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Eroica Fenice

La Tag: viaggi contiene 21 articoli

Notizie curiose

Tatuaggi dispari: perché portano fortuna?

Per i più superstiziosi è una legge: avere tatuaggi in numero pari porta sfortuna. Ma perché? Da cosa deriva la superstizione dei tatuaggi dispari? A quanto pare tutto nasce da una leggenda marinaresca. Tatuaggi dispari. La storia Durante l’Ottocento si diffuse tra i marinai europei l’arte del tatuaggio, interpretato come “buon auspicio” e protezione durante i lunghi viaggi. In realtà però questa pratica non era natìa dell’Europa: fu infatti il celebre esploratore britannico James Cook che, approdato a Tahiti, osservò le tradizioni della popolazione locale e trascrisse l’espressione “tattaw”, che significa “incidere, decorare”, e stava proprio ad indicare i segni che quegli uomini portavano sulla pelle. Esportati così nel Vecchio Continente e diventati pratica tipica di marinai e navigatori, i tatuaggi non venivano fatti casualmente, bensì secondo una logica precisa. Il primo veniva fatto prima della partenza, in patria, mentre il secondo una volta giunti a destinazione. Al momento del ritorno a casa, infine, veniva fatto un terzo tatuaggio. E così via, un tatuaggio per ogni partenza e ogni ritorno. In questo modo, ogni qual volta il marinaio avesse avuto un numero dispari di tatuaggi, si sarebbe trovato nella sua terra, circondato dai propri cari e lontano dai pericoli del mare. Mentre avere i tatuaggi pari voleva dire non essere ancora riuscito a fare ritorno. Questa usanza ha lasciato le sue tracce nelle credenze popolari di oggi, che l’hanno riassunta in “fortuna” per i tatuaggi dispari e “sfortuna” per quelli pari. Tatuaggi marinareschi. Il significato Ovviamente, anche le figure che i marinai si tatuavano non erano casuali, ma scelte per un loro significato preciso. Alcuni di questi simboli, che ovviamente ricordano il mondo del mare, sono ancora diffusissimi al giorno d’oggi. Tatuarsi l’àncora, per esempio, stava a significare di aver attraversato l’Oceano Pacifico. Lo squalo invece veniva tatuato proprio per scongiurare eventuali attacchi di squali durante il viaggio. Ci si tatuava un drago quando si era arrivati a navigare in Cina, e una tartaruga quando si attraversava l’equatore. Non è difficile quindi notare come il passato abbia influenzato questa particolare arte fino ai giorni nostri, in cui il tatuaggio vive un momento di grande rinascita, soprattutto tra i più giovani. Che abbia valenza puramente estetica, che sia collegato ad un ricordo o ad un momento importante della nostra vita, che sia interpretato come moda o che rappresenti un particolare modo di pensare, il tatuaggio si è finalmente quasi del tutto liberato da pregiudizi e tabù che per anni lo avevano intrappolato ed è ormai diventato una caratteristica molto comune.

