in sala e ha chiuso lo spettacolo con un saluto speciale all’amico Fabrizio Frizzi, in occasione dell’anniversario della sua dipartita, mandandogli una risata e un caldo pensiero.   Fonte immagine: https://i0.wp.com/www.toscanaeventinews.it/wp-content/uploads/2019/01/brignano_foto-2019-pic-e1548753167223.jpg?resize=730%2C548&ssl=1

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Recensioni

Torna Il gabbiano di Čechov al Mercadante

Dopo il successo di critica e pubblico ottenuto al suo debutto a marzo del 2017, torna al Mercadante uno dei testi teatrali più noti di sempre: Il Gabbiano di  Čechov , in scena fino a domenica 27 gennaio. Per la prima volta in Italia, il dramma viene rappresentato nella versione del 1895, ovvero quella precedente alla censura zarista, qui nella traduzione curata da Danilo Macrì. Dramma delle speranze deluse, amato dal pubblico e dalla gente di teatro, “Il gabbiano” viene considerato dalla critica il testo più rappresentato di Čechov in ogni epoca per la rilevanza dei temi trattati, per la profondità nell’analisi della condizione umana e per la felicità poetica di storia e personaggi. Eppure quando Il gabbiano, scritto nel 1895, fu rappresentato per la prima volta fu un clamoroso fiasco, tanto sembrò sconclusionato, incoerente e privo di virtù teatrale. Il pubblico fischiò talmente tanto che il dramma reale fu quello che si consumò nell’animo di Čechov , che alla metà del secondo atto abbandonò il teatro in preda allo sconforto, giurando che non avrebbe più scritto niente per il teatro. La trama de Il gabbiano di Cechov Sorin, ex consigliere di stato, ospita alcuni amici e parenti nella sua tenuta sul lago per trascorrere le vacanze estive. Tra i vari invitati ci sono anche sua sorella Irna Arkadina, una celebre attrice teatrale, accompagnata da suo figlio Kostantin Treplev, un giovane e ambizioso drammaturgo che approfitta della tenuta dello zio per allestire uno spettacolo teatrale che vedrà protagonista Nina, una giovane attrice di cui il ragazzo è invaghito. Ma durante la rappresentazione Irna, forse mossa da una leggera invidia, schernisce il figlio e questi decide di interrompere bruscamente la messa in scena. Alimenta l’animo inquieto di Kostantin il disprezzo nei riguardi di Trigorin, uno scrittore esordiente, amante di sua madre. Nina ammira gli scritti di Trigorin e confessa al giovane il sogno di diventare un’attrice. A quel punto Trigorin osserva sull’erba del giardino la carcassa di un gabbiano, ucciso in precedenza da Kostantin, e paragona l’animale alla giovane Nina: come l’ignara felicità di un gabbiano, in volo sulle rive di un lago, viene stroncato dall’oziosa indifferenza di un cacciatore, così accade alla sorte di Nina. La ragazza, sul medesimo lago, s’innamora di Trigorin, il quale, senza malvagità, approfitta della sua femminile smania di aprire le ali. Due anni dopo Kostantin, caduto in depressione, si sente da un lato incompreso nella sua arte e dall’altro sente l’amore non corrisposto di Nina che, nel frattempo, ha coronato il suo sogno sposando Trigorin. L’infelice Kostantin tenta più volte il suicidio fino a quando, mentre la madre e altri ospiti giocano a tombola, decide di spararsi un colpo di pistola in testa. La complessità dei temi Il gabbiano di Čechov smuove il nostro interesse per la varietà di temi trattati. Il dramma  si interroga sul ruolo dello scrittore, il cui primo modello è Kostantin, artista innovativo, pronto a sperimentare nuove formule e nuovi temi per appagare il pubblico, che, però, sembra non comprendere la sua […]