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Viaggi e Miraggi

Cosa vedere a Bratislava, la splendida capitale slovacca

Piccola guida su cosa vedere a Bratislava, capitale della Slovacchia. Nel corso degli ultimi anni, il turismo è sempre più alla ricerca di nuove mete, capaci di far innamorare i viaggiatori con il giusto compromesso tra bellezza e i costi del viaggio. In quest’ottica, la meravigliosa Bratislava, capitale della Slovacchia, si presenta come una destinazione ideale. Bratislava, indubbiamente meno rinomata rispetto ad altre capitali europee, deve molta della sua fama allo splendido centro storico. Piazze incantevoli incorniciate da un’architettura imponente e coloratissima, stradine romantiche ideali per perdersi e scorci pittoreschi rendono questa città un vero gioiello. Bratislava è la destinazione ideale per chi ha poco tempo La città, economica ed accogliente, può essere visitata in un paio di giorni, la maggioranza delle attrazioni sono collocate nel centro e ciò la rende una metà ideale per un  weekend oppure per una tappa all’interno di un itinerario più ampio. Molti scelgono di accompagnare Bratislava ad altre mete, infatti dalla capitale slovacca è possibile raggiungere in treno, spendendo davvero poco, città come Vienna, Praga e Budapest. Bratislava, luoghi di interesse della capitale slovacca La città vecchia. Il centro storico ha molti punti d’accesso, ma il più importante è la famosa porta di San Michele. Con le sue stradine colorate e pulsanti di vita, il centro di Bratislava è forse una delle attrazioni più belle della città. Uno dei must è vagare tra i vicoli alla ricerca delle famose statue disseminate qua e là, come quella del guardone che sbuca dal tombino, quella del soldato che si riposa sulla panchina o ancora quella del paparazzo nascosto dietro ad un angolo. Il castello: simbolo indiscusso della città, il castello bianco di Bratislava si erge su una collina che permette ai visitatori di ammirarlo da più prospettive. La struttura, maestosa ed imponente, ospita diverse collezioni del Museo Nazionale Slovacco e dalle sue torri offre un panorama meraviglioso. Chiesa blu: la Chiesa di Santa Elisabetta è una delle attrazioni più amate della città, una chiesetta azzurra unica nel suo genere. L’interno è nella norma, ma l’esterno è capace per la sua peculiarità di lasciare piacevolmente interdetti i visitatori. Cattedrale di San Martino: Bellissima chiesa gotica del XV secolo, che dal 1563 al 1830 è stata il luogo in cui gli Asburgo furono incoronati sovrani d’Ungheria. Inoltre si ritiene che essa conservi l’impronta carbonizzata del presunto fantasma dell’ex governatore di Bratislava Hans Klement Zwespenbauer. UFO: sulle sponde del Danubio, nei pressi del ponte Novi Most, si erge un particolarissima struttura a forma di disco volante! All’interno, un ristorante panoramico ed una terrazza dalla quale è possibile godere di una vista eccezionale della città. Cosa vedere a Bratislava, ultime informazioni La capitale della Slovacchia è un luogo ricco di storia, ma dal punto di vista turistico, purtroppo, ha iniziato a svilupparsi solo negli ultimi anni. Ciò fa si che, allontanandosi dal centro, la città possa sembrare non l’ideale per un viaggio, ma sarebbe un errore fermarsi alle apparenze. Bratislava ha moltissimo da offrire e grazie alla sua posizione strategica e alle sue dimensioni relativamente modeste può […]

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Libri

Così lontana, così vicina di Pier Luigi Razzano

Napoli ha ritmi di contrazioni, intensione di tempo e spazio addossati nell’estensione del Golfo che culmina in cratere e magma. Napoli è intollerabile. Nasce dalle contrazioni del grembo della sirena Partenope, dal suo amore paziente, dal suo dolore furente: elementi che non possono essere trascurati dalle anime che camminano i suoi vicoli, fra le grazie e le miserie. Così lontana, così vicina. Napoli negli occhi e nella mente degli scrittori è l’ultimo libro di Pier Luigi Razzano, pubblicato da IntraMoenia e presentato ieri presso La Feltrinelli. In questo saggio romanzato di Pier Luigi Razzano di uno sguardo altro su Napoli l’Autore viaggia dodici volte nella città partenopea e, per farlo, si lascia condurre dalle suggestioni di alcuni degli autori più autorevoli della letteratura contemporanea occidentale. Attraverso questi sguardi, la città partenopea emerge non come sfondo, bensì come protagonista abietta, viscerale e vanesia di parte delle loro vite. Intervista a Pier Luigi Razzano o di chi, ramingo, vaga i luoghi dell’anima: Napoli Com’è nato questo progetto, da cosa muove e a cosa guarda? Potrei dire che tutto è nato da una frase di Thomas Bernhard che, infatti, si trova all’inizio del libro: «Guardare il Vesuvio è per me una catastrofe, perché così tanti milioni, forse miliardi di persone, l’hanno già fatto». Si tratta di rovesciare il solito sguardo e rivolgerlo ad esperienze esemplari. È una geografia intima, di chi ha viaggiato in un paese ignoto e che, poi, è diventato il luogo che ha assecondato gli stati dell’anima. Il fascino nei confronti di un equilibrio precario, derivante dal vivere alle pendici di un vulcano, si è manifestato sia negli autori che hanno vissuto, per un periodo, Napoli, che in autori che l’hanno solo immaginata, come la Dickinson o Proust. Ho voluto capire perché arrivano: c’è un moto esistenziale e io voglio seguire quella traccia. Questo cammino io l’ho voluto fare insieme a loro, guide illustri, e le storie di questi autori sono storie di fuga verso Napoli. Quindi la fuga è il punto d’arrivo? Esatto. Napoli è una città densa, una terra promessa, ma, soprattutto, Napoli è un luogo mentale. Lo stesso Proust, che non si è mai mosso dalla Francia, descrive Pompei in maniera esemplare… Guardando le rovine di Parigi durante la Prima Guerra Mondiale, Proust pensa a Pompei. Il tema delle rovine si rintraccia anche in Pasolini, che aveva visto in Napoli l’ultima tribù, l’unico luogo in cui un intellettuale omosessuale negli ‘70 si trovasse fisicamente a suo agio. Come ricollocare queste due storie così differenti, eppure affini? Ho pensato a lungo al tema delle rovine. Nel libro è anche possibile trovare un estratto di Thomas Eliot, eminente al riguardo. Quello su Pasolini è il capitolo mancante, che ho scritto, ma che non si trova nel libro. Lo stesso vale anche per il capitolo su Wilde, poiché anch’egli vide in Napoli l’unico luogo in cui sentirsi a proprio agio con la sua omosessualità. È come se questa potesse essere ben vissuta a Napoli. Elementi che possono essere ritrovati anche nell’esperienza di André […]

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Viaggi e Miraggi

Cosa vedere a Spalato: non solo mare e “Il Trono di Spade”

Piccola guida su cosa vedere a Spalato. Ma prima… un po’ di storia! Ci sono alcuni posti della costa croata che sembrano un mix di città italiane racchiuse in un solo posto. Una di queste, e forse la più suggestiva, è Spalato. Andateci, se non ci credete. Non bisogna avere una grande conoscenza dell’Italia per notare la somiglianza, basta essere stati almeno una volta a Napoli e a Venezia. Giusto per usare metri di paragone famosi. Spalato: a metà tra Napoli e Venezia Entrare nei vicoletti di Spalato è un po’ come girovagare a vuoto tra i vicoli di Venezia. Stretti, labirintici e stracolmi di negozi di lusso e di souvenir. Anche la somiglianza architettonica è strabiliante (ma non ditelo agli spalatini). E non c’è da meravigliarsi: la Serenissima ha dominato per circa quattro secoli sulla regione dalmata. Infatti, sono molte le città costiere che ricordano, per urbanistica e atmosfera, il centro di Venezia. E come Venezia sono stracolme di turisti. Non è raro trovare ristoranti che mettono tavolini nelle piccole strade a percorrenza pedonale, lasciando pochissimo spazio alle persone per passare. Non vi ricorda un po’ il centro di Napoli? Quante volte siete passati per, giusto per dirne una, Via San Biagio dei Librai e imbattendovi in  turisti che consumavano tranquillamente il loro pasto a pochi centimetri da voi? Ma la somiglianza più impressionante con Napoli la si trova sul lungomare. Il nostro sguardo viene fermato, in entrambi i casi, da bellissime isole. Per Napoli, sono Capri, Ischia e Procida. Per Spalato ci sono Brač e Solta. E sono anche loro magnifiche. Andate sul lungomare di Spalato e vi sembrerà di stare a casa. Napoli, Venezia e Spalato hanno anche un’altra cosa in comune: sono tutte patrimoni dell’UNESCO. Ma a Spalato c’è una cosa che difficilmente riuscirete a trovare da qualsiasi altra parte. Il Palazzo di Diocleziano. Cosa vedere a Spalato: il Palazzo di Diocleziano Fu costruito sulla costa per fare da dimora al tetrarca vicino alla pensione, a poca distanza da quella che all’epoca era la provincia romana della Dalmatia, Salona. Il palazzo via via si è progressivamente riempito di abitanti tra il 6° e il 7° secolo: le continue razzie di Avari e Slavi costrinsero gli abitanti di Salona (è ancora possibile vederne le rovine) a fuggire dalle proprie abitazioni, trovando rifugio in quella che già all’epoca era una fortezza, il Palazzo di Diocleziano appunto. Con il passare del tempo, la reggia dell’imperatore si trasformò in cuore pulsante e abitato di Spalato, la quale pian piano divenne la città più importante della Dalmazia. Le trasformazioni che ha subito il Palazzo nel corso dei secoli sono innumerevoli, tanto che a volte risulta difficile distinguere le costruzioni originali da quelle medievali e rinascimentali. Il palazzo è tutt’oggi abitato. Ora che sapete cosa vedere a Spalato, il nostro consiglio è di andare a visitarla. Immediatamente. P.S.: Spalato e dintorni ha ospitato anche vari set per la serie Il Trono di Spade!