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Teatro

Clara Campi e la nuova femminilità al Kestè

Una serata tutta al femminile quella di sabato 19 gennaio al Kestè, che ha avuto il piacere di ospitare sul palco 3 donne che hanno fatto della loro “femminilità 2.0” la base del proprio spettacolo.  “Non sono femminista, ma…” di Clara Campi Preceduta dalle simpaticissime comedians Gina Luongo e Connie Dentice, Clara Campi si è esibita lo scorso sabato 19 gennaio al Kestè con il suo ultimo spettacolo “Non sono femminista, ma…” portando sul palcoscenico la difficoltà di essere donna in una società in cui sono ancora presenti preconcetti razziali e misogini. Come ci aveva già anticipato nella sua intervista, Clara trasforma i pregiudizi e le ipocrisie in materiale per il suo monologo comico, riscuotendo successo fra il pubblico sopratutto grazie alla sua spontaneità e alla capacità di interagire con esso. Consapevole dello stereotipo delle attiviste frigide e scostanti, “Non sono femminista ma…” mira a distruggere questo cliché mettendo in scena la vita sentimentale e sessuale della comedians lombarda, che narra le proprie (dis)avventure amorose e le conseguenze che una donna deve affrontare in cambio di una sessualità libera dai preconcetti. Clara esprime un tipo di femminilità nuovo ed opposto alla tradizione: una femminilità forte e consapevole, che non ha timore di apparire aggressiva o volgare. Anche se alcune battute potrebbero sembrare misantrope,  il suo obiettivo è chiaramente provocare il pubblico, dimostrando che tutti noi abbiamo dei tabù. “Tutti in famiglia abbiamo un parente anziano che spara cazzate sugli immigrati, vero? Dobbiamo esserne felici, così almeno movimenta la serata!” Il titolo dello spettacolo è proprio l’espressione di questo concetto, una frase che ultimamente sentiamo spesso pronunciare per mascherare (fallendo in partenza) i pregiudizi verso il diverso. Eppure il primo passo per combattere questo pensiero consiste nella sua accettazione, che comporta un cambiamento del nostro essere. Clara riesce quindi a rendere divertente un discorso dalla grande importanza sociale, facendo riflettere mentre ci si diverte. Il suo monologo si struttura quindi su più punti: dal cartone animato degli anni ’80 He – Man  diventato un’ icona del movimento omosessuale, fino alla friendzone e alla pornografia, senza mai smettere di ridere e continuando a demolire i luoghi comuni.  La comicità di Clara Campi si rivela essere una lente d’ingrandimento con cui analizzare i comportamenti della nostra società, scovando le contraddizioni e guardandole da un altro punto di vista, ma mettendole così anche in ridicolo. “E se invece provassimo a cambiare lo slogan in “Io SONO RAZZISTA, ma…” senti come suona meglio?” Terminato lo spettacolo non si può fare a meno di pensare che se riuscissimo ad avere lo stesso atteggiamento di Clara, capace di fare ironia prima su se stessa e poi su gli altri, riusciremmo a comprendere meglio il punto di vista altrui e a smontare i pregiudizi che sono alla base della nostra cultura.  Non perdete i prossimi appuntamenti di Stand Up Comedy al Kestè, in cui, con ironia e leggerezza vengono affrontati temi di grande attualità!   Fonte immagine: https://www.facebook.com/events/2396690470360143/

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Teatro

Daniele Fabbri, intervista all’autore di “Fascisti su Tinder”

Il 26 gennaio il comico Daniele Fabbri presenzierà al Kesté di Napoli in occasione di un open mic in cui si esibiranno alcuni giovani rappresentanti dello stand up comedy campano. Sarà anche l’occasione per presentare il suo spettacolo Fascisti su Tinder, che andrà in scena il 27 dello stesso mese al Teatro nuovo. Abbiamo posto a Daniele Fabbri alcune domande riguardanti il mondo dello stand up comedy e dell’impatto che questa forma di spettacolo ha nel nostro paese. A tu per tu con Daniele Fabbri Come ti sei avvicinato al mondo dello stand up comedy? E cosa ti ha colpito fin da subito? Mi sono avvicinato alla stand up senza nemmeno sapere cosa fosse: dopo aver fatto un paio d’anni di esperienze nel cabaret nostrano con alti e bassi, ho iniziato a scrivere monologhi con un altro stile, nato un po’ per istinto e un po’ perché mi piaceva il taglio delle battute anglofone che trovavo in alcuni libri e in alcune serie tv americane. Questo tipo di monologhi non funzionavano col pubblico del cabaret. La cosa mi scoraggiò molto e decisi di smettere di fare il comico. Dopo circa sei mesi di abbandono, scoprii per caso Bill Hicks e che quei monologhi non solo esistevano, ma erano una delle forme di comicità più diffuse nel mondo, e ho ricominciato. Un altro anno dopo, ho incontrato altri comici che facevano la mia stessa cosa, e così via. Ciò che amo della stand up è la possibilità di usare la forma di intrattenimento più essenziale e popolare, “le chiacchiere”, per parlare anche di cose di cui non si chiacchiera mai. Secondo te cosa distingue nettamente lo stand up comedy dalla commedia e dagli spettacoli comici tradizionali? La tendenza a svincolarsi dagli stereotipi. Sia chiaro, gli stereotipi non sono un male in sé, ma il riferirsi continuamente solo a questi ha reso i racconti dei comici tutti uguali. La stand up comedy ben fatta è quella che racconta le proprie storie personali, non che questo le debba rendere necessariamente drammatiche, ma semplicemente diverse e uniche. Io sono stato fidanzato 7 anni, e quella che tecnicamente era “mia suocera” era l’opposto dello stereotipo delle suocere, quindi io non parlo delle “suocere”, parlo di questa persona specifica. Il tuo stile risente di qualche influenza in particolare? In particolare no, ci sono tantissimi comici che mi piacciono molto e da ognuno di loro ho cercato di imparare qualcosa. E spesso mi attirano i lati più trascurati dei comici, per esempio, del già citato Bill Hicks tutti si concentrano sulle splendide idee dei suoi monologhi, io noto soprattutto che aveva una gestione della fisicità degna di un mimo, e che la usava per rendere “buffa” una routine dai contenuti controversi. Uno dei cardini della stand up comedy è quello di annullare la distanza tra chi sta sul palco e chi osserva seduto (la famosa “quarta parete”). Questo quanto influisce, tenendo conto anche del fatto che questo genere di spettacolo tocca temi che nella nostra società sono ancora […]

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