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Viaggi e Miraggi

Cosa vedere a Cannes: fra le strade del gioiello francese

Piccola guida su luoghi, attrazioni e meraviglie della città più bella della costa azzurra. Ecco cosa vedere a Cannes! Il nome Cannes porta subito alla mente il Festival del Cinema: con i suoi film, premi, abiti lunghi e star italiane e hollywoodiane. Di conseguenza eleganza, lusso e ostentazione rivestono questa città della Costa azzurra. Cannes nel X secolo era conosciuta con il nome di Canua (canna, molto probabilmente) ed era un borgo ligure, divenuto poi avamposto romano sulla collina Le Suquet. È durante la Bella Époque che Cannes fiorisce, fino a divenire una delle mete turistiche più importanti della Francia. Cosa vedere a Cannes: tra lusso e calore La parte della città più conosciuta e decantata è la Croisette, il lunghissimo litorale pieno di palme dove è facile passeggiare per ore e guardare da un lato il mare azzurro e la sabbia dorata, dall’altro un insieme di edifici sontuosi e localini che si susseguono uno dietro l’altro. Questa è la zona di Cannes che tutti raccomandano di vedere, quando si arriva in città ci sono anche le indicazioni in cui si consiglia ai turisti il percorso della Croisette. Un’altra zona nota è Centre Ville: un viale chilometrico pieno di negozi dai nomi popolari e dai marchi alla moda, di turisti intenti a comprare o solo guardare e di Cannois (abitanti di Cannes) vestiti di tutto punto, con lo sguardo da persone indaffarate ma con il portamento calmo e distaccato. Se ad un certo punto si abbandona quel vialone e ci si immerge in uno qualsiasi dei vicoletti alla propria sinistra, ci si ritroverà in una stradina più stretta e meno soleggiata, dove la gente è più affaccendata; le insegne dei negozi qui recano un nome sconosciuto e i locali all’interno sono più piccoli ma più caratteristici, meno chic ma più accoglienti. Non ci sono le borse pitonate o i gioielli importanti ma vestiti bianchi in merletto e ciondoli particolari; c’è l’uomo al bar che tra una risata e l’altra ti porge un croissant caldo e soffice, e c’è la francesina gentile che ti mette in un piattino la baguette più buona che si possa assaggiare. E ci sono i sapori, i colori, gli odori. C’è l’accento, tipico della dolce lingua francese, ci sono i Bonjour e i Mercì; c’è ospitalità e calore. Alla fine di questa stradina, attraverso un tragitto in salita, tra casette accoglienti e scale in pietra, porticati e archi in muratura, si arriva alla parte alta di Cannes, nota con il nome Le Suquet. Qui si affaccia su uno splendido panorama un castello, la cui costruzione risale al 1035 per fortificare la città. Cannes è conosciuta principalmente per il Festival, le serate di gala e lo sfarzo dei negozi ma c’è anche una zona dove semplicità e bellezza caratteristica fanno da protagoniste, qui pulsa il vero cuore di Cannes. Au revoir!

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Notizie curiose

Come non avere paura di volare, alcuni consigli

Come non avere paura di volare? I nostri consigli.  Prima che gli orologi segnassero l’inizio del primo millennio, prima che le clessidre segnassero l’inizio dell’anno zero, ancor prima che il sole salutasse l’alba e il tramonto, prima del tempo stesso, un desiderio permeava la vita degli uomini. E se è vero che ogni desiderio nasce dal seme versato dall’invidia nel ventre dell’insoddisfazione, anche questo desiderio ha avuto la medesima origine. È l’invidia verso i non uomini, verso gli animali del cielo, ad aver seminato il desiderio di volare. È la terra troppo piccola, il tutto che non è mai abbastanza, l’insoddisfazione di chi non si accontenta, ad aver nutrito in corpo il desiderio di volare. Di pianura in pianura il desiderio scorre, di uomo in uomo il desiderio brucia. Brucia il calore del sole sulla pelle di Icaro, bruciano le ali, fiamme e fuoco e un non uccello cade giù.  Come non avere paura di volare! Una percentuale spropositata di uomini è, ad oggi, affetto da aerofobia ed il numero è sensibilmente destinato ad aumentare. Secondo gli esperti infatti, è il venire a conoscenza di particolari catastrofi, come voli precipitati, aerei dirottati, passeggeri scomparsi e mai più ritrovati, ad alimentare quotidianamente la paura di volare. E se pensiamo che l’episodio di Icaro, viaggiatore fortunato di un aereo tanto singolare quanto unico al mondo, è stato comunque in grado di segnare molte coscienze, appare chiaro come l’immane numero di Icaro del nostro tempo, di voli, viaggi, cadute, possa avere risonanza non di poco maggiore sia per numero che per vastità. Vediamo i principali sintomi dell’aerofobia: innanzitutto tachicardia, sudorazione, vertigine e aumento del ritmo respiratorio. In alcuni casi anche tremore, oppressione toracica, cefalea e dolori addominali. Il comune denominatore è il panico, la sensazione di perdere il controllo di se stessi e dei propri sensi. Ovviamente, anche la paura può avere diversi gradi. C’è chi non rinuncia a volare, seppur durante le trasferte provi tensioni e angosce, chi per queste angosce prova a ridurre quanto più possibile la frequenza di viaggi aerei limitandosi allo stretto necessario, e chi invece, per la paura sta fermo con i piedi ben saldi al pavimento e a volare non ci pensa neppure, piuttosto, se la farebbe a nuoto circumnavigando il globo. Come non avere paura di volare, alcune statistiche che devi sapere 1. Per gli ‘aereo mai – viva il nuoto’, è stato calcolato nel 2006 che le probabilità di morire in volo siano pari ad una su undici milioni mentre quella di morire per l’attacco di uno squalo sono una possibilità su tre milioni. 2. Secondo uno studio del 2013, il rischio di morire in volo è pari ad una possibilità su 45 milioni. 3. Non ogni tipo di turbolenza è pericolosa, quelle leggere sono piuttosto routine. Solo le turbolenze di grado elevato sono dannose, ma sono assolutamente rare. 4. Le probabilità di morire in viaggio sono molto maggiori se il mezzo di trasporto è l’auto. La vicinanza alla terra non costituisce alcun motivo di sicurezza, se non apparente. Come non avere paura di volare? Alcuni […]

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Viaggi e Miraggi

Cosa vedere nelle Cinque Terre: Vernazza e Manarola

Piccola guida su cosa vedere nelle Cinque Terre, in particolare Vernazza e Manarola. La costa ligure è composta dalla Riviera di Ponente e dalla Riviera di Levante, su quest’ultima sorgono cinque piccoli borghi noti con il nome di Cinque Terre. I paesi delle Cinque Terre: Monterosso al mare, Vernazza, Corniglia, Manarola, Riomaggiore, hanno avuto origine nell’ XI secolo grazie alle popolazioni della Val di Vara che vi si insediarono. Dal 1997 sono entrati a far parte dei Patrimoni dell’umanità per l’UNESCO. Cosa vedere nelle Cinque Terre: scopriamo Vernazza e Manarola Vernazza. Casette colorate a picco sul mare, lingua di spiaggia sottile, mare incastonato in una bellissima insenatura fanno di Vernazza il borgo più caratteristico e conosciuto delle Cinque Terre. Appena si mette piede nel paesino ci si trova davanti ad una strada in discesa ricca di piccoli negozi, tipici dei posti di mare, e tra un acquisto e l’altro è possibile ammirare le antiche case ai lati della strada con i piccoli balconcini che godono della vista diretta sul mare. Alla fine della strada si giunge alla piazza principale piena di porticati e ristorantini all’aperto dai profumi invitanti, a due passi dalla spiaggia. Nella piazza sorge, leggermente più elevata, la chiesa di Santa Margherita, piccola e accogliente. Una volta entrati si può uscire sul retro e godersi la vista del mare racchiuso in un’insenatura tra gli scogli. Attraverso un sentiero, lungo un paio di chilometri, fatto di strade in salita e rampe di scale è possible giungere al Santuario di Nostra Signora di Reggio e contemplare dall’alto il panorama: un piccolo groviglio di colori che cala nel mare. Manarola, cosa vedere: Il termina proviene forse dal latino Manium Arula, (piccolo tempio dedicato ai Mani), ma l’etimologia resta ancora in dubbio. Molto simile a Vernazza per la strada che conduce al mare e le casette variopinte che vi si affacciano, la sua caratteristica principale è l’acqua incastonata in delle rocce, non c’è la spiaggia ma una cala circondata da scogli e rupi, dal più alto di questi scorre dinamica e a ritmo scandito una cascata. Una curiosa particolarità di Manarola è che la strada principale in origine era rappresentata da un corso d’acqua e per passare da una parte all’altra del borgo erano stati costruiti dei piccoli ponticelli. Il torrente è esistito fino al 1950 e si è prosciugato completamente una ventina di anni dopo. Vernazza e Manarola sono due borghi delle Cinque Terre molto simili, due posti ideali per poter trascorrere una vacanza rilassante e serena, lontano dalla realtà, avvolti da un’atmosfera tranquilla, tra tanti colori che scendono a picco su un mare bellissimo. Ora che sai cosa vedere nelle Cinque Terre, non ti resta che partire!

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Viaggi e Miraggi

Cosa vedere a Palma di Maiorca: non solo discoteche!

Piccola guida su cosa vedere a Palma di Maiorca Ci sono alcuni posti su cui non si hanno grandi aspettative, vuoi perché non molto quotati, vuoi per la nomea popolare (a volte poco magnanima), vuoi perché a volte la mente umana tende ad immaginare le cose che non conosce in modo molto diverso dalla realtà. E invece, a volte, alcuni di questi posti ti rubano il cuore. Uno di questi è Palma di Maiorca. Palma di Maiorca è la principale città dell’isola di Maiorca e capoluogo della comunità autonoma delle Isole Baleari, abitate, queste ultime fin dall’antichità: i romani le conquistarono nel 123 a.c. e fondarono la colonia di Palma. Divenne poi territorio di vandali, bizantini e arabi (questi ultimi la battezzarono Medina Mayurqa). Assunse il nome attuale nel 1229 in seguito all’invasione delle truppe del re di Aragona e divenne uno dei principali porti commerciali del Mediterraneo. Dopo vari anni di decadenza e depressione economica, ad oggi è una delle città più ricche della Spagna e meta di milioni di turisti ogni anno. Cosa vedere a Palma di Maiorca, tra mare e cielo Chi non conosce Palma di Maiorca e crede sia solo mare cristallino, palme ai lati delle strade e rumore caotico si sbaglia di grosso. O meglio, di spiagge caraibiche e mare spettacolare ne è piena (basti citare la sola spiaggia di Es Trenc), di filari di palme sul lungomare e sui viali principali ne è colma ma è anche molto altro: è storica, artistica, romantica e suggestiva. La cattedrale di Maiorca è il monumento più importante della città e indubbiamente il più bello; comunemente chiamata La Seu, fu consacrata, per volere di Giacomo I d’Aragona, nel 1346, anche se i lavori furono ultimati definitivamente nel 1601. La maestosità dell’edificio, tutto in stile gotico, continua anche all’interno per le navate, i dipinti e il rosone. La Seu domina tutto il centro storico della città, il mare di fronte e il fiume artificiale che la guarda dal basso, circondato da un parco. Questa è la zona più bella di Palma di Maiorca: solare e allegra di giorno, romantica e suggestiva all’imbrunire. Poco prima di arrivare alla cattedrale c’è una piccola piazza circondata da ristorantini, dove è d’obbligo fermarsi e assaporare una buonissima paella. Una delle cose che colpisce della città è l’atmosfera: si respira aria di vacanza, si sente il profumo dell’estate, si nota la curiosità dei turisti ma si è circondati da una piacevole e serena sensazione. Palma di Maiorca alterna viali grandi e pieni di negozi a vicoletti stretti e caratteristici, è piena di gente, di locali e di chiese, di carrozze trainate da cavalli e di biciclette che svolazzano. Sembra di stare al confine tra antico e moderno, tra passato e presente, tra un orologio che scorre veloce e un cuore che non vuole andare via. Ora che sai cosa vedere a Palma di Maiorca, non ti resta che partire!

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Voli Pindarici

Ode al treno (o apologia del pensiero inutile)

Prendere il treno è la cosa più naturale che esista, anche se di natura c’è ben poco. Ne partono a migliaia, di treni, persone che sembrano formichine impazzite salgono e scendono ad ogni fermata. Avete mai preso un treno da Napoli a Bologna? Sicuramente sì, e più di una volta. Per me, invece, il treno è una cosa stra-ordinaria. Oggi percorro la tratta Napoli – Bologna, e sono sei ore di perenne stasi tra un libro di poesie di García Lorca, un fumetto di Hugo Pratt e quei babà che mi porto dietro da Napoli, quasi a farmi compagnia e a ricordarmi che è sempre bene viaggiare con qualcosa di familiare. La noia del viaggio mi porta ad entrare in un turbinio di pensieri, per lo più inutili: avete mai pensato che chi vive in un’isola non può attraversare le regioni sui binari? È una cosa estremamente banale, ma quando il mare ti separa dai luoghi, ci fai caso. Campania, Lazio, Umbria, Toscana, finisce una e inizia l’altra, le stazioni si susseguono a intervalli scanditi solo dalle voci dei passeggeri. Dinamiche relazionali del treno E c’è la signorina cinese che dorme, apre gli occhi e si riaddormenta per poi svegliarsi solo per tirare fuori un grosso tablet e vedere le serie tv americane (con sottotitoli cinesi), un baffo alla Rivoluzione Culturale, povero Mao! Poi c’è la signora napoletana che parla al telefono (rigorosamente di cucina) come se chiamasse la vicina del palazzo di fronte, e l’immancabile tizio davanti a te che ogni due per tre tira calci sugli stinchi accompagnando il disturbo con un “mi scusi”. Ecco, per me è naturale spostarmi in nave o in aereo, ma non col treno. Il treno è un collegamento, anzi, il contenitore dei collegamenti. Raccoglie persone in luoghi diversi e poi le incastra casualmente su sedili numerati, i paesaggi fuori dal finestrino sembrano sovrapporsi. È come stare dentro un piccolo mondo che si muove dentro a quell’altro mondo fuori, che forse sta fermo. E anche io mi fermo, mi sento un po’ più vicina alla terra ferma, un po’ meno distante dal “centro”. Il cielo è uno zucchero filato di piombo mentre scambio uno sguardo veloce col mio vicino di posto. Penso ai collegamenti, ai confini che si oltrepassano. Sempre, è inevitabile. Si fa sera, e io mi annoio, leggo un’altra poesia.

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Culturalmente

Cosa vedere a Salerno: la città di sempre e di mai

Cosa vedere a Salerno? Qualche consiglio per una giornata nella città campana più sottovalutata. « Salerno, rima d’inverno, o dolcissimo inverno. Salerno, rima d’eterno. ». Queste le parole con cui Alfonso Gatto ha dipinto questa città, che sorge sull’omonima golfo del mar Tirreno, tra la costiera Amalfitana (a ovest) e la piana del Sele ed il Cilento (a sud), nel punto in cui la valle dell’lrno si apre verso il mare. È il nostro dolcissimo inverno, questo. È quasi Natale, i bambini fremono, i cappotti riscaldano, le luci si accendono. In questa città particolarmente. Non sono semplici luci, sono ritratti, storie da raccontare. E a Natale si sa, le storie incantano. Elfi, renne, slitte…certo. Ma ci sono racconti che hanno un fascino diverso, un gusto antico, una curiosità nascosta. Sono le parole sprigionate dalle strade che camminiamo, dai palazzi che abitiamo, dalle chiese in cui preghiamo, dalle piazze in cui ci innamoriamo. È la storia delle nostre città. Ed io, in queste righe, vorrei parlarvi di una delle città più affascinanti del Sud.  Cosa Vedere a Salerno? Un po’ di storia e di consigli Si narra di un gruppo di Maestri che, dopo aver viaggiato a lungo in cerca di una terra da amare e da abitare, riconobbero in Salerno magnificenza e splendore tanto da stabilirvi la loro dimora. Essi interpretarono la scienza d‘ Ippocrate e volgarizzarono alla città e ai suoi abitanti, le loro conoscenze in campo medico, facendo importare dalla Francia e dall‘ Arabia cento tipi di spezie e dando, così, il via alla nascita di una città che sarà famosa in tutto il mondo per l’arte medica; tanto che Alfano di Salerno, scrisse: “Allora (Salerno) era così fiorente nell’arte medica che nessuna malattia poteva in essa trovar posto”. Alcuni studiosi hanno affermato che l’origine della città si debba assegnare agli Elleni che vennero a fondare molte colonie, durante la seconda guerra messenica, sui lidi del mezzogiorno d’italia, formando così la Magna Grecia che si estendeva da Taranto a Cuma. La città andò incontro ad un periodo di decadenza alla fine del Xll secolo con l’avvento degli Svevi. Ma tornò ben presto ad una rinascita che la portò, poco dopo l’Unità d’italia, ad un progressivo sviluppo urbano che vide la costruzione di grandi edifici pubblici e privati. Oggi, la città, si propone sempre più come una comunità accogliente per i turisti di tutto il mondo, con l’incanto di un centro storico dove possono scorgersi tanto le tracce della sua antica storia, tanto il fervore delle botteghe artigiane e centri di aggregazione culturale e musicale vissuti da migliaia di persone. Il Centro Storico offre ai giovani squarci della vecchia città longobarda, con locali che lo rendono vivo fino a tarda notte. Ma è una città che non scontenta nessuno. Cosa vedere a Salerno? Gli amanti dell’arte possono incantare gli occhi, visitando il Duomo, cattedrale romantica edificata nel 1084; con i suoi mosaici e affreschi è un trionfo di colori che abbraccia 20 secoli d’arte. Architetture religiose e civili, profumi antichi e moderni, sapori vecchi e nuovi si alternano e si fondono per contenere dentro se, le mille sfaccettature del mondo. E ancora Alfonso Gatto diceva “… è la Salerno di sempre e di mai, riconoscibile nei toponimi delle sue strade, prima fra tutte la Via dei Mercanti, ma soprattutto nella prospettiva aerea di una mediterraneità affacciata ai balconi dell’attesa e della sorpresa. La gente vive nelle strade il miracolo dell’esistere e si stringe […]

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